Categoria: Intelligenza Artificiale

In questa categoria troverete articoli su Intelligenza Artificiale e Machine Learning, soprattutto su come queste tecnologie stanno evolvendosi, con esempi concreti

  • Artifact, l’app di notizie su AI, è adesso aperta a tutti

    Artifact, l’app di notizie su AI, è adesso aperta a tutti

    Lanciata appena tre settimane fa Artifact, l’app di notizie alimentata dall’intelligenza artificiale è ora aperta a tutti.

    Lanciata appena tre settimane fa Artifact, l’app di notizie alimentata dall’intelligenza artificiale, realizzata dai cofondatori di Instagram, Kevin Systrom e Mike Krieger, è ora aperta a tutti.

    Dopo poche settimane dal lancio con una lista d’attesa, i due co-fondatori hanno deciso di aprire le porte dell’app a tutti gli utenti, rendendola scaricabile per iOS e per Android. Da oggi, quindi, non è più necessario inserire il proprio numero di telefono per utilizzare Artifact, a meno che non si voglia creare un account e passare a un altro dispositivo, mantenendo memorizzate le impostazioni.

    Come già saprete, Artifact ricorda molto i vecchi aggregatori di notizie, spariti da un bel po’, ma ha un caratteristica che la rende peculiare e interessante. Ed è il fatto che gli “articoli e i fatti” vengono aggregati dall’intelligenza artificiale. Si tratta di una modalità di selezione e visualizzazione dei contenuti che è molto simile a quella che è in uso su TikTok.

    Il feed è quindi alimentato dalla tecnologia machine learning che, mano a mano, selezione e propone i contenuti sulla base del tempo trascorso dell’utente, e non più sulla base dei click.

    artifact app intelligenza artificiale franzrusso.it

    Una volta fatto l’accesso all’app, Artifact permette di selezionare gli argomenti di interesse, almeno 10, e poi i “publisher” di interesse. Una volta fatta questa operazione, l’app si apre con la sezione “For you”, la principale, dove comincerete a scorrere le notizie e a selezionare quelle di vostro interesse. L’intelligenza artificiale comincia a lavorare quando iniziate a leggere le notizie e, come dicevamo, comincia a considerare il tempo trascorso.

    Mano a mano che andrete avanti, vedrete che il feed comincia a portare alla vostra attenzione i contenuti interesse. Dopo le 10 letture, avrete sbloccate anche le statistiche e vedere quali argomenti avete letto di più e su quale testata/blog.

    artifact intelligenza artificiale franzrusso

    Nel mezzo della sezione “For you”, noterete le Headlines, ossia i titoli d maggiore interesse che a loro volta aggregano articoli su ciascun tema.

    La novità del lancio pubblico di oggi è l’aggiunta di un elemento social che può, per certi versi, portare a catalogare Artifact come un social delle notizie, come è stato già definito del resto. Si tratta della possibilità di sincronizzare la rubrica, quindi i contatti, per vedere se un articolo ottiene l’interesse da parte dei vostri contatti. Anche se non si saprà chi e quanti hanno visualizzato l’articolo, per ovvi motivi di privacy, resta comunque una funzionalità che non tutti attiveranno (chi scrive non lo ha fatto e non lo farà, appunto).

    E sotto ad ogni articolo compare il pollice verso, una modalità per far sapere all’intelligenza artificiale cosa ci piace, l’icona del segnalibro per salvare l’articolo e l’icona per condividere l’articolo.

    Ora, una piccola considerazione finale dopo aver usato l’app nella giornata di oggi.

    Finalmente un aggregatore di notizie molto utile e ce n’era bisogno. Per certi versi, richiama Nuzzel che qualcuno di voi ricorderà. Utile per salvare e condividere notizie e interessante osservare come l’intelligenza artificiale lavora.

    Solo che in alcuni casi non è molto preciso, perché, nonostante le notizie interessanti, spesso si tratta di notizie di diversi giorni addietro, se non settimane. Probabilmente servirà del tempo, ma il giudizio è molto positivo.

  • Italiani e Intelligenza Artificiale, mercato e opinioni nel 2023

    Italiani e Intelligenza Artificiale, mercato e opinioni nel 2023

    L’Intelligenza Artificiale è il tema del momento, grazie all’esplosione del fenomeno ChatGPT. In Italia il mercato è in crescita, vale 500 milioni di euro; gli italiani conoscono l’AI e il 79% la ritiene positiva.

    Il 2022 per il mercato dell’intelligenza artificiale è stato un anno da record, caratterizzato dai continui progressi nelle capacità delle macchine e dagli exploit di Dall-E2 e, soprattutto, ChatGPT che in poche settimane hanno coinvolto decine di milioni di utenti e mostrato al grande pubblico le potenzialità di questa tecnologia.

    Per la precisione, ChatGPT dopo aver raggiunto 1 milione di utenti in soli 5 giorni, ha raggiunto poi nel mese di gennaio il traguardo di 100 milioni di utenti attivi.

    E il 2023 sarà, molto probabilmente, all’insegna dell’AI con i progressi che ne seguiranno. Microsoft nei giorni scorsi ha lanciato la nuova versione di Bing, il motore di ricerca di casa Redmond, basato sull’intelligenza artificiale, con l’impegno di “offrire una ricerca migliore, risposte più complete, una nuova esperienza di chat e la capacità di generare contenuti”.

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    Una sollecitazione, quella di creare sempre più strette sinergie tra i motori di ricerca e l’intelligenza artificiale, alla quale non si è sottratta Google, l’azienda madre del motore di ricerca più usato nel web. Infatti, nei giorni scorsi è stato lanciato Bard il cui lancio non è stato così fortunato: un errore nella ricerca dimostrativa ha finito per provocare la perdita di 100 miliardi di valore a Wall Street per Alphabet, l’azienda madre di Google.

    Fatta questa breve panoramica, veniamo all’Italia e al suo rapporto con l’Intelligenza Artificiale.

    In Italia, il mercato dell’Intelligenza Artificiale nel 2022 ha raggiunto il valore di 500 milioni di euro, con una crescita di ben il 32% in un solo anno, di cui il 73% commissionato da imprese italiane (365 milioni di euro) e il 27% rappresentato da export di progetti (135 milioni di euro).

    A dimostrazione dell’ormai ampia diffusione di questa tecnologia, oggi il 61% delle grandi imprese italiane ha già avviato almeno un progetto di AI, 10 punti percentuali in più rispetto a cinque anni fa. E tra queste, il 42% ne ha più di uno operativo. Tra le PMI, invece, il 15% ha almeno un progetto di AI avviato (nel 2021 era il 6%), quasi sempre uno solo, ma una su tre ha in programma di avviarne di nuovi nei prossimi due anni.

    Elemento significativo è che il 93% degli italiani ha già sentito parlare di “Intelligenza Artificiale”; il 55% afferma che l’AI è molto presente nella quotidianità e circa 4 su 10 (37%) nella vita lavorativa. Non mancano però le perplessità: il 73% nutre dei timori, soprattutto sugli impatti sul mondo del lavoro, anche se solo il 19% della popolazione è fermamente contrario all’ingresso dell’Intelligenza Artificiale nelle attività professionali.

    Osservando meglio, si nota che il 96% degli italiani con età compresa tra 18-34 anni conosce l’AI e poi l’89% degli italiani disoccupati.

    intelligenza artificiale italiani

    Il 79% degli italiani ritiene, comunque, che l’Intelligenza Artificiale sia positiva, dato che cresce all’84% tra gli utenti consapevoli. Mentre solo il 5% la giudica, complessivamente, negativa. Infine, il 16% degli italiani si ritiene del tutto indifferente a questo fenomeno.

