Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • I Top Manager sui social media sono più attenti all’attualità

    I Top Manager sui social media sono più attenti all’attualità

    Dalla nuova analisi di Reputation Manager, Social Top Manager, emerge che i manager italiani sono più attenti ai temi sociali e all’attualità. LinkedIn è la piattaforma dove crescono di più in termini di follower, buone le prestazioni anche su Twitter.

    I Manager italiani, secondo l’ultima analisi Social Top Manager di Reputation Manager, sono sempre più attenti ai temi sociali e all’attualità sui loro profili social media. E questo è un buon segno, provando ad andare oltre i temi legati alla leadership e al proprio business, cercando di offrire una propria idea rispetto ai temi che interessano la collettività.

    E quindi, nell’analisi dei profili dei manager italiani (oltre 150 profili di executive attivi in Italia monitorati), durante il mese di settembre, non sono mancati i riferimenti alla crisi energetica che stiamo vivendo e alla sostenibilità, due grandi temi che sono stati molto discussi specialmente su LinkedIn e che necessitano di visioni anche da parte di coloro che sono alla guida delle aziende italiane. E forse questo dato spiega la crescita dei cosiddetti Interactive, ossia quei manager che condividono contenuti originali, generando interesse e alimentando le interazioni.

    top social manager

    L’analisi rileva come, negli ultimi sei mesi, la presenza dei top manager sui social media è cresciuta di due punti percentuali e il numero dei profili inattivi è diminuito di sei. Dal punto di vista qualitativo, aumentano i manager in grado di generare engagement (+8%).

    Nel dettaglio, più di un quarto dei top manager italiani sceglie di essere “asocial”, quindi lontano dalle piattaforme: siamo al 26% anche se questo è un dato stabile. E a fronte di questo, l’analisi rileva anche che i profili attivi continuano ad attrarre follower. Infatti, passa dal 7% al 17,6% il tasso di crescita medio su LinkedIn; anche il numero di follower su Twitter torna ad aumentare dopo un periodo di stallo, facendo segnare +5,7%; Instagram registra invece una crescita più modesta pari a +4%.

    Qui in basso la grafica che chiarisce meglio le categorie usate dall’analisi di Reputation Manager:

    top social manager categorie

    Elemento che risulta ancora carente, per quanto riguarda in questo caso la presenza digitale in generale dei manager italiani, è la presenza su Wikipedia. Solo il 50% di essi è presente sul sito fondato da Jimmy “Jimbo” Wales con una sezione biografica e il 32% presenta una sezione che riporta altri incarichi ricoperti. Quasi tre pagine su quattro (il 74%) sono inoltre accompagnate da una foto raffigurante il top manager e solo nel 32% dei casi si fa riferimento alla vita privata.

    Per quanto riguarda le singole piattaforme social media, come dicevamo all’inizio, LinkedIn è la piattaforma dove i manager mostrano interesse a condividere anche opinioni e visioni rispetto ai temi legati al sociale e alla stretta attualità. E poi, i 20 profili più seguiti sul social “business” media di Microsoft sono cresciuti a un tasso medio del 17,6% nell’ultimo semestre (aprile-settembre 2022). Tra i profili che sono cresciuti di più nell’ultimo semestre: Andrea Orcel di UniCredit (+57%), Pierroberto Folgiero di Fincantieri (+42%) e Cristina Scocchia di Illycaffè (+38%).

    top social manager LK

    E, in termini di numero di follower, i top manager italiani crescono anche su Twitter, con un tasso medio del 5,7%. Le migliori performance sono state fatte registrare da Fabrizio Di Amato di Maire Tecnimont (+36%), Luca Dal Fabbro di Iren (+21%) e Lapo Elkann di Italia Independent (+20%).

    top social manager TW

    Su Instagram la crescita di follower è stata più contenuta, con un tasso di rialzo medio pari al 4%.

    top social manager IG

    Queste le nostre considerazioni di un report che vi invitiamo a consultare, avendo l’opportunità di approfondire con altri dati.

  • Meta costretta a vendere Giphy per ordine del Garante Uk

    Meta costretta a vendere Giphy per ordine del Garante Uk

    Meta dovrà vendere Giphy acquisita nel maggio del 2020. Lo ha deciso la CMA, Garante per la Concorrenza Uk, una decisione unica fino ad oggi, con carattere globale.

    Meta, la società madre di Facebook, Instagram e WhatsApp per intenderci, sarà costretta a vendere Giphy su ordine del Garante per la Concorrenza del Regno Unito. La decisione risaliva a un anno fa, ma Meta, dopo aver perso l’appello, si trova ora costretta ad eseguire l’ordine.

    Sebbene la decisione arrivi dal Garante del Regno Unito, la delibera di vendere la decisione ha valore vincolante a livello globale.

    Giphy, il popolare motore di ricerca di GIF, era stato acquistato, per 400 milioni di dollari, da Facebook nel maggio del 2020 (quando ancora non si chiamava Meta) con l’idea di integrare il motore all’interno delle app principali e offrire agli utenti nuove modalità di interazione. Questo un po’ il senso dell’operazione.

    meta giphy 2022

    Non si è trattato di un grande affare, ma il Garante per la Concorrenza Uk ha voluto vederci chiaro. Il tutto si è complicato quando la stessa Giphy ha cercato di giustificare l’acquisizione, quasi screditandola, sostenendo che l’operazione di acquisizione era arrivata quando gli utenti stavano cominciando a stancarsi delle GIF e che, quindi, l’acquisizione avesse molto senso per rivitalizzare questa particolare forma di contenuto visual.

