Tag: Innovazione

  • Ecco le 4 startup al femminile vincitrici del MIA – Miss in Action

    Ecco le 4 startup al femminile vincitrici del MIA – Miss in Action

    Si è tenuta ieri la premiazione delle startup vincitrici del MIA – Miss in Action, l’acceleratore ideato da Digital Magics insieme al gruppo BNP Paribas per sostenere l’imprenditoria al femminile. Le vincitrici che accederanno al programma di accelerazione di due mesi sono: BESTEST, InTribe, Transactionale e Work Wide Women.

    Si è tenuta ieri la premiazione delle startup vincitrici del MIA – Miss in Action, il primo programma di accelerazione dedicato alle startup e alle PMI innovative italiane al femminile ideato da Digital Magics insieme al gruppo BNP Paribas, con il patrocinio del Comune di Milano. Le 4 startup selezionate sono: BESTEST, InTribe, Transactionale e Work Wide Women e, tra pochi giorni, inizieranno il programma di accelerazione che supporta il talento digitale delle donne, contribuendo a far crescere la compagine femminile nell’ecosistema dell’innovazione italiano. Le 4 startup tecnologiche avranno accesso a 3 mesi di formazione dedicata e sviluppo di prodotti e servizi, 2 mesi per la realizzazione di un prototipo pronto per il lancio sul mercato e all’evento finale per presentare i risultati agli investitori.

    163 team di neo-imprenditrici si sono candidati per partecipare a MIA – Miss In Action. I principali settori dei progetti presentati sono stati: turismo, marketing e comunicazione, cultura ed entertainment, salute, fashion, food, education e infanzia. Le prime 5 Regioni per area di provenienza sono state: Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, Campania e Toscana.

    MIA 2019 Innovation Day

    10 finaliste hanno presentato i loro progetti innovativi ieri sera durante l’Innovation Day di MIA – Miss In Action, all’interno dello spazio creativo e culturale della Fabbrica del Vapore, raccontando con creatività e passione le loro idee, storie e modelli di business di fronte alla giuria di esperti, che ha scelto le vincitrici dell’acceleratore.

    Ed ecco una descrizione della 4 startup selezionate:

    BESTEST (sviluppato dalla startup M2TEST) è il nuovo metodo diagnostico per l’analisi della struttura ossea umana a scopi medico-scientifici. Il test BEST (Bone Elastic Structure Test) è in grado di migliorare l’accuratezza della diagnosi di osteoporosi e di rischio di frattura delle ossa nei pazienti, grazie alla simulazione dell’applicazione di forze su una “biopsia virtuale dell’architettura ossea”, ottenuta da immagini radiografiche.

    InTribe realizza progetti di customer insight data intelligence per produrre analisi evolute su esigenze, stili di vita, abitudini ed evoluzioni dei consumatori. Attraverso attività di gamification (giochi e contest) con tecnologie di Intelligenza Artificiale e machine learning, InTribe rende la partecipazione alle indagini di mercato interattiva e coinvolgente.

    Transactionale (sviluppata dalla startup Flyer Tech) è la piattaforma che offre ai siti e-Commerce un nuovo strumento per: raggiungere nuovi clienti e fidelizzare quelli esistenti, premiandoli e monetizzando grazie alle tecnologie dei Big Data e di machine learning. Il sistema si basa sulla creazione di campagne di co-marketing tra e-Shop affini e non concorrenti, come collegare all’e-mail di conferma d’acquisto un’offerta promozionale di un altro partner.

    Work Wide Women è il progetto di innovazione sociale focalizzato sull’inclusione femminile nel settore ICT. La prima piattaforma di social learning dedicata alla formazione femminile su skill digitali, nuove tecnologie e professionalità del futuro, lavorando insieme alle donne e alle aziende per creare reciproche opportunità di occupazione e accrescimento.

    La giuria del MIA – Miss in Action era composta da Digital Magics, le Società del Gruppo BNP Paribas e 7 donne top manager, imprenditrici, business angel, rappresentanti delle istituzioni:

    • Anna Amati, Vice Presidente META Group e socia IAG
    • Frieda Brioschi, imprenditrice e Professoressa IED
    • Roberta Cocco, Assessore alla Trasformazione Digitale e ai Servizi Civici, Comune di Milano
    • Alessandra Gritti, Amministratore Delegato Tamburi Investment Partners
    • Sandra Mori, Presidente Valore D e Data Privacy Officer Coca-Cola Europe
    • Valentina Parenti, Co-Founder e General Manager Gamma Donna
    • Fausta Pavesio, Business Angel e Investor Board Member Smartup Capital.

     

  • Intelligenza Artificiale, solo il 12% delle aziende ha avviato progetti

    Intelligenza Artificiale, solo il 12% delle aziende ha avviato progetti

    Il mercato dell’Intelligenza Artificiale è agli inizi ma con grandi margini di crescita. Il valore dei progetti di IA vale in Italia 85 milioni di euro, questo il dato che ha rilevato l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano. Nonostante le aziende italiane siano sempre più consapevoli delle grandi opportunità, solo il 12% di esse ha avviato dei progetti.

    SI sente parlare spessi di Intelligenza Artificiale, come grande opportunità da cogliere, e questo è vero. Quello che manca spesso è una panoramica relativa al nostro paese, per comprendere quanto questo fenomeno si stia sviluppando nel nostro paese. Ebbene, a queste domande risponde bene l’Osservatorio Artificial Intelligence che oggi a Milano ha presentato i risultati di una ricerca che offre dati e spunti molto interessanti su come le aziende italiane stanno affrontando il fenomeno dell’Intelligenza Artificiale.

