Tag: Innovazione

  • Premio GammaDonna: premio per donne e giovani che fanno innovazione

    Premio GammaDonna: premio per donne e giovani che fanno innovazione

    Il Premio GammaDonna giunge alla nona edizione, riconoscimento che da 14 anni premia storie di innovazione poco conosciute portandole alla ribalta. Il premio si rivolge a imprenditrici di ogni età e a giovani imprenditori under 35. E’ possibile iscriversi entro il 19 settembre, novità di questa edizione è il QVC Next Award per il prodotto più innovativo.

    Torna il Premio GammaDonna, premio che, giunto alla nona edizione, da 14 anni premia storie di innovazione poco conosciute portandole alla ribalta. Di fronte ad uno scenario futuro che prevede un aumento esponenziale del fenomeno della robotica, al punto da fagocitare 1,2 miliardi di posti di lavoro (rapporto McKinsey, maggio 2017), la creatività, l’intelligenza emotiva, la capacità di analisi sembrano essere gli ingredienti giusti per affrontare il momento. In altre parole, si parla di re-skilling, ossia riqualificarsi con nuove competenze. Il Premio Gamma Donna si muove quindi in questa direzione.

    Il Premio si rivolge a imprenditrici di ogni età e a giovani imprenditori under 35 che si siano distinti per aver introdotto innovazioni di prodotto/servizio, processo o mindset all’interno della propria azienda, costituita entro il 31 dicembre 2014. Piccole imprese che hanno saputo adattarsi con successo alle nuove e mutevoli esigenze del mercato, adottando gli strumenti tecnologici a disposizione e sperimentando attività, ruoli e modelli organizzativi nuovi.

    Tutte le candidature ritenute idonee avranno uno spazio sulla piattaforma GammaDonna che, dal 2004, racconta e diffonde storie di innovazione, leadership, visione. Una rosa di 6 finaliste aprirà il GammaForum – Forum Nazionale dell’Imprenditoria Femminile e Giovanile, in programma il prossimo 16 Novembre a Milano con il titolo “Intelligenze e competenze nuove per fare impresa nell’era digitale”.

    Premio GammaDonna 2017

    Una giuria formata da personaggi di spicco del mondo dell’impresa, del venture capital e dell’innovazione digitale decreterà il vincitore del Premio GammaDonna, chiarendo le proprie scelte durante un dibattito aperto. In palio:

    • un Master della 24Ore Business School
    • un percorso d’incubazione in Polihub – Politecnico di Milano
    • sei mesi di mentoring affiancati da un manager selezionato ValoreD.

    Anche quest’anno, tra le candidature sarà assegnato il Giuliana Bertin Communication Award, speciale riconoscimento per eccellenze nel campo della   comunicazione on/offline (in premio, un Master della 24Ore Business School).

    Tra le novità dell’edizione 2017, il QVC Next Award per il prodotto più innovativo, finalizzato alla semplificazione o al miglioramento della vita quotidiana. L’impresa vincitrice di questo Award si aggiudicherà un percorso di mentoring con un Senior Buyer QVC e l’ammissione all’edizione 2018 del QVC Next Lab, percorso di formazione dedicato a startup al femminile con forte focus sulla fase del go-to-market, promosso dalla piattaforma multimediale di shopping TV, e-commerce e social media QVC. Il Lab nasce a seguito del lancio, nel 2016, del programma QVC Next a sostegno delle imprese appena nate, piccole e medie, con particolare attenzione a quelle femminili.

    Candidature entro il 19 settembre 2017. Info e regolamento sul sito www.gammaforum.it.

  • Al via Campus Party, quattro giorni dedicati all’Open Innovation

    Al via Campus Party, quattro giorni dedicati all’Open Innovation

    Prende il via domani la prima edizione italiana di Campus Party. Dal 20 al 23 luglio 2017 saranno 4 le giornate dedicate all’Open Innovation con e aree tematiche (Arena, Experience, Camping) e ben 400 ore di contenuti. Tanti i protagonisti del calibro di Roberto Saviano, Federico Faggin, Neil Harbisson, Anna Frosi.

    Prende il via domani la prima edizione italiana di Campus Party, l’evento internazionale più grande al mondo sul talento e sull’innovazione, dedicato ai giovani talenti dai 18 ai 28 anni. Appuntamento alla Fiera Milano Congressi (MiCo) dal 20 al 23 luglio 2017 con oltre 2.000 campuseros (ossia i partecipanti di Campus Party) attesi alla prima edizione italiana del festival internazionale dedicato a business, coding, creativity, entertainment, technologies, science.

    Campus Party coinvolge non solo giovani talenti, ma anche università, aziende, istituzioni e community. Per l’edizione italiana sono previsti: 4 giorni24 ore su 24, oltre 400 ore di contenuti: speech e workshop con relatori di spicco del panorama nazionale ed internazionale fra i quali Federico Faggin (fisico, inventore del Microchip, del Touchpad e del Touchscreen),Roberto Saviano (scrittore), Neil Harbisson e Moon Ribas (primi cyborg al mondo), Chance Glasco (co-fondatore di Doghead Simulations, ex co-fondatore di Infinity Ward – Call of Duty), Anna Frosi (ingegnere spaziale) e CPHack, esclusivo format per gli hackathon e le call for ideas di Campus Party. Non mancherà, inoltre, la possibilità di provare le nuove tecnologie in un’area dedicata.

    campus party 2017 italia

    #CPIT1 è l’hashtag dell’evento con cui potrete interagire su Twitter e anche si Instagram.

    I numeri della prima edizione italiana sono già molto interessanti:

    • 4 giorni, 24h
    • 3 aree (Arena, Experience, Camping)
    • 400 ore di contenuti
    • 2.000 campuseros (+15.000 visitatori giornalieri)
    • 6 temi principali (Business, Coding, Creativity, Entertainment, Technologies, Science)

    Le aree invece:

    • Experience, dove poter toccare con mano il futuro e le tecnologie innovative – droni, robot, VR, simulatori, ma anche makers. Aziende, Istituzioni e Università, inoltre, esporranno soluzioni e progetti all’avanguardia.
    • Arena, sei palchi, per ospitare 400 ore di contenuti, tra talk, panel, demo, BarCamp, interviste e workshop, con relatori di spicco nel panorama nazionale ed internazionale. È anche il luogo dove i campuseros lavoreranno insieme, dove le menti più brillanti parteciperanno ai CPHack e le community avranno la possibilità di incontrare i propri membri ed organizzare i propri eventi.
    • Camping, il luogo di riposo dei campuseros  che permette, a chi desidera vivere l’esperienza di Campus Party a 360°, di alloggiare in tenda all’interno della Fiera per tutta la durata della manifestazione.

