Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Ecco come verificare se Facebook ha condiviso i vostri dati con Cambridge Analytica

    Ecco come verificare se Facebook ha condiviso i vostri dati con Cambridge Analytica

    Mentre Mark Zuckerberg, di fronte alla Commissione Giustizia e Commercio del Senato Usa, ha dichiarato che il caso Cambridge Analytica “è stato un errore, mi dispiace”, Facebook permette a tutti di verificare se i dati degli utenti sono stati effettivamente condivisi con la società di consulenza britannica. Ecco come fare.

    Questa per Facebook, e soprattutto per il suo fondatore e CEO Mark Zuckerberg, è una settimana cruciale. Ieri Zuckerberg ha risposto a 5 ore di domande da parte della Commissione Giustizia e Commercio del Senato Usa, dove è apparso visibilmente teso, eppure aveva avuto tutto il tempo per prepararsi. Durante la sua testimonianza Zuckerberg ha ammesso che il caso Cambridge Analytica “è stato un errore, mi dispiace“. E ha anche aggiunto che “non avremmo dovuto fidarci soltanto della loro parola“. Il fondatore di Facebook si è quindi assunto tutta la responsabilità del caso e delle sue conseguenze.

    E’ una settimana cruciale anche perchè si è aperta con l’invio delle comunicazioni da parte di Facebook verso tutti quegli utenti che, loro malgrado, sono rimasti coinvolti direttamente per il fatto che Facebook ha condiviso i loro dati con la società di consulenza britannica. Si tratta di oltre 87 milioni di utenti, di cui più di 214 mila quelli italiani, ma si tratta di cifre che potrebbero essere ancora più alte.

    facebook cambridge analytica

    Quello che si sa è che l’invio delle comunicazioni sta procedendo forse più lentamente del previsto ed è certo che non tutti gli utenti coinvolti abbiamo ricevuto la comunicazione. Per ovviare a questo disagio, Facebook ha messo a disposizione di tutti gli utenti un piccolo strumento per verificare se i propri dati sono finiti in altre mani, diverse da Facebook, per altri fini. E’ un modo per levarvi qualsiasi dubbio se avete utilizzato la famigerata app “thisisyourdigitallife”, quella usata per la raccolta dei dati, o se qualche vostro contatto lo ha fatto. Ma come fare?

    Ecco come verificare se i vostri dati sono stati condivisi con terzi

    Verificarlo è molto semplice. Basta andare nella sezione Centro Assistenza di Facebook, sia da desktop che da app mobile (Android e iOS) e scrivere nello spazio in alto “cambridge” o anche per intero “cambridge analytica“. Premete invio (da desktop) o “Vai” e la ricerca di rilascia un link “Come posso sapere se le mie informazioni sono state condivise con Cambridge Analytica?“, una volta cliccatoci sopra, dopo pochi secondi, Facebook vi informerà se i vostri dati sono stati condivisi con Cambirdge Analytica o meno.

    Se i vostri dati non sono stati condivisi, avrete una risposta come questa:

    risposta facebook cambridge analytica

    Nel caso in cui invece i vostri dati fossero stati condivisi perchè voi direttamente, o un vostro contatto, ha utilizzato l’app “thisisyourdigitallife”, allora significa che i vostri dati come io nome, le pagine dove avete messo “like”, la data di nascita, la città dove risiedete, sono stati condivisi. Cambridge Analytica aveva sostenuto di aver cancellato i dati reperiti da quell’app nel 2015, app che Facebook aveva provveduto a rimuovere quello stesso anno. Quello che si è scoperto dopo è che Facebook si è fidata di quella affermazione senza verificare se fosse vera e Cambridge Analytica aveva mentito, in quanto quei dati non erano stati cancellati, almeno non tutti.

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    Allora, se avete qualche dubbio, non vi resta che controllare.

  • Italiani e Social Media, 1 utente su 3 non distingue la pubblicità dai contenuti

    Italiani e Social Media, 1 utente su 3 non distingue la pubblicità dai contenuti

    Blogmeter ha realizzato l’edizione 2018 dell’interessante ricerca, “Italiani e Social Media”, uno spaccato su come gli italiani si relazionano con i Social Media. La ricerca individua due categorie social: quella “di cittadinanza”, dominata da Facebook, e quella “funzionale”, dove figurano Trip Advisor e Messenger. Inoltre, 1 utente su 3 non distingue la pubblicità dai contenuti.

    Blogmeter ha presentato l’edizione 2018 della ricerca annuale “Italiani e Social Media“, uno spaccato attraverso il quale conoscere e comprendere come gli italiani si relazionano con i Social Media. La ricerca è stata realizzata attraverso interviste a 1.500 utenti, tra i 15 e i 64 anni, iscritti ad almeno un canale social.

    La ricerca individua due categorie di social: quelli di cittadinanza e quelli funzionali. I social di cittadinanza sono quelli che gli italiani usano più spesso, sono quelli che contribuiscono a definire le nostre identità di relazione. Questa categoria è dominata da Facebook, indicato dall’84% del campione intervistato come il social più usato. A seguire, YouTube (58%) e Instagram, quest’ultimo cresce in un anno del 6%, passando dal 40 al 46%. Restando sempre nella categoria “social di cittadinanza”, WhatsApp continua a giocare un ruolo importante e passa dal 91% al 94% di utilizzo quotidiano: per gli utenti questo è un considerato un social (nel senso di relazione) e non un semplice servizio di messaggistica.

