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  • Rapporto Censis 2018: Facebook in calo come mezzo di informazione

    Rapporto Censis 2018: Facebook in calo come mezzo di informazione

    Il 52° Rapporto Censis è sempre un momento per fare il punto sul capitolo “Comunicazione e media”, su come gli italiani usano gli strumenti di informazione. Facebook in calo del 9% come strumento di informazione, ma resta, insieme a YouTube, il social network più usato dagli italiani. Cresce Instagram, 26,7% e 55,2% tra i giovani. Twitter è in calo al 12,3%.

    Continuiamo la nostra rassegna per fare il punto sul 2018, sempre dal punto di vista della comunicazione e da come gli italiani hanno usato i social media per comunicare e informarsi. Ed oggi è la volta del 52° Rapporto Censis relativamente al capitolo “Comunicazione e media”, un momento in cui si fa il punto sul modo in cui gli italiani hanno usato i mezzi di informazione per tenersi informati. Noi, come sempre, cercheremo di dare più spazio su quello che è il nostro ambito di interesse, cioè internet e i social media, ma non mancheremo di dare altri spunti che il prezioso rapporto di quest’anno fornisce.

    Facebook in calo come strumento per informarsi

    Il Rapporto Censis ci mette di fronte al fatto che Facebook, come strumento di informazione, è in calo: in un anno perde il 9%, anche se resta comunque uno degli strumenti più usati. In particolare, Facebook perde il 15,8% degli utenti a scopi informativi tra gli under 30 (dal 48,8% al 33%). Non è stato certamente un anno facile per la piattaforma di Mark Zuckerberg, lo scandalo di Cambridge Analytica ha sicuramente influito su questo dato. E Facebook resta ancora uno degli strumenti principali attraverso cui gli italiani si informano, insieme a ai telegiornali che crescono del 5% in un anno (dal 60 al 65%). Su questo tema torneremo poi più avanti.

    Gli italiani che usano internet passano dal 75,2% al 78,4%, con una crescita del 3,2% rispetto al 2017 e del 33,1% dal 2007. Gl italiani che utilizzano gli smartphone salgono dal 69,6% al 73,8% (con una crescita annua del 4,2%, mentre ancora nel 2009 li usava solo il 15% della popolazione). Gli utenti dei social network aumentano dal 67,3% al 72,5% della popolazione. Continuano ad aumentare gli utenti di WhatsApp (il 67,5% degli italiani, l’81,6% degli under 30), mentre più della metà della popolazione fa ricorso ai due social network più popolari: Facebook (56%) e YouTube (51,8%).

    rapporto censis facebook social media 2018

    Cresce in maniera notevole Instagram, che arriva al 26,7% di utenza (e al 55,2% tra i giovani), mentre Twitter scende al 12,3%.

    La televisione, nell’anno che ormai sta volgendo al termine, ha registrato una leggera flessione dei telespettatori, determinata dal calo delle sue forme di diffusione più tradizionali (la tv digitale terrestre e la tv satellitare si attestano, rispettivamente, all’89,9% e al 41,2% di utenza tra gli italiani: entrambe cedono il 2,3% di pubblico nell’ultimo anno), mentre continuano a crescere la tv via internet (web tv e smart tv possono contare su una utenza del 30,1%, +3,3% in un anno) e la mobile tv (che è passata dall’1% del 2007 all’attuale 25,9% di spettatori, con un aumento del 3,8% nell’ultimo anno).

    La radio continua a rivelarsi all’avanguardia all’interno dei processi di ibridazione del sistema dei media: complessivamente, i radioascoltatori sono il 79,3% degli italiani. Ma se la radio tradizionale perde 2,9 punti percentuali di utenza (oggi al 56,2%), come l’autoradio (il 67,7% di utenza, -2,5% rispetto allo scorso anno), la flessione è compensata però dall’ascolto delle trasmissioni radiofoniche via internet con il pc (lo fa il 17% degli italiani) e soprattutto attraverso lo smartphone (con una utenza al 20,7%, +1,6% rispetto allo scorso anno).

    Ritornando per un momento sugli strumenti che gli italiani usano per informarsi, il rapporto Censis rileva che il calo coinvolge anche altre piattaforme, quindi YouTube (-5,3%), Twitter (-3%) e la rete in generale (i motori di ricerca hanno perso il 7,8% di utenza a fini informativi). Nello specifico, abbiamo già visto Facebook, i motori di ricerca passano dal 25,7% al 16,5% (-9,2%), YouTube dal 20,7% al 17,6% (-3,1%), Twitter dal 10,6% al 3,9% (-6,7%). 

    Politica e social media, il giudizio degli italiani è positivo

    Non manca, all’interno del Rapporto Censis, un accenno al grande tema attuale dell’uso dei social media da parte dei politici. Ebbene, il 47,1% reputa l’uso che ne fanno i politici come positivo. Il 16,8% ritiene che siano preziosi, perché così i politici possono parlare direttamente, senza filtri, ai cittadini. Il 30,3% pensa che siano utili, perché in questo modo i cittadini possono dire la loro rivolgendosi direttamente ai politici. Invece, il 23,7% crede che siano inutili, perché le notizie importanti si trovano nei giornali e in tv, il resto è gossip. Infine, il 29,2% è convinto che siano dannosi, perché favoriscono il populismo attraverso le semplificazioni, gli slogan e gli insulti rivolti agli avversari.

    Gli italiani e lo smartphone

    Interessante momento dedicato poi al grande tema dell’uso dello smartphone da parte degli italiani, tema che qui ci limitiamo ad accennare ma che meriterebbe un serio approfondimento. Il Censis rileva che il 59,4% degli italiani che possiedono un cellulare evoluto dichiara che, invece di telefonare, preferisce inviare messaggi per comunicare. Il 50,9% controlla le notifiche del telefono come prima cosa al risveglio o come ultima prima di andare a dormire. Il 48,4% controlla le previsioni meteo nel corso della giornata. Il 30,1%, invece di digitare sulla tastiera, invia messaggi vocali. Un’altra piccola ossessione quotidiana riguarda il rapporto con la memoria. Il cellulare diventa una «protesi» utile ai nostri ricordi e alle nostre conoscenze, al punto che il 37,9% degli utenti, quando non ricorda un nome, una data o un evento, si affida alle risposte della rete per fugare ogni dubbio. E il 25,8% non esce di casa senza portare con sé il caricabatteria del cellulare.

