Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • La settimana sui Social Media durante le elezioni Usa

    La settimana sui Social Media durante le elezioni Usa

    La settimana che sta per terminare è stata sui social media caratterizzata, ovviamente, dalle elezioni Usa. Non ci sono grandi novità quindi, a parte quella di WhatsApp, il contatore dei follower per i creator su Snapchat, la “soffiata” che riguarda Instagram e il nuovo layout di LinkedIn.

    Settimana caratterizzata dalle elezioni Usa (di cui ancora, a distanza di quattro giorni non si conosce il nome del 46° presidente degli Stati Uniti d’America) quella che sta per terminare sui Social Media. Ovviamente in questo frangente le piattaforme sono state al centro del dibattito e hanno svolto, come sempre del resto, il ruolo informativo che gli compete.

    social media settimana

    E per questo ruolo, anche per evitare gli errori fatti nel 2016, Facebook e Twitter in particolare hanno messo in campo una serie di strumenti per evitare la diffusione di disinformazione e di notizie false, per evitare, quindi, che le piattaforme si trovassero ancora una volta a fungere da megafono per tutti coloro che avessero interessa ad usarle in questo senso.

    Facebook pubblicherà il nome del presidente con una notifica

    La notizia si in questi giorni e ha a he fare proprio con il ritardo che sta caratterizzando le operazioni di conteggio dei voti, soprattutto in quelli che sono definiti gli stati chiave, dove appunto il divario dei candidati è molto ridotto. Facebook pubblicherà il nome del presidente eletto nella parte alta dell’app, con una notifica. Lo stesso avverrà su Instagram. La pubblicazione del nome del nuovo presidente Usa si baserà su delle fonti specifiche, come ABC News, CBS News, Fox News, NBC News, CNN, The Associated Press e Reuters.

    Twitter alle prese con i deliri di Steve Bannon e di Donald Trump

    Anche per Twitter questa non è stata una settimana semplice. Più volte la piattaforma è dovuta intervenire nell’apporre l’etichetta grigia ai vari tweet di Donald Trump, etichetta che viene apposta nel momento in cui il contenuto viene ritenuto controverso e fuorviante. In questo modo, il tweet non può essere condiviso come qualsiasi altro tweet, ma può solo essere retwittato con citazione obbligatoria. Ossia, chi volesse condividerlo in questo unico modo, si prende la responsabilità di diffondere disinformazione. E non compare il numero delle volte in cui il tweet viene condiviso.

    La piattaforma è intervenuta anche per evidenziare le varie disinformazioni che dall’account di Donald Trump sono state twittae mentre il presidente ribadiva, in sostanza, di non voler concedere la vittoria a Biden e di continuare a parlare di brogli e truffa senza averne le prove. Ed intervenuta anche per disattivare l’account di Steve Bannon che aveva incitato alla violenza, scrivendo di voler “tagliare la testa” al dottor Fauci, consulente per il Covid-19 della amministrazione Trump. Lo stesso ha fatto YouTube chiudendo il suo account.

    I messaggi effimeri arrivano su WhatsApp

    Nel corso di questo mrse sara possibile attivare i messaggi effimeri su WhatsApp. Si tratta di messaggi che, se attivati, scompariranno nel giro di 7 giorni:

    WhatsApp, ecco i messaggi effimeri che scompaiono entro 7 giorni

    Il contatore dei follower per i creator di Snapchat

    Snapchat per la prima volta offre ai suoi creator a possibilità di pubblicare un dato numerico, ed è quello che riguarda il numero dei follower. Il dato può essere attivato, o disattivato, direttamente dallo stesso creator dalle impostazioni dell’app.

    I profili creator sono stati lanciati dall’app nel mese di settembre di quest’anno, un modo per permettere gli utenti di poter gestire la propria area al fine di lavorare con le aziende. Di conseguenza, il dato del numero dei follower è diventato fondamentale, utile per i creator per dimostrare il loro “peso” alle aziende.

    Il nuovo layout di LinkedIn arriva in Italia

    Annunciato a settembre di quest’anno, dopo qualche settimana il nuovo layout di LinkedIn è visibile anche per gli utenti italiani. Un layout che si apprezza forse più da nobile he da desktop, con un blu che strizza l’occhi ad altre piattaforme. Però, c’è da dire che l’esperienza utente è migliorata, specie, per quello che abbiamo notato, per la sezione ricerca. Adesso più ordinata e intuitiva, divisa per sezioni.

    LinkedIn oggi conta 700 milioni di utenti, quella italiana è una delle prima dieci community al mondo, dove ogni minuto 3 persone trovano una opportunità professionale. E poi, sono già 2,5 milioni gli utenti che hanno adottato all’interno del loro profilo “Open to Work”, un modo per evidenziare di essere alla ricerca di lavoro, una modalità che ha permesso agli utenti di ricevere il 40% di messaggi da reclutatori e il 20% in più di messaggi dalla community.

    Instagram prova dare vita alle interazioni nelle Stories senza messaggi

    Diciamolo subito, non ci sono conferme ufficiali rispetto a questa che, più che novità, va considerata come una “soffiata”. E quindi non vi è certezza che possa vedere la luce un giorno sull’app.

    Ci riferiamo alla possibilità di poter interagire con le Stories su Instagram, ma senza per forza passare dai DM, come avviene adesso. In pratica, Instagram potrebbe lasciare la possibilità agli utenti di interagire con le Stories cliccando sull’icona delle faccine che potrebbe comparire prima di quella dei DM. In questo modo, l’interazione non andrebbe ad incanalarsi in una conversazione privata, ma sarebbe pubblica. E in che modo questo influirà sulla visibilità del contenuto? L’algoritmo considererà quindi il maggior numero di faccine ottenute per evidenziare una Storia? Ovviamente sono solo alcune domande che sorgono spontanee. E voi che ne pensate?

