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  • Social media, da luoghi di interazione a strumenti di potere

    Social media, da luoghi di interazione a strumenti di potere

    Elon Musk alla fine c’è riuscito: ha trasformato X in uno strumento di potere politico. Quelli che prima erano strumenti di interazione, da oggi diventano strumenti di potere. Una breve riflessione sul futuro dei social media e sul ruolo di noi utenti in questa trasformazione.

    C’è qualcosa di profondamente diverso in ciò che sta accadendo a X, la piattaforma che conoscevamo come Twitter. Non si tratta solo di un cambio di gestione, né di un semplice “fallimento” economico o di un adattamento tecnologico.

    Si tratta di un passaggio che segna la fine di un’era dei social media. Quella in cui abbiamo sempre creduto in quegli strumenti nati per connettere le persone e dare vita a Relazioni. Oggi la realtà ci mostra il loro lato rimasto in ombra: il potere.

    Elon Musk sta portando avanti un suo progetto che nulla ha a che fare con i profitti finanziari. Un disegno che ruota intorno all’influenza politica e sociale. E che potrebbe ridefinire per sempre ciò che intendiamo per piattaforma digitale.

    Ma che ruolo abbiamo noi utenti in tutto questo?

    Il piano di Elon Musk

    Quando Musk ha acquistato Twitter per 44 miliardi di dollari, molti hanno pensato che fosse un investimento destinato a rilanciare una piattaforma in difficoltà.

    In realtà, quei miliardi non sono mai stati un investimento, ma il prezzo da pagare per qualcosa di molto più grande: l’accesso a una leva di potere che va oltre il mondo economico.

    Musk non ha mai avuto intenzione di recuperare quella cifra, e poco gli importa del caos che ha generato sulla piattaforma.

    Social media, da luoghi di interazione a strumenti di potere

    Il suo vero obiettivo non è costruire un social media migliore, ma trasformarlo in uno strumento che potesse offrirgli l’occasione di esercitare la sua influenza politica e sociale. L’allineamento con Trump e i suoi adepti ne è la dimostrazione più lampante.

    X, (o meglio, Twitter) un tempo luogo di dibattito e di confronto aperto, è diventato un megafono per un racconto sempre più distorto della realtà. La disinformazione non è un effetto collaterale, ma uno strumento ben inserito all’interno di una strategia.

    Ogni decisione, dalla moderazione dei contenuti al restyling della piattaforma, risponde a un solo obiettivo: consolidare un potere che non si misura in denaro, ma in capacità di influenzare il discorso pubblico.

    L’effetto sugli utenti e il panorama dei social media

    Personaggi come Stephen King, con i suoi milioni di follower, hanno abbandonato X, insieme a molti altri utenti, organizzazioni e aziende.

    Ma Musk non sembra preoccupato. Per lui, ogni utente che se ne va rappresenta un passo avanti verso una nuova identità della piattaforma.

    X non sarà mai più Twitter, ma una sorta di “Truth Social” su scala globale, dove la disinformazione trova terreno fertile e il dibattito aperto e civile viene progressivamente soppiantato dalla polarizzazione estrema dei contenuti.

    Questa trasformazione sta spingendo molti utenti a cercare alternative come Threads o Bluesky, piattaforme che cercano di ricreare quell’atmosfera di conversazione e confronto che un tempo era il cuore pulsante di Twitter.

    Ma queste piattaforme, per quanto promettenti, hanno ancora limiti evidenti. E, soprattutto, non risolvono la questione di fondo: cosa stiamo cercando davvero nei social media?

    La fuga da X e crescita delle altre app: come chiudere l’account in sicurezza

    Cosa erano i social media e cosa sono oggi

    Quando ho iniziato ad usare Twitter nel 2009, non avrei mai immaginato che una piattaforma digitale potesse cambiare così tanto la mia vita. Mi ha permesso di conoscere persone straordinarie, di condividere idee, di creare relazioni autentiche. Era uno spazio che favoriva la crescita personale e professionale, un luogo dove le connessioni avevano un valore reale.

    Oggi, questo sembra quasi un ricordo lontano.

    Passiamo da una piattaforma all’altra senza fermarci a riflettere su cosa significhi davvero condividere i nostri dati, il nostro tempo, la nostra attenzione.

    E in questo continuo migrare, rischiamo di dimenticare una verità fondamentale: i social media non sono altro che uno specchio di ciò che siamo.

    Se li riempiamo di disinformazione, paura e rabbia, questo è ciò che rifletteranno.

    Elon Musk ha dimostrato che una piattaforma digitale può diventare molto più di un semplice luogo di interazione sociale: può essere uno strumento per esercitare il potere.

    Ma questo non significa che dobbiamo accettare passivamente questa realtà. Al contrario, è un richiamo a riflettere su come utilizziamo questi strumenti e su cosa possiamo fare per preservarne il valore.

    Non possiamo più illuderci che il prossimo social media sarà la soluzione perfetta.

    Bluesky, Threads, o qualsiasi altra piattaforma emergente avrà i suoi pregi e difetti. Ma la vera soluzione siamo noi.

    Siamo noi a decidere che tipo di contenuti condividere, che tipo di conversazioni alimentare, che tipo di comunità costruire.

    I social media siamo noi, non il contrario. E se non lo capiamo oggi, rischiamo di trovarci di nuovo, tra qualche anno, al punto di partenza.

  • La fuga da X e crescita delle altre app: come chiudere l’account in sicurezza

    La fuga da X e crescita delle altre app: come chiudere l’account in sicurezza

    E la strada di X è segnata e segue quella di Elon Musk. Aumentano gli utenti che abbandonano la piattaforma verso altre app in particolare verso Bluesky ma anche verso Mastodon e Threads.

    Il recente ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, rieletto il 5 novembre 2024, ha avuto un impatto anche sui social media. Si potrebbe dire quasi inevitabile.

    X, quella che una volta era conosciuta come Twitter, ha visto aumentare in modo evidente l’abbandono da parte degli utenti. Un fenomeno che era già iniziato sotto la gestione di Elon Musk. Che ora sembra aver preso un’accelerazione senza precedenti.

    Fenomeno che poi si è sempre verificato in conseguenza di azioni o di affermazioni da parte del proprietario. Basti pensare al “caso Brasile”.

    X: da luogo di conversazione a luogo di scontro

    Da luogo d’aggregazione e conversazione, Twitter si è trasformato con la nuova gestione di Musk in un ambiente che amplifica, e talvolta incoraggia, contenuti estremi. Per molti utenti, X è diventato un simbolo di forte polarizzazione e continua tensione, dove problemi già noti di disinformazione, discorsi d’odio e teorie complottiste sono stati elevati quasi a nuovi “valori” della piattaforma.

    Quello che prima era una debolezza di Twitter è diventato per X una sorta di “caratteristica”: un luogo dove le regole appaiono più fluide, i confini tra libertà d’espressione e incitamento all’odio più sottili.

    La gestione di Musk, con il suo stile provocatorio e irriverente, ha contribuito a fare di X un ambiente che attira e amplifica contenuti controversi. Fino a costituire un vero terreno fertile per la diffusione di ideologie estremiste.

    Molti di voi che seguono questo blog (che da poco ha compiuto 16 anni), e che ringrazio, sanno quante volte è stato raccontato qui delle difficoltà di Twitter. Piattaforma che ha saputo costruire un forte rapporto con le notizie in tempo reale, al punto da diventare punto di riferimento per le informazioni.

    La fuga da X e crescita delle altre app: come chiudere l’account in sicurezza

    Quando Twitter era il centro delle notizie

    Sono tantissimi i casi in cui le notizie sono arrivate prima da Twitter e poi altrove. Su tutti, la morte di Osama Bin Laden.

    Ma, al tempo stesso, la piattaforma nel corso degli anni si è trovata spesso di fronte a contenuti di odio, di razzismo, di violenza. E di non saperli affrontare in maniera adeguata.

    Questo per non voler risolvere il dilemma relativo alla libertà di parola per evitare di scontentare qualcuno.

    Alla fine, con Jack Dorsey che ha saputo cucinare per bene il piatto, Elon Musk si è trovato di fronte la tavola bandita e un’occasione da non lasciarsi sfuggire. Per portare a compimento il suo disegno.

    Musk è stato scaltro quindi ad approfittare dei tanti problemi lasciati in sospeso su Twitter. E trasformarli in funzionalità vitali su X. La libertà di espressione, il free speech, a copertura e giustificazione di tutto.

    Ed è quello che abbiamo sotto gli occhi ormai.

