Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • Le nuove frontiere dei tour virtuali live e del turismo 2.0

    Le nuove frontiere dei tour virtuali live e del turismo 2.0

    Durante il lockdown, grazie all’ausilio di Instagram, Facebook, Google Street view e VR Gaming, stanno nascendo nuove originali soluzioni per organizzare tour virtuali in tempo reale e dirette live che consentano ai visitatori da casa di avere un ruolo attivo e partecipativo.

    Qualunque attività e professione turistica, pubblica o privata, che organizzi abitualmente visite guidate, ha dovuto fronteggiare il momento di emergenza sanitaria e di impossibilità di viaggiare ideando nuove offerte di tour virtuali. Diverse di queste realtà si è infatti trovata costretta a riformulare il proprio modello di business proponendo nuovi format di esplorazioni a distanza di luoghi, siti archeologici, parchi e quartieri basati su dirette digitali e in tempo reale, gratis o a pagamento.

    Per questi addetti ai lavori la vera sfida, però, non è stata solo quella di garantire ai viaggiatori 2.0 di poter continuare a vivere entusiasmanti percorsi turistici e culturali restando comodamente a casa, ma bensì quella di rendere questa esperienza sempre più unica, interattiva e partecipativa.

    nuove frontiere turismo 2.0

    Insomma, non si sta più puntando solo a navigazioni a 360 gradi o itinerari creati con la realtà virtuale, ma a soluzioni innovative di tour virtuali “live”, più o meno personalizzati, che consentono al visitatore di poter avere un ruolo attivo. Chi intraprende questa nuova tipologia di visite guidate virtuali, sempre più spesso disponibili sui social network, è infatti in grado di porre domande alla guida, condividere con gli altri partecipanti un contenuto o un feedback e, in alcuni casi, addirittura di prendere decisioni in tempo reale sul percorso.

    Tra tour privati, istituzionali e altri sperimentali ideati da guide turistiche, andiamo a scoprire quelle che possono essere le nuove frontiere del turismo 2.0.

    Tour virtuali e dirette live per vivere luoghi all’aperto

    Come può una guida turistica trasformare temporaneamente il suo lavoro abituale in passeggiate virtuali in giro per la città? L’idea è venuta a Katie Wignall, fondatrice della compagnia Look Up London, che ha ideato una serie di appuntamenti in diretta su Instagram, ciascuno dedicato a un’attrazione turistica o a un quartiere londinese. Nel corso delle sue dirette, gratuite e accessibili a tutti, Katie conduce i suoi follower per le vie di Londra utilizzando la vista stradale su Google Maps, le sue foto d’archivio e naturalmente aneddoti e racconti sulla storia della città. Il suo esperimento ha riscosso un successo tale da richiamare l’attenzione mediatica nazionale e da fruttarle, ne siamo sicuri, una grande visibilità e pubblicità.

    https://www.instagram.com/tv/B_5eKPXHhiF/

    Un tour virtuale decisamente più avventuroso e naturalistico è quello organizzato ogni lunedì dalla Virgin Limited Edition sul suo account Instagram. In questo caso, la società turistica del colosso Virgin che gestisce rifugi in tutto il mondo, trasmette addirittura un safari in diretta dalla riserva privata di Ulusaba in Sud Africa. Questa trasmissione interattiva, chiamata #SofaSafari, è un’occasione unica per vedere i ranger girare tra leoni ed elefanti, per ascoltare le loro storie e per interagire con loro. Tutti i video trasmessi su Instagram vengono poi pubblicati anche sul canale YouTube:

    Direttamente dalla Giamaica, e in particolare dall’iconico resort di lusso Jamaica Inn, la direzione e il personale hanno deciso di pianificare un fitto programma di tour virtuali contrassegnati dall’hashtag #JIvirtualexperiences, a cui è possibile partecipare tramite Facebook e Instagram. Durante questi tempi difficili di pandemia globale queste esperienze interattive sono state pensate per intrattenere il pubblico ma soprattutto per prendersi cura del loro benessere; si passa quindi da sessioni di yoga a pochi passi dall’oceano a lezioni sulla cura del corpo, fino alla visita del giardino biologico e alla “beach therapy”. Attraverso queste esperienze gli spettatori possono, quindi, non solo scoprire le bellezze del resort e avere la sensazione di essere realmente in vacanza, ma anche intervenire con suggerimenti, domande e richieste dal vivo.

    https://www.facebook.com/jamaicainnresort/videos/308587950108093/

    Ancora più suggestiva è la visita guidata delle Isole Faroe, diciotto incantevoli e incontaminate isole a metà strada tra la Norvegia e l’Islanda. In questo caso l’iniziativa parte dall’ufficio turistico locale che, per l’occasione, ha creato una piattaforma di tour virtuali dal nome Remote Tourism. Quella che possono vivere i partecipanti è un’esperienza unica al mondo; gli isolani che collaborano al progetto, infatti, girando a piedi, in barca o addirittura in elicottero, mostrano i loro luoghi preferiti muniti di go-pro, mentre il visitatore, munito di joypad virtuale, ne può direzionare i movimenti, esattamente come se stesse giocando a un videogioco (VR gaming). I video più belli sono disponibili sulle piattaforme social Vimeo, Facebook e Instagram.

    Visite guidate interattive e “indoor”

    Come abbiamo visto, le potenzialità interattive, tecnologiche e virtuali dei social network, e di internet in generale, stanno consentendo di aprire le porte di luoghi attualmente chiusi al pubblico e di raccontarli, commentarli e viverli in diretta; quindi non solo passeggiate virtuali “all’aria aperta”, ma anche visite di luoghi d’arte e cultura, di aziende e di attività commerciali al chiuso. Questa tipologia di visite guidate possono avere molteplici obiettivi, da quelli business dei tour a pagamento, a quelli puramente esperienziali fino a quelli didattici.

    Rientrano in quest’ultima categoria le dirette live broadcast su YouTube organizzate dal Museo di Storia Naturale a Londra, vere e proprie chiacchierate interattive in compagnia di scienziati, naturalisti ed ecologisti. Gli esperti in questione, in diretta da casa, affrontano ogni volta tematiche diverse, dalle curiosità riguardanti i dinosauri a quelle sugli squali, in compagnia di uno dei membri dello staff del Museo, e rispondono alle domande del pubblico, il tutto con il supporto di immagini dei reperti del museo.

    Un altro esempio recente di talk interattivo che ha visto la partecipazione di esperti, ma con visita guidata virtuale annessa, è stata la diretta ospitata dalla pagina Facebook della Fondazione Italiana Sommelier e dal canale YouTube Bibenda Editore. In questo caso il tour virtuale e amatoriale della distilleria storica e a gestione familiare Villa de Varda (Trentino Alto Adige) è accompagnata dall’intervento (da casa) di alcuni esperti di enologia e nel corso della diretta si parla, tra le altre cose, di come abbinare questa grappa a sigari e a un dolce cucinato live dallo Chef Gegé Mangano.

    Non resta ora che vedere cosa riserva il futuro dei tour e delle visite guidate virtuali dopo il periodo della pandemia, sperando che si faccia tesoro di queste e altre case studies e che si continui a sperimentare e a cercare nuovi modi per poterli arricchire di funzioni e contenuti e per renderli sempre più “social” e partecipativi.

