Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • Su Twitter i messaggi crittografati sono per gli abbonati

    Su Twitter i messaggi crittografati sono per gli abbonati

    Su Twitter arrivano, finalmente, i messaggi privati crittografati, ma non per tutti. Infatti, la crittografia, come opzione, resta disponibile solo per gli abbonati a Twitter Blue e non è neanche ad un livello alto.

    Finalmente, su Twitter arrivano i messaggi privati crittografati. E questa sarebbe una bella notizia, solo che non è per tutti. Purtroppo. A dire il vero, perché altrimenti tutto passa come un colpo di genio di Elon Musk e non è così, Twitter aveva iniziato a testare i messaggi crittografati già nel 2018, si trattata allora di un test sull’app Android.

    Invece da adesso si tratta di una crittografia dei messaggi che riguarda la versione web e le due app per iOS e Android, appunto.

    Il fatto di aver dato seguito ad una serie di test di qualche anno fa, ottimizzato l’idea di realizzare la modalità crittografata nei messaggi privati è sicuramente una buona notizia. Tra l’altro, si tratta di una delle funzionalità più richieste, negli anni, dagli utenti della piattaforma che fu a 280 caratteri.

    Peccato, come si ricordava prima, che non sia per tutti e che sia disponibile solo per gli abbonati a Twitter Blue, agli account affiliati ad una organizzazione.

    Twitter messaggi privati crittografia franzrusso.it

    Ricordiamo, per gli abbonati si parla di un abbonamento di 8 euro (più IVA) al mese via web, che diventano 11 euro (più IVA) al mese se effettuato via app mobile. L’account organizzazione, se verificato, paga 1.159 euro al mese, mentre per gli affiliati l’organizzazione verificata deve aggiungere 61 euro per account.

    Le funzionalità aggiuntive, a pagamento, sono: la possibilità di modificare i tweet, 5 volte massimo entro 30 minuti dall’invio; la possibilità di accedere ad una sezione di notizie maggiormente lette e condivise dagli utenti; la possibilità di catalogare i segnalibri; la possibilità di visualizzare il 50% in meno degli annunci pubblicitari; ottenete maggiore visibilità. E ora la possibilità di attivare i messaggi privati crittografati.

    Sugli oltre mille euro al mese che Twitter chiede agli account organizzazione per la verifica oro, Elon Musk qualche giorno fa ha chiarito che quella è una cifra

    Tanto per citare alcune app, WhatsApp, Messenger o Signal offrono già la possibilità di inviare messaggi privati crittografati, tra due utenti, senza dover pagare nulla. Il fatto di rendere una modalità come questa a pagamento di certo, a qualcuno e non a tutti, fa storcere un po’ il naso.

    Avviare una conversazione privata crittografata su Twitter

    Per avviare una conversazione privata crittografata su Twitter, che verrà avviata in una sezione a parte, è necessario che entrambi gli utenti abbiano abilitato la crittografia. Si parla quindi di crittografia opt-in e non di default.

    In pratica, la crittografia deve essere abilitata, essendo intesa da Twitter come una opzione. Se si ha questa possibilità, perché abbonati, si potrà attivare la crittografia una volta scelto di inviare un nuovo messaggio ad un utente.

    In alternativa, si può inviare un messaggio crittografato tramite la pagina delle impostazioni della conversazione di una conversazione non crittografata. Basta accedere ad una conversazione non crittografata tra i messaggi in arrivo, toccare l’icona delle informazioni, e selezionare “Avvia un messaggio crittografato”.

    Se siete una persona che può inviare messaggi crittografati a qualcuno che può riceverli, vedrete una levetta di blocco durante la stesura di un messaggio. In una conversazione crittografata, si vedrà anche una piccola icona di blocco accanto all’avatar della persona con cui si sta chattando. I DM crittografati saranno separati da quelli non crittografati.

    Su Twitter, almeno per ora, non si possono inviare messaggi crittografati di gruppo, solo uno-a-uno. Si possono condividere testo e link, ma non immagini o video. Nel senso che contenuti visual possono essere condivisi ma non saranno crittografati nell’invio del messaggio.

    Al di là del fatto che, come ricordato all’inizio, in ogni caso si tratta di una buona notizia, il livello di crittografia però non è al livello più alto, come invece sosteneva Elon Musk.

    Come dichiarato da Twitter, al momento non è possibile garantire una protezione da attacchi man-in-the-middle (MitM), affermando anche che l’azienda può accedere ai messaggi crittografati senza che gli utenti lo sappiano. Ma da San Francisco fanno sapere che stanno lavorando per offrire a breve un livello di crittografia sempre più alto e sicuro.

    Ora, vista la descrizione della situazione attuale, forse sarebbe stato meglio comunicare la crittografia con meno enfasi e sottolineare il fatto che si tratta di un livello iniziale, invece di promettere un livello che di fatto ancora non c’è. E questo vale ancora di più per il fatto che si tratta di una possibilità disponibile solo per gli utenti che pagano.

    Per dire, se la crittografia dei messaggi poteva essere una valida leva ulteriore per convincere gli utenti ad abbonarsi, la stessa è stata vanificata da una comunicazione roboante che non ha riscontro, al momento.

    Una comunicazione più efficace, in questa fase molto confusa, potrebbe aiutare. Ma chiaro che questo suggerimento non verrà preso in considerazione da nessuno, figurarsi da uno come Elon Musk.

    Ad ogni modo, per completezza di informazione, nell’articolo abbiamo parlato di crittografia, argomento già toccato all’interno di InTime Blog, e anche di attacchi man-in-the-middle.

    Di seguito alcune, brevi, considerazioni specifiche per chiarie meglio di cosa si tratta.

    Cosa si intende per Crittografia

    La crittografia è una tecnica di sicurezza che si usa per proteggere le informazioni, rendendole incomprensibili a chiunque non abbia la chiave per decifrarle. Quando si rende crittografata una conversazione scritta, allora si sta convertendo il testo leggibile (conosciuto come “testo in chiaro”) in un codice che solo le persone con la chiave di decrittografia possono leggere.

    Si tratta di una tecnica particolarmente utile per proteggere le conversazioni online, dove le informazioni possono essere intercettate durante il trasferimento tra mittente e destinatario. Per esempio, molte applicazioni di messaggistica come WhatsApp e Signal usano la crittografia end-to-end (E2), il che significa che solo le persone che partecipano alla conversazione possono leggerne il contenuto. Anche se qualcuno riuscisse ad intercettare i messaggi, vedrebbe solo testo criptato e incomprensibile.

    Bisogna ricordare che la forza della crittografia dipende dalla complessità della chiave di crittografia. Più è lunga e complessa la chiave, più difficile sarà per un attaccante decifrare le informazioni senza la chiave.

    La crittografia end-to-end è utilizzata in una varietà di applicazioni, tra cui le app di messaggistica istantanea, le chiamate VoIP, le e-mail e altre forme di comunicazione online. È uno strumento fondamentale per proteggere la privacy e la sicurezza delle comunicazioni digitali.

    Cosa si intende per attacchi man-in-the-middle

    Un attacco “man-in-the-middle” (MitM) è un tipo di attacco informatico in cui un malintenzionato intercetta la comunicazione tra due parti senza che nessuna delle due se ne accorga. In questo scenario, l’attaccante si posiziona “in mezzo”, ecco perché si definisce così, riuscendo a intercettare, leggere, modificare e/o reindirizzare i dati che vengono scambiati.

    Ecco un esempio semplice di come può funzionare un attacco MitM:

    1. Massimo sta cercando di inviare un messaggio a Chiara.
    2. Hacker1, l’attaccante, intercetta il messaggio di Massimo prima che raggiunga Chiara.
    3. Hacker1 può ora leggere il messaggio, modificarlo, oppure semplicemente prenderne nota e inoltrarlo a Chiara.
    4. Chiara riceve il messaggio, pensando che provenga direttamente da Massimo. Se Hacker1 ha modificato il messaggio, Massimo non ha la possibilità di saperlo.

    Questo tipo di attacco può avere conseguenze molto gravi, in particolare se vengono intercettate informazioni sensibili come password o numeri di carta di credito.

    Per proteggersi dagli attacchi MitM, è importante utilizzare connessioni sicure (come HTTPS per la navigazione web), verificare l’autenticità dei siti web e delle app che si utilizzano, e fare attenzione a qualsiasi cosa sembri sospetta durante le comunicazioni online.

    La crittografia end-to-end, di cui abbiamo parlato prima, è un altro strumento molto efficace per proteggersi da questo tipo di attacchi, poiché rende i dati incomprensibili a chiunque li intercetti.

