Categoria: InSideWeb

Rubrica dove si analizza il modo in cui ci poniamo verso la comunicazione digitale in generale e quali aspetti emergono che meritano di essere analizzati.

  • Creo quindi Sono: l’identità creativa sul Web

    Creo quindi Sono: l’identità creativa sul Web

    Il concetto di Creatività è difficilissimo da definire, eppure è parte integrante del nostro stesso Essere Vivi. Creare è Dare Vita a qualcosa, è un processo istintivo e al tempo stesso dettato dall’Intelligenza. La Creazione sul Web è particolarmente importante e saper mantenere in sé la capacità di dare vita, luce, innovazione, ispirazione è essenziale nel lavoro in Rete.  

    E’ pressoché impossibile dare una definizione univoca e completa alla Creatività, eppure tutti gli studiosi che se ne sono occupati l’associano al concetto stesso di Essere Vivi.

    Per essere creativa, una persona deve esistere, ovvero differenziarsi e agire come individuo a se stante all’interno della società e dell’ambiente in cui vive.
    Donald W. Winnicot – fra i maggiori psicoanalisti post-freudiani (1896 – 1971) – scrisse, infatti, che “la Creatività è l’Azione che deriva dall’Essere. E’ il Fare dell’individuo esistente”.

    A leggere frasi di questo genere – se non si è del settore – non si capisce un granché o, per lo meno, è tutto molto astratto.
    Vediamo insieme, allora, in maniera facile e concreta quanto sia importante per l’essere umano, a qualsiasi età, mantenere viva la creatività.

    creatività-web

    Il bambino in età neonatale capisce di essere altro rispetto alla madre nel momento in cui avverte dei confini fisici sulla pelle. Allora sì che sente di avere una propria specifica identità.
    Come è possibile che sia anche creativo?
    Quando un neonato inizia a toccare, ad esempio, i propri piedini e poi si diverte e ride è perché, esattamente in quel momento, sta “creando” i suoi piedini.
    In altre parole, lui non sapeva affatto che ci fossero fino al momento in cui non li ha toccati, e maneggiandoli, ora pensa di essere stato lui a plasmarli e a inventarli.
    Questo è esattamente il processo creativo.
    E il Bambino deve potersi sentire Onnipotente per passare all’età evolutiva successiva.

    Naturalmente, alla nostra età, sappiamo bene di non essere onnipotenti e che le cose che esistono già non le creiamo noi.
    Tuttavia, il processo creativo continua ad essere proprio quel dare vita a qualcosa che prima non c’era.
    Così come ogni bambino crea il suo mondo, e sentirsi onnipotente è una fase essenziale della crescita, anche da adulti abbiamo necessità di continuare a dare vita alle cose intorno a noi.
    Per stare bene, sentirci sani e vivi.
    Per sentirci vivi, ecco, dobbiamo creare.

    Questo non avviene solo per chi fa della creazione il proprio quotidiano mestiere, come gli artisti. Anche il più monotono dei lavori ha bisogno di una scintilla di vita, perché non diventi prigionia.
    C’è chi usa l’autoironia, c’è chi scherza spesso e volentieri, c’è chi canta sotto la doccia la mattina e si spera che continui a canticchiare anche fuori dalla doccia, e c’è chi gioca con le parole mentre lavora.
    Sul Web, ancora di più che nella vita reale, ci sono mille modi per Giocare.
    E il Gioco – a qualsiasi età – è la principale e la più semplice delle Attività Creative.

    Il tempo che stringe, la serietà degli impegni, la stanchezza che annebbia, tuttavia, rendono necessario trovare un modo per conservare in sé l’arte creativa anche al di là del gioco.
    Ognuno di noi, preso di sprovvista con una domanda diretta: “Cos’è per te la Creatività?” dà risposte incredibili, mai immaginate prima.
    Questo è il senso più vero dell’Essere Vivi.

    E’ creativo quel gesto non atteso nella normalità dell’esistenza.
    E’ creazione pura l’ispirazione che arriva quando, a rimuginare su qualcosa, non si trovava la soluzione.
    E’ la lampadina che si accende nel cervello, che innova perché in qualche modo stravolge e ribalta il senso e l’andamento solito delle cose.
    La Creatività è Genio, e per questo è molto vicina al confine con la Follia.
    Prenderne coscienza significa iniziare a tenere le redini della propria vita nelle proprie mani.
    Significa – come spesso io ribadisco – agire e non reagire soltanto, essere proattivi.
    Provarci, crederci, iniziare a fare qualcosa di nuovo. 
    Non limitarsi a rispondere a gesti e parole altrui, ma dare vita a nuove parole e gesti.
    E’ il Dare Vita, il più possibile incondizionatamente dall’ambiente che ci circonda, che salva e salverà sempre la nostra Creatività.

    E sul Web? Come nasce e come si mantiene la Creatività?
    Creatività e Social Network sono un binomio vincente.
    Ma non solo: quasi tutti i lavori in Rete richiedono almeno una parte di Creatività Personale, persino per chi si occupa solo di programmazione IT.
    Web Designer, Web Development, Strategist, Community Manager… per tutti loro la Creatività è la marcia in più. Il pane quotidiano.
    I Copy Writer hanno molto da insegnare, ad esempio.
    Possono prendere un pezzo di carta – sì, di quelli bianchi – e scrivere una parola, il fulcro a cui arrivare.
    La parola si scompone linguisticamente, si accartoccia e si espande mentre la continuiamo a pronunciare, e soprattutto si associa. A mille altre parole, che sono tutti concetti che girano intorno e in tondo proprio a quell’Ispirazione che stiamo cercando.
    Eccola lì, sotto i nostri occhi, la Creazione.
    E’ l’Ispirazione cui noi stessi abbiamo dato vita.

    Essere creativi e mantenere dentro di sé quel fuoco, quel gioco, quella spontaneità, quel Bambino che inventa il mondo che c’è già è anche fondamentale per l’equilibrio umano.
    Creatività è Genio, il Genio si avvicina alla Follia – abbiamo scritto – e questo può sembrare qualcosa di rischioso per la nostra salute mentale.
    Qui si pone il confine cruciale su cui prestare attenzione.

    La Creatività è una capacità dell’Intelletto. E’ Intelligenza che si rende plasmabile a seconda della nostra età e dei nostri ruoli.
    Non è semplice furbizia. Non ci sono scorciatoie.
    Chi copia non crea. Chi esagera perde. Chi perde non guadagna. Chi si perde si ammala.
    C’è un percorso di osservazione del mondo e intuizione personale che è un vero e proprio Atto Intellettivo.
    Dove c’è Intelligenza c’è salute mentale perché l’Intelligenza cerca sempre la Felicità.

    E’ esattamente come ci sentiamo, quando abbiamo appena creato qualcosa di nuovo: felici.
    Soddisfatti di noi.
    Anzi forse anche un filo invincibili, come quel Bambino Onnipotente che è – fortunatamente – sopravvissuto dentro di noi.

    La parola a voi: che cos’è la Creatività?

  • Le Interazioni sul Web: ma chi ha cominciato?

    Le Interazioni sul Web: ma chi ha cominciato?

    Le Interazioni umane sono dettate da un tipo di causalità molto diverso da quello lineare causa-effetto, dove esiste un inizio e una fine. Si tratta di una Causalità Circolare, dove sono le nostre emozioni sottostanti a innescare le reazioni. Osservare dall’esterno questo processo ci aiuta a capire che ne siamo parte integrante e a porre un punto affinché la Comunicazione sia efficace per tutti.