    Campus Party è quindi un evento da non perdere se si vuole avere la possibilità di entrare in contatto con chi l’innovazione e lo sviluppo lo fa tutti i giorni. Noi di InTime saremo lì per seguire un po’ l’evento e siamo anche attratti da alcune realtà di cui vi parleremo più approfonditamente nei prossimi giorni. Una di queste è sicuramente Qwant, il motore ri ricerca europeo che protegge la privacy degli utenti. Ecco, cercheremo di capire in che modo.

  • A Cremona inaugurazione del Polo per l’Innovazione Tecnologica e Tec-Night

    A Cremona inaugurazione del Polo per l’Innovazione Tecnologica e Tec-Night

    Sabato 10 giugno a Cremona è stato inaugurato il CRIT – Polo per l’Innovazione Digitale, un progetto nato nel 2012 diventato importante per freelance, professionisti, start-up e imprese operanti nell’ICT. Il Polo intende affermarsi come punto di riferimento per l’economia digitale del territorio.

    Sabato 10 giugno è stato inaugurato a Cremona il CRIT – Polo per l’Innovazione Digitale un progetto perseguito sin dal 2012 dal Consorzio CRIT – Cremona Information Technology, costituito con questa finalità da cinque tra le principali aziende cremonesi dell’ICT: Microdata Group, MailUp, Linea Com, Incode e Gamm System, con la collaborazione del Campus di Cremona del Politecnico di Milano.

    Negli anni successivi il CRIT ha dato vita al Cobox, il primo coworking di Cremona, in cui hanno trovato casa freelance, professionisti, start-up e imprese operanti nell’ICT, piattaforma che ora si trasferirà nel nuovo edificio del Polo a ribadirne la vocazione: dar vita ad un ecosistema locale a supporto della digital innovation, delle imprese esistenti e di quelle nascenti, per colmare il digital divide nell’economia del territorio.

    L’inaugurazione è stata preceduta, nel pomeriggio di venerdì 9, dalla visita del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina, che ha visitato il nuovo edificio, ancora in fase di ultimazione, congratulandosi con il CRIT e con le istituzioni coinvolte per la vision e per la progettualità che sono state capaci di mettere in campo e che spinge Cremona e le sue eccellenze verso un futuro tecnologico che è sempre più presente.

    Una vision di ampio respiro, quella del CRIT, che tende a migliorare la qualità della vita, la competitività e l’attrattività del territorio attraverso le nuove tecnologie di comunicazione e informazione (ICT). Il Polo intende affermanrsi come punto di riferimento per l’economia digitale del territorio e come partner tecnologico del suo sviluppo economico, ambientale, sociale e culturale, nell’ambito di un importante progetto condiviso.

    L’inaugurazione e il taglio del nastro non sono state le uniche iniziative in pista nella giornata del 10 giugno, che è proseguita nel pomeriggio al Museo del Violino, con un convegno nazionale promosso da LineCom e A2A, sul tema della smart land e dell’innovazione nei piccoli comuni, e che è andata avanti fino a notte fonda con la Tec-Night, la prima notte bianca della tecnologia.

  • L’Innovazione si fa anche sulla carta, l’esempio di Itasascom

    L’Innovazione si fa anche sulla carta, l’esempio di Itasascom

    In uno scenario dell’informazione e della divulgazione in cui la carta vede ridursi sempre di più il suo spazio, ha senso per un’azienda avviare una rivista B2B proprio sulla carta? Potrà sorprendere, ma la risposta è sì. I motivi sono tanti, ma l’approccio “ibrido”, quindi carta insieme al digitale, al momento è quello vincente. Un esempio è Itasascom.

    Lo scenario che stiamo vivendo in questo periodo, dal punto di vista dell’informazione e della divulgazione, vede la Carta diventare sempre più piccola. Il suo destino sembra ormai segnato, i giornali di carta si leggono sempre meno e i siti e i blog di informazione online sono sempre più letti e seguiti. La domanda che spesso ci si pone, tra gli addetti ai lavori ma anche tra semplici utenti, ma ha ancora senso investire sulla Carta? O ancora più precisamente, ha ancora senso per un’azienda avviare una rivista B2B proprio sulla carta? La risposta potrebbe sorprendere, ma è sì.

    Pensate che sono ormai anni che si parla dell’estinzione della carta. Nel 2010 pubblicammo la ricerca di Ross Dawson, Newspaper Extinction Timeline, (La Fine della Carta stampata) che aveva, sulla base dei suoi studi, previsto delle date precise in cui la carta, nello specifico i giornali di carta, sarebbe scomparsa. Negli Usa dovrebbe scomparire quest’anno, mentre per l’Italia c’è ancora tempo fino al 2027. Vedremo se queste date saranno effettivamente rispettate.

    Nonostante la continua evoluzione dell’informazione in senso digitale e la crescita inesorabile dell’audience online sui siti e blog di informazione, la carta gioca ancora un suo ruolo, comunque la si pensi. Si potrebbe parlare quindi di un “approccio ibrido”, un approccio che metta insieme il digitale, dimensione ormai obbligatoria per tutte le aziende, anche per fare informazione; e la carta, uno strumento che via via ha perso la dimensione della “notizia” (quella ormai corre veloce online) assumendo la dimensione dell’approfondimento.

    itasascom 2017

    Questo modello è quello che secondo noi ha adottato SAS Italy per Itasascom, house organ periodico dell’azienda, che rappresenta proprio il momento con cui fare approfondimenti, coinvolgendo personalità del digitale, manager interni, allo scopo di offrire un’analisi dei fenomeni che caratterizzano la digital trasnformation e l’Innovazione, quindi: Internet delle Cose, Big Data, Analisi dei Dati, Social Media.

    Un esempio di come un’azienda può affrontare temi che solo apparentemente sembrano fuori luogo sulla carta, riuscendo ad abbracciare tutta quella parte di utenti che resta ancora affezionata al giornale di carta. E’ un modo di tenersi aggiornato validissimo. La rivista viene anche distribuita in versione digitale che potete scaricare gratuitamente da questo link e leggere l’ultimo numero.

    E’ un esempio che ci piaceva segnalarvi, sapendo bene che tra di voi ci sono ancora molti affezionati della Carta.

    Allora, che ne pensate?

     

  • Automazione: i Robot spaventano gli italiani, 4 su 10 temono per il lavoro

    Automazione: i Robot spaventano gli italiani, 4 su 10 temono per il lavoro

    All’Internet Day di oggi è stata presentata un’indagine dal titolo “Uomini, robot e tasse: il dilemma digitale” che delinea quello che è il pensiero degli italiani verso il processo di Automazione che sta investendo diversi ambiti. Dall’indagine emerge che 4 italiani su 10 pensano che questo fenomeno metterà a rischio i posti di lavoro.