  • Ecco come creare una password efficace e custodirla al meglio

    Ecco come creare una password efficace e custodirla al meglio

    Ecco come creare una password efficace e custodirla al sicuro. Nella giornata del World Password Day, qualche suggerimento per creare password sicure e custodirle al meglio.

    Una giornata come questa, in cui si celebra il World Password Day 2023, che cade il primo giovedì del mese di maggio, ogni anno, deve essere l’occasione per ricordare a tutti che, ormai da anni, non è possibile sapere che la password più usata in assoluta è “123456”.

    Non è un luogo comune, è quello che accade. Secondo Nordpass, la password più gettonata al mondo nel 2022 è stata proprio la parola “Password”, mentre in Italia si è preferito utilizzare i numeri “123456”.

    In un momento in cui siamo sempre più connessi al mondo digitale, diventa esigenza primaria dotarsi e gestire password che siano sempre più sicure. Perché la password non è solo una parola, un insieme di lettere e numeri, è una protezione primaria e fondamentale della nostra vita digitale.

    È quindi, nel 2023, diventa ancora più importante che ogni password sia sicura, perché, diversamente, potrebbe essere facilmente compromessa da hacker e malintenzionati, mettendo a rischio la nostra privacy e sicurezza. Per questo motivo, il World Password Day vuole sensibilizzare le persone sull’importanza di avere password sicure e promuovere l’utilizzo di password robuste e affidabili. Ma vorremmo anche che questa principio valesse ogni giorno, in realtà.

    Come vedete dalla classifica in basso, “123456” e “password” sono ancora le password più utilizzate in tutto il mondo, rendendo le informazioni personali vulnerabili ad attacchi informatici.

    password usate 2022

    Altro dato che dovrebbe far riflettere è che il più del 60% delle persone utilizza la stessa password su più account, il che significa che una volta che un account viene violato, tutte le altre password diventano vulnerabili. È per questo motivo che avere password forti, e uniche, è fondamentale per proteggere la nostra privacy e la nostra sicurezza.

    Come impostare una password sicura

    E allora, come impostare una password sicura e a prova di hacker?

    Ecco alcuni suggerimenti su come impostare una password sicura:

    Lunghezza: le password devono essere lunghe, di almeno 12 caratteri. Più caratteri si aggiungono, maggiori saranno le possibilità che la password sia difficile da decifrare. Una password di 16 o più caratteri sarebbe ancora meglio.

    Complessità: le password devono essere complesse, utilizzando una combinazione di lettere maiuscole e minuscole, numeri e caratteri speciali. Evitare di utilizzare parole comuni o sequenze numeriche ordinarie, come, appunto, 12345 o qwerty.

    Unicità: le password devono essere uniche per ogni account. Non utilizzare la stessa password per più account, poiché in caso di violazione di un account, tutte le altre password sarebbero compromesse.

    Aggiornamento: Aggiornare le password regolarmente. Anche se può essere fastidioso dover cambiare le password, è importante farlo regolarmente per evitare che le password diventino obsolete e facili da decifrare.

    Come conservare le password

    Conservare le password in modo sicuro è altrettanto importante quanto crearle. Memorizzare le password può essere difficile, specie quando se ne usato tante. Ma conservarle in modo sicuro è essenziale per la protezione dei nostri account.

    Ecco alcuni consigli su come conservare le password.

    come creare password efficace custodirla franzrusso.it

    Gestore di password

    Conservare le password al sicuro non significa necessariamente memorizzarle tutte a memoria. Infatti, i gestori di password sono strumenti utilissimi per chi desidera mantenere al sicuro le proprie credenziali. Un gestore di password è un software che consente di archiviare tutte le password in un database crittografato, così da non doverle memorizzare tutte a memoria. In questo modo, sarà sufficiente ricordare solo la password del gestore, che dovrà essere lunga e complessa. Inoltre, i gestori di password spesso generano password casuali e complesse per te, in modo da garantire una maggiore sicurezza. Ne esistono diversi, gratuiti e a pagamento, disponibili sul mercato, tra cui LastPass, Dashlane e 1Password.

    L’autenticazione a due fattori

    Come già ricordato altre volte qui sul nostro blog, l’autenticazione a due fattori (2FA) è un ulteriore livello di sicurezza che va ad aggiungersi alla semplice password. In pratica, la 2FA richiede che l’utente inserisca un codice temporaneo (generalmente inviato tramite SMS o generato da un’app) al momento del login, oltre alla password.

    In questo modo, anche se un malintenzionato dovesse venire a conoscenza della tua password, non riuscirebbe comunque ad accedere al tuo account senza anche il codice di autenticazione a due fattori. La maggior parte dei servizi online supporta l’autenticazione a due fattori, ed è una funzionalità che dovresti sempre attivare quando possibile.

    Mai condividere le password

    Sembra banale, ma visto i risultati che abbiamo visto prima, val la pena ribadirlo, perché le password sono personali e dovrebbero essere trattate come tali: non condividere mai le tue password con nessuno, neanche con familiari o amici fidati.

    Biometria

    La biometria può essere un’opzione aggiuntiva per l’autenticazione, ma non dovrebbe essere considerata come unica misura di sicurezza. In alcuni casi, la biometria può essere aggirata da tecniche di hacking o tramite la creazione di falsi biometrici. E poi, c’è da dire che ancora non tutti i dispositivi supportano la biometria.

    È quindi importante usare una combinazione di misure di sicurezza, come l’utilizzo di password robuste e l’autenticazione a due fattori, oltre alla biometria, per garantire la massima protezione dei dati personali.

    Ecco che allora, alla fine di questo articolo, il World Password Day è l’occasione perfetta per ricordare l’importanza di utilizzare password sicure e di conservarle al meglio. Scegliere una password complessa, utilizzare un gestore di password, attivare l’autenticazione a due fattori, non condividere le password e cambiarle regolarmente sono tutti passi importanti per mantenere al sicuro le proprie credenziali.

    Insomma, seguire questi semplici consigli può fare davvero aiutarci a creare password più sicure e sistemi di conservazione più adeguati, per evitare rischi molto pesanti.

  • LinkedIn, 20 anni di storia che hanno cambiato i social media

    LinkedIn, 20 anni di storia che hanno cambiato i social media

    LinkedIn compie 20 anni. Mai nessuna piattaforma del mondo dei social media era riuscita a raggiungere questo momento. Ecco alcune tra le tappe principali.

    E pensare che su LinkedIn nessuno aveva creduto davvero all’inizio, tanta era la novità, ma ben presto fece ricredere tutti. Arrivava dopo il fallimento delle “dotcom” e quando andava cresceva l’attenzione sulla condivisone di fatti che riguardavano le persone. Invece, la piattaforma fondata nel dicembre 2002 da Reid Hoffman e da un gruppo di co-fondatori (Allen Blue, Eric Ly, Jean-Luc Vaillant, Lee Hower, Konstantin Guericke, Stephen Beitzel, David Eves, Ian McNish, Yan Pujante, Chris Saccheri) provava ad introdurre un elemento nuovo, ossia i fatti professionali delle persone, mettendoli in condivisione con altri.

    Un elemento abbastanza semplice, se ci pensate, ma assolutamente innovativo in quegli anni.

    LinkedIn viene lanciata ufficialmente il 5 maggio del 2003 ed è quindi giunta al traguardo dei 20 anni. Mai nessuna piattaforma del mondo dei social media era riuscita a raggiungere questo momento. Un traguardo che fa di LinkedIn la prima vera piattaforma di social networking.

    L’ingrediente, che ha funzionato alla grande, era quello di mettere insieme l’esigenza di networking con le dinamiche social che in quel momento stavano, letteralmente, nascendo. Ci penserà poi Facebook a sviluppare le dinamiche social, orientato ai fatti personali come nessun altro, con un luogo dove ritrovare amici e conoscerne di nuovi condividendo i propri interessi. Ma LinkedIn ha, sicuramente, il primato di aver messo insieme l’esigenza dell’incontro professionale con l’online.

    LinkedIn 20 storia social media

    LinkedIn 20 anni, i primi passi e primi traguardi

    I primi passi mossi all’interno del nascente scenario dei social media (che allora non era definito propriamente così, lo diventerà qualche anno più tardi) furono straordinari. Dopo i primi 2,708 utenti raccolti nella prima settimana, LinkedIn già 15 mesi dopo, nell’agosto del 2004, raggiunse il traguardo di 1 milione di utenti e nel marzo del 2006, quindi poco meno di tre anni dal lancio, raggiunse il primo mese di profittabilità.

    Ma, prima di fare un breve percorso nella storia di questa piattaforma, vale la pena fare una veloce considerazione sullo stato attuale della piattaforma, dopo 20 anni.

