Tag: social media

  • Le voci della politica italiana sui Social Media

    Le voci della politica italiana sui Social Media

    LaStampa.it lancia un nuovo progetto insieme a ECCE/Costumere che ha lo scopo di indagare e monitorare le relazioni che i politici instaurano sui Social Media in questo periodo di campagna elettorale. La piattaforma, che viene presentata oggi, monitorerà in tempo reale una selezione di politici e partiti sui canali ufficiali Facebook e Twitter a partire dal periodo pre-elettorale fino a elezioni ultimate

    La campagna elettorale 2013 che sta entrando ormai sempre di più nel vivo, si sta caratterizzando per una massiccia presenza di politici italiani sui Social Media, in particolare su Facebook e su Twitter. Una novità assoluta se la paragoniamo alla precedente campagna elettorale. E sicuramente questa può essere senza dubbio definita come la prima campagna elettorale veramente social nel panorama politico italiano. Certo è ancora presto per dire che i nostri politici sono capaci di muoversi su questi nuovi canali di comunicazione con la destrezza e l’abilità di Obama, però va sicuramente apprezzata l’apertura ad aprirsi al dialogo. E infatti è proprio il dialogo la forma di comunicazione che risalta sui Social Media. Gli utenti vogliono confrontarsi, esprimere il proprio parere, interloquire direttamente con i candidati e questo può trasformarsi in uno straordinario momento di slancio quando il politico è capace di dialogare chiaramente, restando sè stesso, oppure in un vero e proprio boomerang nel caso in cui il politico voglia provare ad uniformarsi a dei canoni che non sono propri. Sulla rete e in particolare su Social media la gente p alla ricerca di autenticità e di trasparenza. Aspetti che non sempre si è abituati a considerare in campagna elettorale.

    La Voce della Politica - lastampa.it

    In questo contesto si inserisce “Le Voci della Politica”, progetto presentato oggi e nato dalla collaborazione tra ECCE/Costumer, soluzione CRM sociale di Decisyon, e LaStampa.it, versione online del noto quotidiano: uno strumento interattivo per monitorare in tempo reale e in maniera semplice e intuitiva l’engagement sociale e la brand reputation dei protagonisti delle prossime elezioni politiche2013.

    Le Voci della Politica – ha commentato Cosimo Palmisano, fondatore di ECCE/Customer e vice presidente peril Social CRM di Decisyon Inc. – intende essere un playground per tutti coloro che intendono avvicinarsi al mondo dei numeri legati al social durante il periodo pre-elettorale 2013. Il team di ECCE/Customer ha creato delle infografiche dinamiche che permettono all’utente di rapportarsi al dato prodotto sui social network nella maniera più interattiva e semplice possibile, mantenendo il valore grafico e analitico delle informazioni disponibili”.

    La piattaforma monitorerà infatti una selezione di politici e partiti sui canali ufficiali Facebook e Twitter a partire dal periodo pre-elettorale fino a elezioni ultimate. Darà agli utenti la possibilità di selezionare il social di interesse e il periodo di riferimento al fine di ottenere statistiche di lettura delle interazioni, compiute sia dai protagonisti della campagna elettorale che dalla loro community di riferimento all’interno delle rispettive pagine pubbliche sociali.

    La Voce della Politica - lastampa.it - politici

    I dati analizzati, aggiornati ogni due ore, dipenderanno totalmente dal Social Network e verranno calcolati sulla base delle attività svolte esclusivamente sulle bacheche delle Fan Page di Facebook o attraverso i tweet provenienti, diretti,di risposta, di menzione o retweet degli account Twitter monitorati. Per ogni aggiornamento verrà effettuato un calcolo che andrà a coprire sia le ultime 24 che le ultime 168 ore (una settimana), al fine di poter visualizzare tramite il selettore temporale i dati desiderati.

    Un grafico a barre consentirà di visualizzare la Situazione Generale, ovvero il numero di interventi effettuati sulle Fan Page di Facebook o il numero di attività svolte dagli account di Twitter,ordinandoli per ampiezza. Per quanto riguarda Facebook, verrà considerato come intervento una qualsiasi attività visibile sul wall della Fan Page (post,commento, like al post, like al commento, numero di condivisioni). Per Twitter invece verrà considerata come attività il singolo tweet da o per l’account, ai quali vanno aggiunti i tweet per le risposte, le menzioni e i retweet. Gli stessi dati saranno presentati sotto forma di rapporto percentuale in un grafico a torta che evidenzierà lo share degli interventi (Facebook) o delle attività(Twitter), lasciando la possibilità di selezionare una specifica Fan Page o account.

    Una tabella renderà invece conto dei Politici con più attività con le informazioni relative alle Fan Page di Facebook o agli account di Twitter monitorati. Per ogni fan page di Facebook verranno proposti il numero delle attività, il dato relativo al “Dicono di loro” (“People Talking About”), misurato come varianza nell’intervallo di tempo selezionato, e il numero di fan così come rilevato all’orario di aggiornamento. Per ogni account di Twitter vengono invece mostrati il numero di attività, il numero di following e di follower dell’account, così come rilevato all’orario di aggiornamento.

    La Voce della Politica - lastampa.it - tag
    La Tag Cloud,infine, raffigurerà le Parole maggiormente ricorrenti all’interno di una sezione selezionata: più grande sarà il carattere della parola, maggiore sarà la sua ricorrenza. Per i dati di Facebook verranno analizzati tutti i testi proveniente dai feed e dai commenti presenti nel wall della Fan Page, mentre per Twitter verranno considerati solamente gli hashtag (#) presenti all’interno dei tweet. In assenza di selezione la Tag Cloud mostrerà l’insieme delle parole/hashtag maggiormente ricorrenti in tutta la sezione, prendendo quindi in esame tutti i contenuti provenienti dalle Fan Page o dagli account di Twitter analizzati. Una soluzione che sceglie di privilegiare l’utente, la facilità di utilizzo e la replicabilità del dato dal punto di vista statistico a fronte di una letteratura sull’analisi del sentiment ancora troppo controversa.

    Un percorso di lettura dei dati quindi interattivo e determinato dal singolo utente che potrà, a proprio piacimento, approfondire le informazioni nel dettaglio variando o la granularità del dato o l’unità di analisi oppure decidere per una visione d’insieme delle “Voci della Politica”. Un primo passo, quello realizzato in collaborazione con LaStampa.it, che apre tuttavia ad applicazioni future.