    Gli italiani e i problemi dell’era digitale

    Altro spunto interessate del Rapporto è quello relativo a quale tipo di problemi possa dare vita l’era digitale che stiamo vivendo. E questo comporta l’uso che si fanno degli strumenti digitali che non sono diretti responsabili, come spesso si crede, dell’insorgere di problematiche. La classifica dei principali problemi dell’era digitale secondo gli italiani riflette una visione molto individualistica, prevalentemente centrata su di sé e sull’impatto negativo che le tecnologie digitali possono eventualmente avere sul proprio vissuto quotidiano. Per il 42,5% il problema numero uno è la diffusione di comportamenti violenti, dal cyber-bullismo alle diffamazioni e intimidazioni online. Al secondo posto, il 41,5% colloca il tema della protezione della privacy. Segue il rischio della manipolazione delle informazioni attraverso le fake news (40,4%) e poi la possibilità di imbattersi in reati digitali, come le frodi telematiche (35,5%). Solo a grande distanza vengono citati problemi di sistema, come l’arretratezza delle infrastrutture digitali del nostro Paese e l’inadeguatezza dei servizi online della pubblica amministrazione (14,9%), oppure le minacce all’occupazione che possono venire da algoritmi, intelligenza artificiale e robotica (10,5%).

  • YouTube Rewind 2018, ecco i video più popolari in Italia

    YouTube Rewind 2018, ecco i video più popolari in Italia

    Puntuale come sempre in questo periodo arriva anche YouTube Rewind 2018, la classifica dei video più popolari sulla piattaforma di video durante questo anno. La classifica si divide in due: quella musicale in cui il video più popolare è “Amore e capoeira” e quella non musicale in cui il video più popolare è l’audizione di Martina Attili e la sua “Cheorofobia”.

    Come sempre puntuale arriva il momento di tirare le somme di questo anno che ormai volge sempre più al termine. E così, dopo aver visto il 2018 su Twitter, passiamo adesso a vedere l’anno su YouTube con YouTube Rewind 2018.

    Si può dire che l’anno su YouTube è stato caratterizzato dai talenti, come quello di Martina Attili, la concorrente di X-Factor 2018, che ha incantato tutti con la sua canzone “Cherofobia” e si piazza la primo posto tra i video non musicali, con quasi 18 milioni di visualizzazioni. Quest’anno infatti la classifica si divide in due tra quella musicale e quella non musicale, anche se la musica e l’intrattenimento ha caratterizzato tutto l’anno sulla piattaforma video più usata in Italia. Ricordiamo che YouTube è a seconda piattaforma più usata, dopo Facebook in Italia e anche nel mondo, dove conta ormai oltre 1,5 miliardi di utenti.

    youtube rewind 2018 italia franzrusso.it

    Parlavamo di talenti e infatti, sempre nella classifica non musicale in seconda posizione troviamo iPantellas con tisana e 7,5 milioni di visualizzazioni. Nella classifica c’è spazio per il sociale con il video dei comici sardi per raccogliere fondi per la ricerca contro la SLA, “Per chi non lo SLA“, con 4,2 milioni di visualizzazioni. In classifica anche l’emozionante monologo di Pierfrancesco Favino che ha letteralmente conquistato tutti a Sanremo, oltre 2,6 milioni di visualizzazioni. E non poteva mancare l’esilarante video dei Cartoni Morti con Alessandro Borghese giudica le persone, tutto da ridere, con oltre 4,3 milioni di visualizzazioni.

    1. Martina Attili e la sua “Cherofobia” | Audizioni 1
    2. iPantellas – Tisana (Official Video) 
    3. Per chi non lo SLA – Comici Sardi Uniti – official video
    4. Alessandro Borghese giudica le persone
    5. Gli Autogol – Inno dei non mondiali – Formentera 2018 (feat. Dj Matrix)
    6. Young Cagnolino – Bau arf arf arf 
    7. Sanremo 2018 – Pierfrancesco Favino emoziona con il monologo “La notte…”
    8. Cristiano Ronaldo reagisce al video dove lo trovo su FIFA + Crossbar challenge
    9. Arriva alla cassa ma non ha soldi per pane e latte, le reazioni della gente [Esperimento sociale] 
    10. Mates – Intervista a cinque!

    Nella classifica musicale, al primo posto troviamo Takagi & Ketra – Amore e Capoeira ft. Giusy Ferreri, Sean Kingston il tormentone estivo che ha travolto anche YouTube con oltre 124 milioni di visualizzazioni. Sono ben 9 su dieci i video italiani in questa classifica. Una classifica in cui non poteva mancare Lo Stato Sociale con Una Vita In Vacanza.

    Questa la classifica per intero:

    1. Takagi & Ketra – Amore e Capoeira ft. Giusy Ferreri, Sean Kingston
    2. Baby K – Da zero a cento
    3. Ghali – Cara Italia (Prod. Charlie Charles)
    4. Nera — Irama Official video
    5. Alvaro Soler – La Cintura
    6. J-AX & Fedez – Italiana
    7. Fred De Palma – D’Estate non vale (feat. Ana Mena) (Official Video)
    8. Lo Stato Sociale – Una Vita In Vacanza (Sanremo 2018)
    9. Carl Brave – Fotografia ft. Francesca Michielin, Fabri Fibra
    10. Thegiornalisti – Questa nostra stupida canzone d’amore
  • Ecco com’è andato il 2018 su Twitter, in Italia e nel mondo

    Ecco com’è andato il 2018 su Twitter, in Italia e nel mondo

    Twitter, nell’avvicinarsi della fine dell’anno, fa un po’ il resoconto di quello che è accaduto sulla piattaforma in questo 2018. Sono stati 125 milioni gli hashtag condivisi ogni giorno; il 25 febbraio è stato il giorno in cui si è twittato di più con la chiusura dei Giochi Olimpici Invernali e le GIF pubblicate sono state più di 500 milioni. In Italia, Matteo Salvini è l’account più citato, dopo YouTube. Tra gli hashtag, primo #amici17 e poi #salvini.

