Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Twitter, dopo un anno dall’introduzione dei 280 caratteri l’effetto è nullo

    Twitter, dopo un anno dall’introduzione dei 280 caratteri l’effetto è nullo

    Un anno fa Twitter decise di raddoppiare i caratteri disponibile per comporre un tweet, passando dai 140 caratteri ai 280, con la speranza che gli utenti potessero trovare “più spazio” per i loro contenuti. Ebbene, a distanza di un anno l’effetto è praticamente nullo: a livello globale, solo il 6% dei tweet supera i 140 caratteri e solo il 3% va oltre i 190 caratteri.

    Vi ricordate le lunghe discussioni lo scorso anno rispetto al raddoppio dei caratteri su Twitter, discussioni tra puristi della piattaforma e tra “innovatori” che spingevano anche al raddoppio dei caratteri purchè Twitter desse un segnale di movimento. In effetti, Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter voleva dare un segnale di rinnovamento della piattaforma, andando incontro ai tantissimi utenti che trovavano Twitter un luogo difficile, specialmente per la brevità dei caratteri a disposizione. Un modo per coinvolgerli e per attirarne di nuovi.

    Ebbene, a distanza di un anno esatto possiamo tranquillamente dire che l’effetto è stato praticamente nullo. Lo ricordavamo qualche giorno fa anche qui, in occasione della notizia di un test sull’app per iOS che permetterebbe, con un click, di passare alla timeline cronologica.

    Ma tornando ai 280 caratteri, a distanza di un anno si è verificato anche un paradosso. Nel senso che è vero che sono raddoppiati i caratteri a disposizione, ma sono cresciute le espressioni brevi come “per favore” (+54%) e “grazie” (+22%). Perchè prima lo scrivevano in forma contratta tipo “grz” o “pfvr”?

    twitter 280 caratteri franzrusso.it 2018

    E infatti, sono diminuite proprio le forme contratte come “gr8” (-36%), “​​b4” (-13%) e “sry” (-5%) se al loro posto si utilizzano sempre più le parole per intero: great (+32%), before (+70%) e sorry (+31%). Che risultato, 280 caratteri per aggiungere una vocale in mezzo a consonanti e numeri.

    Ma non è tutto, eh no.

    Perchè un altro grande risultato del raddoppio dai 140 caratteri ai 280 attuali è che, a livello globale, la lunghezza media dei tweet si mantiene corta: con il limite dei 140 caratteri era intorno ai 34 caratteri e con l’aumento a 280 caratteri, è addirittura diminuito a 33 caratteri circa. Uno in meno.

    Con l’estensione a 280 caratteri, solo l’1% dei tweet in inglese raggiunge il limite di 280, il 12% dei tweet sono più lunghi di 140 e il 5% sono più lunghi di 190 caratteri. Ma quello che + davvero la notizia, dopo 12 mesi da questa “innovazione” è che a livello globale si è visto che solo il 6% dei tweet supera i 140 caratteri e solo il 3% va oltre i 190 caratteri. 

    Leggi anche:

    Twitter, tra timeline cronologica e addio al cuoricino, è il momento di innovare

     

    Sia chiaro, chi vuole scrivere a 140 caratteri può sempre farlo, in realtà non è cambiato nulla da questo punto vista, se non il fatto che lo spazio a disposizione per scrivere un contenuto si è arricchito di altri 140 caratteri. Il vero risultato è che questo raddoppio in effetti non ha indotto gli utenti a scrivere di più, anzi. Ci si sente più tranquilli nello scrivere sapendo bene che non esiste più un limite di caratteri esiguo (per qualcuno!), la la sostanza no è cambiata, come si è visto da questi dati.

    A proposito, gli utenti sono passati da 336 milioni a 326 milioni (10 milioni in meno) non perchè sono raddoppiati i caratteri, ma perchè la piattaforma negli ultimi mesi ha cominciato a fare una seria pulizia di account bot e fake inattivi.

    Per tutto il resto, vi invitiamo a questa riflessione, adesso è arrivato davvero il momento di innovare per Twitter.

  • Su Messenger si potranno cancellare i messaggi entro 10 minuti

    Su Messenger si potranno cancellare i messaggi entro 10 minuti

    Presto anche su Messenger sarà possibile cancellare i messaggi entro il tempo di dieci minuti, molto meno di un’ora consentito su WhatsApp. Se ne è parlato molto di recente ma il primo a segnalare che presto la funzionalità sarà attiva, solo per iOS al momento, è stato Matt Navarra.

    Anche su Messenger si potranno cancellare i messaggi inviati entro un tempo limite di 10 minuti. Un tempo decisamente inferiore rispetto all’altra app di messaggistica WhatsApp che estese, dai 7 minuti iniziali, il tempo ad un’ora. Al momento non ci sono notizie ufficiali, va detto, stiamo commentando, come stanno facendo altri, una notizia che è partita da uno screenshot twittato dal solito Matt Navarra, molto attento a scovare novità in arrivo, tanto per ricostruire un po’ la notizia.

    Lo screenshot di Navarra infatti mostra la descrizione che si trova nell’app di Facebook Messenger per iOS, versione 191.0, infatti al momento questa funzionalità pare sia stata pensata solo per il sistema operativo della Apple, ma non è escluso che poi possa fare la sua comparsa anche su Android, il sistema operativo di Google, il più usato al mondo.

    messenger messaggi 10 minuti

    Non è un tempo lunghissimo, ma è comunque qualcosa. Capita, a volte, di aver mandato un messaggio per errore, magari alla persona sbagliata, e di non aver la possibilità di cancellarlo. Ecco, presto questo sarà possibile anche su Messenger, anche prima che la persona lo riceva.