    Di Automazione di parla sempre di più, anche perchè quello che stiamo vivendo è un fenomeno che definire “Rivoluzione” non è esagerato. I processi di Automazione, ossia quel’insieme di tecnologie che realizzano macchine che non necessitano dell’intervento umano, sono sempre più crescenti in ogni ambito, soprattutto nelle aziende. E’ una condizione che parte da lontano, da quando in quella fase storica che è stata la Rivoluzione Industriale compariva la macchina a vapore, per poi passare al motore a scoppio e via via tutte le altre tecnologie che hanno “sostituito” l’intervento umano. Ebbene, anche nella fase storica del Digitale, quella che stiamo vivendo, della Digital Transformation si parla di Automazione, anche perchè la tecnologia nel tempo si è evoluta al punto da permettere la realizzazione di robot in grado di fare quello che fanno gli umani.

    E’ in questo contesto che nasce l’indagine Agi-Censis, “Uomini, robot e tasse: il dilemma digitale”, presentata all’Internet Day – #InternetDay, il compleanno di Internet che abbiamo trasmesso in diretta qui sul nostro blog, la quale rileva un dato che di fatto rappresenta il futuro che ci aspetta. In pratica, per 4 italiani su 10 l’Automazione che la tecnologia sta portando nei processi produttivi toglierà più posti di lavoro di quanti ne creerà. Secondo gli italiani che hanno partecipato all’indagine, il nostro paese da una parte soffre un ritardo per quel che riguarda l’Innovazione, dall’altro lato temono l’allargamento dei divari e i rischi per quello che riguarda l’aspetto occupazionale.

    automazione automation lavoro franzrusso.it 2017

    Dall’indagine emerge che sono quelli più deboli ad essere spaventati dal fenomeno Innovazione. I profili sociali più vulnerabili, in particolare coloro che vivono in famiglie di basso livello socio-economico, ossia 66,7%, o che sono privi di titoli di studio superiori, il 59,2%, sono convinti che i processi innovativi finiranno per ampliare la forbice tra i ceti sociali.

    Quindi, il 37,8% degli italiani ritiene che processi di Automazione sempre più avanzati e pervasivi determineranno un impoverimento di posti di lavoro. Come visto già prima, anche in questo caso le maggiori preoccupazioni sono riscontrabili tra chi non dispone di titoli di studio elevati, il 43,8%. Diversamente da questi, il 33,5% degli intervistati ritiene che le opportunità aumenteranno in uno scenario di nuovi lavori ancora per gran parte inesplorato. Il quadro si chiude con il 28,5% degli italiani che ritengono che i posti di lavoro nel complesso non varieranno in termini numerici.

    Come detto in apertura, una delle preoccupazioni degli italiani è il ritardo rispetto all’Innovazione. Da questo punto di vista, il 44,6% degli intervistati pensa che l’Italia, nonostante alcune eccellenze, non stia tenendo il passo dei paesi più avanzati in tema di Innovazione. Il 29,6% è poi convinto che l’Italia stia cambiando, ma solo al traino di quanto avviene all’estero. Solo il 9,8% degli italiani ritiene che il gap tecnologico accumulato in passato si sia ridotto negli ultimi anni. Vi è poi un 15,3% di “iper-critici” che sposa la tesi che l’Italia sia sprofondando tra i paesi più arretrati d’Europa.

    E voi che ne pensate? Credete anche voi che l’Automazione possa “rubare” posti di lavoro?

  • Giornata della Donna 2017, gli eventi dedicati al digitale

    Giornata della Donna 2017, gli eventi dedicati al digitale

    Anche quest’anno, in occasione della “Giornata della Donna”, sono tanti gli eventi organizzati in tutta Italia. Ecco quelli legati alla promozione dell’imprenditorialità e delle competenze in ambito digitale.

    Festa della Donna o Giornata della Donna. Le parole sono importanti, così come le commemorazioni ma è molto più importante, a nostro avviso, la concretezza di molti eventi ed iniziative, spesso portati avanti durante tutto l’anno, che hanno l’obiettivo di abbattere le barriere culturali e i pregiudizi, facendo emergere il valore della diversità di genere.

    Dai Musei gratuiti alle iniziative istituzionali sono tante le occasioni per vivere questa ricorrenza, noi, come lo scorso anno, vogliamo indicarvi principalmente gli eventi che dedicano maggiore attenzione al settore digitale.

    Speriamo possa essere di vostro interesse e vi invitiamo a comunicarci eventuali altre iniziative.

    giornata della donnaAnche quest’anno torna “La settimana del Rosadigitale” una serie di eventi in tutta Italia su argomenti che vanno dalla programmazione, alla robotica, al web marketing. È organizzata da Rosadigitale, movimento nazionale di pari opportunità in ambito tecnologico.
    Sito web: (link alla mappa degli eventi) http://rosadigitale.it/it/mappa/
    hashtag: #RosaDigitale.

    giornata della donnaNella Regione Lazio, BIC Lazio ha organizzato “Pink Week”, settimana dedicata alla promozione delle competenze delle donne su business e STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics)
    Sito web: (link al programma in PDF) http://www.biclazio.it/coddocumento/3044/Pink%20Week.pdf
    hashtag: #PinkWeek.

    Sempre dedicata alle STEM torna l’iniziativa “Le studentesse contano” e Il Mese delle STEM, promossa dal MIUR Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
    Sito web (comunicato stampa): http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs110217
    Sito web: http://www.noisiamopari.it/
    hashtag:#mesedelleStem

    Nell’ambito dell’iniziativa del MIUR, a Milano mercoledì 8 marzo si terrà “Hi-Tech Girls” il laboratorio promosso da JA Italia e Siemens, in collaborazione con Paco Design Collaborative, dedicato alle bambine dai 7 ai 12 anni.
    Sito web: http://www.jaitalia.org/2017/02/22/arriva-hi-tech-girls-per-promuovere-le-stem-tra-le-bambine/

    giornata della donnaAltro evento interessante che vi segnaliamo è il “Forum dell’Osservatorio DIGITAL WOMAN” che si terrà a Roma mercoledì 8 marzo presso la Biblioteca Camera dei Deputati
    Sito web: http://www.aidr.it/archivio6_forum-dellosservatorio-digital-woman_0_23_16_8.html
    hashtag: #DigitalWomen

    100 esperte per la scienza è il nome dell’evento della Fondazione Bracco, che si terrà mercoledì 8 marzo a Milano – Via Cino Del Duca, 8. In quest’occasione, dando seguito all’iniziativa che ha portato alla realizzazione della piattaforma “100esperte.it”, verrà presentato il libro 100 donne contro gli stereotipi per la scienza”, a cura di Giovanna Pezzuoli e Luisella Seveso. Il libro approfondisce la presenza femminile in ambiti STEM, attraverso il racconto delle protagoniste.
    Sito web: http://www.fondazionebracco.com/it/news-ed-eventi/news/7169-un-libro-per-raccontare-le-scienziate-del-progetto-100-donne-contro-gli-stereotipi
    hashtag: #100donne

