Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Video e Social Media, ecco la lunghezza ideale da tenere a mente su ogni piattaforma

    Video e Social Media, ecco la lunghezza ideale da tenere a mente su ogni piattaforma

    Il Video oggi è uno degli strumenti più potenti per fare marketing, coinvolgimento, comunicazione, posizionamento. I benefici sono davvero tanti e per questo i video condivisi saranno sempre di più. Le piattaforme social si stanno ormai adattando a questo grande trend. Ma qual è la lunghezza ideale di un video? Lo scopriamo con questa utile infografica.

    Se un paio di anni fa, forse anche tre, si riteneva (a ragione) che il video sarebbe stata la forma di contenuto su cui scommettere. Ebbene, oggi quella scommessa è stata vinta da tanti che hanno creduto subito nei Video. Come ben saprete, anche perchè l’abbiamo ripetuto varie volte, Cisco nel 2016 aveva previsto che entro il 2020 i Video saranno la forma di contenuto più diffusa all’80%. E le piattaforme social si sono subito adattate a questo grande trend, lanciando a loro volta il proprio strumento video da utilizzare per fare marketing, comunicazione, coinvolgimento, posizionamento. Tutti vantaggi che derivano dal buon utilizzo dei Video. Già, perchè sebbene i video siano così condivisi, questa è comunque una forma di contenuta impegnativa, che richiedere una testosterone propionate certa preparazione. Per dirla breve, non tutti riescono a fare dei buoni video, ma non è detto che non ci si riesca però. Anche perchè improvvisarsi non sempre è una buona soluzione.

    Partiamo con qualche considerazione: il 92% degli utenti che visualizzano video, di proprio gradimento, dal proprio dispositivo mobile, saranno più portato a condividerlo con altri; l’82% degli utenti Twitter apprezza i contenuti video; l’87% dei marketer utilizza il video come forma di contenuto all’interno delle strategie di comunicazione/marketing.

    Detto questo, lo scopo di oggi è quello di fare una bella panoramica su un tema specifico, ossia quale sia la migliore lunghezza dei video da condividere sulle diverse piattaforme. Lo facciamo con l’aiuto di questa preziosa infografica che è stata tenuta in costante aggiornamento, propri per il fatto che ormai le piattaforme social lanciano quasi quotidianamente (stiamo esagerando?) nuovi strumenti per utilizzare al meglio i video.

    Allora, abbiamo suddiviso l’argomento tenendo presente le principali piattaforme che permettono la creazione al condivisione di video come Instagram, Facebook, Twitter, YouTube, Pinterest, andando a vedere i vari strumenti e le varie possibilità che queste piattaforme propongono, tenendo ben presente la lunghezza ideale per fare in modo che il video sia performante al meglio. Ne viene fuori, ripetiamo, una bella panoramica che può tornare utile ad aziende, professionisti, blogger, marketer, insomma a tutte le quelle figure che vogliono scommettere su questa forma di contenuto.

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    I Video su Instagram

    Instagram introdusse i Video nel 2013 della durata massima di 15 secondi, aumentandola poi, nel 2016 a 60 secondi. Ebbene sottolineare che il pubblico che visualizza Video da questa piattaforma non va oltre 1 minuto e che il tempo ideale resta comunque quello compreso tra i 30-45 secondi, video di questa durata sono molto performanti.

    Instagram Stories

    Come sapete Instagram Stories è ormai lo strumento principe di Instagram, da poco ha anche raggiunto il traguardo dei 400 milioni di utenti. Ebbene, sapete che si tratta di contenuti effimeri, e qui la durata massima dovrebbe essere di 15 secondi. Se ritenete che il video debba essere condiviso per intero, allora spezzettatelo condividendolo in momenti diversi come forse una piccola saga. In alternativa, avete sempre la modalità Live da sfruttare, con un tempo massimo di 60 minuti che poi svaniranno superate le 24 ore.

    IGTV

    E’ l’ultima novità di Instagram, la vera sfida che la piattaforma di Kevin Systrom lancia a YouTube. Infatti questa app stand-alone permette la condivisione di lunga durata in modalità verticale. Ricordate che la lunghezza massima da mobile è di 15 minuti e da desktop è di 60 minuti (solo per uteti con una grande audience e per gli utenti verificati). E’ una modalità nuova, per il pubblico a cui mirate di solito, vale la pena quindi sperimentare.

    I Video su Facebook

    Facebook è la piattaforma che di solito viene scelta anche per il fatto che non pone molti limiti di lunghezza, un dato che lo si riscontra anche per quanto riguarda i video. Infatti, la durata massima dei Video su questa piattaforma è di ben 120 minuti. Non è detto che il miglior video debba durare 2 ore, anzi, tutt’altro. E’ dimostrato, quasi scientificamente, che la lunghezza ideale si attesti intorno al minuto e mezzo, quindi considerate questa lunghezza su cui realizzare le vostre performance video.

    Facebook Stories

    Anche in questo caso parliamo di video effimeri ed anche in questo caso dobbiamo parlare di video brevi ed accattivanti. La lunghezza di un Video in una storia è di 20 secondi, più lunga di 5 secondi rispetto a Instagram Stories. Secondi in più da sfruttare allora.

    Facebook Live

    Facebook Live è stato rilasciato per Android nel 2016, dopo il rilascio per iOS, e da allora è stato un crescendo. Da tenere in considerazione che si tratta di una modalità dal vivo che permette una durata massima di 4 ore di diretta. Il consiglio è quello di ottimizzare la durata, sottolineando le parti salienti, mettendola a disposizione per la vostra audience sulla vostra pagina in versione on-demand.