    Un progetto che merita di essere seguito con interesse durante questa campagna per vederne l’applicazione. Senza dubbio, un tentativo da parte dell’informazione di considerare, senza trascurare, canali importanti di comunicazione, imprescindibili. Certo, l’auspicio è che la politica non deve pensare a questo solo in occasione delle elezioni, ma dovrebbe calarsi ogni giorno alla ricerca del dialogo e del confronto diretto. Ne gioveremmo tutti.

  • Social Minds, ricerca sull’utilizzo dei Social Media nelle aziende italiane

    Social Minds, ricerca sull’utilizzo dei Social Media nelle aziende italiane

    Vi segnaliamo questo interessante progetto di DML, Social Minds, una ricerca che si pone lo scopo di indagare sull’utilizzo dei Social Media all’interno delle aziende italiane. Si parte con un sondaggio rivolto alle Banche

    DML, società di consulenza e formazione in ambito marketing digitale, lancia questo gennaio Social Minds, un progetto di ricerca che intende analizzare il livello di adozione, utilizzo ed efficacia dei Social media per i processi di comunicazione, marketing e di business in generale da parte di alcuni specifici settori. Il primo settore oggetto della Ricerca sono le Banche, a cui seguiranno le Assicurazioni e gli istituti finanziari. Per lo svolgimento della ricerca Social Minds utilizzerà una metodologia innovativa, di tipo quali-quantitativo che coniuga le tecniche classiche di ricerca (analisi desk, panel online, sondaggio online, interviste in profondità con addetti ai lavori) con l’analisi delle conversazioni online sui temi di settore e la misurazione dell’efficacia dei canali social delle banche utilizzando strumenti di social media analytics.

    social minds

    Il 15 gennaio è stato lanciato un sondaggio online, disponibile a questo indirizzo: http://bit.ly/SocialMindsSurvey rivolto a tutti coloro che lavorano in banca, con un particolare riferimento a chi si occupa di marketing, comunicazione, customer service. A partire da febbraio verranno raccolti con una serie di interviste alcune case study significative del mondo bancario. Le banche che abbiano sviluppato qualche progetto sui Social Media, non necessariamente di marketing e comunicazione, sono quindi invitate a partecipare e a scrivere a info@socialminds.it per raccontare la loro esperienza; il loro racconto sarà inserito nel report conclusivo e la banca sarà invitata partecipare all’evento di presentazione dei risultati.

    Alle banche interessate a partecipare alla ricerca proponiamo tre possibili livelli e modalità di coinvolgimento al progetto:

    1. compilazione del sondaggio online
    2. intervista in profondità su progetti ed esperienze con i social media, nei 4 ambiti Marketing, Support, Innovation, Intelligence.
    3. sponsorizzazione dell’evento di presentazione dei risultati che si terrà a Milano nella prima metà di luglio 2013.

    In cambio della disponibilità e del tempo concesso daremo spazio e visibilità all’interno del report di ricerca con il racconto della propria esperienza social; partecipando anche alla survey online si ha la possibilità inoltre di ricevere in anteprima i risultati del sondaggio e ricevere l’invito per il Convegno di presentazione dei risultati della ricerca, previsto per luglio 2013.

    Per maggiori informazioni e per partecipare alla ricerca scrivete a: info@socialminds.it

    Riferimenti online:

    Sito web: www.socialminds.it

    FanPage: www.facebook.com/SocialMindsIT

    Twitter: @SocialMindsIT

  • Getty Images lancia THE FEED, nuovo modo di comunicare sui social per immagini

    Getty Images lancia THE FEED, nuovo modo di comunicare sui social per immagini

    The Feed by Getty Images automatizza la diffusione dell’archivio di immagini Getty Images sui social network e sulle piattaforme emergenti. In questo modo con Getty Images gli argomenti di tendenza diventano visivi attraverso l’innovazione social-driven

    Getty Images Inc. annuncia il lancio di The Feed by Getty Images, una innovativa applicazione della Connect API di Getty Images alle piattaforme social media. Questa nuova e potente integrazione software mette in evidenza l’ampia gamma di contenuti Getty Images in base agli argomenti e alle conversazioni di tendenza presentando immagini inerenti le notizie, gli eventi sportivi e gli aggiornamenti dal mondo dello spettacolo che fanno discutere l’ambiente social.

    GettyImages_TheFeed_TwitterFacendo leva sulla API di Twitter per determinare gli argomenti del momento, The Feed cerca nell’archivio Getty Images usando la Connect API per identificare le immagini corrispondenti ai termini di tendenza per pubblicare infine i contenuti pertinenti sul sito Web e sui canali social di Getty Images. Sul profilo Facebook di Getty Images sono state create timeline tematiche aggiornate che sfruttano The Feed per coprire in maniera adeguata e interessante eventi, avvenimenti sportivi e notizie dal mondo dello spettacolo.

    Su Twitter, Getty Images ha lanciato @FeedMeGetty, che utilizza The Feed per twittare ogni ora un’immagine di tendenza e rispondere in tempo reale alle richieste di contenuti con un’immagine corrispondente. Infine, The Feed viene adoperato dal sito Web di Getty Images per visualizzare immagini associate agli argomenti di tendenza sia globali che locali (http://thefeed.gettyimages.com).

    Yvonne-Chien_Getty-Images“The Feed è un’innovazione che ci rende entusiasti perché semplifica e automatizza il processo di pubblicazione di contenuti altamente coinvolgenti e pertinenti sui social media. Collaborando con il team di R/GA siamo stati in grado di concepire e realizzare questo strumento nell’arco di pochi mesi”, ha dichiarato Yvonne Chien, Senior Vice President of Marketing di Getty Images. “La tecnologia brevettata di The Feed sfrutta la nostra API scalabile e le API del settore social in modo da poter fornire continuamente contenuti interessanti ai nostri fan e follower”.

    The Feed by Getty Images fa seguito a numerose altre recenti iniziative social come la Getty Images Connect API e recenti partnership social-driven con brand come Soundcloud e SparkRebel. Getty Images sta rafforzando la presenza del proprio brand sui canali social capitalizzando la diffusione dei comportamenti ispirati alla condivisione di contenuti visual per comunicare sulle piattaforme social. The Feed sfrutta in maniera specifica le dimensioni e la forza delle basi di utenza delle piattaforme social per supportare Getty Images nell’entrare in contatto con i fan e approfondire il coinvolgimento attraverso contenuti premium. La società è impegnata a innovare costantemente ed a scoprire nuovi metodi per connettere i brand ai rispettivi clienti attraverso i contenuti, in modo da essere funzionale agli obiettivi di business.