    #SheMeansBusiness la campagna globale di Facebook arriva in Italia con il sostegno della Fondazione Mondo Digitale. Alle 12:00 in streaming sulla pagina Facebook della Fondazione, Cecilia Lalatta Costerbosa racconta la sua storia di imprenditrice tra difficoltà e successi.
    Sito web:https://shemeansbusiness.fb.com/uk/
    Pagina Facebook Fondazione Mondo Digitale (streaming): https://www.facebook.com/FondazioneMondoDigitale/
    hashtag:#SheMeansBusiness

    giornata della donnaSempre mercoledì 8 marzo si terrà la cerimonia di premiazione dell’”EU Prize for Women Innovators 2017”, iniziativa istituzionale della Commissione Europea, dedicata alle migliori donne imprenditrici d’Europa. Tra le 12 finaliste troviamo l’italiana Mary Franzese, della startup medtech Neuron Guard.
    La cerimonia sarà trasmessa in streaming alle 18:45.

    Sito web: http://ec.europa.eu/research/innovation-union/index_en.cfm?section=women-innovators
    hashtag: #WIPrizeEU

    giornata della donnaVi segnaliamo infine il film “Il diritto di contare”, tratto dal libro “Hidden Figures: The Story of the African-American Women Who Helped Win the Space Race” di Margot Lee Shetterly. Il film racconta la storia vera di Katherine Johnson, scienziata afroamericana che, insieme alle sue colleghe Dorothy Vaughan e Mary Jackson, collaborò con la NASA dando un importante contributo allo sviluppo del Programma Mercury e della missione Apollo 11, sfidando il razzismo e il sessismo imperante all’epoca (tra gli anni ’50 e gli anni ’70).
    Hashtag: #HiddenFigures #IlDirittodiContare

  • Tecnologia Solidale 2016, l’innovazione tra obblighi di legge e opportunità

    Tecnologia Solidale 2016, l’innovazione tra obblighi di legge e opportunità

    Il primo dicembre presso la Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio si è svolto il convegno “Tecnologia Solidale 2016”, un evento dedicato a iniziative che fanno uso della tecnologia per migliorare la vita a persone che si trovano in situazioni di difficoltà.

    Si perde facilmente il conto di quanti siano ormai gli eventi che trattano di innovazione mettendo in evidenza l’evoluzione della tecnologia che oggi sempre più fa parte della nostra quotidianità. Stiamo vivendo l’era della trasformazione digitale.

    Il senso di un evento come Tecnologia Solidale 2016 è riassunto perfettamente in una famosa frase di Henry Ford citata da Gianluca Ricci, presidente dell’associazione Cuore Digitale, tra i relatori del convegno: “C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti.”

    Programma evento Tecnologia Solidale 2016Per far sì che ci sia vera innovazione non si può quindi parlare di tecnologia senza considerare cultura digitale e responsabilità sociale.
    Il convegno, giunto ormai alla sua quinta edizione, ha visto come protagonisti le grandi aziende, le startup e le istituzioni in tre distinti panel a loro dedicati. La formula è sempre la stessa, quella sapientemente ideata dall’on. Antonio Palmieri, deputato dell’Intergruppo Innovazione alla Camera.

    Primo panel “La tecnologia solidale e le iniziative delle grandi aziende” moderato da Antonio Palmieri con:

    Paola Andreozzi, Responsabile Corporate Social Responsability Microsoft Italia

    Laura Bononcini, Relazioni Istituzionali Facebook Italia

    Marcella Logli, Direttore Generale Corporate Shared Value di TIM e Direttore Generale di Fondazione TIM

    Andrea Stazi, Public Policy Manager, Google Italy

    Angelo Failla, Direttore Fondazione IBM Italia

    Nel primo panel, dalle dichiarazioni ma soprattutto dal racconto di iniziative e progetti concreti, è emerso un punto fondamentale: la Responsabilità Sociale di Azienda (CSR – Corporate Social Responsibility,) non è più vissuta come obbligo cui ottemperare ma è diventata parte integrante del business aziendale. Per Angelo Failla di Fondazione IBM la C di CSR oggi va intesa come Citizenship ovvero l’azienda come “Cittadino responsabile”.

    Di seguito una sintesi delle iniziative delle aziende presenti.

    Microsoft Italia

    • Programma Donazioni Software Microsoft. Techsoup Italia è il partner progettuale per dotazione e accreditamento per le realtà non profit, onlus e ONG.
    • growITup per favorire lo scaleup anche di startup in ambito sociale.

    Facebook

    • Safety Check e Community Help per situazioni di pericolo ed emergenza.
    • Pulsante Call to Action “dona” per Onlus. In Italia rimanda al sito dell’organizzazione non profit ma presto, come in USA, si potrà donare direttamente sulla piattaforma social grazie alla recente autorizzazione riconosciuta a Facebook per operare come intermediario nei servizi di pagamento in Unione Europea. È inoltre possibile inserire il pulsante “dona” anche nei post e nei live video.
    • Immagini profilo personalizzate, come ad esempio per la campagna di Action Aid Italia “No alla violenza sulle donne”.
    • Iniziative di formazione per uso piattaforma Facebook per le organizzazioni non profit organizzata con TechSoup Italia e Fondazione Pubblicità Progresso.

    TIM – Fondazione TIM

    • WithYouWedo, la piattaforma di crowdfunding sociale sviluppata da Starteed, startup incubata in TIM #WCap: 70 realtà sociali finanziate e raccolta fondi per le zone terremotate.
    • Progetto “Dislessia 2.0. Soluzione Digitale” realizzato da Fondazione TIM con l’appoggio del MIUR e del Ministero della Salute, in partnership con Istituto Superiore di Sanità, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e Associazione Italiana Dislessia.

    Google

    • Google Impact Challenge per supporto a startup a vocazione sociale per lo sviluppo dei loro progetti
    • L’officina dei nuovi lavori, progetto formativo gratuito per le competenze digitali avviato insieme a Fondazione Mondo Digitale
    • Crescere in digitale, percorso formativo on-line gratuito e tirocini presso aziende per ragazzi dai 15 ai 29 anni iscritti a Garanzia Giovani, il Piano Europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile.