    Si avvicina la fine dell’anno ed è il momento di fare il sunto di quello che è stato questo 2018, a cominciare da Twitter. Per la piattaforma di Jack Dorsey è stato un anno importante, sotto certi punti di vista, nel senso che la società ha comunque agito in qualche modo per cercare di rilanciare la piattaforma. E tutti gli sforzi di si sono concentrati nel tentativo, adesso quasi riuscito, di rendere la piattaforma un luogo pi sicuro. Anche se questo ha comportato il calo di 10 milioni di utenti, frutti di una massiccia operazione di pulizia di account fake e bot inattivi.

    Ma come dicevamo, è il momento di vedere gli account, gli hashtag e i personaggi più twittati durante l’anno, dando uno sguardo a livello globale con un piccolo focus sul nostro paese, sperando che il 2019 sia davvero l’anno del rilancio di Twitter, augurandoci che sia l’anno delle innovazioni sulla piattaforma. Augurandoci che arrivi davvero quel modifica tweet che iniziammo a chiedere dal 2014 ormai.

    twitter 2018 italia mondo

    Intanto, il giorno con più tweet dell’anno è stato il 25 febbraio, ​in occasione della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali​. Le ​GIF pubblicate nel 2018 sono state quasi più di 500 milioni, con una media di 1,6 milioni al giorni vale a dire 100 gif al minuto. E poi, sono stati ben 125 milioni gli hashtag condivisi ogni giorno nel 2018. Sono numeri, questi, che ci indicano che Twitter non è una piattaforma finita, anzi, spesso lo pensa chi non la usa come dovrebbe, anche se va riconosciuto il fatto che Twitter un po’ complica un effettivo coinvolgimento tra la piattaforma e l’utente. E’ su questo che Twitter dovrebbe lavorare di più.

    Twitter offre anche la possibilità agli utenti di condividere i più bei momenti, ricordi e conversazioni del 2018 utilizzando l’hashtag speciale ​#ThisHappened.

    Questi sono i tre hashtag più popolari nel 2018 su Twitter:

    • #nowplaying
    • #newprofilepic
    • #bbb18 (Big Brother TV show Brasil)

    Tra i tweet più retwittati dell’anno troviamo quello dello youtuber spagnolo @Rubiu5:

    Questo dei BTS è il tweet con più like in assoluto:

    https://twitter.com/BTS_twt/status/1021325648659296256

    E questo tweet di Summer Jeanne è quello con il più alto numero di quote dell’anno:

    Il 2018 su Twitter in Italia

    In Italia Twitter è ancora indietro tra le piattaforme più amate dagli italiani, ma risulta essere ancora molto usata dai circa 9 milioni di utenti. Questi sono gli account più menzionati durante il 2018:

    • @YouTube
    • @matteosalvinimi
    • @onedirection
    • @repubblica
    • @luigidimaio
    • @matteorenzi
    • @pdnetwork
    • @juventusfc
    • @fattoquotidiano
    • @ArianaGrande  

    Si vede benissimo che la politica, con 4 account, sia un argomento molto discusso su Twitter, soprattutto nell’anno delle elezioni politiche.

    Di seguito gli account più citati per Sport, Politica e Intrattenimento

    Sport Politica Intrattenimento
    @juventusfc @matteosalvinimi @BTS_twt
    @Inter @luigidimaio @YouTube
    @acmilan @matteorenzi @onedirection
    @pisto_gol @pdnetwork @ArianaGrande
    @sscnapoli @CarloCalenda @MetaErmal
    @Cristiano @borghi_claudio @Benji_Mascolo
    @OfficialASRoma @Rinaldi_euro @fedefederossi
    @SkySport @a_meluzzi @Harry_Styles
    @zazzatweet @AlbertoBagnai @BTS_ITALIA
    @DiMarzio @GiorgiaMeloni @Louis_Tomlinson

    Passiamo a vedere gli hashtag più twittati in Italia:

    • #amici17
    • #salvini
    • #directioners
    • #m5s
    • #sanremo2018
    • #gf15
    • #news
    • #selenagomez
    • #pd
    • #clario
    • #uominiedonne

    E questi invece per Sport, Politica e Intrattenimento:

    Sport Politica Intrattenimento
    #milan #salvini #amici17
    #finoallafine #m5s #directioners
    #juventus #pd #sanremo2018
    #inter #dimaio #gf15
    #asroma #renzi #selenagomez
    #f1 #mattarella #clario
    #forzajuve #lega #uominiedonne
    #calciomercato #conte #gfvip
    #juve #migranti #isola
    #forzanapolisempre #berlusconi #temptationisland

    Guardando al tweet più condiviso dell’anno, questo non poteva non essere quello di Cristiano Ronaldo:

    Altro tweet molto condiviso è stato poi quello dei Negramaro, a settembre, invitando tutti i propri fan ad raccogliersi attorno al chitarrista del gruppo Lele Spedicato, colpito da un’emorragia celebrale, adesso sta meglio ed fuori dall’ospedale in via di riabilitazione:

    Ecco, questo è stato Twitter in Italia e nel mondo, sperando che il prossimo anno sia un anno ancora più ricco per questa piattaforma che ha ancora molto da dare.

  • M9, il museo multimediale e innovativo per viaggiare nel ‘900 italiano

    M9, il museo multimediale e innovativo per viaggiare nel ‘900 italiano

    Inaugurato ufficialmente M9, il museo multimediale del ‘900, un esempio di tecnologia, innovazione, architettura sostenibile che permette a tutti di fare un viaggio nella nostra storia. La struttura sorge a Venezia Mestre in un ambito di riqualificazione urbana e prevede 8 sezioni tematiche per 2.610 metri quadri di esposizione permanente e 1.400 metri quadri di esposizioni temporanee.

    “La storia siamo noi” cantava De Gregori in una sua celeberrima canzone, “La Storia”, e oggi questa semplice frase aggiunge un significato ancora maggiore a quello che siamo. E, soprattutto, in un’epoca in cui tutto sembra orientato ad una velocità quasi insostenibile, trovare il tempo di pensare alla nostra storia diventa quasi necessario, ma altrettanto difficile. Nel senso che raccontare la storia oggi deve necessariamente essere parte della realtà in cui viviamo, in modo tale da essere conosciuta e compresa anche dalle nuove generazioni che quella storia non l’hanno vissuta e, spesso, tendono ad ignorarla. E’ questa l’impressione, bella,  che rimane dopo aver visitato, durante l’inaugurazione ufficiale, M9, il museo interamente multimediale del ‘900 che sorge a Venezia Mestre, un luogo dove la storia si fonde con l’innovazione e la tecnologia di oggi, dando vita ad un vero spazio sostenibile, innovativo, dinamico.