    Oggi, come sappiamo, LinkedIn è parte di Microsoft che l’ha acquisita nel 2016 e da allora ha continuato il suo percorso, mantenendo lo stesso nome e facendo uno sforzo per diventare, a tutti gli effetti, una piattaforma di social business media. Una piattaforma che ha abbracciato quindi quasi tutte le forme di contenuto, visuale, testuale, video, audio, pur mantenendo fede alle sue origini.

    Possiamo tranquillamente affermare che LinkedIn raggiunge la sua massima popolarità proprio dopo l’acquisizione da parte di Microsoft e questo è uno dei pochi casi in cui succede.

    Questo perché, sin dal giorno dell’acquisizione, LinkedIn ha mantenuto salda la sua indipendenza, il suo brand, continuando a crescere all’interno dell’ecosistema Microsoft.

    Oggi sulla piattaforma vengono presentate più di 4.500 domande di lavoro e vengono effettuate 8 assunzioni al minuto. Il suo fatturato ha superato i 14 miliardi di dollari negli ultimi 12 mesi, ossia quasi il quadruplo rispetto al momento dell’acquisizione.

    La tartaruga meno eccitante a volte vince la gara“, ha detto di recente Reid Hoffman, cofondatore e primo CEO dell’azienda. Una frase che detta da Hoffman spiega tante cose di questi 20 anni di LinkedIn.

    LinkedIn 2023: oltre 900 milioni di utenti

    LinkedIn nel 2023 ha superato il traguardo dei 900 milioni di utenti, di cui circa 18 milioni in Italia. Il nostro paese è nei primi dieci paesi che usano di più LinkedIn al mondo.

    LinkedIn 900 milioni 2023

    A livello globale, il 60% degli utenti LinkedIn ha un’età compresa tra i 25-34 anni; il 21,7% degli utenti ha 18-24 anni; il 15,4% ha 35-54 anni; e poi poco meno del 3% ha oltre 55 anni.

    LinkedIn, come dicevamo, è stata fondata nel dicembre 2002 e lanciata il 5 maggio del 2003, quando i social media erano ancora agli albori. Inizialmente, la piattaforma era stata concepita come un sistema di networking online per professionisti e imprenditori, con l’obiettivo di offrire una piattaforma per la condivisione di informazioni professionali e l’espansione delle opportunità di lavoro.

    Il co-fondatore di LinkedIn Reid Hoffman (uno tra gi investitori in OpenAI) aveva una lunga storia nel mondo del tech, avendo lavorato in precedenza per PayPal, come executive vice president e come membro del consiglio di amministrazione. Inoltre, Hoffman ha co-fondato diverse altre società tecnologiche, tra cui SocialNet (praticamente, la piattaforma che ha anticipato LinkedIn) e Village Ventures.

    Durante la fase di sviluppo di LinkedIn, Hoffman ha assunto un consulente di marketing di nome Christopher Sacca, che gli ha fornito importanti consigli sul posizionamento del marchio e sulla creazione di una strategia di marketing efficace. Chris Sacca è diventato poi un importante investitore di startup tecnologiche, tra cui Twitter, Uber e Instagram.

    Nel corso degli anni, LinkedIn ha raccolto finanziamenti da una serie di importanti investitori, tra cui Sequoia Capital, Greylock Partners e Bain Capital. Anche se il principale investitore di LinkedIn è rimasto nel tempo Reid Hoffman stesso, che ha investito una ingente somma di denaro nella società nelle fasi iniziali della sua crescita.

    LinkedIn 20 anni, le tappe principali

    Queste alcune tappe importanti nei 20 anni di storia di LinkedIn:

    Nel 2004, LinkedIn ha raggiunto un milione di utenti registrati. La piattaforma ha anche introdotto la funzionalità delle connessioni di primo e secondo grado, che ha consentito agli utenti di connettersi con altri professionisti in base alla loro rete di contatti.

    Nel 2005, LinkedIn ha lanciato la sua prima offerta pubblicitaria. La piattaforma ha anche introdotto una serie di nuove funzionalità, tra cui la possibilità di cercare offerte di lavoro e di creare gruppi di discussione. Nello stesso anno, Linkedin lancia “LinkedIn Business Accounts”, offrendo alle aziende l’accesso a strumenti di ricerca più potenti.

    Nel 2008, LinkedIn ha lanciato la sua prima applicazione mobile, che ha consentito agli utenti di accedere alla piattaforma dai loro dispositivi mobili.

    Nel 2010, LinkedIn lancia la sua versione in italiano, quando in Italia gli utenti erano circa 1 milione.

    Nel 2011, LinkedIn è diventata una società pubblica, con un’offerta pubblica iniziale che ha valutato la società a oltre 4 miliardi di dollari. A livello globale, conta 100 milioni di utenti.

    Nel corso degli anni, LinkedIn ha continuato a innovare e ad evolversi, introducendo nuove funzionalità come LinkedIn Learning, Sales Navigator, e molte altre.

    Nel 2012, ha introdotto la funzionalità degli endorser, che ha permesso agli utenti di approvare le competenze dei loro contatti. Inoltre, la piattaforma ha lanciato LinkedIn Influencers, che ha permesso agli utenti di seguire le opinioni dei leader di pensiero di vari settori.

    Nel 2013, ha introdotto Showcase Pages, che ha permesso alle aziende di promuovere i propri prodotti e servizi. Inoltre, la piattaforma ha lanciato Pulse, una piattaforma di news che ha fornito ai professionisti notizie personalizzate in base ai loro interessi.

    Nel 2014, LinkedIn ha lanciato la sua versione in lingua cinese, aprendo la piattaforma a un mercato di oltre 140 milioni di professionisti. È stato anche introdotto il Content Marketing Score, che ha permesso agli inserzionisti di valutare l’impatto delle proprie campagne di content marketing.

    Nel 2015, LinkedIn ha introdotto la funzionalità di notifiche intelligenti, che ha permesso agli utenti di ricevere notifiche pertinenti in base alle loro attività sulla piattaforma. Inoltre, la piattaforma ha lanciato la funzionalità LinkedIn Salary, che ha fornito agli utenti informazioni sulle retribuzioni in base alla loro posizione e settore.

    Reid Hoffman LinkedIn 20 anni storia social media
    Reid Hoffman

    Nel 2016 LinkedIn è stata acquisita da Microsoft per 26,2 miliardi di dollari. La piattaforma ha introdotto la funzionalità LinkedIn Learning, che ha fornito agli utenti corsi online per migliorare le loro competenze professionali. È stata poi introdotta la funzionalità Open Candidates, che ha permesso agli utenti in cerca di lavoro di segnalare discretamente ai reclutatori che sono aperti alle opportunità.

    Nel 2017, introdotta la funzionalità di chat bot, che ha permesso agli utenti di comunicare con le aziende direttamente sulla piattaforma. È stata lanciata la funzionalità LinkedIn Video, che ha permesso agli utenti di creare e condividere video sulla piattaforma. Gli utenti sono oltre 500 milioni.

    Nel 2018 ha introdotto il redesign del profilo, che ha fornito agli utenti una nuova interfaccia più moderna e intuitiva. La piattaforma ha anche lanciato la funzionalità LinkedIn Career Advice, che ha permesso agli utenti di connettersi con altri professionisti per ricevere consigli sulla carriera.

    Nel 2019, LinkedIn ha lanciato la funzionalità di Live Streaming, che ha permesso agli utenti di trasmettere in diretta video sulla piattaforma. Nello stesso anno, LinkedIn ha introdotto la funzionalità LinkedIn Events, che ha permesso agli utenti di creare e gestire eventi professionali sulla piattaforma.

    Nel 2020 LinkedIn ha introdotto la funzionalità LinkedIn Stories, poi abbandonata l’anno successivo, che ha permesso agli utenti di condividere momenti della loro vita professionale in modo temporaneo. Sempre nel 2020 ha lanciato la funzionalità di ricerca di lavoro migliorata, che ha permesso agli utenti di cercare offerte di lavoro in base alle loro preferenze e interessi.

    Nel 2021 LinkedIn ha lanciato la funzionalità di audio chat, che ha permesso agli utenti di partecipare a conversazioni in tempo reale su diversi argomenti professionali. È stata poi introdotta la funzionalità Creator Mode, che ha permesso agli utenti di evidenziare i propri contenuti e di promuovere il proprio profilo come creator.

    E poi, nel 2022 LinkedIn ha introdotto la funzionalità di videoconferenza integrata, che ha permesso agli utenti di effettuare videochiamate direttamente sulla piattaforma. E ancora, la piattaforma ha lanciato la funzionalità di Eventi Virtuali, che ha permesso agli utenti di organizzare eventi completamente online.