    Solo che, di fronte a tutto questo, di fronte ad una piattaforma che somiglia sempre più a 4chan o a Truth (e lo diventerà chiaramente ormai), molti utenti iniziano a guardarsi intorno, per cercare di fuggire a questa piattaforma sempre più intrisa di contenuti violenti e di disinformazione.

    È in questo contesto che molti utenti stanno cercando nuove alternative, approdando su piattaforme come Mastodon, Bluesky e Threads.

    La crescita di Mastodon, Bluesky e Threads

    Mastodon

    Con l’esodo da X, Mastodon è riuscito a distinguersi per un modello che non risponde alla logica centralizzata tipica dei social media per come li conosciamo.

    Passata da 3,5 milioni di utenti nel 2022 a quasi 9 milioni nel 2024, Mastodon attrae utenti alla ricerca di una piattaforma davvero decentralizzata. Su Mastodon, l’assenza di un algoritmo centralizzato evita che i contenuti vengano promossi in modo artificiale: ciò permette agli utenti di costruire le proprie reti senza pressioni, stabilendo connessioni che privilegiano affinità reali.

    Questa modalità, pur richiedendo un piccolo investimento iniziale per comprendere il sistema delle “istanze” (i diversi server che compongono Mastodon), rappresenta per molti un ritorno all’essenza stessa della socialità online.

    Bluesky

    L’app fenomeno del momento –  ora è accessibile a tutti, si sta posizionando come una piattaforma pubblica completa e pronta ad accogliere gli utenti alla ricerca di un’alternativa a X.

    Bluesky ha registrato un incremento impressionante di 700.000 nuovi utenti in una settimana, raggiungendo un totale di 14,5 milioni di iscritti subito dopo l’elezione di Trump.

    Bluesky punta su un ambiente trasparente e su strumenti che consentono agli utenti di personalizzare la loro esperienza. Le funzionalità di Bluesky riflettono questa visione: non una piattaforma unica, ma un ambiente dove ogni utente ha un controllo diretto e la possibilità di plasmare il proprio spazio digitale. E speriamo sia così.

    Threads

    Anche Threads, l’app di Meta, ha registrato una crescita rilevante, posizionandosi come un’opzione intuitiva per chi vuole migrare da X ma desidera un ambiente più accessibile rispetto alle logiche decentralizzate di Mastodon. Nell’ultimo mese ha superato il traguardo dei 275 milioni di utenti a livello globale.

    Threads ha costruito un modello che richiama le dinamiche di X, con un’interfaccia familiare. La piattaforma è rapidamente diventata un approdo per chi cerca stabilità, gestita da un colosso come Meta. Solo che, al momento, continua ad evitare il contenuto politico proprio per non essere polarizzante, dando, però, spazio a contenuti che latitano dal punto di vista del valore.

    Le motivazione della fuga da X

    La fuga da X è molto più di una scelta pratica; riflette una profonda insoddisfazione verso la direzione che la piattaforma ha preso.

    Per molti, X non è più uno spazio di discussione aperta, ma un luogo in cui le voci moderate e i contenuti equilibrati rischiano di essere sepolti sotto il peso di continue ed estenuanti narrazioni polarizzate.

    Come riportato da altri, la piattaforma non solo permette la diffusione di contenuti estremi, ma sembra addirittura incoraggiarli, trasformando quelli che una volta erano considerati “problemi” in elementi distintivi della sua identità.

    In un ambiente in cui l’incitamento alla violenza e la disinformazione trovano una visibilità crescente, molti utenti, incluse figure pubbliche e professionisti, sentono di non poter più restare. La scelta di abbandonare X è quindi una ricerca di coerenza, il desiderio di essere presenti su piattaforme che rispettino principi etici condivisi e che riflettano una visione positiva del confronto e della socialità online.

    Ma l’uscita da X ha tuttavia anche le sue sfide: ricostruire le reti sociali, adattarsi a nuove interfacce e comprendere i meccanismi delle diverse piattaforme richiede impegno. Va detto anche che molti utenti considerano questo passaggio come un investimento per un futuro digitale più in linea con i loro valori.

    E allora come fare per lasciare X? E farlo in maniera adeguata? Certo, non basta cancellare tutto e andare via. Di seguito, vediamo alcuni semplici passaggi da compiere prima.

    Guida pratica alla chiusura sicura dell’account X

    Se hai deciso di abbandonare X, è importante fare questo passaggio in modo sicuro, evitando di rivelare a tutte le persone, anche a quelle a cui non lo vorresti far sapere, dove ti trasferirai. Ecco i passaggi chiave:

    Impostare l’account come privato

    Prima di chiudere definitivamente l’account, è necessario passare alla modalità privata. In questo modo, solo i tuoi follower potranno vedere i contenuti e potrai avvisare i contatti di fiducia senza esporre pubblicamente i tuoi nuovi riferimenti. Certo, se sei un account con un seguito molto ampio, l’operazione diventa quasi superflua. Forse meglio prima fare una bella selezione e poi passare alla modalità privata. Impostazioni e Privacy > Privacy e sicurezza > Pubblico, media e tag > Proteggi i tuoi post.

    Scaricare l’archivio dei propri dati

    Nelle impostazioni di X è possibile richiedere una copia dei propri dati, un passaggio essenziale per conservare tweet, messaggi e altre informazioni utili. Questo ti permetterà di mantenere una memoria del tuo tempo sulla piattaforma e, se necessario, di recuperare i tuoi contatti. Impostazioni e privacy > Il tuo account > Scarica un archivio dei tuoi dati>Richiedi Archivio

    Procedere alla disattivazione

    Attraverso la sezione “Account” delle impostazioni, troverai l’opzione per disattivare il profilo. La disattivazione completa avviene dopo 30 giorni, durante i quali è possibile riattivare l’account. Questo periodo di transizione può essere utile per riflettere e valutare la scelta definitiva. Impostazioni e privacy Il tuo account > Disattiva account

    Evitare di annunciare pubblicamente la migrazione

    Per proteggerti da attenzioni indesiderate, evita di condividere su X il nome della piattaforma verso cui ti sposterai. Comunica i tuoi nuovi riferimenti soltanto a persone fidate, magari tramite messaggi diretti o altri canali privati.

    Come già accaduto in passato, pensiamo ad apps toriche come MySpace o a FriendFeed, anche stavolta gli utenti si trovano a dover fronteggiare un cambiamento importante. Un cambiamento indotto, non voluto, e ancora più complesso da affrontare.

    Questo per il fatto che orma sono trascorsi 20 da quando i social media hanno fatto la loro apparizione e le dinamiche sono molto più chiare e concrete.

    Passare da X (Twitter) a un’altra piattaforma non è solo cambiare app. Significa abbandonare dinamiche costruite nel tempo che adesso si è costretti ad abbandonare. Forse ad alcuni tutto questo sembrerà anche eccessivo, ma per chi ha dedicato tempo a queste piattaforme per la costruzione di un proprio spazio digitale, vi assicuro che non lo è.

    Ben vengano altre piattaforme, altre esperienze, sapendo però che tutto sarà più frastagliato e complesso.

     

  • X pagherà i Creator in base alle interazioni Premium

    X pagherà i Creator in base alle interazioni Premium

    Come anticipato, X da oggi rivoluziona i pagamenti ai creator, puntando sull’engagement degli utenti Premium. Una mossa che potrebbe portare ad un notevole abbassamento della qualità dei contenuti. Oltre a scontentare i creator.

    Come avevamo già scritto qualche settimana fa, X, da oggi, 8 novembre 2024, cambia notevolmente il modo di remunerare i creator.

    I pagamenti su X verranno riconosciuti sulla base delle interazioni che i creator riusciranno ad attrarre. Non si conosce il numero esatto di interazioni necessarie per ottenere i pagamenti, ma è noto che le condizioni di accesso devono essere sempre soddisfatte, come l’obbligo di essere abbonati a Premium.

    È importante notare che l’engagement (risposte, repost e “like”) deve essere registrato nei 3 mesi e vale solo quello realizzato tra account Premium. Le interazioni tra account non abbonati non sono conteggiate.

    Questa modifica avrà due conseguenze principali:

    • Riduzione del pubblico di riferimento: solo le interazioni da parte degli utenti Premium vengono considerate valide per il pagamento, restringendo così la platea potenziale dei creator.
    • Incentivo all’engagement di qualità: i creator sono spinti a pubblicare contenuti che stimolino discussioni attive anziché semplici visualizzazioni. Resta incerto se questo apporterà benefici alla qualità dei contenuti; molto probabilmente, la qualità potrebbe risultare inferiore.

