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  • Twitter: crescono gli utenti giornalieri, ma calano i ricavi

    Twitter: crescono gli utenti giornalieri, ma calano i ricavi

    I dati relativi al secondo trimestre del 2020 sono per Twitter contrastanti. Da un lato si registra un balzo degli utenti giornalieri “monetizzabili”, +34% in un anno. Dall’altro si registra un calo dei ricavi del 23%.

    C’era molta attesa per i risultati di Twitter, relativi al secondo trimestre di questo 2020, per tanti motivi. Primo fra tutti per comprendere quale effetto potesse avere avuto sulla piattaforma e sull’azienda. E poi per capire quale impatto avesse avuto l’esposizione di Twitter nelle ultime settimane, soprattutto dopo l’uccisione di George Floyd.

    Ebbene, come detto all’inizio, l’esito della trimestrale è contrastante perché da una parte da e da una parte toglie.

    L’aspetto positivo, su cui la società di Jack Dorsey sta enfatizzando molto, riguarda il balzo in avanti degli utenti giornalieri “monetizzabili”: +34% che tradotto significa un aumento di 20 milioni di utenti. Il dato rispetto all’ultimo trimestre è di +12%. Quindi il totale fa 186 milioni contro i 172,8 milioni che ci si attendeva.

    twitter crescita utenti giornalieri 2020

    Quindi potremmo dire che questo risultato deriva proprio dal fatto che Twitter, dopo aver deciso di impostare una comunicazione a sostegno della comunità, in segno di solidarietà per la barbara uccisione di Floyd, ha guadagnato nuovi utenti giornalieri. E in quel periodo ha fatto anche segnare il record di download dell’app come mai prima.

    Questo il dato positivo, a testimonianza che quando un brand decide di prendere posizione su certi temi, il riscontro positivo c’è, eccome.

    Il caso Twitter, quando prendere posizione serve al brand

    Dall’altro, il dato negativo mette ancora Twitter in una situazione non facile.

    Nel secondo trimestre, i ricavi totali sono in calo del 19%, cioè 683 milioni di dollari, mentre i ricavi pubblicitari sono in calo del 22%. certo, sono dati questi che vanno considerati nel periodo della pandemia da Covid-19. Twitter poi ha comunicato il dato delle perdite operative pari a 124 milioni di dollari, in rialzo rispetto ai 7 milioni di dollari del trimestre precedente. E forse questo dato è quello più significativo che ci da la dimensione del calo che Twitter ha patito durante la pandemia.

    https://twitter.com/TwitterIR/status/1286289299537723392

    https://twitter.com/TwitterIR/status/1286262006102728705

    Sono dati che da una parte fanno ben sperare, il titolo è in rialzo in questo momento a Wall Street di oltre il 5%, segno che gli investitori comunque continuano a credere nella società, anche dopo il terribile incidente dei giorni scorsi.

    Dall’altro, sono dati che, soprattutto dal punto di vista finanziario, mettono in chiaro che Twitter non è ancora una società solida, con un programma di advertising forte.

  • Twitter e la truffa dei Bitcoin, il più grave attacco hacker da quando esiste

    Twitter e la truffa dei Bitcoin, il più grave attacco hacker da quando esiste

    Quello che si è verificato su Twitter, nella tarda serata italiana, può essere definito, senza esagerazione, il più grave attacco hacker da quando esiste la piattaforma. Un grave incidente che avrà serie conseguenze per Dorsey & Co.

    Quello che si è verificato su Twitter, nella tarda serata italiana, può essere definito, senza esagerazione, il più grave attacco hacker da quando esiste la piattaforma. Non si era mai visto una violazione simultanea di account, tutti coinvolti nella stessa truffa legata ai bitcoin, tema molto caro allo stesso fondatore Jack Dorsey.

    Ovviamente, la società adesso sta cercando di ricostruire cosa sia accaduto e come sia stato possibile, ma è evidente che questo mette al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale che sulla piattaforma ci sia un grave problema di sicurezza.

    twitter hacked truffa bitcoin

    In passato era già successo che account molto noti venissero violati, lasciando sempre una piccola ombra. Ma adesso, soprattutto guardando i nomi eccellenti degli account coinvolti, è chiaro che questo incidente avrà strascichi molto pesanti.

    Avrete già letto ovunque degli account coinvolti, ma per cercare di fare un minimo di ricostruzione li ricorderemo tutti, o quasi perché sono tanti. E parliamo degli account di Apple, Joe Biden, Bill Gates, ElonMusk, Warren Buffett, Kanye West, Michael Bloomberg, Uber, Jeff Bezos e anche Barack Obama che, ricordiamo, è l’account più seguito sulla piattaforma. Tutti coinvolti nella grande truffa dei bitcoin e milioni di follower come potenziali vittime.

    Già perché, una volta impossessatisi dell’account, i messaggi che venivano condivisi erano quelli di invitare gli utenti ad inviare bitcoin su dei link che era difficile tracciare. Da qui la difficoltà di Twitter ad intervenire. Un elemento che sicuramente emergerà è che la piattaforma non è riuscita ad intervenire immediatamente, nel lasso di tempo che è intercorso fino al momento di riconoscere pubblicamente cosa stava succedendo, sono passati diversi minuti, tanti. Un periodo di tempo troppo lungo che ha permesso agli hacker di intavolare la più grande truffa mai vista su una piattaforma social.