     

  • Covid-19 e i brand sui social media: dati e tendenze della prima fase

    Covid-19 e i brand sui social media: dati e tendenze della prima fase

    Una ricerca che copre 83.918 profili Facebook e 34.282 account Instagram: scopri dati e tendenze su investimento paid, settori più attivi, immagine e comunicazione di marca.

    Questa analisi copre la cosiddetta prima fase della pandemia, dal primo febbraio fino al 17 aprile, e vuole rispondere ad alcune domande chiave legate alla presenza sui social media dei brand:

    • quali tendenze emergono dai dati;
    • come stanno comunicando le marche;
    • quali sono gli scenari futuri.

    Di seguito le evidenze emerse.

    Quali tendenze emergono dai dati?

    In questa sezione andremo a coprire l’evoluzione della comunicazione, attività per settore, sentiment, influencer marketing, investimento e risultati paid.

    Come sta evolvendo la comunicazione di marca?

    Analizzando l’evoluzione del numero di post a tema covid-19, possiamo notare una prima fase che va da fine febbraio ad inizio marzo in cui i brand cominciano ad affacciarsi timidamente sul tema data la forte incertezza iniziale. A seguire, abbiamo una fisiologica crescita con evidenti picchi che coprono dalla metà di marzo fino agli inizi di aprile. Tuttavia, nelle ultime settimane notiamo una graduale diminuzione delle pubblicazioni sul coronavirus. Questo dato va collegato al precedente picco e all’attesa di maggiori informazioni pratiche e legate alla ripresa delle attività produttive in merito al deconfinamento.

    l'evoluzione del numero di post a tema covid-19 su facebook e instagram

    Quali sono i comportamenti degli utenti?

    Le interazioni connesse ai post a tema covid-19 mostrano la stessa tendenza con un picco di engagement nella fase di maggiore diffusione da parte dei brand ed un calo abbastanza marcato, soprattutto su Facebook, ad aprile. Sembra che gli utenti comincino a stancarsi ma ovviamente la differenza è fatta dalla tipologia di frame scelta per comunicare sul tema. Vedremo alcuni esempi nei paragrafi dedicati alla comunicazione di marca e gli scenari futuri.

    L'evoluzione delle interazioni legate ai post a tema covid-19 su facebook e instagram

    Quali sono i settori più attivi?

    Su Facebook i settori più attivi per numero di pubblicazioni sono Services, Banking & Finance e Retail. Il settore Services è un cappello che copre diverse categorie di business ma in particolare app e servizi online, come ad esempio il food delivery, che giustificano il livello di attività. Interessante come il settore bancario, come diretta conseguenza della congiuntura, abbia impostato una comunicazione per migliorare adozione e tasso di penetrazione su fasce più ampie della popolazione dei servizi di onine banking e banca a distanza.

    I settori più attivi su facebook in merito al covid-19

    Su Instagram incontriamo la stessa tendenza per i settori Services e Retail. Tuttavia, abbiamo l’eccezione del Fashion che ha improntato la sua comunicazione su responsabilità sociale d’impresa, come tantissimi altri player, e la gratuità delle spedizioni per supportare l’e-commerce e limitare i danni.

    I settori più attivi su Instagram in merito al covid-19

    Qual è l’impatto sull’immagine di marca?

    La comparazione su Facebook tra post relativi al covid-19 e gli altri argomenti non presenta differenze rilevanti con soltanto un 4% in più di sentiment negativo associato ai commenti degli utenti ai contenuti dedicati al coronavirus.

    sentiment dei commenti degli utenti ai post sul covid-19 su facebook

    Ad ogni modo, analizzando i contenuti caratterizzati da un sentiment negativo più marcato, ho identificato una tendenza in comune a quasi tutti i settori. Ovvero, in particolare in un momento come questo e con le vendite sugli e-commerce che salgono a doppia cifra, i brand devono ottimizzare tutti i punti di contatto per garantire una customer experience di valore, costruire la fiducia ed evitare un ritorno negativo sulla brand image. Nel dettaglio, bisogna mettere in campo un flusso coerente ed univoco di comunicazione, procedure e dati tra i diversi team coinvolti (e-commerce, community management, content, etc.). Infatti, le principali lamentele scaturiscono dalla mancanza di informazioni chiare sulle transazioni online come ad esempio i tempi di consegna o l’effettiva flessibilità delle prenotazioni. In basso, un esempio legato a British Airways.

    Come evolve l’investimento in influencer marketing?

    Osservando su Instagram l’utilizzo dell’hashtag #ad che segnala le partnership a pagamento, notiamo una certa stagnazione a marzo. Infatti se osserviamo i dati del 2019, dopo il calo di gennaio dovuto alla sbornia promozionale di dicembre abbiamo una netta ripresa delle attività nel mese di marzo che non abbiamo in questo caso.

    le campagne di influencer marketing durante il covid-19

    Ad ogni modo, vista l’attività di creazione di contenuti da casa da parte dei creatori e il maggior tempo speso online dagli utenti, aprile ha visto una ripresa delle campagne di influencer marketing e in particolare di tutti i contenuti stile #QuarantineChallenge e le sue declinazioni. Trovo interessante come su Instagram le sfide/challenge siano diventate dei trend, oltre che uno sticker dedicato, in quanto fanno parte del DNA e linguaggio proprio di TikTok. Insomma, osserviamo un’evidente influenza e per la cronaca TikTok ha toccato il picco di download in pieno lockdown. In basso, due esempi di Nike (Nike Living Room Cup) e Bobbi Brown (sfida tra influencer e make-up artist).

    influencer marketing durante il covid-19

    Qual è l’impatto sulla spesa adv?

    In un periodo caratterizzato da una maggior connessione online degli utenti e penetrazione degli e-commerce, le aziende hanno sostanzialmente deciso di congelare il budget adv con una media di quasi il 20% in meno di spesa. Il dato precedente si traduce in un aumento della condivisione di post organici e in maniera speculare una diminuzione dei contenuti paid e della reach complessiva.

    La spesa in Facebook e Instagram ads è diminuita del 18% durante la pandemia

    maggiore condivisione di post organici da parte dei brand per via del covid-19covid-19 trend: diminuizione della reach complessiva

    Personalmente, penso che si tratti di un’occasione mancata per i brand in particolare se parliamo del famoso brand purpose e del limitare l’impatto negativo sul business. Oggi le marche possono mostrare vicinanza e prossimità alla propria audience che sta vivendo un momento difficile. Chi saprà informare, intrattenere, comunicare correttamente le proprie azioni concrete verso la società e allineare l’offerta di prodotto, oltre alla relativa comunicazione, alla nuova quotidianità degli utenti genererà un posizionamento distintivo che avrà effetti concreti nel medio e lungo termine. Inoltre, una minore concorrenza e domanda si traduce in una netta diminuzione dei costi associati alle sponsorizzazioni.

    Covid-19 trend: diminuzione del CPC

    Covid-19 trend: diminuzione del CPM

    Come stanno comunicando le marche?

    La comunicazione dei brand si è declinata principalmente in due categorie:

    • responsabilità sociale d’impresa (educare ed informare);
    • attenzione all’utente (intrattenere, divertire e formare).

    A seguire alcuni esempi.

