Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • L’Assertività è vincente anche nella Comunicazione Online

    L’Assertività è vincente anche nella Comunicazione Online

    La nostra capacità di Comunicare risente, come ogni altro nostro Comportamento, di due caratteristiche psicologiche particolari: Aggressività e Passività. Per poter essere Autorevoli, quindi poter convincere i nostri interlocutori senza imporsi né farsi prevaricare, esiste un punto di equilibrio e di armonia che è definito come Assertività. Ecco di cosa si tratta e perché è vince sempre, nella vita reale come sul Web.

    Si dibatte tanto, ultimamente, del fenomeno dell’Influencer Marketing sulla Rete e di quanto sia necessario essere autorevoli e costruire un Personal Branding credibile per poter emergere e ottenere risultati vincenti.

    Uso apposta la parola Autorevolezza, che è decisamente tutt’altro rispetto ad Autorità.
    Mentre quest’ultima si impone, e detta le sue leggi, la prima si fa ascoltare, persuade e conquista. Senza bisogno di forzature.
    Ecco: è la Comunicazione in grado di raggiungere l’interlocutore senza imporsi quella che vince e convince. E questo è valido sia nel marketing digitale che nella vita reale.

    In un flusso talmente vasto di informazioni, condivisioni e pareri più o meno concordanti, com’è possibile trovare e mantenere un Tono Autorevole nell’incontro-scontro di voci sul Web?
    Esiste una caratteristica distintiva della Comunicazione che ci viene in aiuto: l’Assertività.

    Nella nostra personalità ci sono due estremi fondamentali da tenere sempre in considerazione, perché -anche inconsciamente – determinano la maggior parte delle nostre risposte ai condizionamenti ambientali: la Componente Aggressiva e quella Passiva.

    assertività

    L’Assertività si pone proprio come livello di armonia tra questi due aspetti del nostro carattere.
    Essere capaci di comunicare le proprie opinioni senza prevaricare né farsi prevaricare è esattamente quel punto di equilibrio comunicativo che ci rende vincenti.
    Si tratta, tuttavia, di un equilibrio tra tono aggressivo e tono passivo in continuo aggiustamento, perché non esiste una posizione definitiva in cui porsi all’interno di una conversazione.
    La difficoltà nell’Essere Assertivi è proprio questa: saper modulare, in un confronto dinamico, la Comunicazione in modo da rimanere liberi di esprimersi. Senza crearsi ansie interiori o esasperati timori e, allo stesso tempo, senza adeguare per forza il proprio tono a quello degli altri e negare se stessi.

    L’Assertività è, dunque, l’abilità di comunicare a prescindere dai condizionamenti dell’ambiente, cioè i toni e i modi delle comunicazioni altrui.
    E’ la capacità di agire e non reagire, di essere pro-attivi anziché rimanere intrappolati all’interno di un circolo chiuso di domanda-risposta, in cui facilmente si perde la propria personalità.
    Si arriva, infatti, spesso a pensare “ora mi comporto come ti comporti tu” o “uso il tuo stesso tono”.
    E se arriviamo a pensare questo, il più delle volte, è perché abbiamo perso di vista qual è realmente la nostra opinione.
    O meglio, abbiamo perso di vista la modalità adeguata di esprimere la nostra opinione che, invece, con tutta probabilità, è esattamente quella che ci vuole. Autoritaria al punto giusto. Credibile, perché spontanea.

    Naturalmente, tutto questo, nel quotidiano lavoro sui Social Network è particolarmente difficile.
    E’ necessario dare risposte veloci e pareri personali su questioni che magari non conosciamo approfonditamente. Soprattutto, non si può – o non si dovrebbe – evitare il confronto.
    Per non scivolare nel dibattito, e dal dibattito alla polemica, saper Essere Assertivi è essenziale.
    Solo così la nostra Comunicazione diventa veramente efficace e si traduce in reale Abilità Verbale.

    C’è chi è particolarmente dotato, per carattere, e chi invece deve fare molto esercizio dentro di sé per riuscire a porsi in modo assertivo.
    E’ certamente necessario mettere in gioco il proprio mondo emozionale – la nostra Intelligenza Emotiva – perché dietro a questa coerenza comunicativa ci sia davvero una coerenza psicologica stabile. 

    Raggiungere un alto livello di Assertività significa, in ogni caso, Auto-realizzarsi mantenendo una visione oggettiva del contesto sociale e delle opinioni altrui.
    Una giusta dose di Autostima aiuta a prendere le decisioni appropriate e a comunicare con gli altri nel rispetto dei ruoli e delle forme sociali.
    Non si tratta solo di sicurezza in se stessi e forza interiore, ma della conquista di una “Maturazione Emotiva” sufficientemente solida da saper esercitare un adatto Autocontrollo: quello che non svalorizza la nostra persona e ci fa raggiungere la serenità interiore che è la chiave per stare bene, dirsi la verità e saperla dire agli altri.

