Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Analytics Experience 2018, l’Innovazione che apre al Cambiamento

    Analytics Experience 2018, l’Innovazione che apre al Cambiamento

    Analytics Experience 2018 si conferma ancora una volta essere uno degli eventi più importanti al mondo sugli analytics e sull’Innovazione. Dal palco del MiCo di Milano è emerso che l’Intelligenza Artificiale farà sempre più parte delle nostre vite, ma che l’Innovazione deve essere interprete del cambiamento e più consapevole.

    Analytics Experience si conferma essere, nel panorama globale, l’evento più importante per quel che riguarda gli analytics che in questa edizione hanno fatto ancora più rima con Innovazione. Dalla tre giorni al Mico di Milano, affollato da addetti ai lavori, da esperti provenienti da ogni parte del mondo, emerge chiaramente che gli analytics sono parte integrante di questo cambiamento in atto, anzi, sono in grado di dare, proprio per la loro natura, indicazioni molto importanti per far sì che questa cambiamento sia più proficuo.

    Tra i tanti temi emersi, val la pena di chiarire, ancora una volta, come ha fatto Oliver Schabenberger, Executive VP, Chief Operating Officer e Chief Technology Officer SAS, che l’Intelligenza Artificiale farà sempre più parte delle nostre vite, in tutti i sensi.

    Di certo porterà un cambiamento più repentino, andrà a riguardare tutti i tipi di lavori, ma sicuramente aprirà nuove opportunità. Questo è il punto chiave. Le nuove opportunità si colgono solo se si è effettivamente preparati a farlo.

    Gli analytics da questo punto di vista costituiscono una grande mano. E poi, senza l’uomo non ci può essere una Intelligenza Artificiale che sia davvero efficace.

    La due giorni di plenarie è stata molto di ispirazione per comprendere la strada da intraprendere quando si parla di Innovazione. Giles Hutchins, pioneering pratictioner ed executive coach, ci ha messo in chiaro che siamo di fronte ad un cambiamento “multi-dimensional” e che le aziende devono affrontarlo organizzandosi in maniera differente rispetto al passato. Un cambiamento che fissa dei chiari tipping point, punti di non ritorno, con cui bisognerà fare i conti: le aziende devono cambiare le loro organizzazioni. L’autore di “The Nature of Business” infatti si rifà a quello che Einstein diceva già, ossia: “Guardate nel profondo della Natura e allora capirete tutto“. Hutchins ci mostra come sono organizzate le aziende oggi e come dovrebbero essere organizzate, ispirandosi proprio alla natura. Quindi più interconnesse.

    Seguendo questo filone, il professor Roberto Verganti, docente di Leadership and Innovation alla School of Management del Politecnico di Milano, autore di “Overcrowded: Designing Meaningful Products in a World Awash with Ideas” ci invita a non restare accecati dall’Innovazione. Spesso siamo accecati da questa luce che ci impedisce di riconoscere quale sia vera Innovazione, quale sia, cioè, quella davvero utile. Il pensiero di Verganti è che spesso le aziende di concentrano sulla Soluzione invece di concentrarsi sulla Direzione, che è poi la strada più complicata da intraprendere.

    Un consiglio per fare meglio è sempre quello, richiamandosi alla grande impresa realizzata da Steve Jobs e dal suo socio di allora, Steve Wozniak, quando diedero vita alla Apple, che disse questa frase: “People will never love a product that you do not love“. Verganti ci invita ad essere più critici verso l’Innovazione, per riconoscere quella davvero utile.

    Ad Analytics Experience 2018 ha preso parte anche Anders Indset, uno dei più importanti business philosophers a livello mondiale, che ha portato il suo punto di vista sull’innovazione, più consapevole e attento alle risorse del pianeta. Ogni innovazione da un lato ha portato benefici, dall’altro ha provocato gravi conseguenze per il nostro pianeta. E’ arrivato il momento allora di fare Innovazione in modo più consapevole, ma anche di una conoscenza più consapevole. Perchè gli artefici di questo cambiamento siamo sempre noi.

    Temi  spunti su cui bisognerebbe riflettere molto.

  • Alperia Startup Contest, la sfida di idee per le energie rinnovabili e green economy

    Alperia Startup Contest, la sfida di idee per le energie rinnovabili e green economy

    Alperia, provider di primo piano nel campo della green economy, lancia Alperia Startup Contest, una gara di idee per fare innovazione nel campo delle energie rinnovabili e della green economy. Le candidature sono aperte fino al 5 novembre. E al prossimo Innovation Camp verrà lanciata Alperia Startup Factory, che si rivolge a startup, Pmi innovative, progetti di ricerca universitari e giovani talenti.

    Una delle cose che ci piace fare qui sul nostro blog è quella di segnalare iniziative che ci sembrano importanti per portare avanti quella Innovazione di cui tanto si parla e di cui c’è tanto bisogno, in maniera concreta. Ecco perché vogliamo segnalare a tutti questa interessante iniziativa di Alperia, provider di primo piano nel campo della green economy, che lancia il suo programma di sviluppo con l’obiettivo di rivoluzionare insieme il settore energetico, in Italia e nel mondo. L’azienda del Trentino lancia Alperia Startup Contest, una sfida fatta di idee per fare vera innovazione in questi settori che assumeranno sempre più importanza nelle nostre vite.

    Al prossimo Innovation Camp di Bolzano, che si terrà il prossimo 10 e 11 dicembre, verrà lanciata Alperia Startup Factory, che si rivolge a startup, Pmi innovative, progetti di ricerca universitari e giovani talenti con soluzioni vincenti pronte ad affrontare la fase di prototipazione e i successivi test sul mercato.

    alperia startup contest factory

    Il termine per presentare la propria candidatura è il 5 novembre 2018 e potrete farlo attraverso il form che trovate sul sito dedicato.