    Certo, questa funzionalità è attiva su Telegram ormai da quasi due anni ed è possibile cancellare il messaggio entro le 48 ore, un tempo lunghissimo.

    La storia di cancellare i messaggi, anche quelli inviati entro pochi minuti, è iniziata quando si è scoperto, nel mese di aprile scorso, quando Facebook ammise, in pieno scandalo Cambridge Analytica, di aver cancellato messaggi inviati dal CEO Mark Zuckerberg e da altri manager di Menlo Park. Dopo le tante proteste degli utenti, Facebook promise che presto avrebbe permesso a tutti di fare lo stesso. Adesso sembra che davvero sarà presto così.

  • Su WhatsApp presto arriveranno le risposte private nei gruppi, per ora solo in beta

    Su WhatsApp presto arriveranno le risposte private nei gruppi, per ora solo in beta

    WhatsApp è ormai pronta a rilasciare una funzionalità di cui si parla molto, ossia le risposte private dai gruppi. Come anticipato nei giorni scorsi dal sito WABetainfo, la funzionalità per ora è disponibile solo per la versione beta di Android, la 2.18.335. Se non siete già tester, è meglio quindi aspettare la versione ufficiale, Google Play Beta Program ha già raggiunto il livello massimo di tester. E presto debutterà anche la pubblicità.

    WhatsApp, che vanta ormai più di 1,5 miliardi di utenti a livello globale, è al centro, insieme a Instagram, del piano di sviluppo di Facebook. Le due app sono ormai centrali per l’ecosistema Facebook in modo da riuscire a recuperare il rallentamento della piattaforma madre ed è quindi normale assistere a continui aggiornamenti e lanci di nuove funzionalità.

    Dopo avervi dato la notizia dell’approdo su WhatsApp degli stickers, gli adesivi che fecero la loro prima comparsa su LINE, l’app di messaggistica giapponese nel 2011, adesso sull’app di messaggistica di casa Menlo Park sta per arrivare una funzionalità di cui nei mesi scorsi si è parlato molto. Come anticipato nei giorni scorsi da solito sito WABetainfo, WhatsApp ha rilasciato la funzionalità delle risposte private nei gruppi. Per ora, va specificato, la funzionalità è attiva solo nella versione beta dell’app, la numero 2.18.335. Di conseguenza, se no siete già tester, e quindi in grado di scaricare l’app in beta e usare subito la nuova funzionalità, è meglio attendere l’aggiornamento definitivo per tutti, anche perchè Google Play Beta Program ha già raggiunto il livello massimo di tester.

    whatsapp rispondi privatamente-app

    Come funzionano le risposte private nei gruppi su WhatsApp?

    In realtà la funzionalità è molto semplice. Una volta avviata una chat di gruppo, la funzionalità funziona anche in gruppi chiusi, se volete rispondere ad un utente in particolare basterà tenere premuto il messaggio della persona a cui si vuole rispondere in privato. Subito dopo si aprirà un piccolo menù da dove è possibile cliccare l’opzione “Rispondi privatamente”. A questo punto l’app creerà subito una chat privata tra voi e l’utente seguendo la discussione avviata nel gruppo in precedenza. Insomma, questa funzionalità facilita l’avvio di una chat privata da un gruppo con utente con cui si desidera chiarire alcuni aspetti della conversazione di gruppo, ad esempio.

    Restando sempre in tema di versione app, con la numero 2.18.338 per Android arriveranno le nuove emoji.

    whatsapp rispondi privatamente

    Arriva la pubblicità su WhatsApp

    Ma una delle notizie di cui si è discusso molto in merito a WhatsApp è l’approdo, ormai ufficiale, della pubblicità sull’app. Una novità assoluta visto che da sempre WhatsApp si era caratterizzata per non aver mai dato spazio sull’app ad alcun tipo di pubblicità.

    La pubblicità apparirà in un aggiornamento che arriverà a breve e comparirà negli status, l’equivalente delle stories su Instagram. La conferma arriva da Chris Daniels, vice presidente di WhatsApp. Ad un recente brief a New Delhi, in India, Daniela ha affermato: “Metteremo gli annunci in Status. Questa sarà la modalità di monetizzazione primaria per l’azienda e un’opportunità per le aziende di raggiungere le persone su WhatsApp”.

    Intanto, sempre in tema di prossime novità su WhatsApp, di vocifera del’inserimento del Touch ID o Face ID di Apple per i messaggi. I messaggi saranno quindi bloccati dalla biometria, comunque sbloccabili attraverso il codice dello smartphone.

  • Facebook: in vendita messaggi privati di oltre 80 mila utenti, secondo BBC

    Facebook: in vendita messaggi privati di oltre 80 mila utenti, secondo BBC

    Il servizio russo della BBC ha diffuso la notizia che un gruppo di hackers avrebbe violato Facebook nel mese di settembre 257 mila account e messo in vendita messaggi privati di oltre 80 mila utenti, molti dei quali in Ucraina e in Russia. Gli stessi hacker hanno affermato all’emittente inglese di avere dettagli di oltre 120 milioni di utenti, anche se non ci sono certezze su questa cifra. I dati potrebbero essere stati prelevati da estensioni malevoli per browser.