    IBM – Fondazione IBM

    • MWA (Mobile Wireless Accessibility) team di professionisti che si occupano di accessibilità e fruibilità di tecnologie
    • Programma Impact Grants – servizi di consulenza per aiutare le associazioni non profit a utilizzare in maniera efficace la loro infrastruttura IT
    • People on the Move. Web e mobile App realizzata per Medici Senza Frontiere che permette di acquisire i dati medici dei profughi direttamente sulle rotte di migrazione.

    IBM e Microsoft hanno inoltre testimoniato il loro convinto impegno nelle politiche di genere non solo in azienda ma anche con le attività di promozione delle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) con le rispettive iniziative ProgettoNERD? e NuvolaRosa.

    Il secondo panel “Startup e iniziative di tecnologia solidale” moderato da Stefano Epifani, ha visto l’intervento di:

    Daniela Di Gianantonio, Market analist Siteimprove A/S

    Bruno Calchera, Direttore responsabile CSR oggi

    Gianluca Ricci, Presidente di Associazione Cuore Digitale

    Filippo Scorza, Ideatore di Alfred Mobilità 2.0

    Mario Vigentini, ideatore e fondatore di Mario Way

    «Sulla CSR c’è molta comunicazione ma poca cultura» così Bruno Calchera sottolinea quanto sia importante fare “buona comunicazione” sulla Responsabilità Sociale di Impresa, per avvicinare l’opinione pubblica al tema ma anche per stimolare altre aziende ad emulare buone pratiche.

    Le iniziative di tecnologia solidale sono molte e nascono dal basso, da realtà in cui è un bisogno, un’esigenza reale e urgente a ispirare e guidare l’ideazione di soluzioni tecnologiche. Per questo è importante il confronto costante e diretto tra chi ha competenze nello sviluppo di tali soluzioni e coloro i quali vivono situazioni di difficoltà.

    Da questa consapevolezza è nato ad esempio Premio Cuore Digitale, iniziativa dell’Associazione Cuore Digitale che, come racconta Gianluca Ricci, per la seconda edizione ha organizzato un hackathon inclusivo dedicato alle disabilità visive, in collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti di Roma. L’Associazione nasce infatti con lo scopo di promuovere l’incontro tra persone con disabilità, startup e grandi aziende.
    Anche l’esperienza di Filippo Scorza, che ha ideato Alfred mobilità 2.0, la stampella smart dotata di sensori, grazie al confronto con persone malate di sclerosi multipla, conferma quanto questa sia la strada giusta per fare tecnologia solidale.
    Nel panel anche Mario Vigentini della startup MarioWay, prima Benefit Corporation (Bcorp) al mondo nel suo settore, esempio di come il beneficio per la società possa essere oggi lo scopo principale di business. La tecnologia oggi può fare della solidarietà un business positivo, è l’“Economia della solidarietà”.

    Insomma, l’impegno concreto di aziende e startup è rassicurante ma come se la cava la Pubblica Amministrazione? Con Daniela Di Gianantoni vediamo la situazione in merito all’accessibilità di siti web e risorse on-line: decisamente deludente. Su 40 siti web PA analizzati da SiteImprove nessuno risulta totalmente accessibile, solo parzialmente i siti web di due Regioni e di un Comune. Non va molto meglio l’accessibilità di documenti PDF.

    In Italia 1 cittadino su 5 ha qualche forma di disabilità e la non accessibilità ostacola la fruizione di informazioni e servizi. L’accesso alle informazioni è un diritto sancito dall’art.3 della costituzione e un dovere per la PA dettato dalla Legge Stanca (L.4/2004) di cui l’on. Antonio Palmieri è stato uno dei promotori.

    E si arriva così al terzo panel “Il punto di Vista delle Istituzioni” moderato da Carlo Mochi Sismondi con la partecipazione di:

    Flavia Marzano, Assessora a Roma Semplice

    Rosamaria Barrese, Agenzia per l’Italia Digitale

    Roberto Scano, Presidente della Commissione e-accessibility Uninfo

    Mario Staderini, Direttore Agcom – Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

    Tecnologia Solidale 2016 - terzo panel

    Le normative, le riforme ci sono, ma una legge di per sé non è il cambiamento, ne è di certo fattore abilitante.
    La legge Stanca sull’accessibilità è del 2004 ma, come rilevato da SiteImprove, nulla da allora è cambiato.

    «In Italia siamo bravi a normare ma è inutile normare quando il mercato lo ha già fatto», Roberto Scano ricorda che esistono già standard internazionali a cui i produttori si attengono. Un sito web se fatto bene, seguendo gli standard internazionali, è fatto per tutti, non serve “renderlo accessibile” ma purtroppo mancano le competenze.
    La PA oggi non deve preoccuparsi di rendere accessibile solo il sito web ma tutti i servizi digitali rivolti al cittadino, a qualsiasi cittadino; un servizio accessibile sarà utile sia a chi ha problemi di mobilità sia a chi è in continuo movimento.

    Il cambiamento va accompagnato con una formazione costante che non dia solo strumenti ma che generi cultura digitale sia dentro la PA sia tra i cittadini. Le norme senza una cultura adeguata portano alla burocratizzazione del processo digitale rendendolo, paradossalmente, analogico, facendolo così percepire ai dipendenti pubblici come un raddoppiamento del lavoro già svolto e rendendolo di fatto inutile.

    Un grande e attento percorso di formazione nella PA è svolto dall’AgID, come spiega Rosamaria Barrese, un impegno importante che però meriterebbe di avere più risorse a disposizione.

    Per ciò che riguarda i cittadini, Mario Staderini illustra i provvedimenti di AgCOM a favore delle persone disabili, provvedimenti che devono essere sempre al passo con i servizi digitali e le soluzioni tecnologiche del mercato. Ricorda però quanto sia essenziale avere un ruolo proattivo nell’alfabetizzazione digitale.

    La digitalizzazione dei servizi è un cambiamento positivo ma potrebbe escludere quella parte di cittadini che non sa come utilizzarli. «Noi non dobbiamo e non vogliamo escludere nessuno», così Flavia Marzano ci parla dei due P.Ro.F., i Punti Roma Facile, attivati a Roma e ora in fase di sperimentazione. I P.Ro.F. sono degli spazi in cui i cittadini possono trovare dei “facilitatori digitali” che li aiutino, gratuitamente, a navigare in rete e ad accedere ai principali servizi on-line.

    In sostanza le parole chiave per un cambiamento che possa essere positivo, concreto e inclusivo sono: formazione, cultura e competenze.

    «Trovata la legge… non trovato l’inganno, ma tutti al lavoro!» Antonio Palmieri, con la schiettezza che lo contraddistingue, conclude così la quinta edizione di Tecnologia Solidale.

    Appuntamento al prossimo anno, tra impegni concreti e speranze per un futuro… accessibile.

    Per chi lo desidera è possibile rivedere la registrazione dell’intero evento.

