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  • Social media, da luoghi di interazione a strumenti di potere

    Social media, da luoghi di interazione a strumenti di potere

    Elon Musk alla fine c’è riuscito: ha trasformato X in uno strumento di potere politico. Quelli che prima erano strumenti di interazione, da oggi diventano strumenti di potere. Una breve riflessione sul futuro dei social media e sul ruolo di noi utenti in questa trasformazione.

    C’è qualcosa di profondamente diverso in ciò che sta accadendo a X, la piattaforma che conoscevamo come Twitter. Non si tratta solo di un cambio di gestione, né di un semplice “fallimento” economico o di un adattamento tecnologico.

    Si tratta di un passaggio che segna la fine di un’era dei social media. Quella in cui abbiamo sempre creduto in quegli strumenti nati per connettere le persone e dare vita a Relazioni. Oggi la realtà ci mostra il loro lato rimasto in ombra: il potere.

    Elon Musk sta portando avanti un suo progetto che nulla ha a che fare con i profitti finanziari. Un disegno che ruota intorno all’influenza politica e sociale. E che potrebbe ridefinire per sempre ciò che intendiamo per piattaforma digitale.

    Ma che ruolo abbiamo noi utenti in tutto questo?

    Il piano di Elon Musk

    Quando Musk ha acquistato Twitter per 44 miliardi di dollari, molti hanno pensato che fosse un investimento destinato a rilanciare una piattaforma in difficoltà.

    In realtà, quei miliardi non sono mai stati un investimento, ma il prezzo da pagare per qualcosa di molto più grande: l’accesso a una leva di potere che va oltre il mondo economico.

    Musk non ha mai avuto intenzione di recuperare quella cifra, e poco gli importa del caos che ha generato sulla piattaforma.

    Social media, da luoghi di interazione a strumenti di potere

    Il suo vero obiettivo non è costruire un social media migliore, ma trasformarlo in uno strumento che potesse offrirgli l’occasione di esercitare la sua influenza politica e sociale. L’allineamento con Trump e i suoi adepti ne è la dimostrazione più lampante.

    X, (o meglio, Twitter) un tempo luogo di dibattito e di confronto aperto, è diventato un megafono per un racconto sempre più distorto della realtà. La disinformazione non è un effetto collaterale, ma uno strumento ben inserito all’interno di una strategia.

    Ogni decisione, dalla moderazione dei contenuti al restyling della piattaforma, risponde a un solo obiettivo: consolidare un potere che non si misura in denaro, ma in capacità di influenzare il discorso pubblico.

    L’effetto sugli utenti e il panorama dei social media

    Personaggi come Stephen King, con i suoi milioni di follower, hanno abbandonato X, insieme a molti altri utenti, organizzazioni e aziende.

    Ma Musk non sembra preoccupato. Per lui, ogni utente che se ne va rappresenta un passo avanti verso una nuova identità della piattaforma.

    X non sarà mai più Twitter, ma una sorta di “Truth Social” su scala globale, dove la disinformazione trova terreno fertile e il dibattito aperto e civile viene progressivamente soppiantato dalla polarizzazione estrema dei contenuti.

    Questa trasformazione sta spingendo molti utenti a cercare alternative come Threads o Bluesky, piattaforme che cercano di ricreare quell’atmosfera di conversazione e confronto che un tempo era il cuore pulsante di Twitter.

    Ma queste piattaforme, per quanto promettenti, hanno ancora limiti evidenti. E, soprattutto, non risolvono la questione di fondo: cosa stiamo cercando davvero nei social media?

    La fuga da X e crescita delle altre app: come chiudere l’account in sicurezza

    Cosa erano i social media e cosa sono oggi

    Quando ho iniziato ad usare Twitter nel 2009, non avrei mai immaginato che una piattaforma digitale potesse cambiare così tanto la mia vita. Mi ha permesso di conoscere persone straordinarie, di condividere idee, di creare relazioni autentiche. Era uno spazio che favoriva la crescita personale e professionale, un luogo dove le connessioni avevano un valore reale.

    Oggi, questo sembra quasi un ricordo lontano.

    Passiamo da una piattaforma all’altra senza fermarci a riflettere su cosa significhi davvero condividere i nostri dati, il nostro tempo, la nostra attenzione.

    E in questo continuo migrare, rischiamo di dimenticare una verità fondamentale: i social media non sono altro che uno specchio di ciò che siamo.

    Se li riempiamo di disinformazione, paura e rabbia, questo è ciò che rifletteranno.

    Elon Musk ha dimostrato che una piattaforma digitale può diventare molto più di un semplice luogo di interazione sociale: può essere uno strumento per esercitare il potere.

    Ma questo non significa che dobbiamo accettare passivamente questa realtà. Al contrario, è un richiamo a riflettere su come utilizziamo questi strumenti e su cosa possiamo fare per preservarne il valore.

    Non possiamo più illuderci che il prossimo social media sarà la soluzione perfetta.

    Bluesky, Threads, o qualsiasi altra piattaforma emergente avrà i suoi pregi e difetti. Ma la vera soluzione siamo noi.

    Siamo noi a decidere che tipo di contenuti condividere, che tipo di conversazioni alimentare, che tipo di comunità costruire.

    I social media siamo noi, non il contrario. E se non lo capiamo oggi, rischiamo di trovarci di nuovo, tra qualche anno, al punto di partenza.

  • Musk ha deciso di finanziare Trump, quali effetti su X

    Musk ha deciso di finanziare Trump, quali effetti su X

    Elon Musk, nonostante precedenti dichiarazioni, ha deciso di donare 45 milioni di dollari al mese all’America PAC per sostenere la campagna di Donald Trump. Una scelta che avrà ripercussioni anche su X.

    Il Wall Street Journal sostiene, citando fonti, che Elon Musk è ormai pronto a donare 45 milioni di dollari al mese al “America PAC”, un comitato politico che sostiene la candidatura presidenziale di Donald Trump.

    Si tratta di una cifra considerevole, la più alta promessa fino ad ora. Anche se al momento non si trova nella lista ufficiale dei donatori, tra questi figurano: Joe Lonsdale, fondatore di Palantir; i gemelli Winklevoss (Cameron e Tyler); Antonio Gracias, attuale direttore del consiglio di amministrazione di SpaceX ed ex Tesla; Ken Howery, uno dei co-fondatori di PayPal.

    La donazione è degna di nota perché solo quattro mesi fa Musk sosteneva che non avrebbe donato denaro alla campagna di Trump né a nessun altro candidato presidenziale.

    Da rilevare che, a suo modo, Musk ha cercato di smentire le notizie riportate dal WSJ.

    Elon Musk e le donazioni ai candidati

    Forse non tutti sanno che in realtà Musk ha sempre fatto donazioni ai candidati presidenziali, sia che fossero repubblicani sia che fossero democratici.

