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  • Algoritmo del proprietario e SNARF: la via di BuzzFeed per i social media

    Algoritmo del proprietario e SNARF: la via di BuzzFeed per i social media

    BuzzFeed lancia l’idea di una nuova piattaforma social contro i modelli dominati dall’algoritmo del proprietario e dalla logica SNARF. Ma davvero è possibile una via alternativa che utilizzi la IA per alimentare creatività e connessioni autentiche?

    Negli ultimi anni, il mondo dei social media è cambiato profondamente. Se inizialmente piattaforme come Facebook e Twitter nascevano per connettere le persone, oggi l’esperienza dell’utente è dominata da sistemi algoritmici che decidono cosa vedere e quanto tempo rimanere sulle piattaforme.

    Il cuore di questa trasformazione è l’intelligenza artificiale, che governa i feed personalizzando i contenuti, ma spesso con l’obiettivo primario di trattenere l’utente il più a lungo possibile. Questo processo, apparentemente neutrale, nasconde in realtà una dinamica più complessa che ho definito “algoritmo del proprietario”.

    Algoritmo del proprietario e SNARF: la via di BuzzFeed per i social media
    Algoritmo del proprietario e SNARF: la via di BuzzFeed per i social media

    Cosa si intende per Algoritmo del Proprietario

    L’algoritmo del proprietario non lavora più per mostrare all’utente ciò che davvero gli interessa. Adesso è impostato per favorire i contenuti che meglio rispondono agli obiettivi strategici della piattaforma e, quindi, dei suoi proprietari.

    Che si tratti di trattenere il pubblico sulla piattaforma, di penalizzare i link esterni o di spingere temi più polarizzanti, l’utente non è più al centro delle decisioni.

    La proposta dei contenuti da seguire è nelle mani dei gestori della piattaforma, e l’algoritmo diventa lo strumento attraverso cui orientare e condizionare il comportamento delle persone.

    Cos’è SNARF

    A questo si aggiunge un ulteriore livello di sofisticazione, emerso recentemente e sintetizzato dal CEO di BuzzFeed, Jonah Peretti, con il termine SNARF.

    L’acronimo, poco conosciuto in Italia, sta per:

    • Stakes (posta in gioco)
    • Novelty (novità)
    • Anger (rabbia)
    • Retention (trattenimento)
    • Fear (paura).

    È la formula perfetta per creare dipendenza: contenuti che stimolano reazioni forti, senso di urgenza, indignazione, paura, e che spingono l’utente a restare il più a lungo possibile.

    Cosa si intende per SNARF
    SNARF

    Un sistema che alimenta il cosiddetto doomscrolling, quella pratica ormai quotidiana di scorrere senza sosta il feed in cerca di nuovi stimoli e cose interessanti.


    Cosa si intende per doomscrolling

    Nel contesto delle piattaforme social dominate dagli algoritmi, è emerso un comportamento sempre più diffuso e riconosciuto: il doomscrolling. Il termine, nato dall’unione delle parole doom (rovina, catastrofe) e scrolling (scorrere), indica l’abitudine compulsiva di scorrere senza sosta il feed dei social media, consumando notizie e contenuti negativi o carichi di tensione emotiva.

    È una spirale in cui l’utente viene risucchiato, continuando a cercare nuovi aggiornamenti, spesso legati a crisi, conflitti, emergenze o polemiche. Questa pratica non è casuale: gli algoritmi delle piattaforme favoriscono proprio i contenuti che suscitano emozioni forti, come rabbia, paura e indignazione, perché sono quelli che generano maggiore coinvolgimento.

    Come risultato porta senso di ansia e stress crescente per l’utente, ma anche più tempo speso sulla piattaforma, esattamente ciò che l’algoritmo del proprietario si propone di ottenere.


    Proprio da questa riflessione, e come reazione a questo modello, nasce l’iniziativa di BuzzFeed.

    Il digital media storico, che ha già rivoluzionato in passato il giornalismo digitale, sta ora lavorando a una nuova piattaforma social basata sull’intelligenza artificiale, ma con un approccio diverso rispetto ai modelli dominanti.

    Il futuro dei social media, l’idea di BuzzFeed

    L’idea di BuzzFeed, nelle parole del CEO Jonah Peretti, è di creare una piattaforma che metta al centro la creatività e le connessioni umane, anziché favorire l’addiction da contenuti ottimizzati per l’engagement.

    Una piattaforma che utilizza l’IA non per sostituire le persone o per spingerle a restare online, ma per dare strumenti nuovi alla creatività degli utenti.

    Credo che questa proposta si collochi nello scenario come una possibile “terza via” rispetto agli attuali sviluppi del panorama social.

    Infatti, oggi, vediamo da una parte le piattaforme storiche, come Meta, che affinano sempre più i loro algoritmi e provato ad introdurre personaggi generati dall’IA per popolare i feed e creare interazioni automatizzate. Sempre ai fini di generare maggiore tempo di utilizzo.

    Dall’altra, esperimenti estremi come SocialAI, una piattaforma dove non ci sono esseri umani, ma solo bot di intelligenza artificiale che interagiscono tra loro.

    L’idea di BuzzFeed sembra voler andare in una direzione diversa: non l’algoritmo del proprietario che decide cosa è meglio per te, non una piattaforma popolata da bot che simulano l’umano, ma un social che sfrutta l’IA come strumento per facilitare l’espressione, la narrazione interattiva, la sperimentazione di nuovi formati e la costruzione di connessioni autentiche tra persone.

    Da qui ci si può preregistrare alla nuova piattaforma.

    La domanda da porsi al momento è: questa visione riuscirà a concretizzarsi? Oppure anche questa piattaforma finirà per cedere alla logica della retention e dell’engagement esasperato? In fondo, il mercato dei social media oggi si regge proprio su quei modelli che hanno fatto la fortuna dei grandi colossi.

    Ci troviamo di fronte a una svolta importante: se l’intelligenza artificiale può essere utilizzata per rafforzare l’autonomia e la creatività delle persone, oppure se continuerà a essere lo strumento per consolidare il potere delle piattaforme sui comportamenti degli utenti.

    Il futuro dei social media si gioca anche qui. Tra l’algoritmo del proprietario e la possibilità di restituire alle persone il controllo sulle proprie esperienze digitali.