    M9 museo 900 multimediale mestre

    La sensazione che lascia è quella di aver visto e conosciuto pezzi di storia, dettagli, sfumature, elementi che forse non avremmo avuto l’occasione di vedere se non ci fosse stato questo Museo, dedicato ad un secolo non certo facile per il nostro paese. Ma la modalità multimediale e interattiva, solo con video, immagini, schermi touch screen, video in 4K, rende tutto il nostro secolo a portata di mano. Il Museo ti avvolge e ti guida alla conoscenza di come noi italiani eravamo, di come ci siamo evoluti sotto tutti i punti di vista, dei fatti storici che hanno segnato la nostra storia. Può capitare, infatti, di vivere, all’interno dell’arena, un’area fatta di schermi che riproduce video storici, l’esperienza di assistere ad uno dei comizi di Togliatti, interpretato da un attore, che sembra quasi che sia lì. La stessa impressione la si ha nel discorso alla Camera di Aldo Moro dopo le elezioni del 20 giugno del 1976, quelle storiche in cui votarono gli elettori dai 18 anni in su per la prima volta.

    Il Museo si sviluppa due piani di nostra permanente, il primo e il secondo, 2.610 metro quadri in 8 sezioni:

    1. Come eravamo, come siamo. Demografia e strutture sociali.
    2. The Italian way of life. Consumi, costumi e stili di vita.
    3. La corsa al progresso. Scienza, tecnologia, innovazione.
    4. Soldi soldi soldi. Economia, lavoro, produzione e benessere.
    5. Guardiamoci intorno. Paesaggi e insediamenti urbani.
    6. Res publica. Lo Stato, le istituzioni, la politica.
    7. Fare gli italiani. Educazione, formazione e informazione.
    8. Per farci riconoscere. Che cosa ci fa sentire italiani.

    In occasione della nostra visita abbiamo avuto modo di conoscere e intervistare Michelangela Di Giacomo, ricercatrice che ha preso parte a team curatoriale del Museo, che ci ha raccontato come è nata l’idea del Museo. Pensate che per visitarlo tutto ci vorrebbe una settimana!

    Il tutto attraverso una narrazione assolutamente multimediale. Tutti i materiali digitali, ossia, 6 mila foto, 820 video per circa 10 ore d filmati montati, 500 record di materiale iconografico, tra manifesti, periodici, quotidiani e materiale grigio, 400 file audio, provengono da 150 archivi; le installazioni multimediali e interattive sono 60, in contenuti sono curati da 47 tra storici, sociologi, architetti, scrittori. Tra questi figurano nomi come Giuliano Amato, Walter Barberis, Aldo Cazzullo, Tiziano Treu, ne comitato scientifico, e anche Giuseppe De Rita, Irene Bignardi, Ernesto Galli della Loggia. Figura anche il nome di Luca De Biase, molto conosciuto parlando di tecnologia e innovazione che ha curato la sezione “La corsa al progresso“.

    M9 è un progetto della Fondazione di Venezia, realizzato dallo Sauerbruch Hutton, noto per la sostenibilità dei criteri progettuali, che ha proposto per M9 soluzioni strutturali e impiantistiche all’avanguardia per ridurre il fabbisogno energetico. Il Museo presenta questi edifici caratterizzati da colori che richiamano i colori del luogo in cui serge la struttura. Sono state impiegate ben 20 mila elementi di ceramica policroma che rivestono le facciate delle strutture e 13 sono i colori che si introducono perfettamente nel cotesto turbano.

    M9 museo 900 multimediale mestre franzrusso.it 2018 M9 museo 900 multimediale mestre franzrusso.it 2018 M9 museo 900 multimediale mestre franzrusso.it 2018 M9 museo 900 multimediale mestre franzrusso.it 2018 M9 museo 900 multimediale mestre franzrusso.it 2018

    Ma il Museo è al tempo stesso anche un esempio di smart city, è la prima isola digitale di Mestre che presenta caratteristiche proprio di una città che produce e riutilizza energia. Infatti sono 86 mila i Kwh di energia solare annua media prodotta da 276 pannelli fotovoltaici. All’interno della struttura sono poi presenti 63 sonde del campo geotermico, a 110 metri di profondità, che garantiscono il 100% del riscaldamento e il 40% del rinfrescamento; 2.260 metri quadri di sistema di attivazione di massa. Sono disponibili anche 10 e-bike.

    M9 non è solo un Museo, termine che alla fine sta pure stretto, ma diventa un esempio di come la storia possa essere vitale guardando al futuro. Un’esperienza che va assolutamente fatta.

  • Instagram, ecco due funzionalità per i non vedenti grazie all’Intelligenza Artificiale

    Instagram, ecco due funzionalità per i non vedenti grazie all’Intelligenza Artificiale

    L’Intelligenza Artificiale può essere davvero un grande aiuto per tutti. Un esempio, in questo senso, ce lo offre Instagram, l’applicazione di condivisione di immagini per antonomasia, che ha introdotto due nuove funzionalità per i non vedenti. L’AI legge le descrizioni “alt text” adesso integrate anche sull’app.

    Il Web e i Social Media devono essere accessibili per tutti e dove ancora ci sono degli impedimenti, degli ostacoli, ecco che può arrivare in soccorso l’Intelligenza Artificiale. E’ il caso di Instagram che ha annunciato l’introduzione di due nuove funzionalità che permetterà ai non vedenti di poter fruire di tutte le potenzialità dell’applicazione. Si tratta di due modifiche importanti che sfruttano l’”alt text” che viene letto in automatico e l’utente potrà ascoltare la descrizione.

    In pratica, quando l’utente scorrerà il suo feed, oppure consulterà la sezione Esplora o il suo profilo, si attiverà un lettore attraverso l’Intelligenza Artificiale che leggerà le descrizioni all’utente. E nel caso in cui non dovesse esservi una descrizione, il software provvederà a leggere una descrizione dell’immagine, attraverso il riconoscimento automatico reso possibile sempre attraverso l’AI (Artificial Intelligence).

    Oltre a questo strumento di lettura, Instagram permetterà anche l’introduzione dell’”alt text” personalizzata, arricchendola come si vuole, permettendo così anche ad altri utenti con disabilità visive di poter avere una descrizione dell’immagine attraverso il loro screen reader.