    È confermata la soglia minima di pagamento di 50 dollari.

    X pagherà i Creator in base alle interazioni Premium

    Con questo aggiornamento del programma Creator Revenue Sharing, X sposta l’attenzione verso i contenuti. In passato, l’obiettivo era semplicemente ottenere visualizzazioni, trasformando ogni post in una sorta di annuncio. Ma con i cambiamenti attuali, questo potrebbe non bastare per migliorare la qualità dei contenuti.

    Il rischio è che, per attrarre interazioni, si creino contenuti divisivi e polarizzanti. Infatti, l’algoritmo sembra sempre più orientato a incentivare questa direzione.

    Inoltre, ricevere pagamenti sarà ora più complicato, poiché la platea su cui fare affidamento si restringe notevolmente. Parliamo infatti di engagement limitato agli account abbonati a Premium, che rappresentano appena lo 0,25% degli utenti totali, Vale a dire circa 1,4 milioni di utenti a livello globale.

    X sembra quindi costretta a cambiare rotta per ridurre i pagamenti. La piattaforma è in difficoltà finanziaria, poiché molti inserzionisti rilevanti si sono allontanati da un anno.

    Al contrario, tutte le altre piattaforme, come TikTok e quelle del gruppo Meta, continuano a remunerare i propri creator tenendo in considerazione le visualizzazioni.

    Questa modifica rischia di scontentare molti creator, che speravano in un modello diverso. Il pericolo concreto è che la qualità dei contenuti diventi ancora più polarizzante.

    Staremo a vedere.

  • Arriva ChatGPT Search e cambia il modo fare ricerca online

    Arriva ChatGPT Search e cambia il modo fare ricerca online

    ChatGPT Search di OpenAI finirà per cambiare il modo con cui fare ricerca online. La ricerca quindi si trasforma in un dialogo interattivo e personalizzato.

    L’evoluzione dei motori di ricerca ha vissuto varie fasi. Dai primi tentativi negli anni ‘90 alla diffusione globale di Google, che ha ridefinito il concetto di rapidità e precisione nella ricerca di informazioni.

    Sappiamo bene quanto la parola Google sia assolutamente legata, ormai, al concetto di ricerca. E sappiamo bene quanto la nostra vita sia associata, al tempo stesso, a Google.

    Solo che tutto questo, nell’era dell’intelligenza artificiale, potrebbe cambiare. Completamente.

    Cosa potrebbe succedere se non ci fosse più bisogno di digitare parole chiave generiche e scorrere pagine di risultati? Che è quello che ormai da decenni siamo abituati a fare?

    Questo è il punto da cui partire per comprendere davvero la novità introdotta da OpenAI con ChatGPT Search. Una funzionalità – anche se è molto di più – che promette di rivoluzionare la nostra esperienza di ricerca online. L’aspetto interessante è l’introduzione del modello di interazione verso una vera e propria conversazione.

    Ok, adesso diamo un’occhiata a ChatGPT Search, ai motori di ricerca basati su IA attualmente sul mercato. E poi cerchiamo di capire come l’uso dell’intelligenza artificiale nel search potrebbe trasformare l’intero ecosistema digitale.

    Cos’è ChatGPT Search e come funziona

    ChatGPT Search è una funzionalità lanciata da OpenAI, sviluppata per arricchire ChatGPT con l’accesso a dati aggiornati dal web.

    Nel mese di maggio di quest’anno se ne era cominciato a parlare; per poi arrivare con l’annuncio definito a luglio, sempre di quest’anno. E ora, dopo settimane di uso sotto forma di test per alcuni utenti, arriva disponibile per gli utenti abbonati a Plus e per i Team.

    Arriva ChatGPT Search e cambia il modo fare ricerca online

    Cosa si può fare con ChatGPT Search?

    Attraverso questa integrazione, ChatGPT può effettuare ricerche in tempo reale; consultare siti affidabili per rispondere a domande che richiedono dati attuali, come aggiornamenti su notizie, cambiamenti di regolamenti, quotazioni di borsa; ricercare trend di costume e cultura.

    Per gli utenti di ChatGPT, ciò significa non dover più affrontare risposte parziali o obsolete. Ma ricevere risposte contestualizzate e aggiornate.

    ChatGPT Search è attualmente accessibile agli utenti con abbonamento Plus e Team. Ma OpenAI ha annunciato che presto sarà disponibile anche per gli utenti Enterprise e Edu. Nei prossimi mesi ci sarà una estensione verso il pubblico più ampio. Quindi sarà disponibile per tutti.

    Chat GPT Search, attivazione automatica o manuale

    L’accesso a ChatGPT Search è semplice. Quando una domanda richiede informazioni aggiornate, l’IA attiva automaticamente la funzionalità di ricerca web, consultando i risultati più recenti.

    In ogni caso, si può sempre avviare manualmente una ricerca utilizzando l’icona dedicata. Questo permette di avere un controllo diretto sulla ricerca di informazioni, che possono poi essere verificate tramite i link alle fonti incluse nelle risposte.

    La trasparenza come elemento cruciale

    Per OpenAI, un elemento cruciale di ChatGPT Search è la trasparenza. Ogni risposta che sfrutta le ricerche online include citazioni delle fonti. E meno male.

    In questo modo, l’utente ha modo di verificare la qualità e la veridicità delle informazioni, rendendo ChatGPT Search un’esperienza diversa rispetto ai motori di ricerca tradizionali. Sempre dal punto di vista della modalità di conversazione.

    L’estensione Chrome che sostituisce l’uso di Google

    Vi è poi un’altra particolarità che potrebbe avere una grande presa.

    Come sapete, una volta impostato Google come motore di ricerca di base, qualsiasi cosa scriverete nello spazio dedicato all’url (dove si scrive l’indirizzo di una pagina all’interno del browser) automaticamente viene ricercata all’interno del motore più usato al mondo.

    Insieme al lancio di ChatGPT Search, OpenAI ha lanciato anche una estensione per Chrome. Questa permette di impostare ChatGPT come motore di ricerca di base.

    Quindi ogni qualvolta scriverete una parola, una frase o una combinazione di parole; oppure, ogni volta che effettuerete una ricerca online premendo il tasto destro del vostro mouse, ecco che si aprirà una finestra di ChatGPT Search fornendovi tutte le informazioni richieste.

    Una funzionalità che Sam Altman, CEO di OpenAI sta promuovendo molto in queste ore. E visti gli effetti che questo potrebbe portare lo fa di buon diritto.

    Da provare, anche se non a tutti piacerà. L’impatto, da questo punto di vista, è notevole.

    Primo piano di una barra di ricerca con il testo "Message ChatGPT" e un cursore di immissione testo lampeggiante. In basso, viene mostrata un'icona a forma di globo con "Cerca" e un cursore che passa sopra il pulsante di ricerca. È visibile anche un'icona a forma di graffetta.
    Come appare ChatGPT Search

    I motori di ricerca attuali che sfruttano l’IA

    Come detto in apertura, il mondo della ricerca online, nell’era della IA, potrebbe cambiare radicalmente. E in parte già lo è.

    Infatti, ChatGPT Search rappresenta un salto qualitativo notevole, ma non è la prima tecnologia di search basata su IA.

    Diversi motori di ricerca hanno già introdotto sistemi di intelligenza artificiale. Per migliorare la qualità delle risposte e offrire un’esperienza personalizzata.

    • Google Search con Bard (ora noto come Gemini): Google ha aggiunto funzionalità di IA per potenziare i risultati di ricerca e renderli più intuitivi, attraverso la comprensione semantica delle query e la contestualizzazione dei risultati. L’obiettivo è fornire risposte dirette anziché una lista di link, accorciando i tempi di ricerca e rendendo l’esperienza di search più dinamica.
    • Bing con ChatGPT integrato: Microsoft ha integrato ChatGPT direttamente nel suo motore di ricerca Bing. La sinergia tra la capacità di ricerca di Bing e le capacità di conversazione di ChatGPT ha creato un modello in cui le risposte sono generate dinamicamente e possono essere esplorate in modo più conversazionale.
    • You.com: un motore di ricerca creato con una base di IA che permette una ricerca modulare. You.com utilizza algoritmi per personalizzare i risultati e consente all’utente di definire il tipo di fonti da cui desidera ricevere informazioni, trasformando la search in un’esperienza altamente personalizzabile.
    • Perplexity AI: considerato uno dei primi motori di ricerca basati su IA con un’interfaccia conversazionale, Perplexity AI offre risposte dirette e contestualizzate, citando le fonti per trasparenza. Con una struttura basata su modelli linguistici avanzati, Perplexity AI punta a rendere l’interazione intuitiva e affidabile, aiutando l’utente a trovare informazioni in modo efficiente senza bisogno di approfondimenti esterni.

