Nell’era social media e in piena trasformazione digitale una campagna gestita attraverso le email risulta ancora un’attività efficace. L’email marketing è una delle attività più usate dai marketer e risulta molto efficace anche per il B2B. Per gestirla al meglio, l’invito è quello di seguire il webinar gratuito “eMail Plus / Campaign Orchestration” del prossimo 22 novembre, l’ultimo appuntamento del ciclo “Connected Experience” organizzato da Adobe.
L’email marketing è ancora un’attività molto efficace, sebbene spesso la si ritenga superata. In realtà, nonostante l’era dei Social Media e in piena trasformazione digitale, l’email continua a registrare un forte livello di coinvolgimento. Tanto per dare qualche dato, il 59% dei marketers ritiene che sia un valido strumento per generare revenues, quasi un terzo delle PMI lo usa per campagne vendite. Inoltre, risulta più efficace per il B2B che per il B2C. Alcuni dati recenti sull’email marketing hanno evidenziato che le CTRs relative al B2B sono superiori del 47% rispetto a quelle relative al B2C.
Dati quindi che evidenziano quanto sia ancora importante l’email marketing. Sappiamo bene che una campagna di comunicazione e di marketing risulta efficace oggi se basta su più strumenti (certo, molto dipende anche dall’obbiettivo che ci si pone) e di come sia difficile gestire i vari strumenti che si vanno ad implementare, incluso l’email marketing. E’ quindi evidente che è necessario sapere usare e gestire bene tutti gli strumenti.
Per questo il suggerimento che vogliamo darvi è quello di seguire il prossimo webinar gratuito “eMail Plus / Campaign Orchestration” di Adobe, ultimo appuntamento del ciclo di incontri “Connected Experience” che si terrà il prossimo 22 novembre 2017. Il webinar, della durata di 45 minuti (dalle ore 12) tenuto da Francesco Di Egidio, Senior Solutions Consultant Digital Marketing di Adobe, e da Raffaele De Matteis, Enterprise Solution Consultant Adobe, sarà l’occasione per scoprire come creare e lanciare campagne email coerenti, contestualizzate e misurabili, che faranno la differenza rispetto ai concorrenti, e come orchestrare le campagne su tutti i canali, i punti di contatto e i dispositivi oggi usati dagli utenti.
La Digital Transformation offre alle azienda la possibilità di fornire servizi e prodotti offrendo all’utente una esperienza nuova. E questa esperienza trova comunque base su contenuto che varia in relazione all’utente stesso e ai canali usati. “Personalized experience” è il webinar gratuito di Adobe su Connected Experience il prossimo 8 novembre per creare contenuti personalizzati.
In un contesto di trasformazione digitale e di una comunicazione che è sempre più orientata a sfruttare i canali digitali come strumenti per entrare in contatto diretto con gli utenti, si fa sempre più spazio il contenuto. Se è vero che grazie alla Digital Transformation le aziende hanno la possibilità di offrire servizi e prodotti, è anche vero che l’esperienza offerta cambia, diventa centrale. Come centrale è il contenuto. Ma è necessario veicolare il contenuto nella maniera corretta, avendo ben presente gli utenti a cui ci si vuole rivolgere e i canali che si vogliono utilizzare. Anche sfruttando il machine learning.
E come si fa?
La domanda trova facile risposta seguendo il prossimo webinar gratuito “Personalized experience” di Adobe su Connected Experience che si terrà il prossimo 8 novembre 2017. Il webinar, della durata di 45 minuti (dalle ore 12) tenuto da Fabio Marastoni Solutions Consulting for Digital Transformation, Adobe, e da Raffaele De Matteis Enterprise Solution Consultant, Adobe come rendere disponibili dei contenuti personalizzati sfruttando le tecniche di machine learning.
Un nuovo ed interessante appuntamento per comprendere come rendere sempre più coinvolgente l’esperienza degli utenti, sfruttando le opportunità che oggi il digitale offre.
Per registrarvi potete farlo da questo link e vi ricordiamo che il prossimo webinar sarà:
E’ stata presentata al Campus di Pesaro “Sophia”, la piattaforma IoT di Biesse realizzata in collaborazione con Accenture che permette alle aziende di semplificare e razionalizzare la gestione del lavoro. Un esempio di come la tecnologia e l’innovazione possano ottimizzare anche settori industriali “tradizionali”.
E’ stata presentata al Campus di Pesaro “Sophia”, la piattaforma IoT di Biesse realizzata in collaborazione con Accenture che permette alle aziende di semplificare e razionalizzare la gestione del lavoro. Ecco un altro esempio di azienda d’eccellenza che, grazie alla tecnologia e all’innovazione, scommette sul suo futuro e cresce, che ci piace raccontarvi.