    L’Assertività, come tutte le abilità del Comportamento e della Comunicazione, si riconosce da alcuni aspetti particolari.
    In primo luogo la capacità di Ascoltare.
    Non esiste possibilità di Autorevolezza e Credibilità nel comunicare se non si è capaci di Essere Empatici
    , di mettersi nei panni del nostro interlocutore e capire realmente la sua posizione.
    Essere in grado di esprimere la propria opinione in modo libero e coerente con noi stessi – quindi assertivo – significa anche sapersi assumersi rischi e gestire aspettative.
    Non abbiamo e non possiamo avere il possesso del parere altrui, perché prima di tutto verrebbe meno la libertà di pensiero e di confronto.
    Inoltre – e forse è questo uno degli aspetti più critici – essere assertivi ci pone la necessità di saper criticare le opinioni altrui. Essere in contrasto fa parte di qualsiasi scambio comunicativo, esattamente come il consenso.
    Quello che distingue una Critica Costruttiva da un mero Giudizio, tuttavia, è il saper dare motivazioni, spiegazioni, alternative.
    E anche saper dire dei NO, con tutta la nostra convinzione, evitando accuse e ponendoci in maniera positiva, cioè aperta alla riflessione e al dialogo.
    Insieme a un atteggiamento costruttivo ed empatico, può essere molto utile incominciare per primi ad “aprirsi”, a comunicare le proprio emozioni alle persone con cui dialoghiamo, perché questo generalmente evita irrigidimenti e posizioni difensive.

    Non è facile, certamente.
    Eppure non credete anche voi che – come nella vita reale – l’Assertività sia la soluzione vincente per la nostra comunicazione sul Web?

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  • E Pinterest adesso ha 100 milioni di utenti

    E Pinterest adesso ha 100 milioni di utenti

    Pinterest ha reso noto i dati relativi alla base utenti registrati sulla piattaforma. Ad oggi sono 100 milioni gli utenti registrati, il primo vero traguardo da quando è nata. E sono raddoppiati negli ultimi 18 mesi e le ricerche sono cresciute dell’81%.

    Qualche settimana fa, a proposito di un recente studio di Pew Research Center, mettevamo in evidenza come Pinterest, insieme a Instagram, fosse la piattaforma che era cresciuta di più negli ultimi mesi. E oggi ne abbiamo conferma. Per la prima volta in 5 anni, da quando praticamente la piattaforma è attiva, Pinterest rende noto che gli utenti attivi sulla piattaforma sono 100 milioni. Si può dire che questo è il primo vero traguardo della piattaforma, e ci sono voluti appunto 5 anni. Anche se, come ha dichiarato la società a VentureBeat, gli utenti sono raddoppiati proprio negli ultimi 18 mesi. A testimoniare quindi il crescere dell’interesse verso la piattaforma che la ricerca americana aveva appunto intercettato.

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    L’ultimo dato che era noto, diffuso da comScore, parlava di 76 milioni di utenti sulla piattaforma.

    Su Pinterest, il cui valore è stimato sugli 11 miliardi di dollari, il 55% degli utenti arriva dagli Usa e il restante 45% da altri paesi. Il dato rilevante della crescita proprio nell’ultimo anno e mezzo si accompagna anche con una crescita delle ricerche effettuate in piattaforma dell’81% e che circa il 70% degli utenti non si limita solo a visitare il sito, ma compie attività come ricercare materiale di interesse oppure salvarli. Inoltre, i due terzi degli elementi che gli utenti “pinnano” arrivano da siti aziendali.

    Ben Silbermann e Evan Sharp fondatori di Pinterest
    Ben Silbermann e Evan Sharp fondatori di Pinterest

    Negli ultimi mesi si è fatto un gran parlare di una sfida tra Pinterest e Instagram che di utenti ne ha 300 milioni. Ma la sfida non sta già nei termini, essendo due piattaforme molto diverse. Poi, come sapete, tutto può succedere in futuro e magari una prende spunto dall’altra, ma al momento restano differenti. Di sicuro, nel panorama dei social network, sono le due piattaforme che sono cresciute di più, verso le quali è in crescita l’interesse degli utenti. Vuol dire che hanno la capacità di offrire qualcosa di più specifico, e quindi in “interesse”. Qualche tempo fa parlavamo appunto di “social network per interessi“, ossia una serie di piattaforme che avevano il proprio focus nel portare gli utenti a coltivare i propri interessi in una maniera più diretta e ordinata.

    E Pinterest negli ultimi 12 mesi ha cominciato anche a monetizzare la sua forza, introducendo prima i Promoted Pins, una modalità offerta alle aziende per offrire i propri prodotti con CPM, quindi le aziende pagano solo se gli utenti faranno effettivamente click e visualizzeranno il contenuto. E poi ha introdotto anche i “Buyable Pins“, offrendo la possibilità alle aziende di vendere direttamente i propri prodotti. Per molti questa è la vera strada attraverso la quale Pinterest può monetizzare il suo potenziale. Staremo a vedere.

    E voi? Siete anche voi fedeli “pinners” della piattaforma? Raccontateci la vostra esperienza.

     

  • Twitter Highlight per Android adesso è disponibile per tutti

    Twitter Highlight per Android adesso è disponibile per tutti

    Da un paio di giorni Twitter ha reso disponibili gli Highlight su Android per tutti. Dopo il lancio di qualche mese fa, solo in lingua inglese, adesso gli Highlight, cioè la sintesi per ogni utente dei tweet più interessanti, sono disponibili in oltre 35 lingue.

    Twitter da un paio di giorni ha reso disponibile per tutti, quindi a livello globale, Highlight, la funzionalità che offre una sintesi dei Tweet più interessanti per ciascun utente, attraverso notifiche rich push. Quindi oltre alla timeline la modalità principaleper vedere quello che succede e interagire con i diversi Tweet, anche se non è sempre facile leggere tutto quello che ci interessa, per diversi motivi, incluso quello che ha evidenziato lo stesso CEO ad-interim, Jack Dorsey, e cioè “che l’uso della piattaforma in effetti è complicato”.