    Ecco, questo era il nostro piccolo resoconto della settimana sui social media per come l’abbiamo vista noi. Se avete altre segnalazioni, noi siamo qui oppure segnalatele attraverso i nostri canali social media.

  • WhatsApp, ecco i messaggi effimeri che scompaiono entro 7 giorni

    WhatsApp, ecco i messaggi effimeri che scompaiono entro 7 giorni

    Su WhatsApp arrivano i messaggi effimeri che scompaiono entro 7 giorni, sia nelle chat individuali che in quelle di gruppo. Saranno attivati per Android e iOS entro questo mese a livello globale.

    Questa novità interesserà tutti coloro che hanno sempre pensato che su WhatsApp si accumulassero messaggi che non  avrebbe senso continuare a conservare in eterno. Ed è proprio questo il motivo per cui WhatsApp oggi presenta i nuovi messaggi effimeri, che scompariranno nell’arco di 7 giorni, proprio per evitare che i messaggi vengano conservati “in eterno”.

    A partire da oggi, 5 novembre 2020, i messaggi effimeri saranno attivati per tutti gli utenti a livello globale, sia per Android che per iOS, nel corso di questo mese.

    whatsapp messaggi effimeri franzrusso.it

    Intanto c’è da dire subito che l’idea iniziale è quella di tenerli visibili per 7 giorni e poi cancellarli automaticamente, ma il passaggio successivo è quello di abbreviare il tempo di visibilità.

    “Per il momento, abbiamo deciso di rendere i messaggi effimeri visibili per 7 giorni, in quanto riteniamo che questo sia un intervallo di tempo adeguato per consentire agli utenti di non perdere il filo del discorso e di accedere ai messaggi di cui hanno bisogno“. Si legge nel post che annuncia la novità di oggi sul blog ufficiale di WhatsApp. L’intento del’app di Facebook è quello di rendere visibili i messaggi, come “la lista della spesa, l’indirizzo di un negozio” o anche un numero di telefono da ricordare, per un tempo limitato.

    Se si tratta di chat private, allora entrambi gli interlocutori possono attivare o disattivare i messaggi effimeri. Mentre all’interno delle chat di gruppo saranno solo gli amministratori quelli abilitati ad usare questa funzione.

    Come funzionano i messaggi effimeri su WhatsApp

    Ma vediamo più in dettagli come funzionano i messaggi effimeri su WhatsApp. Vediamo i casi in cui verranno attivati:

    • se un contatto non apre WhatsApp per sette giorni, il messaggio scomparirà. Tuttavia, l’anteprima del messaggio potrebbe comunque essere ancora visibile nelle notifiche fino all’apertura di Whatsapp.
    • sappiamo che quando si risponde a un messaggio, viene citato il messaggio iniziale. Se si risponde a un messaggio effimero, il testo citato potrebbe rimanere visibile nella chat anche trascorsi i sette giorni.
    • se un messaggio effimero viene inoltrato a una chat in cui i messaggi effimeri sono disattivati, questo resterà visibile nella chat inoltrata.
    • se un utente esegue un backup quando il messaggio effimero è ancora visibile, questo verrà incluso nel backup. I messaggi effimeri verranno cancellati quando un utente esegue il ripristino da un backup.

    Come attivare i messaggi effimeri su WhatsApp

    Ecco come attivare i messaggi effimeri su WhatsApp:

    1. Apri la chat di WhatsApp.
    2. Tocca il nome del contatto.
    3. Tocca Messaggi effimeri.
      • Se richiesto, tocca CONTINUA.
    4. Seleziona Sì.

    Anche le immagini o video scompariranno con i messaggi effimeri

    Caso che va specificato bene è quello legato ai vari allegati che accompagnano i messaggi, come foto o video. In situazione di messaggi normali, le immagini o video vengono raccolti all’interno del dispositivo, ma se si tratta di messaggi effimeri anche gli allegati compariranno entro 7 giorni. Quindi verranno salvati all’interno del dispositivo solo per pochi giorni.

    C’è da specificare che la novità riguarderà, quando sarà attiva all’interno della vostra app, solo per i messaggi nuovi, non avrà alcun effetto quindi sui messaggi vecchi conservati nelle chat.

    Allora, che ne pensate?

  • Smart working 2020, sono più di 6,5 milioni gli smart workers

    Smart working 2020, sono più di 6,5 milioni gli smart workers

    Il Covid-19 ha provocato una crescita esponenziale dello smart working in Italia, come prevedibile. I dati dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano ci dicono che si è passati da 570 mila a 6,58 milioni di smart workers.

    Come abbiamo più volte sottolineato da inizia pandemia, il Covid-19 ha accelerato diversi fenomeni. Prima tra tutti, quella della digitalizzazione di diversi processi, molte aziende hanno abbracciato il digitale come mai prima. E le stesse aziende si sono trovate poi ad affrontare il fenomeno dello smart working, un fenomeno che nel nostro paese era molto circoscritto prima del decreto di febbraio di quest’anno.

    Smart Working in Italia nel 2020, un vero boom

    Ebbene, i dati dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano ci descrivono un vero boom dello smart working in Italia in questi ultimi mesi. Non che questi rappresenti una sorpresa, era un dato atteso, ma i numeri sono comunque importanti, se consideriamo, inoltre, che buona parte di coloro che per necessità sono diventati smart workers non torneranno più indietro, e sono tanti.

    smart working italia 2020

    Pensate, lo abbiamo anche riportato, che prima del Coronavirus gli smart workers in Italia erano appena 570 mila, facendo segnare nel 2019 comunque una crescita del 15%. Adesso la crescita è del 1.050% e gli smart workers italiani sono 6,58 milioni. Numeri che impressionano e che danno bene l’idea di cosa sia stato il fenomeno per le aziende italiane e, di conseguenza, per le città italiane, un aspetto quest’ultimo non secondario.