    Facebook Video Cover

    Sapete che da un po’ di tempo è possibile adottare copertine in modalità video, molto coinvolgenti. La durata ottimale di questa forma di contenuto è tra i 20-90 secondi. E sapete anche che il video gira in loop, quindi potete tarare il video anche su una durata inferiore al minuto e mezzo.

    Facebook Video Profilo

    Anche il profilo può essere caricato in video, anche in questo caso, se fatto bene, può risultare molto coinvolgente. Consiglio sulla durata massima è di 5-7 secondi, in alternativa potete caricare una GIF.

    I Video su Twitter

    E passiamo ora a Twitter dove i Video, come ricordavamo prima sono molto coinvolgenti e molto apprezzati dagli utenti di questa piattaforma. I Video devono quindi ricalcare le caratteristiche della piattaforma all’insegna della rapidità e della brevità, quindi, nonostante la durata massima sia di 2 minuti e 20 secondi, cercate di mantenere una durata più breve. Anche 30 secondi possono bastare se si riesce a veicolare bene il messaggio.

    I Video su YouTube

    YouTube è la piattaforma per antonomasia quando si parla di Video. Nel tempo gli utenti hanno costruito su questa piattaforma un proprio palinsesto, alternativo a quello della Tv (imposto). Di conseguenza, si tratta di una piattaforma complessa in termini di offerta di modalità e sta quindi a voi scegliere quella più adatta alle vostre esigenze. Di certo, se si avanafil generico tratta di video tutorial, la lunghezza ideale è quella di 45-90 secondi. Se in video è uno spot, allora mantenetevi tra i 15 secondi e 1 minuto di durata. Tenete presente che a durata video, quella più generalista, è di 2 minuti e mezzo.

    I Video su Pinterest

    Alcuni studi recenti ci dicono che il 75% degli utenti è ben predisposto a visualizzare video su questa piattaforma e il 67% di essi dichiara la visualizzazione di invita a compiere un’azione. Quindi, se forse questo vi sorprenderà, è forse il caso di prendere in considerazione anche questa piattaforma nella vostra strategia video. La lunghezza massima è di 30 minuti e, dopo tutto quello che abbiamo sin qui esaminato insieme, sperimentate la durata idela per quella audience.

    Dopo questa panoramica sulla durata consigliata e ideale, è ben chiaro che non esiste una formula ben precisa. Se c’è un elemento che dovete certamente considerare è che, come è ormai conclamato da più parti, se il vostro video non dimostra da subito di essere coinvolgente, rischiate di perdere il 33% di pubblico nei primi 30 secondi. Dopo 1 minuto di perde addirittura il 45%.

    I consiglio finale è quindi quello di concentrarsi prima sul contenuto, sulla capacità di coinvolgimento, solo dopo prendete in considerazione la durata ideale.

    E allora, che ne pensate? Qual è la vostra esperienza su questa tema. Condividete con noi le vostre esperienze tra i commenti o sui nostri canali social.

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  • Instagram, attivo l’avviso di visualizzazione dei post degli ultimi due giorni

    Instagram, attivo l’avviso di visualizzazione dei post degli ultimi due giorni

    Instagram ha annunciato il rilascio di una funzionalità che dovrebbe aiutare gli utenti a migliorare la gestione del tempo sull’app. La funzionalità non è altro che un avviso che l’utente visualizzerà una volta tutti i post degli ultimi due giorni: “You’re All Caught Up”, “Non hai contenuti da vedere”. Ed è in arrivo i rilascio di un’altra funzionalità, “Non disturbare”, che permetterà di disattivare le notifiche fino a quando si desidera. Sarà valida anche per Facebook.

    Come già ricordavamo nel post in cui vi parlavamo dell’arrivo di una prossima funzione su Facebook che ci ricorderà il tempo trascorso sulla piattaforma, è un momento in cui le aziende che operano nel mondo dei social media stanno riponendo molta attenzione sul tema dell’eccessivo tempo trascorso sulle app e sulle piattaforme social da parte degli utenti. Apple qualche settimane fa ha annunciato una funzione che una funzionalità per la gestione del tempo e, sempre di recente, lo stesso CEO, Tim Cook, ha espresso preoccupazione da questo punto di vista, arrivando ad affermare che “non volevamo che la gente passasse tanto tempo sull’iPhone”. Detto dal leader dell’azienda che ha inventato lo smartphone nel 2007 ha un certo peso.

    instagram tempo app

    In questa ottica si sta muovendo anche Instagram e tra indiscrezioni e rumors, da oggi lancia una funzione che ha come obiettivo quello di limitare il tempo trascorso sull’app, aiutando l’utente ad avvisarlo quando ha visualizzato tutti i contenuti condivisi dalla sua cerchia di utenti negli ultimi due giorni. Se tale funzione può risultare debole nel suo intento, di certo ha lo scopo di accrescere la consapevolezza del tempo trascorso sull’app.

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    La funzionalità si chiama “You’re All Caught Up“, volendo tradurre l’espressione in italiano sarebbe come a dire “ok, sei a posto, li hai visti tutti“. In italiano sarà (o lo è già per qualcuno) “Non hai contenuti da vedere“.

    Instagram vuole quindi aiutare gli utenti ad avere un resoconto rispetto a quello che hanno visto sull’app, senza lasciarla e farsi “assalire” dalla sensazione di essersi perso qualcosa. Proprio quella sensazione che poi tiene incollati gli utenti all’app, trascorrendovi tanto tempo al punto da non accorgersene. Ma questo vale per tutte e app e piattaforme social, non solo per Instagram.