    Di fatto non è mai stato un sostenitore dei finanziamenti elettorali, anche se in più di un’occasione in passato ha dichiarato che qualora lo avesse fatto sarebbe stato per avere un chiaro tornaconto.

    musk campagna trump x franz russo

    Ed evidentemente per lui il 2024 è l’anno giusto.

    Proprio perché è considerato uno degli uomini più ricchi al mondo, e alla guida di aziende come Tesla e SpaceX, solo per citarne un paio, le sue posizioni politiche hanno un certo peso. E lui ne è consapevole. Forse in passato non tanto, ma adesso ne è assolutamente consapevole.

    In passato Musk ha donato anche ai democratici

    Come detto, in passato Musk ha donato soldi a repubblicani e democratici. Ha finanziato Barack Obama, nel 2007. Anche se poi non ha effettuato donazioni  a Trump o a Hillary Clinton nella campagna presidenziale del 2016.

    Nel 2015 Musk in realtà si diceva molto scettico su Trump. Addirittura nell’ottobre 2015 sosteneva che sarebbe stato “imbarazzante” se Trump avesse vinto la nomination del GOP.

    Ma poi c’è stato un cambio di rotta notevole.

    Nel 2017 Musk ha cominciato a dirottare le sue donazioni verso i repubblicani, anche se le sue posizioni rispetto al clima era molto più vicine a quelle della Clinton e in contrasto con Trump.

    Elon Musk e l’avvicinamento ai repubblicani

    La convinzione di Musk verso il partito repubblicano arriva poi nel 2022, quando dichiara di aver votato per la prima volta un candidato repubblicano in Texas. Arrivò anche a dichiarare che sarebbe stato pronto a sostenere Ron DeSantis come futuro candidato presidenziale.

    E sempre nel 2022 Musk decide di iniziare la scalata verso Twitter, la piattaforma che lui ha sempre apprezzato e che in quel momento, da tempo ormai, versava in una condizione complicata e vulnerabile.

    La storia recente ci dice che dopo un lungo tira e molla, fatto di accuse reciproche, di tribunali e sentenze, Musk acquisisce Twitter. Poi la trasforma in X, la piattaforma attuale.

    Ma forse vale la pena sottolineare una motivazione che ha spinto Musk a fare quel passo.

    E in questo c’entra anche Twitter

    Ovviamente, meglio acquisire una piattaforma come Twitter che pensare di costruirne una da zero. Poi con tutti i dati che quella piattaforma conteneva (e contiene ancora) rappresentava una vera occasione per Musk.

    Ma forse c’è di più. Si tratta di un pensiero che ho già espresso ma che è necessario ribadire oggi.

    Acquisendo Twitter, Musk voleva dimostrare al mondo il suo peso. Voleva sedersi al tavolo dei grandi media e far sentire la sua voce e far valere la sua influenza.

    La donazione cospicua a Trump è la dimostrazione che X diventa un media a servizio di un pensiero politico dichiarato.

    E questo può avere un duplice effetto.

    Gli effetti della donazione su X

    Da un lato attrarre ancora di più gli indecisi, quelli che sono affascinati da Musk e che lo seguirebbero anche rispetto alle sue idee politiche. Questo ovviamente a tutto vantaggio di Trump. E ovviamente a vantaggio suo (il tornaconto a cui ci si riferiva prima).

    Dall’altro lato potrebbe allontanare chi non si ritrova nelle idee della destra americana, e dell’estrema destra che spesso Musk cavalca liberamente.

    In tutto questo, nel mezzo ci sono gli investitori della piattaforma. Solitamente un indirizzo politico netto può allontanare le aziende che vogliono investire su una piattaforma, proprio perché il tema politico di per sé è divisivo. Quindi un rischio per le aziende che vogliono tenersi lontane dalla politica.

    Di fronte a questo scenario, gli utenti potrebbero perdere fiducia verso una piattaforma schierata e di parte. E questo potrebbe portare ad un calo degli utenti.

    A proposito di questo, qualche segnale già c’è.

    Il tempo medio giornaliero che non torna

    Come sapete, X non è più un’azienda quotata in borsa (come era Twitter), di conseguenza non è più obbligata a fornire informazioni dettagliate sul numero degli utenti.

    Quindi ci si affida ad una narrazione che spesso cade in contraddizione. Ed è il caso degli ultimi dati diffusi da Musk.

    Elon Musk nelle scorse ore dando notizia dell’aumento di utilizzo della piattaforma che si è registrato nei giorni scorsi, ha parlato di “417 miliardi di secondi utente a livello globale”. Un numero che messo così fa decisamente impressione. Ma, a guardar bene, si tratta di un calo rispetto a quello che sosteneva qualche mese fa.

    A marzo di quest’anno Musk sosteneva che la durata media per utente di permanenza su X era di 30 minuti. Ebbene 417 miliardi di secondi utente corrispondono a 27,5 minuti. E questo tempo viene registrato nonostante i grandi eventi che su X vengono comunque raccontati e discussi.

    Inoltre, 417 miliardi di secondi utente corrispondono a 6,95 miliardi di minuti, un dato inferiore a quello di marzo quando i minuti giornalieri di utilizzo erano 8 miliardi.

    Forse si è trattato di un errore e comunque non si tratta di un record.

    Il fatto è che evidentemente i dati relativi agli utenti e al tempo di utilizzo non sono così elevati come si vuol far credere. Ed è per questo che vuole dare enfasi prima ai minuti di utilizzo e adesso anche ai secondi.

    È indubbio che X stia godendo di quella che era la caratteristica principale di Twitter. Ossia di una piattaforma sulla quale raccontare in tempo reale gli eventi e condividere notizie di prima mano. Ma i dati che vengono diffusi, seppure ancora elevati, denotano che qualcosa sta cambiando.

    E, dopo questa cospicua donazione potrà cambiare ancora.

    Tra gli effetti, una maggiore polarizzazione

    Perché un altro effetto che provocherà questa donazione sarà una maggiore polarizzazione della piattaforma. Più di quanto non lo sia adesso.

    Ora, tutto questo per dire che, al netto del fatto che Musk può legittimamente fare ciò che crede, le piattaforme non sono isole poco frequentate. Ma sono luoghi di condivisione dove tutti cercano, attraverso la condivisione di contenuti, di costruire qualcosa.

    Come il proprio spazio digitale, il proprio spazio professionale, dove condividere notizie informazioni in diversi ambiti. E proprio perché molto frequentate, sarebbe opportuno fare in modo che restino neutrali per dare modo a tutti di esprimersi e confrontarsi liberamente. Sempre nel rispetto delle regole.