  • L’Innovazione nell’Era del Digitale: ecco come nasce

    Si parla sempre tanto di Innovazione, perfino a sproposito. In realtà, l’Innovazione è il risultato di un processo mentale e psicologico molto complesso, che mette in primo piano il Pensiero Divergente o Laterale. Innovazione Personale, di Gruppo e di un’intera Organizzazioni sono le tre dimensioni inscindibilmente intrecciate tra loro per poter raggiungere il successo.

    Di Innovazione si parla sempre più spesso, a volte perfino a sproposito.
    Tutto ciò che è Innovazione rimbalza sul Web e si diffonde più rapidamente che mai: si può dire che, nell’Era Digitale, Innovazione è una delle “parole” più amate e ricercate.
    Il processo psicologico dell’Innovazione, tuttavia, è qualcosa di molto complesso ed è continuo oggetto di studi da parte della Psicologia Sociale, che si interfaccia quotidianamente con una tecnologia in continua espansione ed evoluzione.

    Premessa fondamentale per capirne la natura è la sua definizione: 

    per Innovazione si intende l’introduzione di idee, processi o prodotti nuovi e utili che si possono applicare a tre dimensioni. Quella Individuale, quella di Gruppo e quella più ampia di un’intera Organizzazione.

    Queste tre dimensioni, per quanto distinte, sono tuttavia intrinseche tra loro.


    Come in una trama di tessuto.

    E’ un processo interattivo, dunque, quello che dà vita all’Innovazione: la creatività della singola persona s’interfaccia con le dinamiche sociali in modo costante e complesso, intendendo per Complessità l’elaborazione articolata e composita di pensiero e azione.
    Lo spirito creativo del singolo non è sufficiente per produrre Innovazione, ma rimane il punto di partenza per quell’incontro e scontro di idee che determinerà la nascita dell’Innovazione – la produzione, l’adozione e l’implementazione di idee e prodotti nuovi e utili -.

    Perché si parla di scontro?
    Questo è il punto fondamentale.
    Facciamo insieme un piccolo passo indietro.

    Lo psicologo statunitense Guilford fu uno dei primi a sostenere che il pensiero umano si divide in “Pensiero Convergente e Divergente”.
    Il Pensiero Divergente è un processo fluido ed estremamente flessibile, che va controcorrente, elaborando ipotesi dai punti di vista più disparati, uscendo dalla logica deduttiva consueta del Pensiero Convergente.
    La sua caratteristica distintiva è proprio quella di non adattarsi alla coerenza del Pensiero Convergente – che è conforme e logico -, e di spaziare in modo anticonvenzionale selezionando idee spesso contrastanti.
    Proprio per queste caratteristiche il Pensiero Divergente – più spesso chiamato Pensiero Laterale – è la fonte principale della Creatività.
    Sicuramente, tale pensiero è il più efficace strumento intellettivo che abbiamo per eliminare efficacemente i problemi e portare a una evoluzione e a uno sviluppo Innovativo.

    Si tratta, tuttavia, di un “pensiero ribelle”, che generalmente si scontra con opinioni e giudizi altrui proprio per la sua natura anticonformista.
    E questo scontro è fondamentale.
    Un noto studio orientale di Farh, Lee & Farh (2010), Task Conflict and Team Creativity rivela, infatti, quale sia il potere del Conflitto tra i membri di un team.
    I risultati emersi dalla ricerca dimostrano che un determinato grado di conflitto stimola a tal punto il Pensiero Divergente da ridurre il consenso prematuro, incrementare la creatività e, di conseguenza, giungere più facilmente all’Innovazione.

    Ci sono, tuttavia, due condizione ineludibili in questo processo.
    Perché il Conflitto possa davvero incrementare la produzione di idee nuove e utili deve poter essere “controllato”.
    Deve, cioè, raggiungere un livello ottimale di opposizione, senza sfociare in eccessive discordie che diventano sterili.
    La seconda condizione è che deve essere presente solo nelle fasi iniziali del ciclo di vita di un progetto innovativo.

    Una sorta di Brainstorming iniziale tra Pensieri Divergenti per poter “mettere in campo” tutte le sfaccettature possibili, tutte le possibili creazioni mentali, associazioni, congetture, punti di vista, intuizioni e ispirazioni.
    Tutte le risorse che abbiamo.
    E’ esattamente e soltanto nella fase iniziale di un ciclo di Innovazione che lo scontro dei pensieri è la situazione migliore per dare vita al Nuovo.
    Come avviene quando si sfregano due legni creando quell’attrito da cui nasce la scintilla e divampa il fuoco.

    Deve poterci essere un individuo singolo che possieda l’abilità necessaria a incoraggiare il Conflitto tra i membri di un gruppo salvaguardandone, tuttavia, la Costruttività del processo.
    Se non è un individuo singolo, “l’equilibrio dentro allo squilibrio” deve essere trovato in accordo dal Team stesso, gestendo produttivamente disaccordo e divergenza. 

    Nella fase successiva, una volta che ogni idea possibile è stata vagliata e confrontata, il Conflitto progressivamente diventa negativo per il procedere del lavoro.
    Perché se il Conflitto dura una volta che già sono state individuate le linee guida dell’Innovazione, la conseguenza immediata è il calo della motivazione delle persone coinvolte nel gruppo.
    Si è giunti, infatti, al momento in cui gli individui coinvolti devono poter trovare un nuovo accordo, su altre basi rispetto a quelle iniziali, ma in modo che sia possibile ripartire a collaborare positivamente per procedere sulla strada dell’elaborazione del processo di Innovazione.

    Di nuovo amici? Più che amici. Complici.
    Parti integranti di uno stesso processo che, come si è detto, ha la natura di un tessuto intrecciato.
    L’Individuo ha sviscerato ogni sua potenzialità, il Gruppo l’ha saputa gestire tra fase Conflittuale e Genio, l’Organizzazione può finalmente dichiararsi pronta all’Innovazione.

    A questo punto vorrei farvi un esempio eccellente di come funzioni alla perfezione il Pensiero Divergente – o Laterale – nella soluzione di indovinelli apparentemente irrisolvibili. Vi aprirà gli occhi.

    Un usuraio chiede al suo debitore in sposa la figlia come unica condizione per saldare i suoi debiti. Ad un patto: mettere in un sacchetto un sassolino bianco e uno nero e necessariamente estrarne uno soltanto.
    Nel caso venisse estratto il sassolino bianco, i debiti verrebbero annullati senza che la figlia venga ceduta in sposa. Il sassolino nero decreterebbe, invece, le nozze con l’usuraio.
    Il povero padre accetta e l’usuraio di nascosto butta nel sacchetto due sassolini neri. La figlia vede l’inganno, ma non può opporsi all’estrazione per poter saldare i debiti.
    Come se ne esce? Come può la ragazza salvare se stessa e il padre?
    Il Pensiero Convergente – logico e coerente – non riuscirebbe mai a trovare una soluzione dal momento che, di fatto, il sassolino bianco non c’è e l’estrazione è obbligatoria.
    Vagliando, tuttavia, qualsiasi ipotesi non deduttiva e utilizzando tutti i possibili punti di vista e di intuizione, il Pensiero Divergente apre le porte alla risposta vincente.

