Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Twitter vorrebbe suggerire anche chi non seguire. Ma è solo un test

    Twitter vorrebbe suggerire anche chi non seguire. Ma è solo un test

    Twitter ha effettuato un test per pochi giorni, e su pochi account, che propone una lista di account da non seguire più. Suona quasi un contro senso, visto che Twitter ha sempre invitato a seguire nuovi utenti per scoprire cosa succede nel mondo. Il testo di questa nuova funzione sarebbe “non è necessario seguire tutti per sapere cosa sta succedendo”. Per ora è solo un test, che Twitter ha confermato, e non si conoscono altri sviluppi.

    Twitter ha tanti problemi, lo sappiamo e ne scriviamo spesso qui sul nostro blog. Una delle caratteristiche più identificative della piattaforma è sempre stata quella che compare sulla destra Chi seguire, con suggerimenti degli account da seguire in base a quelli che sono i nostri interessi in termini di conversazioni, almeno così dovrebbe essere. Ma ora Twitter è alla ricerca di modalità che possano accrescere il livello di engagement degli utenti anche suggerendo chi NON seguire.

    twitter non seguire unfollow

    Negli ultimi giorni Twitter ha effettuato un test per pochi giorni, infatti, e su pochi account, facendo comparire una lista di utenti da non seguire. La funzione si presenta con “Controlla cosa succede qui” e poi un testo in cui si legge anche “non è necessario seguire tutti per sapere cosa sta succedendo“.

    Lo si vede bene nel tweet di Matt Navarra:

    E anche bel tweet di Tim Fernholz di Quartz:

    In un comunicato Twitter scrive:

    [box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]”Sappiamo che la gente vuole la timeline di Twitter rilevante. Un modo per farlo è non seguire più quelle persone con cui non ci si relaziona regolarmente. Abbiamo effettuato un test molto limitato per selezionare quelle persone con sui non c’è coinvolgimento per verificare se volessero non seguirle più“.[/box]

    L’intento di Twitter, quindi, non sarebbe quello “esprimere un giudizio sulle persone”, quanto aiutare le persone ad avere una timeline fatta di account con cui esistono già relazioni, cessando di seguire quegli account che non sono più interessanti e con i quali non c’è un livello alto di interazione e coinvolgimento.

    Twitter non ha rivelato i risultati di questo test, ora non più attivo, e non ha neanche fornito ulteriori informazioni su un eventuale lancio della funzionalità a livello globale.

    Se così fosse davvero, suggerire chi non seguire potrebbe essere un aiuto per tutti quegli utenti che vorrebbero entrare più in confidenza con Twitter, perchè lo trovano complicato da usare, di non facile comprensione. Una lista di persone da non seguire potrebbe aiutare a mantenere un line più omogenea rispetto ai contenuti da seguire e da far emergere meglio. Sarebbe anche un grosso aiuto a rendere più “pulite” le liste che ormai si allungano a dismisura facendo, spesso, perdere il senso della lista stessa.

    Ma c’è un però, non da poco, sottolineato soprattutto dai media e dai blog americani, visto il clima elettorale che si respira per le prossime elezioni di medio termine di novembre. E anche alla luce delle recenti, forti, critiche e accuse lanciate dal presidente Donald Trump, da sempre grande utilizzatore ed estimatore della piattaforma, che ha accusato Twitter di shadow banning e anche di mettere in evidenza contenuti non veritieri ai danni dei conservatori. Immaginate cosa succederebbe se tra gli account da non seguire comparissero anche account di politici conservatori.

    Twitter è anche stata minacciata, sempre da Donald Trump, insieme a Google e a Facebook, di trovarsi su “un terreno pericolante, meglio stare attenti“. Un avvertimento che non è piaciuto e che suona come una vera minaccia di pessime regole per controllarle meglio. Speriamo che questo non accada ed è forse anche uno dei motivi per cui Twitter attenda un po’ prima di lanciare a livello globale un nuova funzionalità che suggerisce chi non seguire più.

    E vi che ne pensate? Potrebbe rivelarsi utile per Twitter una funzionalità del genere?

    [divider style=”dashed” top=”20″ bottom=”20″]

    [L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso, si prega di citare l’autore nelle eventuali condivisioni; se i proprietari dei loghi la ritenessero inopportuna sarà modificata o eliminata all’occorrenza]

  • Instagram, ecco come chiedere la spunta blu e nuovi strumenti per la sicurezza

    Instagram, ecco come chiedere la spunta blu e nuovi strumenti per la sicurezza

    Instagram ha deciso di introdurre nuovi strumenti per rendere l’applicazione più sicura. Ora è possibile anche effettuare l’autenticazione a due fattori con Google Authenticator e Duo Mobile. Ma la notizia che interesserà molti è che da oggi è possibile richiedere la spunta blu, simile a quella di Twitter.

    Sicuramente la notizia più importante, e forse quella che tanti utenti Instagram stavano aspettando, è quella relativa alla possibilità di poter richiedere la spunta blu, una possibilità che prima non era concessa, essendo una prerogativa dell’azienda concederla. Ma oggi, con la presentazione di un nuovo programma volto a rendere Instagram un luogo più sicuro, questa possibilità è aperta a tutti coloro che hanno una grossa audience e che posseggono i requisiti richiesti. Quindi tutti quegli account che detengono un vasto numero di followers, anzichè attendere che Instagram indichi loro come utenti verificati, possono richiederla visitando prima la pagina Help Center per verificare il possesso dei requisiti.