    GettyImages_TheFeed_FB

    Per maggiori informazioni su The Feed by Getty Images è possibile visitare l’indirizzo gettyimages.com/thefeed

  • Social Media, solo il 13% delle aziende li usa bene

    Social Media, solo il 13% delle aziende li usa bene

    In un recente sondaggio condotto da Nasdaq OMX e l’agenzia Ragan negli Usa viene rilevato che solo il 13% delle aziende intervistate ritiene di usare bene i Social Media, il 64% ritiene di dover imparare ancora molto. Facebook è lo strumento più usato, seguito da Twitter e da YouTube

    social_media_effortsSondaggio interessante quello che Nasdaq OMX ha condotto insieme all’agenzia americana Ragan allo scopo di vedere come le aziende Usa usano i Social Media per comunicare. L’indagine è stata condotta sulla base di 2.714 interviste coinvolgendo aziende della PA, Non profit e società con oltre 50 mila dipendenti, quindi parliamo di grandi organizzazioni aziendali. Ebbene  il risultato forse più interessante è che solo il 13% di queste aziende ritiene di usare bene i Social Media all’interno della propria organizzazione. Ma l’altro dato interessante è che il 64%, nettamente la maggioranza, afferma si di usarli ma di avere ancora molto da imparare. Il restante 23% si definisce newbie.

    Il motivo per cui quest aziende hanno cominciato ad utilizzare i Social Media all’interno della propria organizzazione sono diversi. Il primo, nell’87% dei casi, per aumentare la brand awarness, il secondo, nel 62% dei casi, per incrementare il traffico web, e il terzo, nel 61% dei casi, per migliorare la propria Reputazione.

    Dall’indagine viene fuori una certa discrepanza proprio nel cercare di rendere omogenea la strategia, l’azione da intraprendere sui Social Media per cercare di raggiungere l’obiettivo che ci si prefigge. In molti casi si è trattato di situazioni in cui è prevalsa una insufficiente preparazione all’uso dello strumento. Spesso hanno risposto di non riuscire a stare dietro alla grossa mole di informazioni da monitorare, di non riuscire a sfruttare al meglio la piattaforma che si sta usando. Ma anche le grosse aziende hanno problemi, in molti casi lamentano di non trovare tempo a sufficienza da dedicare ai SM e che in alcuni casi mancano delle strutture adeguate, nonostante gli sforzi.

    social_media_platformsTra gli strumenti più utilizzati, Facebook è di gran lunga quello più usato nel 91% dei casi; seguito da Twitter, 88%, da YouTube, 73% e da LinkedIn, 69%. Poi Google+, 33%, e Pinterest, 32%. Molti hanno anche risposto di usare Vimeo e di usare WordPress per il proprio blog aziendale. Tra questi strumenti, alcuni hanno segnalato anche Social Network molto localizzati come i russi Odnoklassniki, Mail.ru  e VKontakte, oppure come i cinesi Sina Weibo, Renren, e Youku. Pensate che in alcuni casi si è verificato un divieto d’uso di alcuni social network all’interno di qualche azienda e tra questi c’è anche Pinterest. E sempre per quanto riguarda Pinterest, in alcuni casi viene indicato, insieme ad Instagram, lo strumento su cui l’azienda punterà nei prossimi anni.

    Molti lamentano che ormai gli strumenti sono troppi e per questo non si riesce a starci dietro. Come abbiamo sempre sostenuto, è bene usare gli strumenti che più sono in linea con la strategia da seguire, ma sostenere che ci sono tanti strumenti e conviene usare sempre gli stessi non è corretto. Si rischia di non raggiungere in effetti il pubblico desiderato. Per questo conviene comunque provare ad usarli e poi sulla base di questo privilegiare quelli dai quali si ottengono maggiori risposte in linea con gli obiettivi.

    Da questo quadro si desume che nonostante i buoni propositi e investimenti, c’è ancora molto da lavorare. E’ necessario avere una formazione adeguata, altrimenti tutti gli sforzi saranno vani ed è comunque necessario, quando possibile, aumentare gli investimenti in tal senso.

    E’chiaro che questo sondaggio fa riferimento agli Usa, ma siamo sicuri che ci sono molte similitudini con il mercato italiano. Sarebbe il caso di conoscere meglio le proporzioni. E per far questo cominciate col raccontarci la vostra esperienza di uso dei Social Media nella vostra azienda.

  • Twitter vale 11 miliardi di dollari e ci si prepara alla IPO

    Twitter vale 11 miliardi di dollari e ci si prepara alla IPO

    E adesso si comincia seriamente a parlare di una concreta IPO di Twitter per il 2014 dopo che un’agenzia ha valutato il valore del popolare social network compreso tra gli 8 e 11 miliardi di dollari

    L’anno appena trascorso, il 2012, dal punto dei vista dei Social Media per tanti versi è stato un anno di successi, ma sotto altri punti di vista, soprattutto quelli finanziari, ci ha mostrato un aspetto inedito e non troppo florido. Basta semplicemente guardare al sofferto sbarco di Facebook a Wall Street dal quale ci si attendeva sicuramente un esito diverso, oppure alla crisi che ha coinvolto Zynga, altro colosso colpito da guai finanziari. Senza dimenticare Groupon. Insomma il 2012 dei Social Media dal lato finanziario non è stato entusiasmante. Eppure le voci insistenti di una possibile IPO di Twitter, colosso tra i social network e secondo solo a Facebook per numero di utenti, sembrano ormai portare a un progetto concreto, specie dopo la valutazione che viene fatta della società, con un valore compreso tra gli 8 e gli 11 miliardi di dollari, da parte di Greencrest Capital.

    Si parla del 2014 anche se non vi è nulla di certo. Quello che si comincia a sapere che Greencrest Capital stessa comincia a consigliare a Twitter di prendere in considerazione una IPO e di seguire certe modalità. La valutazione è frutto di un’attenta analisi di quello che è stato anche il 2012 per Twitter, anno in cui ha modificato decisamente alcuni assetti importanti, basti pensare alla massiccia modifica delle API, con un profitto in crescita che proviene dalla pubblicità e dagli investimenti fatti per migliorare l’uso via mobile, settore cruciale per Twitter.

