Tag: advertising

  • Su Threads arrivano le ads a livello globale, Meta vuole monetizzare

    Su Threads arrivano le ads a livello globale, Meta vuole monetizzare

    Meta lancia le ads su Threads a livello globale dopo un anno di test. La piattaforma ha superato i 400 milioni di utenti mensili e ha sorpassato X per utenti giornalieri su mobile.

    Meta ha annunciato l’espansione delle pubblicità su Threads a tutti gli utenti nel mondo. Il rollout inizierà la prossima settimana e sarà graduale, potrebbe richiedere alcuni mesi per completarsi.

    La piattaforma, nata nel luglio 2023 come alternativa a X, ha ora superato i 400 milioni di utenti attivi mensili.

    Il percorso delle ads su Threads, i formati

    Il percorso verso la monetizzazione di Threads è stato metodico. Meta aveva iniziato i test il 24 gennaio 2025 con un gruppo ristretto di brand in Stati Uniti e Giappone. Ad aprile 2025 l’azienda ha aperto la piattaforma pubblicitaria agli inserzionisti globali in mercati selezionati, aggiungendo poi a settembre i formati carousel e catalog ads insieme a un nuovo formato immagine espanso.

    Nel suo comunicato ufficiale, Meta spiega che le ads su Threads rappresentano un modo semplice per gli inserzionisti di estendere la portata delle campagne esistenti.

    I formati supportati includono immagini, video e carousel, tutti integrati nativamente nel feed. La novità è che Threads sarà attivato di default per le nuove campagne che utilizzano Advantage+ o i posizionamenti manuali, con la possibilità di escluderlo manualmente.

    Su Threads arrivano le ads a livello globale, Meta vuole monetizzare
    Su Threads arrivano le ads a livello globale, Meta vuole monetizzare

    Threads supera X sugli smartphone

    L’annuncio arriva in un momento particolare per la competizione tra piattaforme. Secondo i dati Similarweb pubblicati qualche giorno fa, Threads ha superato X per utenti attivi giornalieri su mobile a livello globale.

    A inizio del mese di gennaio 2026 Threads contava 141,5 milioni di utenti attivi giornalieri su iOS e Android, contro i 125 milioni di X.

    Il sorpasso non è stato improvviso. Similarweb indica che Threads ha superato X per la prima volta il 5 settembre 2025, con 130 milioni di utenti giornalieri contro 129 milioni. Da allora il divario è cresciuto progressivamente.

    Nel corso dell’ultimo anno Threads è cresciuto del 37,8% su mobile, mentre X ha perso l’11,9% di utenti giornalieri nello stesso periodo.

    La situazione cambia però se consideriamo il web. X mantiene circa 150 milioni di visite giornaliere da browser, mentre Threads raccoglie appena 8,5 milioni di visite tra Threads.com e Threads.net.

    È una differenza sostanziale che riflette la natura mobile-first della piattaforma di Meta.

    La crescita di Threads in numeri

    La traiettoria di crescita di Threads merita qualche attenzione in più.

    Al lancio nel luglio 2023 la piattaforma ha registrato un’impennata iniziale seguita da un calo fisiologico. Ma da allora i numeri hanno continuato a salire con costanza.

    A metà 2024 Threads aveva raggiunto 200 milioni di utenti mensili.

    A gennaio 2025 erano 320 milioni, saliti a 350 milioni ad aprile 2025 e ora a oltre 400 milioni.

    Meta dichiara ufficialmente 150 milioni di utenti attivi giornalieri, una metrica che l’azienda ha iniziato a condividere solo nell’ottobre 2025. Mark Zuckerberg ha più volte indicato l’obiettivo di raggiungere un miliardo di utenti nei prossimi anni.

    Inizialmente Meta aveva suggerito che le ads sarebbero arrivate solo al raggiungimento di quel traguardo, ma la crescita sostenuta ha evidentemente accelerato i piani.

    Cosa cambia per gli inserzionisti

    Per chi già investe in pubblicità su Meta, l’integrazione è pensata per essere il più fluida possibile. Le ads su Threads utilizzano lo stesso sistema pubblicitario basato su intelligenza artificiale di Facebook e Instagram, con lo stesso livello di personalizzazione e profilazione. Gli inserzionisti possono gestire le campagne Threads insieme a quelle per Facebook, Instagram e WhatsApp attraverso le Business Settings.

    Meta ha anche esteso a Threads la verifica di terze parti già disponibile su Facebook e Instagram attraverso i Meta Business Partners. Questo fornisce agli inserzionisti una verifica indipendente sulla brand safety, un elemento rilevante considerando i problemi che il competitor X sta affrontando con la diffusione di deepfake non consensuali generati attraverso Grok.

    L’azienda ha specificato che inizialmente la frequenza delle ads nel feed rimarrà bassa mentre il sistema scala verso la disponibilità globale. È un approccio prudente che mira a non compromettere l’esperienza utente durante la fase di espansione.

    La monetizzazione su Threads arriva nel momento più turbolento per X

    La monetizzazione di Threads avviene mentre X attraversa un periodo turbolento.

    Oltre ai problemi con i contenuti generati dall’AI, la piattaforma di Elon Musk ha visto un calo significativo degli utenti negli Stati Uniti. Secondo Similarweb, gli utenti mobile giornalieri americani di X sono circa la metà rispetto a un anno fa.

    Threads evidentemente beneficia dell’integrazione con l’ecosistema Meta. La piattaforma può fare leva sulla base utenti di Instagram per le promozioni incrociate e sulla sofisticata infrastruttura pubblicitaria che genera la maggior parte dei ricavi dell’azienda.

    È, nei fatti, un vantaggio strutturale che nessun competitor può replicare facilmente.

    Con questa mossa Meta trasforma Threads da esperimento in fonte di ricavi. La domanda ora è quanto velocemente la piattaforma riuscirà a contribuire ai risultati finanziari dell’azienda, considerando anche gli investimenti massicci in infrastruttura AI annunciati per il 2026.

  • Amazon torna su X e Apple ci pensa, illusione o ripartenza?

    Amazon torna su X e Apple ci pensa, illusione o ripartenza?

    Amazon ha ripreso a investire su X, mentre Apple ci sta pensando. Elon Musk, con il suo nuovo ruolo governativo, potrebbe generare nuovi sviluppi per la sua piattaforma. Ma è solo illusione o una ripartenza?

    Dopo mesi di tensioni e fughe di investitori pubblicitari, X – la piattaforma di Elon Musk, precedentemente nota come Twitter – potrebbe aver trovato una via d’uscita dalla crisi pubblicitaria che l’ha colpita a partire dalla sua acquisizione nell’ottobre 2022.

