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  • LinkedIn, ecco la modalità scura per desktop e mobile

    LinkedIn, ecco la modalità scura per desktop e mobile

    Anche LinkedIn inizia a rilasciare per tutti i 774 milioni di utenti la possibilità di scegliere anche la modalità scura, sia per desktop che per mobile.

    Anche Linkedin, dopo Facebook, Twitter, Instagram, WhatsApp, Pinterest e altre, inizia a rilasciare la modalità scura, sia per desktop che per mobile. Il rilascio della modalità è iniziato ieri a livello globale per tutti i 774 milioni di utenti e avverrà in modo graduale.

    Da qualche anno le app, web e soprattutto mobile, stano approcciando alla modalità scura per garantire un’alternativa alla modalità classica, ma anche per garantire una migliore visualizzazione in scarse condizioni di luce. A dire il vero, e sarebbe questa la vera motivazione, la modalità scura viene adottata sempre di più per impedire l’esposizione alla luce blu.

    Come abbiamo imparato in questi anni, la luce blu è stata adottata per migliorare la visualizzazione dei display alla luce diurna, solo che la continua esposizione alla luce blu, visto che sono tante le ore che trascorriamo connessi ai nostri dispositivi, in scarse condizioni di luce provoca porta ad una carenza di melatonina (l’ormone che ha la funzione di regolare il ciclo sonno-veglia) portando, di conseguenza. a dormire sempre di meno.

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    Un recente studio, pubblicato negli Usa, ha rilevato come negli ultimi 35 anni la percentuale di persone che dorme meno di 6 ora a notte sia cresciuta del 31% e il 45% della popolazione mondiale ha problemi ad addormentarsi. Nel 1910 la media era di 9 ore di sonno per persona. Certo, le cause possono essere diverse ma, senza dubbio, l’uso continuo dei dispositivi anche prima di addormentarsi, e la conseguente esposizione alla luce blu, ha influito negativamente sulla qualità del sonno.

    Ecco, quindi, che anche LinkedIn abilità la modalità scura per: una migliore Accessibilità, la modalità scura contribuisce ad affaticare meno i nostri occhi; per una migliore Inclusività, LinkedIn fa sapere di aver adeguato le grafiche alla modalità scura per renderle meglio visibili, migliorando anche la visibilità dei testi, per permettere a tutti di continuare ad utilizzare l’app anche nella versione scura.

    Come attivare la modalità scura su LinkedIn

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    Attivare la modalità scura su LinkedIn è molto semplice:

    • dal vostro profilo, andare su Impostazioni
    • da “Preferenze Account” attivare la “Modalità Scura”

    Da qui è possibile scegliere tra le “Impostazioni del dispositivo“, nel caso in cui vogliate usare la modalità “notte” che tanti dispositivi permettono già di usare, la “Modalità Scura” o la “Modalità Chiara“.

    Se ancora non visualizzate questa possibilità, non vi preoccupate, entro qualche giorno sarà visibile e potrete effettuare la vostra scelta.

    Che ne pensate? Usate già la modalità scura su qualche app? Se sì, quale?

  • Anche LinkedIn dice addio alle sue stories da fine settembre

    Anche LinkedIn dice addio alle sue stories da fine settembre

    Le stories non sono per tutti e anche LinkedIn adesso lo sa. Da fine settembre la piattaforma dirà addio alle LinkedIn Stories puntando invece, in maniera più decisa, sui video.

    Le stories non sono per tutti, questa è una regola che abbiamo imparato bene in questi anni, e vale tanto per gli utenti quanto per le piattaforme social media. E così, dopo Twitter che poco meno di un mese fa aveva mandato in soffitta i Fleets, la sua offerta in termini di contenuti effimeri, anche LinkedIn sembra confermare questa regola. Infatti, dalla fine di settembre, la piattaforma di social media business di proprietà di Microsoft dirà addio alle sue stories.

    Alla fine di un percorso durato un anno e mezzo, compreso il lancio ufficiale di un anno fa, LinkedIn si arrende nella rincorsa a riproporre il contenuto breve a tutti i costi e prende coscienza del fatto che agli utenti quella forma lì non piaceva.

    E la spiegazione, precisa, arriva proprio da Liz Li, Direttore di Prodotto di LinkedIn, quando nel suo post pubblicato sulla piattaforma spiega che, durante questo periodo gli utenti non hanno apprezzato lo sforzo della piattaforma di provare a creare qualcosa di diverso. “Gli utenti vogliono creare video più lunghi e duraturi che raccontino in modo più personale la propria storia professionale, mettendo in mostra le proprie competenze“, ha spiegato Li.

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    In pratica, LinkedIn si è accorta che la base utenti che usa la piattaforma agisce in modo diverso che su altri social media. Gli utenti LinkedIn vogliono condividere video che restino sul proprio profilo ben visibili, in modo da presentarsi meglio, e che quel video sia sempre raggiungibile dagli utenti. La modalità effimera, in questo contesto, non ha avuto presa.

    L’esperienza con le LinkedIn Stories verrà chiusa alla fine di questo mese e, come spiegato dalla Li, inizierà una nuova fase in cui il Video sarà centrale, al fine di realizzare “una esperienza ancora più ricca e più conversazionale“.

    Quindi, questa strategia risponde alla richiesta degli utenti di poter continuare a creare e condividere video che restino visibili oltre le 24 ore e di poter avere più strumenti per creare una esperienza più coinvolgente.