    Vedremo se questo strumento si rivelerà utile, anche in base a quelli che saranno i vostri feedback che, speriamo, vogliate condividere anche con noi. Altrimenti, resta sempre valido il suggerimento del “vecchio saggio” che dice: “Lascia stare per un po’ e chiudi tutto!“.

    Ma non è tutto, perchè nel giorno del lancio ufficiale di “You’re All Caught Up” arriva un altro rumor che riguarda sempre Instagram. E si tratta della funzionalità “Non disturbare“, che dovrebbe trovarsi nel menù Impostazioni>Utente. La funzionalità è stata intercettata da WhatsApp Beta e da Matt Navarra e sarebbe attiva già per un ristretto numero di utenti, si tratta quindi di un test. Con questa funzionalità sarà possibile avere il controllo delle notifiche dell’app. Le si potrà infatti sospendere per un periodo limitato, da 30 minuti fino ad 1 giorno, oppure disattivarle fino a quando si desidera. Tale funzionalità sarà valida anche per Facebook.

  • Agcom e tariffe a 28 giorni: “gli operatori restituiscano i giorni erosi entro fine anno”

    Agcom e tariffe a 28 giorni: “gli operatori restituiscano i giorni erosi entro fine anno”

    Agcom interviene nuovamente sulla fatturazione a 28 giorni che gli operatori telefonici avevano cominciato ad utilizzare. In un comunicato l’agenzia informa che TIM, Vodafone, Wind Tre e Fastweb, dovranno restituire in bolletta i giorni illegittimamente erosi agli utenti, entro il 31 dicembre 2018.

    Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) interviene nuovamente sul caso della fatturazione a 28 giorni che gli operatori telefonici avevano cominciato ad applicare, nei mesi scorsi, ai propri clienti. Una pratica che la stessa agenzia lo scorso anno aveva sanzionato. E oggi, in un comunicato, Agcom informa, con delibera 269/18/CONS, che, entro il 31 dicembre 2018, gli operatori di telefonia TIM, Vodafone, Wind Tre e Fastweb, dovranno restituire in bolletta i giorni illegittimamente erosi agli utenti a seguito della fatturazione a 28 giorni delle offerte di telefonia fissa, anche di tipo convergente, attuata in violazione della delibera Agcom n. 121/17/CONS.

    L’Autorità, si legge ancora nel comunicato, con le delibere 112/18/CONS, 113/18/CONS, 114/18/CONS e 115/18/CONS, aveva diffidato gli operatori a far venir meno gli effetti dell’illegittima anticipazione della decorrenza delle fatture emesse successivamente alla data del 23 giugno 2017. Con la delibera 269/18/CONS, l’Autorità, nel rispetto delle recenti indicazioni del TAR del Lazio, volte a contemperare i diritti degli utenti con le esigenze di sostenibilità economico-finanziaria da parte delle aziende, ha individuato il nuovo termine entro cui gli operatori dovranno ottemperare a quanto richiesto nei citati provvedimenti di diffida.

    Dopo aver ascoltato gli operatori interessati e le associazioni dei consumatori, l’Autorità ha dunque disposto che entro il 31 dicembre 2018 TIM, Vodafone, Wind Tre e Fastweb debbano restituire alla clientela, anche in più fatture, i giorni erosi per effetto della violazione dell’obbligo di cadenza di rinnovo delle offerte e della periodicità della fatturazione su base mensile. Il calcolo dei giorni di servizio che ciascun operatore dovrà riconoscere in fattura ai propri utenti dovrà riguardare il periodo compreso tra il 23 giugno 2017 e la data in cui è stata ripristinata la fatturazione su base mensile.

    Entro la fine di quest’anno, quindi, gli operatori dovranno adempiere alle diffide dell’Autorità attraverso la posticipazione della data di decorrenza della fattura per un numero di giorni pari a quelli illegittimamente erosi (eventualmente spalmati su più fatture).

    C’è anche l’aspetto dei clienti che nel frattempo hanno cambiato operatore.Per loro, informa Agcom, saranno definite “adeguate modalità di ristoro” all’esito dei contenziosi ancora pendenti dinanzi al TAR Lazio, la cui discussione di merito è prevista nel prossimo mese di novembre. Il provvedimento adottato dall’Autorità intende salvaguardare in tempi rapidi i diritti di tutti gli utenti coinvolti dagli aumenti tariffari imposti dagli operatori.

    Sembra che si sia giunti all’episodio conclusivo. Sembra.

  • Facebook lancia la funzione ‘Metti in pausa’ anche per le parole fastidiose

    Facebook lancia la funzione ‘Metti in pausa’ anche per le parole fastidiose

    Facebook, dopo aver lanciato lo scorso dicembre la funzionalità “Snooze” per le persone, dando la possibilità di “metterle in pausa” fino a 30 giorni, da oggi rilascia la possibilità di fare lo stesso anche per le parole. Potremo usare “metti in pausa” per quelle parole contenute in un post che riteniamo essere fastidiose, scegliendo di non silenziare l’autore del post.

    Facebook sta puntando sempre di più ad offrire strumenti che possano dare all’utente la possibilità di migliorare la qualità del suo news feed. Dopo aver rilasciato, lo scorso dicembre, la funzionalità “Snooze” per le persone, ossia la possibilità di “silenziare” utenti che pubblicano contenuti che non ci aggradano fino a 30 giorni (rinnovabili fino a quando si vuole), Facebook adesso rilancia la versione “Snooze” anche per le parole. In questo modo l’utente avrà una opzione in più intervenendo direttamente sulle parole chiavi che possono risultare fastidiose.