    Volendo essere più chiari, dal momento in cui Twitter ha riconosciuto il grave incidente al momento in cui Twitter ha deciso di limitare la possibilità di twittare a tutti gli account verificati, sono passati 30 minuti. Senza considerare i minuti che hanno permesso agli hacker di agire. Allora parliamo di ore.

    Intanto i link dei tweet che partivano dagli account compromessi sono rimasti online per molto tempo, permettendo ovviamente di fare screenshot perché che Twitter ha riconosciuto l’accaduto ha chiaramente chiuso gli account e quei tweet non erano più visibili.

    Forse quello che è rimasto attivo più a lungo è stato quello di Elon Musk, il fondatore della Tesla e SpaceX. Anche dopo l’intervento di Twitter era ancora possibile visualizzare i tweet truffa.

    Adesso si cerca di capire quale piattaforma di transazioni di bitcoin sia coinvolta nell’hacking, il portavoce di Binance ha detto che stanno facendo tutte le verifiche del caso.

    Bisognerà ricostruire bene cosa sia accaduto. Pensate che gli hacker hanno cambiato l’indirizzo email del’utente in modo da rendere impossibile qualsiasi azione per riappropriarsene.

    Ecco, questo, in estrema sintesi quello che si è vissuto nella tarda serata/notte italiana su Twitter. Da quello che si sa, non ci sarebbero account verificati italiani coinvolti nella truffa.

    Certo, per Twitter questa sarà una data nera da ricordare, sarà una macchia che resterà a lungo, purtroppo. La lentezza dell’intervento sicuramente lascerà il segno su questa vicenda.

    Peccato, perché il tutto avviene in un momento in cui Twitter stava costruendo una sua reputazione solida, più sensibile ai temi sociali, più attenta a quello che succede nel mondo. E tutto questo stava portando anche dei risultati molto interessanti. Come abbiamo scritto qui sul nostro blog, durante le proteste a seguito dell’assassinio di George Floyd, l’app ha fatto segnare il record di download da quando esiste, ossia dal 2006.

    Ora tutto questo rischia di essere vanificato per via di una truffa sui bitcoin.

    Intervenire tempestivamente per impedire che molti account venissero coinvolti avrebbe sicuramente giovato. Ma questo purtroppo non è successo.

  • Twitter starebbe lavorando ad una piattaforma in abbonamento

    Twitter starebbe lavorando ad una piattaforma in abbonamento

    Da un annuncio di lavoro potrebbe venir fuori una nuova idea di Twitter. Infatti, da un annuncio pubblicato dalla società di Jack Dorsey si scopre che Twitter starebbe lavorando ad una piattaforma in abbonamento, nome in codice “Gryphon”.

    E se Twitter introducesse una sorta di abbonamento? Continuereste a seguirla e usarla lo stesso, pura pagando? Queste domande non le facciamo a caso, ma le poniamo perché si è scoperto, invece, che questa potrebbe essere davvero un’idea, più concreta di quanto si possa pensare.

    Si è scoperto, da un annuncio di lavoro della società di Jack Dorsey, il co-fondatore e CEO della società, che Twitter stia lavorando ad una piattaforma in abbonamento e che, in questi giorni, è alla ricerca di persone che possano lavorare allo sviluppo di questa piattaforma, il cui nome in codice è “Gryphon“.

    twitter piattaforma abbonamento

    Il nascente team dovrebbe lavorare a stretto contatto con il team “Payments” e con quello di Twitter.com.

    Dall’annuncio infatti si legge:

    Stiamo costruendo una piattaforma in abbonamento, che potrà essere riutilizzata da altri team in futuro. Questa è la prima volta per Twitter! Gryphon è un team di ingegneri web che collabora strettamente con il team di Payments e con il team di Twitter.com”.

    Al momento abbiamo solo questo annuncio e non ci sono altre conferme da Twitter, la società per ora non ha rilasciato dichiarazioni o commenti in merito. Però, questa potrebbe risultare un’idea da considerare seriamente, soprattutto per diversificare le entrate, che per ora sono costituite per l’80% dalla vendita di pubblicità.

    twitter piattaforma abbonamento annuncio

    Una piattaforma a pagamento che fosse in grado di offrire agli utenti informazioni, notizie e strumenti tali per cui varrebbe la pena pagare un abbonamento, potrebbe essere un modo per realizzare nuove entrate. 

    Forse non è legato strettamente a questa notizia, ma il titolo oggi in borsa è schizzato a +8%. Potrebbe essere che il mercato recepisce positivamente il fatto che Twitter provi a dare agli investitori nuove possibilità di guadagno. Anche se, come osserva qualcuno, il riscontro positivo a Wall Street di Twitter, e non solo, è invece figlio delle dichiarazioni del Segretario di Stato Mike Pompeo che ieri ha dichiarato che gli Usa stanno davvero considerano la messa al bando di TikTok, e di altre app cinesi. Questo provocherebbe un effetto positivo sulle società proprietarie di piattaforme social.