    In ogni caso, la gran parte degli utenti deve ancora sperimentarne le reali potenzialità. L’esperienza quotidiana degli italiani si concentra sugli assistenti virtuali e sui sistemi di Recommendation. In particolare, i chatbot, già utilizzati dall’81%, sono ormai diffusi quasi come gli assistenti vocali (83%). Cresce l’interesse verso le raccomandazioni ricevute da motori di AI per l’e-commerce e un utente su quattro ha realizzato un nuovo acquisto online dopo averli utilizzati. 

    Sono dati, questi, della ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, presentata nei giorni scorsi.

    Intelligenza Artificiale e mercato italiano

    La quota più significativa del mercato dell’Intelligenza Artificiale italiano (34%) è legata a soluzioni per analizzare ed estrarre informazioni dai dati (Intelligent Data Processing), soprattutto per realizzare previsioni in ambiti come la pianificazione aziendale, la gestione degli investimenti e le attività di budgeting. Ma è importante anche l’area di interpretazione del linguaggio, scritto o parlato, la cosiddetta Language AI (28%) a cui afferiscono le classi di soluzioni NLP e Chatbot. In quest’area vi sono, ad esempio, le applicazioni di Generative AI come ChatGPT o DALL-E2, che consentono di estrarre ed elaborare automaticamente informazioni anche da documenti come atti giudiziari, contratti o polizze, o per analizzare le comunicazioni interne o esterne (es. mail, social network, web).

    intelligenza artificiale mercato italia

    Al 19% si segnala poi l’area degli algoritmi che suggeriscono ai clienti contenuti in linea con le singole preferenze (Recommendation System). Infine, il 10% del mercato va alle iniziative di Computer Vision, che analizzano il contenuto di un’immagine in contesti come la sorveglianza in luoghi pubblici o il monitoraggio di una linea di produzione, e il 9% alle soluzioni con cui l’AI automatizza alcune attività di un progetto e ne governa le varie fasi (Intelligent Robotic Process Automation).

    Dal punto di vista del livello di adozione dell’Intelligenza Artificiale da parte delle aziende italiane, i dati dell’Osservatorio Artificial Intelligence rilevano che più di un terzo delle grandi aziende, vale a dire il 34%, si trova nell’era dell’implementazione, ossia dispone delle risorse tecnologiche e delle competenze necessarie per sviluppare e portare in produzione le iniziative di AI.

    Nel restante 66% vi sono situazioni eterogenee, a partire dalle organizzazioni definite In cammino (33%), ovvero già dotate degli elementi abilitanti, ma anche aziende che non percepiscono il tema dell’Intelligenza Artificiale come rilevante, e non dispongono di un’infrastruttura tecnologica adeguata.

  • PeperoniAI, ecco l’intelligenza artificiale empatica

    PeperoniAI, ecco l’intelligenza artificiale empatica

    Arriva da Ferrara l’app di intelligenza artificiale empatica. Si chiama PeperoniAI, sviluppata dalla tech company ferrarese 22HBG, e ambisce a migliorare la vita delle persone. Già disponibile per iOS, presto lo sarà anche per Android.

    È un momento in cui non si parla d’altro che di intelligenza artificiale generativa, ossia quella in grado di generare nuovi contenuti o di modificare quelli esistenti. Esempio eclatante di queste settimane è rappresentato da ChatGPT, sviluppato da OpenAI che ha portato l’attenzione di tutti verso questo fenomeno che si stat ormai diffondendo a macchia d’olio.

    E propri da questa esperienza, in molto hanno notato che in effetti, accanto alla capacità di rispondere alle varie richieste in maniera, più o meno, esaustiva, mancava l’empatia, ossia quella capacità di coinvolgere l’interlocutore facendo leva anche sulle emozioni.

    Ebbene, abbiamo scritto “mancava” appositamente, perché da oggi, anzi da ieri, l’intelligenza artificiale empatica esiste e arriva da Ferrara.

    Si chiama PeperoniAI, dal nome della piattaforma di gestione contenuti da cui deriva. L’app di intelligenza artificiale , on line su iOS e presto sarà disponibile anche per Android, lanciata dalla 22HBG, tech company ferrarese fondata da Gianluca Busi. Partner di aziende internazionali leader nel campo della tecnologia e delle telecomunicazioni (recente l’apertura di una sede in Senegal), 22HBG promuove soluzioni digitali configurandosi come una Hub che “ambisce a migliorare la qualità della vita delle persone“, ‘umanizzando’, con la nuova App, la ‘freddezza’ dell’intelligenza artificiale.

    PeperoniAI intelligenza artificla empatia

    L’App, già scaricabile dall’App Store e tra le primissime in Italia, precede il bisogno dei clienti di potersi relazionare ad altri, per iscritto, con parole adeguate. Il modello di riferimento è OpenAi, dalla quale si differenzia per un’impronta empatica. Al testo si combina infatti l’umore, lo stato d’animo, i sentimenti che animano chi la utilizza, senza snaturarlo, con un tono che può essere formale o informale.

    Come funziona e a chi si rivolge PeperoniAI

    Come ci conferma lo sviluppatore, Renzo Marrazzo, “si è voluto rendere il risultato il più aderente possibile all’identità del fruitore/autore“. Diverse le categorie cui accedere: Media, Education, Writing, Marketing, suddivise a loro volta in tipologie di messaggio. E se per l’Education, ad esempio, si può chiedere di scrivere tanto il riassunto di un libro quanto una poesia, per il marketing si ottengono prevalentemente contenuti di copywriting. Un percorso intuitivo che conduce all’utilizzo di una semplice chat, che in pochi secondi dà riscontro.

    PeperoniAI, è rivolto a chi non ha dimestichezza con la parola scritta ma ha necessità di farsi comprendere; ai social media manager che devono realizzare post; ad utenti che vogliono soddisfare curiosità. Grazie a tutti gli elementi introdotti, il wizard fornisce anche idee. Categorie e tipologie di contenuti saranno potenziati nei mesi, automaticamente.

    Tra le implementazioni previste, cosa non da poco, il codice di programmazione per immagini e grafiche. Un approdo, quello dell’App, in linea con la filosofia dell’azienda, che ha dedicato il 2022 allo studio delle opportunità del Web 3, della Blockchain e del Metaverso, fino ad arrivare a Peperoni, Digital Content Manager che riduce i tempi di gestione dei contenuti aziendali e snellisce processi di archiviazione, catalogazione, distribuzione, misurazione.

    Un’esigenza sentita dai brand che puntano su una strategia di comunicazione che non sia solo social e che vogliono mettere ordine nell’accumulo di contenuti di diverso formato, quindi testi, video, audio, app e podcast.

    Allora Ferrara è pronta a diventare la nuova Silicon Valley?