    Intelligenza Artificiale, il mercato in Italia

    Il valore di mercato degli algoritmi sviluppati sviluppati è oggi in Italia di 85 milioni di euro, stiamo parlando quindi di un mercato agli inizi ma con grandi margini di crescita. A questo dato relativo ai progetti va affiancato il mercato degli assistenti vocali intelligenti (capaci di generare nel 2018 un mercato di 60 milioni di euro), quello dei robot autonomi e collaborativi usati in ambito industriale, il cui mercato valeva nel 2017 già oltre 145 milioni di euro. Dai interessanti che ci offrono una prima panoramica sulle dimensioni di mercato. Ma le aziende italiane come stanno implementando i vari progetti di Intelligenza Artificiale?

    intelligenza artificiale mercato italiano

    A questa domanda si può rispondere con il dato che soli il 12% delle aziende italiane ha portato a regime almeno un progetto di intelligenza artificiale, mentre quasi una azienda su due non si è ancora mossa ma sta per farlo (l’8% è in fase di implementazione, il 31% ha in corso dei progetti pilota, il 21% ha stanziato del budget).

    Tra chi ha già realizzato un progetto, ben il 68% è soddisfatto dei risultati e le più diffuse sono quelle di Virtual Assistant/Chatbot. Le imprese italiane però hanno una visione ancora confusa delle opportunità dell’Artificial Intelligence: la maggioranza, il 58%, la associa a una tecnologia capace di replicare completamente la mente umana (un concetto che ha poco a che fare con i risvolti pratici della disciplina), il 35% a tecniche come il Machine Learning, il 31% ai soli assistenti virtuali, mentre solo il 14% ha compreso che l’AI mira a replicare specifiche capacità tipiche dell’essere umano (la visione prevalente nella comunità scientifica).

    intelligenza artificiale aziende italiane

    Intelligenza Artificiale e mercato del lavoro

    La ricerca dell’Osservatorio ci offre anche quella che è la visione dell’Intelligenza Artificiale delle aziende italiane in relazione al lavoro.

    Ora, da un lato il 33% delle aziende intervistate dichiara di aver dovuto assumere nuove figure professionali qualificate per realizzare soluzioni di AI; dall’altro il 27% ha dovuto ricollocare personale dopo l’introduzione di una soluzione di AI. L’indagine puntuale sul bilancio occupazionale in Italia rivela come l’Artificial Intelligence sia da considerarsi più come un’opportunità che una minaccia: 3,6 milioni di posti di lavoro equivalenti potranno essere sostituiti nei prossimi 15 anni dalle macchine, ma nello stesso periodo a causa della riduzione dell’offerta di lavoro (principalmente per questioni demografiche, ipotizzando continuità̀ sui saldi migratori) e l’incremento di domanda si stima un deficit di circa 4,7 milioni di posti di lavoro nel Paese, da cui emerge un disavanzo positivo di circa 1,1 milioni di posti.

    In questo scenario, diffuso a livello globale, di progressiva riduzione della forza lavoro, l’Intelligenza Artificiale appare non solo come una opportunità, ma come una necessità per mantenere gli attuali livelli di benessere economico e sociale, riducendo i costi assistenziali necessari a mantenere gli standard di vita, creando nuovi lavori a maggiore valore, per avvicinarsi all’1,5% di tasso medio annuo di crescita della produttività̀ che sarebbe necessario, nei prossimi 15 anni, per mantenere invariato l’attuale equilibrio socioeconomico del sistema assistenziale-previdenziale del nostro Paese.

  • Officina MPS, il laboratorio evoluto per le startup innovative

    Officina MPS, il laboratorio evoluto per le startup innovative

    Dopo il grande successo dello scorso anno, Officina MPS, progetto che Banca Monte dei Paschi di Siena ha sviluppato in collaborazione con Accenture, ha avviato nelle scorse settimane la seconda edizione dedicato alle startup innovative per realizzare soluzioni evolute in grado di soddisfare i bisogni bancari di famiglie ed imprese. Il prossimo 15 gennaio si chiude il periodo di presentazione delle domande, quindi se non lo avete ancora fatto, è il caso di affrettarvi.

    Dopo il grande successo dello scorso anno, Officina MPS, progetto che Banca Monte dei Paschi di Siena ha sviluppato in collaborazione con Accenture, ha avviato nelle scorse settimane la seconda edizione per realizzare soluzioni evolute in grado di soddisfare i bisogni bancari di famiglie ed imprese. Il progetto si pone come obiettivo quello di valorizzare i giovani e le imprese tecnologiche e innovative, e ci faceva piacere segnalare questa interessante iniziativa. La fase della presentazione delle domande per candidarsi sta per terminare, la data ultima entro il quale è possibile candidare la propria startup è il 15 gennaio. Quindi, se non lo avete ancora fatto, è il caso di affrettarvi. Nella nuova edizione è previsto anche un premio speciale dedicato alla sostenibilità.

    Come presentare le domande per Officina MPS 2019

    La seconda edizione di “Officina Mps” si articola attraverso un processo di selezione che prevede la presentazione da parte dei candidati di progetti con soluzioni implementabili direttamente nell’ambito del business della Banca. Le domande potranno essere inserite sul sito internet officina.mps.it entro, come già ricordato, il prossimo 15 gennaio 2019.

    I partecipanti potranno concorrere in due differenti categorie, PMI/Small Business e clienti privati, cercando di immaginare e realizzare nuovi canali, strumenti, metodi per offrire servizi sempre più all’avanguardia e vicini alle persone. La collaborazione tra Banca Monte dei Paschi di Siena e Accenture ha già creato risultati concreti: sono già una decina le startup della prima edizione che oggi lavorano con un contratto con Mps e che hanno fornito idee immediatamente attivabili nelle attività della Banca.