    I processi che regolano le Interazioni e la Comunicazione sui Social Network sono lo specchio esatto di quanto succede nella vita reale, ma in un contesto assai più scivoloso.
    Perché è pubblico, perché è sotto gli occhi di tutti in pochi attimi, perché è amplificato e perché spesso è sfalsato dalla mancanza di una conoscenza reale delle persone.
    Abbiamo già parlato ampiamente di come i Social Network permettano, a chi lo vuole, di creare schermi e maschere di sé, o a addirittura personaggi ben lontani dalle persone che effettivamente stanno dietro ai monitor.
    Sappiamo bene che Web e i Social Network sono Mezzi di Comunicazione, e come tali non sono direttamente colpevoli degli errori. Siamo noi a dover imparare ad usarli.
    La messaggistica istantanea, che è esponenzialmente ogni giorno più diffusa, rende ancora più facile deviare le conversazioni, considerando che spesso sono solo le emoticon a far capire il nostro stato d’animo.

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    Uno dei più importanti assiomi psicologici della Comunicazione, tuttavia, ci aiuta a comprendere l’importanza di conoscere la dinamica delle Interazioni.
    Non è possibile Non Comunicare.
    Ogni comportamento – perfino il silenzio e l’immobilità – è una Comunicazione.
    Proviamo, allora, a chiederci insieme quali implicazioni ponga questo principio, prima di tutto nella Comunicazione Virtuale.

    Come in qualsiasi interazione nella quotidiana realtà, rarissimamente succede che uno solo degli interlocutori inizi lo scambio. Così, dal nulla.
    Uno scambio di parole, di accordi e disaccordi, di comportamenti.
    La Comunicazione ha una caratteristica affascinante quanto delicata: è soggetta a una causalità circolare.

    Abbandoniamo il pensiero che esista una causa cui segue un effetto in maniera lineare.
    La causalità lineare, molto più meccanica e fisica, rientra difficilmente nelle relazioni umane.
    Certo, è sempre possibile che all’improvviso qualcuno ci insulti o, viceversa, inizi a complimentarsi senza aver mai prima parlato con noi.
    Se però una persona ci tira un pugno in faccia, o ci bacia, forse – io me lo chiederei – qualcosa abbiamo fatto.
    Causa (= pugno o bacio) ed effetto (= stupore) non sono solo poco probabili, ma non convincono.
    A meno che non si entri nella PsicoPatologia delle Relazioni, che non è il nostro campo di indagine.

    La realtà di un’Interazione Circolare è più complessa, ma vale la pena comprenderla bene affinché la nostra Comunicazione sia vincente anche sul Web.
    Perché sia più facile da riconoscere, proviamo a porci come osservatori esterni di una conversazione.
    Essere all’esterno ci regala la prospettiva giusta, perché il mondo emozionale di chi non è direttamente coinvolto non solo è generalmente imparziale, ma sicuramente è meno potente.

    Ci accorgiamo, ad esempio, che Tizio espone la sua opinione e Caio la prende come un’offesa personale e ribatte a sua volta ponendosi in difesa. Tizio cade dalle nuvole e si chiede cosa stia facendo Caio, ma non rimane inerme e ribadisce con più forza la sua posizione.
    In un’Escalation di Comunicazione che esce da ogni schema previsto inizialmente.
    Questo forse significa che Tizio ha incominciato per primo (Causa) e Caio ha semplicemente risposto (Effetto)?
    Sembra.
    Eppure nelle Relazioni Umane e nella Comunicazione che ne intercorre molto difficilmente è così davvero.
    Quello che più consciamente è accaduto è che Tizio ha esposto la propria opinione già in risposta a reali o presunte aspettative di Caio, o di altri che non sono Caio. Tizio non ha iniziato per primo: ha risposto a sua volta.
    Strano?
    No. E’ prerogativa della Natura Umana, dove il Confronto non è mai facile. Perché vincono più frequentemente le aspettative, i desideri e la paura del giudizio, il bisogno di prevaricare e di tracciare il confine di sé.
    Più o meno coscientemente.

    In termini tecnici si parla, a questo punto, di Punteggiatura della Comunicazione Umana.
    Il porre, cioè, un punto da cui organizzare la successiva sequenza di eventi comunicativi.
    Se, infatti, non esiste una comunicazione che inizia nel senso assoluto del termine – quindi Tizio non è la causa – è pur sempre possibile fermare il processo della Comunicazione, almeno il tempo sufficiente perché gli interlocutori coinvolti si possano rendere conto di quanto sta accadendo.
    E diventare consapevoli che non c’è mai chi inizia e chi finisce, ma c’è un processo circolare, dove causa ed effetto si ripropongono e si scambiano le parti.

    Organizzare la sequenza delle Comunicazioni è particolarmente importante nella Comunicazione Virtuale. L’assenza del Linguaggio del Corpo e delle espressioni gestuali rende più difficile la comprensione delle Interazioni, soprattutto delle emozioni che spingono ad interagire e che, in ogni caso, sottostanno all’Interazione.
    Il Leader, per esempio, nella Cultura Occidentale ha uno Stile Comunicativo ben preciso, e ci sia aspetta che sia tale. Se però venisse a mancare il Seguace, non ci sarebbe più un Leader: la sua Comunicazione perderebbe ogni efficacia.
    Potremmo noi stabilire chi è più “importante” nella circolarità di causa-effetto che ha la Comunicazione?
    Il Leader o il Seguace detengono entrambi una posizione necessaria per coesistere.

    Tuttavia, proprio gli innumerevoli disaccordi che nascono nella Punteggiatura della Comunicazione sono i responsabili dei frequenti conflitti relazionali anche e soprattutto virtualmente.
    In altre parole, se sia Tizio che Caio rimangono convinti di essere stati vittima di una precedente offesa o polemica da parte dell’altro, il processo comunicativo è destinato all’ostilità. O almeno a un monotono scambio di messaggi assolutamente non costruttivi.
    <<Io mi comporto così perché tu mi offendi>> – <<Io ti offendo perché tu ti comporti così>>.
    La possibilità di risolvere una tale Comunicazione statica e polemica è pressoché impossibile dall’interno.
    E’ di nuovo il porci all’esterno della conversazione che ci può fa comprendere l’inutilità di tale processo, dove a litigare non sono le opinioni, ma più spesso le emozioni sottostanti.

    Per tornare a Comunicare in maniera costruttiva ed efficace è, quindi, necessario distaccarsi e darsi la possibilità di prendere coscienza di ogni processo circolare che si è messo in atto.
    Arrivando – con piena soddisfazione di tutti – a rinunciare alla pretesa che la serie circolare abbia realmente avuto un inizio.

    La parola a voi: cosa ne pensate?

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  • L’Arte della Manipolazione in Rete

    L’Arte della Manipolazione in Rete

    La Manipolazione è un’arte: si tratta di influenzare il pensiero delle persone, raggirandole. Nella vita reale è più facile riconoscere i comportamenti manipolatori, ma nella Comunicazione in Rete è difficile, perché la natura virtuale consente perfino di falsificare le identità. Ecco qualche trucco per individuare le tipologie più frequenti di manipolatori.

    Sono lucida e fresca e inizio la giornata. Leggendo prima di tutto i post delle persone che seguo di più, partendo dai Feed Rss dei loro siti e dalle notifiche sui Social Network.
    Spesso lo faccio mentre ancora finisco di bere il caffè.
    Perché è il mio lavoro, perché amo farlo, perché amo leggere non solo le news, ma soprattutto le opinioni che “le mie persone di riferimento” hanno riguardo alle news.
    E qui arriva il bello, perché succede a volte che io credo di essere lucida e fresca, ma evidentemente non lo sono, perché la mia bocca inizia a stortarsi, perché rileggo due o tre volte la stessa frase, perché scuoto la testa e arrivo alla rapida conclusione che – di un dato argomento – io proprio non ho capito nulla.

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    Esattamente questo dovrebbe essere il punto di partenza per iniziare un confronto e perfino un dibattito aperto con gli altri.
    Ci possono essere anche in Rete argomenti di nicchia, in cui la preparazione universitaria o una forte esperienza lavorativa possono fare la differenza. In questi casi, ci si fida maggiormente delle persone preparate in materia, prima di formulare la propria opinione.
    In ogni caso, la bellezza della Comunicazione 2.0 sta proprio nello scambio e nel confronto di pareri e opinioni.
    Siamo invitati e spronati a lasciare alla fine di un post il nostro commento, e quel commento si aspetta una risposta.