    Si tratta di due novità che permetteranno anche a chi ha disabilità visive di utilizzare Instagram. Ecco come apparirà la nuova opzione di modifica:

    instagram non vedenti intelligenza artificiale

    Facebook già da qualche anno sfrutta l’Intelligenza Artificiale per descrivere le foto agli utenti non vedenti.

    Prima di queste novità, Instagram veniva usato dagli utenti non vedenti attraverso il lettore automatico di alcuni dispositivi come iPhone. Siri, l’assistente virtuale di Apple, provvedeva a leggere le descrizioni. Il problema era che non tutti avessero a disposizione un iPhone e, di conseguenza, le due novità introdotte da Instagram saranno davvero utili per tanti utenti. Questo video mostra bene come veniva usato Instagram prima.

    Si stima che ad oggi siano 253 milioni le persone con disabilità visive e, di recente, uno studio pubblicato sul Lancet Public Health ha stimato che la cifra possa addirittura arrivare a 500 milioni entro il 2050.

  • I nuovi censimenti permanenti di Istat, la comunicazione istituzionale che ci piace

    I nuovi censimenti permanenti di Istat, la comunicazione istituzionale che ci piace

    Istat ha introdotto di recente i nuovi “censimenti permanenti” una nuova modalità di censimento che da decennale ora diventa annuale, a campione. Ma la vera novità è la campagna che ha accompagnato questo lancio, un esempio di comunicazione istituzionale che ci piace.

    Uno dei grossi temi che riguardano il tema della comunicazione è quella cosiddetta istituzionale, un’attività che dovrebbe creare una relazione forte e diretta tra l’istituzione pubblica e il cittadino. Ebbene, quasi sempre questo tipologia di comunicazione ha sempre avuto un piccolo difetto che è quello di essere “poco coinvolgente” e modo al passo coi tempi. In pratica, il risultato è sempre stato quello di una comunicazione “ingessata” che non ha quasi mai sortito l’effetto sperato.

    Ma oggi, invece, vogliamo segnalarvi quella che secondo noi è un bell’esempio di comunicazione istituzionale coinvolgente e al passo coi tempi, e parliamo di una istituzione pubblica che ha a che fare coi numeri, con continue statistiche, rilevazioni, insomma, elementi che di coinvolgente spesso hanno poco. E invece, in questo caso, Istat, lo storico Istituto Nazionale di Statistica, l’istituto che tiene conto di quanti siamo e di altri interessanti dati, ha da poco lanciato una nuova forma di rilevazione non più su base decennale, ma su base annuale, lanciando una campagna di comunicazione trasversale, includendo anche in maniera decisa il digitale, sfruttando al meglio piattaforme e anche personaggi influenti, blogger che veicolassero il significato vero di questa nuova modalità di rilevazione della popolazione italiana.

    istat nuovi censimenti permanenti

    In pratica, Istat compie un passo importante, che è quello appunto del nuovo cambio di rilevazione, più dinamico, meno ingessato, più attuale e vicino agli italiani. Di conseguenza riesce ad abbinare una campagna di comunicazione che riesca a trasmettere proprio questi messaggi e il claim adottato è molto chiaro: “L’Italia ha bisogno di campioni“. Un messaggio, quello che ha voluto lanciare Istat che sottolinea l’importanza della partecipazione, non solo come obbligo di legge, ma anche e soprattutto come opportunità per il Paese: “Se ne fai parte fai la tua parte“. Il risultato è una campagna coinvolgente caratterizzata da questi tre elementi centrali:

    • lancio del nuovo sito www.censimentigiornodopogiorno.it
    • partecipazione esilarante dei “The Jackal“;
    • contest fotografico su Instagram – #UnGiornoDaCampione –  attraverso cui gli utenti raccontavano il significato si essere “campioni di normalità”.

    Tutti elementi di una strategia di comunicazione che avevano il chiaro obiettivo di informare e coinvolgere, in modo innovativo, il cittadino.

    E Patrizia Cacioli, Direttore della Comunicazione Istat, in queste sue parole spiega bene la nuova campagna di comunicazione dell’istituto:

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]“Unica, cross-mediale e digital oriented. La campagna ha valenza informativa e valoriale, sottolinea l’importanza della partecipazione, non solo come obbligo di legge, ma anche e soprattutto come contributo alla costruzione del futuro del Paese. La rappresentatività è il perno strategico intorno cui si snoda l’impianto creativo e comunicativo: le persone intervistate sono dei campioni ma le loro risposte permettono di raccontare le caratteristiche e le evoluzioni appunto dell’Italia, giorno dopo giorno che è poi il pay off della campagna”.[/box]

    Istat, attraverso l’utilizzo di mezzi tradizionali e innovativi, ha voluto valorizzare la specificità dei messaggi comunicativi attraverso una social strategy ricca di contenuti dall’alto potenziale virale e di engagement, specifica per tutti i target.

    Ma immaginate quante informazioni interessanti ci sono all’interno dei tanti numeri e delle tante statistiche che diffonde Istat. E siccome a noi i numeri piacciono, proprio con la modalità coinvolgente come quella adottata da Istat, ne vogliamo condividere qualcuno.

    Come funzionano i nuovi censimenti permanenti di Istat

    I nuovi censimenti permanenti della popolazione interesseranno ogni anno un campione di circa un milione e 400 mila famiglie, per un totale di 3,5 milioni di persone residenti in 2.852 comuni italiani. Solo in una parte dei comuni (1.143) parteciperanno ogni anno alle operazioni censuarie. La restante parte del comuni sarà chiamata a partecipare invece una volta nell’arco di quattro anni In questo modo, entro il 2021, tutti i comuni parteciperanno, almeno una volta, alle rilevazioni censuarie. I dati ottenuti saranno di tipo censuario, quindi riferiti all’intera popolazione italiana: un risultato raggiungibile solo grazie all’integrazione statistica tra le rilevazioni campionarie e i dati di altre fonti amministrative. “Il censimento annuale rappresenta una sfida per l’Istat che intendiamo vincere grazie alla qualità del nostro personale” – afferma il Presidente facente funzioni Maurizio Franzini  – “L’obiettivo di questo nuovo impianto è quello di fornire in tempi rapidissimi una mappa sempre aggiornata dell’evoluzione che vive la società italiana. Per raggiungere questo traguardo sarà fondamentale una collaborazione a tutti i livelli dei vari attori – istituzionali e non – coinvolti nel processo di rilevazione dei dati. L’Istat è pronto a fare la sua parte”.

