Autore: Franz Russo

  • Jack Dorsey: il modifica tweet sarà possibile entro massimo 30 secondi

    Jack Dorsey: il modifica tweet sarà possibile entro massimo 30 secondi

    In una intervista con Joe Rogan, molto conosciuto per i suoi podcast, Jack Dorsey ha parlato della possibile introduzione del modifica tweet, funzionalità molto richiesta dagli utenti. Il fondatore di Twitter, a distanza di più di due anni, affronta il tema della possibilità di modificare un tweet, sostenendo che Twitter ci sta lavorando lasciando all’utente una finestra di 5-30 secondi per modificare il contenuto.

    Non è la prima volta che Jack Dorsey parla del modifica tweet, la funzionalità più richiesta dagli utenti degli ultimi anni. Nel 2014 qui dal nostro blog lanciammo #modificatweet proprio per sensibilizzare Twitter a prendere in considerazione una opzione che potrebbe otrnare utile per una piattaforma come è Twitter. All’interno di una intervista con Joe Rogan, molto conosciuto per il suo format The Joe Rogan Experience su YouTube, il fondatore ha risposto alla domanda sul tema e stavolta, a differenza di quelle più recenti, ha risposto fornendo qualche dettaglio utile. Segno che qualcosa di concreto sta cominciano a prendere forma.

    Prima val la pena ricordare che Dorsey già alla fine del 2016, quando si rivolse direttamente agli utenti dalla piattaforma, disse che si stava lavorando sul modifica tweet. Solo che poi non se ne è fatto mai nulla. Dalla conversazione che si generò in quel’occasione, venne fuori la possibilità di lasciare aperta l’opzione del modifica tweet, ma solo per un periodo ristretto. Non vi furono però altri dettagli.

    Ebbene, a Joe Rogan il fondatore di Twitter ha spiegato che in effetti si sta lavorando sulla possibilità del modifica tweet ma solo entro un periodo molto ristretto. Lo stesso Dorsey ha indicato che questo periodo potrebbe andare da un minimo di 5 secondi ad un massimo di 30. “Un periodo più lungo potrebbe portare a cambiare il senso del contenuto originale”.

    jack dorsey modifica tweet

    Per chi segue questo tema da un po’, questa posizione quindi non è nuova. Sempre alla fine del 2016 emerse l’intenzione di introdurre la possibilità di modificare in contenuto, ma di limitarla al fine di non modificare quello che era il contenuto originale.

    https://www.youtube.com/watch?v=_mP9OmOFxc4

    Ed è la stessa posizione che Jack Dorsey ha assunto di fronte a Joe Rogan, giustificandola per il fatto che lui, e gli altri co-fondatori, ha dato vita a questa piattaforma ispirandosi agli SMS. Di fatto, non contemplando una funzionalità per cambiare il contenuto. “Una volta che si invia un tweet questo non è più modificabile, come succede per gli SMS“.

    Nella sua conversazione con Rogan, Jack Dorsey ha in effetti spiegato che si è arrivati ormai ad un punto in cui il modifica tweet deve essere introdotto, senza per questo snaturare la piattaforma. Dorsey ha fatto l’esempio di come Twitter sia perfetto per raccontare in modalità live una partita di basket, dove, in quel contesto, bisogna essere veloci e anche “crudi” e dinamici; diverso è il caso in cui si vuole usare Twitter per fare una dichiarazione ufficiale, “in quel caso c’è bisogno di più tempo e no si riesce ad essere molto dinamici“.

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    Ecco come sarà Twitter con le nuove funzionalità

    Quello che si può trarre da questa conversazione è che Jack Dorsey finalmente affronta il tema in maniera più seria, solo qualche settimana fa, presentando il lancio di un test pubblico su nuove funzionalità che verranno presto introdotte sulla piattaforma, Sara Haider, responsabile di prodotto di Twitter, aveva escluso questa possibilità.

    Nel 2017 Twitter, nella speranza di rendere la piattaforma più coinvolgente, decise di passare dagli storici 140 caratteri ai 280 caratteri. Solo che l’effetto poi si è rivelato praticamente nullo.

    Di recente Twitter ha migliorato ancora la versione desktop che pian piano viene rilasciata a tutti gli utenti.

    Ad essere sinceri, l’idea di introdurre una finestra di tempo ridotta per modificare il tweet non dispiace, se ci pensate non è una cattiva idea. E’ sicuramente equilibrata, perché soddisfa chi, come noi, vuole introdurre il modifica tweet, e chi, come tanti, è restìo in quanto ritiene che questo possa modificare il contenuto originale. Il problema è che una finestra di 5-30 secondi è molto ridotta, forse un minuto sarebbe meglio (60 secondi non sono tantissimi eh).