    Le startup e le PMI innovative individuate lavoreranno fianco a fianco con i team della Banca per individuare le migliori modalità di realizzazione delle loro soluzioni in Mps, con un coinvolgimento e una collaborazione sempre più forti.

    officina mps 2019

    Vi segnaliamo questa iniziativa perchè, avendo avuto l’occasione di seguirla lo scorso anno, si tratta davvero di un’occasione di crescita per tutte le parti coinvolte: per le startup che potranno testare e verificare l’applicabilità dei loro progetti in un contesto reale, e per i professionisti Mps che accresceranno le loro competenze contaminandosi direttamente con chi fa innovazione, dando ulteriore impulso al percorso di cambiamento già avviato dalla Banca. Proprio in questa ottica le risorse interne coinvolte nel progetto saranno molte di più rispetto alla precedente edizione.

    Le fasi successive di Officina MPS 2019

    Dopo la fase di presentazione delle candidature la Banca procederà ad una prima selezione da cui emergeranno 7 start up per ciascuna categoria (14 in totale). I soggetti selezionati  lavoreranno singolarmente di concerto con il management Mps per identificare un’applicazione concreta dell’innovazione al contesto della Banca in ottica di “Co-progettazione” da realizzare in tempi rapidi. Le 14 proposte verranno presentate in primavera durante il Selection day che identificherà 4 finaliste che si sfideranno per aggiudicarsi il premio finale di 25.000 euro, oltre a poter lavorare da subito con la Banca.

    Grande attenzione alla sostenibilità da parte di Officina MPS. Questa seconda edizione, infatti, promuove l’innovazione e la cultura dell’innovazione in sintonia con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dettati dalle Nazioni Unite (SDG #9). L’attenzione della Banca verso questi temi si riconferma anche nella nuova edizione attraverso un percorso di sensibilizzazione delle start up partecipanti ad una cultura dell’innovazione sostenibile, con l’introduzione di un premio speciale dedicato.

  • M9, il museo multimediale e innovativo per viaggiare nel ‘900 italiano

    M9, il museo multimediale e innovativo per viaggiare nel ‘900 italiano

    Inaugurato ufficialmente M9, il museo multimediale del ‘900, un esempio di tecnologia, innovazione, architettura sostenibile che permette a tutti di fare un viaggio nella nostra storia. La struttura sorge a Venezia Mestre in un ambito di riqualificazione urbana e prevede 8 sezioni tematiche per 2.610 metri quadri di esposizione permanente e 1.400 metri quadri di esposizioni temporanee.

    La storia siamo noi” cantava De Gregori in una sua celeberrima canzone, “La Storia”, e oggi questa semplice frase aggiunge un significato ancora maggiore a quello che siamo. E, soprattutto, in un’epoca in cui tutto sembra orientato ad una velocità quasi insostenibile, trovare il tempo di pensare alla nostra storia diventa quasi necessario, ma altrettanto difficile. Nel senso che raccontare la storia oggi deve necessariamente essere parte della realtà in cui viviamo, in modo tale da essere conosciuta e compresa anche dalle nuove generazioni che quella storia non l’hanno vissuta e, spesso, tendono ad ignorarla. E’ questa l’impressione, bella,  che rimane dopo aver visitato, durante l’inaugurazione ufficiale, M9, il museo interamente multimediale del ‘900 che sorge a Venezia Mestre, un luogo dove la storia si fonde con l’innovazione e la tecnologia di oggi, dando vita ad un vero spazio sostenibile, innovativo, dinamico.

    M9 museo 900 multimediale mestre

    La sensazione che lascia è quella di aver visto e conosciuto pezzi di storia, dettagli, sfumature, elementi che forse non avremmo avuto l’occasione di vedere se non ci fosse stato questo Museo, dedicato ad un secolo non certo facile per il nostro paese. Ma la modalità multimediale e interattiva, solo con video, immagini, schermi touch screen, video in 4K, rende tutto il nostro secolo a portata di mano. Il Museo ti avvolge e ti guida alla conoscenza di come noi italiani eravamo, di come ci siamo evoluti sotto tutti i punti di vista, dei fatti storici che hanno segnato la nostra storia. Può capitare, infatti, di vivere, all’interno dell’arena, un’area fatta di schermi che riproduce video storici, l’esperienza di assistere ad uno dei comizi di Togliatti, interpretato da un attore, che sembra quasi che sia lì. La stessa impressione la si ha nel discorso alla Camera di Aldo Moro dopo le elezioni del 20 giugno del 1976, quelle storiche in cui votarono gli elettori dai 18 anni in su per la prima volta.

    Il Museo si sviluppa due piani di nostra permanente, il primo e il secondo, 2.610 metro quadri in 8 sezioni:

    1. Come eravamo, come siamo. Demografia e strutture sociali.
    2. The Italian way of life. Consumi, costumi e stili di vita.
    3. La corsa al progresso. Scienza, tecnologia, innovazione.
    4. Soldi soldi soldi. Economia, lavoro, produzione e benessere.
    5. Guardiamoci intorno. Paesaggi e insediamenti urbani.
    6. Res publica. Lo Stato, le istituzioni, la politica.
    7. Fare gli italiani. Educazione, formazione e informazione.
    8. Per farci riconoscere. Che cosa ci fa sentire italiani.

    In occasione della nostra visita abbiamo avuto modo di conoscere e intervistare Michelangela Di Giacomo, ricercatrice che ha preso parte a team curatoriale del Museo, che ci ha raccontato come è nata l’idea del Museo. Pensate che per visitarlo tutto ci vorrebbe una settimana!