     

  • Amazon torna su X e Apple ci pensa, illusione o ripartenza?

    Amazon torna su X e Apple ci pensa, illusione o ripartenza?

    Amazon ha ripreso a investire su X, mentre Apple ci sta pensando. Elon Musk, con il suo nuovo ruolo governativo, potrebbe generare nuovi sviluppi per la sua piattaforma. Ma è solo illusione o una ripartenza?

    Dopo mesi di tensioni e fughe di investitori pubblicitari, X – la piattaforma di Elon Musk, precedentemente nota come Twitter – potrebbe aver trovato una via d’uscita dalla crisi pubblicitaria che l’ha colpita a partire dalla sua acquisizione nell’ottobre 2022.

    Amazon e Apple, due tra le più grandi aziende del settore tecnologico, stanno valutando un ritorno sulla piattaforma, una mossa che rappresenta un’inversione di tendenza rispetto all’abbandono di massa che ha caratterizzato l’ultimo anno.

    La decisione arriva in un momento cruciale, tra il consolidamento del controllo di Musk sulla piattaforma, la sua crescente influenza politica e un progressivo miglioramento delle finanze di X.

    Ma questo ritorno degli inserzionisti è davvero un segnale di ripresa o è solo una strategia temporanea in attesa di scenari più favorevoli?

    La fuga degli inserzionisti e l’anno buio per X

    Quando Elon Musk ha acquisito Twitter per 44 miliardi di dollari, l’idea era quella di trasformare la piattaforma in un hub di libertà di espressione, riducendo le limitazioni imposte dalla precedente gestione.

    Ma questa visione ha rapidamente scontrato le aspettative delle aziende che investivano nella pubblicità su Twitter: marchi come Disney, IBM, Apple e Amazon hanno ritirato i loro investimenti, preoccupati dall’aumento dei contenuti controversi e dalla riduzione dei controlli sulla moderazione.

    Amazon torna su X e Apple ci pensa, illusione o ripartenza?
    Amazon torna su X e Apple ci pensa, illusione o ripartenza?

    Il punto di rottura si è verificato alla fine del 2023, quando Musk ha pubblicamente attaccato gli inserzionisti durante un evento al Festival Internazionale della Creatività di Cannes, accusandoli di voler controllare la piattaforma attraverso la leva finanziaria.

    Il messaggio era chiaro: X poteva sopravvivere anche senza pubblicità. Un’affermazione audace, ma difficilmente sostenibile sul lungo periodo.

    Il risultato è stato un crollo del fatturato pubblicitario di X, con le entrate in calo del 50% rispetto ai livelli pre-acquisizione. A quel punto, Musk ha dovuto ripensare la strategia, puntando sempre più sugli abbonamenti a pagamento per compensare la perdita degli introiti pubblicitari.

    Amazon e, forse, Apple tornano su X

    Secondo il Wall Street Journal, Amazon ha iniziato ad aumentare il proprio investimento pubblicitario su X, mentre Apple sta valutando un ritorno più deciso.

    Si tratta di una decisione che arriva in un momento delicato, in cui diversi elementi sembrano aver contribuito a un cambio di rotta. Li vediamo di seguito

    Miglioramento della situazione finanziaria di X

    Le banche che hanno finanziato l’acquisizione di Twitter da parte di Musk stanno preparando la vendita di circa 3 miliardi di dollari di debito della piattaforma.

    Questo segnale indica che, nonostante le difficoltà, X comincia a mostrare segni di stabilità e potrebbe aver migliorato la propria capacità di attrarre investitori.

    Musk e l’amministrazione Trump: una nuova alleanza

    La nomina di Elon Musk a capo del Dipartimento per l’Efficienza Governativa nell’amministrazione Trump ha rafforzato il suo ruolo politico negli Stati Uniti.

    Questo potrebbe aver spinto aziende come Amazon e Apple a riconsiderare il loro rapporto con X, considerando il peso crescente che la piattaforma potrebbe avere nell’ecosistema digitale e politico americano.

    Il dilemma della visibilità pubblicitaria

    X, nonostante tutto, resta una piattaforma con una base utenti attiva, con oltre 500 milioni di utenti mensili secondo gli ultimi dati.

    Anche se la visibilità degli annunci su X è crollata negli ultimi mesi, il ritorno di alcuni inserzionisti potrebbe rilanciare l’interesse di altri brand.

    Ma non senza aver fatto prima opportune considerazioni.

    I rischi per Amazon, Apple e altri brand

    Sebbene il ritorno su X possa sembrare una mossa strategica, Apple e Amazon potrebbero esporsi a diversi rischi, tra cui:

    • Danno reputazionale: molti utenti e associazioni hanno criticato il modo in cui X gestisce i contenuti sensibili. Un’azienda che torna a fare pubblicità su X rischia di essere associata a un ambiente non proprio sicuro per il proprio brand.
    • Instabilità della piattaforma: X è ancora lontana dall’essere una piattaforma stabile dal punto di vista pubblicitario. Il modello di business basato sugli abbonamenti a pagamento non ha ancora dimostrato di poter compensare la fuga degli inserzionisti, e il futuro della piattaforma dipenderà molto dalla capacità di Musk di riconquistare la fiducia degli investitori.
    • Legami con la politica: il legame sempre più stretto tra Musk e l’amministrazione Trump potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Se da un lato rende X un canale strategico per alcuni brand, dall’altro potrebbe alienare aziende che cercano di mantenere una neutralità politica.

    X può davvero tornare interessante per gli inserzionisti?

    Nonostante i segnali positivi, il mercato pubblicitario di X rimane fragile. La piattaforma deve ancora dimostrare di poter competere con giganti come Google e Meta, che offrono agli inserzionisti strumenti avanzati per la targetizzazione e il monitoraggio delle campagne.

    Inoltre, la gestione di Musk, spesso imprevedibile e poco incline al compromesso con le aziende, rappresenta un’incognita che molti marchi faticano ad accettare.

    Se Amazon e Apple dovessero consolidare la loro presenza pubblicitaria su X, questo potrebbe segnare un punto di svolta per la piattaforma. Tuttavia.

    Solo che è ancora presto per dire se questo rappresenti un’inversione di tendenza definitiva o solo un tentativo temporaneo di esplorare nuove opportunità pubblicitarie.