    Come richiedere la spunta blu di verifica su Instagram

    Una volta verificati i requisiti, basta accedere all’app, andare su Impostazioni nella parte in basso a destra e dal menù accedere da Richiesta di Verifica. Una volta entrati nella sezione di richiesta, sarà sufficiente fornire il nome utente, il nome completo e una copia del documento di riconoscimento. Instagram specifica che “Tali informazioni non saranno condivise pubblicamente“. La possibilità di richiesta di verifica sarà rilasciata nelle prossime settimane.

    instagram verifica spunta blu

    Si tratta quindi di un processo molto simile a quello che Twitter aveva attivato nel 2016, quando tutti gli utenti potevano richiedere la spunta blu per essere verificati. Ma Instagram, come allora Twitter, ha attivato questo strumento di verifica per fare in modo che più persone siano verificate, per contrastare meglio il fenomeno degli account fake e dei bot che attanagliano l’app. E’ la stessa filosofia che guida il pensiero di Jask Dorsey, il fondatore di Twitter, che qualche me fa disse di voler estendere a tutti la spunta blu, proprio per fare in modo che tutti siano individuabili come utenti verificati e non come fake o bot. E’ questa il motivo per cui Instagram oggi introduce questa possibilità diventata invece un coefficiente di vanità. Come se possederlo desse chissà quali potere speciali, niente di vero. Ovviamente, vedremo aumentare in maniera notevole gli account con la spunta blu, come è giusto che sia, ma vedremo crescere notevole l’elemento vanity. Attenzione, però, non tutti potranno comunque averla, ma solo quelli con una grande audience. Infatti, effettuare la richiesta non significa che si otterrà la spunta.

    Oltre a questa possibilità che, come dicevamo in apertura, è la notizia che interessa di più a tutti, Instagram introduce nuovi strumenti per incrementare la sicurezza sull’app, anche in questo caso di ispirazione Twitter (vuoi vedere che allora qualcosa si buono l’hanno combinata?).

    Da settembre, aumentano le informazioni sugli account, Instagram infatti renderà visibile la data di iscrizione dell’account sulla piattaforma, il luogo in cui si trova, gli account in comune con altri (già visibile da tempo), eventuali modifiche all’account e anche gli annunci pubblicitari in programma sull’account, funzionalità da poco resa pubblica anche su Facebook. Nelle prossime settimane vedremo infatti tutte queste informazioni sotto l’etichetta About this account.

    instagram autenticazione due fattori app

    E poi, Instagram incrementa la funzionalità dell’autenticazione a due fattori, seguendo le orme della casa madre Facebook. Infatti, sarà possibile effettuarla anche con app di terze parti come Google Authenticator e DUO Mobile. Per attivarla, cose che vi consigliamo di fare magari proprio con Google Authenticator (in modo da avere tutte le app in uno stesso luogo), è sufficiente andare su Impostazioni e da lì accedere al menù Autenticazione a due fattori. Da qui seleziona l’app con cui effettuarla. Associata, ad esempio con Google Authenticator, vi basterà accedere a quest’ultima app per trovare il codice che vi permetterà di accedere a Instagram all’occorrenza. Il sistema sarà attivo entro le prossime settimane.

  • Facebook, test sulle cose in comune per suggerire nuovi amici tra i commenti

    Facebook, test sulle cose in comune per suggerire nuovi amici tra i commenti

    Secondo quanto riportato da CNET, Facebook starebbe testando negli Usa una modalità per suggerire nuove amicizie, tra i commenti, sulla base di ciò che si ha in comune. Infatti, commentando un post potrebbe capitare di conversare con qualche utente “non amico”. In questo modo Facebook farà apparire un’etichetta “cose in comune” che evidenzia ciò che è in comune, come la stessa città o la stessa scuola.

    L’intento di Facebook è quello di fare in modo che tutti gli oltre 2,2 miliardi di utenti, in qualche modo, sia in contatto diretto. Come sapete, siamo soliti raccontare a Facebook quello che ci piace fare, quello che ci piace mangiare, dove viviamo, tutte informazioni che Facebook usa per veicolare messaggi pubblicitari più accurati. Ma ora Facebook, proprio per fare in modo che tutti gli utenti siano in contatto, ha pensato bene di usare quelle stesse informazioni per fare in modo che utenti ” non amici” possano diventarlo, proprio sulla base di quelle informazioni.

    Secondo quanto riportato da CNET, che ha dato la notizia in esclusiva, Facebook negli Usa avrebbe iniziato un test per fare in modo che utenti “non amici” possano diventare “amici” sulla base delle informazioni condivise. Il test al momento prevede di far apparire un’etichetta “cose in comune” che metta in evidenza, appunto, le cose in comune. La sezione in cui avviene il test è quella dei commenti. Infatti, capita spesso di trovare a commentare un post e trovarsi a conversare con utenti con i quali non vi è un rapporto diretto, ma solo indiretto. Ecco, questa etichetta ha la funzione di far diventare quel rapporto da indiretto a diretto sulla base delle cose in comune, come ad esempio la città o la scuola che si frequenta.

    facebook cose in comune etichetta franzrusso.it 2018

    Quindi, se per caso state commentando un post insieme ad una persona con cui non avete rapporti di “amicizia”, ma siete entrambi di Bologna, Facebook farà apparire un’etichetta “Bologna” come città di provenienza in comune. Lo stesso avverrà se si fa parte dello stesso gruppo o se si lavora presso la stessa azienda.

    facebook etichetta cose in comune cnet

    Facebook ha confermato questo test, spiegando che si tratta di una modalità per fare in modo che nascono nuove connessioni tra gli utenti.

    Sembra che questa modalità abbia anche l’obiettivo di alimentare connessioni tra persone che condividono gli stessi interessi per dare vita ad un uso della piattaforma ” più civile”. Evidenziando le cose in comune potrebbe facilitare forse un uso più sano di Facebook. Sarebbe una modalità alternativa a quella già esistente “persone che potresti conoscere” che si basa essenzialmente sulle persone con cui si è contatto. E non sempre i suggerimenti sono perfetti, infatti.