    La Rivoluzione della ricerca online: l’IA e il search interattivo

    Con l’introduzione di ChatGPT Search e tecnologie simili, stiamo assistendo a un cambiamento che va oltre il semplice aggiornamento tecnologico.

    I motori di ricerca tradizionali ci hanno abituati a pensare in termini di parole chiave. Ma l’IA ci permette di andare oltre, arrivando a una modalità di dialogo naturale e continuativo con il modello.

    Per esempio, mentre i motori di ricerca tradizionali richiedono di formulare domande precise per ottenere risposte rilevanti, ChatGPT Search e gli altri modelli basati su IA comprendono la complessità delle domande, rispondendo con maggiore empatia e capacità di contestualizzazione.

    In pratica, se in passato era l’utente a doversi adattare al motore di ricerca, oggi accade il contrario: è il sistema di IA che si adatta all’utente, costruendo risposte su misura in base al contesto e alla conversazione.

    Come la ricerca online su IA cambia il futuro

    Una delle caratteristiche più evidenti di un sistema come ChatGPT Search è la possibilità di avere risposte complete e dettagliate, abbattendo le barriere tra ricerca e risposta. Non si tratta solo di una ricerca più veloce, ma di un vero e proprio cambiamento del modo in cui interagiamo con l’informazione.

    L’utente si trova a leggere una risposta unica e coerente, invece di frammenti di dati. L’esperienza è più immediata e naturale, quasi fosse una conversazione con qualcuno – che ne sa – che risponde alle nostre domande.

    Con un’interazione basata su IA, il motore di ricerca diventa una sorta di assistente. Sì, un partner che sa anticipare le necessità, proponendo una nuova forma di apprendimento e informazione.

    Inoltre, la possibilità di eseguire ricerche su più livelli e di citare le fonti introduce una maggiore trasparenza. E anche un senso di fiducia più alto. La possibilità di approfondire temi in modo più completo e verificabile, riducendo la disinformazione.

    Se prima una richiesta da parte del bot GPT appariva non del tutto corretta e poco legata alla realtà, con la modalità search all’interno della conversazione tutto questo può essere verificato immediatamente. Sempre restando all’interno della conversazione aperta.

    Un aspetto, questo, non di poco conto.

    In conclusione

    ChatGPT Search rappresenta senza dubbio un passo avanti significativo nella storia del search online. Non solo cambia il modo in cui riceviamo informazioni, ma rivoluziona anche le aspettative degli utenti, avvicinandoci a un futuro in cui la ricerca assomiglia sempre di più ad un dialogo.

    Anche se siamo solo agli inizi, possiamo immaginare che questa nuova forma di interazione diventerà rapidamente lo standard, con un impatto simile a quello che l’introduzione di Google ebbe negli anni Duemila.

    Per chi è meno esperto, ChatGPT Search e gli altri strumenti di IA promettono una ricerca più intuitiva e accessibile; mentre per chi è già abituato a utilizzare motori avanzati, queste novità aprono a possibilità di apprendimento e informazione mai viste prima.

    Il futuro della ricerca online è in continua evoluzione e, con ChatGPT Search, questo futuro sembra ancora più vicino.

  • Meta pronta a sviluppare il suo motore di ricerca basato su IA

    Meta pronta a sviluppare il suo motore di ricerca basato su IA

    L’idea arriva da lontano, dal 2012, ma ora trova più concretezza. Meta punta al suo motore di ricerca basato su IA, integrato sulle piattaforme, per offrire risposte contestuali e personalizzate.

    Forse qualcuno lo ricorderà, ma si parla di un motore di ricerca di Facebook (prima che diventasse Meta) almeno dal 2012. L’idea nacque dal fatto che in quel tempo si cominciava a prendere coscienza delle informazioni che la piattaforma conteneva e, quindi, sembrava naturale pensare a creare un motore di ricerca.

    Sempre in quegli anni era diffusa, soprattutto negli Usa, che gli utenti stessero per sostituire Google con Facebook come piattaforma di riferimento. Questo perché era sempre più crescente il numero di persone che accedeva direttamente a Facebook, una volta aperto il proprio pc o laptop, invece che a Google. E questo era uno dei motivi che portava a pensare che Facebook prima o poi lo avrebbe realizzato il suo motore.

    L’idea del motore di ricerca all’interno dell’ecosistema Meta

    Passano ancora 4 anni e si arriva al 2016. Quando Facebook presenta il suo Ecosistema. Una sorta di roadmap che al suo interno, tra le varie tappe da raggiungere, c’era proprio quella dedicata al “Search”. Noterete che in quel grafico figura anche la IA.

    Mettendo insieme le due tappe, ecco che, e arriviamo al 2024, le cose stanno prendendo forma. Forse con una modalità che non era stata prevista, ossia quella di mettere insieme search e IA. E invece.

    facebook ecosistema

    E invece le notizie di questi ultimi due giorni ci dicono che davvero Meta sta sviluppando il suo motore di ricerca interamente basato sull’intelligenza artificiale.

    Questa innovazione permetterebbe alla società di Mark Zuckerberg di competere con Google e Bing. Ma, soprattutto, permetterebbe alla società di Menlo Park di fornire una nuova esperienza di ricerca integrata e personalizzata, che si inserisce direttamente nelle piattaforme social di Meta come Facebook, Instagram e WhatsApp.

    Con una strategia ben delineata, Meta sta investendo da mesi nella creazione di un motore di ricerca autonomo, riducendo la sua dipendenza dai motori di ricerca attuali per fornire informazioni agli utenti di Meta AI.

    Dal chatbot a un motore di ricerca autonomo: la nuova esperienza di Meta

    Meta, guidata dal suo team di ingegneri sotto la direzione di Xueyuan Su, lavora da circa otto mesi su questo progetto che ha come obiettivo quello di costruire una vasta banca dati e sviluppare web crawler proprietari.

    Attualmente, il chatbot Meta AI si affida a Google e Bing per rispondere a domande sugli eventi recenti, ma con un motore di ricerca nativo, Meta punta a offrire risposte in modo più diretto e contestualizzato, adattando le informazioni ai social network.

    Questa visione include risposte a domande che non si limitano alla pura ricerca di parole chiave, ma che forniscono invece conversazioni arricchite da contesto e approfondimento.

    L’uso di un motore di ricerca basato su IA non è solo una novità tecnica ma una mossa strategica: Meta cerca di posizionarsi come indipendente dai principali attori del web, specialmente considerando che Google e Microsoft potrebbero limitare o interrompere l’accesso alle loro piattaforme.

    Di fatto, il motore di Meta potrebbe diventare un nuovo standard, migliorando l’interazione sui social media e offrendo un sistema di ricerca più sicuro e allineato ai valori e agli obiettivi aziendali di Meta stessa​.

    Meta pronta a sviluppare il suo motore di ricerca basato su IA

    L’evoluzione del mercato delle ricerche basate su IA

    Negli ultimi due o tre anni, l’intelligenza artificiale ha spinto i motori di ricerca verso un’interazione sempre più fluida e intelligente, modificando radicalmente il modo in cui gli utenti trovano informazioni online.

    Ad esempio, Google ha lanciato “multisearch”, un’esperienza che combina testo e immagini per consentire agli utenti di eseguire ricerche visive avanzate, e la funzione “Circle to Search” sul mobile (dispositivi Pixel e dispositivi Samsung), che permette di cercare con maggiore precisione evidenziando parti specifiche delle immagini.

    Google, grazie a Gemini, continua ad esplorare tecnologie avanzate di linguaggio naturale per perfezionare i risultati di ricerca e renderli più intuitivi, rispondendo a domande sempre più complesse.

    Dall’altro lato, Bing, supportato dalle tecnologie di OpenAI, ha integrato ChatGPT direttamente nel motore di ricerca, offrendo risposte interattive e più discorsive, simili a quelle di un assistente virtuale.

    Questa collaborazione ha reso Bing più competitivo, proponendosi come un’alternativa a Google, grazie alla capacità di elaborare contenuti in tempo reale, interpretare il contesto delle domande e fornire risposte elaborate.

    Alcuni altri motori di ricerca basati su IA, come Perplexity e You.com, sono riusciti ad attrarre una nicchia di utenti interessati a un’interazione di ricerca più dinamica e personalizzata.