    Come se non bastasse, dopo lo scandalo Cambridge Analytica, che ha di fatto sollevato una grave problema su come Facebook ha gestito i dati privati degli utenti, e dopo solo la violazione di qualche settimana fa, operata direttamente sulla piattaforma, l’azienda di Mark Zuckerberg si trova oggi ad affrontare una nuova pesante violazione dei dati degli utenti.

    Secondo quanto riportato dalla BBC, il servizio russo dell’emittente inglese sarebbe venuto a conoscenza di una violazione ad opera di hacker che, nel mese di settembre, avrebbe portato alla violazione di 257 mila account alla pubblicazione di messaggi privati di oltre 80 mila utenti. Il problema è che questa cifra potrebbe essere molto più alta. La società informatica Digital Shadows ha rilevato che 12.000 dei 257.000 utenti hanno detto di risiedere in Russia, 47.000 hanno dichiarato di essere originari dell’Ucraina.

    facebook vendita dati hacking

    L’emittente infatti fa sapere che questi hacker affermano di avere i dettagli di oltre 120 milioni di utenti, un dato molto preoccupante se fosse confermato, anche se, come precisa la stessa BBC, non ci sono conferme reali su questa cifra.

    Il servizio russo della BBC manda avanti la sua indagine e scopre che gran parte degli utenti violati hanno sede in Ucraina e in Russia, e poi ci sono anche dati che provengono da altri paesi come Regno Unito, Stati Uniti, Brasile e altri. La violazione dei dati sarebbe avvenuta tramite estensioni malevoli per browser, quelle che usiamo all’interno di Chrome, Opera o Firefox. Gli hacker stavano per mettere sul mercato questi dati per 10 centesimi l’uno.

    Tutto è iniziato, appunto a settembre, quando in un forum è comparso “FBSaler” che scrisse, in inglese, di vendere informazioni private di Facebook, aggiungendo che il loro database aveva in serbo 120 milioni di account violati.

    Un sito su cui sono stati pubblicati i dati è stato rintracciato a San Pietroburgo, ma il vero problema sarebbero le estensioni dei browser. Facebook ha fatto sapere, attraverso un suo portavoce, di aver contatto tutti i produttori delle estensioni per eliminare subito quelle malevoli, senza però indicare quali siano le estensioni nel mirino. Inoltre, alcuni esperti affermano che in questo caso non sarebbe tutta responsabilità di Facebook, in parte sarebbe anche dei produttori delle estensioni che non hanno vigilato a dovere.

    In ogni caso però, tutto questo rischia di avere nuove ripercussioni su Facebook. Il servizio russo della BBC ha contattato gli hacker ponendosi come acquirente dei dati. E’ stato chiesto agli hacker se questi dati avessero in qualche modo a che fare con lo scandalo Cambridge Analytica. La risposta è stata negativa, si tratterebbe quindi di un’altra pesante violazione.

    Si tratta di un caso da analizzare bene e poi di sono i dubbi degli esperti che dichiarano che sia improbabile che Facebook non abbia parlato ancora di una violazione così pesante. La risposta agli esperti potrebbe essere di vedere come Facebook ha trattato il caso Cambridge Analytica, omettendo di informare gli utenti per ben tre anni.

  • Twitter, tra timeline cronologica e addio al cuoricino, è il momento di innovare

    Twitter, tra timeline cronologica e addio al cuoricino, è il momento di innovare

    Negli ultimi giorni si sta parlando molto di Twitter. Prima per i dati finanziari che hanno decretato lo stato di salute dell’azienda ma non della base utenti, poi per il fatto che Jack Dorsey vorrebbe eliminare il cuoricino. E poi da ieri è iniziato il test, solo per iOS, relativo ad un pulsante che permetterebbe di passare dalla timeline rilevante a quella cronologica. E’ davvero arrivato il momento di innovare la piattaforma.

    Sul fatto che Twitter abbia bisogno di rinnovarsi, di fare vera innovazione sulla piattaforma, percepita ancora oggi, nonostante gli sforzi, come complicata da usare, lo scriviamo ormai da anni qui sul nostro blog. Negli ultimi giorni si è parlato molto di Twitter, più di quanto non succeda normalmente, e questo da un certo punto di vista è anche un bene. Se ne è parlato molto in questi ultimi giorni in relazione all’ultima trimestrale che ha messo in evidenza come la società sia in salute, redditizia come mai negli ultimi anni, nonostante abbia perso per strata 10 milioni di utenti, in totale oggi sono 326 milioni. Ma questo calo è derivato dal fatto che Twitter negli ultimi tre mesi ha intensificato le pulizie sulla piattaforma, eliminando tutti quegli account bot e fake latenti. Se ne è poi parlato, anche molto, per via di questa idea di Jack Dorsey, co-fondatore e CEO di Twitter, di voler eliminare il cuoricino, introdotto tre anni fa, come se quello fosse uno dei mali principali di Twitter, in realtà sappiamo bene che non è così.

    Di questa strana idea di eliminare il cuoricino in realtà non si sa molto e, di sicuro, non sarà una cosa facile e immediata da fare, ma su questo punto ci ritorniamo più avanti.