    Al momento Facebook non ha fatto sapere se e quando questa etichetta “cose in comune” sarà in vigore sulla piattaforma a livello globale. Di certo, sarà un incentivo in più a commentare i post e quindi a vedere i cima al proprio feed i post più “discussi”, con l’obiettivo di mettere in contatto gli utenti. E il cerchio, in parte, si chiude.

    E voi che ne pensate?

    [divider style=”dotted” top=”20″ bottom=”20″]

    [L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso, si prega di citare l’autore nelle eventuali condivisioni; se i proprietari dei loghi la ritenessero inopportuna sarà modificata o eliminata all’occorrenza]

  • Ecco le Insta Novels della NY Public Library, quando i romanzi diventano Stories

    Ecco le Insta Novels della NY Public Library, quando i romanzi diventano Stories

    Nessuno poteva pensare che i romanzi potessero prendere vita anche attraverso le Stories. La New York Public Library ci ha provato creando le “Insta Novels”, una modalità per raccontare grandi romanzi della letteratura mondiale attraverso le immagini di tanti designer coinvolti nel progetto, curato dall’agenzia Mother di New York.

    In questi ultimi due anni, dal giorno in cui le Instagram Stories vennero lanciate, abbiamo visto modalità sempre diverse e creative del loro utilizzo, ma forse quello che stiamo per conoscere è uno dei più bei esempi di come le Stories possono essere strumento per coinvolgere e fare cultura.

    Stiamo parlando delle Insta Novels, un progetto della New York Public Library, la famosa biblioteca di New York che si trova sull’altrettanto famosa 5° strada (al numero 476), curato e realizzato dall’agenzia Mother, che si propone di far leggere i romanzi attraverso questa modalità di condivisione effimera che piace molto agli utenti più giovani. Da due giorni l’account Instagram della @nypl sta condividendo grandi classici della letteratura mondiale. Il primo è stato “Alice nel paese delle meraviglie“, celebre romanzo, pubblicato nel 1865, dal matematico e scrittore inglese reverendo Charles Lutwidge Dodgson, meglio noto con lo pseudonimo di Lewis Carroll, illustrato dal designer Magoz.

    insta novels ny public library instagram stories

    Il racconto è condiviso in parti che ogni giorno vengono pubblicate dall’account Instagram della biblioteca. Ad oggi le parti sono due. Le storie consistono in una breve animazione, che funge da copertina e introduce le pagine del romanzo. Troverete le stories poi raccolte all’interno del proprio account.

    https://www.instagram.com/p/BmvKKlhFv0w/?taken-by=nypl

    Il testo del romanzo è incluso per intero, arricchito da frammenti di animazione e illustrazioni moderne, curate, come dicevamo prima, da @Magoz. “Leggere” il romanzo è semplice, basta visualizzare la storia come al solito e tenere premuto con il pollice per rimanere sulla schermata e completare la lettura. Sula storia è anche indicato dove poggiare il pollice, anche se, ad un primo sguardo, non è così intuitivo, ma ci sta.

    La biblioteca fa sapere che nelle prossime settimane sarà pubblicato, in modalità stories, “The Yellow Wallpaper” (La carta da parati gialla, 1892) di Charlotte Perkins e “The Metamorphosis” (La Metamorfosi, 1915) di Franz Kafka. Due splendidi romanzi.

    E’ un esperimento che ci piace moltissimo, coniuga insieme cultura e nuovi strumenti per fruirla. E speriamo che altri prendano esempio, almeno in termini creativi.

    Ma voi avete letto il romanzo per intero? Fateci sapere cosa ne pensate.

  • Facebook supera YouTube come piattaforma video preferita dagli utenti

    Facebook supera YouTube come piattaforma video preferita dagli utenti

    Il video è ormai la forma di contenuto più coinvolgente, tutti amano vedere video sui social media. Una recente indagine di Slidely ha rilevato che Facebook ha superato YouTube come piattaforma video più usata dagli utenti. Inoltre, sempre su Facebook, il 71% dichiara di trovare rilevanti gli annunci video.

    Non vale ripetere che il video sarà la forma di contenuto più usata, lo è già. Per la sua natura, per la sua grande capacità di coinvolgere e intrattenete, il video oggi è la forma di contenuto che tutte, quasi tutte, le aziende dovrebbero adottare. Anche perchè agli utenti i video piacciono. Da non dimenticare lo scenario video che da poco si è arricchito anche di Instagram TV. La ricerca di Slidely, che fra poco conosceremo più in dettaglio, ci dice proprio questo. E ci dà un altro elemento su cui riflettere e cioè che Facebook ha finito per sorpassare YouTube come piattaforma video preferita dagli utenti. E questa è la notizia principale che si ricava da questa ricerca. Se è vero che già tre anni fa la piattaforma di Zuckerberg era in grado di tallonare la piattaforma video di Google in termini di visualizzazioni, oggi si aggiunge l’elemento più importante, da questo punto di vista.

    L’elemento è che il 47% degli utenti preferisce vedere video da Facebook, è quindi la piattaforma più popolare per la visualizzazione di video. Mentre gli utenti che preferiscono vedere video da YouTube sono il 41%. Come sappiamo Facebook dà molta rilevanza ai video nativi rispetto a quelli condivisi da altre piattaforme. E’ stato rilevato che i contenuti video nativi ricevono, in media, il 477% di condivisioni in più e il 530% in più di commenti, rispetto ai video inviati su Facebook da piattaforme esterne. La cosa che a questo punto conviene fare, e questo vale soprattutto per le aziende, è quella di caricare il video direttamente su Facebook, anziché caricarla su un’altra piattaforma per poi caricare il link.

    facebook video youtube

    Facebook genera 8 miliardi di visualizzazioni video al giorno. Ora considerando 3 secondi di visualizzazione per video, stiamo parlando dell’equivalente di 760 anni di visualizzazioni video al giorno.