    Il fenomeno ha coinvolto il 97% delle aziende, il 94% delle pubbliche amministrazioni italiane e il 58% delle Piccole e Medie Imprese. Dei 6,58 milioni di smart workers, la maggior parte lavora nelle grandi imprese, 2,11 milioni; 1,13 milioni lavora nelle PMI; 1,5 milioni nelle microimprese sotto i dieci addetti e infine 1,85 milioni di lavoratori agili nelle PA.

    I dati ci dicono anche che a settembre, al ritorno dalle ferie, il numero di smart workers era comunque alto: 5,06 milioni. Ed erano così suddivisi: 1,67 milioni nelle grandi imprese; 890 mila nelle PMI; 1,18 milioni nelle microimprese; 1,32 milioni nella PA. In media i lavoratori nelle grandi aziende private hanno lavorato da remoto per la metà del loro tempo lavorativo (circa 2,7 giorni a settimana), nel pubblico 1,2 giorni a settimana.

    Il dato forse più interessante è che alla fine dell’emergenza, perché finirà prima o poi, saranno ben 5,35 milioni gli smart worker che continueranno a lavorare in remoto, un numero che resta quindi molto alto. Di questi, 1,72 milioni continueranno da casa nelle grandi imprese; 920mila nelle PMI; 1,23 milioni nelle microimprese e 1,48 milioni nelle PA.

    Smart Working e “New Normal”

    A fronte di questa “nuova normalità” o “new normal“, il 70% delle grandi imprese aumenterà le giornate di lavoro da remoto, portandole in media da uno a 2,7 giorni alla settimana, una su due modificherà gli spazi fisici. Nelle PA saranno introdotti progetti di smart working (48%), aumenteranno le persone coinvolte nei progetti (72%) e si lavorerà da remoto in media 1,4 giorni alla settimana (47%), rispetto alla giornata media attuale.

    smart working new normal 2020

    Due aspetti possiamo cogliere da questi dati, tra l’altro ripresi anche qui sul nostro blog. E cioè che questa pandemia ha dimostrato che un nuovo modo di lavorare è possibile, anche nel nostro paese. Sembrava quasi difficile a credersi solo 1 anno fa.

    E poi, questa pandemia ha messo a nudo l’impreparazione delle aziende, tecnologica e non solo.

    Più di due grandi imprese su tre hanno dovuto aumentare la dotazione di pc portatili e altri strumenti hardware (69%) e di strumenti per poter accedere da remoto agli applicativi aziendali (65%); tre PA su quattro hanno incoraggiato i dipendenti a usare i dispositivi personali; il 50% delle PMI non ha potuto operare da remoto. A livello organizzativo, invece, è stato difficile mantenere un equilibrio fra lavoro e vita privata per il 58% delle grandi aziende e il 28% dei lavoratori, e per il 33% delle organizzazioni i manager non erano preparati a gestire il lavoro da remoto.

    Nonostante le difficoltà, questo tipologia di smart working atipico ha contribuito a migliorare le competenze digitali dei dipendenti (per il 71% delle grandi imprese e il 53% delle PA), a ripensare i processi aziendali (59% e 42%) e ad abbattere barriere e pregiudizi sul lavoro agile (65% delle grandi imprese), segnando una svolta irreversibile nell’organizzazione del lavoro.

    smart working equilibrio 2020

    Ma vi è ancora un altro aspetto che emerge da questi dati interessanti. Il 29% dei lavoratori ha incontrato difficoltà a separare il tempo del lavoro e quello privato e a mantenere un equilibrio fra i due aspetti (28%), oltre a sperimentare una sensazione di isolamento nei confronti dell’organizzazione nel suo insieme (29%). Il difficile work-life balance è stata anche la prima barriera da superare per le grandi imprese (58%), seguita dalla disparità del carico di lavoro fra alcuni lavoratori meno impegnati e altri sovraccaricati (40%), dall’impreparazione dei manager a gestire il lavoro da remoto (33%) e limitate competenze digitali del personale (31%). Nelle PA, invece, le difficoltà maggiori hanno riguardato l’inadeguatezza delle tecnologie a disposizione (46%) e la disparità nel carico di lavoro (39%), poi l’equilibrio fra vita privata e professionale (33%) e le scarse competenze digitali (31%).

    Ecco, questi i dati, presentati oggi durante una conferenza online, più rilevanti che abbiamo colto.

    E voi che ne pensate? Siete tra quelli che hanno approcciato allo smart working durante questa pandemia? Qua è stata la vostra esperienza? Raccontatecela tra i commenti o attraverso i nostri canali social.

  • Twitter, bene i ricavi ma gli utenti non aumentano

    Twitter, bene i ricavi ma gli utenti non aumentano

    Twitter ha presentato i dati del terzo trimestre di quest’anno. Se i ricavi, rispetto allo scorso anno, sono aumentati del 14%, lo stesso non si può dire degli utenti attivi giornalieri, cresciuti solo del 29%. Appena 1 milione nell’ultimo trimestre.

    Come abbiamo sempre raccontato qui sul nostro blog, il problema numero uno che attanaglia Twitter, da anni ormai, è la crescita piatta della base utenti. Abbiamo sempre ritenuto che questo problema derivasse da una scarsa innovazione sulla piattaforma. Ma, a vedere quanto fatto nell’ultimo anno, non si può negare che molto è stato fatto.