    Le scelte politiche si possono condividere o meno, possono dare luogo a conversazioni accese. Ma non devono mai trasformarsi in pretesto per creare spazi che abbandonano il confronto civile, per fare spazio alle offese, a contenuti d’odio, alle minacce.

    Ci auguriamo che X resti comunque un luogo dove sia ancora possibile condividere e conversare in modo civile. Un augurio che al momento sembra quasi un miraggio, ma speriamo diventi concreto.

  • Meta, i feed cronologici non risolvono la polarizzazione

    Meta, i feed cronologici non risolvono la polarizzazione

    La polarizzazione sui social media è un aspetto ormai persistente. La ricerca Meta su Facebook e Instagram mostra come i feed cronologici in realtà non risolvono il problema.

    I social media, in questo momento alla ricerca di una nuova identità, restano comunque un luogo dove avvengono conversazioni. Gli utenti, specie in questo momento, sono sempre più alla ricerca di luoghi sani, ricerca quanto mai difficile in questo momento per tanti motivi.

    Ma è vero che negli anni recenti i social media sono diventati luoghi di forte discussione, di accesi dibattiti che, in più occasioni, hanno portato ad una evidente polarizzazione delle conversazioni e delle opinioni. E questo avviene perché, alla base di tutto esistono algoritmi che decidono in che modo le conversazioni devono orientarsi. E, spesso, verso una accesa polarizzazione.

    Per comprendere meglio questo aspetto, Meta, la società madre di Facebook e Instagram, e non solo, insieme ad un gruppo di accademici esterni, ha indagato l’impatto di Facebook e Instagram, sul comportamento politico degli utenti durante le elezioni presidenziali del 2020.

    Sono stati prodotti quattro documenti di ricerca che hanno analizzato la polarizzazione all’interno delle piattaforme. Compresa la possibilità di ridurla attraverso l’uso di feed cronologici.

    meta social media polarizzazione 2023 franzrusso.it

    I risultati, molto interessanti, hanno dimostrato che, in realtà, i feed cronologici non risolvono completamente il problema della polarizzazione. E questo è un dato di fatto.

    Meta e i feed coronologici

    Gli studi hanno coinvolto circa 208 milioni di utenti attivi con sede negli Usa, quasi la totalità dei 231 milioni di utenti di Facebook e Instagram a livello nazionale al momento della ricerca. Una delle scoperte più rilevanti è stata che gli utenti con diverse convinzioni politiche hanno visualizzato notizie politiche completamente diverse.

    Il 97% di tutte le notizie politiche classificate come “false” dai verificatori di fatti di terze parti di Meta è stato visto principalmente da utenti conservatori piuttosto che da utenti liberali.

    Per comprendere se i feed cronologici avessero avuto un impatto sulla polarizzazione, i ricercatori hanno sostituito i feed algoritmici di alcuni partecipanti con quelli cronologici per tre mesi tra settembre e dicembre 2020. Un gruppo ha continuato a utilizzare i feed algoritmici come di consueto.

    I feed cronologici non risolvono la polarizzazione sui social media

    In ogni caso, i risultati hanno mostrato che i feed cronologici non hanno affatto risolto il problema della polarizzazione. Dallo studio emerge infatti che i feed cronologici hanno presentato contenuti più “moderati”, ma hanno anche portato a un aumento dei contenuti politici (+15,2%) e delle notizie “inaffidabili” (+68,8%) rispetto ai feed algoritmici.

    Inoltre, la rimozione dei contenuti ricondivisi da Facebook ha portato a una significativa riduzione delle fonti di notizie politiche e inaffidabili nei feed degli utenti. Questa modifica non ha influito sulla polarizzazione, ma ha ridotto la conoscenza complessiva delle notizie degli utenti partecipanti.

    I ricercatori hanno intervistato i partecipanti alla fine dell’esperimento per valutare se i cambiamenti avessero avuto un impatto sulla partecipazione politica degli utenti. Si è constatato che non sono state riscontrate “differenze statisticamente significative” tra gli utenti con feed cronologici e quelli con feed algoritmici.

    Questi risultati hanno importanti implicazioni per il dibattito sulla polarizzazione sui social media.

    I Social Media possono acuire divisioni esistenti

    Da un alto si dimostra che la polarizzazione non ha origine sui social media, dall’altro si nota che i dati suggeriscono che i social media possono contribuire ad acuire le divisioni esistenti. La ricerca in questione evidenzia, dunque, in maniera lampante, la complessità della questione e la necessità di effettuare ulteriori studi per comprendere appieno il ruolo dei social media nella polarizzazione.

    Il presidente degli affari globali di Meta, Nick Clegg, ha accolto i risultati dei ricercatori e ha sostenuto che le piattaforme di Meta svolgono un ruolo minore nella divisione politica. Nonostante tutto, gli accademici che hanno preso parte alla partnership hanno suggerito che la durata degli studi potrebbe essere stata troppo breve per rilevare cambiamenti significativi nel comportamento degli utenti.

    Inoltre, altri fattori esterni, come i media tradizionali, potrebbero influenzare in modo significativo le convinzioni degli utenti.

    Cercando di arrivare alla conclusione, la ricerca evidenzia che i feed cronologici non risolveranno completamente il problema della polarizzazione sulle piattaforme di social media. Un dato che in parte sorprende per il fatto che in tanti ritenevano essere il contrario.

    La questione è complessa, come dicevamo prima, e richiede ulteriori indagini per comprendere appieno come le piattaforme social media contribuiscono ad alimentare il fenomeno della polarizzazione e come affrontare questa problematica in modo efficace e responsabile.

    Anche perché, da qui in avanti, nei prossimi mesi ci si prepara ad eventi di portata politica notevole. Uno su tutti è rappresentato dalle elezioni presidenziali Usa del 2024. Un nuovo, importante, banco di prova per le piattaforme social media, anche se in un momento di particolarmente fluido.

  • LinkedIn e Politica: solo il 45% dei parlamentari italiani attivi

    LinkedIn e Politica: solo il 45% dei parlamentari italiani attivi

    Il recente approdo della premier Giorgia Meloni su LinkedIn ha acceso l’interesse della politica verso la piattaforma di Microsoft. La ricerca di iCorporate ci aiuta a conoscere qualche dato in più e come la usano i parlamentari italiani.

    Con il recente approdo della premier Giorgia Meloni anche su LinkedIn si è acceso l’interesse dei politici verso la piattaforma di Microsoft. Certo, la Meloni non è la prima politica a fare questo passo ed è per questo che cerchiamo di saperne di più con questa interessante ricerca che stiamo per vedere insieme.

    LinkedIn, la popolare piattaforma di social networking professionale che ha da poco compiuto 20 anni, è diventata un mezzo essenziale per la comunicazione e l’interazione in vari settori, compreso quello politico. Tuttavia, nel contesto politico italiano, l’uso di LinkedIn rimane sorprendentemente limitato, mettendo in luce un approccio alla comunicazione online che sembra privilegiare altre piattaforme social.

