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  • Pubblicità e Social Media: il caso Dove e il contenuto razzista su Facebook

    Pubblicità e Social Media: il caso Dove e il contenuto razzista su Facebook

    In una campagna negli Usa Dove, brand per l’igiene personale che tutti conoscono, sulla propria pagina Facebook pubblica un’immagine che uscita le proteste degli utenti sui Facebook e su Twitter, additandolo come contenuto razzista. Dopo i primi deboli tentativi di spiegare la propria posizione Dove ritira la campagna e chiede scusa. Ma è davvero difficile oggi fare pubblicità sui social media?

    Fare pubblicità al tempo dei Social Media non è da tutti, diciamolo chiaramente. O, quanto meno, di fronte al fatto che tutto diventa più veloce, più immediato, è anche vero che le dinamiche di interazione non sono più quelle di una volta. La velocità oggi conta molto nel rendere pubblica una campagna (molto rischioso), ma, e soprattutto, conta per quel che riguarda la reazione degli utenti. E sta tutto in questo ultimo elemento il senso della velocità. Gli utenti oggi hanno la possibilità di poter reagire immediatamente ad una campagna sui social media, per approvare o per protestare. Il cambio del paradigma della comunicazione, nell’era dei social media, sta proprio in questa velocità di reazione da parte degli utenti. Una velocità che, in alcuni casi (ma ce ne sono davvero tantissimi) può ritorcersi contro all’azienda stessa.

    Di cosa stiamo parlando allora? La rete e i social media ogni giorno registrano errori, o epic fail come li definiscono in tanti, da parte di brand che nel pubblicare una campagna compiono degli errori clamorosi, al punto da scatenare reazioni negative infinite da parte dei loro stessi utenti di riferimento, in primis. Ultimo esempio di quanto sia facile cadere nell’errore, senza considerare i danni d’immagine che da questo possono derivare, ce lo offre Dove, brand che tutti conosciamo che fa parte della grande scuderia Unilever.

    facebook campagna dove
    Immagine creata da @NayTheMua dal video della campagna

    Ebbene, sabato scorso sulla pagina Facebook negli Usa compare un’immagine in cui si vede una ragazza di colore che, una volta toltasi la t-shirt, diventa bianca. Un chiaro ed evidente errore di comunicazione, assolutamente incontrollato da parte di un brand che, per quello che se ne sapesse, non si era mai trovato in situazioni simili. Inizialmente Dove, una volta che gli utenti hanno cominciato a commentare contestando il contenuto a sfondo razzista, ha cercato di difendersi sostenendo che il loro fosse un messaggio aperto a tutti i tipi di bellezza. Dove? (nel senso di domanda). Dove si sarebbe dovuto comprendere questo messaggio, sbiancando una ragazza di colore? Ma davvero nessuno ha preso in esame quel contenuto prima di pubblicarlo?

    E dopo che le proteste sono diventate su Facebook, e su Twitter, sempre più pressanti, Dove ha ceduto, ha ritirato la campagna e ha chiesto scusa:

    https://www.facebook.com/DoveUS/posts/1493719354007207

    Intanto, tra i tantissimi commenti ricevuti prima del ritiro, c’era anche chi faceva notare che nel 2011, sempre Dove, era stata ancora accusata di razzismo per questa immagine dove si vede un “prima” di colore e un “dopo” bianco. Non molto diverso, quindi, dal messaggio diffuso nella campagna poi ritirata.

    Insomma, questo è un esempio di come sia difficile oggi fare pubblicità sui social media, nonostante questa attività venga sempre considerata con molta faciloneria accompagnata dal pensiero “e che ci vuole??”. Invece ci vuole tanta competenza; conoscenza approfondita degli utenti a cui si parla, conoscenza che si affina con un dialogo quotidiano perchè quegli utenti sono preziosi per un brand; ci vuole preparazione e pazienza, tanta pazienza, perchè in gioco, val la pena ricordarlo, c’è l’immagine del brand, c’è in gioco la reputazione stessa dell’azienda. Allora, perchè mettere tutto a rischio? Essere veloci, nel senso di voler rincorrere tempi di pubblicazione (sforando in quel mood “real time” che non sempre giova) non è la regola. La regola è essere chiari, semplici, aperti al dialogo/confronto senza mai mettere a rischio ciò che si fa.

    E voi che ne pensate?