Biesse è un’azienda che opera nel mercato delle macchine e dei sistemi destinati alla lavorazione di legno, vetro, pietra, fondata a Pesaro nel 1969 da Giancarlo Selci. E’ leader assoluta nel nostro paese e la seconda al mondo, stiamo parlando di un’azienda che solo qualche anno fa ha conosciuto un grave momento di crisi con perdite di fatturato considerevoli. Ma, dopo un periodo negativo, l’azienda di Pesaro, grazie ad investimenti sempre più mirati a cogliere le opportunità che le nuove tecnologie offrono, ha nel giro di quattro anni raddoppiato il proprio fatturato, che oggi supera i 120 milioni di euro, e quintuplicato il proprio valore in borsa. Biesse crede molto nell’innovazione e nella ricerca, tanto da investire, da questo punto di vista, 14 milioni di euro l’anno.
E durante l’evento più importante per l’azienda, “Inside Biesse“, con 190 mila metri quadri di innovazione a disposizione dei clienti, ha presentato ufficialmente “Sophia”, una piattaforma tecnologica che grazie all’IoT (Internet Of Everything) permette di predire eventuali anomalie all’interno della macchina. Un sistema connesso che permette alle aziende di risparmiare in termini di manutenzione, la macchina avvisa in modo automatico dell’anomalia, di risparmiare in termini di risorse ed essere più efficienti. Tutto questo grazie ad un sistema di sensori collocate sulle macchine che inviano i dati sul cloud, in questo modo il sistema è in grado di prevedere i malfunzionamenti della macchina. Esiste poi Parts, un altro elemento di Sophia, che permette di avere subito il ricambio che serve all’azienda.
Sophia è stato sviluppato con Accenture, leader mondiale nella consulenza di direzione e strategica, la più grande società di consulenza del mondo che in Italia conta 12 mila collaboratori. Accenture ha avuto il ruolo di accompagnare Biesse verso questa evoluzione strategica che trova proprio in Sophia la sua base che sfrutta l’IoT Connected Platforms as a Service (CpaaS), il sistema di Accenture che connetterà ed elaborerà i dati provenienti da oltre 20 mila macchine.
Abbiamo avuto l’occasione di intervistare Stefano Porcellini, Direttore Generale di Biesse, che ci ha un po’ spiegato il ruolo strategico di Sophia ma ci ha dato anche qualche dato sul mercato italiano, il mercato che ad oggi cresce meno rispetto ai mercati dei paesi europei in cui Biesse opera.
Stefano Porcellini, Direttore Generale – Biesse
Come nasce Sophia e come nasce la partnership con Accenture?
Noi volevamo portare in una industry ancora un po’ arretrata sulle tematiche IoT, volevamo portare il nostro livello di servizio su un livello non comparabile a quello della nostra concorrenza. E quindi abbiamo pensato che attraverso l’IoT, l’elettronica, la sensoristica che già era presente sulle nostre macchine, noi potevamo raccogliere dei dati molto utili sia per noi che per i nostri clienti. Per noi, per servire meglio, per aumentare il service level sulla macchina aumentando la produttività, quindi velocizzare il ritorno degli investimenti. Per i nostro clienti, per poter veramente misurare quanto la macchina lavora, quanto è produttiva, vedere in maniera oggettiva i tempi di reazione e tutta una serie di preziose informazioni. Quindi, l’accordo col cliente si trasforma, si evolve. Prima era legato solo al fatto che ti vendo la macchina e poi mi chiami quando non funziona, adesso è legato ad un supporto continuo per poter davvero creare un livello di esperienza diverso. Noi siamo quindi al fianco del cliente, per supportarlo e avere successo e questo è possibile con le nuove tecnologie. Queste, come Sophia, sono piattaforme abilitanti anche perchè domani potranno arricchirsi si ulteriori elementi.
Accenture è leader mondiale di queste tecnologie, un player che conta più di 12 mila collaboratori in Italia e quindi per un’azienda come la nostra, che esporta l’85% del suo fatturato all’estero è evidente che avevamo bisogno di un player internazionale al nostro fianco ed è realtà in grado di fornire consulenza e anche di realizzare le cose.
Due vantaggi concreti che avete visto implementando Sophia e proponendola ai vostri clienti.
Intanto è bene dire subito che i nostri clienti hanno compreso da subito che Sophia non è un “grande fratello”, non è un modo per andare a vedere e a copiare le loro tecnologie. I nostri clienti hanno compreso, con Sophia, che siamo lì per aiutarli, in un rapporto basato su elementi oggettivi: numeri, dati e fatti. Il cliente si è tanto evoluto in questi anni e vuole dati, informazioni concrete, KPI perchè ha investito in maniera notevole su un impianto e vuole sapere quanto funziona, senza filtri, vuole avere i dati oggettivi dalla macchina, dal sistema. L’altro aspetto importante è che quando davvero avremo migliaia di macchine connesse, tutti i dati sul Cloud, analizzati attraverso gli analytics con algoritimi di selezione, non saranno solo utilizzati per fare assistenza specifica su un dato cliente, ma saranno utilizzati anche dai nostri uffici, dai nostri software per migliorare le macchine. E quindi andremo ad ottenere tanti benefici da tutta questa mole di dati che saranno utilizzati in questo modo.