    Dopo le funzionalità come “Non seguire più“, “Nascondi post“, “Metti in pausa per 30 giorni“, adesso Facebook offre agli utenti la possibilità di intervenire direttamente sulle parole con la funzionalità che, stando a quello che è stato finora, dovrebbe mantenere in italiano la stessa forma, quindi: “Metti in pausa (parola) per 30 giorni”. Ma come si attiva?

    facebook snooze metti in pausa parole

    Facebook fa sapere che la funzionalità sta cominciando a propagarsi sulla piattaforma partendo da un ristretto gruppo di utenti fino poi ad essere disponibile per tutti nel giro di qualche giorno o di qualche settimana. Attivare la funzionalità, sempre dal menù in alto a destra del contenuto (quello che si apre dai 3 pallini) si selezionerà “Metti in pausa”. A questo punto si potrà mettere in pausa la parola chiave contenuta in quel post. Non si potrà quindi fare una scelta preventiva, ma si potrà silenziare la parola solo una volta attivata la funzionalità dal menù.

    Se ad esempio volete mantenere pulito il vostro news feed da parole che ritenete fastidiose, oppure se “allontanare” troll, oppure ancora se non volete sapere l’evoluzione di un qualsiasi tema, pensiamo all’esito di una partita di calcio, o l’uscita di un film oppure il finale della vostra serie tv preferita, allora sceglierete di mettere in pausa quella parola chiave. Automaticamente il sistema non vi mostrerà più, per 30 giorni, quelle determinate parole, indipendentemente da chi le pubblica.

    facebook snooze metti in pausa parole

    Ad un primo sguardo potrebbe somigliare ad una funzionalità che già esiste su Twitter, ad esempio, quella che permette di inserire parole offensive e violente per non vederle più in modo permanente. In questo caso, infatti, si tratta solo di una sospensione temporanea, della durata di 30 giorni, e quindi l’utente, per mantenere attiva la funzionalità, dovrà ogni volta rinnovarla.

    E’ un altro modo per mantenere il proprio news feed più pulito da parole che possono risultare fastidiose o offensive, ci permettiamo di aggiungere questo elemento, che ci sembra più rilevante, invece, come ha fatto Facebook, di mettere l’accento sul fatto che in questo modo si possono evitare gli spoiler.

  • Facebook sta lavorando ad una funzione che indica il tempo trascorso sull’app

    Facebook sta lavorando ad una funzione che indica il tempo trascorso sull’app

    Secondo quanto riporta TechCrunch, Facebook sta lavorando ad una funzione che indica il tempo trascorso sull’app. Il nome sarebbe “Your Time on Facebook” e oltre ad indicare all’utente il tempo trascorso, permetterà anche l’impostazione di un limite. La funzione è simile a quella su cui starebbe lavorando anche Instagram.

    Come evidenzia bene Josh Constine su TechCrunch, che per primo ha riportato la notizia, Mark Zuckerberg dopo averci detto che “proteggere la nostra community è più importante dei profitti” (a proposito dello scandalo Cambridge Analytica, n.d.r.), adesso si appresta a trasformare questo nostro continuo impegno sull’app in qualcosa da rivendere bene. Sembrerà strano, ma è proprio così. Il riferimento è alla funzione scoperta dalla programmatrice è ingegnere Jane Manchun Wong, non nuova a questo genere di scoperte, che ha scovato, sepolta in Android, “Your Time on Facebook”, una funzione che permette all’utente di conoscere quanto tempo trascorre sull’app. Una funzione simile a quella su cui starebbe lavorando anche Instagram, funzione sempre scoperta dalla Wong.

    Questa funzionalità permetterà anche l’impostazione di un limite per l’uso dell’applicazione stessa.

    tempo trascorso facebook

    E Facebook ha confermato questa indiscrezione, sia a TechCrunch che ad Engadget, dichiarando che “stiamo lavorando sempre su strumenti innovativi che garantiscano agli utenti di spendere bene il proprio tempo sull’app“. Al momento, però, non è chiaro quando questa funzione verrà resa disponibile, in via ufficiale, sul sistema Android e, quindi, anche su iOS.

    Facebook quindi seguirebbe l’esempio di Apple e di Google che permettono ai proprio utenti si saper quanto tempo trascorrono sul computer o sullo smartphone.

    La nuova funzione di Facebook dovrebbe quindi aiutare gli utenti ad un uso più attento e consapevole dell’app, quanto meno a mantenere sotto controllo il fattore tempo che, nella maggior parte dei casi, viene assolutamente considerato in secondo piano. Eppure, nonostante gli ultimi dati dicano che il coinvolgimento sull’app siano in calo, questo non trova riscontro poi sull’effettivo business di Facebook che va a gonfie vele.

    Vedremo quale sarà il futuro di questa funzione su cui vi terremo informati.

    Di certo, possiamo solo aggiungere che sul market di Android, Google Play, esiste già un’app, Quality Time che permette di conoscere quanto tempo trascorriamo sullo smartphone e quali app usiamo e pariamo di più durante la giornata, offrendo anche parametri quotidiano e settimanali.

  • Vino e Digitale 2018: in 4 anni, dopo Facebook, cresce la presenza su Instagram

    Vino e Digitale 2018: in 4 anni, dopo Facebook, cresce la presenza su Instagram

    Nuovo appuntamento con la ricerca annuale, che arriva alla quinta edizione, di FleishmanHillard – Omnicom PR Group Italia sulla presenza online delle prime aziende vinicole italiane per fatturato. In 4 anni, Facebook rimane il canale più presidiato ma a crescere di più è Instagram: erano 6 su 25 le aziende presenti nel 2014, oggi sono 15.