    Oltre a questo, un dato che forse potrà risultare sorprendente, è che il 71% degli utenti dichiara di trovare rilevanti i contenuti video sponsorizzati su Facebook. Significa che l’operazione di trageting porta i suoi frutti e che quindi il pubblico individuato effettivamente approva. Un pubblico mirato ha una importanza enorme in un strategia di social video marketing e Facebook da questo punto di vista, insieme a Instagram, risulta vincente.

    Altro elemento che vogliamo portare alla vostra attenzione è quello secondo cui il 58% dichiara di compiere un’azione concreta in relazione alla visualizzazione del video. L’utente, quindi, risponde in maniera attiva dopo aver visto il video sponsorizzato. Musica per i marketers e per le aziende. Infatti, il 70% degli intervistati ha dichiarato di visitare più volte il sito web di un’azienda dopo aver visto un video online. Inoltre, un altro 60% visita la pagina o il profilo dopo aver visualizzato un video sui social. Altro elemento che potrà essere d’aiuto, l’89% dichiara di leggere la didascalia che accompagna i video.

    Il video quindi non è solo strumento per ottenere visualizzazioni, ma può aiutare ad ottenere risultati concreti.

    E se si parla di video, non si può non parlare di Stories. Il 68% degli intervistati dichiara di vedere spesso le Stories su Facebook o su Instagram; il 52% dichiara poi di pubblicarle. L’81% degli utenti sotto i 34 anni, millennials, dichiara di vedere sempre le Stories.

    Questi alcuni dati della ricerca in pillole:

    • il 44% degli intervistati guarda più di cinque video online al giorno;
    • il 56% trascorre più tempo su Facebook che su qualsiasi altra piattaforma social;
    • quando si guarda un video su Facebook, il 65% lo preferisce con l’audio acceso; gli uomini preferiscono guardarli con l’audio attivo più delle donne;
    • il 32% dei consumatori preferisce la “voce fuori campo” sui video che guardano;
    • il 60% visita la pagina Facebook di un editore dopo aver visto un video, mentre un altro 70% dichiara di visitare il sito web dell’azienda dopo aver visto il contenuto video.

    Allora, che ne pensate? In basso l’infografica associata alla ricerca.

    facebook video youtube social media infograifca

  • Facebook valuta anche l’affidabilità degli utenti per contrastare le fake news

    Facebook valuta anche l’affidabilità degli utenti per contrastare le fake news

    Facebook è sempre alla ricerca di un sistema che permetta di ridurre al minimo la diffusione delle fake news. Secondo quanto riporta il Washington Post, Facebook ha già iniziato a valutare l’affidabilità per contrastare la diffusione delle fake news. Facebook ha confermato l’implementazione di questo sistema.

    Facebook, a ragione e non potrebbe essere diversamente, vede ormai la diffusione delle fake news sulla piattaforma come una sfida da vincere. Come abbiamo visto in questi ultimi mesi, la diffusione delle notizie false e poi tutta una serie di scandali più o meno legati a questo filone, hanno finito per minare, in un certo senso, la stessa affidabilità della piattaforma. E se è vero, come è vero, che Facebook è a livello globale una delle principali fonti attraverso la quale gli utenti si informano, allora è il caso che il fenomeno delle bufale venga ridotto al minimo, infatti è difficile pensare di sradicarlo completamente.

    Negli ultimi mesi Facebook ha elaborato una serie di strumenti per contrastare le fake news, ma non adottati pienamente sulla piattaforma. Ultimo, in ordine di tempo, strumento, o meglio, sistema che Facebook ha iniziato ad adottare è quello relativo alla valutazione degli utenti in termini di affidabilità. Questo è quanto riporta il quotidiano, di proprietà di Jeff Bezos, Washington Post e Facebook ha confermato la notizia.

    In pratica, Facebook comincia a valutare l’affidabilità degli utenti per fare in modo che sulla piattaforma si sia in grado di riconoscere se una notizia condivisa è vera o falsa. Se fosse davvero così, allora sarebbe una buona idea. Ma è davvero così?

    Facebook utenti fake news

    Come funziona il sistema di valutazione degli utenti

    Secondo il WP, il sistema è già in vigore da un anno e il sistema si basa sulle valutazioni che forniscono gli utenti. Se un certo numero di persone segnala una notizia come falsa, a quel punto interverrà un membro del team che controlla appunto le segnalazioni. Ma controllare ogni storia segnalata come fake news sarebbe un’attività enorme da portare avanti, così Facebook usa altre informazioni per capire se si è di fronte ad una segnalazione oggettivamente veritiera.

    E qui entra il gioco l’affidabilità degli utenti come elemento discriminatorio. Se un utente segnala notizie false che poi, da un controllo del team, risultano effettivamente false, allora questo stesso utente vedrà crescere la sua affidabilità, il suo rating salirà. Se, invece, una persona segnala notizie false che, da un controllo, risultano vere, allora il livello di affidabilità di questo utente scenderà.

    Quindi Facebook con questo sistema conta di creare un livello di affidabilità più alto per rendere più “facile” il lavoro dei team che dovranno poi verificare la veridicità delle segnalazioni. In questo caso, forte elemento discriminatorio è proprio la segnalazione dell’utente.

    Il lavoro dei team preposti alla verifica delle notizie false in questi ultimi mesi si è rivelato il vero anello debole della struttura che Facebook ha messo insieme per contrastare le fake news. Per il semplice motivo che gli stessi controllori, spesse volte, non hanno ritenuto affidabile il sistema, segnalandolo come controverso. Ricordiamo che questa struttura anti fake new prevede l’implementazione di algoritmi che in molto casi si sono rivelati non proprio precisi.