In questi ultimi anni avete quintuplicato il vostro valore in borsa e avete raddoppiato il vostro fatturato negli ultimi quattro anni. Ma che tipo di indicazione avete avuto dal mercato italiano?
Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo notato un grande risveglio, diciamolo una volta tanto. Ha aiutato molto il provvedimento Calenda prevedendo tutta una serie di incentivi fiscali (“piano nazionale Industria 4.0, n.d.r.), ha svegliato molto le coscienze, perchè con l’iper ammortamento i nostri clienti le macchine le pagano un 40% in meno, col recupero fiscale. E la tecnologia IoT è uno degli elementi qualificanti per poter coprire i requisiti del “decreto Calenda”. Quindi c’è un forte clima di attenzione, ci sono incentivi, c’è un risveglio e questo va detto.
Nell’era dei Big Data la conoscenza del cliente passa anche dai dati. Esiste un processo che, dalla raccolta e analisi dei dati degli utenti, permette la costruzione di relazioni più profonde e durature. Si tratta della Customer Intelligence e sarà il tema del nuovo webinar di Adobe su Connected Experience che si terrà il prossimo 18 ottobre.
Nell’era dei Big Data anche la conoscenza del cliente passa dati. Come tutti (o quasi) i brand sanno, la relazione col cliente è fondamentale per iniziare un rapporto duraturo. E oggi esiste un processo che, dalla raccolta dei dati degli utenti, permette proprio la costruzione di relazioni più profonde ed efficaci. Si parla quindi di Customer Intelligence che se correttamente implementata diventa una fonte ricca di informazioni sul comportamento e sull’esperienza del cliente.
Oggi tutto quello che facciamo rilascia dei dati, quindi analizzarli fino in fondo significa conoscere meglio il cliente. Sono quindi informazioni importanti per un’azienda, utili per costruire strategie di coinvolgimento sempre più efficaci.
Ma cos’è la Customer Intelligence e di cosa si compone? Le risposte a queste domande le si potranno trovare all’interno del prossimo webinar di Adobe su Connected Experience che si terrà il prossimo 18 ottobre 2017. Il webinar, della durata di 45 minuti (dalle ore 12) tenuto da Fabio Marastoni, Solutions Consulting for Digital Transformation di Adobe, e da Francesco Di Egidio, Senior Solutions Consultant Digital Marketing di Adobe, illustrerà come arrivare a conoscere davvero i clienti, a sapere a quale contenuto rispondono più positivamente, e quali sono i canali che usano per interagire i brand.
Un appuntamento da non perdere dunque se siete davvero interessati a sapere di più su come gli utenti si relazionano con la vostra azienda.
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Generali Italia ha aperto, all’interno della sede di Mogliano Veneto, l’Innovation Park, uno spazio di 5 mila metri quadri all’interno del quale sviluppare idee, progetti e tecnologie digitali e disegnare la migliore esperienza clienti e agenti del mercato. Innovare per Generali significa infondere cultura dell’innovazione, una fase fatta di condivisione, conoscenza, competenza e sperimentazione. Una vera e propria cultura dell’innovazione che non può prescindere dalle persone.
Generali Italia ha aperto, all’interno della sede di Mogliano Veneto, l’Innovation Park, uno spazio di 5 mila metri quadri all’interno del quale sviluppare idee, progetti e tecnologie digitali e disegnare la migliore esperienza clienti e agenti del mercato. Innovare per Generali significa infondere cultura dell’innovazione, una fase fatta di condivisione, conoscenza, competenza e sperimentazione. Una vera e propria cultura dell’innovazione che non può prescindere dalle persone. Ecco perchè Innovation Park diventa un luogo dove i dipendenti possono sperimentare e innovare all’interno di quella che è l’agenzia del futuro, proponendo idee che si basano su Internet delle Cose, Intelligenza Artificiale, chatbot, Big Data, con l’obiettivo di semplificare e rendere l’esperienza del cliente sempre più innovativa e sempre più coinvolgente.
L’Innovation Park è uno spazio di oltre 5.000 mq con 6 casette tematiche dove si testano sul campo, in modalità start up, i nuovi prototipi e le nuove tecnologie digitali (device e software) per lo sviluppo di nuove soluzioni assicurative. Ed è proprio nelle casette che si ridisegnano tutte le fasi del business assicurativo, dalla progettazione delle nuove polizze, ai servizi, ai nuovi spazi delle Agenzie e alle modalità di relazione con i clienti.
Le sei casette, che abbiamo avuto modo di vedere durante l’inaugurazione sono nate come spazi per Condividere, Conoscere e Semplificare, sono:
I 2 G-Innovation lab, due casette per testare i nuovi “prototipi” e investigare le potenzialità delle nuove tecnologie per lo sviluppo dell’offerta e servizi assicurativi: Intelligenza artificiale, nuovi canali di interazione come chatbot, device evoluti di connettività, realtà virtuale.