    Una risposta che non ha convinto molto il Garante decidendo di procedere con una inchiesta e poi con una risoluzione finale che imponeva a Facebook la vendita della società, in quanto poneva seri dubbi sul principio di concorrenza dell’operazione. I dubbi hanno riguardato in particolare l’impatto che l’operazione avrebbe avuto sul mercato britannico della pubblicità su display. Infatti, Meta controlla quasi la metà dei 7 miliardi di sterline (circa 8 miliardi di euro) del mercato britannico della pubblicità display.

    La CMA (Competition and Markets Authority) ha dichiarato che l’acquisizione dovrebbe essere quindi annullata in quanto “potrebbe consentire a Meta di limitare l’accesso alle GIF da parte di altre piattaforme social media, rendendo tali siti meno attraenti per gli utenti e meno competitivi“. Il Garante sostiene anche che Giphy aveva già sviluppato propri strumenti pubblicitari prima dell’acquisizione e che Meta avrebbe “mortificato”.

    In passato, gli ordini di dismissione della CMA hanno portato le aziende a vendere solo una parte delle operazioni globali, ma Meta ha confermato che venderà Giphy con sede negli Stati Uniti nella sua interezza.

    Siamo delusi dalla decisione della CMA, ma accettiamo la sentenza di oggi come ultima parola sulla questione. Lavoreremo a stretto contatto con la CMA per la cessione di Giphy“, ha dichiarato Matthew Pollard, portavoce di Meta.

    Quindi l’eccesso di potere che Meta ha acquisito dopo aver comprato Giphy ha costretto al Garante Uk di intervenire e costringere la stessa Mera a rinunciare alla società. La CMA sostiene infatti che l’operazione avesse dato a Meta un potere rilevante, al punto da modificare i propri termini di servizio per limitare la concorrenza. Un esempio potrebbe essere quello riferito ai clienti di Giphy, come lo è TikTok, di fornire più dati ai propri utenti britannici per assicurarsi l’accesso continuo alle sue GIF.

    Per essere chiari, tutto questo non danneggerà certamente Meta, ma si tratta comunque di una prima volta in cui una entità garante riesce ad interrompere una acquisizione con un decisione vincolante a livello globale.

    E questo in un momento in cui l’UE ha gli occhi puntati su Meta e nel momento in cui anche la Federal Trade Commission (FTC) sta rivedendo le acquisizioni di Instagram e WhatsApp.

    Insomma, la pressione su Meta non accenna a diminuire e non è escluso che possano arrivare altri provvedimenti simili nel medio/lungo periodo.

  • Twitter, ecco il test per consentire il controllo delle mention

    Twitter, ecco il test per consentire il controllo delle mention

    Twitter punta a rilasciare sempre più strumenti di controllo agli utenti. Ed è per questo che ha avviato un nuovo test per consentire un controllo più diretto sulle mention.

    Twitter negli ultimi due anni ha innovato molto, soprattutto nell’ottica di fornire maggior strumenti di controllo agli utenti. Ora, dopo aver lanciato lo strumento per annullare le mention indesiderate, quindi la modalità per sottrarsi a conversazioni a cui non si vuole essere coinvolti, Twitter conferma di aver avviato un test per controllare le mention. E cosa significa?

    Scoperta dalla ricercatrice e ingegnere Jane Manchun Wong, che abbiamo imparato a conoscere ormai, questa modalità permette all’utente il controllo delle citazioni che altri possono fare all’interno di un contenuto.

    Dallo screenshot pubblicato dalla Manchun Wong si vede un breve menù di opzioni. In alto si vede “Consenti agli altri di menzionarti“, se disattivata impedisce che altri possano menzionare un account, compresi gli utenti bloccati dallo stesso.L’effetto che si ottiene è quello simile visto nella funzionalità “Abbandona la conversazione”, l’handle resta all’interno del contenuto ma non è linkabile. La funzionalità quindi non impedisce di scrivere l’handle (@account) ma impedisce che si attivi e quindi attivare la notifica.

    twitter controllo menzione

    Poi, più in basso troviamo l’altro opzione “Chiunque può menzionarti” o “Solo le persone che segui possono menzionarti”, da attivare singolarmente.

    Questa nuova funzionalità si presenterà, anche se ancora non si sa quando, all’interno del proprio menù Impostazioni.

    Come dicevamo prima, Twitter ha confermato l’avvio del test, al punto che Dominic Camozzi, privacy designer di Twitter, lo aveva ufficializzato con un tweet, salvo cancellarlo in un secondo momento.

    Quindi Twitter tende a fornire sempre più controlli agli utenti,abbandonando progressivamente quella che era l’impostazione di default, ossia un luogo in cui si conversa con tutti. In realtà un luogo in cui si conversa con tutti lo è ancora, solo che questi strumenti rendono l’utente un po’ più sicuro di poter gestire al meglio il proprio modo di comunicare con l’obiettivo di preservare la salute delle conversazioni.

    Uno dei grandi problemi per Twitter è stato sempre questo: dare l’idea di non poter controllare le conversazioni, vivendo una situazione di perenne rischio. Una condizione che ha finito per influenzare gli utenti, spinti ad usare sempre meno la piattaforma in maniera attiva.

    Twitter, ecco come evitare le mention indesiderate

    E i numeri dicono proprio questo.

    A novembre dello scorso anno, lo ricorderete, riportavamo qui un dato che dimostra, per certi versi, quello che stiamo sostenendo. Il Pew Research riportava che solo il 25% degli utenti Twitter genera il 97% dei tweet. E che quel 25% genera solo il 14% di tweet originali, mentre oltre l’80% è costituito da retweet (49%) o da risposte ad altri tweet (33%).