    Il tutto attraverso una narrazione assolutamente multimediale. Tutti i materiali digitali, ossia, 6 mila foto, 820 video per circa 10 ore d filmati montati, 500 record di materiale iconografico, tra manifesti, periodici, quotidiani e materiale grigio, 400 file audio, provengono da 150 archivi; le installazioni multimediali e interattive sono 60, in contenuti sono curati da 47 tra storici, sociologi, architetti, scrittori. Tra questi figurano nomi come Giuliano Amato, Walter Barberis, Aldo Cazzullo, Tiziano Treu, ne comitato scientifico, e anche Giuseppe De Rita, Irene Bignardi, Ernesto Galli della Loggia. Figura anche il nome di Luca De Biase, molto conosciuto parlando di tecnologia e innovazione che ha curato la sezione “La corsa al progresso“.

    M9 è un progetto della Fondazione di Venezia, realizzato dallo Sauerbruch Hutton, noto per la sostenibilità dei criteri progettuali, che ha proposto per M9 soluzioni strutturali e impiantistiche all’avanguardia per ridurre il fabbisogno energetico. Il Museo presenta questi edifici caratterizzati da colori che richiamano i colori del luogo in cui serge la struttura. Sono state impiegate ben 20 mila elementi di ceramica policroma che rivestono le facciate delle strutture e 13 sono i colori che si introducono perfettamente nel cotesto turbano.

    M9 museo 900 multimediale mestre franzrusso.it 2018 M9 museo 900 multimediale mestre franzrusso.it 2018 M9 museo 900 multimediale mestre franzrusso.it 2018 M9 museo 900 multimediale mestre franzrusso.it 2018 M9 museo 900 multimediale mestre franzrusso.it 2018

    Ma il Museo è al tempo stesso anche un esempio di smart city, è la prima isola digitale di Mestre che presenta caratteristiche proprio di una città che produce e riutilizza energia. Infatti sono 86 mila i Kwh di energia solare annua media prodotta da 276 pannelli fotovoltaici. All’interno della struttura sono poi presenti 63 sonde del campo geotermico, a 110 metri di profondità, che garantiscono il 100% del riscaldamento e il 40% del rinfrescamento; 2.260 metri quadri di sistema di attivazione di massa. Sono disponibili anche 10 e-bike.

    M9 non è solo un Museo, termine che alla fine sta pure stretto, ma diventa un esempio di come la storia possa essere vitale guardando al futuro. Un’esperienza che va assolutamente fatta.

  • Il dato come strumento per una migliore conoscenza del territorio

    Il dato come strumento per una migliore conoscenza del territorio

    La conoscenza del dato può essere utile alle aziende e ai manager per prendere decisioni sempre più mirate, come spesso abbiamo ricordato qui sul nostro blog. Allo stesso tempo, anche le amministrazioni pubbliche possono utilizzare i dati per offrire e sviluppare nuovi servizi ai cittadini. Su questo tema abbiamo intervistato in occasione dell’ultimo Analytics Experience 2018 organizzato da SAS, Filippo De Vita, Head of Vodafone Analytics – Vodafone Italy.

    La conoscenza del dato può essere utile alle aziende e ai manager per prendere decisioni sempre più mirate, come spesso abbiamo ricordato qui sul nostro blog.

    Allo stesso tempo, anche le amministrazioni pubbliche possono utilizzare i dati per offrire e sviluppare nuovi servizi ai cittadini. Un aspetto dei big data di cui forse si parla meno, ma che offre delle opportunità enormi per una migliore conoscenza del territorio.

    Per saperne di più, abbiamo intervistato in occasione dell’ultimo Analytics Experience, l’evento global di SAS che si è tenuto di recente a Milano, uno dei più importanti esperti del settore: Filippo De Vita, Head of Vodafone Analytics – Vodafone Italy.

    big data conoscenza dato territorio

    Più si è veloci, più le persone si spostano e rilasciano dati grazie all’utilizzo dei loro dispositivi mobili, una considerazione emersa anche nella presentazione del lancio della nuova “Giga Network 4.5G” che anticipa il 5G. Spesso, però, manca una consapevolezza del fenomeno. Qual è la tua opinione in merito?

    Innanzitutto, voglio sottolineare che questi dati vengono rilasciati dalla rete, non sono dati rilasciati dalle persone. Sembra una sfumatura, ma in realtà è la parte più importante. Attraverso Vodafone Analytics, infatti, andiamo a considerare il dato relativo agli spostamenti quando è attivo il GPS sul dispositivo, lavorando quindi sulle tecnologie Big Data che riescono a distillare, su un’enorme quantità dei dati, le informazioni che non sono dichiarate.
    Un “dato dichiarato” è, ad esempio, il prodotto che compra l’utente online, mentre noi riusciamo anche a dire quanti tifosi si muovono dentro allo stadio.

    Tante Telco credono che non ci sia valore in questo. La nostra scommessa, e sono pochissimi gli esempi al mondo come il nostro, è stata quella di capire che in realtà c’è un valore enorme dietro ad attività di social analytics.  Grazie alla nostra attività e alla nostra rete capillare, la Città di Milano è in grado di analizzare l’impatto delle proprie politiche, che siano sociali, eventi, manifestazioni, eventi di mobilità, riuscendo ad ottimizzare queste occasioni.
    Anche il cittadino che si collega alla rete Vodafone ha dei vantaggi: attraverso l’Artificial Intelligence collegata alla rete dei trasporti riusciamo ad esempio a fornire consigli utili ai pendolari. Con queste operazioni riusciamo a portare la cultura, in maniera concreta e data-driven, anche all’interno delle amministrazioni pubbliche. Di esempi in questo senso ne abbiamo tanti, tra gli ultimi attività avviate con il Comune di Padova o Fondazione Dolomiti.

    Quando è stato il momento in cui Vodafone si è accorta dell’importanza degli analytics e, soprattutto, come avete trasmesso alle aziende questo concetto?

