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  • Si avvicina il ban di TikTok Usa, crescono Lemon8 e REDNote

    Si avvicina il ban di TikTok Usa, crescono Lemon8 e REDNote

    La data del 19 gennaio è sempre più vicina e TikTok Usa rischia il ban definitivo. Intanto gli utenti sono alla ricerca di alternative e crescono le app pur sempre cinesi come Lemon8 e REDNote. Da domenica lo scenario potrebbe cambiare e propagare effetti anche al di fuori gli Usa.

    Mancano pochi giorni al 19 gennaio 2025, una data che per TikTok significa molto. È in gioco il futuro dell’app, visto che si parla di un possibile ban. E visto che gli Usa rappresentano per l’app di ByteDance uno dei principali mercati.

    Passano le ore e l’ombra del ban di TikTok Usa si fa sempre più concreta. Ieri TikTok aveva deciso di provvedere direttamente alla cessazione delle attività a partire da domenica 29 gennaio, a meno che non si verifichi qualche situazione diversa.

    E la situazione diversa potrebbe generarla solo il presidente Usa, Joe Biden. Dalla Casa Bianca per ora trapela poco, visto il momento di passaggio che si completerà lunedì 20 gennaio.

    Una vicinanza di date che complica, comunque, la vicenda di TikTok.

    Allo studio delle soluzioni per evitare il ban di TikTok

    Al momento, l’amministrazione Biden sta studiando delle soluzioni da annunciare a breve. Dall’altro lato, la nuova amministrazione Trump fa sapere di voler evitare il ban di TikTok. Anche se al momento non si sa come.

    E in attesa che si chiarisca meglio il futuro di TikTok negli Usa, gli utenti americani si stanno mettendo alla ricerca di piattaforme alternative.

    Tra queste, due app cinesi (ancora?) stanno rapidamente conquistando molti consensi: Lemon8 e REDnote.

    Ma come si è arrivati a questo punto, e quali scenari si prospettano?

    Si avvicina il ban di TikTok Usa, crescono Lemon8 e REDNote
    Si avvicina il ban di TikTok Usa, crescono Lemon8 e REDNote

    Tutto è iniziato nel 2020

    TikTok è stata al centro di un acceso dibattito politico e sociale negli Stati Uniti, negli ultimi 4 anni. Praticamente per tutta la durata dell’amministrazione Biden.

    Le preoccupazioni per la sicurezza dei dati, legate al controllo cinese dell’azienda madre ByteDance, hanno spinto il governo americano a considerare un divieto.

    Una decisione che vede le sue radici nel 2020, sotto la prima amministrazione Trump. TikTok allora venne indicata come una minaccia per la sicurezza nazionale. E nonostante le intenzioni, non si arrivò mai ad un ban definitivo.

    Con l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca, la questione sembrava essersi momentaneamente placata, ma il vento è velocemente cambiato nel 2024.

    Un nuovo disegno di legge federale ha riacceso le tensioni, imponendo restrizioni sempre più severe sulle piattaforme social di origine cinese.

    La deadline del 19 gennaio 2025

    La deadline del 19 gennaio 2025 segna la data in cui TikTok dovrà sospendere le operazioni negli Stati Uniti, a meno che il Presidente non intervenga direttamente.

    A complicare la situazione, TikTok ha annunciato che, in mancanza di un pronunciamento favorevole, potrebbe chiudere immediatamente le sue operazioni sul mercato americano.

    Lemon8 e REDnote: due app pronte a raccogliere l’eredità di TikTok

    In questo clima di incertezza, Lemon8 e REDnote si stanno ritagliando uno spazio importante.

    Lemon8

    Lemon8, sviluppata da ByteDance (la stessa azienda proprietaria di TikTok), è stata descritta come un mix tra Instagram e Pinterest.

    Lanciata nel 2023, l’app si concentra su contenuti lifestyle: moda, bellezza, viaggi e benessere. La piattaforma offre una combinazione di immagini e testi dettagliati, progettata per attrarre un pubblico giovane e creativo.

    Recentemente, Lemon8 ha registrato un aumento vertiginoso dei download, posizionandosi tra le app più scaricate negli Stati Uniti.

    REDNote

    REDnote, o Xiaohongshu, è una piattaforma social altrettanto interessante.

    Nata in Cina, si basa su un modello che unisce social media e e-commerce. Gli utenti condividono esperienze, recensioni di prodotti e consigli pratici, creando una community attiva e orientata al consumo.

    La piattaforma, inizialmente poco conosciuta negli Stati Uniti, sta vedendo una rapida crescita, grazie alla migrazione degli utenti di TikTok in cerca di alternative.

    Ora, al netto di tutto, va bene andare alla ricerca di alternative, ma se ci si imbatte nuovamente in app cinesi, forse il problema non è del tutto risolto. Credo.

    Il futuro incerto di TikTok Usa

    Un possibile sviluppo che ha attirato l’attenzione la notizia che vede Elon Musk in pole per l’acquisto delle operazioni statunitensi di TikTok.

    Come abbiamo avuto già modo di vedere, Musk potrebbe considerare l’acquisizione come un’opportunità per espandere la sua influenza nel settore tecnologico e social.

    Però si tratta di uno scenario poco probabile, soprattutto di fronte alla complessità normativa e alle implicazioni geopolitiche che questo passaggio potrebbe comportare.

    Ora, il futuro di TikTok dipende fortemente dalle decisioni del governo americano.

    Un intervento presidenziale in extremis potrebbe evitare la chiusura, e da quello che si vede tutto resta ancora molto incerto.

    Se TikTok dovesse effettivamente sparire dal mercato statunitense, il vuoto lasciato potrebbe rafforzare ulteriormente la posizione di Lemon8 e REDnote. Ma anche altre app.

    Sul piano dell’assurdo, una parte degli utenti potrebbe trovare “rifugio” su qualche app di Meta, come Instagram.

    Una vicenda che comunque avrà ripercussioni

    Appare evidente che questo passaggio che riguarda TikTok Usa avrà ripercussioni anche al di fuori dei confini americani.

    Si potrebbe generare un processo di emulazione e, di conseguenza, si potrebbe assistere ad un ban di TikTok ancora più esteso. Basti pensare alle posizioni UE a riguardo.

    Uno scenario molto complesso che, però, potrebbe essere invece risolto dall’amministrazione Trump ormai entrante. E sarebbe un paradosso.

    TikTok Usa salvata da chi solo quattro anni fa voleva annientarla.

    Chissà se andrà davvero così.

     

  • Musk sotto accusa dalla SEC per il caso Twitter

    Musk sotto accusa dalla SEC per il caso Twitter

    La SEC accusa Elon Musk di aver ritardato la comunicazione sull’acquisto di Twitter, risparmiando 150 milioni di dollari. Ecco una breve considerazione sulle accuse, sulle tappe e sugli scenari futuri.

    La causa intentata dalla Securities and Exchange Commission (SEC, la Consob italiana per intenderci) contro Elon Musk ha riacceso i riflettori su una delle acquisizioni più controverse degli ultimi anni: quella di Twitter, oggi nota come X.

    La SEC accusa Musk di aver violato le leggi sui titoli per non aver comunicato tempestivamente l’acquisto di una quota significativa della società nel 2022, risparmiando così oltre 150 milioni di dollari e causando danni agli investitori.

    La causa della SEC contro Elon Musk

    Infatti, sempre secondo la SEC, Elon Musk avrebbe dovuto notificare la sua partecipazione all’interno della società Twitter entro il 24 marzo 2022, come previsto dalla legge Usa che impone la comunicazione entro dieci giorni dal superamento della soglia del 5% di azioni possedute.

    In quella occasione, Musk ha reso pubblica la sua quota solo il 4 aprile, con un ritardo di 11 giorni, durante i quali avrebbe acquistato ulteriori azioni per un valore superiore a 500 milioni di dollari.

    Questa tardiva comunicazione, sostiene la SEC, ha avuto un impatto significativo sugli investitori che hanno venduto le loro azioni tra il 25 marzo e il 1° aprile 2022, inconsapevoli della presenza di Musk.

    La causa punta a recuperare i guadagni ottenuti da Musk durante il periodo incriminato, imponendo sanzioni civili e altre misure punitive.

    Intanto lui non sembra preoccuparsene, come al solito.

    Musk sotto accusa dalla SEC per il caso Twitter
    Musk sotto accusa dalla SEC per il caso Twitter

    Musk e l’acquisizione di Twitter, le tappe in breve

    La vicenda Twitter/X inizia nel marzo 2022, quando Musk avvia l’acquisto di azioni della piattaforma di microblogging. Dopo la tardiva divulgazione della sua partecipazione, Musk annuncia l’intenzione di acquisire l’intera società per 44 miliardi di dollari, un’offerta che porta il valore delle azioni di Twitter a livelli record.

    Da quel momento, però, il percorso si complica.

    Musk prova a ritirarsi dall’accordo, citando presunte discrepanze nei dati sugli account falsi forniti da Twitter.