    Nuovo test su pulsante per passare subito alla timeline scelta

    Di Twitter, come certamente ricorderete, se ne è parlato molto nel mese di settembre per la scelta di impostare la propria timeline anche in senso cronologico, recuperando l’impostazione originale della piattaforma nata nel 2006. Una scelta che è stata molto apprezzata da quasi tutti gli utenti. E su questo punto Twitter ci ritorna con un’altra novità.

    https://twitter.com/Twitter/status/1057761107329343488

    In pratica Twitter ha iniziato un test su un esiguo gruppo di utenti solo iOS per introdurre nella parte alta dell’app, quindi in una posizione a portata do mano di tutti, di un pulsante che permetterebbe in maniera veloce di passare da una timeline in senso cronologico oppure ad una timeline in senso rilevante. Si tratta di un pulsante a “scintilla” cliccato il quale si apre un piccolo menù per switchare nella modalità cronologica oppure nella modalità impostata sulle proprie preferenze. Una impostazione che farà felice molti utenti.

    In pratica la scelta dipende molto dall’uso che si fà della piattaforma. L’utente che usa Twitter ogni giorno sicuramente propenderà per una timeline cronologica non volendo perdere nulla di quello che viene twittato. Diversamente, chi usa la piattaforma in maniera sporadica e non continuativa sicuramente propenderà per una timeline più rilevante, non volendo perdere nulla di quelli che viene condiviso dagli account preferiti.

    E’ un modo quindo per venire incontro ai tanti utenti che sa settembre chiedono una modalità più chiara per passare velocemente tra le due modalità.

    Twitter, adesso è il momento di fare vera Innovazione

    Tutto bene fin qui, ma non è questa la vera innovazione che ci si attende, o meglio, non è solo questa. Dorsey negli ultimi due anno ha intensificato molto gli sforzi per rendere Twitter un luogo più “pulito” e sicuro, almeno questo era il suo intento. Diciamo che in parte Twitter da questo punto di vista mostra qualche segnale, ma c’è bisogno, adesso, di concentrarsi su altro per fare in modo che gli utenti usino la piattaforma sempre di più.

    twitter innovare timeline cronologica

    L’effetto nullo dei 280 caratteri

    Tanto per fare un esempio delle tante cose fatte che non hanno portato gli effetti sperati, a distanza di un anno dal passaggio dai 140 caratteri storici ai 280 caratteri, l’effetto è stato praticamente nullo! Sui dati che l’azienda ha in mano, solo per la lingua inglese però, si scopre che la lunghezza media di un tweet nell’ultimo anno è stata di 33 caratteri, un in meno rispetto a quello che accadeva prima. Solo l’1% ha raggiunto effettivamente la lunghezza dei 280 caratteri. Infatti, altri dati dicono che solo il 12% dei tweet condivisi in lingua inglese ha superato la lunghezza dei 140 caratteri.

    Ma attenzione, perchè guardando il dato rispetto a tutte le lingue, solo il 6% é più lungo di 140 caratteri e solo il 3% é più lungo di 190 caratteri. Quindi di cosa stiamo parlando?

    Stiamo parlando del fatto che è arrivato davvero il momento per Twitter di innovare, passaggio necessario per recuperare utenti, altrimenti, tra le pulizie che la piattaforma continua a fare, il rischio è che Twitter resti sempre fermo. E questo non lo vogliamo.

    Sul cuoricino, argomento che avevamo lasciato in sospeso, il problema non è quello,  è abbastanza evidente. Non è questa l’innovazione che auspichiamo. E non lo è nemmeno il retweet, si parla anche di questo da qualche giorno con proposte tra le più disparate. Certo, teniamo il retweet e leviamo il contatore, può essere un’dea, come avanza The Atlantic, ma, davvero, non è questo il punto.

    Twitter deve recuperare un po’ di autostima, fa ridere lo so, ma sarebbe meglio partire da qui, piuttosto che tagliare dove non è necessario col rischio di fare più danni del solito. Cominciamo allora con un bel passo indietro di Jack Dorsey?

  • Me contro Te sono gli youtubers più coinvolgenti in Italia, secondo Blogmeter

    Me contro Te sono gli youtubers più coinvolgenti in Italia, secondo Blogmeter

    Il fenomeno “Me contro Te” alla fine si rivela essere il più coinvolgente su YouTube in Italia. L’analisi di Blogmeter ci mostra come la coppia siciliana, Sofia Scalia e Luigi Calagna, riesce a generare 79,5 milioni di interazioni in tre mesi. Seguono il gamer “WhenGamersFail Lyon”, ossia Ettore Canu, e un’altra coppia di gamer, Stefano e Veronica, in arte “Two Players One Console”.

    Di recente vi avevamo segnalato la denuncia da parte di Favij, vero nome Lorenzo Ostuni, il quale dichiarava, in un video dal titolo “YouTube sta morendo?”, lamentava di un forte calo delle sue visualizzazioni, circa il 30-40% in meno, addebitandolo al progressivo abbandono di Google+. In realtà, il calo è relativo ad un altro motivo, ossia all’algoritmo di YouTube. E una spiegazione forse più chiara la troviamo proprio in questa classifica di Blogmeter degli Youtuber più coinvolgenti in italia nel 2018. Dove si vede benissimo che essere il più seguito, come appunto è Favij con quasi 5 milioni di followers, non significa essere poi il più coinvolgente, il pubblico va conquistato. 