  • Catalogo IKEA 2018, come l’azienda svedese ha previsto i cambiamenti

    Catalogo IKEA 2018, come l’azienda svedese ha previsto i cambiamenti

    IKEA, celebre brand svedese, come ogni anno lancia il suo catalogo, la modalità con cui presenta le novità dell’anno. Ma quest’anno con il Catalogo IKEA 2018 si scopre di più, e cioè che l’azienda nei suoi cataloghi è stata addirittura in grado di prevedere gli eventi. La nuova campagna dimostra infatti come l’azienda sia stata in grado di prevedere 8 cambiamenti epocali. Vediamo insieme quali.

    IKEA, storico brand svedese nel settore dei mobili e dell’arredamento, tra i primi 30 brand più amati al mondo, ha presentato in questi giorni, come da tradizione, il suo catalogo, molto atteso. Il Catalogo IKEA 2018 è, come sempre, portatore di tutte le novità che l’azienda svedese propone per il prossimo anno, un modo per presentare i propri prodotti e per anticipare le tendenze. Ma quest’anno Ikea presenta davvero qualcosa di più, per con il nuovo Catalogo IKEA 2018 non si parla più di anticipare le tendenze, no. Qui si tratta addirittura di prevedere i cambiamenti della società. Ora, pensare fino a questo punto ci è sembrata una leggera forzatura, ma poi, guardando bene, le cose stanno veramente così. E sono ben 8 i cambiamenti epocali che IKEA è stata in grado di prevedere, nel corso di questi anni, tutti raccolti e “documentati” in altrettanti video.

    catalogo IKEA 2018 prevedere eventi epocali

    E’ questa la nuova campagna di Ikea, “Ispirazione o Cospirazione?” che lancia il nuovo catalogo IKEA 2018 con il nuovo concept #SiamoFattiPerCambiare.

    Cavalcando il web trend delle conspirancy theories, la nuova campagna analizza in 8 video i cambiamenti epocali che IKEA avrebbe previsto già da tempo tra le pagine delle edizioni passate del catalogo: dal Royal Baby alla Brexit, passando per gli alieni e la fine del mondo. Teorie assurde, spesso sconclusionate e proprio per questo virali, il brand rivela così la natura pseudoprofetica dei suoi cataloghi:

    Millennium Bug 

    https://www.youtube.com/watch?v=sXrqaa1x9jo&feature=youtu.be

    Fine del mondo 

    https://www.youtube.com/watch?v=BNZrW9GzB3Q&feature=youtu.be

    Royal Baby 

    https://www.youtube.com/watch?v=-5t7C8RCjBA&feature=youtu.be

    Alieni

    https://www.youtube.com/watch?v=1-4KfBItheQ&feature=youtu.be

    Onde gravitazionali 

    https://www.youtube.com/watch?v=zXBicZ33KPQ&feature=youtu.be

    Brexit 

    https://www.youtube.com/watch?v=HBL9leKhTls&feature=youtu.be

    7 pianeti 

    https://www.youtube.com/watch?v=gNT-KTAKlOA&feature=youtu.be

    Acqua su Marte 

    https://www.youtube.com/watch?v=rnnSqtcOGRA&feature=youtu.be

    Insomma, guardando questi video di sicuro guarderemo i cataloghi IKEA in maniera diversa.

    Campagna molto carina che ci piaceva farvi conoscere.

  • Twitter: ecco una versione a pagamento per inserzionisti a 99 dollari

    Twitter: ecco una versione a pagamento per inserzionisti a 99 dollari

    Nella giornata di venerdì Twitter, dall’account Twitter for Business, ha inviato una mail ad alcuni utenti in cui annuncia il lancio di una versione beta indirizzata a piccoli inserzionisti, a 99 dollari. In pratica, l’idea è quella di chiedere una quota mensile per poi lasciare a Twitter la promozione dei tweet, più o meno 10 al giorno.

    I dati dell’ultima trimestrale, con il calo dell’8% delle entrate pubblicitarie, hanno portato a Twitter ad agire immediatamente. Infatti, nella casella di posta stamattina noto una mail dall’account “Twitter for Business“. Apro con molta curiosità e infatti all’interno c’era una proposta inattesa. In pratica, Twitter sta per lanciare una modalità di abbonamento per gestire la promozione dei tweet. La promozione in pratica le gestisce direttamente Twitter dietro il pagamento mensile di 99 dollari. Nella mail infatti c’è scritto: “twitta come solitamente fai; i tuoi tweet e il tuo profilo vengono promossi automaticamente”. Ogni settimana Twitter appronterà un report con tutti i dati che servono, impressions, reach, follower, coinvolgimento.

    twitter pubblicità inserzionisti 99 dollari

    In un primo momento ho pensato che fosse una “bufala” (visto il periodo), poi ho cliccato ho completato l’adesione e ora sono in attesa di ricevere nuove informazioni sul lancio di questa nuova modalità. I primi 30 giorni sono gratuiti.