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    Con Twitter Highlight in effetti si mira a migliorare l’esperienza dell’utente sulla piattaforma.

    Qualche mese fa Twitter ha lanciato Highlight in lingua inglese per tutti i dispositivi Android e da un paio di giorni questa funzionalità è stata estesa a livello globale, in oltre 35 lingue supportate da Twitter.

    Come funziona Highlight di Twitter

    Highlight è quindi un semplice e veloce riassunto di ciò che succede su Twitter e consente all’utente di trovare velocemente i contenuti più rilevanti. Al fine di creare gli Highlight più rilevanti per l’utente, Twitter analizza una serie di elementi, come gli account e le conversazioni più popolari fra le persone seguite, i Tweet delle persone a cui si è più legati, gli argomenti e gli eventi di tendenza nell’area geografica o all’interno del proprio network, e le persone popolari o in trending fra gli account seguiti.  Con l’introduzione di Highlight, ogni utente riceverà una notifica sul cellulare che indica che gli Highlight sono pronti. All’apertura della notifica, si potrà entrare direttamente nella app di Twitter dove, attraverso una nuova interfaccia, si potranno vedere gli Highlight. Si potranno visualizzare scorrendoli da destra a sinistra. Una volta arrivati all’ultimo Highlight con un ultimo tocco si tornerà direttamente sulla timeline. Gli Highlight si possono vedere in qualsiasi momento toccando l’icona overflow nella timeline.

    Come attivare gli Highlight

    Nelle prossime settimane la maggior parte di coloro che hanno una versione aggiornata di Android inizieranno in modo automatico a ricevere le notifiche di Highlight. È dunque necessario controllare le impostazioni del cellulare relative alle notifiche siano attive. Prima di tutto un consiglio è quello di aggiornare comunque l’app sul vostro smartphone o tablet Android. Eventualmente, ecco come attivare le notifiche:

    1. Selezionare l’icona Overflow e in seguito toccare Impostazioni;

    2. Selezionare l’account per il quale si vuole ricevere le notifiche;

    3. Selezionare le notifiche mobile e assicurarsi che siano attivate;

    4. Selezionare la casella vicina a Highlight.

    Ecco spiegato tutto.

    Twitter fa anche sapere che la modalità Highlight verrà poi estesa anche su altre piattaforme e anche su questo vi terremo informati.

    Intanto fateci sapere cosa ne pensate e se davvero migliora la vostra esperienza con Twitter.

  • Tassa di Concessione Governativa, è legittima secondo l’UE

    Tassa di Concessione Governativa, è legittima secondo l’UE

    Con una sentenza emanata ieri, la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che non è di ostacolo alla libera circolazione dei cellulari la Tassa di Concessione Governativa, che non deve essere rimborsata. La motivazione? La TCG si applica ai contratti di abbonamento per l’utilizzo dei cellulari (per i quali non vi è obbligo di sottoscrizione) e, di conseguenza, non ne impedisce la vendita.

    La Corte di Giustizia Europea, Ottava Sezione, con la sentenza del 17 settembre 2015 ha posto fine alla controversia in merito alla legittimità della TCG (Tassa di Concessione Governativa), che viene applicata a tutti coloro che sottoscrivono un contratto di abbonamento per l’utilizzo dei cellulari. Secondo la Corte di Giustizia, in sostanza, la TCG – che, peraltro, non si applica fuori dell’Italia-, non interferisce con la libera circolazione degli apparecchi cellulari.

    TCG e cellulari: la vicenda e la decisione della CGUE

    Tutto comincia con due controversie giudiziali proposte da due società del nord-est nei confronti, rispettivamente, dell’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale Ufficio Controlli Belluno e dell’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale Ufficio Controlli Vicenza, per ottenere il rimborso della TCG. A seguito del diniego di rimborso, propongono ricorso dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale di Mestre – Venezia, sostenendo che l’autorizzazione o la licenza prevista dalla normativa italiana non sono compatibili con il principio di libera circolazione e di messa in servizio delle apparecchiature terminali, così come previsto dalla direttiva n. 5 del 1996; di conseguenza, mancando il presupposto impositivo, la TCG deve essere rimborsata.

    tassa-concessione-governativa-cellulari

    La Commissione Tributaria Regionale sospende il giudizio e si rivolge alla Corte di Giustizia Europea.

    La CGUE precisa, preliminarmente, che la TCG “si applica non alle apparecchiature terminali per il servizio radiomobile terrestre, bensì ai contratti di abbonamento sottoscritti per l’uso di tali apparecchiature”, che non si applica ai cellulari provenienti da altri Stati membri e che gli stessi “possono essere venduti senza obbligo di sottoscrivere un contratto di abbonamento in Italia”.

    In merito, poi, alle questioni pregiudiziali sollevate, la Corte dichiara che le direttive 1999/5/CE del 9 marzo 1999, nn. 19, 20, 21 e 22 del 2002 non impediscono l’adozione di una normativa nazionale che preveda l’applicazione di una tassa come la TCG, in virtù della quale il contratto di abbonamento per l’utilizzo di “apparecchiature terminali per il servizio radiomobile terrestre” è assoggettato a un’autorizzazione generale o a una licenza nonché al pagamento della tassa sopra citata. Aggiunge che il contratto di abbonamento sostituisce “di per sé la licenza o l’autorizzazione generale e, pertanto, non occorre alcun intervento dell’amministrazione a riguardo”.