    Indagine e contesto

    iCorporate, in un’indagine recentemente condotta, ha esaminato il grado di utilizzo di LinkedIn da parte dei parlamentari italiani. L’obiettivo dello studio era di mettere in luce come i membri della Camera dei Deputati e del Senato italiano utilizzano questa piattaforma, considerando che LinkedIn non rientra tipicamente nelle strategie mediatiche della classe politica italiana. Questo in contrasto con altre piattaforme come Twitter, Facebook o TikTok, che vedono una partecipazione molto più alta da parte dei politici.

    parlamentari italiani linkedin franzrusso.it 2023

    Questa indagine assume un significato ancora più rilevante in un’epoca in cui la comunicazione digitale e online gioca un ruolo fondamentale nelle interazioni tra politici e cittadini. Comprendere come e perché i politici utilizzano (o non utilizzano) determinate piattaforme può offrire intuizioni importanti sulle strategie di comunicazione politica e sul modo in cui i politici cercano di connettersi con l’elettorato.

    Risultati: uso ancora limitato di LinkedIn

    L’indagine ha rivelato che solo il 45% dei parlamentari italiani è presente su LinkedIn. Questo risultato evidenzia una discrepanza interessante nel modo in cui i politici italiani scelgono di interagire online. Mentre altre piattaforme come Twitter e Facebook sono ampiamente utilizzate, LinkedIn rimane sottoutilizzato.

    La scoperta di questa lacuna nell’uso della comunicazione online da parte della classe politica italiana potrebbe avere importanti implicazioni. Forse suggerisce una mancanza di consapevolezza dell’importanza di LinkedIn come strumento di networking e comunicazione professionale. Allo stesso tempo, potrebbe indicare una preferenza per piattaforme che consentono una connessione più diretta e informale con l’elettorato. TikTok l’esempio da citare su tutti.

    parlamentari italiani linkedin franzrusso.it 2023

    In ogni caso, i risultati dell’indagine evidenziano un’area di possibile sviluppo e miglioramento per la strategia di comunicazione online dei politici italiani. L’adozione di LinkedIn potrebbe offrire nuove opportunità per raggiungere e coinvolgere un pubblico più vasto e diversificato.

    I Parlamentari su LinkedIn: numeri e percentuali

    La ricerca condotta da iCorporate ha analizzato la presenza dei politici italiani su LinkedIn dal 13 ottobre 2022 all’8 maggio 2023. Dei 606 parlamentari, solo 270 hanno un profilo LinkedIn, con una rappresentanza maggiore nella Camera dei Deputati (191 su 404, il 48%) rispetto al Senato (79 su 206, il 38%). Questo risultato evidenzia l’uso ancora limitato di LinkedIn da parte dei politici italiani, rispetto ad altre piattaforme social come Twitter, Facebook e TikTok.

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    I gruppi parlamentari su LinkedIn

    Secondo l’indagine, il gruppo parlamentare con la maggiore presenza su LinkedIn è Fratelli d’Italia, con 83 membri presenti. A seguire, troviamo il Movimento 5 Stelle con 43 membri e la Lega con 42. In fondo alla classifica, invece, troviamo l’Alleanza Verdi e la Sinistra con solo 2 membri ciascuno, e il gruppo Misto con 4 membri.

    parlamentari italiani linkedin franzrusso.it 2023

     

    Parlamentari più seguiti su LinkedIn

    Sebbene Fratelli d’Italia rappresenti il gruppo più numeroso su LinkedIn, il Partito Democratico detiene la leadership per quanto riguarda i parlamentari più seguiti sulla piattaforma. Quattro dei dieci politici più seguiti appartengono al Partito Democratico, con Enrico Letta in testa con oltre 87.000 follower.

    Attività dei Parlamentari su LinkedIn

    Lo studio evidenzia che, nonostante la presenza di un profilo LinkedIn, solo il 13% dei parlamentari è effettivamente attivo sulla piattaforma. Inoltre, i politici più seguiti non corrispondono necessariamente a quelli più attivi. Il più attivo, infatti, risulta essere Antonio De Poli (Noi Moderati) con 574 post pubblicati.

    I temi più trattati dai parlamentari su LinkedIn riguardano prevalentemente l’attività politica, le questioni di attualità, le iniziative territoriali e le interviste.

    Secondo Nicholas Scalino, Digital Practice Leader di iCorporate, la presenza politica su LinkedIn è uno strumento consolidato in paesi come Francia e Gran Bretagna. Tuttavia, l’uso limitato di LinkedIn nel Parlamento italiano sottolinea l’esigenza per i politici di sfruttare questa piattaforma più attivamente, considerando l’aumento di atteggiamenti negativi su altri canali social.

    Lo studio è stato condotto dal team digital di iCorporate, con il coordinamento di Nicholas Scalino e la supervisione di Gianluca Scarpaleggia.

  • Elezioni Usa, Instagram è una piattaforma più liberal di Facebook

    Elezioni Usa, Instagram è una piattaforma più liberal di Facebook

    I dati di CrowdTangle, di proprietà di Facebook, ci dicono che nell’ultimo mese Instagram dimostra di essere una piattaforma più “liberal”, mentre Facebook è più conservatrice.

    Instagram è più “liberal” e Facebook è più conservatrice.

    Si potrebbe sintetizzare così la serie di dati che emerge dalla piattaforma CrowdTangle, di proprietà di Facebook, che analizza come la politica viene discussa dagli utenti sulle piattaforme di Menlo Park. E il quadro che emerge è molto interessante e ci conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, che Facebook è sempre più snobbato dai più giovani, mentre Instagram mantiene una sua fisionomia più giovane. Quando si diceva un paio di anni fa (o forse più) che i giovani stavano abbandonando Facebook per passare su Instagram, anche per sfuggire dai propri genitori che nel frattempo scoprivano e usavano la piattaforma, era vero e questi dati lo confermano (ancora una volta).

    Le elezioni presidenziali Usa sono da sempre un fatto politico utile per analizzare il fenomeno anche da punto di vista sociale, e questo è ancor più vero nell’era dei social media. I dati, infatti, ci permettono di vedere aspetti ancora più interessanti, anche quando questi ci sembrano ovvi (o quasi), come in questo caso.

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    La politica ormai usa le piattaforme social per arrivare ad un elettorato sempre più vasto, con la speranza di riuscire a coinvolgere. Ebbene, questi dati ci dicono che i top account, che guardano ai valori “liberal”, ottengono un livello di coinvolgimento più alto su Instagram che su Facebook.