    TikTok interrompe il servizio dell’app a Hong Kong

    Tornando alla piattaforma in abbonamento di Twitter, è giusto sottolineare che già in passato Twitter aveva preso inconsiderazione un’idea del genere. Si parlava di una piattaforma a pagamento per i “power user“, ai quali venivano forniti contenuti esclusivi.

    Quell’idea non partì mai, ma adesso, in uno scenario in cui Twitter, soprattutto da un punto di vista societario, necessita di trovare una condizione più stabile, forse questa potrebbe essere una strada percorribile.

    Ovviamente seguiremo con una certa attenzione lo sviluppo di questa notizia ma, intanto, voi raccontateci cosa ne pensate.

  • Twitter, ecco perché il modifica tweet non arriverà mai

    Twitter, ecco perché il modifica tweet non arriverà mai

    Twitter ha ancora una volta ribadito che il modifica tweet non arriverà mai. E lo ha fatto agganciandosi ad un tema ancora molto sentito negli Usa che è quello legato all’uso delle mascherine. Infatti, Twitter ha scritto che avremo un tasto modifica tweet solo quando tutti indosseranno la mascherina.

    Twitter, ancora una volta, ha trovato il modo per ribadire la sua contrarietà all’introduzione di un tasto modifica tweet. Quella che è, ormai, la funzionalità che tutti gli utenti attendono da tempo. Solo ad inizio di quest’anno, Jack Dorsey, CEO e fondatore di Twitter, aveva ribadito che il modifica tweet non sarebbe arrivato.

    Il tweet di ieri sera ha sorpreso un po’ tutti, non tanto per il contenuto, cosa abbastanza chiara ormai, ma per il modo in cui è stato scritto. Il tweet infatti recita: “Sarà possibile avere un taso modifica tweet solo quando tutti indosseranno la mascherina”. E poi, l’account Comunicazione di Twitter ribadisce con: “Tutti, si intende TUTTI”.

    twitter modifica tweet mascherine franzrusso.it-2020

    Twitter si aggancia ad un tema molto sentito negli Usa in questi giorni, alle prese con una nuova ondata di contagi da Coronavirus, con alcuni stati che stanno di nuovo decidendo sul lockdown, revocando le riaperture. E attorno a questo tema, i cittadini americani sono divisi sull’efficacia di indossare la mascherina. Dibattito che si è trasferito anche sui social media, e su Twitter in particolare.

    I tweet suona quindi come una provocazione, quasi un trolling, ma ha alla base un tema molto serio, come quello di indurre all’uso della mascherina, come prima forma di difesa contro il Covid-19.

    https://twitter.com/Twitter/status/1278763679421431809

    https://twitter.com/TwitterComms/status/1278789654561452032

    Twitter prende posizione, quindi, ancora una volta, usando il tema del modifica tweet, molto sentito dagli utenti, per indurre le persone ad usare sempre la mascherina. Ma, a quanto pare, l’esito non sarebbe quello sperato.

    In molti hanno criticato questa scelta, questa nuova presa di posizione, rinfacciando a Twitter di schierarsi sempre “politicamente”. Molti hanno criticato la scelta di mettere insieme due temi molto lontani tra loro. E altrettanti hanno dichiarato che, comunque, non indosseranno la mascherina perché non ritengono utile il modifica tweet.

    Ecco, in passato Twitter ha già espresso la sua posizione a riguardo, sostenendo che il modifica tweet potrebbe indurre l”utente a cambiare il senso stesso del contenuto. A questo si era pensato di ovviare imponendo un limite di tempo molto ristretto all’interno del quale effettuare la correzione, si era parlato addirittura di 30 secondi e sembrava fosse questa la soluzione. Ma poi, come ricordavamo, Dorsey ha detto chiaramente che il modifica tweet non ci sarà.

    Jack Dorsey: il modifica tweet sarà possibile entro massimo 30 secondi

    Sebbene tutte le piattaforme offrano già la possibilità di correggere il contenuto, senza alcun limite di tempo, Twitter ormai ha deciso che questa funzionalità potrebbe contrastare con l’idea di base, e cioè che “quanto un tweet è inviato, è ormai in circolo”.

    Il modifica tweet non lo vedremo mai, almeno per ora (ci prendiamo ancora un briciolo di dubbio), ma Twitter adesso deve cominciare seriamente a considerare il fatto che molti utenti cominciano a non digerire più prese di posizione “politiche”. Al punto che sta cominciando a riscuotere una certa attenzione una nuova app che si chiama Parler, una piattaforma stile Twitter che si presenta come “imparziale”: vedremo se sarà così.

    Intanto, per ora scordiamoci il modifica tweet e cerchiamo di fare meno errori…

  • Twitter avvia il test su iOS per i tweet vocali. Ma servono davvero?

    Twitter avvia il test su iOS per i tweet vocali. Ma servono davvero?

    Twitter lancia un nuovo test che sicuramente farà discutere. La piattaforma guidata da Jack Dorsey avvia un test su iOS per i tweet vocali. In pratica, 140 secondi di file audio da aggiungere ai 280 caratteri, ed è possibile anche sviluppare un thread.