    L’altra categoria social individuata dalla ricerca è quella “funzionale”, in questa categoria vengono considerati tutti quei social che riescono a soddisfare un bisogno specifico e del momento, come può essere la ricerca di un ristorante o di un hotel. Ed infatti, qui scopriamo che i principali sono Trip Advisor e Facebook Messenger, i quali crescono entrambi del 4%, rispetto al dato registrato lo scorso anno.

    social media social cittadinanza funzionali

    Notate come per Twitter la percentuale di chi lo usa “più volte al giorno” e di chi lo usa “ogni tanto” è quasi identica: 28% e 27% (lo scorso anno era 26% e 31%, c’è un piccolo miglioramento). Una simile proporzione la si riscontra anche per quanto riguarda Pinterest (lo scorso anno 15% e 17%). E per LinkedIn è praticamente identica: 23% (anche se lo scorso anno era 20% e 25%) tra gli lo usa ogni giorno e chi lo usa ogni tanto. Google Plus viene usato come Trip Advisor, la percentuale di chi lo usa ogni tanto (38%) e più alta di quelli che lo usano ogni giorno (23%), e anche questa è una notizia.

    I motivi per cui gli Italiani usano i Social Media

    Dalla ricerca emerge una polarizzazione: il 42% degli intervistati dichiara di limitarsi a leggere contenuti altrui, il 13% afferma di scrivere prevalentemente propri post, senza particolare attenzione a quelli degli altri. Il restante 45% legge, scrive o commenta. Facebook si conferma il social preferito per una pluralità di scopi. Tra le novità spicca la preminenza per leggere e condividere recensioni, che lo vede preferito anche a Trip Advisor. Instagram è il social di riferimento per seguire le celebrity (in crescita rispetto al 2017); YouTube e Pinterest invece sono utilizzati per trovare stimoli e idee. Crescono le menzioni di Facebook Messenger (+7%) come canale per comunicare con le aziende.

    1 utente su 3 non distingue la pubblicità dai contenuti

    La pubblicità su Facebook e Instagram è considerata dagli utenti italiani utile come fonte di stimoli rispettivamente per il 26% e il 33% degli intervistati. Però dalla ricerca emerge un dato che diventa automaticamente il più rilevante. Ed è il fatto che su questi canali molti utenti tendono a non distinguere la pubblicità dai contenuti, un dato che vale per 1 utente su 3. Su questo bisognerebbe aprire una profonda riflessione per quanto riguarda la capacità degli utenti nel prestare attenzione a quello che leggono e per quanto riguarda i creatori di contenuti.

    social media pubblicità

     

    Notate le risposte: “non ci faccio caso” (Facebook 33%, Instagram 34%), mentre la pubblicità veicola “suggerimenti utili” (Instagram 33%, Facebook 26%).

    Mentre invece viene considerata in modo più critico la pubblicità su YouTube, ritenuta fastidiosa dal 75% degli intervistati.

    Nel 2018 l’e-commerce si conferma fortemente correlato all’uso dei social: chi acquista frequentemente online è tra i più frequenti utilizzatori dei social network. Rispetto all’anno scorso cresce la quota di chi dichiara di acquistare cosmetici e prodotti per la persona (+6%), prodotti per animali domestici (+4%), pasti a domicilio (+3%) e articoli per bambini (+3%). Il 50% degli intervistati ritiene che incrementerà i propri acquisti online nell’anno a venire.

    La ricerca si sofferma anche su quelle che sono le icone social e, da questo punto di vista, gli intervistati indicano tra le personalità che seguono di più, e cioè: Chiara Ferragni e Clio Zammatteo; la terza personalità influencer per citazioni è anche quest’anno Gianni Morandi.

    I nativi digitali, la Generazione Z dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni, confermano i dati della ricerca: il 95% degli intervistati utilizza WhatsApp tutti i giorni e il 75% usa anche con Instagram. Per il 37% dei giovanissimi la pubblicità su social media, quali Facebook e Instagram, risulta utile e il 5% ha ammesso di aver acquistato prodotti perché visti sui profili social di una social icon. Questa categoria di utenti preferisce comunicare con le aziende utilizzando servizi di messaggistica istantanea, in misura decisamente maggiore rispetto ad altre fasce d’età. Un dato che conferma il fatto che per questa generazione la dimensione digitale è una e non ce ne sono altre, come viene ritenuto invece dalla altre generazioni.

  • Ecco come Facebook contrasterà le fake news con articoli correlati e info su autore

    Ecco come Facebook contrasterà le fake news con articoli correlati e info su autore

    Lo scorso anno Facebook aveva iniziato un test per gli articoli correlati, una funzionalità che attiva un contesto relativo a una data notizia, con info su autore della notizia, offrendo la possibilità di vedere da dove è stato condiviso e chi lo ha condiviso. Per il momento è attiva solo negli Usa, non è escluso che possa essere presto disponibile per altri paesi.

    Dopo qualche mese di test, Facebook ha raccolto tutti i feedback e gli spunti degli utenti e ha cominciato a rilasciare negli Usa la funzionalità che prevede gli articoli correlati per contrastare il fenomeno delle fake news, una delle spine nel fianco di Facebook. La funzionalità è stata arricchita con altri strumenti volti a dare più informazioni e dettagli agli utenti circa una notizia. La strategia del contesto dovrebbe quindi aiutare meglio l’utente a distinguere se si tratta di una notizia o di una informazione falsa.