    Sin dalla prima edizione del 2014, seguiamo con molto interesse la ricerca annuale che FleishmanHillard – Omnicom PR Group Italia propone sulla presenza online delle prime aziende vinicole italiane per fatturato. Una ricerca che ci offre uno spaccato interessante su come le aziende di uno dei comparti italiani, da sempre tra i più apprezzato, abbracciano il digitale. In questi anni i dati delle passate edizioni ci hanno raccontato che le aziende del settore del vino hanno cominciato ad abbracciare il digitale e i social media in particolare costruendo man mano una presenza che avesse al centro un racconto. Il racconto della propria storia, della propria azienda. Un racconto che ha quindi messo al centro il contenuto.

    Oggi notiamo che quella strategia è servita per creare una community che è cresciuta nel tempo, concentrandosi quindi su temi come il territorio, i vitigni autoctoni, la sostenibilità. Certo, noterete, come vedremo insieme fra poco dai dati della ricerca, non tutte riescono a focalizzarsi su questi temi allo stesso modo, ma di certo questa è la strada che alla fine porterà dei risultati. E in questo racconto, la ricerca ci dice anche che in questi anni le aziende, in modo corretto, hanno studiato e capito quali fossero le piattaforme più adeguate per la propria azienda. E infatti notiamo un’avanzata di Instagram in termini di presenza e un calo, in termini di aggiornamento dei contenuti, di Twitter che in 4 anni registra un calo del 30%.

    L’e-commerce proprietario fatica ancora (solo 3 su 10), le aziende del settore esternalizzano il servizio invece di creare una sezione all’interno del proprio sito. Mentre si affaccia la blockchain come opportunità in arrivo per le certificazioni. Ma vediamo meglio i dati della ricerca.

    vino digitale social media franzrusso.it 2018

    Vino e Digitale 2018: Social Media e web

    Come detto all’inizio, si registra una rilevante crescita di Instagram: 15 aziende su 25 gestiscono un canale nel 2018, contro le sole 6 del 2014. In crescita, Facebook rimane il canale più amato (oggi 21 aziende contro le 17 del 2014), seguito da YouTube (18 vs le 15 del 2014) e Twitter (oggi 15 contro le 11 del 2014). Come in passato, solo poche aziende (3 come detto prima) presentano una sezione dedicata all’e-commerce sul proprio sito: la maggioranza delle cantine preferisce affidare le vendite online a piattaforme esterne specializzate. 9 aziende presenti su Wikipedia contro le 3 del 2014.

    Crescita verticale del numero di follower e iscritti su tutte le piattaforme utilizzate dalle prime 25 aziende per fatturato, evidenziando come le cantine abbiano investito sui propri canali social negli ultimi 5 anni. Alcuni dati, i follower Facebook ammontano oggi in aggregato a 3.333.627, +657% rispetto ai 440.999 del 2014. Crescita importante soprattutto per Instagram, che assiste a un vero e proprio boom di follower, 63.064 nel 2018, contro i soli 746 del 2014 (+8.354%). Trend positivi anche per Twitter e YouTube, rispettivamente con oltre 27.000 e 4.000 follower in più.

    [Leggi anche le ricerche “Vino e Digitale” del 2014 – 2015 – 2016 – 2017]

    L’analisi ha messo in luce anche una maggiore attenzione alla frequenza di aggiornamento sul canale Facebook: il 72% delle cantine propone oggi contenuti su base settimanale, rispetto al 65% del 2014. Stabile la situazione su YouTube: la maggioranza delle aziende (73%) preferisce concentrare i propri sforzi altrove, limitandosi alla pubblicazione su base mensile o sporadica. In calo la frequenza di aggiornamento su Twitter del 30%: nel 2014 il 91% delle aziende proponeva Tweet su base almeno settimanale, oggi solo il 60%.

    Nel 2018 il 64% delle aziende parla di vitigni autoctoni (19% nel 2014), e il 40% suggerisce enoteche, percorsi e degustazioni, contro il 15 % del 2014. Infine, il 76% presenta una sezione del proprio sito dedicata alla sostenibilità con focus su agricoltura sostenibile, efficienza energetica, certificazioni e attenta gestione delle risorse naturali.

    Vino e Digitale: lingue, e-commerce e chat

    La quasi totalità delle aziende (24 su 25) presenta nel 2018 siti in almeno due lingue, tipicamente italiano e inglese, mentre un’azienda su tre anche in tedesco, cinese a 1 su 25 (stabile). Ancora fermo l’e-commerce diretto: solo 3 aziende hanno adottato piattaforme di vendita sul proprio sito contro le 2 del 2014.

    Da segnalare un aumento di chat dedicate, quasi tutte su Messenger, che possono favorire il dialogo in tempo reale indirizzando gli utenti verso informazioni per loro rilevanti (come ricerca e educazione su prodotti, eventi delle cantine, disponibilità di visite guidate, etc.). Nel 2018 ne fanno uso ben 16 aziende su 25, quando lo scorso anno ne segnalavamo l’assenza.