Il Simplification lab dove si lavorerà, seguendo il programma di semplificazione, per definire e gestire la migliore custumer experience e custumer journey. Lo spazio ospiterà anche focus group e workshop con clienti e agenti. Questa casetta mi ha colpito in maniera particolare perché nasce con l’idea di avvicinarsi di più ai clienti che necessitano sempre di più di relazione e di meno burocrazia.
Il G-Hall: l’Agenzia del futuro è lo spazio, dove con gli agenti, verranno ridefiniti gli spazi d’agenzia, dei supporti e delle soluzioni dedicate alla comunicazione dell’offerta e alla relazione con il cliente. Qui ho avuto modo di percepire come le persone si sentiranno sempre più partecipi e coinvolte negli spazi dell’Agenzia grazie a soluzioni innovative tecnologiche e di design che rendono l’Agenzia del futuro uno spazio in cui si ha voglia di passare del tempo.
L’Innovation park ha inoltre due spazi dedicati ai 15 mila dipendenti e collaboratori: Energy lab, la casetta del welfare aziendale, che è lo spazio dedicato a benessere e salute dove si potrà monitorare il proprio stato di salute, con visite specialistiche e attività sportive pesate ad hoc e il Pop-up Store, un temporary shop dedicato ai dipendenti.
Le casette dell’Innovation Park rappresentano per Generali luoghi che abilitano quei processi che danno vita all’agenzia del futuro. E’ il proseguimento di un percorso iniziato negli ultimi due anni e che ha portato Generali a cambiare non solo il linguaggio che utilizza con i propri clienti, ma anche il modo con cui si relaziona con gli stessi. Il percorso è sempre più digitale e sempre più mobile, basti pensare che ad oggi il 60% delle polizze di Generali vengono erogate da dispositivi mobili e presto verrà rilasciata un nuova app per migliorare l’interazione e l’esperienza del cliente.
In occasione dell’inaugurazione dell’Innovation Park abbiamo avuto anche il piacere di intervistare Marco Sesana, Country Manager e AD di Generali Italia. Potete vedere l’intervista completa nel video qui in basso, ma a Marco Sesana abbiamo anche chiesto:
Qual è la chiave del successo di un’assicurazione?
Oggi credo che stia diventando sempre più importante essere presenti quando i clienti hanno bisogno di te, quindi quando i clienti hanno un problema, hanno un’esigenza o una copertura del rischio, nel modo più naturale possibile nell’interazione quotidiana con le persone.
Come sarà l’agenzia e l’assicurazione del futuro?
L’agenzia del futuro per noi è un luogo dove i clienti parlano con dei professionisti che sono i loro riferimenti nella gestione del rischio, devono quindi avere tutti i supporti necessari per sviluppare una discussione e una comprensione dei bisogni adatta al momento specifico del cliente. L’agenzia è uno dei luoghi, perché con le nuove tecnologie la mobilità diventerà molto importante. Però l’agenzia resta un luogo fondamentale perché un cliente sa di poter incontrare un professionista che risponde alle esigenze del momento.
Restando nel tema Innovazione, come mai avete deciso di fare un hackathon per comprendere e tastare il polso delle soluzioni oggi disponibili?
Noi abbiamo iniziato con un hackathon due anni fa e ne abbiamo fatti due, e abbiamo verificato che è un modo fantastico per far emergere l’energia delle persone. Vengono nuove idee, si parla in modo più snello e diciamo che, man mano che le ore vanno avanti, si va sempre di più al punto. E’ un modo per far stare insieme le persone in modo diverso e per sviluppare qualche idea innovativa che nei nostri luoghi di lavoro non si avrebbe.
Che cosa ho percepito da questa giornata a Innovation Park?
Generali con Innovation Park sta portando avanti il suo progetto d’innovazione, sta sperimentando soluzioni nuove per semplificare la vita di dipendenti e clienti. Quest’ultimi chiedono ormai meno burocrazia e più relazione, più attenzione, ma anche trasparenza, velocità e semplicità, valori che sono sempre più importanti e che Generali sta cogliendo.
Cresce anche in Italia il fenomeno dello smart working. Secondo i dati dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, lo smart working cresce del 14% in un anno e del 60% rispetto al 2013. Gli Smart Worker nel nostro paese sono ormai 305 mila, ossia l’8% del totale dei lavoratori.
Nell’era delle nuove tecnologie, del digitale e dei social media, in un momento in cui tutto cambia, ecco anche anche il mondo del lavoro non può restare immune dalla trasformazione digitale in atto. Una conseguenza diretta di tutto questo è senza dubbio l’emergere, in questi ultimi anni, del fenomeno dello smart working, termine con cui si indica, per renderla più semplice possibile, la possibilità di poter espletare il proprio lavoro anche il luoghi diversi dal classico ufficio, come ad esempio può essere lavorare da casa. Si tratta di una forma di lavoro flessibile che cresce anche nel nostro paese e che lascia al lavoratore maggiore autonomia nella scelta delle modalità di lavoro in termini di luogo, orario e strumenti utilizzati
I dati diffusi oggi dall’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano infatti testimonia questa crescita. Nell’ultimo anno il fenomeno è cresciuto in Italia del 14%, dal 2013 poi è cresciuto di ben il 60%. Gli Smart Worker sono ormai 305 mila, ossia l’8% del totale dei lavoratori, e si distinguono per maggiore soddisfazione per il proprio lavoro e maggiore padronanza di competenze digitali rispetto agli altri lavoratori.
