Categoria: Intelligenza Artificiale

In questa categoria troverete articoli su Intelligenza Artificiale e Machine Learning, soprattutto su come queste tecnologie stanno evolvendosi, con esempi concreti

  • Come sarà l’E-commerce nel 2024, tra IA e chatbot

    Come sarà l’E-commerce nel 2024, tra IA e chatbot

    Il 2024 segna un’evoluzione nell’e-commerce, con focus su IA, chatbot e personalizzazione. Ecco i trend e le strategie per un’esperienza d’acquisto unica e coinvolgente.

    Anche il mondo dell’e-commerce è in continua evoluzione. A testimonianza della trasformazione radicale nel modo in cui i consumatori interagiscono con i brand e acquistano prodotti online.

    Un cambiamento che è stato particolarmente evidente nell’ultimo anno. Come dimostrano i dati raccolti da Qapla’, un software che ha rivoluzionato le spedizioni per l’e-commerce attraverso l’integrazione con oltre 180 corrieri.

    Nel 2023 il settore degli acquisti online ha registrato una crescita sostenuta del 9,3%. Un trend che, sebbene inferiore al picco dei periodi pandemici 2020-21, mostra un’interessante dinamica nei diversi comparti. In particolare, si prevede che nel 2024 settori come Pharma e Pet saranno i principali motori di crescita. Con aumenti rispettivi del 19,7% e 38,5%.

    In questo contesto, emergono tre tendenze principali che caratterizzano l’e-commerce nel 2024: l’iper-personalizzazione dell’esperienza d’acquisto; l’utilizzo di tecnologie di ultima generazione; una Delivery Experience sempre più raffinata.

    e-commerce 2024 IA chatbot trend franzrusso

    L’impatto dell’Intelligenza Artificiale sull’e-commerce

    La rivoluzione digitale ha portato all’adozione di tecnologie avanzate come il Machine Learning visivo e l’IA conversazionale. Strumenti che stanno intensificando l’esperienza d’acquisto. L’IA, in particolare, sta trasformando il modo in cui i consumatori interagiscono con i brand. Dall’analisi di comportamenti di acquisto e ottimizzando le strategie di marketing. Il commercio conversazionale, ad esempio, sta guadagnando popolarità. Permettendo agli utenti di interagire con assistenti virtuali per cercare e acquistare prodotti in modo più naturale e fluido.

    La personalizzazione è un aspetto chiave di questa evoluzione, con il 65% dei clienti che si aspetta un’esperienza adattata alle proprie esigenze. Questo ha portato allo sviluppo di app capaci di creare cataloghi personalizzati, anticipando le preferenze degli utenti e offrendo esperienze d’acquisto coinvolgenti.

    Chatbot: i nuovi protagonisti dell’assistenza clienti

    I chatbot rappresentano una vera e propria rivoluzione nell’assistenza e nelle vendite online. Secondo Gartner, entro tre anni diventeranno il principale canale di supporto, offrendo risposte automatiche e supporto audio-visivo in tempo reale.

    La loro capacità di apprendere dai comportamenti degli utenti e di suggerire prodotti in linea con le loro preferenze sta replicando l’esperienza di shopping fisico, arricchendola con l’aggiunta di immagini e video.

    I chatbot si rivelano anche motori di vendita e personalizzazione, grazie all’applicazione dell’Intelligenza Artificiale per l’apprendimento dei comportamenti degli utenti. E la possibilità di suggerire prodotti in linea con le loro preferenze.

    Secondo recenti ricerche, queste tecnologie non solo migliorano l’esperienza d’acquisto, rendendola maggiormente coinvolgente per il consumatore, ma anche il tasso di conversione, essenziale nell’e-commerce.

    Spedizioni e Delivery Experience nel 2024

    Il settore delle spedizioni e-commerce ha subito importanti cambiamenti nel 2023, con una crescita prevista del 6,7% nel primo semestre del 2024.. Gli e-shopper, tuttavia, cercano più di una semplice esperienza di acquisto online; desiderano un contesto simile a quello di una boutique, con offerte personalizzate e una “Personal Customer Journey”. La trasparenza nel tracciamento degli ordini e la comunicazione “one-to-one” sono diventati elementi fondamentali.

    Una survey di Unguess per Qapla’ ha rivelato che l’assenza di comunicazioni post-spedizione genera ansia nel 47% dei clienti e compromette la credibilità dello shop per il 33%. Di conseguenza, il Marketing Post-Spedizione assume un ruolo chiave, consentendo ai venditori di creare comunicazioni personalizzate basate sui dati del destinatario.

    In conclusione, l’e-commerce sta attraversando una fase di notevole trasformazione, guidata dall’innovazione tecnologica e da una maggiore attenzione alle esigenze e alle aspettative dei consumatori. Nel 2024, aspettiamoci un’esperienza d’acquisto online sempre più sofisticata, personalizzata e coinvolgente.

    [L’immagine di copertina è stata realizzata ChatGPT di OpenAI con Dall-E 3]

  • Aziende e IA generativa nel 2024 alla prova del marketing

    Aziende e IA generativa nel 2024 alla prova del marketing

    Nel 2024, l’IA generativa trasformerà il marketing. Diversi dati mostrano già un’adozione del 60% da parte delle aziende. In rilievo la personalizzazione, le sfide sulla privacy e la formazione.

    Nel 2024, il settore del marketing si appresta a vivere una trasformazione senza precedenti grazie all’avvento dell’Intelligenza Artificiale (AI) generativa. Una ricerca di Deloitte Digital ha rivelato che nel 2023, il 26% dei professionisti del marketing aveva già adottato l’AI generativa, con un ulteriore 45% che pianificava di farlo entro la fine del 2024.

    Questo cambiamento si deve all’aumento del 54% nel volume dei contenuti necessari. E alle sfide poste dalla crescente domanda da questo punto di vista.

    L’IA generativa, un tempo nicchia tecnologica, sta rapidamente diventando una forza trainante nel marketing, lo sappiamo. Con un ROI significativo del 12% riportato dai primi utilizzatori, l’IA generativa si sta dimostrando non solo efficiente dal punto di vista del risparmio di tempo, ma anche nel potenziamento delle strategie di marketing.

    IA generativa marketing aziende 2024 franzrusso.it

    L’evoluzione dell’IA generativa nel Marketing

    Nel 2024, le previsioni di Gartner suggeriscono che l’80% dei professionisti creativi incorporerà l’AI generativa nel loro flusso di lavoro quotidiano. Dando vita a una nuova ondata di creatività  sempre più strategica.

    Una delle applicazioni più interessanti dell’IA generativa nel marketing è la capacità di portare la personalizzazione a un nuovo livello. Dalle campagne email iper-personalizzate ai chatbot, l’IA sta trasformando l’esperienza del cliente.