    Ora, al netto di tutto, si tratta di un sistema che fa parte di questa struttura messa a punto da Facebook per contrastare le fake news. La valutazione è quindi solo una passaggio, certo non il più affidabile. Le considerazioni che si possono fare è che forse questo potrebbe non bastare. Il fenomeno è troppo diffuso e complesso e se le persone, come abbiamo visto, non riescono ancora a distinguere una notizia da una fake news, forse questo non aiuta del tutto. E’ chiaro che affidare tutto ad un team di verificatori è un lavoro immane, sarebbe meglio introdurre il giusto mix di intelligenza artificiale e machine learning insieme all’attività dei verificatori. Ma potrebbe non bastare neanche questo.

    Nel senso che Facebook ha permesso ad ognuno di costruirsi la propria echo-chamers, la propria “camera” all’interno della quale condividere notizie in cui crede prima di tutto, per il semplice fatto che condivide quello che vuole sentirsi dire. E su questo elemento molti siti di notizie false hanno avuto gioco facile, molto facile. Ecco perchè l’82% degli italiani non sa riconoscere una notizia da una bufala su Facebook. Il problema, come vedete, è molto più vasto.

  • Facebook in Italia non è più un social per giovani come un tempo

    Facebook in Italia non è più un social per giovani come un tempo

    Facebook non piace più ai giovani utenti italiani come un tempo. Lo dimostrano i dati che qualche giorno fa ha pubblicato Vincenzo Cosenza, evidenziando che, in un anno, gli utenti della fascia di età 13-29 anni diminuiscono di 2 milioni. Inoltre, la fascia di età 13-18 anni fa registrare un calo del 40%.

    Facebook, in Italia, non è più un social per giovani. E’ questo il titolo che viene naturale per questo post, parafrasando il titolo del film del 2017 di Giovanni Veronesi, “Non è un paese per giovani” (che a sua volta si rifaceva al film dei fratelli Cohen “Non è un paese per vecchi”, 2007). E non ci poteva essere titolo diverso guardando i dati che Vincenzo Cosenza ha pubblicato qualche giorno fa, evidenziando proprio come la fascia degli utenti più giovani abbia abbandonato Facebook nell’ultimo anno. E pensare che fino a qualche anno fa, dal 2011 al 2016 circa, le cose stavano diversamente. Nel 2011 la fascia 18-34 anni costituiva oltre il 50%, poi nel 2013 la fascia 19-45 costituiva il 39%, fino ad arrivare ai dati di oggi.

    Un movimento in uscita dei giovani dalla piattaforma, che resta comunque la più usata in Italia, che testimonia un cambio di passo notevole. Gli utenti più giovani hanno oggi più opportunità di condivisione rispetto a qualche anno fa, più dinamiche e più effimere, basti pensare al grande successo di Instagram Stories.

    facebook giovani italia 2018

    I dati, rilevati da Cosenza, ci dicono che gli italiani su Facebook sono 31 milioni, il 91% degli utenti complessivi che accedono a Internet, secondo quanto rileva Audiweb. Una percentuale che si è mantenuta comunque costante nel tempo. E sono 25 milioni gli utenti italiani che accedono su Facebook ogni giorno, sono poi 24 milioni gli utenti che accedono sulla piattaforma da Mobile. Nel 2013 erano 15 milioni ma una volta al mese.

    Facebook Italia utenti 2018

    Qualche settimana fa avevamo riportato i dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom che riportava Facebook come la piattaforma più usata dagli italiani, con la grande crescita di Instagram che si piazzava come seconda. I dati dell’Osservatorio rilevavano un calo nelle ore di navigazione di Facebook: oltre 25 ore mensili al mese, ma, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si evidenziava una flessione pari a 2 ore in meno. Il dato che aveva appassionato tutti era quello legato alla crescita dell’audience: +11% in anno. Un dato che ha fatto discutere i nostri lettori sui social media, facendo notare, la maggior parte, che mancava il dato analitico della composizione dell’audience, ossia età, sesso, posizione geografica. Ma oggi possiamo, in parte, spiegare quel +11% grazie a questi dati.

    Cosenza ha rilevato che la fascia di età 13-29 anni ha subito un calo, in un anno, di 2 milioni di utenti. La fascia 13-18 anni ha poi fatto registrare un calo del 40%, un vero esodo. Più contenuti i cali rilevati nelle altre fasci di età: 19-24 anni in calo del 17%; 25-29 in calo del 12%. E quindi, a crescere sono le fasce più mature: quella dei 46-55 anni e quella degli ultra 55enni che fa un salto del 17%.

    Facebook Italia età 2018

    Ecco, forse questi dati ci spiegano la crescita, in un contesto di calo a livello globale, sebbene minimo, della piattaforma. Escono gli utenti più giovani ed entrano gli utenti più maturi. Escono i figli ed entrano i genitori, se vogliamo usare questa immagine non tanto lontano dalla realtà. Sta accadendo che gli utenti giovani italiani non trovano più interessante Facebook come un tempo, preferendo altre piattaforme più dinamiche ed effimere, dove ancora la presenza di utenti più maturi è minima.

    Non scordiamoci che questo dato spiega anche perchè Facebook sia in Italia la piattaforma social più consultata attraverso cui informarsi. Ora, prendiamo questi dati, degli utenti maturi che cercano informazioni per lo più su Facebook, e raffrontiamoli con i dati di Infosfera, che abbiamo pubblicato qualche giorno fa qui sul nostro blog. Quei dati ci dicono che l’82,83% non è in grado di identificare la pagina Facebook di un sito di fake news. E il 70,28% non sa distinguere un fake news su Twitter. Ma non è tutto, perchè per l’87% degli italiani sui social media non ci sono più opportunità di apprendere notizie credibili. Quindi i social media, per la gran parte degli italiani, non sono fonti attendibili.