    La Top 10 degli Youtuber più coinvolgenti, realizzata da Blogmeter, tramite la nuova Social Suite, prende in considerazione un periodo ti tempo tra i 20 luglio e il 20 ottobre di quest’anno, mostrando gli youtuber per la loro capacità di coinvolgimento, attraverso la somma totale di visualizzazioni, commenti, like e dislike.

    me contro te lui sofi youtubers coinvolgenti 2018
    Me contro Te

    Al primo posto troviamo quello che forse può essere considerato . Stiamo parlando del fenomeno Me contro Te, la coppia siciliana composta da Sofia Scalia e Luigi Calagna, sono conosciuti anche come Luì e Sofì, i creatori di punta del team Webstars Channel, che in poco più di 4 anni sono stati in grado di raggiungere traguardi inaspettati. Pur essendo, con quasi 3 milioni di followers, al quarto posto tra i più seguiti in Italia, “Me contro Te”, Luì e Sofì riescono a realizzare un coinvolgimento totale di 79,5 milioni di interazioni nel periodo monitorato. Ricordiamo che la coppia di youtuber lo scorso mese di giugno ha ricevuto premio MOIGE, assegnato dal Movimento Italiano Genitori ai programmi Family Friendly, che riescono a conciliare gli obiettivi di share con la qualità del prodotto e la necessità di intrattenimento, con toni e contenuti adatti alla visione familiare.

    Al secondo posto troviamo il gamer WhenGamersFail Lyon (nickname di Ettore Canu) con un coinvolgimento pari a 78,7 milioni e 1,8 milioni di iscritti al canale YouTube. Il video più engaging nel periodo di riferimento è quello in cui Lyon sfida la fidanzata Anna (aka L’angolino di Spina) nella costruzione di una casa nel videogioco Minecraft e ottiene oltre 813 mila interazioni totali. Al terzo posto un’altra coppia: si tratta di Two Players One Console, Stefano e Veronica, entrambi gamers e famosi anche per il canale YouTube, Stef&Phere. Il coinvolgimento del canale Two Players One Console, nel periodo di riferimento, è pari a 72,8 milioni mentre gli iscritti sono oltre 1,2 milioni.

    Al quarto posto, con un coinvolgimento pari a 72,5 milioni di interazioni, si posiziona SPJockey, gamer specializzato in Minecraft; mentre al quinto posto troviamo Mirko Alessandrini, alias CiccioGamer89, che sorprende non tanto per il coinvolgimento, pari a 72 milioni, quanto per il numero di video pubblicati: ben 269 in tre mesi.  Sesto posto per Stefano Lepri, meglio noto come St3pNy, che può vantare oltre 3,4 milioni di iscritti sul suo canale YouTube e nel periodo di riferimento ha guadagnato un coinvolgimento di oltre 46 milioni interazioni. Al settimo posto, si posiziona il gamer “senza volto” PORKMODZ, famoso per i suoi video dedicati al videogame Grand Theft Auto V, che ottiene 43,2 milioni di interazioni totali, 26 delle quali con un singolo video.

    Lorenzo Ostuni, meglio conosciuto come Favij, lo youtuber più seguito in Italia, si piazza solo all’ottavo posto con un coinvolgimento pari a 41,7 milioni di interazioni. Il nono posto va invece a Gianluca Rigodanza, alias iPalBoy TV, che con i suoi prank videos raggiunge la cifra di 29,6 milioni di interazioni totali. Infine, al decimo posto si classifica Federico Betti, conosciuto come MikeShowSha, che ottiene un total engagement pari 29,5 milioni grazie ai 106 video pubblicati sul suo canale YouTube nel periodo di riferimento.

    Allora, che ne pensate?

    youtubers italiani coinvolgenti 2018 blogmeter

  • Facebook rallenta, cresce sempre meno e potrebbe diventare un problema

    Facebook rallenta, cresce sempre meno e potrebbe diventare un problema

    Gli ultimi dati della trimestrale di Facebook ci dicono chiaramente che Facebook sta rallentando, la crescita è sotto le attese. I ricavi crescono del 33% realizzando 13,73 miliardi di dollari, poco sotto le attese. Dal punto di vista degli utenti, quelli mensili crescono in un anno del 10%, sono oggi 2,27 miliardi; in Europa, anche per effetto del GDPR, perde 1 milione di utenti.

    Se ricordate, a inizio di questo anno, Mark Zuckerberg scrisse che in questo anno si sarebbe dedicato a risolvere i problemi di Facebook. Era la chiara ammissione che qualcosa su Facebook ormai non andava, specie dopo il polverone sollevatosi sulle fake news l’anno precedente. Ebbene, quel post in realtà non gli ha portato gran bene, perché di lì a poco scoppiò lo scandalo Cambridge Analytica che ha segnato duramente il 2018 di Facebook, e ora gli effetti cominciano a vedersi.

    Piccola premessa per spiegare che Facebook ormai da un po’ di tempo non naviga più alla velocità di prima, tutto il sistema Facebook sta rallentando, nel senso che cresce sì ma meno del previsto, e che questo va collegato a tutta una serie di fattori. Fattori che sono strettamente legati a quei problemi che Zuckerberg aveva detto che avrebbe risolto, ma che invece sono esplosi in maniera ancora più evidente.

    facebook crescita rallenta

    Gli ultimi dati della trimestrale di Facebook possono essere spiegati solo guardando a questo scenario. A quei fattori aggiungiamo che negli Usa più di un quarto degli utenti ha cancellato l’app dal proprio smartphone, percentuale che sale al 44% tra gli utenti di età 18-29 anni. E che Facebook comincia a non essere più il social per giovani anche nel nostro paese.