    Potrebbe essere un’illusione temporanea

    Il ritorno degli inserzionisti su X potrebbe rappresentare una vittoria per Elon Musk, ma la sfida più grande sarà mantenere questa fiducia nel lungo periodo.

    La piattaforma deve trovare un equilibrio tra la libertà di espressione tanto cara a Musk e le esigenze degli investitori pubblicitari, che cercano un ambiente attento alla brand safety per le proprie campagne.

    Se X riuscirà a dimostrare che la sua offerta pubblicitaria può essere efficace, potremmo assistere a un ritorno graduale di altri inserzionisti.

    Se invece l’ecosistema pubblicitario resterà instabile, il rischio è che questi primi segnali di ripresa si rivelino solo un’illusione temporanea.

  • DeepSeek e il modo in cui gestiamo i nostri dati

    DeepSeek e il modo in cui gestiamo i nostri dati

    Da non averlo visto arrivare a non vederlo più il passo è breve. Il caso DeepSeek solleva nuovamente il grande problema di come gli utenti curano i propri dati.

    Da non averlo visto arrivare a non vederlo più il passo è davvero breve. Ed è quello che è successo a DeepSeek, almeno in Italia.

    Negli ultimi giorni, la rapida diffusione di DeepSeek, il nuovo modello di intelligenza artificiale cinese, ha scatenato un acceso dibattito sulla privacy.

    Molti utenti e commentatori hanno lanciato l’allarme, mettendo in guardia sui potenziali rischi per la sicurezza dei dati personali. E invitando a non scaricare l’app per evitare esposizioni indesiderate.

    Ma fermiamoci un attimo: il vero problema è solo DeepSeek, o stiamo dimenticando qualcosa di più grande?

    Il problema non è solo DeepSeek

    Ogni volta che emerge una nuova tecnologia, soprattutto se proveniente dalla Cina, il dibattito sulla privacy si riaccende. L’impressione è che questa preoccupazione sembra essere poco consapevole della situazione.

    Se un utente teme che DeepSeek possa accedere ai suoi dati, ma nel frattempo ha installato sul proprio smartphone applicazioni ben più invasive come TikTok, allora il vero problema non è la singola app. Ma la mancanza consapevolezza rispetto alla protezione dei propri dati personali.

    DeepSeek e il modo in cui gestiamo i nostri dati
    DeepSeek e il modo in cui gestiamo i nostri dati

    E dove sono i nostri dati?

    I nostri dati non sono custoditi in un luogo sicuro e isolato. Sono già ovunque nelle mani di aziende di tutto il mondo.

    Stati Uniti, Cina, India, Europa: chiunque operi nel settore digitale ha accesso a informazioni personali raccolte attraverso app, piattaforme digitali e servizi online.

    Se ci preoccupiamo di DeepSeek, dovremmo allora preoccuparci di ogni altra piattaforma che già raccoglie e utilizza i nostri dati quotidianamente.

    TikTok, un caso eclatante di raccolta dati

    Un esempio chiaro di questa scarsa consapevolezza è TikTok.

    Molti utenti allarmati da DeepSeek usano senza problemi TikTok, ignorando che si tratta di una delle app più invasive dal punto di vista della raccolta dati.

    Uno studio del 2023 ha rivelato che TikTok condivide il proprio SDK con circa 28.000 applicazioni.

    Questo significa che l’app non solo raccoglie enormi quantitativi di dati dai propri utenti, ma ha accesso anche alle informazioni provenienti da una rete vastissima di applicazioni che integrano il suo kit di sviluppo.

    In altre parole, i dati degli utenti finiscono in un ecosistema molto più ampio di quanto si possa immaginare.

    Inoltre, TikTok ha un livello di accesso ai dispositivi particolarmente elevato, soprattutto nella versione Android.

    Alcune analisi di esperti di cybersecurity hanno evidenziato come l’APK dell’app possa raccogliere informazioni dettagliate sul comportamento dell’utente, sui dispositivi utilizzati, sulla rete Wi-Fi e persino sui dati copiati negli appunti.

    Il vero problema: la mancanza di consapevolezza

    Il caso DeepSeek evidenzia un problema che va ben oltre il singolo modello AI. La vera questione non è tanto chi raccoglie i nostri dati, ma come noi stessi li proteggiamo (o meglio, non li proteggiamo).

    Infatti, spesso

    • accettiamo cookie e tracking senza leggere le informative;
    • creiamo account su siti e piattaforme digitali senza pensare alla condivisione dei dati;
    • concediamo autorizzazioni indiscriminatamente ad app che raccolgono informazioni ben oltre quanto necessario;
    • utilizziamo servizi gratuiti senza chiedersi quale sia il modello di business che li finanzia.

    Questa leggerezza porta a una situazione paradossale. Ci si allarma per DeepSeek, ma nel frattempo si cedono dati a decine di altre piattaforme senza alcuna preoccupazione.

    La privacy è un problema di consapevolezza

    Se vogliamo davvero proteggere la nostra privacy, dobbiamo smettere di reagire in modo selettivo e impulsivo di fronte a nuovi attori digitali.

    Il problema non è solo la Cina, gli Stati Uniti o qualsiasi altra nazione che sviluppi tecnologia avanzata. Il primo problema è la nostra incapacità di gestire i dati in modo responsabile.

    È la nostra mancanza di consapevolezza e la facilità con cui cediamo informazioni sensibili senza riflettere sulle conseguenze a creare i primi grandi problemi.

    La vera sfida è allenarci a una gestione più responsabile della nostra identità digitale.

    DeepSeek non è più disponibile sugli app market in Italia

     

  • Instagram, le nuove dimensioni dei nuovi formati edizione 2025

    Instagram, le nuove dimensioni dei nuovi formati edizione 2025

    Instagram modifica la visualizzazione dei post nel profilo, adottando il formato verticale. Quindi, ecco le nuove dimensioni consigliate per post, caroselli, Reels e Stories nel 2025 con qualche piccolo suggerimento su come ottimizzare i contenuti.

    Instagram ha introdotto una modifica significativa alla griglia dei profili, spostando il focus dal classico formato quadrato a uno più verticale. Una scelta che non sorprende, ma che conferma una tendenza ormai chiara: la piattaforma di Meta vuole rendere i contenuti più immersivi e attraenti, specialmente per un pubblico che potrebbe trovarsi orfano di TikTok in caso di ban negli Stati Uniti.