    Solo che, a fronte di tante iniziative intraprese sulla piattaforma, Twitter continua a soffrire di questo problema.

    twitter q3 utenti giornalieri

    La società guidata da Jack Dorsey ha presentato gli ultimi dati finanziari che si riferiscono all’ultimo trimestre, il terzo del 2020 (Q3 2020). Si tratta di dati contrastanti, come contrastanti lo erano stati nel secondo trimestre, il Q2 2020. Con la differenza che. Infatti, se a giungo 2020 si era registrata una crescita del numero degli utenti giornalieri e un calo dei ricavi, nell’ultimo trimestre si è registrato il contrario, e cioè una crescita dei ricavi e una crescita piatta del numero degli utenti giornalieri.

    Questo terzo trimestre non è stato facile per nessuna società tech che hanno dovuto affrontare ancora gli effetti del Covid-19, la restrizione della pubblicità in vista delle elezioni presidenziali Usa, come ha fatto Twitter e tutta una serie di complicazioni legate alla rimodulazione degli eventi.

    Tutto questo alla fine ha fatto bene a Twitter che, appunto, ha visto crescere i ricavi del 14% su base annua, arrivando a 936 milioni di dollari, gli analisti si aspettavano un dato vicino ai 778 milioni di dollari. Sono cresciuti anche i ricavi pubblicitari del 15%, sempre rispetto all’anno scorso, arrivando a 808 milioni di dollari.

    https://twitter.com/TwitterIR/status/1321907213829505024

    Se invece guardiamo il dato relativo alla base utenti, allora in discorso cambia, ed è l’elemento che ha provocato -15,6% sul titolo nell’after hours a Wall Street, dopo che il titolo aveva chiuso le contrattazioni ordinarie a +8%.

    La base degli utenti attivi giornalieri “monetizzabili” (ricordiamo che Twitter ormai dal Q4 2018 rende noto solo ed esclusivamente questo dato rispetto alla propria base utenti) è cresciuta, rispetto allo scorso anno (quando erano 145 milioni), “solo” del 29%, fermandosi a 187 milioni di utenti giornalieri. Un dato che è al di sotto delle attese degli analisti che si aspettavano 195 milioni di utenti, quindi +35%. Pensate che, rispetto all’ultimo trimestre, il dato riporta una crescita di 1 milione di utenti: 1 milione di utenti in tre mesi. Davvero poca roba rispetto alle tante iniziative messe in campo.

    Quella crescita sostenuta e costante, che sembrava alla portata della piattaforma, non si è verificata, nonostante tutto quanto fatto per informare sul Covid-19, per aggiornare e tenere “pulito” il dibattito sulle elezioni presidenziali Usa di martedì 3 novembre 2020.

    Non ci sono segnali di crescita particolari negli Usa, con 36 milioni di utenti giornalieri il mercato più grande (30 milioni nello stesso periodo dello scorso anno), lo stesso numero del trimestre precedente, e non ci sono segnali particolari neanche a livello internazionale con 152 milioni di utenti giornalieri (115 milioni lo scorso anno) ed erano 150 milioni lo scorso trimestre.

    twtr twitter q3 2020

    Il riflesso di tutto questo è che il titolo in questo momento perde quasi il 20% a Wall Street, un tonfo che rischia di mangiarsi le buone performance degli ultimi tempi. Infatti quest’anno le azioni TWTR erano cresciute del 60%. Peccato.

    Ma di buono c’è che i ricavi sono in crescita, anche se il tessuto della società resta ancora molto fragile. Le prospettive e le previsioni per la prossima trimestrale, l’ultima del 2020, sono comunque positive, vedremo se sarà così.

  • L′Antitrust avvia istruttoria contro Google per posizione dominante

    L′Antitrust avvia istruttoria contro Google per posizione dominante

    L’Antitrust, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, su segnalazione dello IAB, ha avviato un’istruttoria contro Google per posizione dominante nel mercato italiano dell’advertising online.

    L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), l’Antitrust italiana, ha avviato, su segnalazione dello IAB (Interactive Advertising Bureau Italia), un’istruttoria contro Google per posizione dominante nel mercato italiano dell’advertising online. L’Italia, dunque, si accoda ad altri paesi europei, come Francia, Germania, Spagna (per non parlare della commissione antitrust UE) con l’obiettivo di verificare la posizione di Google all’interno di un mercato, quello del display advertising, che in Italia, dati del 2019, rappresenta il 22% del mercato pubblicitario che ha raccolto 3,3 miliardi di euro. Il solo display advertising in Italia registra un fatturato di 1,2 miliardi di euro.

    Google già da tempo, un po’ ovunque, è alle prese con autorità locali che vogliono vederci chiaro sulla gestione dei dati degli utenti che derivano da una posizione molto forte sul mercato della pubblicità online. Sappiamo bene tutti che quando si parla di Google si parla di un colosso di quasi 130 miliardi di dollari, un’azienda che dal motore di ricerca ha sviluppato un’ecosistema di servizi che poggia tutto sull’advertising.

    google antitrust italia

    Ebbene, su segnalazione dello IAB, come dicevamo in apertura, l’Antitrust ha avviato un’istruttoria nei confronti di Google, contestando alla società di Mountain View la violazione dell’articolo “102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea per quanto riguarda la disponibilità e l’utilizzo dei dati per l’elaborazione delle campagne pubblicitarie di display advertising, lo spazio che editori e proprietari di siti web mettono a disposizione per l’esposizione di contenuti pubblicitari“.

    L’Autorità, come si legge nel comunicato emesso ieri, contesta al colosso digitale l’utilizzo discriminatorio dell’enorme mole di dati raccolti attraverso le proprie applicazioni, impedendo agli operatori concorrenti nei mercati della raccolta pubblicitaria online di poter competere in modo efficace.