    Obiettivo è quello di rendere più facile l’operazione di verifica da parte dell’utente, infatti il vero problema, quello che ha finito per far espandere in maniera esponenziale il fenomeno, è che spesso l’utente non ha molti strumenti e informazioni immediate per procedere ad una verifica veloce, cadendo spesso nell’inganno.

    In pratica, nel momento in cui l’utente visualizzerà la notizia sul proprio news feed noterà in basso a destra una etichetta con su scritto “About the article“, cliccando la quale si aprirà un menù con:

    facebook articoli correlati info autore fake news

    • le informazioni che riguardano l’autore, sarà presente anche il link alla pagina Wikipedia dell’autore
    • i link agli altri articoli correlati
    • le informazioni su quante volte l’articolo è stato condiviso su Facebook
    • da chi è stato condiviso
    • e anche da dove è stato condiviso.

    Sicuramente si tratta di informazioni molto utili che aiutano sicuramente l’utente ad aver un quadro più chiaro, aiuta senz’altro sapere se quella notizia è stata condivisa anche da nostri contatti o amici, un modo per misurare anche l’affidabilità della notizia stessa. Se mi fido di quella persona, perchè la ritengo affidabile e seria, quasi sicuramente sarò portato a condividerla anche io. Ma potrebbe capitare che quell’autore non abbia una pagina su Wikipedia, peraltro situazione molto frequente. Di fronte a questo caso, non si tratta di un’informazione che potrebbe inficiare la veridicità dell’informazione stessa. Quella potrebbe essere a rischio se ci si trovasse di fronte al caso di una notizia senza pagina autore su Wikipedia, senza altri articoli correlati, senza la condivisione di persone che reputiamo affidabili, a quel punto Facebook potrebbe trattare la notizia come una fake news.

    https://www.facebook.com/facebook/videos/10157254148271729/

    Si tratta comunque di una funzionalità che potrebbe aiutare a contrastare le fake news e, siccome tutto si basa sull’algoritmo, la stessa funzionalità appare ormai adatta e pronta per essere adottata anche in altre lingue. Si tratta quindi di aspettare qualche settimana o mese per vederla anche in Italia.

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    Facebook dimostra quindi di mantenere l’interesse a fornire notizie sulla piattaforma che sia realmente affidabili e credibili, nonostante abbia deciso di puntare sulle interazioni degli utenti piuttosto che sulle notizie condivise che, dal cambio dell’algoritmo, hanno perso in media il 20% di visibilità.

  • Il doodle di Google è per Maya Angelou, la poetessa dei diritti civili

    Il doodle di Google è per Maya Angelou, la poetessa dei diritti civili

    Il doodle di Google oggi è dedicato alla poetessa americana Maya Angelou, considerata la più influente intellettuale afroamericana, è anche ricordata come la poetessa dei diritti civili per la sua attività nella battaglia a fianco di Martin Luther King e Malcom X. La sua storia, raccontata attraverso i suoi libri, diede voce a milioni di persone. Alla realizzazione del doodle hanno collaborato anche Alicia Keys e Oprah Winfrey.

    Nel giorno in cui si ricorda l’assassinio di Martin Luther King, avvenuto esattamente 50 anni fa, il 4 aprile del 1968, Google dedica il doodle ad un’altra grande figura afroamericana che ebbe un ruolo importante nella lotta per i diritti civili proprio al fianco del reverendo, di cui era amica, e di Malcom X. Si tratta della poetessa,scrittrice e saggista Maya Angelou che oggi avrebbe compiuto 90 anni.

    Il doodle è in realtà un video tributo sulle parole di “Still I Rise“, narrata dalla stessa Maya Angelou e da altre personalità americane come Alicia Keys, America Ferrera, Martina McBride, Guy Johnson (il figlio), Laverne Cox, Oprah Winfrey. Di recente era stata indicata come la seconda personalità afroamericana più influente dopo Barack Obama.

    google doodle maya angelou

    Maya Angelou, Marguerite Ann Johnson il suo nome completo, nacque a Saint Louis il 4 aprile del 1928. Nell’arco di mezzo secolo pubblicò un’autobiografia divisa in sette parti, tre libri di saggistica e numerose raccolte di poesia, oltre a libri per bambini, drammi teatrali, sceneggiature e programmi televisivi. Ha ricevuto decine di premi e più di trenta dottorati di ricerca honoris causa. Ragazza madre, dall’ età di 17 anni fece i lavori più disparati, dalla guidatrice di tram a San Francisco, alla cameriera, spogliarellista, ballerina, oltre alla giornalista in Egitto e l’insegnante in Ghana, nonchè l’attrice in un’opera di Gershwin.