    Al momento non ci sono altri dettagli rispetto a questo punto che resta una buona intenzione e siamo sicuri che sarà sviluppato con più convinzione. Ma resta il punto che questo di LinkedIn non è un fallimento. Tutti hanno provato a sperimentare le stories all’interno delle piattaforme e, quasi, tutti gli esperimenti sono finiti male. In ogni caso, sono esperimenti che aiutano a comprendere meglio la propria audience e le esigenze degli utenti. E se questo fosse un modo per attrarre nuovi utenti, allora sappiamo che era profondamente sbagliato.

    Anche Twitter, come dicevamo all’inizio, si è arresa alle stories, rendendosi conto che gli utenti non le usavano, non riuscendo a comprenderne a fondo l’utilizzo.

    Eppure, val la pena sempre di sperimentare e aprirsi a nuove strade, per crearsi sempre nuove opportunità o per comprendere meglio quelle che già si percorrono, arricchendole. Questa è stata l’esperienza con le Stories di LinkedIn.

    E intanto, siamo in attesa di conoscere l’evoluzione del test sulle audio rooms della piattaforma e siamo sicuri che l’esito sarà ben diverso di quello visto con le stories.

    E voi che ne pensate? Le avete usate, erano utili per la vostra audience e per il vostro scopo?

  • Anche LinkedIn e Spotify pronti a sfidare Clubhouse sulle chat audio

    Anche LinkedIn e Spotify pronti a sfidare Clubhouse sulle chat audio

    Anche LinkedIn e Spotify si apprestano a sfidare Clubhouse sulle chat audio. Due nuove occasioni per gli utenti di creare contenuto audio coinvolgente.

    Da quando Clubhouse è approdato nel mondo dei social media, mettendo la voce al centro della propria piattaforma, diversamente da quanto fatto dalle altre piattaforme in precedenza, non passa giorno che l’elenco dei potenziali competitor si aggiorni. Stavolta è il turno di LinkedIn, l’ultima grande piattaforma social media ad approdare alla forma di contenuto vocale, e di Spotify che, con l’acquisizione di Betty Labs, si appresta ad ospitare anche le conversazioni dal vivo, dopo aver molto investito sui podcast.

    Allora, andiamo con ordine e cerchiamo di capire come le due piattaforme si stanno attrezzando ad entrare nel grande mondo delle chat audio. Prima però è necessario ribadire che ci troviamo di fronte ad un fenomeno, per certi versi, inarrestabile e inevitabile. Certo, siamo ancora qui a raccontare dell’ennesimo esempio di “copia-incolla”, ma non poteva essere che così. I social media costituiscono l’unica, vera e grande, rivoluzione all’interno della comunicazione digitale ed è, appunto, inevitabile che questo fenomeno “copy-pasta” (da copy and paste) continui. D’altronde, tutti copiano la Coca-Cola, ma solo la Coca-cola è unica. Arriveremo, ad un certo punto, che sapremo riconoscere l’unicità come un valore per il fatto che una piattaforma riesce ad interpretare quella novità meglio di chiunque altra. Ed è quello che è successo per le Instagram Stories, meglio riuscite che su Snapchat e che tutti, più o meno, oggi associamo all’idea “contenuto effimero”.

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    Bene, detto questo, passiamo a conoscere le idee di LinkedIn e Spotify rispetto alle chat audio.

    Anche LinkedIn avrà le sue chat audio

    Come anticipato da Alessandro Paluzzi, il nostro revers engineering a cui nulla sfugge, anche LinkedIn sta sviluppando la sua versione di chat audio. Nell’ottica di offrire sempre nuove modalità di creazione del contenuto, LinkedIn ha poi confermato quello che Paluzzi aveva scoperto dall’app LinkedIn su Android. L’idea della piattaforma di proprietà di Microsoft è quella di offrire la possibilità di creare contenuti audio dall’identità professionale degli utenti. Si tratta quindi di un passo avanti ulteriore, rispetto alle altre piattaforme che si stanno cimentando sulla forma di contenuto vocale, come Twitter con Twitter Spaces (che dovrebbe essere presto disponibile per tutti gli utenti) o Facebook, di cui ancor non si conosce nulla.

    LinkedIn quindi, dopo i video e i video live, la newsletter, le stories, si lancia anche nelle chat audio e conferma di stare lavorando ad un format audio a TechCrunch, offrendo anche un’immagine di come sarà la chat audio sulla piattaforma. Come si vede dall’immagine, a differenza delle altre versioni, qui si differenziano visivamente gli speaker dagli ascoltatori, mettendoli ben in evidenza insieme all’host.

    Cosa offre di più LinkedIn? Di certo la possibilità di estendere la modalità di contenuto in chiave di networking, il vero core della piattaforma. E il contenuto audio può essere poi impiegato anche negli eventi. Come confermato dalla stessa società, il 2020 per LinkedIn è stato l’anno in cui gli utenti hanno usato di più la piattaforma per connettersi con gli altri (+30%), totalizzando 4,8 miliardi di connessioni, considerando che il 60% degli utenti si è spostato verso lo smart working, rispetto all’8% pre pandemia.

    Spotify pronta a lanciarsi negli audio live

    E anche Spotify, piattaforma audio musicale per eccellenza, dopo aver investito molto sui podcast, decide di lanciarsi nella sfida a Clubhouse puntando sugli audio live, andando a completare l’offerta di contenuto che viene messa a disposizione degli utenti. E questo perché la società guidata da Daniel Ek, CEO e co-founder, ha deciso di acquisire Betty Labs, la società che sviluppa Locker Room, l’app audio dal vivo dedicata allo sport. L’app è stata finora disponibile solo all’interno dell’Apple Store per iOS, probabile pensare, a questo punto, che l’app verrà sviluppata anche per Android aprendosi anche ad altri generi (con un altro nome), in modo da permettere agli utenti di creare contenuti audio anche su altri generi, oltre allo sport.