    Non è stato facile ma ti posso dire che è stato molto bello e per me motivo di orgoglio poter contribuire all’interno di una grande azienda come Vodafone. Vodafone è un esempio di azienda che si sta digitalizzando, non solo a livello di prodotto, ma anche a livello di processi organizzativi. La lezione che noi abbiamo imparato sul digitale è quella orientata all’idea di prodotto che arriva sul mercato alimentata da un flusso continuo di feedback che ci permette di affinare il tutto. Il prodotto vincente oggi, e noi lo vediamo da quello che stiamo facendo, è quello che ha poche features. È cambiato anche il modo in cui si fa l’esperienza con il prodotto, più diretta, interattiva, dinamica. Una grande azienda deve organizzarsi per crescere a 360°, in tutti i processi.

    Quali sono i settori su cui avete puntato maggiormente?

    Anche in questo caso abbiamo agito in maniera diversa dal passato, è il mercato che ci guida. Abbiamo lanciato tanti teaser e abbiamo osservato che, sul fronte Vodafone Analytics, alcune industries  sono più pronte ad utilizzare questi strumenti, in quanto possiedono una facoltà di decision making più matura.
    Sicuramente, tra i settori più pronti, ci sono quello dei trasporti, della mobility, pubblico o privato che sia; il mondo del Retail; della GDO, piuttosto che il mondo dei grandi eventi; e anche il mondo del Turismo. Ad esempio un approccio del tipo di Vodafone Analytics può aiutare le amministrazioni pubbliche a conoscere meglio il fenomeno del “turista giornaliero” che, per sua natura, non lascia molte tracce. In questo contesto, anche solo conoscere la quantità del fenomeno può essere un elemento di aiuto. Immaginiamo ad esempio Firenze, una delle città che ha aderito per prima a questo nostro progetto e che conta ben 8 milioni di turisti all’anno; per Firenze anche solo sapere che ci sono 3,5 milioni di turisti, quelli giornalieri, che non pagano la tassa di soggiorno, fa la differenza.

    Abbiamo inoltre sfatato una delle tante leggende metropolitane delle città storiche, quella che dice che “il centro storico si sta svuotando e ci stanno solo i turisti”. In realtà, le cose non stanno così, i dati raccontano una storia diversa. La cosa più importante è poi riuscire a quantificare l’effetto che questi dati provocano all’interno dei processi decisionali delle singole amministrazioni. Una volta messa in atto un’azione di Vodafone Analytics, inoltre, già il giorno dopo siamo in grado di quantificare il dato rendendolo visibile sotto variabili tipiche dell’amministrazione. Di conseguenza, si mette in moto un processo decisionale basato su dati reali.

    Un altro esempio concreto è quello fatto a Bologna in occasione dei “T-Days”, misurando quante persone sono transitate nei luoghi interessati. Facendo riferimento a strumenti di Artificial Intelligence siamo riusciti a stabilire, sulla base anche di dati storici e di altri elementi, i giorni di maggiore affluenza. Questi dati permettono di migliorare i servizi e svilupparne di nuovi.

    Quali sono gli scenari futuri secondo Vodafone, da questo punto di vista?

    Quello che stiamo facendo oggi è dare informazioni a mondi molto diversi tra loro, come abbiamo visto. In realtà, la grande potenzialità di queste informazioni non sarà Vodafone a capirla, ma saranno invece cittadini o aziende a cui noi diamo a disposizione le API (Application Programming Interface) in maniera tale da creare un indotto di business intelligence che prenda la conoscenza che noi produciamo. Parliamo chiaramente sempre di dati non personali, che creeranno nuova conoscenza per ambiti sempre più verticali. È questo l’ecosistema digitale all’interno del quale operare. Tante industries, tante amministrazioni affineranno ancora di più le loro decisioni su dati reali. Quello che stiamo facendo noi, come Vodafone, è proprio quello di contribuire allo sviluppo di questo scenario.

    [divider style=”normal” top=”20″ bottom=”20″]

    [Immagine di copertina, thanks Maxiphoto/Getty Images]

  • Analytics Experience 2018, l’Innovazione che apre al Cambiamento

    Analytics Experience 2018, l’Innovazione che apre al Cambiamento

    Analytics Experience 2018 si conferma ancora una volta essere uno degli eventi più importanti al mondo sugli analytics e sull’Innovazione. Dal palco del MiCo di Milano è emerso che l’Intelligenza Artificiale farà sempre più parte delle nostre vite, ma che l’Innovazione deve essere interprete del cambiamento e più consapevole.

    Analytics Experience si conferma essere, nel panorama globale, l’evento più importante per quel che riguarda gli analytics che in questa edizione hanno fatto ancora più rima con Innovazione. Dalla tre giorni al Mico di Milano, affollato da addetti ai lavori, da esperti provenienti da ogni parte del mondo, emerge chiaramente che gli analytics sono parte integrante di questo cambiamento in atto, anzi, sono in grado di dare, proprio per la loro natura, indicazioni molto importanti per far sì che questa cambiamento sia più proficuo.

    Tra i tanti temi emersi, val la pena di chiarire, ancora una volta, come ha fatto Oliver Schabenberger, Executive VP, Chief Operating Officer e Chief Technology Officer SAS, che l’Intelligenza Artificiale farà sempre più parte delle nostre vite, in tutti i sensi.

    Di certo porterà un cambiamento più repentino, andrà a riguardare tutti i tipi di lavori, ma sicuramente aprirà nuove opportunità. Questo è il punto chiave. Le nuove opportunità si colgono solo se si è effettivamente preparati a farlo.

    Gli analytics da questo punto di vista costituiscono una grande mano. E poi, senza l’uomo non ci può essere una Intelligenza Artificiale che sia davvero efficace.