    Nel 1969 arrivò il grande successo con “Il Canto del Silenzio“, I Know Why the Caged Bird Sings, tradotto successivamente con il titolo “Io so perché canta l’uccello in gabbia“, libro autobiografico in cui racconta anche della violenza subita da parte del compagno della madre quando aveva sette anni. In seguito l’uomo venne imprigionato e condannato,una volta uscito dal carcere fu picchiato a morte. Nel 2005 sul Guardian scrisse: “pensai di aver causato io la sua morte perché avevo fatto il suo nome alla mia famiglia. Decisi che la mia voce era così potente che poteva uccidere le persone“.

    maya angelou
    Maya Angelou

    Definita scrittrice autobiografica, Maya Angelou era anche una portessa affermata e tra le sue poesie una delle più celebri è proprio “Still I Rise”, tratta dal suo terzo libro pubblicato “And still I rise“:

    Still I Rise – Maya Angelou

    You may write me down in history
    With your bitter, twisted lies,
    You may tread me in the very dirt
    But still, like dust, I’ll rise.
    Does my sassiness upset you?
    Why are you beset with gloom?
    ‘Cause I walk like I’ve got oil wells
    Pumping in my living room.
    Just like moons and like suns,
    With the certainty of tides,
    Just like hopes springing high,
    Still I’ll rise.
    Did you want to see me broken?
    Bowed head and lowered eyes?
    Shoulders falling down like teardrops.
    Weakened by my soulful cries.
    Does my haughtiness offend you?
    Don’t you take it awful hard
    ‘Cause I laugh like I’ve got gold mines
    Diggin’ in my own back yard.
    You may shoot me with your words,
    You may cut me with your eyes,
    You may kill me with your hatefulness,
    But still, like air, I’ll rise.
    Does my sexiness upset you?
    Does it come as a surprise
    That I dance like I’ve got diamonds
    At the meeting of my thighs?
    Out of the huts of history’s shame
    I rise
    Up from a past that’s rooted in pain
    I rise
    I’m a black ocean, leaping and wide,
    Welling and swelling I bear in the tide.
    Leaving behind nights of terror and fear
    I rise
    Into a daybreak that’s wondrously clear
    I rise
    Bringing the gifts that my ancestors gave,
    I am the dream and the hope of the slave.
    I rise
    I rise
    I rise.

    Insignita nel 2011 dal primo presidente nero della storia Usa, Barack Obama, della medaglia per la Libertà, Maya Angelou venne anche chiamata nel 1993 a leggere un poema per l’inaugurazione di Bill Clinton: i versi sotto il titolo “The pulse of the Morning” vendettero più di 1 milione di copie. “L’America perde un tesoro nazionale – disse Clinton dopo la morte della poetessa (avvenuta nel 2014 n.d.r.) – ed io e Hillary un’amica. Le saro’ sempre grata per aver letto la sua poesia al mio primo giuramento e ancora di piu’ per tutti gli anni di amicizia che sono seguiti”.

    Una delle sue frasi più celebri è senz’altro questa:

    “Ho imparato che la gente dimenticherà quello che hai detto, la gente dimenticherà quello che hai fatto,
    ma la gente non dimenticherà mai come li hai fatti sentire“.

  • Su Messenger arriva il supporto per Video HD e foto a 360 gradi, ma non in Italia

    Su Messenger arriva il supporto per Video HD e foto a 360 gradi, ma non in Italia

    Facebook introduce importanti novità su Messenger, sempre in chiave visual. Si tratta del supporto per i Video HD, sarà possibile condividere sull’app video a 720p, e la possibilità di condividere foto panoramiche a 360 gradi. Però queste novità non saranno disponibili da subito nel nostro paese.

    Il contenuto visual per Facebook assume sempre più importanza. Sappiamo che presto il contenuto per immagini costituirà la quasi totalità dei contenuti condivisi sulla piattaforma, la direzione è ormai quella. Allo stesso modo, Facebook sta cominciando ad attrezzare al meglio anche le sue app, ed è il caso di Messenger. Da oggi infatti su Messenger sarà possibile condividere Video HD a 720p e immagini a 360 gradi. E’ certamente un modo per rendere l’app un luogo anche per condividere contenuto visual.

    Dopo aver evidenziato che la condivisione di foto, immagini, video e GIF costituisce un’attività importante sull’app, adesso arriva il momento di fare un passo ulteriore, puntando su Video HD e immagini a 360 gradi. In tutti e due i casi, non sarà possibile utilizzare la camera dell’app per la condivisione di queste due modalità introdotte oggi, ma è possibile solo condividerle dall’esterno (quindi dal rullino della camera del vostro dispositivo) sull’app. Inoltre, queste due novità non saranno da subito disponibili in Italia, ma lo saranno da oggi in Australia, Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Hong Kong, Giappone, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Romania, Singapore, Corea del Sud, Svezia, Svizzera, Taiwan e Stati Uniti, sia su iOS che su Android.

    facebook messenger video hd foto 360 gradi

    Grazie al supporto per i video in 4K, introdotto alcuni mesi fa, gli utenti dell’app potranno quindi sfruttare le potenzialità dei moderni dispositivi. Per condividere un Video HD a 720p è molto semplice, basterà caricare in video direttamente dallo smartphone. La stessa cosa si dovrà fare per condividere un’immagine a 360 gradi. Prima bisognerà usare un’app per realizzarla e poi la si potrà condividere su Messenger. Queste due novità non sono supportate “in-app”.

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    Si tratta di due novità importanti in un momento in cui Facebook ha bisogno di respirare dopo lo scandalo Cambridge Analytica. Eppure questo potrebbe non bastare. Proprio Messenger in passato è stata al centro di problemi sulla privacy e questa app, in termini di gestione della privacy, non è tanto diversa da Facebook o da Instagram. Inoltre, altro tema di cui si è discusso molto in questi ultimi tempi è la “pesantezza” dell’app. Lo affermava a gennaio proprio David Marcus, responsabile di Messenger sostenendo che si doveva pensare a snellirla. Ma a quanto pare non è così al momento, anche con il lancio di queste due ultime novità.