    La Silicon Valley rimane un importante centro per l’innovazione tecnologica e l’imprenditorialità, ci sono anche opportunità per l’innovazione e l’imprenditorialità in altre parti del mondo. Anche una città come Ferrara, con le giuste condizioni e incentivi, può diventare un centro per l’innovazione tecnologica e l’imprenditorialità. Ciò potrebbe includere investimenti in infrastrutture, formazione e programmi di supporto per le start-up, e la creazione di un ecosistema favorevole per l’innovazione e l’imprenditorialità“. 

    intelligenza artificiale empatica

    AI tra lavoro, sicurezza e privacy

    Il lancio di ChatGPT, e di altri modelli di intelligenza artificiale generativa, hanno sollevato non poche preoccupazioni per le diverse implicazioni che un uso eccessivo e poco controllato può generare. Ma secondo 22HBG , le AppAI, possono migliorare la qualità della vita delle persone in svariati modi: fornendo assistenza nella gestione del tempo, nell’organizzazione delle attività quotidiane, nella comunicazione con gli altri, nell’apprendimento di nuove competenze e nell’accesso a informazioni utili. Su questo aspetto Renzo Marrazzo ci ha risposto:

    “Ci sono AppAI che possono aiutare le persone con disabilità a comunicare utilizzando la voce o il linguaggio dei segni; ad apprendere nuove competenze, come lingue straniere, matematica, scienze e molto altro ancora. Altre che possono fornire informazioni utili su una vasta gamma di argomenti, come la salute, il benessere, le notizie, la cultura, lo sport e molto altro ancora”.

    E rispetto al mondo del lavoro?

    «Da una parte si teme che l’adozione di tecnologie AI possa causare la perdita di posti di lavoro, soprattutto per le professioni automatizzate, anche se ci sono studi che indicano come l’adozione di tecnologie AI potrebbe creare nuovi posti di lavoro e migliorare la produttività. Dall’altra parte, c’è la preoccupazione che le tecnologie AI possano perpetuare o addirittura amplificare le disuguaglianze esistenti, come la discriminazione basata sull’età, il genere o la razza».

    E ancora, Marrazzo aggiunge la sua opinione anche su quello che riguarda altri due temi spinosi, legati all’intelligenza artificiale, come la sicurezza e la privacy.

    In generale, è importante considerare sia i benefici che i rischi delle tecnologie AI nel mondo del lavoro e adottare misure per mitigare i rischi e sfruttare al meglio i benefici. Ciò può includere la formazione e la riqualificazione per le professioni che potrebbero essere colpite dall’automazione, nonché la creazione di standard etici e di protezione dei dati per garantire che le tecnologie AI siano utilizzate in modo responsabile e rispettoso dei diritti umani“.

    Ecco, a questo punto non vi resta che andare sull’App Store e scaricare l’app PeperoniAI e metterla alla prova. E poi, se volete, fateci sapere cosa ne pensate.

  • Il futuro della stampa 3D passa dall’Italia

    Il futuro della stampa 3D passa dall’Italia

    La stampa 3D sta diventando una delle tecnologie più innovative in grado di dare vita alla Fabbrica 4.0. Ne abbiamo parlato con Lucio Ferranti, presidente e CEO di Energy Group, azienda specializzata nella stampa 3D del gruppo SolidWorld Group.

    La stampa 3D sta rapidamente diventando una delle tecnologie più innovative e rivoluzionarie nell’industria manifatturiera. Con la sua capacità di produrre componenti e prodotti su richiesta, sta cambiando il modo in cui le aziende producono e forniscono i loro beni. In questo contesto, il nostro paese vanta una realtà ormai proiettata a livello internazionale, in grado, in questi ultimi anni, di porsi sul mercato con competenza, visione e, ovviamente, tecnologie.

    In queste ultime settimane, abbiamo avuto modo di conoscere, e raccontare qui sul nostro blog, il gruppo che meglio di altri sta interpretando questo momento di grande innovazione per le aziende, sempre più proiettate a realizzare il modello di Fabbrica 4.0. Quel modello di cui ci aveva parlato Roberto Rizzo, fondatore di SolidWorld Group.

    SolidWorld Group è un’azienda leader settore nel settore della stampa 3D professionale che offre soluzioni complete di produzione additiva (additive manufacturing) e automazione industriale. Il Gruppo aiuta le aziende a migliorare l’efficienza e la flessibilità della produzione, riducendo i costi e i tempi di consegna. E quindi, l’integrazione di tecnologie come la stampa 3D e la robotica consente a SolidWorld Group di fornire soluzioni uniche e altamente personalizzate per ogni cliente.

    Energy Group stampa 3D solidworld franzrusso.it

    In questo percorso di conoscenza del Gruppo, ci siamo resi conto che SoliWorld Group oggi sta contribuendo, in maniera significativa, a costruire il futuro della stampa 3D e questo passa proprio dall’Italia.

    Per comprendere meglio questo aspetto, siamo andati a Bentivoglio, comune a nord di Bologna, dove ha sede Energy Group, società fondata nel 1995 oggi parte di SolidWorld Group. Ad accoglierci è Lucio Ferranti, presidente e AD di Energy Group.

    Energy Group è oggi una divisione di SolidWorld Group che si concentra sulle soluzioni di produzione additiva. Offre servizi di stampa 3D e produzione di componenti per l’industria energetica, automotive, aerospaziale, medicale e non solo. La loro offerta è progettata per aiutare le aziende ad aumentare l’efficienza e la sostenibilità delle loro attività, riducendo i costi e i tempi di consegna.

    L’azienda nasce nel 1995 specializzandosi nei software CAD” – ci racconta Lucio Ferranti. “Nel 2005 siamo entrati in contatto con chi in Italia stava costruendo un network di rivenditori di prodotti Stratasys e ci piaceva l’idea di offrire ai nostri clienti l’opportunità di poter migliorare la prototipazione dei loro prodotti riducendo di molto tempi e costi. La stampa 3D da quel momento ci ha permesso di entrare in mercati per noi conosciuti ed entrare in contatto con aziende prestigiose del comparto Motor Valley. Da quel momento abbiamo compreso le enormi potenzialità della stampa 3D e abbiamo deciso di dedicarci completamente a questo ambito“.

    Energy Group oggi è in grado di coprire le esigenze di tutti i settori industriali e la relazione con i grandi produttori di stampanti 3D, come appunto Stratasys (leader mondiale con una quota di mercato di circa il 30% a livello globale), ha permesso all’azienda di crescere e specializzarsi, diventando sempre più un punto di riferimento.

    All’interno di SolidWorld Group siamo cresciuti ulteriormente, diventando un pilastro del gruppo per quanto riguarda la stampa 3D. Il percorso di crescita fatto in questi anni e la recente quotazione in borsa del Gruppo ci permettono di poter incentivare investimenti in ricerca e sviluppo su soluzioni che vanno verso la connessione di macchine stampanti 3D che comprendono anche robot al controllo dei pezzi realizzati. Si tratta quindi di soluzioni che vanno sempre più nella direzione della Fabbrica 4.0“.

    Come abbiamo avuto modo di vedere nella nostra visita alla Energy Group a Bentivoglio, il futuro della stampa 3D, che vede il nostro paese giocare un ruolo sempre più da protagonista, va ben oltre la semplice produzione di parti e prodotti. La tecnologia si evolve sempre più rapidamente, aprendo la strada a una nuova era di produzione industriale. Pensiamo alla stampa 3D in metalli sta diventando sempre più diffusa, consentendo la produzione di componenti metallici resistenti e leggeri per una vasta gamma di settori, tra cui aerospaziale, automobilistico e medicina, come ci ha spiegato Lucio Ferranti.

    I Gruppo di recente è sbarcata in Medio Oriente aprendo una sede commerciale a Dubai. “Si tratta di un passaggio quasi naturale per il nostro Gruppo che da anni già opera nella zona degli Emirati Arabi. Con questa sede commerciale vogliamo dare continuità di business e la possibilità di avviare relazioni sempre più continue con le aziende. Nella zona” – continua Ferranti – “abbiamo registrato una grande richiesta di competenze tecniche per avviare un business solido e noi siamo lì per questo. Siamo agli inizi ma ci sono già segnali positivi e, per questi motivi, siamo soddisfatti“.