    IA generativa e personalizzazione nel Marketing

    L’analisi predittiva, guidata dall’IA, sta emergendo come uno strumento chiave nel marketing. Si stima che il mercato globale per l’analisi predittiva raggiunga i 28 miliardi di dollari entro il 2027. Una crescita significativa rispetto ai 10,5 miliardi del 2022. Questa tecnologia è impiegata per la segmentazione dei clienti, la valutazione dei lead e l’ottimizzazione delle campagne, offrendo previsioni sempre più accurate e approfondite.

    Una recente ricerca di Capgemini rivela che quasi il 60% delle organizzazioni sta implementando o esplorando le potenzialità dell’Intelligenza Artificiale (AI) generativa nel settore del marketing. Secondo la maggioranza dei dirigenti di area marketing (62%), l’AI generativa potrebbe significativamente potenziare la creatività umana, arricchendo le principali qualità come intuizione, emozioni e comprensione del contesto.

    IA e Marketing, farsi trovare pronti

    Le organizzazioni che investono in AI generativa per il marketing stanno dedicando circa il 62% del loro budget tecnologico a questa innovazione, vedendola come un catalizzatore per la creatività e l’innovazione nel settore.

    Il report del Capgemini Research Institute sottolinea che la metà delle organizzazioni ha già stanziato budget specifici per l’AI generativa nel marketing, e quasi la metà (47%) ha team dedicati all’implementazione della stessa.

    Con l’aumento dell’adozione dell’AI generativa, le aziende stanno investendo in modo proattivo nella governance e nella conformità dell’AI. Questo include il controllo dell’utilizzo dell’AI da parte dei dipendenti e la preparazione per le normative governative proposte o già in vigore.

    Entro il 2027, Gartner prevede che il 20% dei marchi si distinguerà scegliendo consapevolmente di non utilizzare l’AI nei propri prodotti e servizi. Questa strategia mira a soddisfare i mercati di nicchia che valorizzano i metodi tradizionali e l’elemento umano.

    Gartner prevede che entro il 2028, il traffico organico dei siti web subirà una diminuzione del 50% o più. A causa dell’ascesa delle ricerche potenziate dall’AI generativa.

    I modelli multimodali, che combinano diversi tipi di dati, sono in rapida ascesa. Google, con l’introduzione di Gemini, ha mostrato cosa possono offrire questi modelli in futuro. Parallelamente, si assiste a una proliferazione di modelli open source.

    IA generativa e Marketing, le sfide sulla formazione

    L’impiego dell’AI generativa anche nel marketing presenta delle sfide.

    Una delle principali è la gestione dei dati e la privacy. Con l’incremento della raccolta dati per alimentare gli algoritmi di AI, le aziende devono assicurarsi di rispettare le normative sulla privacy e garantire la sicurezza dei dati dei clienti.

    Un’altra sfida è l’autenticità del contenuto generato dall’AI. C’è il rischio che i contenuti creati automaticamente possano apparire impersonali o non completamente allineati con il messaggio del brand.

    Infine, una sfida significativa è rappresentata dall’adattamento delle competenze professionali: il personale di marketing deve acquisire nuove competenze tecnologiche per poter utilizzare efficacemente gli strumenti di AI generativa, un processo che richiede tempo e investimenti in formazione.

    E a proposito di formazione, è utile citare di nuovo la ricerca di Capgemini. Secondo quest ricerca, la maggior parte delle organizzazioni (il 63%) è consapevole del fatto che la domanda di competenze relative all’IA generativa nel marketing superi di gran lunga l’offerta.

    Per colmare questo gap di competenze e sfruttare appieno il potenziale dell’IA generativa nel marketing, le aziende stanno implementando strategie interne ed esterne. In media, il 53% delle organizzazioni sta pianificando di offrire formazione sull’AI generativa ai propri team di marketing nei prossimi sei mesi, con le aziende di Paesi Bassi, India, Australia e Stati Uniti più propense a implementare queste iniziative.

    Anche settori come quello dei media, assicurativo, automobilistico e life science mostrano un impegno superiore alla media nell’offrire formazione sull’AI generativa ai loro team di marketing.

    IA generativa e Marketing, la sfida del futuro

    Affrontare queste sfide sarà cruciale per le aziende che desiderano sfruttare al meglio le opportunità offerte dall’AI generativa nel marketing.

    L’IA generativa sta trasformando il panorama del marketing in modi inimmaginabili solo pochi anni fa. Dai modelli multimodali e open source alla personalizzazione estrema e alla governance dell’AI, le aziende devono navigare in questo nuovo paesaggio con cautela e innovazione.

    La sfida per i marketer sarà quella di rimanere al passo con queste rapide evoluzioni, adottando strategie che sfruttino al meglio le potenzialità dell’AI generativa, mantenendo al contempo un impegno etico e responsabile verso i consumatori e la società.

  • Addio Artifact, chiude dopo meno di un anno l’app di notizie su IA

    Addio Artifact, chiude dopo meno di un anno l’app di notizie su IA

    Artifact, l’app di notizie basata su intelligenza artificiale creata dai fondatori di Instagram, chiude dopo meno di un anno, sollevando domande sul futuro dell’informazione digitale.

    Artifact, l’app di notizie alimentata da intelligenza artificiale, chiude dopo poco meno di anno dal suo lancio. Alla luce di tutto, forse l’app è stata lanciata con ambizioni elevate.

    Ideata dai cofondatori di Instagram, Kevin Systrom e Mike Krieger, mirava a rivoluzionare il modo in cui consumiamo le notizie. Facendo affidamento sull’intelligenza artificiale. Infatti, sono stati implementati algoritmi sofisticati, simili a quelli di TikTok.

    L’annuncio della chiusura è stato dato da Kevin Systrom sul blog ufficiale di Artifact: “Abbiamo creato qualcosa che piace a un gruppo ristretto di utenti, ma abbiamo concluso che l’opportunità di mercato non è abbastanza grande da giustificare un investimento continuo in questo modo“.

    Artifact prometteva un’esperienza di lettura personalizzata, selezionando contenuti basati sul tempo trascorso dall’utente su determinati argomenti.

    Artifact tra ambizioni e innovazione

    L’app combinava le funzionalità di un social network con quelle di un aggregatore di notizie. Offrendo un feed di notizie personalizzato.

    Artifact chiude dopo meno di un anno franzrusso.it

    La sua IA si adattava alle preferenze di lettura degli utenti, aprendo nuovi orizzonti nel campo dell’informazione digitale. Si distingueva per l’assenza di clickbait, concentrandosi invece sulla qualità e sull’affidabilità dei contenuti, proponendo una varietà di prospettive politiche.

    Artifact e gli algoritmi

    Gli algoritmi di Artifact erano stati progettati per apprendere dalle interazioni degli utenti, adattando il feed di notizie in base agli interessi mostrati.

    Questo significava che più un utente leggeva articoli su un certo argomento, più l’app proponeva contenuti simili. Creando un’esperienza di lettura altamente personalizzata.