    Gli utenti, il 75% di essi, usano Twitter in maniera passiva anche perché avvertono la quasi impossibilità di poter controllare le conversazioni.

    Quindi, si tratta di un passaggio quasi epocale, in linea, questo va detto, con quel processo di innovazione tanto richiesto dagli utenti. A quella modalità aperta a tutti e a chiunque andava posta la parole “fine”. E forse se si fosse intervenuti prima tante situazioni si sarebbero potute evitare.

    Ora, sarebbe interessante sapere se e come tutto questo possa impattare sull’idea che Elon Musk ha di Twitter, visto che il 28 ottobre si avvicina e un accordo va chiuso.Staremo a vedere.

  • TikTok con Resso è pronta a sfidare Spotify a livello globale

    TikTok con Resso è pronta a sfidare Spotify a livello globale

    TikTok vuole sviluppare il suo servizio di musica in streaming Resso e prova a sfidare Spotify. Il servizio, in modalità freemium, è disponibile attualmente in India, Indonesia e Brasile ma l’intento è di renderlo disponibile a livello globale.

    TikTok ormai ha ormai il desiderio di provare a massimizzare il suo momento d’oro e di tentare a sviluppare nuove funzionalità e strumenti. E stavolta ad essere presa di mira è Spotify, leader nel mondo della musica in streaming.

    Sì, TikTok ormai, come ha riportato il Wall Street Journal, la piattaforma di video brevi di ByteDance è in trattativa con le case discografiche per espandere il suo servizio di musica in streaming, che si chiama Resso, e provare ad entrare in concorrenza diretta con Spotify, leader assoluto del mercato.

    Ma, ovviamente, entrare in competizione con Spotify, passaggio assolutamente non semplice, significa anche entrare in competizione con Apple Music e tutti gli altri servizi di musica in streaming.

    tiktok musica streaming resso

    Resso al momento è disponibile in India, Indonesia e Brasile e, una volta superate le difficoltà incontrate con le case discografiche, l’obiettivo è rendere il servizio disponibile a livello globale. Anche se gli Usa non rientrerebbero nella prima fase di espansione del servizio.

    A pensarci, l’idea di sviluppare un servizio di musica in streaming interno a TikTok non è male. Basti pensare al ruolo che la musica ha per la piattaforma, sin dalle sue origini. Come ricorderete certamente, TikTok nasce da musical.ly, la piattaforma che divenne famosa per i brevi video in cui si provava a mimare le canzoni con balletti. Senza dimenticare quante volte, in questi quattro anni, TikTok ha giocato un ruolo importante nel portare alla ribalta canzoni nuove, semplicemente diventare virali all’interno della piattaforma.

    Ecco, tutto questo oggi potrebbe essere massimizzato e diventare un servizio di musica in streaming a tutti gli effetti.

    In questo senso, il Wall Street Journal ricorda come “Heat Waves” dei Glass Animals, brano emerso proprio da TikTok, abbia trascorso cinque settimane al n. 1 delle Billboard Hot 100 e ha recentemente pareggiato il record di settimane trascorse in classifica. Anche “Blinding Lights” di Weeknd ha avuto un grande successo su TikTok.

    E proprio perché si parla di servizio di musica in streaming, Resso comunque prevede, e prevederà, un abbonamento in-app. Questo permetterà a TikTok di realizzare una fonte di guadagno alternativa non di poco conto, essendo la musica, come ricordavamo prima, l’ingrediente di base per creare video virali sulla piattaforma.

    Il modello adottato è comunque quello che offre già Spotify, ossia una modalità freemium che permette l’ascolto e la fruizione della musica gratis con possibilità ridotte che possono essere estese con il pagamento di un abbonamento mensile. Ovviamente la parte free è supportata dalla pubblicità.

    Insomma, al momento le difficoltà principali sono rappresentate dalle trattative con le case discografiche e i diritti musicali e, allo stesso tempo, la modalità ideale attraverso cui integrare Resso all’interno di TikTok.

    Si tratta comunque di una evoluzione interessante che merita di essere monitorata e raccontata. E noi la seguiremo.

  • Kanye West, Elon Musk e la libertà di parola sui social media

    Kanye West, Elon Musk e la libertà di parola sui social media

    Il ritorno di Kanye West, o Ye, salutato con calore da Elon Musk, riporta al centro il tema della libertà di parola sui social media. Intanto, la legge del Texas sembra essere in linea con l’idea di libertà di parola del fondatore della Tesla, in procinto di chiudere l’accordo con Twitter.

    Di recente Kanye West, o rapper Ye, è ritornato sui social media, su Twitter e Instagram in particolare. Ma il suo ritorno, salutato con affetto da Elon Musk, è stato immediatamente accompagnato da roventi polemiche. Dopo due contenuti violenti e antisemiti i suoi account sono stati nuovamente sospesi e poi riammessi.

    E tutto questo negli Usa, oltre che alle polemiche, ha generato, e sta generando, un grande dibattito su quello che sarà il futuro dei social media. Soprattutto per quello che riguarda la libertà di parola sulle piattaforme social.

    Ma cosa è successo, nello specifico, prima di passare a vedere effettivamente cosa si intende parlare del futuro dei social media in questo contesto.