    Vino e Digitale: la classifica

    La classifica di come le aziende del vino stanno adottando il digitale, considerano vari parametri come: presenza e utilizzo di piattaforme online, tra cui Facebook, Youtube, Twitter, Instagram, sito mobile, e-commerce, video e Wikipedia; numero di fan/iscritti/follower sui 4 principali canali social Facebook, Youtube, Twitter, Instagram; frequenza di aggiornamento dei propri profili social; visibilità nei motori di ricerca, Look & Feel dei siti, ruolo della territorialità online, riferimenti a iniziative riguardanti vitigni autoctoni e sostenibilità, sito multilingua e assistenza clienti tramite chat e chatbot online. Da questa si nota che Frescobaldi si conferma ancora al primo posto, lo era infatti anche lo scorso anno, seguita poi da Mionetto che fa un balzo in un anno di 5 posizioni, lo scorso anno era infatti in 7° posizione. Terza Masi Agricola, prima nell’edizione 2016, che conferma la stessa posizione dello scorso anno.

    vino digitale 2018

     

  • Instagram lancia IGTV, l’app che permette di caricare video di lunga durata

    Instagram lancia IGTV, l’app che permette di caricare video di lunga durata

    Instagram si evolve e punta sui video. Nell’annunciare il traguardo di 1 miliardo di utenti, l’app di proprietà di Facebook annuncia il lancio di IGTV, un’app stand alone che permette di caricare video di durata fino a un’ora. Il contenuto è quindi sempre più video.

    L’annuncio era ormai nell’aria, lo si attendeva da giorni infatti. Ieri, in un evento a San Francisco dove hanno partecipato molte Instagram star, Instagram non solo ha annunciato il traguardo raggiunto di 1 miliardo di utenti attivi al mese, ma ha anche fatto un altro grande annuncio che di fatto chiarisce meglio quale sia la strategia dell’app oggi di proprietà di Facebook: il video. Ma non solo il video di pochi secondi o quello effimero condiviso attraverso le Instagram Stories, no, si parla del video quello di lunga durata, quello che può arrivare fino a 1 ora. Una cosa oggi possibile solo su YouTube. Quindi, Instagram (leggi Facebook) alza l’asticella e lancia la sfida all’unica piattaforma che oggi permetteva questo tipo di video.

    Per prima cosa, va ribadito che si tratta di un’app stand alone, cioè un’app che potrebbe vivere anche staccata da Instagram ma che, in realtà, una volta scaricata, si stringe a doppio filo con Instagram. Infatti da Instagram, in alto a destra, di fianco al loghino di Direct (la sezione dedicata ai messaggi diretti), trovate anche il loghino di IGVT, questi piccolo televisore. Potete scaricare l’app dal market per iOS o da Google Play per Android. L’app vi permetterà di condividere video e di visualizzare contenuti degli utenti che seguite su Instagram.

    igtv instagram franzrusso.it 2018

    Creare il proprio canale su IGTV

    Per entrare da subito su IGTV e cominciare a creare video lunghi, dovete creare il vostro canale, operazione molto semplice. Una volta che siete entrati nell’app, notate poco sopra i video suggeriti, un loghino di impostazioni. Cliccateci sopra e verrete guidati verso la creazione di video lunghi che saranno in verticale a schermo intero. fatta questa semplice procedura, arriverete nella sezione dove potrete caricare video più lunghi. E il vostro canale è creato.

    IGTV propone le sezioni “Per te“, “Persone che segui“, “Popolari” e “Continua a guardare“, qui trovate i video che non avete finito di visualizzare.

    canale IGTV franzrusso.it 2018

    Instagram si evolve, cresce, non solo dal punti di vista degli utenti, ma cresce in termini di offerta, di complessità. Sta dimostrando una certa maturazione che potrebbe tornare utile a Facebook, in un momento in cui ce n’è davvero bisogno. IGTV diventa quindi un’app pronta all’uso per tutti coloro che vogliono creare il proprio canale e sfruttare già un bagaglio di utenti al seguito. Le idee per sfruttare questa opportunità sono innumerevoli, basta solo avere un po’ di idee chiare, creatività e fantasia.

    E’ chiaro che questa potrebbe trasformarsi per Instagram, e quindi sempre per Facebook, in una nuova occasione da monetizzare. Resta da capire quale e come sarà organizzato l’eventuale guadagno che spetterebbe ai creatori di canali, ma questo è un aspetto che vedremo successivamente.

    Intanto, diteci cosa ne pensate e se avete già creato il vostro canale.

    Instagram ha 1 miliardo di utenti a livello globale

     

  • Facebook, al via i test per i Gruppi in abbonamento per contenuti esclusivi

    Facebook, al via i test per i Gruppi in abbonamento per contenuti esclusivi

    Facebook ha annunciato di aver avviato i test per i Gruppi in abbonamento, una modalità che permetterebbe agli utenti di pagare gli amministratori dei gruppi per avere in cambio contenuti esclusivi. Gli amministratori potrebbero così creare dei sottogruppi in abbonamento facendosi pagare da 4,99 a 29,99 dollari al mese.

    E se Facebook avesse intenzione di cominciare a monetizzare partendo dai Gruppi? La domanda sorge spontanea dopo l’annuncio fatto da Menlo Park che ufficializza una fase di test per i Gruppi in abbonamento. Facebook quindi pensa di sfruttare al meglio un bacino di utenti che ormai è di 1 miliardo di persone. Si tratta di una modalità che potrebbe permettere agli amministratori dei gruppi di creare dei contenuti esclusivi per i propri utenti, dietro il pagamento, appunto di un abbonamento. Al momento quello che si sa è che il range dell’abbonamento va dai 4,99 ai 29,99 dollari al mese. Per il primo anno Facebook tratterrà agli amministratori il 30%, successivamente invece tratterrà il 15%. Nella fase di test Facebook non tratterrà alcuna cifra.

    Alex Deve, responsabile di Facebook per i Gruppi, ha precisato, nell’articolo che annuncia l’inizio del test per un ristretto numero di amministratori di gruppi, che non si tratta di “guadagnare”, quanto invece di una modalità che potrebbe permettere agli amministratori di “investire” meglio tempo ed energie per migliorare il coinvolgimento degli utenti. “Il fatto di avere dei fondi che provengono dall’attività permetterà agli amministratori di creare contenuti di qualità superiore”, precisa Deve.