    Sebbene le due app rimarranno separate nella fase iniziale, non è escluso che poi, anche sulla base di come gli utenti useranno l’app per conversare dal vivo, le due possano fondersi un qualche modo. Di certo, lo sviluppo di Spotify verso i contenuti audio dal vivo è molto interessante.

    Come abbiamo visto, da qui in avanti la possibilità di usufruire e creare, soprattutto, contenuti audio sarà alla portata di tutti. Sarà poi l’utente, in base all’argomento, al pubblico a cui vuole parlare, a decidere dove realizzare la sua chat audio.

    A differenza di Clubhouse e di Twitter, LinkedIn e Spotify non hanno specificato se verrà sviluppata una modalità tale da permettere ai creator la possibilità di guadagnare creando degli eventi. Ma siamo certi che anche questa possibilità verrà replicata.

    E voi che ne pensate?

  • Hashtag e Social Media, ecco come usarlo su Twitter e sulle altre piattaforme

    Hashtag e Social Media, ecco come usarlo su Twitter e sulle altre piattaforme

    L’hashtag su Twitter è ormai un modo per personalizzare la propria comunicazione e renderla più efficace. Diventa importante usarlo nella propria strategia di contenuti, di visibilità del brand e di personal branding. E sulle altre piattaforme? Vediamolo insieme.

    Ieri abbiamo celebrato l’Hashtag Day che su Twitter è ormai presente da 13 anni, da quando Chris Messina lo usò per la prima volta in un suo tweet (quando ancora erano da 140 caratteri) scrivendo #barcamp. Anche se poi il primo utente ad usare questa forma, ossia parola contrassegnata da cancelletto, è stato Nate Ritter, qualche mese dopo , sempre nel 2007.

    Certo, lo scriviamo subito e lo ribadiamo ancora una volta, l’hashtag non è nato su Twitter, era già usato dalla fine degli anni ’80 per dare vita a delle stanze di discussione su IRC, la piattaforma antesignana delle moderne chat.

    Ma possiamo ben dire che Twitter è la piattaforma che meglio di altre ha saputo sfruttare la possibilità che permette il “cancelletto”, ossia quella di catalogare attorno ad una determinata parola tutte le discussioni. Non è molto diverso da quello che era l’uso su IRC, se ci pensate, solo che su Twitter su quella determinata parola possono discutere tutti gli utenti.

    hashtag social media franzrusso.it 2020

    L’hashtag ha finito per essere in questi anni l’elemento distintivo di Twitter perché, proprio per la sua brevità, il cancelletto è riuscito a dare la possibilità di ampliare alcuni temi e alcuni concetti. Ma non solo. Già, perché c’è una caratteristica ben più importante che proprio su Twitter è diventata basilare.

    E cioè che grazie all’hashtag è possibile personalizzare la comunicazione. Se è vero che l’hashtag ha cambiato il modo di comunicare, è anche vero che l’hashtag permette di aggiungere qualcosa in più. Permette alle aziende, ai professionisti, agli utenti di realizzare un termine distintivo, una parola che può essere usata per farsi “riconoscere”. Banalmente potremmo definirla una sorta di etichetta, ma è molto di più.

    Pensate poi alle campagne adv, agli eventi (quando si potevano fare in presenza, ma anche online), sempre caratterizzati da un hashtag. Questo per meglio indicare quella specifica conversazione agli utenti, per seguirla e conoscere meglio l’argomento di cui si parla in quel momento. “In quel momento“, ecco una caratteristica che Twitter ha in più rispetto alle altre piattaforme, il racconto in tempo reale di un evento grazie ad uno specifico hashtag. Perché Twitter, meglio di altre, è la piattaforma per raccontare ciò che avviene in tempo reale e permette agli utenti di sapere cosa sta avvenendo proprio grazie al cancelletto.

    Su questa “strategia” chi scrive ci lavora ormai da anni insieme ad un team di professionisti di altissimo livello, proprio per mettere meglio in risalto gli eventi delle aziende, valorizzarli e renderli più proficui, riuscendo a fornire loro dati e informazioni su cui lavorare in seguito.

    Hashtag Day, Twitter celebra i 13 anni del cancelletto

    Quello che vorremmo fare, a questo punto, dopo questa introduzione doverosa, era una breve panoramica sulle piattaforme che oggi permettono l’utilizzo degli hashtag e cercare di ottimizzarli al meglio.

    Intanto, meglio fissare alcune regole di base per confezionare il proprio hashtag.

    • La parola che viene dopo il cancelletto deve essere senza punteggiatura, in generale, trovate qualche forma poco utile utilizzando il tasto “underscore” (_), es. #social_media.
    • Meglio usare sostantivi e non ripetere nel contenuto la parola che viene determinata dal cancelletto.
    • Andate alla ricerca del vostro hashtag che meglio spiega cosa fate e di cosa vi occupate. Ad esempio #socialmedia è molto usate con milioni di conversazioni, per emergere dovete costruire attorno ad esso tutta la vostra strategia di contenuti. Se usato spesso, se usato nelle vostre conversazioni, allora pian piano riuscirete ad imporvi e ad essere visibili.
    • Se avete bisogno di qualche suggerimento, potete dare un’occhiata su Hashtagify o su RiteTag che vi offre una panoramica degli hashtag correlati. Ma potete verificare voi stessi sulla piattaforma di riferimento, quella su cui andrete ad operare. Ad esempio su Twitter provate a generare il vostro hashtag e verificare se già in uso, e da quando tempo, o se “libero”, in quel caso fatelo subito vostro cominciando ad usarlo e a farvi riconoscere.
    • Un buon hashtag, usato a dovere, diventa un prezioso strumento di analisi delle conversazioni.