    Amazon e Apple, due tra le più grandi aziende del settore tecnologico, stanno valutando un ritorno sulla piattaforma, una mossa che rappresenta un’inversione di tendenza rispetto all’abbandono di massa che ha caratterizzato l’ultimo anno.

    La decisione arriva in un momento cruciale, tra il consolidamento del controllo di Musk sulla piattaforma, la sua crescente influenza politica e un progressivo miglioramento delle finanze di X.

    Ma questo ritorno degli inserzionisti è davvero un segnale di ripresa o è solo una strategia temporanea in attesa di scenari più favorevoli?

    La fuga degli inserzionisti e l’anno buio per X

    Quando Elon Musk ha acquisito Twitter per 44 miliardi di dollari, l’idea era quella di trasformare la piattaforma in un hub di libertà di espressione, riducendo le limitazioni imposte dalla precedente gestione.

    Ma questa visione ha rapidamente scontrato le aspettative delle aziende che investivano nella pubblicità su Twitter: marchi come Disney, IBM, Apple e Amazon hanno ritirato i loro investimenti, preoccupati dall’aumento dei contenuti controversi e dalla riduzione dei controlli sulla moderazione.

    Amazon torna su X e Apple ci pensa, illusione o ripartenza?
    Amazon torna su X e Apple ci pensa, illusione o ripartenza?

    Il punto di rottura si è verificato alla fine del 2023, quando Musk ha pubblicamente attaccato gli inserzionisti durante un evento al Festival Internazionale della Creatività di Cannes, accusandoli di voler controllare la piattaforma attraverso la leva finanziaria.

    Il messaggio era chiaro: X poteva sopravvivere anche senza pubblicità. Un’affermazione audace, ma difficilmente sostenibile sul lungo periodo.

    Il risultato è stato un crollo del fatturato pubblicitario di X, con le entrate in calo del 50% rispetto ai livelli pre-acquisizione. A quel punto, Musk ha dovuto ripensare la strategia, puntando sempre più sugli abbonamenti a pagamento per compensare la perdita degli introiti pubblicitari.

    Amazon e, forse, Apple tornano su X

    Secondo il Wall Street Journal, Amazon ha iniziato ad aumentare il proprio investimento pubblicitario su X, mentre Apple sta valutando un ritorno più deciso.

    Si tratta di una decisione che arriva in un momento delicato, in cui diversi elementi sembrano aver contribuito a un cambio di rotta. Li vediamo di seguito

    Miglioramento della situazione finanziaria di X

    Le banche che hanno finanziato l’acquisizione di Twitter da parte di Musk stanno preparando la vendita di circa 3 miliardi di dollari di debito della piattaforma.

    Questo segnale indica che, nonostante le difficoltà, X comincia a mostrare segni di stabilità e potrebbe aver migliorato la propria capacità di attrarre investitori.

    Musk e l’amministrazione Trump: una nuova alleanza

    La nomina di Elon Musk a capo del Dipartimento per l’Efficienza Governativa nell’amministrazione Trump ha rafforzato il suo ruolo politico negli Stati Uniti.

    Questo potrebbe aver spinto aziende come Amazon e Apple a riconsiderare il loro rapporto con X, considerando il peso crescente che la piattaforma potrebbe avere nell’ecosistema digitale e politico americano.

    Il dilemma della visibilità pubblicitaria

    X, nonostante tutto, resta una piattaforma con una base utenti attiva, con oltre 500 milioni di utenti mensili secondo gli ultimi dati.

    Anche se la visibilità degli annunci su X è crollata negli ultimi mesi, il ritorno di alcuni inserzionisti potrebbe rilanciare l’interesse di altri brand.

    Ma non senza aver fatto prima opportune considerazioni.

    I rischi per Amazon, Apple e altri brand

    Sebbene il ritorno su X possa sembrare una mossa strategica, Apple e Amazon potrebbero esporsi a diversi rischi, tra cui:

    • Danno reputazionale: molti utenti e associazioni hanno criticato il modo in cui X gestisce i contenuti sensibili. Un’azienda che torna a fare pubblicità su X rischia di essere associata a un ambiente non proprio sicuro per il proprio brand.
    • Instabilità della piattaforma: X è ancora lontana dall’essere una piattaforma stabile dal punto di vista pubblicitario. Il modello di business basato sugli abbonamenti a pagamento non ha ancora dimostrato di poter compensare la fuga degli inserzionisti, e il futuro della piattaforma dipenderà molto dalla capacità di Musk di riconquistare la fiducia degli investitori.
    • Legami con la politica: il legame sempre più stretto tra Musk e l’amministrazione Trump potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Se da un lato rende X un canale strategico per alcuni brand, dall’altro potrebbe alienare aziende che cercano di mantenere una neutralità politica.

    X può davvero tornare interessante per gli inserzionisti?

    Nonostante i segnali positivi, il mercato pubblicitario di X rimane fragile. La piattaforma deve ancora dimostrare di poter competere con giganti come Google e Meta, che offrono agli inserzionisti strumenti avanzati per la targetizzazione e il monitoraggio delle campagne.

    Inoltre, la gestione di Musk, spesso imprevedibile e poco incline al compromesso con le aziende, rappresenta un’incognita che molti marchi faticano ad accettare.

    Se Amazon e Apple dovessero consolidare la loro presenza pubblicitaria su X, questo potrebbe segnare un punto di svolta per la piattaforma. Tuttavia.

    Solo che è ancora presto per dire se questo rappresenti un’inversione di tendenza definitiva o solo un tentativo temporaneo di esplorare nuove opportunità pubblicitarie.

    Potrebbe essere un’illusione temporanea

    Il ritorno degli inserzionisti su X potrebbe rappresentare una vittoria per Elon Musk, ma la sfida più grande sarà mantenere questa fiducia nel lungo periodo.

    La piattaforma deve trovare un equilibrio tra la libertà di espressione tanto cara a Musk e le esigenze degli investitori pubblicitari, che cercano un ambiente attento alla brand safety per le proprie campagne.

    Se X riuscirà a dimostrare che la sua offerta pubblicitaria può essere efficace, potremmo assistere a un ritorno graduale di altri inserzionisti.

    Se invece l’ecosistema pubblicitario resterà instabile, il rischio è che questi primi segnali di ripresa si rivelino solo un’illusione temporanea.

  • L’atteggiamento di Musk su X costa milioni in pubblicità

    L’atteggiamento di Musk su X costa milioni in pubblicità

    X rischia una perdita di 75 milioni di dollari in pubblicità dopo il post controverso di Musk. E i grandi marchi hanno sospeso le campagne su X. Intanto la visita in Israele non è senza polemiche.