    Questa che vedete è la mail che ho ricevuto stamattina:

    email twitter inserzionisti 99 dollari

    Quello che spinge a fare Twitter con questa modalità, probabilmente rivolta solo a piccoli inserzionisti, è quella di dedicarsi al contenuto, dedicarsi alla condivisione dei tweet e “alla promozione ci pensiamo noi”. Insomma, come idea non sarebbe male e potrebbe portare, effettivamente, qualche “soldo” in più nelle casse di Twitter. Nella fase di lancio si può scegliere di promuovere i tweet in relazione ad una categoria specifica oppure promuoverli all’interno di un’area geografica più idonea. Per il resto gli inserzionisti avranno poco spazio di azione.

    Il passaggio a questa modalità di auto promozione gestita da Twitter, dietro il pagamento di un abbonamento, farà cessare l’accesso alla piattaforma di advertising di Twitter.

    Ora, a voler fare delle veloci considerazioni, l’idea in sè non è male. C’è solo da chiedersi se sia efficace il fatto di lasciare il controllo della promozione a Twitter. Ovviamente, sta tutto nel modo di usare Twitter, questa è infatti una modalità che si rivolge a piccoli inserzionisti, piccole imprese che non vogliono impelagarsi nella creazione di campagne, con tutto quello che comporta, e vogliono uno strumento che possa promuovere i loro contenuti in modo efficace, senza troppi pensieri.

    Se si sceglie queste modalità, è chiaro per quel mese bisognerà fare molta attenzione ai contenuti che si condivideranno, sarà necessario fare una buona programmazione di ciò che si vuole comunicare e condividere, perchè il controllo sui contenuti lo avrà Twitter.

    Ci sarà modo di fare valutazioni più approfondite, certo è che Twitter si muove nella direzione di monetizzare, e subito.

    E voi avete ricevuto la mail? Che ne pensate?

  • Cresce l’Internet Advertising in Italia, vale un terzo del mercato

    Cresce l’Internet Advertising in Italia, vale un terzo del mercato

    L’Internet Advertising continua a crescere nel nostro paese, nel 2016 si conferma essere il secondo mezzo pubblicitario italiano con una quota pari al 30% del mercato, alle spalle della Tv al 50%. A trainare la crescita sono i Video che crescono del 41% e superano la quota dei 500 milioni di euro.

    L’Internet Advertising continua a crescere nel nostro paese, nel 2016 si conferma essere il secondo mezzo pubblicitario italiano con una quota pari al 30% del mercato, alle spalle della Tv al 50%. E’ questa la fotografia che viene fuori dai dati dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, presentati in occasione del convegno “Internet Media: è ora di misurarsi!”. In un contesto generale, dopo un periodo di contrazione, registrato tra il 2010 e il 2014, il mercato italiano dei Media (pay e advertising) nel 2016 chiude in crescita (+3%) raggiungendo quota 15,8 miliardi di euro. La crescita la si deve principalmente alla Tv (+8%) e agli Internet Media, che fanno segnare complessivamente un aumento dell’11% per la maggior parte legato a un incremento dei ricavi pubblicitari.

    internet advertising italia 2017

    Riguardo alla componente Advertising, che vale complessivamente 7,75 miliardi di euro, Internet si conferma il secondo mezzo pubblicitario con il 30% di share (rispetto al 29% dell’anno precedente), alle spalle della Televisione (50%, un punto sopra al 2015) e sempre davanti a Stampa (in calo dal 17% all’attuale 15% nel passaggio dal 2015 al 2016) e Radio (stabile al 5%). La previsione per l’anno in corso è che il mercato dell’Internet Advertising crescerà ancora con un tasso intorno al 10% e supererà così i 2,6 miliardi di euro; tuttavia, si rafforzerà ulteriormente il peso dei grandi Over The Top, che porteranno la loro quota dall’attuale 67% a oltre il 75%.