    You.com, ad esempio, consente all’utente di personalizzare le fonti dalle quali preferisce ricevere risposte.

    Perplexity offre un’interfaccia che integra più fonti e sintetizza risposte contestuali per domande complesse. Questo approccio risulta particolarmente apprezzato da utenti che cercano rapidità ed efficienza senza sacrificare l’accuratezza dell’informazione.

    Il potenziale del motore di ricerca di Meta

    Il motore di ricerca di Meta rappresenta una novità poiché promette una sinergia tra social media e ricerca IA, rendendo l’esperienza di ricerca più integrata e coinvolgente. Questa caratteristica potrebbe facilitare l’accesso alle informazioni direttamente dall’interno dei social, favorendo una maggiore interazione tra utenti e piattaforme e riducendo il tempo necessario per passare da un’app all’altra.

    Ad esempio, un utente potrebbe cercare informazioni su una tendenza osservata su Instagram; o su un argomento menzionato in un post di Facebook e ottenere risposte contestuali senza uscire dall’applicazione.

    Meta, inoltre, punta a utilizzare il modello linguistico Llama per interpretare e rispondere a domande con un grado di comprensione semantica elevato, offrendo risposte personalizzate e in linea con le preferenze e gli interessi dell’utente. La creazione di un ambiente di ricerca contestuale e socialmente connesso potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo non indifferente, migliorando, e aumentando, il tempo di permanenza degli utenti all’interno dell’ecosistema Meta. Ecosistema, appunto, a cui facevo riferimento prima.

    Le sfide per il futuro

    Nonostante le grandi ambizioni, la costruzione di un motore di ricerca proprietario basato su IA non è priva di sfide e complessità. Il progetto richiede risorse considerevoli per raccogliere e analizzare dati su scala globale, senza contare i problemi di regolamentazione e privacy che potrebbero emergere soprattutto nei mercati più regolamentati, come l’Unione Europea.

    Inoltre, Meta dovrà confrontarsi con la reputazione consolidata di Google e Microsoft, che continuano a investire per migliorare l’accuratezza e la qualità delle risposte.

    In ogni caso, il progetto di Meta potrebbe – ma è tutto da vedere – aprire nuovi orizzonti per l’intero settore, mostrando come l’IA possa integrarsi con il social media per migliorare l’accesso all’informazione.

    Il futuro della ricerca online, quindi, sta cambiando radicalmente proprio grazie all’IA. Sembra più orientato verso una maggiore personalizzazione e interazione, con la possibilità per gli utenti di accedere a risposte più accurate.

    Tutto questo all’interno di in un panorama sempre più dominato da Intelligenze Artificiali sofisticate e capaci di adattarsi alle esigenze specifiche di ogni singolo utente.

  • X cederà i contenuti degli utenti alla IA senza possibilità di scelta

    X cederà i contenuti degli utenti alla IA senza possibilità di scelta

    I nuovi Termini di uso di X, che entreranno in vigore dal prossimo 15 novembre, permettono l’uso dei contenuti degli utenti per l’IA senza possibilità di scelta. Suscitando non poche preoccupazioni.

    X ha annunciato i nuovi Termini di uso e condizioni. Già modificati lo scorso settembre, la nuova modifica sta facendo molto discutere soprattutto per un aspetto e riguarda la IA.

    A molti non è sfuggito il fatto che, a partire dal prossimo 15 novembre 2024, tutti i contenuti condivisi sulla piattaforma possono essere utilizzati per addestrare modelli di intelligenza artificiale.

    All’interno del documento infatti si legge che gli utenti che pubblicano, inviano o visualizzano contenuti sulla piattaforma X ora concedono automaticamente alla piattaforma una “licenza mondiale, non esclusiva e royalty-free“.

    Concessione dei contenuti con licenza royalty free

    Vuol dire che un contenuto può essere utilizzato da chi concede la licenza (in questo caso, X) e da altri. Senza che X riconosca alcun compenso all’utente per l’uso del contenuto. L’utente non riceve royalties, cioè percentuali sulle entrate o pagamenti periodici, per l’uso dei propri contenuti da parte di X.

    X cederà i contenuti degli utenti alla IA senza possibilità di scelta

    Alle nuove condizioni, che partiranno dal prossimo 15 novembre, gli utenti concedono a X il diritto di “utilizzare, copiare, riprodurre, elaborare, adattare, modificare, pubblicare, trasmettere, visualizzare, caricare, scaricare e distribuire tali contenuti su tutti i media o metodi di distribuzione attualmente noti o sviluppati in seguito, per qualsiasi scopo“.

    La cessione dei contenuti alla IA

    A destare preoccupazione tra gli utenti è la parte dedicata alla Intelligenza Artificiale.

    Sui Termini adesso si legge: “Accetti che questa licenza includa il diritto per noi di analizzare il testo e altre informazioni che fornisci e di fornire, promuovere e migliorare in altro modo i Servizi, incluso, ad esempio, per l’uso e la formazione dei nostri modelli di apprendimento automatico e intelligenza artificiale“.

    Questa situazione include anche il diritto per X di cedere i contenuti della piattaforma in sublicenza. Significa che gli sviluppatori di intelligenza artificiale potrebbero acquistare i contenuti degli utenti da X. Ma gli utenti stessi non sapranno mai chi li sta utilizzando, e come.

    Attualmente, la sezione “Privacy e sicurezza” nelle Impostazioni consente agli utenti di attivare o disattivare la condivisione dei dati con Grok di xAI e con altri “partner commerciali”.

    Solo che i partner sono descritti come aziende con cui X potrebbe collaborare per “gestire e migliorare i propri prodotti”. Non come altri fornitori di IA.

    Questo potrebbe far pensare all’aggiunta di una specifica a partire dal 15 novembre. Vedremo, anche se resta molto improbabile.

    La questione dei Danni liquidati e la “multa”

    E poi, c’è dell’altro.

    Nella sezione che viene chiamata “Danni liquidati” si dichiara che qualsiasi organizzazione che estragga i suoi contenuti sarà ritenuta responsabile per i danni. Nello specifico, “per aver richiesto, visualizzato o avuto accesso a più di 1.000.000 (1 milione) di post (inclusi post di risposta, post video, post di immagini e qualsiasi altro post) in un periodo di 24 ore“, X afferma che all’organizzazione verranno addebitati 15 mila dollari (circa 13.800 euro – n.d.r.) per 1 milione di contenuti.

    In pratica, la “multa” punta a scoraggiare l’accesso automatizzato non autorizzato ai dati della piattaforma. Pratica che può includere lo scraping di contenuti per vari scopi. Come l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale da parte di terze parti.

    Ora, ricordiamo tutti cosa combinò Musk lo scorso anno quando si scagliò contro lo scraping dei contenuti, riducendo la possibilità di visualizzare i contenuti a 600, poi a 800 contenuti; poi chi era premium e chi no. Una confusione che poi indusse X a ritornare sui suoi passi.

    Le modifiche del blocco che allontanano gli utenti da X

    Anche questa voce rientra nel tentativo di monetizzare e di realizzare entrate che per ora languono. Con aziende investitrici che ormai sono sempre di meno e con il valore della piattaforma che, rispetto ai 44 miliardi di valore iniziale ad ottobre 2022, è calato dell’80%.

    Anche questa novità rischia di allontanare gli utenti dalla piattaforma. E non è affermazione tanto lontana da quello che sta già avvenendo.

    Come sapete, qualche giorno fa X ha annunciato che gli utenti bloccati potranno avere accesso ai contenuti degli utenti senza però avere possibilità di interazione.

    Una novità che ha spinto circa mezzo milione di utenti verso Bluesky, la piattaforma che ormai da mesi sta vivendo momenti di crescita ogni qual volta X apporta qualche modifica.

    update: half a million new people in the last day 🤯welcome, いらっしゃいませ, 환영, bem-vindo! 🦋🎉

    Bluesky (@bsky.app) 2024-10-17T17:00:19.693Z

    Una questione, quella del blocco, che non ha precedenti su altre piattaforme. Soprattutto per come è stata annunciata: “Novità per i bloccati”. E da quando una piattaforma decide di riservare novità e attenzione per gli utenti bloccati.

    Il blocco di un account è sempre un’azione estrema per maggiore avere sicurezza. In questo modo, gli utenti possono proteggersi e condividere i propri contenuti in modo sicuro.

    Una piattaforma, come X, ha la responsabilità di fornire agli utenti tutti gli strumenti necessari per proteggere la propria privacy e agire in modo sicuro. Servono più opzioni, non meno.