    E quali potrebbero essere questi contenuti esclusivi? Per esempio video tutorial speciali, checklist specifiche per ambiti di interesse, supporto diretto dagli amministratori. Per questa fase di test è stato coinvolto anche “Declutter My Home Group” di Sandra Mueller che ha creato un gruppo in abbonamento, a 14,99 dollari al mese, Organize My Home Group, in cui mostrerà agli utenti come gestire al meglio le checklist e guide video. Altro esempio per l’occasione è il gruppo The Grown and Flown Parents che mostra tutta una serie di contenuti per l’ammissione al college e un contatto diretto con i consulenti a 29,99 dollari al mese.

    facebook gruppi in abbonamento

    Ma come funzionano i Gruppi in abbonamento?

    Per prima cosa, l’utente deve trovarsi in un gruppo il cui amministratore ha accesso alle opzioni per attivare gruppi in abbonamento. In questo gruppo l’amministratore mostrerà con anteprime il gruppo, quali contenuti verranno condivisi e quanto costa diventare membro. Se l’utente lo trova interessante, a quel punto invia la sua richiesta. Una volta approvata la richiesta dall’amministratore, all’utente viene addebitato subito l’importo mensile. L’utente può interrompere il pagamento dell’abbonamento anche nel corso del mese e comunque fruire dei contenuti fino alla fine del mese stesso.

    Insomma, Facebook comincia a far passare il principio, sacrosanto, per cui la creatività di un utente nella creazione dei contenuti ha un costo ed sarebbe quindi giusti pagare per avere quel contenuto esclusivo che non troveresti da altre parti. Ma è anche vero che Facebook in questo modo sperimenta una modalità a pagamento, ristretta, con finalità diverse certo, ma sempre di modalità a pagamento si tratta. E’ un punto non da poco che potrebbe trasformarsi presto, qualora si passasse da una fase di test ad una più standard, in una nuova voce di reddito considerevole.

    E voi che ne pensate? Paghereste per avere contenuti esclusivi in un gruppo?

  • I musei italiani sono sempre più sui social media ma pochi hanno progetti innovativi

    I musei italiani sono sempre più sui social media ma pochi hanno progetti innovativi

    L’indagine dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali di qualche giorno fa ci dice che i musei italiani investono sempre di più sui social media, con risultati evidenti, ma investono meno in innovazione digitale. Il 57% dei musei italiani è presente sui social media, cresce in particolare la presenza su Instagram.

    L’ultima indagine dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali ci riserva dei risultati molto soddisfacenti per quello che è l’uso dei social media, per comunicare e creare coinvolgimento con gli utenti, dei musei italiani. Sono risultati in crescita se li paragoniamo a quelli della ricerca dello scorso anno, infatti la percentuale dei musei che usa questi canali digitale per comunicare direttamente con gli utenti passa dal 52% del 2016 al 57% del 2017. Questi dati fanno parte di un processo, per certi versi lento, di innovazione dei musei, nel tentativo di sfruttare le nuove tecnologie, in tutti i sensi, per rendere ancora più interessante e coinvolgente l’offerta museale del nostro paese tra le più ricche al mondo.

    Ma se da un lato i musei stanno investendo in comunicazione, la ricerca rileva però che sono ancora pochi i musei italiani che adottano piani di innovazione digitale per migliorare le strutture e i servizi: solo 4 musei su 10 lo fanno. Una percentuale ancora molto bassa. Offrire modalità di acquisto dei biglietti online, offrire un servizio di wi-fi, ma anche offrire un’esperienza culturale che possa essere arricchita dalle nuove tecnologie, diventa ormai necessario.

    musei social media italia 2018

    Ma passiamo a vedere più da vicino i dati della ricerca.

    Dal punto di vista dei social media, come detto all’inizio di questo post, c’è un miglioramento dal punto di vista della presenza dei musei italiani su questi canali. Una presenza che è cresciuta nel tempo, lentamente, ma è cresciuta e questo è un dato che va evidenziato. Il 57% dei musei italiani oggi usa questi canali per comunicare e creare coinvolgimento, engagement.

    musei social media 2017

    Se diamo un’occhiata a quelli che sono i canali che vengono usati maggiormente, notiamo che Facebook resta il canale più usato, in un anno passa dal 51% al 54%; seguito da Twitter, altro canale molto amato dai musei italiani, soprattutto da quelli più grandi, che passa dal 30% al 33%, quindi una crescita del 3% analoga a quella registrata da Facebook. Ma il canale che fa registrare il livello di utilizzo più alto in un anno è Instagram che passa dal 15% al 23%, con una crescita dell’8%.

    Sul tema delle figure legate alle attività sui social media, la ricerca rileva che il Social Media Manager è presente nel 59% delle istituzioni con una figura interna e nel 26% con personale esterno.

    Per quanto riguarda la presenza online di circa 500 musei italiani, si può notare una leggera crescita del numero di istituzioni culturali con un sito web proprietario (43% rispetto al 42% dello scorso anno) e passi avanti si registrano anche sul fronte dei servizi che mettono a disposizione: la biglietteria online è presente nel 23% di questi (+3% rispetto allo scorso anno), il 67% ha in homepage icone per l’accesso facilitato alle pagine social dell’istituzione (+4%) e il 55% consente l’accesso alla collezione virtuale (+3%). A crescere con tasso più sostenuto è invece la presenza sui canali non proprietari: il 75% dei musei è presente su Tripadvisor (+20% rispetto a fine 2016).

