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  • Intertwine cresce e acquisisce 20lines dal gruppo HarperCollins

    Intertwine cresce e acquisisce 20lines dal gruppo HarperCollins

    Intertwine, il social network dove tutti possono raccontare delle storie, cresce ancora e acquisisce 20lines, la community di lettori e autori diffusa a livello internazionale, dal gruppo editoriale HarperCollins, diventando la community per la creazione di contenuti editoriali più grande in Italia.

    Di Intertwine avevamo già parlato qualche anno fa, per annunciare del sostegno da parte di Digital Magics con un finanziamento di 110 mila euro. In questi anni la piattaforma è cresciuta e ne torniamo a parlare proprio per questo. La startup campana ha infatti annunciato di aver acquisito 20lines, la community di lettori e autori diffusa a livello internazionale, dal gruppo editoriale HarperCollins, diventando la community per la creazione di contenuti editoriali più grande in Italia.

    Con l’acquisizione di 20lines, la community di Intertwine conta più di 250 mila iscritti, tra amanti della scrittura e della lettura, fotografi, appassionati di film e musica, ma anche viaggiatori che raccontano le loro avventure con dei reportage.

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Questa acquisizione è un momento importante per noi e per la nostra community” – dichiara Gianluca Manca, CEO di Intertwine, che continua – “Il mondo dell’editoria sta cambiando molto anche se meno velocemente rispetto agli altri mercati dell’entertainment. Crediamo che gli scrittori esistano ancora ed esisteranno per sempre, ma dovranno imparare a diventare storyteller; in questo modo potranno dare una profondità maggiore al mondo della content creation.[/box]

    intertwine

    Alle dichiarazioni del CEO di Intertwine si associa anche Layla Pavone, Chief Innovation Marketing and Communication Officer di Digital Magics:

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Grazie a questa operazione Intertwine rafforza il proprio posizionamento sul mercato italiano. La nostra partecipata è uno strumento davvero innovativo di marketing digitale per le aziende italiane, che da un lato favorisce lo sviluppo della creatività dei giovani talenti, scrittori, videomaker e fotografi e dall’altro permette alle imprese di raccontare le proprie storie, i propri prodotti e servizi in maniera nuova. Dal 2013 continuiamo a credere, con il nostro incubatore di Napoli, nel modello di business ideato da Gianluca Manca e dal suo team, sostenendo la crescita di Intertwine[/box]

    Nata nel 2012, Intertwine è un social network per lo storytelling in cui tutti possono raccontare la propria storia, aprire il proprio magazine (un vero e proprio blog personale) e partecipare a contest creativi promossi dalle aziende. Le imprese invece attraverso la piattaforma e gli utenti di Intertwine possono lanciare campagne di corporate storytelling e realizzare i contenuti più adatti alle loro strategie di content marketing.

    Intertwine sarà presemte anche al prossimo IAB Forum che si terrà a Milano il 12 e 13 novembre al MiCo, stand 47. Un’occasione per conoscerla meglio da vicino.

  • Alperia Startup Contest, la sfida di idee per le energie rinnovabili e green economy

    Alperia Startup Contest, la sfida di idee per le energie rinnovabili e green economy

    Alperia, provider di primo piano nel campo della green economy, lancia Alperia Startup Contest, una gara di idee per fare innovazione nel campo delle energie rinnovabili e della green economy. Le candidature sono aperte fino al 5 novembre. E al prossimo Innovation Camp verrà lanciata Alperia Startup Factory, che si rivolge a startup, Pmi innovative, progetti di ricerca universitari e giovani talenti.

    Una delle cose che ci piace fare qui sul nostro blog è quella di segnalare iniziative che ci sembrano importanti per portare avanti quella Innovazione di cui tanto si parla e di cui c’è tanto bisogno, in maniera concreta. Ecco perché vogliamo segnalare a tutti questa interessante iniziativa di Alperia, provider di primo piano nel campo della green economy, che lancia il suo programma di sviluppo con l’obiettivo di rivoluzionare insieme il settore energetico, in Italia e nel mondo. L’azienda del Trentino lancia Alperia Startup Contest, una sfida fatta di idee per fare vera innovazione in questi settori che assumeranno sempre più importanza nelle nostre vite.

    Al prossimo Innovation Camp di Bolzano, che si terrà il prossimo 10 e 11 dicembre, verrà lanciata Alperia Startup Factory, che si rivolge a startup, Pmi innovative, progetti di ricerca universitari e giovani talenti con soluzioni vincenti pronte ad affrontare la fase di prototipazione e i successivi test sul mercato.

    alperia startup contest factory

    Il termine per presentare la propria candidatura è il 5 novembre 2018 e potrete farlo attraverso il form che trovate sul sito dedicato.

    I progetti considerati più interessanti saranno chiamati poi a sostenere un’intervista online, con pitch di presentazione davanti a una commissione composta da un team di esperti di settore e top manager Alperia che approfondirà sviluppi della tecnologia, modello di business e possibilità di impiego sul mercato. I candidati che avranno superato questa ulteriore selezione verranno, quindi, invitati alla due giorni di workshop e meeting dell’Innovation Camp di Bolzano da cui usciranno, dopo un percorso di accelerazione e sviluppo del prototipo, i team che firmeranno la cooperazione progettuale con il più importante fornitore di servizi energetici in Alto Adige.

    Alperia Startup Factory si rivolge non solo a soluzioni e servizi pensati per il settore dell’energia ma anche alle idee in grado di modernizzare con successo uno dei seguenti campi di applicazione:

    • Smart Mobility: con soluzioni di business innovative che spaziano dalle auto elettriche alle colonnine energetiche e ai nuovi sistemi di ricarica.
    • Smart Home&Building Automation: progetti per la termovalorizzazione e la gestione automatizzata, anche da remoto, di edifici pubblici e privati.
    • Public Lighting: soluzioni innovative e tecnologicamente avanzate per la gestione dell’illuminazione negli spazi pubblici con costi ridotti e un maggiore risparmio energetico.
    • Hydropower: sistemi di analisi e monitoraggio predittivo applicati in campo idroelettrico, per evitare possibili perdite e dispersioni di energia.
    • Call-center Optimization: chatbot e piattaforme AI pensate per ottimizzare l’interazione tra clienti e operatori migliorando così la customer experience finale.

    I progetti che entreranno a far parte della Alperia Startup Factory verranno sostenuti con un budget che coprirà le spese previste per prototipazione e test di mercato ma potranno anche aver accesso all’importante network di conoscenze, risorse e know-how del gruppo. Ogni fase del percorso di accelerazione verrà seguita con una specifica azione di mentoring e sarà sottoposta a periodici incontri di confronto sui principali aspetti e possibili criticità di ciascun progetto.