  • World Backup Day, il 2018 sarà l’anno peggiore per cyber attacchi e perdita di dati

    World Backup Day, il 2018 sarà l’anno peggiore per cyber attacchi e perdita di dati

    Si celebra il World Backup Day, una giornata per sensibilizzare sull’importanza di salvare i propri dati oggi sempre più a rischio da attacchi informatici. Una ricerca di Acronis rileva che il 60% degli intervistati non ha mai sentito parlare del ransomware e il 69% delle aziende non crede che il proprio antivrus siano in grado di bloccare le minacce in circolazione.

    Oggi, 31 marzo 2018, si celebra il World Backup Day una giornata per sensibilizzare sull’importanza di salvare i propri dati oggi sempre più a rischio da attacchi informatici. L’importanza di salvare i dati è ormai diventata vitale ed è la prima forma di sicurezza per metterli al riparo. Molto spesso, come vedremo, non solo manca la cultura del proteggersi in modo adeguato, ma manca anche la cultura del salvataggio dei dati. In questi ultimi anni sono stati tantissimi i casi di violazione e furto di dati provocando danni enormi per il fatto che mancava una copia degli stessi dati.

    Acronis addirittura prevede che il 2018 sarà l’anno peggiore per numero di attacchi informatici e di incidenti con perdita di dati a causa della crescente raffinatezza degli attacchi, del proliferare delle famiglie di ransomware e della scarsa consapevolezza della minaccia tra gli utenti. Da una recente indagine, Acronis ha rilevato che oltre il 60% degli intervistati non ha mai sentito parlare del ransomware, una minaccia costosa che secondo le stime nel 2019 inciderà per oltre 11 miliardi di dollari (lo scorso anno erano 5 miliardi).

    world backup day

    Nel 2017, il numero delle varianti di ransomware è aumentato del 46% e questo ha reso più difficili la prevenzione e il rilevamento. Gli esperti di sicurezza prevedono che questa minaccia informatica continuerà a diffondersi. Se quest’anno veniva colpita un’azienda ogni 40 secondi, nei prossimi due anni la frequenza degli attacchi scenderà a 14 secondi, e questo senza contare gli attacchi ai privati, che sono molto più frequenti. Acronis lancia un avvertimento: solo una soluzione di backup sicura e di alta qualità con protezione proattiva dal ransomware integrata può prevenire le perdite di dati e mettere al sicuro i dispositivi.

    I criminali che si servono del ransomware hanno perfezionato le tecniche di ingegneria sociale e continuano ad approfittare delle falle nella sicurezza che permettono di aggirare gli antivirus tradizionali, incapaci di rilevare questo tipo di attacchi. Secondo il Ponemon Institute, il 69% delle aziende non ritiene che l’antivirus utilizzato sia in grado di bloccare le minacce in circolazione.

    Da quando i criminali informatici si sono resi conto dell’efficacia dei backup nello sventare i loro attacchi, molti nuovi ceppi di ransomware hanno iniziato a prendere di mira i file e il software di backup. Il 62% degli intervistati non sapeva che il ransomware può crittografare i file e i backup. Ma il dato più sconcertante è che il 33% non fa alcun backup dei dati. Soltanto soluzioni di backup sicure come Acronis Backup e Acronis True Image, dotate di protezione attiva dal ransomware basata su IA, sono in grado di rilevare e bloccare attacchi sofisticati di questo genere.

    world backup day 2018

    All’inizio di questo mese, Acronis ha condotto un’indagine tra i consumatori sulla protezione dei dati, interrogando utenti generici di internet in sette paesi, questi gli altri risultati emersi dall’indagine:

    • Quasi il 39% degli intervistati ha in casa quattro o più dispositivi, e quindi aumentano gli endpoint e i dati da proteggere;
    • Oltre il 29% degli intervistati ha subito una perdita di dati.

    I consigli per il World Backup Day

    A questo conviene seguire i consigli di Acronis in quattro semplici mosse per proteggere i dati:

      1. Avere sempre un backup dei dati importanti. Archiviare i dati sia in locale che su cloud.
      2. Mantenere sempre aggiornato il sistema operativo e il software, per impedire ai criminali informatici di entrare nel sistema sfruttando eventuali vulnerabilità note.
      3. Fare attenzione alle e-mail, ai link e agli allegati sospetti. Il metodo di infiltrazione più efficace utilizzato dal ransomware è spingere gli utenti ad aprire allegati e-mail infetti e a fare clic su link che rimandano a siti web dannosi.
      4. Installare un software antivirus sul computer e abilitare gli aggiornamenti automatici delle definizioni dei virus. Per chi usa un PC, controllare che Windows Defender sia abilitato e aggiornato.

    Insomma, se non avete ancora provveduto a salvare tutti i vostri dati, approfittate di questa giornata per farlo.

  • Facebook non permetterà più l’uso dei dati di terze parti per gli annunci pubblicitari

    Facebook non permetterà più l’uso dei dati di terze parti per gli annunci pubblicitari

    Il caso Cambridge Analytica continua a generare conseguenze per Facebook. E dopo aver migliorato la sezione per la gestione della privacy, Facebook decide di non rendere più disponibili agli inserzionisti i dati di terze parti per gli annunci pubblicitari.