    È successo che Ye su Instagram ha prima scritto che il rapper Sean “Diddy” Combs fosse controllato da ebrei e per questo, nel giro di poco, Instagram è intervenuta rimuovendo subito il contenuto e bloccando l’account, riammettendolo un secondo dopo. Ma non è tutto, perché Ye ha pubblicato un tweet antisemita in cui annunciava che avrebbe “ucciso 3 persone ebree”. Così come Instagram, anche Twitter è stata rapido a bloccare il contenuto, mantenendo attivo l’account del rapper.

    kanye west elon musk social media

    Fin qui sembra tutto regolare, cioè si tratta di un caso in cui un account pubblica contenuti che incitano alla violenza e per questo viene bloccato, in violazione delle regole delle piattaforme.

    Il problema però, e problema dipende proprio dal punto di vista a questo punto, è che nello stato del Texas esiste una legge, ormai da un anno ma attiva in questi giorni, che vieta alle grandi piattaforme social media di censurare gli utenti o limitare i loro contenuti sulla base delle opinioni politiche espresse. Negli Usa vi è grande preoccupazione che questa legge possa essere presa a modello anche da altri stati.

    Nel caso specifico, che riguarda Kanye West, come riporta anche il Washington Post, gli esperti in materia legale sostengono che questo tipo di leggi renderebbero molto più rischioso per le società di social media come Meta, proprietaria Instagram, e Twitter moderare contenuti come quelli pubblicati da West.

    Questo è il punto. Attraverso l’approvazione e la messa in pratica di una legge come quella del Texas, chiamata “House Bill 20“, che vieta alle piattaforme social media con oltre 50 milioni di utenti mensili, come Facebook, Twitter e YouTube, di rimuovere un utente o i suoi contenuti sulla base di un “punto di vista”, si rischia di interpretare in senso politico, e quindi non sindacabile e rimovibile, anche contenuti come quelli di West.

    https://twitter.com/kanyewest/status/1578620714000605184

    Se ci soffermassimo a pensare un attimo di più su questo punto, capiremmo meglio tutti che uno dei punti centrali della possibile rivoluzione che Musk vuole portare su Twitter (sempre ammesso che l’accordo vada in porto entro il 28 ottobre di quest’anno) è proprio quello che riguarda la libertà di parola nella sua espressione più estesa. Senza paletti e regole da rispettare, secondo quello che vorrebbe il fondatore della Tesla.

    Per intenderci, se Twitter fosse stata di Elon Musk, probabilmente quel tweet di Kanye West, e il suo account, non sarebbe stato bloccato. Anche in virtù del Primo Emendamento che “garantisce la terzietà della legge rispetto al culto della religione e il suo libero esercizio, nonché la libertà di parola e di stampa, il diritto di riunirsi pacificamente; e il diritto di appellarsi al governo per correggere i torti”.

    Come dicevamo prima, Elon Musk ha accolto con calore il ritorno di Kanye West su Twitter: “Bentornato su Twitter, amico mio!“. Facendo ben capire cosa intende per libertà di parola. Certo, dopo la censura e il blocco, Musk ha detto di aver parlato con West di quello che ha fatto. Non si sa se sia riuscito a fargli cambiare idea, infatti il suo account resta bloccato.

    Resta da capire poi cosa passa per la mente di West di scrivere quelle frasi non appena rimesso piede su queste piattaforme. E sempre per restare in tema, lo stesso West, quasi contemporaneamente, si trovava a Parigi dove non ha fatto a meno di sfoggiare una maglietta con su scritto “White Lives Matter”, motivo per cui la Adidas ha deciso di bloccare la loro decennale collaborazione.

    Ora, per restare sul tema, se dovesse davvero estendersi il concetto su cui si basa la legge sui social media del Texas, ossia quello che sancisce la salvaguardia del “punto di vista” dell’utente autore del contenuto, allora il grande rischio è che la richiesta di bloccare contenuti violenti, razzisti, xenofobi sarà sempre più inascoltata.

    Certo, vi è l’eccezione prevista da questa legge e cioè che lo stesso contenuto non deve incitare direttamente all’attività criminale o manifestarsi in minacce specifiche di violenza rivolte a una persona o a un gruppo” sulla base di caratteristiche quali religione e/o razza.

    Se dovesse passare una regola come questa ed essere approvata da altri stati o da valicare anche i confini Usa, allora ci ritroveremmo nella condizione di ritrovarci al fianco di chi genera odio e violenza mascherato da “punto di vista” e di vedere al tempo stesso le piattaforme incapaci di intervenire. Tutto questo significherebbe vanificare tutti gli sforzi fatti in materia negli ultimi anni.

    Tuttavia non avrebbe, forse, alcuna conseguenza in Europa, da questa ottica siamo un po’ più attenti. Ma avrebbe certamente ripercussioni per quello che è l’uso che gli utenti fanno di queste piattaforme.

    Negli Usa sono già diversi gli stati che si stanno muovendo in questo senso e attendono l’evoluzione della legge in Texas, e anche in Florida con una legge simile, soprattutto in vista di ciò che potrebbe dire la Corte Suprema.

    Però, questo è già sufficiente a delineare un futuro di incertezza su queste piattaforme che si troveranno nella difficoltà di intervenire, e di essere addirittura penalizzate per questo.

    La libertà di parola è sacra e non deve comprendere, o giustificare mai con il “punto di vista”, mai l’uso di espressioni violente o molto vicine ad esse. Chiunque provi solo a far passare un concetto come questo, deve anche assumersi la responsabilità di definirsi parte del problema.

    Speriamo che Elon Musk su questo punto ci pensi non una ma più e più volte.