    Dal punto di vista dell’innovazione e dei progetti attivati, la ricerca rileva che solo il 39% delle istituzioni partecipanti alla Community ha un piano strategico formalizzato e il 19% un piano di innovazione digitale. La Comunicazione è il settore che più di altri è al centro dell’Innovazione nei musei italiani (72%), seguito dalla Fruizione (64%). Per quanto riguarda la Comunicazione e il Customer Care, le attività, come già detto, su cui le istituzioni hanno manifestato il maggior interesse nello sviluppo di progetti digitali lo sviluppo di un sistema di CRM (Customer Relationship Management) è progetto prioritario per il 43% delle Istituzioni, che lo hanno indicato come progetto di digitalizzazione futura per una migliore conoscenza del proprio bacino di utenti. Il rinnovo di sito web e canali social è il secondo ambito più indicato tra le azioni future (38%), seguito dal completamento della catalogazione della collezione per poi procedere alla sua digitalizzazione (29%), a pari merito con l’adozione di un software per una conservazione programmata di beni mobili e immobili (29%).

    Le attività di monitoraggio sulla conservazione del patrimonio digitale sono assenti nel 56% delle istituzioni culturali e solo un 8% conduce attività di monitoraggio costante. Manca un orientamento strategico al tema della Conservazione digitale di lungo periodo e al Digital asset management, approcci che invece vengono descritti come i trend del futuro dagli esperti del settore, anche ricorrendo a tecnologie emergenti quali ad esempio la blockchain.

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    [L’immagine di copertina appartiene all’autore @franzrusso, proprietario dello scatto; i loghi appartengono ai legittimi proprietari che, qualora li ritenessero inopportuni, verranno rimossi immediatamente]

  • YouTube Music disponibile in Italia anche nella versione Premium. Si apre la sfida a Spotify

    YouTube Music disponibile in Italia anche nella versione Premium. Si apre la sfida a Spotify

    YouTube lancia la sfida a Spotify e da oggi YouTube Music e YouTube Music Premium sono disponibili anche in Italia. Dopo il lancio del mese scorso in Usa e in altri quattro paesi, il servizio di musica in streaming, quindi non solo in video, viene reso disponibile in altri 11 paesi. YouTube Music è disponibile nella versione gratuita e in quella a pagamento a partire da 9,99 euro al mese.

    Questo è un giorno importante per YouTube e Google in generale. Annunciato il mese scorso, e disponibile solo per alcuni utenti negli Usa e in altri quattro paesi, il colosso di Mountain View lancia la sua sfida a Spotify, leader incontrastato della musica in streaming, da pochi mesi quotato anche in borsa, con YouTube Music. E da quello che si vede, questa sembra essere davvero una piattaforma che potrebbe rosicchiare qualche utente all’app di Daniel Ek.

    Per YouTube si tratta di una svolta importante, per la prima volta la piattaforma video più grande e seguita al mondo (in termini di utilizzo è la piattaforma più usata in italia) punta anche anche lo streaming della musica in audio, quindi non solo in video. E’ un modo per agganciare sotto un altro profilo quella fascia di utenti che preferisce non solo “vedere” la musica, ma ascoltarla. YouTube Music può essere una carta vincente per Google per il fatto che la piattaforma in sè è già molto seguita dai giovani, basti ricordare i recenti dati di Pew Research che danno Facebook sempre meno usato dagli utenti più giovani che preferiscono proprio YouTube e Instagram. E poi, YouTube Music è vincente per l’offerta musicale che può mettere in campo, forse più completa e più varia di Spotify, avendo la possibilità di offrire agli utenti anche versioni diverse di uno stesso brano.

    youtube music italia

    Prima di passare a vedere come funziona e quali le proposte per il pubblico italiano, bisogna dire che ilmodo in cui Google è riuscita ad arrivare a YouTube Music non è stato certo semplice. Da Mountain View hanno faticato non poco, ricorderete certamente l’esperienza non felicissima con YouTube Red, adesso sostituito proprio da YouTube Music Premium.

    Bene, fatta questa doverosa premessa e presentazione del contesto, passiamo a vedere un po’ meglio come funziona YouTube Music.

    Il servizio è presente da oggi anche in Italia e in altri 11 paesi, lo scorso mese era stato lanciato negli Usa e in altri 4 paesi, ma solo per pochi utenti. Oggi il lancio ufficiale della piattaforma ci permette di scoprire anche il modo con cui si presenta il servizio.

    youtube music italia android franzrusso.it 2018

    YouTube Music ad un primo sguardo ricorda molto Spotify, le categorie “Buonumore”,”Ricarica Musicale”, “Tendenze” e altre, riprendono molto lo schema dell’app di musica in streaming più usata (ancora per il momento). In più esiste la categoria “Performance dal vivo” che potrebbe trasformarsi in uno dei punti di forza della piattaforma.

    Il servizio si presenta quindi con un’app mobile, per iOS e per Android, e una versione desktop, e due versioni:

    • la versione gratuita con annunci pubblicitari;
    • una versione YouTube Music Premium a 9,99 euro al mese;
    • una versione YouTube Music Premium Family (fino a 6 utenti) a 14,99 euro al mese.

    Come vedete l’offerta è altamente competitiva. Inoltre, per la versione YouTube Music Premium è possibile avere da subito 3 mesi gratis. Gli utenti che già sono iscritti a Google Play Music possono già da subito usare YouTube Music Premium.

    Google promette poi di ottimizzare YouTube Music con l’Intelligenza Artificiale che renderà più semplice per l’utente la ricerca di brani correlati e la scoperta di nuova musica.

    Allora, il consiglio è quello di scaricare l’app o usare da subito la versione desktop e di raccontarci le vostre impressioni.

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