    La due giorni di plenarie è stata molto di ispirazione per comprendere la strada da intraprendere quando si parla di Innovazione. Giles Hutchins, pioneering pratictioner ed executive coach, ci ha messo in chiaro che siamo di fronte ad un cambiamento “multi-dimensional” e che le aziende devono affrontarlo organizzandosi in maniera differente rispetto al passato. Un cambiamento che fissa dei chiari tipping point, punti di non ritorno, con cui bisognerà fare i conti: le aziende devono cambiare le loro organizzazioni. L’autore di “The Nature of Business” infatti si rifà a quello che Einstein diceva già, ossia: “Guardate nel profondo della Natura e allora capirete tutto“. Hutchins ci mostra come sono organizzate le aziende oggi e come dovrebbero essere organizzate, ispirandosi proprio alla natura. Quindi più interconnesse.

    Seguendo questo filone, il professor Roberto Verganti, docente di Leadership and Innovation alla School of Management del Politecnico di Milano, autore di “Overcrowded: Designing Meaningful Products in a World Awash with Ideas” ci invita a non restare accecati dall’Innovazione. Spesso siamo accecati da questa luce che ci impedisce di riconoscere quale sia vera Innovazione, quale sia, cioè, quella davvero utile. Il pensiero di Verganti è che spesso le aziende di concentrano sulla Soluzione invece di concentrarsi sulla Direzione, che è poi la strada più complicata da intraprendere.

    Un consiglio per fare meglio è sempre quello, richiamandosi alla grande impresa realizzata da Steve Jobs e dal suo socio di allora, Steve Wozniak, quando diedero vita alla Apple, che disse questa frase: “People will never love a product that you do not love“. Verganti ci invita ad essere più critici verso l’Innovazione, per riconoscere quella davvero utile.

    Ad Analytics Experience 2018 ha preso parte anche Anders Indset, uno dei più importanti business philosophers a livello mondiale, che ha portato il suo punto di vista sull’innovazione, più consapevole e attento alle risorse del pianeta. Ogni innovazione da un lato ha portato benefici, dall’altro ha provocato gravi conseguenze per il nostro pianeta. E’ arrivato il momento allora di fare Innovazione in modo più consapevole, ma anche di una conoscenza più consapevole. Perchè gli artefici di questo cambiamento siamo sempre noi.

    Temi  spunti su cui bisognerebbe riflettere molto.

  • Alperia Startup Contest, la sfida di idee per le energie rinnovabili e green economy

    Alperia Startup Contest, la sfida di idee per le energie rinnovabili e green economy

    Alperia, provider di primo piano nel campo della green economy, lancia Alperia Startup Contest, una gara di idee per fare innovazione nel campo delle energie rinnovabili e della green economy. Le candidature sono aperte fino al 5 novembre. E al prossimo Innovation Camp verrà lanciata Alperia Startup Factory, che si rivolge a startup, Pmi innovative, progetti di ricerca universitari e giovani talenti.

    Una delle cose che ci piace fare qui sul nostro blog è quella di segnalare iniziative che ci sembrano importanti per portare avanti quella Innovazione di cui tanto si parla e di cui c’è tanto bisogno, in maniera concreta. Ecco perché vogliamo segnalare a tutti questa interessante iniziativa di Alperia, provider di primo piano nel campo della green economy, che lancia il suo programma di sviluppo con l’obiettivo di rivoluzionare insieme il settore energetico, in Italia e nel mondo. L’azienda del Trentino lancia Alperia Startup Contest, una sfida fatta di idee per fare vera innovazione in questi settori che assumeranno sempre più importanza nelle nostre vite.

    Al prossimo Innovation Camp di Bolzano, che si terrà il prossimo 10 e 11 dicembre, verrà lanciata Alperia Startup Factory, che si rivolge a startup, Pmi innovative, progetti di ricerca universitari e giovani talenti con soluzioni vincenti pronte ad affrontare la fase di prototipazione e i successivi test sul mercato.

    alperia startup contest factory

    Il termine per presentare la propria candidatura è il 5 novembre 2018 e potrete farlo attraverso il form che trovate sul sito dedicato.

    I progetti considerati più interessanti saranno chiamati poi a sostenere un’intervista online, con pitch di presentazione davanti a una commissione composta da un team di esperti di settore e top manager Alperia che approfondirà sviluppi della tecnologia, modello di business e possibilità di impiego sul mercato. I candidati che avranno superato questa ulteriore selezione verranno, quindi, invitati alla due giorni di workshop e meeting dell’Innovation Camp di Bolzano da cui usciranno, dopo un percorso di accelerazione e sviluppo del prototipo, i team che firmeranno la cooperazione progettuale con il più importante fornitore di servizi energetici in Alto Adige.

    Alperia Startup Factory si rivolge non solo a soluzioni e servizi pensati per il settore dell’energia ma anche alle idee in grado di modernizzare con successo uno dei seguenti campi di applicazione:

    • Smart Mobility: con soluzioni di business innovative che spaziano dalle auto elettriche alle colonnine energetiche e ai nuovi sistemi di ricarica.
    • Smart Home&Building Automation: progetti per la termovalorizzazione e la gestione automatizzata, anche da remoto, di edifici pubblici e privati.
    • Public Lighting: soluzioni innovative e tecnologicamente avanzate per la gestione dell’illuminazione negli spazi pubblici con costi ridotti e un maggiore risparmio energetico.
    • Hydropower: sistemi di analisi e monitoraggio predittivo applicati in campo idroelettrico, per evitare possibili perdite e dispersioni di energia.
    • Call-center Optimization: chatbot e piattaforme AI pensate per ottimizzare l’interazione tra clienti e operatori migliorando così la customer experience finale.