    Infine, la CGUE precisa che la normativa comunitaria non è di ostacolo all’adozione di una normativa nazionale che preveda un trattamento differenziato per gli utenti di cellulari – distinguendo tra coloro che sottoscrivono un contratto di abbonamento e coloro che acquistano le apparecchiature utilizzando carte prepagate -, assoggettando soltanto i primi alla normativa che ha istituito la Tassa di Concessione Governativa.

    Concludiamo segnalando, in argomento, l’interessante sentenza della Corte di Cassazione, Sezione Tributaria Civile – n. 21777 del 2014, che (pur occupandosi della diversa questione relativa al termine per il versamento della TCG) ha precisato che la Tassa di Concessione Governativa si applica sia alle stazioni di radio elettriche che ai telefoni cellulari, entrambi assoggettati al D.Lgs. n. 259 del 2003 (che ha attuato la direttiva CE n. 20 del 2002) e al D.Lgs. n. 259 del 05.09.2001 (che ha attuato la direttiva CE n. 5 del 1999).

    E voi cosa ne pensate? Fateci sapere i vostri commenti!

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  • Ecco Signal, il nuovo strumento di Facebook per i giornalisti

    Ecco Signal, il nuovo strumento di Facebook per i giornalisti

    Facebook punta sempre di più verso il mondo delle news e presenta Signal, un nuovo strumento rivolto proprio ai giornalisti. Negli ultimi due anni Facebook ha rivolto molta attenzione verso le notizie e ora offre uno strumento con cui i giornalisti possono scoprire e curare nuovi contenuti.

    Come sappiamo bene, Twitter in tema di notizie è la piattaforma a cui i giornalisti, o comunque gli utenti che sono alla ricerca di notizie, guardano prima di tutto. Certamente per la sua caratteristica di “real time”, e come abbiamo visto anche in eventi recenti, spesso le notizie che vengono twittate anticipano gli stessi organi di informazioni, costretti poi a guardare alla piattaforma da 140 caratteri come fonte principale. E’ il segno che il giornalismo, dal web 2.0 in poi, sta cambiando, sta diventando più social. Questo non vuole essere un elemento riduttivo, anzi. E’ forse la caratteristica più significativa degli ultimi anni che i giornalisti devono cogliere, in termini di maggiori fonti a cui guardare (e da scoprire) e in termini di velocità.

    Facebook-Signal

    E Facebook vuole entrare anche in questo settore, vuole prendersi un po’ di terreno al momento (e fino a quando?) appannaggio di Twitter. E per questo ha presentato un nuovo strumento chiamato Signal che servirà ai giornalisti per scoprire e curare nuovi contenuti a cui guardare. Il nuovo tool, annunciato da Facebook, permetterà agli operatori dell’informazione di attingere a news, immagini, video e tendenze che arriveranno sia da Facebook che da Instagram.

    Facebook-Signal-news

    Siamo entusiasti di introdurre Signal, per Facebook e Instagram, uno strumento gratuito rivolto ai giornalisti, per scoprire e curare nuovi contenuti, che vogliono raccogliere, gestire le fonti e incorporare contenuti interessanti da Facebook e da Twitter.

    Insomma uno strumento che i giornalisti non potranno che apprezzare e che spinge ancora una volta Facebook nel mondo delle news. Ancora una volta perchè questa non la sola mossa fatta in questa direzione. E’ da almeno due anni che Facebook prova a entrare in questo settore. Per un semplice motivo, perchè le notizie sono i contenuti più ricercati dagli utenti in assoluto, anche su Facebook. Un dato che è ormai inconfutabile. E dare spazio alle news significa visualizzazioni sulla piattaforma, quindi advertising e quindi revenues. E il cerchio si chiude.

    Facebook-Signal-giornalisti

    Facebook due anni fa avviò un altro strumento che è la sezione Trending, molto simile a quella che si vede già su Twitter, ma più organizzata. Con Signal Facebook si spinge oltre, offrendo la possibilità di accedere ai contenuti con uno strumento più adeguato, infatti i contenuti possono essere rintracciati per località, possono essere salvati in specifiche collezioni. Le redazioni possono poi integrare anche le API di Signal in modo da avere il feed delle notizie e le visualizzazioni delle news all’interno del loro stesso sito. Qui tutte le informazioni.

    Facebook dunque sfida Twitter che a sua volta è pronta a lanciare Project Lightning, un progetto che dovrebbe aiutare e incrementare l’uso della piattaforma sia per gli utenti ma anche per i giornalisti. E in questa direzione, nel mese di agosto Twitter ha annunciato l’avvio di test per la sezione News da mobile, una sezione dedicata alle Trending News.

    La sfida sulle news dunque si accende e stavolta è Twitter ad apparire in affanno.

    Al momento Facebook Signal è solo per giornalisti in lingua inglese e, anche se non si conoscono dettagli precisi, è presumibile che presto lo sarà anche per i giornalisti di tutto il mondo.

  • Prezi arriva in Italia con il traguardo di 60 milioni di utenti

    Prezi arriva in Italia con il traguardo di 60 milioni di utenti

    Da oggi Prezi arriva in Italia e porta con sè l’annuncio del traguardo, appena raggiunto, di 60 milioni di utenti. Il servizio per realizzare presentazioni dinamiche conta in Italia 350 mila utenti che da oggi potranno vedere esaudite le loro esigenze in maniera più diretta.