    In conclusione, dopo la nostra visita a Energy Group di Bentivoglio, possiamo dire che oggi la stampa 3D sta diventando sempre più accessibile, con nuove tecnologie che rendono possibile la produzione di parti e prodotti a costi relativamente bassi. Questo sta aprendo la strada a una maggiore personalizzazione e a una maggiore flessibilità nella produzione, con le aziende in grado di produrre parti e prodotti su richiesta, in tempo reale.

    Il futuro della stampa 3D è quindi promettente con l’Italia protagonista e SolidWorld Group sta giocando un ruolo chiave nella sua realizzazione. Con la loro esperienza e le loro soluzioni complete, l’azienda sta aiutando le altre organizzazioni a sfruttare appieno il potenziale della stampa 3D, per creare un futuro più efficiente, personalizzato e anche sostenibile.

    [In collaborazione con SolidWorld Group]

  • ChatGPT, ecco come viene impiegato con intenti malevoli

    ChatGPT, ecco come viene impiegato con intenti malevoli

    Ormai ChatGPT, il chatbot di Intelligenza Artificiale creato da OpenAI, è diventato virale e tutti ne parlano. Ma oltre alle grandi opportunità che si presentano, come sempre, ci sono anche dei grandi rischi. Eccone alcuni.

    Ormai non si parla d’altro, da circa un mese, se non di Intelligenza Artificiale e ChatGPT. E questo perché il software, realizzato da Open AI, l’organizzazione fondata da Elon Musk e Sam Altman, ha lanciato il software che permette una interazione diretta con l’essere umano, rispondendo per iscritto a esigenze concrete. Da quel momento il fenomeno è diventato virale e tutti ne parlano.

    Basta dare un piccolo monitoraggio con Google Trends per sincerarsi di quanto sia cresciuto l’interesse verso ChatGPT.

    Per non parlare delle notizie più recenti che parlano di Microsoft pronta ad investire 10 miliardi di dollari in Open AI per non mancare la grande occasione di implementare l’intelligenza artificiale all’interno di Bing, il suo motore di ricerca.

    Eppure, il grande fisico e matematico Stephen Hawking sosteneva che una intelligenza artificiale molto evoluta avrebbe potuto mettere a rischio la stessa esistenza umana, “dobbiamo far fare all’AI quello che vogliamo che faccia“.

    E sulla base di questo monito Elon Musk e Sam Altman hanno dato vita ad Open AI nel tentativo di dare vita ad una Intelligenza Artificiale più controllabile e gestibile.

    Un grande intento, non c’è che dire, ma, come ogni cosa, anche questa modalità presenta dei rischi e dei pericoli, oltre ai grandi vantaggi.

    chatgpt openai usi malevoli franzrusso.it

    Ci soffermiamo proprio su alcuni pericoli che iniziano ad essere rilevati, perché al momento ChatGPT può essere usato da chiunque. Pensate che a dicembre, al suo lancio, in soli 5 giorni sono stati registrati oltre 1 milioni di utenti, un risultato straordinario. Tanto straordinario se pensate che Facebook ci ha impiegato 10 mesi prima di arrivare al milione di utenti e Netflix, invece, tre anni. Certo, sembrano esempi lontani, ma era giusto per dare la dimensione del clamore mediatico che si è creato attorno a Chat GPT.

    Ora, questo tipo di modalità di scrittura automatizzata, attraverso una intelligenza artificiale, come ChatGPT sta interessando proprio tutti, inclusi hacker e cyber criminali in generale.

    Un aspetto, questo, che comincia ad essere monitorato dalle agenzie che si occupano di cybersecurity perché sono già in atto azioni malevoli che potrebbero, più di quanto non lo sia già, trarre l’utente in inganno.

    Gli esempi sono già attivi attraverso trolling sui social media, la società WithSecure durante una sua indagine ha creato un account di un’azienda inventata, con relativo account del CEO Kenneth White, istruendo l’intelligenza artificiale a scrivere post sui social media al fine di attaccare il CEO a livello personale, minacce incluse.

    Ma questo non è che un piccolo esempio di ciò che i criminali digitali potrebbero creare usando un software come Chat GPT. Basti pensare a truffe sulle criptovalute organizzate in maniera da sembrare credibili, con account fake che, grazie all’IA, presentano contenuti persuasivi e convincenti.

    Anche Check Point Research (CPR), la divisione Threat Intelligence di Check Point Software, sta osservando i primi casi di criminali informatici e utenti che utilizzano ChatGPT per sviluppare tool pericolosi. E i ricercatori di Check Point Software segnalano che gli hacker potrebbero utilizzare ChatGPT e Codex di OpenAI per eseguire attacchi mirati. Per dimostrarlo, CPR ha utilizzato ChatGPT e Codex per produrre e-mail e codici malevoli e una catena di infezione in grado di colpire i computer degli utenti.

    Con questa modalità, CPR è stato in grado di creare una e-mail, con un documento Excel allegato, contenente codice dannoso in grado di scaricare reverse shell. Gli attacchi di reverse shell puntano a connettersi a un computer e a reindirizzare le connessioni di input e output della shell del sistema di destinazione, in modo che l’aggressore possa accedervi da remoto.

    Questi gli step eseguiti dai i ricercatori di CPR:

    • Chiedere a ChatGPT di impersonare una società di hosting

    chatgpt email webhosting CPR franzrusso.it

    • Chiedere a ChatGPT di ripetere la procedura, creando un’e-mail di phishing con un allegato Excel malevolo

    chatgpt email phishing CPR franzrusso.it

    • Chiedere a ChatGPT di creare un codice VBA dannoso in un documento Excel

    chatgpt codice vba dannoso CPR franzrusso.it

    Codice di Open AI

    CPR è stato anche in grado di generare codice malevolo utilizzando Codex, ponendo richieste come:

    • Eseguire uno script di shell inversa su una macchina Windows e connettersi a un indirizzo IP specifico.
    • Verificare se l’URL è vulnerabile a SQL injection accedendovi come amministratore.
    • Scrivere uno script python che esegua una scansione completa della porta sul computer di destinazione.
    • Conseguentemente il codice dannoso è stato generato da Codex.

    ChatGPT può alterare significativamente il panorama delle minacce informatiche“, dice Sergey Shykevich, Threat Intelligence Group Manager at Check Point Software. “Ora chiunque abbia risorse minime e zero conoscenze nel codice, può facilmente sfruttarlo a scapito della sua immaginazione. Per mettere in guardia il pubblico, abbiamo dimostrato quanto sia facile utilizzare la combinazione di ChatGPT e Codex per creare e-mail e codice dannosi. Credo che queste tecnologie AI rappresentino un altro passo avanti nella pericolosa evoluzione di capacità informatiche sempre più sofisticate ed efficaci“.

    E ancora, i ricercatori CPR hanno scoperto che il 29 dicembre 2022, su un popolare forum di hacking clandestino, è apparso un thread intitolato “ChatGPT – Benefits of Malware“. L’autore del thread ha rivelato che stava sperimentando ChatGPT per ricreare dei malware e le tecniche descritte nelle pubblicazioni di ricerca e negli articoli sui malware più comuni.