    I progetti considerati più interessanti saranno chiamati poi a sostenere un’intervista online, con pitch di presentazione davanti a una commissione composta da un team di esperti di settore e top manager Alperia che approfondirà sviluppi della tecnologia, modello di business e possibilità di impiego sul mercato. I candidati che avranno superato questa ulteriore selezione verranno, quindi, invitati alla due giorni di workshop e meeting dell’Innovation Camp di Bolzano da cui usciranno, dopo un percorso di accelerazione e sviluppo del prototipo, i team che firmeranno la cooperazione progettuale con il più importante fornitore di servizi energetici in Alto Adige.

    Alperia Startup Factory si rivolge non solo a soluzioni e servizi pensati per il settore dell’energia ma anche alle idee in grado di modernizzare con successo uno dei seguenti campi di applicazione:

    • Smart Mobility: con soluzioni di business innovative che spaziano dalle auto elettriche alle colonnine energetiche e ai nuovi sistemi di ricarica.
    • Smart Home&Building Automation: progetti per la termovalorizzazione e la gestione automatizzata, anche da remoto, di edifici pubblici e privati.
    • Public Lighting: soluzioni innovative e tecnologicamente avanzate per la gestione dell’illuminazione negli spazi pubblici con costi ridotti e un maggiore risparmio energetico.
    • Hydropower: sistemi di analisi e monitoraggio predittivo applicati in campo idroelettrico, per evitare possibili perdite e dispersioni di energia.
    • Call-center Optimization: chatbot e piattaforme AI pensate per ottimizzare l’interazione tra clienti e operatori migliorando così la customer experience finale.

    I progetti che entreranno a far parte della Alperia Startup Factory verranno sostenuti con un budget che coprirà le spese previste per prototipazione e test di mercato ma potranno anche aver accesso all’importante network di conoscenze, risorse e know-how del gruppo. Ogni fase del percorso di accelerazione verrà seguita con una specifica azione di mentoring e sarà sottoposta a periodici incontri di confronto sui principali aspetti e possibili criticità di ciascun progetto.

    Il programma di sviluppo è rivolto a tutti quei soggetti, attivi nel mondo dell’innovazione e indipendentemente dalla loro natura giuridica, che faranno pervenire la propria candidatura sul sito internet di Alperia, ricordiamolo ancora una volta, entro il termine ultimo del 5 novembre 2018.

  • Twitter rende più chiara la cancellazione di un tweet quando viola le regole

    Twitter rende più chiara la cancellazione di un tweet quando viola le regole

    Twitter sta cercando di migliorare l’aspetto che riguarda i tweet segnalati, spesso rimossi dopo la segnalazione stessa. Da oggi i tweet verranno segnalati da un avviso che resterà online per 14 giorni. Inoltre, Twitter rende più chiaro se un tweet è stato cancellato dall’utente che lo ha pubblicato o se invece è stato rimosso in violazione delle regole.

    Twitter sta cercando di migliorare alcuni aspetti della piattaforma, uno di questi riguarda proprio la segnalazione dei tweet e anche la cancellazione. Un aspetto che potrebbe migliorare, si spera, l’uso della piattaforma da 280 caratteri. Infatti, per quanto riguarda la segnalazione dei tweet, Twitter da oggi segnalerà la rimozione del contenuto con un avviso, valido per 14 giorni, rendendo comunque possibile la visualizzazione del tweet stesso. Prima di questa novità, il tweet veniva rimosso completamente.

    Ma, altro aspetto significativo su cui Twitter ha deciso di lavorare per migliorarlo, è quello che riguarda la cancellazione di un tweet. Sempre da oggi, Twitter renderà più evidente se un tweet è stato cancellato dall’utente stesso o se, invece, è stato rimosso per aver violato le regole di utilizzo di Twitter. Infatti, una volta che viene richiesta la cancellazione di un dato tweet, Twitter visualizzerà un avviso, sempre per 14 giorni, che spiega la motivazione della cancellazione con un link che rimanda alle regole di utilizzo. Trascorso il periodo delle due settimane, il tweet verrà cancellato definitivamente. Queste novità si estenderanno nei prossimi giorni anche su Twitter.com.

    twitter cancellazione rimozione tweet

    In questo tweet è possibile visualizzare un breve video che rende più chiaro come avverrà:

    https://twitter.com/TwitterSafety/status/1052592173785509889

    Twitter ormai da qualche mese sta spingendo molto nel migliorare la piattaforma e liberarla da contenuti offensivi e violenti. Uno dei grandi problemi che affliggono questa piattaforma, e non solo per la verità. Il vero problema è che Twitter, come è spesso successo, si è mossa in ritardo, nel frattempo gli utenti hanno trovato, senza alcun ausilio, grande difficoltà a comprendere l’uso reale di questa piattaforma che, come amiamo spesso ricordare, non è un social network. Ecco, imbattersi in contenuti offensivi e violenti non è il massimo.

    Queste novità possono aiutare a migliorare questo aspetto, senza dubbio, ma resta sempre quel retrogusto amaro. Servono azioni come queste per risollevare Twitter e renderla più popolare. Ma serve anche altro.

     

  • Vodafone presenta la nuova Giga Network 4.5G che anticipa il 5G

    Vodafone presenta la nuova Giga Network 4.5G che anticipa il 5G

    Vodafone ha presentato la Giga Network 4.5G, la nuova generazione di rete che anticipa il 5G, e supera la soglia di 1 Gigabit al secondo. La Giga Network fa leva sulle soluzioni software più innovative di Big Data, AI e algoritmi intelligenti per ottimizzare e adattare dinamicamente performance, velocità e coperture alle esigenze e ai flussi di traffico dei clienti. La Nuova Generazione di rete parte da domenica 21 ottobre in tutta Italia, disponibile per tutti i clienti, vecchi e nuovi.