    Il caso Cambridge Analytica continua a tenere banco e genera ancora conseguenze, inevitabili per certi versi. E dopo aver migliorato la sezione per la gestione della privacy, riunendo gli strumenti in un unico cruscotto, Facebook decide di non rendere più disponibili agli inserzionisti i dati di terze parti per gli annunci pubblicitari. Una decisione che è proprio diretta conseguenza del caso Cambridge Analytica.

    In pratica, Facebook non permetterà più l’utilizzo dei dati messi a disposizione da “data broker” come Experian, Acxiom, Oracle Data Cloud, Datalogix, Epsilon e BlueKai agli inserzionisti all’interno delle Categorie Partner. Tanto per spiegare in parole povere di cosa si tratta, Facebook utilizza i dati di terze parti per intergrare il proprio set di dati, quando poi i marketer, quindi coloro che gestiscono una campagna di marketing, prendono in uso i dati di Facebook per le proprie attività e veicolari i propri annunci, Facebook riconosceva una parte degli introiti proprio a questi broker di dati. Un meccanismo che, come abbiamo visto per il caso Cambridge Analytica, potrebbe non essere sicuro. E infatti, da qui la decisione di Facebook.

    facebook dati terze parti

    Come spiegato da Kurt Wagner su Recode, Facebook permetteva agli inserzionisti l’utilizzo di dati provenienti da tre fonti:

    • Dati propri di Facebook, ossia i dati che il social network raccoglie dagli utenti;
    • Dati dell’inserzionista, cioè i dati che l’inserzionista possiede da sè, come gli indirizzi email dei clienti;
    • Dati provenienti da terze parti, i dati di Experian, ad esempio, con il meccanismo che abbiamo visto poco sopra;

    Proprio quest’ultima categoria di dati, quindi, non sarà più utilizzabile per gli annunci pubblicitari.

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    Facebook dunque corre ai ripari prendendo una decisione che, evidentemente, non ha grosse ricadute economiche. E anche se fosse, per Facebook è meglio agire in questa direzione che rischiare un nuovo caso Cambridge Analytica. Già, perchè se Facebook avesse agito in questo modo ancora prima del 2015, lo scandalo che abbiamo visto in questi giorni, con un’azienda che ha raccolto i dati di 50 milioni di persone, non sarebbe successo.

  • Facebook da oggi rende più facile per gli utenti la gestione della privacy

    Facebook da oggi rende più facile per gli utenti la gestione della privacy

    Facebook risponde al caso Cambridge Analytica rendendo più semplice e visibile per gli utenti la gestione della propria privacy. Adesso gli strumenti per gestire la privacy sono in un unico posto, è possibile cancellare vecchi post e scaricare l’archivio selezionando la categoria precisa che si vuole salvare. Una risposta positiva, ma, allo stesso tempo tardiva.

    Il caso Cambridge Analytica ha finito per rendere ancora più visibile quanto fosse difficile per gli utenti trovare gli strumenti adatti per proteggere e gestire al meglio la propria privacy. Tutto era molto frastagliato e poco chiaro. Ma oggi tutto questo sarà reso più semplice, come ha annunciato Facebook in un comunicato ufficiale. Le novità riguardano un nuovo schema più chiaro e visibile per gli utenti per gestire la privacy, viene introdotta la possibilità di cancellare vecchi post, reazioni, commenti e ricerche che non si desidera più avere sulla piattaforma, una possibilità che non era presente prima.

    Facebook decide quindi di affrontare il tema della gestione della privacy, rendendola più semplice per gli utenti, un passaggio obbligato per quanto successo in questi ultimi giorni e, in parte, annunciato proprio da Mark Zuckerberg nella sua prima uscita pubblica dopo lo scandalo Cambridge Analytica. Ma scopriamo meglio queste novità.

    facebook privacy cambridge analytica
    A sinistra, il vecchio menù di gestione della privacy; a destra come si presenta oggi

    I controlli adesso sono più facili da trovare, Facebook porta in un unico posto quello che prima si trovava in almeno 20 posti differenti. Sui dispositivi mobili l’intero menù viene ridisegnato. Si chiama Privacy Shortcut che offre adesso informazioni più chiare, da dove è possibile: rendere più sicuro il proprio profilo grazie anche all’autenticazione a 2 fattori; controllare i dati personali, nel senso che si può rivedere ciò che si è condiviso e anche cancellarlo, ma anche rivedere le richieste di amicizia e le ricerche effettuate; gestire gli annunci pubblicitari, quindi gestire le preferenze che significa scegliere che tipo di informazione rendere visibile.

    Vi è poi Access your information, “un modo sicuro per accedere e gestire le informazioni, come post, reazioni, commenti e ricerche che non si desidera più avere su Facebook”, con la possibilità di cancellare definitivamente tutto questo materiale dai server della piattaforma. Questa è, a differenza delle altre, una novità che prima non era presente. Si può eliminare ciò che si vuole dalla timeline o dalla propria bacheca.

    Altra novità che viene introdotta da oggi riguarda la possibilità di scaricare il proprio archivio, opzione già possibile, ma, stavolta, scegliendo la categoria da salvare, quindi foto, post o contatti. Dell’archivio in questi giorni si parla molto a proposito del fatto che alcuni utenti, nel tentativo di cancellarsi da Facebook, scaricando il proprio archivio si sono accorti che la piattaforma tiene registrate le informazioni riguardanti le telefonate fatte e gli SMS inviati. Un caso che riguarda solo gli smartphone Android.