Il fenomeno dello smart working cresce anche nelle grandi imprese, il 36% ha già lanciato progetti strutturati (il 30% nel 2016), ben una su due ha avviato o sta per avviare un progetto, ma le iniziative che hanno portato veramente a un ripensamento complessivo dell’organizzazione del lavoro sono ancora limitate e riguardano circa il 9% delle grandi aziende. Cresce l’interesse anche tra le PMI verso questa nuova modalità di lavoro, sebbene a prevalere siano approcci informali: il 22% ha progetti di Smart Working, ma di queste solo il 7% lo ha fatto con iniziative strutturate; un altro 7% di PMI non conosce il fenomeno e ben il 40% si dichiara “non interessato” in particolare per la limitata applicabilità nella propria realtà aziendale.
Nella Pubblica Amministrazione solo il 5% degli enti ha attivi progetti strutturati e un altro 4% pratica lo Smart Working informalmente, ma a fronte di una limita applicazione c’è un notevole fermento, con il 48% che ritiene l’approccio interessante, un ulteriore 8% che ha già pianificato iniziative per il prossimo anno e solo il 12% che si dichiara non interessato.
Dalla ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano emerge che lo smart working è una realtà, ma quel che si vede è solo la punta dell’iceberg: sono ancora pochi i progetti di sistema che ripensano i modelli di organizzazione del lavoro e estendono a tutti i lavoratori flessibilità, autonomia e responsabilizzazione. Eppure, i benefici economico-sociali potenziali sono enormi: l’adozione di un modello “maturo” di smart working per le imprese può produrre un incremento di produttività pari a circa il 15% per lavoratore, che a livello di sistema Paese significano 13,7 miliardi di euro di benefici complessivi. Per i lavoratori, anche una sola giornata a settimana di remote working può far risparmiare in media 40 ore all’anno di spostamenti; per l’ambiente, invece, determina una riduzione di emissioni pari a 135 kg di CO2 all’anno.
La ricerca evidenzia ancora che il 31% degli smart worker dichiara di lavorare in un’organizzazione che ha progetti strutturati di Smart Working; la restante parte in contesti in cui non è formalizzato oppure gode di forme di flessibilità legate al proprio ruolo. Rispetto agli altri lavoratori, gli smart worker sono caratterizzati da un’elevata mobilità nei luoghi di lavoro: trascorrono mediamente solo il 67% del tempo lavorativo in azienda, contro l’86% degli altri. Inoltre sono sempre meno legati a una singola postazione: diminuisce rispetto l’anno passato il tempo dedicato al lavoro fisso alla propria postazione (39%) a favore di quello svolto da altre postazioni all’interno delle sedi di lavoro (15%) o in altre sedi della propria azienda (13%), per la restante parte del tempo gli Smart Worker lavorano in luoghi esterni alla propria azienda (presso clienti o fornitori, a casa o in spazi di coworking).
Rispetto alla media dei lavoratori, gli smart worker sono più soddisfatti del proprio lavoro: soltanto l’1% degli smart sorker si ritiene insoddisfatto nel complesso (contro il 17% degli altri lavoratori), il 50% è pienamente soddisfatto delle modalità di organizzare il proprio lavoro (22% per gli altri), il 34% ha un buon rapporto con i colleghi e con il capo (16% per gli altri). Inoltre, gli smart sorker ritengono di avere una più adeguata padronanza di competenze soft relazionali e comportamentali legate al digitale (Digital Soft Skills), che consentono alle persone di utilizzare efficacemente i nuovi strumenti digitali per migliorare produttività e qualità delle attività lavorative.
In Italia esistono delle vere e proprie eccellenze, spesso molto conosciute all’estero, ma meno nel nostro paese. E una di queste eccellenze è proprio Opto Engineering, la prima azienda al mondo a portare l’Intelligenza Artificiale nel mondo del machine vision.
In Italia esistono delle vere e proprie eccellenze, spesso molto conosciute all’estero, ma meno nel nostro paese. E una di queste eccellenze è proprio Opto Engineering che in questi giorni ha celebrato il 15° anniversario dalla sua fondazione, organizzando a Mantova, città dove ha sede questa piccola grande multinazionale, un evento in cui è stata raccontata la sua storia, la realtà di oggi e le grandi sfide del futuro.