    In realtà, anche se questo individuo potrebbe essere un aggressore molto tech, questi post sembravano dimostrare ai criminali informatici meno capaci tecnicamente come utilizzare ChatGPT per scopi dannosi, con esempi reali che possono utilizzare immediatamente.

    Il 21 dicembre 2022, un aggressore soprannominato USDoD ha pubblicato uno script Python, che ha sottolineato essere il “primo script che abbia mai creato“. Quando un altro criminale informatico ha commentato che lo stile del codice assomiglia a quello di OpenAI, USDoD ha confermato che OpenAI gli ha dato una “bella mano a finire lo script con una bella portata“.

    Ciò potrebbe significare che i potenziali criminali informatici che hanno poche o nessuna capacità di sviluppo potrebbero sfruttare ChatGPT per sviluppare tool dannosi e diventare nuovi criminali informatici a tutti gli effetti con capacità tecniche.

    Ecco, questo lo scenario, pericoloso, che non va assolutamente sottovalutato. Val la pena quindi abbracciare queste nuove innovazioni, sapendo però che le stesse possono nascondere pericoli poco conosciuti o, addirittura, amplificarli, rendendo tutto molto più complicato da gestire.

    Ovviamente, questa non è che una parte e ci ritorneremo sicuramente più avanti.

    Immagine di copertina: ChatGPT su schermo pc, foto di @rokas91 - Depositphotos
  • Bayer investe nelle nuove tecnologie per un futuro migliore

    Bayer investe nelle nuove tecnologie per un futuro migliore

    Il primo Bayer “Breakthrough Innovation Forum” è stato il momento per conoscere come l’azienda tedesca, leader mondiale nella Salute e nella Nutrizione, oggi investe nelle nuove tecnologie per migliorare il benessere delle persone.

    La Salute dipende da ciò che mangiamo. Sembra un’affermazione banale, ma visti i tempi che viviamo, non lo è affatto. Ippocrate diceva: “Lascia che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo“. Una frase che oggi deve valere ancora di più, consapevoli delle difficoltà che incombono e delle tante sfide da affrontare. I tempi che viviamo sono caratterizzati dall’emergere di nuove tecnologie e innovazioni che ci permettono di affrontare le nuove sfide che abbiamo davanti e per superarle c’è bisogno dell’impegno di tutti.

    A partire dalle aziende che hanno un ruolo primario nell’investire e abilitare nuove tecnologie per migliorare il nostro benessere e la qualità di quello che mangiamo.

    Bayer, innovare per dare nuove soluzioni

    Bayer, multinazionale tedesca riconosciuta come leader in tutto il mondo nel campo della Salute e della Nutrizione, è un’azienda che negli ultimi anni ha investito molto sull’innovazione e le nuove tecnologie e continuerà a farlo.

    E come ha detto Werner Baumann, CEO di Bayer, aprendo il primo Breakthrough Innovation Forum, “l’innovazione è la chiave per abilitare nuove soluzioni, necessaria per cogliere le opportunità di oggi“. Parole che semplicemente definiscono la strada che l’azienda vuole intraprendere per quanto riguarda la Salute e la Nutrizione.

    Per Baumann le grandi sfide che l’azienda ha davanti si affrontano investendo di più. “La confluenza di biologia, chimica, informatica avanzata, analisi dei dati e intelligenza artificiale, è questa l’innovazione che mettiamo in pratica per rendere la vita delle persone più sana“.

    E Bayer, come ha sottolineato Heiko Schipper, presidente della divisione Consumer di Bayer, è sempre più attenta alla diffusione dei dispositivi mobili che permettono agli utenti di caratterizzare uno stile di vita più salutare. E i dispositivi indossabili sono da considerarsi preziosi da questo punto di vista, vista anche la grande diffusione che stanno conoscendo in questi ultimi anni.

    La pandemia ha accresciuto l’attenzione verso la salute e Bayer, da sempre attenta alla prevenzione e al benessere delle persone, vuole sfruttare il potenziale di strumenti come i wearable, in grado di predire le necessità degli utenti in termini di benessere quotidiano. Un esempio è l’investimento con la sua quota di maggioranza nella società di nutrizione personalizzata Care/of e promettenti collaborazioni nel campo dell’invecchiamento“.

    E questi investimenti si concretizzano nell’unità di impact investment Leaps by Bayer con un finanziamento di 1,3 miliardi di Euro fino alla fine del 2024.

    Bayer board BIF22

    Dal fornire risposte a malattie incurabili, dotare le persone di strumenti preventivi per vivere una vita più sana, migliore e più lunga, ad una maggiore produzione agricola riducendo significativamente gli input e rispettando i limiti del pianeta” – ha continuano Werner Baumann. – “Questa capacità è particolarmente guidata dall’accelerazione della confluenza di biologia, chimica, informatica avanzata, analisi dei dati e intelligenza artificiale. In qualità di leader nel settore della salute e della nutrizione, Bayer sta intensificando ulteriormente i suoi sforzi per essere un motore di questa nuova era di innovazione.  Il nostro investimento in partnership e innovazione è un requisito chiave per tutto questo“.

    Leaps by Bayer segue un approccio unico volto ad affrontare dieci delle più grandi sfide dell’umanità come la cura del cancro o la riduzione dell’impatto ambientale dell’agricoltura. “Negli ultimi sette anni, abbiamo investito più di 1.3 miliardi di Euro su un portafoglio che comprende più di 50 società, tutte orientate al cambiamento dei paradigmi chiave nei settori della salute e dell’agricoltura“, ha dichiarato Jürgen Eckhardt, Head of Leaps di Bayer.

    Jürgen Eckhardt Bayer-franzrusso.it

    Gli investimenti per i prossimi anni permetteranno a Bayer di essere al fianco di tutte quelle aziende e imprenditori lungimiranti per supportarli a realizzare le loro soluzioni. Leaps ha già intrapreso diverse collaborazioni come JoynBio, Unfold e BlueRock Therapeutics, oggi interamente di proprietà di Bayer. Ma l’azienda continua a scommettere sul futuro e ad investire in nuovi round di investimento, come su Recursion, società focalizzata sull’intelligenza artificiale che lavora per trovare nuovi trattamenti farmacologici per la fibrosi polmonare e altre malattie fibrotiche, che è diventata pubblica con successo nell’aprile 2021.

    Al Breakthrough Innovation Forum sono stati presentati i CEO delle società in portafoglio di Leaps: Cellino, Andes e Ukko per condividere approfondimenti sulle loro missioni e tecnologie nel campo della salute e dell’agricoltura.

    Ukko, ad esempio, startup di biotecnologia israeliana, specializzata in soluzioni per contrastare le allergie alimentari, utilizza sistemi di Intelligenza Artificiale. Cellino, startup biotech americana, grazie all’intelligenza artificiale permetterà le terapie cellulari meno costose e più scalabili. Andes, startup cilena, ha sviluppato una tecnologia di trattamento dei semi che riduce la dipendenza degli agricoltori dai fertilizzanti sintetici a base chimica. Una grande mano nel contrastare il fenomeno del “climate change”.

    La convergenza di biologia, chimica e dati sta fondamentalmente alterando ciò che intendiamo per salute, malattia e trattamento. Le innovazioni alimentate dalle nuove tecnologie, ci consentono non solo di trattare i sintomi, ma di arrestare o invertire potenzialmente la progressione di una malattia e di offrire la promessa di opzioni di trattamento che sono veramente trasformative per i pazienti“, ha affermato Stefan Oelrich, membro del consiglio di amministrazione di Bayer AG.