    La data del 2014, secondo quanto riporta Greencrest Capital, è concreta per il fatto che si comincia a vedere un avvicendamento tra personaggi che hanno giocato ruoli importanti in situazioni analoghe. I personaggi coinvolti sono Ali Rowghani, assunto di recente come Responsabile Finanziario alla Pixar, già CFO, Chief Financial Officer, di Twitter, e Mike Gupta, ex tesoriere di Zynga, che subentrando a Rwoghani in Twitter, porta la sua esperienza a proposito di IPO fatta proprio con Zynga. Ora, vista la fine di Zynga non ci sembra che questa mossa possa essere azzeccata, però certamente queste azioni fanno presagire che qualcosa di concreto per un reale sbarco di Twitter a Wall Street comincia a farsi strada.

    Bisogna ricordare che l’ultima valutazione di Twitter riportava un valore di 1 miliardo di dollari e quella attuale effettivamente tiene conto dei recenti sforzi fatti da Twitter, come dicevamo prima, che ha come conseguenza l’aumento del numero degli utenti.

    Intanto attendiamo di vedere come sarà questo 2013 per Twitter anche dopo il lancio dei filtri fotografici con il chiaro intento di sfidare Intasgram (e Facebook) e anche dopo il recente pasticcio sulle regole della privacy di Instagram che ha avuto come conseguenza una riduzione del 25% degli utenti. Ma sarà interessante vedere quanti altri brand utilizzeranno i Promoted Tweets, arma che si è rivelata vincente che ha garantito ai marchi un aumento del 40% di engagement via mobile, un dato davvero interessante.

    Certo che l’imperativo di Twitter per una IPO nel 2014 deve essere quello di evitare quanto è successo a Facebook. Ci riuscirà?

  • Ecco il 2012 sui Social Media [Infografica]

    Ecco il 2012 sui Social Media [Infografica]

    L’infografica che vi presentiamo oggi racchiude al suo interno tutti i fatti salienti a cui abbiamo assistito in questo anno sui social media. Un 2012 davvero ricco di eventi. E il 2013? Lo sarà di più

    Raccontare tutto ciò che è accaduto sul web e sui social media è davvero difficile. So perchè il 2012 che sta per finire non è stato affatto avaro di fatti salienti che anche noi nel nostro piccolo vi abbiamo raccontato. E allora in questi casi non c’è niente di meglio di un’infografica come quella di cui vi parliamo oggi, sviluppata da The Seo Company, che sintetizza e illustra quelli che sono stati davvero i fatti più interessanti che hanno riguardato i Social Media.

    Il 2012 è stato l’anno che ha visto un passo in avanti nel progresso tecnologico, è stato, secondo le previsioni, l’anno del mobile. Molti social network hanno orientato le proprie strategie proprio in questa direzione. A cominciare da Facebook che nel prepararsi allo sbarco su Wall Street, ha acquistato Instagram, ma anche Gowalla, per cominciare a presidiare un settore fino ad allora poco frequentato e anche per cercare di andare a soddisfare quelle che erano le richieste dei creditori. Non è stato certo a guardare Twitter, anzi, con la modifica delle Api ha rivoluzionato il suo di fare, puntando a valorizzare la nuova proposta che ha visto grosse novità. Da ultima l’adozione di filtri fotografici, in netta concorrenza con Instagram evidentemente.

    Ma è stato l’anno anche di Pinterest. Dopo essere stata eletta miglior startup è stata la vera rivelazione di questo 2012 sui Social media. Mentre tutti, come noi del resto, aspettavano il grande exploit di Google Plus, Pinterest ha attirato a sè tutta l’attenzione, oscurando per buona parte dell’anno proprio il social network di casa Google che nell’ultima parte di quest’anno lo ha visto recuperare sensibilmente terreno. Chissà che il 2013 sarà il suo anno? Staremo a vedere.

    Intanto l’infografica raccoglie mese per mese i fatti principali come appunto Pinterest eletta come migliore startup a Gennaio, come il caso di Kony2012 che ha raccolto 87 milioni di visualizzazioni online e suscitando molte polemiche; oppure, e lo dicevamo prima, come lo sbarco di facebook a Wall Street con una quotazione molto alta per azione, 38 $, per poi vederlo protagonista in negativo, addirittura riuscendo a perdere il soli tre mesi il 50% della quotazione. Per non parlare delle vendite di azioni da parte di pezzi grossi come Sheryl Sandberg che ha venduto una buona fetta del suo pacchetto in dotazione.

    E’ stato anche l’anno in cui proprio Facebook ha raggiunto il miliardo di utenti, a settembre. Anche LinkedIn, nello stesso mese, ha raggiunto l’importante traguardo dei 175 milioni di utenti registrati. A Novembre abbiamo assistito alle elezioni presidenziali americane  con la conferma di Barack Obama, protagonista del tweet, Four More years, che ha collezionato più RTs della storia, con oltre 4 milioni di condivisioni.

    E arriviamo a qualche giorno fa quando abbiamo assistito allo sbarco di Benedetto XVI su Twitter ed è notizia di ieri che il video di PSY Gangnam style ha superato il miliardo di visualizzazioni su YouTube.

    Insomma, ne sono successe davvero tante in questo 2012. E per voi qual è stato l’evento più interessante del 2012 sui Social Media? Raccontatecelo.

    2012-social-media-infografica

  • My Reputation, il nuovo servizio per conoscere la propria identità digitale

    My Reputation, il nuovo servizio per conoscere la propria identità digitale

    E’ stato presentato nei giorni scorsi My Reputation, creato da Reputation Manager, il primo servizio italiano che consente agli utenti di conoscere la propria identità digitale. E durante la presentazione è stata fatta una panoramica sulla visibilità digitale di alcuni politici italiani che vede Bersani e Grillo primi a pari merito, sul podio anche Renzi

    E’ stato presentato nei giorni scorsi a Milano, presso il Circolo della Stampa, un nuovo sito che potrà aiutare molti utenti della rete ad analizzare e monitorare facilmente la propria identità digitale (ovvero, il riflesso in rete della nostra identità off-line, ricostruita e interpretata attraverso le informazioni disponibili, soprattutto quelle più accessibili e visibili) ed eventualmente ottimizzarla,  per renderla più coerente con quella “reale”: si chiama My-Reputation ed è una piattaforma web sviluppata da Reputation Manager, società leader nell’analisi della reputazione dei brand e delle figure di rilievo pubblico nei canali online e social media in particolare.