    X, fu Twitter, continua a soffrire dal punto di vista delle entrate pubblicitarie. Ossia, la principale fonte di sostentamento, al momento, per la piattaforma di Elon Musk.

    E dopo il calo registrato a giugno di questo anno potrebbe subire una perdita significativa di entrate pubblicitarie. Si parla di 75 milioni di dollari. Questo a seguito del contraccolpo dovuto alla diffusione di contenuti antisemiti sulla piattaforma.

    Da evidenziare che questa situazione si verifica in un periodo cruciale dell’anno. Ossia il trimestre che porta al periodo natalizio, tradizionalmente è il più redditizio per la pubblicità. Negli ultimi tre mesi del 2021- quindi prima che arrivasse Musk – Twitter aveva registrato entrate per 1,57 miliardi di dollari, di cui quasi il 90 percento proveniva dalla pubblicità.

    X e calo della pubblicità: la reazione dei brand

    Secondo il New York Times, che ha visionato documenti interni dell’azienda, oltre 100 marchi, tra cui Airbnb, Netflix e Microsoft, hanno interrotto o stanno considerando di sospendere le loro campagne pubblicitarie su X. E la motivazione che ha portato a questa reazione deriva dal tweet di Elon Musk che appoggiava una teoria della cospirazione antisemita.

    atteggiamento musk calo milioni pubblicità X franzrusso

    Dopo la pubblicazione del tweet in questione, Media Matters ha pubblicato un report mostrando come contenuti antisemiti siano apparsi vicini a contenuti sponsorizzati. Proprio dei brand che hanno sospeso gli investimenti in advertising.

    La piattaforma X, in risposta al report, ha intentato una causa contro l’organizzazione. L’accusa è di aver fabbricato immagini che rappresentavano annunci di grandi brand a fianco di contenuti estremisti.

    Nonostante la difesa pubblica di X, aziende come IBM, Apple e Disney hanno prontamente ritirato i loro annunci. Anche Lionsgate e Ubisoft hanno sospeso le loro campagne. In riferimento al tweet di Musk come motivo, come già raccontato qui.

    X prova a difendersi

    Il NYT riporta che Airbnb ha sospeso oltre un milione di dollari in pubblicità. Netflix e le filiali di Microsoft hanno ritirato rispettivamente 3 e 4 milioni di dollari in campagne pubblicitarie. Anche Uber e Coca-Cola hanno messo in pausa le loro pubblicità su X.

    X, nella sua difesa, ha dichiarato che le cifre riportate erano obsolete o rappresentavano una valutazione interna del rischio. Secondo l’azienda, le entrate a rischio sarebbero solo di circa 11 milioni di dollari. Con la situazione in continua evoluzione man mano che alcuni inserzionisti ritornano o incrementano la loro spesa pubblicitaria.

    Musk e la visita in Israele, con polemiche

    E proprio in questi giorni Elon Musk si trova in visita in Israele, proprio in virtù delle polemiche sull’antisemitismo.

    Musk è proprietario anche di Starlink, che fornisce servizi Internet satellitari, attraverso la sua società SpaceX. E avrebbe raggiunto un accordo con il governo israeliano per limitare l’uso dell’ISP nella Striscia di Gaza e per implementarlo solo con il permesso del governo israeliano.

    Musk aveva precedentemente affermato che Starlink avrebbe offerto connettività a “organizzazioni umanitarie riconosciute a livello internazionale a Gaza“, dove si sono susseguiti continui blackout di Internet poiché i servizi dei principali operatori erano inattivi a causa della carenza di carburante.

    La visita di Elon Musk ha comunque generato polemiche in Israele. Alcuni media israeliani hanno criticato il primo ministro Benjamin Netanyahu per aver ospitato un uomo che considerano antisemita.

    Difficile da digerire l’accoglienza di qualcuno che solo pochi giorni fa ha sostenuto un luogo comune violentemente antisemita, che si è dilettato per anni nell’antisemitismo e ha trasformato questa piattaforma in un pozzo nero di odio“, ha scritto su X Amy Spiro, una giornalista del Times of Israel.

    Elon Musk “persona non grata in Israele”

    Il miliardario dovrebbe essere “persona non grata in Israele”, ha scritto il caporedattore di Haaretz, Esther Solomon, aggiungendo: “Invece, Netanyahu – esplorando nuove profondità di servilismo amorale – gli regala una visita di pubbliche relazioni nei kibbutz devastati da Hamas. Profani, venali, biliosi, tutti e due”.

  • Negli Usa le aziende continuano ad investire su TikTok

    Negli Usa le aziende continuano ad investire su TikTok

    Nonostante il bando potenziale negli Usa, le aziende continuano ad investire su TikTok a marzo e il 75% prevede di aumentare la spesa nei prossimi 12 mesi. La situazione resta comunque complessa anche dal punto di vista politico da Usa e Cina.

    Nonostante la situazione non delle migliori per TikTok, sempre molto vicina al bando totale, negli Usa le aziende continuano ad investire sull’app cinese. A confermare questo ci sono i dati di Sensor Tower che riporta un aumento dell’advertising a marzo di quest’anno dell’11%, con aziende come Pepsi, DoorDash, Amazon e Apple che hanno speso di più.

    Un dato che assume una certa rilevanza in un contesto, come dicevamo, molto complesso e non ancora risolto. Le aziende, dunque, sembrano non mostrare segni di preoccupazione e, nonostante le principali agenzie pubblicitarie, come GroupM e Omnicom di WPP, si siano premurate a consigliare ale proprie aziende clienti di ridurre gli investimenti sull’app di ByetDance, continuano ad aumentare gli investimenti.

    Mentre si aggiunge anche l’Australia tra i paesi che vietano TikTok sugli smartphone dei dipendenti e funzionari governativi, negli Usa il dibattito sull’app cinese che coinvolge anche il Congresso è sempre molto accesso.

    tiktok usa crescono investimenti 2023

    Solo pochi giorni fa il CEO di TikTok, Shou Zi Chew, è stato interrogato dalla Commissione per l’energia e il commercio della Camera Usa per i timori sulla sicurezza nazionale legati alla proprietà cinese. Il governo cinese, in occasione di questo interrogatorio, ha fatto sapere che si opporrà “con fermezza” a qualsiasi tentativo di separare il ramo statunitense di TikTok dai suoi proprietari cinesi.

    Come ricorderete, Donald Trump era andato molto vicino al compimento di questa operazione che avrebbe visto Oracle come acquirente. Cosa che poi non si fece.