    E’ la risposta che si attendeva dopo Cambridge Analytica? In parte sì, in realtà si tratta di novità che Facebook avrebbe potuto organizzare e implementare ben prima che accadesse tutto quello che abbiamo scoperto dopo. Come si diceva poco più sopra, prima che accadesse tutto lo scandalo di questi giorni, per l’utente riuscire a trovare gli strumenti per la gestione della privacy era impresa quasi ardua, una situazione non ammissibile. Il fatto che adesso tutto venga reso più semplice è certamente un buon segnale, ma non ci voleva uno scandalo come quello di Cambridge Analytica per accorgersene.

  • Shopping online di Primavera, ecco cosa comprano gli italiani su eBay

    Shopping online di Primavera, ecco cosa comprano gli italiani su eBay

    Gli acquisti online che gli italiani fanno in Primavera su eBay mostrano quanto le esigenze siano in realtà molto diverse, da Nord a Sud. Al Nord nella “stagione dei fiori” c’è voglia di stare in giardino e quindi si acquistano articoli di arredo per esterno; al Centro si acquistano articoli per il campeggio e al Sud invece l’attenzione e sugli accessori e sugli smartphone.

    L’Italia è un paese molto vario ed è sicuramente una caratteristica che al tempo stesso è la sua forza. E questa varietà la si coglie anche nei dati eBay relativi a cosa acquistano gli italiani online in Primavera. Anche in questo caso, ne viene fuori uno spaccato fatto di tante diversità e tante esigenze diverse, da Nord a Sud. E quindi, dopo aver conosciuto meglio eBay, ormai una piattaforma solida per aiutare le PMI ad esportare, con 35 mila venditori, conosciamo cosa acquistano durante la “stagione dei fiori” i 5 milioni di italiani, avendo a disposizione un catalogo di oltre 100 milioni di nuovi prodotti.

    primavere di ebay acquisti online

    Allora, partiamo dal Nord, dove cresce la “garden-mania”. Un dato su tutti per far capire quanto la voglia di verde coinvolga tutta Italia: a livello nazionale sono stati venduti 1 tosaerba ogni 12 minuti e 1 articolo fra piante, semi e bulbi ogni 3 minuti. In Primavera al nord cresce la voglia di godersi il proprio giardino, nella categoria “Giardino e arredamento esterni”, gli acquisti conclusi al Nord sono stati il 230% in più rispetto al resto d’Italia. Tanto per dare l’idea, su eBay sono stati 1 ogni 22 minuti gli acquisti nella categoria “arredamento esterno” nelle regioni del Nord, il 617% in più rispetto alla media nazionale. E spopola spopola la passione per il barbecue: +370% di vendite a tema BBQ rispetto al resto d’Italia. Peraltro, l’ultimo grido, in fatto di trend e lifestyle, è il wedding-barbecue, un’idea originale per un matrimonio diverso.

    Ma non è tutto, perchè per gli italiani primavera è sinonimo di check up all’auto. Soprattutto al Nord e, in particolare, in Piemonte, Lombardia e Veneto. Sono infatti il 196% in più gli acquisti di ricambi e accessori per auto e moto nei mesi primaverili effettuati nelle regioni settentrionali rispetto alle altre. Ma, sempre al Nord, in Primavera cresce l’attenzione per il look. Nel settore abbigliamento e accessori è il Nord in generale a guidare la classifica, con il 168% di acquisti in più rispetto alla media. Spicca, in particolare, la crescita di quello maschile con il 311% di acquisti in più rispetto al resto dello Stivale. E sempre al Nord l’abbigliamento per lo sport registra numeri importanti con 1 articolo venduto ogni 28 minuti, il 331% in più rispetto alla media.

    L’idea di rinnovare il look interessa anche il proprio smartphone, infatti su eBay ne sono state acquistate oltre 101 mila che può essere tradotto in 1 ogni 2 minuti.

    Al Centro Italia l’attenzione degli acquisti online si concentra su campeggio ed escursionismo. Tende, pentole da campo, bollitori, pale, sacchi a pelo sono andati a ruba, molto più che nel Nord e nel Sud: nel complesso, fra marzo e giugno 2017, fra Toscana, Lazio, Umbria e Marche sono stati 1 all’ora gli articoli per campeggio e escursionismo acquistati su eBay, il 179% in più rispetto al resto d’Italia. Altra passione primaverile degli italiani è poi la bicicletta e al centro in particolare. Sono stati 1 ogni 24 minuti pezzi venduti legati al ciclismo, in particolare al centro. Da marzo a giugno 2017 qui sono state acquistate più del triplo delle bici comprate al Nord e al Sud. Del resto, il Centro Italia è il luogo ideale da percorrere sulle due ruote.

    Nelle regioni del Meridione sono le borse a farla da padrone con 1 acquisto ogni 26 minuti, il 162% in più rispetto al resto dello Stivale, insieme alle sneaker, veri e propri accessori di culto interpretati da tutti i più prestigiosi brand moda. In tutta Italia su eBay ne è stato venduto un paio ogni 4 minuti: anche in questo caso è il Sud a guidare la classifica con 1 paio ogni 11 minuti, il 140% in più rispetto alle altre aree. Non solo accessori moda ma anche tanta voglia di smartphone. In primavera, al Sud se ne vendono 1 ogni 8 minuti, il 215.5% in più rispetto alle altre Regioni.

