Autore: Franz Russo

  • Il caso Huawei: la Guerra dei Dazi e la frammentazione di Internet

    Il caso Huawei: la Guerra dei Dazi e la frammentazione di Internet

    La decisione di Google di revocare la licenza Android al colosso cinese Huawei è ormai al centro dell’attenzione, da diversi punti di vista. E’ la prima diretta conseguenza della guerra dei dazi tra Usa e Cina all’interno del settore tech, quello che comprende anche la Apple, e non solo. Huawei saprà sopravvivere, e poi?

    La notizia che Google ha deciso di revocare la licenza all’uso di Android sui dispositivi Huawei, il colosso cinese di Shenzhen, sta facendo discutere ovunque e sotto diversi punti di vista. Da quando Trump ha deciso di intraprendere una nuova campagna economica Usa basata sull’introduzione dei dazi, le conseguenze erano sembrate ancora troppo intangibili, sembrava che tutto potesse essere relegato ad una questione di cifre. Invece, Trump ha cominciato a fare leva pesantemente sui dazi, iniziando con la Cina un duro contrasto che ha portato, nei giorni scorsi, al fallimento delle trattative che erano iniziate dopo l’ultima ondata di dazi americani al 25% sui prodotti cinesi. Un’azione che il governo di Pechino non ha gradito, evidentemente, rispondendo con l’introduzione di dazi sui prodotti americani del 10-25%, per un ammontare di 60 miliardi di dollari. Risposta che ha fatto infuriare Trump e la sua amministrazione e, per costringere le autorità cinesi a riprendere le trattative, ecco che nei giorni scorsi ha cominciato a prendere di mira il gioiello tecnologico della Cina, ossia Huawei.

    Questa breve introduzione, certo non facile vista la complessità degli eventi, per cercare di comprendere cosa sta accadendo e perchè questa notizia, per certi versi, riguarda tutti noi.

    huawei dazi internet trump franzrusso.it

    Solo fino a qualche anno fa si parlava di globalizzazione, di new economy, ossia di scenari socio-economici che “avrebbero” dovuto (purtroppo è al condizionale passato) favorire una crescita economica più estesa, permettendo a quei paesi da sempre categorizzati come “in via di sviluppo” a trainarle come “economie emergenti“. Si trattava di scenari socio-economici che, grazie alla sempre crescente velocità delle comunicazione, situazione che ha permesso connessioni che prima non era possibile ottenere in poco tempo, avrebbero dovuto portare ad una crescita economica “globale”.

    In verità, quella crescita economica c’è stata, eccome. Paesi che oggi conosciamo come “economie emergenti” hanno dimostrato di saper trarre vantaggio da questo flusso di investimenti anche, e soprattutto, in termini di innovazione tecnologica. Attenzione però, quando si parla di economie emergenti ci si riferisce ai cosiddetti BRIC, Brasile, Russia, India e Cina. Per poi estendersi a Messico, Indonesia. Insomma, la Cina nel corso di questi ultimi 25 anni è passata da “economia emergente” a “colosso mondiale” capace, in termini di PIL (prodotto interno lordo) di raggiungere e superare quella che per decenni è stata la potenza economica mondiale, gli Usa. Attenzione ancora una volta, solo per fissare un altro punto importante. La Cina è diventata un colosso mondiale pur non avendo al suo interno un sistema politico basato sulla democrazia, lo ricordava qualche giorno da il professor De Masi a Cagliari, in occasione de Linkontro 2019, questo è un altro punto su cui riflettere. Per anni abbiamo associato la crescita economica e il benessere globale alla democrazia, oggi scopriamo che non è così.

    La cronaca dell’oggi è ormai molto chiara, l’amministrazione Trump spinge su Huawei, sapendo che è considerata un gioiello dell’economia cinese, per costringere la Cina a trattare. E’ la prima diretta conseguenza di questa guerra di dazi che tocca anche il mondo tecnologico, ossia quel mondo che ha reso la Cina, agli occhi del mondo, un colosso rispettabile, anche dal mondo occidentale.

    Trump sa bene quali sono i rischi di questa guerra e ha deciso di sopportarli tutti perchè si ispira, per certi versi, alle teorie protezionistiche nel Neo Protezionismo, quelle idee che Paul Krugman, Nobel per l’Economia, predica ormai da anni. E cioè, in estrema sintesi, che l’introduzione di dazi è vero che spaventa e allontana le aziende estere, ma al tempo stesso alimenta una nuova produzione nazionale che porta quindi nuova crescita economica e nuova occupazione. E che cosa sta succedendo negli Usa con le politiche economiche di Trump? Nuova crescita e nuova occupazione: solo nel primo trimestre di quest’anno il PIL americano è cresciuto del 3,2%.

    E’ questa la strada da perseguire? Andremo verso un futuro sempre più protezionistico? E cosa ne sarà di tutte quelle realtà economiche che sono cresciute invece in un contesto di crescita globale?

    Sono tutte domande che in questo momento, come mai prima, interessano noi tutti ed è anche logico che questa riflessione possa avvenire anche su questo blog perchè si parla di Huawei, ma si parla anche di possibili scenari futuri che potrebbero anche riguardare la stessa Internet.

    E’ vero quello che si dice in queste ore, per ora gli utenti Huawei e Honor non subiranno alcun effetto di questa decisione, lo ha affermato Google in un comunicato. Il problema sorgerà con i nuovi modelli 5G in arrivo, come il prossimo Mate 30 Pro in autunno. Ma Huawei potrà tranquillamente sviluppare un suo sistema operativo proprietario, è già successo per altre aziende in altri casi (pensate all’automotive e alle smart Tv), in questo modo potrebbe mantenere al minimo gli effetti sulle vendite.

    Intanto registriamo questo dato diffuso da idealo.it, il comparatore di prezzi, che ci fa sapere che un primo effetto di questa decisione sarebbe il calo del 255 delle intenzioni di acquisto, online, in Italia in relazione ai prodotti del colosso cinese.

    Il vero problema per Huawei non è tanto il lato consumer, quanto il lato business con le infrastrutture 5G, il fiore all’occhiello del colosso cinese, osteggiate proprio dall’amministrazione Trump per possibile spionaggio. Un terreno scivoloso che ha finito per tirare dentro anche l’Europa, finora rimasta al centro di questa guerra con una scarsa capacità di azione, e reazione.

    Altro tema che si affaccia all’orizzonte, in maniera sempre più pressante, è la possibilità che, se questo scenario economico e sociale dovesse continuare su trame sempre più protezionistiche, allora questo potrebbe dare vita anche diverse Internet.

    Si era detto che Internet avrebbe portato democrazia ovunque venisse adottato. A distanza di poco più di un quarto di secolo, la situazione è che il 70% della rete e controllato dai governi, attraverso diverse forme di censura.

    Allora, lo scenario che abbiamo di fronte è che l’idea di avere un giorno una Internet cinese, una Internet europea, una Internet americana non è poi così bizzarra. Solo che sarebbe la fine di quello che abbiamo sempre pensato.

  • HPE Discover More, l’evento sulla Data Driven society in live streaming

    HPE Discover More, l’evento sulla Data Driven society in live streaming

    HPE Discover More è uno degli eventi su Innovazione e Tecnologia per le aziende tra i più importanti da seguire. Tema di questa edizione è la Data Driven society, si parlerà di Cloud, IoT, Intelligenza Artificiale, 5G. Sarà presente anche Antonio Neri, presidente e CEO di Hewlett Packard Enterprise. Seguite con noi in live streaming la giornata del 14 maggio.