  • Elon Musk ci ripensa, l′accordo con Twitter è vicino

    Elon Musk ci ripensa, l′accordo con Twitter è vicino

    A sorpresa, come sempre, Elon Musk invia una lettera a Twitter mostrando l’intenzione di riprendere l’accordo di acquisizione allo stesso prezzo iniziale. Tutto questo a poche settimane dall’inizio del processo da lui stesso innescato.

    Probabilmente Elon Musk vuole tenersi lontano dai tribunali o, meglio ancora, deve essersi reso conto che i bot-spam sono realmente intorno al 5%. Fatto sta che il fondatore della Tesla ci ha ripensato e con una lettera ha comunicato a Twitter l’intenzione di proseguite il processo di acquisizione al prezzo inizialmente concordato. E cioè 54.2 dollari per azione, vale a dire 44 miliardi di dollari.

    Si ricomincia, quindi non da dove ci si era fermati per volere dello stesso Musk. Una mossa che, oltre a lasciare ancora una volta stupiti, lascia anche molte domande.

    Di sicuro, Twitter, come sempre ha sostenuto in questi mesi, intende accettare la proposta di acquisto iniziale, quella che era stata chiusa con un accordo formale. Solo che ora la società guidata da Parag Agrawal vuole proseguire solo se il Tribunale del Delaware dichiara che si tratta di una mossa legalmente valida tale da sospendere definitivamente il processo che avrebbe dovuto tenersi a partire dal prossimo 17 ottobre.

    Elon Musk Twitter acqusizione 2022

    Questo è uno dei punti chiave della vicenda. Musk decide a sorpresa di proseguire l’accordo quando lui stesso lo aveva sospeso qualche mese fa, sostenendo che Twitter non lo avesse informato del reale numero di account spam/bot sulla piattaforma. Decisione che era, appunto, proseguita per vie legali, fino alla definizione di un processo da celebrarsi entro poche settimane.

    Ma perché questo ennesimo passo indietro?

    Elon Musk avrebbe dovuto essere interrogato presso il Tribunale di Austin e forse si è reso conto di essere in una posizione debole, posizione che avrebbe reso inefficace la stessa azione legale da lui innescata.

    Per non parlare della vicenda di Peiter Zatko, ex responsabile della sicurezza dell’azienda, che nei giorni scorsi ha accusato Twitter di affrontare il problema della sicurezza con leggerezza e senza una adeguata struttura tecnologica. La sua stessa entrata in scena non sarebbe stata di grande aiuto per Musk.

    A fronte di una situazione così complessa per Elon Musk, lo stesso ha finalmente dato ascolto ai suoi avvocati, convincendosi che l’accordo sarebbe stato concluso comunque. Allora, prima che questa decisione fosse presa da un giudice, Musk ha pensato di anticipare i tempi e dichiararsi disponibile a proseguire alle stesse condizioni iniziali.

    Al momento, visto il personaggio, non è ben chiaro cosa possa succedere da qui in avanti. Se all’inizio di quest’anno Elon Musk sembrava deciso ad acquisire Twitter per renderla una “piazza” dove ognuno potesse esprimersi liberamente (ricordate le polemiche?), adombrando anche l’idea di rimuovere il divieto che vige sull’account di Donald Trump, onestamente, anche dopo questa lettera, le intenzioni sono tutte da verificare.

    Verosimilmente, Twitter andrà avanti come se la data del 17 ottobre non fosse stata ancora modificata. Corretto prendere atto della situazione, ribadendo la propria posizione, ma la storia recente ha insegnato che il personaggio è alquanto inaffidabile e pensare che si possa essere “redento sulla via di Damasco” è molto improbabile. Ma non impossibile. Nel dubbio, meglio proseguire per la strada conosciuta.

    E poi, aspetto non secondario, c’è la grande scadenza dell’aprile 2023. In quel mese scadono i tempi per la conclusione dell’accorso da 44 miliardi di dollari e Elon Musk si troverebbe a dover sborsare 1 miliardo di dollari di penalità. Una situazione che gli stessi investitori che lo stanno aiutando a proseguire con l’accordo vorrebbero bellamente evitare. Ricordiamo che nella cordata di investitori figurano anche Andreessen Horowitz, il fondatore di Oracle Larry Ellison, il principe saudita Alwaleed Bin Talal Bin Abdulaziz Alsaud (già maggiore azionista della società nel 2016 insieme a Steve Ballmer).

    A sentire Elon Musk, l’acquisizione di Twitter, adesso, avrebbe un ruolo strategico nella creazione di X app, l’app per “qualsiasi cosa” come ha scritto in un tweet ieri:

    Si tratta di uno dei suoi grande pallini poi non portati avanti e che potrebbero riprendere adesso. L’idea sarebbe quella di combinare Tesla e Twitter all’interno di una super company.
    Nel dicembre 2020, un investitore e sostenitore di Musk, Dave Lee, scrisse su Twitter che Musk avrebbe dovuto “costituire una holding chiamata X” che sarebbe diventata la “società madre di Tesla, SpaceX, Neuralink e Boring Company” con la “missione di garantire sopravvivenza e progresso“. Ecco il senso del tweet di Musk.

    Dal nostro punto di vista, se anche così fosse, Twitter potrebbe diventare altro. Non scomparirebbe, ma certamente avrebbe un valore molto diverso da quello attuale.

    Lo stesso potrebbe succedere nell’eventualità in cui ad aprile 2023 Musk non dovesse dare seguito all’accordo e pagare la penale. Twitter intascherebbe facilmente 1 miliardo di dollari che male non fa. Ma sarebbe una società da ricostruire totalmente, dopo un anno pesante trascorso dietro alle velleità di Musk. Sarebbe comunque un momento in cui Twitter rischierebbe seriamente di diventare altro.