    Gli Hashtag su Twitter

    Come detto, su Twitter l’hashtag compare 13 anni fa. Diventato simbolo dell piattaforma, permette agli utenti, alle aziende, ai professionisti di “personalizzare” la propria comunicazione.

    Intanto, meglio non abusarne, come spesso accade. Ricordate sempre che infarcire tweet di hashtag, specie se non correlati con il tema trattato nella conversazione e nel tweet, viene letto dalla piattaforma come spam. Di conseguenza, otterrete il risultato opposto. Meglio usarne fino ad un massimo di 5 (meglio sarebbe stare su 2/3). Un tweet con hashtag ottiene il 90% in più di interazioni, se infarcito di hashtag l’engagement sarebbe pari a zero.

    Da non sottovalutare gli hashtag del giorno (#24agosto ad esempio) e quelli geografici (#Bologna), aiutano a connotare meglio la conversazione essendo molto usati.

    Se usato bene l’hashtag, per raccontare un evento o suggellare meglio un momento, può arrivare in poco tempo in trending topic, il che non significa dare a questo momento una caratteristica meramente “vanity” (in parte lo è), significa portare a conoscenza a più persone possibili, coinvolgendole, il proprio argomento.

    Gli Hashtag su Instagram

    Se c’è una piattaforma che, dopo Twitter, riesce a valorizzare meglio gli hashtag, questa è proprio Instagram. Anche su questa piattaforma gli utenti, le aziende, gli influencer, i professionisti hanno bisogno di creare una conversazione quanto più mirata rispetto al loro ambito proprio usando il cancelletto. E Instagram premia tutto questo.

    Intanto diciamo che è una delle poche piattaforme che permette un uso “generoso” degli hashtag all’interno dei post, se ne possono usare fino ad un massimo di 30. Significa che se ne usate di più e spesso, Instagram annullerà la visibilità al post e quindi verrete sottoposti ad una sorta di “shadow ban”. Siccome 30 sono una massa enorme, forse sarebbe meglio fissare un numero più basso e usare hashtag quanto più vicini al tema del contenuto e a quello che vi occupate.

    Per le aziende, quindi per tutti i profili business, Instagram mette a disposizione tutta una serie di strumenti per migliorare l’uso degli hashtag, ma potete sempre cercare all’interno della piattaforma in “Cerca”, quello che fa al caso vostro e quelli più popolari.

    Qui qualche utile suggerimento https://business.instagram.com/blog/how-to-get-discovered-on-instagram

    Inoltre, dal 2017 Instagram offre agli utenti la possibilità di seguire gli hashtag, modalità molto utile. E non dimenticate che gli hashtag sono molto utili anche nelle Stories, se ne possono usare fino ad un massimo di 10, anche qui meglio usarne di meno e più efficaci, per dare ancora più visibilità ai propri contenuti effimeri.

    Gli Hashtag su TikTok

    TikTok, piattaforma del momento, per tanti motivi, ultimo dei quali per il fatto che presto potrebbe essere bannata dagli Usa, a meno che qualcuno non riesca a comprare le sue attività sul territorio americano. E la lista dei possibili compratori, dopo Microsoft, si allunga.

    Ovviamente, anche su TikTok gli hashta sono molto utili per tanti usi. Per scoprire argomenti, per le challenge e lanciarne di nuove. Anche qui, come su Instagram, è possibile scoprire quelli più rilevanti e anche qui usare l’hashtag serve a farsi riconoscere, a rendersi visibile.

    Considerando la brevità dei caratteri a disposizione, e considerando che non vi è un limite specifico per l’uso di hashtag, è sempre meglio non abusarne. In teoria, se ne potrebbe usare una trentina, ma meglio stare su numeri inferiori.

    Gli Hashtag su LinkedIn

    Dopo Twitter e Instagram, le due piattaforme che meglio permettono di attuare una sorte di “hashtag strategy“, anche LinkedIn da qualche anno sta cominciando a spingere sul cancelletto. La piattaforma di social media business, di proprietà di Microsoft, permette di usare parole chiavi anticipate dal cancelletto per meglio spiegare il proprio contenuto. Attenzione, “spiegare” non è usato a caso, perché la piattaforma su questo è abbastanza rigida. L’hashtag deve essere correlato strettamente al contenuto e se ne possono usare fino ad un massimo di 3 (c’è chi dice fino a 5, ma meno è meglio e se ne usate di più il post verrà contrassegnato come spam), che vadano a definire meglio ciò che è trattato nel post.

    Anche qui gli hashtag geografici, o locali, assumono significato, usateli per identificare meglio l’evento della vostra azienda, ad esempio.

    Come visto su Instagram, anche LinkedIn permette agli utenti di seguire gli hashtag, li potete cercare allo stesso modo di quando cercate un utente o una specifica professione.

    Gli Hashtag su Facebook

    Già a leggere il titolo di questo paragrafo, immagino molti di voi molto perplessi, ma aspettate prima di andare via e abbandonare questo post, è utile sapere qualcosa anche su Facebook.

    Come sapete, gli hashtag si possono usare anche su Facebook ma, tra tutte le piattaforme, questa è quella che peggio valorizza il cancelletto. Nel senso che esiste una struttura per poterli valorizzare, solo che l’algoritmo non li premia a dovere. Anche se proprio di recente, scrivendo una parola anticipata da cancelletto, Facebook comincia a suggerirne qualcuno.

    Ma nonostante questo sforzo, il risultato non cambia.