    Prima dell’udienza di Shou Zi Chew al Congresso Usa, un sondaggio condotto da Capterra su 300 marketer statunitensi aveva rilevato che il 75% degli intervistati prevedeva di aumentare la spesa su TikTok nei prossimi 12 mesi. E, a fronte di questo sondaggio, non sono pochi gli osservatori a notare che le aziende abbiano deciso di aumentare gli investimenti su TikTok prima delle dichiarazioni di Shou Zi Chew che ha ribadito, sostanzialmente la natura globale di TikTok, non solamente cinese.

    A fronte di questa affermazione, TikTok precisa che il 60% delle sue azioni è di proprietà di investitori globali, il 20% è di proprietà dei dipendenti e il 20% del suo fondatore Zhang Yiming.

    Tanto per dare qualche numero, l’advertising per TikTok rappresenta la voce principale dei 10 miliardi di dollari di fatturato a livello globale.

    Insider Intelligence rileva che nel 2023 TikTok dovrebbe registrare ricavi per 14,15 miliardi di dollari, dato in crescita rispetto ai 9,89 miliardi del 2022.

    La situazione dunque, nonostante tutto, perdonate la ripetizione, resta complessa e difficile da sciogliere, anche perché all’orizzonte non sembrano esserci le condizioni per cedere ad un compratore le attività Usa. E anche perché i rapporti tra Usa e Cina sono sempre più roventi.

  • Instagram, nuova barra di navigazione a favore di Reels e contenuti

    Instagram, nuova barra di navigazione a favore di Reels e contenuti

    A partire dal mese di febbraio la barra di navigazione di Instagram subirà un nuovo aggiornamento. In risalto ci saranno i Reels e la creazione di nuovi contenuti, a scapito della sezione Shop. Si torna quindi alla pubblicità.

    A partire dal mese di febbraio, quindi entro poche settimane, la barra di navigazione di Instagram, quella che si vede in basso all’app, subirà una nuova rivoluzione. Coe si legge nell’aggiornamento della pagina Help Center, la nuova barra vedrà al centro il simbolo + con a destra l’icona dei Reels, attualmente occupata dall’icona dello Shop.

    Questo significa che Instagram vuole mettere sempre più in risalto i Reels, strategia che del resto non sorprende, e la creazione di contenuti, a scapito della sezione Shop. E pensare che solo a novembre del 2020 l’intenzione di Instagram era proprio orientata a sfruttare il momento della pandemia mettendo in evidenza la possibilità di poter acquistare direttamente dall’app.

    A partire da febbraio, stiamo modificando la navigazione di Instagram per rendere più semplice la condivisione e la connessione con i propri amici e interessi. La barra di navigazione nella parte inferiore dell’app avrà ora la scorciatoia per la creazione di contenuti al centro e Reels a destra“. Sono queste le parole che si leggono all’interno della nuova pagina dell’Help Center, in cui si legge anche che sarà possibile “creare e gestire il proprio negozio su Instagram, dal momento che continuiamo a investire in esperienze di acquisto che offrono grande valore agli utenti e alle aziende attraverso il feed, le storie, i reel, gli annunci e altro ancora“.

    nuova barra navigazione instagram

    Si tratta di una mossa strategica che mira a seguire una strategia che punta sui Reels, come dicevamo, ma che punta anche ad entrate sicure.

    Lo scorso mese di settembre Meta, attraverso uno nota interna ai dipendenti di Instagram, aveva messo in chiaro quale sarebbe stata la nuova strategia da perseguire. Strategia che, infatti, metteva da parte l’e-commerce puntando sulla pubblicità.

    Come detto, lo shopping non scompare, ma sicuramente avrà un ruolo più marginale rispetto a prima.

    Si tratta di un cambio di rotta che riflette, da certi punti di vista, il momento non florido di Meta che nella seconda parte del 2022 ha dovuto affrontare una pesante crisi di ricavi, con perdite legate, soprattutto, al massiccio investimento sul Metaverso che non ha prodotto i risultati sperati.

    Si torna quindi alla pubblicità, all’approdo sicuro. Solo che oggi l’advertising, alla luce di come gli utenti hanno modificato il proprio approccio, approdo tanto sicuro non lo è più.

  • Twitter, lo scambio di maggiori dati commerciali non vale in Europa

    Twitter, lo scambio di maggiori dati commerciali non vale in Europa

    Twitter sta notificando agli utenti, che vivono al di fuori dell’Europa, di aver cambiato la policy per lo scambio di informazioni con i propri partner commerciali: Facebook e Google. Gli utenti non hanno più possibilità di scegliere.

    Twitter da ieri ha iniziato a notificare agli utenti, al di fuori dell’Europa, compresi i paesi EFTA (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera) e il Regno Unito, di aver cambiato la policy con cui la società condivide i dati degli utenti con i propri partner commerciali. Un cambiamento che sta destando non poche polemiche negli Usa, e non solo, ma che forse è una risposta all’incidente di qualche mese fa, quando dalla piattaforma, per via di un bug, vennero resi pubblici i dati degli utenti dalla piattaforma Mobile Advertising Platform.

    Tutti gli utenti che accedono a Twitter, dagli Usa e da altri paesi, si sono trovati davanti al fatto che da oggi Twitter condivide i dati degli utenti con i suoi partner commerciali, nello specifico Facebook e Google, senza più avere la possibilità di scegliere. Ed è questo il punto su cui si concentra la polemica.

    twitter cambio policy dati franzrusso.it 2020

    La società di Jack Dorsey spiega che questa scelta è un modo per garantire l’uso gratuito della piattaforma a 280 caratteri. “È stata rimossa la vostra capacità di controllare le misure pubblicitarie delle applicazioni mobili, ma potete controllare se condividere alcuni dati non pubblici per migliorare le attività di marketing di Twitter su altri siti e applicazioni. Questi cambiamenti, che aiutano Twitter a continuare a funzionare come servizio gratuito, li trovate nelle vostre impostazioni“.

    Quindi gli utenti che vivono al di fuori dell’Europa non hanno, sostanzialmente, più capacità di scelta.

    twitter avviso dati commerciali

    Twitter però specifica che ad essere condivisi con i partner non sono dati sensibili come nome, numero di telefono o indirizzo email. Ad essere condivisi sono le informazioni riguardanti gli annunci pubblicitari che vengono visualizzati nell’app e l’ID univoco dello stesso dispositivo, quello che si accorda dopo aver installato l’app e aver effettuato l’accesso.

    Quindi, Twitter utilizza l’SDK di Facebook e il Google tracking per tracciare queste informazioni. Le stesse informazioni possono poi essere utilizzate e analizzate da Twitter per comprendere meglio il comportamento degli utenti, cioè il suo targeting.