    La transizione dal formato quadrato al verticale

    Per anni, Instagram ha basato la sua estetica sul formato 1:1, un retaggio dei primi tempi dell’app, quando la piattaforma si distingueva per il suo look da album fotografico digitale. Ma con la crescita esponenziale dei video brevi e l’ascesa di TikTok, il formato verticale è diventato lo standard per la fruizione mobile-first.

    Questo fenomeno viene spesso indicato anche con il termine “tiktokizzazione”.

    Già con l’introduzione dei Reels, Instagram aveva cominciato a spingere l’adozione del formato 9:16. Ora, con il ridisegno della griglia del profilo, anche i contenuti statici dovranno adeguarsi a un nuovo assetto, più in linea con la logica dello scrolling immersivo.

    Instagram, le nuove dimensioni dei nuovi formati edizione 2025
    Instagram, le nuove dimensioni dei nuovi formati edizione 2025

    Le nuove dimensioni ufficiali per i contenuti Instagram

    L’account Creators ha pubblicato, su Instagram e su Threads, le nuove linee guida aggiornate sulle dimensioni ideali per le immagini e i video nei post, nei caroselli, nei Reels e nelle Stories.

    Ecco di seguito un opportuno riepilogo:

    Post e caroselli

    • Formato verticale consigliato: 1080 × 1350 px (4:5)
    • Visualizzazione nella griglia del profilo: 1012 × 1350 px (3:4)
    • Nota: Solo la parte centrale dell’immagine sarà visibile nella griglia
    • Si possono ancora caricare immagini quadrate (1:1), ma verranno tagliate a 3:4 nella griglia

    Reels

    • Dimensioni standard: 1080 × 1920 px (9:16)
    • Anteprima nella griglia del profilo: 1080 × 1440 px (3:4)
    • Evitare testi o dettagli importanti nella parte superiore e inferiore, che potrebbero essere tagliati

    Stories

    • Formato consigliato: 1080 × 1920 px (9:16)
    • Zona sicura per testi e elementi chiave: 1080 × 1610 px
    • Evitare contenuti importanti nella parte superiore e inferiore, che potrebbero essere coperti da elementi UI di Instagram

    Come adattarsi al nuovo formato?

    Questi cambiamenti hanno un impatto diretto su professionisti della comunicazione, social media manager, creator, influencer e utenti comuni. Per garantire una visualizzazione ottimale dei contenuti, ecco alcuni consigli pratici:

    • Ripensare la composizione delle immagini: con il formato 4:5, elementi chiave devono essere centrati per evitare tagli indesiderati.
    • Ottimizzare anteprime e caroselli: creare immagini con il giusto margine per non perdere dettagli visibili nella griglia del profilo.
    • Evitare testi fuori dall’area indicata: specialmente nei Reels e nelle Stories, posizionare il testo nelle zone centrali per garantirne la leggibilità.
    • Testare l’impatto visivo prima di pubblicare: utilizzare anteprime e strumenti di editing per verificare la resa nel profilo.

    Instagram guarda al futuro, e a TikTok

    Questa spinta verso il formato verticale non è casuale. Con le incertezze legate al futuro di TikTok negli Stati Uniti, Meta sta chiaramente cercando di rendere Instagram ancora più competitivo come piattaforma di riferimento per video brevi e contenuti coinvolgenti. Il messaggio è chiaro: se TikTok dovesse essere bannato, Instagram vuole essere pronto ad accogliere i suoi utenti.

    Instagram ha già dimostrato di essere pronto a trasformarsi per restare competitivo. Per i creator e i brand, l’adozione rapida di questi nuovi formati potrebbe essere la chiave per rimanere visibili e rilevanti in un ecosistema social in continua evoluzione.

    Anche se tutto questo ha comportato diversi malumori nei giorni scorsi.

    Instagram nuove dimensioni infografica franz russo 2025
    Instagram nuove dimensioni infografica 2025
  • I cambiamenti di Meta e le preoccupazioni degli inserzionisti

    I cambiamenti di Meta e le preoccupazioni degli inserzionisti

    Meta ha eliminato i fact-checker e allentato la moderazione. Gli inserzionisti cominciano a preoccuparsi, così come gli utenti. Da quello che sembra, si sta indirizzando sulla stessa strada di X.

    Negli ultimi anni, il tema della moderazione dei contenuti è diventato sempre più centrale per le piattaforme social. Il dibattito non riguarda solo la libertà di espressione, ma anche le implicazioni economiche e politiche di queste scelte. Meta sta seguendo la stessa strada di X? Dopo le ultime decisioni di Mark Zuckerberg, la preoccupazione cresce tra gli inserzionisti e gli utenti.

    Meta e il precedente di X di Elon Musk

    Quando Elon Musk ha acquisito Twitter, ora X, ha rivoluzionato le regole della piattaforma in nome della libertà di espressione. Ha eliminato parte delle restrizioni sulla moderazione, ha riammesso account precedentemente bannati e ha eliminato il programma di fact-checking. Il risultato? Un esodo di inserzionisti, preoccupati di vedere i loro marchi accostati a contenuti tossici. La piattaforma ha perso miliardi di dollari di entrate pubblicitarie, mentre Musk ha risposto attaccando pubblicamente i brand, alimentando ulteriormente la crisi.

    Oggi, un quadro simile potrebbe ripetersi con Meta. Mark Zuckerberg ha annunciato una serie di cambiamenti radicali nelle politiche di moderazione, riducendo le restrizioni sui contenuti e affidandosi maggiormente agli utenti per la regolazione della piattaforma.

    I cambiamenti di Meta e le preoccupazioni degli inserzionisti
    I cambiamenti di Meta e le preoccupazioni degli inserzionisti

    Nuove politiche di Meta: meno moderazione, più rischi?

    Una delle modifiche più significative è stata l’eliminazione dei fact-checker, sostituiti dal sistema delle Community Notes, una funzione ispirata a quella introdotta da Musk su X. Questo cambiamento implica un ridotto intervento diretto di Meta nella verifica delle informazioni, lasciando agli utenti la possibilità di segnalare e aggiungere contesto ai post controversi.