    L’IA prendeva in considerazione le preferenze dell’utente per offrire un feed di notizie sempre più affine ai suoi gusti personali, sfruttando tecnologie avanzate come il sistema Transformer di Google per elaborare i testi in modo indistinguibile da quello umano

    Si trattava quindi di un approccio diverso dai modelli basati su clic o interazioni superficiali. Puntando invece su un engagement profondo e sostenuto.

    La nascita di Artifact e il suo reale impatto

    La creazione di Artifact si inseriva in un contesto di crescente sfiducia verso i media tradizionali e la diffusione di fake news.

    L’intento di un feed curato da IA e personalizzato, in base agli interessi autentici degli utenti, rappresentava un’innovazione significativa rispetto alle dinamiche spesso critiche dei social network tradizionali.

    La sua apparizione sugli app store di Apple e Google ha suscitato interesse e attenzione, particolarmente nel campo giornalistico.

    Artifact e le motivazioni della chiusura

    Nonostante l’iniziale entusiasmo, meno di un anno dopo il suo lancio, i fondatori hanno annunciato la chiusura di Artifact.

    Secondo Systrom, l’app aveva conquistato un gruppo ristretto di utenti ma non aveva raggiunto una sufficiente ampiezza di mercato per giustificare ulteriori investimenti. Questa decisione rifletteva una dura realtà nel mondo delle startup tecnologiche, dove anche le idee più innovative possono fallire per motivi di mercato.

    La visione di Artfact

    L’intento di Artifact era di creare un nuovo paradigma per le piattaforme di notizie.

    Si proponeva di contrastare la polarizzazione e la disinformazione, offrendo una selezione bilanciata e di qualità. Il progetto ambiva a essere un punto di riferimento per un pubblico alla ricerca di un’informazione affidabile e diversificata, lontana dalle logiche spesso divisive e sensazionalistiche di altre piattaforme.

    Kevin Systrom Mike Krieger-co-fondatori Instagram Facebook
    Kevin Systrom e Mike Krieger

    Artifact e casi simili come Vine e Quibi

    Possiamo paragonare la situazione di Artifact a quella di altre startup innovative che hanno affrontato sfide simili.

    Ad esempio, Vine. Nonostante la sua popolarità, Vine ha incontrato difficoltà nella monetizzazione e nel mantenimento dell’interesse degli utenti.

    Quibi, d’altra parte, nonostante un lancio altamente pubblicizzato e investimenti significativi, ha chiuso dopo solo sei mesi a causa di una base di utenti e di un interesse del mercato inferiore alle aspettative.

    Questi casi evidenziano come, nonostante l’innovazione e un inizio promettente, il successo a lungo termine nel settore tecnologico dipenda da una serie di fattori complessi, inclusa la capacità di attrarre e mantenere un ampio pubblico​

    Il Futuro dell’Informazione

    La vicenda di Artifact evoca il tema più ampio del modo in cui reperire le informazioni in un’epoca di grande trasformazione digitale.

    La sua chiusura solleva interrogativi sulla sostenibilità di piattaforme innovative in un mercato dominato da giganti come Facebook o Google.

    Tuttavia, l’esperimento di Artifact rimane una testimonianza dell’incessante ricerca di nuove vie per un’informazione più equilibrata e personalizzata, un obiettivo ancora più rilevante nell’attuale panorama mediatico.

    Ma, restando per un attimo in più sulle parole di Systrom, sorge un’altra piccola riflessione.

    Sono parole che evocano la parola “fallimento”, senza mai pronunciarla del tutto. Tra l’altro questa parola fa parte del lessico della Silicon Valley e meno del nostro modo di pensare il business.

    Questo è un altro discorso.

    Artifact e il senso del fallimento

    Però Systrom dice chiaramente che le startup, per certi versi, difficilmente si pongono questi temi. E che spesso agiscono senza considerare che forse non è il caso di andare avanti quando il mercato ti lancia dei segnali.

    Nello specifico, le parole di Kevin Systrom sulla chiusura di Artifact sottolineano un aspetto cruciale nel mondo delle startup tecnologiche e delle app: l’importanza di un’ampia opportunità di mercato.

    Nel caso di Artifact, nonostante il gradimento da parte di un gruppo ristretto di utenti, la mancanza di un ampio mercato target ha reso insostenibile un ulteriore investimento nel progetto.

    Questo si può tradurre in vari fattori:

    Numero di utenti: se un’app non attrae un numero sufficientemente grande di utenti, il suo potenziale di crescita e di generazione di reddito resta limitato.

    Monetizzazione: senza un ampio mercato, diventa difficile monetizzare l’app tramite pubblicità, abbonamenti o altre forme di reddito.

    Investimenti e sviluppo: mantenere e sviluppare un’app richiede risorse finanziarie consistenti. Senza una prospettiva di ritorno economico adeguato, gli investitori sono riluttanti a sostenere ulteriormente il progetto.

    Concorrenza: in un mercato digitale affollato, dominato da grandi piattaforme come Google o Facebook, competere per attirare l’attenzione degli utenti è una sfida costosa.

    In conclusione, il caso di Artifact evidenzia come, nonostante l’innovazione e la qualità, il successo di un’app dipende fortemente dalla sua capacità di raggiungere e coinvolgere un ampio pubblico in un mercato altamente competitivo.

  • OpenAI, ecco GPT Store e ChatGPT Team per il business

    OpenAI, ecco GPT Store e ChatGPT Team per il business

    OpenAI ha lanciato GPT Store e ChatGPT Team, portando l’IA personalizzata nelle aziende, migliorando l’efficienza e la gestione dei dati. Una innovazione che avrà impatti significativi sul futuro del lavoro e del business.

    Nell’era digitale, l’intelligenza artificiale (IA) continua a ridefinire il panorama tecnologico. L’ultimo lancio di OpenAI, ChatGPT Store, segna un altro passo avanti significativo, orientato alla personalizzazione. Vediamo insieme cosa si intende per ChatGPT Store, il suo scopo e le potenziali ripercussioni nel mondo del business. Insieme a Chat GPT Team.

    Cos’è GPT Store

    ChatGPT Store è una piattaforma innovativa sviluppata da OpenAI. La sua punta di diamante, ChatGPT Team, è una versione avanzata del popolare ChatGPT, personalizzata per l’uso aziendale.

    Questa versione consente alle aziende di implementare il potente strumento AI tra i propri dipendenti, garantendo al contempo la sicurezza e la privacy dei dati aziendali.

    gpt store chatgpt team franzrusso.it

    Il cuore di ChatGPT Team è la sua capacità di isolare e proteggere i dati aziendali. Ogni interazione con il chatbot rimane confinata all’interno dell’ecosistema aziendale, offrendo una soluzione di intelligenza artificiale sicura e privata.

    Il lancio di ChatGPT Team

    A un costo di 25-30 dollari per utente al mese (25 se si adotta un piano di abbonamento annuale), ChatGPT Team promette di migliorare l’efficienza, accelerare il flusso di lavoro e fornire supporto decisionale basato su dati.