    In aggiunta a tutte queste tappe, va poi ricordato che LinkedIn è stata uno delle prime piattaforme social media a introdurre la pubblicità mirata per gli inserzionisti, offrendo un’opportunità per le attività di raggiungere un pubblico altamente qualificato e interessato. Questa funzionalità ha permesso a LinkedIn di diventare una delle principali piattaforme per il B2B marketing.

    Per arrivare alla conclusione di questo lungo articolo, a fronte di una continua frammentazione dei social media, che virano su altre forme, anche a pagamento, alla ricerca di una nuova identità, i 20 anni di LinkedIn rappresentano, per tutto il panorama dei social media, un traguardo importante. Su cui nessuno, forse, avrebbe mai scommesso.

    Una pietra miliare dei social media, ancora prima che diventassero tali. Un punto di riferimento, insomma, in un momento di grande cambiamento ancora tutto da decifrare.

  • Bluesky è ora anche su Android, ma resta su invito. Ecco come funziona

    Bluesky è ora anche su Android, ma resta su invito. Ecco come funziona

    A circa un mese di distanza dal lancio su iOS, Bluesky, la piattaforma decentralizzata lanciata da Jack Dorsey, arriva anche su Android. Si presenta come una valida alternativa a Twitter, ma resta ancora su invito. Vediamo come funziona.

    Bluesky, dopo aver aperto la sua piattaforma all’app per iOS il primo marzo di quest’anno, da pochi giorni è approdata anche su Android. Ma, anche se questo può sembrare, e lo è per certi versi, una propagazione significativa, dato che Android è il sistema operativo più usato, c’è da dire che l’app resta sempre e comunque su invito.

    In questi ultimi giorni, proprio in seguito all’approdo su Android, dal punto di vista dei tempi molto vicino alla sciagurata gestione della spunta blu legacy su Twitter da parte di Elon Musk, si è acceso un forte interesse e ora si è aperta una specie di caccia all’invito.

    Se ricordate, quando abbiamo dato notizia dell’apertura dell’app su iOS, avevamo chiuso l’articolo sostenendo che l’arrivo su Android ci avrebbe permesso di capire di più sulla longevità, o meno, di questo progetto. Ovviamente ci si riferiva ad un accesso libero, senza invito, di conseguenza è ancora difficile provare a fare qualche previsione, nonostante il forte interesse che si registra.

    bluesky android come funziona

    Bluesky è disponibile anche da computer, da questo link: staging.bsky.app.

    Prima di provare a fare qualche considerazione in più, sarebbe utile forse fare di nuovo chiarezza sulla natura di questa piattaforma, sulle dinamiche che la alimentano e, anche, provare a tracciare un panorama di piattaforme decentralizzate che al momento esistono.

    Innanzitutto, conviene sottolineare che stiamo parlando di un progetto, Bluesky, che era nato per diventare la piattaforma decentralizzata di Twitter, ecco perché la somiglianza è netta. Quindi da un punto di vista del layout grafico, Bluesky riprende pari pari Twitter.

    Sull’app quindi abbiamo una sezione dedicata al profilo, un menù laterale, una sezione dedicata alla ricerca e poi le notifiche. Al momento si possono caricare immagini ma non video, e non sono attivi neanche gli hashtag. Anche se il motore di ricerca interno permette di cercare termini specifici.

    Non è possibile, ancora bloccare nessuno e non ci sono i DM, i messaggi privati. Si tratta di una situazione da “lavori in corso”, ed è comprensibile.

    Come detto, Bluesky è una piattaforma decentralizzata, ossia un sistema che non dipende da un’entità centrale per funzionare, ma si basa su una rete di nodi indipendenti che collaborano tra loro. Questo significa che non esiste un’autorità che gestisce i dati degli utenti, le regole della piattaforma o la censura dei contenuti. Gli utenti sono liberi di scegliere con chi interagire e quali informazioni condividere, senza intermediari o limitazioni imposte da terze parti.

    Gli sviluppatori dell’app, quindi, non avrebbero il pieno controllo su ciò che gli utenti e gli altri sviluppatori possono fare con la piattaforma. Jack Dorsey non molto tempo fa disse che le piattaforme come Twitter non dovrebbero avere così tanto potere “in termini di decisione su quali utenti e comunità possono esprimersi e su chi è responsabile della moderazione di tali contenuti“.

    bluesky android come funziona

    Tanto per chiarire un altro aspetto riguardo alla gestione di Bluesky, Jack Dorse è stato promotore della piattaforma e oggi siede all’interno del consiglio di amministrazione della società.

    La piattaforma oggi è guidata da Jay Graber, assunta da Twitter nel 2021. Una volta che la società si è costituita, sempre nel 2021, la stessa Graber ne divenne CEO, ruolo che ricopre, appunto, ancora oggi.

    Bluesky è un progetto avviato da Jack Dorsey, il co-fondatore ed ex CEO di Twitter, che lo annunciò nel dicembre 2019, con l’intento di voler finanziare un team indipendente con l’obiettivo di sviluppare uno standard aperto e decentralizzato per i social media.

    L’obiettivo di Bluesky è quello di creare una rete sociale basata su un protocollo comune, chiamato AT Protocol (dove AT sta per “Authenticated Transfer Protocol”), che permetta agli utenti di comunicare tra loro senza passare per un intermediario centrale.

    In questo modo, gli utenti potrebbero scegliere tra diverse applicazioni compatibili con il protocollo, senza perdere i propri contatti o i propri contenuti. Inoltre, il protocollo prevede l’uso della crittografia per proteggere la privacy e l’identità degli utenti, e l’integrazione della blockchain per garantire la tracciabilità e l’immutabilità dei messaggi.

    bluesky android come funziona

    Bluesky, è opportuno ricordarlo, è ancora in fase beta e accessibile solo attraverso la modalità ad invito. Ma come dicevamo in apertura, l’app ha già attirato l’interesse di molti utenti che vedono in Bluesky una sorta di possibile soluzione ai problemi di Twitter nell’era di Elon Musk.

    Volendo dare qualche numero, grazie alla volta di iOS, al momento, Bluesky è stata scaricata 360 mila volte dall’App Store a livello globale, la lista di attesa è cresciuta fino ad 1 milione di persone.

    E l’interesse cresce anche con la versione per Android e lo sarà ancora di più nei prossimi giorni, o almeno così si spera.

    Intanto sull’app ci sono già Chris Messina, l’inventore dell’hashtag, Jack Dorsey, ovviamente, ma anche, da pochi giorni, due persone molto note negli Usa, per motivi diversi, come “dril” e la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez.

    Tra l’altro, a testimoniare che un grande interesse si sta muovendo attorno a Bluesky, la società con un post (e no, non si chiamano tweet) ha fatto sapere che la giornata di giovedì, 27 aprile 2023, ha fatto registrare “il suo ‘più grande salto di un giorno’ di sempre”.

    Se anche le celebrità cominciano ad approdare su Bluesky, allora è probabile, nonostante la modalità ad invito, che qualcosa possa muoversi sul serio.

    Anche se, va detto, quella sensazione di Twitter prima maniera piace, piace molto agli attuali utenti che sperano non venga dispersa.

    Ma, per cercare di arrivare alla conclusione, pur consapevoli che questo di Bluesky resta, qui su InTime Blog, un argomento aperto, restano ancora da capire alcune cose.

    Chiaro che una piattaforma decentralizzata offra come vantaggi la possibilità di offrire maggiore privacy, maggiore innovazione. Ma è anche vero che gli utenti possono riscontrare, ad esempio, minore facilità d’uso, se questa viene paragonata alle piattaforme centralizzate; minore qualità della piattaforma che si manifesta in quella lentezza nel caricare i contenuti che spesso allontana gli utenti.

    Bluesky, come confermato anche da Jay Graber, sta mantenendo la modalità ad invito per definire al meglio il grande tema della moderazione dei contenuti. Tema insidioso e spinosissimo, su cui molte piattaforme sono andate a sbattere. La sfida è quella di riuscire a realizzare una piattaforma sicura dove gli utenti siano pienamente responsabili di ciò che pubblicano. Un sogno praticamente.

    La seconda questione riguarda il modello di business. Al momento da questo punto di vista non ci sono elementi su cui fare qualche considerazione concreta. La piattaforma ora è concentrata a mettere a punto le fondamenta, ma appare chiare che queste fondamenta dovranno dare vita ad una struttura che poi dovrà essere mantenuta in qualche modo.