    Ora non ci resta che aspettare, stavolta con un pizzico di speranza in più.

  • Twitter sospende l’accesso API a tre app di follow/unfollow per spam

    Twitter sospende l’accesso API a tre app di follow/unfollow per spam

    Il fenomeno “follow/unfollow” è molto diffuso sui social media e sicuramente Twitter non è da meno. La piattaforma guidata da Jack Dorsey ha deciso di fare molto sul serio contro lo spam e ha deciso di revocare l’accesso API a tre app: ManageFlitter, Statusbrew e Crowdfire.

    Il fenomeno follow/unfollow è forse uno dei più fastidiosi che riguardano alcune piattaforme in particolare, come ad esempio Instagram e Twitter. Ma, mentre Instagram deve ancora muoversi nella direzione di regolare non solo questo fenomeno del “seguimi-ti seguo-non ti seguo più” ma più in generale il fenomeno dei tanti servizi bot che alimentano solo spam, Twitter invece già da qualche mese ha iniziato a fare sul serio nel contrastare spam e anche il fenomeno degli account fake e bot. Ora la piattaforma guidata da Jack Dorsey fa un passo avanti in più.

    twitter api app

    Come notato da Matt Navarra, e ripreso inizialmente da TechCrunch, Twitter ha deciso di bloccare l’accesso API a tre applicazioni in particolare che permettevano di gestire questo fenomeno del “follow/unfollow”, a pagamento, e stiamo parlando di:

    ManageFlitter: applicazione premium da 12 a 49 dollari al mese, che offre la funzionalità di gestire e monitorare il flusso dei propri follower e di seguire quelli più interessanti in base ad argomenti specifici.

    Crowdfire, applicazione che in passato ha già avuto altri problemi con Twitter, propone agli utenti una modalità a pagamento che, tra le altre cose, permette di gestire e monitorare la propria base utenti. Il fondatore, Nischal Shetty, ha fatto presente a Twitter di aver avuto l’approvazione della funzionalità alla fine del 2017. L’app ha emanato un breve comunicato dove sostanzialmente dice di aver avuto la sospensione da parte di Twitter senza alcun preavviso. Intanto dall’account ufficiale si invita gli utenti a segnalare a @Twitterdev di risolvere il problema.

    Statusbrew, altra applicazione che offre un servizio “follow/unfollow”, forse meno nota ai più. A pagamento, da 25 a 416 dollari mensili, questa app permette anche di controllare la propria base utenti. A differenza degli altri due casi, la società ha pubblicato un post in cui recrimina l’adeguatezza del servizio alle condizioni di Twitter, lamentando, per certi versi, un cattivo utilizzo del servizio da parte degli utenti. Non proprio il massimo.

    Le regole di Twitter contro follow/unfollow

    Ma perchè Twitter decide di revocare l’accesso API a queste applicazioni?

    Semplicemente attenendosi a quelle che sono le condizioni della piattaforma per gli sviluppatori di applicazioni e servizi per la piattaforma, “Developer Agreement and Policy”. In pratica, su Twitter non sono permessi i tweet e i DM automatici, quelli che si usano per il benvenuto dopo aver seguito una persona, sono proibiti dalle regole sui servizi in automazione, Automation Rules. Ancora, non è consentito il rapido “follow/unfollow”, seguire e smettere di seguire in maniera veloce e massiccia non è consentito dalle regole di Twitter, farlo in maniera aggressiva, come spesso avviene purtroppo, viene interpretato da Twitter come una violazione.

    Insomma, il principio per Twitter è quello di intervenire alla radice, ossia individuare quelle applicazioni che permettono quel tipo di servizio e stopparlo, perchè, appunto viola le regole. Di fatto, mettendo a disposizione un servizio come questo agli utenti, nella maggior parte dei casi scatta quasi in automatico il “follow/unfollow” compulsivo. Perchè la motivazione di questi utenti non è quella di utilizzare le piattaforme come Twitter per stringere relazioni e condividere informazioni utili per la propria area di interesse, no. Obiettivo diventa solo quello di accrescere il proprio ego alimentando in maniera subdola la propria base utenti.

    E’ chiaro che dopo Twitter ci si aspetta che anche Instagram cominci a prendere sul serio questo fenomeno.