    Vodafone è decisamente orientata al futuro e il lancio di oggi della Nuova Generazione di Rete 4.5G lo dimostra. La Giga Network 4.5G, disponibile per tutti i clienti, che anticipa il 5G, supera la soglia di 1 Gigabit al secondo. Ma la rete 4.5 cresce ancora ed è già disponibile a 1 Gigabit al secondo in 17 città italiane: Roma, Milano, Napoli, Palermo, Genova, Torino, Novara, Brescia, Bologna, Vicenza, Ancona, Firenze, Livorno, Taranto, Salerno, Agrigento, Catania. E diventeranno 23 già antro la fine di questo mese.

    vodafone giga network

    Il lancio di questa Nuova Generazione di Rete è basata principalmente sull’idea di garantire al cliente una rete che sia sempre disponibile e alla massima velocità. Un concetto che Andrea Rossini, nuovo direttore della Business unit consumer, ha tenuto a precisare più volte. Ed è un dato che Vodafone dimostra nei fatti. Negli ultimi mesi è cresciuto il consumo di contenuti video, basti pensare che negli ultimi 3 mesi si è registrato un incremento pari a quello registratosi nei 12 mesi precedenti. E in questo i social media giocano un ruolo fondamentale. Per no parlare dei dispositivi mobili che ormai sono sempre più veloci e sofisticati, abilitando attività che il cliente vuole attivare rapidamente.

    La Giga Network 4.5G è la risposta di Vodafone proprio a queste esigenze che ormai sono sempre più evidenti e si basa sulle soluzioni software più innovative di Big Data, AI e algoritmi intelligenti per ottimizzare e adattare dinamicamente performance, velocità e coperture alle esigenze e ai flussi di traffico dei clienti, e integra tutte le più avanzate tecnologie per rispondere all’accresciuta domanda di qualità e di quantità di dati.

    Le soluzioni tecnologiche della Giga Network, disponibili oggi su rete 4G e 4.5G, sono predisposte e contengono già gli elementi evolutivi del 5G. Una rete unica in Italia, progettata dal centro di Ricerca e Sviluppo di Vodafone, che può contare sul know how internazionale del Gruppo Vodafone, sull’integrazione di quattro centri di ingegneria di rete di eccellenza a Milano, Dusseldorf, Londra e Madrid.

    Ma vediamo di cosa si compone la nuova Giga Network 4.5G

    Giga Network 4.5G è la nuova generazione di rete di Vodafone, una combinazione dei più moderni apparati e delle più innovative soluzioni digitali che si avvale delle tecnologie più evolute:

    • VoLTE (Voice over Long Term Evolution): disponibile su scala nazionale – consente di effettuare chiamate e contemporaneamente navigare su rete 4G e 4.5G, assicurando tempi ridotti di set up della chiamata, insieme ad una elevata qualità della voce.
    • MIMO (Multiple Input Multiple Output): i segnali vengono trasmessi dalla rete e ricevuti dai terminali su 4 antenne, permettendo di raddoppiare la capacità e la velocità di trasmissione.
    • Carrier Aggregation: gli apparati di rete combinano più frequenze all’interno di una stessa connessione e permettono di offrire velocità più elevate.
    • Narrowband IoT: da ottobre disponibile su tutto il territorio nazionale, Vodafone raddoppierà la copertura europea entro il 2019. Rappresenta il primo passo nell’introduzione della tecnologia 5G e permette di incrementare esponenzialmente il numero di oggetti connessi in rete, garantendo una copertura pervasiva e maggiore efficienza energetica.

    Queste tecnologie si combinano con applicazioni avanzate di analisi di Big Data e di Intelligenza Artificiale:

    • Big Data: la rete si avvale di algoritmi di intelligenza artificiale per potenziare la rete laddove c’è più richiesta, sulla base dell’analisi di 28 miliardi di parametri tecnici di rete.
    • Cloud: la rete si virtualizza e garantisce sempre maggiore scalabilità e velocità di aggiornamento e sviluppo di nuovi servizi.
    • Self Optimizing Network: la rete impara e si auto-ottimizza con oltre 100.000 aggiornamenti di parametri giornalieri che migliorano le prestazioni dinamiche, specie in mobilità.
    • Intelligent Traffic Balancing: la rete si adatta dinamicamente ai carichi di traffico: gli algoritmi distribuiscono in modo omogeneo i clienti tra più celle per ridurre i fenomeni di congestione.
    Andrea Rossini vodafone giga network
    Andrea Rossini – Vodafone Italia
    Fabrizio Rocchio vodafone giga network
    Fabrizio Rocchio – Vodafone Italia

    Ma quali sono i benefici per i clienti? Eccoli:

    • Giga Speed: latenza ridotta del 60% in 2 anni. Velocità a 1 Gigabit al secondo, raddoppiata in due anni. I clienti possono caricare siti e app istantaneamente, guardare i video al massimo della qualità, sempre e ovunque.
    • Dynamic Coverage: il 99,9% del tempo senza buffering. Migliorata del 30% la continuità di chiamata dei clienti con VoLTE. I clienti possono contare sull’alta affidabilità della rete per condividere foto e video anche nei luoghi più affollati senza buffering, parlare e navigare al massimo delle performance anche in movimento.
    • Power Voice: qualità della voce migliorata del 30%. Velocità di attivazione della chiamata più rapida del 35%. Grazie alla tecnologia VoLTE, inclusa in tutte le nuove offerte commerciali, i clienti possono navigare e utilizzare le app durante una telefonata, parlare anche nella metro più affollata, mantenendo una voce chiara e nitida e avere un segnale sempre stabile anche in mobilità.
    • Secure Control: Vodafone offre ai clienti un sistema integrato di sicurezza che può scalare dai singoli fino alle aziende più complesse, implementato negli apparati centrali della rete dati, provvedendo a costanti aggiornamenti per rendere la rete più sicura.