    Logo-my-reputation

    Negli ultimi dieci anni si utilizza il web sempre di più per reperire informazioni personali e professionali su aziende e persone. Diventa quindi chiara l’esigenza e la necessità della perfetta corrispondenza tra profili offline e online. I motori di ricerca giocano un ruolo principe nella fase di ricerca delle informazioni – che si tratti di contenuti testuali, immagini, video o addirittura “dati sensibili” – e negli ultimi anni anche i social network hanno assunto un’importanza sempre più rilevante nelle fasi di coinvolgimento ed eco delle informazioni proposte e reperibili in rete.

    Alcuni “fatti” incontrovertibili,  a solo titolo d’esempio:

    • Il 49% dei recruiter valuta il candidato cercando informazioni online, e nel 27% dei casi lo elimina a causa di queste (Adecco, 2012)
    • 14,3 milioni di persone ogni giorno possono accedere alla tua identità digitale (Audiweb, settembre 2012)
    • Il 60% degli europei condivide online dati personali: 90%informazioni biografiche, 50% informazioni sociali, 10% dati sensibili (Adnkronos, 2012)
    • Furto identità Web, 8 milioni di italiani a rischio: 1 su 3 rilascia dati sensibili in Rete (Osservatorio TuttiMedia 2012)

    La nostra identità digitale, del resto, ci precede. Chissà quante volte vi sarete chiesti ad esempio: “Come siamo/appaiamo sul web?” “Quanto la nostra identità online rispecchia quella offline?” “Come ci vedono gli altri, cosa pensano di noi gli altri soggetti del web?” “Come sono le nostre relazioni, la nostra ‘vita sociale’ sul web?”. E se non ve lo siete mai chiesto, allora è il caso di cominciare a farlo.

    E’ proprio per dare risposta a questo tipo di domande che Reputation Manager ha sviluppato My-Reputation – ovvero una piattaforma web gratuita che permette di controllare e gestire il proprio ecosistema informativo online, sotto tre punti di vista:

    1. Identità:  per valutare e tenere sotto controllo i contenuti presenti in rete restituiti dai motori di ricerca agli utenti che cercano informazioni su di “te”

    2.   Profilo: per completare il profilo con i tuoi dati e creare una tua pagina personale MyReputation e avere così un nuovo contenuto che migliori la tua identità online

    3.   Social Network:  per far crescere il tuo punteggio e scoprire il tuo livello di social influence.

    A partire dagli indici ottenuti nelle aree Identità, Profilo e Social è quindi calcolato il My Reputation Score, che  riflette l’identità digitale nel suo complesso: qualitativo, informativo e relazionale.

    MyReputation diventa così il mezzo per valutare la propria reputazione personale, professionale e sociale in Rete ed eventualmente, anche re-ingegnerizzarla:  tramite il “MyReputation Score” è infatti possibile capire punti di forza e debolezza della propria identità sul web, ed eventualmentepoi intervenire per migliorare, correggere, evidenziare aspetti poco visibili in rete.

    Per dare un esempio pratico di quanto sia semplice ed efficace usare My-Reputation, durante la presentazione al Circolo della Stampa Angelo Perrino, fondatore e direttore del primo giornale italiano online, Affaritaliani.it, si è sottoposto “live” a un test della propria identità digitale con My-Reputation, e ha commentato con Andrea Barchiesi, Amministratore Delegato di Reputation Manager, i risultati ottenuti con lo stesso procedimento per diciotto politici italiani: Alfano, Berlusconi, Bersani, Bindi, Bossi, Casini, Cicchitto, Di Pietro, Fini, Formigoni, Grillo, La Russa, Maroni, Monti, Pisapia, Renzi, Santanchè, Vendola.

    My-Reputation-profili-politici

    BERSANI E GRILLO A PARI MERITO, SUL PODIO ANCHE RENZI

    Sul podio dei tre score più alti arrivano Bersani e Grillo, a pari merito, seguiti di misura da Renzi. Sorprende forse, a prima vista, che il comico-politico più famoso del web e il primo ad aver utilizzato intensivamente internet – con quasi un milione di fan su Facebook e quasi ottocentomila follower su Twitter, cifre impensabili per Bersani (FB: circa 90.000; Twitter circa 180.000) –  per le sue campagne non arrivi  in testa, ma “Ciò si spiega con la ponderazione che lo strumento fa a partire dalla tonalità dei risultati – commenta Barchiesi – Grillo infatti, pur avendo un numero molto maggiore di conversazioni online che lo riguardano (più persone che parlano di/con lui), oltre 10 volte tanto Bersani, ha però una percentuale più alta, doppia (12% vs. 6%) di contenuti negativi”.

    ALFANO ARRIVA SESTO, MA PRIMO DEL CENTRO-DESTRA

    Sotto Renzi si piazzano Vendola e Di Pietro a poche lunghezze, e poi arriva la prima figura politica di centro-destra in classifica, Angelino Alfano, che a parità di altri fattori è penalizzato solo dall’essere un tantino meno “social-attivo” del leader dell’IDV.

    SANTANCHE’ E BINDI A META’ CLASSIFICA

    Una menzione particolare va alle sole due donne presenti in classifica, che ottengono – in modi però molto diversi – lo stesso punteggio di “My Reputation Score”: Daniela Santanchè e Rosy Bindi. Santanchè ha infatti un’elevata quantità di conversazioni online e un gran numero di fan su Facebook, ma Bindi recupera, nonostante una più alta percentuale di negatività, grazie alla professionalità più elevata percepita sul web e alla sua grossa attività social, in particolare su Twitter.

    Tutti i dati degli score dei politici analizzati da Reputation Manager con My-Reputation sono visibili a:

    www.my-reputation.it/PublicProfiles 

    Perché My-Reputation NON è il “Klout italiano”?