    Twitter dal proprio blog ufficiale informa di aver avviato un test per i tweet vocali. Eh sì, avete letto bene. Nei tweet sarebbe possibile aggiungere la propria voce.

    Per ora si tratta di un test, solo per iOS e solo per un ristretto gruppo di utenti.

    https://twitter.com/Twitter/status/1273306563994845185

    In pratica, sarà possibile aggiungere 140 secondi di file audio con la propria voce ai 280 caratteri del tweet normale. E non è tutto. Sarà poi possibile sviluppare un thread audio. Infatti, una volta superati i 140 second di audio, automaticamente viene sviluppato un altro tweet vocale a seguire.

    twitter tweet vocali

    Un esempio di come potrebbe essere questa nuova funzionalità ce lo offre Matt Navarra, uno dei pochissimi, e tra i primi, ad usare questa possibilità dei tweet vocali.

    L’audio de 140 secondi sarà possibile aggiungerlo solo al tweet originale e non anche alle risposte. Come si vede dall’esempio in alto, l’immagine sarà sempre quella del profilo dell’utente e non sarà modificabile.

    Dopo la nostra pubblicazione, la prima in lingua italiana che ne ha dato notizia, si è sviluppato un interessante dibattito e, come sempre succede, queste novità finiscono per spaccare le opinioni a metà, tra chi approva e tra chi disapprova.

    Per quello che abbiamo visto, dopo lo stupore iniziale (inevitabile!), questa nuova forma potrebbe prestarsi a molti utilizzi, forse quello più importante è quello legato al fenomeno del podcasting, in grande crescita ovunque, anche nel nostro paese. Una forma che quindi potrebbe prestarsi molto se visto n questa ottica.

    Ma, come sottolinea The Verge, esiste un problema di accessibilità verso questa nuova forma, per tutte quelle persone con difficoltà di udito o sorde. Su questo punto Twitter dichiara che si tratta di un primo test, “stiamo ancora testando tutte le soluzioni per soddisfare le esigenze di persone con abilità diverse“.

    E voi che ne pensate?

  • Twitter potrebbe aggiungere i tasti Reactions ai tweet. Ma servono davvero?

    Twitter potrebbe aggiungere i tasti Reactions ai tweet. Ma servono davvero?

    Twitter sta testando i tasti reactions anche nei tweet. Dopo averli introdotti ad inizio di quest’anno nei DM, la piattaforma di Jack Dorsey sta provando ad estendere la possibilità di interazione per i contenuti da 280 caratteri. Ma servirebbero davvero?

    Come certamente ricorderete, ad inizio di quest’anno Twitter ha introdotto i tasti reactions all’interno dei DM. Era la prima volta che Twitter provava ad estendere le possibilità di reazione ad un contenuto sulla sua piattaforma attraverso i tasti di reazione che abbiamo imparato a conoscere bene su Facebook. Infatti, quando solo si dice o si scrive “tasti reactions”, l’associazione è immediata con Facebook. Quello che suona appunto strano è immaginare questa associazione anche con Twitter, associandola ad una possibilità di interazione su un tweet.

    Non è difficile immaginare cosa stiano pensando gli amanti di Twitter che stanno leggendo fino a questo punto, sembra quasi una cosa assurda, “impossibile che possa mai avvenire“.

    twitter tweet reactions

    E invece no, quello che sembra lontano da Twitter perché molto vicino a Facebook potrebbe davvero arrivare sulla piattaforma, in mezzo ai 280 caratteri.

    Infatti, la sempre attenta Jane Manchun Wong, solita a scovare test come questi, ha, appunto, scoperto che la piattaforma di Jack Dorsey sta lavorando su un test che potrebbe (condizionale d’obbligo) portare i tasti reactions per andare oltre il like (già, tipica espressione che avremmo certamente usato scrivendo di Facebook).

    Va detto che non sono propri gli stessi di quelli in uso su Facebook sotto ai post, ma sono molto simili nell’idea.

    Però, attenzione, Social Media Today ricorda che Twitter stava lavorando su tasti reactions già nel 2015, cioè un anno prima che arrivassero sulla piattaforma di Facebook. Questo avrebbe significato, per una volta, che Twitter avrebbe anticipato Facebook e, forse, oggi staremmo scrivendo un altro post, invece di questo. Ma Twitter ci ha abituati anche a questo, nel momento in cui ha la possibilità di giocare un ruolo da leader, si ferma.

    Successe lo stesso con Periscope, quando Twitter nono seppe approfittare del vantaggio competitivo che aveva su Facebook che poi sorpassò tutti con il suo Facebook Live.

    Quindi la possibilità concreta di poter mettere una reazione al tweet che vada oltre il classico retweet o like, è davvero molto concreta. I tasti comparirebbero dopo aver cliccato sul simbolo “RT” e si andrebbero a posizionare dopo “Ritwitta con commento“.

    E poi, notate dallo screenshot, che si vede nel tweet della Jane Manchun Wong, anche “react with Fleet“. Fleet è la nuova modalità simile alle Instagram Stories che Twitter ha lanciato per prima in Italia, dopo averli testati in Brasile. Da qualche giorno sono disponibili anche in India.

    Ma, quindi, davvero Twitter avrebbe bisogno dei tasti reactions?