    Siamo sicuri che molti di voi sanno già di cosa si tratta e apprezzeranno molto questa notizia. Prezi, il servizio per realizzare presentazioni dinamiche, rivolto ad aziende, professionisti e freelance, annuncia oggi il suo arrivo ufficiale in Italia. Una notizia che farà felici i 350 mila utenti italiani registrati che già oggi usano Prezi per le loro presentazioni e che ogni ora effettuano oltre 300 visualizzazioni di una delle tantissime presentazioni in archivio. In questo modo la ex startup fondata nel 2009 potrà meglio rispondere alle esigenze degli utenti italiani. Una notizia dunque che, siamo sicuri, farà felici tanti di voi che già usano questo servizio.

    prezi_logo

    Ma questa non è la sola notizia. Prezi annuncia sempre oggi che gli utenti che utilizzano il servizio sono 60 milioni, un traguardo importante per l’azienda fondata da Adam Somlai-Fischer, Peter Halacsy e Peter Arvai che in questi sei anni è cresciuta in modo esponenziale. Gli utenti erano 50 milioni a novembre dello scorso anno, quindi una crescita di 10 milioni di utenti in 10 mesi.

    I 60 milioni di utenti hanno ad oggi creato 190 milioni di Prezi pubblici, collezionando 1 miliardo di visualizzazioni. Se si provasse a sommare il tempo che gli utenti hanno trascorso a vedere le presentazioni, allora verrebbe fuori un numero di 2.711 anni!

    Come dicevamo, Prezi è molto usato tra i professionisti e le agenzie per preparare presentazioni coinvolgenti, molto simili a questa. Ma sono tanti anche i brand che fanno uso di Prezi, aziende come Lufthansa, il festival South per South West, Discovery Channel, il Gruppo Bloomberg.

    I risultati rilevanti aggiunti da Prezi, in termini di users, redemption e numeri, hanno creato le condizioni con cui affrontare la prossima fase che vede il coinvolgimento di due nuovi dirigenti a livello globale, Jim Szafranski, Chief Operating Officer (COO) e Jim Banister, a capo dello sviluppo del prodotto, e una nuova collaborazione strategica con Logitech, è pronta a lavorare per permettere ai suoi utenti, professionali e non, di realizzare presentazioni ancora più coinvolgenti e travolgenti.

    prezi-fondatori

    Infatti, Prezi e Logitech collaboreranno insieme per trovare soluzioni integrate in grado di migliorare sempre di più le performance del prodotto Prezi, dal punto di vista tecnologico, da quello della user interface e dal quello della user experience. A questo proposito Charlotte Johs, global vice president dello sviluppo periferiche computer di Logitech, ha dichiarato:

    Lavorare con Prezi ci permetterà di capire meglio le esigenze di chi deve effettuare presentazioni, così da sviluppare tecnologie in grado di aiutarli a costruire e consegnare presentazioni sempre più efficaci e impattanti”.

    Prezi, ormai ex startup e azienda che viene sempre più citata come caso di successo, continua a crescere e a migliorarsi, mantenendo ben saldo il suo elemento di forza e distintivo, ossia il “visual storytelling”. Prezi vuole essere il servizio con cui le presentazioni vengono pensate, preparate e “consegnate” grazie alla sua efficacia e alla sua capacità di arrivare meglio e prima al pubblico, usando immagini, icone e simboli.

    E sull’elemento della “narrazione visiva” interviene anche Peter Arvai, CEO e co-fondatore di Prezi:

    La narrazione visiva è la chiave per il successo dei nostri clienti, li aiuta a distinguersi e a venire notati in contesti sempre più caotici e piatti, dove gli elenchi puntati hanno iniziato a sostituire il significato delle cose.

    Prezi ha oggi una doppia sede, a Budapest e San Francisco, e impiega più di 250 dipendenti provenienti da 27 paesi diversi. La piattaforma è disponibile in 9 lingue, tra cui inglese, tedesco, francese, giapponese coreano e, da oggi, anche italiano.

    Da oggi Prezi arriva nel nostro paese e siamo felici di darvi questa importante notizia e ricordatevi da oggi #PreziParlaItaliano!

  • Facebook lancia il tasto empatia, non il dislike

    Facebook lancia il tasto empatia, non il dislike

    E’ bastata la sola parola “dislike” contenuta in un domanda fatta a Mark Zuckerberg nel “Q&A with Mark” per scatenare tutti con il lancio del tasto “non mi piace”. Ma le cose non stanno così. Zuckerberg nel rispondere alla domanda di un utente ha dichiarato che si sta lavorando su un tasto “empatia”, per dare più alternative al classico “like”.

    Che tutti fossero lì pronti a parlare di tasto “non mi piace“, “dislike“, è cosa arcinota. Di un possibile tasto per esprimere un parere negativo al classico tasto “like” se ne parla ormai da anni, anche se in effetti Facebook non avrebbe alcun interesse a lanciare una simile iniziativa. E durante il “Q&A with Mark“, un momento, che sta diventando ormai una tradizione a Menlo Park (la sede di Facebook), di domande e risposta con il CEO e fondatore del socialnetwork più usato al mondo, un utente ha formulato una domanda in cui chiedeva a Zuckerberg se Facebook stesse studiando un tasto alternativo al “like”, quindi una sorta di “dislike”. E’ bastato solo la citazione della parola #dislike per scatenare un fiume di news che davano per imminente l’arrivo sulla piattaforma l’arrivo del “tanto atteso” tasto “non mi piace.