    Insomma, Facebook non è più un social per giovani, ma bisogna lavorare e vigilare molto perchè non diventi un social per fake news.

    [divider style=”solid” top=”20″ bottom=”20″]

  • Jack Dorsey pronto a modificare Twitter per impedire la diffusione di fake news

    Jack Dorsey pronto a modificare Twitter per impedire la diffusione di fake news

    Il caso Alex Jones, noto complottista e fondatore di InfoWars al centro del Russiagate, di recente ha sollevato molte polemiche sui social media. Sospeso da Facebook, Spotify (ha cancellato tutti i suoi podcast) e da YouTube, l’account di Jones è stato sospeso anche da Twitter per una settimana. E intanto Jack Dorsey si dice pronto a modificare Twitter per impedire la diffusione di fake news.

    Twitter ha resistito fino all’ultimo e poi, finalmente, ha ceduto. L’account di Alex Jones, noto complottista e fondatore di InfoWars al centro del Russiagate, è stato sospeso per una settimana, dopo che in un video si rivolgeva a Trump per fare qualcosa riguardo alla libertà di parola su Internet. Twitter ha ritenuto che questa fosse una violazione delle regole di utilizzo della piattaforma e ha proceduto con la sospensione. Non potrà più twittare o fare retweet, ma potrà comunque navigare la piattaforma.

    Twitter, e specialmente Jack Dorsey, CEO e fondatore della società, nei giorni scorsi è stata molto criticata per non aver fatto prima questa sospensione, ma lo stesso Dorsey, intervenuto più volte sull’argomento, aveva sostenuto che non ci fossero gli estremi per farlo, in quanto, fino ad allora, Jones non aveva violato le regole di utilizzo. Ma ora le cose sono cambiate.

    jack dorsey twitter alex jones fake news

     

     

     

     

     

    La vicenda Alex Jones per Twitter potrebbe avere un significato ulteriore, potrebbe addirittura segnare un passaggio nuovo per la piattaforma e a sostenerlo è proprio Dorsey. In un’intervista al Washington Post, Dorsey ha annunciato che è pronto a rivedere i punti salienti di Twitter per impedire la diffusione di contenuti che incitano all’odio, che incitano alle molestie e che diffondono fake news, notizie false. Allo studio ci sarebbero funzionalità che avrebbero lo scopo di promuovere punti di vista alternativi sulla timeline di Twitter, in modo tale da affrontare la disinformazione e ridurre echo chambers, ossia quella situazione in cui le informazioni, le idee o le credenze vengono amplificate o rafforzate dalla comunicazione e dalla ripetizione all’interno di un sistema definito. In questa circostanza, le fonti non vengono mai messe in discussione.

    Inoltre, Dorsey si dice pronto ad etichettare i bot, gli account automatici che a volte sembrano utenti umani, e a ridisegnare quelli che sono, ad oggi, gli elementi chiave della piattaforma, tra cui il pulsante “Mi piace” e il modo in cui Twitter visualizza i follower degli utenti. “La cosa più importante che possiamo fare è considerare gli stimoli che stiamo incorporando nel nostro prodotto”, ha detto Dorsey al Washington Post, “perché esprimono un punto di vista su ciò che vogliamo che le persone facciano – e non credo che siano i più corretti”.

    L’apertura di Dorsey in questo senso dimostra quanto sia centrale oggi l’accuratezza delle informazioni condivise sulla piattaforma. Molti malintenzionati hanno sfruttato negli ultimi tempi le caratteristiche di Twitter per veicolare fake news, sfruttando a loro volta account con un gran seguito in modo da rendere virali le bufale, rendendo il processo difficilmente controllabile.

    alex jones twitter fake news
    Alex Jones

    Va detto che Twitter, da questo punto di vista, si è mossa molto, basti fare solo riferimento alle recenti sospensioni di account bloccati al ritmo di 1 milione di account al giorno. Abbiamo raccontato sul nostro blog anche quali siano state le conseguenze di questa operazione. Ma Twitter ha anche modificato le regole di utilizzo prendendo di mira proprio i contenuti, e gli account, che incitano all’odio, alla violenza e che diffondono notizie false. Forse più di altri. Ma un problema ancora esiste, un problema che, come detto già altre volte, è una delle motivazione che frena la crescita della piattaforma.

    Un altro elemento, come ha raccontato Dorsey al WP, sarebbe quello di contestualizzare i tweet. Se un account twitta un’affermazione piuttosto forte, che può sembrare una informazione falsa, la piattaforma contestualizza il contenuto “circondandolo” di altri contenuti relativi, in modo che l’utente abbia ben chiaro se si tratta di una bufala o meno. Un po’ quello che mira a fare Facebook con gli articoli correlati.

    Vedremo quali saranno gli sviluppi.

  • Italiani e Social Media, l’82% non sa riconoscere una notizia da una fake news

    Italiani e Social Media, l’82% non sa riconoscere una notizia da una fake news

    La recente ricerca Infosfera ci offre uno spaccato reale di quello che è l’atteggiamento degli Italiani in relazione al Digitale. Ormai il 95% degli italiani utilizza il web ogni giorno, ma c’è un dato che inquieta non poco: l’82% di esse non sa distinguere una notizia da una fake news. In aggiunta a questo dato, la ricerca rileva anche che l’87% non ritiene i social media fonti di notizie credibili.