    Forse la possibilità di reagire ad un tweet esprimendosi con una emoji, senza neanche scrivere una risposta ad un tweet potrebbe tornare utile, se non altro per la velocità che questa reazione comporta. Ma ci sembra comunque un’attività lontana alla logica di Twitter, oseremmo dire che non gli appartiene.

    Leggi anche:

    Twitter da piattaforma aperta si trasforma in piattaforma chiusa

    Vero, Twitter è la piattaforma della velocità, dell’immediatezza, della brevità per va dei 280 caratteri, ma è pure sempre la piattaforma che genera Relazioni attraverso il contenuto. Questa è la caratteristica principale. La Relazione tra gli utenti nasce proprio per come si usa la piattaforma, per quello che si scrive con pochi caratteri. Esprimersi attraverso una emoji no appartiene alla logica di Twitter che non è Facebook.

    Anche se, ormai da qualche giorno, anche Twitter è diventata una piattaforma chiusa come Facebook.

    E voi che ne pensate?

  • Il caso Twitter, quando prendere posizione serve al brand

    Il caso Twitter, quando prendere posizione serve al brand

    Nei giorni scorsi sono state diverse le aziende che, in seguito alle proteste nate dopo la morte di George Floyd, hanno preso una posizione contro il razzismo. Una su tutte, Twitter che ha dimostrato come prendere posizione anche su temi come questi può giovare al brand.

    Questi ultimi giorni sono stati segnati dalle proteste negli Stati Uniti dopo la morte assurda di George Floyd, che ha avuto una grande eco in tutto il mondo grazie proprio ai Social Media. Ancora una volta, questi strumenti digitali hanno assolto il compito di informare in maniera immediata e di fungere da megafono per coinvolgere e far conoscere il messaggio che sta dietro a #BlackLivesMatter, nato nel 2016.

    E proprio durante lo scorso fine settimana, aziende tech e piattaforme social non hanno voluto far mancare il loro appoggio alla causa, condividendo proprio sui Social Media i loro messaggi. Sul nostro blog ne abbiamo raccolto alcuni, evidenziando come questo non era una semplice condivisione per agganciare il trend delle conversazioni. No, era una vera presa di posizione, coraggiosa. Aziende e piattaforme social media hanno espresso quello che pensano, ripudiando il razzismo e qualsiasi forma di discriminazione.

    twtter razzismo george floyd brand

    Le aziende prendono posizione

    Non accade spesso che le aziende decidano di esporsi su temi così sentiti a livello globale e così sensibili, per paura di scontentare qualcuno e per paura che il messaggio possa ritorcersi contro. Invece, è proprio quello che cercano gli utenti che vogliono sapere come quell’azienda, quel brand di cui si fidano e che seguono da anni, affronta temi anche molto sensibili. L’utente lo vuole sapere perché ha bisogno di capire se può continuare a fidarsi. Già, la fiducia si conquista ma poi è difficile da mantenere e per un brand lo è ancora di più, nulla può essere considerato come scontato.

    In questa fase così drammatica quindi le aziende erano chiamate a fare quel passo così importante. Per quello che è stato il nostro racconto, sono state tante quelle che hanno risposto a questa richiesta, tacita, che arrivava dagli utenti, non tutte però hanno osato fare quel passo in avanti. Forse perché non lo ritenevano opportuno, o forse perché avevano paura che questa esposizione avrebbe potuto avere effetti negativi sul proprio business.

    Fatta questa doverosa premessa, perdonate la lunghezza ma serviva a contestualizzare il tema che vogliamo portare alla vostra attenzione, val la pena portare un esempio di come invece prendere posizione può essere positivo e può dare effetti inaspettati, per certi versi.

    Ed è il caso di Twitter.

    Twitter e il valore della solidarietà

    Come sapete, lo abbiamo raccontato anche qui sul nostro blog, la piattaforma di Jack Dorsey è stata in prima linea nel dare supporto alla causa #BlackLivesMatter, è stata la prima piattaforma social, ad esempio, a cambiare immagine profilo e copertina su Twitter, in segno di solidarietà con la comunità black. Un piccolo, ma molto significativo, gesto di vicinanza per lanciare un messaggio chiaro al mondo.

    Twitter black lives matter

    Sulla piattaforma gli utenti hanno poi potuto seguire il racconto di tutto quello che ha riguardato la morte di Floyd, con immagini e video delle proteste. Un canale di informazione, immediato e reattivo, che è riuscito ad assolvere il suo compito, dichiarando però di stare dalla parte di chi pensa che siamo tutti uguali, indipendentemente dal colore della pelle.

    In quei giorni però Twitter era al centro dell’attenzione anche per essere stata la prima piattaforma social a segnare come “infondato” un contenuto condiviso dal presidente Trump, prendendo, anche in questo caso, una posizione netta, cosa non scontata. E Trump, per tutta risposta, di fronte a quella presa di posizione, a difesa delle regole della piattaforma, manifestando la sua contrarietà alla diffusione di notizie e informazioni false, risponde con la modifica della Section 230 e l’annullamento della copertura legale a favore delle piattaforme che diventano quindi responsabili dirette dei contenuti condivisi sulle piattaforme.