    Allora possiamo solo dire che su Facebook non serve a niente infarcire il post si hashtag sperando in un miracolo, meglio usarne 1, al massimo 2, che sia strettamente legato all’argomento. Va bene usare anche gli hashtag geografici, anzi questi performano meglio di altri. Su tutto il resto, meglio aspettare ancora qualche anno.

    Gli Hashtag su Pinterest

    Come sapete certamente, gli hashtag si possono usare anche su Pinterest, anche se, non avendo possibilità di monitorare in modo analitico questa piattaforma, in realtà non si ha ben chiara quale sua la loro efficacia.

    Sicuramente gli hashtag tornano utili per la descrizione di un pin, ma attenzione anche qui perchèé un uso eccessivo delle parole con cancelletto viene segnalato dall’algoritmo come spam, e quindi niente visibilità.

    Gli Hashtag su YouTube

    Prima di lasciarvi, non potevamo non menzionare la piattaforma video più usata al mondo, il secondo sito più visitato dopo Google. Ecco, su YouTube gli hashtag servono a descrivere meglio il contenuto e si possono usare anche nei titoli. Se è vero che gli hashtag possono aiutare alla visibilità dei video postati, è anche vero che abusarne, come abbiamo visto anche su tutte le altre piattaforme, è invece dannoso.

    Secondo YouTube “se un video ha più di 15 hashtag, tutti gli hashtag di quel video saranno ignorati“, ecco, fissate bene questa regola. E fate attenzione anche a questa regole, se gli hashtag non sono allineati al tema del video, o se sono fuorvianti, questo non solo penalizzerà la visibilità del video, ma porterà anche alla rimozione dello stesso. Quindi fate molta attenzione ad usare gli hashtag nei vostro video.

    Ecco, questo è la nostra breve panoramica su come usare gli hashtag, nel 2020, sulle piattaforme social media per meglio sfruttarli nella propria strategia di contenuti, nella propria strategia di brand awareness e di personal branding.

    Se avete suggerimenti o altre indicazioni, siamo qua. E intanto fateci sapere cosa ne pensate.

  • Dirette video Linkedin Live: potenzialità e case study

    Dirette video Linkedin Live: potenzialità e case study

    Anche se ancora in fase di beta-testing, su LinkedIn prendono sempre più piede i Live, i video in diretta. Come dimostrano alcune grandi aziende internazionali che lo stanno utilizzando, questo strumento business ha grandi potenzialità nel social media marketing e può essere impiegato in modi diversi.

    Su LinkedIn l’introduzione dei video nativi ha visto la luce solo nel 2017, quindi molto più tardi rispetto ad altre piattaforme social quali Facebook e Twitter, e ha contribuito non poco all’aumento di traffico. Il servizio di live streaming LinkedIn Live è stato invece inaugurato nel 2019 ed è tutt’ora in fase di beta-testing, tanto negli Stati Uniti quanto in Italia. In attesa che questo utile strumento di social media marketing venga ufficialmente reso accessibile per tutti gli account business di LinkedIn, andiamo a scoprire in cosa consiste e come alcune note aziende e brand lo stiano impiegando in maniera efficace e originale.

    Cosa è LinkedIn Live

    Per poter usufruire di LinkedIn Live è necessario fare domanda compilando un modulo presente sul sito ufficiale. Le richieste in Italia sono moltissime e il numero degli account selezionati davvero limitato, per cui è necessario dimostrare di avere un profilo molto attivo, costante nelle pubblicazioni e nelle interazioni e con un seguito di almeno 10mila follower. Qualora la propria richiesta venisse accettata è necessario ricorrere a uno strumento esterno di live-streaming che vada integrato sulla pagina LinkedIn per realizzare le dirette video. È bene sapere che le piattaforme broadcaster disponibili sono davvero tante (tra queste Socialive e Switcher Studio) e che l’eventuale costo di questi strumenti è a carico degli utenti; fortunatamente la maggior parte sta mettendo a disposizione prove gratuite.

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    Caratteristiche e potenzialità del live streaming di LinkedIn

    Come per ogni strumento social di diretta streaming gli utilizzi possono essere i più disparati, ma prima di analizzare questo aspetto andiamo a esaminarne le caratteristiche tecniche nonché le linee guida. Tra i suggerimenti di LinkedIn c’è quello di mandare live un video precedentemente registrato, di non mettere in evidenza i loghi di eventuali sponsor e di non superare la durata di 10-15 minuti. Inoltre la diretta dovrebbe contenere un contenuto professionale e interessante per il target ma che non sia esplicitamente promozionale. Un aspetto fondamentale che LinkedIn invita a curare è quello dell’engagement della community, che andrebbe stimolato e incoraggiato sia durante che dopo la diretta. Come qualsiasi altro simile contenuto social, anche quello di LinkedIn Live va curato in tutti i suoi aspetti, schedulato, pubblicizzato e successivamente analizzato, nonché inserito all’interno di una strategia digital e di un piano editoriale. L’azienda può ricorrere allo strumento delle dirette per dare vita a una grandissima varietà di eventi, sia pubblici che privati; può ad esempio creare una sessione di domande e risposte con il pubblico sfruttando lo strumento della chat, organizzare un talk o un dibattito, intervistare un esperto del settore, mostrare un dietro le quinte o un prodotto, far fare un tour virtuale dell’ufficio o dell’azienda, celebrare un traguardo o una ricorrenza importante, presentare o svelare qualcosa in anteprima o puntare a suggerimenti e best practice.