    L’impegno di Bayer va quindi nella direzione di sfruttare il potenziale offerto dalle nuove tecnologie emergenti per creare un sistema alimentare sostenibile e resiliente. Altro impegno è quello di aiutare  i coltivatori di tutto il mondo a produrre di più con meno risorse, riducendo qui le emissioni e rimuovendo il carbonio dall’atmosfera.

    L’investimento in ricerca e sviluppo di Bayer di 2 miliardi  di Euro all’anno nella nostra divisione Crop Science non ha eguali nel settore, portando a una solida pipeline di innovazione che abbraccia sementi e tecnologie dei tratti, protezione delle colture e soluzioni digitali valutate fino a 30 miliardi di Euro di  potenziale di vendita di picco nei prossimi due decenni“, ha affermato Rodrigo Santos, Membro del consiglio di amministrazione di Bayer AG e presidente della  divisione Crop Science.

    L’azienda sta quindi scommettendo sulle nuove tecnologie per affrontare le sfide del futuro, del resto questo modo di pensare e agire fa parte del carattere dell’azienda. E questo lo troviamo nelle parole proprio di Rodrigo Santos, in chiusura nel suo intervento: “La scienza e le nuove tecnologie ci permettono di mettere in pratica l’innovazione per lasciare ‘un mondo migliore alle nuove generazioni’“.

  • Come l’Intelligenza Artificiale aiuta il mercato NPL

    Come l’Intelligenza Artificiale aiuta il mercato NPL

    In un contesto, come quello bancario/finanziario, i Big Data esploderanno proprio in questo anno e l’uso dell’Intelligenza Artificiale diventa fondamentale. Come nel mercato NPL dove esiste già una soluzione tutta italiana.

    In un momento in cui l’impiego del digitale e della tecnologia aumenta praticamente in ogni ambito, è naturale attendersi un incremento dei dati da gestire. I Big Data sono oggi utilizzati in ogni settore e quello bancario/finanziario vedrà, proprio in questo anno, un incremento dei Big Data del 700%. E proprio questo settore, nonostante in grande numero di dati da gestire, risulta ancora uno di quelli con il minor livello di adozione di tecnologie di Business Intelligence, si ferma appena al 29%.

    In un contesto come questo, l’attività di analisi dei dati diventa fondamentale e, vista l’enorme mole di dati da analizzare, si fa sempre più spazio l’impiego di tecnologia basata su Intelligenza Artificiale.

    In Italia il mercato dell’Intelligenza Artificiale (AI) vale oggi 300 milioni di euro, con un incremento del 15% rispetto allo scorso anno, come rilevato dall’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano.

    intelligenza Artificiale npl cherry bit franzrusso.it

    Gartner all’inizio di quest’anno ha previsto che uno dei trend che avrebbe caratterizzato il mercato dei Big Data, sarebbe stato quello di un maggiore impiego di IA, come conseguenza della pandemia da Covid-19, che ha cambiato il panorama del business, con modelli di apprendimento adattivo.

    Mettendo insieme tutti questi elementi che abbiamo fin qui elencato, prende forma il tema che vogliamo trattare con voi oggi. Ed è quello che riguarda gli NPL ((Non performing loans), i crediti deteriorati, ossia i crediti non più esigibili dagli istituti a causa delle difficoltà finanziarie dei debitori, che rischiano di precludere la capacità di molte banche di erogare nuovo credito per finanziare la ripartenza economica.

    Ebbene, possiamo solo immaginare la difficolta, oggi, per banche e strutture finanziarie, analizzare una mole di dati crescente e gestire anche questa tipologia di dati, in un contesto difficile come quello che stiamo vivendo a seguito della pandemia. L’Intelligenza Artificiale sarebbe la soluzione ideale per la gestione di questi dati in un grande contesto come quello degli NPL. Anche perché, gestire i dati significa conoscerli fino in fondo e, in tempi rapidi, costruire tutte le relazioni che da essi scaturiscono.

    In Italia esiste una piattaforma che fa questo e si chiama Cherry Bit, creata da Cherry srl, la quale fornisce servizi in grado di automatizzare su larga scala il recupero delle informazioni di valutazione per un portafoglio NPL.

    Nata a metà del 2019, Cherry Bit mette insieme la grande esperienza accumulata da Giovanni Bossi, founder di Cherry srl, e da Mara Di Giorgio, (CEO di Cherry srl) nel mondo del credito in particolare quello deteriorato, con la visione tecnologica di un gruppo di giovani ingegneri. In generale, le attività degli operatori del mercato NPL si basate spesso su una serie di processi manuali (due diligence, onboarding, valutazione di portafoglio) che presentavano un largo margine di miglioramento. Nasce da qui l’idea di provare ad innovare il settore, ponendosi l’obiettivo di costruire un sistema informatico, in grado di eseguire in maniera autonoma e veloce ciò che prima richiedeva ore di lavoro.

    Come lavora Cherry Bit

    Partendo da un “codice d’origine” (un semplice codice fiscale o una partita IVA), che identifica una determinata posizione debitoria, Cherry Bit recupera in pochi secondi tutte le informazioni rilevanti connesse, prelevandole dalle relative fonti pubbliche (Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, Catasto, Conservatorie, Tribunali, etc…).

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    Abbiamo creato un sistema di scraping – ci racconta Luca Bonacina, cofounder di Cherry Srl e creatore di Cherry Bit – che richiede le informazioni necessarie dalle fonti migliori e lo fa molto velocemente. I dati così ottenuti, provenienti da sorgenti diverse e riportati in formati diversi, vengono riorganizzati attraverso un mix di data modeling e algoritmi statistici avanzati e ricondotti a un’unica rappresentazione: una dashboard cloud, accessibile da browser, che offre al cliente una visualizzazione strutturata di tutte le informazioni“.

    I nostri clienti – continua Bonacina – sono banche, ovvero soggetti che vogliono cedere portafogli NPL nel mercato, e investitori, come fondi e gestori ma anche gli studi legali, soprattutto legati al mondo della verifica ipotecaria, un’operazione molto lenta da fare a mano: Cherry Bit, invece, è in grado di validare, attraverso un processo completamente automatico, 45 ipoteche al minuto.

    Sul mercato del credito, dunque, l’impatto dei nostri servizi è quello di permettere all’operatore di lavorare su dati di qualità e di sfruttare bene il proprio tempo, garantendo in pochi minuti l’accesso all’analisi di diverse posizioni, ipoteche, documenti di interesse, da cui estraiamo dati puliti e confrontabili. E questo è fondamentale soprattutto negli use case di due diligence, in cui le cose vanno fatte molto in fretta“.

    Ecco, ci piaceva presentarvi e cominciare a raccontare questa interessante realtà italiana che si muove in un contesto, come quello NPL, in cui i dati sono fondamentali. Una realtà di cui sentiremo ancora molto parlare.

  • Cosa è Trash, l’app per creare video musicali con l’Intelligenza Artificiale

    Cosa è Trash, l’app per creare video musicali con l’Intelligenza Artificiale

    Per i musicisti indipendenti nostalgici di Vine e in cerca di un’alternativa a YouTube è arrivata Trash, l’app che grazie all’intelligenza artificiale consente di creare video musicali di grande impatto, da editare e condividere con un click.