    The Verge fa notare che questa operazione d tracciamento aiuterà Twitter ad evitare incidenti come quello avvenuto lo scorso autunno.

    Si potrebbe notare da una parte lo sforzo di maggiore trasparenza da parte di Twitter, un gesto che potrebbe essere apprezzato. Ma quello che desta più stupore tra gli utenti, ripetiamo non europei, è il fatto di non poter decidere come usare i propri dati di navigazione.

    Forse questo è uno dei casi in cui le norme vigenti e livello europeo mostrano la propria efficacia, a difesa dei consumatori e dei fruitori di servizi digitali. Come già detto, il cambio di policy di Twitter per lo scambio di informazioni relative agli utenti con i propri partner commerciali non è vigente in Europa. Infatti gli utenti europei, sia su iOS che su Android, hanno ancora la possibilità di scegliere se e a quali partner cedere i propri dati, non i dati sensibili ovviamente.

  • Ecco come Twitter punta sull’advertising partendo dallo Sport

    Ecco come Twitter punta sull’advertising partendo dallo Sport

    Ma cosa offre Twitter dal punto di vista dell’advertising? E’ una piattaforma su cui conviene puntare? Queste sono solo alcune delle domande che spesso ci si pone quando si pensa alla piattaforma da 280 caratteri in chiave advertising. Per questo motivo, abbiamo intervistato Simone Tomassetti, Head of Sports Sponsorship Southern Europe di Twitter, che ci ha spiegato i nuovi prodotti.

    Molto spesso raccontiamo, qui sul nostro blog, di Twitter e di come la piattaforma sta cercando, proprio in questi mesi, di provare a dare una marcia in più. E come abbiamo visto dall’ultima trimestrale, che ha visto una crescita importante del numero degli utenti giornalieri “monetizzabili”, quella marcia comincia a dare qualche frutto. C’è forse un aspetto poco conosciuto nel nostro paese, o, se vogliamo, non del tutto spiegato come dovrebbe essere, che è quello che riguarda l’advertising su Twitter, ossia come le aziende possono sfruttare le potenzialità della piattaforma per fare pubblicità.

    A questo proposito, abbiamo cercato di portare alla luce un tema che siamo sicuri interesserà molti, perchè è l’occasione per conoscere cosa Twitter offre dal punto di vista dell’advertising, con quali modalità e con quali vantaggi. E la chiacchierata fatta con Simone Tomassetti ci aiuta a capire tutto questo e a scoprire, ad esempio, che la Roma in Italia è molto avanti da questo punto di vista.

    Simone Tomassetti è il responsabile partnership sportive sud Europa per Twitter da due anni. Il suo ingresso nell’azienda guidata da Jack Dorsey, dopo 10 anni di Infront Sports e Media, è dato dal fatto che da circa 2 anni e mezzo, 5/6 anni negli Usa, Twitter è entrata nel mondo dei diritti media. C’era quindi bisogno di figure professionali che potessero sviluppare un servizio esclusivo di Twitter che non esiste su nessuna altra piattaforma. In effetti, quello che i clienti possono fare con i partner, i quali mettono a disposizione i contenuti, possono farlo solo su Twitter.

    Twitter advertising italia

    Allora, Simone, intanto grazie di aver accettato questa chiacchierata e ci puoi spiegare in cosa consiste il tuo lavoro in Twitter?

    Allora, il mio lavoro consiste nello stringere partnership con chi ha contenuti rilevanti, quelli che noi chiamiamo “premium” da postare sulla piattaforma. Operiamo essenzialmente sullo Sport, al momento il settore verticale su cui stiamo spingendo i nostri sforzi, ma questo prodotto può essere valido per tutti i verticali. Lavoriamo quindi con Federazioni, club di calcio, il principale partner è il Real Madrid, ma anche il Barcellona, la Roma, fino ad arrivare ai broadcaster, e il partner principale in Italia in questo caso è Sky.

    Quello che facciamo quindi è prendere i contenuti rilevanti da queste partnership e monetizzarli associandoli a uno o più brand. I brand si associano a questi contenuti attraverso vari formati. Il formato classico è quello pre-roll, ma stiamo puntando molto in questo ultimo periodo sulla sponsorship website card, una card vera e propria che vedrà in primo piano il contenuto del partner e, all’interno di esso, verrà integrata una landing page del cliente, proprio all’interno del tweet. Un esempio è il contenuto del Real Madrid, preso da un momento di allenamento della squadra, con all’interno una landing page di Adidas che riporta direttamente agli scarpini di uno dei giocatori del video. L’utente, in questo modo, visualizza il tweet, perchè di suo interesse, ma, allo stesso tempo, ha la possibilità di comprare il prodotto da subito.

    E’ una integrazione totale. Ecco, ogni formato beneficia di tutti i dati presenti sulla piattaforma. Questo significa che i brand hanno la possibilità di mirare i propri target con più efficacia, andando ad impattare solo le persone che si vogliono raggiungere. Con questa modalità il pre-roll non viene lanciato a caso, ma viene programmato per essere visto solo da quegli utenti individuati dal brand. Il brand in questo modo ha disponibili dei dati per ottimizzare il proprio messaggio e ha la possibilità di unirsi ad un contenuto che è davvero rilevante.

    simone tomassetti twitter
    Simone Tomassetti – Twitter
    In questo modo il brand intercetta l’utente in quel momento e offre allo stesso un’informazione che si aspetta, è corretto?

    Sì è corretto, e aggiungo anche che tutto questo funziona sulla base di come gli utenti utilizzano Twitter. Come sappiamo, Twitter è la piattaforma per informarsi su quello che accade in tempo reale, in occasione di un evento gli utenti si informano attraverso Twitter. Significa per il brand, a livello sportivo, associarsi ad un contenuto real time, di conseguenza gli utenti in quel momento sono molto ricettivi. Pensiamo ad una partita di calcio, occasione eccezionale per andare a portare agli utenti, che se lo aspettano, quel preciso messaggio.

    Tutto chiaro, sappiamo anche che il Calcio è uno dei principali argomenti più discussi su Twitter e in quel contesto si generano molte conversazioni. Ma questa modalità può essere replicata anche su altri settori?

    Questo nuovo prodotto beneficia delle conversazioni che vengono aggregate sotto un hashtag. Quindi abbiamo:

    • le persone che sono molte ricettive in quel momento perché interessate;
    • il contenuto rilevante;
    • e, per il brand, la possibilità di cogliere questa opportunità.

    Significa mettere insieme le caratteristiche di Twitter e legarle a dei prodotti nuovi.