    Tra i formati che trainano la crescita, in Video sono quelli che crescono di più, vale già 22% del totale Internet advertising e si prevede una crescita nel 2017 fino al 35%. Il Video advertising nel 2016 ha superato ampiamente i 500 milioni di euro, grazie in particolare alla crescita della raccolta pubblicitaria da parte degli OTT ma anche dei principali broadcaster.

    internet advertising italia

    internet advertising italia video

    E il Mobile anche in Italia raccoglie ormai un terzo del mercato pubblicitario digitale. Lo Smartphone raggiunge ormai un valore di 706 milioni di euro, in crescita del 54% rispetto al 2015 e con un peso pari al 30% dell’Internet advertising complessivo (era il 21% lo scorso anno); nel 2017 potrebbe crescere ancora oltre il 30%, arrivando vicino al miliardo di euro di raccolta. Nel 2016, come lo scorso anno, lo Smartphone è il device che ha il peso maggiore sulla crescita complessiva del mercato, compensando più che a sufficienza il calo su Desktop. Con il Tablet (solo App) che rimane marginale (5% del mercato pubblicitario online seppur in crescita del 36%), i canali Mobile raccolgono quindi oltre un terzo del mercato digital advertising. Basta però confrontare il peso della raccolta su Smartphone (il 30% appunto) con il tempo medio speso (il 64%) per capire come la monetizzazione dei canali alternativi al desktop sia ancora di molto inferiore allo spostamento di traffico dei consumatori.

    Questi in sintesi i dati emersi dalla ricerca dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano che ci indicano chiaramente quando il mercato pubblicitario stia cambiando, orientato sempre di più al digitale. Da segnalare che, nonostante tutto, la televisione continua ad essere il mezzo preferito, vuoi anche per il fatto che nel corso di questo processo digitale, la TV è il mezzo che ha saputo, rispetto ad altri mezzi “analogici”, mostrarsi più duttile. E poi perchè, sempre nonostante tutto, gli italiani amano ancorala TV.

  • Adglow è Pinterest Marketing Partner per nuove soluzioni di social advertising

    Adglow è Pinterest Marketing Partner per nuove soluzioni di social advertising

    Adglow, il network spagnolo specialista globale nel social advertising, entra a far parte del Pinterest Marketing Partner Program (PMP) offrendo così nuove opportunità di business per i suoi advertiser.

    Adglow, il network spagnolo specialista globale nel social advertising, ha annunciato di essere ufficialmente diventato Pinterest Marketing Partner (PMP), ampliando in questo modo le opportunità di advertising offerte ai propri clienti alla ricerca di nuove modalità per raggiungere la propria audience. La nomina di Adglow come Partner di Pinterest incrementa ulteriormente il portfolio delle partnership già acquisite con i maggiori social network. Adglow infatti potrà offrire campagne di advertising su Facebook, Instagram, Twitter, Pinterest e Snapchat.

    adglow pinterest marketing partners

    Il Network, attualmente presente in 14 paesi tra Europa, USA, America Latina, Asia e Africa, collabora con i più importanti player del mercato per incrementare il rendimento delle campagne di social advertising grazie alla piattaforma ADAM, la sua tecnologia proprietaria.

    Siamo entusiasti di questa nomina che ci permette di poter aggiungere i Promoted Pins di Pinterest alla nostra offerta advertising per clienti diretti e agenzie. I primi test Pinterest  effettuati in ambito ecommerce e retail hanno portato ad ottime performance e siamo molto contenti di integrare le Pinterest Advertising API alla nostra piattaforma ADAM” afferma Damian Routley, Partner di Adglow.

    Pinterest, il social network delle immagini, permette agli utenti di scoprire nuove idee e tendenze in vari settori come Food&Beverage, Style, Fashion e Travel. Sono più di 150 milioni le persone che lo utilizzano ogni mese in tutto il mondo e, secondo recenti studi, il 93% di questi utenti usa Pinterest per pianificare o effettuare acquisti (Fonte  – Millward Brown Study).

    Il team di specialisti di Adglow, che ha sede in Italia, è pronto sin da subito nell’integrare Pinterest all’interno della strategia di marketing dei propri clienti, in modo da offrire un panorama sempre più completo per soddisfare le loro esigenze di comunicazione e advertising.

  • WhatsApp guarda al business e testa l’advertising nelle chat

    WhatsApp guarda al business e testa l’advertising nelle chat

    Secondo quanto riportato da Reuters, WhatsApp starebbe compiendo dei test che proverebbero un netto cambio di strategia, stavolta orientato al business. In pratica, in accordo con l’incubatore Y Combinator, WhatsApp sta cominciando a testare con alcune startup l’inserimento di advertising nelle chat.