    Case Study: analisi di alcuni eventi streaming aziendali di successo

    Da quando la fase di beta-testing è iniziata, LinkedIn Live ha consentito a numerose realtà aziendali sparse nel mondo di dar vita a eventi originali e innovativi.
    La piattaforma di video-sharing Vimeo ha usato LinkedIn Live per dare il via a un salotto virtuale, ovvero un format chiamato “Working Lunch”. Questa serie va in onda settimanalmente e in ogni puntata della diretta vengono invitati esperti di tecnologia, business o comunicazione, fornendo quindi al pubblico contenuti attuali, educativi e interattivi.

    Cisco, leader mondiale del settore IT, in un video in streaming della durata di 13 minuti, ha presentato e intervistato tre membri dello staff. Nel corso del talk accompagnato dall’hashtag #LoveWhereYouWork, questi hanno raccontato la loro gratificante ed entusiasmante esperienza lavorativa presso l’azienda, condividendo con il pubblico storie, aneddoti e consigli.

    Infine la nota piattaforma di Social Media Management Hootsuite è ricorsa a LinkedIn Live per un evento in linea con le finalità del social network dedicato al mondo del lavoro più famoso del mondo. Nel corso di una diretta streaming dall’esplicito titolo “We are hiring!” (“Stiamo assumendo!”) lo staff commerciale account executive ha infatti illustrato al pubblico le opportunità di lavoro dell’azienda, includendo nella presentazione storie che riguardano gli aspetti del lavoro e che mettono in evidenza le caratteristiche e i valori aziendali.

    Queste tre case study sono la dimostrazione del grande potenziale di LinkedIn Live, uno strumento che ha tutte le carte in regola per diventare una futura risorsa preziosa per il digital marketing. Non resta che vedere cosa succederà durante e dopo questa fase di beta-testing e soprattutto quanto e come le aziende italiane coglieranno questa opportunità per creare un filo diretto e professionale con la loro community online.

  • Ecco LinkedIn Live, il servizio live streaming di LinkedIn

    Ecco LinkedIn Live, il servizio live streaming di LinkedIn

    LinkedIn non poteva certo restare senza un servizio di live streaming, ed ecco che arriva LinkedIn Live, un servizio di live streaming per ora solo attivo, in versione beta, negli Usa e su invito. Una modalità che potrà tornare utile per utenti e aziende per realizzare lanci di prodotto oppure per condividere conferenze, eventi.

    Anche LinkedIn avrà il suo servizio di live streaming, si chiamerà LinkedIn Live e in realtà è già attivo, in versione beta, in questi giorni solo negli Usa e su invito. A distanza di diciotto mesi dal lancio dei video sulla piattaforma, ecco che Microsoft decide di spingere la piattaforma di social media business sempre più oltre e sempre più al passo delle altre piattaforme, mettendo a disposizione la tecnologia di cui già dispone il colosso di Redmond.

    LinkedIn Live potrà essere quindi sfruttato da utenti e aziende per condividere eventi e conferenze in modalità live, per realizzare degli incontri in live video con il proprio pubblico di riferimento in diretta e ancora, perchè no, anche per fare dei lanci di prodotto. Microsoft, che ha acquisito LinkedIn nel 2016, metterà a disposizione i suoi Azure Media Services, servizi multimediali di Azure che ottimizza proprio il servizio di live streaming permettendo a chiunque si colleghi di fruire dei video in diretta ad alta definizione. Ma LinkedIn sta collaborando anche con con servizi di broadcasting come Wirecast, Switcher Studio, Wowza Media Systems, Socialive e Brandlive per offrire agli utenti una esperienza ottimale.

    “Il video è il formato in più rapida crescita sulla nostra piattaforma in questo momento“, ha detto Pete Davies, il direttore del product management di LinkedIn, in una intervista a TechCrunch. “Il live streaming è stata la funzionalità più richiesta dai nostri utenti“.

    linkedin live

    Al momento però non è ancora chiaro se e quando LinkedIn intenderà rendere disponibile questo nuovo servizio di di live streaming a tutti gli oltre 600 milioni di utenti. In ogni caso, l’azienda comincerà a prendere in considerazioni le iscrizioni al attraverso un form di contatto su LinkedIn.

    Quello che sostiene Pete Davies è supportato anche dal fatto che, secondo alcuni dati raccolti internamente dall’azienda, gli utenti LinkedIn hanno una probabilità 20 volte più alta di pubblicare un video sulla piattaforma, rispetto al qualsiasi altra forma di contenuto. Agli utenti LinkedIn piace quindi condividere video e, molto probabilmente, apprezzeranno molto anche i live video.

    In questo modo, anche dopo il recente test effettuato su una forma di contenuto effimero, che si ispira molto alle Stories, LinkedIn va sempre più nella direzione di diventare una vera piattaforma social media, con una forte connotazione business, quella originale. Senza ombra di dubbio, l’acquisizione da parte di Microsoft ha aiutato la piattaforma a evolversi più rapidamente in questa direzione. Sarà interessante osservare come il B2B utlizzerà il live streaming, davvero molto interessante.

  • LinkedIn compie 15 anni: in Italia gli utenti sono 11 milioni ma solo il 23% la usa

    LinkedIn compie 15 anni: in Italia gli utenti sono 11 milioni ma solo il 23% la usa

    LinkedIn compie oggi 15 anni, era infatti il 3 maggio del 2003 quando venne lanciato online da Reid Hoffman e da Allen Blue. Nata come piattaforma rivolta ai professionisti e alle aziende, nel corso degli ultimi tempi sta invece diventando sempre più “social media”. In Italia gli utenti sono 11 milioni, ma solo il 23% di questi la usa tutti i giorni.