    Prende il via domani, 14 maggio 2019, HPE Discover More l’evento atteso sulla Data Driven society, una grande occasione per capire come usare i dati, come analizzarli e come sfruttarli al meglio. Sarà una giornata densa di spunti, casi concreti per portare alle aziende italiane soluzioni innovative e tecnologiche. I temi al centro della giornata saranno Cloud, IoT, Intelligenza Artificiale, 5G. Ad aprire la giornata ci sarà Antonio Neri, presidente e CEO di Hewlett Packard Enterprise, alla guida dell’azienda dal 2018, dopo lo split avvenuto a fine 2017.

    La giornata sarà occasione per ascoltare esperti provenienti da aziende da sempre all’avanguardia e da università che racconteranno le innovazioni e le tecnologie che oggi permettono di progettare il business del futuro.

    L’evento avrà anche una forte valenza social, potrete infatti seguire il racconto live attraverso #HPEDiscoverMore su Twitter, e potrete anche seguire la giornata in live streaming anche qui sul nostro blog, dallo studio tv allestito all’interno del MiCo, location dell’evento.

    hpe discover more cover

    I casi che verranno raccontati sono quelli di aziende del calibro di MSC Cruises, Caterpillar, Snam, Pirelli, Datalogic, Mercedes-AMG Petronas Formula One Team, e ascolteremo anche le storie di alcuni eccellenti imprenditori italiani.

    Conosceremo meglio nCore, la startup che sta rivoluzionando i sistemi di recruitment grazie ad un’idea senza precedenti che basa tutto sull’Intelligenza Artificiale, passando per Si-Net che sta accompagnano i commercialisti nell’era della fatturazione elettronica fino alle voce dei massimi esperti internazionali di Blockchain, Intelligenza artificiale, GDPR e diritto informatico.

    Insomma, ci sono tutti gli ingredienti perché HPE Discover More si presenti davvero come un evento da non perdere.

    Questo il programma della giornata:

    HPE Discover More Digital Event, l’Agenda

    09,45 – 10,00: Collegamento Live dalla sala plenaria, le emozioni, il conto alla rovescia per l’arrivo di Antonio Neri

    Ore 10,00 – 12,00:

    Stefano Venturi, Presidente e Amministratore Delegato Hewlett Packard Enterprise Italia e Vice President Hewlett Packard Enterprise Inc.
    Antonio Neri, President & Chief Executive Officer, HPE

    Marco Malavolta, Global IT Infrastructure Senior Manager di Datalogic
    Pier Paolo Tamma, Senior VP & Chief Digital Officer, Pirelli
    Stefano Viotti, Head of infrastructure & Network Services, SNAM Digital Transformation & Technology

    ORE 12,00 – Collegamento con lo studio Multimediale LIVE TV

    Il collegamento con il social team di Franz Russo, le conversazioni, temi chiave di cui si sta discutendo grazie all’analisi del command center di Talk Walker.

    Ore 12,15 – 12,30

    Intervista con Cristina Pozzi, l’unica Young Global Leader 2019 per l’Italia, fondatrice di Impactscool

    Come si insegna il futuro, digitale, responsabile a studenti, università e imprese?

    Come di affronta la rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale con consapevolezza e metodo etico?

    Ore 12,30 – 12,45

    Il caso Cohesity

    Società stata nominata nella lista “Next Billion-Dollar Startups 2017,” di Forbes, e oggi alle prese con la rivoluzione dello storage

    Ore 12,45 – 13,00

    Il caso Mercedes-AMG Petronas Formula One Team

    Intervista esclusiva con Matt Harris, Head of IT, Mercedes-AMG Petronas Formula One Team

    Ore 13,00 – 13,15

    Intervista esclusiva con Luca Nanni, CEO at HP Financial Services Rental presso Hewlett Packard Enterprise

    Ore 13,15 – 13,30

    Social Corner

    Franz Russo e il team social commentano le conversazioni social grazie alle analisi live di Talkwalker

    Ore 13, 30 – 13,45

    Il caso nCore

    La storia della start up dei record che sta rivoluzionando HR e recruitment con l’AI

    Intervista con il fondatore Enrico Ariotti

    Ore 13,45 – 14,00

    Il caso red Hat

    Così l’Open Source sta rivoluzionando Cloud e Imprese

    Ore 14,00 – 14,15

    Il caso Samsung

    Come e perché dobbiamo affrontare la rivoluzione del 5G

    Ore 14,15 – 14,30

    Cos’è davvero e come si fa business con la Blockchain?

    Una guida pratica esclusiva a cura di Massimo Giordani, Presidente AISM Italia e Vice Presidente Blockchain Council

    Ore 14,30 – 14,45

    Social Corner

    Franz Russo e il team social commentano le conversazioni social grazie alle analisi live di Talkwalker

    Ore 14,45 – 15,00

    Il Caso Si-Net e la rivoluzione, digitale, dei commercialisti

    Intervista con Fausto Turco, Ceo di Si-Net

    Ore 15,00 – 15,15

    Un anno di GDPR… ma noi e nostri dati siamo più o meno sicuri adesso?

    Intervista con Chiara Magalini, Avvocato DusiLaw, esperta di Diritto Informatico

    Ore 15,15 – 15,30

    Il caso Intel

    Viaggio al centro della rivoluzione Intelligente Edge e del nuovo Data Center

    Ore 15,30 – 15,45

    Generare lead e business misurabile con i social networks

    La guida pratica a cura di Franz Russo, Social Media Strategist, Content Manager e Blogger

    Ore 15,45 – 16,00

    HPE Discover More, l’evento, le idee, le storie più belle

    Commento e chiusura del Digital Event a cura di Enrico Gaetani, Marketing Manager at Hewlett Packard Enterprise Italia

     

  • Unipol, il nuovo piano industriale punta su Innovazione e sostenibilità

    Unipol, il nuovo piano industriale punta su Innovazione e sostenibilità

    E’ stato presentato a Milano il nuovo piano industriale del Gruppo Unipol per il prossimo triennio. Un piano ambizioso che poggia su una forte Innovazione dei servizi e delle competenze e anche sulla sostenibilità. Carlo Cimbri, CEO del gruppo, ha sottolineato come il gruppo oggi sia leader tecnologico europeo nel settore assicurativo.

    E’ stato presentato ieri a Milano il nuovo piano industriale del Gruppo Unipol, leader storico nel settore assicurativo, che punta ad obiettivi ambiziosi, ma raggiungibili, come ha più volte sottolineato Carlo Cimbri, CEO del gruppo bolognese. Il piano, denominato Mission Evolve, vuole segnare un ulteriore passo avanti del gruppo, nei prossimi tre anni (2019-2021) puntando molto sull’innovazione e sulla tecnologia, la base di un processo ormai maturo che ha portato il gruppo ad essere leader europeo dal punto di vista tecnologico nel settore assicurativo.

    Dal punto di vista degli obiettivi, “sempre più industriali” come ha voluto sottolineare Cimbri, il nuovo piano prevede un utile netto cumulato di 2 miliardi di euro, “un obiettivo alla portata” ha detto Cimbri, “perché il gruppo ha una grande forza retail come pochi“. Il piano prevede l’uscita di 600 persone con il fondo di solidarietà e l’assunzione di 300 dipendenti, così da ridurre l’età media di 2 anni e portare nel gruppo nuove competenze, e oltre 200 milioni di investimenti in tecnologia.