    Negli scambi preziosi che avvengono ogni giorno – sul Web come nella Mondo Reale – esiste, tuttavia, anche il pericolo di incorrere in forti condizionamenti altrui, comportamenti che ci possono privare di spontaneità per uno strano timore di dire la nostra.  
    Che il mondo del Business e del Consumo, così come quello della nostre Relazioni Affettive, siano condizionati dall’esterno lo sappiamo tutti. Non è possibile vivere senza accettare questo dato di fatto, ma è necessario essere coscienti per porvi dei limiti.
    Nella Vita Reale questo è più facile, perché guardare negli occhi e osservare il comportamento non verbale del nostro interlocutore ci rende più facile capire quando il condizionamento avviene in buona fede, senza il desiderio di un raggiro.
    E’ più facile accorgerci di quando si è manipolati
    , e allora evitiamo di uscire troppo allo scoperto, ci si astieniano dal fare scelte precipitose e di decidere rapidamente.

    Raggiro e Manipolazione come avvengono, invece, nella Comunicazione Online?

    Saper Manipolare è un’arte.
    E la Rete facilita le tecniche di Manipolazione, perché l’Essenza Virtuale della Comunicazione permette schermi maggiori e consente addirittura identità sfalsate.
    Ci sono, tuttavia, delle caratteristiche distintive tipiche delle persone manipolatrici che è bene imparare per poterle riconoscere.

    La manipolazione non ha criteri precisi, regole o confini.
    Non ha un codice scritto
    .
    Eppure a volte la soluzione è quella di distaccarci un po’, di riuscire a guardare in maniera più distaccata la conversazione o la relazione che stiamo vivendo per poter salvaguardarci. E riconoscere le classiche tipologie delle persone manipolatorie.
    Proviamoci insieme.

    Esiste, in primo luogo, il Facilitatore.
    E’ colui che ci propone qualcosa che sembra davvero poterci facilitare la vita, alleviare le difficoltà inevitabili e – addirittura – rendere le nostre abitudini più salutari. Vincenti. Facendoci magari anche guadagnare di più.
    Perché non ci abbiamo pensato prima?
    Ecco: i facilitatori sembrano realizzare quel miglioramento della nostra vita che non siamo mai riusciti a realizzare da soli.

    Riconosciamo poi il Venditore Ambulante, o Piazzista: è colui che ci spaccia un impegno molto serio e complesso per un divertimento, col risultato di farci assumere per gioco una responsabilità a cui poi non potremo più sottrarci.

    A seguire c’è l’Uomo di Spettacolo.
    Sapersi divertire è essenziale nella vita: è qualcosa che fa bene allo spirito e alla salute. E in moltissimi casi anche al lavoro.
    Eppure bisogna stare un po’ attenti: chi tenta di illuderci che la vita sarà sempre un divertimento, ci sta ingannando, perché il divertimento è una condizione passeggera. E tale deve rimanere per poter essere vero divertimento.
    Può subentrare la nostalgia, quando il divertimento finisce, ad esempio quando finiscono le vacanze.
    Tuttavia i giochi più avvincenti sono quelli che durano poco, e chi tenta di dissuaderci sta manipolando la nostra vulnerabilità nei confronti delle responsabilità da assumerci ogni giorno.

    Il Commerciante o Venditore, invece, è ancora più scaltro. Conosce perfettamente i nostri punti deboli e lavora sulle leve adatte per attirare la nostra attenzione.
    Generalmente è chi ci illude di poter guadagnare molto facilmente: tanto e facilmente. E, guarda caso, lo fa proprio nel momento giusto, in cui quel guadagno ci servirebbe davvero.
    L’unico consiglio è quello di imparare a difenderci raccogliendo tutte le informazioni possibili su questa persona, cercando di conoscerne i veri progetti.

    Aggiungerei che i Venditori sono anche capacissimi di manipolare l’immagine che abbiamo di noi stessi. Ad esempio, la nostra competenza o preparazione.
    Guarda caso sono i prima che ti diranno con certezza quali scelte vincenti potrai fare nella tua carriera.
    Hanno le nostre chiavi di casa in mano. Sta a noi riprenderle.

    Adulazione, complimenti esagerati, lusinghe, ruffianerie sono le più frequenti armi manipolatorie usate da chi ha capito benissimo le nostre vulnerabilità e ci gioca per aumentare il proprio Ego e le proprie mancanze.

    Sicuramente, nell’esperienza personale e lavorativa – sul Web come nella vita reale – ognuno di noi è stato ferito almeno una volta da un Manipolatore.
    Pur consapevoli di noi, non arriviamo a percepire di essere forzati e raggirati, e finiamo per sentirci ingannevolmente padroni delle nostre scelte.
    Feriti è la parola giusta.
    Perché qualsiasi genere di manipolazione offende e umilia.
    Chi ci manipola fa questo: raggira la nostra capacità di comprendere quello che veramente vogliamo senza che ce ne rendiamo conto.
    L’inganno non è manifesto. La violenza che subiamo non è diretta.
    E quando finalmente torniamo padroni delle nostre opinioni, consapevoli di noi, capiamo che quello che abbiamo pensato o fatto è stato “quasi” dettato dalla nostra stessa volontà.
    Brucia solo quel “quasi”, che fa la differenza. Perché si tratta di una sottile e bruciante violenza.

    Ora, raccontateci le vostre opinioni e le vostre esperienze!

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  • I come e i perché della vera Dipendenza da Internet

    I come e i perché della vera Dipendenza da Internet

    Si parla spesso di Dipendenza da Internet senza distinguerla dal fatto di rimanere costantemente connessi. La Dipendenza si basa su una necessità, e in questo caso, il bisogno è quello di poter vivere in un mondo quasi perfetto, che accetti i nostri limiti, rispetti le nostre aspettative e in cui sia facile vivere. Senza un confronto reale. E’ solo l’educazione al confronto, infatti, la chiave per guarire da questa Dipendenza.

    Smarphone e Tablet ormai entrano perfino nel nostro letto. Ci addormentiamo cercando le ultime notizie sul Web e ci svegliamo pensando già a leggere le email.

    A volte iniziamo a girare in Rete prima ancora di dire “ciao” a chi vive con noi. E arriviamo a strutturare il tempo della nostra giornata in base ai device che abbiamo a disposizione, per non rimanere troppo lontani da quello che succede lì, sul Web.
    Questo non vale solo per chi lavora su Internet, per chi ha la responsabilità della gestione di Social Network.
    Basta andare in giro e guardarsi attorno. In metrò, al bar, alla fermata dell’autobus, ma anche improvvisamente lì, fermi per strada.
    Se il cellulare suona – e sono scarse le possibilità che si tratti realmente di una telefonata – la nostra attenzione è istantaneamente catturata.

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    Che esista una Dipendenza da Internet non è una novità per nessuno.
    Eppure non tutti sanno che già nel lontano 1995 il disturbo di Dipendenza dal Web rientrava nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – il famoso DSM-IV – e veniva diagnosticato come una patologia comparabile alla Dipendenza da Gioco d’Azzardo.

    E’ vero, tuttavia, che nella successiva edizione del DSM del 2013 nacque la proposta di sottoporre questo disturbo -inizialmente etichettato come Psichiatrico – a nuove diagnosi sperimentali e, attualmente, la Dipendenza da Internet non può essere, per esempio, utilizzata a fini legali o assicurativi.
    Diversi studiosi affermano oggi con certezza che non si tratti di una vera e propria Patologia Psichiatrica ma di un Sintomo Psicologico, quindi sicuramente meno grave e più facile da curare.