    É evidente che Musk decide di rendere disponibili i contenuti anche ai bloccati per aumentare le visualizzazioni su X.

    Ecco, tutto questo sta avvenendo su X. Di conseguenza non è da criticare la decisione di abbandonare la piattaforma. Specie, come abbiamo visto, la stessa piattaforma finisce per offrire sempre meno opzioni di scelta e sempre meno sicurezza.

     

     

  • X, i pagamenti ai Creator si baseranno sull’engagement invece che sulle visualizzazioni

    X, i pagamenti ai Creator si baseranno sull’engagement invece che sulle visualizzazioni

    X cambia il modo di riconoscere i pagamenti ai Creator. Il nuovo metodo, annunciato da poco, si baserà sull’engagement, e solo quello generato tra gli account abbonati a Premium. Un cambiamento che potrà avere effetti, al ribasso, sulla qualità dei contenuti condivisi.

    X, la piattaforma di cui Elon Musk è proprietario, ha da poco annunciato un notevole cambiamento nel modo in cui i creator saranno pagati sulla piattaforma.

    A partire dall’8 novembre 2024, i pagamenti non si baseranno più sulle visualizzazioni pubblicitarie, come è accaduto fino ad ora.

    I pagamenti si baseranno sull’engagement generato dai contenuti, in particolare da parte degli utenti Premium. Un cambiamento notevole, appunto, che sta suscitando molte discussioni tra i creator. Una situazione che di fatto rivede al ribasso le aspettative di guadagni maggiori e preoccupazioni sulla qualità dei contenuti e sul futuro del programma di monetizzazione.

    Ma vediamo nel dettaglio cosa comporta questo nuovo sistema e come potrebbe impattare i creator.

    Come funziona il nuovo sistema di pagamento

    Il cambiamento chiave introdotto da X riguarda il passaggio da un modello di guadagno basato sulle visualizzazioni degli annunci a uno che si concentra sulle interazioni con i contenuti da parte degli utenti Premium.

    Questo significa che i creator guadagneranno in base al numero di risposte, repost e “like” che i loro post ricevono. Ma solo se queste interazioni provengono da utenti abbonati a X Premium.

    X, i pagamenti ai Creator si baseranno sull'engagement invece che sulle visualizzazioni

    X Premium è il livello di abbonamento più alto della piattaforma, che offre vari vantaggi, tra cui un miglior posizionamento dei contenuti nelle risposte e altre funzionalità esclusive.

    Gli utenti che sottoscrivono X Premium costituiscono, però, solo una parte della base utenti complessiva della piattaforma. Per i creator, ciò significa che il potenziale pubblico da cui possono generare ricavi è ridotto, poiché solo le interazioni provenienti dagli abbonati Premium saranno considerate valide per il pagamento.

    Inoltre, per ricevere il pagamento, i creator dovranno accumulare almeno 50 dollari di guadagni. Questo rappresenta la soglia minima prima che X proceda con l’accredito, che potrebbe richiedere fino a 90 giorni.

    Per inciso, ad oggi, da quello che si riesce a capire sulla base delle fonti in circolazione, la percentuale degli abbonati su X è pari allo 0,2% sul totale degli iscritti alla piattaforma.

    Si sta parlando di una porzione di utenti abbonati pari a 1 milioni di utenti circa.

    Cosa cambia rispetto al passato

    Il sistema precedente era più semplice (si fa per dire) e si basava su un modello di guadagno legato alle visualizzazioni degli annunci pubblicitari.

    Quando un utente visualizzava un annuncio nelle risposte a un post di un creator, parte dei ricavi pubblicitari generati da quell’annuncio veniva distribuita ai creator. Per poter accedere a questo sistema, i creator dovevano superare le 5 milioni di impressioni a trimestre.

    Questo significava che anche con una base di utenti ampia, i creator potevano ottenere guadagni grazie alle visualizzazioni, indipendentemente dall’effettivo engagement dei contenuti.

    Il nuovo modello, invece, abbandona del tutto la dipendenza dalle visualizzazioni degli annunci, concentrandosi esclusivamente sulle interazioni degli utenti Premium.

    In cambiamento radicale della dinamica dei guadagni sulla piattaforma, che sposta l’attenzione dalla quantità alla qualità (ove ce ne fosse) dell’interazione, ma solo per una fascia ristretta di utenti.

    Cosa comporta questo cambiamento

    Con il nuovo sistema, i creator potrebbero trovarsi nella posizione di dover modificare la loro strategia di creazione di contenuti per massimizzare l’engagement e ottenere guadagni.

    Un approccio che potrebbe incentivare la pubblicazione di contenuti polarizzanti, provocatori o sensazionalistici, che sono notoriamente più efficaci nel generare interazioni. Specie su una piattaforma come è oggi X.

    Tutto ciò potrebbe avere un impatto negativo sulla qualità complessiva dei contenuti sulla piattaforma.

    Il rischio è che i creator, nel tentativo di ottenere più risposte e “like”, si allontanino dalla produzione di contenuti di valore o riflessivi. Inoltre, poiché il pubblico da cui possono generare guadagni è limitato agli abbonati Premium, potrebbe esserci una corsa a soddisfare le aspettative di questa fascia specifica di utenti, escludendo la maggioranza della base utenti di X.

    Questa situazione favorisce i creator che già dispongono di un vasto seguito di utenti Premium, mentre coloro che non hanno accesso a questo pubblico potrebbero trovare più difficile ottenere ricavi sostanziali.

    In altre parole, i grandi creator, che già possiedono un numero significativo di abbonati Premium, potrebbero trarre maggiori vantaggi dal nuovo sistema, mentre i creator più piccoli o emergenti potrebbero vedere una diminuzione dei loro guadagni complessivi.

    Le motivazioni che hanno portato al nuovo sistema

    Dietro questa decisione c’è probabilmente l’intento di X di ridurre la dipendenza dalla pubblicità, che ha subito un forte calo negli ultimi anni. I ricavi pubblicitari di X sono diminuiti drasticamente, con un calo previsto del 40% su base annua.

    Molte aziende stanno riducendo le loro spese pubblicitarie sulla piattaforma a causa delle crescenti preoccupazioni legate a contenuti problematici e all’aumento dell’hate speech.

    In questo contesto, X sta cercando di spostare la sua attenzione verso gli abbonamenti Premium come fonte principale di entrate.

    Eliminare la dipendenza dagli annunci pubblicitari potrebbe anche permettere a X di offrire un’esperienza utente più pulita e meno invasa da contenuti sponsorizzati. Ma questo potrebbe non essere sufficiente per garantire una base di utenti Premium sufficientemente ampia da sostenere i creator in modo equo e significativo.

    C’è da aggiungere anche il fatto che di recente la società di investimenti Fidelity ha dichiarato che il valore della piattaforma è calato dell’80%.

    In soldoni, si sarebbe passato dai 44 miliardi di dollari, la cifra pagata da Musk per acquisire Twitter, ai 9,4 miliardi di dollari attuali.

    Un sistema di pagamento che solleva dubbi

    Questo cambiamento solleva alcune preoccupazioni, come abbiamo visto sinora.

    Innanzitutto, ci si chiede se il nuovo sistema di pagamento possa davvero essere sostenibile per la maggior parte dei creator. Poiché i guadagni saranno limitati alle interazioni provenienti dagli utenti Premium, che sono una piccola frazione degli iscritti totali, molti creator – come si diceva prima – potrebbero vedere una diminuzione dei ricavi complessivi.

    Inoltre, c’è il rischio di un aumento significativo di contenuti di bassa qualità o polarizzanti. Aspetto, questo, molto preoccupante. Se i creator sono spinti a creare contenuti che generano interazioni a tutti i costi, la piattaforma potrebbe diventare un ambiente meno sano e più conflittuale.

    Significa, in parole povere, traghettare la piattaforma verso a una perdita di valore percepito della piattaforma stessa. Con il risultato di allontanare sia gli utenti che i creator che cercano un’esperienza di qualità.

    Infine, resta da vedere se X riuscirà a far crescere il numero di abbonati Premium abbastanza da rendere il sistema remunerativo per un’ampia gamma di creator. Senza una base di utenti Premium sostanziale, il rischio è che solo pochi creator riescano a trarre vantaggio dal nuovo modello, mentre la maggior parte faticherà a raggiungere la soglia di pagamento.

    A fronte di tutto questo, questo cambiamento dimostra la seria difficoltà in cui versa X.

    Ultima annotazione, tutto questo avviene a poche settimane dalle elezioni presidenziali americane.