    Dopo una battaglia legale, un tribunale del Delaware lo costringe a completare l’acquisizione nell’ottobre 2022. La transazione si conclude, e Musk intraprende una trasformazione radicale della piattaforma, cambiandone il nome in X, nel luglio 2023, e spostandone il focus verso un’applicazione multifunzionale ispirata al modello cinese di WeChat.

    Non si sa se l’ispirazione resta ancora quella, ma di certo è che in questo 2025 X diventerà qualcosa di simile.

    La SEC, Musk e l’insediamento di Trump

    La causa della SEC contro Musk arriva in un momento molto particolare, come già più volte evidenziato. L’amministrazione Trump è sul punto di insediarsi (mancano pochi giorni al 20 gennaio), e ci sarà una nuova nomina in capo alla SEC.

    Questo cambio di leadership potrebbe influenzare il corso della causa. Infatti, la nomina di figure più indulgenti verso le grandi corporation, quindi verso Musk e X, potrebbe rallentare o persino annullare il procedimento legale.

    In aggiunta a tutto questo, sembra ormai certo che Musk stia per assumere un ruolo chiave nella nuova amministrazione (non solo a capo del DOGE), con un ufficio all’interno della Casa Bianca.

    Questa location così di alto livello potrebbe aumentare la sua influenza politica, aprendo interrogativi su possibili conflitti di interesse e sull’impatto che una tale vicinanza al governo potrebbe avere sulla regolamentazione dei mercati finanziari.

    Se Elon Musk acquistasse davvero TikTok Usa

    La causa della SEC rappresenta un nuovo colpo di scena all’interno di una storia che ha segnato la storia recente dei social media.

    Mentre Musk continua a ridefinire il futuro di X secondo il suo pensiero che passa attraverso l’algoritmo del proprietario, questa azione legale potrebbe avere ripercussioni evidenti, non solo per lui, ma anche per la fiducia degli investitori nei confronti delle istituzioni.

    La posta in gioco è alta, ed è abbastanza evidente.

    Rimane da vedere come si evolveranno le dinamiche legali e politiche nelle prossime settimane. Una cosa è certa. Il rapporto tra Musk, X e le istituzioni statunitensi è destinato a rimanere al centro del dibattito pubblico. Anche questo è altrettanto evidente.

    [Il primo piano di Elon Musk all’interno dell’immagine di copertina è stato realizzato usando Grok, l’IA generativa di xAI]

     

  • La METAmorfosi di Mark Zuckerberg, gli scenari

    La METAmorfosi di Mark Zuckerberg, gli scenari

    In questi giorni si sta compiendo la METAmorfosi di Mark Zuckerberg. Da promotore di valori progressisti a figura vicina al far right americano. Come e perché questa trasformazione potrebbe cambiare il suo posizionamento personale e di Meta.

    La rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, accompagnata dal consolidamento di figure come Elon Musk nel panorama tecnologico e politico, sembra aver segnato un punto di svolta per il CEO di Meta, Mark Zuckerberg.

    Un uomo che, fino a pochi anni fa, incarnava la visione di un futuro digitale progressista e moderato, sembra ora essere oggi in preda a una METAmorfosi sorprendente. E, per certi versi, inquietante.

    Per comprendere meglio la portata di questa mutazione, è utile fare un piccolo passo indietro.

    La trasformazione del leader, Mark Zuckerberg

    Mark Zuckerberg ha sempre rappresentato il polo opposto rispetto a Donald Trump e, in misura diversa, a Elon Musk. Durante la prima presidenza Trump, Meta (allora Facebook) aveva adottato una linea di moderazione dei contenuti che cercava di limitare la disinformazione e i discorsi d’odio.

    Questo approccio aveva attirato critiche feroci da parte dei conservatori, che accusavano l’azienda di censura e di parzialità politica.

    L’account di Trump, dopo i fatti di Capitol Hill venne sospeso anche su Facebook e su Instagram, su impulso proprio di Mark Zuckerberg.

    Sono tutti passaggi storici che, visti alla luce di cosa accade oggi, lasciano un po’ perplessi.

    La METAmorfosi di Mark Zuckerberg
    La METAmorfosi di Mark Zuckerberg

    Il rapporto conflittuale con Musk

    Il rapporto con Musk è stato spesso conflittuale, con visioni opposte su temi come l’intelligenza artificiale e la regolamentazione delle piattaforme.

    Ricordate quando i due stavano per organizzare un incontro per prendersi a botte. Si parlava anche del Colosseo. Sembra che si tratti di fatti di anni fa, ma in realtà sono episodi che si riferiscono allo scorso anno.

    Zuckerberg, nella sua veste di imprenditore, ha preferito presentarsi a lungo come un leader progressista. Un fautore della diversità e dell’inclusione. La sua azienda è stata spesso indicata come grande esempio di inclusività.

    Meta è sempre stata vista come un’azienda simbolo della Silicon Valley, attenta alle questioni sociali.

    La METAmorfosi personale di Zuckerberg

    Anche dal punto di vista personale, Zuckerberg si distingueva per il suo stile sobrio e uniforme. Sapete che era famoso per indossare sempre la stessa maglia grigia, che rifletteva una filosofia minimalista e una concentrazione totale sul lavoro.

    Disse che non aveva tempo “per pensare a cosa frivole”, come quella di vestirsi.

    Le maglie grigie di Zuckerberg nel 2024
    Le maglie grigie di Zuckerberg nel 2014

    Voleva distinguersi anche su questo in una chiave sempre progressista. E mai conservatrice.

    Una visione che cozza letteralmente con la sua immagine attuale, più spavalda, che si manifesta in un look più casual e accessori vistosi come catene al collo.

    È evidente che oggi il quadro è cambiato e con esso anche Zuckerberg, come ma prima d’ora.

    Nei giorni scorsi, Zuckerberg ha incontrato Donald Trump nella sua tenuta di Mar-a-Lago. Questo incontro, il secondo documentato dopo la vittoria elettorale del 2024, ha segnato un ulteriore avvicinamento tra i due.

    La chiusura dei programmi DEI all’interno di Meta

    Quasi contemporaneamente, Meta ha annunciato la chiusura dei programmi DEI, una mossa interpretata come un tentativo di rispondere alle critiche conservatrici che considerano queste iniziative divisive e orientate ideologicamente.

    E dopo aver incontrato Trump, Zuckerberg è comparso come ospite nel podcast di Joe Rogan, uno dei podcast più ascoltati al mondo sempre molto controverso.

    Qui il CEO di Meta ha espresso rammarico per non aver resistito maggiormente alle pressioni governative durante la pandemia. Ha ammesso che l’amministrazione Biden aveva richiesto interventi per censurare contenuti, anche satirici, sul COVID-19.

    Parole che indicano una presa di distanza dalle politiche di moderazione che avevano caratterizzato Meta negli anni precedenti. Non senza difficoltà, va detto.

    In un commento che ha generato ulteriori polemiche, Zuckerberg ha inoltre affermato che le politiche legate al DEI hanno finito per “castrare” le aziende, sottolineando la necessità di un ritorno a una maggiore “energia maschile” delle aziende. Anche questo cambio di retorica va compreso in questa trasformazione personale e aziendale.

    Zuckerberg chiede a Trump di intervenire

    Inoltre, Zuckerberg ha chiesto al presidente eletto Trump di intervenire presso l’Unione Europea per fermare le multe contro le aziende tecnologiche americane. Anche questo rappresenta un tentativo di costruire un rapporto più stretto con l’amministrazione statunitense per proteggere gli interessi di Meta. Ulteriore elemento dell’allineamento in atto.

    Come riportato anche qui sul nostro blog, tutto questo periodo di trasformazione comprende la decisione di terminare le collaborazioni con i fact-checker indipendenti negli Stati Uniti. Una mossa che introducendo, di fatto, un sistema di “Community Notes” ispirato alla linea di Elon Musk su X (ex Twitter).

    Si tratta di un pesante cambio di rotta giustificato dalla necessità di tutelare la libertà di espressione. Nella realtà delle cose, si tratta di un segnale di allineamento con la filosofia di Musk e con le posizioni del far right americano. Per cosa? Per compiacere e compiacersi.

    Le conseguenze della METAmorfosi

    Posto quindi che si tratta di una METAmorfosi, e che quindi coinvolge Zuckerberg da punto di vista personale e non solo, è evidente che tutto questo ha, e avrà delle conseguenze.

    Gli investitori hanno già espresso preoccupazioni sul rischio che Facebook e Instagram possano perdere il loro carattere distintivo per avvicinarsi a un modello simile a X, con una moderazione più permissiva che potrebbe alienare alcuni inserzionisti.

    Questa trasformazione potrebbe indebolire la fiducia nel brand Meta, con effetti negativi sulle entrate pubblicitarie, che costituiscono il pilastro economico dell’azienda.

    Stiamo parlando di 40 miliardi circa di fatturato a trimestre (dati 2024). Nel terzo trimestre i ricavi pubblicitari sono anche cresciuti del 19%, rispetto al 2023.