    Nello specifico, l’Antitrust vuole indagare meglio su un passaggio cruciale. Dalla segnalazione fatta al Garante sulla Concorrenza sembra che Google abbia posto in essere “una condotta di discriminazione interna-esterna, rifiutandosi di fornire le chiavi di decriptazione dell’ID Google ed escludendo i pixel di tracciamento di terze parti“. Nel contempo, avrebbe utilizzato elementi traccianti che consentono di “rendere i propri servizi di intermediazione pubblicitaria in grado di raggiungere una capacità di targhettizzazione che alcuni concorrenti altrettanto efficienti non sono in grado di replicare“.

    Sappiamo che attraverso i “cookies”, posti all’interno dei banner e dei vari pop-up, anche Google, come altri operatori, sono in grado di raccogliere informazioni preziose su come l’utente si muove online e quali scelte compie. Ma Google, oltre a questo, dispone di strumenti come Android, il sistema operativo mobile installato sulla maggior parte degli smartphone in Italia, Chrome per mobile e per pc, di Google Maps e Waze e di tutti gli altri servizi erogati attraverso Google ID, come Gmail, Drive, Docs, Sheet, Youtube. Insomma, un vero e proprio ecosistema, come dicevamo prima.

    “L’assenza di concorrenza nell’intermediazione del digital advertising, infatti, potrebbe ridurre le risorse destinate ai produttori di siti web e agli editori, impoverendo così la qualità dei contenuti diretti ai clienti finali. Inoltre, l’assenza di una effettiva competizione basata sui meriti potrebbe scoraggiare l’innovazione tecnologica per lo sviluppo di tecnologie e tecniche pubblicitarie meno invasive per i consumatori“, conclude il comunicato dell’Autorità.

    A questo punto non ci resta che attendere questo ciclo di ispezioni e se questa indagine porterà, come pensiamo, ad una pesante ammenda.

  • Ecco le principali novità sui social media della settimana

    Ecco le principali novità sui social media della settimana

    I Social Media si evolvono di continuo e, spesso, si fa fatica a stare dietro a tutte le notizie e le novità che li riguarda. Ecco un breve riassunto con le novità della settimana appena trascorsa su Facebook, LinkedIn, Twitter, TikTok e WhatsApp.

    Diciamoci la verità, si fa davvero fatica a stare dietro a tutte le notizie e le novità che riguardano i social media. Facile perdersi trattandosi di piattaforme che si evolvono di continuo, spesso prendendo pezzi dalle altre e incorporandole.

    Allora abbiamo pensato di fare un piccolo riassunto di questa settimana che è ormai trascorsa, raccogliendo le principali novità e notizie sui social media che, forse, avete perso e che magari vi interessano. Alcune siamo riuscite a segnalarvele qui sul nostro blog, altre, come vedrete, lo facciamo in questa occasione per voi.

    Facebook Dating arriva in Europa, Italia compresa

    facebook dating incontri

    Era settembre dello scorso anno quando Facebook annunciava l’arrivo in Europa di Facebook Dating in Europa proprio nel 2020, e così è stato. In questi giorni il servizio di incontri sulla piattaforma è sbarcato nel vecchio continente in 32 paesi, Italia compresa, dopo essere stato lanciato nel 2018 in Colombio e dopo aver raccolto già oltre 1,5 miliardi di incontri tra utenti. Come ricordavamo già nel nostro post, Facebook Dating funziona come una piattaforma a sè stante. Per usarlo bisogna avere compiuto i 18 anni e l’utente potrà creare il suo profilo senza che i suoi contatti ne siano a conoscenza, tutta l’attività che si svilupperà su Facebook Dating resterà lì circoscritta e non verrà condivisa con Facebook. Insomma, Facebook in questo modo lancia la sfida a tutte le altre app di dating. vedremo come andrà.

    LinkedIn Stories, i contenuti effimeri in chiave business arrivano in Italia

    linkedin stories 2020

    Diciamoci la verità, di Stories ne abbiamo già abbastanza, ormai su tutte le piattaforme. Ovunque siamo in grado ormai di creare i nostri contenuti effimeri con un discreto successo. Quindi, per completare il cerchio, non poteva mancare che LinkedIn, la piattaforma social business per eccellenza, oltre che la più anziana di tutte quelle in circolazione. Le LinkedIn Stories somigliano, nè più e nè meno, a quelle ormai note su Instagram (che a a sua volta le aveva copiate da Snapchat), si possono condividere immagini e video (di max 20 secondi), aggiungere stickers. Insomma, si tratta di un contenuto leggero che può trasformarsi in una modalità veloce per coinvolgere i propri contatti su specifiche iniziative. Una modalità che può tornare utile anche alle aziende. E voi, le state già usando?

    Twitter ha cambiato temporaneamente il modo di fare retweet

    twitter cambia retweet franzrusso.it 2020

    Una novità che ha colto un po’ tutti di sorpresa è stata quella di vedere su Twitter una modalità nuova di fare retweet ad un contenuto, una modalità che ha spiazzato molti utenti che, spesso, hanno abbandonato l’azione specifica. Ma cosa è successo? Lo abbiamo spiegato nel nostro post, Twitter in vista delle elezioni Usa ha deciso di cambiare il modo di fare retweet facendo comparire la modalità di citazione, inducendo quindi l’utente a fare reweet aggiungendo un commento. Questo per evitare la diffusione di disinformazione. Come abbiamo spiegato, l’intento è lodevole, solo che trattandosi di una modifica a livello globale, quindi che va oltre gli Usa che sono direttamente interessati, finisce per allontanare l’interazione, la linfa vitale della piattaforma. Speriamo che presto si possa tornare come prima.