    Da quando ha annunciato il programma GPT Builder, a novembre scorso, OpenAI ha dichiarato che sono stati creati dagli utenti più di 3 milioni di bot, chiamati GPT.

    GPT Store verrà distribuito agli utenti di ChatGPT Plus ed Enterprise, insieme agli abbonati a un nuovo livello chiamato Team. Già visibile anche in Italia.

    ChatGPT Team è una versione a pagamento di ChatGPT destinata a team più piccoli di circa 150 persone.

    Come ChatGPT Enterprise, ChatGPT Team offre l’accesso a GPT-4, DALL-E 3 e alla funzionalità Advanced Data Analysis di OpenAI, oltre al controllo sui dati.

    L’introduzione di GPT Store e ChatGPT Team segnano una ulteriore svolta nel modo in cui le aziende interagiranno con l’intelligenza artificiale. La personalizzazione e la sicurezza offerte da ChatGPT Team potrebbero rivoluzionare il posto di lavoro, aumentando la produttività e l’efficienza.

    Allo stesso tempo, questa innovazione solleva questioni importanti sulla dipendenza dalla tecnologia e sull’evoluzione dei ruoli lavorativi in un ambiente sempre più digitale.

    In conclusione, il lancio GPT Store e ChatGPT Team da parte di OpenAI è un chiaro indicatore dell’importanza crescente dell’IA nel mondo del lavoro e del business.

    Mentre ChatGPT Team promette di trasformare il modo in cui le aziende utilizzano la tecnologia, rimane da vedere come questa novità modellerà il futuro del lavoro e la gestione dei dati aziendali.

  • OpenAI, impossibile non usare opere coperte da copyright

    OpenAI, impossibile non usare opere coperte da copyright

    OpenAI risponde al New York Times, dopo la querela per violazione del copyright dei giorni scorsi. Ammettendo che è impossibile non usare opere protette da copyright.

    Subito dopo Natale, lo scorso 27 dicembre, il New York Times aveva fatto sapere di aver querelato OpenAI, la società non profit che ha creato ChatGPT, per violazione del copyright.

    E oggi arriva la risposta di OpenAI.

    Partendo dal presupposto che il NYT non racconti tutta la storia, OpenAI sul suo blog scrive – sostanzialmente – che sarebbe “impossibile” costruire reti neurali di alto livello senza utilizzare opere protette da copyright. Questo perché l’utilizzo di materiali di pubblico dominio porterebbe a software AI di qualità inferiore.

    Le sfide legali legate all’IA

    Un recente rapporto di IEEE (Institute of Electrical and Electronics Engineers), dei giorni scorsi, ha concluso che servizi di IA generativa, come Midjourney e DALL-E 3 di OpenAI, possono ricreare scene protette da copyright basandosi sui loro dati di addestramento, documentando casi di “prodotti copiati”​​​​.

    openai nyt impossibile non usare copyright franzrusso

    Resta quindi la questione, molto complessa, se questa pratica sia legale e se i fornitori di servizi IA rischiano responsabilità legale.

    Come sappiamo, OpenAI e Midjourney possono produrre materiali che sembrano violare il copyright, senza fornire informazioni agli utenti sulla provenienza delle immagini prodotte​​.

    Inoltre, è stato indicato da ricerche recenti, sempre su questo ambito, che ChatGPT di OpenAI può essere indotto a riprodurre testi di libri memorizzati in fase di addestramento​​.

    OpenAI ha dichiarato di credere che il suo addestramento su materiale protetto da copyright sia legale, ma riconosce che c’è ancora lavoro da fare per supportare e valorizzare i creator.

    OpenAI mantiene la sua posizione

    La società guidata da Sam Altman mantiene la sua posizione. Affinché i modelli di intelligenza artificiale possano apprendere e risolvere nuovi problemi, hanno bisogno di accedere a “l’enorme aggregato della conoscenza umana“.

    Ha ribadito che, sebbene rispettasse il diritto legale di possedere opere protette da copyright, ritiene che la formazione di modelli di intelligenza artificiale con dati provenienti da Internet rientri nelle regole di equo utilizzo, che consentono di riproporre le opere protette da copyright.

    In ogni caso, è sempre possibile bloccare l’accesso a servizi come ChatGPT semplicemente bloccandolo, inserendo un codice apposito all’interno del proprio sito.

    OpenAI e NYT, collaborazione possibile?

    Di fronte a questo scenario, OpenAI lascia comunque le porte aperte.

    La società di Altman ha detto che spera ancora di poter continuare i negoziati e arrivare a sigillare una partnership simile a quelle che ha stretto con Axel Springer e l’Associated Press. “Siamo fiduciosi per una partnership costruttiva con il New York Times e rispettiamo la sua lunga storia“, ha affermato la società.

    Ora, la questione legale attorno all’uso di materiale protetto da copyright nella formazione di modelli di intelligenza artificiale, come nel caso di OpenAI, è molto complessa.

    Dal punto di vista legale, le aziende si affidano alla difesa di “uso lecito”, argomentando che l’utilizzo di tali dati è necessario per lo sviluppo tecnologico.

    Diritto d’autore e utenti finali

    Questa posizione però si scontra con la realtà attuale. In quanto non è universalmente accettata e potrebbe portare a nuove sfide legali. Incluse potenziali cause legali e richieste di risarcimento danni.

    Per gli utenti finali, l’uso di strumenti IA basati su dati protetti da copyright potrebbe creare delle situazioni di incertezza. Se un utente genera contenuti che violano il copyright utilizzando questi strumenti, potrebbe trovarsi a fronteggiare questioni legali dal punti di vista personale. E sarebbe un bel problema.

    Le aziende come OpenAI cercano di mitigare questo rischio, adottando con termini di servizio che limitano la loro responsabilità. Ma la questione resta tutta aperta.

    La sfida è tra innovazione e protezione del diritto d’autore

    In conclusione, mentre le aziende di servizi di intelligenza artificiale operano in questo scenario tutto in divenire, è fondamentale per gli utenti comprendere i rischi associati alla generazione di contenuti utilizzando questi strumenti.

    Il caso NYT/OpenAI sottolinea l’importanza di un dialogo continuo tra sviluppatori IA, detentori di diritti d’autore e legislatori per definire chiare linee guida che bilancino innovazione e protezione dei diritti d’autore. Questa è la vera sfida di oggi.


    L’immagine di copertina è stata generata da ChatGPT di OpenAI con DALL·E 3

  • Padre Paolo Benanti alla guida della Commissione Algoritmi

    Padre Paolo Benanti alla guida della Commissione Algoritmi

    Padre Paolo Benanti alla guida la Commissione Algoritmi del governo italiano, nel tentativo di unire etica e tecnologia nell’IA. Confronto con commissioni simili nel mondo.