    Sebbene l’intento sia quello di incentivare un maggiore engagement e ridurre la dipendenza dalla pubblicità, restano dubbi sull’efficacia e l’equità di questo modello. Con una base di utenti Premium ridotta e il rischio di un calo della qualità dei contenuti, il futuro del programma di monetizzazione di X appare incerto. Sarà interessante vedere come, e se, i creator adatteranno le loro strategie e come la piattaforma affronterà le sfide che emergeranno da queste nuove dinamiche.

  • Il ritorno di X in Brasile, anche per Musk la legalità non è censura

    Il ritorno di X in Brasile, anche per Musk la legalità non è censura

    La Corte Suprema brasiliana riporta X online dopo che Elon Musk accetta le sue condizioni. Quindi rispetto delle leggi locali su disinformazione e incitamento all’odio. Questa vicenda, alla fine, mostra che anche per Musk il rispetto delle leggi non è censura.

    La vicenda che ha riguardato X in Brasile, con lo scontro diretto tra Elon Musk e Alexandre de Moraes, presidente della Corte Suprema Federale del Brasile, si è chiusa così come si doveva chiudere, sin dall’inizio.

    Elon Musk, dunque, accetta tutte le condizioni poste dalla Corte Suprema Federale del Brasile e paga una multa. In questo modo, X torna ad essere visibile in tutto il Paese.

    Le condizioni soddisfatte riguardano il blocco degli account finiti sotto inchiesta per diffusione di informazioni errate e incitamento all’odio, nonché la nomina di un rappresentante legale locale, richiesta dal tribunale per garantire il rispetto della legge brasiliana.

    Le condizioni accettate da X

    X ha anche provveduto a pagare la somma relativa alle multe comminate, ossia 5,24 milioni di dollari, sebbene la multa effettiva fosse di 3,28 milioni di dollari. Un errore di pagamento ha rallentato il ritorno online di X in Brasile, poiché l’importo era stato trasferito alla banca sbagliata. Alla fine, X ha spostato l’intera somma presso la banca corretta, risolvendo così la questione.

    Il ritorno di X in Brasile, anche per Musk la legalità non è censura

    Dunque, Musk, con un’inversione di tendenza, ha deciso di rispettare il volere della Corte Suprema Federale del Brasile, dopo un’estate trascorsa a condurre una campagna contro la stessa Corte, accusata inizialmente di censura di stato.

    Ora che le leggi sono state rispettate, sarà difficile convincere coloro che hanno sostenuto le tesi di Musk.

    I danni che ha subito X in Brasile

    Cosa ha prodotto questa vicenda per X in Brasile? Solo danni. Sia in termini di pubblicità e introiti mancati, sia dal punto di vista della reputazione. A questo si aggiunge il fatto che molti utenti sono migrati verso altre piattaforme. In queste settimane, Bluesky ha raggiunto il traguardo dei 10 milioni di utenti grazie al blocco di X in Brasile.

    Ma cosa ci insegna questa vicenda alla fine?

    Questa è una lezione importante su diversi fronti, in particolare riguardo al rispetto delle leggi nazionali e al concetto di libertà di espressione.

    Cosa insegna questa vicenda

    Nonostante la narrazione avversa portata avanti da Elon Musk, che ha denunciato pubblicamente le decisioni della Corte Suprema brasiliana come atti di “censura” e autoritarismo, la realtà dei fatti ci mostra che le autorità brasiliane stavano semplicemente cercando di far rispettare la legalità.

    La Corte Suprema, nella figura del giudice Alexandre de Moraes, ha agito in conformità con le leggi brasiliane, chiedendo che X si conformasse ai provvedimenti giudiziari riguardanti la moderazione dei contenuti e la lotta alla disinformazione.

    Questi requisiti, come la rimozione di account che diffondevano fake news e odio, non erano volti a censurare la libertà di espressione, ma piuttosto a salvaguardare l’integrità del discorso pubblico e a prevenire l’incitamento all’odio.

    Nessuna piattaforma è immune

    Questa storia ci insegna che nessuna piattaforma, neanche se posseduta da una figura di spicco come Elon Musk, può dichiararsi immune dalle leggi di un Paese.

    Anche X, alla fine, ha dovuto piegarsi alle richieste della Corte, accettando di rispettare le norme nazionali e pagando le sanzioni per le infrazioni precedenti.

    E dunque, il concetto di libertà di espressione non può essere utilizzato come pretesto per evitare la responsabilità legale o per diffondere disinformazione. Al contrario, il rispetto delle leggi è necessario proprio per garantire che tale libertà si svolga entro confini che tutelano i diritti di tutti.

    In sintesi, questa storia sottolinea come il rispetto delle leggi non equivalga a censura, ma rappresenti invece il tentativo di mantenere uno spazio di espressione pubblica che sia sicuro e conforme alle norme di una società democratica.

    [L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso con un modello di IA generativa]

  • Meta annuncia Movie Gen, i video realizzati con la IA

    Meta annuncia Movie Gen, i video realizzati con la IA

    Meta presenta Movie Gen, un modello di IA per la creazione automatica di video. Una novità che apre nuove possibilità creative, ma solleva anche dubbi sulla disinformazione.

    A distanza di pochi mesi la concorrenza si concentra sui video generati con l’intelligenza artificiale.

    Dopo OpenAI che aveva presentato SORA, non ancora rilasciato a tutti, ecco la proposta di Meta. Che potrebbe rivoluzionare la generazione di contenuti video e condividerla anche sui social media.

    E questo può essere un fatto positivo, ma anche negativo. Basti pensare alla diffusione di disinformazione. E di esempi come questi, anche senza le proposte più recenti, non ne mancano.

    Ecco Movie Gen di Meta

    Quello che propone Meta si chiama Movie Gen, ossia la possibilità di generare video attraverso piccoli input.

    Basterà quindi digitare qualche riga di testo per generare in maniera automatica nuovi video. Oltre a modificare filmati e immagini esistenti.

    Meta annuncia Movie Gen, i video realizzati con la IA

    Come riporta il New York Times, raccontando della presentazione di questa nuova modalità di Meta, anche l’audio che viene associato ai video può essere generato attraverso la IA.

    I formati video possono essere differenti, prestandosi quindi a diverse modalità di condivisione. E, come detto, si possono creare video ex novo, ma anche modificare quelli esistenti. Aspetto non da poco questo per la verità.

    Tante possibilità per generare e modificare video con la IA

    Un esempio che è stato mostrato alla presentazione fa vedere la generazione di un video in cui si deve una che sorseggia una bibita in un campo di zucche. Tutto partendo da una foto della donna che, appunto, diventa protagonista del video.

    Ma le varianti che si possono realizzare modificando video, immagini, aggiungendo audio sono davvero infinite.

    Non è ancora un prodotto finito.

    Come si racconta sul NYT, il modello genera video a 16 fotogrammi al secondo che durano fino a 16 secondi. In certi casi questi video sono difettosi.

    Durante la dimostrazione, quando è stato chiesto a Movie Gen di generare un video di un cane in un parco che parlava al cellulare, il modello IA ha erroneamente inserito una mano umana sul telefono.

    Qualità video con la IA sempre più elevata

    In ogni caso, si resta impressionati dal livello qualitativo che si è raggiunto in così poco tempo. Circa due anni, ormai.

    Due anni di ricerca e sviluppo. Ma l’accelerazione in termini di rilascio di nuove soluzioni possiamo dire che si è avuta negli ultimi sei mesi. O giù di lì.

    Come detto in apertura, abbiamo assistito alla presentazione di SORA, non ancora disponibile a tutti. Ma OpenAI in questi mesi non è stata certa ferma.

    E c’è anche Google che a maggio ha presentato il suo modello per la generazione di video con la IA che si chiama Veo.

    Per ora è solo un annuncio

    Come per OpenAI, anche per Meta questo si tratta di un annuncio.

    Come ha spiegato Chris Cox, responsabile dei prodotti di Meta, su Threads, “Meta non è ancora pronta a rilasciarlo come prodotto a breve”. Si tratta ancora di un modello costoso e i tempi di generazione sono ancora troppo lunghi.

    Tutto questo è meraviglioso, ma pone comunque dei quesiti e delle perplessità.

    In primo luogo il pensiero va alla velocità con cui sarà possibile realizzare video. Una possibilità che avremo a portata di mano.