    I dati di CrowdTangle ci dicono che nell’ultimo mese i 50 account account più coinvolgenti che hanno postato contenuti a sostegno di “Black Lives Matter” hanno generato un coinvolgimento del 36% più alto su Instagram rispetto a Facebook. Un dato che diventa di 3 volte più alto a proposito del “climate change“. Invece, contenuti che facevano riferimento a “Make America Great Again” (MAGA, il claim di Donald Trump), hanno ottenuto più del doppio delle interazioni su Facebook che su Instagram, sempre negli ultimi 30 giorni.

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    Questo è sufficiente a definire Instagram una piattaforma più “liberal” e Facebook una piattaforma più conservatrice. E se è vero che Instagram ha un pubblico più giovane, non è sbagliato dire che i giovani americani guardano a valori più vicini al Partito Democratico, mentre il pubblico di Facebook ha più sintonìa con i valori del Partito Repubblicano.

    Piccola precisazione sulla parola “liberal“. Il Partito Democratico, tra l’altro il partito politico più antico del mondo (fondato nel 1828), viene definito appunto liberale, ma questa accezione non va interpretata all’europea, cioè di area di centro-destra. Per “liberal” negli Usa si intende area di centro-sinistra, o comunque che ha valori simili a quelli della social-democrazia europea.

    Inoltre, sempre dai dati di CrowdTangle, Instagram mostra di essere più attenta al “senso civico“, infatti i contenuti che hanno a tema “resgister to vote” ottengono interazioni ben 14 volte più alte di quelle ottenute su Facebook, sempre nelle ultime quattro settimane.

    In relazione a tutto questo, c’è da fare anche un’altra considerazione che ci aiuta a comprendere meglio le due piattaforme di casa Menlo Park. I dati ci dicono anche che quattro dei cinque account più coinvolgenti su Facebook nell’ultimo mese sono quelli di Trump, Fox News, Breitbart e Ben Shapiro, giornalista da oltre 6 milioni di like sulla sua pagina. Invece gli account più coinvolgenti su Instagram sono quelli che appartengono al mondo dello sport, intrattenimento, per lo più, e hanno una certa affinità con la sfera politica americana più “liberal”, quindi democratica.

    Tanto per citare quache esempio, così come li riporta anche Axios, The Shade Room, oltre 21 milioni di follower, che condivide messaggi anti Trump in un mese ha generato 276 milioni di interazioni, ossia un numero 4 volte più alto di quanto generato da Fox News su Facebook. Ancora, Feminist, quasi 6 milioni di follower, ha realizzato il 46% di interazioni in più rispetto a Fox News su Facebook.

    Ora, al netto di tutto questo, c’è da precisare che i dati di CrowdTangle tengono conto degli account pubblici e non degli account privati, quindi diciamo che viene fuori uno spaccato rilevante, ma comunque parziale. Anche perché poi è proprio lì che si gioca la partita. E poi, va anche precisato che su Instagram la maggior parte del coinvolgimento è generato attraverso gli hashtag, sono quelli che poi attraggono maggiormente l’attenzione degli utenti. Invece su Facebook sono le notizie di attualità e cronaca, “hard news”, quelle che attirano l’attenzione del pubblico.

    E che Instagram sia una piattaforma dove i giovani si informano a proposito delle elezioni presidenziali Usa del prossimo 3 novembre, ce lo confermano anche i dati di Politico. Infatti il 53% della “generazione Z” usa Instagram per informarsi. Il 59%, il dato più alto, si informa attraverso YouTube; il 43% dei giovanissimi si tiene informato attraverso Facebook. Non c’è da sorprendersi se all’ultimo posto di questa classifica ci siano i giornali.

    instagram elezioni usa 2020 giovani

    Per tirare le fila da quanto raccontato finora, questi dati ci aiutano a comprendere l’orientamento politico delle piattaforme, ci aiutano a comprendere come i giovani sono sempre più “impegnati” su Instagram e sempre meno su Facebook, anche per quel che riguarda i contenuti politici. Ovvio, questi dati non ci dicono chi la spunterà tra Trump e Biden e come voterà l’elettorato americano più giovane, ma senz’altro ci danno degli spunti molto interessanti.

  • Twitter e Trump, quando la politica crede di possedere i social media

    Twitter e Trump, quando la politica crede di possedere i social media

    Twitter, per la prima, ha evidenziato come “infondati” due tweet di Donald Trump e il presidente Usa non l’ha presa bene. Al punto di minacciare la chiusura delle piattaforme. Questo è quello che accade quando la politica tende a possederle.

    Fino ad un paio di anni fa tra Twitter e Donald Trump c’era molto affetto. Più volte il 45° presidente degli Stai Uniti d’America aveva manifestato il suo apprezzamento per la piattaforma che usa direttamente, senza che vi sia lo staff a supporto. Poi qualcosa ha cominciato ad incrinarsi, quando, dietro la pressione del “Russia Gate“, ma soprattutto, in conseguenza dello scandalo “Cambridge Analytica“, Twitter ha cominciato seriamente a contrastare la diffusone di fake news, di contenuti violenti e inneggianti all’odio in ogni sua forma. Qualcosa si è incrinato perché più volte i contenuti di Trump venivano segnalati per i contenuti di odio e di violenza, ma, comunque, Twitter in virtù della garanzia di un dibattito sempre aperto, ha preferito sempre evitare la censura, “proteggendo” il presidente da oltre 80 milioni di followers.

    twitter donald trump politica

    Come ricorderete, lo scorso anno, Twitter ha cominciato a rendere più stringente il contrasto alle fake news, introducendo una etichetta che avrebbe dovuto evidenziare quei tweet palesemente infondati, senza ricorrere alla censura. Uno strumento introdotto poi alla fine del 2019, in vista proprio delle prossime elezioni Usa.

    C’è anche da ricordare, ne facevamo cenno prima, che Twitter ha sempre “protetto” (se si può usare questa espressione) Donald Trump, anche in quei casi era lecito intervenire in qualche modo, ma ha sempre evitato di farlo perché per Twitter i contenuti condivisi dai politici servivano in ogni caso a generare un dibattito, anche quando gli stesi contenuti erano forti, al limite. Una scelta che ha generato non poche critiche e dubbi. Per fare un esempio, nel 2018 Twitter decise di non cancellare i tweet di Trump che, in maniera esplicita, dichiarava guerra alla Corea del Nord, mentre, invece, fece cancellare un tweet del leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Seyed Ali Khamenei.

    Ora Twitter afferma il principio che chiunque vìoli la policy sul contrasto alle fake news deve essere segnalato attraverso una etichetta che, con una procedura di fact-checking, mette il luce la vera notizia. E a farne le spese è stato proprio Donald Trump.