    L’intelligenza artificiale (IA) sta rivoluzionando il mondo in cui viviamo, influenzando settori che vanno dall’assistenza sanitaria alla sicurezza nazionale. Questa rapida evoluzione ha reso indispensabile la creazione di commissioni governative dedicate, incaricate di indirizzare, monitorare e regolamentare lo sviluppo e l’impiego dell’AI.

    Queste commissioni sono vitali per garantire che l’AI sia sviluppata in modo etico, sicuro e in linea con gli interessi pubblici.

    La nomina di Padre Paolo Benanti

    La recente nomina di Padre Paolo Benanti come presidente della Commissione Algoritmi del governo italiano segna un punto di svolta nella discussione generale.

    padre paolo benanti commissione algoritmi franzrusso

    Dopo le dimissioni di Giuliano Amato, nel giro di poche ore il governo, nella figura di Alberto Barachini, sottosegretario all’Editoria, ha proceduto alla nomina di Padre Benanti.

    Padre Benanti, presbitero francescano, teologo e consulente del Papa sui temi dell’AI e dell’etica della tecnologia, rappresenta una figura unica alla guida di una commissione governativa sull’AI.

    La sua competenza in etica e bioetica, unita alla sua posizione di professore presso la Pontificia Università Gregoriana e membro del Comitato sull’intelligenza artificiale delle Nazioni Unite, evidenzia comunque un approccio multidisciplinare al governo dell’AI​​.

    Cosa succede a livello internazionale

    A livello internazionale, la maggior parte delle commissioni sull’AI sono guidate da esperti nei campi della tecnologia, scienza, etica e politica.

    Negli Stati Uniti, per esempio, il National AI Advisory Committee (NAIAC) e il Select Committee on Artificial Intelligence guidano la strategia nazionale sull’AI. Questi comitati comprendono un ampio spettro di esperti provenienti da diversi settori, riflettendo un approccio interdisciplinare, ma non necessariamente includono figure religiose​​​​.

    I piani strategici nazionali sull’IA mostrano come diversi paesi si stanno concentrando su aspetti come la ricerca sull’IA, l’accesso ai dati, l’etica algoritmica, la governance dell’AI e l’uso dell’AI nei servizi pubblici.

    Questi piani riflettono le priorità nazionali e le strategie per lo sviluppo e l’implementazione dell’AI, ma spesso non specificano individualmente le figure di leadership o i presidenti dei comitati sull’AI.

    Attenzione ai principi sulla IA dell’OCSE

    Inoltre, molti paesi stanno implementando i Principi per un’AI affidabile dell’OCSE, adottando approcci diversi per raggiungere la crescita inclusiva, lo sviluppo sostenibile e il benessere.

    Alcuni esempi includono il Canada, la Francia, la Germania, la Turchia, il Regno Unito e gli Stati Uniti, che hanno lanciato iniziative specifiche per garantire l’etica, la trasparenza e la sicurezza nell’uso dell’AI.

    La nomina di una figura ecclesiastica come Padre Benanti potrebbe suscitare alcuni interrogativi, senza alcuna intenzione polemica. Si potrebbero sollevare domande sull’equilibrio tra visione etica e competenze tecniche nel guidare le politiche sull’AI.

    La sua esperienza in bioetica e etica delle tecnologie offre senza dubbio una prospettiva preziosa, specialmente nell’ambito dell’AI, dove questioni etiche sono sempre più al centro del dibattito.

    Rimane la questione di come questa esperienza si integri con le esigenze tecniche e politiche della governance dell’AI.

    In conclusione, la nomina di Padre Benanti è unica ed evidenzia l’importanza crescente di un approccio interdisciplinare nella governance dell’AI, che combina competenze tecniche con una forte comprensione delle implicazioni etiche e sociali.

    Questo caso può servire come un punto di riflessione per altri paesi nell’elaborare le loro strategie di governance dell’AI, sottolineando l’importanza di un equilibrio tra competenza tecnica e sensibilità etica.


    [L’immagine di Padre Benanti è stata reperita sui motori di ricerca e modificata dall’autore dell’articolo. Si prega di menzionare l’origine dell’immagine per eventuali usi. Qualora la persona raffigurata nell’immagine, o l’autore, lo riterrà necessario, l’immagine verrà rimossa immediatamente]

  • AI Act: l’UE pioniera nella regolamentazione della IA

    AI Act: l’UE pioniera nella regolamentazione della IA

    L’Unione Europea stabilisce un precedente globale con l’AI Act, un accordo rivoluzionario per regolamentare l’intelligenza artificiale. Protezione dei diritti di tutti e promozione dell’innovazione si uniscono in un quadro normativo equilibrato.

    L’intelligenza artificiale (AI) sta rivoluzionando il mondo in cui viviamo, offrendo soluzioni innovative e migliorando l’efficienza in vari settori. Va sottolineato, però, che questa rapida evoluzione pone questioni significative riguardanti la privacy, la sicurezza e l’etica.

    Secondo un rapporto di McKinsey del 2021, il valore economico generato dall’AI è stimato in trilioni di dollari. E con esso arrivano sfide senza precedenti in termini di responsabilità e regolamentazione.

    In questo contesto, l’Unione Europea ha preso un passo decisivo con l’accordo provvisorio sull’AI Act. Un atto normativo che punta a regolamentare l’uso dell’AI, proteggendo i diritti fondamentali e promuovendo l’innovazione. Questa iniziativa posiziona l’Europa come leader globale nella creazione di un quadro normativo per l’AI, che potrebbe servire da modello per altre nazioni.

    L’accordo a livello UE raggiunto ieri é un accordo provvisorio sull’AI Act, che mira a proteggere i diritti fondamentali, la democrazia, lo stato di diritto e la sostenibilità ambientale da AI ad alto rischio, promuovendo l’innovazione e posizionando l’Europa come leader in questo campo.

    AI Act, cosa prevede l’accordo UE

    L’accordo prevede la proibizione di sistemi che:

    • Categorizzano biometricamente in base a caratteristiche sensibili (come convinzioni politiche, religiose, orientamento sessuale, razza).
    • Raccolgono senza un obiettivo preciso immagini facciali da internet o da telecamere CCTV.
    • Riconoscono emozioni in contesti lavorativi ed educativi.
    • Effettuano “social scoring” basato su comportamenti sociali o caratteristiche personali.
    • Manipolano il comportamento umano o sfruttano vulnerabilità.

    L’accordo AI Act interviene sulla Sicurezza con eccezioni per l’Identificazione Biometrica. Quindi: verranno applicate misure di sicurezza e eccezioni strette per l’utilizzo di sistemi di identificazione biometrica in spazi pubblici a fini di legge, soggetti ad autorizzazione giudiziaria previa e per crimini specificamente definiti.

    L’AI Act e obblighi per AI ad Alto Rischio.

    Sono stati concordati obblighi chiari per sistemi AI classificati come ad alto rischio. Inclusa una valutazione obbligatoria dell’impatto sui diritti fondamentali.

    Questi i requisiti per AI di Uso Generale (GPAI).