    Intanto, in totale siamo 60.483.973 di italiani, di cui uomini 29.427.607 donne 31.056.366. La regione con il più alto numero di cittadini residenti è la Lombardia con 10.036.258 di persone, seguita dal Lazio con 5.896.693 e dalla Campania con 5.826.860. Gli stranieri in Italia sono 5.144.440.

    Altri dati curiosi riguardano la mobilità, cioè con quali mezzi di trasporto gli italiani si recano al lavoro. Ebbene, il 69% utilizza l’auto, un tema questo che va a braccetto con i temi ambientali. Dopo l’auto gli italiani usano andare al lavoro a piedi, l’11%. E poi il 6% usa l’auto come passeggero; solo il 4% va in bicicletta e solo il 3% usa la metro; il 6% usa l’autobus o il tram; il 3% va in treno.

    Sono tutti dati che ci aiutano a capire come viviamo, come ci spostiamo, perchè è da questi numeri che possono nascere nuove idee, nuove tecnologie, nuove innovazioni che possono rendere migliore la nostra vita. Allora, siccome ne facciamo parte, facciamo anche noi la nostra parte. E un plauso davvero a Istat.

    istat censimenti permanenti infografica mobilità

    [In collaborazione con Istat]

  • Tokyo è la città più high tech al mondo, Milano e Roma sono indietro

    Tokyo è la città più high tech al mondo, Milano e Roma sono indietro

    Si è sempre pensato che la Silicon Valley fosse l’area più tecnologica e innovativa al mondo, con capitale San Francisco. In realtà, secondo l’Innovation Cities Index 2018, elaborato dalla società 2thinknow, è Tokyo la città più high tech al mondo. Seconda, e prima città europea, è Londra. Milano e Roma sono invece molto più indietro.

    Siamo sempre stati portati a pensare che l’area più tecnologica e innovativa al mondo fosse la Silicon Valley, con capitale San Francisco, ma in realtà non è più così. Nel senso che sì, la Silicon Valley è ancora una delle zone più innovative al mondo, culla delle startup e di grandi colossi tech come Google, Facebook, Twitter e tanti altri, ma non è più la prima, perchè nel corso degli anni altre zone del mondo hanno cercato di migliorarsi o addirittura di creare la propria area tecnologica prendendo spunto dell’esperienza californiana.

    Ebbene, secondo il recente studio, elaborato da 2thinknow prendendo in considerazione 162 indicatori, dal nome “Innovation Cities Index 2018” (che comprende 500 città), la città più tecnologica e innovativa al mondo è Tokyo, la capitale del Giappone che, secondo lo studio, “è riuscita ad abbracciare la tecnologia smart e a diventare avanguardia nello sviluppo dell’industria robotica e 3D“. Un risultato che, per certi versi, non sorprende vista la grande fama tecnologica che da sempre accompagna la città di Tokyo. In seconda posizione, prima città europea, troviamo Londra che quindi si conferma come forte hub tecnologico, oltre che come grande centro finanziario a livello globale. In terza, appunto, troviamo la Silicon Valley, la zona di San Francisco e San Jose che, comunque, resta sul podio.

    Tokyo high tech innovazione

    Nelle prime dieci troviamo anche New York, Los Angeles (dove hanno sede Spanchat e SpaceX di Elon Musk), Singapore, Boston, Toronto, Parigi (nona posizione e seconda città europea) e Sidney.

    città tech innovazione tokyo

    Come avrete certamente notato, nelle prime posizioni non ci sono città italiane. Infatti per rintracciare la prima città italiana bisogna scendere alla 40esima posizione dove troviamo Milano, in cui hanno sede aziende, segnalate dallo studio, come UniCredit, Pirelli e 505 Gamese; poco lontano dalla città meneghina troviamo la nostra capitale, infatti Roma si trova nella 47esima posizione, e qui, segnalate sempre dallo studio, hanno sede aziende che molto hanno investito sull’innovazione come Enel e Leonardo. Insomma, le principali città italiane arrancano ancora in questo contesto e questo tipo di studio, a livello globale che considera tanti indicatori, aiutano ad avere più chiara la situazione dal punto di vista della tecnologia e dell’innovazione del nostro paese.

    Banalmente, lo abbiamo notato nelle zone più alte della classifica, l’innovazione e la tecnologia si realizzano solo se ci sono investimenti, altrimenti nulla avviene per magia. Le grandi aziende, quindi le grandi idee, nascono e crescono se trovano contesti e situazione dove questo può avvenire.

    Se guardiamo la classifica da un’ottica Europea non va neanche tanto bene perchè Milano si piazza in 13sima posizione e Roma in 17esima.

    Restando sempre sulle città italiane nella classifica globale, dopo Roma troviamo Napoli (136°, 51° in Europa), Torino (164°, 64° in Europa), Firenze (211°, 80° in Europa), Bologna (231°, 89° in Europa), Venezia (277°, 105° in Europa), Parma (295°, 111° in Europa), Padova (318°, 121° in Europa), Verona (319°, 122° in Europa), Modena (333°, 127° in Europa) e poi chiude Trieste (339°, 130° in Europa).

  • La reazione negativa su Twitter al caso Dolce & Gabbana

    La reazione negativa su Twitter al caso Dolce & Gabbana

    Il caso Dolce & Gabbana si arricchisce di un nuovo episodio che è quello delle scuse, un po’ tardive. Nel video Domenico Dolce e Stefano Gabbana chiedono scusa, “duibuqi”. Ma il caso nato due giorni fa dopo le frasi estremamente gravi pubblicate dall’account Instagram di Stefano Gabbana, lui sostiene ancora che sia stato hackerato, ha avuto una grossa eco negativa verso il brand, come dimostriamo con questa piccola analisi con Talkwalker.

    Doveva essere la grande occasione per il grande brand di moda Dolce & Gabbana, brand ormai universalmente riconosciuto, con l’approdo in Cina realizzando il loro “Great Show”. Ma poi tutto è finito in un grande e devastante flop, con un caso che ha davvero dell’incredibile. E, come sempre succede i social media in casi come questi giocano un ruolo fondamentale, tanto per informarsi effettivamente, tanto per misurare l’effettiva portata del caso, in termini analitici, quindi banalmente numerici, e in termini qualitativi, riuscendo a comprendere quale sia stato l’effettivo sentiment di tutte le conversazioni generate.