    In un momento in cui tutto, in casa Facebook, sembra essere orientato a portare le Stories ovunque, di recente sono approdate anche sull’app di messaggistica istantanea Messenger con Messsenger Day, WhatsApp sta avviando dei test che davvero potrebbero segnare un netto cambio di strategia. Come sapete sin dall’acquisizione di Facebook, avvenuta nel febbraio del 2014 per 16 miliardi di dollari, WhatsApp aveva mantenuto ferma la strategia per cui sull’app non sarebbe mai apparsa alcuna forma di pubblicità e advertising e che l’app stessa non avesse bisogno di alcuna strategia di marketing. Una scelta che di fatto ha finito per decretare il successo dell’app che, per certi versi, da rivoluzionato il mondo del messaging mandando in soffitta persino gli SMS. E sappiamo bene quanto WhatsApp, usato da oltre 1 miliardo di persone, sia molto amata anche nel nostro paese.

    whatsapp business advertising

    Ebbene, da quanto riportato da Reuters, WhatsApp starebbe per approntare un cambio di strategia netto, per non dire epocale, che potrebbe non piacere agli utenti che l’hanno scelta proprio per quella strategia originale, ossia mai pubblicità e advertising sull’app. L’azienda guidata da Jan Koum, co-fondatore, sta avviando in questi giorni una serie di test con delle aziende, startup, che fanno parte dell’incubatore Y Combinator. Lo scopo di questi test è quello di cominciare a vedere l’app come strumento per le aziende per entrare in contatto direttamente con i propri clienti, grazie proprio alle chat. Solo un anno fa, in occasione della presentazione del piano di sviluppo dell’app, aveva portato ad esempio come un utente potesse entrate in contatto con la banca per un tentativo di intrusione fraudolento o di come entrare in contatto con una compagnia aerea per informazioni sul ritardo di un volo. Si stava quindi parlando di questo.

    Y Combinator, nato nel 2005, è un incubatore di startup tra i più ambiti, vi hanno fatto parte anche startup come Dropbox e AirBnb. Al momento però non ci sono conferme ufficiali da parte di WhatsApp su questo cambio di strategia. La Reuters però cita una startup, la Cowlar Inc., che sta testando questa nuova strategia. Questa startup produce collari per mucche i quali raccolgono dati sulle mucche e quindi sulla quantità di latte che sono in grado di garantire. Intento di questa startup sarebbe quello di utilizzare WhatsApp in modo da avvisare direttamente il cliente nel momento in cui si accorgesse che la mucca presenta qualche problema. Ecco, questo sarebbe un esempio, e se ne potrebbero fare altri.

    Nei giorni scorsi Mashable aveva dato notizia di una sorta di WhatsApp for Business che sarebbe in fase di test in India. La notizia che riporta Reuters quindi confermerebbe questo cambiamento di strategia.

    C’è da scommettere che, una volta che questa strategia diventasse più concreta e reale, non piacerà agli utenti. E voi che ne pensate?

  • La pubblicità sui Social Media supererà quella sui giornali dal 2020

    La pubblicità sui Social Media supererà quella sui giornali dal 2020

    Un nuovo e interessante report dell’agenzia Zenith Optimedia evidenzia come la pubblicità sui social media supererà quella sui giornali, entro i prossimi 4 anni. La previsione è che entro il 2019 i due valori saranno molto simili, ma dal 2020 avverrà il sorpasso. Questo dovuto al crescere del fenomeno Mobile. Crescita a due cifre per pubblicità sui Video online.

    La raccolta pubblicitaria sui Social Media è un fenomeno in crescita, questo lo si sa. I Social Media sono ormai strumenti di comunicazione e condivisione molto frequentati, basti pensare al bacino di Facebook che si avvicina a grandi passi verso i 2 miliardi di utenti. Di conseguenza le aziende dimostrano, sempre più, intenzione di investire in advertising su queste piattaforme, con budget sempre crescenti. Un fenomeno che disegna uno scenario opposto per quanto riguarda i giornali e la carta stampata in generale, dove la raccolta pubblicitaria è in continuo calo. Direte voi, cose che già sono note ai più, vero. Ma oggi torniamo sul tema perchè un interessante (come sempre del resto) report dell’agenzia Zenith Optimedia prevede che presto la pubblicità sui Social Media, in termini di valore, sarà quasi uguale a quella raccolta sui giornali, e che presto ci sarà il sorpasso.

    social media mobile pubblicita advertising franzrusso it 2016

    Volendo entrare nel dettaglio, entro il 2019 la pubblicità sui Social Media toccherà il valore di 50,2 miliardi di dollari, mentre quella sui giornali sarà di 50,7 miliardi, solo mezzo miliardi di differenza. Di fronte a questi numeri, con il fenomeno crescente dell’advertising sui Social Media e con il conseguenza calo dell’advertising sui giornali, il sorpasso, secondo Zenith Optimedia, avverrà dal 2020. Un fenomeno che per i Social Media trova il suo traino sul Mobile. Ma l’agenzia prevede anche una grande crescita per l’advertising su Video online.