  • L’Italia Digitale del 2019, con 35 milioni di utenti sui Social Media

    L’Italia Digitale del 2019, con 35 milioni di utenti sui Social Media

    Puntuale come sempre, arriva il resoconto di We Are Social che ci offre una bella panoramica, digital e social, sul nostro paese. Tanti i dati interessanti, come quello relativo alla popolazione italiana sui social media che è di 35 milioni di utenti, in crescita di circa il 3% rispetto allo scorso anno. In leggero calo il tempo speso sui social media ora di 1 ora e 51 minuti. WhatsApp scalza Facebook in termini di utilizzo.

    E arriva, puntuale come sempre, lo studio Digital 2019 di We Are Asocial, insieme a Hootsuite, una delle indagini globali più complete molto attese per la ricchezza di informazioni che offre. Come sempre facciamo, essendo un documento molto ampio, e dettagliato, qui vogliamo fornirvi quelle che per noi sono i dettagli più interessanti che riguardano l’ampio panorama dedicato all’Italia. Ci concentreremo quindi molto nell’osservare come è cambiato in un anno l’atteggiamento degli utenti italiani verso i social media, che restano comunque sempre molto amati

    Iniziamo subito col dire che, come già sottolineato in altre occasioni, è cresciuta la penetrazione internet nel nostro paese nel 2018, anche se, a guardare anche questi dati, i numeri forniti da più parti sono un po’ discordanti. In ogni caso, va sottolineata questa crescita che, se guardata da certi punti di vista, è ancora molto lontana rispetto ad altri paesi del nord Europa. Lo studio in questione riporta una popolazione italiana Internet di 54,8 milioni di italiani, con una penetrazione del 92%. Un dato che va molto oltre rispetto a quello fornito da Agcom e da Audiweb che restano intorno al 71% di penetrazione con una popolazione internet intorno a 41/42 milioni di utenti.

    utenti internet italia 2019

    Dal punto di vista della frequenza, l’88% della popolazione si connette a Internet ogni giorno, mentre l’11% lo fa solo una volta alla settimana. E cosa fanno gli utenti su Internet? Il 92% guarda contenuti video; dato interessante il 16% dichiara di connettersi a Internet per giocare e l’11% per guardare altri che giocano. Il 30% degli utenti internet italiani dichiara di servirsi della ricerca vocale, fenomeno che vedremo prendere piede sempre di più nel nostro paese. Curioso il dato relativo al “ride hailing”, ossia la ricerca di un’auto o di un’auto con conducente, ne fa uso il 3,8% della popolazione internet.

    I Social Media in Italia, nel 2019

    Ma vediamo ora la parte che sicuramente interessa di più e che tutti attendevano ed è la parte dedicata ai social media in Italia. Sono dati che ci accompagneranno lungo tutto il 2019, anche se, come sempre facciamo qui sul nostro blog, cerchiamo di integrarli nel corso dell’anno con altri dati che vengono aggiornati man mano.

    utenti social media italia 2019

    Iniziamo col dire che, rispetto allo scorso anno, la popolazione italiana sui social media cresce ed arriva ad essere di 35 milioni di utenti. Anche se, va detto, cresce ma solo in misura modesta: solo il 2,9%, vale a dire 1 milione di utenti in più (il 59% della popolazione internet). Dato interessante che volevamo segnalare è che di 1 milione cresce anche la popolazione social media italiana da mobile, nel 2018 erano 30 milioni, adesso sono 31 milioni.

    utenti social media piattaforme tempo italia 2019

    Ma media delle piattaforme social media usate dagli utenti italiani è di 7,4 per persona e solo l’11% usa questi strumenti per lavoro. Il tempo medio trascorso sui social media dagli utenti italiani è leggermente in calo rispetto allo scorso anno. Il dato aggiornato riporta un tempo media di 1 ora e 51 minuti, mentre il tempo medio registrato lo scorso anno era di 1 ora e 53 (dato a sua volta in calo rispetto all’anno precedente). Il dato si spiega, forse, per il fatto che gli utenti adesso hanno a disposizione più piattaforme su cui suddividere il loro tempo a disposizione. Ma si parla sempre di circa due ore di media al giorno.

    E adesso vediamo quali sono queste piattaforme su cui gli italiani trascorrono circa 60 ore al mese.

    utenti social media piattaforme italia 2019

    Il grafico che vediamo ci mostra subito una novità rispetto allo scorso anno, e cioè che al secondo posto WhatsApp scalza addirittura Facebook. Stiamo parlando delle piattaforme più usate, non sorprende quindi questo dato. La piattaforma più usata dagli italiani resta, anche rispetto al dato dello scorso anno, sempre YouTube e dimostra pienamente il dato di cui parlavamo prima, cioè del fatto che il 92% degli italiani su internet guarda contenuti video.