    LinkedIn compie il 5 maggio 15 anni, è tra le piattaforme più longeve tra quelle oggi esistenti e che possono essere catalogate tra i social media. Già perché LinkedIn nata con l’obiettivo di diventare una piattaforma orientata ai professionisti e alle aziende con il claim “Relationships Matter“, Le Relazioni contano, distinguendosi come “social business network“, negli ultimi tempi, in particolare da quando la società è stata acquisita da Microsoft nel 2016, LinkedIn sta diventando sempre più una piattaforma social media. Un elemento non da poco che, per certi versi, ha finito per scontentare gli utenti più affezionati.

    Nata il 5 maggio del 2003, appunto, LinkedIn raggiunse 2,708 utenti nella sua prima settimana e due anni dopo questo numero si è trasformato in 2 milioni di lavoratori iscritti al network. Nel giugno 2016 è stata rilevata da Microsoft per oltre 26 miliardi di dollari. 

    La piattaforma oggi conta 562 milioni di utenti globali ma LinkedIn ha mantenuto costante nel tempo il dato relativo all’uso effettivo che ne fanno gli utenti. Il dato è che solo un quarto, o poco meno, degli utenti la usa tutti i giorni, dato riscontrabile a livello globale.

    linkedin 15 anni

    In Italia, la community che si è sviluppata attorno alla piattaforma conta oggi 11 milioni di utenti, diventando la terza community più grande d’Europa,dopo Inghilterra e Francia che contano rispettivamente, 25 milioni e 16 milioni di iscritti. La Spagna conta invece 10 milioni di utenti.

    Ma anche per quanto riguarda l’Italia il dato del 25% degli utenti attivi è sempre valido. Anzi, secondo la recente analisi di Blogmeter, la percentuale degli utenti che dichiara di usare LinkedIn ogni giorno o in modo casuale è la medesima: 23%. Un dato che vede LinkedIn in sesta posizione tra le piattaforme con la percentuale di utenti attivi in Italia, dopo Twitter (28%) e Trip Advisor (24%).

    All’interno del post celebrativo dei 15 anni di attività della piattaforma, Allen Blue, co-fondatore della piattaforma, ha elencato anche quelli che sono stati i lavori che sono cresciuti di più negli ultimi 15 anni. Ecco i primi 10:

    1. Commerciale
    2. Assistente amministrativo
    3. Consulente
    4. Responsabile di progetto
    5. Supervisore
    6. CEO
    7. Tecnico
    8. Responsabile vendite
    9. Ingegnere programmatore
    10. Ingegnere

    Questi, invece i settori che sono cresciuti di più negli ultimi 15 anni:

    1. Internet
    2. Computer games
    3. Outsourcing/offshoring
    4. Media online
    5. Selezione del personale
    6. Rinnovabili e ambiente
    7. E-Learning
    8. Sviluppo programmi
    9. Salute, benessere e fitness
    10. Servizi per eventi

    Di recente ha fatto molto discutere l’introduzione sulla piattaforma delle GIF, sfruttando il motore di ricerca di Tenor, azienda acquisita da Google poche settimane fa.

  • Dopo un anno Microsoft inizia ad integrare LinkedIn all’interno di Office 365

    Dopo un anno Microsoft inizia ad integrare LinkedIn all’interno di Office 365

    A distanza di poco più di un anno dall’acquisizione, Microsoft comincia ad integrare LinkedIn all’interno di Office 365, l’evoluzione in cloud di Microsoft Office. Non è un’integrazione completa con i software di Redmond, ma è comunque un segnale di come il social network per il business potrebbero essere integrato.

    Era il mese di giugno del 2016 quando Microsoft ufficializzò l’acquisizione di LinkedIn per la cifra di 26,2 miliardi di dollari, un’acquisizione che di fatto sanciva l’ingresso di Microsoft nel mondo dei social media. Da allora però da Redmond non è stata avviata nessuna attività concreta per utilizzare la grossa mole di dati che LinkedIn tiene in serbo, eppure era chiaro a tutti che questa integrazione, prima o poi sarebbe dovuta avvenire. E quindi, in occasione del Microsoft Ignite 2017, l’evento annuale della casa di Redmond, che si sta tenendo ad Orlando in Florida (Usa), è stata presentata una nuova versione di Office 365 (le versione in cloud di Microsoft Office) che prevede un’integrazione con LinkedIn.

    Non si tratta di una integrazione vera e propria, per la verità, in pratica nella nuova interfaccia di Office 365 compare una card LinkedIn premendo la quale si accede direttamente al proprio profilo sul social network del business, oppure ai profili di professionisti e colleghi, senza dover accedere da LinkedIn. Per attivare la Profile Card (questo il nome della funzionalità) non si dovrà fare altro che collegare il proprio profilo di Office 365 al profilo LinkedIn e, da quel momento, sarà possibile visualizzare tutte le informazioni, il calendario e tutti i contatti.

    LinkedIn Office 365 Profile Card

    Obiettivo è quello di arrivare all’integrazione del LinkedIn Graph e del Microsoft Graph per creare un ambiente di lavoro moderno, dove applicazioni per il business (come i software che offre Microsoft) si integrano con le funzionalità di contatto che offre LinkedIn. E così il cerchio si chiude.

    L’integrazione presentata oggi in Florida sarà completa entro le prossime settimane su Enterprise Outlook Web, SharePoint e OneDrive for Business; in seguito dall’account Microsoft personale su Outlook Web e poi, infine, su altre piattaforme come la versione desktop di Outlook, Outlook iOS e altri prodotti di Office “nei prossimi mesi”.

    Microsoft comincia adesso a fare sul serio e a dare un senso al suo investimento, integrando la piattaforma all’interno dei suoi tanti software per il business, in modo da sfruttare i dati di LinkedIn.