    Responsabilità sociale d’impresa

    Niente di nuovo sotto al sole, i brand hanno comunicato le loro azioni concrete verso il tessuto sociale e le categorie in prima linea nell’affrontare questa crisi. Tuttavia, dobbiamo tenere a mente che la principale richiesta dei consumatori verso le marche (fonte Kantar) è il benessere degli impiegati ed è un elemento chiave in ottica reputazionale.

    In generale, le marche hanno colto appieno il loro ruolo di attori sociali supportando la comunicazione di governi e media sui messaggi chiave (distanziazione sociale, confinamento, comportamenti responsabili, etc.) da veicolare alla popolazione. Una tendenza che rivedremo nei prossimi giorni in merito alle regole relative al deconfinamento e alla riapertura dei negozi.

    Attenzione all’utente

    Il confinamento è stato il banco di prova per posizionare la marca all’interno della nuova quotidianità degli utenti. Le parole chiave sono state connettere (live e dirette), intrattenere (musica, attività da fare a casa, challenges, etc.), formare (DIY, tutorial, consulenze, etc.).

    Connettere
    Intrattenere
    Formare

    Quali sono gli scenari futuri?

    L’attuale scenario ha imposto alcune tendenze che persisteranno nei mesi a seguire e daranno necessariamente forma alla comunicazione sui social media in quanto portano con sé un enorme potenziale di crescita per il business:

    • nuovi comportamenti e bisogni;
    • erosione della fiducia e centralità dell’informazione;
    • accelerazione dei processi di digital transformation.

    Per poter generare un vantaggio competitivo, sarà quindi necessario fare leva su questi trend.

    Nuovi comportamenti e bisogni

    La pandemia ha fatto nascere ed emergere nuove esigenze e ciò influirà sul modo in cui progettiamo, comunichiamo, costruiamo e gestiamo le esperienze per il nostro pubblico. Un trend su tutti è la riscoperta massiva della casa come epicentro della vita e dell’esperienza. Un brand cha ha saputo cogliere molto bene questa evoluzione è Ikea con la sua serie di post, stories e live #RipartiamoDaCasa in cui l’offerta di prodotto (mobili e arredi) è in binomio alle diverse attività (i migliori libri da leggere, la lezione di yoga, l’happy hour casalingo, la cucina, etc.) che possiamo svolgere nelle diverse stanze di casa.

    Erosione della fiducia e centralità dell’informazione

    Da un lato, abbiamo una mancanza di informazioni chiare (tempi di consegna, stock disponibili, gestione dell’ordine, attività della filiera) e preoccupazioni crescenti in merito all’impatto economico (capacità d’acquisto) della pandemia. Dall’altro, l’attuale situazione ha aumentato la penetrazione degli acquisti online su fasce più ampie della popolazione. Una tendenza che continuerà anche a seguire in quanto è entrata nella quotidianità e molti consumatori dichiarano inquietudine in merito ai futuri acquisti in negozio per paura del contagio. Per i brand, risulta quindi centrale garantire un flusso costante di informazioni credibili, dettagliate ed aggiornate per creare fiducia e rendere più fluido il processo d’acquisto. Per mettere in campo questo flusso, i brand devono ottimizzare tutti i punti di contatto rompendo le barriere tra team attraverso procedure ed infrastrutture condivise.

    Abbiamo ottime dimostrazioni in questo senso, ad esempio brand come Ritual Cosmetics e Revolution Makeup si sono attivati per permettere di seguire il proprio ordine e ricevere consigli tramite Instagram DMs, WhatsApp e Messenger.

    Accelerazione dei processi di digital transformation

    Come risultato del distanziamento sociale, l’attuale pandemia sta accelerando tutti i processi di abilitazione dell’esperienza digitale che permettono un’esperienza di marca da remoto come realtà aumentata, test virtuali, assistenza da remoto, consulenza online, app e giochi, ecc. Un trend che è qui per restare in quanto colma il divario tra il mondo digitale e ‘reale’, guida e accelera il processo decisionale.

    Alcuni esempi:

    • L’Oréal ha lanciato un nuovo test virtuale per provare colorazioni e make-up;

    • Bentley tramite la sua nuova app che usa la realtà aumentata permette di effettuare un test drive e personalizzare il proprio modello;
    • Hilton rende possibili visite virtuali del proprio resort tramite webcam e street view;
    • Cadbury attraverso un’app dedicata mette a disposizione un gioco in 2D per intrattenere i bambini ed in cui è possibile sbloccare nuovi livelli acquistando il loro prodotto Dairy Milk Lickables.

    Se vuoi scoprire altri contenuti di questo tipo, li puoi trovare in questo mio post dedicato.

  • TikTok introduce lo sticker per le donazioni anche in Italia

    TikTok introduce lo sticker per le donazioni anche in Italia

    TikTok lancia anche in Italia lo sticker per le donazioni e la Croce Rossa Italiana è la prima Associazione a inaugurare la funzionalità con l’hashtag #tuttifratelli. Tra i supporter c’è anche Chiara Ferragni che sarà in diretta il 2 maggio.

    TikTok lancia anche in Italia lo Sticker per le Donazioni, in un momento in cui è importante dare sostegno a tutte quelle associazioni che si mobilitano per contrastare il Covid-19. Ed è proprio per questo motivo che TikTok, tra l’altro, raddoppierà tutte le donazioni effettuate da parte degli utenti, direttamente dall’app, fino 27 maggio.

    Le prime iniziative supportate dalla nuova funzionalità “Sticker per le Donazioni” saranno a favore delle sei realtà europee impegnate a sostenere le persone maggiormente vulnerabili o che hanno risentito in maniera particolare dei danni sanitari ed economici causati dal Covid-19.

    In Italia, la Croce Rossa Italiana (@CroceRossa) sarà la prima a inaugurare la nuova funzionalità della piattaforma. Nelle ultime settimane, TikTok ha donato alla Croce Rossa Italiana 440 mila mascherine e 50 mila paia di guanti protettivi destinati alle categorie di persone che ne hanno maggiore necessità.

    tiktok sticker donazioni

    Come funzionano gli Sticker per le Donazioni su TikTok

    Gli Sticker per le Donazioni sono al momento in uso in Italia, Francia, Germania, Uk e Usa. Come tutti gli sticker sono molto interattivi e potranno essere inseriti facilmente all’interno dei propri video o all’interno delle proprie dirette.

    Basterà selezionare l’organizzazione benefica che vogliono supportare, in Italia è la Croce Rossa Italiana, come dicevamo prima, e integrare l’adesivo all’interno del video. Gli utenti, una volta selezionato lo sticker, potranno effettuare una donazione senza uscire dall’app. Tutte le donazioni sono abilitate da Tiltify, una piattaforma di raccolta fondi a scopi benefici che elabora la transazione in totale sicurezza.

    Tra i primi creator che hanno scelto di sostenere la causa creando video ad hoc ci sono: Fabio Farati, meglio noto con il suo nick @faffapix, Martina Socrate, Marco Fantini e Riccardo Aldi.

    In arrivo anche una serie di live streaming dedicate a “Tutti Fratelli” che vedrà la partecipazione dei creator più popolari e celebrity che intratterranno e sensibilizzeranno gli utenti sulla raccolta fondi per la Croce Rossa Italiana. Per la prima settimana il palinsesto prevede: Martina Socrate, Daniele Davì, Cecilia Cantarano, Sespo, Riccardo Aldi. E il 2 maggio vedrà la partecipazione di Chiara Ferragni. In basso tutti i creator coinvolti con date e orari.