    Certo che questa modalità può essere adatta ad altri settori e ad altri verticali. Per esempio in Italia abbiamo un accordo con Live Nation per tutti i concerti estivi, abbiamo un accordo con Vice per l’intrattenimento, lifestyle. Non lavoriamo solo sullo sport, anche se al momento è la parte più rilevante. Lo stesso vale in altri paesi.

    E’ assolutamente chiaro che questo è un prodotto replicabile con altri partner e in altri settori. Il concetto vale anche in altri contesti. Ad esempio, il mondo fashion, prova a pensare la narrazione sulla piattaforma delle sfilate di moda a Milano. In quel momento, gli utenti interessati al tema, potrebbero vedere un contenuto legato al tema con un brand che promuove un suo prodotto.

    Noi abbiamo dei dati che ci dicono che nel momento in cui accade qualcosa, Twitter è la piattaforma che guadagna di più mentre tutte le altre sono in calo. E il contenuto dimostra il suo valore all’interno delle 48 ore successive, poi non serve più. La regola poi è quella di realizzare contenuti brevi e immediati, di 30 secondi massimo 3 minuti.

    [row]Leggi anche[/row]

    Twitter secondo trimestre 2019, sono 139 milioni gli utenti giornalieri monetizzabili

    Qual è al momento lo stato dell’arte dell’advertising di Twitter nel nostro paese?

    In Italia credo ci sia ancora molto lavoro da fare. Il trend è inequivocabile: negli Usa già 2 anni fa gli investimenti pubblicitari sul digitale hanno superato quelli sulla televisione. Il problema è che alle volte l’onda dei prodotti e della tecnologia ti sovrasta e a quel punto devi rincorrere. Mi piacerebbe che si arrivasse a sperimentare meglio sui prodotti, anche perchè questo significa arrivare più preparati.

    Ade esempio, noi lavoriamo molto bene con la Roma, sono sempre molto interessati a provare le novità dal punto di vista digitale, hanno un approccio molto attento e curioso, infatti, fin dall’inizio ci avevano detto che volevano essere i primi a sperimentare prodotti nuovi. Questo è l’atteggiamento giusto da tenere, anche perchè poi si trasforma grande vantaggio per le aziende, le cose nuove hanno un prezzo molto vantaggioso. Sperimentare comporta quindi bassissimi rischi e costi altrettanto contenuti e spesso il ritorno è sempre buono.

    Possiamo dire che da questo punto di vista Twitter c’è, è presente allora?

    Questi di cui abbiamo parlato sono tutti dati che ci dicono che Twitter è presente e attivo. Se l’azienda cliente sa come elaborare questi dati, come lavorarli e studiarli, allora queste campagne su Twitter sono assolutamente positive. E dovrebb essere questo l’approccio per fare campagne sul digitale, cioè dare qualcosa sulla base di dati, elaborarli e studiarli anche per utilizzarli nuovamente e migliorare la campagna. La relazione con l’utente fidelizzato deve essere coltivata, mantenuta, e noi crediamo che sperimentare nuovi prodotti e offrire sempre nuove soluzioni sia la strada giusta. E sì, Twitter è presente.

  • L’Internet Advertising traina il mercato pubblicitario in Italia

    L’Internet Advertising traina il mercato pubblicitario in Italia

    I dati resi noti oggi dall’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano, in occasione del convegno “Data&Media: handle with care!”, parlano chiaro: l’Internet Advertising è il comparto che cresce di più nel 2018 con l’11% e pesa, sul mercato pubblicitario italiano, il 36%. In 10 anni Internet ha guadagnato 7 punti percentuali di quota di mercato sulla Televisione e ben 16 punti percentuali sulla Stampa.

    Il mercato pubblicitario italiano è a traino Internet, anche se la situazione complessiva sembra essere ritornata ai livelli del 2009. Il mercato pubblicitario complessivo in Italia chiude il 2018 a quota 8,2 miliardi di euro, in crescita del 4% rispetto al 2017. L’Internet advertising pesa per il 36% del totale con il tasso di crescita (+11%) più alto di questo mercato. La vecchia cara Tv si conferma ancora come lo zoccolo duro dell’intera pianificazione pubblicitaria nel nostro Paese (+1%, per una quota pari al 47% del mercato). Nel 2018 cresce anche la Radio (+5%, pari al 5% del mercato), mentre decresce ancora il settore della Stampa (-6%, pari al 12%). Volendo guardare i dati in termini assoluti, in 10 anni Internet ha guadagnato 7 punti percentuali di quota di mercato sulla Televisione e ben 16 punti percentuali sulla Stampa. I dati sono stati presentati oggi a Milano dall’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano, in occasione del convegno “Data&Media: handle with care!”.

    Guardando i dati più nel dettaglio, notiamo che nel 2018 il mercato del Programmatic advertising raggiunge i 482 milioni di euro e cresce del 18%. Questa componente si assesta quindi al 16% del totale Internet advertising (era il 15% nel 2017) e al 26% della Display advertising (era il 25%). Il mercato italiano è in continua crescita anno su anno, ma con tassi non così alti se confrontati con altri Paesi: sempre nel 2018 infatti Germania e Francia crescono ben oltre il 30%, US del 30% e UK del 25%, Paesi che inoltre hanno una penetrazione del Programmatic sulla componente Display più alta rispetto a quella dell’Italia.

    mercato pubblicitario italia internet adversiting

    internet media mercato pubblicitario italia

    Per le aziende investitrici italiane è diventato sempre più importante ricorrere ai third party data provider per poter arricchire la conoscenza dei clienti e le indicazioni sui contatti in proprio possesso.  La capacità di integrazione dei dati venduti con le informazioni già presenti in azienda è quindi fondamentale: dall’analisi condotta (che ha compreso 28 data company attive in Italia), emerge che l’89% del campione permette questa attività: 8 su 10 tramite cookies matching e solo alcune attraverso altre tecnologie. Bisogna dire che da una parte, ci sono i data provider “puri” (o Data Providers & Technologies), ossia coloro che mettono direttamente a disposizione dell’acquirente i dati; dall’altra le Buying Technologies, che invece veicolano i dati esclusivamente in corrispondenza dell’attivazione congiunta di una campagna pubblicitaria. Indipendentemente da queste due macro-categorie, ogni azienda può offrire diverse tipologie di dato: tra le più diffuse troviamo i dati socio-demo(come sesso, età o reddito) e di interesse, venduti dal 93% dei provider; seguono i dati comportamentali (ad esempio, cronologia di navigazione e ricerche sui browser) venduti dall’89%, i dati di purchase (legati agli acquisti) e i dati geo-local(per fornire all’utente messaggi contestuali alla sua posizione) venduti dal 71%; infine i dati psicografici(che si focalizzano sulla comprensione degli attributi cognitivi, come ad esempio le emozioni dei consumatori, 39%) e gli analytics in store (comportamento in punto vendita, 25%).