    Facebook fa registrare ricavi trimestrali pari a 13,73 miliardi di dollari, poco sotto le attese degli analisti; il fatturato pubblicitario cresce ma “solo” del 33%. La situazione finanziaria di Facebook non va più a gonfie vele come prima, l’azienda fondata da Mark Zuckerberg dall’inizio dell’anno ha ceduto a Wall Street il 20% e dall’inizio di luglio il 34%.

    Facebook vede crescere la sua base utenti, ma non più ai ritmi di prima e questo risulta essere abbastanza fisiologico. Gli utenti attivi al giorno crescono del 9%, essendo adesso 1,47 miliardi, e cresce del 10% in un anno la base utenti mensili, adesso 2,27 miliardi di utenti. Ma resta stabile a 185 milioni in Usa e Canada e perde un milione di utenti in Europa, passando da 279 milioni di utenti a 278. Quest’ultimo dato riflette senza dubbio l’effetto del GDPR.

    La piattaforma non cresce più nei paesi più ricchi e le motivazioni sono tante. Anche il fatto che Facebook ha perso progressivamente appeal specialmente verso le categorie di utenti più giovani, i quali usano altre piattaforme più adeguate alle loro esigenze. Se mettiamo insieme una crescita sempre più lenta, un lento abbandono da parte degli tenti più giovani, le ricadute che questi dati possono avere in termini di pubblicità, allora è il caso che da Menlo Park facciano qualche considerazione in più sul futuro.

    Zuckerberg vuole fare di Facebook il luogo delle Stories, una modalità che finirà poi, sempre secondo il fondatore di Facebook, per fare spazio ad una conversazione sempre più privata. Il news feed sarà sempre più il luogo dedicato alle pagine, ai gruppi, a Facebook Watch. Un obiettivo che finirebbe per dare un nuovo volto a Facebook, del resto la capacità di innovare non è mai mancata.

    In questo periodo però ha molto senso che Facebook investa sempre di più su Instagram e su WhatsApp per dare un forte traino all’ecosistema Facebook. Ma anche qui c’è un problema che ormai tutti vedono. E cioè che per fare tutto questo, per realizzare una evoluzione di Facebook, bisogna che ci siano gli utenti. Il vero problema che Facebook si troverà ad affrontare, nel breve periodo, è proprio la “fuga” degli utenti.

  • Favij denuncia un calo di visualizzazioni su YouTube, ma il problema è l’algoritmo

    Favij denuncia un calo di visualizzazioni su YouTube, ma il problema è l’algoritmo

    Il popolare youtuber Favij in un recente video denuncia un calo delle visualizzazioni dei suoi contenuti sulla piattaforma del 30-40%. Secondo la sua valutazione, questa sarebbe una delle conseguenze del progressivo chiusura di Google +. In realtà, come sollevato anche dai suoi colleghi stranieri, il vero problema è l’algoritmo.

    Come sapete, YouTube è una delle prime piattaforme video nel panorama web ed è la più usata dai creatori di video, meglio riconosciuti come youtuber. Col passare del tempo, YouTube ha dovuto affrontare l’emergere della concorrenza, specie negli ultimi 4-5 anni, da quando Facebook ha deciso di puntare sulla forma di contenuto video, molto più coinvolgente.

    Di conseguenza, per contrastare quindi questa concorrenza, anche YouTube ha dovuto modulare meglio il suo algoritmo, per meglio distribuire le visualizzazioni dei contenuti video contenuti sulla piattaforma e, quindi, per attirare più visualizzazioni.

    L’ultima modifica dell’algoritmo è avvenuta lo scorso mese di giugno, una modifica che ha costretto i creatori di video a modificare in maniera considerevole la pubblicazione dei contenuti, soprattutto da un punto di vista dei contenuti da trattare.

    youtube visualizzazioni algoritmo

    Fatta questa doverosa premessa per meglio centrare il tema della notizia, il popolare youtuber italiano Favij, (vero nome Lorenzo Ostuni) che vanta un seguito sulla piattaforma di quasi 5 milioni di followers (4,9 per la precisione), il quale in un suo video recente, “YouTube sta morendo?“, denuncia un calo delle visualizzazioni dei suoi video del 30-40%. Un calo considerevole evidentemente per chi vive di quella piattaforma.

    Dopo esseri interrogato molto sulle possibili cause, tra le quali anche quella di cambiare un po’ il format dei propri video, Favij avanza la tesi che questo calo delle visualizzazioni, dopo averlo verificato anche con suoi colleghi italiani e non solo, sarebbe dovuto alla progressiva chiusura di Google+.

    Come molti di voi sapranno, e ne abbiamo dato notizia anche sul nostro blog, Google+ è ormai destinato a chiusura definitiva nel 2019, ed essendo molto legata a YouTube, per generare interazioni con gli utenti, secondo Favij questo avrebbe finito per avere conseguenze sulle visualizzazioni.

    favij youtube visualizzazioni algoritmo
    Favij

    Ma in realtà le cose non stanno così. E’ vero che molti youtubers stanno denunciando un forte calo delle visualizzazioni, ma non è per Google+, anche perchè nessuno forse si sognerebbe di dare tutta questa responsabilità ad un piattaforma social che in realtà non è mai partita.