    E’ importante sottolineare che la difficoltà nello stabilire i confini della diagnosi è data dal fatto che questa Dipendenza – quando è veramente tale – si unisce a altre forme di disagio mentale, come quella del Gioco Ossessivo, Disturbi della Personalità, Devianze Sessuali e Isolamento Sociale.

    Questo naturalmente non significa che i siti di gioco o i siti di incontri online siano fonte di pericolo in sé.
    La natura del mezzo di comunicazione non è mai determinante.
    Non è certo “colpa” di Internet o dei Social Network
    se oggi, ad esempio, è possibile avere relazioni con partner virtuali nascosti da un monitor.
    E’ vero, però, che la possibilità di mentire nascondendo la propria reale identità è divenuta più facile, e che – più frequentemente che nella realtà – si possono sviluppare forme insane di comportamento.

    Il concetto di Dipendenza ha una radice comune in tutte le sue forme, a partire da quella più nota alle sostanze stupefacenti o all’alcool.
    Alla base, c’è una mancanza che richiama il bisogno di una soddisfazione immediata.
    Il problema è che la forma di soddisfazione che si cerca non è quella definitiva, o lo è solo al momento. Solo per il tempo di mettere a tacere il bisogno, creando così quella ripetizione inesauribile di necessità che rende poi l’individuo prigioniero.
    Una mancanza, dunque, di nutrimenti fisico e psicologico, di affetto, di sicurezza, di approvazione sociale.

    La Tecnologia è innocente.
    E’ di fatto solo un immenso terreno fertile alla portata di tutti.
    Tutti: chi ci lavora, chi si informa, chi gioca, chi cerca tutt’altro e trova il vantaggio di eludere il confronto reale.
    E proprio qui si pone il confine. Il limite tra esigenze di lavoro, gioco, relazione e vera e propria Dipendenza

    Nella vita reale la possibilità e la capacità di confrontarsi con gli altri, di giocare, di amare e di trovare sicurezza interiore avviene in lunghi anni di crescita personale. Dall’età infantile in poi, dal rapporto coi genitori in poi.
    L’esperienza non può essere esclusa. Non possiamo non sbagliare, non cadere, rialzarci e imparare poi a camminare.
    L’educazione forma e aiuta. 
    Siamo inevitabilmente ogni giorno a mettere a (duro) confronto la nostra indole – quindi, i nostri desideri, sogni, speranze, aspettative, volontà, capacità e limiti personali – con il mondo reale che ci circonda.
    Che non è un mondo “costruito” per adattarsi al nostro carattere.
    La realtà c’è, siamo noi a dover imparare ad adattarci.

    Ecco: il mondo virtuale tende a illuderci che questo confronto possa non esserci.
    Che sia il mondo – virtuale – a doversi adattare a noi.

    Si possono eliminare i feedback negativi semplicemente bloccando una persona sulle piattaforme dei Social Media.
    Si ci può sentire onnipotenti – o comunque importanti e capaci – solo per un numero elevato di Like e di Follower.
    Si può filtrare quello che non ci piace o che non vogliamo tra i piedi, basta saper usare i motori di ricerca e avere qualche nozione di SEO.
    Se le aspettative reali sono troppo alte e non ci sentiamo adatti, Internet ci permette di mascherarci facilmente.

    Quella che nel mondo di oggi si può considerare una vera e propria Dipendenza di Internet è, in realtà, assai meno diffusa di quanto si pensi.
    La si confonde essenzialmente con il comportamento di stare costantemente sul Web.
    La Dipendenza nasce, invece, quando si può stare bene solo se si è connessi.

    Si parla di Patologia in presenza evidente di Disturbi del Carattere, come la negazione stessa del disturbo, l’isolamento, la perdita dell’appetito, del sonno, di ogni altra relazione sociale.
    In questo caso, la Dipendenza dalla Rete può essere curata (o ridotta) essenzialmente con un’educazione all’utilizzo di questo potentissimo mezzo di comunicazione.
    Una educazione sentimentale e disciplinare che istruisca ciascuno di noi a comportarsi in modo corretto, a evitare comportamenti non etici e a rendere, invece, questo mondo di nuove comunicazioni più comprensibile, più creativo, più geniale, e – perché no – anche più divertente per tutti.

    Se innovare giustamente significa integrare novità complesse rendendole più facili e fruibili per ognuno di noi, Internet porta all’Innovazione: è la mancanza  di una educazione al suo utilizzo che porta ad ammalarsi.
    A creare una fusione non realistica e non vera del Mondo Reale col Mondo Virtuale.
    Una fusione dove certamente quest’ultimo rende tutto più facile e possibile, più bello, senza difetti, senza mancanze. Dove è perfino possibile la perfezione.

    Questo è il vissuto quotidiano di tutti nell’Era Digitale 2.0.
    In quella che ci aspetta – dell’Internet of Thinks e del Web 3.0 – tutti questi aspetti saranno ancora più marcati e decisivi.
    La domanda che sorge spontanea, a questo punto, è se siamo realmente preparati, maturi, quindi educati a sufficienza per affrontare un cambiamento così radicale di vita. 
    Da chi possiamo imparare un’esperienza sana all’uso dell’Internet del futuro e del Web 3.0? 

    Diteci la vostra!

     

     

  • Quanto siamo Attenti sui Social Network?

    Quanto siamo Attenti sui Social Network?

    L’Attenzione è un aspetto particolare della nostra Percezione. E’ quel processo grazie al quale si mette a fuoco e si coglie solo una parte del mondo intorno a noi, trascurando gli stimoli che non risultano importanti. Nella Comunicazione sul Web e sui Social Network questa caratteristica del nostro Sistema Cognitivo comporta grandissime difficoltà di gestione, dal momento che siamo ogni giorno sottoposti a un’Information Overload quotidiana e irrefrenabile.

    Chi lavora sul Web e sui Social Network sa molto bene quanto grande sia il rischio quotidiano di un Overload di Informazioni. 
    Internet è nato proprio per questo: fornire uno strumento di comunicazione immediato, interattivo, rapido e accessibile a tutti. Gestire al meglio e trarre profitto da questo Sovraccarico Cognitivo è, tuttavia, una sfida quotidiana tutt’altro che facile.

    Innanzi tutto, essere immersi fin dal primo mattino da un flusso di notizie che scorrono velocissime, e sembrano tutte necessarie da leggere e imparare, crea inevitabilmente una quota d’ansia interiore di cui spesso non siamo neppure coscienti.
    Lavorare con la Rete significa – lo sappiamo bene – restare per ore in uno stato di continua allerta, e questo fa sì che sia facilissimo arrivare a fine giornata con un senso di tensione nervosa superiore alla soglia normale.
    Non solo.
    Si arriva spesso ad avere la sera un’esigenza “strana”, considerando che magari non ci si è confrontati dal vivo con nessun interlocutore. Un vero e proprio bisogno di silenzio.
    L’Overload di Informazioni viene registrata nel nostro Cervello, infatti, come un Affaticamento tale da risultare uguale al Rumore.

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    Il nostro Sistema Cognitivo ha bisogno, sostanzialmente, di più tempo di quanto gli lasciamo per poter “digerire” e metabolizzare la massa di novità in continuo cambiamento e la doccia di emozioni che ne consegue.
    E’ impossibile, infatti, che il Sistema Cognitivo non invii messaggi puramente Emotivi quando non ha il tempo di assimilare e comprendere nuove informazioni e nuovi dati.
    Possono essere messaggi negativi, come un eccesso di affaticamento, un senso di fame d’aria e la sensazione di essere incapaci e inadatti.
    Possono, tuttavia, essere anche messaggi positivi: l’Adreanalina è il miglior eccitante che esista in natura ed è capace di sprigionare in noi una carica che, magari, non pensavamo neppure di avere.
    E’ così che si reggono ritmi e tensioni quotidiane col desiderio sempre nuovo di cavalcare l’onda.
    Ricordiamo, tuttavia, che anche il neurotrasmettitore dell’Adrenalina provoca un aumento del consumo di ossigeno nel nostro organismo, con il conseguente aumento del metabolisco e della pressione arteriosa

    Conseguentemente agli effetti del flusso massiccio di informazioni cui siamo sottoposti, esiste un altro aspetto molto importante da prendere in considerazione.
    Certo, ognuno di noi ha le sue preferenze – che siano per nicchia di competenza o per partenership – ma la velocità con cui le notizie scorrono e con cui i post vengono pubblicati rende difficile discernere quello che veramente ci interessa e si vuole approfondire, e soprattutto fare delle distinzioni sufficientemente buone da riconoscere le fonti e la loro attendibilità.