    Mark Zuckerberg, oggi
    Mark Zuckerberg, oggi

    Inoltre, l’allineamento di Zuckerberg con Trump solleva dubbi sul futuro delle relazioni internazionali di Meta, in particolare con l’Unione Europea.

    Le richieste di Zuckerberg al presidente eletto per mitigare le multe imposte dall’UE alle aziende tecnologiche americane rappresentano un tentativo evidente di rafforzare la protezione delle big tech, ma potrebbero anche intensificare le tensioni tra Stati Uniti ed Europa.

    Questa svolta, da un lato, potrebbe rappresentare una mossa per proteggere Meta dalle pressioni politiche, cercando di mantenere la propria posizione dominante.

    Meta e il suo nuovo posizionamento conservatore

    Dall’altro, potrebbe indicare una ridefinizione del ruolo di Meta come piattaforma, con un impatto significativo sulla moderazione dei contenuti e sulla libertà di espressione. E questo sembra abbastanza evidente.

    Avendo chiaro tutto questo scenario e questo cambiamento, la domanda da porsi ora è: ma quale sarà il prezzo di questa METAmorfosi?

    Domanda alla quale è difficile rispondere ora con precisione. Lo sforzo di questa riflessione è di provare a darne qualcuna e, magari, di provare a suscitare qualche riflessioni in più.

    Zuckerberg da eterno “ragazzo d’oro” con la maglietta grigia, da promotore di valori progressisti, si sta trasformando in una figura sempre più allineata con la linea di Trump e Musk. E non solo, il CEO di Meta sta riscrivendo il suo posizionamento personale e quello della sua azienda.

    Gli scenari a cui ci stiamo preparando sono del tutto inediti per il futuro delle piattaforme digitali. Una cosa è certa: la metamorfosi di Zuckerberg non passerà inosservata.

    Le dimissioni di Nick Clegg e la svolta politica di Meta

  • Se Elon Musk acquistasse davvero TikTok Usa

    Se Elon Musk acquistasse davvero TikTok Usa

    Cosa accadrebbe se davvero TikTok USA venisse venduta a Elon Musk? Ecco alcuni scenari e implicazioni di una mossa dal sapore geopolitico, che potrebbe rivoluzionare ancora il futuro delle piattaforme digitali.

    Partiamo subito dal fatto che, al momento, ci sono solo smentite. TikTok ha tenuto a precisare che per ora di tutto quello di cui si sta parlando nel mondo “è pura fiction”.

    Ok, va bene. Come commento può starci. Ma se davvero le cose andassero come ha scritto Bloomberg?

    Vero, ma di cosa si sta parlando? Ovvio, dell’ennesima notizia che riguarda Elon Musk. Stavolta il suo nome viene accostato a TikTok, come possibile acquirente delle attività Usa. Possibilità che sarebbe stata presa in considerazione direttamente da Pechino.

    Un’ipotesi che potrebbe sembrare azzardata, ma che in realtà si inserisce in un contesto geopolitico e tecnologico delicato, reso ancora più complesso dalle tensioni tra Stati Uniti e Cina.

    E, per giunta, tutto questo avviene a ridosso dell’insediamento di Donald Trump come nuovo presidente Usa.

    Andiamo per ordine.

    Se Musk acquistassa TikTok Usa cosa comporterebbe?

    Cosa potrebbe significare realmente questa mossa? E quali sarebbero le conseguenze per TikTok, per Elon Musk e per l’ecosistema globale dei social media?

    TikTok, con i suoi 170 milioni di utenti negli Stati Uniti, è da tempo al centro di un acceso dibattito politico. Già durante l’amministrazione Trump, l’app di ByteDance era stata minacciata di divieto per ragioni di sicurezza nazionale, con l’accusa di facilitare l’accesso del governo cinese ai dati degli utenti americani.

    se musk acquistasse titktok usa franzrusso 2025
    Se davvero musk acquistasse TikTok Usa

    L’amministrazione Biden, nonostante un approccio meno spettacolare, ha mantenuto alta l’attenzione sul tema, fino ad arrivare a una legge che impone la vendita delle operazioni statunitensi di TikTok entro il 19 gennaio 2025, pena un bando completo dell’app.

    Una data limite che è il giorno prima dell’insediamento di Trump.

    Le preoccupazioni della Cina

    La Cina, che ha sempre mantenuto una posizione di controllo su ByteDance, non ha mai nascosto le sue preoccupazioni su un’eventuale vendita a società americane.

    Ma con il tempo che stringe, Pechino ha la necessità di trovare una soluzione che si fa sempre più pressante.

    Ed è qui che emerge il nome di Elon Musk, una figura molto vicina all’amministrazione Trump. Prossimo co-titolare del dipartimento governativo denominato D.O.G.E.

    Perché la Cina sceglierebbe Elon Musk

    Perché Elon Musk?

    La scelta di Elon Musk come possibile acquirente non è casuale. Da una parte, Musk vanta una presenza consolidata nei settori spaziale, automobilistico e ora con X (ex Twitter).

    Dall’altra, il suo recente ruolo come uomo di fiducia nell’amministrazione Trump lo rende un candidato ideale per mediare tra interessi politici e tecnologici.

    Dal punto di vista cinese, Musk è da sempre una figura amichevole. Di sicuro non una figura ostile.

    Elon Musk, CEO di Tesla e SpaceX, ha sviluppato nel corso degli anni relazioni strette con la Cina, intrecciando legami economici, politici e tecnologici.

    Cosa rappresenta la Cina per Elon Musk

    La Cina rappresenta un mercato cruciale per Tesla. La Gigafactory di Shanghai, inaugurata nel 2019, è stata la prima fabbrica di Tesla al di fuori degli Stati Uniti, diventando rapidamente un pilastro dell’azienda.

    Questo stabilimento ha permesso a Tesla di entrare nel vasto mercato cinese dei veicoli elettrici e di beneficiare di costi di produzione più competitivi.

    Nel 2024, Musk ha compiuto una visita strategica in Cina, durante la quale ha ottenuto il via libera dalle autorità cinesi in termini di sicurezza dei dati e ha stretto un accordo con il gigante tecnologico Baidu.

    Questo accordo mira a implementare le funzioni di mappatura e navigazione per il sistema di guida autonoma Full-Self Driving (FSD) di Tesla nel paese.

    Del resto, Musk ha spesso elogiato la Cina per i suoi obiettivi economici e climatici, mantenendo una relazione stretta con il governo cinese.

    Ha partecipato a interviste e scritto articoli per pubblicazioni ufficiali cinesi, come “China Cyberspace”, l’organo della Cyberspace Administration of China, l’agenzia responsabile della censura su Internet. In queste occasioni, Musk ha discusso delle sue visioni sul futuro della tecnologia e dell’umanità, allineandosi con le narrative promosse dal governo cinese.

    Una vicinanza tra Musk e la Cina che potrebbe creare problemi

    Una vicinanza, tra Musk e la Cina, che ha sollevato preoccupazioni negli Stati Uniti. Nel dicembre 2024, la deputata dem, Rosa DeLauro, ha accusato Musk di aver esercitato pressioni sui repubblicani alla Camera per rimuovere una restrizione sugli investimenti in Cina da un disegno di legge sul finanziamento del governo, suggerendo che gli interessi economici di Musk in Cina potessero influenzare la politica statunitense

    Ma da questa vicenda, cosa ne guadagnerebbe TikTok?

    E cosa guadagnerebbe TikTok dalla vendita a Musk

    La vendita a Musk garantirebbe la continuità operativa di TikTok negli Stati Uniti, evitando il bando imminente. Con Musk al comando, TikTok potrebbe scrollarsi di dosso parte delle accuse di essere uno strumento del governo cinese, migliorando la percezione pubblica e rasserenando la politica. Anzi quella parte politica che sarà al governo Usa per i prossimi 4 anni.

    E poi, sotto la guida di Musk, TikTok potrebbe beneficiare di nuove sinergie tecnologiche, magari integrando funzioni innovative legate all’intelligenza artificiale e ai sistemi di pagamento digitali, come già visto su X.

    Una grande opportunità per Musk

    Per Musk, l’acquisizione di TikTok rappresenterebbe una nuova grande opportunità.

    Integrare TikTok nel suo ecosistema significherebbe espandere ulteriormente la sua influenza sui social media, creando un monopolio tecnologico in grado di competere con Meta e Google.

    Lo stesso Musk potrebbe coronare così il suo sogno di avere un’app interamente dedicata ai video.

    È evidente che con TikTok, Musk aumenterebbe ancora di più il suo potere. Ritrovandosi nella doppia veste di imprenditore e di eminente membro dell’amministrazione Trump.

    Ovvio che Musk non si lascerebbe sfuggire questa opportunità e sfruttare TikTok per promuovere progetti legati a X, SpaceX o Tesla.

    Inoltre, sembra abbastanza scontato, l’acquisizione rafforzerebbe il legame tra Musk e l’amministrazione Trump, consolidando il suo ruolo politico.

    Ma gestire TikTok potrebbe esporre Musk a ulteriori critiche per il suo ruolo politico sempre più evidente.