    Ma oggi è stata anche l’occasione per lanciare una tariffa davvero staordinaria. Infatti, Con la Giga Network arriva Unlimited Red+, la prima offerta consumer “Fully Unlimited” di Vodafone, che include Giga, minuti e messaggi illimitati, 1000 minuti di chiamate internazionali, 5 Giga di Roaming extra UE a 39,99 euro al mese.

    Vofadone e il 5G

    L’evoluzione della Giga Network apre la strada allo sviluppo del 5G che raggiungerà velocità superiori ai 10 Gigabit al secondo e latenza di circa 10 millisecondi, garantendo in contemporanea un elevato numero di oggetti connessi alla rete, che potrà arrivare fino al milione per chilometro quadrato. Vodafone – che si è recentemente aggiudicata blocchi di frequenze in tutte le bande disponibili nell’ambito dell’asta 5G indetta dal Mise –  è capofila della sperimentazione 5G a Milano e area metropolitana, con l’obiettivo di coprire l’80% della popolazione entro dicembre 2018 per trasformarla nella capitale europea del 5G.

    Vodafone sta lavorando con 38 partner industriali e istituzionali per realizzare oltre 40 progetti negli ambiti sanità e benessere, sicurezza e sorveglianza, smart energy e smart city, mobilità e trasporti, manifattura e 4.0, education e entertainment, digital divide. Questi progetti sono volti a verificare nuovi modelli di business e di servizio che vedono aziende di settori diversi collaborare per creare servizi nuovi per consumatori e imprese, che potranno aprire nuovi settori di attività.

    E dal 21 ottobre sarà on air la nuova campagna di comunicazione dedicata alla Giga Network 4.5G sulle principali emittenti televisive e radiofoniche, su stampa nazionale, in affissione e sui social network. La campagna, caratterizzata da lunghi formati (60’, 45’, 30’), racconta come i clienti Vodafone, grazie alla Giga Network 4.5G, possono ampliare le potenzialità delle loro esperienze trasformandole da “ordinarie in straordinarie”.

    Creatività WPP – Team Red, casa di produzione Akita Film, regista Augusto De Fraga, musica: George Ezra, Paradise. Con la partecipazione straordinaria di Linus.

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    [In collaborazione con Vodafone Italia]

     

     

     

  • Lo stato del dating online a livello globale, e anche in Italia, nel 2018

    Lo stato del dating online a livello globale, e anche in Italia, nel 2018

    Non è tra le primissime attività ma è senz’altro una delle più popolari. Stiamo parlando del dating online e lo facciamo grazie ad un nuovo approfondimento dei GlobalWebIndex. Il 41% degli utenti single ha dichiarato di aver usato app o siti di appuntamenti online; il 65% degli utenti sono uomini. Il fenomeno è molto popolare in America Latina e Sud est asiatico. In Italia è al 34%.

    Il fenomeno del dating online è molto popolare e lo è diventato ancora di più nell’era del mobile. Si tratta di una delle attività più popolai tra gli utenti. E oggi vogliamo saperne di più, sapere anche quale sia la dimensione del dating online anche nel nostro paese. E lo facciamo grazie ad un recente approfondimento di GlobalWebIndex che traccia un quadro del dating online a livello globale, rilevando dati molto interessanti. Il 41% degli utenti single ha dichiarato di aver usato app o siti di appuntamenti online, ciò significa, anche, che il 60% dei single non usa questi servizi per diverse motivazioni.

    Il fenomeno del dating online esiste da quando la rete ha cominciato a diventare sempre più parte integrante delle nostre vite. Grosso modo potremmo dire attorno alla fine degli anni ’90, inizi degli anni 2000, quando cominciavano ad affacciarsi le prime forme di chat e di messaggistica istantanea. Un fenomeno che nel corso del tempo ha finito per assumere dimensioni rilevanti. Basti pensare alla galassia di siti e applicazioni di cui è composta Match, una realtà, apparsa ormai nel lontano 1995, che oggi può contare su oltre 200 milioni di utenti. Di questa galassia è entrato a far parte di recente anche Tinder, forse l’app di dating online più conosciuta. Senza dimenticare che anche Facebook ha cominciato a sperimentare in Colombia un servizio proprio di dating online.

    Dating online app

    L’approfondimento di GlobalWebIndex ci offre l’occasione per conoscere meglio questo fenomeno.

    Intanto diciamo subito che questo fenomeno è molto diffuso in America Latina e Sud est asiatico, con percentuali di popolarità molto simili: 46% America Latina e 45% Sud est asiatico. In America Latina, ad esempio, i paesi in cui il fenomeno è più popolare sono l’Argentina e la Colombia entrambi con il 50%, seguiti dal Messico (49%). Nel Sud est asiatico i paesi con un’alta percentuale di popolarità del fenomeno dating online sono la Cina con il 52%, tra l’altro la percentuale più alta rilevata dallo studio, seguita dalla Thailandia (48%). E’ evidente che i paesi in cui il fenomeno è più popolare lo è per il fatto che questi paesi citati sono essenzialmente mobile-first.

    Ma la popolarità del fenomeno deve fare i conti con quelle che sono le differenze culturali dei vari paesi. Ci sono quelli dove la famiglia ha un ruolo più importante e si spiega una bassa percentuale del fenomeno, lo si vede bene in Asia dove, come abbiamo visto, la Cina vanta una percentuale altissima e, invece, Giappone e Corea del Sud rilevano percentuali molto basse, rispettivamente 18% e 22%. 

    Il fenomeno dating online anche in Italia

    Il fenomeno, forse anche per questo motivo, non ha tassi di popolarità come quelli appena visti anche in Europa. Nel vecchio continente il fenomeno si ferma al 29% (un punto percentuale in più rispetto al Nord America). Il paese europeo con la percentuale più alta è la Danimarca con il 36%, seguito dalla Svezia con il 34%. L’Italia è al 34%, quindi uno dei paesi europei dove il fenomeno è più popolare. Lo è meno in Germania con il 21% e il Belgio con il 24%.