    Il programma di sviluppo è rivolto a tutti quei soggetti, attivi nel mondo dell’innovazione e indipendentemente dalla loro natura giuridica, che faranno pervenire la propria candidatura sul sito internet di Alperia, ricordiamolo ancora una volta, entro il termine ultimo del 5 novembre 2018.

  • Silicon Valley, le donne possiedono solo il 9% del valore capitale delle startup

    Silicon Valley, le donne possiedono solo il 9% del valore capitale delle startup

    Un recente studio di Carta, insieme a #Angels, sulla presenza delle donne nella Silicon Valley, ha rilevato che solo il 9% delle donne possiede il valore capitale delle startup, il restante 91% è in mano agli uomini. Non solo, per ogni dollaro in posseduto dagli uomini, le donne possiedono invece solo 47 centesimi di dollaro.

    Si parla spesso, a ragione, del divario che esiste, dal punto di vista delle retribuzioni, tra uomini e donne. Un valore sempre a vantaggio degli uomini e meno delle donne. Un problema ancora molto presente in Italia come in altri paesi europei, anche se molti paesi del nord Europa stanno affrontando il tema verso una completa parità tra donne e uomini. Ma il problema non è solo questo, nel senso che non è limitato solo alle retribuzioni, riguarda anche altro. Lo studio di cui vi parliamo oggi, realizzato da Carta in collaborazione con #Angels, è forse uno dei pochi studi al mondo che va ad indagare la presenza femminile nelle partecipazioni azionarie delle startup, quella che in gergo viene chiamata cap table, la tabella dove sono inseriti le percentuali di proprietà e il valore del capitale proprio in ogni round di investimento. Insomma, questo studio ci offre uno spaccato mai analizzato fino ad oggi. Certo localizzato negli Usa, ma vale come dato in generale.

    Lo studio di Carta ha preso in esame 180.000 dipendenti, oltre 6.000 aziende e oltre 15.000 fondatori, con un totale complessivo di quasi 45 miliardi di dollari di valore azionario. I dati che vedremo riguardano sia le donne dipendenti nelle startup che founder. Prima di partire con i risultati dello studio, è utile sottolineare, così come ha fatto #Angels, che le donne rappresentano il 33% della forza lavoro combinata, founder e dipendente, ma detengono solo il 9% del valore del valore capitale delle startup. Il restante 91 per cento appartiene agli uomini.

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    Dallo studio è venuto fuori che, guardando i dati relativi alle donne dipendenti:

    • Le donne rappresentano il 35% dei dipendenti con partecipazione azionaria, ma detengono solo il 20% del capitale azionario dei dipendenti.
    • Le dipendenti con partecipazione azionaria femminile possiedono solo 47 centesimi per ogni dollaro di dipendenti maschi.
    • Le donne rappresentano il 29% dei dipendenti delle aziende con un massimo di 10 dipendenti. La rappresentanza femminile non supera il 40% fino a quando le aziende si avvicinano a 400 dipendenti.

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    donne startup silicon valley divario genere

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    Dal punto di vista delle donne founder, lo studio di Carta evidenzia che:

    • Le donne costituiscono il 13% dei founder, ma detengono il 6% del valore del capitale proprio del fondatore.
    • Le founder possiedono solo 39 centesimi per ogni dollaro di capitale proprio dei fondatori di sesso maschile.

    Sono dati che in effetti spiegano bene quale sia il livello di gender gap nella Silicon Valley delle donne founder e dipendenti in startup. Al punto che #Angels ha ribattezzato la cap table in #TheGapTable.

    Se guardiamo meglio i dati del divario tra le donne dipendenti, lo studio di Carta spiega che, partendo dalla considerazione che se le donne detengono un totale di 2,2 miliardi di dollari in valore azionario, gli uomini ne detengono 8,8 miliardi di dollari in valore. Dal punto di vista del valore di mercato, significa che 35.319 dollari di valore vanno alle donna, rispetto ai 74.998 dollari per uomo. Tuto questo comporta che, quando le donne vengono assunte in società private con il supporto di venture-backed (venture capital delle imprese), le donne possiedono solo 47 centesimi per ogni dollaro che un uomo possiede in azioni.

    Dal punto di vista delle founder, le donne possiedono 1,8 miliardi di dollari di valore, mentre i fondatori maschi possiedono 29,8 miliardi di dollari. Si tratta di una media di 857.828 dollari di valore per fondatrice e di 2.175.392 dollari per fondatore maschio. Significa che le donne founder di startup possiedono una media di soli 39 centesimi per ogni dollaro di capitale proprio dei fondatori maschi. Un dato quindi peggiore di quello riscontrato tra le donne dipendenti.

    Per restare in tema, l’altro ieri Women Who Tech, presentando le 10 finaliste della Women Startup Challenge Europe, ha sottolineato che, a fronte di un aumento delle startup guidate da donne, “solo il 10% dei finanziamenti degli investitori nell’UE va a imprese guidate da donne“.

  • Userbot, la startup di Intelligenza Artificiale raccoglie oltre mezzo milione di euro

    Userbot, la startup di Intelligenza Artificiale raccoglie oltre mezzo milione di euro

    Userbot, la startup che ha sviluppato una tecnologia proprietaria di Intelligenza Artificiale applicata alla Customer Interaction, ha raccolto, nei primi sei mesi di quest’anno, oltre mezzo milione di euro. Tutto questo permette alla startup fondata, tra gli altri da Antonio Giarrusso e Jacopo Paoletti, di raggiungere il valore di 3,5 milioni di euro.

    Il tema dell’Intelligenza Artificiale assume sempre più importanza nei processi e nelle organizzazioni aziendali. Soprattutto per quello che riguarda la relazione con il cliente, un segmento molto importante per le aziende, utile a mantenere una relazione costante, unitamente all’assistenza. In questo scenario, sempre in continua evoluzione, vogliamo oggi parlarvi di Userbot, startup italiana che ha realizzato una tecnologia proprietaria di Intelligenza Artificiale applicata proprio alla Customer Interaction. La startup nei primi sei mesi di quest’anno ha già raccolto oltre 500 milioni di euro. Un incremento di finanziamenti che porta il valore della startup a 3,5 milioni di euro. Per essere più chiari, Userbot non è una chatbot, ma è molto di più, è una vera e propria Intelligenza Artificiale per il Customer Service.