    Inoltre, Meta ha dichiarato che permetterà contenuti che in passato sarebbero stati rimossi, compresi quelli con affermazioni discriminatorie o borderline. Anche il concetto di hate speech è stato riformulato: invece di eliminare determinati contenuti, l’azienda adotterà un approccio più permissivo, intervenendo solo nei casi di offese di “alta gravità”.

    Ma la domanda che si pongono gli inserzionisti è: quanto questa nuova politica renderà la piattaforma un ambiente più sicuro per i brand?

    Gli inserzionisti sono preoccupati e il rischio di fuga

    Le prime reazioni dal mondo della pubblicità non sono incoraggianti. Gli advertiser temono che le loro campagne possano finire accostate a contenuti controversi, proprio come accadde su X.

    Nel 2020, brand come Unilever, Ford e Verizon sospesero temporaneamente le loro campagne pubblicitarie su Facebook a causa della gestione dei contenuti d’odio e della disinformazione. Oggi, con l’ulteriore riduzione della moderazione, il rischio di una nuova ondata di boicottaggi pubblicitari diventa concreto. Se gli inserzionisti iniziano a fuggire, Meta potrebbe trovarsi in una situazione simile a quella vissuta da X negli ultimi mesi.

    Anche gli utenti iniziano a lasciare Meta

    Se il rischio della fuga degli inserzionisti è elevato, altrettanto lo è quello degli utenti. Un segnale chiaro è arrivato da Valigia Blu, il progetto giornalistico guidato da Arianna Ciccone, che ha annunciato ufficialmente l’abbandono di Facebook e Instagram. Il motivo? Un ambiente sempre meno adatto alla diffusione di un’informazione affidabile, aggravato dall’allineamento di Zuckerberg alle posizioni politiche di Trump.

    L’uscita di Valigia Blu potrebbe essere solo l’inizio. Se anche altre testate indipendenti e realtà giornalistiche decidessero di seguire questa strada, Facebook e Instagram potrebbero perdere una parte significativa di utenti più attenti alla qualità dell’informazione.

    Meta e Trump: un allineamento pericoloso

    Un elemento che alimenta le preoccupazioni è avvicinamento di Zuckerberg alle posizioni di Donald Trump. La recente eliminazione dei fact-checker e l’allentamento delle restrizioni sui contenuti sembrano favorire un ambiente meno controllato, un aspetto che potrebbe beneficiare la propaganda politica e la disinformazione.

    Questa svolta potrebbe polarizzare ulteriormente la piattaforma, rendendola un ambiente meno sicuro per aziende e utenti. La stessa dinamica che ha portato X a diventare sempre più un social media dominato da dibattiti estremi e contenuti controversi.

    Meta potrebbe ripetere lo stesso errore di Musk

    Ad oggi, Meta ha ancora una posizione di vantaggio rispetto a X: il suo sistema pubblicitario rimane solido e la base utenti è ancora molto ampia. Tuttavia, il progressivo allentamento delle regole di moderazione potrebbe rivelarsi un boomerang.

    Se gli inserzionisti inizieranno a ritirarsi e gli utenti più attenti all’affidabilità dell’informazione migreranno verso altre piattaforme, il rischio di una X-bis diventerà sempre più concreto.

    Alla fine, la libertà di espressione senza moderazione non paga, perché porta a un Far West digitale da cui i brand e gli utenti tendono a scappare.

    Zuckerberg sta sottovalutando il problema o ha già calcolato il prezzo di questa trasformazione?

    Al momento, non abbiamo una risposta certa, ma questi segnali non sono da sottovalutare.

     

  • Elezioni in Germania, Alice Weidel domina sui social media

    Elezioni in Germania, Alice Weidel domina sui social media

    L’analisi di Arcadia evidenzia l’impatto della live tra Weidel e Musk su X: boom di follower, interazioni record e crescita della leader di AfD sui social media. La campagna elettorale tedesca si gioca sempre più sulle piattaforme digitali.

    A un mese dalle elezioni politiche in Germania, i social media emergono come un terreno strategico per l’acquisizione di consenso e la mobilitazione degli elettori.

    L’ultima analisi di Arcadia – “Arcadia Mood Über alles”, condotta attraverso Fanpage Karma e Digimind, mette in luce il ruolo predominante delle piattaforme digitali nell’orientare il dibattito politico e nell’influenzare le dinamiche di engagement.

    Il boom di follower di Alice Weidel

    Dai dati raccolti nel periodo tra il 26 dicembre 2024 e il 23 gennaio 2025, emerge con chiarezza che Alice Weidel, leader dell’AfD (Alternativa per la Germania), ha registrato il più alto incremento di nuovi follower.

    Elezioni in Germania, Alice Weidel domina sui social media

    • X (ex Twitter): +318.000 nuovi follower, con un picco di 135.000 il 9 gennaio 2025, data della live promossa da Elon Musk. Il dibattito tra Musk e Weidel, trasmesso in diretta su X, ha amplificato la visibilità della candidata dell’ultradestra tedesca, generando un’ondata di nuovi sostenitori sulla piattaforma.
    • TikTok: +112.000 follower, nonostante un calo del 16% rispetto al periodo precedente.
    • Instagram: +69.000 follower (+39%) con un massimo di 5.900 in un solo giorno.

    A seguire troviamo Robert Habeck, leader dei Verdi, che ha ottenuto una crescita significativa su Instagram con 82.000 nuovi follower (+26%). Friedrich Merz, capo della CDU, si distingue su X con un incremento di 15.000 follower.

    arcadia analisi follower weidel

    Interazioni sui social: il divario tra Weidel e Scholz

    Alice Weidel primeggia anche per il numero di interazioni raccolte:

    • X: 159 post con 2,6 milioni di interazioni (+130%).
    • Instagram: 38 post con 948.000 interazioni (-35%).

    L’effetto della live su X con Musk si riflette anche nel coinvolgimento degli utenti, con un picco di interazioni nei giorni successivi alla trasmissione.

    In confronto, Robert Habeck ha raccolto 978.000 interazioni su Instagram, mentre Friedrich Merz si ferma a 151.000 su X.