    Proprio in questi giorni Anima Select ha diffuso dei dati sul fenomeno dating online in Italia. Il nostro paese è quello che spende di più: 14,8 miliardi di euro, includendo anche il valore dell’indotto. Una cifra considerevole che tiene conto anche dell’indotto: 4,5 miliardi di euro per l’intrattenimento (dagli happyhour ai ristoranti, includendo cinema, teatro e così via), 4,2 miliardi di euro per i viaggi (in crescita il fenomeno delle vacanze di gruppo per conoscere nuovi potenziali partner), 2,4 miliardi per l’abbigliamento e gli accessori (gli italiani amano essere trendy ad ogni nuovo incontro), 1,8 miliardi per l’estetica in generale, includendo wellness, fitness, cosmetici, coiffeur e trattamenti estetici. Poi ancora c’è la spesa per i regali pari a 0,5 miliardi di euro e perfino quella per i contraccettivi che si attestano a 0,3 miliardi.

    E volendo fare un confronto con l’Europa, Anima Select mette inoltre in rilievo che nelle altre nazioni si spende molto meno, arrivando a sommare appena 24 miliardi di euro.

    Un dato rilevante dello studio è che il fenomeno del dating online coinvolge per lo più uomini, i daters di sesso maschile a livello globale sono infatti il 65%. Il 75% degli utenti fruitori di servizi di dating online ha meno di 30 anni, quindi un pubblico molto giovane. A questo aggiungiamo poi che il 90% dei daters ha un’età inferiore ai 40 anni. Il 38% degli utenti LGB+ (gay, lesbiche e bisessuali) usa app e servizi di dating online.

    Ultimo dato, molto rilevante, è quello che dice che il 37% dei daters sostiene che la tecnologia complichi la vita, ma il 62% di essi concorda sul fatto che Internet li fa sentire più vicini alle persone.

    Infine, lo studio sottolinea come, in realtà, il fenomeno del dating online non sostituisce per nulla i rapporti reali, anzi. Buona parte degli intervistati sostiene che il frequentare servizi come questi ha riflessi positivi sulla loro vita in generale.

    In basso trovate l’infografica con tutti i dati, intanto diteci se anche voi usate app di dating online e se siete soddisfatti.

    dating online infografica

     

  • L’e-commerce in Italia vale 27,4 miliardi di euro e cresce del 16 percento nel 2018

    L’e-commerce in Italia vale 27,4 miliardi di euro e cresce del 16 percento nel 2018

    L’e-commerce continua a crescere in Italia e nel 2018 fa registrare una crescita di 3,8 miliardi di euro mai registrata prima. Il valore degli acquisti supera i 27,4 miliardi di euro con un tasso di crescita del 16% rispetto all’anno precedente. Il turismo è il primo settore in Italia con un valore di 9,8 miliardi di euro.

    I dati diffusi dall’Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano tracciano un panorama e-commerce italiano in forte crescita, infatti i dati rilevati superano quelli che erano i dati attesi. L’e-commerce in Italia ha un tasso di penetrazione sul totale retail del 5,7%, in crescita. Un dato questo molto interessante, anche se ancora molto lontano dai dati relativi a mercati europei più evoluti, come Uk, Francia e Germania, che viaggiano ormai a due cifre. Il valore degli acquisti online supera nel 2018 i 27,4 miliardi di euro, con un incremento del 16% rispetto all’anno precedente e la crescita del mercato in valore assoluto, pari a 3,8 miliardi di euro, è la più alta mai registrata prima. I web shopper, coloro che effettuano acquisti online, sono in Italia 23,5 milioni.

    e-commerce 2018 franzrusso.it

    Prima di passare a vedere qualche dato in dettaglio, è utile sapere che lo scenario mondiale dell’e-commerce traccia uno scenario in cui il valore complessivo è ormai superiore ai 2.500 miliardi di euro e la Cina, con un tasso di crescita del 19% in un anno, una valore di mercato di mille miliardi di euro e un tasso di penetrazione del 18%, è il leader assoluto a livello globale. Gli Usa seguono a ruota con un valore di 620 miliardi di euro, una crescita del 12% in un anno e un tasso di penetrazione del 17%. E poi c’è l’Europa con un valore di poco superiore ai 600 miliardi di euro, con una crescita del 12% e un tasso di penetrazione del 10%.

    e-commerce italia 2018

    e-commerce italia 2018 dati

    e-commerce italia 2018 dati prodotti servizi

    Il mercato legato ai prodotti cresce del 25% e raggiunge il 56% dell’e-commerce totale, raggiungendo i 15 miliardi, grazie principalmente ai risultati di informatica ed elettronica (4,6 miliardi, +18%), abbigliamento (2,9 miliardi, +20%), arredamento (1,4 miliardi, +53%) e cibo (1,1 miliardi +34%).

    I servizi valgono 12 miliardi (+6%), all’interno di questi il turismo (9,8 miliardi, +6%), si conferma il primo comparto dell’e-commerce. Gli acquisti da smartphone, che crescono del  40% rispetto nell’ultimo anno, superano nel 2018 gli 8,4 miliardi di euro e costituiscono il 31% dell’e-commerce totale (era il 25% nel 2017). Un dato molto rilevante quest’ultimo, perchè significa che un terzo degli acquisti e-commerce è generato dallo smartphone. L’Export (ossia il valore delle vendite da siti italiani a consumatori stranieri) vale 3,9 miliardi di euro, il 16% del mercato complessivo.

  • Addio Google+, anche i grandi a volte sbagliano

    Addio Google+, anche i grandi a volte sbagliano

    Era nell’aria da tempo ma adesso è ufficiale, Google+ chiude ed esce di scena in maniera non troppo elegante. Infatti una falla avrebbe permesso la violazione dei dati di mezzo milione di utenti, solo che Google non lo aveva comunicato. L’inchiesta del Wall Street Journal ha scoperto tutto e da Mountain View hanno preso la decisione che sarà definitiva entro il prossimo anno. Resta attiva solo parte business come strumento di conversazione tra colleghi.