    Ed è proprio la tecnologia e l’innovazione la base del nuovo piano “Mission Evolve 2019-2021” che renderà il gruppo sempre più “multicanale”, proprio per il fatto che l’innovazione e la tecnologia di questi ultimi anni hanno reso il cliente sempre più esigente e consapevole. E le tecnologie su cui punterà Unipol sono Internet delle Cose, Intelligenza Artificiale, robotica, Blockchain, un piano di innovazione che punta quindi a rendere i servizi sempre più flessibili e pronti all’uso.

    Unipol, come già detto, è leader tecnologico europeo nel settore assicurativo, un primato reso possibile dalla distribuzione di 4 milioni di “black box”, un elemento non da poco che permette a Unipol di accedere ad una grossa mole di dati. I Big Data sono per il gruppo uno dei principali asset per il nuovo piano industriale, come ha spiegato il Direttore Generale del gruppo, Matteo Laterza. Una massa di dati, 350 terabyte (TB), cioè 350 mila GB, che permetteranno al gruppo di elaborare nuove strategie e nuove soluzioni sempre più dirette e vicine ai propri clienti, grazie anche alla startup del gruppo, Alfa Evolution, che sulla base della elaborazione dei dati, sta lavorando ad una black box ancora più evoluta.

    E non manca nel nuovo piano industriale il tema della sostenibilità, tema caro al gruppo, consapevole che “always one step ahead” significa anche soddisfare obiettivi che rendono il gruppo sempre più sensibile e consapevole da questo punto di vista. E infatti, il nuovo piano industriale prevede di centrare entro il 2021 tre obiettivi previsti dall’Agenda 2030, il programma racchiuso all’interno dell’”Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile” istituita dalle Nazioni Unite nel 2015. L’obiettivo dell’Agenda è quello di raggiungere, entro il 2030, un modello di sviluppo sostenibile che soddisfi i 17 obiettivi, quelli che si definiscono SDGs (Sustainable Development Goals). E’ un tema che spesso viene racchiuso e circoscritto al tema dell’ambiente, ma lo sviluppo sostenibile riguarda non solo questo ma anche aspetti economici e sociali. E Unipol ha già dimostrato di essere una delle poche realtà italiane che investe da questo punto di vista.

    Entro il 2021 il Gruppo Unipol prevede di soddisfare 3 dei 17 con un investimento di 600 milioni di euro:

    • L’obiettivo 3, Salute e Benessere, attraverso una serie di soluzioni accessibili che si integreranno anche con il sistema pubblico del welfare, estendendo la protezione a un pubblico più ampio e intervenendo nella prevenzione. Obiettivo e ampliare i canali di distribuzione per raggiungere nuovi segmenti sotto assicurati.
    • L’obiettivo 8, Lavoro Dignitoso e Crescita Economica, sostenendo e rafforzando il business e la resilienza delle agenzie. Attraverso anche lo viluppo di modelli predittivi sul rischio climatico per le imprese, al fine di aumentare la resilienza dei vari settori.
    • L’obiettivo 11, Città e Comunità Sostenibili, attraverso prodotti e servizi di mobilità integrata per privati e imprese, per una maggiore sicurezza e sostenibilità delle città e delle comunità, anche attraverso la valorizzazione dei dati generati da collaborazioni tra pubblico e privato.

    Tutti obiettivi che il Gruppo Unipol intende soddisfare puntando su Mobilità, Welfare e Famiglie, tre leve importanti che Cimbri ha tenuto più vote a sottolineare.

    [Nella foto di copertina, Carlo Cimbri, CEO Gruppo Unipol – In Collaborazione con Unipol]

  • Content Marketing per eventi, il primo corso a Milano

    Content Marketing per eventi, il primo corso a Milano

    Il 5 giugno a Milano si terrà il primo corso sul Content Marketing dedicato agli organizzatori di eventi. Un’occasione per apprendere suggerimenti e tecniche su come utilizzare il contenuto per agganciare le enormi opportunità della comunicazione online.

    Il Content Marketing è una branca del Marketing che negli ultimi anni, specialmente nell’era della comunicazione digitale, sta ricoprendo un ruolo sempre più crescente. Tanto per dare qualche dato, alcuni analisti rilevano che la spesa per il Content Marketing passerà, a livello globale, dai 4,2 miliardi di dollari del 2018 ai 9,6 miliardi di dollari entro il 2013. Un volume di affari che aumenta più del doppio nel giro di 5 anni.

    Una parte consistente del Content Marketing è rappresentata proprio dal ruolo che giocano i social media, questi strumenti sono oggi una parte integrante di questa branca del Marketing.

    Questa premessa per introdurvi ad un corso, il primo nel suo genere, sul Content Marketing dedicato agli organizzatori di eventi. Una giornata a Milano, il 5 giugno 2019, insieme a due docenti d’eccezione come Alessandra Boiardi e Cristina Maccarrone che illustreranno modalità, tecniche, suggerimenti su come utilizzare il contenuto per sfruttare al meglio le grandi opportunità che offre la comunicazione digitale oggi.

    content marketing eventi

    Ci si concentrerà quindi sulla SEO, che non è morta, anzi. Se ricordate, qualche mese fa avevamo riportato i dati di una interessante ricerca di Clutch che rilevava come il search, all’interno di un contesto B2B, sia ancora rilevante. Infatti le audience B2B entrano in contatto con in contenuto prevalentemente dal search 87% e poi dai social media 85%.

    Due aree di argomenti che saranno oggetto del corso, senza tralasciare l’altro grande tema legato alla Reputazione. Tutte tematiche che riguardano direttamente anche chi è alle prese nell’organizzazione di eventi e vuole imparare ad usare meglio gli strumenti digitali per comunicarli meglio e per coinvolgere gli utenti interessati.

    L’evento formativo si rivolge ad agenzie di organizzazioni di eventi e meeting planner d’azienda. E questo è il programma della giornata:

    Content marketing: cos’è e a cosa serve nel mondo degli eventi

    • Inbound marketing: blog, social media, SEO, brand journalism
    • Tutto inizia dalla strategia
    • L’importanza della pianificazione (chi meglio di voi lo sa?) → piano e calendario editoriale
    • Tone of voice → come si comunica è fondamentale
    • Come fare in modo che il tuo sito per l’evento sia indicizzato e sia sempre ai primi posti quando si è alla ricerca di informazioni
    • Le cose da sapere sulla SEO e come utilizzarla per gli eventi

    Social media marketing

    • Che tipo di contenuti
    • Quali social e principali differenze
    • I tool
    • Principali tool di content marketing e social media marketing
    • Tool di analisi

    Personal branding

    • Cos’è e come farlo al meglio

    Esercitazione finale

    • Le ultime 2 ore saranno dedicate a un’esercitazione pratica personalizzata

    Come detto all’inizio, le docenti della giornata sono:

    Alessandra BoiardiAlessandra Boiardi, giornalista, content manager di MeetingeCongressi.com, formatrice per corsi di content management (Ordine dei giornalisti della Lombardia e associazioni).

     

     

     

    cristina maccarroneCristina Maccarrone, giornalista, blogger e formatrice per corsi di content marketing (Randstad, Civica, Ordine dei giornalisti della Lombardia) oltre che social media editor.