    E poi, infine, resta da comprendere il tema della portabilità su cui Bluesky, attraverso il proprio AT Protocol, punta molto. L’intento è quello di permettere agli utenti di passare da una piattaforma ad un’altra, riuscendo a mantenere la propria audience, senza vederla dispersa perché c’è qualcuno che un giorno decide di chiudere tutto.

    Questo ultimo è un grande tema che, se davvero andrà in porto, potrà permettere la ricostruzione del proprio grafo sociale anche su altre piattaforme e continuare a restare in contatto mettendo al centro le persone e le relazioni che si costruiscono.

    Però, tutto questo deve trovare una rapida manifestazione, altrimenti le persone si stanca facilmente. Va benissimo, ed è sacrosanto, lavorare sulla moderazione, ne va del successo stesso della piattaforma, ma in tempi rapidi per poi abbandonare subito la modalità ad invito che fa tanto effetto Clubhouse. E poi abbiamo visto come è andata a finire con Clubhouse.

  • La spunta blu legacy al tramonto, ora si ottiene con Twitter Blue

    La spunta blu legacy al tramonto, ora si ottiene con Twitter Blue

    La spunta blu “legacy”, dopo diversi rinvii e qualche pese d’aprile mancato, viene mandata in soffitta, sostituita da quella assegnata con l’abbonamento a Twitter Blue. Un’occasione per ripercorre le fasi sin dalla sua prima apparizione nel 2009 fino a oggi.

    Siamo arrivati, dopo tanti tira e molla, cambi di date, pesci d’aprile ecc…, al punto di svolta per Twitter. Già, senza voler essere esagerati, per Twitter questo è un cambiamento epocale.

    Stiamo parlando dell’addio alla spunta blu “legacy”, ossia quella ottenuta con i vecchi metodi e attraverso un documento di riconoscimento. L’addio che avviene il 20 aprile (sempre che non ci sia di nuovo un cambio di date) significa che da questa data esisteranno su Twitter solo spunte blu ottenute attraverso l’abbonamento a Twitter Blue.

    L’ottenimento della spunta blu viene comunque sottoposto ad un controllo da parte di Twitter, viene richiesto il numero di telefono, ma non – cosa più importante – il documento di riconoscimento, vale a dire carta di identità o passaporto, come avveniva con la spunta blu legacy.

    Sottolineo questo aspetto legato al documento di riconoscimento perché Elon Musk, sin dal suo insediamento ormai sei mesi fa, ha più volte sostenuto che quel metodo non fosse sicuro e che fosse fonte di spam e disinformazione. Certo, non esiste un metodo infallibile, ma di certo non lo sarà neanche questo ed è sufficiente farsi un giro su Twitter per rendersene conto.

    Sia chiaro, impostare una formula a pagamento non è un male, anzi. Qui non si discute il pagamento o meno e non si mette in discussione chi legittimamente opta per questa scelta. Il vero problema è che questo metodo forse non è quello che Elon Musk cerca di vendere, ossia come il metodo che permetterà a tutti di esprimersi in sicurezza, senza impersonificazioni, senza spam e disinformazione.

    spunta blu legacy tramonto twitter bluespunta blu legacy tramonto twitter blue

    Il tema dell’impersonificazione di altri utenti celebri sulla piattaforma era stato il vero motivo per cui la spunta blu fece la sua apparizione nell’estate 2009.

    L’origine del programma di verifica di Twitter risale appunto all’estate del 2009, a seguito della querela portata avanti dal manager della squadra di baseball St. Louis Cardinals, Tony La Russa, dopo essere stato impersonato sulla piattaforma da un altro utente. Il co-fondatore di Twitter Biz Stone scriveva in un post sul blog ufficiale:

    “Riconosciamo l’opportunità di migliorare l’esperienza utente di Twitter e chiarire la confusione oltre alla semplice rimozione degli account di impersonificazione una volta avvisati. Quest’estate sperimenteremo un’anteprima beta di quelli che chiamiamo account verificati”.

    Ma all’epoca non era solo La Russa a ispirare il processo di verifica e a lamentarsi dell’impersonificazione. Vi erano altre celebrità, tra le quali figurava anche Kanye West, la star del basket Shaquille O’Neil. Mentre l’attore Ewan McGregor era stato impersonato su un sito web molto popolare come MySpace, qualcuno lo ricorda?

    E quindi da lì in poi Twitter avviò il suo primo programma che portava alla verifica diretta degli account di utenti più celebri, popolari e importanti.

    Questo era il principio che muoveva Twitter. La società allora affermava che un account con un badge di verifica “spunta blu” indicava che “siamo stati in contatto con la persona o l’entità che l’account rappresenta e abbiamo verificato che è stato approvato”.

    Il metodo intendeva inviare un messaggio chiaro alla base utenti di Twitter che quel personaggio famoso, con quell’account, fosse davvero lui, senza voler sminuire tutti gli altri che ne erano sprovvisti. Era un metodo che mirava a garantire l’autenticità di quella tipologia di account, di quella celebrità. Risolto quel problema si poteva ridare fiducia a tutta la base utenti e anche aiutare a farla crescere.

    Di quella prima modalità per ottenere la spunta blu non si conosce tanto, si sa solo che Twitter avesse sguinzagliato in giro per il modo delle figure che entravano in contatto con celebrità, personalità politiche e spirituali, studiosi, con l’obiettivo di portarle sulla piattaforma, con tutte le garanzie caratterizzate dalla spunta blu, per cercare di creare un clima di sicurezza e attrarre nuovi utenti. Di questo si seppe solo dopo però.

    Nel 2010 la procedura subisce un primo cambiamento di cui non furono diffusi i vari passaggi che comprendevano, in buona parte, quello che abbiamo descritto poco sopra.

    E poi si arriva all’approdo di Papa Benedetto XVI su Twitter, nel 2012, ed è in questa fase che si scopre qualcosa in più su come venisse certificata la personalità e come venisse attribuita la spunta blu.

    Come dicevamo prima, pare che Twitter avesse sguinzagliato in giro per il mondo 20 figure alla ricerca di personaggi famosi e di una certa rilevanza da portare sulla piattaforma. Obiettivo era quello di individuare personalità che godessero di una certa fama e di un certo seguito per fare in modo che poi una parte di questi potesse approdare sulla piattaforma, che allora era ancora a 140 caratteri.



    E la strategia per portare a twittare il Papa era in effetti proprio questa. Questi funzionari di Twitter, una sorta di Twitter coach, prendevano contatti con l’entourage della personalità individuata, in questo caso il Vaticano nella persona del responsabile delle relazioni esterne e stampa, per presentare la piattaforma e le sue potenzialità.

    L’intenzione era fare leva sulla grande influenza che il personaggio, come Papa Benedetto XVI, esercitava sugli utenti. Proprio quello che è successo con l’apertura dell’account @pontifex. Una volta terminato il suo lavoro, il Twitter coach ripartiva verso nuove personalità da portare sulla piattaforma, perché quello significava incrementare la base utenti.

    Si tratta, questa, di una ricostruzione fatta sulla base dei riscontri, pochi, che ci sono. Ma grosso modo le cose sono andate così.

    E poi si arriva al 2016, con il metodo più aperto. Twitter sa che allargando un po’ le maglie, sempre con una procedura sotto stretto controllo, si può mantenere un clima di fiducia e provare a crescere. Il metodo viene reso pubblico e tutti potevano richiedere la spunta, salvo dimostrare alcuni requisiti richiesti e la presentazione di un documento di riconoscimento.

    Il risultato è stato che dopo poco tempo la piattaforma è stata letteralmente invasa di richieste e il metodo sospeso.

    In quell’anno, nel 2016, gli utenti verificati erano 187 mila su circa 310 milioni di utenti. Nel 2013 erano 50 mila. Ad oggi, nel 2023, se ne registrano circa 450 mila, ma il numero è destinato a salire.

    Nel 2020 la procedura, ristretta e non più pubblica, viene sospesa e viene riattivata nel 2021. Nella procedura vengono individuate delle categorie di account che possono richiedere la spunta blu e il metodo viene di nuovo aperto.

    Il problema che questa procedura è arrivata nel momento di massima crisi di Twitter, momento in cui la base utenti non cresceva, la piattaforma stessa veniva percepita come complessa e poco innovativa, per non parlare del problema, molto sentito, legato all’hate speech.

    Sono gli anni in cui poi si acuisce il tema della disinformazione, dopo le elezioni di Donald Trump e di tutto quello che ne è conseguito.

    Tutti problemi che anche Jack Dorsey pensava di risolvere assegnando la spunta blu a tutti gli utenti per fare emergere tutti quegli utenti che fossero nativamente spam e bot. Ma non se ne fece nulla.