    I progetti che entreranno a far parte della Alperia Startup Factory verranno sostenuti con un budget che coprirà le spese previste per prototipazione e test di mercato ma potranno anche aver accesso all’importante network di conoscenze, risorse e know-how del gruppo. Ogni fase del percorso di accelerazione verrà seguita con una specifica azione di mentoring e sarà sottoposta a periodici incontri di confronto sui principali aspetti e possibili criticità di ciascun progetto.

    Il programma di sviluppo è rivolto a tutti quei soggetti, attivi nel mondo dell’innovazione e indipendentemente dalla loro natura giuridica, che faranno pervenire la propria candidatura sul sito internet di Alperia, ricordiamolo ancora una volta, entro il termine ultimo del 5 novembre 2018.

  • Analytics Experience 2018: è il momento di fare Innovazione con gli Analytics

    Analytics Experience 2018: è il momento di fare Innovazione con gli Analytics

    Analytics Experience 2018, la più importante conferenza internazionale dedicata agli analytics, si terrà a Milano da 22 al 24 ottobre 2018 e sarà l’occasione, insieme a professionisti, esperti e thought leader, per conoscere le ultime tecnologie che guidano l’innovazione, condividere conoscenza e best practice in tema analytics.

    Analytics Experience 2018 è l’evento organizzato da SAS che si terrà a Milano dal 22 al 24 ottobre 2018 e sarà l’occasione, insieme a professionisti, esperti e thought leader, per conoscere le ultime tecnologie che guidano l’innovazione, condividere conoscenza e best practice in tema analytics.

    Come abbiamo imparato a conoscere in questi anni, proprio grazie all’innovazione e alle esperienza concrete di SAS, che abbiamo raccontato anche qui sul nostro blog, i dati oggi ci permettono di dare forma al mondo che ci circonda, di apprendere informazioni che prima non era possibile avere. Nessuna azienda può restare ferma a guardare mentre il cambiamento avanza velocemente, grazie ai progressi tecnologici nel campo degli Analytics, dell’Artificial Intelligence (AI) e dell’Internet of Things (IoT).

    Analytics Experience 2018 sarò quindi l’occasione per assistere e confrontarsi con 1400 esperti, thought leader e professionisti su come utilizzare analytics, machine learning, IoT e Artificial Intelligence, con l’obiettivo di  costruire relazioni più forti con i clienti, combattere le frodi e migliorare il proprio business.

    Analytics Experience 2018

    Nella tre giorni dell’evento, tra gli altri, saranno presenti:

    • Anders Indset, uno dei più importanti business philosophers a livello mondiale, che mostrerà una nuova prospettiva di “Art of thinking”.
    • Giles Hutchins, pioneering pratictioner ed executive coach in prima linea di questa rivoluzione, che parlerà di “Enlivening the Future-Fit Organization Today”.
    • Roberto Verganti, Professore di Leadership and Innovation alla School of Management del Politecnico di Milano.
    • Oliver Schabenberger, Executive Vice President, Chief Operating Officer e Chief Technology Officer SAS.
    • Randy Guard, Executive Vice President e Chief Marketing Officer SAS.
    • Mary Beth Moore, AI and Language Analytics Strategist SAS.

    62 sono le sessioni parallele, occasioni preziose per aoorofondire diversi ambiti come: Customer Intelligence, Decision Management, Risk Analytics, Fraud&Security e molti altri. I partecipanti saranno accompagnati da speaker internazionali alla scoperta di best practice e case study in tema advanced analytics, artificial intelligence e innovazione.

    Ci sarà anche l’Innovation Hub con 12 super demo, sarà poi possibile partecipare a numerose attività interattive, testare le ultime tecnologie nell’ambito degli analytics e confrontarsi con esperti e professionisti di rilievo. Il netoworking è ovviamente asicurato.

    Sarà possibile seguire l’evento in streaming e sui social media usando l’hashtag #AnalyticsX.

  • Ecco DigiWomen 2018, le 15 donne più influenti nel Digitale in Italia

    Ecco DigiWomen 2018, le 15 donne più influenti nel Digitale in Italia

    Come ogni anno Digitalic, rivista mensile su digitale e innovazione, pubblica la lista delle 15 donne che si sono meglio distinte per capacità di influenza nel Digitale, DigiWomen 2018. Non si tratta quindi di un elenco o di un premio, la lista viene redatta sulla base delle segnalazioni dei lettori della rivista.

    Come ogni anno, Digitalic, rivista mensile su digitale e innovazione tra le più lette in Italia, fondata e diretta da Francesco Marino, pubblica la lista delle “15 donne più influenti e che si sono particolarmente distinte nell’ambito dell’innovazione, della comunicazione, dei social“, DigiWomen 2018. Sono donne che attraverso il proprio lavoro sono state in grado di ispirare altre donne, diventando esempio di “capacità, determinazione, umanità e volontà”. Ci teniamo in particolar modo a segnalare questa lista perchè crediamo sia fondamentale per estendere a far arrivare a tanti la cultura del digitale, di cui in Italia c’è veramente bisogno. Ed grandi esempi come questi sono di grande aiuto e stimolo.