    TikTok fa chiarezza sulla rimozione dei contenuti

    tiktok social media maketing 2020 franzrusso.it

    TikTok in questa settimana, all’interno di un post sul blog ufficiale, ha spiegato le motivazini che spingono la app a rimuovere determinati video dalla piattaforma. La piattaforma di video musicali ha annunciato che, a differenza di quanto accaduto fino ad ora, provvederà a spiegare agli utenti colpiti dalla cancellazione il perché del provvedimento. Come sappiamo, anche TikTok rimuove di continuo contenuti che contengono incitazione all’odio, pornografia, bullismo, autolesionismo: nelle settimane scorse la piattaforma ha fatto sapere di aver provveduto a rimuovere 104,5 milioni di video che violavano le regole. Questa modalità di spiegare le ragioni della rimozione è stata sperimentata da TikTok all’interno di un gruppo: “Spiegare le ragioni mentre ricordiamo alle persone le nostre norme, ha contribuito a ridurre il tasso di violazioni reiterate, mentre le visite alle nostre linee guida sono quasi triplicate. Abbiamo anche riscontrato una riduzione del 14% nelle richieste di ricorso contro la rimozione di un video“.

    Su WhatsApp è possibile silenziare i gruppi per sempre

    whatsapp silenziare gruppi sempre

    Una novità che abbiamo dato qui sul nostro blog e che, come immaginavamo, ha riscosso molto successo e attenzione, perché quando si parla di gruppi su WhatsApp l’attenzione è sempre molto alta. Ebbene, la notizia è che adesso, oltre che su Android, dove la possibilità è stata attivata per prima nei giorni scorsi, anche su iOS è possibile silenziare i gruppi per sempre. Sì avete letto bene, per sempre. Per sempre, impostando l’opzione più estesa, rimarrete nel gruppo, ma non riceverete più notifiche, ami più. L’opzione “Sempre”, prende il posto della precedente che era “solo” di “1 anno”. Quindi, andate nel gruppo e cliccate i pallini in alto a destra (se avete Android); cliccate su “Info gruppo“, la prima voce del menù, e poi toccate “Disattiva notifiche“. Da quel momento vi appariranno le tre opzioni:

    • 8 ore
    • 1 settimana
    • Sempre

    Toccate su “Sempre” e il gioco è fatto.

    Allora, questo era il nostro breve riassunto delle notizie e delle novità della settimana che va per concludersi, in attesa di altre novità in arrivo nella settima prossima. E noi saremo qui a raccontarvele comunque.

  • WhatsApp, adesso è possibile silenziare i gruppi per sempre

    WhatsApp, adesso è possibile silenziare i gruppi per sempre

    Su WhatsApp, con il rilascio della funzionalità da oggi anche su iOS, dopo averla attivata prima su Android, è possibile silenziare i gruppi per sempre. Prima di questa, era possibile silenziare al massimo per un anno.

    Il tema gruppi di WhatsApp è sempre molto spinoso, vuoi per il fatto che spesso ci troviamo inclusi in gruppi di cui avremmo fatto a meno e da cui non usciamo per non sembrare scortesi. Allora l’unica arma che si aveva a disposizione era quella di silenziare, ma solo per un periodo massimo di un anno.

    Ebbene, con un tweet, quando in Italia erano le 4 del mattino, WhatsApp su Twitter ha un’immagine che mostra la possibilità di silenziare per sempre per sempre i gruppi anche su iOS. Già, perchè la possibilità di estendere la funzionalità per sempre era già stata attivata prima su Android, di solito accade il contrario, cioè prima su iOS e poi su Android.

    whatsapp silenziare gruppi sempre

    Come dicevamo, la possibilità di silenziare i gruppi indesiderati, dai quali non usciamo in segno di cortesia, era già possibile prima, solo che adesso quella che era l’opzione di un anno viene sostituita con “Sempre”, e siamo sicuri che piacerà a molti di voi.

    Quindi adesso si potrà silenziare, e quindi non ricevere più notifiche, i gruppi su WhatsApp per:

    • 8 ore
    • 1 settimana
    • Sempre

    Come silenziare, e non ricevere notifiche, i gruppi su WhatsApp

    Per poter silenziare con la possibilità massima, se volete, è sufficiente andare nel gruppo e cliccare i pallini in alto a destra (se avete Android); cliccare su “Info gruppo“, la prima voce del menù, e poi toccare “Disattiva notifiche“. Da quel momento vi appariranno le tre opzioni.

    Ovviamente, potete cambiare le impostazioni in qualsiasi momento, anche se è difficile ritornare sui propri passi dopo aver scelto l’opzione “Sempre”.

    E voi che ne pensate? State già usando questa opzione?

  • Twitter cambia temporaneamente il modo di fare ritweet in vista delle elezioni USA

    Twitter cambia temporaneamente il modo di fare ritweet in vista delle elezioni USA

    Twitter da oggi cambia, temporaneamente, il modo di fare ritweet. Una decisione anticipata nei giorni scorsi, in vista delle prossime elezioni Usa, per evitare la diffusione di disinformazione. Giusta nell’intento, ma non ideale perché estesa a livello globale.

    Twitter in vista delle elezioni Usa del prossimo 3 novembre sta cambiando alcune cose, anche forse troppo e spiegheremo più avanti perché, soprattutto per preservare le conversazioni sulla piattaforma ed evitare il più possibile la diffusione di disinformazione. E infatti, da oggi noterete che per fare retweet ad un tweet apparirà un passaggio ulteriore, ossia quello di aggiungere un commento al tweet che volete, appunto retwittare. Si aggiunge un passaggio extra con l’intento, corretto, di portare l’utente a riflettere prima di fare retweet e indurlo alla condivisone aggiungendo un suo pensiero attraverso la modalità della citazione.