    Addio Google+. Ecco l’addio più atteso che in tanti avrebbero voluto pronunciare ormai da qualche anno. Già perchè sin dalla sua apparizione, nel 2011, Google+ non ha mai convinto del tutto. E’ vero, su questo blog avevamo scritto che sarebbe stato il fenomeno del 2012, su cui anche le aziende avrebbero dovuto scommettere. Ma, a differenza di altri, ci siamo ricreduti subito, ammettendo l’errore di valutazione. Google+ era nato per dare fastidio ad un colosso come Facebook, era nato per essere la grande scommessa social di Google che sui social media non aveva mai lasciato il suo segno. Google, il colosso della rete, non aveva impresso la sua firma anche sui social media. Ecco la motivazione principale per cui è nato.

    A distanza di sette anni, Google+ non lascia nessuna traccia tangibile ed esce di scena nella maniera meno elegante possibile. Infatti, la decisione presa da Mountain View di chiudere la piattaforma arriva dopo l’inchiesta del Wall Street Journal che scopre che Google+ era stato violato già tre anni fa, nel 2015, mettendo a rischio i dati di mezzo milione di persone. Per tre anni i dati di questi utenti sono rimasti alla mercè di altri, senza che Google prendesse dei provvedimenti. Un fatto molto grave che dà la misura della considerazione di cui godeva Google+ anche internamente. Ovvio che una volta scoperto tutto Google non ha potuto fare altro che annunciarne la chiusura, era già preparata a questo e lo dimostra la velocità con cui ne ha dato notizia.

    addio google+

    Resta davvero l’amaro in bocca sapere che per tre anni Google abbia deciso di non fare nulla, pensando di risolvere tutto internamente avvisando gli utenti in maniera privata. Un errore di valutazione grossolano non da grande colosso del web quale è Google.

    E’ bene sottolineare che Google annuncia la chiusura di Google+ lato consumer, ossia lato utente, la parte che avrebbe dovuto apprezzare e usare la piattaforma. Di fatto, ne dichiara la chiusura completa. Lato aziende resta attivo solo per il fatto di voler mantenere vive le conversazioni tra colleghi. E anche su questo punto i dubbi abbondano. Ma non vale neanche approfondire più di tanto e non vale dire che Google lascia attiva la parte aziendale perchè redditizia, no, non è questa la motivazione. Google per le aziende offre strumenti di business molto più efficienti e utili.

    Ma per chi sta leggendo questo post e nota che Google+ comunque aveva centinaia di milioni di utenti, vero. Ma non erano tutti attivi e consapevoli del fatto di essere realmente su Google+. Il vero errore che ha commesso Google è stato proprio quello di aver voluto per forza assemblare la piattaforma all’interno della galassia Google. In poche parole, bastava semplicemente avere uno smartphone Android per essere poi, attraverso il proprio account usato per accedere al sistema operativo, catapultato su Google+. L’utenza attiva era meno del 20% a livello globale. Inoltre, gli ultimi dati dicono che il 90% degli accessi durava meno di 5 secondi. Giusto il tempo di accedere e via a gambe.

    Eppure in Italia, l’ultima rilevazione di Agcom a luglio ci diceva che gli utenti erano 5,7 milioni. Ma l’analisi di Blogmeter di aveva anche detto che per di un quarto degli utenti lo usava attivamente e il 38% ogni tanto ci faceva un salto. Numeri che se fossero stati attivi non avrebbero certo giustificato questo addio.

    Se Google avesse provato a tenere sganciato Google+ da tutto e avesse deciso di puntare davvero a realizzare un prodotto social di tutto rispetto, forse le cose non sarebbero andate così. O forse sarebbe fallito ben prima.

    Pensate che già nel 2012, appena un anno dopo il suo lancio, Google+ veniva definito come una “cattedrale nel deserto“, definizione che lo ha accompagnato fino all’annuncio di ieri.

    Non ci resta allora che mettere la parola fine a questo punto per tutto ciò che riguarda Google+ e ammettere che, a volte, anche i grandi possono sbagliare.

     

    [L’immagine è realizzata da @franzrusso, se dovesse essere ritenuta inopportuna dai legittimi proprietari dei loghi, verrà immediatamente rimossa. Si prega ci citare la fonte]

  • Ecco Facebook Portal, il social network fa il suo ingresso nel mondo hardware

    Ecco Facebook Portal, il social network fa il suo ingresso nel mondo hardware

    Facebook ha presentato ufficialmente Facebook Portal, il primo prodotto hardware commercializzato da Menlo Park. E’ un tentativo per lanciare la sfida ad Amazon Echo. Portal permette le video chat, ma anche chiamare gli utenti, riprodurre musica da Spotify. Portal ha un costo di 199 dollari e Portal+ ha un costo di 349 dollari. E la privacy?

    Facebook lancia ufficialmente Facebook Portal, il primo prodotto hardware interamente commercializzato da Menlo Park. Da questo punto di vista si tratta di un lancio non da poco, Facebook decide di sfidare Amazon Echo entrando anche nel modo degli smart speaker che si stanno diffondendo anche nel nostro paese. In realtà si tratta di un lancio atteso, e rimandato tra l’altro per via dei tanti dubbi che pone sotto il profilo della privacy. Il lancio era stato infatti ritardato per lo scandalo Cambridge Analytica. Il prodotto, per ora, verrà commercializzato da novembre e solo per gli Stati Uniti.