    Altro elemento che teniamo a sottolineare è che questa lista di Digitalic non è un elenco, non è un premio. La lista si pone solo l’obiettivo di segnalare quelle donne, e le loro storie, capace di dar in grande contributo al digitale italiano. Come vedrete sono storie diverse unite da un comune denominatore, ossia quello di fornire un esempio su come riuscire a realizzarsi dal punto di vista personale e professionale.

    donne influenti digitale DigiWomen 2018 Digitalic

    Ed ecco la lista:

    ALESSANDRA ANTONETTI – Fondatrice di Aria Wearables

    ROSSANA BOLIS – Director Field Marketing CA Technologies per l’Europa del Sud

    SAMANTHA CRISTOFORETTI – Astronauta

    MARTINA FRANCESCA FERRACANE – Cofondatrice di Oral3D

    CAROLA FREDIANI – Giornalista, esperta di Cybersecurity

    MILENA GABANELLI – Giornalista Corriere della Sera

    CECILIA LASCHI – Professore di Bioingegneria, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa

    ESTER LIQUORI – Fondatrice e Ceo di You are my Guide (Yamgu)

    ELISA D’OSPINA – Modella, presentatrice TV, blogger

    SIMONA PANSERI – Direttore Comunicazione e Public Affairs per il sud Europa di Google

    FEDERICA PICCININI – Imprenditrice digitale, fondatrice di Sweet as a Candy e Glitterroom.it

    PAOLA PISANO – Docente di Gestione dell’Innovazione all’Università degli Studi di Torino Assessore all’innovazione comune di Torino

    TIZIANA SCANU – Responsabile PR Apple Italia

    SARAH VARETTO – Direttore Sky TG24

    CLIO ZAMMATTEO – Imprenditrice digitale, cofondatrice di CliomakeUp.

    Sul sito di Digitali oltre alla lista trovate un approfondimento su ognuna di questa donne davvero da esempio, vi invitiamo a consultare la pagina dedicata per conoscerle meglio.

  • La sfida delle aziende passa dall’Innovazione Sostenibile

    La sfida delle aziende passa dall’Innovazione Sostenibile

    Le aziende per essere competitive devono investire in Innovazione e Ricerca sostenibile, è questa la grande sfida che si pone di fronte ad esse. E Unipol è, in Italia, una di quelle aziende che prima di altre ha cominciato a farlo, per creare valore condiviso.

    Le aziende oggi devono investire in Innovazione e Ricerca sostenibile per essere competitive e per essere più credibili. I modelli che vedevano al centro lo sviluppo economico senza curarsi dell’aspetto sociale, ambientale è un modello che non funziona più. Oggi serve costruire modelli aziendali che rispettino valori sociali, economici e ambientali, che siano capaci di costruire una maggiore consapevolezza, condivisa.

    Unipol, azienda bolognese con oltre mezzo secolo di storia, è una delle aziende italiane che sta investendo in questa direzione, creando non solo consapevolezza, ma un vero valore condiviso. Il faro da seguire per raggiungere un livello di sviluppo economico efficace è l’”Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile” istituita dalle Nazioni Unite nel 2015. Obiettivo è quello di raggiungere, entro il 2030, un modello di sviluppo sostenibile che soddisfi i 17 obiettivi, quelli che sei definiscono SDGs (Sustainable Development Goals).

    L’azienda bolognese ha presentato il bilancio di sostenibilità 2017 all’interno del Festival dello Sviluppo Sostenibile, manifestazione che si è sviluppata con tanti appuntamenti in tutta Italia organizzata dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS). All’interno della meravigliosa cornice del Museo della Musica della città felsinea, il 29 maggio Unipol ha presentato il suo Bilancio Integrato 2017 in seno all’evento “Prospettive. Investire nel futuro per una crescita sostenibile”.

    innovazione sostenibile

    L’incontro è stata l’occasione per un confronto che istituzioni, rappresentati dal sindaco di Bologna, Virginio Merola, e dal presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini; con pensatori come Jay Mitra, con le imprese.

    Il concetto che ha tenuto sottolineare Marisa Parmigiani, Responsabile Sostenibilità del Gruppo Unipol, è quello che di fronte all’esigenza di innovare aziende, modelli, bisogna aver chiaro di non creare altri bisogni indotti, ma è necessario soddisfare i bisogni reali.

    La Parmigiani parla anche dei 12 rischi emergenti, quelli che stanno affacciandosi sempre di più in seguito ai cambiamenti climatici recenti. Anche questa è una sfida che si supera, ha tenuto a precisare la Parmigiani, solo attraverso un processo di innovazione che sia collaborativo, che coinvolga tutti gli attori chiamati a prendere decisioni. Innovare e Collaborazione sono parole chiavi che appartengono ormai al DNA di Unipol.

    E c’era molta attesa per la lectio di Jay Mitra su “Innovare per i nuovi bisogni”. Mitra è “Professor of Business Enterprise and Innovation” presso l’Università di Essex (Regno Unito) e ha esordito con “Make Innovation great again”, chiaro riferimento allo slogan di Donald Trump. Il pensiero di Mitra gira intorno al fatto che, in un contesto sociale in continuo cambiamento, il valore umano assume un significato sempre più importante: La società in cui viviamo oggi, ha continuato Jay Mitra nel suo intervento, è sempre più connessa attraverso miliardi di dispositivi. Ecco, da qui l’importanza dei Big Data, dei dati che condividiamo perchè “anche noi ne siamo proprietari”. Il pensiero di Mitra è che l’Innovazione ha un forte impatto sulla società e sul welfare, è da qui che passa a crescita di una società. Il nostro paese, da questo punto di vista, ha ancora molto da fare, come ci ha mostrato proprio il professor Mitra.

    Ma se oggi Innovazione significa collaborazione, molto importante è risultato il messaggio di Pierluigi Stefanini, presidente di Unipol, che ha voluto porre l’accendo sulla condivisione e sulla sensibilizzazione dei valori dello sviluppo sostenibile con chi in azienda ricopre ruoli manageriali, come i CEO. Un aspetto importante questo perchè solo dalla condivisione dei valori, a tutti i livelli, si possono raggiungere risultati.

    Unipol si conferma quindi azienda italiana che fa dello sviluppo sostenibile un vero e proprio valore condiviso, aperto a tutti.

    [Articolo sponsorizzato]