    Userbot incrementa la sua base di conoscenza attraverso le interazioni umane che avvengono dentro una qualsiasi chat e su qualunque canale digitale: che sia il proprio sito web, la propria app su Android o iOS, un account social come la propria fanpage Facebook, o un’app di messaggistica come Messenger o Telegram. Si tratta quindi di una rivoluzione, basata principalmente su Deep Learning e Machine Learning, all’interno del rapporto Uomo-Macchina che rappresenta la chiave di volta per soluzioni come queste.

    userbot startup intelligenza artificiale

    In Userbot, spinoff di Mobixee Ltd e parte del gruppo Comunicatica, hanno creduto diversi investitori provenienti dal network di BacktoWork24, nonché professionisti affermati in ambito IT, che ad aprile 2018 hanno dimostrato fiducia in questo progetto innovativo con un investimento di oltre 300.000 euro. Oggi, insieme all’Advisory Board dell’azienda (composto da imprenditori e manager con un track record ed una storia personale e professionale ampiamente riconosciute dal mercato), contribuiscono concretamente alla crescita di Userbot, allargando il network di contatti con prospect e clienti, oltre che con potenziali nuove partnership sia strategiche che industriali. A fine giugno 2018 si sono poi aggiunti alla compagine societaria oltre 130 nuovi soci provenienti dalla piattaforma di equity crowdfunding – CrowdfundMe – che hanno creduto e investito nella startup, quasi triplicando l’obiettivo di raccolta minimo previsto, con un aumento di capitale di ulteriori 200.000 euro, che ha portato la raccolta complessiva di Userbot, come dicevamo all’inzio, ad oltre mezzo milione di euro nei soli primi 6 mesi del 2018.

    userbot chat intelligenza artificiale startup

    [author title=”” image=”http://”]Siamo entusiasti di avere a bordo con noi un team di investitori che condividono la nostra visione di un futuro in cui l’Intelligenza Artificiale lavorerà a stretto contatto con l’uomo. Con Userbot abbiamo rivoluzionato l’universo del Customer Service attraverso l’utilizzo di un’Intelligenza Artificiale che impara nel tempo dalle interazioni con gli esseri umani. Ma non vogliamo fermarci qui. – ha dichiarato Antonio Giarrusso, Founder & Chief Executive Officer di Userbot – Userbot per noi è solo il primo tassello di un progetto molto più ampio nel campo dell’AI, una tecnologia che tutte le aziende dovrebbero davvero iniziare a capire e accogliere per poter rimanere competitive in un mercato mondiale così veloce e in costante trasformazione. Siamo felici che Userbot sia tra i pionieri in Italia nello sviluppo di tecnologie cognitive.[/author]

    userbot founders

    Abbiamo raggiunto Jacopo Paoletti, Co-Founder & Chief Marketing Officer di Userbot, che ci ha spiegato che questi finanziamenti saranno utili per accrescere la strategia di internazionalizzazione della startup e per incrementare il team, Ma ha aggiunto anche:

    [author title=”” image=”http://”]Questo è per noi solo il primo passo: il primo semestre 2018 ha superato ogni nostra aspettativa, sia in termini di raccolta investimenti ma in particolare in termini di fatturato, e credo sia stato principalmente questo a fare la differenza con gli investitori – ha aggiunto Jacopo Paoletti – con la nostra soluzione, attualmente riservata solo alle corporate, puntiamo già nel 2018 ad aggredire il mercato domestico delle PMI in modalità SaaS, mentre il 2019 sarà dedicato principalmente al mercato anglofono sempre con un approccio self service, che resta il nostro obiettivo principe verso la scalabilità; sempre in ottica di internazionalizzazione contiamo di chiudere fra il 2018 e il 2019 il nostro primo round series A, che dagli interessamenti ricevuti ad oggi si prospetta fin da ora oltre il milione di euro. Ovviamente, per chi fosse interessato, trova già tutte le info sul nostro prossimo aumento di capitale qui: https://invest.userbot.ai/.[/author]

     

  • Machine Learning Solutions, la startup innovativa di Teleskill e La Sapienza

    Machine Learning Solutions, la startup innovativa di Teleskill e La Sapienza

    “Machine Learning Solutions” è la startup innovativa di Teleskill e l’Università La Sapienza, una startup creata per supportare le aziende in progetti di machine learning. Ne abbiamo parlato con i due fondatori Emanuele Pucci, di Teleskill, e Massimo Panella, docente di Elettrotecnica e di Intelligenza Computazionale proprio presso La Sapienza.

    Il machine learning è un tema di grande attualità per gli immensi vantaggi che può portare in azienda e in ogni settore dell’attività dell’impresa: marketing, commerciale e vendita, ricerca e sviluppo, benessere organizzativo, formazione e tanto altro ancora. Ed è proprio per assistere e supportare le aziende in progetti di machine learning che è diventata operativa, molto di recente, Machine Learning Solutions, la startup innovativa creata a seguito della collaborazione tra Teleskill, azienda di innovazione digitale guidata da Emanuele Pucci, e il prof. Massimo Panella, docente di Elettrotecnica e di Intelligenza Computazionale presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Elettronica e Telecomunicazioni dell’Università di Roma “La Sapienza”. La società nasce, infatti, nell’ambito del progetto “New Machine Learning Solutions for Data Mining and Multimedia Signal Processing”, per l’Avviso Pubblico POR FESR Lazio 2014-2020 “Pre-seed Spin Off” in cui Machine Learning Solutions è risultata una delle aziende vincitrici.
    Intervistiamo i due fondatori, Emanuele Pucci e Massimo Panella, per capire il loro punto di vista sul tema.

    machine learning teleskill Sapienza AC OK

    Come nasce Machine Learning Solutions?
    Emanuele Pucci: Machine Learning Solutions è un esempio vincente di quanto possa essere fruttuosa la collaborazione, lo scambio di esperienze, la sinergia tra Università e Azienda. Nel nostro caso il prof. Panella realizza all’interno del suo Dipartimento la parte di ricerca, mentre Teleskill si occupa da sempre della fase di sviluppo. Ricerca e Sviluppo, attività da sempre molto curate in Teleskill, hanno così raggiunto una sintesi, anche imprenditoriale, con la creazione della start up innovativa Machine Learning Solutions.