    L’ ingegneria reputazionale – spiega Andrea Barchiesi, A.D. di Reputation Manager – è una metodologia strutturata finalizzata alla tutela e alla costruzione dell’identità digitale, che, nella sua distillazione in My-Reputation, è concepita e progettata per costruire e ottimizzare la reputazione online dei privati. L’obiettivo è quello di associare alla persona un’immagine online coerente, completa, sempre aggiornata e il più possibile positiva. My Reputation non è dunque paragonabile a sistemi di misurazione come Klout, perché misura e monitora tutta l’identità digitale, a 360° gradi, e non solo la parte di influenza sui social network.”

    Inoltre MyReputation è orientato all’intervento: permette di avere subito un quadro sintetico della propria identità online e capire esattamente su cosa intervenire; ad esempio, valuta la qualità del tuo  posizionamento sui motori di ricerca  sa distinguere  la tipologia di contenuti, quelli personali da quelli professionali, permettendo all’utente di valutare in prima persona la pertinenza e la qualità dei  contenuti associati al suo nome.

    E questi ultimi due aspetti sono quelli che vanno sottolineati. Abbiamo parlato spesso di Klout, e di altri anche, strumenti che spesso non lasciano intravedere una dinamica logica sulla raccolta delle informazioni e quindi sulla definizione stessa del punteggio che determina poi la visibilità di un individuo sulla rete e la sua capacità di persuasione. My Reputation di conseguenza è una sorta di faro che ci da un resoconto immediato di come siamo rappresentati e visti sul web, ma ci da anche, e non è poco, la possibilità di intervenire direttamente per cercare di correggere quanto più possibile le informazioni che poi determinano, anche in questo caso, un punteggio al quale è associato un certo grado di visibilità. E poi, ancora, come sottolineato anche da Barchiesi, My Reputation valuta l’identità di un individuo non solo dal punto di vista social, ma va a scandagliare tutte le informazioni che esistono per ogni singolo utente sulla rete, dandoci poi la possibilità di scartare quelle che non sono adeguate al nostro profilo, vedi casi di omonimia per esempio, per fare in modo che le informazioni raccolte siano le più affidabili possibili.

    Ed è quindi il caso, quando vi registrate, di affinare la vostra Identità, di arricchire il vostro profilo con maggiori informazioni e poi di aggiungere i vostri canali Social. Fatto questo vi verrà fuori un punteggio e quelli che sono i vostri influencers. Da qui in avanti potrete sempre monitorare il vostro profilo e gestire le vostre informazioni direttamente. Assolutamente da provare. Ovviamente seguiremo lo sviluppo di questo strumento e vi terremo informati.

  • Quando Instagram voleva vendere le foto: fenomeno di social-isteria collettiva

    Quando Instagram voleva vendere le foto: fenomeno di social-isteria collettiva

    Si è molto discusso di Instagram che in un primo momento sembrava volesse vendere le foto degli utenti, poi il passo indietro per spiegare meglio quale fosse l’intenzione. Solo che la social-isteria collettiva era ormai innescata. Forse sarebbe stato meglio approfondire ed è quello che spesso manca

    E’ una tranquilla mattina di Dicembre quella in cui testate giornalistiche, guru della comunicazione, esperti e non esperti dei social media, iniziano a diffondere il panico al suon di “Instagram dice che ha il diritto di vendere le tue foto”.

    BBCCNNGuardian, solo per citare alcune “fonti autorevoli”, raccontano il cambio di policy della famosa app, grazie al quale Instagram si arrogherebbe il diritto di vendere  ai pubblicitari le foto caricate dagli utenti, senza notifica e senza compenso.

    Sui social e sui blog di tutto il mondo si legge lo sconcerto, seguito da rabbia e disgusto, per una scelta tanto sbagliata quanto assurda: Mashable riporta le reazioni dei big d’oltreoceano, tra chi grida “morte ad Instagram!” e a chi giura di cancellare il proprio account per questi nuovi “ridicoli termini d’uso”.

    Delirio.

    Utenti che abbandonano Instagram per FlickrCancellazioni di massa, dichiarazioni di odio diffuse su Facebook, Twitter, G+, un National Geographic che sospende temporaneamente il proprio account, minacciando di cancellarlo e post a profusione su come salvare le proprie foto e cancellare l’account da Instagram.

    Dalla certezza al dubbio che vede la luce: se tutti dicono che è vero non è detto che lo sia

    Personalmente, mi sono ritrovata le timeline di tutti i social invase da post, dichiarazioni di odio, promesse di cancellazione di account relative alla faccenda “Instagram venderà le nostro foto” in una manciata di minuti.

    Lì per lì, ho dato uno sguardo alla nuova policy di Instagram (di cui, per la verità ho letto pochi paragrafi, causa mancanza di tempo) e di valutare da che genere di fonti proveniva la notizia.

    “Beh, se lo dice la BBC…Se lo dice quel professionista delle comunicazione lì…se lo dicono tutti, sarà vero!” e posto un link su Facebook con un paio di commenti in merito alla faccenda (della serie “spero abbiate fatto bene i vostri conti a Palo Alto perché a cancellare il mio account da Instagram ci metto 30 secondi”).

    Una manciata di like al mio post poi alcuni professionisti della comunicazione, tra i quali Maurizio Galluzzo, mi fanno gentilmente notare quanto sia ridicola la faccenda.

    In particolare Maurizio Galluzzo pubblica il post  “State calmi. Instagram non vende le vostre foto”, in cui cerca di spiegare quanto sia stata mal interpretata la nuova policy che in realtà spiegava solo che Instagram si allineerà a Facebook per quanto riguarda la pubblicità sulla piattaforma e che quindi si avvarrà di nome, preferenze e foto degli utenti per sponsorizzare le proprie inserzioni.

    Punto, fine della storia, anche perchè una pratica del genere, nota ancora Maurizio, violerebbe la norma internazionale sui diritti ‘autore.

    Il giorno dopo puntualmente, Kevin Systrom co-fondatore di Instagram, si scusa per il misunderstanding (in effetti, non era proprio chiarissimo questo cambio di policy) e garantisce che non ha alcuna intenzione di vendere le foto degli utenti.

    Tutto è bene quello che finisce bene.

    O forse no.

    Forse, abbiamo una lezione da imparare.

    Riprova sociale, scorciatoie cognitive e superficialità: gli ingredienti della social-isteria collettiva

    Dopo aver letto il post di Maurizio Galluzzo mi sono sentita abbastanza stupida.