    A proposito di Video, la stessa Zenith Optimedia qualche mese fa aveva previsto che la pubblicità su Internet sarà del 28% entro il 2017 e che proprio il settore dei video online continuerà a crescere. La crescita parte da +33% registrato nel 2014, fino ad arrivare a +29% previsto nel 2017.

    In sostanza, l’incremento annuo previsto per l’advertising sui Video online sarà del 18% annuo, mentre quello sui Social Media sarà del 20% annuo. Nel dettaglio la spesa prevista per i Video online sarà di 35,4 miliardi di dollari entro il 2019, comunque pari a un quinto (18%) della spesa prevista per la TV.

    I Social Media sono ormai, per molti utenti, un luogo su cui informarsi, leggere notizie, oltre che condividere contenuti con i propri contatti. Sono quindi luoghi che acquisiscono un ruolo sempre più importante nella vista di ciascuno di noi. La crescente qualità dei dispositivi mobili, registrata negli ultimi anni, ha fatto si che le aziende potessero essere incentivate ad investire su queste piattaforme. Gli annunci pubblicitari sui Social Media si integrano meglio sul news feed, risultando più appetibili dei tradizionali banner ai quali eravamo abituati.

    Uno scenario che ci aspettavamo. E voi che ne pensate?

  • Olympiads, come i brand comunicano e pianificano i grandi eventi

    Olympiads, come i brand comunicano e pianificano i grandi eventi

    Ipsos ha presentato i risultati di una ricerca, “OlympiADS”, condotta in Italia per misurare la performance delle pubblicità televisive trasmesse durante le Olimpiadi di Rio 2016. Ne è venuto fuori uno spaccato interessante su come i brand comunicano e pianificano i grandi eventi.

    Come comunicano i brand durante i grandi eventi? E come li pianificano dal punto di vista dell’advertising? A queste domande ha dato risposte molto esaustive una interessante ricerca di Ipsos, leader mondiale nel settore delle ricerche di mercato, presentata nei giorni scorsi a Milano, Olympiads, una ricerca per osservare come le aziende ha approfittato di un grande evento come le ultime Olimpiadi di Rio 2016, tra l’altro uno degli eventi sportivi più social di sempre. Da questo punto di vista in Italia ha totalizzato sui social media 1 milione di commenti e 16 milioni di interazioni.

    olympiads ipsos 2016

    La ricerca ha preso in esame, durante le due settimane di programmazione dei giochi olimpici, 48 comunicazioni televisive di 28 marche ottenendo più di 4.000 valutazioni singole su un campione di oltre 1.400 persone.  Dalla ricerca Ipsos emerge che le marche che hanno scelto di sviluppare delle creatività attorno agli atleti olimpici hanno ottenuto un potenziale di successo significativamente superiore rispetto alle altre comunicazioni. Allo stesso tempo però le creatività che hanno sviluppato temi sportivi, alcune direttamente collegate alle olimpiadi altre invece che parlano dei valori legati allo sport che non mostrano gli atleti, hanno ottenuto una performance simile alla media.

    olympiads ipsos 2016 atleti

    olympiads ipsos 2016 creatività

    L’utilizzo di atleti olimpionici è stato un modo per ottenere più potenzialità di successo ma non è una garanzia. Infatti, tra tutte le comunicazioni testate, nelle prime 10 posizioni per indice di performance ci sono 4 comunicazioni con atleti olimpionici ma anche 3 comunicazioni che non fanno riferimento né alle olimpiadi né allo sport.

    Le comunicazioni che giocano sulla leva del coinvolgimento e delle emozioni mostrano delle performance significativamente superiori.

    Le olimpiadi sono un evento che genera un forte coinvolgimento e dove viene posta una grande attenzione alle emozioni. Per questo motivo i grandi brand attraverso le loro campagne di comunicazione cercano di associare il proprio brand con i valori di globalità, sportività, uguaglianza e solidarietà”, commenta Jennifer Hubber, CEO Ipsos, che continua:” In un contesto del genere, è evidente che le comunicazioni che giocano sulla leva del coinvolgimento e delle emozioni mostrino delle performance significativamente superiori, come ad esempio la pubblicità di P&G #GrazieDiCuoreMamma o quella di Samsung in cui si racconta il viaggio verso Rio 2016 di Margret Rumat Rumat Hassan, prima atleta sud sudanese a partecipare alle olimpiadi.”