    Il tycoon non l’ha presa bene e ha dichiarato in un tweet che la piattaforma di Jack Dorsey “sta soffocando la libertà di parola“, oltre che a dichiarare che Twitter sta interferendo nelle elezioni presidenziali facendo fare “controlli di parte alla Fake News CNN e all’Amazon Washington Post“, le due testate usate per fare fact-checking verso le quali Trump non ha mai avuto simpatia.

    (In alto uno de due tweet segnalati da Twitter)

    Questo accade quando la politica pensa di possedere le piattaforme, non di usarle, in virtù del proprio ruolo. Trump, e tutti quelli che la pensano come lui (e sono tanti) crede che il suo ruolo possa giustificare qualsiasi cosa, anche quella di diffondere, come in questo caso, informazioni sbagliate.

    Trump si vendica con l′addio all′immunità legale per i social media

    Trump minaccia di chiudere Twitter e tutti i social media

    Come vedete il quadro è abbastanza grave già fin qui, ma c’è dell’altro. Perché, sempre oggi, Trump che minacciato in un tweet di chiudere le piattaforme, trovando la scusa che i repubblicani sono presi di mira da queste piattaforme. “Le regoleremo con la forza o le chiuderemo”.

    Ecco, questo è il punto più grave che si potesse toccare, quando la politica incapace di accettare regole democratiche per garantire una corretta informazione e per evitare la diffusione di disinformazione, decide di usare il pungo duro nel tentativo di assoggettarle al suo volere, alla sua parziale verità.

    È triste che si arrivi a queste minacce, come è triste che un presidente degli Usa arrivi ad esprimersi in questo modo. Il rispetto delle regole dovrebbe essere la base della convivenza civile e il suo ruolo è sinonimo di garanzia di libertà e democrazia.

    Adesso sì che è in ballo la libertà e non sono le regole a soffocarla, come sostiene Trump, ma l’uso degli strumenti a proprio piacimento per il ruolo politico. Il confronto e il rispetto sono il sale della democrazia e bisogna farne sempre buon uso.

  • Elezioni Politiche 2018, i temi più discussi sui social dai partiti e personaggi politici

    Elezioni Politiche 2018, i temi più discussi sui social dai partiti e personaggi politici

    Le Elezioni Politiche del 2018 si avvicinano sempre di più e mai, come in questa occasione, i social media stanno giocando un ruolo sempre più importante all’interno del dibattito politico. Con Talkwalker abbiamo analizzato quali sono i temi e gli argomenti più discussi dagli utenti sui vari canali dei partiti e dei personaggi politici. Diamo insieme un’occhiata.

    La campagna elettorale per le Elezioni Politiche 2018 sta entrando nel vivo, mancano ormai poche settimane al 4 marzo e i social media ormai giocano un ruolo sempre più importante. Facebook e Twitter, in particolare, sono luoghi dove i politici cercano di sviluppare i punti dei loro programmi, dando quindi vita a discussioni attorno agli argomenti che gli utenti sentono vicini alle loro esigenze.

    Con Talkwalker siamo andati a vedere quali sono i temi più discussi sui social media all’interno dei canali che i personaggi politici e i partiti usano per fare campagna elettorale e conversare con i loro elettori. Ne è venuto fuori uno spaccato che potrebbe essere ulteriormente utile per comprendere gli orientamenti che le singole compagini politiche adottano in relazioni agli argomenti e problematiche che gli italiani sentono in modo particolare.

    parlamento elezioni politiche 2018 social media

    Dall’analisi abbiamo notato che gli utenti sui social media mostrano attenzione e sensibilità diverse rispetto agli stessi temi che vengono trattati sui media tradizionali o rispetto a quelli che i personaggi politici propongono per il dibattito. Ad esempio, l’Immigrazione, uno dei temi maggiormente sentiti dagli italiani e di grande attualità, sui social media è di gran lunga il tema più discusso (31,3%), seguito da lavoro e occupazione. Quello che vedremo di seguito è come i vari temi che sono alla base di questa campagna elettorale sono stati discussi dai vari schieramenti e dai vari politici.

    Partiamo dal Partito Democratico. Come vedete dal grafico a torta, negli ultimi 7 giorni i temi più discussi dagli utenti (sulla base dei commenti degli stessi) si sono sviluppati attorno alle Tasse (33,4%), lavoro e occupazione (17,8%), Immigrazione (12,5%)

    partito democratico facebook elezioni politiche 2018

    Diversi i temi discussi dagli utenti in riferimento all’account Twitter del Partito Democratico. Come vedete, negli ultimi 7 giorni il tema più discusso a 280 caratteri è stato il lavoro e occupazione (21,4%), seguito dalla sicurezza (18,5%) e dalle tasse (15,5%).

    partito democratico twitter elezioni politiche 2018

    Guardando a Matteo Renzi, per concludere con il PD, sulle sue pagine Facebook e in relazione ai suoi tweet, i commenti degli utenti si concentrano su lavoro (23%) Immigrazione (17,8%) e tasse (17,1%).

    matteo renzi commenti social media facebook twitter elezioni politiche 2018

    Guardiamo adesso su cosa si concentrano gli utenti che frequentano la pagina Facebook e l’account Twitter del MoVimento 5 Stelle. Su Facebook i commenti degli utenti si concentrano su Immigrazione e lavoro, quasi in parità con, rispettivamente, il 23,8% e il 23,5%; a seguire il tema delle tasse (18,3%) e le pensioni (11,7%).

    movimento 5 stelle facebook elezioni politiche 2018

     

    Su Twitter, le conversazioni generate in relazione all’account del M5S sono diversi da quelli commentati su Facebook. Infatti al primo posto troviamo le pensioni (27,8%), poi Immigrazione 19,1%) e poi agricoltura (11,1%).

    movimento 5 stelle twitter elezioni politiche 2018

    Se diamo un’cchiata invece alle discussioni e ai commenti che gli utenti hanno manifestato in relazioni ai temi toccati da Luigi di Maio, su Twitter e su Facebook, notiamo che grosso modo rispecchiano i dati visti in relazioni ai commenti generati sulla pagina Facebook del MoVimento. Solo che in terza posizione, tra i temi più discussi in relazione alle conversazioni generale da Di Maio negli ultimi sette giorni, troviamo l’istruzione (16,4%).

    luigi di maio commenti social media elezioni politiche 2018

    E ora passiamo a vedere cosa commentano gli utenti sulla pagina Facebook della Lega. Come era prevedibile, il 60,3% dei commenti degli utenti i sviluppano attorno al tema dell’Immigrazione, il dato più alto riscontrato all’interno della nostra analisi. A seguire, con il 10,7%,  le pensioni; al 10% anche le Tasse, un altro dei grandi temi trattati dalla lega in questa campagna elettorale.