    Un balzo in avanti lo fa registrate anche Instagram, e restiamo sempre nella grande famiglia Facebook, che rispetto allo scorso anno supera Messenger, 55% contro 54% in termini di utilizzo.

    Ma il salto più interessante, conoscendo bene la storia di questa piattaforma, lo fa registrare Twitter che in un solo anno, sempre in termini di utilizzo, si porta alle spalle di Messenger. Un dato incoraggiante questo per la piattaforma da 280 caratteri che nelle ultime settimane ha avviato un ampio processo di aggiornamenti, la maggior parte dei quali sono tuttora in fase di test per un pubblico ristretto. Vedremo poi il prossimo anno se queste innovazioni sulla piattaforma otterranno l’effetto sperato, cioè quello di aumentare la base utenti e anche in coinvolgimento sulla piattaforma.

    Alle spalle di Twitter troviamo LinkedIn che recupera terreno rispetto a Skype. Interessante il balzo in avanti di Pinterest che cresce in termini di utilizzo in un anno del 9%, un dato questo che è molto in linea con quanto rilevato di recente dall’Osservatorio dell’Agcom. Dietro resiste anche Snapchat che si piazza davanti a piattaforme che non erano menzionate lo scorso anno come WeChat, Twitch, Badoo, Reddit e Viber.

    Avrete certamente notato l’assenza di Google + che è ormai prossimo alla pensione, infatti la notizia è che dal prossimo 2 aprile di quest’anno la piattaforma non sarà più attiva.

    audience utenti social media italia 2019

    Qualche parola, in chiusura di questo nostro commento allo studio di We Are Social, e Hootsuite, Digital 2019, è dedicata a questa slide che non era presente lo scorso anno e che, siamo sicuri, interesserà molto i marketer che stanno leggendo questo post. Riguarda l’audience delle singole piattaforme più usate, un dato che torna utile a chi deve programmare delle campagne e studiare strategie social. Da un primo sguardo, come ovvio sono dati interessanti, all’interno dello studio trovate poi una panoramica molto più dettagliata che vi consigliamo di consultare e conservare. Come potete notare per Facebook e Instagram i dati che altre agenzie o enti hanno fornito corrispondono all’audience rilevata anche da questo studio, notate come la presenza maschile femminile sia quasi in parità sulle due piattaforme. Ci incuriosisce, invece, il dato relativo a Twitter che viene dato qui con una audience di 2,35 milioni di utenti, molto al di sotto di quanto rilevato di recente anche da Agcom che da una audience almeno quattro volte più ampia. E qui viene registrata una presenta maschile superiore a quella femminile, 68% contro il 32%, etichettando quindi Twitter come una piattaforma preferita dagli utenti uomini. Se questo è vero, non convince l’audience e non convince nemmeno la distribuzione tra maschi e femmine. Il grosso problema è che non vi è modo di stabilire, in questo caso, quali siano dati che possano avvicinarsi al dato reale, soprattutto perchè Twitter non ha mai fornito un dato relativo agli utenti registrati più dettagliato. Anche perchè l’advertising per Twitter risulta ancora un punto debole.

    Interessante, e molto, il dato relativo a LinkedIn con una audience di 12 milioni, dato il linea anche con quelli di Agcom, con una presenza maschile del 53% e femminile del 47%.

    Ecco, queste le nostre considerazioni su Digital 2019 che vi consigliamo di scaricare e consultare. E ci piacerebbe sapere cosa ne pensate, lasciate quindi un commento qui in basso oppure partecipate alle conversazioni sui nostri canali social.

  • Instagram Stories, sono 500 milioni gli utenti attivi al giorno

    Instagram Stories, sono 500 milioni gli utenti attivi al giorno

    Instagram Stories continua a crescere e, ad oggi, sono 500 milioni gli utenti che usano la modalità di contenuto effimera ogni giorno, la metà di Instagram. Il dato è in crescita dai 400 milioni del mese di giugno del 2018. E poi ci sono oltre 2 milioni di inserzionisti che sfruttano le Stories.