    L’iniziativa va a inserirsi all’interno del più ampio impegno di TikTok in Italia a supporto della lotta contro il Covid-19 che ha già visto la donazione di 5 milioni di euro alla Protezione Civile e alla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI). Il fondo darà la possibilità di acquistare dispositivi e apparecchiature per il contrasto al Coronavirus, distribuiti ogni giorno alle Regioni e alle Province autonome per fronteggiare l’emergenza, oltre all’aiuto a tutti gli infermieri che per primi hanno assistito le persone colpite dal virus e ora bisognosi anch’essi di cure mediche o della terapia intensiva.

    TikTok Livestream TuttiFratelli Croce Rossa

  • Nuove strategie digital e modi di comunicare al tempo del Covid-19

    Nuove strategie digital e modi di comunicare al tempo del Covid-19

    Con l’arrivo del Covid-19 le aziende in Italia hanno dovuto riformulare le loro strategie di social media marketing, puntando a un diverso tono di voce, a nuove tipologie di contenuti ma anche all’introduzione o l’utilizzo creativo di strumenti e piattaforme online. Youtube, Spotify, Issuu e Telegram sono alcuni validi esempi, ecco qualche suggerimento.

    Un’efficace strategia di social media marketing deve sempre essere mirata al raggiungimento di un obiettivo specifico, misurabile e raggiungibile e deve essere limitata a un circoscritto arco di tempo, sempre tenendo conto di eventuali imprevisti che possano costringere a doverla affinare o riformulare. Non c’è ente pubblico o privato, attività commerciale o azienda, infatti, che in questo periodo di emergenza sanitaria non si sia trovato costretto a pianificare da zero una nuova strategia digital, mirando a un nuovo tono di voce e a nuove tipologie di contenuti e che tenesse conto dei limiti ma anche delle opportunità della situazione attuale.

    Strumenti a supporto di una comunicazione digital attuale e innovativa

    Come ogni imprevisto, anche quello del Covid-19 rappresenta un’occasione per reinventarsi e una sfida per lanciare nuovi progetti e nuovi contenuti. Per farlo, molte aziende hanno deciso di puntare a una comunicazione digital multicanale e a una strategia che includesse l’introduzione o l’impiego creativo di strumenti di comunicazione e piattaforme che possano fungere da utile supporto informativo e contenutistico. Andiamo allora a scoprire alcune iniziative particolarmente interessanti, che possono rappresentare un nuovo trend o uno spunto utile da tener presente per future attività di strategic planning.

    nuove strategie marketing franzrusso.it 2020

     

    1) Canali YouTube e gamification per le visite virtuali di luoghi

    L’impossibilità di viaggiare, con l’avvicinarsi della stagione estiva, è uno dei temi caldi del lockdown e sta avendo non poche ripercussioni da un punto di visto turistico. Sul fronte del social media marketing questo periodo di pausa sul fronte degli spostamenti ha acceso però, ancora di più, la volontà da parte delle aziende di raccontare le bellezze del territorio ricorrendo a contenuti visivi emozionali e a tour virtuali sempre più in chiave social. Nell’ambito del visual storytelling del settore viaggi hanno infatti preso vita alcune interessanti iniziative, quali ad esempio il nuovo canale YouTube del MIBACT e il suo progetto #Italiamimanchi. Questo palinsesto è curato dal Fondo Ambiente Italiano e ha come scopo quello di svelare, attraverso immagini suggestive e aneddoti, luoghi d’arte e cultura.

    Simile e altrettanto suggestiva l’iniziativa #CIAndremo della Confederazione Italiana Archeologi, per la quale l’ente ha rispolverato il suo account YouTube per proporre una serie di video con cui mostrare e divulgare le bellezze archeologiche italiane.

    Accanto a YouTube, piattaforma già ampiamente utilizzata in chiave strategica per contenuti del settore viaggi e cultura anche prima del Covid-19, hanno preso il via anche altri innovativi progetti digital. In alcune regioni d’Italia si è deciso di optare per la gamification come strumento esperienziale di viaggio virtuale, ne sono un esempio una serie di videogiochi sviluppati da enti di promozione turistica per giocare visitando alcuni dei musei più belli d’Italia. Uno di questi è Beyond Our Lives, un’app con relativi account Facebook e Twitter che consiste in una caccia al tesoro nella Toscana etrusca.

    2) Issuu per scaricare fumetti e riviste

    La cultura, però, non passa solo attraverso le immagini e lo dimostra il fatto che, in questo periodo, alcuni enti turistici e case editrici abbiano deciso di inserire all’interno delle loro strategie uno strumento web di cui si parla poco da un punto di vista digitale, ovvero la piattaforma di publishing Issuu. Per chi non lo conoscesse, si tratta di una sorta di edicola virtuale, con contenuti gratis e a pagamento, su cui è possibile caricare documenti quali riviste o pubblicazioni che possono essere sfogliate, scaricate o condivise dagli utenti. La Coconino Press, ad esempio, ha lanciato #QuarantenaAFumetti, una serie di titoli messi a disposizione gratis e a cadenza settimanale, o sulla pagina Facebook della casa editrice o sull’account Issuu.

    3) Spotify per podcast educativi e di intrattenimento

    I podcast, ovvero i file audio digitali che possono essere caricati online o ascoltati in diretta, sono un altro contenuto facilmente fruibile e particolarmente adatto a intrattenere gli utenti in quarantena. Per questo tipo di contenuto molti account business hanno puntato a Spotify, servizio musicale digitale famoso in tutto il mondo, in cui stanno gradualmente prendendo piede anche i contenuti non musicali tra cui appunto i podcast. La Lysoform, ad esempio, ha pensato alle famiglie e sul proprio canale Spotify ha da poco lanciato una serie di podcast con favole e storie pensate per educare, intrattenere o far addormentare bambini di diverse fasce d’età.

    Il boom dei podcast sta riguardando però anche molte altre categorie, tra cui salute e lifestyle, psicologia, giochi, formazione, politica e naturalmente informazione. Insomma, Spotify e il suo hub di pillole audio rappresentano per le aziende italiane una valida e strategica alternativa, presente e futura, al social network YouTube.

    4) Telegram e open data per news istituzionali sul Covid-19

    Il canale di messaggistica istantanea Telegram rappresenta da molto tempo un valido strumento di marketing che può essere utilizzato a supporto delle attività aziendali con caratteristiche e finalità diverse. In questo momento di emergenza Coronavirus in cui le breaking news e gli aggiornamenti in tempo reale hanno un ruolo fondamentale, alcuni Comuni e Regioni hanno deciso di inaugurare nuovi canali pubblici, anche per contrastare il sempre più diffuso fenomeno delle fake news. Ne è un esempio la Regione Piemonte che attraverso il suo nuovo canale Telegram condivide con i cittadini notizie locali di rilievo e provenienti da fonti istituzionali certificate.

    Sempre a supporto delle esigenze informative di questo momento, anche le banche dati aggiornate e verificate rappresentano un prezioso strumento digitale. La Protezione Civile, ad esempio, mette a disposizione una mappa-open data sull’andamento nazionale dei contagi basata sui dati dati forniti giornalmente dal Ministero della Salute; gli utenti possono accedere a questa applicazione web sia da desktop che da mobile.