    Ricordate l’applicazione gratuita Vine che consentiva di creare brevi video in loop da condividere sui social con i propri amici? A tre anni dalla sua chiusura l’ex dirigente sta provando a replicarne il successo con la nuova app “Trash”, in grado di editare brevi clip grazie all’intelligenza artificiale e per ora disponibile in Italia solo per iOS. In particolare questa nuova app sta puntando al settore musicale, sia attraverso una nuova funzione chiamata Style che consente di passare dalle pillole musicale a veri e propri video integrali usando brani originali, sia con il beta testing di una versione destinata solo a una cerchia ristretta di professionisti del settore musicale. Andiamo quindi a scoprire le funzioni e le caratteristiche generali di Trash App nonché le sue potenzialità per il settore musicale.

    “You shoot, we edit”, il motto dell’app innovativa Trash

    A giugno 2019 una startup americana ha lanciato un’app tecnologica chiamata Trash che consente agli utenti di modificare i video e di condividerli in pochi semplici passi. L’utilizzo è davvero semplice e intuitivo e il risultato di sicuro impatto. L’utente, infatti, non deve fare altro che selezionare e caricare dei mini clip girati con lo smartphone, scegliere eventualmente un brano dal database presente e poi cliccare su “remix” per ottenere in poco tempo un video unico e perfettamente editato grazie all’intelligenza artificiale. Insomma, la creatività dell’utente è al primo posto, agli aspetti tecnici ci pensa Trash App. L’app può essere utilizzata nei modi più disparati, dalla realizzazione di reportage di viaggio a mini video di eventi fino a clip musicali e video in chiave storytelling.
    Agli utenti è consentito non solo condividere i propri contenuti ma anche remixare, commentare e condividere i contenuti di altri utenti.

    L’arrivo della funzione “Style” music e “TRASH for Artists”

    Risale invece a poco tempo fa il lancio di “Style”, ovvero una nuova funzione che consente una maggiore personalizzazione del video. L’utente può appunto scegliere il tipo di video che vuole creare nonché apportare modifiche all’editing, cambiando ad esempio l’ordine delle clip. In particolare, uno degli “Style” a disposizione è stato realizzato specificatamente per i musicisti e consente loro di usare come traccia musicale un loro brano. Ma le sorprese per il settore musicale non sono finite qui; contestualmente al lancio di “Style” è arrivata anche una versione speciale di Trash App chiamata “TRASH for Artists”, attualmente disponibile in versione beta.

    Progettata esclusivamente per band e musicisti indipendenti, questa app consente l’aggiunta di brani musicali originali al catalogo di Trash, nonché la creazione e condivisione sui social di clip e video musicali promozionali. Durante questa fase di beta testing numerosi artisti hanno provato l’app e caricato la loro musica, da artisti emergenti fino a D’Leau, cantautore e produttore americano candidato al premio GRAMMY che ha lanciato agli utenti di Trash App la sfida di mixare il suo ultimo brano. Una selezione di alcuni video musicali realizzati con TRASH for Artists è disponibile sul sito ufficiale.

    In attesa dell’arrivo di nuove funzioni e delle prossime novità, siamo pronti a scommettere che quest’app farà molto parlare di sé, tanto in ambito digital quanto in quello musicale; la semplicità di utilizzo, l’aspetto visual accattivante del video editing e, non ultima, la sua componente “social” fanno infatti di Trash App un possibile erede al trono di Vine e un potenziale avversario di Tik Tok e YouTube.

  • FaceApp dichiara di non salvare i dati e i server non sono in Russia

    FaceApp dichiara di non salvare i dati e i server non sono in Russia

    Dopo giorni in cui si accavallano informazioni contrastanti, è forse giunto il momento di provare a fare un po’ di chiarezza su FaceApp. Intanto c’è la risposta alle continue richieste di spiegazioni da parte di Yaroslav Goncharov, fondatore dell’app, il quale dice che i dati non vengono salvati o ceduti a terzi. I server poi sarebbero localizzati in Usa e Australia.

    Da giorni ormai impazza, di nuovo, il fenomeno FaceApp, in tutto il mondo, Italia compresa ovviamente. Di nuovo perché in effetti l’app esiste dal 2017 e permette di invecchiare il proprio viso. Il fatto, e quindi il tema vero attorno al quale ruotano le polemiche di questi giorni, è che nessuno sa bene come funziona e nessuno conosce il meccanismo con cui l’Intelligenza Artificiale, che sta alla base dell’app, agisce. Però, nel dubbio, come spesso accade in situazioni analoghe, gli utenti non si pongono tanti problemi, e infatti è esploso il fenomeno fino a farlo diventare il vero tormentone dell’estate, perché ogni bella stagione che si rispetti ne deve avere uno, è la regola.

    Solo che questo tormentone porta sè dei punti fino ad oggi poco chiari. Intanto, gli utenti che non avrebbero resistito a vedersi più vecchi sarebbero già più di 100 milioni in tutto il mondo, dalle celebrity alle persone comuni. E c’è chi sostiene, diversi esperti per la verità, che attraverso il giochino dell’invecchiamento si stanno regalando all’app preziose informazioni biometriche che potrebbero essere poi usate per altri fini.

    faceapp app

    Il fatto che non si conosca come funziona l’Intelligenza Artificiale, ha portato a pensare tanti esperti al fatto che la stessa intelligenza in realtà viene educata dal continuo flusso di informazioni che gli utenti condividono attraverso l’app stessa, in modo da raccogliere tutte le informazioni biometriche di tutti. Ma per farne cosa? Questa è la domanda che riecheggia da giorni, insieme all’altra domanda che riguarda il luogo dove queste informazioni vengono raccolte.

    Elliot Alderson, pseudonimo di Baptiste Robert, un ricercatore francese, ha analizzato a fondo l’app riuscendo a scoprire che i server in cui vengono collezionate tutte le informazioni che gli utenti stanno cedendo in questi giorni (attraverso l’invecchiamento dei propri visi) non risiedono in Russia, come si è creduto sin da subito, perché il fondatore dell’app è russo in effetti, e si chiama Yaroslav Goncharov, ma risiedono in America e in Australia. E si tratta, per lo più, di data center Amazon che si trovano negli Stati Uniti. Ovvio che poi questi dati potrebbero essere trasferiti facilmente su server in Russia, questo non è escluso, come non può essere escluso l’accesso alle informazioni da parte di operatori di FaceApp.

    face app esempio

    Quindi, l’informazione che i server siano al di fuori della Russia in realtà non fornisce molte risposte. E molto probabile che la scelta di usare server negli Usa e in Australia sia stata fatta con coscienza da FaceApp. Infatti, se la polizia russa volesse accedere a quelle informazioni, potrebbe avere molte difficoltà proprio perché risiedono su server al di fuori della Russia, diversamente sarebbe più facile ottenerle se si trovassero sul territorio russo. Questa è una considerazione che fanno in molti.

    Ma resta il problema di capire quale sia allora lo scopo e l’utilizzo di queste informazioni. C’è addirittura che pensa che FaceApp in effetti sia stata studiata per sfruttare le capacità avanzate dei dispositivi moderni, sia dal punto di vista biometrico che dal punto di vista dell’Intelligenza Artificiale, ormai sono diversi i dispositivi che dispongono di AI. Quella di FaceApp alla fine sfrutterebbe la tecnologia del dispositivo per “educare meglio” i propri algoritmi. Secondo questa ipotesi, gli utenti in effetti sarebbero del tutto ignari, continuando ad usare l’app senza sapere di contribuire ad arricchire l’AI dell’app.

    Inoltre, la stessa app avrebbe accesso ad informazioni importanti, foto a parte. Potrebbe registrare anche gli spostamenti. A questo però si può ovviare o cancellando l’app, oppure restringendo, dalle impostazioni del dipositivo, l’accesso alle informazioni.