     

     

     

    Il corso si terrà presso lo Studio 4 in Via Eustachi 31 a Milano (nei pressi di Porta Venezia). Il termine per le iscrizioni è il 30 maggio e il costo della partecipazione dell’intera giornata è di 159 euro, iva compresa.

    Per iscrizioni e informazioni, potete scrivere a contentpereventi@gmail.com.

  • Su Twitter è possibile aggiungere GIF anche ai retweet con commento

    Su Twitter è possibile aggiungere GIF anche ai retweet con commento

    Twitter a partire da oggi consente l’aggiunta di GIF anche ai retweet, quelli con commento ad un tweet. L’azienda di Jack Dorsey dice che si tratta di una funzionalità richiesta da molti utenti e che comincia a propagarsi su iOS, Android e mobile browser. Non è previsto per ora da desktop.

    Come abbiamo più volte ricordato, Twitter sta iniziando una fase di rinnovamento, profonda. E in attesa di conoscere e di vedere l’esito del test pubblico che alcuni utenti stanno portando avanti in questi giorni (almeno fino a fine anno), Twitter rilascia una funzionalità che farà felici i tantissimi utenti che l’hanno richiesta in questi mesi. No, non è ancora il #modificatweet, tranquilli, quella arriva come confermato proprio da Jack Dorsey.

    No, stiamo parlando della possibilità di arricchire il retweet con commento aggiungendo quindi anche GIF. Alle volte non basta il semplice retweet e nemmeno aggiungere, in risposta, qualche semplice frase con una emoji, il solo contenuto visual che fino ad ora era consentito aggiungere. Ecco che questa funzionalità può essere davvero esaustiva.

     

    twitter retweet commento gif

    Da subito, ovviamente attendete che la funzionalità sia attiva anche per voi in tempi brevi, sarà possibile commentare con retweet aggiungendo GIF, come già detto, ma anche video e fino a 4 foto. In pratica viene estesa la possibilità di rispondere con retweet avendo a disposizione i contenuti multimediali che si potrebbero aggiungere in un semplice tweet.

    L’annuncio è stato dato dall’account Twitter Engineering

    Al momento questa funzionalità è attiva per app iOS, Android e da mobile browser. Non è prevista al momento da desktop.

    twitter retweet commento

    Twitter fa sapere che non è stato facile implementare la funzionalità e che da subito si è dovuto intervenire per migliorarla. In pratica, una volta che gli utenti hanno cominciato ad usarla, la visualizzazione del retweet con commento arricchito da immagine o GIF andava a sovrapporsi al tweet a cui si rispondeva. Di conseguenza, non era semplice per l’utenti riuscire a comprendere quale fosse il tweet originale e quale quello di retweet con commento. Adesso, il tweet originale viene più contestualizzato in un box più piccolo, per dare risalto al retweet con commento in aggiunta di video, immagini o GIF.

    Tra gli account che hanno iniziato subito ad usare la nuova funzionalità vi segnaliamo @NASA e @GameofThrones

  • Pinterest è il brand social con cui gli utenti sono più intimi

    Pinterest è il brand social con cui gli utenti sono più intimi

    Secondo il nuovo Brand Intimacy Study 2019, realizzato ogni anno da MBLM che misura il livello di legame emozionale degli utenti con i brand preferiti, Pinterest, nella nuova categoria dedicata alle App e ai Social Media, si piazza al primo posto, davanti Spotify. Facebook è solo sesto, Instagram quarto.

    Se c’è un dato molto rilevante che i social media hanno senza dubbio contribuito a realizzare è quello relativo alla relazione, sempre più stretta che gli utenti, proprio attraverso i nuovi canali di comunicazione, hanno potuto stringere con i brand di riferimento. Non che prima dei social media non fosse possibile, ma certamente non era così stretta e così “intima” come lo è oggi. E “intimo” non è un aggettivo usato a caso in questo contesto, anzi, è quello più adatto a presentare il report di cui parliamo oggi, già noto a tanti, come il Brand Intimacy Study 2019, realizzato da MBLM che riguarda, solo per ora, gli Usa, gli Emirati Arabi e il Messico. Sul sito sono presenti tutti i report riferiti all’area geografica di riferimento.

    Quello su cui ci soffermeremo è la nuova sezione del report, quella dedicata alle App e ai Social Media, la novità di quest’anno, riferita agli Usa, perché è forse quello più vicino anche alle nostre abitudini, forse. Certo, sarebbe interessante avere anche un report sull’intimità coi brand riferito al nostro paese o, quanto meno, riferito all’Europa. In assenza, per ora guardiamo al report Usa.

    E il dato che emerge è che Pinterest si piazza al primo posto come brand social media (28° nel ranking generale) con cui gli utenti hanno una relazione più intima, più emozionale. MBLM nel realizzare questo report considera le emozioni che suscita il brand sugli utenti, ottenendo queste informazioni da una survey specifica. Ebbene, il sentimento più forte che suscita Pinterest tra gli utenti è “miglioramento”, un senso di arricchimento, e anche da un alto livello di appagamento.

    brand social media intimi pinterest

    Come già ricordato qui sul nostro blog, Pinterest sta vivendo ormai la fase più importante della sua vita, iniziata nel 2010. E’ la piattaforma di “content curation” più usata, soprattutto tra il pubblico femminile, dato rilevato anche da questo report, rimasta immune dal fenomeno delle fake news e dagli scandali sulla privacy che invece hanno travolto altre piattaforme social media, prima tra tutte Facebook. E questo giustifica anche la sua crescita nel nostro paese, come abbiamo recentemente visto dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom. E’ un brand che trasmette agli utenti un grande senso di legame forte ed emozionale. Il 24% dichiara di non poterne fare a meno. E che da poco è approdato a Wall Street con un valore di 16 miliardi di dollari.

    brand social media intimi pinterest

    Dietro Pinterest troviamo Spotify, brand che suscita per la sua caratteristica molte emozioni proprio grazie alla musica. Tra le emozioni che suscita il brand troviamo “abituale”, sensazione di miglioramento, soddisfacimento, appagamento. Il 29% dichiara di non poterne fare a meno. Al terzo troviamo Pandora, servizio di radio streaming che ancora non è attivo nel nostro paese.

    Al quarto posto troviamo la prima piattaforma social media, stavolta di “content creation”, come è Instagram (98° nel ranking generale) contraddistinto dal grande valore della condivisione suscita tra gli utenti sentimenti di appagamento, soddisfacimento e arricchimento. Il 26% dichiara di non poterne fare a meno.

    Facebook si piazza in sesta posizione (112° nel ranking generale), davanti a Snapchat, settimo. La piattaforma social più usata al mondo mostra un quadro di sentimenti suscitati tra gli utenti in forte calo, segno che sta cambiando qualcosa da questo punto di vista, inevitabile. Il sentimento più alto poi “abituale”, non proprio il massimo, e solo il 19% dichiara di non poterne fare a meno.

    La classifica dedicata alle App e ai Social Media, restando proprio su quest’ultima sezione, ci mostra che le ultime due posizioni sono occupate da Twitter, 11° (139° nel ranking generale) che suscita tra gli utenti un senso di miglioramento; solo il 16% dichiara di non poterne fare a meno. E LinkedIn, in 12° posizione (166° nel ranking generale) che suscita, in maniera elevata, una sentimento di miglioramento, vista evidentemente la sua caratteristica principale come social “business” network.