    Video e IA, a rischio creatività e disinformazione

    Da sempre i video sono la forma più complessa e affascinate per generare contenuti coinvolgenti. Si tratta di una forma di contenuto che mette in gioco un elevato livello di creatività. Basti pensare ai registi, ai videomaker, a tutte quelle persone che lavorano per generare racconti attraverso i video.

    Tutto questo può essere messo a repentaglio, se non altro sotto il profilo creativo e qualitativo.

    Non è un caso che proprio le professionalità che operano e lavorano con i video hanno mosso serie perplessità rispetto a tutto quello che sta per arrivare.

    Il fatto che questo poi sia a portata di mano sulle piattaforme digitali pone anche un serio rischio di qualità dell’informazione che viene veicolata anche in forma video.

    E mi riferisco alle possibili manipolazioni per diffondere disinformazione e deepafake.

    Staremo a vedere.

    [L’immagine è uno screenshot prelevato da un video che Meta ha pubblicato sul sul blog Meta AI]

  • Threads, la piattaforma alla ricerca della sua identità

    Threads, la piattaforma alla ricerca della sua identità

    Threads è ancora alla ricerca di una sua identità chiara. La piattaforma con 175 milioni di utenti, al momento sembra quasi una sorta di Quora o Yahoo Answers. Ecco alcune considerazioni.

    Threads, l’app di Meta che da dicembre dello scorso anno è anche in UE, è ancora alla ricerca della sua identità. Pur avendo da poco raggiunto i 175 milioni di utenti, ancora è da comprendere se davvero questa piattaforma può competere, o sostituire, quella che una volta era Twitter, oggi X.

    Come sapete già, l’app inizialmente è stata proposta come vera alternativa, in mezzo alle altre, a Twitter nel momento in cui Elon Musk concludeva il passaggio a X.

    Solo che, a distanza di mesi, e con le dichiarazioni di Mark Zuckerberg riguardo a Threads, non si è ancora compreso fino in fondo quale sentiero social voglia intraprendere l’app. Senza dimenticare il percorso, già iniziato, verso il Fediverso. Uno degli elementi più interessanti che riguardano la piattaforma.

    Di seguito alcune considerazioni – magari potrebbero rivelarsi errate – per spiegare quale sia la percezione attuale che trasmette Threads e quale possa essere la motivazione.

    Threads, la piattaforma alla ricerca della sua identità

    Threads tra algoritmo e IA

    Threads, come tutte le piattaforme digitali, viene gestita da un algoritmo. Il quale entra in gioco soprattutto nella sezione “Per te”, quella dove lo stesso algoritmo propone, o meglio spinge, contenuti da account che non si seguono.

    Per inciso, non sarebbe del tutto corretto parlare di algoritmo, poiché i contenuti sono gestiti da un complesso sistema di Intelligenza Artificiale. Vi ricorda qualcosa? Sì, esattamente: ricorda proprio TikTok.

    La proposta dei contenuti da account che non si seguono avviene attraverso diversi elementi che la IA tiene a considerare.

    Come lavora la IA su Threads

    L’IA considera quanto un contenuto possa piacere a un utente, in quanto l’obiettivo rimane (o dovrebbe rimanere) quello di proporre contenuti di suo interesse

    A seguire, la IA considera anche la probabilità che un utente clicchi su un contenuto per visualizzare le risposte.

    Attenzione, teniamo a mente le risposte perché è questo l’elemento davvero discriminante per il posizionamento di un contenuto su Threads. Questo ci sarà più seguendo queste considerazioni.

    Gli elementi considerati alla IA su Threads

    Dicevamo. L’IA di Threads considera anche la probabilità che un account possa seguire l’autore di un post. Questo sulla base di quante volte un utente abbia visto i contenuti di quel dato autore che comunque non si segue. Questo viene interpretato dalla IA come una forma di interesse.

    E restando sulla scia dell’ultima considerazione, la IA calcola anche la probabilità che un utente possa visualizzare il profilo di quell’autore.

    Altri segnali che la IA considera, quindi è quante volte un utente si sofferma su un contenuto, ci clicca sopra, anche se condiviso da un utente che non si segue, e considera anche quante volte l’utente invece decida di passare oltre, quindi di fare scrolling.

    Ora questi sono, in sintesi, i segnali che la IA considera per discernere e proporre i contenuti all’interno del feed “Per te”. L’altra sezione, “Seguiti”, si muove attraverso dinamiche più classiche in modalità cronologica.

    Ma quali sono i contenuti che possono essere più considerati dalla IA?

    I contenuti favoriti dalla IA su Threads

    Certamente quei contenuti che raccolgono più coinvolgimento, engagement. So bene che questa risposta possa sembrare banale e scontata, ma in realtà va considerata all’interno del contesto Threads.

    É vero che la IA ha come obiettivo quello di proporre contenuti che trasmettano valore agli utenti, anche da account che non si seguono. E questo accade perché diversi utenti, che seguiamo, interagiscono con quei contenuti.

    E di quali contenuti stiamo parlando?

    Ecco, questa è la domanda delle domande.

    Perché guardando Threads allo stato dei fatti, si potrebbe pensare che di qualità e valore dei contenuti proposti ce ne sia ben poca. Mentre, invece, viene premiata soltanto la variabile coinvolgimento. E per coinvolgimento intendo, nella maniera più esclusiva, le risposte ad un dato contenuto condiviso.

    Il valore delle risposte su Threads

    Sono le risposte ad un post che portano i contenuti ad essere meglio considerati dalla IA di Threads. E questo, spesso, senza trasmettere alcun valore e alcuna qualità all’utente.

    In effetti, seguendo questa logica, possiamo dire che attualmente Threads somigli molto a Quora o a Yahoo Answers dei vecchi tempi. Attraverso questa logica, Threads è diventato un luogo dove si è inondati di contenuti che altro non sono che domande, spesso banali (senza offesa eh!), condivisi con il solo scopo di raccogliere risposte e quindi collezionare coinvolgimento.

    Senza trasmettere valore.

    Sembra quasi che attraverso questa modalità l’algoritmo, anzi la IA, dimostri di considerare soltanto gli impulsi che arrivano dai post, senza badare al valore e alla qualità.

    Sono infatti molti utenti che hanno capito questa modalità e la sfruttano. Non è una colpa, è solo una constatazione.

    Cosa caratterizza i contenuti su Threads

    Infatti, se andiamo a vedere cosa poi considera la IA per meglio spingere verso l’alto i contenuti, troviamo:

    • suggerire o insegnare qualcosa di nuovo all’interno della propria area di competenza. Questa modalità viene spesso usata iniziando con una domanda con qualche considerazione. O anche, il contrario, breve considerazione e poi domanda aperta del tipo “e tu come faresti?”;
    • aiutare a risolvere un problema. Questa è una modalità che viene completamente ribaltata. Il problema viene proposto agli utenti attraverso esempi banali e semplici, ponendo domande altrettanto semplici. Da qui si scatena la ridda di risposte;
    • iniziare una conversazione di temi molto semplici, in stile Yahoo Answers, appunto, e poi condividere la propria esperienza. Si chiude con la classica domanda “io ho fatto così, ma al posto mio come vi comportereste?”;
    • iniziare una conversazione con il solo scopo di generare like e risposte. Questa è la modalità classica che vede la condivisione di temi più disparati del tipo “sono di Milano ma mi piace la cucina romana, e a voi?”. E via di seguito con risposte che arrivano a misurare anche chilometri.

    Il rischio di rimanere spiazzati

    Tutto questo finisce per spiazzare chi ha sperato che Threads potesse nel tempo diventare in realtà un vero luogo di approfondimento, di condivisione di notizie e di informazioni. E perchè no, anche di considerazioni più vaste, ma che avessero alla base la condivisione di contenuti che portassero alla costruzione di Relazioni.

    Per non parlare della scarsa considerazione dei link. Anche Threads, come tutte le piattaforme Meta, tende a mortificare la condivisione con lo scopo di mantenere all’interno le conversazioni con le considerazioni trattare poco sopra.

    Threads, opportunità ancora inespressa

    Threads resta ancora una grande opportunità, mostra di avere, nonostante tutto, un potenziale enorme ancora del tutto inespresso.

    Al momento, però, Threads appare privo di un’identità chiara, dimostrando come l’IA che regola queste piattaforme non sia necessariamente sinonimo di qualità condivisa.

    Mi rendo conto benissimo che queste mie considerazioni possano non trovare d’accordo molti ed è questo il bello del confronto. Se avete considerazioni da aggiungere o se avete voglia di dire che queste considerazioni sono tutte sballate, potete scrivere nei commenti qui sotto o sui miei canali social dove rispondo sempre molto volentieri.