  • Ecco alcuni dati per fare blogging efficace nel 2022

    Ecco alcuni dati per fare blogging efficace nel 2022

    Ma ha ancora senso il Blog nel 2022? La risposta è ovviamente sì e questi dati di Orbit Media Studio ci aiutano a capire come fare blogging oggi in modo più efficace, anche se la sfida da affrontare è sempre quella del tempo.

    Nel momento in cui tutto sembra diventare effimero,nel momento in cui i Social Media stanno per trasformarsi in altro, molto diversi da come li avevamo usati e pensati, ecco che il vecchio e caro Blog risulta sempre essere un posto sicuro.

    Nonostante per anni si è detto che il Blog era ormai al capolinea, al termine della sua vita digitale, in realtà le cose stanno diversamente. Anche nel 2022.

    Questa breve premessa per dire che il Blog ancora oggi gioca un ruolo fondamentale per chiunque voglia costruire in maniera solida la propria identità digitale e, per dimostrare la veridicità di queste affermazioni, riportiamo qui alcuni dati, molto interessanti, che ci danno lo stato del blogging nel 2022. Sono dati riferiti agli Usa, ma siamo sicuri che gli stessi possano valere anche per il nostro paese, dato più o dato meno.

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    Orbit Media Studios ha pubblicato una serie di dati, relativi ad una indagine che ha coinvolto più di mille blogger, commentati da alcuni dei blogger più conosciuti a livello globale, mettendo in evidenza come il Blog oggi sia ancora utile. L’aspetto interessante è che questa indagine segue e mette a confronto i dati della ricerca effettuata nel 2014, per comprendere cosa sia cambiato in 8 anni.

    Di seguito, ve ne indichiamo alcuni, anche se la ricerca merita di essere consultata tutta per intero ed è quello che vi consigliamo di fare.

    Quasi sempre, uno degli scogli più difficile da superare, una volta avviato un Blog, era la difficoltà a portarlo avanti. Perché. come sappiamo, il Blog necessità di una caratteristica distintiva, assolutamente non trascurabile, e cioè la Costanza. E per Costanza si intende anche tempo da dedicare, organizzazione del lavoro, contenuto da sviluppare.

    sfide blogging 2022

    Ebbene, dai dati di Orbit Media Studios emerge che l’80% degli intervistati ritiene che il Blog sia efficace ancora oggi (evidentemente) e che la sfida della ricerca del contenuto resta ancora molto grande. E la sfida riguarda soprattutto la ricerca del tempo da dedicare all’attività di blogging.

    Pensate, per la scrittura di un post i blogger intervistati hanno affermato di impiegarci mediamente 4 ore e 10 minuti, ossia il 74% del tempo in più rispetto alle 2 ore e 24 minuti del 2014.

    Quindi sì, col tempo fare blogging è diventato più difficile e complicato. Certo serve tempo, quello necessario per realizzare contenuti di qualità, perché è questa la caratteristica che deve muovere un blogger. La qualità non è una cosa che si coglie sull’albero, va alimentata giorno dopo giorno. Ma una volta ottenuta, riesce a dare grandi soddisfazioni. Soprattutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo, dove tutto sembra essere effimero.

    E se la sfida più grande da affrontare è quella del tempo, sembra che i blogger nel 2022 decidano di pubblicare post più lunghi ma meno spesso durante la settimana. Una tendenza che si spiega con il tentativo di offrire contenuti di qualità, cercando di ottimizzare i tempi da dedicare al blog. Infatti, nel 2022 solo il 12% pubblica più articoli al giorno, mentre il 24% dei blogger oggi pubblica settimanalmente.

    frequenza blogging 2022

    Sulla frequenza di pubblicazione la ricerca si sofferma in modo particolare, arrivando alla conclusione che spesso il blog può diventare anche un sito di informazione, grazie all’elevata frequenza di pubblicazione, quindi 2 o 6 contenuti a settimana. Questo è un livello molto difficile da mantenere, perché richiede molto tempo, ma non sarà mai difficile se si decide che il blog deve essere al centro della propria strategia di comunicazione.

    Infatti, i dati dimostrano come più pubblicazioni alla settimana riescono ad offrire più risultati da raggiungere, il 50% di possibilità in più. Poi certo, vanno prese in considerazione diverse variabili prima di impostare una strategia di pubblicazione quasi quotidiana. Ad esempio, non è una strategia da impiegare per un blog aziendale o per una PMI. Ma resta comunque una possibilità da considerare, visti i risultati che può dare.

    Dicevamo prima della difficoltà della ricerca del contenuto, una delle grandi sfide che il blogger affronta ogni giorno. E quindi, nel 2022, quale tipologia di contenuto viene preferita?

    Dicevamo prima della sfida del tempo, ecco che oggi il 76% dei contenuti su cui i blogger lavorano di più fanno parte della categoria “How to”, quelli che ti spiegano come fare una cosa. Un dato che è in linea con la pubblicazione settimanale, tipologia usata di più.

    News e trend del momento sono il 43% mentre le infografiche solo il 24%.

    tipologia contenuti blogging 2022

    E anche nel 2022 le interviste agli esperti e le collaborazioni con essi in modo più duraturo, anche aprendo ai cosiddetti “contenuti gate” (quelli realizzati e rilasciati dietro all’iscrizione in una mailing list), sono molto efficaci.

    E tra le collaborazioni efficaci rientrano anche quelle con gli influencer, una strategia che può rivelarsi molto utile anche in vista del traffico in entrata. Il tutto si traduce, quindi, in visibilità.