    Quali sono gli obiettivi della nuova società?
    Emanuele Pucci: Il machine learning sta emergendo velocemente e interessa un sempre maggior numero di soggetti. L’obiettivo primario di Machine Learning Solutions è fornire servizi innovativi, basati sul paradigma del machine learning, tramite attività di ricerca, sviluppo e consulenza personalizzata caso per caso. Teleskill ha ormai un’esperienza ventennale nel settore e-learning e, da parte mia, vedo concrete possibilità di sviluppo in quest’area. Il machine learning applicato all’e-learning ne amplia enormemente l’efficacia permettendo, ma sono solo alcuni esempi, di creare formazione personalizzata per individuo o per gruppi, di migliorare l’offerta formativa customizzandola in tempo reale sull’utente e sui suoi comportamenti e azioni, di migliorare la learning retention, di prevedere i singoli gap formativi degli utenti, di analizzare in modo automatico ed adattivo i dati di fruizione e i risultati formativi in genere, di studiare il comportamento durante un collegamento in videoconferenza live o la fruizione di un learning object, di applicare logiche di deep learning con ad esempio lo speech recognition e quindi di massimizzare l’efficacia dell’apprendimento e l’ottimizzazione delle risorse formative da fornire al singolo discente e quindi il tempo per formarsi, aumentando di fatto il ROI del progetto e-learning.
    Sono convinto inoltre che applicare logiche di machine learning in percorsi formativi possa far aumentare molto anche la motivazione (engagement) di chi studia in quanto vengono somministrati programmi formativi personalizzati e non generici.
    Massimo Panella: Aggiungo che il machine learning è strategico per le imprese italiane interessate a innovazione di prodotto e di processo al tempo di Industria 4.0. Di grande interesse, a mio parere, sono anche i settori applicativi delle soluzioni progettate: sicurezza; multimedialità; logistica e mobilità sostenibile; gestione dell’energia e delle fonti rinnovabili; sanità elettronica e telemedicina; domotica; fruizione e valorizzazione dei beni e attività culturali.

    Che tipologia di servizi potrà offrire Machine Learning Solutions?
    Massimo Panella: Machine Learning Solutions svilupperà nuove tecnologie su tre aree principali: riconoscimento biometrico e comportamentale; Pattern Recognition e Data Mining; Data Analytics e Decision Support System.
    Il riconoscimento biometrico garantisce la certezza dell’identità del discente ed è una caratteristica sempre più richiesta in molti ambiti, non solo nel settore educational. Inoltre il riconoscimento comportamentale (behavioural analysis) attiene alle analisi delle sue reazioni durante l’evento formativo sia in corsi registrati che in diretta live. Più in concreto, si tratta di avere informazioni in tempo reale sul livello di attenzione e il grado di apprendimento che si va concretizzando durante l’attività di formazione online. Questa sfida si basa sulla realizzazione di algoritmi innovativi per l’elaborazione intelligente dei flussi multimediali audio/video e l’estrazione d’informazioni mediante tecniche di pattern recognition e data mining. Questi algoritmi saranno peraltro sviluppati da Machine Learning Solutions anche in altri campi applicativi, come per esempio quello ingegneristico, biomedico o sociale, utilizzando l’esperienza ventennale nella ricerca sulle reti neurali artificiali e, più in generale, sui sistemi di calcolo a imitazione biologica.
    Per quanto riguarda la terza area, si tratta di sviluppare sistemi per l’analisi dei dati, l’estrazione di contenuti informativi di alto livello e la realizzazione di sistemi di supporto alle decisioni nei contesti dove i segnali e soprattutto i Big Data derivano da molteplici sorgenti informative distribuite nello spazio e nel tempo, come nel caso delle reti di sensori, delle smart grid, dell’Internet-of-Things (IoT), dei mercati finanziari, dei dati biomedicali, delle reti veicolari, del crowdsourcing, della multimedialità.

  • Ecco 4 lezioni da imparare dalla Silicon Wadi, la nuova valle delle startup

    Ecco 4 lezioni da imparare dalla Silicon Wadi, la nuova valle delle startup

    Quando si parla di aree tecnologicamente avanzate e di startup si è soliti pensare, a ragione, alla Silicon Valley. Ma esiste anche un altra “Silicon”, dall’alta parte del mondo ed è la Silicon Wadi, in Israele, più precisamente nei dintorni di Tel Aviv. Vediamo allora insieme 4 lezioni che noi italiani potremmo imparare dall’ecosistema israeliano.

    Quando si parla di tecnologia all’avanguardia, di startup di successo o di dispositivi intelligenti, spesso si pensa e si fa riferimento alla fervente Silicon Valley, soprannome dato alla porzione meridionale della Bay Area di San Francisco, nella parte nord della California. Esiste, però, dall’altra parte del mondo, un altro luogo noto per l’aggettivo “Silicon” che pur essendo collocato a centinaia di chilometri di distanza, concorre con la celebre valle americana.

    Si tratta della Silicon Wadi, e si trova in Israele, più precisamente nei dintorni di Tel Aviv – Wadi, infatti, in ebraico significa valle.

    Oggi, la Silicon Wadi risulta essere uno dei distretti mondiali con la maggiore concentrazione di startups e di aziende tech – ad oggi si contano quasi 8.000 startups attive in Israele, la maggior parte ha sede a Tel Aviv. Nonostante queste cifre siano già abbastanza impressionanti, ciò che fa ulteriormente riflettere è la rapidità con la quale la Silicon Wadi è cresciuta ed ha continuato ad espandersi. Nata solamente negli anni ‘60 e cresciuta esponenzialmente grazie, soprattutto, agli incentivi statali ricevuti a partire dagli anni ‘90, l’industria tech israeliana oggi è una tra le più promettenti a livello mondiale.

    I dati e numeri dell’ecosistema hi-tech italiano, purtroppo, sono ancora molto lontani dal competere con quelli israeliani. Le startup hi-tech italiane stanno, infatti, ancora muovendo i primi passi sia per quanto riguarda le possibilità di innovazione sia per ciò che concerne la capacità di attirare effettivi finanziamenti.

    Nonostante, infatti, il numero di aziende sparse sul territorio nazionale sia promettente – ad oggi ve ne sono più di 7mila – il vero tasto dolente è rappresentato dalle dimensioni della maggior parte di esse e dai principali settori nei quali queste aziende operano. Tra le 7mila aziende italiane, infatti, sono pochissime quelle che presentano un fatturato degno di nota e meno di una su tre startup sono attive nella produzione di software e nell’informatica. I problemi principali annessi all’ecosistema startup italiano sembrano quindi essere legati alla crescita e all’innovazione. L’ecosistema hi-tech israeliano può diventare quindi uno spunto di riflessione e, magari, anche un esempio per l’ancora giovane industria tecnologica italiana.

    silicon wadi startup tel aviv israele

    Ecco quindi, di seguito elencate, 4 preziose lezioni che l’Italia può imparare dall’industria hi-tech israeliana:

    1 – Nessuna circostanza esterna, di qualunque entità essa sia, deve essere considerata motivo di interruzione

    Durante la vasta esplosione tecnologica israeliana che ha caratterizzato i due decenni appena trascorsi, il paese è stato tormentato da una situazione socio-politica del tutto avversa – attacchi terroristici e conflitti politico-militari sono infatti all’ordine del giorno in queste terre.