    commenti lega facebook elezioni politiche 2018

    Una situazione sostanzialmente analoga la si riscontra anche in relazioni ai commenti che gli utenti hanno espresso in relazione ai tweet dall’account della Lega. Infatti, anche in questo caso troviamo che la stragrande maggioranza dei commenti, 60,3%, si sviluppano attorno al grande tema dell’Immigrazione.

    lega commenti twitter elezioni politiche 2018

    Restiamo sulla Lega e osserviamo adesso i commenti degli utenti sulla pagina Facebook e sull’account Twitter di Matteo Salvini, segretario del partito e candidato premier. Anche in questo caso non ci sono sorprese, il 62,3% dei commenti generati sulla pagina Facebook di Salvini e dal suo account Twitter, negli ultimi sette giorni, vertono sull’Immigrazione. Il 10% dei commenti è sulle tasse.

    salvini commenti social media elezioni politiche 2018

    In relazione a Forza Italia abbiamo raggruppato i dati in un unico grafico avendo notato totale concordanza con i vari dei vari canali analizzati, uno dei pochi casi. Negli ultimi sette giorni i commenti degli utenti sulla pagine Facebook del partito guidato da Silvio Berlusconi e in relazione all’attività generata dall’account Twitter riguardavano per il 28,4% il tema delle tasse; seguito dal lavoro (24,4%) e dalla sicurezza (15,4%).

    forza italia commenti social media elezioni politiche 2018

    Restando su Forza Italia, questi sono gli argomenti trattati da Silvio Berlusconi sui social media su cui si sono concentrati maggiormente i commenti degli utenti. E notiamo che cambiando l’ordine dei due argomenti di Forza Italia più commentati, sui canali del presidente del partito gli utenti commentano temi legati al lavoro (29,2%, contro il 24,4% dei commenti sui canali del partito), tasse (23,6%), immigrazione (18,5%).

    silvio berlusconi commenti social media elezioni politiche 2018

    Ecco, questo era un po’ il dettaglio che volevamo condividere con voi emerso dall’analisi sulle conversazioni elaborata e condotta in collaborazione con Talkwalker. Il nostro intento era quindi quello di evidenziare su quali argomenti gli utenti commentano di più, in relazione ai temi trattati dai vari partiti e personaggi politici che stanno caratterizzando questa campagna elettorale. E’ quindi un modo per fare un raffronto tra quelli che sono i temi portati avanti dalle varie compagini elettorali e i temi che invece interessano agli utenti che simpatizzano per questo o quel partito. Sono quindi dati ed elementi che possono offrire nuovi spunti di riflessione.

  • Le Amministrative 2016 sui Social, la sfida su Twitter e Facebook

    Le Amministrative 2016 sui Social, la sfida su Twitter e Facebook

    Domenica 5 giugno 2016 in molte città italiane di voterà per le Amministrative. Con lo studio di Blogmeter vediamo come la sfida si è giocata anche sui Social Media, in particolare su Twitter e su Facebook. In particolare, la Meloni è leader sui social network, la Raggi è la più coinvolgente. A Milano testa a testa su Facebook tra Sala e Parisi con il candidato del centrosinistra che primeggia su Twitter.

    La politica tende ormai sempre di più a utilizzare i Social Media, forse un po’ meno a usarli nel senso stretto, cioè aperta al dialogo e ascoltare i cittadini, questo è un dato di fatto. Ed è soprattutto in occasione di elezioni che si registra il massimo della presenza dei politici, per ovvi motivi. Nonostante la presenza della politica sui Social Media sia cresciuta negli anni, almeno negli ultimi 5, la sensazione è quella che l’approccio non sia stato tanto diverso da quello utilizzato solitamente con i mezzi di comunicazione tradizionali, ossia si è soltanto pensato a replicare un certo tipo di comunicazione piuttosto che crearne uno nuovo, più aperto al dialogo e alla conversazione con i cittadini. Molto rumore, ma poco ascolto, una strategia che in effetti non porta lontano.

    amministrative 2016 facebook twitter

    Ma restando sul tema elettorale, vediamo oggi grazie a questo studio di Blogmeter come i politici stanno usando, e hanno usato, i Social Media per le Amministrative 2016 che si terranno domenica prossima, 5 giugno, in molte città italiane (1372 comuni) tra le quali le più importanti come Milano, Roma, Torino, Napoli, Firenze, Palermo e Bologna. Nello specifico, lo studio prende in esame l’uso e l’attività dei candidati nelle città di Roma e Milano, disegnando scenari diversi.

    La sfida social per le Amministrative 2016 a Roma

    A Roma il candidato più forte sui Social Media è Giorgia Meloni che grazie anche al ruolo istituzionale a livello nazionale è riuscita a costruirsi un seguito ampio di sostenitori. Su Facebook ha superato i 580.000 fan, seguita a gran distanza da Virginia Raggi con circa 140.000 e dagli altri che ne hanno meno di 50.000. Ma, come sappiamo, questo rappresenta comunque un dato molto variabile dal punto di vista temporale, resta però interessante analizzare i tassi di crescita dei fan nelle ultime due settimane. E da questo punto di vista si nota che a crescere più velocemente degli altri sono Roberto Giachetti (+25%) e l’esponente del Movimento 5 Stelle (+18%).

    Ed è proprio Virginia Raggi a fare meglio degli altri in termini assoluti, infatti: ogni giorno riesce ad aggiungere mediamente 1.550 fan alla sua base. Se guardiamo i dati dal punto di vista del coinvolgimento, dell’engagement, degli utenti emerge che, in valore assoluto, la Meloni è leader, ma se si considerano i valori relativi le cose cambiano. Infatti la Raggi riesce a stimolare mediamente 2.660 interazioni (like, commenti, condivisioni) per post pubblicato, mentre la Meloni 1.587 e Giachetti 683.

    sindaci roma facebook twitter amministrative 2016

    Anche su Twitter Giorgia Meloni distanzia gli altri candidati in termini di follower: ne ha oltre 260.000, mentre Stefano Fassina ne ha 118.000 e gli altri molti di meno. A crescere più velocemente degli altri, nelle ultime due settimane, sono la Meloni e Giachetti. In termini di coinvolgimento sulla piattaforma da 140 caratteri, primeggia la candidata 5 stelle che per ogni tweet riesce a stimolare, in media, 436 interazioni (retweet, risposte, like). La segue il candidato del PD con 320 e la Meloni con 198.

    Giorgia Meloni ha quindi grandi numeri ma riesce ad essere poco coinvolgente se paragonata alla candidata Virginia Raggi del MoVimento 5 Stelle.