    Covid-19 e strategie digital: non solo dirette su Instagram e Facebook

    Queste case history sono la dimostrazione di quanto ampia e diversificata possa essere la scelta di contenuti, canali e piattaforme in funzione per una vincente strategia di marketing e di quali soluzioni originali possano essere adottate. Insomma, è ora che le aziende guardino oltre le dirette su Instagram e Facebook per sfidare, informare, coinvolgere e intrattenere la community costretta a casa, ma che considerino quindi anche l’implementazione o l’uso diversificato di altri mezzi di comunicazione online.

  • Coronavirus, ecco quali sono le emoji più usate sui Social Media

    Coronavirus, ecco quali sono le emoji più usate sui Social Media

    Un’indagine di Emojipedia ci mostra quali sono le emoji più usate sui social media per comunicare la pandemia da Coronavirus. Tra quelle più a tema, le emoji con la mascherina e il microbo sono più usate. Ma, estendendo l’indagine, la più usata risulta la faccina che ride. Tra le più usate anche quella con la bandiera italiana.

    Una delle cose che abbiamo imparato sui social media è che spesso, per velocità e brevità, si usa spesso una emoji per un pensiero o stato d’animo. Un trend che è sempre in crescita e le stesse piattaforme sono sempre molto attente ad aggiornare il proprio parco emoji, proprio per dare agli utenti di esprimersi usando quella più adatta. Pensate che emoji è stata inserita nel 2015 dall’Oxford Dictionaries come parole dell’anno.

    Per capre come gli utenti usano le emoji durante la pandemia da Coronavirus, visto il momento molto delicato, Emojipedia ha condotto una ricerca per scoprire quelle più usate sui social media, e su Twitter in particolare.

    Prima di tutto, sono state prese in considerazione, e monitorate, quelle più a tema:

    😷 Faccia con la mascherina
    🤢 Faccia nauseata
    🤮 Vomito
    🤧 Starnuto
    🤒 Faccia con termometro
    🤕 Faccia con fascia sulla testa
    🚑 Ambulanza
    💊 Pillola
    💉 Siringa
    🦠 Microbo
    🧼 Sapone
    🧽 Spugna

    Da notare che in relazione a “Coronavirus” o “Covid-19“, le emoji più usate sono state quella con la mascherina e quella del microbo. L’indagine è stata effettuata un mese fa, tra il 7 e 8 marzo a livello globale, prendendo in considerazione 49.621 tweet che contenevano almeno una delle 12 emoji a tema. I dati hanno messo in evidenza come la faccia con la mascherina 😷 (35,8%) e il microbo 🦠 (42,09%) fossero le due più usate nel contesto Coronavirus.

    coronavirus emoji usate

    Risultato interessante, anche se per certi versi potrebbe apparire anche scontato. Ma, visto il tema, si è voluta estendere l’indagine, per verificare se quest dati corrispondessero considerando tutte le emoji.

    Ebbene, considerando 205.576 tweet in tutte le lingue, sempre tenendo a riferimento “Coronavirus” o “COVID-19“, il discorso cambia. Infatti, al primo poso compare la faccina che ride fino alle lacrime 😂, seguita dall’altra faccia che ride roteando 🤣, in terza posizione troviamo quella con la mascherina. Qui di seguito la classifica delle 15 emoji più usate, ad ampio raggio:

    😂 Faccia che ride fino alle lacrime
    🤣 Faccia che ride roteando
    😷 Faccia con mascherina
    🤔 Faccia pensante
    🦠 Microbo
    🔴 Cerchio rosso
    😭 Faccia che piange forte
    🙄 Faccia con gli occhi che rotolano
    👇 Indice che punta verso il basso
    😳 Faccia sorpresa
    🚨 Fanale dell’auto della polizia
    ⚠️ Attenzione
    🇮🇹 Bandiera: Italia
    😱 Faccia che urla di paura
    🙏 Mani giunte

    Ora, sicuramente anche voi vi starete chiedendo come mai dalle conversazioni su Twitter su Coronavirus e Covid-19 risultino così usate delle emoji che ridono. In effetti, una considerazione, che è quella che fa anche Emojipedia, è che non vi è differenza tra le conversazioni generiche e quelle su Coronavirus, gli utenti continuano a fare comunque uso di due emoji che sono usate costantemente in tutte le conversazioni.

    15 emoji coronavirus

    Potrebbe anche essere che, in quella fase temporale, stiamo parlando della settimana in cui in Italia, ad esempio, ci si avviava al lockdown totale, dopo la costituzione delle due zone rosse nel lodigiano e in Veneto, c’era voglia di sdrammatizzare. Intendiamoci che questa è un’analisi a livello globale, è evidente che in altri paesi la situazione non veniva vissuta allo stesso modo, e questo si riflette anche nelle conversazioni e nell’uso di quelle emoji.

    Da notare che tra quelle più usate c’è l’emoji della bandiera italiana che, nella tipologia, risulta essere la più usata, anche più di quella cinese. L’utilizzo si spiega perché, come dicevamo, in quei giorni l’Italia diventava l’epicentro mondiale dell’epidemia.

    Insomma, alla fine anche dalla analisi delle emoji si possono trarre delle conclusioni interessanti.

    E voi che ne pensate?

  • Facebook e Instagram: gli ultimi dati su adv, performance e contenuti

    Facebook e Instagram: gli ultimi dati su adv, performance e contenuti

    Una ricerca che copre 356 milioni di spesa adv, 159.141 profili Facebook e 65.038 account Instagram: scopri dati e tendenze su investimento paid e contenuti.

    Questa analisi mappa tutto il 2019, copre le evoluzioni a partire del 2018 e vuole mettere in evidenza alcune tendenze con cui dovremmo fare i conti nel 2020. In particolare, andrò a coprire due punti chiave:

    1. stato dell’arte dell’investimento paid;
    2. utilizzo e risultati di formati e asset di content marketing.

    In parole povere, voglio provare a rispondere ad una semplice domanda: quale direzione stanno prendendo brand e professionisti su questi canali? Vediamo cosa è emerso.

    Facebook e Instagram Ads

    In questa sezione sviscererò alcuni dati legati a funnel di conversione, tipologie di investimenti, posizionamento e obiettivi.

    I social media sono una leva per la conversione?

    Apparentemente la risposta è no. Infatti, abbiamo un 1.58% delle visualizzazioni che diventano click e soltanto lo 0.32% di questi click si trasformano in acquisti.

    Il funnel di conversione di facebook e Instagram: quante visualizzazioni diventano click e quanti di questi click diventano acquisti

    Per quanto mi riguarda, questo risultato suona come un campanello d’allarme in merito a

    • creatività click baiting che (piccola parentesi) influenzano negativamente la fase di apprendimento del sistema di distribuzione delle ads di Facebook restituendo un peggior costo per azione. In particolare per gli obiettivi più avanzati come generazione di lead, conversioni e installazione di app;
    • performance degli asset d’atterraggio come le landing page ed eCommerce. In questo caso, andremo ad indagare UX, struttura, copy, value proposition, benefici, performance e velocità;
    • rilevanza del targeting in relazione ai bisogni del pubblico che vogliamo raggiungere e i momenti di consumo. Questo punto richiede necessariamente un approfondito studio del target nella fase di pianificazione di una campagna. Purtroppo, osservo come resti un tema molto dibattuto su LinkedIn ma poco applicato nella realtà;
    • pertinenza del messaggio a seconda della fase della relazione o del processo d’acquisto. A tal proposito, la mappatuta dei diversi touchpoint resta ancora una sfida aperta, in particolare l’integrazione online-offline, e abbiamo ancora tanto lavoro da fare. Ragione per cui, la comunicazione risulta spesso sfalsata e poco coerente.