    C’era scritto che Instagram avrebbe potuto vendere le nostre foto ad altre aziende nella nuova policy?

    O piuttosto riportava

    “You agree that a business or other entity may pay us to display your username, likeness, photos (along with any associated metadata), and/or actions you take, in connection with paid or sponsored content or promotions, without any compensation to you”

    che è la stessa identica cosa che permettiamo di fare a Facebook con le Ads ogni giorno?

    Dopo tutto, Instagram è un’azienda (ora di Facebook) e, in quanto tale, deve generare profitti.

    Ma il punto non è tanto il fatto che Instagram come Facebook o Twitter stia cercando di monetizzare la quantità di dati che ha su di noi e la spinosa questione della privacy:

    il punto è che milioni di persone, me compresa, hanno creduto che fosse possibile la storia della vendita delle foto, semplicemente perchè non si ci siamo fermati un attimo a riflettere.

    Perchè corriamo, andiamo tutti di fretta, siamo subissati ogni giorno dal mare di informazioni che il Web ci fa piovere addosso e a volte, “per far prima”, ottundiamo la nostra capacità critica.

    Scorciatoie cognitive e riprova sociale sono, a mio avviso, le cause principali di migliaia di cancellazioni da Instagram, milioni di anatemi lanciati contro l’app stessa e centinaia di articoli fuffosi scritti sull’onda del trend topic.

    E milioni di link viralizzati e viralizzanti.

    panicoLe scorciatoie cognitive (o euristiche) ci permettono di sopravvivere alla quantità di informazioni che ci viene richiesto di elaborare ogni giorno: ci facciamo un’idea generale della situazione ed agiamo di conseguenza, risparmiando le nostre risorse intellettive per altre azioni.

    Non c’è materialmente il tempo (talvolta, nemmeno la volontà) di approfondire tutto, ancora di più di fronte ad una timeline che straborda di link, foto, pensieri condivisi in tempo reale: cerchiamo di capire, a grandi linee, se un contenuto sia o meno condivisibile ed agiamo di conseguenza.

    La riprova sociale è il meccanismo sul quale, si può dire, Facebook ha fatto la sua fortuna: di base

    “le persone, in media, tendono a ritenere maggiormente validi i comportamenti o e le scelte che vengono effettuati da un elevato numero di persone”

    Così, se vediamo che molti dei nostri contatti esprimono un determinato pensiero, condividono un certo link (a maggior ragione se riteniamo questi contatti influenti e preparati in quel determinato settore), saremo portati ad allinearci a quell’opinione e, magari, a condividere quel link.

    E così, dietro a Forbes, a Mashable e a tutte le testate, i blog e gli utenti che ci hanno raccontato l’incredibile storia di Instagram che venderà le foto, ci siamo persi in tanti.

    Ci siamo indignati ed arrabbiati perché si indignavano e arrabbiavano tutti, senza concederci il tempo di una lettura attenta a questa benedetta nuova policy, senza concederci il dubbio dell’assurdità di una decisione del genere.

    Kevin Systrom si è scusato per la poca chiarezza di questa nuova policy ed ha fatto bene.

    Ma, forse, dovremmo anche noi scusarci un attimo con noi stessi per non esserci concessi il tempo di valutare con senso critico questa storia, che è solo un piccolo esempio, ma ce la dice lunga su quanto i social media possano essere non solo propagatori di “virus positivi” o pubblicitari, ma anche di superficialità e di scorciatoie viziose.

    instagram-roll-out_@giustommasini

    (Thanks to Giuseppe Tommasini, @GiusTommasini, for the cover picture. The original is above)
  • E Twitter raggiunge i 200 milioni di utenti attivi

    E Twitter raggiunge i 200 milioni di utenti attivi

    Twitter fa un ulteriore passo in avanti e arriva a raggiungere i 200 milioni di utenti attivi ogni mese, anche se rimane il fatto che il dato rimane più basso di quelli registrati. E in Italia è sorpassato da Google Plus

    Qualche mese fa, esattamente quattro, avevamo visto che Twitter aveva raggiunto i 170 milioni di utenti attivi, su una base di 500 milioni di utenti registrati, in pratica solo il 27% twitta in realtà e tutti gli altri stanno a guardare. Ora, come ha ufficializzato lo stesso Tony Wang, general manager di Twitter in UK e responsabile per l’Europa, con un tweet, gli utenti attivi mensilmente sono 200 milioni. Non è dato sapere al momento quanti siano i registrati, ma per logica e probabile che sia più alta e se fosse simile la stessa percentuale del 27% allora i registrati potrebbero essere poco più di 740 milioni.

    Twitter 200 milioni - Tony Wang

    Se fosse confermato quel dato, sarebbe un bel risultato. Pare che a trainare questa crescita sia stata il forte aumento di utenti in Francia, ma anche eventi importanti che hanno caratterizzato questo 2012 ormai agli sgoccioli, come le Olimpiadi di Londra, le elezioni presidenziali Usa, la vicenda della Syria che sicuramente hanno spinto molti utenti a utilizzare lo strumento.

    Ma non dimentichiamo il grande successo che stanno ottenendo i Social Media nei BRIC, ossia Brasile, Russia, India e Cina paesi molto popolati che stanno conoscendo un momento di rilancio dal punto di vista economico che si riflette anche in una maggiore diffusione dell’uso delle nuove tecnologie. E’ di questi giorni la notizia, ma anche la conferma come abbiamo in altre occasioni sottolineato, che Facebook continua a crescere e solo in quei paesi. Quindi ci sentiamo di dire che il 2013, almeno da l punto di vista del numero di utenti sui social network, sarà l’anno dei BRIC. Anche se non vanno sottovalutate le potenzialità di altri paesi come Messico o Indonesia.