    In realtà, l’Attenzione è un aspetto particolare della Percezione.
    E’ definita, infatti, come quel processo grazie al quale si mette a fuoco e si coglie solo una parte del nostro mondo percettivo, trascurando gli stimoli che, per il momento, non hanno importanza.
    Riportando questa definizione teorica al nostro lavoro sul Web, ci rendiamo subito conto di quanto questo sia difficile, ma soprattutto di quanto sia necessario imparare ad avere un’Attenzione Selettiva per ottimizzare il proprio lavoro e i propri guadagni.

    Uno studioso inglese ha definito l’Attenzione Selettiva come il “Fenomeno del Cocktail Party”, dal momento che lo si può osservare facilmente in questa situazione, nella vita reale.
    Immaginate di trovarvi in una stanza gremita di persone, con suoni di voci e di musica tutt’intorno. Mentre siete immersi in una conversazione con altre persone, il vostro interesse viene improvvisamente attirato da quello che sta dicendo qualcun altro, un po’ più distante, soprattutto se quella persona parla di voi.
    E’ molto probabile che, a questo punto, prestiate attenzione in modo maggiore a quest’altra conversazione, le cui parole chiave hanno favorito la vostra Percezione.

    Per nostra indole, il Sistema Cognitivo è incapace di rispondere adeguatamene a più di uno stimolo per volta. 
    L’Attenzione si sposta, infatti, alternativamente su ciascuna delle diverse fonti di informazioni.
    E’ un po’ come se si possedesse una limitata capacità di canali: tutti i dati devono passare attraverso uno – e un solo – canale affinché la nostra Attenzione possa essere completa, adeguata e capace di rispondere allo stimolo in modo efficace.
    Il nostro Sistema Nervoso contiene un filtro selettivo altamente specializzato, tale da accettare solo il messaggio al quale si presta la maggior Attenzione – ovvero l’Attenzione Selettiva – e a respingere tutti gli altri stimoli.
    Siamo in grado, quindi, di mettere in atto dei processi di elaborazione inconsci estremamente sofisticati.

    Il messaggio cui non prestiamo attenzione viene valutato per l’importanza che gli si attribuisce e successivamente memorizzato o dimenticato.

    E – se come capita regolarmente nel nostro lavoro sul Web e sui Social Network – la nostra Attenzione è sottoposta a messaggi pronunciati o letti simultaneamente?
    Entrambi i messaggi vengono registrati, ma inviati uno all’orecchio destro e uno all’orecchio sinistro del soggetto.
    Si parla allora di Ascolto Dicotomico, che tuttavia non ha la stessa efficacia nella comprensione dell’informazione ascoltata.
    Il rischio maggiore è che avvenga una paralisi nei pensieri, nella creatività, nell’apprendimento delle informazioni esterne, dal momento che non siamo predisposti a gestire questa inflazione di dati.

    E’ evidente che nel modo di comunicare odierno si tratta di un problema non da poco.
    Luca De Biase, nel suo articolo Ecologia dell’Attenzione” scrive: <<Risulta necessaria l’elaborazione di nuovi strumenti concettuali e pratici per affrontare il sovraccarico di messaggi. Le ricerche nate intorno al concetto di “Economia dell’Attenzione” sono un fecondo spunto di riflessione. E’ una ricerca teorica.
    Ma è anche, in un certo senso, una questione di sopravvivenza culturale. Perché, probabilmente, l’Information Overload non è una 
    novità di per sé: è nuova l’ansia che viene associata al fenomeno>>.

    Di fatto, la conseguenza inevitabile è un peggioramento massiccio della nostra Concentrazione.
    Per non parlare del rischio di una vera e propria Dipendenza da Internet, per “stare dietro” a tutte le novità e le notizie in continuo divenire, rinunciando alla vita al di là della Connessione Online.

    Fateci sapere la vostra esperienza: come vivete voi l’Overload di Informazioni e l’Attenzione sui Social Network?

  • L’Assertività è vincente anche nella Comunicazione Online

    L’Assertività è vincente anche nella Comunicazione Online

    La nostra capacità di Comunicare risente, come ogni altro nostro Comportamento, di due caratteristiche psicologiche particolari: Aggressività e Passività. Per poter essere Autorevoli, quindi poter convincere i nostri interlocutori senza imporsi né farsi prevaricare, esiste un punto di equilibrio e di armonia che è definito come Assertività. Ecco di cosa si tratta e perché è vince sempre, nella vita reale come sul Web.

    Si dibatte tanto, ultimamente, del fenomeno dell’Influencer Marketing sulla Rete e di quanto sia necessario essere autorevoli e costruire un Personal Branding credibile per poter emergere e ottenere risultati vincenti.

    Uso apposta la parola Autorevolezza, che è decisamente tutt’altro rispetto ad Autorità.
    Mentre quest’ultima si impone, e detta le sue leggi, la prima si fa ascoltare, persuade e conquista. Senza bisogno di forzature.
    Ecco: è la Comunicazione in grado di raggiungere l’interlocutore senza imporsi quella che vince e convince. E questo è valido sia nel marketing digitale che nella vita reale.

    In un flusso talmente vasto di informazioni, condivisioni e pareri più o meno concordanti, com’è possibile trovare e mantenere un Tono Autorevole nell’incontro-scontro di voci sul Web?
    Esiste una caratteristica distintiva della Comunicazione che ci viene in aiuto: l’Assertività.

    Nella nostra personalità ci sono due estremi fondamentali da tenere sempre in considerazione, perché -anche inconsciamente – determinano la maggior parte delle nostre risposte ai condizionamenti ambientali: la Componente Aggressiva e quella Passiva.

    assertività

    L’Assertività si pone proprio come livello di armonia tra questi due aspetti del nostro carattere.
    Essere capaci di comunicare le proprie opinioni senza prevaricare né farsi prevaricare è esattamente quel punto di equilibrio comunicativo che ci rende vincenti.
    Si tratta, tuttavia, di un equilibrio tra tono aggressivo e tono passivo in continuo aggiustamento, perché non esiste una posizione definitiva in cui porsi all’interno di una conversazione.
    La difficoltà nell’Essere Assertivi è proprio questa: saper modulare, in un confronto dinamico, la Comunicazione in modo da rimanere liberi di esprimersi. Senza crearsi ansie interiori o esasperati timori e, allo stesso tempo, senza adeguare per forza il proprio tono a quello degli altri e negare se stessi.

    L’Assertività è, dunque, l’abilità di comunicare a prescindere dai condizionamenti dell’ambiente, cioè i toni e i modi delle comunicazioni altrui.
    E’ la capacità di agire e non reagire, di essere pro-attivi anziché rimanere intrappolati all’interno di un circolo chiuso di domanda-risposta, in cui facilmente si perde la propria personalità.
    Si arriva, infatti, spesso a pensare “ora mi comporto come ti comporti tu” o “uso il tuo stesso tono”.
    E se arriviamo a pensare questo, il più delle volte, è perché abbiamo perso di vista qual è realmente la nostra opinione.
    O meglio, abbiamo perso di vista la modalità adeguata di esprimere la nostra opinione che, invece, con tutta probabilità, è esattamente quella che ci vuole. Autoritaria al punto giusto. Credibile, perché spontanea.