    Queste riflessioni si rispecchiano anche nel dato legato a CPC e CTR che tra il 2018 e il 2019 hanno visto aumentare il primo e diminuire il secondo.

    l'evoluzione di CPC e CTR tra 2018 e 2019 su Facebook e Instagram

    Quali sono gli obiettivi più ricercati dai brand?

    L’auspicata fase di maturità, ovvero trasformare i social media in chiari asset di business, non è ancora avvenuta. Tanto è vero che l’obiettivo conversioni è sotto il 10% tanto su Facebook quanto su Instagram.

    distribuzione dell'investimento nei diversi obietti di facebook e instagram ads

    Facebook e Instagram sono ancora percepiti come strumenti utili soltanto nelle fasi iniziali del processo d’acquisto e di conseguenza i principali obiettivi sono traffico, engagement e reach. Insomma, un modello che prende in considerazione l’awareness e la considerazione e ancora troppo poco la vendita vera e propria.

    Come sta evolvendo l’investimento adv?

    Da un lato, abbiamo il feed di Facebook che resta il primo posizionamento per investimento ma perde 6 punti in percentuale. Dall’altro, l’investimento sul feed di Instagram vede un aumento (+1%) rispetto al 2018 ma inizia a rallentare. Infatti, osserviamo una riduzione della spesa a partire da luglio 2019 e che arriva fino a dicembre di quest’anno. Risulta quindi spontaneo chiedersi dove è stato dirottato l’investimento.

    l'investimento in percentuale sul feed di facebook

    la spesa in percetuale sul feed di Instagram

    Come prevedibile esplode l’investimento in Instagram Stories che in un anno (2018-2019) passa al più 40% con i video come formato più condiviso (52%).

    l'investimento paid in instagram stories aumenta del +40% in un anno

    Tuttavia, non è tutto oro quello che luccica. I brand sono ancora in fase di test e la vera sfida sarà fare diventare le Instagram Stories degli asset più avanzati nel percorso di conversione (c’è già chi lo sta facendo molto bene) e andare oltre il mero branding. Difatti, il risultato del CTR non è certo dei migliori.

    i dati del CTR su facebook e instagram a seconda del posizionamento

    Se parliamo di evoluzione della spesa, possiamo notare come i brand stiano iniziando a sperimentare nuovi posizionamenti puntando a scoperta e conversione. Ad esempio Instagram Explore cresce del +1.32%, interessante in fase di scoperta ma soprattutto in coppia con gli shoppable post, e le ad cominciano a popolare il Facebook Marketplace passando in un anno dallo 0.72% della spesa totale al 1.31%.

    l'investimendo ad in instagram explore aumenta del +1.32

    l'investimento adv in facebook marketplace aumenta del +80%

    Contenuti su Facebook e Instagram

    In questa sezione andremo a indagare quale tipologia di contenuti sono condivisi dai brand e i risultati in termini di interazioni con il pubblico.

    Video: le modalità di fruizione hanno un impatto sulla performance del contenuto?

    Ovviamente, la risposta è sì ma allo stesso tempo possiamo osservare alcuni dati in controtendenza. Il tempo medio di visualizzazione di un video su Facebook è di 4.57 secondi. Un risultato che non sorprende vista la crescente guerra legata al catturare l’attenzione dell’utente che porta ad una (ahimè fisiologica) sovraesposizione, la fruizione in movimento e da mobile (niente di nuovo sotto il sole), la condivisione maggioritaria (verticali più orizzontali) da parte dei brand di video sotto i 30 secondi.

    il tempo medio di visualizzazione di un video su Facebook è di 4.57 secondi

    Ad ogni modo Facebook non è Instagram, dove il numero di Stories (52.5%) condivise dai brand ha superato i post (47.5%), e di conseguenza il 70% dei video sono orizzontali senza reali distinzioni a seconda della lunghezza. Eppure i video verticali risultano più efficaci nel catturare l’attenzione nei primi secondi con una maggiore percentuale di visualizzazioni complete dei primi 30 secondi per tutte le tipologie di video, compresi quelli più lunghi di un minuto. Un dato da prendere in considerazione quando si pianificano i ganci (giocare sul mistero, mostrare immediatamente il vantaggio, giocare sull’inatteso, etc.) da utilizzare per attrarre il nostro pubblico. Ovviamente, ogni video fa storia a sé e va valutato in relazione a retention e capacità nello stimolare azioni.

    Si stanno imponendo nuovi formati?

    In questo caso la risposta è no. Su Instagram le immagini singole restano nettamente il formato più condiviso dai brand distaccando di gran lunga caroselli e video che comunque mostrano un leggero aumento nel corso del 2019. Sponda Facebook la storia non cambia con le immagini che rappresentano il 70.2% dei contenuti condivisi, i live video che restano un formato ancora non esplorato a sufficienza e i video tradizionali che toccano il loro picco (16.8%) soltanto nel quarto trimestre (ottobre, novembre e dicembre) grazie alle promozioni natalizie.

    la tipologia di contenuti condivisi su facebook e instagram

    Eppure se volgiamo lo sguardo verso l’engagement, i caroselli in media rappresentano l’asset più performante su Instagram. Alcune riflessioni su questo formato:

    • si tratta di una tipologia di contenuto molto apprezzata dall’algoritmo di Instagram in quanto, grazie allo scorrimento, aumenta il tempo di permanenza sul post;
    • grazie alla sua sequenza di contenuti, permette un migliore storytelling progressivo tramite tutorial, post before/after, utilizzo del prodotto in contesti concreti, etc.
    • consentono di posizionarsi ed emergere all’interno di un feed dove le immagini singole la fanno da padrone.

    Invece per quanto riguarda Facebook, i live video si confermano l’asset a più alto potenziale grazie alla possibilità di interagire in diretta con il pubblico.

    le interazioni generate su instagram e facebook a seconda del contenuto

    Questo era l’ultimo trend che volevo coprire ma se hai altri temi che vorresti approfondire, fammi sapere con un commento.

  • TikTok annuncia il filtro famiglia e la gestione del tempo nel feed

    TikTok annuncia il filtro famiglia e la gestione del tempo nel feed

    TikTok annuncia due novità che vanno nella direzione di assicurare più sicurezza, migliorando l’esperienza. Si tratta del Filtro Famiglia e della Gestione del Tempo nel Feed, già attivi in Uk e in Italia lo saranno nelle prossime settimane.