Opto Engineering nasce nel 2002, fondata da Claudio Sedazzari, oggi presidente e CEO dell’azienda che con la sua visione, basata sulle competenze delle persone e sulla collaborazione tra aziende stesse, è stato in grado di proiettare in pochi anni la sua azienda sul grande scenario internazionale. L’azienda oggi è leader del settore del machine vision, ossia quel ramo altamente tecnologico che fornisce strumenti per effettuare ispezioni o analisi all’interno di processi produttivi industriali, e non solo. Si parla quindi di un settore dove l’innovazione e la tecnologia sono ingredienti basilari, quindi Opto Engineering è un’azienda che contribuisce a creare e a diffondere tecnologie e innovazioni sempre più avanzate.
La festa del 15° anniversario, all’interno dello splendido Conservatorio “Lucio Campiani” di Mantova, è stata infatti l’occasione per presentare una nuova innovazione che di fatto proietta l’azienda sempre più nel ruolo di leader assoluto a livello globale. Opto Engineering a Mantova ha presentato “Albert”, un sistema di visione industriale che grazie all’Intelligenza Artificiale diventa implementabile su diversi processi produttivi. Il primo esempio di impiego di Albert è quello del settore alimentare, dove la fase di controllo qualità viene ancora gestita “manualmente”. Albert aiuta a superare tutte le difficoltà che un sistema a gestione manuale comporta, in primis l’accuratezza del controllo manuale comunque gestito da un operatore. Il sistema Albert, facilmente implementabile, utilizzato su una linea di produzione di fette biscottate, provvede a riconoscere in maniera del tutto autonoma eventuali imperfezioni tra le fette biscottate, riportando tutte le informazioni all’interno del software ad esso collegato. Tutto grazie all’Intelligenza Artificiale.
Inoltre, nel caso in cui dovesse cambiare la linea di produzione per aumentare le quantità o cambiare prodotto, Albert è capace da solo di riprogrammare il tutto, senza nemmeno abbandonare la linea per il passaggio al nuovo prodotto. In poche parole, la vecchia produzione non sarebbe fermata, proprio grazie al sistema intelligente di Albert.
Claudio Sedazzari, CEO e presidente di Opto Engineering
Oggi Opto Engineering è presente in diversi paesi, come negli Usa, in Germania, in Cina, paesi dove tradizionalmente la tecnologia è sempre stata un passo avanti. Ecco perchè l’azienda di Mantova brilla ancora di più, per la sua capacità di penetrare in paesi di solito riconosciuti più avanzati.
Abbiamo intervistato Claudio Sedazzari, intervista che potete vedere qui in basso nel video, il quale ci ha raccontato di quando l’azienda è nata e, soprattutto, di Albert:
Oggi Opto Engineering è la prima azienda, non solo in Italia, ma nel mondo ad avere un sistema di visione artificiale basato su Intelligenza Artificiale. L’Intelligenza Artificiale può essere applicata in diversi settori. Ad esempio Albert trova una delle maggiori applicazioni all’interno del controllo qualità del cibo, perchè permette di comprendere una certa realtà così come farebbe il cervello umano.” – Claudio Sedazzari, CEO e presidente di Opto Engineering
E le previsioni di crescita stimate da Opto Engineering sono effettivamente rosee, per il 2017 si parla di 300 milioni di fatturato in Italia, nel 2016 era di 270 milioni di euro, di cui solo 52 milioni realizzati in Italia, una percentuale del 19%.
La visione artificiale è oggi uno degli elementi basi della “Industria 4.0”, ossia le nuove tecnologie che ammodernano e rendono più efficiente l’automazione industriale, e Opto Engineering è una eccellenza che gioca un grande ruolo da protagonista.
Nella due giorni di Mantova, Sedazzari ha detto che
Opto Engineering è condannata all’eccellenza e oggi puntiamo sull’Intelligenza Artificiale. E tutto questo è possibile grazie alle persone con cui lavoriamo, alle aziende con cui collaboriamo e facciamo sistema. Sappiamo che l’innovazione è fatta dalle persone prima ancora che dalle tecnologie.”
Ecco, forse questo è il segreto di Opto Engineering, un modello di azienda di eccellenza da prendere ad esempio.
Viviamo nell’era in cui tutti siamo sempre connessi e da qualsiasi dispositivo. Di conseguenza, aumenta l’esigenza, da parte dell’utente, di avere una customer experience omogenea da qualsiasi dispositivo si connetta. E’ necessario, quindi, offrire un’esperienza utente quanto più fluida e omogenea possibile. Come? Seguite il webinar di Adobe su Connected Experience il prossimo 4 ottobre e lo scoprirete.
Viviamo nell’era in cui tutti siamo connessi, sempre e da qualsiasi dispositivo. I dati sugli utenti connessi sempre più da mobile che da desktop rappresentano proprio questo. E, aumentando il numero di utenti connessi da mobile, aumenta l’esigenza degli stessi di avere un’esperienza quanto più fluida e omogenea possibile. Riuscire a comunicare e a creare relazioni oggi passa proprio da che tipo di esperienza oggi siam in grado di offrire.