    Come vedete dal grafico in basso, il comparto social in Italia vale poco meno di 650 milioni di euro, pesa il 35% dell’Internet advertsiging e mostra una crescita costante dal 2013, quando valeva l’11%, fino a crescere del 28% nell’ultimo anno.

    internet advertising formati

    mercato pubblicitario italia internet adversiting dati

    Dai dati emerge una grande attenzione da parte delle aziende per il tema della Media Trasparency, quindi c’è molta attenzione alle policy e anche ai meccanismi di protezione dalle frodi all’interno dell’adv. Nel mondo dell’advertising si affacciano tecnologie blockchain e una delle aree di applicazione più importante è quella  dell’advertising online. La Blockchain può essere associata in particolare a due ambiti applicativi: la user engagement, ossia tutte quelle soluzioni che permettono di coinvolgere l’utente in modo attivo all’interno della filiera pubblicitaria, e la Media Trasparency, ossia tutte quelle soluzioni che permettono di favorire la trasparenza all’interno della filiera pubblicitaria. Processi di cui sentiremo parlare ancora e vedremo insieme quali saranno gli sviluppi.

     

  • Ecco lo stato dell’arte dell’advertising su Instagram

    Ecco lo stato dell’arte dell’advertising su Instagram

    Instagram è la piattaforma del momento. Con oltre 1 miliardo di utenti a livello globale, il 60% dei quali con un’età inferiore ai 30 anni, e con oltre 2 milioni di advertisers attivi e una previsione di fatturato nel 2018 di 6,6 miliardi di dollari, fare advertising su questa piattaforma è ormai strategico per le aziende. Ma vediamo qual è lo stato dell’arte dell’advertising su Instagram.

    La centralità di Instagram è sotto gli occhi di tutti e quindi non merita ulteriori approfondimenti. Tuttavia, vale la pena interrogarsi sulle ragioni di questo risultato. Personalmente, penso che basti citare due dati per trovare la risposta:

    • crescita esponenziale, oltre che estremamente più rapida rispetto alle altre piattaforme, degli utenti attivi mensilmente. Inoltre, questo dato sugli utenti è accompagnato da un tasso di adozione molto rapido relativo ai nuovi formati come le Stories;

    instagram advertising stories

    Instagram stories advertising

    • risultati ottimali in termini di interazioni organiche in relazione agli altri canali. Nella fase iniziale, si tratta di una strategia classica, dando maggiore copertura ai contenuti, per popolare un canale e attrarre investimenti.

    instagram advertising

    Questi due fattori hanno veicolato l’attenzione da parte dei brand e conseguentemente stiamo assistendo a un investimento massivo sulla piattaforma. Ad ogni modo, ultimamente ricevo molte domande a riguardo e noto una certa (fisiologica) confusione sullo scenario attuale. Per questa ragione, in questo articolo ho raccolto alcuni dati chiave relativi alle mie ultime presentazioni e workshop:

    1. Come sta evolvendo l’investimento adv?
    2. Quale posizionamento sta prendendo il canale?
    3. Quali sono gli scenari a venire?

    Ovviamente, per poter investire in maniera mirata su questa piattaforma bisogna avere le idee chiare sullo stato di cose attuali. Quindi di seguito, ho riportato la risposta a questi interrogativi.

    brand instagram advertising

    1 – Come sta evolvendo l’investimento adv?

    Aumenta in maniera incisiva la concorrenza con una media di campagne paid sul canale che passa dal 17.44% al 54.55%. Ragione per cui, osserviamo allo stesso tempo un aumento dell’engagement di tutti quei settori che tradizionalmente erano lontani da questa piattaforma.

    instagram advertising campagne

    instagram advertising engagement

    Una tendenza confermata dal confronto con mamma/matrigna Facebook. Ovvero, i brand stanno migrando sempre più il budget adv verso Instagram.

    instagram advertising condivisioni social media

    Tuttavia per avere una migliore interpretazione, bisogna sempre mettere in relazione i dati. Infatti, crescono le sponsorizzazioni e ovviamente si riduce la portata dell’organico. Non a caso per la prima volta, assistiamo ad una (seppur lieve) diminuzione della media delle interazioni totali. Un andamento in divenire da prendere fortemente in considerazione.

    dati engagement su instagram

    Questa prima panoramica ci porta ad un’ulteriore domanda sulla strada intrapresa dal canale.

     

    2 – Quale posizionamento sta prendendo il canale?

    Basta aprire il proprio smartphone per rendersi conto del successo delle Instagram Stories e i brand non rappresentano un’eccezione. Difatti, l’adozione decolla e in soli sette mesi passa dal 25% al 50%.

    instagram stories advertising

    In ogni caso, se parliamo di questo formato, i brand sono evidentemente ancora in fase di test. Ragione per cui, la spesa adv è ancora fortemente ancorata al newsfeed e stenta a prendere il suo spazio se parliamo di Stories.

    instagam stories feed advertising

    Comunque, bisogna tenere a mente che per favorire l’adozione dei nuovi formati paid le piattaforme, rigorosamente in fase iniziale, tengono i costi relativamente molto bassi. In questo caso, non osserviamo eccezioni con un CPC altamente competitivo che apre ampi spazi di manovra per le campagne legate al drive to website/e-commerce.

    instagram advertising cpc

    Personalmente, trovo questi dati molto interessanti ma l’analisi degli obiettivi legati alla spesa possono indicarci con maggiore precisione l’evoluzione della piattaforma.

    instagram advertising distribuzione

    Rispetto alle precedenti rilevazioni, possiamo osservare uno spostamento e in un certo senso una nuova fase di maturità legata all’utilizzo di Instagram:

    • diminuisce l’investimento in engagement (-6%);
    • al contrario, in maniera speculare, aumento il drive to website (+6%);
    • ergo, comincia a prendere fortemente piede un utilizzo del canale per influenzare la fase legata alla considerazione all’acquisto e non soltanto alla notorietà di marca. Qui un case study a riguardo.

    Sulla base di questi dati, sembra sempre più evidente la vocazione al social commerce del canale. Una direzione indicata anche dallo sviluppo stesso del prodotto, ad esempio con l’introduzioni di feature specifiche come gli shoppable post e Stories.

    3 – Quali sono gli scenari a venire?