    Da una parte non se ne fece nulla per il poco tempo, ma dall’altra lo stesso Dorsey si trovò nella condizione di difficoltà, visto che la società Twitter era ormai in una situazione caotica. Il CdA era praticamente diviso tra chi lo voleva fuori, come il Fondo Elliott che deteneva la maggioranza, e chi lo voleva ancora in sella come CEO.

    Solo che lo stesso Dorsey ha finito per pagare il fatto che essere CEO di due aziende contemporaneamente non è il massimo dell’organizzazione. E Twitter ne ha risentito in modo particolare.

    Una situazione, questa, che ha finito per creare le condizioni per cui Twitter dovesse essere venduta. E così è stato.

    Elon Musk, appena se ne è presentata l’occasione, sapendo benissimo della situazione di Twitter, avendo collaborato con Jack Dorsey a predisporre quella che oggi è Bluesky, la piattaforma decentralizzata fortemente voluta da Dorsey e che ora si appresta a diventare la vera alternativa di Twitter, l’ha colta.

    E siamo arrivati ad oggi. Elon Musk ormai sta per mettere a punto uno dei suoi pochi punti fermi da quando si è insediato, e cioè quello di annullare e cancellare la spunta blu attuale solo perché, a suo dire, assegnata con un sistema non sicuro.

    Con questo articolo, perdonate la lunghezza, abbiamo voluto raccontare la storia di come si è arrivati e come si è sviluppata la tanto amata e odiata spunta blu e di come, in realtà, il metodo che propone Elon Musk non brilli proprio per sicurezza.

    Legare tutto all’abbonamento senza verificare l’identità dell’account è un passo indentro, non un passo in avanti.

    In ogni caso, Elon Musk spera di permettere a Twitter di raggiungere i 3 miliardi di fatturato che servono per raggiungere l’obiettivo prefissato per la fine dell’anno. Obiettivo che sembra complesso da raggiungere, anche se lo stesso Musk rassicura che Twitter viaggia verso il break-even.

    Staremo a vedere cosa succederà.

    Intanto addio alla spunta blu “legacy”.

  • Su Instagram sarà possibile aggiungere fino a 5 link in bio

    Su Instagram sarà possibile aggiungere fino a 5 link in bio

    Su Instagram sarà possibile aggiungere fino a 5 link nella bio. In pratica, questa modalità spinge ad abbandonare app come Linktree e simili. Lo ha annunciato Mark Zuckerberg sul suo canale Instagram.

    Se diciamo Linktree sicuramente sapete di cosa stiamo parlando, ossia di quel modo che permette di aggiungere nella bio di Instagram, ma non solo, un link che riporta ad una sezione dedicata dove è possibile elencare tutti i link che fanno riferimento ad un profilo.

    Ecco, Mark Zuckerberg, CEO e fondatore di Meta, ha annunciato che su Instagram sarà possibile aggiungere fino a 5 link, un modo che riprende molto Linktree, ma anche Beacons e tantissime altre.

    In un post sul suo canale Instagram (modalità non ancora attiva in Italia) ha scritto che “probabilmente è una delle funzioni più richieste”.

    Come si fa ad aggiungere i link nella bio di Instagram?

    I link possono essere aggiunti come si fa già adesso, e quindi modificando il proprio profilo dall’app mobile. In questo caso, è possibile assegnare loro dei titoli e riordinarli dal punto di vista della loro visualizzazione.

    Instagram 5 link bio

    C’è da evidenziare che, e non è bellissimo, se si aggiunge più di un link, chiunque visiti il profilo dovrà comunque cliccare su un messaggio del tipo “… e 1 altro” per vedere l’elenco dei link. Una modalità che già avviene adesso quanto si aggiunge un link ad un sito e quello e quello ad uno dei canali social che scegliete.

    Significa che comunque chi volesse vedere tutti i link deve fare più passaggi, così come accade usando Linktree. Forse si poteva migliorare questo aspetto o magari ci penseranno in seguito.

    Però, a voler vedere bene si tratta di una funzione utile da integrare su Instagram, al punto da rendere la piattaforma più interessante. E in un momento in cui ci sono tanti che stanno cercando una alternativa a Twitter valida, dopo l’acquisizione da parte di Elon Musk, questo potrebbe aiutare a rendere Instagram più appetibile.

    E a proposito di Twitter e Instagram, non dimentichiamoci che Meta di recente ha introdotto la spunta blu, per Facebook e Instagram, offrendo anche vantaggi come l’accesso diretto all’assistenza clienti.

  • HPE spinge le aziende italiane verso la data maturity

    HPE spinge le aziende italiane verso la data maturity

    Come ormai abbiamo imparato bene in questi anni, specie negli ultimi 2/3 anni, i dati assumono sempre più importanza. Vuoi per il fatto che è aumentato l’uso del digitale a livello generale e globale, vuoi per il fatto che sono aumentate le fonti che rilasciano dati. Aggiungiamo anche l’intelligenza artificiale, da questo punto di vista.

    I dati aumentano, sappiamo quanto siano preziosi e quanto sia fondamentali, oggi, per la crescita delle economie dei paesi. Senza voler sembrare esagerati, dai dati passa il progresso moderno.

    Del resto, lo diceva Clive Humby nel 2006 quando coniò la frase “I dati sono il nuovo petrolio“. Frase che venne poi completata da Michael Palmer, sempre nello stesso anno: “i dati sono preziosi, ma se non raffinati non possono essere realmente utilizzati. [Il petrolio] deve essere trasformato in gas, plastica, prodotti chimici, ecc. per creare un’entità preziosa che guidi attività redditizie; quindi, i dati devono essere scomposti e analizzati affinché abbiano valore“.

    importanza hpe data maturity franzrusso

    Ecco, adesso ci troviamo in una fase più matura. Le aziende ormai, a distanza di anni, riconoscono l’importanza dei dati e ci avviciniamo a quella fase che viene definita data maturity.

    Per data maturity si intende un processo composto da più fasi della transizione di un’azienda dall’inconsapevolezza dei dati all’alfabetizzazione dei dati stessi.


    Cosa si intende per Data Maturity

    La data maturity è il livello di qualità, usabilità e completezza dei dati. È una misura dell’efficacia delle pratiche di gestione dei dati ed è diventata sempre più importante nell’era dei Big Data. La “maturità dei dati” può essere utilizzata per valutare la qualità dei dati e identificare le aree in cui è possibile apportare miglioramenti. Può anche fornire indicazioni su come i dati vengono raccolti, archiviati e utilizzati, e su come possono essere gestiti e sfruttati meglio per raggiungere i risultati aziendali desiderati. La data maturity è un elemento chiave del processo decisionale guidato dai dati ed è essenziale per le organizzazioni che vogliono massimizzare il valore dei propri dati.


    Va sottolineato che il processo di miglioramento della data maturity dovrebbe coinvolgere l’intera azienda piuttosto che solo un reparto dati specializzato.

    Ma esistono delle situazioni variegate tra le aziende se le osserviamo da questo punto di vista. E i dati che stiamo per vedere insieme confermano questo andamento.

    HPE (Hewlett Packard Enterprise) negli ultimi giorni ha presentato i risultati del sondaggio globale che mostrano che la mancanza di data maturity ostacola sia il settore privato sia quello pubblico nel raggiungimento di obiettivi chiave, come l’aumento delle vendite o il progresso nella sostenibilità ambientale.

    L’indagine, condotta da YouGov per conto di HPE su oltre 8.600 decision maker di tutti i settori privati e pubblici in 19 paesi, rivela che il livello medio di data maturity delle organizzazioni, ovvero la loro capacità di creare valore dai dati, è di 2,6 su una scala di 5, dove solo il 3% raggiunge il livello di maturità più elevato. In questo contesto, il dato relativo all’Italia riflette quello mondiale.

    Il sondaggio si basa su un modello di maturità sviluppato da HPE che valuta la capacità di un’organizzazione di creare valore dai dati sulla base di criteri strategici, organizzativi e tecnologici.

    Il livello di maturità più basso è chiamato “data anarchy”: a questo livello, i pool di dati sono isolati l’uno dall’altro e non vengono analizzati sistematicamente per generare insight o risultati. Il livello più alto è chiamato “data economics”: a questo livello, un’organizzazione sfrutta strategicamente i dati per ottenere risultati, sulla base di un accesso unificato a fonti di dati interne ed esterne che vengono analizzate con sistemi di analytics avanzati e di intelligenza artificiale.

    I risultati del sondaggio rivelano che il 14% delle organizzazioni si trova al livello di maturità 1 (data anarchy), il 29% al livello 2 (data reporting), il 37% al livello 3 (data insights), il 17% al livello 4 (data centricity) e solo il 3% è al livello 5 (data economics).