    TikTok, l’ormai popolare app mobile che punta molto sui giovani e sul divertimento, annuncia oggi due importanti novità con l’obiettivo di migliorare il più possibile l’esperienza sulla piattaforma, con particolare attenzione alla sicurezza. Le due novità sono: il Filtro Famiglia, che aiuta i genitori e, in generale, gli adulti responsabili di un minore, a garantire la loro sicurezza quando usano TikTok, e la Gestione del Tempo nel Feed, un sistema di notifiche proattive nell’app per tenere sotto controllo il tempo trascorso online. Già attive da oggi in Uk, le due funzionalità lo saranno presto, entro poche settimane, anche nel nostro paese.

    tiktok filtro famiglia

    TikTok e il Filtro Famiglia

    Vediamo come funziona il Filtro Famiglia, una delle due novità di TikTok. Il Filtro Famiglia associa l’account TikTok di un adulto a quello del minore di cui è responsabile. Una volta attivata, l’associazione permetterà all’adulto di intervenire sulle funzionalità di Controllo Applicazione, tra le quali:

    • Gestione del tempo: permette di impostare un tempo massimo che il minore può trascorrere ogni giorno su TikTok;
    • Messaggi diretti: permette di limitare chi può inviare messaggi all’account associato, o di disattivarli del tutto;
    • Modalità limitata: esclude contenuti che potrebbero non essere appropriati per tutti gli spettatori.

    TikTok e la Gestione del Tempo nel Feed

    Con il rilascio del Filtro Famiglia, TikTok introduce un’ulteriore importante funzione per migliorare il benessere digitale degli utenti, un aspetto su cui la piattaforma ha deciso di impegnarsi. Al fine di mantenere un rapporto equilibrato con l’app e i servizi online per tutti i membri della community, già ad aprile 2019 era stata introdotta la funzione di Gestione del Tempo, che permette di impostare un limite giornaliero di utilizzo di TikTok.

    Oggi viene presentata la Gestione del Tempo nel Feed. S tratta di un sistema di notifiche proattive nell’app. Attraverso i video pillola, realizzati in collaborazione con alcuni tra i creator più seguiti e amati, agli utenti verrà ricordato, direttamente durante la fruizione dei video contenuti su TikTok, di tenere d’occhio il tempo che passano online e di prendersi una pausa dallo schermo.

    tiktok gestione tempo feed

    Nell’immagine in alto vedete @IlViglio e @Jessibrugali, “Jessi&Sean” i primi due creator coinvolti nella partnership.

    TikTok con l’introduzione di queste due novità dà un segnale di sensibilità che molti aspettavano. Soprattutto per quanto riguarda la prima novità, ossia il Filtro Famiglia, viste le tante polemiche di questi ultimi tempi. In pratica viene attivato il Parental Control.

  • Social Media in Italia: ecco alcuni dati per il 2020

    Social Media in Italia: ecco alcuni dati per il 2020

    È stato pubblicato il Report Digital 2020, di We Are Social e Hootsuite, con focus sul sul nostro paese. Per quanto riguarda i Social Media, resta invariato il numero di utenti, 35 milioni, ma aumenta il tempo trascorso: 1 ora e 57 minuti al giorno.

    Come sempre di questo periodo, professionisti e addetti del settore, o semplici appassionati della materia, attendono l’ormai famoso Report Digital che We Are Social e Hootsuite realizzano a livello globale. Il report è l’occasione per avere una visione d’insieme per quel che riguarda l’utilizzo di Internet e dei Social Media a livello globale, ma anche per comprendere come viene vissuta l’Innovazione e la Trasformazione Digitale, che è già n atto.

    E l’attesa era alta anche per il report italiano, soprattutto a seguito di qualche giorno fa quando è stato reso pubblico il report globale, in tanti aspettavano i dati che riguardano il nostro paese, anche per confrontarli con quelli dello scorso anno.

    social media utenti 2020 franzrusso.it

    Ora, ci sono alcuni dati che per la verità non ci convincono molto, anche se non abbiamo seguito, nostro malgrado, la rilevazione dei dati periodici del report durante l’anno. Ma in generale, qualche piccola perplessità resta.

    Internet Italia 2020, 49.5 milioni di italiani

    Il primo dato non chiaro riguarda il numero di utenti Internet italiani attivi. Lo scorso anno il report ci indicava che questo numero era di 54,8 milioni, un dato che avevamo sottolineato allora essere molto alto rispetto ad altre stime che indicava una popolazione Internet attiva in Italia intorno ai 40 milioni.

    Nel nuovo Report Digital 2020 si indica una popolazione Internet attiva di 49,48 milioni, quindi molto più bassa. We Are Social scrive che questo dato sarebbe “in aumento” rispetto al 2019, ma a noi sembra proprio il contrario.

    digital italia 2020 franzrusso.it

     

     

     

     

     

     

     

     

    Social Media in Italia 2020

    Altro elemento che non ci convince di questo nuovo Report Digital 2020 è la popolazione Social Media in Italia. Lo scorso anno avevamo scritto, sulla base dei dati che avevamo, che il numero di utenti attivi sui Social Media era di 35 milioni, era anche nel titolo del nostro post. Ora, secondo i dati di quest’anno quel dato dei 35 milioni è rimasto invariato. Ma, nonostante questa evidenza, We Are Social, anche in questo caso, scrive di “un aumento” rispetto al 2019, che non risulta.

    social media italia 2020 franzrusso

    Fatte queste precisazioni, volevamo essere molto chiari nei vostri confronti, e magari ci sbagliamo, anche se i numeri che abbiamo, e che vi mostriamo, dicono quello. Ora passiamo a vedere gli altri dati.

    Il dato dei 35 milioni, che riguarda al popolazione italiana che usa i i Social Media viene dato in crescita, anche se il dato dello scorso anno, a confronto, ci indica il medesimo dato.

    Quindi si dovrebbe parlare di dato invariato e, in effetti, suonerebbe un po’ strano. Ma, per essere ancora più precisi, il dato di We Are Social viene confrontato con quello di aprile 2019, quindi in crescita del 6,4%. È come se da inizio anno ad aprile ci fosse stata una flessione, per poi ritornare a 35 milioni. Qualcosa non quadra.

    L’Italia Digitale del 2019, con 35 milioni di utenti sui Social Media

    Tempo giornaliero social media, 1 ora e 57 minuti

    Dato molto interessante da analizzare è poi quello relativo al tempo medio giornaliero che gli utenti italiani trascorrono sui social media. Gli ultimi dati ci dicono che è in aumento, e infatti, questo dato rispetto al 2019 corrisponde. Il Report Digital 2020 rileva un tempo medio giornaliero per utente di 1 ora e 57 minuti, in rialzo da 1 ora e 51 minuti. Cresce anche il numero di account sulle varie piattaforma social media, adesso è di 7,8 per utente, in crescita da 7,1.

    tempo trascorso digital italia 2020 franzrusso

    Triplica, quasi la percentuale di utenti che usa i social meda per motivi professionali. Se lo scorso anno il dato era dell’11%, nel 2020 il dato cresce fino al 31%, quindi più di un terzo degli utenti totali. Un dato su cui si dovrebbe cominciare a fare una seria riflessione.

    Anche in Italia cala il tempo trascorso sui social media, nel 2019

    Preoccupano le fake news

    E gli utenti italiani manifestano preoccupazione per il proliferare sui social media, e su internet in generale, delle fake news (52%) e per il trattamento dei propri dati (59%). Cresce anche l’ad-blocking, passa dal 35 al 40%.