    Questi i dati che abbiamo voluto vedere insieme a voi rispetto a quelli che sono i nostri interessi, ma vi invitiamo comunque a consultare e a scaricare il report dal sito ufficiale.

    E vi lasciamo dicendo che, e non poteva essere diversamente, il brand che si piazza al primo posto in assoluto è Disney.

    E voi che ne pensate. Dovendo citare un brand social con cui avete una relazione più forte, quale indichereste? Scrivetecelo tra i commenti oppure condividetelo con noi seguendo i nostri canali sui social media.

  • UniCredit lascia Facebook, ma resta su Twitter e su LinkedIn

    UniCredit lascia Facebook, ma resta su Twitter e su LinkedIn

    UniCredit abbandona Facebook. Con un post sulla propria pagina, il gruppo bancario milanese annuncia che dal 1° giugno di quest’anno “non sarà più su Facebook, Messenger e Instagram” per “valorizzare i canali digitali proprietari”. Abbiamo chiesto alla banca quale sia stata la motivazione alla base, confermandoci che resteranno aperti i profili su Twitter e LinkedIn.

    UniCredit abbandona Facebook. Una notizia che non sta passando inosservata sui social media e su Facebook in particolare. Una decisione che, come vedremo, non arriva a sorpresa, ma, come è normale pensare, è una scelta che arriva dopo un certo periodo di tempo. Per cercare di capirne di più, abbiamo raggiunto la banca milanese che ha cordialmente risposto alla nostra richiesta di delucidazioni su una scelta come questa e chiedendo anche quali fossero questi canali digitali che la banca adotterà una volta dichiarata chiusa l’esperienza su Facebook.

    Come detto, abbiamo chiesto a UniCredit quale sia stata la motivazione alla base della decisione di abbandonare Facebook, Messenger e Instagram, come si legge nel post pubblicato oggi. Abbiamo chiesto cosa non avesse funzionato rispetto a quelle che erano le aspettative e quali saranno i canali digitali che resteranno “aperti”. Dal post pubblicato sulla pagina si legge: “Valorizzare i canali digitali proprietari per garantire un dialogo riservato e di alta qualità. In linea con questo impegno, UniCredit annuncia che a partire dal 1° giugno non sarà più su Facebook, Messenger e Instagram“.

    UniCredit abbandona Facebook franzrusso.it 2019

    E questa è la risposta che abbiamo ottenuto dalla banca milanese:

    UniCredit aveva sospeso tutte le attività pubblicitarie su Facebook a partire da Marzo 2018, a causa delle preoccupazioni emerse sulla gestione di alcuni episodi da parte dell’azienda americana riportati dai media. Tali questioni sono rimaste irrisolte, pertanto UniCredit ha deciso, a partire dal 1 giugno 2019, di disattivare tutti i suoi profili su Facebook e sui canali social di proprietà dello stesso (Facebook, Messenger e Instagram).

    UniCredit ritiene che i canali di contatto presenti nelle piattaforme di proprietà, coordinati attraverso un modello di servizio che offre assistenza a 360 gradi, rappresentino la miglior modalità di fornire un servizio adeguato ai propri clienti e manterrà attivi a livello di gruppo i propri profili su altri social media, come ad esempio Twitter e LinkedIn.

    Quando UniCredit “dialogo riservato e di qualità“, intende un dialogo che sia orientato al servizio da offrire ai propri clienti, un servizio a “360 gradi”. La motivazione di chiudere la propria presenza su Facebook è data dal fatto che UniCredit non ha ottenuto da Meno Park quello che chiedeva, ossia dei chiarimenti su “alcuni episodi”. Il trascorrere del tempo senza che nulla accedesse nel frattempo, ha spinto il gruppo milanese alla decisione di chiudere, a partire dal prossimo mese, tutti i profili che fanno riferimento a Facebook, quindi la pagina, Messenger e Instagram.

    E restano aperti i canali Twitter e LinkedIn. Proprio la piattaforma a 280 caratteri resta congeniale per questa nuovo corso social che UniCredit vuole intraprendere.

    UniCredit non è la prima azienda che abbandona Facebook, il mese scorso aveva fatto molto discutere la decisione di Lush, brand molto conosciuto del settore beauty.

    E’ senza dubbio una decisione che farà discutere, perché mette al centro un tema da non sottovalutare. La banca abbandona la piattaforma dopo aver atteso che l’azienda di Mark Zuckerberg intervenisse per risolvere delle questioni che avevano destato qualche preoccupazione nel gruppo. E’ questo l’elemento su cui bisognerà riflettere, e intervenire, prima che qualche altra azienda decida di seguire UniCredit.

  • Il nuovo Facebook sarà più privato, ecco i pareri degli esperti

    Il nuovo Facebook sarà più privato, ecco i pareri degli esperti

    Mark Zuckerberg alla F8, la conferenza di Facebook per gli sviluppatori, ha delineato quello che sarà il futuro di Facebook, molto più “privato”. Il social network dopo 15 anni cambia rotta, offrendo agli utenti uno spazio più “intimo”. Per cercare di capirne di più, abbiamo chiesto un parere ad esperti della comunicazione online tra i più conosciuti in Italia.

    Il nuovo corso di Facebook sarà sempre più “privato”. Mark Zuckerberg alla F8, la conferenza annuale di Facebook dedicata agli sviluppatori, ha dato seguito a quello che aveva già in qualche modo anticipato nel mese di marzo di quest’anno, quando aveva annunciato un cambio di passo, d’obbligo per certi versi dopo gli ultimi due anni in cui la piattaforma è stata travolta da scandali, su tutti Cambridge Analytica, e difficoltà a gestire la privacy degli utenti. Durante il suo discorso, è comparso alle sue spalle quello che rappresenta il nuovo “claim” di Facebook: “The Future is Private“. Il futuro di Facebook è quindi sempre più privato, sempre più orientato ad offrire agli utenti spazi più ridotti e gestibili, all’interno dei quali dare seguito alle relazioni nate proprio sulla piattaforma in base agli interessi condivisi. Ad alcuni, visti i recenti trascorsi, è sembrata anche una visione quasi “paradossale”. Se osserviamo questo cambio di passo, per certi versi rappresenta un ritorno al passato, all’epoca di mIRC, il client che permetteva di chattare proprio con un utente in delle stanze contraddistinte dal “cancelletto” #, quello che è poi diventato celebre su Twitter per individuare un tema specifico da seguire. Un ritorno al passato di quasi 20 anni.

    mark zuckerberg facebook privato

    Ma per cercare di capirne di più, abbiamo chiesto ad illustri personaggi, professionisti della comunicazione online con esperienze diverse, di darci il loro parere, la loro opinione a riguardo, cercando di rispondere a questa domanda: “E‘ questa la strada di Facebook per superare i problemi legati alla privacy sulla piattaforma, per come li abbiamo visti in questi ultimi due anni?“. Ne è nata una “tavola rotonda” con opinioni che potrebbero in apparenza sembrare simili, ma proprio grazie alle esperienze diverse, questi professionisti hanno offerto spunti diversi tra loro. Scopriamo insieme quali.