    Trump si vendica con l′addio all′immunità legale per i social media

    Prendere posizione e credere nei valori

    Una situazione in cui, proprio in quei giorni, Twitter si è trovata da sola a contrastare l’ira di Trump. Una posizione molto scomoda che poteva minare l’azienda e la piattaforma stessa. Ma Dorsey decide di mantenere ferma la posizione presa, del resto era da tempo che molti chiedevano questo passaggio che sarebbe dovuto anche capitare ben prima, le occasioni infatti non erano mancate. Ma Twitter non aveva mai pensato di intervenire direttamente, per garantire e mantenere il dibattito politico.

    Ci preme sottolineare che questo contrasto tra Twitter e Trump ha messo fine alla disintermediazione delle piattaforme, viste come strumento d comunicazione e di diffusione di messaggi, anche politici. Twitter, etichettando come “infondato” il tweet di Trump interviene direttamente sul contenuto, filtrandolo e giudicandolo, appunto, infondato. Una situazione che cambia lo scenario della comunicazione politica e non solo.

    Ebbene, tutto questo, e non era affatto sicuro che potesse accadere, ha giovato eccome a Twitter, toccando de record di download che mai aveva visto prima.

    Come avevamo già scritto qui, riportando il dato di Apptopia, anche Sensor Tower conferma il record di download dell’app di Twitter durante la scorsa settimana.

    Twitter, crescono i download

    Lunedì scorso, secondo Sensor Tower, Twitter ha toccato più di un milione di installazioni e poi circa 1 milione di nuovi download il giorno successivo. Quindi il lunedì è il giorno in cui si è registrato il più alto numero di download dell’app di Twitter dal 2014, da quando Sensor Tower ha iniziato il monitoraggio.

    Twitter download social media

    Apptopia, come già ricordato, ha rilevato che Twitter ha superato il suo record di installazioni il mercoledì, con 677.000 download in tutto il mondo. Questo numero includeva il dato record di 140.000 installazioni negli Stati Uniti, con un numero maggiore di download provenienti paesi come Uk, India, Brasile e Messico.

    Noterete numeri più alti da parte di Sensor Tower rispetto a quelli di Apptopia. Sono numeri che indicano comunque un risultato enorme per Twitter e, probabilmente, i numeri veri stanno nel mezzo, sempre molto alti.

    Twitter, esempio da seguire

    Apptopia ha anche rilevato, lo scorso 3 giugno, l’accesso di 40 milioni di utenti attivi sulla piattaforma, segnando un altro record per l numero di utenti attivi giornalieri negli Usa. Gli ultimi dati, riferiti sempre agli Usa, degli utenti attivi giornalieri “monetizzabili” era di 30 milioni.

    Tutto questo per dire che Twitter rappresenta un esempio di quando un’azienda decide di prendere posizione su alcuni temi e in alcune situazioni molto complesse, ottenendo dati concreti, soprattutto in termini di brand awareness.

    Twitter verrà ricordata dagli utenti esistenti per questa “presa di posizione” e continueranno ad usarla, forse più di prima. Ma ha acquisito ancora più riconoscibilità per quanto riguarda nuovi utenti, i quali hanno apprezzato come Twitter ha affrontato quelle giornate molto difficili, diventando un punto di riferimento per tanti.

    Certo, non sappiamo se questi dati avranno un effetto duraturo sulla piattaforma, lo scopriremo con i dati della prossima trimestrale di fine estate. Ma di certo, si può annoverare questo esempio come quello di un’azienda che riesce a trarre giovamento non temendo di esporre il suo pensiero.

  • Twitter ora permette a tutti di programmare i tweet da web

    Twitter ora permette a tutti di programmare i tweet da web

    Dopo la sperimentazione iniziata a novembre dello scorso anno, Twitter rende disponibile la programmazione dei tweet per tutti, da web.

    Se vi ricordate, ne avevamo scritto a novembre dello scorso anno, quando venne dato l’annuncio dell’avvio di un test per rendere programmabili i tweet all’interno della piattaforma. Ma ora, a distanza di qualche mese, la funzionalità è stata rese disponibile per tutti, da web.

    tweet programmazione twitter web

    Volendo comporre un tweet, adesso in basso noterete l’iconcina del calendario. Cliccandoci sopra si avrà la possibilità di impostare la programmazione fino a diversi mesi in avanti, più di 12 mesi sicuro. Una funzionalità che molti utenti apprezzeranno, anche quelli che usano la piattaforma per lavoro.

    tweet twitter programmazione web

    tweet twitter programmazione web Ma non è tutto, perché è anche possibile salvare la programmazione come “bozza”. E su questo bisogna fare una piccola precisazione. Se state usando Twitter via web dallo smartphone e programmare un tweet, e volete poi salvarlo in bozza per continuare il lavoro via pc, sappiate che la bozza non è sincronizzata. Quello che salvate dallo smartphone non lo ritroverete poi sul pc, e viceversa. Quindi, se pensate di salvare il lavoro come bozza, ecco fate attenzione a questo aspetto.

    Altra cosa interessante è che è poi possibile visualizzare i tweet inviati attraverso la programmazione.