Capita spesso, infatti, di imbattersi in siti che da desktop offrono un tipo di esperienza, mentre da mobile sembra che tutti i canoni di UX non siano mai stati presi in considerazione. Questo è il tipico errore che ancora oggi molte aziende compiono, con il risultato di perdere la possibilità di acquisire nuovi contatti e nuovi clienti. E’ bene tenere a mente che oggi l’utente è molto evoluto e altrettanto esigente. E bisogna aggiungere che questo vale tanto il dispositivo, ma anche per il canale che si usa.
Ma allora come si fa ad offrire un’esperienza fluida ed omogenea?
Per scoprirlo il consiglio è quello di seguire il prossimo webinar su “Connected Experience” all’interno del ciclo di webinar che Adobe ha organizzato, dal titolo “Customer Experience Webinar“.
Il webinar si terrà il prossimo 4 ottobre 2017 dalle ore 12 per la durata di 45 minuti e sarà tenuto da Raffaele De Matteis, Enterprise Solution Consultant di Adobe, e da Matteo Oriani Senior Solution Consultant Digital Media di Adobe.
Per registrarvi potete farlo da questo link e vi ricordiamo che i prossimi webinar saranno:
Customer Intelligence – 18/10
Personalized Experience – 08/11
eMail Plus / Campaign Orchestration – 22/11
Allora, non perdete questa occasione di scoprire come riuscire a creare e ad offrire un’esperienza sempre più coinvolgente ai vostri utenti.
La Digital Transformation è un fenomeno che ormai coinvolge le aziende di tutti i settori e non si limita solo all’adozione di nuove tecnologie. E’ un fenomeno che permette l’erogazione di servizi e fornire prodotti dando la possibilità di far vivere una esperienza nuova. E’ questo il concetto che sta alla base del ciclo Customer Experience Webinar di Adobe. Il primo è il prossimo 27 settembre, dal titolo Digital Asset Management.
Si parla ormai sempre più spesso di Digital Transformation, un fenomeno che oggi, nel 2017, ha un valore di mercato pari a 2,5 trilioni di dollari, un vero mare di opportunità. Ma quando si parla di Digital Transformation, o Trasformazione Digitale, non si deve pensare solo all’adozione di nuove tecnologie, è molto di più. Per un’azienda significa poter erogare servizi o fornire prodotti offrendo un’esperienza del tutto nuova. Perchè oggi sul mercato un’azienda si distingue anche per l’esperienza che riesce ad offrire ai suoi utenti. E, certamente, non è facile, così come non è facile ancora per tante aziende comprendere davvero che cosa comporti la Digital Transformation. Le aziende non devono trasformarsi in qualcosa che non sono, ma devono arricchire la loro offerta garantendo all’utente una nuova esperienza che trovi il suo perno proprio sule nuove tecnologie. E come si fa?
A questa domanda rispondiamo che questo è possibile comprenderlo con il ciclo di webinar, seminari di approfondimento online, che Adobe, storico brand californiano che quest’anno compie 35 anni, dal titolo “Customer Experience Webinar“. Si tratta di un ciclo di webinar della durata di 45 minuti (tutti i mercoledi dalle ore 12 alle ore 12.45) che, di volta in volta, toccheranno diversi temi che sono alla base di questo processo di trasformazione che mette al centro una nuova Customer Experience.
Nel corso del ciclo di questi incontri, verranno toccati tutti i temi chiave del viaggio verso la trasformazione digitale focalizzata sull’Experience, approfondendo argomenti quali:
raccolta e gestione integrata dei dati e delle informazioni sui clienti come base fondamentale per garantire esperienze personalizzate e rilevanti,
come avere una visione olistica a 360 gradi dei clienti in ogni punto di interazione con il brand;
come personalizzare, automatizzare e lanciare campagne multicanale, omnicanale, cross canale.
Il primo webinar si terrà il prossimo 27 settembre e avrà come titolo Digital Asset Management un incontro che vi aiuterà a riprendere il controllo dei vostri contenuti, scoprendo come ottimizzarne il ciclo di produzione su ogni media, organizzandoli al meglio e controllandone la distribuzione, per offrire ai vostri clienti esperienze ricche e personalizzate su qualsiasi canale. Un modo per gestire e ottimizzare il tempo. A tenere questo primo webinar saranno Matteo Oriani, Senior Solution Consultant Digital Media di Adobe, e Francesco Di Egidio, Senior Solutions Consultant Digital Marketing di Adobe.
I prossimi appuntamenti sono:
Connected Experience – 04/10
Customer Intelligence – 18/10
Personalized Experience – 08/11
eMail Plus / Campaign Orchestration – 22/11
A questo punto non vi resta che registrarvi a questo indirizzo e iniziare il vostro processo di trasformazione digitale con l’obiettivo di offrire una nuova esperienza.
La videoconferenza è utilizzata per attività formative o aziendali. Le offerte sul mercato sono molte e si caratterizzano per finalità di utilizzo. Ecco i 5 migliori software sul mercato.