    I sistemi GPAI dovranno aderire a requisiti di trasparenza, come documentazione tecnica e rispetto della legge sul copyright dell’UE. I modelli GPAI ad alto impatto dovranno effettuare valutazioni del modello, testare i rischi sistematici, assicurare la cybersicurezza e riferire sulla loro efficienza energetica.

    L’AI Act e supporto alle Piccole e Medie Imprese (PMI)

    L’accordo promuove “sandbox regolatori” e test reali, istituiti dalle autorità nazionali, per sviluppare e addestrare soluzioni AI innovative prima di immetterle sul mercato.

    AI Act dell’UE, le sanzioni

    E poi c’è l’aspetto delle Sanzioni per la Non Conformità.

    Le violazioni possono portare a multe che vanno da 35 milioni di euro o il 7% del fatturato globale a 7,5 milioni o l’1,5% del fatturato. Dipende dall’infrazione e dalla dimensione dell’azienda.

    AI Act e prossimi passi

    Il testo concordato dovrà essere formalmente adottato dal Parlamento e dal Consiglio per diventare legge dell’UE. I comitati del Mercato Interno e delle Libertà Civili del Parlamento voteranno sull’accordo in una prossima riunione. In ogni caso, si prevede una entrata in vigore dell’accordo come legge UE non prima di due anni.

    Come già accaduto rispetto ad altri provvedimenti, AI Act dell’UE potrebbe diventare un modello per altri governi. Offrendo così un’alternativa all’approccio, sin qui, tenuto da altri stati.

    L’AI Act dell’UE, come già ricordato all’inizio, rappresenta un importante traguardo nella storia della regolamentazione tecnologica. Con questo accordo, l’UE non solo dimostra il suo impegno a proteggere i propri cittadini e le loro libertà, ma stabilisce anche un precedente a livello mondiale per il trattamento etico e responsabile dell’AI.

    Impatto e Futuro dell’AI Act

    Questo sforzo di regolamentazione prova ad offrire un equilibrio tra la promozione dell’innovazione e la salvaguardia della sicurezza e dei diritti di tutti. Questa legislazione, al momento unica nel suo genere, potrebbe servire da faro per altri paesi nel loro cammino verso una regolamentazione equilibrata e orientata al futuro dell’intelligenza artificiale, assicurando che il suo sviluppo vada di pari passo con i principi etici e di sostenibilità.

    Come sempre, un compromesso lascia tanti contenti e molti scontenti. Vedremo nel suo percorso, tra Commissione e Parlamento, come AI Act manterrà la sua struttura integra o se verranno apportati cambiamenti.

  • IA, la sfida delle aziende è sull’energia e sui dati

    IA, la sfida delle aziende è sull’energia e sui dati

    Un report di Pure Storage evidenzia le sfide nell’adozione dell’IA nelle aziende. Sottolinea l’importanza di infrastrutture IT sostenibili e l’impatto sui consumi energetici.

    L’avvento dell’intelligenza artificiale (IA) ha aperto nuove frontiere nel mondo tecnologico, ma non senza sfide. Un recente report di Pure Storage, intitolato “Drivers of Change: Meeting the Energy and Data Challenges of AI Adoption“, mette in evidenza le difficoltà che le aziende stanno incontrando nell’adottare l’AI, in particolare per quanto riguarda la gestione dei consumi energetici e dei dati. 

    Le aziende, sempre più spinte verso l’innovazione digitale, stanno scoprendo che l’adozione dell’IA non è priva di ostacoli. L’infrastruttura IT esistente, spesso inadeguata, richiede significativi aggiornamenti per supportare le esigenze di calcolo e di storage richieste dall’IA. 

    IA e aziende, le sfide sono su energia e Dati 

    Il report di Pure Storage, elaborato con la collaborazione di Wakefield Research, sottolinea che l’88% delle aziende che hanno adottato l’AI ha visto aumentare notevolmente la necessità di potenza di calcolo, con quasi la metà (47%) di esse che ha dovuto almeno raddoppiare la potenza di calcolo da quando ha introdotto l’IA. Ad ogni modo, il 73% delle aziende non era completamente preparato per i livelli di consumo energetico richiesti dall’AI.

    IA sfida aziende energia dati franzrusso.it

    IA e impatto sugli obiettivi ESG 

    Uno degli aspetti più critici rilevati è l’impatto che l’aggiornamento dell’infrastruttura IT per l’AI ha sugli obiettivi ambientali, sociali e di governance (ESG) delle aziende. L’89% degli intervistati ha incontrato difficoltà nel raggiungere gli obiettivi ESG a causa di questi aggiornamenti. Ciò mette in luce la necessità di un bilanciamento tra innovazione tecnologica e sostenibilità. 

    Infrastruttura IT e IA 

    L’adozione dell’IA richiede aggiornamenti infrastrutturali significativi. Il 96% degli intervistati ha già aggiornato o si prepara ad aggiornare l’infrastruttura IT, con il 29% che prevede una revisione completa dell’ambiente IT. Questi dati evidenziano l’importanza di un’infrastruttura IT adeguata per il successo nell’implementazione dell’IA. 

    Il Futuro dell’IA nelle Aziende 

    Le aziende stanno riconoscendo la necessità di infrastrutture più efficienti e smart. L’IA offre opportunità immense ma richiede che le infrastrutture IT siano all’altezza della sfida. Il 60% delle aziende che hanno già adottato l’AI sta investendo in hardware più efficiente dal punto di vista dei consumi per allinearsi agli obiettivi ESG. Questo riflette una crescente consapevolezza che l’efficienza energetica e la gestione dei dati sono cruciali per un’implementazione sostenibile dell’AI. 

    IA, aziende ed emissioni

    Quasi tutti i buyer IT, secondo il report, si trovano sotto pressione per ridurre la propria impronta di emissioni. Questa sfida si intensifica con la necessità di aggiornare le infrastrutture IT per supportare l’IA. La maggior parte riconosce che rispettare gli obiettivi IT è impossibile senza adeguare l’infrastruttura all’IA. 

    La crescita dell’IA in tutti i settori 

    L’AI sta trovando applicazioni in tutti i settori, ma le aziende spesso non possiedono l’infrastruttura necessaria per gestire le richieste di energia e dati ad alte prestazioni. Questa limitazione rappresenta una sfida significativa per coloro che desiderano implementare l’AI con successo in iniziative aziendali critiche. 

    IA e aziende, l’importanza dell’infrastruttura smart 

    L’esigenza di un’infrastruttura più smart è urgente. I sistemi legacy spesso non possono supportare le pipeline di dati AI necessarie per sfruttare al meglio il machine learning. La diffusione continua dell’AI richiede infrastrutture IT efficienti e affidabili per garantire un efficace deployment di questa tecnologia. 

    Il punto di vista di Pure Storage 

    Rob Lee, Chief Technology Officer di Pure Storage, sottolinea l’importanza di pianificare il cambiamento e garantire la flessibilità per adottare l’AI. “Con la crescita esponenziale dei requisiti di dati e di energia nell’era della AI, investire in un’infrastruttura dati AI-ready è essenziale per un deployment efficiente e per massimizzare il valore dei progetti IA“, afferma Lee. 