    Possibili problemi con l’antitrust

    L’acquisizione potrebbe attirare l’attenzione delle autorità antitrust, complicando ulteriormente il suo già vasto impero tecnologico. Senza considerare che un possibile passo falso nella gestione di TikTok potrebbe danneggiare la reputazione di Musk, già spesso sotto i riflettori per le sue decisioni controverse. Ma di questo Musk non se ne preoccuperebbe affatto.

    Se l’acquisizione si concretizzasse, il panorama dei social media potrebbe subire una scossa non da poco. In un momento molto particolare.

    X integrata a TikTok

    Con Musk alla guida, TikTok (ipotizzo) potrebbe integrarsi con X, creando una piattaforma multifunzionale che combina intrattenimento, comunicazione e transazioni economiche.

    C’è poi l’aspetto geopolitico. Una vendita a Musk potrebbe rappresentare un compromesso accettabile per Pechino e Washington, ma lascerebbe irrisolte molte delle tensioni di fondo.

    La Cina, pur preservando il mercato interno di TikTok, perderebbe una parte della sua capacità di influenza globale. Gli Stati Uniti, dall’altra parte, si troverebbero a fare i conti con un monopolio sempre più concentrato nelle mani di Musk.

    Non si tratta solo di business

    La possibile vendita di TikTok USA a Elon Musk non è solo una questione di business: è una partita geopolitica, tecnologica e culturale che potrebbe ridefinire lo scenario attuale delle piattaforme digitali e delle relazioni internazionali.

    La vicenda non è di facile gestione, perché da qui passa le gestione dell’amministrazione Trump per i prossimi quattro anni. Partire con il piede sbagliato nei confronti della Cina, significherebbe aggiungere ulteriori problemi.

    Ma la vera domanda è: un tale cambiamento sarebbe davvero nell’interesse degli utenti di TikTok? O rappresenterebbe solo l’ennesimo capitolo di una guerra di potere tra superpotenze e magnati tecnologici?

    Pero ora abbiamo provato a ragionare su quello che, al momento, sembra essere solo archiviabile come “voci di corridoio”. Ma se fosse così, allora gli effetti sarebbero davvero evidenti.

  • Meta, addio al fact checking e abbraccia il modello di X

    Meta, addio al fact checking e abbraccia il modello di X

    Meta elimina il fact-checking e adotta il modello delle Community Notes, ispirate a X di Elon Musk. Una svolta che potrebbe ampliare la libertà di espressione, ma aumentare il rischio di disinformazione.

    Le iniziative di Meta, mentre si avvicina all’insediamento di Donald Trump, come nuovo presidente Usa, continuano. E questa tempistica indica un progressivo allineamento da parte della società di Mark Zuckerberg verso la parte politica che sostiene Donald Trump.

    Se qualche giorno fa era chiara questa tendenza con la nomina di Joel Kaplan al posto del dimissionario Nick Clegg, quello che stiamo per vedere ne è solo la chiara conferma.

    Meta, l’azienda madre di Facebook e Instagram, ha annunciato di aver preso una decisione che potrebbe ridisegnare ancora di più il panorama della moderazione dei contenuti online, e dei social media in generale.

    Mark Zuckerberg, CEO e fondatore di Meta, ha dichiarato l’intenzione di smantellare il programma di fact-checking negli Stati Uniti, introducendo un nuovo modello che si rifà direttamente alla filosofia di libertà di espressione promossa da Elon Musk su X (ex Twitter). L’esempio è per rendere più chiaro il concetto di cosa si sta parlando.

    Una scelta che apre interrogativi su come verrà gestito il fenomeno della disinformazione e sulla strada che intende percorrere da oggi Meta.

    Meta, addio al fact checking e abbraccia il modello di X
    Meta, addio al fact checking e abbraccia il modello di X

    La fine di un modello: dal fact-checking al controllo delle community

    Introdotto nel 2016, il programma di fact-checking di Meta era stato pensato per contrastare la disinformazione attraverso la collaborazione con oltre 90 organizzazioni indipendenti in più di 60 lingue.

    Un modello che non è stato privo di casi eclatanti, ma che in realtà si affidava a realtà certificate.

    Zuckerberg ha invece evidenziato i limiti del sistema, criticandone l’inefficacia e l’eccessiva censura dei contenuti. La nuova strategia che Meta intende adottare prevede l’adozione di “Community Notes”, un sistema ispirato a quello di X, che consente agli utenti di aggiungere contesto ai post potenzialmente fuorvianti.

    Questa svolta è stata giustificata con la necessità di “tornare alle nostre radici sulla libertà di espressione”.

    L’obiettivo è ridurre le restrizioni su temi controversi come l’immigrazione e l’identità di genere, affidando alla comunità il compito di moderare e contestualizzare i contenuti. Ma può una strategia del genere garantire la creazione di un ambiente informativo affidabile?

    Il trasferimento in Texas: un cambio di prospettiva

    Parallelamente, Meta ha annunciato il trasferimento del team dedicato alla moderazione dei contenuti dalla California al Texas. Questo spostamento riflette una scelta non solo logistica, ma anche simbolica.

    La California, tradizionalmente associata a una cultura progressista e alla regolamentazione tecnologica, lascia il posto al Texas, uno stato noto per le sue posizioni più conservatrici.

    Zuckerberg mira a dissipare le percezioni di parzialità politica nella moderazione dei contenuti. Ma non solo.

    Questa mossa è stata interpretata da molti come un ulteriore passo verso un allineamento con l’approccio di Elon Musk, che ha trasformato X in una piattaforma più permissiva e meno vincolata da regole rigide. E, guarda caso, anche Musk ha trasferito i suoi team da San Francisco al Texas, proprio a sottolineare il contrasto alle politiche portate avanti dall’attuale governatore Gavin Newsom.

    Lo stesso Musk ha aspramente criticato Newsom la scorsa estate proprio su X.

    Libertà di espressione o disinformazione?

    L’allineamento con il modello di X porta inevitabilmente a un confronto.

    Da quando Musk ha adottato una filosofia di libertà di espressione pressoché illimitata su X, la piattaforma è stata oggetto di critiche per la diffusione di disinformazione e discorsi d’odio.

    Ora Meta sembra avviarsi su un percorso simile, cercando di bilanciare libertà di parola e responsabilità sociale.

    Il sistema “Community Notes” si propone come un’alternativa partecipativa al fact-checking tradizionale, ma presenta rischi molto elevati.

    Affidarsi soltanto a quella che possiamo definire “saggezza collettiva” potrebbe amplificare i bias e aprire la porta a manipolazioni, specialmente su argomenti politicamente divisivi. Che è praticamente quello che si vede su X, accompagnato da una corposa modifica dell’algoritmo in questo senso.

    Questo nuovo modello rappresenta una scommessa per Meta, che rischia di compromettere la fiducia degli utenti in nome di una libertà di espressione più ampia e, paradossalmente, poco garantita.

    Il video di Zuckerberg e il “ritorno alle radici”

    In un video pubblicato il 7 gennaio 2025, Zuckerberg ha dichiarato:

    • Ritorno alle radici della libertà di espressione: nel video Zuckerberg ha sottolineato l’intenzione di “tornare alle nostre radici e concentrarci sulla riduzione degli errori, semplificando le nostre politiche e ripristinando la libera espressione sulle nostre piattaforme”.
    • Sostituzione dei fact-checker con Community Notes: il CEO di Meta ha annunciato che i fact-checker saranno sostituiti con “Community Notes” simili a quelle utilizzate su X, a partire dagli Stati Uniti.
    • Critica ai fact-checker esistenti: Zuckerberg ha affermato che i fact-checker erano diventati “troppo politicamente di parte” e che c’erano “troppi errori e troppa censura”.
    • Riferimento al panorama politico: il fondatore di Facebook (il vecchio nome di Meta) ha menzionato le recenti elezioni, sostenendo che queste rappresentano un “punto di svolta culturale” verso una nuova libertà di parola.

    Questi cambiamenti riflettono un allineamento con l’approccio di Elon Musk su X, enfatizzando una maggiore libertà di espressione e riducendo le restrizioni sui contenuti.

    Una scelta che ha il sapore di strategia politica

    La nomina recente di Joel Kaplan, noto per le sue affiliazioni al Partito Repubblicano, a capo degli Affari Globali di Meta, offre ulteriori indizi sulla direzione strategica dell’azienda.

    Kaplan, vicino all’amministrazione Trump, potrebbe guidare Meta verso un’apertura alle posizioni conservatrici, rafforzando l’idea di una piattaforma meno regolamentata e più allineata alle dinamiche politiche statunitensi attuali.

    Quali saranno i nuovi scenari

    L’abbandono del fact-checking tradizionale da parte di Meta rappresenta un cambiamento che avrà ripercussioni non solo sull’ecosistema dei social media, ma anche sull’informazione digitale globale.