    La performance peggiore è quella del cancelliere Olaf Scholz, il cui account su X ha generato appena 23.000 interazioni. L’assenza di Scholz dalle classifiche di crescita dei follower e di engagement conferma la sua limitata influenza sui social media rispetto agli avversari.

    arcadia analisi interazioni scholz

    Il peso dell’engagement: Habeck e Weidel in testa

    L’analisi dell’engagement, ossia il rapporto tra follower e interazioni, premia ancora Robert Habeck e Alice Weidel:

    • Robert Habeck: 49% di engagement su un account da 11.000 follower.
    • Alice Weidel: 20% su X, con 407.000 follower.

    Ancora una volta, il cancelliere Scholz si distingue per la sua assenza tra i leader con maggiore capacità di coinvolgimento, evidenziando una difficoltà nel generare interesse rispetto agli avversari politici più attivi sulle piattaforme digitali.

    arcadia analisi engagement germania

    Le menzioni online: l’effetto Musk

    Il monitoraggio delle menzioni mostra come Elon Musk abbia influenzato la campagna elettorale tedesca. La diretta attraverso uno space su X con Alice Weidel del 9 gennaio 2025 (ben al di sotto delle aspettative in termini di audience in diretta) ha coinciso con un picco di discussioni online e ha contribuito all’aumento della sua esposizione digitale.

    • Alice Weidel: 213.000 menzioni.
    • Robert Habeck: 93.000 menzioni.
    • Friedrich Merz: 38.000 menzioni.
    • Olaf Scholz: 26.000 menzioni.

    La crescita dell’AfD nei social media suggerisce che la strategia digitale di Alice Weidel, supportata dall’attenzione ricevuta su X grazie a Musk, stia avendo un impatto significativo sul dibattito elettorale.

    L’aumento esponenziale di follower e interazioni, incentivato dalla visibilità ottenuta con Musk, sta rafforzando la presenza dell’AfD nel discorso pubblico, consolidando il consenso attorno alla sua figura e alle sue posizioni politiche.

    Questi dati ci mostrano come la campagna elettorale tedesca si giochi sempre più sui social media.

    La capacità di generare engagement e interazioni può fare la differenza.

    La centralità di X e Instagram, insieme all’influenza di figure esterne come Elon Musk, segnano un cambio di passo rispetto al ruolo delle piattaforme digitali.

    La polarizzazione del dibattito si manifesta con un aumento delle interazioni altamente divisive, il consolidamento di bolle informative e una radicalizzazione delle posizioni espresse dagli utenti, specialmente in risposta ai contenuti dei leader politici.

  • TikTok, 75 giorni per dare vita alla joint venture con aziende USA

    TikTok, 75 giorni per dare vita alla joint venture con aziende USA

    Donald Trump riapre la questione TikTok negli USA: concessi 75 giorni a ByteDance per trovare un accordo. Oracle potrebbe acquisire il 50% della piattaforma, mentre Elon Musk resta pura suggestione.

    La questione TikTok negli Stati Uniti non è ancora del tutto risolta.

    Il presidente Donald Trump ha concesso ulteriori 75 giorni per trovare una soluzione definitiva.

    La soluzione sarebbe quella di costituire una joint venture con aziende americane. In pratica, una collaborazione tra partner americani e ByteDance, l’attuale proprietaria della piattaforma cinese. E spuntano i primi nomi.

    Tra questi, in evidenza, figurano Larry Ellison (Oracle) ed Elon Musk, sebbene con ruoli differenti. Ma perché il tema è di nuovo attuale? E quali sono gli scenari possibili? Facciamo il punto.

    E si torna a parlare della vendita di TikTok

    Il dibattito sulla piattaforma ha origine nel 2020, quando l’amministrazione Trump tentò di forzare la vendita delle operazioni statunitensi di TikTok per ragioni di sicurezza nazionale. La preoccupazione principale era che i dati degli utenti americani potessero essere accessibili al governo cinese.

    TikTok, 75 giorni per dare vita alla joint venture con aziende USA
    TikTok, 75 giorni per dare vita alla joint venture con aziende USA

    Per evitare un blocco, ByteDance negoziò la cessione delle operazioni USA a un consorzio guidato da Oracle e Walmart, ma l’accordo non si concretizzò.

    Con l’amministrazione Biden, il tema sembrava essersi raffreddato, salvo poi riaccendersi nel 2023 con nuove proposte di legge volte a limitare l’influenza cinese sui social media.

    Oggi, con Trump di nuovo protagonista della scena politica, il tema è tornato a essere prioritario.

    Il nuovo ordine esecutivo: 75 giorni per decidere

    Il giorno del suo insediamento, Trump ha firmato un ordine esecutivo concedendo 75 giorni a ByteDance per garantire la continuità operativa di TikTok negli USA ed evitare il blocco.

    L’opzione più concreta è una joint venture tra ByteDance e un’azienda americana, che garantirebbe maggiore controllo sulle operazioni statunitensi e sulla gestione dei dati degli utenti.

    Il ritorno di Larry Ellison e Oracle

    Uno dei protagonisti della trattativa è Larry Ellison, co-fondatore di Oracle. Già nel 2020, la sua azienda era stata indicata come il partner ideale per TikTok USA, e ora potrebbe acquisire fino al 50% delle operazioni americane della piattaforma.

    Oracle è già partner cloud di TikTok e l’ingresso nella gestione delle operazioni USA potrebbe rappresentare un compromesso accettabile, sia per Washington che per Pechino.

    Elon Musk per ora è solo suggestione

    Di recente è emerso anche il nome di Elon Musk tra i possibili attori della vicenda. Al momento, non esistono conferme ufficiali sul suo interesse.

    È stato lo stesso Trump a suggerire pubblicamente che Musk potrebbe essere un candidato adeguato per gestire TikTok USA, alimentando speculazioni ma senza basi concrete.

    TikTok, difficile questione legale

    Un altro nodo centrale riguarda la rimozione di TikTok dagli store di Apple e Google negli USA. Il blocco non è stato imposto dal governo, bensì è una decisione precauzionale delle aziende tecnologiche.

    Apple e Google temono sanzioni o complicazioni legali se dovessero rimettere l’app online prima di una chiara risoluzione della vicenda. Al momento, TikTok non è scaricabile per nuovi utenti negli USA, mentre chi ha già l’app installata può continuare a usarla, ma senza aggiornamenti.