    E voi che ne pensate?

  • Entro poche settimane anche su LinkedIn tutti potranno caricare video

    Entro poche settimane anche su LinkedIn tutti potranno caricare video

    LinkedIn è sempre più un social network, nella definizione più classica. Dall’acquisizione di Microsoft lo scopo era quello di portare gli utenti a condividere contenuti più spesso e la notizia di oggi va in questa direzione. Dopo averlo lanciato in fase di test, nelle prossime settimane tutti potranno caricare video anche su LinkedIn. Come avviene già su qualsiasi social network.

    Nel maggio scorso, quando LinkedIn ha raggiunto e superato il traguardo dei 500 milioni di utenti, dicevamo che forse era quello il momento in cui considerare la piattaforma, nata per mettere in contatto professionisti e aziende, come un vero social network. Aveva raggiunto di fatto la maturità. In realtà, questo processo verso una piattaforma che mettesse al centro sempre la condivisione del contenuto, e meno la condivisione (spesso esclusiva) del solo CV, inizia quando Microsoft acquisisce la piattaforma nel 2016. Da allora tutte le funzionalità introdotte hanno traghettato la piattaforma più verso la sponda dei social network. E l’ultima funzionalità introdotta ne è una nuova conferma.

    LinkedIn, dal suo blog ufficiale, annuncia che nelle prossime settimane tutti gli utenti, a livello globale, potranno caricare video sulla piattaforma. Sarà possibile registrare video direttamente sulla piattaforma oppure caricare video già realizzati. La funzionalità era stata lanciata in forma di test il mese scorso e forse qualcuno di voi ha avuto modo di provarla.

    linkedin funzionalità video franzrusso.it 2017

    Come avviene già su altre piattaforme, la possibilità di condividere video su LinkedIn offre anche la possibilità di accedere a dati sulle visualizzazioni, su quanti commenti e like ha ottenuto il contenuto, oltre che vedere quali aziende hanno visualizzato i video. Il tutto sarà visibile dalla propria dashboard, da desktop e da mobile.

    LinkedIn spinge ancora più a fondo sulla condivisione continua di contenuti sulla piattaforma, cercando di accrescere l’utilizzo attivo della piattaforma da parte degli utenti (vero neo di LinkedIn: solo il 25% degli utenti è di fatto attivo). E visto che il video è la forma di contenuto più coinvolgente, non sorprende che in poco tempo questa modalità arrivi anche su LinkedIn.

  • Dopo 14 anni LinkedIn può considerarsi un grande social network

    Dopo 14 anni LinkedIn può considerarsi un grande social network

    LinkedIn, co-fondato da Reid Hoffman, oggi executive chairman, esattamente 14 anni fa, nei giorni scorsi ha superato il grande traguardo dei 500 milioni di utenti. Un traguardo che permette al social “business” network di essere considerato tra i grandi. Peccato che solo il 25% degli utenti lo usi attivamente.

    LinkedIn supera il traguardo dei 500 milioni di utenti (distribuiti in 200 paesi del mondo), un traguardo importante che proietta la piattaforma di business networking tra i grandi social network del Web. Erano 400 milioni ad ottobre 2015. Un traguardo però raggiunto in ben 14 anni, LinkedIn è stato fondato proprio nel maggio del 2003 e tra i fondatori c’era anche Reid Hoffman, oggi executive chairman e membro di Microsoft che ha acquisito la piattaforma a giugno dello scorso anno.

    linkedin social network 500 milioni utenti

    LinkedIn raggiunge questo traguardo in un momento importante della sua storia. Come detto, oggi è di proprietà di Microsoft che prova ad entrare nel grande mondo dei social media. Già, ma oggi LinkedIn può essere considerato un social media a tutti gli effetti? Si, perchè proprio su questo aspetto LinkedIn sta giocando tutta la sua evoluzione: sta infatti trasformandosi da social “business” network, per come lo abbiamo sempre conosciuto, a social media, al pari di Facebook, per fare un esempio. Sta cominciando a mettere al centro della sua strategia di network il contenuto e non più solo il classico CV. Una trasformazione importante per una piattaforma del genere che per sua natura ha conosciuto una evoluzione, in termini di base utenti, molto lenta, non certamente paragonabile ad altre piattaforme. LinkedIn fino a qualche mese fa era da ritenersi una piattaforma diversa, specifica, ma ora sta cambiando.

    Peccato solo che su una base di 500 milioni di utenti solo il 25% di questi risulti effettivamente attivo. Ecco, forse la trasformazione in atto vuole provare a far crescere questo dato. Certamente le ultime novità, per gli Usa (almeno per ora) provano smuovere questo dato, come l’introduzione dei trending topic, un modo per tenete l’utente più attivo sulla piattaforma con l’intento di alzare il livello di interazione. Bisogna aumentare certamente la base utenti, ma quello che più interessa è ridurre il divario tra utenti registrati e utenti attivi, ancora troppo elevato.

    Gli italiani apprezzano LinkeIn, sono 10 milioni e la quinta città al mondo più attiva è proprio Milano, preceduta da Londra al primo posto, Amsterdam, San Francisco e Giacarta. Tra i paesi più connessi ai vertici troviamo Emirati Arabi Uniti, seguiti da Olanda, Singapore, Gran Bretagna, Danimarca. E sono poi 9 milioni le aziende iscritte; 100 mila sono gli articoli pubblicati ogni settimana dai membri del social; e 10 milioni le offerte di lavoro attive.

    Da sapere poi che le 5 figure lavorative più connesse sono (quindi quelle che lo usano di più) sono quelle che appartengono a queste aree: risorse umane; product management; business development; marketing; consulting.

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