    In Italia si registrano dati simili: data anarchy 13%, data reporting 31%, data insights 34%, data centricity 17%, data economy 4%.

    La mancanza di capacità di gestione e valorizzazione dei dati, a sua volta, limita la capacità delle organizzazioni di raggiungere obiettivi chiave come l’aumento delle vendite (30%), l’innovazione (28%), il miglioramento della customer experience (24%), il miglioramento della sostenibilità ambientale (21%) e l’aumento dell’efficienza interna (21%).

    Per quanto riguarda l’Italia sono stati rilevati i seguenti dati: aumento delle vendite 34%, innovazione 32%, miglioramento della customer experience 23%, il miglioramento della sostenibilità ambientale 17%, l’aumento dell’efficienza interna 20%.

    Il sondaggio fornisce una visione dettagliata dei gap strategici, organizzativi e tecnologici che le organizzazioni devono colmare per sfruttare i dati come asset lungo tutta la value chain. Tra le principali evidenze:

    • Solo il 13% degli intervistati afferma che la data strategy della propria organizzazione è una parte fondamentale della strategia aziendale.
    • Quasi la metà degli intervistati (48% – in Italia 33%) afferma che la propria organizzazione non alloca alcun budget per iniziative relative ai dati o finanzia solo occasionalmente iniziative relative ai dati tramite il budget IT.
    • Solo il 28% (in Italia il 29%) degli intervistati ha confermato che la propria organizzazione ha un focus strategico su prodotti o servizi data-driven.
    • Quasi la metà degli intervistati afferma che le proprie organizzazioni non utilizzano metodologie come il machine learning o il deep learning, ma si affidano a fogli di calcolo (29% – in Italia 34%) o business intelligence e report preconfezionati (18% – in Italia 15%) per l’analisi dei dati.

    La creazione di valore dai dati richiede anche l’aggregazione di dati o insight provenienti da diverse applicazioni, location o spazi dati esterni.

    Ad esempio, i dati di telemetria generati dai sensori dei prodotti venduti possono aiutare il reparto R&S di un produttore ad allineare meglio la successiva generazione di prodotti alle esigenze dei clienti. Allo stesso modo, la condivisione tra strutture sanitarie degli insight generati dai dati dei pazienti può far progredire la diagnostica medica.

    Una caratteristica legata a un basso livello di data maturity è che non esiste un’architettura globale di dati e analisi: i dati sono isolati in singole applicazioni o posizioni. Questo è il caso del 34% (in Italia 39%) degli intervistati. D’altra parte, solo il 19% (in Italia 14%) ha implementato un data hub o fabric centrale che fornisce accesso unificato ai dati in tempo reale in tutta l’organizzazione e un altro 8% (in Italia 13%) afferma che questo data hub include anche fonti di dati esterne.

    Considerato che le fonti di dati sono sempre più distribuite tra cloud ed edge, la maggior parte degli intervistati (62% – in Italia 63%) afferma che è strategicamente importante avere un alto grado di controllo sui propri dati e mezzi per estrarne valore.

    Più della metà dei rispondenti (52% – in Italia 48%) teme che i soggetti che detengono i monopoli dei dati abbiano un controllo eccessivo sulla loro capacità di creare valore e il 39% (in Italia 26%) sta rivalutando la propria strategia cloud a causa dell’aumento dei costi (42% – in Italia 40%), delle preoccupazioni sulla sicurezza (37% – in Italia 26%), della necessità di un’architettura più flessibile (37% – in Italia 29%) e della carenza di controllo sui propri dati (32% – in Italia 26%).

    In conclusione, la data maturity nel 2023 sarà molto diversa. Le aziende sfrutteranno il potenziale dell’intelligenza artificiale e dell’apprendimento automatico per utilizzare i dati in modi sempre più significativi.

    I dati saranno più accessibili, con l’emergere di nuove fonti di dati e la capacità di integrare gli stessi in modo più rapido ed efficiente. Tutto questo si tradurrà in migliori intuizioni di business e previsioni più accurate, consentendo alle aziende di prendere le decisioni migliori.

    Anche le misure di sicurezza e di privacy saranno più rigorose, per garantire che i dati siano tenuti al sicuro e utilizzati in modo responsabile. Le aziende sono sempre più consapevoli di sfruttare i dati per creare esperienze migliori per i propri clienti, favorire la crescita e migliorare le operazioni. Con gli strumenti e le strategie giuste, la data maturity già in questo anno sarà una risorsa enorme per le aziende.

  • Social Media, LinkedIn e YouTube sono le piattaforme più affidabili

    Social Media, LinkedIn e YouTube sono le piattaforme più affidabili

    I Social Media stanno cambiando e la Fiducia diventa in questo momento fondamentale. In questo contesto, tra le piattaforme gli utenti ritengono che siano più affidabili LinkedIn e YouTube. Un dato che non sorprende.

    I Social Media stanno attraversando una fase di cambiamento, diciamo che si trovano in un momento in cui devono ricostruire la propria identità. Un argomento, questo, che mi appassiona e a cui tengo molto in questo periodo.

    E se è vero che queste piattaforme si trovano in una fase interlocutoria, in cui tutto sembra essere diverso da come lo abbiamo conosciuto, la Fiducia, in questo contesto, diventa un valore enorme. Una scommessa per queste piattaforme che può essere la chiave di volta per una nuova identità, appunto.

    Quando si parla di Fiducia si intende un tema rilevante che comprende tanto la condivisione dei dati personali, e la gestione e la cura degli stessi, quanto l’aderenza delle informazioni ai valori di chi li condivide e alla qualità stessa dei contenuti che si condividono, senza dimenticare la reputazione degli attori coinvolti.

    Quindi si tratta di un tema che mette insieme tanti elementi e tanti fattori che, una volta riunificati, compongono appunto la parola “Fiducia”. I nu momento di grande incertezza, dunque, gli utenti vanno alla ricerca di contenuti positivi, in termini di esperienza trasmessa e di qualità, ossia contenuti in grado di arricchire la propria esperienza.

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    Non è semplice che questo accada anche se non impossibile. Di certo, i social media nella condivisione di informazioni e contenuti di qualità giocano un ruolo, come abbiamo visto in questi anni, ormai fondamentale. E questo per il ruolo che i social media sono stati in grado di ritagliarsi in questi anni.

    Ecco, se vogliamo adesso vedere l’argomento da un punto di vista più concreto, con dati certi, nel tentativo di definire meglio il ruolo dei social media all’interno del grande tema della Fiducia e dei contenuti condivisi, i dati di uno studio di Capterra, celeberrima piattaforma per la comparazione di software B2B, pubblicato da poco, ci aiuta non poco a fotografare il momento.

    Lo studio ha preso ad esaminare l’evoluzione dei metodi di ricerca online, verificando quanto gli utenti ritengono affidabili i risultati che si ottengono, l’utilità della personalizzazione delle ricerche e cosa ne deriva per la privacy dei dati degli utenti. Sono state intervistate 1015 persone dai 18 anni in su che cercano informazioni e contenuti online almeno qualche volta al mese.

    Guardando ai dati emersi, il 54% dei rispondenti si fida di più di un’informazione quando essa proviene da un ente scientifico; e ancora, il 42% quando proviene da un creatore di contenuti riconosciuto. Il valore della reputazione sta in questo ultimo punto.

    Quasi una persona su due fa uso sia dei social media che dei motori di ricerca per trovare informazioni online.

    Dal punto di vista dei social media più utilizzati dagli utenti intervistati, è emerso che il 51% ritiene YouTube e LinkedIn le piattaforme più affidabili nella maggior parte dei casi.

    Seguono poi Instagram e Twitter, le cui percentuali scendono rispettivamente al 47% e al 42%. Le piattaforme social media considerate meno affidabili sono in generale Facebook e TikTok, considerati dal 58% degli intervistati come “Qualche volta affidabili” e “Per niente affidabili”.

    social media 2023 affidabilità youtube linkedin

    Dati molto interessanti questi ultimi che definiscono quale sia l’umore degli utenti verso le piattaforme in questo momento.

    Risulta evidente che YouTube e LinkedIn sono le due piattaforme che si caratterizzano per la tipologia: contenuti video per la prima, social media business per la seconda.

    Si tratta quindi di due ambienti molto ben definiti, anche se LinkedIn da quando è stata acquisita da Microsoft si è aperta sempre di più, dal punto di vista della tipologia dei contenuti, fino ad essere sempre affine al concetto vero di “social media”, ossia di piattaforma dove si condividono notizie ed informazioni.

    Da evidenziare che LinkedIn, tra tutte le piattaforme social media più usate e conosciute, è quella più anziana e tra qualche settimana compirà 20 anni.