    TikTok, quali scenari futuri

    La scadenza fissata da Trump sarà decisiva per TikTok negli Stati Uniti. Le ipotesi possibili sono:

    • Oracle acquisisce una quota di TikTok USA, garantendo continuità operativa.
    • ByteDance non trova un accordo, rischia nuove restrizioni e si tornerà a parlare di ban.
    • Coinvolgimento di altri investitori americani per mantenere l’app attiva nel Paese.

    TikTok è nuovamente sotto pressione negli Stati Uniti e il suo futuro rimane incerto.

    La joint venture con un’azienda americana sembra l’unica via per evitare il blocco.

    Oracle è il candidato più solido per gestire le operazioni USA, mentre il possibile coinvolgimento di Musk resta, per ora, pura suggestione.

    Nei prossimi 75 giorni, ByteDance dovrà trovare un accordo.

    Vedremo cosa accadrà nelle prossime settimane.

  • Il futuro è sempre più nelle mani delle Big Tech

    Il futuro è sempre più nelle mani delle Big Tech

    L’élite delle Big Tech all’insediamento di Trump segna un momento significativo: la Silicon Valley non è più spettatrice, ma protagonista. Quella foto è quasi un manifesto politico.

    C’è un’immagine che più di ogni altra segna il momento dell’insediamento di Donald Trump come 47° presidente degli Stati Uniti. Ed è la foto in cui si vedono quattro dei maggiori rappresentati delle Big Tech.

    Dietro di loro ci sono altri personaggi illustri, come Tim Cook e Sergey Brin. Ma restando su questa immagine, molto evocativa, possiamo dire che è un’immagine che trasmette un messaggio chiaro: siamo qui per restare.

    In quella foto, da sinistra, si vedono Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, Sundar Pichai e Elon Musk. Tutti a capo di aziende che in questi anni hanno fatto conoscere la Silicon Valley come la vera culla dell’innovazione globale.

    Il futuro è sempre più nelle mani delle Big Tech
    Il futuro è sempre più nelle mani delle Big Tech

    La loro presenza significa che ora quella Silicon Valley vuole essere protagonista e non più una presenza secondaria in attesa di un segnale da parte della politica. La Silicon Valley ora è un centro di potere.

    Se prima le aziende tecnologiche cercavano di mantenere una posizione neutrale o di influenzare le decisioni politiche tramite lobbying e donazioni, ora vediamo un coinvolgimento diretto.

    L’inclusione di Elon Musk nel Dipartimento per l’Efficienza Governativa (DOGE), istituito da Trump, è un esempio eclatante di come i confini tra settore pubblico e privato si stiano dissolvendo.

    Tutte quelle persone ritratte in quella foto sono a capo di aziende da cui per anni è dipeso il destino di Internet e del digitale. Ma ora c’è qualcosa di più. Da quelle stesse aziende dipende oggi il destino dell’Intelligenza Artificiale, della cybersecurity, dell’informazione.

    Il futuro dipenderà dalle Big Tech
    Immagine di Julia Demaree Nikhinson—POOL/AFP/Getty Images

    Per non parlare del potere economico. Solo per citare il loro patrimonio personale, mettendo insieme tra quei quattro, viene fuori una cifra superiore ai mille miliardi di dollari. Solo 433 miliardi di dollari è il patrimonio di Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo.

    Quella foto ci dice che c’è un cambiamento in atto. Quei personaggi sono lì per far vedere a tutti che da oggi sono lì per esercitare il loro potere.

    Si potrebbe dire che quella foto è quasi un manifesto politico. Perché il futuro delle persone dipenderà sempre più da loro.

  • Il futuro di TikTok dipende dall’accordo proposto da Trump

    Il futuro di TikTok dipende dall’accordo proposto da Trump

    TikTok è stato rimosso dagli store negli USA il 19 gennaio 2025 solo per poche ore per poi ritornare attivo. Trump si insedia e con un ordine esecutivo propone una soluzione. Ora si cerca un accordo con investitori USA per salvarlo. Il futuro dell’app resta incerto.

    Ormai tutti erano convinti che il divieto di TikTok negli USA sarebbe arrivato per restare.

    Domenica 19 gennaio 2025, non essendo stata portata a termine la cessione delle operazioni statunitensi della piattaforma (così come richiesto dalla legge), l’app per alcune ore è stata effettivamente irraggiungibile negli Stati Uniti: gli store di Google e Apple hanno rimosso l’app, mentre gli utenti già registrati hanno trovato un messaggio che ne comunicava l’indisponibilità.

    Oggi, 20 gennaio, con l’insediamento ufficiale del nuovo presidente Donald Trump, il divieto è stato immediatamente sospeso.

    In pratica, il presidente Trump, a distanza di poche ore dal giuramento, firmerà un nuovo Executive Order, un decreto presidenziale, per proporre la sua soluzione a tutta la vicenda.

    L’obiettivo di Trump è concedere più tempo per trovare un accordo che possa mantenere l’app disponibile negli Stati Uniti. Si parla di 90 giorni di tempo per raggiungere una soluzione condivisa.

    Il futuro di TikTok dipende dall'accordo proposto da Trump
    Il futuro di TikTok dipende dall’accordo proposto da Trump

    L’idea è quindi garantire l’utilizzo di TikTok negli USA realizzando una joint-venture. Il controllo dovrebbe restare per metà di ByteDance e per la restante parte attraverso una società di investitori statunitensi.

    Un tentativo, dunque, di equilibrare le richieste di sicurezza nazionale con l’enorme popolarità di TikTok tra gli utenti americani.

    Ma il futuro dell’app negli USA resta incerto.

    Alcuni membri del Congresso e della comunità dell’intelligence ritengono che la sola cessione parziale a investitori americani non sia sufficiente a garantire la sicurezza dei dati degli utenti. Altri, invece, vedono questa mossa come un compromesso accettabile.

    Intanto la Cina fa sapere che è pronta a collaborare alla ricerca di una soluzione condivisa.

    La situazione rimane in continua evoluzione e nelle prossime settimane potrebbero esserci sviluppi chiave che determineranno definitivamente il destino di TikTok negli Stati Uniti.

  • TikTok decentralizzato tipo Bluesky, ecco l’idea di Mark Cuban

    TikTok decentralizzato tipo Bluesky, ecco l’idea di Mark Cuban

    Con il possibile ban di TikTok negli USA, Mark Cuban punta su una piattaforma decentralizzata basata sul protocollo AT di Bluesky. Un’alternativa che sfida le big tech e potrebbe aprire nuovi scenari.