    Provate a farlo, anche voi. Utilizzate ogni vostra risorsa creativa, mettendo in gioco qualsiasi espediente intellettivo.
    Non ci riuscite?

    Ecco qui: la ragazza estrae uno dei due sassolini, che naturalmente è nero. Accidentalmente lo fa cadere, impedendo all’usuraio di distinguerlo da tutti i sassi della strada. Alle proteste dell’usuraio, la ragazza risponde che basta vedere quale sassolino è rimasto nel sacchetto: è nero, naturalmente, quindi per esclusione quello estratto non poteva che essere il bianco.
    Debiti annullati, matrimonio evitato.

    La soluzione è stata trovata.
    L’Innovazione è avvenuta?
    Non ancora, certo, ma si è evidenziato lucidamente il processo mentale e psicologico che la farà nascere.

  • I Nativi Digitali pensano e apprendono diversamente

    I Nativi Digitali pensano e apprendono diversamente

    Chi nasce e cresce con le tecnologie digitali e con l’utilizzo costante della Rete – ovvero i Nativi Digitali – sviluppa geneticamente un modo di pensare e di apprendere molto diverso da quello delle generazioni precedenti. I dibattiti della Neuroscienza sono aperti e accesi. Ecco le ultime novità.

    In un articolo di Panorama del 4 aprile 2016 si legge che i Nativi Digitali pensano diversamente rispetto alle generazioni precedenti.
    In particolare, sanno più cose, la loro modalità di ragionare è più libera da schemi e preconcetti, ma si dimostrano molto più fragili alle dipendenze.
    In altre parole, chi nasce oggi e cresce con le tecnologie digitali – Internet, computer, tablet, smartphone -, su cui è possibile utilizzare le più diverse applicazioni in tempo reale, sviluppa geneticamente anche un modo di pensare del tutto nuovo.
    Questa teoria, naturalmente, è supportata da evidenze delle Neuroscienze, che mostrano come oggi siano maggiormente sollecitate aree cerebrali diverse rispetto alle generazioni precedenti (Immigrati Digitali).

    E’ dimostrato che i Nativi Digitali, quasi costantemente iperconnessi, non presentano una correlazione tra il numero di ore di esposizione alla Rete e l’aumento del quoziente intellettivo. Non sono più intelligenti?
    Lo sono diversamente.
    Imparano ciò che nel momento presente è utile e, soprattutto, lo imparano molto più in fretta, creando purtroppo in questo modo alcuni vuoti.
    Non si tratta, infatti, più di una crescita intellettiva progressiva, non si sviluppa una cultura basata su esperienze graduali di vita.
    E’ come se ogni esperienza, e quindi ogni cognizione ed emozione correlata, risultasse alla fine a sé stante. Molto più disorganizzata di quello che succedeva nel processo di apprendimento di una volta.

    nativi digitali innovazione social media

    Il pensiero dei Nativi Digitali tende ad abbandonare strutture logico-deduttive e lineari.
    E’ come se il loro pensiero si formasse prendendo altre strade, diversi circuiti neuronali, in cui di certo prevale la modalità emozionale del momento. L’interesse del real time.
    E c’è di più.
    I Nativi mostrano di avere un sapere più vasto, quasi enciclopedico, ma meno approfondito.
    Ciò accade perché quello che si impara lo si vuole condividere subito col gruppo – ovvero sul Web e sui Social Media – perché è lì che in realtà si appaga il desiderio di conoscenza.

    La velocità di apprendimento e di pensiero logico-emotivo pare ridotta a un tempo talmente insufficiente che le informazioni, le emozioni e le esperienze non riescono ad essere strutturate e immagazzinate nella Memoria (ne ho scritto qui: Internet e i Social Network: quanto male fanno alla Memoria?)
    E questo avviene per due sostanziali motivi.
    Il primo è la comodità e l’immediatezza di recuperare informazioni dalla Rete, tale per cui viene a mancare lo sforzo intellettivo di fare ricerca ed esplorare, di analizzare e dedurre. Non a caso, i ragazzi nati dopo il 1990 vengono perfino chiamati “Generazione Google”.
    Vuoi sapere qualcosa? Il primo device che hai a disposizione ti fornirà la risposta.
    Te lo dimentichi? Nessun problema, lo rintracci nuovamente in Rete.
    Il secondo motivo, come si è detto, è il fatto che si perde il desiderio più o meno conscio di formarsi una cultura, che si tratti di un corso di studi piuttosto che dell’abitudine a leggere libri e romanzi.
    Il comportamento che prevale diventa quello della condivisione col gruppo, della pubblicazione del proprio pensiero, dell’esposizione alla Rete e ai Social Media, con la tendenza a mettere in secondo piano il concetto di crescita personale e, soprattutto, di Privacy.

    Non tutti gli studiosi, tuttavia, sono d’accordo e il dibattito si accende soprattutto riguardo alla Plasticità Cerebrale, ovvero la capacità di Modulare l’Intelligenza in base alle diverse situazioni e alla capacità di apertura mentale, dialogo, scambio di informazioni per un miglior adattamento della specie umana.
    Uno dei pionieri in questo campo della Neuroscienza sostiene, infatti, che la stimolazione cerebrale continuativa e potenziata – gli input della Rete – porta ad un vero e proprio ispessimento di precise aree sensoriali del cervello.
    E’ come se le aree della corteccia cerebrale si modifichino in base al numero e alla frequenza delle stimolazioni. Cresce il numero dei neuroni?

    Questi studi sono essenziali per la Fisiologia Umana, dal momento che mettono in discussione completamente uno dei principi fino ad oggi incontrastato, ovvero quello dell’impossibilità di modificare il numero dei neuroni dopo la nascita e, in particolar modo, dopo i primi tre anni di vita.
    La vecchia concezione di un numero fisso di neuroni – cellule che una volta morte non possono più rigenerarsi – viene ribaltata dall’ipotesi della Neuro-Plasticità, ovvero la supposizione che il cervello – sia di bambini che di adulti – possa cambiare, riorganizzandosi continuamente in base agli stimoli ricevuti e aumentando di fatto il numero stesso dei neuroni.