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    Ma ovviamente niente di tutto questo è vero perchè Zuckerberg non ha detto che Facebook è pronto a lanciare il tasto “dislike”. Tutt’altro! Ha dichiarato che è allo studio un “tasto empatia”, una formula che possa offrire agli utenti diverse possibilità di interagire con un contenuto postato da un amico. E nella risposta lo stesso Zuckerberg conferma che sono ormai centinaia gli utenti che hanno chiesto il tasto “dislike”.

    L’intento è dunque quello di offrire agli utenti la possibilità di esprimere empatia e il CEO di Facebook ha fatto l’esempio di contenuti che fanno riferimento alla tragedia dei rifugiati oppure ad un contenuto in cui un utente annuncia la morte di un proprio caro. Ecco, in queste situazione “gli utenti di trovano a disagio e vorrebbero esprimersi per fa capire che comprendono quel contenuto”. Allo stesso modo, si posso citare anche contenuti più allegri dove sempre lo stesso “mi piace” può risultare riduttivo.

    Ecco perchè credo che sia importante dare agli utenti più opzioni rispetto ad un solo “like”

    Zuckerberg ha poi dichiarato che su questo stanno lavorando da molto e che presto potrebbe essere lanciato.

    Ecco, in effetti c’è una bella differenza tra quello che ha dichiarato Zuckerberg e quello che tanti hanno compreso.

    Il “tasto empatia”, se vogliamo continuare a chiamarlo così (visto che lo stesso Zuckerberg non ha fatto nome), è una modalità che in effetti si rende necessaria per come ormai si è evoluto Facebook.

    Siete d’accordo? Che ne pensate?

  • Cyberstalking: dove non arriva la legge, arriva la Cassazione

    Cyberstalking: dove non arriva la legge, arriva la Cassazione

    Il Cyberstalking è un tema sempre più di attualità e, purtroppo, non più così raro. E di fronte a questo fenomeno crescente, la legge attuale ancora non lo contempla. In mancanza, interviene la Cassazione. Sarebbe il caso che in Italia si cominciasse ad emanare una legge ad hoc.

    Il cyberstalking – ovvero lo stalking caratterizzato dall’utilizzo delle nuove tecnologie quali la posta elettronica, la chat, la messaggistica istantanea, i social network, per molestare o perseguitare la vittima – è un fenomeno ormai non più così raro. Eppure l’art. 612 – bis c.p. non contempla questa ipotesi di reato (il comma 2 parla, genericamente, di ‘mezzi informatici o telematici’). Ecco che, allora, interviene la Corte di Cassazione la quale, con la sentenza n. 36894 del 11.09.2015, torna nuovamente ad occuparsi dell’argomento.

    Il caso

    La fattispecie è la seguente: l’imputato, condannato in primo e in secondo grado per il delitto di atti persecutori, propone ricorso presso la Corte di Cassazione cercando di “minimizzare” la condotta posta in essere nei confronti della vittima e ottenere l’annullamento della sentenza impugnata. Il caso è piuttosto classico: due giovani hanno una relazione sentimentale e la donna rimane incinta. La relazione finisce e l’ex fidanzato non si rassegna, minacciando, perseguitando e ponendo in essere atti violenti nei confronti della donna. La particolarità sta nel fatto che, per essere più ‘efficace’, l’uomo crea profili falsi, a nome della vittima, sui social network frequentati da maniaci sessuali, i quali cominciano a contattare quest’ultima, credendola disponibile per i loro interessi.

    cyberstalking

    La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso perché la condotta sopra citata, insieme ai ripetuti episodi di minacce, persecuzioni e atti di violenza nei confronti della parte offesa (nei confronti dell’imputato, già condannato, si è reso in seguito necessario aggravare le misure cautelari), integrano senza ombra di dubbio il reato di stalking. Va precisato, peraltro, che l’utilizzo dei social network è particolarmente invasivo, a causa dell’innumerevole numero di utenti (anche malintenzionati) che possono visionare il profilo e mettersi in contatto.

    I precedenti giurisprudenziali

    La sentenza n. 36894/2015 è la terza decisione della Corte di Cassazione penale in materia di “cyberstalking”. La prima sentenza, che ha fatto da “apripista”, è la n. 32404 del 10.08.2010: in quell’occasione, l’imputato aveva trasmesso, tramite Facebook, un filmato che lo ritraeva durante un rapporto intimo con la vittima.

    Il 24.06.2011 la Suprema Corte deposita la sentenza n. 25488, nella quale ribadisce che anche l’invio di continui messaggi di minacce su Facebook, unitamente alle altre condotte persecutorie, integra il reato di stalking.

    Perché le sentenze sull’argomento che stiamo trattando sono così poche? Una motivazione potrebbe essere la circostanza che l’art. 612 bis c.p. prende in considerazione l’elemento soggettivo del danno psicologico causato nella vittima (la norma parla di “stato d’ansia o di paura”, nonché di “fondato timore per la propria incolumità” o di quella di congiunti o di persone con le quali la vittima ha un legame affettivo), e non l’elemento oggettivo della condotta in quanto tale.

    Visti i numerosi episodi che si stanno verificando, tuttavia, sarebbe forse il caso che il legislatore rivedesse la norma del 2009, adeguandola alla nuova realtà.

    Allora, cosa ne pensate?

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  • Musica e startup, ecco i progetti conosciuti agli #MTVDigitalDays

    Musica e startup, ecco i progetti conosciuti agli #MTVDigitalDays

    Gli MTV Digital Days si pongono sempre più come evento di musica ma anche come appuntamento di confronto tra musica, digitale e tecnologia. E nella due giorni alla Villa Reale di Monza abbiamo incontrato alcune startup presenti all’Innovation Village che innovano il settore musicale e non solo.