    Sia da desktop che da mobile infatti, non appena andate per compiere l’azione di RT apparirà immediatamente il composer della modalità “citazione”. Il retweet veloce, quello fatto spesso senza pensare, viene in questo modo “scoraggiato”, invitando l’utente ad aggiungere un pensiero. Non si tratta però di una impostazione fissa, infatti se non volete aggiungere altro, potrete comunque cliccare sul tasto in alto a destra “Ritwitta” (da mobile) o in basso a destra (da desktop).

    twitter cambia retweet franzrusso.it 2020

    In ogni caso, si aggiunge un passaggio in più, in qualche modo, ci sembra, si scoraggia un po’ l’azione di retweet anche perché, parliamoci chiaro, la cosa non è così intuitiva. L’utente si sa è tendenzialmente pigro e, di conseguenza, l’unica cosa che gli verrà in mete di fare sarà quella di chiudere, senza compiere alcuna azione. In questo modo si perde per strada quella interazione, attraverso il RT che è la linfa vitale della piattaforma.

    https://twitter.com/TwitterComms/status/1318683980300836864

    Come dicevamo in apertura, l’intento è assolutamente condivisibile ma, forse, il fatto di averla estesa da subito a livello globale non gioverà alla piattaforma. Sarebbe stato meglio attivarla temporaneamente negli Usa, appunto in vista delle elezioni del 3 novembre, e poi, sulla base dei risultati, pensare di estenderla a livello globale con altre modalità, al fine di preservare, prima di tutto l’interazione.

    L’avvio di questa fase temporanea era stato anticipato in un post sul blog ufficiale di Twitter, a firma di Vijaya Gadde (@vijaya‎), Legal, Policy and Trust & Safety Lead di Twitter, e Kayvon Beykpour (‎@kayvz‎), Product Lead di Twitter e co-founder di Periscope. L’idea è quella di tenere attiva questa modalità fino alla fine della settimana delle elezioni Usa. Molto probabilmente Twitter ha intenzione di mantenere attiva questa modalità e lo farà ancor di più se l’esito della prova darà l’esito sperato. E cioè, una diretta correlazione tra il calo di disinformazione generato anche dallo scoraggiamento del RT immediato.

    https://twitter.com/seanmdav/status/1318631368423841793

    Ribadiamo, lodevole come iniziativa, ma l’interazione in questo modo andrà persa definitivamente, andandola a scoraggiare anche verso quei contenuti che sono palesemente sani e informativi.

    Twitter, sempre in questi giorni, scoraggerà anche la comparsa sulla timeline le raccomandazioni “Ritwittato da” o “Piace a” che arrivano da account che non si seguono, sempre nell’ottica di migliorare la conversazione e la timeline, libera da disinformazione.

    Ecco, per quanto pensiamo che Twitter sia una delle poche piattaforme che si sta attrezzando al fine di rendere la piattaforma sempre più sana e protetta, dopo anni di inattività (lo abbiamo sempre scritto qui sul nostro blog), pensiamo anche che generalizzare un’azione che possa generare conseguenze non proprio positive sui contenuti “sani” non sia una buona idea.

    E voi che ne pensate?

  • Raccontami di me, quando il branded content è fatto bene

    Raccontami di me, quando il branded content è fatto bene

    Il futuro della pubblicità è il branded content, ma bisogna dire che non è alla portata di tutti. Ecco un bellissimo esempio, di quando il contenuto incontra l’arte cinematografica e nasce un piccolo gioiello come “Raccontami di me”, il branded content di Banca Mediolanum con protagonista Anna Foglietta.

    Vi è mai capitato di incontrare voi stessi, nel passato e nel futuro? Avete mai chiesto un consiglio a qualcuno e avete poi verificato se quel consiglio era valido? Tutte queste domande chissà quante volte ce le siamo poste, forse tante e forse anche ogni giorno, tanto sono importanti. Incontrare noi stessi per capire se in passato abbiamo ricevuto buoni consigli per il futuro è cosa ardua, ma è l’idea che è alla base di un bellissimo cortometraggio di cui vogliamo parlarvi. Lo avrete già sicuramente visto, ma ci è particolarmente piaciuto, in quanto pensiamo che sia uno dei migliori esempi di “branded content” che passa attraverso il contenuto in stile cinematografico, sotto forma di short film o corto metraggio. Parliamo di Raccontami di me, il corto metraggio che è visibile dal 16 ottobre dal sito AscoltaBuoniConsigli.it e anche in tv sulle principali reti nazionali sotto forma di spot da 30 secondi.

    raccontami di me mediolanum branded content

    Negli ultimi tempi, specie negli ultimi mesi, si è ravvivato il dibattito per cui l’advertising sia ormai superato e che il branded content sia il futuro della pubblicità. Per quel che ci riguarda, siamo convinti che sia così, ma siamo anche convinti che il branded content non sia per tutti.

    Da sempre pensiamo che, all’interno del contesto pubblicitario, per essere efficace un contenuto deve emozionare e deve essere in grado di dare la possibilità all’utente, in qualche modo, di immedesimarsi o di rivedersi in certe situazioni. L’utente a cui si vuole parlare deve essere coinvolto. Il messaggio che deve arrivare all’utente deve emozionare, deve far riflettere, deve indurre a pensare e deve offrire poi la soluzione.

    https://youtu.be/JWeIQbmXI4k

    “Raccontami di me” è questo, un bellissimo esempio di brandend content, quando l’arte cinematografica viene sperimentata in un contesto pubblicitario. Molto elegante, sofisticato, un film tutto al femminile, divinamente recitato da Anna Foglietta, che nel film rappresenta l’età adulta di Beatrice, dalla giovane attrice Paola Frasca (sentiremo parlare di lei), che rappresenta l’età della giovinezza, e da una sempre elegante Anita Zagaria, l’età matura.