    Ma come dicevamo prima, c’è, dopo giorni, una risposta di FaceApp, da parte di Yaroslav Goncharov, il fondatore dell’app. Goncharov a diversi media Usa ha dichiarato che le informazioni non vengono raccolte in Russia e che le immagini vengono raccolte su cloud, ma solo quelle che gli utenti scelgono di condividere, non tutte. E poi, notizia importante, Goncharov sostiene che le foto vengono poi eliminate dai server dopo 48 ore. Inoltre, ha poi detto che gli stessi utenti possono richiedere la cancellazione delle immagini attraverso le impostazioni della stessa app aprendo un ticket con la voce “privacy”, anche se questo aspetto non è chiarissimo.

    face app zuckerberg

    Ma, cosa più importante e che dovrebbe fare chiarezza sulle tante richieste di spiegazioni da parte di media, utenti, politici, insomma tutti, Goncharov ha dichiarato che i dati condivisi dagli utenti non vengono nè ceduti e nè venduti a terzi.

    Ora, a parte che, se è vero che le immagini vengono cancellate dopo 48 ore, alla fine due giorni sono più che sufficienti per immagazzinare qualsiasi tipo di informazioni e poi cancellarle, ma intanto si salva quello che serve. Resta da registrare l’informazione che quei dati che gli utenti condividono non vengono ceduti a terze parti.

    Intanto, il comitato nazionale del partito democratico Usa ha chiesto a tutti di non usare l’app in quanto c’è il rischio che queste informazioni possano essere usate illegalmente in vista delle prossime elezioni presidenziali del 2o20.

    Insomma, abbiamo cercato di dare un quadro più aggiornato rispetto alle tante informazioni che girano in questi giorni, registrando le prime affermazioni di FaceApp. Ovviamente, siamo qui a disposizione di esperti del settore che vogliano aiutarci a capirne di più e anche a vostra disposizione per condividere commenti e impressioni su questa app.

  • Intelligenza Artificiale e Assicurazioni, fondamentale per semplificare

    Intelligenza Artificiale e Assicurazioni, fondamentale per semplificare

    Al SAS Forum Milan 2019 non è mancato l’approfondimento sull’Intelligenza Artificiale, tema che riguarda anche le assicurazioni. Ne abbiamo parlato con Giacomo Lovati, Direttore Insurance & Telematics Services – UnipolSai.

    Il mondo delle assicurazioni fatto di numeri e di dati ha, per certi versi, molto a che fare con l’Intelligenza Artficiale, grande tema trattato durante il SAS Forum Milan 2019. Ne abbiamo parlato con Giacomo Lovati, Direttore Insurance & Telematics Services – UnipolSai. “Il settore assicurativo è proprio quello dove c’è spazio per introdurre in modo ‘intelligente’ l’Intelligenza Artificiale, per sviluppare le relazioni, il proprio business, per semplificare. E’ necessario sviluppare nuove modalità per mantenere viva quella parte di relazione con il cliente dove è forte la componente umana“.

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    Hai detto che l’Intelligenza Artificiale vi ha aiutato a semplificare i processi, a migliorare la relazione con i clienti. Ma come avete gestito l’implementazione in aziende di questa tecnologia, immaginando che sia stata abbastanza impattante sull’intera organizzazione? E in questa organizzazione, qual è l’apporto umano?

    Hai detto bene, ha avuto un impatto molto forte soprattutto dal punto di vista culturale, perché oggi si parla tanto di Intelligenza Artificiale specie in toni preoccupanti. Ci si chiede spesso che l’AI rimpiazzerà il ruolo dell’uomo con una macchina, non è mai vero dal mio punto di vista. Possono però essere molto utili per migliorare le relazioni. Il mondo delle assicurazioni ha uno schema di interrelazioni abbastanza semplice e standardizzate. Faccio un esempio per ottenere un preventivo servono delle informazioni catalogate, standard, ecco in questo caso l’Intelligenza Artificiale ha un impatto molto forte, basti pensare alle chatbot che, alla fine, pongono al cliente delle domande abbastanza semplici. Quindi l’impiego di Intelligenza Artificiale in questa parte del processo rende sicuramente più agevole e snella la relazione con il cliente.

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    Giacomo Lovati – UnipolSai

    Poi è chiaro, nel caso della gestione di un sinistro tutto diventa un po’ più complesso e niente e nulla potrà sostituire l’empatia e il ruolo di un liquidatore per la capacità di apprendere a fondo la dinamica di un sinistro. E quindi, c’è grande spazio per semplificare alcune fasi del processo, salvo restando il ruolo dell’essere umano laddove serve capire meglio le dinamiche. Paradossalmente, un cliente che non ha mai un sinistro non entra mai in contatto con la sua compagnia assicurativa. Paga tutti gli anni la sua polizza “per l’eventualità di”, ma quando ha il sinistro è lì che si vede totalmente il servizio. Quindi, attraverso l’Intelligenza Artificiale gestiamo le fasi iniziali del processo e l’essere umano entra nel processo quando c’è un problema. Le compagnie assicurative devono spostarsi sempre di più verso il concetto di risolutore di problemi piuttosto che essere individuate come semplici bancomat.

    In questa costruzione di processi con tecnologia AI, qual è il ruolo di SAS Italy?

    Come dicevamo prima, il mondo delle assicurazioni è fatto di numeri, di statistiche: 10 milioni di clienti auto, 16 milioni di clienti nel complesso. La costruzione stessa del prodotto assicurativo si fa con i numeri e la statistica, è ovvio che aziende come SAS Italy, leader mondiale della data analytics possono essere dei partner ideali per lo sviluppo del nostro business. Da qualche anno si parla insistentemente di Big Data, in realtà sono 50 anni che le compagnie assicurative hanno a che fare con i dati, posso dire che proprio gli assicuratori hanno inventato i Big Data 50 anni fa.

    Da qui a 10/15 anni come vedi il mondo delle assicurazioni? Sempre più automatizzato con all’interno una componente “umana”?

    Sicuramente ci sarà più automatizzazione, ci sarà una evoluzione del mondo assicurativo. E, in questo contesto, l’assicurazione legata al mondo dell’auto la farà da padrone, sarà ancora per lungo tempo il business principale delle compagnie. Ma assisteremo ad un cambiamento radicale del concetto di mobilità, pendo a quando adolescente io che possedere un motorino era la cosa più importante. Adesso, ai giovani di oggi, possedere un veicolo interessa veramente poco, perché ci sono altri modelli di mobilità che non passano più dal possesso, ma dall’utilizzo del mezzo stesso. Quindi ci saranno sempre meno macchine da assicurare. L’assicuratore deve pensare a questo.

    Noi come Unipol siamo già entrati nell’ecosistema della mobilità, perché presidiare questo settore significa quindi poterla assicurare, e parliamo quindi del mondo car-sharing, del noleggio a lungo termine, transazioni di autovetture usate, i pagamenti in mobilità. Sono tutti elementi che appartengono al mondo della mobilità su cui stiamo portando i nostri valori di fiducia e affidabilità. Oggi l’assicurazione di evolve, è stato questo il tema al centro della presentazione del nostro piano industriale, “Mission Evolve, ad indicare proprio questo nostro percorso che si sviluppa su tre unti essenziali: mobilità; salute/welfare, ancora poco presidiato; e IoT che comprende anche il tema dell’Intelligenza Artificiale, la domotica. Questo i temi che faranno parte del nostro futuro.

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