    Naturalmente, tutto questo, nel quotidiano lavoro sui Social Network è particolarmente difficile.
    E’ necessario dare risposte veloci e pareri personali su questioni che magari non conosciamo approfonditamente. Soprattutto, non si può – o non si dovrebbe – evitare il confronto.
    Per non scivolare nel dibattito, e dal dibattito alla polemica, saper Essere Assertivi è essenziale.
    Solo così la nostra Comunicazione diventa veramente efficace e si traduce in reale Abilità Verbale.

    C’è chi è particolarmente dotato, per carattere, e chi invece deve fare molto esercizio dentro di sé per riuscire a porsi in modo assertivo.
    E’ certamente necessario mettere in gioco il proprio mondo emozionale – la nostra Intelligenza Emotiva – perché dietro a questa coerenza comunicativa ci sia davvero una coerenza psicologica stabile. 

    Raggiungere un alto livello di Assertività significa, in ogni caso, Auto-realizzarsi mantenendo una visione oggettiva del contesto sociale e delle opinioni altrui.
    Una giusta dose di Autostima aiuta a prendere le decisioni appropriate e a comunicare con gli altri nel rispetto dei ruoli e delle forme sociali.
    Non si tratta solo di sicurezza in se stessi e forza interiore, ma della conquista di una “Maturazione Emotiva” sufficientemente solida da saper esercitare un adatto Autocontrollo: quello che non svalorizza la nostra persona e ci fa raggiungere la serenità interiore che è la chiave per stare bene, dirsi la verità e saperla dire agli altri.

    L’Assertività, come tutte le abilità del Comportamento e della Comunicazione, si riconosce da alcuni aspetti particolari.
    In primo luogo la capacità di Ascoltare.
    Non esiste possibilità di Autorevolezza e Credibilità nel comunicare se non si è capaci di Essere Empatici
    , di mettersi nei panni del nostro interlocutore e capire realmente la sua posizione.
    Essere in grado di esprimere la propria opinione in modo libero e coerente con noi stessi – quindi assertivo – significa anche sapersi assumersi rischi e gestire aspettative.
    Non abbiamo e non possiamo avere il possesso del parere altrui, perché prima di tutto verrebbe meno la libertà di pensiero e di confronto.
    Inoltre – e forse è questo uno degli aspetti più critici – essere assertivi ci pone la necessità di saper criticare le opinioni altrui. Essere in contrasto fa parte di qualsiasi scambio comunicativo, esattamente come il consenso.
    Quello che distingue una Critica Costruttiva da un mero Giudizio, tuttavia, è il saper dare motivazioni, spiegazioni, alternative.
    E anche saper dire dei NO, con tutta la nostra convinzione, evitando accuse e ponendoci in maniera positiva, cioè aperta alla riflessione e al dialogo.
    Insieme a un atteggiamento costruttivo ed empatico, può essere molto utile incominciare per primi ad “aprirsi”, a comunicare le proprio emozioni alle persone con cui dialoghiamo, perché questo generalmente evita irrigidimenti e posizioni difensive.

    Non è facile, certamente.
    Eppure non credete anche voi che – come nella vita reale – l’Assertività sia la soluzione vincente per la nostra comunicazione sul Web?

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  • Io o Noi? L’Interdipendenza nell’Era Digitale

    La Comunicazione sui Social Network potenzia un particolare aspetto del nostro comportamento: l’Interdipendenza nelle Relazioni. Si lavora, si pensa, si vive in Comunità OnLine che rispecchiano perfettamente le norme di appartenenza al Gruppo. Individuo e Gruppo, tuttavia, non sono compatibili. Essere consapevoli di queste dinamiche sociali ci aiuta a capire quando le collaborazioni potranno essere vincenti.

    Si può trattare di una scambio simmetrico o asimmetrico – anche a seconda delle piattaforme Social – ma l’essenza principale della Comunicazione 2.0 è sicuramente l’Interdipendenza tra chi parla (scrive) e chi ascolta (commenta e risponde).

    E’ stata questa la grande rivoluzione delle dinamiche sociali introdotta con il Web 2.0, per altro in continua evoluzione e mutamento.
    Se ancora pochissimi di noi possono sapere realmente cosa comporterà il futuro – Internet of Things, Smart Cities, Database, Web Semantico e tecnologia pronta a rimpiazzare il ruolo umano nella maggior parte delle sue attività – oggi comunichiamo sul Web con messaggi che si aspettano di ricevere risposte, commenti e condivisioni.
    La comunicazione che avviene sui Social Network, così come attraverso i blog, implica di per sé varie forme di Interdipendenza, che è un legame molto più stretto rispetto alla semplice Interazione.

    Fra i comportamenti potenziati dalla Comunicazione 2.0, la forma più collaborativa e costruttiva dell’Interazione è quella dell’Identificazione Sociale.
    Dall’Io si passa al Noi. Dall’individuo al gruppo.

    interdipendenza-era-digitale---franzrusso.it-2015

    Fare gruppo è da sempre una forma di protezione.
    Fin dalle nostre origini, si afferma il senso di appartenenza per difendere la specie e garantirne la sopravvivenza. Il gruppo è regolato da norme che lo difendono dall’esterno, da possibili “attacchi” estranei. Sono regole primitive e ancora oggi per la maggior parte istintive.
    Il gruppo, tuttavia, è un’entità complessa in cui è sempre presente una struttura organizzativa e una gerarchia. E per quanto sia una realtà dinamica, sempre in mutamento, ciò che ne caratterizza l’insieme è l’interdipendenza, non la somiglianza. (Kurt Lewin 1848).
    In altre parole, l’aggregazione non comporta affatto omologazione, ma l’identificazione di ruoli precisi all’interno di una scala sociale.

    C’è una distinzione essenziale da sottolineare: Identità Personale e Identità di Gruppo non saranno mai compatibili.
    Perché si realizzi una reale collaborazione, con la soddisfazione di tutti, si deve per forza limitare la competizione fine a se stessa. Quella competizione che, magari, nasce da una sana ambizione e diventa un’arma vincente, ma fa a pugni con qualsiasi progetto di più ampia visione.

    La legge del gruppo ha tutt’altri scopi, infatti, rispetto alla difesa del singolo individuo.
    L’individuo si distingue in un continuo confronto coi suoi simili e si autodefinisce in base a somiglianze e differenze. Deve, però, trattarsi di un confronto che necessita di reciprocità e fiducia. Aspettative analoghe, scopi comuni e mutua collaborazione.
    Questo significa, di fatto, rinunciare al vantaggio personale a breve termine in favore di un obiettivo di gran lunga maggiore: la condivisione di ruoli, responsabilità e impegno per raggiungere un successo finale più grande, un successo condiviso.

    Si parla allora di coesione, la caratteristica più positiva del gruppo di appartenenza, perché attrae e trattiene i membri di valore e incoraggia la cooperazione verso un destino comune.
    I gruppi più coesi sono quelli di maggior successo, perché diventano capaci di esercitare un’influenza più forte nella società globale.

    Nella realtà 2.0 tutto questo è ancora più che attuale. Essere consapevoli delle dinamiche sociali che influenzano la comunicazione sul Web è essenziale per comprendere che i gruppi non si creano principalmente in base agli interessi lavorativi. 
    Sono, di fatto, le nostre caratteristiche psicologiche e le nostre differenze caratteriali a guidare le collaborazioni e a determinarne il successo. 

    Sapere di poter essere condivisi e sostenuti così come criticati pubblicamente migliora, ad esempio, la “prestazione” del singolo nei soggetti dominanti, ovvero le persone dotate di maggior autostima e più capaci di gestire la tensione psicologica.
    Nei soggetti più remissivi, la presenza di un pubblico – virtuale o reale che sia – può, invece, generare uno stato di apprensione tale da bloccare l’individuo.