    Anche le comunicazioni che hanno utilizzato gli atleti olimpionici in modo sinergico alla marca hanno ottenuto un’ottima performance in termini di rilevanza e differenziazione. Un esempio, è la comunicazione di Omega, in cui si vedono vari campioni che diventano gli ambasciatori della marca.

    olympiads ipsos 2016 performance

    Tuttavia, la scelta di creare una comunicazione utilizzando atleti olimpionici può essere rischiosa se il ruolo che gli viene dato non è sinergico e strettamente legato a quello della marca. In questo senso, il brand linkage diventa un’area a cui prestare grande attenzione.

    Notare che comunque l’evento ha realizzato una performance anche più alta di quella realizzata per i mondiali di calcio.

    Da questa ricerca nascono quindi dei suggerimenti importanti che i brand devono tener presente in presenza di grandi eventi.

    E voi che ne pensate?

  • Instagram, gli inserzionisti attivi in un mese sono 500 mila

    Instagram, gli inserzionisti attivi in un mese sono 500 mila

    Instagram, il servizio di photo sharing di proprietà di Facebook, ha annunciato che gli inserzionisti attivi in un mese sono 500 mila. Un nuovo traguardo dopo quello di febbraio scorso quando vennero ufficializzati 200 mila advertisers attivi. E sono più di 1,5 milioni le aziende che sono passate ai nuovi profili business lanciati la scorsa estate.

    Instagram, la piattaforma di photo sharing di proprietà di Facebook, continua a crescere anche dal punto di vista business e advertising. Del resto era uno degli obiettivi che Zuckerberg e Systrom (CEO e co-fondatore di Instagram). L’annuncio di oggi è che gli inserzionisti attivi sono arrivati ad essere 500 mila, attivi nel senso del numero di advertiser che ha effettuato campagne promozionali sulla piattaforma in un dato mese. Più del doppio del numero di advertiser che vennero annunciati nel mese di febbraio di quest’anno, quando ne vennero annunciati 200 mila.

    instagram advertiser inserzionisti

    Un’altra notizia che ci evidenzia e sottolinea l’orientamento verso il business della piattaforma è che dal lancio dei nuovi profili business, avvenuto questa estate, sono già 1,5 milioni le aziende che sono passate ai nuovi profili aziendali. L’aspetto rilevante è che quindi Instagram si avvia a diventare una piattaforma dove le aziende non solo possono lanciare campagne creative, aspetto non di poco conto per una piattaforma come questa, ma che possono anche lanciare campagne per vendere i propri prodotti. Dal lancio del nuovo programma di advertising sulla piattaforma l’advertising su Instagram ha provocato un miliardo di azioni da parte degli utenti. Va aggiunto anche, afferma Instagram, che gli ads trainerebbero anche il 2% di vendite off-line.

    Quindi sembra che in effetti ci sia una correlazione tra l’attività svolta sulla piattaforma e un effettivo riscontro in termini di vendite e di azioni offline. Sono ancora poca cosa, ma è quello che poi misura il vero successo si una campagna. Ben inteso, stiamo parlando si una piattaforma dove i brand che possono arrivare ad ottenere risultati in questa direzione sono quelli che appartengono al mondo del fashio, per lo più, del beauty e del food. Ed quello che si augura Instagram stessa che evidenzia come le aziende oggi non mirino più ad ottenere solo followers, ma puntano ad azioni concrete.

    E a quanto pare questa è la direzione.

    E voi che ne pensate?

  • Shoppable Video, l’evoluzione interattiva del Video Advertising

    Shoppable Video, l’evoluzione interattiva del Video Advertising

    I dati di una recente ricerca ci hanno spinto a conoscere e approfondire nuovi formati di video advertising. Si parla quindi di Shoppable Video, un formato che mette insieme il grande potenziale del contenuto video con la possibilità di acquistare direttamente. E l’azienda leader del settore è italiana e si chiama SHAA.