    Quindi se prima utilizzavate TweetDeck per la programmazione dei vostri tweet, o altre tweet di terze parti, allora apprezzerete non poco questa possibilità

    Se non vedete ancora la funzionalità, quindi l’iconcina del calendario, non temete, vi arriverà presto.

  • Trump si vendica con l′addio all′immunità legale per i social media

    Trump si vendica con l′addio all′immunità legale per i social media

    La modifica del Communications Decency Act, e del “Section 230”, da parte di Trump suona come una vendetta verso Twitter e tutte le piattaforme social media. Sarà il caos nei tribunali federali, le piattaforme rischiano di diventare de censori. E intanto Twitter segnala, ma non elimina, un altro Tweet di Trump che dice: “se iniziano i saccheggi, iniziano le sparatorie”.

    Alla fine, quello che si temeva è successo. Donald Trump, 45° presidente degli Stati Uniti d’America, è riuscito a formulare la sua (prima) vendetta verso i social media e verso Twitter in particolare. Tanto per essere chiari, riguardo a social media esiste un grande problema, non lo negano nemmeno le aziende proprietarie delle piattaforme e di chi le guida, ma questo non significa che una eventuale regolamentazione debba passare dopo che chi dovrebbe fare e garantire le leggi viene colto nel momento in cui diffonde informazioni “infondate”, lamentando, addirittura, che questo prefigura una minaccia alla libertà. Non funziona così. La libertà deve essere sempre garantita, nel rispetto delle regole che valgono per chiunque.

    Ma restiamo su quanto successo ieri, quando in Italia era sera inoltrata.

    donald trump twitter social media

    Trump firma l’ordine esecutivo che modifica il Section 230

    Donald Trump ieri sera ha firmato un ordine esecutivo che mira a modificare il Communications Decency Act, noto a tutti come “Section 230“. In pratica sparisce lo scudo che metteva a riparo le piattaforme social dalle responsabilità derivanti dalla pubblicazione degli stessi contenuti. Da oggi le piattaforme social non potranno godere della protezione legale, questo comporterà citazioni e ricorsi che affolleranno i tribunali federali.

    Cosa dice il “Section 230”

    Prima di procedere, è doveroso però, a beneficio di tutti, spendere due parole su questo “Section 230“.

    Questa sezione fa parte della legge, come dicevamo prima, Communications Decency Act, una legge approvata nel 1997 che ha come obiettivo quello di regolamentare i contenuti pornografici su Internet. Questa legge ha avuto un forte impatto per due motivi: primo per aver cercato, appunto, di regolamentare “l’indecenza” su Internet; secondo per aver introdotto il principio per cui i servizi internet non sono da considerarsi editori, grazie proprio alla “Section 230”.

    Questa sezione negli anni ha assunto un valore enorme, soprattutto con l’ascesa del fenomeno dei social media, impedendo, tra l’altro, che le stesse piattaforme si trasformassero in censori e arbitri di tutto quello che viene condiviso attraverso questi strumenti.

    “Nessun fornitore o utente di un servizio informatico interattivo può essere trattato come l’editore o il relatore di qualsiasi informazione fornita da un altro fornitore di contenuti informativi”, così recita un passo della sezione.

    La protezione legale quindi proteggeva le piattaforme da qualsiasi azione illecita commessa dall’utilizzatore stesso. Ora, con l’ordine esecutivo, strumento che la Costituzione mette in dote al Presidente per determinare come far rispettare le leggi, il rischio è che questo possa generare il caos.

    Già nel 2013 un altro tentativo da parte di 47 procuratori generali che ne chiedevano la modifica, chiedendo appunto la rimozione dell’immunità legale per le piattaforme. La ACLU (l’Unione Americana per le Libertà Civili) commentò: “Se la sezione 230 venisse spogliata delle sue protezioni, non ci vorrebbe molto perché la vivace cultura della libertà di parola scompaia dalla rete“. Il rischio è appunto quello.

    Twitter e Trump, quando la politica crede di possedere i social media

    Obiettivo di Trump è una legge sui social media

    Vero obiettivo di Trump è una legge che punti a regolamentare i social e, non avendone potere diretto, dovrà per forza di cose ricorrere al Congresso. E non sarà certo facile. Anche con le elezioni presidenziali imminenti.

    Di certo questo è un primo passo verso quel controllo che la politica ha sempre cercato di esercitare sui social media. Prima volevano possedere e controllare i giornali, adesso vorrebbero fare lo stesso con questi strumenti gestiti da aziende private.

    Il dibattito sul Section 230 negli Usa è stato sempre molto vivace. Pensate che era uno dei temi portati avanti anche da Joe Biden, certo non un repubblicano, e anche Bernie Sanders aveva detto che era giunto il momento di modificarlo.

    Twitter segnala un altro tweet di Trump: “quando inizieranno i saccheggi, inizieranno le sparatorie”

    https://twitter.com/TwitterComms/status/1266267446979129345

    Intanto, Twitter ha segnalato, ma non eliminato, un altro tweet di Donald Trump in quanto ritenuto violento. Il contenuto viene oscurato in grigetto con l’etichetta “Visualizza”. Il tweet viene depotenziato in termini di reach e non è possibile esprimere interazioni, solo retwittare con commento. In questo tweet Trump fa riferimento ai fatti di Minneapolis dopo l’uccisione da parte di un poliziotto di George Floyd.