    Portal è quindi un dispositivo che può essere utilizzato per le video chat, per chiamare gli utenti Facebook e Facebook Messenger, ma è anche smart speaker, come dicevamo, potendo riprodurre musica da Spotify e da Pandora (non attivo in Italia).

    facebook portal

    Un elemento che è stato molto apprezzato del dispositivo è lo zoom automatico del dispositivo, nel senso che il dispositivo è dotato di una fotocamera grandangolare capace di identificare la corporatura corporea e quindi seguirvi in automatico anche se vi spostate nella stanza. Il dispositivo è in grado di gestire la video chiamata se fatta da una persona o da più persone, il grandangolo si auto gestisce in maniera intelligente.

    Portal supporta la realtà aumentata ma non vi è traccia ancora di Intelligenza Artificiale. Segno che il dispositivo, almeno per ora, verrà utilizzato per lo più per fare video chat con parenti e amici che abitano lontano. Un uso abituale potrebbe essere quella della telefonata della buona notte ai genitori che abitano lontano, solo che la telefonata avviene in video.

    Portal si presenta con due modalità e dispositivi diversi nelle dimensioni. Portal (display da 10″), appunto, più piccolo, sembra quasi la copia di Amazon Echo, che ha un costo di 199 dollari, e Portal+, dispositivo più grande con display da 15,6″, sembra un tablet messo in verticale, che ha un costo di 349 dollari. Ad occhio, Portal può andar bene in cucina e Portal+ anche in soggiorno.

    facebook portal+

    Il vero problema è la privacy, l’accoglienza negli Usa è stata abbastanza fredda perchè in molti ormai non hanno molta fiducia in Facebook. E non so tratta solo dello scandalo Cambridge Analytica. Portal permette di spegnere microfoni e fotocamera nel caso in cui non è attivo e si può apporre un cappuccio sopra la telecamera quando questa non è utilizzata in una chiamata vocale. Facebook sostiene che Porta non registra, ascolta o visualizza le chiamate e i suoi dati sono criptati. Però registra i meta dati, nel senso che registra chi ha effettuato la chiamata e per quanto tempo.

    https://www.facebook.com/facebook/videos/320275651886768/

    Inoltre, elemento non da poco che, forse non aiuterà a riconquistare la fiducia degli utenti americani, le conversazioni non hanno la crittografia E2E (end-to-end), di conseguenza qualsiasi autorità potrebbe richiedere a Facebook una conversazione e Facebook non potrebbe sottrarsi a questa richiesta.

    Insomma, Portal potrebbe no aiutare Facebook in un momento in cui serve davvero molta fiducia in termini di gestione della privacy. Anzi, lo stesso Portal potrebbe rivelarsi un problema.

  • Ecco una panoramica sull’uso dei Social Media a livello globale

    Ecco una panoramica sull’uso dei Social Media a livello globale

    GlobalWebIndex ha da poco diffuso un’infografica che ci offre una bella panoramica sui Social Media, fenomeno sempre in movimento, a livello globale. E scopriamo, quindi, che il tempo medio trascorso al giorno è leggermente in calo, soprattutto in Europa, e che 3 utenti su 5 provengono dall’Asia. Inoltre, il 61% degli utenti sono “FOMO networkers”.

    Raccontare come i Social Media si evolvono diciamo che è un po’ il nostro principale obiettivo fin da quando tutto è iniziato qui sul nostro blog, ormai nel lontano 2008 (dieci anni fa!). Il Social Media rappresentano un fenomeno rivoluzionario, nel senso che prima della loro avvento non esisteva nulla di simile e hanno contribuito a ribaltare il paradigma comunicativo, rendendolo sempre più orizzontale. Ma sappiamo bene anche che i Social Media rappresentano un fenomeno in continua evoluzione, ed ecco perchè ci piace osservare questo fenomeno e cogliere alcuni dati interessanti di questa continua, e spesso veloce, evoluzione. E oggi abbiamo la possibilità di farlo grazie a questa interessante infografica di GlobalWebIndex che tutti noi abbiamo imparato a conoscere, e ad apprezzare, in questi anni. E’ una bella panoramica dell’uso dei social media a livello globale con tanti e interessanti dati e spunti. Vediamo insieme quali.

    Iniziamo col dire che oggi i Social Media sono molto usati in Asia, soprattutto nei paesi del sud est asiatico, dove, forse, una infrastruttura essenzialmente basata su banda larga mobile, ha agevolato la diffusione. E infatti 3 utenti su 5 provengono dall’Asia, il 58% degli utenti a livello globale. Dall’Europa il 16%, America Latina 10%, Nord America 10% e poi i paesi MEA (Medio Oriente e Africa) con l’8%.

    social media world landscape-panorama franzrusso.it 2018

    Da evidenziare anche che ben il 61% degli utenti vengono indicati come “FOMO networkers”, ossia utenti che usano i social media essenzialmente per la paura di perdersi qualcosa. Un fenomeno questo che rappresenta un aspetto dell’uso dei social media. La maggior parte 71% sono però catalogati come “Personal networkers”, utenti che usano i social media per incontrare nuove persone e per fare networking in generale.

    Guardando al dato delle piattaforme più usate, osserviamo che, come già confermato in questa occasione ad inizio anno, YouTube resta la piattaforma più usata (87%), seguita da Facebook (84%), da WhatsApp (62%), da Instagram (60%) e da Messenger (58%). In pratica, tra le prime 5 piattaforme più usate al mondo, 4 fanno riferimento a Facebook. Un dato, questo, che non tiene conto della Cina, per ovvi motivi. E in Cina le piattaforme più usate sono WeChat (80%), Baidu (72%), Sina Weibo (60%), Youku (59%), Qzone (57%).

    Come detto all’inizio, e come confermato da altri dati in generale, soprattutto se paragonato ai dati di due/tre anni fa, sta calando il tempo medio trascorso ogni giorno sui social media a livello globale. A livello globale si è intorno alle 2 ore e mezza al giorno, ma se guardiamo il dato relativo all’Europa notiamo che è di 2 ore e 4 minuti, in calo rispetto all’anno precedente. In Italia siamo di poco sotto le 2 ore giornaliere.