    E veniamo adesso ad uno dei dati più attesi, quello relativo alle piattaforme che gli utenti social meda italiani usano di più. Dal punto di vista generale, le prime posizioni sono invariate. La piattaforma che cresce di più è Instagram che, pur mantenendo la medesima posizione dello scorso anno, passa dal 55% al 64%. Un dato che non sorprende.

    social media piattaforme italia 2020 franzrusso

    Cresce anche Pinterest, sempre molto amato dagli utenti social meda italiani, che passa dal 24% al 29% e, in classifica, scavalca Skype che cede 1 punto percentuale.

    Crescono del 2% anche Twitter e LinkedIn che mantengono la stessa posizione dello scorso anno. Mentre un bel salto in avanti lo fa anche Snapchat che passa dal 12% al 16%. Un salto di quattro punti lo fa anche Twitch che passa dal 10% al 14% e scavalca WeChat, che pure cresce del 2%.

    Il fenomeno TikTok

    Ma la vera novità, rispetto al 2019, è rappresentata dal fenomeno TikTok, non presente nelle rilevazione dello scorso anno. L’app della cinese ByteDance si piazza in classifica con l‘11%, un dato molto rilevante che è destinato senz’altro a crescere.

    Questo invece un dettaglio sugli utenti italiani complessivi sulle principali piattaforme:

    • Facebook: 29 milioni di utenti
    • Instagram: 20 milioni di utenti
    • LinkedIn: 14 milioni di utenti
    • Twitter: 3,7 milioni di utenti
    • Snapchat: 3,05 milioni di utenti

    Ecco queste alcune delle nostre considerazioni riferite solo al capitolo sui Social Media del nuovo Report Digital 2020 che resta comunque un documento importante per comprendere l’evoluzione delle piattaforme e di come gli utenti vi approcciano.

    E voi che ne pensate?

    social media italia 2020 franzrusso.it

  • Social Reporters, continua la crescita della startup di Brand Journalism

    Social Reporters, continua la crescita della startup di Brand Journalism

    Social Reporters continua a crescere. La startup di Brand Journalism raddoppia il numero degli eventi nel 2019 e per il 2020 implementa nuovi servizi per allargare il proprio business. Una bella realtà guidata da Ilario Vallifuoco.

    Se siete tra coloro che frequentano gli eventi lungo lo stivale, allora avrete sicuramente incrociato qualche maglietta azzurra con su scritto “Social Reporters“, e siamo sicuri che vi è capitato. Per quei pochi che ancora non la conoscessero, Social Reporters è una bella startup italiana che si occupa di Brand Journalism, si tratta di un gruppo di ragazzi, professionisti e appassionati del proprio lavoro, che ogni giorno documentano ciò che accade negli eventi, offrendo una visione multimediale quanto più ampia possibile. Nata da un progetto universitario, la startup sviluppa proprio progetti di comunicazione digitale che mettono insieme la creatività multimediale con il racconto. Questo mix ha dato vita ad un modello vincente e di successo.

    La startup, basata su fondamentali concreti di crescita, profittabilità e cash flow nel 2019 ha raddoppiato il numero degli eventi seguiti arrivando ad oltre 300 iniziative delle imprese, allargando e differenziando la platea dei clienti. E in questo ultimo anno, Social Reporters ha investito molto nella produzione di video e foto per dare una racconto completo, arricchito da un elemento caratteristico che è la modalità “in real time”.

    Social Reporters 2020 startup

    Cresciamo con i nostri clienti che, grazie ai risultati ottenuti, danno continuità alla collaborazione con noi ampliando gli investimenti di comunicazione brand journalism e live communication.” – ci dice Ilario Vallifuoco, fondatore e AD di Social Reporters -. “Il nostro modello di relazione con i clienti è per risultati di breve su strategie di partnership di medio-lungo termine. Valorizziamo un approccio ‘Agile’ che si inquadra in una strategia di digital transformation della comunicazione aziendale garantendo qualità ed efficienza dalla prima iniziativa. ‘Think global act local’ è la linea guida dell’azienda. Vogliamo che l’internazionalizzazione sia l’evoluzione naturale della crescita di un servizio pensato per una scalabilità globale e applicato con modalità, linguaggio della comunicazione locale. L’Italia è un business case di un disegno globale. Abbiamo molti clienti internazionali con cui abbiamo creato best practice e risultati di successo localmente in Italia e che potremo ‘naturalmente’ estendere ai loro colleghi della comunicazione e marketing di altri Paesi“.

    L’obiettivo finale di Social Reporters,  è quello di contribuire fattivamente a far diventare le aziende delle vere Media Company. “E per farlo” –  continua Vallifuoco – “investiremo sempre di più nell’Academy di Social Reporters, corsi formativi intensivi per i dipendenti delle aziende per andare indagare e acquisire strategie sulla corporate communication e nello sviluppo della piattaforma e strumenti operativi a supporto del Brand Journalism“.

    Conosciamo bene la realtà di Social Reporters, avendo spesso l’occasione di lavorare su progetti comuni e potendo vedere da vicino la passione, l’impegno e la professionalità con cui questa startup riesce ad arricchire nuove forme di narrazione digitale. E a tutti loro auguriamo sempre il meglio e che il nuovo anno porti nuove opportunità di collaborazione.

  • Open-Box continua a crescere e si consolida come gruppo digital

    Open-Box continua a crescere e si consolida come gruppo digital

    Open-Box, la digital agency di Arezzo, ha registrato anche nel 2019 una grande crescita: +30% di fatturato, 1,8 milioni di euro. La crescita ha riguardato i clienti e anche il team, con l’ingresso di un nuovo Creative Director.

    Se ricordate, avevamo parlato l’ultima volta di Open-Box, la digital agency di Arezzo, esattamente due anni fa, quando entrò in Comunicatica, il gruppo fondato e guidato da Jacopo Paoletti. Da quel momento per Open-Box è iniato un percorso di forte crescita. Infatti, dopo una crescita del 40% registrata proprio alla fine del 2018, l’agenzia ha fatto registrate anche nel 2019 un momento di forte crescita, con un ulteriore +30% dl fatturato, ossia 1,8 milioni di euro. Numeri che testimoniano il grande momento che sta vivendo questa importante agency specializzata in social media, content e influencer marketing.

    La crescita ha riguardato anche i clienti e il team, con l’ingresso di Gianni Gaggiani, operante prima nella startup Grow The Planet e poi in H-Farm, come nuovo Creative Director dell’agenzia.

    open-box

    Un’evoluzione, quella intrapresa da Open-Box, che non arriva per caso, ma è figlia anche dei progetti di social media, e soprattutto dell’influencer marketing, settore che vede l’agenzia e il suo partner Matteo Pogliani da anni in prima linea, anche con la nascita dell’ONIM (Osservatorio Nazionale Influencer Marketing).

    Con questo nostro rebranding – ha aggiunto Jacopo Paoletti, Partner & CMO di Open-Box – si conclude positivamente anche l’esperienza iniziata tre anni fa con Comunicatica, che è stato il primo network liquido di startup e PMI del digitale, e inizia il consolidamento delle nostre partnership e partecipazioni dirette e indirette verso un gruppo societario vero e proprio, che vedrà Open-Box come capofila. Fra i nostri goal c’è quello di dar vita ad un hub diffuso dell’innovazione digitale, che unisca il modello dell’agenzia strutturata con realtà verticali di prodotto ad alto potenziale (come Vidoser, SEO Tester Online, Userbot e Coderblock), con il fine comune di creare nuove opportunità per i nostri clienti a supporto delle strategie di digital transformation ed open innovation.

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