    Oltre la IA: un approccio olistico 

    La sfida di adottare l’IA non si limita alla sola tecnologia. Richiede un approccio olistico che consideri l’interazione tra le infrastrutture IT, le esigenze energetiche e gli obiettivi aziendali più ampi. Le aziende devono quindi considerare attentamente l’impatto ambientale delle loro scelte tecnologiche, soprattutto quando si tratta di innovazioni come l’IA, che possono avere un impatto significativo sui consumi energetici. 

    Un futuro AI-Ready 

    Il report evidenzia una tendenza chiara: l’era dell’IA è qui e sta crescendo rapidamente. Per rimanere competitivi e responsabili, le aziende devono non solo abbracciare l’IA, ma anche essere pronte ad affrontare e superare le sfide che essa comporta. Ciò implica investire in infrastrutture IT aggiornate, efficienti e sostenibili che possano supportare efficacemente le esigenze dell’AI. 

    Implicazioni per i leader IT 

    Per i leader IT, questo report fornisce un campanello d’allarme. Non basta semplicemente adottare l’AI; è essenziale comprendere e prepararsi per le sue implicazioni a tutto tondo. Da una parte, ci sono le promesse di efficienza e innovazione, ma dall’altra, ci sono importanti considerazioni infrastrutturali e ambientali che non possono essere ignorate. 

    Il report di Pure Storage offre una panoramica essenziale per i responsabili IT, evidenziando le conseguenze di una mancata pianificazione nell’implementazione dell’IA, così come i vantaggi di una preparazione adeguata.  

    In conclusione, l’adozione dell’AI sta trasformando rapidamente il panorama aziendale. Le imprese devono navigare in questo nuovo mondo con una strategia chiara e una visione olistica che tenga conto dell’impatto energetico, dei requisiti infrastrutturali e degli obiettivi di sostenibilità. Solo così potranno sfruttare appieno i benefici dell’AI, garantendo al contempo un futuro sostenibile e responsabile. 

  • Come affrontano la IA le aziende e gli utenti italiani

    Come affrontano la IA le aziende e gli utenti italiani

     

    Una ricerca di Deloitte esplora il crescente fenomeno dell’Intelligenza Artificiale in Italia. I dati raccolti ci offrono uno sguardo su come utenti e aziende vedono questa tecnologia rivoluzionaria.

    Il tema dell’intelligenza artificiale si sta estendendo sempre di più in qualsiasi ambito. Sia personale che professionale. E parliamo soprattutto di IA generativa, dopo il boom di ChatGPT, esattamente un anno fa.

    Ed è proprio a distanza di un anno dalla IA di OpenAI che vale la pena dare un’occhiata alla ricerca di Deloitte sull’Intelligenza Artificiale in Italia. Ricerca che getta luce su un panorama in costante mutamento anche nel nostro paese. La gestione e l’implementazione dell’AI stanno diventando sempre più cruciali per le imprese e la società.

    Panorama sulla IA in Italia nel 2023

    Ma cosa ne pensano gli italiani?

    Le opinioni si dividono tra curiosità e timore. Gli italiani sperano che l’IA trovi applicazione soprattutto in campo medico (38%) e nella semplificazione burocratica (31%). C’è anche chi non esclude di “fare amicizia” con un’intelligenza artificiale (41%), mentre molti lo troverebbero “inquietante” (28%).

    Secondo il report, ben il 59% delle imprese italiane ha già sperimentato con l’IA. Il 40% prevede di aumentare gli investimenti nei prossimi tre anni. Questa crescita è spinta dall’esigenza di ottimizzare i processi, analizzare dati e gestire i rischi.

    IA italiani aziende italiane franzrusso

    Il 35% delle aziende è pronto per l’implementazione dell’AI, mentre il 53% guarda al medio termine. Si punta alla riduzione dei costi di questa tecnologia, che attualmente rappresenta un ostacolo per la maggior parte delle imprese italiane (66%).

    L’IA e le aziende italiane

    Tra le soluzioni più comuni vi sono quelle per l’automazione, l’ottimizzazione e la gestione di processi (38%), l’analisi dei dati (16%), l’analisi e la gestione dei rischi (15%). Meno frequenti l’uso di chatbot (13%), l’impiego per la formazione dei dipendenti (8%) e le applicazioni per la produzione di testo e/o immagini, usate solo dal 3% delle aziende nonostante il grande clamore mediatico di cui sono state protagoniste negli ultimi mesi.

    Solo nel 41% dei casi le aziende non hanno mai fatto alcun utilizzo di applicazioni IA.

    Il fenomeno della Intelligenza Artificiale va guidato e gestito nel migliore dei modi, affinché si creino le opportunità e si riducano i rischi. E per fare questo c’è bisogno di competenze.

    La ricerca evidenzia quelle che sono le barriere che ostacolano l’implementazione aziendale di tecnologie AI. E sono: la mancanza di conoscenze e competenze tecniche (40%); l’incompatibilità tecnologica con i sistemi attuali (37%); la carenza di adeguate risorse finanziarie (31%), che nel caso delle aziende del Sud arriva al 47%.

    Aziende e IA, non senza difficoltà

    Altri ostacoli che vengono segnalati dalle aziende sono la difficoltà nella raccolta e gestione dei dati (27%); il grado di maturità del mercato/settore di riferimento (17%).

    E poi, il 71% delle aziende ritiene che l’orizzonte temporale per la diffusione dell’IA sia di lungo periodo. Il 66% fa notare come nel breve periodo la maggior parte delle tecnologie e innovazioni IA abbia un costo proibitivo. Come si ricordava all’inizio.

    7 aziende su 10 concordano sul fatto che la collaborazione fra pubblico e privato sarà imprescindibile per delineare un quadro normativo equo ed efficace sull’AI.

    Il 68% conviene che per garantire uno sviluppo etico e responsabile sarà fondamentale regolamentare la tecnologia AI fin dalle prime fasi della progettazione.

    Come poter garantire uno sviluppo etico dell’AI? Il 59% sottolinea l’importanza delle competenze delle persone all’interno delle imprese. Un 33% indica come prioritaria la formazione di ricercatori e sviluppatori di algoritmi AI su problematiche etiche. Il 31%, invece, pone l’accento sull’importanza di una maggiore trasparenza sui meccanismi di funzionamento dell’AI.

    ricerca deloitte IA italiani aziende italiane franzrusso.it

    AI e Sostenibilità Ambientale

    Le aziende vedono nell’IA un potenziale enorme per la sostenibilità ambientale. In particolare, per l’efficienza energetica (70%); la riduzione dell’inquinamento (57%) e l’economia circolare. L’impiego dell’AI, invece, secondo il 20% potrebbe servire allo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. L’8% ne sottolinea il potenziale nella protezione della biodiversità.