    vincenzo cosenzaLe idee che Zuckerberg ha portato alla F8 erano già state anticipate lo scorso mese di marzo quando in un suo post aveva delineato il nuovo corso, orientato a: Interazioni private, Sicurezza e cifratura end-to-end, Permanenza ridotta, Interoperabilità, con l’obiettivo di riunire le app di messaggistica sotto un unico cappello, Conservazione di cura dei Dati. Si tratta di una mossa necessaria e coraggiosa. Questi buoni propositi, infatti, comportano diverse sfide, non solo tecnologiche, che sono finalizzate a due obiettivi principali: riconquistare la fiducia delle persone e permettere la costruzione di nuovi servizi al di sopra di questa nuova infrastruttura di comunicazione, quelli legati all’ecommerce e alle transazioni finanziarie. Vincenzo Cosenza

    vera ghenoA me quella sulla privatezza di Facebook non è sembrata per niente un’affermazione quasi paradossale. Io penso che se ne possa dare una lettura meramente utilitaristica (questo è il modo pensato da Zuckerberg per superare i molti scandali legati all’apparente incapacità di FB di gestire i dati degli iscritti in maniera rigorosa), oppure una lettura più “relazionale”, se così si può dire. Ossia: i social network sono sempre più specchio della nostra realtà, anzi, sono in continuità con essa; vivono in una relazione di permeabilità reciproca (una cosa che faccio in rete ha conseguenze nella vita reale; una cosa che faccio nella vita reale ha conseguenze in rete), e sempre di più dobbiamo imparare a gestirli come parte integrante e organica delle nostre vite; d’altro canto, come offline viviamo in spazi pubblici e privati, è giusto che anche la nostra vita online si strutturi in queste due modalità differenti. Faccio notare due cose: da anni parlo di cosiddetto “effetto-tinello”, cioè dell’incapacità di molti utenti di rendersi conto del fatto che stare in rete equivale a stare in pubblico, per cui si comportano sui social come se fossero nel salotto di casa loro, con tutte le conseguenze nefaste del caso (“Ho mandato Laura Boldrini a quel paese sul suo profilo, ma non pensavo che così tante persone mi avrebbero letto”). Una delle prime diapositive proiettate da Zuckerberg raffigurava, se non ricordo male, una situazione pubblica all’aria aperta da una parte e un salotto con le persone sedute sui divani dall’altra, mentre faceva notare come nella nostra vita reale ci muoviamo tra spazi pubblici e privati. Se una maggiore differenziazione tra pubblico e privato venisse implementata anche su Facebook, questo forse porterebbe al miglioramento delle interazioni social delle persone, che con il tempo potrebbero imparare a “relegare” a contesti “più privati” certi tipi di dichiarazioni (ovviamente sempre cum grano salis, che comunque io su Facebook eviterei di mettere, anche in un contesto privato, i miei pensieri più intimi). Insomma, questo aspetto delle novità presentate da Zuckerberg mi sembra in linea con i tempi e anche con le attese dei suoi “clienti”. Vera Gheno

    stefano epifaniChe il futuro di Facebook sia negli scambi privati Zuckerberg lo ha già detto più volte. Ribadirlo durante la F8 Conference conferisce a questa affermazione una dimensione “programmatica” più forte, ma non è esattamente una novità (basta guardare a questo post del 6 marzo, dove spiega meglio di quanto abbia fatto sia palco il suo punto di vista sul futuro dei social media. E d’altro canto questa “svolta” – se così può definirsi – risponde a due grandi motivazioni: da una parte è un tentativo di reazione a due anni di fatti, eventi e scandali che hanno minato la credibilità del social network site sul fronte della privacy (lo ammette Zuckerberg stesso). Dall’altra è in qualche modo una naturale evoluzione del percorso di sviluppo del sistema: una volta ritrovati tutti i vecchi amici delle elementari è evidente che il focus debba essere farli parlare tra di loro! Può sembrare una battuta, ma non lo è del tutto: nella continua ricerca di modi attraverso i quali aumentare il tempo in piattaforma, enfatizzare le dinamiche di gruppo e quelle private è un buon modo per rendere sempre più fitto il grafo delle relazioni degli utenti, rispondendo inoltre alla naturale tendenza degli utenti a relazionarsi tra loro al di fuori del flusso pubblico. È inoltre, quello di incrementare gli scambi privati, anche un buon modo per abbattere il carico di lavoro sul fronte delle interazioni pubbliche (anche in questo caso, le recenti evoluzioni sul fronte del copyright e delle responsabilità delle piattaforme non sono certo secondarie). Facebook deve riacquistare credibilità e fiducia da parte degli utenti, per questo viene evidenziato come le conversazioni saranno private (e codificate) ed i dati saranno conservati per meno tempo. Deve inoltre creare un contesto più fluido – a tendere probabilmente del tutto seamless – tra i diversi mondi che gestisce (primi tra tutti Messenger e Whatsapp che, per inciso, aveva promesso di non fondere mai) per creare un contesto ove l’utente possa muoversi in libertà avendo la consapevolezza (o l’impressione) che la sua privacy non venga violata. Sarà interessante vedere tanto quanto questo impatterà sul modello di business (con la comparsa degli add su whatsapp, ad esempio), tanto quanto modificherà le abitudini degli utenti anche se, è il caso di evidenziarlo, in molte situazioni una larga parte dell’utenza non si rende pienamente conto della pubblicità degli scambi che sviluppa: l’esempio dei dati e delle dichiarazioni fornite nei messaggi pubblici della pagina “INPS per la Famiglia” penso sia particolarmente istruttivo in tal senso. Non so (e nessuno può saperlo con certezza) quale sarà il punto di caduta di questa nuova fase del Social Network: certo è che il tema della privacy e quello della gestione del patrimonio di informazioni degli utenti – non solo per quanto riguarda Facebook – saranno al centro del dibattito pubblico dei prossimi anni. La sfida è quella di sviluppare una società in cui gli utenti saranno sempre più consapevoli delle questioni in gioco. Stefano Epifani

    veronica gentiliIl vero vantaggio di Facebook, quello che ne ha fatto l’ecosistema social più abitato al mondo, è sempre stato quello di adattarsi ai desideri/bisogni degli utenti se non anticiparli e con gli annunci dell’F8 continua a mostrarlo. Stiamo entrando in una nuova era dei Social Network, in cui dopo anni passati a raccontarci, informarci e relazionarci “in piazza” sentiamo il bisogno di ritornare alla dimensione più intima e autentica delle relazioni e a un racconto di noi stessi che non lasci tracce, trasformandosi in ciò che le persone chiedono di più: un ambiente sicuro e protetto. Sicuramente non sarà una transizione semplice e le aziende dovranno imparare a comprendere e valorizzare il prima possibile il nuovo ruolo che avranno, ma una cosa è sicura: Facebook inc. ha preso molto seriamente i problemi che si sono verificati negli ultimi anni e sta facendo il possibile per recuperare la fiducia degli utenti. Veronica Gentili

    giovanni boccia artieriLe dichiarazioni di Zuckerberg assecondano strategicamente due tendenze sociali e culturali in atto: la percezione di Facebook come luogo problematico per la privacy (nel post Cambridge Analytica) e la crescita di uso da parte degli utenti di quegli spazi che sono da considerare più privati, come chat, DM, ecc. Ci troviamo cioè in una condizione in cui gli utenti dei social media – in particolare le nuove generazioni – producono più contenuti in (e dedicano più tempo a) spazi privati (anche collettivi, come chat multiutente e gruppi chiusi) che nella costruzione della loro immagine pubblica. Il futuro sarà privato vuol dire, per citare la conferenza che stiamo organizzando a Urbino, che avremo a che fare con realtà online sempre più fatte di gruppi privati, piattaforme chiuse e contenuti effimeri. Giovanni Boccia Artieri