    “Quando inizieranno i saccheggi, inizieranno le sparatorie”. Una frase che Twitter ha giudicato come inneggiante alla violenza, contravvenendo alle regole della piattaforma.

    Un presidente degli Stati Uniti dovrebbe esprimersi in altri modi, cercando di agire per riunire le comunità con atteggiamenti e parole responsabili, proprio per evitare ulteriore violenze.

  • Twitter e Trump, quando la politica crede di possedere i social media

    Twitter e Trump, quando la politica crede di possedere i social media

    Twitter, per la prima, ha evidenziato come “infondati” due tweet di Donald Trump e il presidente Usa non l’ha presa bene. Al punto di minacciare la chiusura delle piattaforme. Questo è quello che accade quando la politica tende a possederle.

    Fino ad un paio di anni fa tra Twitter e Donald Trump c’era molto affetto. Più volte il 45° presidente degli Stai Uniti d’America aveva manifestato il suo apprezzamento per la piattaforma che usa direttamente, senza che vi sia lo staff a supporto. Poi qualcosa ha cominciato ad incrinarsi, quando, dietro la pressione del “Russia Gate“, ma soprattutto, in conseguenza dello scandalo “Cambridge Analytica“, Twitter ha cominciato seriamente a contrastare la diffusone di fake news, di contenuti violenti e inneggianti all’odio in ogni sua forma. Qualcosa si è incrinato perché più volte i contenuti di Trump venivano segnalati per i contenuti di odio e di violenza, ma, comunque, Twitter in virtù della garanzia di un dibattito sempre aperto, ha preferito sempre evitare la censura, “proteggendo” il presidente da oltre 80 milioni di followers.

    twitter donald trump politica

    Come ricorderete, lo scorso anno, Twitter ha cominciato a rendere più stringente il contrasto alle fake news, introducendo una etichetta che avrebbe dovuto evidenziare quei tweet palesemente infondati, senza ricorrere alla censura. Uno strumento introdotto poi alla fine del 2019, in vista proprio delle prossime elezioni Usa.

    C’è anche da ricordare, ne facevamo cenno prima, che Twitter ha sempre “protetto” (se si può usare questa espressione) Donald Trump, anche in quei casi era lecito intervenire in qualche modo, ma ha sempre evitato di farlo perché per Twitter i contenuti condivisi dai politici servivano in ogni caso a generare un dibattito, anche quando gli stesi contenuti erano forti, al limite. Una scelta che ha generato non poche critiche e dubbi. Per fare un esempio, nel 2018 Twitter decise di non cancellare i tweet di Trump che, in maniera esplicita, dichiarava guerra alla Corea del Nord, mentre, invece, fece cancellare un tweet del leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Seyed Ali Khamenei.

    Ora Twitter afferma il principio che chiunque vìoli la policy sul contrasto alle fake news deve essere segnalato attraverso una etichetta che, con una procedura di fact-checking, mette il luce la vera notizia. E a farne le spese è stato proprio Donald Trump.

    Il tycoon non l’ha presa bene e ha dichiarato in un tweet che la piattaforma di Jack Dorsey “sta soffocando la libertà di parola“, oltre che a dichiarare che Twitter sta interferendo nelle elezioni presidenziali facendo fare “controlli di parte alla Fake News CNN e all’Amazon Washington Post“, le due testate usate per fare fact-checking verso le quali Trump non ha mai avuto simpatia.

    (In alto uno de due tweet segnalati da Twitter)

    Questo accade quando la politica pensa di possedere le piattaforme, non di usarle, in virtù del proprio ruolo. Trump, e tutti quelli che la pensano come lui (e sono tanti) crede che il suo ruolo possa giustificare qualsiasi cosa, anche quella di diffondere, come in questo caso, informazioni sbagliate.

    Trump si vendica con l′addio all′immunità legale per i social media

    Trump minaccia di chiudere Twitter e tutti i social media

    Come vedete il quadro è abbastanza grave già fin qui, ma c’è dell’altro. Perché, sempre oggi, Trump che minacciato in un tweet di chiudere le piattaforme, trovando la scusa che i repubblicani sono presi di mira da queste piattaforme. “Le regoleremo con la forza o le chiuderemo”.

    Ecco, questo è il punto più grave che si potesse toccare, quando la politica incapace di accettare regole democratiche per garantire una corretta informazione e per evitare la diffusione di disinformazione, decide di usare il pungo duro nel tentativo di assoggettarle al suo volere, alla sua parziale verità.

    È triste che si arrivi a queste minacce, come è triste che un presidente degli Usa arrivi ad esprimersi in questo modo. Il rispetto delle regole dovrebbe essere la base della convivenza civile e il suo ruolo è sinonimo di garanzia di libertà e democrazia.

    Adesso sì che è in ballo la libertà e non sono le regole a soffocarla, come sostiene Trump, ma l’uso degli strumenti a proprio piacimento per il ruolo politico. Il confronto e il rispetto sono il sale della democrazia e bisogna farne sempre buon uso.

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