    Una recente ricerca di BuzzMyVideos ha messo in evidenza come il 94% dei Millennials, ossia la fascia di età compresa tra i 18-35 anni, è più propenso all’acquisto dopo aver visto una video recensione; mentre il 90% cerca informazioni e recensioni video online prima di procedere ad un acquisto su Internet. Tutti dati interessanti che ci confermano quanto ormai il video stia diventando un contenuto sempre più diffuso e di quanto possa essere efficace anche in relazioni agli acquisti. Da questo punto di vista, un dato della ricerca citata prima che ci è parso interessante è che l’83% degli intervistati dichiara di gradire la presenza di video promozionali ben fatti, in questo caso la pubblicità non viene percepita come un elemento invadente. E, sempre tra i dati che hanno colpito la nostra attenzione, l’82% degli intervistati vorrebbe poter cliccare direttamente su un prodotto visto in un video online, una funzionalità questa ad alto tasso di coinvolgimento che potrebbe convertirsi in un format molto interessante per gli inserzionisti.

    shoppable video shaa @franzrusso.it 2016

    Ebbene, presi da grande interesse verso questo dato abbiamo voluto approfondire e quello che sappiamo è che questa possibilità esiste già. E in questo caso si parla di Shoppable Video, un formato che vuole coniugare l’alto potenziale del contenuto video con la grande possibilità di poter acquistare direttamente. Rappresenta la naturale traduzione relativa al dato dell’83% dei Millennials che vorrebbero poter acquistare direttamente dopo aver visto un video.

    Nel nostro intento di approfondire l’argomento, abbiamo scoperto questo video della linea Garnier Olia, la linea di prodotti per la colorazione dei capelli, che vede la partecipazione interattiva di Vittorio Masciarelli il quale accompagna l’utente a scegliere il prodotto che più si avvicina alle vostre caratteristiche. In pochi click, andando avanti rispondendo a semplici domande, interagendo con il video stesso, al termine, vi troverete davanti i prodotti consigliati e la possibilità di poterli acquistare direttamente, cliccando sopra al tasto “Acquista ora“. E’ un bell’esempio di Shoppable Video, rende perfettamente l’idea di cosa significa “poter acquistare direttamente” ed è molto coinvolgente.

    Perseguendo l’interesse verso questo formato innovativo, abbiamo scoperto che l’azienda che riesce a realizzare campagne di questo tipo è italiana ed è una delle più importanti del settore, anche a livello internazionale. L’azienda si chiama SHAA, ha sede a Milano, ed è stata fondata nel 2011 da Luca Sepe, oggi CEO dell’azienda, e dal 2012 realizza questi video.

    SHAA è stata la prima azienda in Italia a presentare sul mercato soluzioni di video&photo-interaction applicate all’advertising e ad offrire alle aziende una modalità innovativa e strategica di presentare e vendere i propri servizi e prodotti, sviluppando per loro interactive web-tv, interactive video advertising, photo-tagging e, quindi, shoppable video.

    Questa tipologia di Video, applicata al formato adv, si rivela essere molto efficace con 5% di CTR e un tasso d’interazione pari all’8%. Numeri che dimostrano l’assoluta superiorità di questo prodotto rispetto a qualsiasi altro presente sul mercato, specialmente se confrontati con le medie fornite da Doubleclick sulla performance dei formati adv in Italia, ossia cifre inferiori allo 0,1%.

    Quindi, se dal un lato l’utente avrebbe sicuramente più interesse ad interagire con un contenuto di questo tipo, come lo Shoppable Video, lo stesso, se non di più, vale per le aziende che adesso hanno la possibilità di rendere più efficaci gli investimenti in video adv, spesa in crescita tra l’altro come rilevato di recente anche da IAB. L’invito è quello di cominciare a prendere in seria considerazione questa modalità per cominciare a rendere più efficaci e concrete le proprie campagne video adv. Anche per poter agganciare tipologia di utenti, come abbiamo visto prima, che apprezzano questo tipo di contenuto e questo tipo di interazione finalizzata a compiere un acquisto.

    Lo strumento tecnologico che ha permesso a SHAA di conquistare la leadership nella web interaction si chiama SHAA Media Interactive Platform (SHAA MIP), un tool proprietario che consente di intervenire su un contenuto video o foto, introducendo elementi multimediali interattivi (call to action) che stimolano l’engagement degli utenti, in quanto possono navigare al loro interno, permettendo all’advertiser di inserirvi photo/video gallery, localizzazione dello store o del dealer, form di raccolta dati, downloading e feed social. L’integrazione dello strumento con il database del sistema e-commerce delle aziende offre, appunto, l’opportunità di trasformare una normale presentazione video in un video-commerce altamente evoluto e interattivo e, soprattutto, di monetizzare i contenuti online, attraverso specifiche call to actions.

    Ecco, questo il nostro piccolo approfondimento alla scoperta di contenuti e formati video coinvolgenti al punto da estendere anche l’esperienza d’acquisto fino a renderla più diretta e immediata.

    E voi cosa ne pensate? Raccontateci la vostra opinione e se avete già visto e interagito con questa modalità di contenuto.