    Dall’Io al Noi e, di ritorno, dal Noi all’Io.
    Un passaggio in cui l’Individualismo diventa problematico.
    Un equilibrio tra due realtà comportamentali non compatibili, ma un equilibrio che è nostra responsabilità trovare per lavorare al meglio e produrre di più.
    Per poter dire davvero di vivere la Comunicazione 2.0 in maniera costruttiva, condividendo l’impegno altrui e rafforzando le nostre collaborazioni.

    La parola a voi: cosa rende vincente il vostro lavoro di gruppo?

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  • Gestire lo stress per ritrovare la creatività

    Lo conferma anche l’American Psichological Association: lo stress, raggiunti certi livelli, blocca la creatività. In particolar modo, per chi lavora sul Web e sui canali Social, dove l’overload di notizie da monitorare e la velocità della comunicazione è pressante. Tuttavia lo Stress non è sempre negativo e, addirittura, può diventare un’ottima risorsa. E’ necessario imparare a gestirlo perché si tramuti in nuova energia creativa e emotiva.

    In una vita sempre più veloce e interconnessa, chi si occupa di scrivere per il Web deve tenere costantemente conto di aggiornamenti quotidiani – della realtà virtuale e dei canali Social -, mantenere il più possibile spigliate relazioni digitali e curare il proprio Personal Branding, ovvero l’immagine proposta e poi percepita dai nostri lettori.
    L’overload di informazioni da monitorare, il desiderio di condividere anche il lavoro altrui, la necessità di concentrarsi quotidianamente su più fronti e su più mezzi (in media almeno tre diversi device) innalza inevitabilmente quello che comunemente viene chiamato Stress.
    Ma che cos’è realmente lo Stress e cosa comporta?
    Nei casi peggiori, progressivamente, si tramuta da un’eccellente capacità di lavoro multitasking a una condizione nervosa di pressione e ansia, e quando questo succede passiamo dall’essere perfettamente attivi e percettivi a sentirci, all’opposto, insicuri, facili alle risposte puramente emotive e vulnerabili.

    C’è chi con lo Stress vive e lavora meglio.
    Accade proprio perché i mille stimoli possono funzionare nella psiche e nel corpo come sollecitazioni a fare sempre meglio. E ci si riesce. Non solo perché si tollerano alti livelli di tensione nervosa, ma perché è proprio la tensione nervosa a regalare energia in più.
    In altre parole, si riesce a incanalare la “scossa elettrica” della tensione nervosa in un circuito positivo di azione-reazione, in cui l’individuo rimane padrone della situazione e nel suo organismo non si altera alcun equilibrio.

    C’è chi, invece, con lo Stress sopravvive. 
    Lo si tollera fino a un certo punto, ma poi, per riprendere un equilibrio psico-fisico salutare, si deve ricominciare a fare una cosa sola alla volta.
    In questo caso, moltissimo dipende dalle condizioni ambientali: è risaputo che le persone con minor resistenza allo stress producono migliori risultati in un ambiente lavorativo sereno e accogliente. 

    Allo Stress ognuno reagisce diversamente? Non è proprio così.
    E’ stato rilevato, infatti – secondo i recenti studi dell’American Psichological Association – un dato comune: lo stress inibisce l’apertura mentale, il pensiero laterale, dunque, la nostra creatività.
    Quell‘Intelligenza Emotiva da cui fioriscono progetti, idee, forza interiore positiva: tutti gli ingredienti vincenti e necessari per chi lavora con la Creatività.

    Lo stress è correlato a precisi parametri fisiologici. Eccessivi stimoli provocano un’alterazione della secrezione di ormoni, prodotti da Ipotalamo e Ipofisi, in particolare con un aumento di Cortisolo, anche detto “ormone dello Stress”.
    La natura psicosomatica è spiegata facilmente: una mancanza di adattamento fisiologico all’elevata produzione di Cortisolo conduce a un vero e proprio squilibrio dell’organismo, che, in condizioni prolungate, può comportare perfino disturbi cardiaci, motori e immunologici.

    Lo stress che produce ansia, tuttavia, non è sempre negativo. Serve come segnale di allarme.
    E’ l’avviso che il livello di tensione accumulato dal corpo e/o dalla mente sta diventando eccessivo, che in qualche modo bisogna intervenire.
    Sì, ma come?
    Come è possibile ritrovare quell’equilibrio interiore capace di non spegnere il pensiero creativo?

    Imparare a gestire lo Stress per dare il meglio di sé senza rinunciare ai tempi rapidissimi, alla competizione, alle caratteristiche dinamiche del mondo virtuale non è impossibile, ma richiede un allenamento mentale preciso.
    Personalmente, sono convinta che la prima responsabilità da assumere nei confronti di noi stessi sia quella di rispettare la propria natura.
    Il Web amplifica la voce di tanti, (tutti), molti dei quali diventano veri e propri modelli per noi.
    Avere dei punti di riferimento da cui imparare, delle persone il cui lavoro ci ispira e ci spinge a creare, non significa dimenticarsi di quello che vogliamo e possiamo fare noi.
    Un proverbio orientale dice “Non possiamo essere tutti delle succose mele, ma possiamo essere delle pere, altrettanto buone”.
    E’ nella nostra identità – senza perderla di vista e volerla mutare – che ritroviamo la libertà di pensiero e l’emozione di fare il nostro lavoro.
    E questa emozione è fondamentale per il nostro successo, nel lavoro e nella vita, ma anche nella gestione dello stress.

    Non ci sono tensioni che possono resistere se riusciamo a mantenere lo spazio per sentirci unici, per dare valore (contenuti di valore) agli altri per quello che siamo, ritrovando quella stabilità che lo stress ruba senza far rumore.

    Creatività significa apertura mentale, quindi ricettività, respiro, adattabilità, capacità di accogliere nuove prospettive.
    Significa, quindi, coltivare quell’Intelligenza Emotiva che sta alla base dei nostri tratti di personalità e che, purtroppo, è la prima a perdersi (o è la più facile da dimenticare) quando le scadenze si accumulano.
    La regola è, dunque, quella di gestire le proprie energie, non il tempo che si ha.
    Un ambiente aziendale – o un modo di lavorare – che privilegi i tempi personali, i ritmi biologici, la flessibilità delle nostre azioni e reazioni spontanee anziché la rigidità di un’agenda, è certo un ideale lontano per la maggior parte della gente.
    Eppure forse rifletterci è l’inizio di quell’inversione di rotta che ci porta a schiacciare emozioni e creazioni.

    La parola a voi: come riuscite a gestire lo stress quotidiano per non perdere la vostra creatività?

    [cover image by @ ra2 studio via Fotolia]

  • I nostri competitor sono una risorsa per crescere

    Molto spesso siamo portati a pensare al nostro competitor solo come ad un nemico, una forza da combattere per raggiungere il nostro obiettivo. In alcuni settori della società questo meccanismo si accentua. In altri, invece, sarebbe meglio cominciare a vedere il nostro competitor come a una risorsa per migliorarci

    Fra le tante conversazioni che nascono su Facebook, emergono di frequente veri e propri paradossi.
    Magari non ce ne rendiamo conto, ma è un paradosso ritenere il competitor una risorsa oppure simpatizzare col nemico (troller, azienda, cliente altrui, ecc.) per vincere una competizione.
    Perché in fondo, fin da molti millenni di anni fa, il competitor era chi voleva per se stesso esattamente quello che vogliamo noi.

    Quindi, il nemico. Nemico antropologicamente spiegato come chi vuole rubarci qualcosa. Qualcosa che magari non abbiamo ancora, ma che stiamo finalmente per conquistare. E diventa nemico arrivando prima di noi a mettere il proprio vessillo sul terreno in gioco. Materiale o mentale. Prodotto o persone.