    Altra passione al Sud è quella nail art, la moda di decorare le unghie. Secondo i dati eBay da marzo a giugno sono stati oltre 20700 i prodotti venduti legati alla cura delle unghie (1 prodotto ogni 8 minuti), tra gel e semipermanenti, set per manicure e decorazioni. Il 38% degli acquisti è stato fatto nelle regioni del Sud Italia. La passione per la nail art nelle zone più calde dello Stivale emerge soprattutto dall’acquisto delle decorazioni per unghie: su più di 12 mila pezzi venduti (1 articolo venduto ogni 15), il 40% è stato comprato nelle regioni del Sud.

    Dai dati eBay si evince anche la “stagione dell’amore” si riflette anche negli acquisti online, in special modo al Sud. Nelle regioni meridionali, infatti, si sono venduti su eBay quasi il quadruplo dei contraccettivi venduti al Nord e al Centro. Ma l’indole trasgressiva del Sud si conferma anche in un altro dato molto stuzzicante: il numero di sex toys venduti, 1 all’ora. 150% in più rispetto al resto d’Italia.

    Ma c’è una tendenza, in Primavera, che accomuna davvero tutti gli italiani ed è l’attenzione per la casa. La bella stagione, infatti, rappresenta l’occasione ideale per rinnovare gli arredi e rinfrescare gli ambienti. Una cura particolarmente evidente al Nord, +180% di acquisti rispetto al resto d’Italia. Le differenze, in quest’ambito, si vedono soprattutto nelle sottocategorie di acquisto: il Sud preferisce le tende, +175% rispetto al resto d’Italia. Sempre in Meridione vanno moltissimo anche i tappeti (+128%). Per contro, oggettistica e accessori legati a “casa, arredamento e bricolage” la fanno da padroni al Nord, il 152% in più rispetto al resto della Penisola.

  • Non c’è pace per Facebook: Elon Musk cancella la pagine di SpaceX e Tesla

    Non c’è pace per Facebook: Elon Musk cancella la pagine di SpaceX e Tesla

    Il momento negativo per Facebook sembra non finire, da quando è esploso il caso Cambridge Analytica. A coronare una settimana difficile, oggi Elon Musk, il fondatore di Tesla, istigato da un utente su Twitter, ha cancellato la pagina di SpaceX e poi anche quella di Tesla. Entrambe seguite da oltre 2,5 milioni di utenti.

    Se Mark Zuckerberg pensava di aver calmato un po’ le acque con il suo post e, subito dopo con la sua intervista alla CNN, allora è il caso che ci ripensi. Lo scandalo Cambridge Analytica sembra non dare pace all’aienda di Menlo Park. Ci mancava solo Elon Musk a coronare una delle settimane più difficili di Zuckerberg & Co.

    Cosa è successo? Il buon Elon Musk, molto attivo su Twitter per la verità, ha risposto questo pomeriggio al tweet di Brian Acton, il co-fondatore di WhatsApp che qualche giorno fa ha fatto molto discutere scrivendo “It’s time. #deletefacebook. La risposta di Musk al tweet è stata: “What’s Facebook?”, “Cos’è Facebook?”. Una sorta di “Facebook chi???”. Un tweet che non è passato certo inosservato.

    elon musk spacex tesla facebook
    Elon Musk, CEO SpaceX e Tesla

    Infatti, un attimo dopo è arrivato un utente che, con fare da troll, ne senso che voleva approfittare della situazione per prendere in giro Musk, gli scrive: “Cancella la pagina Facebook di SpaceX se sei un Uomo”. Era evidente che si trattasse di un troll, ma a quanto pare Musk lo ha preso sul serio, ma prima ha anche dichiarato di non sapere dell’esistenza della pagina. Aggiungendo poi: “Lo farò”. E lo ha fatto.

    Lo scambio ovviamente ha cominciato ad attrarre l’attenzione degli utenti su Twitter, in primis un giornalista di BuzzFeed, che hanno cominciato ad incalzare Elon Musk. Nel frattempo, arriva un altro utente che lo incalza per cancellare anche la pagina Facebook di Tesla. Stiamo parlando di due pagine molto frequentate con più 2,5 milioni di utenti ciascuna, con livelli di coinvolgimento altissimi. In poco tempo è stata cancellata anche la pagina di Tesla.

    Se provate a cliccare su facebook.com/SpaceX e su facebook.com/Tesla, vi renderete conto che non esistono più.

    I troll non si sono fatti sfuggire la presenza dei due brand su Instagram e per poco Musk non cancellava anche i due profili. Ma per il momento pare che siano ancora lì.

    Insomma, la situazione sta toccando punti mai visti prima e un caso come questo legato ad personaggio come Elon Musk rischia di alimentare davvero il fenomeno del #deletefacebook. Ma fa davvero strano che Elon Musk si sia comportato con una tale leggerezza senza il minimo rispetto dei team di social media manager che lavorano sui due brand. Si tratta di un danno notevole, un gesto forse troppo frettoloso, avventato. Il rischio è che qualcuno adesso imiti il suo gesto. E poi basta così poco per trollare Elon Musk?

    E voi che ne pensate?

     

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