    In poco più di 10 minuti la storia mette l’utente di fronte al proprio passato, al proprio presente e al proprio futuro. Il tema centrale è la fiducia, sempre molto difficile da conquistare e da ricevere, perché, come sappiamo è sempre molto facile per tutti noi “sentire”, ma lo è molto meno “ascoltare”. La trama coinvolge e la regia di Laura Chiossone (“Genitori quasi perfetti” il suo recente film proprio con Anna Foglietta) la si avverte subito, delicata quasi melodica. Il tutto accompagnato dalle musiche del giovane compositore Edoardo Vella.

     

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    Paola Frasca in “Raccontami di me”
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    Anna Foglietta in “Raccontami di me”
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    Anita Zagaria in “Raccontami di me”

    “Il cortometraggio dimostra di essere un formato sempre più interessante per la pubblicità” – dice Laura Chiossone – “quello che viene definito ormai ‘brandend content’. Si tratta di un racconto breve dove è possibile sviluppare una espressione artistica più elevata, diversa dal solito contenuto pubblicitario, con una sua unicità, una sua fisionomia e originalità, dove il tempo limitato non impedisce di raccontare una storia con una sua profondità”.

    Il messaggio finale è quello di portare l’utente su AscoltaBuoniConsigli.it, anche solo per scoprire che cosa c’è scritto in quel biglietto.

    “Questa volta abbiamo voluto sperimentare una nuova modalità di comunicazione facendo ricorso a una delle sue espressioni più alte, il cinema” afferma Gianni Rovelli, Direttore Comunicazione e Marketing Commerciale di Banca Mediolanum. “Il periodo che stiamo vivendo ci ha stimolato un messaggio meditato, con riferimento ai temi centrali della vita. Mai come adesso è necessario pensare alla sicurezza del proprio futuro anche attraverso una corretta pianificazione finanziaria”.

    Il corto si basa su una idea dell’agenzia spagnola Santa Marta & Astorga, l’adattamento della sceneggiatura è stato curato da Armando Testa, mentre la casa di produzione è Movie Magic.

    E voi vi siete mai chiesti se avete fatto le scelte giuste?

    SCHEDA TECNICA SPOT BANCA MEDIOLANUM
    CLIENTE Banca Mediolanum
    SOGGETTO Raccontami di me
    DIRETTORE  COMUNICAZIONE E MARKETING COMMERCIALE

    BANCA MEDIOLANUM

     

    Gianni Rovelli

    AGENZIA Armando Testa
    PROJECT LEADER CREATIVO Roberto Vella
    ART DIRECTOR Sebastien Sardet
    COPYWRITER Alice Franco
    DIGITAL A. Falcone, R. Gargano, G. Colia, R. Pignataro
    CASA DI PRODUZIONE Movie Magic
    REGIA Laura Chiossone
    DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA Guido Mazzoni
    POST PRODUZIONE Band
    MUSICA Edoardo Vella

     

  • Ecco il nuovo Facebook Messenger, sempre più legato a Instagram

    Ecco il nuovo Facebook Messenger, sempre più legato a Instagram

    Facebook Messenger si rifà il look, aggiungendo anche nuove funzionalità. Ma la notizia è che l’annuncio fatto a settembre trova riscontro in questa nuova versione sempre più legata a Instagram. Il “cross-app” per ora è previsto in Nord America.

    Ricorderete certamente quando Mark Zuckerberg lo scorso anno, alla conferenza F8, presentava “il nuovo Facebook” come più “privato” e sempre più integrato. Vale a dire che il fondatore della piattaforma intendeva anticipare quello che sta avvenendo negli ultimi tempi, e cioè che le varie piattaforme dell’ecosistema Facebook si stanno sempre più integrando tra loro, permettendo agli utenti di comunicare attraverso le diverse piattaforme, creando “spazi di conversazione sempre più privati”.

    L’annuncio di ieri del nuovo Messenger, che segue quello fatto a settembre, va in questa direzione. L’app di messaggistica, meglio di utilità, di casa Facebook si rifà il look presentando un logo che nei colori si richiama a Instagram: dal blu, passando per il viola e poi sfumando verso il rosa. Il nuovo logo presenta quindi quella fase di “cross-app”, ossia di unificazione delle piattaforme, che per ora sarà possibile solo in Nord America, come scrive Stan Chudnovsky, vice presidente di Messenger. Non è dato sapere se e quando questa fase verrà poi estesa al resto del mondo.

    “Il nostro nuovo logo riflette uno spostamento verso il futuro della messaggistica, un modo più dinamico, divertente e integrato per rimanere in contatto con le persone a cui si è vicini“, scrive Chudnovsky presentando le novità.

    nuovo messenger logo 2020

    Messenger negli ultimi tempi ha lanciato novità che ormai pongono la piattaforma ben oltre il concetto stesso di messaggistica. Abbiamo sempre definito infatti Messenger come una piattaforma di utilità, per i tanti servizi annessi. E ora permette anche la visualizzazione di un video insieme ad altri contatti, la possibilità di poter attivare delle stanze virtuali.

    Le novità annunciate arricchiscono quindi la piattaforma e si tratta di nuovi temi per le chat, come “love and tie-dye”, e anche nuovi reactions personalizzati. Ma anche i selfie sticker e la modalità “vanish” che permette di nascondere la chat. Tutte novità che saranno presto disponibili per gli utenti.

    Con questa prima fase iniziale di “cross-app”, Facebook per certi versi ingabbierà gli utenti, i quali non potranno più effettuare il “log-out” per passare da una piattaforma all’altra. Semplicemente perché gli stessi utenti resteranno sempre all’interno delle piattaforme e, forse, non avranno più interessa ad uscirne, avendo tutto a disposizione in una sola app.

    E voi che ne pensate?

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