    Il 19 gennaio 2025 si avvicina e il futuro di TikTok negli Stati Uniti è sempre più incerto.

    Anzi, la Corte Suprema Usa ha proprio oggi confermato il ban di TikTok a partire da domenica.

    Se la decisione della Corte Suprema non bloccherà l’ordine esecutivo del governo, la piattaforma di proprietà della cinese ByteDance sarà bandita dal territorio statunitense per presunti rischi legati alla sicurezza nazionale.

    Questa incertezza ha già spinto milioni di utenti a cercare nuove piattaforme su cui migrare, accelerando l’interesse per possibili alternative.

    Tra queste si sono fatte strada app emergenti come RedNote e Lemon8, entrambe appartenenti a ecosistemi digitali cinesi. Ma anche si affacciano anche altri progetti che puntano a un social media più aperto e decentralizzato.

    Ed è proprio in questo scenario che si inserisce l’idea di Mark Cuban, il noto imprenditore e investitore, che ha annunciato la volontà di finanziare un’alternativa a TikTok costruita sul protocollo AT di Bluesky.

    Il Protocollo AT e la decentralizzazione dei social

    Bluesky è stato originariamente avviato da Jack Dorsey, co-fondatore di Twitter, con l’obiettivo di creare un social network decentralizzato e più aperto rispetto alle piattaforme tradizionali.

    Il suo cuore tecnologico è il protocollo AT (Authenticated Transfer Protocol), una base che consente di creare applicazioni social interoperabili e garantisce agli utenti il pieno controllo sui propri dati e sulla portabilità degli account.

    A differenza di ActivityPub, il protocollo che alimenta Mastodon e altre piattaforme federate, ATProto punta a una maggiore scalabilità e a un sistema più flessibile, capace di ospitare piattaforme con caratteristiche molto diverse tra loro.

    In questo contesto, Cuban ha visto un’opportunità concreta per lo sviluppo di un TikTok decentralizzato, immune dal controllo di una singola azienda e con un modello di governance più aperto.

    TikTok decentralizzato tipo Bluesky, ecco l'idea di Mark Cuban
    TikTok decentralizzato tipo Bluesky, ecco l’idea di Mark Cuban

    Mark Cuban vuole investire sul social decentralizzato

    L’interesse di Mark Cuban per questa nuova piattaforma non è solo tecnologico, ma anche strategico.

    L’imprenditore è da tempo un forte critico di Elon Musk, in particolare per la gestione di X (ex Twitter). Cuban ha attaccato Musk più volte su temi come moderazione dei contenuti, disinformazione e libertà di espressione, evidenziando i limiti di una piattaforma centralizzata guidata da un’unica figura dominante.

    Con la sua idea alternativa a TikTok, Cuban ha lanciato una vera e propria chiamata diretta a sviluppatori e startup, dichiarando di voler investire con chiunque sia in grado di realizzare un prototipo funzionante di un’alternativa a TikTok basata sul protocollo AT.

    Il messaggio è chiaro: costruire un social media video decentralizzato e resiliente alle influenze di singoli magnati.

    Free Our Feeds e la crescita dell’ecosistema Bluesky

    L’idea di Cuban si collega a un’altra iniziativa recente: il progetto Free Our Feeds, che mira a raccogliere 30 milioni di dollari nei prossimi tre anni per sviluppare e sostenere il protocollo AT e Bluesky.

    L’obiettivo è evitare che le infrastrutture sociali restino nelle mani di pochi attori privati e garantire un web più aperto e democratico.

    Nel frattempo, Bluesky ha annunciato lo sviluppo di Flashes, un’app pensata per la condivisione di foto e video brevi, che potrebbe rivelarsi il primo passo concreto verso un’alternativa a TikTok e Instagram.

    Un futuro incerto, con nuove possibilità all’orizzonte

    Mentre il destino di TikTok negli Stati Uniti resta incerto, la sua possibile uscita dal mercato ha già avviato un’ondata di innovazione e investimenti.

    L’idea di Mark Cuban, unita all’espansione dell’ecosistema Bluesky, suggerisce che il futuro potrebbe essere più aperto e decentralizzato. Più di quanto si pensasse fino a poco tempo fa.

    Se questa scommessa avrà successo, potremmo presto vedere una nuova generazione di piattaforme social che daranno agli utenti maggiore controllo e libertà, rompendo il dominio delle attuali big tech.

    Il prossimo passo? Trovare chi sarà in grado di realizzare il TikTok decentralizzato che Cuban sogna di finanziare.

    Ma, nonostante il grande obiettivo, dietro queste idee e queste alternative c’è sempre un grande magnate. Il profilo di Cuban, al di là delle posizioni politiche, potrebbe essere solo uno dei tanti miliardari tech che provano a realizzare la propria idea di piattaforma.

    Non è una critica fine a sé stessa, ma una constatazione di fatto. A differenza di altri, Cuban prova (per ora solo nelle sue idee) a creare davvero qualcosa di diverso che rompa il paradigma attuale.

    E per fare questo serve davvero una grande impresa.


    Chi è Mark Cuban?

    Alternative a TikTok, Mark Cuban
    In foto: Mark Cuban

    Mark Cuban è un imprenditore, investitore e personaggio televisivo statunitense nato il 31 luglio 1958 a Pittsburgh, Pennsylvania. Conosciuto per il suo approccio diretto e il suo fiuto per gli affari, è diventato una delle figure più influenti nel mondo della tecnologia, dello sport e dell’intrattenimento.

    Dopo aver venduto la sua prima azienda di software, MicroSolutions, per 6 milioni di dollari, ha fondato Broadcast.com, una piattaforma di streaming audio e video che ha venduto a Yahoo! per 5,7 miliardi di dollari nel 1999, consolidando la sua fortuna.

    Oltre a essere un imprenditore visionario nel mondo della tecnologia, Cuban è noto anche per essere il proprietario della squadra NBA Dallas Mavericks, che ha trasformato in una delle franchigie più vincenti della lega. La sua presenza come investitore nel programma televisivo Shark Tank lo ha reso ancora più popolare, permettendogli di investire in numerose startup innovative.