    In uno scenario in cui piattaforme come X e Meta si allontanano da politiche di moderazione stringenti, si rischia di assistere a un aumento della polarizzazione e della disinformazione, mettendo alla prova la capacità degli utenti di distinguere il vero dal falso.

    Molti sostengono che questa strategia potrebbe anche stimolare una maggiore partecipazione della comunità, spingendo gli utenti a diventare parte attiva del processo di moderazione.

    Ma resta da vedere se questa libertà di espressione ampliata sarà in grado di convivere con la necessità di garantire un ambiente digitale sano e informato.

    Ricordiamoci che Meta, a differenza di X, conta oltre 3 miliardi di utenti solo su Facebook e di oltre 2 miliardi di utenti su Instagram. Stiamo parlando di due delle piattaforme più usate al mondo, da giovani e da meno giovani. Si tratta di due piattaforme dalle quali gli utenti si informano su ciò che accade, tanto nel mondo quanto vicino casa.

    Conclusione

    La decisione di Meta di smantellare i team di fact-checking e abbracciare un modello simile a quello di X rappresenta una svolta che potremmo definire “epocale”, senza esagerazione.

    Tra promesse di maggiore libertà e rischi di disinformazione dilagante, il futuro dell’informazione sui social media si preannuncia quanto mai incerto.

    Zuckerberg ha scelto di percorrere una strada nuova, che lo pone in rotta di collisione con sfide enormi. Si intende sotto il profilo della fiducia da parte degli utenti e da parte delle aziende che investono sulle piattaforme. Elemento non da poco quest’ultimo.

     

  • Le dimissioni di Nick Clegg e la svolta politica di Meta

    Le dimissioni di Nick Clegg e la svolta politica di Meta

    Nick Clegg lascia Meta e Joel Kaplan lo sostituisce. Svolta dal chiaro segno politico per Meta che in questo modo si allinea alla nuova amministrazione Trump.

    Le dimissioni di Nick Clegg da Presidente degli Affari Globali di Meta arrivano in un momento particolare per il gigante di Menlo Park. L’azienda di Zuckerberg si trova ad affrontare un momento decisivo per il suo posizionamento, a livello politico e sociale.

    L’uscita di scena di Clegg è stata accompagnata dalla nomina di Joel Kaplan, una figura di spicco della politica conservatrice americana, che assumerà il ruolo strategico di Presidente degli Affari Globali.

    Si tratta di una scelta che implica questa breve considerazione: rappresenta un segnale di cambiamento per Meta, che segue la direzione politica che sta per prendere piede alla Casa Bianca.

    Il mandato di Nick Clegg in Meta

    Nick Clegg, ex Vice Primo Ministro del Regno Unito (nel governo guidato da David Cameron), ha guidato Meta in diverse fasi molto delicate della sua storia recente. Molti di voi lo ricorderanno, arrivò subito dopo lo scandalo di Cambridge Analytica. Uno scandalo che doveva essere risolto anche sul piano politico, ecco perché la scelta cadde su Clegg.

    Durante il suo mandato, iniziato nel 2018, ha affrontato questioni come la gestione della crisi in Ucraina, l’impatto globale della pandemia e, soprattutto, la controversa sospensione dell’account di Donald Trump dalle piattaforme del gruppo dopo gli eventi del 6 gennaio 2021.

    Clegg è stato un sostenitore di politiche che cercavano di bilanciare libertà di espressione e responsabilità, ma il suo approccio ha spesso incontrato critiche sia da destra che da sinistra.

    La sua gestione ha contribuito a rendere l’immagine di Meta come un’azienda impegnata a regolamentare i contenuti con un approccio globale. Va detto, però, che il suo lavoro ha anche evidenziato i profondi contrasti, anche politici, che stanno caratterizzando il mondo digitale.

    Conservatore, ma forse non quanto Joel Kaplan. E questo è un punto da tenere a mente.

    Le dimissioni di Nick Clegg e la svolta politica di Meta
    Le dimissioni di Nick Clegg e la svolta politica di Meta

    Un profilo di Joel Kaplan

    Con la nomina di Joel Kaplan, Meta vuole intraprendere un nuovo corso. Stavolta, non in antitesi ma in sintesi con la corrente politica che sta per insediarsi alla guida degli Usa per i prossimi quattro anni.

    Kaplan, con un passato nell’amministrazione di George W. Bush, ha ricoperto ruoli come Vice Capo di Gabinetto per le Politiche, consolidando la sua esperienza in strategie governative.

    Dal 2011, è stato una figura centrale in Meta come Vicepresidente per le Politiche Pubbliche Globali, diventando una sorta di collante tra l’azienda e i legislatori conservatori.

    La scelta di Kaplan, dunque, riflette una precisa volontà: consolidare i rapporti con l’amministrazione di Donald Trump, che si prepara a iniziare il suo secondo mandato presidenziale.

    Kaplan collabora con Trump e con il vice J.D. Vance a Wall Street. Quindi, esiste una correlazione diretta.

    Meta ha già manifestato questa intenzione attraverso una donazione di 1 milione di dollari al fondo inaugurale di Trump. Una mossa che ha suscitato reazioni contrastanti e che collega chiaramente la nomina di Kaplan a un cambio di rotta politico.

    Nuova direzione politica per Meta

    Sembra evidente che la nomina di Kaplan evidenzia l’intenzione di un allineamento di Meta, seguendo per certi versi l’approccio adottato da altre piattaforme. Come ad esempio X sotto la guida di Elon Musk.

    Kaplan è stato già criticato in passato per aver favorito pubblicazioni conservatrici come Breitbart News e per aver limitato interventi contro la disinformazione, con l’obiettivo dichiarato di evitare percezioni di parzialità contro i conservatori.

    Questa nuova direzione potrebbe segnare un cambiamento netto di Meta, tradizionalmente percepita come un’azienda più progressista o neutrale.

    L’avvicinamento alla destra Usa rappresenta una strategia rischiosa, lo sappiamo, come qualsiasi altra scelta politica. Ma per Meta potrebbe essere potenzialmente redditizia, soprattutto in un contesto politico polarizzato come quello attuale.

    Allo stesso tempo, apre scenari complessi sul fronte etico e reputazionale.

    Meta verso una convergenza con Musk?

    Con Kaplan alla guida degli Affari Globali, Meta potrebbe perseguire una strategia di apertura alle conversazioni politiche, predisponendo maggiore flessibilità e una visione ancora più estesa della libertà di espressione.

    Un approccio che potrebbe attrarre nuovi utenti e consolidare la presenza di Meta tra le piattaforme preferite dall’elettorato conservatore. Anche se rischia di allontanare una parte della base progressista e di attirare ulteriori critiche sui temi che afferiscono alla disinformazione.

    Se Meta decidesse di seguire questo percorso, potrebbe nascere una sorta di convergenza tra le piattaforme social che abbracciano la linea politica incarnata da Trump e dalla destra americana. Sarebbe un cambiamento sorprendente per un’azienda che, fino a pochi anni fa, era spesso criticata proprio dalla destra come ostile alle loro posizioni.

    Meta alla ricerca di un nuovo equilibrio

    Come detto, il passaggio di mano da Nick Clegg a Joel Kaplan rappresenta un momento importante per Meta. Da qui potrebbe prendere vita un cambio di strategia rispetto al nuovo posizionamento politico. Ma anche rispetto alla gestione delle relazioni con le istituzioni a livello globale.

    Questo cambio di leadership non è solo una questione di passaggio di funzioni, ma è un segnale chiaro di una possibile svolta politica. L’allineamento a un’agenda più conservatrice potrebbe ridefinire il ruolo di Meta nel panorama digitale e politico a livello globale.

    La domanda che resta aperta è: quale impatto avrà questa scelta sul futuro della piattaforma e sulla sua percezione pubblica? Meta sta davvero adottando una strategia ispirata alla far right, o si tratta di una mossa per compiacere il contesto politico attuale?

    Non si hanno certezze da questo punto di vista, anche se i segnali, come abbiamo visto, sono molto chiari. Vedremo col passare delle settimane e dei mesi se tutto questo sarà confermato dai fatti.

     

  • Bluesky cresce ancora e supera i 25 milioni di utenti

    Bluesky cresce ancora e supera i 25 milioni di utenti

    Bluesky raggiunge 25 milioni di utenti. Ecco alcune fasi dalla crescita iniziale al successo attuale. La piattaforma continua a consolidarsi ma deve ancora dimostrare molto.

    Bluesky, la piattaforma social media decentralizzata, ha oggi, 13 dicembre 2024, superato la soglia dei 25 milioni di utenti, consolidando la sua posizione nel panorama delle piattaforme digitali emergenti.

    Questo traguardo è il risultato di una serie di eventi e strategie che hanno caratterizzato la sua evoluzione, soprattutto negli ultimi tre mesi.

    Bluesky e la crescita iniziale

    Nata nel 2019 come progetto interno di Twitter sotto la guida di Jack Dorsey, Bluesky si è proposta come un’alternativa decentralizzata ai tradizionali social network. Dopo un periodo di sviluppo e test, l’app è stata resa disponibile su iOS in versione beta privata nel marzo 2023, seguita dal lancio su Android nell’aprile dello stesso anno.