    E intanto in Italia Twitter viene sorpassato da Google Plus, una notizia non da poco, come rilevato dal buon Vincenzo Cosenza che ha riportato in una sua ricerca a che punto sono i social network in Italia in termini di users. Ovvio che sorprende il sorpasso, più volte si è parlato di Google Plus come una piazza deserta, a livello globale, ma da adesso in poi non sarà più così. A inizio del 2012 avevamo scommesso che Google Plus sarebbe stata la sorpresa dell’anno, non è stato così ma senza dubbio in questi ultimi mesi ha ripreso vigore e i dati raccolti da Vincenzo Cosenza lo confermano.

    social_media_italia_2012

    Ma vediamo in breve anche gli altri dati. Facebook a parte, leader incontrastato, che cresce del 10%, va rilevato proprio la forte ascesa di Google Plus, +95%, di Tumblr, +87% e soprattutto di Pinterest, la vera sorpresa del 2012, +1260% anche se conta su un bacino di utenti di 667 mila. Twitter in Italia conta 3 milioni e 370 mila utenti e sicuramente negli ultimi mesi ha conosciuto una nuova grande popolarità grazie alla scoperta anche in Italia della #SocialTV che con programmi come X Factor ha avvicinato molti utenti ad avvicinarsi allo strumento. Senza dimenticare anche fenomeni politici come le Primarie del centrosinistra e sicuramente le prossime elezioni Politiche del 2013 daranno nuovo impulso e allora sarà interessante conoscere qualche dato in più.

  • Social Tv, Servizio Pubblico senza rivali su Facebook e Twitter

    Social Tv, Servizio Pubblico senza rivali su Facebook e Twitter

    Social Tv, a novembre, secondo l’analisi di Blogmeter dedicata ai talk politici della tv italiana, il programma di Santoro stacca tutti. Bene Quinta Colonna e L’Ultima Parola, rimandati Ballarò e L’Infedele, debole Porta a Porta

    Il programma di Michele Santoro è il re dei talk politici sui social network. Su Facebook e Twitter Servizio Pubblico registra il maggior numero di fan e di follower ed è anche il più coinvolgente. Su Facebook Ballarò si difende per numero di fan, ma il suo total engagement lascia un po’ a desiderare, mentre Quinta Colonna e L’Ultima Parolasi distinguono per una gestione molto attiva della pagina. Infine L’Infedele va benino su Facebook, ma è assente su Twitter e Porta a Porta ha ancora un basso engagement. L’analisi svolta da Blogmeter nel mese di novembre, attraverso il tool proprietario di Social Analytics, dimostra che a rendere più solida l’identità social della tv italiana contribuiscono anche i talk politici di prima e seconda serata, i quali, trattando temi di attualità, riscuotono grande attenzione sui social network. Blogmeter ha ‘pesato’, le performance delle pagine FB e dei profili Twitter ufficiali di questi programmi, confrontandole con il buzz generato dagli utenti su Twitter rilevato attraverso il tool proprietario di Social Media Monitoring.

    Facebook

    BM_Talk Show Politici_Facebook FansSu Facebook la pagina di Servizio Pubblico spicca per la quantità di fan, quasi 300mila, in grado di generare il total engagement più alto in assoluto, 187.797 interazioni, pari a una media di 5.100 commenti per puntata. Alla base di questa capacità d’interazione c’è un mix editoriale che alterna i contenuti relativi alla trasmissione a temi di attualità. Il 7 novembre, ad esempio, la condivisione sul wall della foto dell’abbraccio fra Barack e Michelle Obama ha generato 5.016 interazioni, risultando il post più engaging in assoluto. Invece il post più commentato è stato quello inerente alla sfida tra leader della puntata del 1 novembre – Montezemolo vs Maroni (1.011 commenti) – un’iniziativa che il programma lancia ogni settimana su FB per stimolare il televoto. Dal canto suo Ballarò, a una discreta base di fan (71.968) non fa corrispondere un proporzionale livello di engagement – solo 29.542 interazioni – tra l’altro calato del 60% rispetto a ottobre. BM_Talk Show Politici_Facebook Tot EngagementGrande risonanza ottengono i post dedicati alla copertina di Maurizio Crozza e le dediche delle puntate a personaggi “speciali”. Considerando il total engagement in proporzione al numero di fan, spicca la pagina de L’Ultima Parola, che condividendo spezzoni delle puntate ha stimolato 11.605 interazioni tra i suoi 9.712 fan, e Quinta Colonna, che pur avendo solo 3.594 fan ha raggiunto 5.834 interazioni grazie anche all’idea di stimolare opinioni sulla puntata in corso. La pagina de L’Infedele (29.015 fan), a fronte di un’elevata media di post pubblicati (16,8 post al giorno), riceve una media piuttosto bassa di commenti (106 a puntata), ma riesce a coinvolgere la sua base generando quasi 26.000 interazioni. Il picco dei commenti si è avuto lo scorso 5 novembre, quando molti telespettatori hanno criticato Matteo Renzi, presente in studio, per il lavoro svolto come sindaco di Firenze. Infine, Porta a Porta, forte di59.711 fan, registra la performance peggiore con un total engagement pari a 4.730 interazioni, forse a causa di una scarsa attività (2,1 post al giorno).

    Twitter

    BM_Talk Show Politici_Twitter_Total FollowerAnche su Twitter Servizio Pubblico è il più forte. Il suo profilo registra la base di follower più ampia (121.685) e una media di 2.856 menzioni per puntata. Lo scandalo che ha coinvolto l’IDV, affrontato nella puntata dell’8 novembre, ha prodotto 2.329 tweet con l’hahstag #dipietro e anche il tweet più engaging (155 retweet) è quello che riporta una citazione di Di Pietro su Gesù e gli apostoli. Briatore è invece il personaggio più citato della puntata del 28 novembre con 3.356 tweet con l’hashtag #briatore, molti dei quali connotati da un tono ironico. Ottima performance su Twitter per L’Ultima Parola che tweettando molto frequentemente rispetto agli altri profili (1.255) e usando quasi sempre l’hashtag ufficiale ha stimolato la partecipazione degli utenti ottenendo un buzz totale di 8.000 tweet contenenti #ultimaparola e BM_Talk Show Politici_Twitter_Total Mentions8.160 mention. Il punto di forza di Ballarò è sicuramente la copertina di Crozza, ma il fatto che dall’account del programma siano stati postati solo 129 tweet nel mese ha penalizzato la performance in termini di mention. Per lo stesso motivo Porta a Porta si dimostra il più debole sia in termini di follower (7.914), che come menzioni ricevute, una media di 32 a puntata. Infine, l’assenza di profili ufficiali di Quinta Colonna e L’Infedele si riflette significativamente sui volumi di buzz: non avendo account che stimolano la discussione con tweet correlati di hashtag ufficiali L’Infedele è stato citato in soli 7.206 tweet, mentre Quinta Colonna ne ha totalizzati 2.736.