    Come vediamo anche da questi dati, i social media nel 2022 giocano ancora un ruolo fondamentale per la distribuzione dei contenuti del blog, lo dichiara il 90% degli intervistati. Del resto, i social media sono questi, strumenti di distribuzione e di comunicazione.

    traffico social media blogging 2022

    Ma la collaborazione con gli influencer, che aiutano alla viralizzazione del contenuto, e anche il ricorso a strumenti di promozione a pagamento, per quanto ancora validi, sono oggi in calo. Quindi, per la promozione dei propri contenuti è bene comunque costruire una solida strategia sui social media e valutare, nei casi in cui sia davvero interessante ed efficace, il coinvolgimento di utenti più capaci a veicolare il messaggio all’interno del pubblico di riferimento.

    E la SEO? Ha ancora senso usarla nel 2022? Certo, assolutamente necessaria anche se nel tempo l’approccio si è un po’ più “umanizzato”, anche per il fatto che i motori di ricerca, porta di accesso organica verso il blog, negli anni hanno cambiato un po’ pelle.

    Il 71% dei blogger ritiene che i motori di ricerca siano una potente fonte di traffico; i social media lo sono per il 58%.

    Dato curioso riguarda la correlazione dei motori di ricerca e i contenuti realizzati. Ebbene, dai dati emerge che solo il 17% dei blogger non effettua mai ricerca di parole chaivi e che oltre la metà di essi le ricerca per la totalità dei propri contenuti. E qui la regola è sempre quella: una maggiore ricerca di parole utili per il contenuto accresce le possibilità di ottenere risultati.

    L’analisi offre poi una serie di altri dati molto interessanti da considerare e, per questo motivo, vi consigliamo di consultare bene tutta la ricerca.

    L’intento era quello di mettere in evidenza quelli che secondo noi sono i dati più interessanti e rilevanti secondo la nostra esperienza.

    E restiamo convinti che fare blogging oggi sia assolutamente una strada molto efficace, per costruire contenuti di qualità e per costruire la propria identità digitale in maniera solida.

  • Twitter, ecco i video a tutto schermo in stile TikTok

    Twitter, ecco i video a tutto schermo in stile TikTok

    In effetti mancava Twitter a rincorrere TikTok, ma ecco che recupera. Twitter ha annunciato due novità video e quella su cui si discute di più riguarda la visualizzazione dei video a tutto schermo in stile, appunto, TikTok.

    Se provate a pensarci un attimo, rispetto a tutte quelle piattaforme che stanno provato a riprendere gli stili più di tendenza tali da farle diventare simili a TikTok (Meta su tutte), mancava proprio Twitter. Ed eccola qua, anche la piattaforma di…, scusate ancora non è chiaro di chi sia, prova a mettersi in mezzo e a rilanciare la tendenza anche sulla propria piattaforma. E come?

    Dal suo blog ufficiale Twitter ha annunciato due novità che riguardano il formato video, la più discussa in queste ore è proprio quella che porta Twitter a strizzare l’occhio alla piattaforma di proprietà di ByteDance.

    E, quindi, la risposta alla domanda di prima “come?” è semplice, introducendo il formato video a tutto schermo, una modalità che, anche per quelli che si vogliano sforzare a dire che non sia così, sembrerà proprio di trovarsi su TikTok.

    Andiamo con ordine e vediamo in cosa consistono le due novità annunciate.

    Twitter video tutto schermo tiktok intime blog_TW

    La prima, appunto, riguarderà l’introduzione della visualizzazione del video a tutto schermo. Una volta lanciato il video con un semplice tocco, scrollando dal baso verso l’alto, gesto tipico che si fa su TikTok e anche su Instagram per vedere i Reels (praticamente la stessa cosa) verranno consigliati video che hanno fatto registrare un elevato coinvolgimento. Quindi, il tentativo è quello di “rapire” l’attenzione dell’utente trattenendolo all’interno di questo formato. Per uscire, basterà toccare la freccia in alto a sinistra.

    Ora, non si tratta di voler copiare del tutto e per tutto TikTok, ma certamente questo formato lo ricorda molto. Non è poi uguale a TikTok perché, sostanzialmente, l’algoritmo non lavora come sull’app di ByteDance.

    Certo è che anche Twitter vuole rincorrere il trend del momento e provare ad infilarsi. E non è un caso che dica, in pratica, che l’intenzione è quella di “rendere Twitter il posto migliore per i video”.

    Questa modalità a tutto schermo sarà disponibile nei prossimi giorni solo per gli utenti Twitter in lingua inglese e che usano iOS.

    carosello video esplora twitter

    L’altra novità riguarda il formato “a carosello” per i video nella sezione Esplora, in cui verranno mostrati “alcuni dei video più popolari condivisi su Twitter”. Certo, adesso con l’introduzione anche di questa modalità, bisogna che Twitter si decida a mettere un po’ di ordine nella sezione Esplora, altrimenti diventa una accozzaglia di contenuti.

    Questa novità sarà invece disponibile per gli utenti Twitter in lingua inglese su iOS e Android, però in paesi selezionati.

    Una brevissima considerazione. Sapendo che spesso per migliorarsi si guarda a quello che fanno i più bravi, cercando di imitarli nel migliore dei modi, questo continuo copia-incolla però rischia di diventare noioso. Sembra quasi che non ci sia voglia di provare a sperimentare qualcosa di nuovo e si propende per la via più facile.

    Da qui a pensare che Twitter possa essere in grado di imitare TikTok e per questo avere successo è davvero difficile. Come difficile è pensare che gli utenti arriveranno su Twitter per vedere video. Lo fanno già su TikTok e su Instagram.