    Il vero problema, se così lo si vuol definire, per rispondere a Favij, è proprio l’algoritmo.

    YouTube ha rimodulato in maniera considerevole la spinta dei video degli yuoutuber più blasonati per redistribuire meglio le visualizzazioni. In questo modo, la piattaforma ha attivato una sorta di competizione tra tutti gli yuotuber per riuscire ad ottenere lo stesso livello di visualizzazioni.

    Come quasi sempre succede, ad essere colpiti da un cambio di algoritmo sono sempre quelli che vantavano visualizzazioni e interazioni molto alte con il precedente. Ma un altro problema, sollevato poi da molti youtubers, è che non si ancora ben compreso quale sia la vera discriminante attraverso cui l’algoritmo seleziona i video.

    Alcuni yuoutuber americani hanno cominciato a costruire video più lunghi del solito. Molti creatori stanno allungando la durata dei video, ad esempio dai 12 ai 16 minuti secondo l’esperienza di Cody Ko, con l’obiettivo di intrattenere di più il proprio pubblico e quindi di essere promossi dall’algoritmo.

    Leggi anche:

    Addio Google+, anche i grandi a volte sbagliano

    Questo tema si lega, ovviamente, all’altro grande tema che è quello dell’advertising e della monetizzazione degli yuotubers. YouTube potrebbe aver spinto i creatori ad allungare la durata dei propri video anche per usare il formato “mid-roll”, ossia l’inserimento di annunci pubblicitari nel mezzo del video, quindi non solo annunci “pre-roll” prima della visione del video. Questo potrebbe spiegare molte cose.

    La denuncia di Favij ha quindi un riscontro oggettivo, del resto qualche giorno fa sul sito di CbC Radio Canada è stato pubblicato un interessante articolo su quella che è l’ansia degli yuotuber, di quelli che sono delle vere e proprie star e che adesso devono riconsiderare la loro presenza sulla piattaforma.

    Il calo delle visualizzazioni, la continua rincorsa alle visualizzazioni per mantenerle sempre alte ha finito per generare, in alcuni, una vera e propria ansia.

    Sul tema degli algoritmi e di come questi sia ormai l’unica discriminante delle piattaforme ci sarebbe molto da scrivere, ma, per ora, ci fermiamo qui dopo aver cercato di offrire una risposta al problema sollevato da Favij.

    Restiamo a disposizione di tutti coloro che volessero contribuire a chiarire la questione, rivolgiamo quindi un invito a YouTube a offrire una sua visione e a Favij, e a tutti gli altri youtubers, che volessero confrontarsi per meglio comprendere il problema.

  • Influencer Marketing, il viaggio come leva per creare coinvolgimento

    Influencer Marketing, il viaggio come leva per creare coinvolgimento

    Il viaggio è sempre un’occasione per creare coinvolgimento e lo è ancora di più se associato a strategie di Influencer Marketing. I dati di Buzzoole ci mostrano chiaramente come il Travel sia una leva attraverso la quale le aziende possono costruire coinvolgimento sui loro prodotti e servizi.

    Il Travel è sicuramente uno dei tanti settori che caratterizzano il mondo dell’Influencer Marketing, a fianco del food e del fashion. E sicuramente stiamo parlando di una tipologia che, a differenza delle altre, più verticali, si mostra invece più trasversale, più flessibile per la generazione di contenuti in grado di coinvolgere più utenti. I dati di Buzzoole, azienda leader nell’Influencer Marketing che tutti abbiamo imparato a conoscere, ci confermano proprio questo dato. Le aziende cominciano a guardare anche al viaggio come momento per creare coinvolgimento sui propri prodotti e servizi.

    instagram travel viaggio influencer marketing

    I dati dell’Osservatorio interno sull’Influencer Marketing dell’azienda napoletana, in seno ai “Buzzoole Rankings“, la nuova rubrica per scoprire gli influencer per settore, ci mostrano come, analizzando profili Instagram con più di 100 mila followers (Stars) e profili con meno di 100 mila followers (Rising Stars), il risultato sia proprio questo.

    L’analisi ha preso in esame la capacità di coinvolgimento dei profili per ogni post, quindi la somma dei like e dei commenti per contenuto, e anche quella dei nuovi followers acquisiti nel corso del mese di settembre 2018, un dato interessante, quest’ultimo, per comprendere la crescita del profilo in relazione alla tipologia di contenuto condivisa.

    Top buzzoole stars instagram travel

    Ebbene, la classifica Stars, quella dei profili con oltre 100 mila followers, Dorian Pellumbi (dorpell), in prima posizione con quasi 10.000 interazioni per post e quasi 2 mila followers in più in un mese. A seguire c’è Federica Di Nardo, unica donna in classifica che con il suo profilo variopinto è riuscita a generare quasi 8.000 interazioni per post (+2.500 followers in un mese). In terza posizione Alessandro Marras, sicuramente uno dei pionieri del travel blogging e attivo con il suo canale youtube “I viaggi di Ale” dal 2011 (270 followers in più). Subito dietro, rispettivamente quarto e quinto, Gianluca Bruno (+5.100 nuovi followers, il dato più alto registrato) e Gianluca Fazio (thererumnatura).