    È stato, ed è tuttora, indispensabile che tutto proceda nella norma anche e, a maggior ragione, durante momenti altamente critici come questi. Nello specifico, durante i numerosi conflitti in Israele, gran parte delle nascenti startup israeliane si sono viste privare di figure chiave all’interno dell’azienda, essendo questi ultimi chiamati a prestare servizio militare. Tuttavia, questi due decenni di instabilità socio-politica, hanno portato ad una crescente innovazione ed aumento di capitali investiti che hanno ecceduto un miliardo di dollari per trimestre. Inoltre, la costante paura causata dalle tensioni militari in atto, ha contribuito a creare una mentalità fondata sul “carpe diem” che influenza l’atteggiamento collettivo nei confronti della vita e che spiega la maggiore predisposizione al rischio, tipica degli israeliani, sia sul mondo del lavoro che nella vita privata.

    Morale della favola: considerare qualsiasi sfida come fonte di motivazione, non come un’occasione per gettare la spugna. So che suona scontato e più facile da dirsi che a farsi, ma è una lezione che spesso si dimentica con troppa facilità.

    2 – Ricaricare le batterie è una necessità, non un lusso

    Lo stereotipo dell’italiano all’estero è spesso costruito intorno alla capacità di godersi a pieno le proprie giornate, facendo passare l’aspetto lavorativo in secondo piano rispetto all’amore per il buon cibo, il caffè ed il calcio. Se, da una parte, è dura contraddire lo stereotipo dell’italiano che  apprezza le piccole gioie della vita, dall’altra mi riesce difficile pensare all’Italia come un paese che “non lavora abbastanza”. Lo stacanovismo sul lavoro in Italia è di casa, sia quando si tratta di far funzionare aziende di una certa entità, sia quando è necessario impiegare tutte le forze in campo per far muovere i primi passi ad una nascente startup. Questo porta, molto spesso a lavorare più del dovuto, dimenticandosi del vero senso della domenica per esempio, come giorno di riposo, o delle altre festività nelle quali si dovrebbe semplicemente imparare a staccare la spina per qualche giorno.

    Nella cultura ebraica d’Israele, tuttavia, il riposo non è un lusso che solo in pochi si possono permettere, ma una regola che viene rispettata collettivamente. Lo Shabbat – ovvero le 25 ore che vanno dal tramonto del venerdì fino a alla sera del sabato – in Israele viene da tutti, religiosi e non, rispettato come un vero e proprio giorno di riposo ed è difficile trovare qualche azienda aperta durante queste ore “sacre”. Lo stesso vale per le principali festività ebraiche, che vengono considerate un’importante occasione per passare del tempo con la propria famiglia, lontani il più possibile dal lavoro. Il riposo “forzato”, secondo la mentalità israeliana, favorirebbe un’aumentata produttività sul lavoro, poiché si sa che le soddisfazioni nella vita privata hanno un’enorme influenza su creatività ed ingegno nella vita professionale.

    3 – Ogni voce è importante

    L’Italia è, tuttora, fondata su solide strutture burocratiche che ne determinano l’organizzazione sociale e politica. Lo stesso vale per le aziende che in Italia, per la maggior parte, sono ancor oggi fortemente strutturate e fondate su protocolli formali. L’ecosistema hi-tech Israeliano, però, ci insegna che per abbattere ostacoli di tipo burocratico, bisogno innanzitutto alleggerire le strutture interne all’azienda. Le startup israeliane, infatti, si caratterizzano per l’essere il meno strutturate possibile – anche se, ovviamente, una struttura base è necessaria per definire funzioni e ruoli – ed il meno dipendenti possibile da protocolli burocratici e formalità.

    Oltre ad avere un’organizzazione interna più semplificata, le startup israeliane spronano ciascun collaboratore a dare voce alle proprie idee, anche nel caso in cui le opinioni di quest’ultimi dovessero essere in contrasto con quelle di manager aziendali o di collaboratori che si trovano in posizioni di livello più alto rispetto alla loro.

    Questo tipo di cultura, meno gerarchica e più terra-a-terra rispetto a quella italiana, garantisce innanzitutto un contesto lavorativo più armonioso e, inoltre, riduce le probabilità che i dipendenti si astengano dal condividere le loro idee, spesso preziose, per la semplice paura di essere criticati.

    4 – L’unione fa la forza

    Che “l’unione faccia la forza” è un concetto ormai assodato. Il problema legato a quest’idea, però, è che invece di diventare un fatto spesso rimane piuttosto un bel modo di dire. Alcuni appartenenti a determinate culture o paesi sono intrinsecamente più legati l’un l’altro rispetto ad altri nel resto del mondo. Le cause sono molteplici – la loro storia, un senso di patriottismo più consolidato, il sentirsi una minoranza rispetto al resto del mondo, ecc. Purtroppo, in Italia il senso di appartenenza non è così forte come lo è in altre culture e la società tende ad essere per lo più individualistica. Se questo orientamento all’individualismo può giovare ad alcuni aspetti della vita privata, non porta invece beneficio quando influenza il contesto lavorativo. Essere più legati agli altri nella vita privata, ha degli effetti positivi anche sul mondo del lavoro.

    Israele è proprio uno di quei paesi dove i legami interpersonali sono molto forti, innanzitutto nella sfera privata, traducendosi poi in legami lavorativi duraturi. Si dice che ci siano solo due gradi di separazione tra un israeliano ed un altro, e non è una affatto una leggenda. Questi legami consolidati non sono semplicemente dovuti al fatto che Israele sia un paese molto piccolo, ma dipendono in primo luogo dal servizio militare obbligatorio, dove i ragazzi israeliani si trovano a prestare servizio con connazionali provenienti da città e gruppi sociali estremamente diversi. Questo si traduce nella creazione di legami interpersonali tra gruppi sociali totalmente opposti, che si traduce in una minore distanza tra gli individui.

    I legami interpersonali sono alla base di tutto, bisogna semplicemente essere in grado di collegare tutti gli elementi a disposizione se si vuole dare vita a qualcosa di nuovo.

  • Continua la crescita di Comunicatica e Open-Box entra nel gruppo

    Continua la crescita di Comunicatica e Open-Box entra nel gruppo

    Comunicatica continua la sua crescita, il gruppo, fondato a guidato da Jacopo Paoletti, ha annunciato l’ingresso di Open-Box, digital agency toscana specializzata in social media, content e influencer marketing.

    Comunicatica continua la sua crescita, il gruppo, fondato e guidato da Jacopo Paoletti, ha annunciato l’ingresso di Open-Box, digital agency toscana specializzata in social media, content e influencer marketing. Un ingresso importante che significa per il gruppo, con sede a Milano, 1 milione di fatturato e altri 100 clienti portati in dote dall’azienda di Terranuova Bracciolini (AR).

    openbox comunicatica

    La sinergia mira a valorizzare il know-how di Open-Box e allo stesso tempo potenziare l’offerta di Comunicatica nell’ambito del content marketing e, in particolare, dell’attività strategica sui social media. Una sinergia profonda tesa a generare valore condiviso per entrambe le parti. In tal senso va letto l’ingresso di Simone Carusi e Matteo Pogliani, rispettivamente CEO e Digital Strategist di Open-Box, come Partner e Key Figure in Comunicatica. Percorso simile per Jacopo Paoletti, founder e CEO del gruppo, che entrerà in Open-Box come Partner e CMO.