    E poi, abbiamo visto come è finita l’ultima volta che Twitter ha provato ad imitare un funzionalità che su altre piattaforme è stata un successo. Il riferimento è ai Fleets.

  • Meta, ecco l′interfaccia unica per Facebook e Instagram

    Meta, ecco l′interfaccia unica per Facebook e Instagram

    Nel tentativo di rendere l’esperienza sempre più connessa, Meta sta lanciando un test per rendere unica l’interfaccia di accesso per Facebook e Instagram. Potrebbe essere anche un modo per difendersi dai tentativi di spacchettare le attività di Menlo Park negli Usa.

    Meta, la casa madre delle app di Menlo Park, ha pubblicato un articolo in cui annuncia l’avvio di un test che ha come obiettivo quello di creare una interfaccia unica per accedere a Facebook e ad Instagram. Si tratta di testare una serie di funzionalità che dovrebbero offrire all’utente la possibilità di poter “switchare” velocemente da un account ad un altro. Ovviamente gli account dell’utente devono essere collegati attraverso la gestione dell’account in quello che viene chiamato “Account Center”.

    Così accedendo ad un’app sarà più facile passare all’altra semplicemente con un gesto.

    Meta sostiene che questo dovrebbe semplificare le cose per tutti coloro che passano continuamente da un account all’altro sulle due app o per chi ha molti profili Instagram dividendosi tra vita personale e attività commerciale/professionale. Basterà quindi cliccare sull’icona a sinistra del menù in basso per visualizzare gli account collegati e accedervi con un semplice clic.

    facebook instagram interfaccia unica

    L’intenzione è quindi quella di fare in modo che le due esperienze siano sempre più collegate, agevolando anche la procedura per creare nuovi account. La nuova interfaccia, per ora in fase di test come dicevamo, è disponibile a livello globale su iOS e Android.

    Perché Meta pensa ad una interfaccia unica per le sue app principali (l’idea è quella poi di permettere lo switch semplificato tra tutte le app)?

    La risposta più semplice sarebbe quella di fare in modo che le app della stessa casa madre siano sempre più connesse tra loro, la possibilità di avere una unica interfaccia di accesso è un passo importante verso una completa interoperabilità.

    Questo permettere a Meta di difendersi da un tentativo di dividere le proprie attività come da tempo è richiesto negli Usa, per evitare che il monopolio continui a crescere. Rendere sempre più interconnesse tutte le app renderà più complicate le eventuali operazioni di separazione.

    Un’altra spiegazione da ricercare nel tentativo di aumentare l’engagement sulle piattaforme. Come sappiamo oggi l’esperienza degli utenti è molto frastagliata, si trascorre meno tempo su più piattaforme e qui ritorna sempre il tema TikTok. In questo modo Meta spera di aumentare i livelli di coinvolgimento facendo passare gli accesi da un unico cruscotto, restando sempre all’interno della stessa esperienza. In questo modo potrebbe augurarsi numeri positivi.

    Ovviamente sono tutte cose da dimostrare. Certamente, Meta prova a cerare una unica interfaccia sempre più riconoscibile come Meta, appunto, che offre acceso immediato a diversi strumenti.

    E voi che ne pensate?

  • Instagram Stories, i video sotto i 60 secondi non saranno divisi

    Instagram Stories, i video sotto i 60 secondi non saranno divisi

    Su Instagram si potranno condividere nelle stories video di 60 secondi senza che questi vengano suddivisi in segmenti. La strategia è sempre quella di puntare sui video.

    Se è vero, come abbiamo visto di recente, che i video su Instagram saranno trasformati tutti in Reels, è vero anche che questo processo, per rincorrere TikTok, non risparmierò neanche le Stories.

    Infatti, Instagram sta implementando una nuova funzionalità che permetterà agli utenti di condividere nelle storie video fino a 60 secondi, senza che questi vengano poi spezzettati in vari segmenti. Il test era stato avviato alla fine dello scorso anno e ora, via via, si procede ad un rilascio a livello globale.

    In pratica, grazie a questa possibilità, nel momento in cui si tenta di condividere un video nella modalità effimera della piattaforma, appare una notifica in cui c’è scritto che “i video lunghi fino a 60 secondi non saranno più suddivisi in segmenti“.

    Come ricorderete, prima, caricando un video di 1 minuto nelle stories, lo stesso veniva spezzettato in tanti segmenti da 15 secondi. Quindi da adesso in poi si assisterà ad una progressiva omologazione dell’app il formato video che restano sempre i Reels.

    Obiettivo per Instagram è sempre quello di avere a disposizione nuovi Reels da proporre nel feed e questa mossa di accordare una lunghezza fino a 60 secondi serve proprio ad armonizzare la visualizzazione dei video.

    instagram stories video 60 secondi

    Però, questa novità arriva a distanza di pochi giorni dalla pubblicazione di dati interni di Meta che dicono che in realtà in formato dei Reels non funziona come sperato. I dati dicono che gli utenti di Instagram trascorrono 17,6 milioni di ore al giorno a guardare Reels, vale a meno di un decimo dei 197,8 milioni di ore che gli utenti di TikTok trascorrono ogni giorno sulla piattaforma di ByteDance.

    I Reels su Instagram non funzionano, TikTok è sempre avanti

    Insomma, aggiungere un video più lungo nelle stories risulterà sicuramente più comodo e coinvolgente, ma resta ancora da capire sul campo il valore dei Reels, anche perché questa continua omologazione tra le piattaforme, alla lunga, può anche risultare noiosa.

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