    Per quanto mi riguarda, il social shopping è il presente e il futuro della piattaforma. Di conseguenza, bisogna cominciare ad andare oltre al volume delle interazioni e la crescita dei followers per valutare KPIs maggiormente orientati alla vendita come CTR, traffico al sito, lead e conversioni, etc. Per questo motivo, bisogna fare alcune riflessioni.

    instagram advertising

    Ripensare le interazioni

    Cerchiamo di essere chiari sin dall’inizio, l’engagement non ha alcun valore di business ma tattico/operativo legato al retargeting delle audience più attive. Di conseguenza, l’obiettivo non deve essere generare un alto volume di engagement ma qualificare le interazioni. In termini pratici, questo vuol dire sposare un approccio orientato alla mappatura delle proprie Social Personas nella creazione dei contenuti. Quindi, prima di creare le nostre risorse di content marketing, andremo ad indagare:

    • interessi e bisogni;
    • obiettivi e sfide;
    • brand preferiti e affinità con il marchio del cliente;
    • principali demografiche.

    Questa attività ci permetterà di rendere più rilevanti i contenuti per i segmenti maggiormente propensi all’acquisto. Di conseguenza, le interazioni saranno votate all’ispirazione e non alla mera collezione di like. Ragione per cui a seguire, il retargeting di contenuti legati all’acquisto vero e proprio sarà percepito in modo più naturale e fisiologico da parte degli utenti.

    instagram advertising influencers

    Ampliare la portata degli influencer

    L’investimento attorno all’influencer marketing è già molto forte ma ad oggi i contenuti sono prevalentemente organici. Un dato che apre ampi spazi di manovra per pianificare fette di budget dedicate alle sponsorizzazioni e inserire nel brief specifiche scelte di targeting. Piccola parentesi, fisiologicamente nel lungo periodo andrà ad acuirsi la concorrenza attorno ai contenuti paid degli influencer.

    instagram advertising influencers socialbakers

    Ad ogni modo, non bisogna fermarsi qui ma dobbiamo sempre ricordarci che gli influencer sono degli incredibili creatori di contenuti. Questo significa puntare meno su campagne one shot ma (al contrario) di lungo periodo sviluppando, in sinergia con il creator, formati/contenuti che in successione coprono ogni fase della relazione: scoperta del prodotto, valutazione all’acquisto, conversione. Un punto che emerge anche dall’opinione dei consumatori stessi. Infatti, secondo il report The Influencer Marketing Report 2018, se interrogati sugli influencer e i temi legati ad autorevolezza e fiducia gli utenti rispondono:

    – che i fattori che maggiormente guidano la credibilità sono conoscenza e utilizzo del prodotto, oltre che competenza ed esperienza del settore;
    – che una precedente fiducia nell’autore, legata quindi ad interazioni passate, rende più credibili le segnalazioni di prodotto.

    instagram advertising e-commerce

    Pensare in ottica e-commerce

    Se associato al giusto concept creativo, il tuo profilo Instagram può diventare un perfetto catalogo dei tuoi prodotti esattamente come un e-commerce. Allora, possiamo mettere in campo alcune strategie similari:

    • retargeting di prodotti complementari/similari ai precedenti acquisti provenienti dal canale;
    • sequenze di offerte/promozioni per recuperare i carrelli abbandonati;
    • segmentare il targeting (custom audience) sulla base di interazioni e visite sulle pagine di prodotto per promuovere coupon, prove prodotto e inviti per attività esclusive in negozio al fine di stimolare la valutazione all’acquisto;
    • sfruttare specifiche feature come le Dynamic Product Ads.

    instagram advertising e-commerce

    Conclusioni

    Questo è lo scenario attuale restituito dalle cifre. Tuttavia, si può prevedere il futuro soltanto se si sa interpretare il presente, dati alla mano. Un tema su cui si dovrebbe riflettere in quanto (allo stato attuale) non vedo un’auspicata maturità aziendale in termini di know-how interno, centralità e cultura del dato. Saltare questo punto porterà semplicemente a costi crescenti accompagnati da una mancata incisività delle attività di marketing sulla piattaforma. Insomma, una fumosità fatta di belle foto e tanti followers.

  • Facebook non permetterà più l’uso dei dati di terze parti per gli annunci pubblicitari

    Facebook non permetterà più l’uso dei dati di terze parti per gli annunci pubblicitari

    Il caso Cambridge Analytica continua a generare conseguenze per Facebook. E dopo aver migliorato la sezione per la gestione della privacy, Facebook decide di non rendere più disponibili agli inserzionisti i dati di terze parti per gli annunci pubblicitari.

    Il caso Cambridge Analytica continua a tenere banco e genera ancora conseguenze, inevitabili per certi versi. E dopo aver migliorato la sezione per la gestione della privacy, riunendo gli strumenti in un unico cruscotto, Facebook decide di non rendere più disponibili agli inserzionisti i dati di terze parti per gli annunci pubblicitari. Una decisione che è proprio diretta conseguenza del caso Cambridge Analytica.

    In pratica, Facebook non permetterà più l’utilizzo dei dati messi a disposizione da “data broker” come Experian, Acxiom, Oracle Data Cloud, Datalogix, Epsilon e BlueKai agli inserzionisti all’interno delle Categorie Partner. Tanto per spiegare in parole povere di cosa si tratta, Facebook utilizza i dati di terze parti per intergrare il proprio set di dati, quando poi i marketer, quindi coloro che gestiscono una campagna di marketing, prendono in uso i dati di Facebook per le proprie attività e veicolari i propri annunci, Facebook riconosceva una parte degli introiti proprio a questi broker di dati. Un meccanismo che, come abbiamo visto per il caso Cambridge Analytica, potrebbe non essere sicuro. E infatti, da qui la decisione di Facebook.

    facebook dati terze parti

    Come spiegato da Kurt Wagner su Recode, Facebook permetteva agli inserzionisti l’utilizzo di dati provenienti da tre fonti:

    • Dati propri di Facebook, ossia i dati che il social network raccoglie dagli utenti;
    • Dati dell’inserzionista, cioè i dati che l’inserzionista possiede da sè, come gli indirizzi email dei clienti;
    • Dati provenienti da terze parti, i dati di Experian, ad esempio, con il meccanismo che abbiamo visto poco sopra;

    Proprio quest’ultima categoria di dati, quindi, non sarà più utilizzabile per gli annunci pubblicitari.

    [box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][/box]

    Facebook dunque corre ai ripari prendendo una decisione che, evidentemente, non ha grosse ricadute economiche. E anche se fosse, per Facebook è meglio agire in questa direzione che rischiare un nuovo caso Cambridge Analytica. Già, perchè se Facebook avesse agito in questo modo ancora prima del 2015, lo scandalo che abbiamo visto in questi giorni, con un’azienda che ha raccolto i dati di 50 milioni di persone, non sarebbe successo.