    Comunicatica sceglie quindi la strada della sinergia, della collaboration, parole chiavi che contraddistinguono la strategia aziendale per meglio affrontare le sfide del futuro. Sfide che possono essere affrontate insieme, questo il messaggio.

    Dopo Syncronika, Creact.it, Mobixee, Patrick David e Bit2Be, Open-Box è la sesta realtà che entra nel nostro gruppo – ha dichiarato Jacopo Paoletti – portando in dote alla nostra holding quasi 1.000.000 di euro di fatturato nel 2017, aggiunge oltre 100 nuovi clienti nel portfolio del network e più di 20 persone sono diventate parte del nostro team integrato. Con l’ingresso di Open-Box, Comunicatica consolida anche la sua leadership nel settore, affermandosi come una delle principali agenzie digitali italiane con una vocazione internazionale ed in particolare europea. La nostra holding ora ha 6 società partner e 5 startup partecipate, presenti in 3 Paesi europei e in 8 città, di cui 6 italiane; 10 membri del board, di cui 8 partner, con oltre 60 collaboratori da tutta Europa, e più di 30 solo in Italia.

    comunicatica gruppo

    L’obiettivo di Open-Box per il futuro – racconta Simone Carusi – è continuare la crescita dell’ultimo biennio, rafforzando l’impegno in ambiti che sono sempre più un nostro tratto distintivo. Social media, content e inbound marketing sono per noi priorità, a cui rispondiamo con un miglioramento costante del team sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Un team focalizzato e di alto livello che ci ha permesso negli ultimi anni di lavorare a progetti di grande interesse, dimostrando le nostre capacità. Così come per l’influencer marketing che vede in Matteo Pogliani, nostro strategist, una delle figure più conosciute e preparate sul tema. Anche in tal senso sono molti i progetti chiusi con successo e, soprattutto, numerosi e importanti quelli che si affacciano in questo 2018. L’entrata in Comunicatica ci permette di migliorare e poter affrontare le prossime sfide con ancora più energia e impatto, aprendo le nostre skills a mercati e brand nuovi.

    Una notizia che ci testimonia che il mercato digital italiano è in fermento, in crescita e investe per affrontare sfide sempre più grandi anche all’estero.

  • Una lista di libri di digital marketing, startup e innovazione da regalare (anche) a Natale

    Una lista di libri di digital marketing, startup e innovazione da regalare (anche) a Natale

    Manca ormai pochissimo al Natale e, da sempre, ricevere in regalo dei libri è sempre un’idea molto apprezzata. Abbiamo stilato una lista di libri che ci hanno colpito in questo anno, spaziando dal mobile marketing, al web marketing, alle startup, all’innovazione. Sono 9 (+1) libri tutti da scoprire e da leggere. Vi è poi una special mention che non poteva assolutamente mancare.

    Ormai manca poco al Natale, tempo di regali che fa  sempre piacere ricevere. E siccome manca davvero poco e i ritardatari sono tanti (come chi scrive ad esempio) oggi proviamo a darvi qualche suggerimento. No, non sono gadget particolari, stavolta abbiamo fatto un elenco di libri che più ci hanno colpito durante questo anno. Sono testi che parlano di digital marketing, di mobile, di startup, di personal branding, di innovazione e anche di come affrontare questa era digitale che ci impone ritmi sempre più veloci. Sono 9 testi (+1) a cui vale la pena dedicare del tempo per comprendere, conoscere e affrontare meglio i tempi che stiamo vivendo. E che possono rivelarsi un bel regalo da ricevere.

    libri natale 2017 franzrusso.it [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    too fast to think chris lewis libri natale 2017Il primo libro che vi consigliamo è “Too Fast To Think” di Chris Lewis, il fondatore dell’agenzia di comunicazione Lewis, uscito alla fine dello scorso anno, un testo che ci pone di fronte alla necessità di trovare una dimensione nella quale riuscire a gestire i ritmi, sempre più veloci, che la società di oggi ci impone. Ci sono casi, storie ma soprattutto consigli su come affrontare il lavoro, gestire al meglio il tempo. Il testo ha acuto una ottima accoglienza negli Stati Uniti, ma il consiglio è quello di leggerlo (in inglese) per trovare ispirazioni utili per la vostra attività.

    Su Amazon: Too Fast to Think: How to Reclaim Your Creativity in a Hyper-connected Work Culture

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    sei un genio colletti libri natale 2017A proposito dei tempi che viviamo e di come l’innovazione, il digitale li stiano cambiando radicalmente, allora è il caso di leggere il libro di Giampaolo Colletti, “Sei un Genio! – La rivoluzione degli Artigeni, artigiani e lavoratori delle idee geniali“. E’ un racconto di come l’imprenditorialità di oggi sfrutti l’innovazione per fa fiorire nuove idee. Da leggere.

    Su Amazon: Sei un genio! La rivoluzione degli artigeni, artigiani e lavoratori dalle idee geniali

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    disputa felice libro bruno mastroianniAltro libro che ci sentiamo di suggerire è “La disputa felice” di Bruno Mastroianni. Un libro che abbiamo molto apprezzato (potete leggere recensione e intervista qui). No ci sono tecnicismi particolari, ma solo una buona pratica per conversare e dialogare al meglio sui social media (e non solo) e su come evitare di degenerare in un continuo litigio.

    Su Amazon: La disputa felice. Dissentire senza litigare sui social network, sui media e in pubblico

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    condivide et impera bandiera libri natale 2017Un libro a cui siamo particolarmente affezionati è quello di Rudy Bandiera “Condivide et Impera“. Un libro che, dopo le regole del Digital Carisma, racchiude tutto il pensiero di Rudy, oggi acclamato comunicatore e formatore. Un concentrato di spunti, situazioni e fonti di ispirazione che potranno guidarvi per il nuovo anno che sta per arrivare. Anche questo da avere!

    Su Amazon: Condivide et impera. Convinci con il cervello, persuadi con il cuore e influenza per come sei
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    fai di te stesso un brand scandellari libri natale 2017Altro libro a cui siamo particolarmente legati è “Fai di te stesso un Brand“, uscito nel 2014 (qui l’intervista a Riccardo Scandellari) uscito quest’anno in una nuova edizione più ricca e completamente rivista. A distanza di tre anni, questo si conferma un grande manuale su come costruire il proprio personal branding. Da avere nel 2018 sempre sotto mano!