    Gli MTV Digital Days che si sono tenuti lo scorso weekend alla Villa Reale di Monza hanno fatto registrare una grande partecipazione di pubblico, si parla di oltre 30 mila persone ad assistere ai concerti, ma anche una grande attenzione da parte di tantissimi giovani verso i temi del digitale e della tecnologia. Temi su cui gli #MTVDigitalDays ormai puntano con decisione. Quindi musica, digitale e tecnologia di rivela un gran mix per divertire, ma anche per comprendere quale direzione sta prendendo il settore, e non solo.

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    Nella due giorni all’interno della bellissima Villa Reale di Monza, prestigiosa cornice a questo evento giunto alla terza edizione, ma già molto maturo, abbiamo avuto modo di incontrare alcune delle startup e alcuni dei progetti all’interno dell’Innovation Village allestito presso “La Tenda nei Giardini“.

    All’interno di questo spazio tecnologico abbiamo incontrato alcuni interessanti progetti di startupper che vogliamo presentarvi:

    • Battle Tunes – è una piattaforma musicale che permette ad artisti emergenti di poter essere apprezzati direttamente dagli utenti, e non dalle “case discografiche”. La “battaglia” inizia quanto un utente una volta arrivato sul sito sceglie un genere da ascoltare. Da quel momento l’algoritmo della piattaforma seleziona due artisti che si confrontano e vince chi ottiene più consensi proprio dagli utenti. Un metodo “democratico”, come lo definiscono gli ideatori, che tende a far emergere prima i nuovi artisti. Un progetto musicale che dunque mira a sfruttare le enormi potenzialità della rete che offre alternative all’interno del mercato musicale che in questi anni ha dovuto misurarsi in maniera rilevante proprio con l’emergere del digitale. La piattaforma prevede anche mobile app per Android e iOS. Ad oggi gli utenti sono 4 mila e l’obiettivo è quello di continuare a crescere.
    • Feel the music, see the music – questa è un’installazione che ci ha incuriosito molto, ideata da Chiara Tedone, studentessa Rufa di “Visual and innovation design”.  La sua applicazione permette di sentire la musica e quindi farla diventare anche un’esperienza visiva. Una volta selezionata una canzone dal proprio lettore mp3 o da una playlist precedentemente impostata, l’applicazione trasforma la musica in immagini astratte che seguono l’andamento del testo e reagiscono agli impulsi della musica. L’effetto è quello di vedere un continuo movimento di forme e colori e ci permettono davvero di “sentire” la musica. L’applicazione può essere impiegata in concerti, discoteche, ma anche in feste private per dare un tocco originale. L’app è stata premiata al RUFA Contest 2015, il concorso indetto dalla Rome University of Fine Arts in collaborazione con MTV.
    • Guestar – è una piattaforma house concert che permette all’utente di organizzarsi il concerto dell’artista o del gruppo preferito direttamente a “casa sua”. Una volta registrati sul sito, gli utenti hanno la possibilità di presentare la location dove vorrebbero che il concerto dell’artista preferito avesse luogo. Fatto questo, è poi lo stesso artista che sceglie la location. E’ quindi una piattaforma che vuole fare in modo che gli amanti della musica dal vivo possano avere il concerto direttamente a casa propria e, dall’altro, offrire ai musicisti altre occasioni di incontro e di musica al di fuori dei periodi con date concentrate sono in momenti blindati. Guestar nasce da un’idea di Enrico Mutti, Paul Sears e Francesco Gaudesi, già fondatori di Spaceship Management che cura gli interessi di diversi artisti. Sul sito potrete anche vedere l’esperienza fatta da Manuel Agnelli e da Rodrigo D’Erasmo degli Afterhours.
    • FabLab Milano – è lo spazio milanese che si basa sul concetto di “share, learn and make”, un luogo di incontro che diventa anche un luogo di formazione e sperimentazione. Giovani studenti con professionisti, professori e imprese, si incontrano crando sinergie, facilitando lo scambio di idee e la nascita di progetti. Le macchine stampanti 3D fungono da occasione per la nascita di progetti innovativi. FabLab è un progetto della Fondazione Mike Bongiorno e vuole porsi come momento di incontro ma anche di crescita per tutti coloro che vogliono realizzare dei progetti avendo a disposizione lo spazio per mettere a frutto la propria creatività.

    Questi i progetti che abbiamo avuto modo di conoscere direttamente all’interno dell’Innovation Village, la dimostrazione che di fatto la musica, la tecnologia e il digitale possono dare vita a grandi progetti.

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    All’interno dello stesso Innovation Village abbiamo anche avuto occasione di “toccare con mano” la nuova Ibiza Connect, #NewIbiza4MTV, un’auto che permette una connettivitá davvero degna di questo nome. In pratica grazie a questo nuovo sistema porti dentro l’auto il tuo smartphone e significa quindi anche tutta le app che si usano di solito. Ad esempio, se mentre si è alla guida arriva un messaggio da Facebook, da Twitter o anche da WhatsApp l’auto leggerá il messaggio in audio. Altro esempio? E’ possinile ascoltare la musica da Spotify oppure da Google Play Music. O ancora si può usare Google Maps sull’ampio display touch-screen della Ibiza, a questo punto i navigatori satellitari diventano superflui. Sempre dal touch-screen è possibile anche visionare tante funzionalità e informazioni sullo stato dell’auto. Insomma, una utilitaria (1000 di cilindrata, 75 cv) che offre una connettivitá social, é il caso di dire.