    Il caso rivive ancora oggi per il fatto che i due stilisti, Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno pubblicato un video in cui chiedono scusa ai cinesi, “duibuqi“. Un video tardivo che di certo non sortirà l’effetto che i due stilisti italiani almeno sperano, di sicuro non nell’immediato.

    dolce e gabbana video scuse 2018

    In questa storia ci sono tanti elementi che ne fanno un vero caso di storia, sotto tanti punti di vista. Uno su tutti, un scarso senso di responsabilità, pensando che i social media siano un gioco. In realtà non è così e questa storia, ancora una volta lo dimostra. E poi, lo stesso video, ripetiamo tardivo, suona anche come una ammissione di colpa.

    In questi giorni, esperti della moda, del marketing e della comunicazione hanno cercato di spiegare cosa sia successo, ma soprattutto gli effetti che questa vicenda può arrecare al brand Dolce & Gabbana, proprio perchè la vicenda, che è quasi sfiorata in un incidente diplomatico tra i due paesi, riguarda un paese che è ad oggi una potenza economica mondiale, grande appassionata del brand “made in Italy” da sempre. Ecco, questa storia può avere degli effetti davvero pesanti sull’attività economica del marchio in Cina.

    Ma, come sempre facciamo, lasciando ai più esperti il compito di analizzare questa caso sotto tanti punti di vista, ci siamo voluti soffermare su quella che è stata la reazione su Twitter, in particolar modo abbiamo voluto effettivamente analizzare il fenomeno dal punto di vista qualitativo, quindi della sentiment sui social media.

    E abbiamo scoperto che raramente si è visto una cosa del genere sui social media e questo grafico in basso lo dimostra.

    dolce gabbana sentiment tot 2018

    Guardate il brand prima del 21 novembre: il rosso del sentiment negativo comincia a formarsi dopo la pubblicazione dei video di lancio della sfilata, per poi consolidarsi dopo le polemiche sollevate dalla pubblicazione dei messaggi privati di Stefano Gabbana resi pubblici da Diet Prada. Un calo netto che la piattaforma Talkwalker, grazie alla quale abbiamo effettuato questa breve analisi, quantifica in un -73%. Inoltre, andando a pesare le conversazioni, dato una massa di contenuti molto ironici, in realtà emerge che più di un terzo sono negativi, il 38% per l’esattezza, e solo il 6% è positivo.

    Inoltre, il 49% delle conversazioni esprime un sentimento di “ira” e anche laddove sembra ci siano delle sensazioni positive, in realtà si tratta di contenuti molto ironici e comici, per meglio dire.

    Questo invece è il grafico che ci mostra il sentiment il relazioni ai temi condivisi su Twitter, abbastanza eloquente:

    dolce gabbana sentiment argomenti

    Questo è invece il dato relativo all’aspetto demografico degli utenti che hanno preso parte alle conversazioni su Twitter. Il 51,1% sono donne e il 48,9% sono uomini. Ma il dato più interessante è legato all’età: l’82,6% ha un’eta compresa tra i 18 e i 34 anni, con una prevalenza dei 18-24 anni pari al 45,2%, quasi la metà.

    dolce gabbana demog

    Infine, vi mostriamo la heatmap, la mappa di calore, delle conversazioni su Twitter dal punto di vista geografico.

    dolce gabbana mappa 2018

    Da notare la grande partecipazione anche nel sud est asiatico.

    Ecco, questa voleva essere il nostro piccolo contributo per questa vicenda che farà ancora molto discutere. Voleva essere un tentativo per arricchire gli spunti che questa vicenda offre, per poi trarne dei dovuto insegnamenti.

    I social media, in maniera diretta o diretta, al giorno d’oggi, giocano un ruolo importante, su questo si può essere tutti d’accordo.

    Grazie a Talkwalker per aver reso possibile questa breve analisi.

  • Chiara Ferragni tra le top influencer a livello globale, secondo Lyst

    Chiara Ferragni tra le top influencer a livello globale, secondo Lyst

    Il Financial Times anticipa i risultati di una ricerca di Lyst sul mondo degli “ultra” influencer su Instagram e si scopre che al settimo posto, tra l’altro unica non americana, si piazza Chiara Ferragni. L’influencer di Cremona ha fatto aumentare del 109% le ricerche dei prodotti a marchio Dior dopo aver indossato abiti della maison francese al suo matrimonio, a fine agosto.

    Se qualcuno di stesse ancora chiedendo quale sia  stato l’effetto che il marchio Dior vestendo Chiara Ferragni al suo matrimonio, di fatto, sponsorizzando l’evento, allora la ricerca di Lyst (80 milioni di account e 12 mila marchi analizzati) che il Financial Times ha anticipato è la risposta. La blogger e influencer di Cremona oggi si trova al settimo posto tra le prime 10 “ultra” influencer a livello globale, unica non americana, dettaglio questo non da poco. Lyst ha rilevato che, forte dei suoi 15,5 milioni di follower su Instagram, Chiara Ferragni ha fatto aumentare le ricerche dei prodotti a marchio Dior del 109% dopo il suo matrimonio con Fedez, celebrato a fine agosto scorso. Qui potete leggere la nostra ricerca, insieme a Talkwalker, su come l’evento è stato vissuto sui social media.

    chiara ferragni

    La risposta è dunque molto “chiara”, per giocare con il nome della Ferragni. La blogger, oggi fashion blogger, garantisce un chiaro ritorno ai brand con cui collabora non solo in termini di visibilità ma anche di vendite. Un aspetto molto discusso quello delle vendite, perchè spesso, parlando di influencer, ci si sofferma, e non è sbagliato, solo all’aspetto visibilità. Bene, la ricerca di Lyst ci mostra chiaramente il riscontro sulle vendite.

    https://www.instagram.com/p/BqPlqhPBdN_/

    Ricordiamo che Chiara Ferragni oggi vanta un giro di affari di 8 milioni di dollari l’anno e che ha iniziato il suo percorso con il suo blog “The Blonde Salad“, quello che poi ha dato vita alla sua azienda. Al di là di quello che si può pensare su Chiara, resta il fatto che il fenomeno oggi non può essere sottovalutato. E per fenomeno non intendiamo solo quello della Ferragni, ma dell’Influencer Marketing in generale che anche per il 2019 sarà il fenomeno da osservare per il fatto che le aziende metteranno sempre di più in atto strategie di marketing coinvolgendo influencer, persone che con la loro capacità sono in grado di intercettare e di interagire con un pubblico più interessato.