    L’accesso inizialmente su invito ha creato un’aura di esclusività, alimentando l’interesse degli utenti.

    Bluesky cresce ancora e supera i 25 milioni di utenti
    Bluesky cresce ancora e supera i 25 milioni di utenti

    L’accesso su invito è cessato a febbraio di quest’anno, quando Bluesky è diventata accessibile a tutti. Se prolungato ulteriormente, il periodo di accesso su invito sarebbe potuto diventare un bel boomerang. Un esempio da citare a riguardo è Clubhouse.

    Bluesky e la recente migrazione da X

    Le dinamiche interne di X, la piattaforma ex Twitter, hanno avuto un impatto notevole sulla crescita di Bluesky. Decisioni controverse e cambiamenti nella gestione di X hanno spinto molti utenti a cercare alternative.

    Eventi come il divieto di X in Brasile hanno portato a un incremento di 3 milioni di utenti su Bluesky in una sola settimana, raggiungendo oltre 9 milioni di iscritti.

    Inoltre, le elezioni presidenziali statunitensi del novembre 2024 hanno accelerato questa migrazione: Bluesky è passata da 14 a 22 milioni di utenti in poco più di una settimana, con una media di un milione di nuovi utenti al giorno.

    Bluesky cresce ancora e supera i 25 milioni di utenti
    Bluesky cresce ancora e supera i 25 milioni di utenti

    Bluesky e nuove funzionalità

    Per competere efficacemente con altre piattaforme, Bluesky ha implementato diverse funzionalità richieste dagli utenti. A settembre 2024, è stata introdotta la possibilità di caricare video fino a 60 secondi, sia tramite app che da desktop, ampliando le opzioni di contenuto disponibili.

    Successivamente, sono stati aggiunti post fissati in alto, font personalizzati e una serie di strumenti per contrastare la tossicità online.

    Bluesky adesso prova a monetizzare

    Con l’espansione della base utenti, Bluesky ha iniziato ad esplorare modalità di monetizzazione sostenibili.

    A dicembre 2024, proprio qualche giorno fa, la piattaforma ha annunciato l’introduzione di un abbonamento premium, denominato Bluesky+. L’obiettivo è di offrire funzionalità avanzate a pagamento e a differenziare le entrate per la piattaforma.

    Questa mossa mira a generare entrate senza compromettere l’esperienza utente, evitando l’inserimento massiccio di pubblicità.

    La CEO Jay Graber ha sottolineato l’importanza di mantenere l’integrità della piattaforma, evitando la cosiddetta “enshittification” che ha afflitto altri social network.

    Cosa si intende per enshittification

    Per “enshittification” si intende il graduale deterioramento della qualità delle funzionalità di una piattaforma o di un servizio online. È da intendere come parte di un ciclo in cui la piattaforma o il servizio prima offre vantaggi agli utenti per attirarli, quindi persegue altre finalità e/o profitti a spese degli utenti.

    Bluesky e le sfide future da affrontare

    Il rapido aumento degli utenti ha posto sfide significative, tra cui la necessità di potenziare l’infrastruttura e migliorare la moderazione dei contenuti.

    Bluesky ha risposto aumentando il numero di moderatori e implementando sistemi di verifica degli account per garantire un ambiente sicuro.

    La piattaforma sta anche esplorando l’introduzione di una sorta di spunta blu per la verifica degli utenti, al fine di migliorare la fiducia e la sicurezza all’interno della community.

    Arriva Bluesky a pagamento, rischio o opportunità

    In conclusione, il raggiungimento dei 25 milioni di utenti rappresenta un traguardo importante per Bluesky, frutto di scelte strategiche e di una risposta efficace alle esigenze degli utenti.

    La piattaforma inizia a posizionarsi come una valida alternativa nel panorama dei social media, offrendo un’esperienza decentralizzata e focalizzata sulla qualità dell’interazione.

    Il futuro di Bluesky dipenderà dalla sua capacità di innovare e adattarsi, mantenendo al contempo i principi che ne hanno guidato la crescita fino ad oggi.

    Un equilibrio questo ancora tutto da verificare.

     

  • Arriva Bluesky a pagamento, rischio o opportunità

    Arriva Bluesky a pagamento, rischio o opportunità

    In arrivo Bluesky+, l’abbonamento premium di Bluesky. E si pensa anche alla pubblicità. Solo che le aziende inserzioniste per ora si limitano solo a guardare.

    Il fenomeno Bluesky continua a crescere e ad andare avanti. Ormai è vicino a superare il traguardo dei 25 milioni di utenti e, come già si vociferava, all’orizzonte si intravede un periodo per la piattaforma.

    I numeri dicono che la piattaforma sta continuando a crescere, dopo la spinta in avanti ricevuta dalle elezioni presidenziali americane del 5 novembre scorso. È arrivato il momento di provare a crescere per davvero.

    Bluesky non è certo nata ieri e ha trascorso buona parte del 2024 praticamente in sordina. Nonostante lo sblocco degli accessi a tutti gli utenti. Infatti prima di febbraio 2024 vi si poteva accedere solo con un codice invito.

    Ma ormai quello è il passato e il futuro sarà diverso.

    Più che di futuro possiamo parlare al presente.

    Bluesky+ per provare a crescere ancora

    E possiamo ormai ben dire che sta per arrivare una versione a pagamento. Si chiamerà Bluesky+, una versione premium del social che offrirà agli utenti funzionalità esclusive. Si sta anche pensando alla possibilità di verificare il proprio account.

    L’abbonamento avrà un costo di 8 dollari al mese o 72 dollari all’anno. L’idea è far diventare questa una fonte di sostentamento alternativa a quella attuale, ossia la vendita di domini per personalizzare il proprio account.

    bluesky pagamento rischio opportunità franzrusso

    Tra i vantaggi che offrirà Bluesky+ ci saranno: la possibilità di caricare video in alta risoluzione; strumenti per personalizzare i profili, dai colori alle cornici per gli avatar.

    A proposito della verifica, a differenza di altre piattaforme, la verifica non servirà a creare gerarchie o status sociali, bensì, a detta di Jay Graber, CEO di Bluesky, a garantire interazioni più sicure e autentiche.

    Bluesky e la verifica, le parole di Jay Graber

    Qualche giorno fa così si esprimeva Jay Graber: “La verifica non deve essere un privilegio per pochi. Deve essere uno strumento che rafforza la comunità e garantisce un’esperienza rispettosa per tutti.”

    L’introduzione di un abbonamento a pagamento sta facendo, ovviamente molto discutere. E sta dividendo anche gli utenti tra chi è favorevole, relativamente pochi, e tra chi ritiene che questo passo sia ancora prematuro.

    In effetti, la tempistica potrebbe indurre a pensare che stiano andando veloce, forse troppo.

    È innegabile però che la piattaforma sta crescendo. E che per alimentare la crescita di una piattaforma, con un progetto importante come questo, c’è bisogno di risorse. E su questo potremmo essere tutti d’accordo.

    Bluesky a pagamento, quali opportunità per utenti e aziende

    La riflessione potrebbe invece vertere sull’opportunità per gli utenti di dotarsi di una versione a pagamento. Quindi riflettere bene cosa questo potrebbe comportare.

    Al momento, se l’abbonamento fosse già disponibile da oggi, le opportunità per chi si abbona sono pari a zero. Nel senso che la piattaforma non è ancora in grado di garantire volumi di interazioni elevate. E questo vale sia per gli utenti abituali che per gli utenti che userebbero la piattaforma per lavoro.

    Questo è un tema che ci porta all’altra notizia. E cioè che è allo studio, confermando i rumors dei giorni precedenti di una forma di pubblicità, diversa da ciò che si vede sulle altre piattaforme.

    Bluesky e la pubblicità sulla piattaforma

    Sempre Jay Graber nei giorni scorsi ha affermato che si sta lavorando su questo fronte, assicurando una forma di advertising più discreta e rispettosa. Ad esempio, si sta pensando ad inserzioni all’interno dei risultati di ricerca. Quindi una modalità lontana dall’invasività dei feed sponsorizzati.

    “Vogliamo esplorare modelli pubblicitari che rispettino l’intento degli utenti”-  ha affermato Jay Graber – “senza mai trasformare la loro attenzione in un prodotto”.

    Un approccio che, se realizzato con successo, potrebbe essere davvero un modello alternativo.

    Di fronte a tutto questo c’è da dire che le aziende inserzioniste ancora non sarebbero pronte a fare questo passo.

    Yes. This experiment will work if you make it your own. Customize your experience, build new ones, make a social network that can be controlled by the people who use it an idea we do not go back on.

    Jay 🦋 (@jay.bsky.team) 2024-12-06T17:44:34.092Z

    Come è sempre accaduto in casi di grandi novità, come è stata allora Clubhouse oppure BeReal, le aziende hanno sempre osservato i fenomeni con grande attenzione. Salvo poi scoprire che il momento per investire arrivava sempre quando lo spettacolo è praticamente finito.