    I dati di GlobalWebIndex ci offrono poi uno spaccato molto interessante su come gli utenti usano i social media. E scopriamo quindi che in Nord America vengono usati per restare in contatto con le persone, soprattutto per stringere relazioni con persone poi conosciute anche dal vivo. In Medio Oriente e Africa vengono usati per entrare in contatto con altre persone e per informarsi. Restare infornati, divertimento e scoprire sempre nuove cose da fare sono le motivazioni che spingono di più gli utenti dell’America Latina a usare i Social Media. Gli utenti Europei li usano per restare in contatto con altre persone, per scoprire cose nuove da fare e per informarsi. Gli utenti asiatici, in proporzioni un po’ differenti, li usano per gli stessi motivi. Anche gli utenti cinesi usano le piattaforme più popolari da loro per informarsi, conoscere cose nuove da fare e restare in contatto con persone nuove.

    Gli utenti se seguono di più i brand sono quelli dell’America Latina, quelli che li seguono meno sono gli utenti Europei, i quali si distinguono anche per il fatto di seguire meno gli attori.

    Tra i temi più discussi, gli utenti europei conversano sui social media di film, musica e sport; mentre gli utenti del Nord America conversano di musica, food e politica. Gli utenti dell’America Latina amano conversare di film, musica e tecnologia; mentre gli utenti del Medio Oriente e Africa amano conversare sui social media di sport, tecnologia e smartphone. Come sappiamo bene, è un elemento abbastanza noto, gli utenti dell’Asia amano conversare di smartphone, musica e tecnologia. Infine, i cinesi amano conversare di film, smartphone e abbigliamento. Film e musica sono quindi due degli argomenti più discussi sui social media a livello globale.

    In basso l’intera infografica e questo è il link, qualora foste interessanti a scaricarla.

    panorama social media globale

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    [L’immagine di copertina è realizzata da @ Franz Russo, si prega citare la fonte]

     

  • Con l’addio dei due co-fondatori, ora Facebook si aggrappa a Instagram

    Con l’addio dei due co-fondatori, ora Facebook si aggrappa a Instagram

    I co-fondatori di Instagram, Kevin Systrom (CEO) e Mike Krieger (CTO), hanno annunciato che lasceranno la società nei prossimi giorni, senza indicare particolari motivazioni. Ma la ragione di questa decisione è che Facebook, nel corso degli ultimi tempi, ha ridotto l’indipendenza dell’azienda, quell’indipendenza che era alla base dell’accordo di acquisizione del 2012. Zuckerberg ha bisogno di rilanciare Facebook e lo fa aggrappandosi a Instagram.

    A sorpresa, ma non tanto per gli addetti ai lavori e per i conoscitori degli affari Facebook, Kevin Systrom e Mike Krieger, co-fondatori e, rispettivamente, CEO e CTO di Instagram, hanno annunciato che lasceranno la società, di proprietà di Facebook ormai da 6 anni. In un comunicato Systrom non indica particolari motivazioni, ma in tanti sanno che la vera motivazione è la ridotta indipendenza nella gestione della società, quell’indipendenza che era stata alla base dell’accordo di acquisizione nel 2012, per 1 miliardo di dollari.

    Una decisione che segue, a distanza di pochi mesi, quella di Jan Koum che, a fine aprile di quest’anno, lasciò WhatsApp, lui co-fondatore insieme a Brian Acton, che aveva già abbandonato la sua creatura, in seguito allo scandalo Cambridge Analytica. Quindi per evidenti contrasti con Facebook sulla gestione della privacy.

    Kevin Systrom Mike Krieger-co-fondatori Instagram Facebook
    Kevin Systrom e Mike Krieger

    Il perchè delle dimissioni di Kevin Systrom e Mike Krieger da Instagram potrebbe avere una motivazione precisa, non da poco. Nel mese di maggio ci fu un passaggio di pedine importanti da Instagram verso Facebook e viceversa. In pratica, il fedelissimo VP di Systrom, Kevin Weil, passava a Facebook e dalla società di Zuckerberg arrivava a prendere il suo post Adam Mosseri, fedelissimo di Zuckerberg e responsabile del News Feed di Facebook. E non è tutto, perchè un altro fedelissimo di Zuckerberg, Chris Cox, è diventato il supervisore di WhatsApp e Instagram.

    Insomma, Zuckerberg ha inserito le sue pedine importanti all’interno di Instagram con lo scopo di avere maggiore controllo sulle decisioni aziendali. Di fatto venendo meno a quell’accordo del 2012 che recitava più o meno così, da parte di Kevin Systrom e Mike Krieger: “Noi ti diamo la società, ma tu ci darai la massima libertà e indipendenza“. E’ durato sei anni.

    Mark Zuckerberg sa benissimo quale sia la potenza di Instagram, quest’anno si prevedono profitti per oltre 8 miliardi di dollari. E ha bisogno di avere maggiore controllo e zero contrasti sulle sue decisioni, per un motivo molto semplice: rilanciare Facebook dopo gli scandali degli ultimi mesi. Mantenere al suo interno persone che avrebbero ostacolato le sue decisioni avrebbe comportato lungaggini che Facebook potrebbe pagare care.

    Zuckerberg deve rilanciare Facebook grazie a Instagram, ha bisogno di dare ai suoi investitori quello che vogliono, ossia spazi pubblicitari sui video. E quindi anche sulle Instagram Stories e su IGTV, che ancora stenta.

    Di fronte agli scandali sulla privacy, sulle fake news, Zuckerberg sa bene che per uscirne deve usare quell’alternativa che ha costruito in questi anni, dal 2012 ad oggi, proprio per questa evenienza, in caso di bisogno. Ora Facebook ha bisogno, ma adesso comincia la parte più difficile, ossia quella di sfruttare Instagram senza snaturarla, altrimenti sarebbe la fine. Di Facebook.

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