    Domitilla FerrariCredo che a Facebook siano state imputate alcune colpe che, in realtà, non sono sue. Mi spiego meglio. E’ vero, Facebook è stata accusata di leggere più dati sulla piattaforma e, di conseguenza, manipolare l’opinione pubblica, indirizzando l’advertising verso persone specifiche di cui, praticamente, sapeva tutto. Ma il punto qual è? Il punto è che siamo noi che condividiamo qualunque cosa. Quindi Facebook sta facendo una considerazione come questa: “Visto che voi non siete capaci, e noi poi usiamo la vostra incapacità, dobbiamo rendere questa piattaforma, in qualche modo, più “privacy based”, perché voi non ce la potete fare”. Si tratta quindi di un’operazione che, per certi versi, toglie a Facebook delle possibilità, come quella di utilizzare altri dati, pur di continuare a restare sul mercato. Perché altrimenti, se l’analisi sul sentiment di Facebook continua ad essere negativa, potrebbe continuare a non diffondersene l’uso, cosa che nei fatti è. La piattaforma è cresciuta tantissimo tra gli utenti over 50, ma i ragazzi la usano sempre meno. Facebook è ormai considerata la piattaforma in cui ci sono i genitori, non ci sono i figli. Quindi, Facebook in questo modo evidenzia questa capacità degli utenti di discernere cosa è pubblico e cosa è privato, facendo un passo indietro permettendo agli utenti di continuare ad usare la piattaforma. Domitilla Ferrari

    Rudy BandieraQuesto nuovo corso di Facebook si sapeva da tempo, come si sapeva da tempo che il futuro dei social, sarebbe stato privato. Proprio un paio di mesi fa, come è stato già ricordato, Zuckerberg aveva detto che lo scambio di informazioni e di conversazioni sulle app di messaggistica come Messenger o WhatsApp superava di gran lunga quello che avveniva in pubblico. Secondo me si sta andando nella direzione di creare ambienti grandi, ma sempre lasciando il controllo di chi entra ed esce e di chi dice cosa. E non è male questa cosa. Resta da capire, dal punto di vista comunicativo, come sarà questo nuovo corso. E poi c’è un dato di fatto ed è che la gente si è abbastanza stufata della socialità totale, vuole parlare con tanta gente ma in ambienti protetti. Facebook quindi gli da questo. Privato inteso quindi come spazi dove poter parlare con altri serenamente senza intromissioni esterne. E’ vero quello che dicevi all’inizio, si sta tornando indietro a quel tempo in cui l’utente poteva, appunto, controllare chi diceva cosa e dove, anche se si usavano dei nick, ma si era in pochi e ci si conosceva. Si torna a quella forma in una veste se vuoi più attinente ai tempi che viviamo. Rudy Bandiera

    Fjona CakalliNon mi sembra un “abbiano capito che la privacy è il futuro” quanto un correre ai ripari dopo i pesanti avvenimenti dopo Cambridge analytica in poi. Insomma si sono accorti che c’erano delle voragini nel sistema della privacy dei contenuti e questo a mio avviso li ha obbligati a cambiare rotta. Una rotta che stava già cambiando visto il tipo di pubblico nuovo che popola Facebook e visto anche il fuggi fuggi di giovani e giovanissimi che sono migrati verso Instagram. Probabilmente è più sensato tracciare una rotta con un cambiamento così drastico di facebook piuttosto che rimanere in balia di ciò in cui Facebook si stava trasformando. Diciamo che come un essere vivente, Facebook si è autoplasmato, adattato, evoluto sfuggendo un po’ al controllo. Questa soluzione probabilmente sarà impopolare ma forse è l’unica soluzione per riportare in porto una nave ormai alla deriva. Fjona Cakalli

    Ecco questa la nostra tavola rotonda con tanti pareri e tanti spunti interessanti che meriterebbero un approfondimento maggiore. E’ evidente che tutti hanno colto un elemento comune che questo passaggio per Facebook resta obbligato e che non ci resta da vedere come verrà gestito. E noi seguiremo a farlo.

    Ringraziamo davvero tutti gli amici e i professionisti che hanno dedicato parte del loro tempo per partecipare, non per nulla scontato, grazie davvero a tutti per aver arricchito al conversazione nel tentativo di capire meglio.

  • Facebook resta la prima piattaforma in Italia, nonostante tutto

    Facebook resta la prima piattaforma in Italia, nonostante tutto

    Gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ci mostrano una crescita costante dell’audience italiana sui social media nel 2018. Tra le piattaforme, Facebook, oltre ad essere la prima in assoluto, continua a crescere, nonostante tutto. Instagram si conferma la seconda piattaforma con 23,4 milioni di utenti. Terza è LinkedIn.

    Lo abbiamo sempre detto qui sul nostro blog, gli italiani da sempre sono grandi utilizzatori di piattaforme social media e i dati recenti diffusi dall’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ci confermano questa tendenza. Un dato per nulla scontato nel nostro paese per tre motivi: il primo riguarda l’aspetto della saturazione delle piattaforme, si credeva che alcune (Facebook ad esempio) fossero arrivate ad un livello massimo, ma non è così e lo vedremo fra poco; il secondo motivo riguarda la “reputazione” delle piattaforme in un momento storico dove è stata evidente la loro incapacità nel contrastare il fenomeno delle fake news e dei contenuti violenti e di odio; terzo motivo riguarda il tema della privacy, a lungo messa a rischio negli ultimi due anni. Evidentemente, queste tre motivazioni non sono ancora state in grado di scalfire il grande amore che gli italiani riservano per i social media. Dato interessante.

    social media italia

    L’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ci offre, come dicevamo, una panoramica sui social media in Italia in crescita, e in alcuni casi che crescita! Proprio quando tutti, in parte anche noi ad essere onesti, scommettevano sulla fine di Facebook, travolto dagli scandali sulle fake news e sulla privacy, come abbiamo visto negli ultimi due anni, ecco che la piattaforma di Mark Zuckerberg in Italia continua a crescere. Se guardiamo il grafico in basso, si nota che ad oggi Facebook conta 34,8 milioni di utenti, vale a dire l’81% della popolazione social media in Italia. E notiamo anche la crescita che si è registrata da marzo a dicembre del 2018: una crescita di 7,7 milioni di utenti in più, significa che in 9 mesi Facebook è cresciuto del 28,5%. Niente male per una piattaforma che “non se la passa bene”.

    social media italia 2018

    E cresce anche l’altra piattaforma social media di Facebook, e parliamo di Instagram, piattaforma che gli italiani amano sempre di più e i dati lo dimostrano. A dicembre dello scorso anno l’Osservatorio di Agcom registrava 23,4 milioni di utenti in Italia, con una crescita da marzo a dicembre di 8,4 milioni di utenti, +53% in nove mesi. E’ la seconda piattaforma che cresce di più nel periodo.