    In questo caso, nel caso specifico di Bluesky, da parte delle aziende c’è molta attenzione e curiosità, ma niente di concreto ancora. Anche perché i numeri non sono ancora sufficienti da garantire ritorni importanti.

    Bluesky e l’attenzione da parte delle aziende

    C’è il rischio quindi che tutto possa ridursi al classico “fuoco di paglia”, rischio forse superato nel caso di Bluesky, ma c’è anche il tema politico che le aziende vorrebbero evitare.

    È evidente che la crescita importante della piattaforma è coincisa con l’elezione di Donald Trump e con le ultime uscite di Elon Musk, proprietario di X e prossimo al suo ingresso nell’amministrazione Trump.

    Quindi si tratta di elementi che al momento non favorirebbero le inserzioni.

    Quello che è da capire, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, è se Bluesky riuscirà a convertire questo entusiasmo in un modello economico sostenibile, senza snaturarsi.

    Sfida molto complicata da vincere, ma val la pena affrontarla.

  • Rapporto Censis 2024: l’Italia tra crescita del digitale e superficialità

    Rapporto Censis 2024: l’Italia tra crescita del digitale e superficialità

    Il Rapporto Censis Comunicazione 2024 analizza l’evoluzione digitale in Italia: dati su internet, piattaforme digitali, IA e la crisi della lettura. Sperando in un futuro più consapevole.

    La presentazione del Rapporto Censis è uno di quei momenti che servono a confermare o ribaltare (cit.) la situazione. Sinceramente, non è un momento che serve per scoprire nuovi trend, no. Questo è uno di quei momenti dell’anno per capire se tutto quello che abbiamo osservato nell’ultimo anno trova conferma o meno.

    E, da ciò che risulta dal Rapporto Censis Comunicazione 2024, molti dei dati sono confermati. Anche con una visione più ampia. Ed è proprio questo lo scopo per parlare di questo importante rapporto.

    Ovviamente, ci concentreremo sui dati che riguardano Internet, l’informazione digitale e le piattaforme digitali. Ma useremo anche gli altri dati del rapporto per fare un veloce confronto con quelli che sono, appunto, di nostro interesse.

    Internet sempre più parte del quotidiano degli italiani

    Negli ultimi 12 mesi si è consolidato l’uso di internet tra gli italiani, con una percentuale di utenti che ha raggiunto l’89,1%, registrando un aumento di 1,1 punti rispetto all’anno precedente. Questo dato evidenzia una stretta correlazione con l’utilizzo degli smartphone, che coinvolge l’88,2% della popolazione, e con quello dei social media, pari all’82,0%.

    Ad oggi i tre quarti delle persone anziane e i quattro quinti dei soggetti meno istruiti hanno familiarità con strumenti connessi in rete. Questo per evidenziare quando la rete sia sempre più parte del quotidiano degli italiani.

    Ci informiamo attraverso lo smartphone

    E parlando di “quotidiano”, il Rapporto Censis Comunicazione 2024 evidenza come 4 italiani su 5 (l’83,7%) si informano attraverso il proprio smartphone.

    Tra questi, il 37,9% degli utenti preferisce svolgere ricerche mirate, mentre il 28,2% consulta più fonti per ottenere una visione più ampia e dettagliata.

    Il 25,4% legge articoli completi direttamente sullo smartphone, e il 13,2% si limita invece a leggere solo i titoli.

    Rapporto Censis 2024: l'Italia tra crescita del digitale e superficialità

    Sempre più visualizzatori

    Una parte del pubblico, pari al 12,3%, presta attenzione anche ai commenti dei lettori e follower, mentre il 12,1% si concentra principalmente sui video, con una prevalenza tra i giovani di età compresa tra 14 e 29 anni (16,7%).

    Solo l’8,1% si ferma alle immagini, un dato che sale al 9,7% nella stessa fascia giovanile.

    Infine, il 5,2% degli utenti commenta o scrive post, il 4,6% li condivide, e il 3,7% utilizza lo smartphone per informarsi ascoltando podcast.

    In base a queste abitudini, gli utenti possono essere distinti in lettori e visualizzatori.

    Sebbene i visualizzatori siano ancora una minoranza, il loro numero è in forte crescita, grazie all’influenza delle piattaforme basate su contenuti visivi (come Instagram, Telegram e TikTok) e alla sempre minore abitudine di leggere testi lunghi.

    Sempre meno abituali a leggere testi lunghi

    Attenzione a questo ultimo dato. Il Rapporto Censis evidenzia un trend già noto, ma val la pena sottolinearlo. La progressiva diminuzione dell’abitudine a leggere testi lunghi riflette il cambiamento nei consumi culturali, spinti dalla preferenza per contenuti rapidi e visivi.

    Questo trend, favorito dalle piattaforme digitali, produce effetti evidenti a lungo termine sulla capacità di approfondimento e sulla qualità del dibattito pubblico che si osserva sul web e sulle piattaforme.

    Si legge sempre meno in Italia e i dati del rapporto sono una conferma triste di ciò che già sappiamo. I quotidiani cartacei venduti in edicola, che nel 2007 erano letti dal 67,0% degli italiani, sono calati al 22,0% nel 2023 (con una differenza pari a -3,4% in un anno e a -45,0% in quindici anni).

    Anche il numero di utenti che accedono ai quotidiani online è in calo, attestandosi al 30,5% degli italiani, con una diminuzione del 2,5% rispetto all’anno precedente.

    Invece, l’utenza dei siti web d’informazione generici rimane stabile al 58,1%, lo stesso valore del 2022, ma con un incremento del 21,6% rispetto al 2011.

    Nel 2023, si interrompe il calo di lettori di libri: il 45,8% degli italiani legge volumi cartacei, con un aumento del 3,1% rispetto all’anno precedente, anche se il dato segna una flessione del 13,6% rispetto al 2007. Inoltre, il 5,3% degli italiani si affida agli audiolibri.

    Tra le piattaforme, in calo X e crolla Snapchat

    Tra i giovani di età compresa tra 14 e 29 anni, l’uso delle piattaforme online mostra una solida affermazione.

    WhatsApp è la più utilizzata, raggiungendo il 93,0% degli utenti, seguita da YouTube con il 79,3%, Instagram con il 72,9% e TikTok con il 56,5%.

    Alcune piattaforme registrano una lieve contrazione: Facebook scende dal 51,4% nel 2022 al 50,3%, Spotify cala dal 51,8% al 49,6%, mentre X/Twitter registra una diminuzione dal 20,1% al 17,2%.

    Anche Telegram registra una flessione significativa, passando dal 37,2% al 26,3%, e Snapchat crolla dal 23,3% all’11,4%.

    LinkedIn, invece, mantiene una quota del 9,6%.

    Il Rapporto Censis Comunicazione 2024 prende in esame anche l’Intelligenza Artificiale.

    Per gli Italiani la IA avrà impatto sul lavoro

    Attualmente, i software per la generazione di immagini sono utilizzati dall’8,4% degli italiani, mentre quelli per la creazione di testi, come ChatGPT e strumenti simili, coinvolgono l’8,2% della popolazione.

    Nonostante questi dati, il 65,5% degli italiani teme che l’IA avrà un impatto devastante sull’occupazione, sostituendo le persone con computer e chatbot.

    D’altra parte, il 37,4% vede un’opportunità: l’intelligenza artificiale potrebbe liberarci dai lavori monotoni e ripetitivi, consentendo di dedicarsi maggiormente ad attività creative.

    Inoltre, il 55,9% prevede che l’IA porterà significativi miglioramenti nelle cure mediche, mentre il 45,4% ritiene che i benefici principali riguarderanno la ricerca scientifica e il 44,5% si aspetta progressi in ambito sanitario, sia per la diagnosi che per le terapie.

    La maggioranza degli italiani, pari all’82,0%, considera indispensabile l’introduzione di regole precise per limitare le applicazioni dell’IA, mentre solo il 18,0% si oppone a tali regolamentazioni.

    Conclusione

    Il Rapporto Censis Comunicazione 2024 ci offre uno spaccato utile della società italiana, evidenziando come l’evoluzione digitale abbia trasformato le nostre abitudini e i nostri strumenti di informazione.

    Se da un lato l’accesso a internet e l’uso delle piattaforme digitali sono diventati elementi centrali nella vita quotidiana, dall’altro emergono questioni cruciali legate: alla qualità del consumo culturale; al declino della lettura e all’affermarsi di modalità di fruizione sempre più rapide e visive.

    Questi cambiamenti rappresentano una sfida enorme per la capacità di approfondimento e il dibattito pubblico su cui sarebbe necessaria più di una riflessione. Ma allo stesso tempo offrono opportunità inedite per innovare i modi in cui produciamo e condividiamo conoscenza.

    La diffusione dell’intelligenza artificiale, tra timori e aspettative, ci pone davanti a domande etiche e regolamentari fondamentali, segnando un nuovo confine tra progresso tecnologico e responsabilità.