La videoconferenza, o teleconferenza come può anche essere chiamata, è un tipo di attività che permette riunioni tra più partecipanti “a distanza” e quindi con la praticità di evitare spostamenti e costi legati a viaggi e trasferte. In un’epoca di digitalizzazione crescente anche la videoconferenza si va sempre di più diffondendo tra Enti, Università, aziende che la utilizzano con fini diversi. Il mercato offre un’ampia scelta, ma i dispositivi, le app, i sistemi operativi subiscono modifiche e aggiornamenti quasi quotidiani e trovare la soluzione software per videoconferenze che faccia al nandrolone decanoate nostro caso, in questo contesto, è sempre più difficile: alle esigenze di facilità di installazione e d’uso, costi contenuti, integrabilità, oggi si richiedono anche quelle di sapersi adattare velocemente ai differenti contesti operativi.
Sempre di più, infine, si richiede una unica soluzione in grado di supportare conferenze a distanza, webinar o classi virtuali. In questo scenario, al fine di orientare meglio le proprie scelte, può essere utile una rapida guida ai 5 software più popolari in ambito di videoconferenza.
Skype di Microsoft
In ambito business Skype, che era già molto noto tra gli utenti privati, si è rafforzato grazie alla sua partnership con Microsoft, trovandosi preinstallato su tutti i dispositivi, anche mobili, dell’azienda. Da semplice applicativo per videochiamate ora Skype (ex Microsoft Lync) ha allargato le sue mansioni alle conferenze virtuali con molti partecipanti, confermandosi scelta di default in molte aziende. Si registrano a tutt’oggi un paio di mancanze: l’integrazione con Linux e, per la versione con kamagra online massimo 25 partecipanti, l’applicazione della lavagna virtuale, che lo esclude dai contesti didattici.
Google Hangouts
Google Hangouts nasce come chat uno a uno ed eredita molte delle novità introdotte in Google Plus. Nel tempo ha abbandonato le sue prerogative ludiche e “social” diventando un’opzione per video conference in ambito business: anzi, secondo alcuni è l’applicazione migliore per qualità audio e video. Si entra nell’universo Google il che è sicuramente un vantaggio per l’integrazione dei software (plugin su Chrome, contatto diretto con la casella di posta Gmail…) ma fa storcere il naso a chi si preoccupa di dove finiscono i dati in rete. La versione gratuita ha un tetto massimo di 10 partecipanti a videochat e anche questo è uno dei limiti caratteristici di Google.
Citrix GotoMeeting
Marchio noto nell’ambiente degli applicativi business, Citrix è “sbarcata” nel mercato delle videoconferenze con GotoMeeting. Conosciuta soprattutto per i sistemi di virtualizzazione, Citrix integra i programmi e le piattaforme che mette in commercio con VPN di sua proprietà. Un ecosistema software che garantisce sulle performance e la sicurezza di GotoMeeting. Dal lato usabilità, però, GotoMeeting denota una grossa falla: manca un sistema per l’upload di file .ppt, .doc/.docx e .pdf. In pratica i formati più utilizzati in ambito office.
Adobe Connect
Adobe è un altro grande nome tra i produttori di software – qui siamo in ambito grafico – che ha provato a immettere nel mercato una propria soluzione per le videoconferenze. Adobe Connect è la soluzione per webinar e conferenze fino a 80 mila utenti (in modalità webcast) che, dal punto di vista software, si dimostra molto solida e di alta qualità. È molto usato in ambito accademico. Come spesso accade per le grandi aziende, però, Adobe si trova in una posizione di rivalità con Microsoft e questo ha una conseguenza negativa visibile su Connect: non si possono caricare file con estensione .doc/.docx e non è integrato con i Windows Phone.
Teleskill Videoconferenza Live
Teleskill Videoconferenza Live è una soluzione di videoconferenza tra le più versatili del settore ed è infatti usata in tutti gli ambiti: accademico, aziendale e per le recenti modalità lavorative di smart working. È il software ideale per realizzare classi virtuali, webinar e live meeting oltre che videoconferenze professionali e può collegare centiniaia di partecipanti tramite pc, tablet o smartphone. Si integra con le piattaforme e-learning più diffuse come Moodle o Docebo e con i Content Management System più utilizzati come WordPress e Joomla; questa particolarità allarga l’utenza base anche a professionisti singoli o piccole realtà aziendali e lo rende adatto per i corsi online. Uno dei vantaggi che Teleskill offre agli utenti è la possibilità di salvare lezioni o conferenze, fruibili così in un momento successivo. Un altro punto di forza di questo programma è la sua obiettiva leggerezza: nessun software da installare, nessun requisito fisico o hardware richiesto, compatibilità totale. Teleskill Videoconferenza Live è un software brevettato con le caratteristiche utili a erogare formazione accreditata e supporta un software di riconoscimento biometrico e di firma digitali, caratteristiche utili a garantire l’univocità della persona presente in videoconferenza.
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