    La sfida social per le Amministrative 2016 a Milano

    Più equilibrata e combattuta è invece la sfida a Milano, anche per il fatto che si tratta di candidati nuovi (o quasi) sulla scena politica. Su Facebook, sia in termini di follower che di engagement, il candidato del centro destra e quello del centro sinistra sono vicini. Il candidato del Movimento 5 Stelle, Gianluca Corrado, è molto distanziato, anche per il fatto di essere arrivato sulla scena milanese in ritardo rispetto agli altri candidati. Beppe Sala ha circa 25.000 fan (+16% nelle ultime due settimane rispetto alle precedenti) mentre Stefano Parisi ha superato i 21.000 (+40%) e Gianluca Corrado ne ha poco più di 8.000 (+14%). Dal punto di vista del coinvolgimento le posizioni si mantengono inalterate se si guarda all’engagement in valori assoluti, mentre si invertono se si considerano quelli relativi. Parisi riesce a stimolare mediamente 487 interazioni per post pubblicato, mentre Sala si ferma a 472 e Corrado a 139.

    sindaci milano facebook twitter amministrative 2016

    Su Twitter lo scenario è diverso. In termini di sostenitori è Sala a primeggiare con oltre 13.000 follower (+0,3%), mentre Parisi si aggira intorno ai 5.000 (+5%) e Corrado ha superato i 1.000 (+13%). Quest’ultimo ha, però, la miglior capacità di coinvolgimento: per ogni tweet riesce a ricevere, in media, 62 interazioni, mentre Parisi si ferma a 24 e Sala a 16.

     

  • Politici italiani su Instagram, ecco alcuni dati interessanti

    Politici italiani su Instagram, ecco alcuni dati interessanti

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    Blogmeter ha realizzato un’analisi considerando l’attività dei politici italiani su Instagram, seguito in Italia da 6 milioni di persone, e cercando di capire come i politici cercano il dialogo con un pubblico diverso. Ebbene, dall’analisi viene fuori che Berlusconi in dieci giorni ha raggiunto 29 mila follower e il più alto livello di interazione. Non male Renzi, ma il suo account è in disuso da un anno.

    Politici e internet, meglio social media, un legame che non sempre è stato ottimale, specie per i politici italiani che limitano la loro presenza solo nell’imminenza di scadenze elettorali. Se si continua a considerare i social media, e la rete in generale, come un megafono, di quelli che si usavano sulle auto in giro per le strade delle città fino a qualche anno fa, allora l’interazione e il dialogo con gli utenti ed elettori sarà un puro miraggio.

    Ma in relazione a questo tema, sempre molto interessante, vogliamo proporvi oggi l’analisi di Blogmeter che ha considerato l’attività dei politici italiani su Instagram, il celebra “social network” ormai di Facebook dove gli utenti scambiano immagini e video, che in Italia coinvolge 6 milioni di persone. Con il proprio strumento, “Instagram Analytics”, che Vincenzo Cosenza ha tra l’altro presentato nell’ultima puntata di Virus su Rai Due, Blogmeter ha rilevato che sono pochi i politici nazionali che usano questo strumento. Ma vediamo qualche dato nel dettaglio.

    Qualche giorno fa ha fatto molto discutere lo sbarco su Instagram di Silvio Berlusconi, il leader di Forza Italia in dieci giorni ha ottenuto il maggior numero di follower, circa 29.000, e anche il più alto engagement, e cioì oltre 53.000 interazioni tra like e commenti. Il successo di Berlusconi è certamente merito di alcune foto come quello in cui lo si vede ritratto con Dudù, foto che ha ottenuto 2.600 interazioni.

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    In seconda posizione, per numero di follower, troviamo il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi,  che vanta un seguito di 26.000 followers. In questo caso, nonostante un seguito interessante, si tratta però di un patrimonio sociale sprecato, nel senso che il profilo di Renzi non viene più aggiornato ormai dal 20 maggio del 2014! In termini di engagement, invece, si scopre che il secondo posto è occupato da Giorgia Meloni, che nonostante abbia solo 5.000 follower, riesce a sviluppare un un livello di interazione interessante, circa 7.700 durante questo mese. E sempre per quel che riguarda il coinvolgimento, a seguire troviamo la presidentessa della Camera, Laura Boldrini, che però a maggio sviluppa solo 758 interazioni.

    Da notare, infine, che Matteo Salvini, appena sbarcato su Instagram, senza neanche aver pubblicato una foto, ha già “guadagnato” 3.600 follower.

    Allora che ne pensate?

     

  • Per Renzi è boom sui Social Media. E ora insidia Beppe Grillo

    Per Renzi è boom sui Social Media. E ora insidia Beppe Grillo

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    Da quando Matteo Renzi è diventato Presidente del Consiglio il suo consenso in rete e sui social media è migliorato nettamente, a tal punto da insidiare Beppe Grillo. E’ questo il risultato che viene fuori dalla ricerca di Blogmeter attraverso il tool “Social Analytics”. Il premier su Facebook supera Berlusconi e Vendola; su Twitter si avvicina al leader del MoVimento 5 Stelle

    A pensarci bene forse il risultato non è poi così sorprendete, infatti Renzi ha sempre avuto buona cura della comunicazione sul web e sui social media, in particolare. Ma da quando è diventato Presidente del Consiglio ha migliorato considerevolmente il suo consenso anche in rete. E lo dimostra l’analisi fatta da Blogmeter attraverso il suo tool Social Analytics, la quale evidenzia come dallo scorso febbraio, Renzi è riuscito a guadagnare posizioni sia su Nichi Vendola, che su Silvio Berlusconi. Entrambi sono stati superati per numero di fan tanto che ora Renzi è il secondo politico più seguito su Facebook con oltre 624.000 fan.  Infatti su Facebook rimane primo Beppe Grillo che negli anni ha saputo costruire una rete di oltre un milione e mezzo di sostenitori. Il suo profilo genera qualcosa come 282.000 interazioni al giorno, mentre il Presidente del Consiglio si ferma a 10.000. E’ evidente che Renzi deve incrementare l’uso del social network più usato in Italia se vuole davvero superare il leader del MoVimento 5 Stelle.

    E Beppe Grillo anche su Twitter vanta il maggior numero di follower, 1,4 milioni contro i 980.000 di Renzi, ma dalla sua parte il Presidente del Consiglio ha la velocità con la quale sta crescendo il suo seguito, di gran lunga superiore.  Parliamo di circa 5.000 follower in più al giorno, contro i 1.300 di Grillo. Matteo Renzi primeggia per la sua capacità di coinvolgere gli utenti di questo social network. Mediamente ogni giorno riesce a stimolare 14.200 interazioni (menzioni, retweet, reply, favorites) contro le 5.300 di Grillo.

    Il suo tweet più virale, che ha ottenuto circa 19.000 interazioni, era una stoccata proprio al suo avversario politico:

    Allora, che ne pensate di questi dati? E come giudicate voi la comunicazione di Renzi?