    Su Amazon: Fai di te stesso un brand. Personal branding e reputazione online

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    people are mediaE’ uscito da poche settimane ma sta già, giustamente, catturando l’attenzione. Si tratta di “People are media – Il Business digitale nell’era dei selfie“, Aldo Agostinelli e Silvio Meazza con la prefazione di Marco Montemagno (qui la recensione). Un viaggio di consapevolezza tra social media, IoT, E-commerce, Big Data, Blockchain, tecnologie che servono per migliorarci. Da leggere!

    Su Amazon: People are media. Il business digitale nell’era dei selfie[divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    sindrome eustachio sideri libri natale 2017Si dice spesso che gli italiani siano un “popolo di santi, poeti e navigatori”. Ma è stato un popolo di innovatori, di grandi innovatori e spesso le loro idee e le loro invenzioni sono ignorate proprio dagli stessi italiani. Il libro di Massimo Sideri, “La sindrome di Eustachio” ci aiuta a ricordare, e a scoprire, tante storie di innovazione e innovatori italiani spesso dimenticati. In quanti sanno che gli occhiali sono un invenzione italiana? Così come il pianoforte, la carta telefonica prepagata, il microchip, il robot? Allora se volete scoprirlo questo piccolo libro vi guiderà alla scoperta.

    Su Amazon: La sindrome di Eustachio. Storia italiana delle scoperte dimenticate [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    mobile marketing carriero libri natale 2017Se è vero, come è vero, che viviamo (anche) l’era del Mobile allora il libro di Cristiano Carriero “Mobile Working, lavorare ovunque in modo semplice e produttivo” è quello che serve per orientarsi al meglio. Un manuale per ottimizzare modi e tempi per lavorare da mobile, con tanti spunti e strumenti che possono esservi di aiuto. Da avere sempre nello zaino.

    Su Amazon: Mobile working. Lavorare ovunque in modo semplice e produttivo [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    nuda verità web marketing gagliardini libri natale 2017Ultimo, ma non certo ultimo, è “La nuda verità sul Web Marketing“, il nuovo libro di Claudio Gagliardini che racconta, senza mezzi termini, cosa sia il web marketing di cui tutti parlano. Partendo da uno scenario digitale ormai sempre più evoluto e innovativo, questo testo diventa quindi una guida per orientarsi nel grande mondo digitale. E’ un testo che si rivolge ai tanti operatori della rete quanto alle aziende che hanno bisogno di capire e comprendere come fare marketing digitale oggi.

    Su Amazon: La nuda verità sul web marketing. Non fa miracoli, non è per tutti, ma a molti ha cambiato la vita [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

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    Special Mention: Veronica Gentili

    facebook marketing plan gentili libri natale 2017In realtà la nostra lista non è completa, anzi. Dei libri menzionati non si può certamente non citare anche il nuovo libro di Veronica Gentili, “Facebook Marketing Plan“, uno dei libri più venduti su Amazon, nella sua categoria. Un manuale per sfruttare al meglio Facebook per la propria strategia di marketing. Un testo da avere sulla propria scrivania nel 2018, tutti i giorni.

    Su Amazon: Facebook marketing plan [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    Ecco, questa è la nostra lista dei libri che ci hanno colpito nel 2017 e che, siamo sicuri, vi accompagneranno anche nel 2018. Sono testi che spaziano dal web marketing, alle startup, all’innovazione, cioè tutto quello che cerchiamo di raccontare ogni giorno. Sono dei perfetti regali di Natale, visto che è ormai alle porte, ma vanno bene per qualsiasi altro giorno perchè utili a capire dove sta andando il mondo.

  • Teamleader Startup Program, il programma gratuito per gestire al meglio la startup

    Teamleader Startup Program, il programma gratuito per gestire al meglio la startup

    Gestire una startup non è facile, gestire le attività che comporta può portare a perdere la bussola del business da attuare. Teamleader Startup Program è un programma di dedicato alle startup che permette l’utilizzo gratuito per 6 mesi dei servizi per gestire fatturazione, clienti, preventivi, progetti. Ecco come richiederlo.

    Sul nostro blog raccontiamo spesso di startup, soprattutto quelle innovative e tecnologiche, e sappiamo bene quali siano le difficoltà e soprattutto le sfide che queste nuove aziende hanno di fronte. Portare avanti una startup non è semplice e spesso il rischio è quello di perdere il filo delle attività d fare perchè sono tante e ne risulta difficile la gestione. Questo succede per tanti motivi, cresce il business legato all’idea di fondo e, contemporaneamente, aumentano le difficoltà nello gestire clienti, fatture, documentazioni varie, gestione dei preventivi, assistenza, gestione di software. Tanti fattori che possono rendere difficile il lavoro e, addirittura, far perdere la bussola del proprio business.

    Se davvero la regola di oggi è quella di semplificare, ossia rendere tutto più semplice senza farsi sopraffare dalle difficoltà sopra elencate, allora è forse il caso di suggerire qualche idea a tutte quelle startup che, forse, un po’ di riconoscono in quelle situazioni.

    teamleader startup program

    Se si vuole semplificare tutto al meglio, il nostro suggerimento è allora quello di provare il “Teamleader Startup Program“, un programma che Teamleader, esperienza di startup a sua volta e che quindi comprende bene tutte le situazioni di “difficoltà legate alla gestione”, ha messo a punto per venire incontro alle startup. Teamleader nasce in Belgio 5 anni fa come startup innovativa e oggi conta oltre 150 dipendenti ed è presente anche in Italia da qualche mese con grande successo (da poco settimane è stata aperta anche una sede in Francia). L’azienda ha creato una piattaforma SaaS (software as a service), che si chiama proprio Teamleader, che di fatto permette la digitalizzazione di tutti quei processi che sono alla base della gestione di un’azienda. All’interno del software si trova un modulo per gestire il CRM, con lo steso software è possibile gestire l’intero ciclo di vendita, gestire i preventivi, la fatturazione, i progetti. E’ quindi un cruscotto di servizi che posso davvero aiutare le aziende a digitalizzarsi.

    Cosa offre il Teamleader Startup Program?