    Ritornando sulla ricerca di Lyst, il nome della Ferragni spicca per essere l’unica non americana presente. la classifica è guidata dalle sorelle Kardashian: prima si piazza Kylie Jenner, sorellastra di Kim, e seconda proprio Kim Kardashian. Le due influencer vantano su Instagram, rispettivamente, 119 milioni e 120 milioni di followers.

  • Ecco i 10 food blogger più coinvolgenti in Italia, secondo Blogmeter

    Ecco i 10 food blogger più coinvolgenti in Italia, secondo Blogmeter

    Ecco un’altra interessante analisi di Blogmeter che stavolta prende in esame il fenomeno del food blogging in Italia, mostrandoci la classifica dei 10 food blogger più coinvolgenti. Al primo posto, con un ampio margine, troviamo Benedetta Rossi, con oltre 9 mln di interazioni sui social media, seguita da Valeria Ciccotti e dal trio gli “Chef in camicia”.

    Dopo aver conosciuto la classifica dei 10 youtuber più coinvolgenti in Italia, oggi, sempre grazie a Blogmeter, conosciamo i 10 food blogger più coinvolgenti in Italia. L’analisi, che fa leva sugli strumenti messi a disposizione della Blogmeter Suite, come già la volta scorsa, prende in esame i principali profili social su Facebook, Instagram, Twitter e YouTube (ove presenti), prendendo come riferimento temporale il periodo dall’1/9 al 1/11 2018. Un tempo di sessanta giorni per definire chi tra questi food blogger molto conosciuti in Italia riesce meglio a generare interazioni, quindi like, commenti, visualizzazioni. E poi si parla di food blogging, un fenomeno che in Italia è molto seguito e grazie al quale tanti blogger sono riusciti ad affermarsi.

    Ma passiamo a conoscere meglio questi 10 food blogger e, così come la volta scorsa, anche in questo caso vale sempre la regola che non serve avere un grande seguito, la differenza la fa la capacità di coinvolgimento. Non serve basarsi solo e soltanto sulla quantità, serve a ben poco. Meglio concentrarsi sula qualità, e questo vale ormai in qualsiasi ambito.

    food blogger italia 2018

    Al primo posto della classifica troviamo Benedetta Rossi, la fondatrice e il volto di Fatto in casa da Benedetta con un coinvolgimento netto di oltre 9 milioni di interazioni e 5,6 milioni di follower totali. Si può ben affermare quindi che Benedetta è la Food Blogger d’Italia. Le interazioni totalizzate sui canali social targati “Fatto in casa da Benedetta” si distribuiscono in modo piuttosto equo: il 43% proviene da Facebook (dove sono stati pubblicati la maggioranza dei contenuti), il 34% proviene da YouTube e il 23% da Instagram.

    Al secondo posto si attesta Valeria Ciccotti, meglio conosciuta come Vale cucina e fantasia che, con la pubblicazione di oltre 4 mila post sui suoi profili social durante i due mesi analizzati, raccoglie quasi 1 milione di interazioni totali.

    Al terzo posto, con un total engagement che supera le 950 mila interazioni, si piazzano gli Chef in camicia, ovvero i tre fondatori del format omonimo, Nicolò, Lello e Andrea. Nonostante la maggior parte dei fan degli Chef in camicia si concentrino sul canale Facebook, è su Instagram che viene raccolto oltre l’85% delle interazioni totali del periodo di riferimento.

    Al quarto e al quinto posto si classificano rispettivamente Valentina Boccia, fondatrice del blog Ho voglia di dolce, e Antonia Distasi, conosciuta sui social come uccia3000. Valentina, specializzata in ricette dolci, vanta oltre 1,7 milioni di fan sui suoi canali social e grazie a loro guadagna un total engagement pari a 941 mila interazioni. Antonia, invece, grazie soprattutto alle video-ricette pubblicate sul suo canale YouTube, ottiene 919 mila interazioni totali.

    Sesto posto per la celebre food blogger, Chiara Maci, che tra foto di deliziose ricette e ritratti dei suoi splendidi bambini conquista i social e guadagna oltre 762 mila interazioni totali. Oltre il 96% dell’engagement di Chiara in pentola proviene dal suo canale Instagram, dove gli hashtag #vitamia e #neverstop e #family sono diventati la firma della giudice di Cuochi e Fiamme.  Al settimo e ottavo posto si classificano rispettivamente Enrica Panariello, alias Chiarapassion, e Marco Bianchi. La prima totalizza oltre 714 mila interazioni, grazie principalmente al suo canale Instagram, dove si concentra la maggior parte del suo seguito social (ben il 76% dei suoi fan); il secondo, invece, grazie alla sua esperienza condivisa da divulgatore scientifico e food mentor, guadagna 672 mila interazioni totali sui suoi canali social, prevalentemente tramite Instagram che raccoglie l’85% del total engagement.

    Sonia Peronaci, fondatrice del blog Giallo Zafferano, si attesta al nono posto con un engagement pari a 614 mila interazioni, per il 98% provenienti dal solo canale Instagram. Tra i contenuti più engaging a sorpresa non compaiono ricette golose ma post intimi, dedicati ad esperienze della vita privata di Sonia, a dimostrazione del fatto che sui social la genuinità e la normalità premiano sempre.  Decimo posto per 55Winston55, ovvero i foodblogger siciliani Mauro e Antonio, che conquistano i loro fan con il loro bellissimo vlog di ricette su YouTube, canale su cui si raccoglie il 64% delle 526 mila interazioni totali.

    Bene, trovate la classifica completa qui in basso. Come dicevamo prima, al di là di quello che può essere il seguito, quello che conta è il reale coinvolgimento che si riesce a creare con i proprio follower. E avrete certamente notato come questo passi anche da Instagram, canale che si sposa benissimo con il tema del food e, infatti, i food blogger di questa classifica ci danno una chiara dimostrazione.

    food blogger coinvolgenti italia 2018

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