    Si aprono aree di studio di Neuroscienza immense e di particolare delicatezza.
    Quello che è bene sottolineare è che i processi del pensiero e dell’apprendimento, frutto delle stimolazioni sensoriali sul cervello, tornano ad essere al centro degli esami di laboratorio proprio grazie all’evidenza di quanto sia mutato l’intelletto dei Nativi Digitali.

    La domanda che umanamente sorge spontanea, alle persone delle generazioni precedenti, è quali siano i pericoli – se ci sono pericoli – nella modalità di pensare e apprendere dei Nativi Digitali.
    La mia personale opinione è che ci possano essere rischi, ma soprattutto opportunità.
    Ad una sola condizione: che le generazioni precedenti ai Nativi Digitali riescano a dare loro una formazione adeguata cosicché l’utilizzo della tecnologia non risulti un esercizio passivo, ma un attiva forma di apprendimento e di educazione culturale, in cui il soggetto è protagonista attivo e consapevole.
    Si tratta di una vera e propria istruzione all’utilizzo di Internet in tutte le sue forme.

    L’iperconnessione non è malvagia in sé: si dibatte perfino sui suoi vantaggi nello sviluppo della corteccia cerebrale.
    Diventa malvagia se subita, patita come forma sociale dominante.
    Formazione ed educazione – nonostante i Nativi Digitali sembrino sempre più in gamba – è l’unica soluzione vincente per il futuro delle nuove generazioni.

  • Digital Magics, l’incubatore di startup apre la sua sede a Palermo

    Digital Magics, l’incubatore di startup apre la sua sede a Palermo

    Digital Magics, l’incubatore di startup ha da ieri aperto ufficialmente a Palermo la sua prima sede in Sicilia. L’occasione è stata anche quella di far conoscere lo stato delle startup nella regione. Con 84 startup innovative è Catania la provincia leader nella regione davanti a Palermo (71), Messina (33) e Agrigento (18). In coda sono Enna e Ragusa rispettivamente con 3 e 2 startup attive.

    Digital Magics, business incubator quotato sul mercato AIM Italia di Borsa Italiana (DM),  mette a segno un altro tassello importante per quanto riguarda le startup in Italia e da ieri ha aperto ufficialmente, in collaborazione con la società partner Factory Accademia, Digital Magics Palermo, la sua prima sede in Sicilia.

    digital magics startup palermo

    La nuova sede Digital Magics di Palermo è un open space di 500 metri quadri aperto tutto il giorno (dalle 8.00 alle 21.00) dotato di 12 box separati, scrivanie e sale riunioni e un’area relax. Il Giornale di Sicilia ha creduto fin dall’inizio nel progetto con Factory Accademia diventando partner di Digital Magics sul territorio e mettendo a disposizione gli spazi.

    digital magics palermo

    Uno spazio di co-working in partnership con Talent Garden, il più grande network europeo di co-working focalizzato sul settore digitale (partecipato al 30% da Digital Magics), con cui è stato sottoscritto un accordo strategico. Un punto di aggregazione fisico per gli imprenditori digitali e i creativi, collegato in tempo reale con gli altri 13 TAG italiani (3 a Milano, Roma, Bergamo, Brescia, Cosenza, Padova, Genova, Pisa, Pordenone, Sarzana, Torino) e quelli di Barcellona, Tirana e Kaunas (Lituania).

    L’occasione dell’apertura del nuovo spazio innovativo in Sicilia è stata anche quella di far conoscere lo stato delle startup nella regione. E sono 246 le startup siciliane iscritte al registro nazionale, il 4,8% del totale nazionale. Con 84 startup innovative (34% del totale regionale) Catania è la provincia leader nella regione e precede Palermo che ne ha 71 (29%). Più distanziate le provincia di Messina con 33 startup (13%) e Agrigento con 18 (7%) mentre sono poco più di una decina quelle presenti a Caltanissetta e Trapani (12 ciascuno, 5%), e Siracusa (11 – 4%). In coda alla graduatoria sono Enna e Ragusa dove sono attive rispettivamente 3 (1%) e 2 (0,8%) startup. Si tratta prevalentemente di società a responsabilità limitata (srl) e poche società cooperative.

    A Catania e Palermo, dove si concentrano più della metà delle startup siciliane, le aziende innovative si occupano soprattutto di produzione di software e consulenza informatica: se nel palermitano e nel siracusano rappresentano il 30%, nel catanese arrivano al 47%. Sono tante anche a Messina (30,8% del totale) e Siracusa (33,3%). In provincia di Palermo (17,2%) ci sono in percentuale più startup nel settore della ricerca scientifica e sviluppo che a Catania (14,1%). Fra le startup anche diversi studi di architettura e ingegneria, collaudi e analisi tecniche. Ad Agrigento sono quasi un quarto del totale (21,4%), a Palermo il 7,8%.

    La capitalizzazione media delle startup siciliane, secondo i dati di Digital Magics, è di 10 mila euro.  Se a Palermo sono il 76% del totale (54 su 71) a Catania arrivano al 77% (65). Anche a Messina pesano per oltre i due terzi (76% e 25) così come ad Agrigento (78%) e Caltanissetta (83%). Si scende sotto questa soglia solo a Trapani (67%) e Siracusa (72%). Nel catanese solo il 14% (12) delle imprese innovative ha un capitale sociale fino a 50 mila euro mentre sfiorano il 5% (4) quelle con capitale da 50 a 250 mila euro. Sono meno le startup palermitane con capitale da 10 a 50 mila Euro (quasi il 10% del totale), ma sono di più (8%) quelle da 50 a 250 mila euro. L’unica startup siciliana che supera i 5 milioni di euro di capitale sociale è nel ragusano e opera nel comparto energetico.

    In Sicilia la prima startup viene fondata nel 2009, ma il vero boom di iscrizioni nel Registro delle Imprese Innovative si è registrato nel 2014 (84 iscrizioni in Sicilia) con Palermo (33) davanti a Catania (25). Nel 2015 il trend è rallentato stavolta con una maggiore natalità di imprese innovative nel catanese (23) rispetto al capoluogo (19).  L’analisi di Digital Magics sul versante economico-finanziario ha evidenziato come grazie al fondo di garanza per le startup del Ministero dello Sviluppo Economico, fino all’agosto dello scorso anno, sono arrivati in Sicilia quasi 6,5 milioni di euro mentre nel 2014 su 297 operazioni di venture capital appena 5 hanno riguardato l’isola contro i 13 della Campania.
    digital magics startup italia palermo

    Come potete vedere dalla tabella in alto, le regioni con la più alta densità di startup in Italia sono la Lombardia (21,9%), Emilia Romagna (11,2%) e Lazio (9,7%). La Sicilia ha una densità di startup del 4,8%, mentre la Campania è la prima regione del sud da questo punto di vista con una densità di startup del 6%.