    Top buzzoole rising stars instagram travel

    Per quanto riguarda la classifica dei Rising Stars, al primo posto, a sopresa, troviamo i Miljian (likemiljian), una una famiglia che ha deciso di mollare tutto e partire alla volta di un viaggio senza fine. Lui è l’occhio dietro la macchina fotografica, lei la penna che racconta tutte le avventure, con loro due piccoli esploratori che in tenera età possono già dire di aver fatto il giro intorno al mondo. Ogni loro post colleziona oltre 6.500 interazioni (+5.500 nuovi followers in un mese), mentre poco più indietro c’è Simone Mondino, paesaggista e amante della natura che si trova in seconda posizione con un engagement per post pari a circa 5.000 (+2.500 nuovi followers in un  mese). Chiudono la classifica Andrea Caprini (andrycurious), Davide Oricchio e Gabriele Colzi che con i loro feed fanno registrare circa 4.500 interazioni a testa e, rispettivamente, 630 nuovi followers e 2.100 nuovi followers in un mese.

    Da questa analisi emerge che, nonostante i numeri non siano alti quanto quelli registrati nel mondo fashion, i Rising Stars sono in grado di essere di grande aiuto per i brand. Nel senso che, come dimostrano questi numeri, i viaggiatori “emergenti”, in termini di coinvolgimento, riescono ad essere anche più competitivi degli account più affermati. Si manifesta così uno dei trend tanto dichiarati ad inizio di quest’anno, e cioè che sono proprio gli account con un seguito più piccolo ma con grande capacità di engagement ad emergere e a risultare più interessanti per le aziende, ossia grandi brand tech, enti del turismo, catene di alberghi e compagnie aeree.

    E voi che ne pensate?

    [La foto di copertina è di Jordan Siemens, Getty Images]

  • Gli stickers arrivano anche su WhatsApp, dopo 7 anni dalla loro prima comparsa

    Gli stickers arrivano anche su WhatsApp, dopo 7 anni dalla loro prima comparsa

    E anche su WhatsApp arrivano gli stickers. Dopo la “soffiata” del solito WABetaInfo, Whatsapp ha ufficializzato il lancio della nuova funzionalità per iOS e Android. Gli stickers disponibili, che ricordano molto quelli in uso già su Line e su Telegram, sono realizzati da diversi designers, ma sarà possibile anche aggiungere la propria raccolta.

    Forse qualcuno li attendeva da tempo e, finalmente, gli stickers fanno la loro comparsa su WhatsApp. Proprio nelle ultime ore erano circolate voci di un possibile lancio individuato dal solito sito WABetaInfo, sempre bravo ad individuare e ad anticipare le novità. Ma ora WhatsApp, con un post sul blog ufficiale, ha reso pubblico il lancio definitivo di questa nuova funzionalità degli stickers, gli adesivi che si usano per “arricchire” un messaggio. Per esser chiari, sono qualcosa di più di una semplice emoji. Su WhatsApp sono già disponibili diverse collezioni di stickers realizzate da diversi designers, ma il plus che offre WhatsApp è che ognuno degli utenti, seguendo una specifica guida, può in realtà creare e caricare la sua di raccolta.

    Per usare gli stickers no bisognerà fare altro che cliccare su simbolo relativo, che si trova vicino a quello delle emoji e a quello delle GIF, e scegliere l’espressione che più si adatta a quello che volete comunicare.

    stickers whatsapp

    Gli stickers fanno la loro prima comparsa nel 2011 in Giappone

    Ad un primo sguardo ricordano molto l’idea che era già diffusa su Line. Infatti, gli stickers fanno la loro prima comparsa in Giappone nel 2011, li aveva realizzati una società coreana, chiamata Naver, proprio per l’app di messaggistica nipponica Line, che forse molti di voi conoscono già. Pensate che furono molto usate durante il terremoto del Giappone proprio in quell’anno, anche se la diffusione vera e propria degli stickers di Line inizia l’anno successivo, nel 2012. Line realizza quasi il 30% del suo fatturato dalla vendita di stickers, infatti ci sono collezioni gratuite e anche a pagamento.

    whatsapp stickers

    Il fenomeno stickers fino a quell’anno era considerato un fenomeno puramente asiatico, impazzavano gli adesivi di Hello Kitty per fare un esempio, ma è poi nel 2013 che il fenomeno comincia a varcare i confini del continente asiatico e ad arrivare negli Usa, quando sul mercato sbarcano Swyft Media (ex Text Pride) e Hi-Art, le prime aziende statunitensi a lanciarsi nella produzione di adesivi per app di messaggistica.

    Il fenomeno stickers non lascia indifferente Facebook (e quando mai?) che li inserisce nel 2013 con diverse collezioni che si ispirano anche a personaggi di cartoni animati.

    Alcuni dati ci dicono che almeno il 40% degli utenti a livello globale usano spesso gli stickers nelle app di messaggistica e che almeno un quinto di essi le usa a pagamento.

    WhatsApp ci arriva da ultima, anche dopo Telegram.

    Non aggiungono una funzionalità nuova e non introducono una nuova forma di business, infatti non sono e non saranno a pagamento. E’ solo un modo per arricchire la condivisione dei messaggi, e per allinearsi con gli altri competitors. Ma non è detto che non siano simpatici.

Contatti