    Sul nostro blog ogni giorno cerchiamo di raccontare il nostro paese dal punto di vista digitale e di come l’Italia sta cambiando da questo punto di vista. E lo facciamo offrendo ai nostri lettori dati che hanno lo scopo di disegnare un panorama quanto mai più vicino alla realtà di tutti i giorni. Per questo, abbiamo sempre sottolineato che c’è tanto, ma tanto da fare. Ebbene, oggi vi parliamo di una ricerca che nei giorni scorsi ha fatto molto discutere per via di alcuni dati che hanno confermato che quel “c’è tanto da fare” è molto attuale, purtroppo.

    La ricerca in questione è quella di Infosfera, la ricerca dell’Università Suor Orsola Benincasa, che ha indagato il mondo della comunicazione digitale, dei social media e i nuovi trend dell’informazione.

    Una ricerca molto interessante che potete consultare e scaricare da questo link.

    La ricerca, ricca e complessa, mette in risalto diversi punti interessanti, ma quello che su cui vogliamo, per un momento, soffermarci meglio oggi riguarda, all’interno del rapporto Italiani e Social Media, l’incapacità di riconoscere una notizia vera da una falsa. Piccolo preambolo, la ricerca mette in luce un fatto che ben si collega a questa incapacità. E cioè che gli italiani percepiscono la rete e i social media come un luogo senza limiti, nel senso che sentono di fare quello che vogliono, di informarsi “senza limiti” e di comunicare “senza limiti”. Questo è un passaggio importante che genera questa incapacità.

    italiani social media fake news facebook

    Il dato infatti è che il 65,46% non riesce a distinguere una fake news. Ma le percentuali crescono quando si tratta di identificare un sito web di bufale, infatti, il 78,75% non è in grado di farlo. L’82,83% non è in grado di identificare la pagina Facebook di un sito di fake news. E il 70,28% non sa distinguere un fake news su Twitter.

    Ma non è tutto, perchè per l’87% degli italiani sui social media non ci sono più opportunità di apprendere notizie credibili. Quindi i social media, per la gran parte degli italiani, non sono fonti attendibili.

    E su questo ci sarebbe tanto da ragionare. Prima di tutto, è sbagliato ritenere che sui social media e sulla rete sia possibile fare tutto “senza limiti”, è proprio questa percezione errata che crea poi una continua incapacità nel riconoscere il vero dal falso. Il tutto aggravato dal fatto che, essendo un luogo libero, non ci dovrebbe essere nessuno a dire come si fa. Altro grande errore. Da anni sosteniamo che è sempre necessaria una “educazione digitale” a tutti i livelli, a cominciare dalle scuole. Serve poi portare alla comprensione di tutti (che impresa) che la rete e i social media sono luoghi meravigliosi, pieni di opportunità alla portata di tutti, ma pieni di insidie. Ecco, servirebbe portare a conoscenza di tutti di che tipo di insidie si parla.

    Il dato relativo alle fake news ne è la dimostrazione. Tutto passa per vero perchè non abbiamo la capacità di riconoscerlo dal falso. Spesso ci si rifugia dietro spiegazioni come “siamo bombardati da notizie” ad una velocità tale da non saper controllare il flusso. Vero, ma in realtà è possibile, anche a velocità sostenute, basta usare un po’ di attenzione in più.

    In realtà gli italiani usano molto la rete: il 95% del campione, della ricerca Infosfera, sostiene di utilizzare quotidianamente internet, quasi il 70% lo fa per più di tre ore al giorno e il 32% per più di cinque ore. La metà di questo tempo è poi impiegata sui social media. Ma, come vediamo, la usano male. Senza dimenticare i risvolti negativi che questo uso massiccio della rete comporta. Non mancano gli stati d’ansia (8,68%), insonnia (16,84%), confusione e frustrazione (6,38%), dolori di stomaco e mal di testa (8,36%) e dimenticanze (9,93%).

    Di fronte a questi dati, il primo pensiero che viene in mente è quello espresso all’inizio e cioè che resta ancora molto ma molto da fare. E a noi resta quello di rimboccarci le maniche.

  • Ecco i libri su digital marketing, startup e social media da portare in vacanza

    Ecco i libri su digital marketing, startup e social media da portare in vacanza

    Vacanza è sinonimo di relax, di tempo libero, ma è anche un’occasione per dedicarsi alla lettura, alla quale forse non dedichiamo mai abbastanza tempo. E così come fatto in altre occasioni, abbiamo selezionato alcuni libri che possono arricchire le vostre conoscenze in ambito digital marketing, social media, digital pr e startup. Ecco la nostra lista.

    Le vacanze sono ormai alle porte per tutti, o quasi tutti, ed ecco che ci sembrava opportuno, come già fatto in altre occasioni, suggerirvi una lista di libri che trattano di digital marketing, digital pr, startup. Le vacanze sono sinonimo di relax, di tempo libero, ma anche un’occasione per dedicarsi alla lettura di quei testi che, per un motivo o per l’altro, spesso i tanti impegni di ciascuno, non si riesce mai ad approfondire del tutto. Allora, questo che sta per arrivare è il periodo giusto per colmare questa mancanza a arricchire le vostre conoscenze.

    libri estate 2018 digital marketing

    Di seguito una lista di testi che reputiamo interessanti da parte di autori di grande esperienza e capacità di osservazione, offrendo spunti e casi di studio che non possono mancare nel bagaglio culturale di un professionista del settore.

    [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    libri estate 2018 Marketing 4.0. Dal tradizionale al digitaleAllora partiamo con il più autorevole, non ce ne vogliano tutti gli altri autori selezionati per l’occasione, ma quando si fa il nome di Philip Kotler la sensazione è quella di stare a raccontare il grande saggio che indica la via maestra. La grande capacità di Kotler è quella di illuminare concetti che spiegano l’evoluzione digitale dei nostri tempi. Da avere e leggere no solo d’estate.