    Millenni dopo, il competitor non è poi così diverso. Sono cambiate le armi, sono cambiati i ruoli – per le donne, soprattutto – sono cambiate le dinamiche.
    Non e’ che l’altra faccia di noi, in qualsiasi campo ci troviamo. Magari è più spiritoso e gagliardo, ma è pur sempre  smaliziato e pronto a fregarti.
    E poi vi vengono a dire che può essere una tua risorsa? Un paradosso, appunto!

    E’ nostro rivale e come tale farà di tutto per vincere. Aziendalmente, per portare a casa clienti e soddisfarli per non perderli. A livello personale, per trovare un accordo e una sintonia tale da creare nuove relazioni.

    Mentre scrivo penso alla pubblicità, quella che oggi guardiamo in TV. Siete, tuttavia, completamente liberi di portare questa riflessione in qualsiasi campo di vostra competenza.

    Profumi. Macchine.
    Credo veramente che siano fra i settori più statici nelle pubblicità contemporanee. I protagonisti sono sempre modelle e modelli di successo, vestiti divinamente e il clou della scena è lo stupore al loro apparire, l’invidia di chi guarda, dal divano, la loro bellezza.
    Tuttavia, il pubblicitario è furbo: non vuole farci scappare. Ha trovato una via per rendere quell’invidia sostenibile, risolvibile: l’utente è sollevato perché, in fondo, basta comprarlo quel profumo.

    E’ la vittoria dell’apparenza, ma va bene così: siamo grandi abbastanza per sapere che il mondo del marketing e dell’advertising si regge su questi giochetti.

    Però poi succede che virino le tendenze, che cambino le mode, e se vogliamo stare al passo col mercato dobbiamo per forza cambiare.
    E si cambia sempre iniziando a guardarsi intorno.
     Studiare le mosse e capire come si comportano i nostri rivali, i competitor che abbiamo.
    Loro – lo sappiamo perfettamente – nello stesso modo stanno guardando e studiando noi.

    Un’implicita lotta tra rivali per chi arriva primo all’idea creativa, alla soluzione adatta per il cliente, alla ricetta per il successo.
    La spinta a eccellere sul nostro competitor è quella che ci porta a dare il massimo di noi, perché sappiamo che c’è solo un primo posto sulla scena, e vogliamo sia nostro.

    Personalmente – proprio perché siamo grandi abbastanza per capire come funziona il mercato – non credo che ci sia nulla di male nel considerare i propri competitor una grande risorsa, fonte di energia e forza nuova, di vigore, di nuove possibilità.
    Non copiando – attenzione, però! -. Né giocando sporco.

    Come fosse un gioco che ha come traguardo l’innovazione e come pedine la creatività.

    Questo è il gioco, pulito, che mi piacerebbe vedere nel mondo pubblicitario di oggi.

    Studiamo il nostro competitor.
    E’ la nostra risorsa migliore, perché ne possiamo infrangere le regole di marketing, utilizzare strategia nuove, inesplorate, emozionali e percorrere una strada alternativa.
    Questo è ciò che io chiamo Creatività e Innovazione.

  • Quando la Competizione genera Innovazione

    Quando la Competizione genera Innovazione

    competizione-innovazione

    La Competizione genera Innovazione? Una riflessione che riguarda tutti gli ambiti in cui ci troviamo a lavorare. E’ Innovazione quando questa genera valore, quando stimola a condividere i risultati. E’ Innovazione quando ci spinge a superare i nostri limiti

    Anche se sono per lo più conosciuta come una persona estroversa, il mio vero carattere è molto solitario.
    Non sto dicendo che fingo, anzi. Eppure è nel silenzio di casa mia, dei miei pensieri, dei miei racconti che do il meglio di me.

    Ho sempre avuto, diciamocelo, un rapporto pessimo con la competizione in sé.

    Con la tensione delle gare, per esempio. Da piccina ero talmente brava a nuotare che sono entrata in agonistica a 8 anni e mi hanno dato la cuffia rossa. La portavano solo i migliori, come me, ma io non riuscivo a metterla. Ho vinto poche gare – considerando che ne facevo una ogni domenica – e dopo le poche gare che vincevo sono sempre fuggita via. La medaglia me l’hanno data dopo.

    Perché vincevo a stento? Perché non ho mai vissuto bene, dentro di me, la competizione.
    Torniamo a questa parola, tanto complessa e importante.
    Anziché essere una opportunità per essere più soddisfatta, quindi più felice, era per me fonte di ansia e di aspettative troppo alte. Aspettative che di certo mi ero posta io, da sola, ben prima della gara.

    Sono cresciuta, per fortuna, e di traguardi ne ho vinti tanti e con grande gioia.
    Mi è rimasto, però, qualcosa dentro: per lavorare al meglio, per dare il meglio di me, ho bisogno di non avere tensioni esterne. Aspettative, mie o altrui, ansie di prestazione.
    Non sono i tempi ristretti o la difficoltà del compito da eseguire a spaventarmi: è che ho bisogno di una concentrazione interiore che la competizione in se stessa distrugge.

    Penso alla maggior parte delle persone che sono esattamente l’opposto di me.
    La tensione della prova, l’atmosfera stessa della gara, la competizione del “ti faccio vedere cosa sono capace di fare”, costituiscono la molla vincente, quella scossa a fare di più e meglio – e a vincere – che, invece, a me tarpa le ali.

    Ottimo. Nessuno di noi è uguale e, in fin dei conti, l’importante è lavorare bene, portando a casa risultati buoni se non eccellenti. Ognuno a modo suo.

    L’altro giorno in un film ho sentito un personaggio dire: “La competizione genera innovazione”.
    Ci ho pensato a lungo.
    Cambio discorso? No.
    Se nella storia non ci fossero state le sfide, le battaglie, le gare e se nel lavoro non ci fosse la corsa al più bravo, il rischio oggi sarebbe altissimo.
    L’umanità ha un brutto difetto: tende a sedersi sugli allori.

    Se dopo aver portato a casa un risultato eccellente il tuo collega ne tira fuori uno ancora migliore del tuo questo è un danno per te? O è un bene per la Società? (Azienda, Impresa, Mercato, etc).

    Possiamo parlare di innovazione grazie alla sfida che ogni essere umano ha accolto, gareggiando con altri o rimanendo a lavorare da solo.

    Il mondo gira grazie alla competizione, perché c’è stato insegnato che possiamo e dobbiamo essere i migliori.
    La tecnologia si rinnova così, la qualità della nostra vita migliora e l’innovazione trova piccole (purtroppo ancora piccole) stradine in cui imbucarsi e saltare fuori.

    Fuori di sé gareggiando, copiando perfino, spesso ponendo più attenzione ai competitor che ai propri clienti, ma comunque vada vincendo. O puntando a farlo.
    Dentro di sé, quando la competizione estranea, pura e dura, danneggia solo la concentrazione, vince la creatività, il pensiero del singolo.

    Nel mio lavoro concentrato, solitario e silenzioso – Social Network a parte, ovviamente, dove chiacchiero moltissimo – do il massimo di me.
    Questo non è l’obiettivo di tutti? Cercare di garantire il massimo per la Società, l’Azienda, il Mercato, etc. per arrivare a pensare di poterci innovare.

    Troviamo ciascuno di noi il modo migliore per farlo.
    Scrivi poesie? Fallo al massimo.
    Sei Amministratore Delegato di una multinazionale? Rispetta tutti i compiti, delega, metti in fila le priorità, fai vincere la tua squadra.
    Sei un Social Media Manager?
    Se hai bisogno di sentire la sfida esterna e provare la tensione della gara (magari un concorso), buttati nella mischia portando con te il tuo valore. E’ quello – il tuo valore – che ti farà vincere la competizione e portare innovazione.
    Se, invece, hai bisogno di silenzio, prendi carta e matita, disegna: la tua innovazione partirà da lì, da delle freccette in uno scarabocchio.
    Ed è l’innovazione più bella che c’è, perché ha il tuo valore e perché  la competizione – stavolta – è con te stesso.