    All’interno di questo programma Teamleader mette a disposizione delle startup:

    • CRM per gestire i clienti, tenere traccia delle comunicazioni e trovare tutte le informazioni che servono in un attimo in modo intuitivo;
    • gestione delle fatture, per evitare pagamenti in ritardo delle fatture, un modulo completamente integrato con il monitoraggio in tempo reale;
    • project planning, per seguire il progetto in tutte le sue fasi, mantenere clienti informati, gestire il team, gestire le scadenze e mantenere sotto controllo il budget;
    • preventivi, per personalizzare i preventivi e lasciar fare i conti a Teamleader. Con questo modulo è possibile creare preventivi digitalmente in modo che i clienti possano visualizzare, stampare, commentare o firmare online. Quindi risparmiare tempo;
    • tickets, con questo modulo sarà possibile gestire l’assistenza dei clienti riuscendo ad offrire il reale supporto di cui hanno bisogno;
    • tracciamento del tempo, come si sa il tempo vola e con questo modulo è possibile ottenere una facile panoramica delle ore lavorate su un progetto, così da fatturarle correttamente e ricevere notifiche automatiche.

    teamleader startup program software

    Come vedete, all’interno di questo programma ci sono tutti i moduli che possono essere di aiuto per le startup. Il programma prevede la possibilità di potervi aderire e utilizzare i moduli gratuitamente per 6 mesi con un accesso fino a 10 utenti. Richiederlo è molto semplice, è sufficiente infatti farne richiesta da questa pagina e una volta ricevuta la mail con le 5 domande sul profilo aziendale, se ritenuti idonei, riceverete l’accesso al Teamleader Startup Program per 6 mesi.

    Dato non irrilevante è che Teamleader si integra benissimo anche in presenza di altri software come Google, Dropobox, iCloud, Mailchimp, Campaign Monitor, Office 365.

    Insomma, il consiglio che possiamo darvi è quello di provare questo programma perchè davvero potrebbe risolvere tanti problemi. E poi, se vi va, raccontateci qual è stata la vostra esperienza.

  • La terza edizione del Premio Cuore Digitale va a Neuron Guard, ma vincono tutti

    La terza edizione del Premio Cuore Digitale va a Neuron Guard, ma vincono tutti

    Neuron Guard si è aggiudicata la terza edizione del Premio Cuore Digitale, iniziativa che quest’anno aveva come tema la scienza e la tecnologia al servizio delle persone raccontate dalle donne. Ma a vincere sono tutte le startup che hanno presentato le loro idee e  i loro dispositivi e vince anche l’associazione che con il presidente Gianluca Ricci lancia l’idea di una “Casa digitale”.

    Il Premio Cuore Digitale cresce e appassiona sempre di più proponendo idee e startup che davvero sono da considerare un vanto per il nostro paese. Il Premio è giunto alla terza edizione ma la qualità delle idee e delle startup viste ieri nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani a Roma è davvero di altissimo livello.

    Ad aprire l’evento è stato il “padrone di casa”, il presidente del Senato Pietro Grasso che si è anche intrattenuto poco prima dell’evento incontrando le startup in lizza per il premio. Grasso ha partecipato con molta emozione è ha tenuto a sottolineare come la tecnologia e l’innovazione oggi siano utili per migliorare la vita dei malati. Queste le parole di Grasso aprendo la terza edizione del Premio Cuore Digitale:

    Hanno tutta la mia ammirazione le donne e gli uomini che mettono al servizio della collettività, in particolare di chi è più fragile – la loro creatività, le loro competenze e il loro ingegno. Grazie al loro impegno, e’ cambiata in meglio la vita di molte persone per le quali sono cadute molte barriere, molti ostacoli prima considerati insormontabili. (…) Sono invenzioni geniali (riferendosi alle startup n.d.r.) che utilizzano la tecnologia per migliorare la vita delle persone che si trovano in situazioni di difficoltà. Ringrazio tutti voi che vi adoperate a migliorare la vita degli altri”.

    cuore digitale pietro grasso

    Il primo premio è andato a Neuron Guard, la startup che ha realizzato un dispositivo che ha realizzato un dispositivo tecnologico che aiuta a ridurre il rischio di danni cerebrali in caso di ictus. E’ una nuova conferma, insieme alle tante ricevute finora anche a livello internazionale, di quanto la tecnologia possa davvero essere di aiuto in situazione impensabili solo fino a poco tempo fa.

    Vince Neuron Guard ma a vincere sono davvero tutte le startup che hanno presentato idee e dispositivi davvero di altissimo livello. Come Robomate, il robot che aiuta i bambini affetti da autismo ad interagire meglio con l’esterno e con gli altri; Endo-Sight, un sistema basato su Realtà Aumentata che aiuta i chirurghi a intervenire con precisione nella rimozione dei tumori; PD Watch, il dispositivo indossabile che aiuta nella diagnosi del morbo di parkinson; e di IntendiMe un sistema basato su tecnologia indossabile che offre un aiuto a tutte le persone che soffrono di disabilità uditiva. Tutte queste startup hanno comunque vinto, per la passione che mettono per realizzare soluzioni davvero utili.

    cuore digitale giusy versace

    Durante la tavola rotonda “Il valore dell’interazione uomo-macchina – le protesi tecnologiche”, moderata dalla giornalista Roberta Ammendola, i ricercatori Lorenzo De Michieli dell’Istituto Italiano di Tecnologia e Daniele Mazzei del “Centro E. Piaggio” dell’Università di Pisa, hanno eseguito la dimostrazione del funzionamento di mani robotiche realizzate grazie alla collaborazione tra i due istituti di ricerca, dimostrazione a cui si è prestata anche l’atleta paralimpica Giusy Versace, madrina della manifestazione. E la Versace, con carisma e passione, ha sottolineato il fatto che oggi l’innovazione deve essere attenta alle persone e deve essere più diffusa, invitando a creare spazi di confronto tra startup, aziende, istituzioni e associazioni.

    cuore digitale gianluca ricci

    In apertura del premio, subito dopo Grasso, era stato proprio Gianluca Ricci a parlare di “Casa digitale”, richiamando il nostro paese ad uno scatto culturale:

    La cultura in Italia negli ultimi anni ha passato diverse fasi, sono nate nel tempo la Casa del Cinema, la Casa dell’Architettura, la Casa della Musica; è il momento di far nascere una Casa del Digitale. erve un luogo comune che favorisca l’incontro tra i giovani talenti, le aziende, le istituzioni, la stampa e la cittadinanza, un luogo dove i problemi e i bisogni reali delle persone possano trovare nell’innovazione tecnologica una soluzione concreta, per far sì che la smart city, di cui tanto si parla, possa diventare una città realmente inclusiva, una città per tutti”.

    E la terza edizione del premio Cuore Digitale è stata molto seguita sui social media. Grazie a Talkwalker abbiamo potuto rilevare 980 risultati da 221 autori unici, con una reach di 14,5 milioni e un coinvolgimento netto di 1.600 utenti. Interessante notare come le fasce di età più coinvolte siano state quelle tra i 25 e i 44 anni.

    C’è davvero voglia e interesse a condividere innovazioni e tecnologie che siano utili a tutti, senza alcun tipo di distinzione e Cuore Digitale ne è la dimostrazione chiara.

    Qui trovate una gallery con le foto dei protagonisti del premio.

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