    [photo credits: SEAT Italia]

  • E-commerce, ecco i mercati più grandi del mondo

    E-commerce, ecco i mercati più grandi del mondo

    Remarkety, piattaforma e-commerce per il data driven marketing, ha realizzato una ricerca, con relativa infografica, che mostra i mercati dove l’e-commerce è più grande. Forse non sarà una sorpresa per voi, ma la Cina è il paese dove il fenomeno è più forte, gli Usa sono secondi. L’Italia è fuori dai primi 10.

    L’e-commerce è ormai un fenomeno in forte crescita in tutto il mondo che nel 2014 faceva registrare un valore di oltre 1.200 miliardi di dollari. Anche nel nostro paese il fenomeno è in forte crescita, anche se restiamo ancora indietro in Europa in termini di penetrazione del fenomeno. E per conoscere quali sono i paesi, i mercati, dove l’e-commerce è più forte, Remarkety, società che ha realizzato una piattaforma e-commerce per il data driven marketing, ha realizzato una ricerca, e la relativa infografica (che trovate in fondo al post), in cui vengono evidenziati i paesi in cui l’e-commerce è effettivamente un fenomeno affermato, con una certa maturità, se si può dire così. La ricerca ha preso in esame diversi elementi tra i quali anche la penetrazione mobile in ogni paese o anche le abitudini di acquisto degli utenti.

    E allora si scopre, forse nemmeno con tanta sorpresa, che al primo posto di una classifica di dieci, la Cina è il mercato più grande con un valore di 506,66 miliardi di dollari. E’ chiaro che il fattore popolazione, specie in questo caso, conta parecchio in termini di dimensione del mercato. Gli utenti internet in cina sono 600 milioni e il 75% di essi prima di acquistare qualcosa online preferisce ricevere una mail con una promozione, elemento utile da sapere dunque. E proprio per questo gli acquisti vengono effettuati da mobile (33% da smartphone e 33% da tablet) proprio perchè da questi dispositivi è possibile controllare meglio la propria casella di posta elettronica. Inoltre, l’età media in Cina degli utenti che acquistano online è di 25 anni.

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    Al secondo posto in questa classifica troviamo gli Usa, che solitamente si pensi siano il mercato più grande in termini di e-commerce ma non è così. Negli Usa il valore del commercio online è di 349,06 miliardi di dollari e il 28% degli utenti effettua acquisti online da dispositivi mobili. Nonostante quasi 200 milioni di utenti online, c’è da dire però che solo il 28% delle piccole imprese ad oggi riesce a vendere online, anche se la ricerca registra anche che il 57% dei negozi americani vende anche online. Molti utenti poi considerano importante il fatto di poter controllare i prodotti che acquisteranno online in un negozio a loro vicino.

    Al terzo posto troviamo il Regno Unito che è poi il mercato più grande in Europa. In Uk il valore dell’e-commerce è di 93,89 miliardi di dollari con il 28,6% degli utenti che effettua acquisti online da dispositivi mobili. Le vendite online sono già il 13% dell’economia del Regno Unito e sono il 14% delle vendite al dettaglio. PayPal è il sistema di pagamento più usato, poi carta di credito. Non è più diffuso il pagamento in contanti alla consegna, cosa invece ancora molto presente in Russia. Più di un terzo delle vendite in Uk si verificano dopo le 18, quindi dopo la giornata lavorativa e a quanto pare l’invio di email promozionali funziona meglio se lo si effettua proprio nelle ore serali.

    In quarta posizione troviamo il Giappone che si distingue per il fatto che in questo paese si registra la percentuale più alta di utenti che effettua acquisti da smartphone, il 46% delle vendite le si effettua proprio da questo dispositivo mobile. Il valore dell’e-commerce in Giappone è di 79,33 miliardi di dollari. L’80% circa della popolazione online in Giappone fa acquisti online.

    Potete poi scorrere gli altri dati dall’infografica.

    Come avrete notato, in questa classifica a 10 manca il nostro paese. Con 11 milioni di utenti che fanno abitualmente acquisti online, e 22 milioni che fanno almeno un acquisto online nella loro vita, il valore dell’e-commerce in Italia per il 2015 sarà di 15 miliardi di euro, quindi 16,9 miliardi di dollari. Ecco perchè spiegato il motivo per cui non rientra nella classifica a dieci, visto che il decimo paese è il Brasile con un valore di 18,8 miliardi di dollari.

    L’e-commerce nel nostro paese è in forte crescita, nel 2014 il valore era di 13,2 miliardi di dollari, e sta crescendo molto il fenomeno del mobile commerce. Il valore delle vendite da mobile supera i 2 miliardi di euro e fa registrare una incidenza complessiva del 10% sul totale. La penetrazione del fenomeno complessivo dell’e-commerce resta ancora molto bassa, attestandosi intorno al 3,5%.

    Siamo lontani dai numeri che abbiamo appena visto dalla ricerca. Da una parte pesa il fatto che sono ancora tante le attività che non scelgono l’opportunità di vendere online e, tra chi già lo fa, spesso pesa anche la carenza di servizi adeguati. Dall’altra, dal lato utente, pesa anche una livello di fiducia non ancora ai livelli del Giappone, tanto per fare un esempio. Ma siamo sicuri che migliorando i servizi e soprattutto la qualità dei servizi, anche nel nostro paese l’e-commerce potrà assumere una dimensione paragonabile a quella di Uk, Germania o Francia.

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