    Guardare al futuro con consapevolezza significa cogliere questi segnali non solo come semplici dati, ma come indicazioni di un percorso da intraprendere, dove il digitale non sia solo consumo, ma anche occasione di crescita culturale e sociale.

    In questo contesto, il ruolo di ciascuno di noi rimane centrale: utenti, lettori e cittadini, sempre più consapevoli, che possono ancora fare la differenza.

    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso utilizzando strumenti di IA Generativa]

     

  • Lo spot Coca-Cola e la IA, quando la magia non convince

    Lo spot Coca-Cola e la IA, quando la magia non convince

    Lo spot natalizio della Coca-Cola, realizzato con IA, sta dividendo il pubblico. Le critiche riguardano la “freddezza”, imperfezioni varie e mancanza di emozione. Un caso che offre spunti per riflettere su come coniugare innovazione e narrazione.

    Il caso che stiamo per trattare è uno di quelli di cui sui social media si sta discutendo molto. Vale la pena raccontare cosa è successo e provare a trarre delle conclusioni perché ha a che fare con l’Intelligenza Artificiale.

    Ora, chiunque di noi è portato a pensare, attraverso un pensiero tanto nascosto quanto immediato ed effimero, che tutto ciò che riguarda la IA sia perfetto.

    In effetti non è così. O meglio, non è ancora così. Anche se la perfezione della IA poco si addice all’imperfezione umana.

    Il caso riguarda il classico spot natalizio della Coca-Cola. Si sta avvicinando il Natale e l’azienda che ha inventato la figura di Babbo Natale comincia a far girare il suo spot, sempre molto seguito e atteso: “Sta arrivando la magia delle Feste“.

    Lo spot Coca-Cola e la IA

    Solo che stavolta lo spot è stato realizzato con la IA. Ed è il caso di dire, “apriti cielo!”.

    Sui social una marea di commenti negativi che definiscono lo spot “senz’anima” e “privo di qualsiasi creatività”. Dire senz’anima ad uno spot natalizio della Coca-Cola è come mangiare una fetta di torta Sacher senza la cioccolata. Siamo lì.

    Il video, realizzato dall’intelligenza artificiale presenta il classico scenario natalizio che la Coca-Cola ci ha trasmesso sempre attraverso spot del genere. Si vedono i grandi camion rossi della Coca-Cola sulle strade innevate; persone sorridenti con sciarpe e cappelli lavorati a maglia che tengono in mano bottiglie di Coca-Cola.

    Lo spot Coca-Cola e la IA, quando la magia non convince
    Un frame, in alto, dello spot natalizio 2024 di Coca-Cola, realizzato con IA. Il video completo è sul canale YouTube dell’azienda

    Il video di quest’anno è stato inteso come un omaggio allo spot del 1995, appunto, “Holidays Are Coming“, che presentava immagini simili. Ma con attori umani e veri camion.

    Invece, per questa versione 2024 si è voluto sperimentare la IA.

    Sono state realizzate 3 versioni

    Lo spot natalizio è stato creato da tre studi di intelligenza artificiale (Secret Level, Silverside AI e Wild Card), utilizzando quattro diversi modelli di intelligenza artificiale generativa.

    Chris Barber, sviluppatore di intelligenza artificiale di Silverside AI, ha scritto su X che ciascuno degli studi di intelligenza artificiale ha creato una versione diversa della pubblicità, con quella virale che non appartiene a Silverside AI. Questo perché le diverse versioni presentano delle differenze evidenti tra loro.

    Coca-Cola difende la sua scelta

    Un portavoce della Coca-Cola, in un a dichiarazione, ha affermato:

    Coca-Cola Company ha celebrato una lunga storia sulla magia delle feste attraverso contenuti, film, eventi per decenni in tutto il mondo. Come sempre, stiamo esplorando nuovi modi per entrare in contatto con i consumatori e sperimentare approcci diversi. Quest’anno, abbiamo creato film attraverso la collaborazione di narratori umani e il potere dell’intelligenza artificiale generativa. La Coca-Cola rimarrà sempre impegnata a creare il massimo livello di lavoro che vede l’impiego tra creatività umana e tecnologia“.

    Coca-Cola difende la sua scelta per allontanare le critiche e sottolinea la lunga storia fatta di racconti sempre coinvolgenti che, nel corso degli anni, hanno visto l’implementazione sempre crescente della tecnologia. E di questo ne va dato atto.

    Ma a fronte di tutto questo bisogna fare alcune brevi considerazioni.

    Questo esempio ci mostra alcune delle sfide principali da affrontare riguardo all’integrazione dell’intelligenza artificiale nella creatività pubblicitaria. In particolare in contesti dove il contenuto emotivo è fondamentale.

    La freddezza della IA e l’assenza di autenticità

    La critica principale mossa allo spot di Coca-Cola riguarda proprio l’apparente “freddezza” del risultato. Gli spettatori si aspettavano un contenuto che evocasse nostalgia, calore e contatto tra le persone. Elementi che tradizionalmente caratterizzano gli spot natalizi del brand.

    L’uso della IA, invece, ha prodotto un risultato percepito come innaturale, privo di quella “umanità” che rende gli spot memorabili.

    Emozione vs Innovazione

    L’IA è uno strumento potente per la generazione di contenuti, ma in questo caso ha forse fallito nel replicare l’elemento emotivo che solo un tocco umano può garantire.

    La mancanza di autenticità percepita ha probabilmente amplificato il senso di distacco del pubblico.

    La IA senza coinvolgimento

    La scelta di Coca-Cola potrebbe riflettere una tendenza delle aziende a cercare di cavalcare l’onda della tecnologia più recente, senza però considerare l’impatto sul pubblico e sul messaggio.

    In questo caso, il brand ha sacrificato l’aspetto emotivo della sua narrativa per sperimentare l’innovazione tecnologica, ma il risultato ha sollevato polemiche e disappunto.

    La tecnologia deve affiancare, non sostituire

    Questo episodio suggerisce che la tecnologia, inclusa l’IA, può arricchire il processo creativo, ma non dovrebbe sostituire completamente l’approccio umano, soprattutto in contesti dove l’emotività e la connessione sono centrali.

    L’uso della IA nel caso Coca-Cola è un esempio di come l’innovazione tecnologica debba essere attentamente bilanciata con l’autenticità e la capacità di suscitare emozioni. Altrimenti, il rischio è di perdere ciò che rende un marchio davvero memorabile e amato.

    L’IA si sta evolvendo rapidamente, e strumenti sempre più sofisticati potrebbero migliorare la capacità di generare contenuti emotivamente coinvolgenti. Tuttavia, l’empatia non è solo un risultato tecnico, ma anche una questione di comprensione delle aspettative e dei bisogni del pubblico. Perché uno spot sia efficace, deve toccare corde profonde, e questo dipende da una narrazione che solo chi vive esperienze umane può realmente cogliere e tradurre in immagini.

    Gli sviluppi futuri potrebbero includere:

    1. IA addestrata sulle emozioni umane: Sistemi che analizzano più profondamente il linguaggio emotivo e le reazioni del pubblico.
    2. Collaborazione uomo-macchina: L’IA potrebbe affiancare i creativi umani, offrendo spunti e soluzioni visive che i creativi possono affinare per garantire autenticità.
    3. Personalizzazione degli spot: La IA potrebbe creare versioni dello stesso spot che si adattano a diverse sensibilità culturali ed emozionali, aumentando il coinvolgimento.

    Fattore economico e razionalizzazione dei costi

    La scelta di Coca-Cola riflette un’esigenza concreta: la riduzione dei costi. Creare un ambiente virtuale con l’IA è sicuramente meno costoso rispetto a:

    • affittare location
    • ingaggiare attori
    • organizzare troupe tecniche e logistiche.

    In ogni caso, il risparmio economico non sempre giustifica un risultato meno efficace sul piano emotivo. Lo scopo di uno spot non è solo “esserci”, ma lasciare un impatto, evocare ricordi e sentimenti che spingano il pubblico a scegliere quel marchio.

    Il compromesso tra IA e narrazione

    Per arrivare a un equilibrio tra innovazione e coinvolgimento emotivo, le aziende dovranno prepararsi a:

    1. Usare l’IA come strumento complementare: gli scenari generati dalla IA potrebbero affiancare riprese reali, creando un mix che riduca i costi ma mantenga autenticità.
    2. Investire nella narrazione: la storia rimane il cuore di ogni spot. Un’ottima narrazione può compensare eventuali limiti visivi della IA.
    3. Testare le reazioni del pubblico: coinvolgere gruppi di ascolto durante lo sviluppo per assicurarsi che il messaggio funzioni come previsto.

    L’uso dell’IA negli spot sarà sempre più comune, ma il vero successo arriverà quando sarà possibile coniugare risparmio economico e innovazione. Mantenendo sempre autentica e vera la carica emotiva. Vale a dire, il cuore di ogni narrazione.

    Fino ad allora, il rischio è che il pubblico percepisca la tecnologia come un “freddo sostituto”, invece che come uno strumento che potrebbe esaltare anche la comunicazione.