    Cosa pensano gli italiani della IA

    Circa un quarto dei cittadini italiani ha già sperimentato applicazioni per la generazione di testi come ChatGPT e Bard. La traduzione simultanea, gli assistenti vocali e le previsioni del traffico in tempo reale emergono come le applicazioni di AI più utilizzate nella vita quotidiana.

    Molto utili anche le previsioni del traffico in tempo reale, che sono adottate dal 37% e continueranno a essere usate da un cittadino su tre.

    Come dicevamo, il 25% ha provato applicazioni per la generazione di testo, come ChatGPT e Bard, e il 15% continuerà a usarle. Tra le applicazioni ancora di “nicchia” la guida autonoma di veicoli (il 13% l’ha provata, il 4% continuerà), la creazione di contenuti artistici e multimediali (l’11% ha provato, il 5% continuerà) e quelle per i servizi finanziari (provati dal 10%, continueranno a essere usati dal 5%).

    Sorprendentemente, il 41% degli intervistati è aperto all’idea di fare amicizia con un’intelligenza artificiale (il 22% “possibilista se avesse connotati umani”; il 19% risponde di sì con entusiasmo); mentre il 28% lo trova “impossibile” e “inquietante”.

    Gli altri settori che gli italiani ritengono prioritari per lo sviluppo della IA siano in ambito medico (38%). E tra chi scommette sull’IA per il settore salute, il 57% immagina di utilizzarla per monitoraggio dello stato di salute e rilevamento di segnali di attenzione; il 52% pensa che sarà utile alla ricerca farmaceutica-sanitaria; il 47% ipotizza un miglior accesso a servizi di prevenzione o assistenza sanitaria personalizzata; mentre il 41% spera in un supporto alla diagnosi attraverso l’analisi di dati.

    Significativa anche l’indicazione sul settore dei servizi pubblici e l’interazione con la PA (31%), che grazie all’AI potrebbe essere migliorata tramite l’automazione e semplificazione burocratica. Segue l’indicazione di un possibile utilizzo applicato a “telecomunicazioni, media e intrattenimento” (30%).

    “Quanto conosci l’IA?”

    Ma gli italiani quanto ne sanno di IA? Allora, dalla ricerca emerge che gli italiani si suddividono in quattro categorie: i “grandi conoscitori” (17%) sono coloro che affermano di conoscere bene le applicazioni e i prodotti AI, nonché la tecnologia sottostante; il 19% si definirebbe come “grande utilizzatore”, cioè utilizza frequentemente prodotti e servizi AI nella vita quotidiana ed è interessato all’utilizzo di futuri sviluppi nel settore; i “non utilizzatori” sono il 22% e dichiarano uno scarso uso e interesse verso l’AI; il 42%, invece, esprime timore o preoccupazione per i futuri rischi che questa tecnologia pone.

  • Il lavoro e le competenze nell’era dell’Intelligenza Artificiale

    Il lavoro e le competenze nell’era dell’Intelligenza Artificiale

    Una recente ricerca analizza l’effetto dell’Intelligenza Artificiale sul mondo del lavoro, con focus su professioni emergenti, necessità di upskilling e crescita dei green jobs entro il 2030.

    Ormai da un po’ di tempo ci stiamo dedicano a comprendere quanto l’Intelligenza Artificiale stia cambiando la nostra società. E, soprattutto, il nostro modo di lavorare e interagire. Una ricerca molto interessante, condotta da ManpowerGroup, EY e Sanoma, ci svela come, entro il 2030, 8 professioni su 10 subiranno cambiamenti rilevanti, con un’ascesa delle professioni informatiche e tecnologiche parallela a quella dei servizi di cura e assistenza alla persona.

    Secondo il modello predittivo elaborato dalla ricerca, grazie a tecniche di Intelligenza Artificiale (IA) e algoritmi di machine learning, la domanda di lavoro in Italia continuerà a crescere, anche se con un rallentamento atteso a partire dal 2024, che diverrà più marcato dal 2027. Questo rallentamento è correlato all’adozione crescente di soluzioni IA e robotica avanzata nelle aziende.

    lavoro competenze Intelligenza artificiale 2023 franzrusso.it

    Crescita e declino: professioni rimodellate dall’IA

    L’IA influenzerà in modo differenziato i diversi settori: da un lato aumenterà la domanda in settori tecnologicamente maturi (9 su 23) e in quelli legati alla trasformazione dei servizi e delle competenze; dall’altro, ridurrà la domanda in settori come banche e assicurazioni, già impegnati in percorsi di ristrutturazione tecnologica.

    Le previsioni dettagliate mostrano una crescita della domanda legata all’IA per professioni eterogenee, dai profili ingegneristici e fisici (+7%) a quelli creativi e manageriali. I dati specifici evidenziano ad esempio:

    • Ingegneri industriali e gestionali: +68%
    • Registi: +59%
    • Specialisti nella commercializzazione di beni e servizi: +46%
    • Fisici: +45%
    • Imprenditori e amministratori di grandi aziende nei servizi alle imprese e alle persone: +45%
    • Direttori e dirigenti del dipartimento finanza ed amministrazione: +32%
    • Specialisti dell’organizzazione del lavoro: +30%
    • Specialisti dell’economia aziendale: +29%
    • Specialisti dei sistemi economici: +29%
    • Analisti di mercato e psicologi dello sviluppo e dell’educazione: +27%
    • Architetti e pianificatori paesaggisti: +24%

    In parallelo, alcune professioni vedranno una significativa decrescita:

    • Intervistatori e rilevatori professionali: -64%
    • Venditori a distanza: -63%
    • Centralinisti: -60%
    • Croupiers: -58%
    • Personale non qualificato nei servizi di ristorazione: -52%

    Implicazioni sul Lavoro, enfasi sulla Sostenibilità

    Queste tendenze implicano una transizione verso lavori che richiedono un alto livello di qualifica e competenze ibride, sia tecnologiche che di settore, come nella ricerca e sviluppo e nel marketing.

    Emergerà una maggiore enfasi sulla sostenibilità, con una crescita dei green jobs e una domanda trasversale di green skills, essenziali per il miglioramento dell’impatto ambientale delle aziende.


    LEGGI ANCHE:

    Il 51% degli italiani pensa che l′Intelligenza Artificiale ridurrà il lavoro


    L’upskilling e il reskilling diventano quindi critici per preparare la forza lavoro attuale e futura. Le aziende e i sistemi educativi dovranno collaborare per allineare le offerte formative con le esigenze del mercato, evitando squilibri e talent shortage.

    Il modello predittivo utilizzato dalla ricerca stima anche il mismatch in uscita dai percorsi universitari italiani. Si verificherà un significativo disallineamento tra le competenze dei neolaureati italiani e i lavori di primo impiego nel corso del decennio, soprattutto in uscita dai percorsi STEM.

    Si può consultare, e scaricare, l’intera ricerca da questo link su www.competenze2030.it.