    Su Amazon: Marketing 4.0. Dal tradizionale al digitale

    [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    libri estate 2018 reputazione brandNon è da molto nelle librerie, ma è uno dei testi più interessanti che trattano il tema brand positioning. Il testo di Giovanni Cavaliere (Flaccovio Editore) tocca il grande tema della gestione del brand e, soprattutto, della reputazione, il vero valore che oggi le aziende e i professionisti devono imparare a salvaguardare. Tanti spunti ed esempi che vi saranno di grande aiuto.

    Su Amazon: Gestione del Brand e della Reputazione

    [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    libri estate 2018 digital marketing integrato de nobiliQuando si parla di digital marketing e di libri il primo pensiero va sempre a lui, a Francesco De Nobili, grande autore di testi del settore, sempre molto apprezzato. A marzo di quest’anno per Hoepli ha pubblicato l’ultima sua fatica, un vero manuale per ottimizzare il proprio business. Mettetelo subito nella vostra valigia.

    Su Amazon: Digital marketing integrato. Strumenti, strategie e tecniche per aumentare le vendite

    [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

     

    libri estate 2018 digital marketing foodIl digital marketing è una branca del marketing che riguarda tutti i settori, compresi il food, la ristorazione, che grazie dal digitale possono abbracciare nuove opportunità. Di questo importante settore, fiore all’occhiello del nostro paese, ne parla in modo davvero interessante Nicoletta Polliotto che ha realizzato una vera guida da seguire e da avere. Il testo di rivolge agli attori del settore, ma si presta comunque ad essere letto dai professionisti del marketing digitale, per i tanti spunti che offre.

    Su Amazon: Digital food marketing. Guida pratica per ristoratori intraprendenti

    [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    libri estate 2018 grow hacking-gaitoNon poteva mancare in questa nostra lista quello che è uno dei più interessanti testi in lingua italiana su un tema ancora non esplorate del tutto del nostro paese. Raffaele Gaito con questo libro ha provato a spiegarlo, rendendo il concetto sempre molto chiaro ed esplicito. La prova della riuscita di questa fatica è il grande successo di pubblico che ha ottenuto e che continua a riscuotere. Da leggere anche sotto l’ombrellone.

    Su Amazon: Growth hacker. Mindset e strumenti per far crescere il tuo business

    [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    libri estate 2018 email marketing automationNonostante ci sia ancora qualcuno che crede poco all’email marketing e alla potenza delle newsletter, e i dati dicono infatti il contrario, il libro di Maura Cannaviello offre esempi, strumenti e techiche per sfruttare al massimo l’Email Marketing, ancora molto valido.

    Su Amazon: Email Marketing Automation: Il motore che accelera il rapporto con i clienti e le vendite

    [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    libri estate 2018digital pr francesca anzaloneSe parliamo di attività di ufficio stampa e di digital pr, allora uno dei testi più interessanti sul tema è quello di Francesca Anzalone, esperta del settore, che in questo libro ha voluto raccontare come questo settore sta cambiando nell’era del digitale. Un bel libro che spiega bene cosa significa consapevolezza digitale per un settore che diventa sempre più strategico.

     

    Su Amazon: Ufficio Stampa e digital PR. La nuova comunicazione

    [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    libri estate 2018 de stefani gdprAncora oggi, a distanza di quasi tre mesi dalla sua entrata in vigore, il GDPR, il nuovo regolamento sulla privacy a livello europeo, ancora non è molto chiaro. Allora, per avere un supporto valido e una guida sicura, il libro di Federica De Stefani si dimostra validissimo. Scritto in maniera chiara, grande pregio vista la complessità del tema, è uno di quelli da portarsi dietro anche al mare, ma va bene anche in montagna.

    Su Amazon: Le regole della privacy. Guida pratica al nuovo GDPR

    [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    brand positioning diotto

    E torniamo sul tema brand con il libro di Mariano Diotto per Flaccovio Editore con la prefazione di Rudy Bandiera. E’ un testo, da poco uscito, che espone le regole “di diamante” per arrivare ad applicare una strategia di brand positioning davvero efficace. Se siete un un creativo, un pubblicitario o un marketer, allora mettetelo nella vostra valigia perchè merita.

    Su Amazon: Brand positioning: applica le 15 Leggi di Diamante per diventare leader del tuo mercato

    [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    libri estate 2018 social media-marketing for dummies contiE chiudiamo questa nostra carrellata di testi con uno degli ultimi usciti sul tema, ad opera di Luca Conti. Un libro che porta il lettore alla conoscenza dei social media più popolari portandolo, in maniera semplice, ad usarli in maniera efficace.

    Su Amazon: Social media marketing For Dummies

    [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    Special mention per Paolo Iabichino e Riccardo Scandellari 

    libri estate 2018 scripta manent-iabichinoCome già capitato altre volte, alla fine della nostra carrellata di libri da leggere, ci permettiamo di consigliarvi quelli che sono davvero dei libri “must” che non solo vanno bene in estate, ma vanno bene sempre. E si tratta dell’ultimo libro di Paolo Iabichino, vero maestro pubblicitario, che ha molto a cuore il saper scrivere e comunicare bene, oggi.

    Su Amazon: Scripta volant. Un nuovo alfabeto per scrivere (e leggere) la pubblicità oggi

    [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    scandellari rock blog libri estate 2018L’ultimo libro di Riccardo Scandellari è stata una nostra gradita anteprima e oggi vogliamo riproporvelo perchè si tratta di un testo che aiuta a comunicare bene come una vera rock star. Non scordatelo, mi raccomando.

    Su Amazon: Rock’n’blog. Diventa una rockstar della comunicazione digitale

     

     

Contatti