    Buona la performance di LinkedIn che a dicembre 2018 in Italia conta 16,5 milioni di utenti, con una crescita da marzo a dicembre 2018 di 5,5 milioni di utenti, +50% in nove mesi. Ottima la performance di Pinterest, piattaforma che mantiene intatte le sue caratteristiche lontana da fenomeni ci contenuti violenti e fake news, Da marzo a dicembre passa da 6,1 milioni di utenti a 10,3 milioni, quindi 4,2 milioni di utenti in più, +69% in nove mesi. E’ la piattaforma che cresce di più in assoluto, tanto le è bastato per superare Twitter. La piattaforma di Jack Dorsey mostra qualche segnale di crscita anche in Italia, dopo i dati che abbiamo visto nell’ultima trimestrale. La piattaforma da 280 caratteri passa dai 7,9 milioni di utenti di marzo 2018 ai 9,4 milioni di utenti di dicembre dello stesso anno, con una crescita di 1,5 milioni di utenti, vale a dire il 19% in più in nove mesi. Un dato che per Twitter vuol dire davvero tanto.

    Come avrete notato sempre dal grafico, crescono tutte le altre piattaforme, eccetto una: Google +. La piattaforma di Google, da poco mandata in pensione a dicembre, quindi quattro mesi prima della sua dipartita del 2 aprile di quest’anno (lato consumer, mentre resta in vita lato business) contava ancora 5,3 milioni di utenti. E’ molto probabile che nel prossimo report dell’Osservatorio di Agcom noteremo una completa assenza.

    social media 2018 italia dati demografici

    L’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ci offre anche qualche interessante dato dal punto di vista demografico, elemento che può tornare utile per tracciare un profilo più preciso dell’utente che utilizza le piattaforme social media in Italia. Ebbene, l’Osservatorio rileva, in sintesi, che rispetto al totale dei soggetti che usano i social media:

    • Twitter e Google+ si caratterizzano per una maggiore presenza della componente maschile degli utenti;
    • Tumblr e Snapchat sono piattaforme preferite dagli utenti più giovani, quindi Generazione Z e Millennials; Facebook, Linkedin, Google+ sono seguiti, in maniera leggermente superiore alla media, dalle coorti d’età intermedia (Generation X e Boomers); Twitter e Pinterest sono utilizzati sopra la media da tutti gli utenti con meno di 65 anni;
    • fatta eccezione per Snapchat, tutti gli altri social network sono più utilizzati dagli utenti con una occupazione;
    • tutti i social network sono seguiti in modo più intenso, rispetto alla media, da un pubblico dotato di almeno un titolo di scuola media.

    Ecco, questa panoramica dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom, inclusi gli interessanti dati demografici appena visti, delineano lo scenario social media in Italia. Uno scenario che, come avete potuto vedere, offre degli spunti interessanti che meritano approfondimenti.

  • Le Idee in movimento che innovano il trasporto locale

    Le Idee in movimento che innovano il trasporto locale

    A volte le Idee in Movimento sono proprio quelle che riescono a portare Innovazione sul territorio. Un esempio  sono i nuovi treni ad Alta Capacità del Gruppo FNM che entreranno in servizio da maggio 2020 in Lombardia. Si tratta di treni tecnologicamente avanzati, grande attenzione alla sicurezza, alla connettività e alla sostenibilità ambientale.

    Viviamo un’era in cui le nuove tecnologie, il digitale, l’innovazione hanno ormai pervaso le nostre vite, questo è un dato di fatto. Le hanno pervase migliorandole, venendo incontro alle nuove esigenze imposte da ritmi quotidiani diversi da quelli che si registravano solo pochi anni fa. Il trasporto locale, se lo guardiamo da questo punto di vista, non è immune da questa pervasione e, anzi, comincia ad uniformarsi ai tempi, rendendo le esigenze di movimento e di trasporto locali sempre più vicine a quelle dei viaggiatori e sempre più al passo coi tempi.

    Qui sul nostro blog ci piace raccontarvi esempi che possano dare l’idea di che cosa significa dare concretezza ad un cambiamento, ad una trasformazione digitale che comincia a palesarsi anche a livello locale. E l’esempio di cui vi parliamo oggi è quello del Gruppo FNM, il principale gruppo integrato nel trasporto e nella mobilità in Lombardia, rappresenta il più importante investitore non statale italiano del settore, che è pronto a immettere nella regione i nuovi treni ad Alta Capacità che entreranno in servizio a maggio del prossimo anno. Si tratta di treni altamente innovativi e tecnologici, con una grande attenzione verso la sicurezza, la connettività e la sostenibilità ambientale.

    idee in movimento trasporto locale innovazione

    I nuovi convogli sono dotati di tutte le più moderne tecnologie e realizzati con particolare attenzione al comfort, all’accessibilità e alla sostenibilità ambientale, fanno parte del programma di rinnovamento della flotta approvato e finanziato con 1,6 miliardi da Regione Lombardia, che prevede l’acquisto di 161 nuovi treni. Nel mese di settembre dello scorso anno, FNM e FERROVIENORD hanno firmato con Hitachi Rail, azienda che si è aggiudicata la gara e che produrrà i treni, l’Accordo Quadro e il primo Contratto applicativo per la fornitura.

    Il mock up del “Caravaggio”, che si trova esposto in piazzale Cadorna, a Milano, fino al prossimo 3 maggio, mostra per la prima volta dal vivo come saranno i nuovi treni a doppio piano, in grado di trasportare fino a 1.000 persone alla volta, tra posti seduti e in piedi. Con l’occasione, sarà anche visibile la nuova livrea, sviluppata dallo studio Giugiaro Architettura, per i treni del servizio regionale. Le forme sono forme lineari, sobrie e semplici; i colori, il verde e il blu, sono quelli del servizio di trasporto pubblico in Lombardia, utilizzati con gradazioni più chiare e leggere che li rendono più moderni. Entrambi i colori inoltre sono inoltre legati ai temi dell’ambiente, della sostenibilità, dell’utilizzo del mezzo pubblico come comportamento virtuoso.

    Da punto di vista delle tecnologie adottate e della sicurezza, da segnalare la presenza di: illuminazione LED, Wi-Fi, prese 220V e USB, sistema informazione a passeggeri, misuratore energia, conta-persone, telecamere laterali e frontali, telediagnostica da remoto, videosorveglianza intelligente con tecnologia “Anomalous Behavior detection”. I convogli saranno inoltre dotati del più moderno e avanzato sistema di sicurezza ERTMS/ETCS che, oltre a garantire elevatissimi standard di sicurezza, permetterà di incrementare la capacità di traffico sulle linee ferroviarie.

    Per quanto riguarda i benefici ambientali, è da sottolineare la riduzione del 30% dei consumi di energia elettrica, la riduzione della rumorosità, il recupero di energia elettrica in frenatura, l’utilizzo di materiali innovativi che permettono la riduzione del peso ed elevati tassi di riutilizzabilità (96%) e biodegradabilità (95%). Presenti anche postazioni per le biciclette e prese elettriche per la ricarica delle e-bike.

    L’invito che vi facciamo è di andare a visitare il modello che trovate, ricordiamolo, in piazzale Cadorna fino al 3 maggio, avendo modo di vedere da subito come si presenta.

    L’Innovazione e la tecnologia possono essere davvero utili per migliorare la viabilità e il trasporto locale, venendo incontro alle esigenze delle persone.

    Ma quando si parla di treni si parla anche di viaggi, e il treno è proprio è uno dei mezzi più adatti e veloci per scoprire le bellezze di un territorio, per conoscere luoghi e tradizioni di una regione. Con questi nuovi treni sarà possibile anche farlo senza mai perdere la possibilità di poter condividere le emozioni del viaggio con i propri amici.

    Allora, raccontateci le vostre esperienze di viaggio e territorio e condividetele con noi usando #IdeeInMovimento sui social media.

    [In collaborazione con Gruppo FNM]