    Ma, al netto di tutto, sono dati che non sorprendono. Ricorderete come nel 2022 proprio YouTube era l’unica piattaforma social media che cresceva come strumento usato dagli utenti per informarsi mentre tutte le altre piattaforme erano in calo.

    E in un contesto di ricerca di Fiducia, vista la grande frammentazione ormai in atto e la grande difficoltà a comprendere il momento, ecco che gli utenti si affidano a due piattaforme che, forse, meglio di altre riescono a soddisfare questa esigenza degli utenti.

    Parlando della privacy dei propri dati personali, dalla ricerca emerge che solo il 31% intraprende sempre azioni per proteggerla nel momento in cui effettua ricerche online; il 51% lo fa qualche volta mentre il 15 raramente.

    Il 45% dei rispondenti che si preoccupa per la propria privacy, dichiara che una delle azioni più intraprese per proteggerla nel momento in cui cerca online è l’utilizzo di una forte password unica e personale.

    Il 40% cerca di condividere il minor numero di informazioni personali possibili, il 34% tende a rifiutare i cookies ed il 32% mantiene i propri account privati.

    Ecco, queste le considerazioni in merito a questa ricerca interessante di Capterra da condividere con voi.

    E voi quali piattaforme social media ritenete più affidabili in questo momento e perché?

  • Twitter è ormai parte della X Holding voluta da Elon Musk

    Twitter è ormai parte della X Holding voluta da Elon Musk

    Twitter Inc. non esiste più. Documenti giudiziari dimostrano che oggi l’azienda co-fondata da Jack Dorsey si chiama X Corp. e fa parte della X Holding voluta da Elon Musk. Il progetto di Musk della “X app” è ormai ad un passo, sempre che si realizzi.

    Ormai è diventato noto, Twitter Inc. la società che era stata fondata per gestire la piattaforma e che era stata acquisita da Elon Musk, in pratica on esiste più. La società è stata inglobata dalla X Holding con il nome X Corp.

    Tutto questo non è stato ancora reso pubblico e a far affiorare questa fusione è stata la causa che vede coinvolti Laura Loomer e Twitter Inc. colpevole, secondo la Loomer di aver bloccato il suo account nel 2019 per aver violato le leggi sul racket, come sostenuto dall’allora società guidata da Jack Dorsey.

    Ebbene, questa vicenda giudiziaria ha fatto emergere il fatto che ormai Twitter Inc. non esiste più e lo hanno spiegato bene Nitish Pahwa e Mark Joseph Stern su The Slate.

    Nel presentare le carte, come si dice, in tribunale e per certificare lo stato della società è venuto fuori, appunto che adesso, in qualità di “successore nell’interesse di Twitter Inc.” la posizione è gestita da X Corp., la società in cui è stata fusa, in tutto e per tutto, Twitter Inc..

    twitter inc parte X Holding franzrusso

    Non è un caso che si parli di X, ricorderete che lo stesso Elon Musk tre settimane prima sosteneva che questa sarebbe diventata l’app per fare tutto e si sapeva che sarebbe successo. In pratica X sarebbe una sorta di WeChat americano, un contenitore di società e applicazioni di Musk che dovrebbe, con funzionalità diverse, essere utili “per qualsiasi cosa”.

    La notizia ormai si sta diffondendo, non è semplice da decifrare i vari passaggi che su The Slate sono spiegati benissimo.

    Nel riassumerle, possiamo dire che inizialmente, nell’aprile del 2022, era stata creata la X Holding che era stata divisa in tre parti, I, II e III. Nella seconda era stata posta Twitter Inc, acquisita nell’ottobre del 2022, e la terza tranche della holding serviva a Musk per accollarsi il prestito dei 13 miliardi di dollari per l’acquisizione.


    Questo account aveva anticipato tutti qualche giorno fa:


    Ad arrivare a marzo 2023, dopo diverse operazioni finanziarie, esistono la H Xolding che fa da società madre alle aziende di Musk e la X Corp. che altro non è che la seconda parte iniziale, quella contenente Twitter Inc.. Nei fatti, X Corp. è oggi l’azienda che sostituisce Twitter che, per questo motivo, non esiste più.

    Sicuramente vi sarete chiesti che cosa volesse dire Elon Musk quando ha twittato X. Ecco spiegato il significato.

    Ora, Twitter Inc. continuerà ad esiste ancora nelle varie cause in cui è coinvolta e anche nelle diverse cause che i dipendenti di Twitter hanno intentato per il modo in cui sono stati licenziati.

    Ma nei fatti Twitter, per come l’abbiamo conosciuta in tutti questi anni, non esiste più.

    Per ora non cambia nulla, Twitter resta ancora la piattaforma e l’app che conosciamo, ma dopo questo passaggio è facile attendersi qualcosa che vada a sostituire la forma stessa della piattaforma.

    Abbiamo visto nei giorni scorsi cosa è accaduto con il cambio del logo Twitter sostituito da Doge meme.


    Se Elon Musk fa di Twitter un uso personale


    Ecco, potrebbe darsi che il prossimo cambio sarà definitivo.

    Intanto, sulla pagina Wikipedia di Twitter si legge che “una dichiarazione del tribunale ha rivelato che Twitter, Inc. è stata fusa in X Corp.“.

  • Negli Usa le aziende continuano ad investire su TikTok

    Negli Usa le aziende continuano ad investire su TikTok

    Nonostante il bando potenziale negli Usa, le aziende continuano ad investire su TikTok a marzo e il 75% prevede di aumentare la spesa nei prossimi 12 mesi. La situazione resta comunque complessa anche dal punto di vista politico da Usa e Cina.

    Nonostante la situazione non delle migliori per TikTok, sempre molto vicina al bando totale, negli Usa le aziende continuano ad investire sull’app cinese. A confermare questo ci sono i dati di Sensor Tower che riporta un aumento dell’advertising a marzo di quest’anno dell’11%, con aziende come Pepsi, DoorDash, Amazon e Apple che hanno speso di più.

    Un dato che assume una certa rilevanza in un contesto, come dicevamo, molto complesso e non ancora risolto. Le aziende, dunque, sembrano non mostrare segni di preoccupazione e, nonostante le principali agenzie pubblicitarie, come GroupM e Omnicom di WPP, si siano premurate a consigliare ale proprie aziende clienti di ridurre gli investimenti sull’app di ByetDance, continuano ad aumentare gli investimenti.

    Mentre si aggiunge anche l’Australia tra i paesi che vietano TikTok sugli smartphone dei dipendenti e funzionari governativi, negli Usa il dibattito sull’app cinese che coinvolge anche il Congresso è sempre molto accesso.

    tiktok usa crescono investimenti 2023

    Solo pochi giorni fa il CEO di TikTok, Shou Zi Chew, è stato interrogato dalla Commissione per l’energia e il commercio della Camera Usa per i timori sulla sicurezza nazionale legati alla proprietà cinese. Il governo cinese, in occasione di questo interrogatorio, ha fatto sapere che si opporrà “con fermezza” a qualsiasi tentativo di separare il ramo statunitense di TikTok dai suoi proprietari cinesi.

    Come ricorderete, Donald Trump era andato molto vicino al compimento di questa operazione che avrebbe visto Oracle come acquirente. Cosa che poi non si fece.

    Prima dell’udienza di Shou Zi Chew al Congresso Usa, un sondaggio condotto da Capterra su 300 marketer statunitensi aveva rilevato che il 75% degli intervistati prevedeva di aumentare la spesa su TikTok nei prossimi 12 mesi. E, a fronte di questo sondaggio, non sono pochi gli osservatori a notare che le aziende abbiano deciso di aumentare gli investimenti su TikTok prima delle dichiarazioni di Shou Zi Chew che ha ribadito, sostanzialmente la natura globale di TikTok, non solamente cinese.

    A fronte di questa affermazione, TikTok precisa che il 60% delle sue azioni è di proprietà di investitori globali, il 20% è di proprietà dei dipendenti e il 20% del suo fondatore Zhang Yiming.

    Tanto per dare qualche numero, l’advertising per TikTok rappresenta la voce principale dei 10 miliardi di dollari di fatturato a livello globale.

    Insider Intelligence rileva che nel 2023 TikTok dovrebbe registrare ricavi per 14,15 miliardi di dollari, dato in crescita rispetto ai 9,89 miliardi del 2022.

    La situazione dunque, nonostante tutto, perdonate la ripetizione, resta complessa e difficile da sciogliere, anche perché all’orizzonte non sembrano esserci le condizioni per cedere ad un compratore le attività Usa. E anche perché i rapporti tra Usa e Cina sono sempre più roventi.

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