    Instagram Stories continua a crescere, la modalità di contenuto effimera, lanciata nel 2016, piace sempre di più agli utenti e, anche, agli inserzionisti. Dall’ultima trimestrale, secondo quanto dichiarato anche dal fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, che detiene la proprietà di Instagram, gli utenti attivi al giorno che usano le Stories sono ad oggi 500 milioni, la metà degli utenti di Instagram. Quindi 1 utente su 2 della piattaforma usa la modalità di contenuto effimero. Ma altro dato molto interessante è che ci sono 2 milioni di inserzionisti che utilizzano le Stories come parte delle loro strategie. Un concetto che ha una sua logica, anche perchè lo steso Zuckerberg su questo ha puntato molto.

    Un dato che, se ci pensate, per il principio dell’ecosistema sempre molto care a Zuckerberg, torna anche utile a Facebook stessa sotto forma si Stories che potrebbero essere condivise anche sulla piattaforma madre. E’ il caso, forse, che le aziende comincino a considerare perchè gli utenti apprezzano e anche per il fatto che Facebook continua a mantenere questa modalità sempre molto aggiornata. E gli utenti apprezzano.

    instagram stories 500 milioni utenti giorno

    E’ chiaro, con questi dati, che Facebook con le Instagram Stories ha vinto la sua battaglia con Snapchat che vive adesso una fase di difficoltà, alla ricerca di un nuovo assetto, anche interno vista la fuga di manager chiave dalla società.

    Per completare il quadro dei contenuti effimeri, Instagram Stories è ormai la modalità più usata al giorno, lo abbiamo detto, con 500 milioni di utenti al giorno; seguono poi gli Status di WhatsApp con oltre 450 milioni di utenti; poi gli oltre 300 milioni di utenti delle Facebook Stories; e, infine, Snapchat, con poco oltre i 200 milioni di utenti.

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    Facebook cresce ancora, nonostante un anno turbolento

    Sempre restando sul tema delle Stories, Zuckerberg, rispondendo alle domande dopo la presentazione dei dati dell’ultima trimestrale, ha anticipato che si sta lavorando su nuove opzione di condivisione privata e che Instagram avrà nuove funzionalità in ottica di e-commerce e shopping.

    instagram stories 500 milioni

    Mark Zuckerber ha anticipato anche altre cose interessanti. E cioè: l’effimero e la crittografia saranno aggiunti ad altre funzionalità rivolte alla sicurezza e alla privacy; Messenger e WhatsApp saranno sempre più il cuore della messaggistica di Facebook e diventeranno sempre più nuove esperienze sociali; i pagamenti di WhatsApp si estenderanno presto in altri paesi, ma non ci sono dettagli da questo punto di vista; i gruppo saranno sempre più una parte importante di Facebook; Facebook Watch sarà sempre più mainstream; la realtà aumentata sarà sempre più potenziata e in primavera verrà lanciato Oculus Quest.

  • Facebook cresce ancora, nonostante un anno turbolento

    Facebook cresce ancora, nonostante un anno turbolento

    I dati dell’ultima trimestrale di Facebook ci dicono che l’azienda di Mark Zuckerberg è in salute. I ricavi fanno registrare un altro record a 16,9 miliardi di dollari, negli ultimi tre mesi dell’anno, e 55,8 miliardi nel 2018, con una crescita del 37%. Cresce anche la base utenti, ora 2,32 miliardi, in crescita del 9% in un anno. Tutto questo nonostante gli scandali legati alla privacy e alle fake news.

    In molto si aspettavano dei contraccolpi in relazione ai dati dell’ultima trimestrale di Facebook, quella relativa agli ultimi tre mesi del 2018, con un riepilogo di tutte le attività dello scorso anno. Eppure, nonostante lo scandalo Cambridge Analytica, nonostante il fenomeno delle fake news che ha tenuto banco anche tutto il 2018, gli investitori ancora credono in Facebook, e questo è un dato evidente. E anche gli utenti. Se si guardano i dati, è tutto più chiaro. Anche se adesso, come avrete certamente saputo, si accende un nuovo focolaio di polemiche legato all’app Facebook Research, per iOS e Android, che in pratica veniva utilizzata per sapere i dati degli utenti più giovani dietro il pagamento di 20 dollari. Apple si è affrettata ad eliminare subito l’app dal suo market, ma sembra che sia attiva ancora su Android (da una nostra verifica però non risulta).

    Dal punto di vista dei ricavi, Facebook fa registrare un altro record negli ultimi tre mesi del 2018 arrivando a realizzare 16,9 miliardi di dollari di ricavi, di cui 16,64 legati all’advertising, ovviamente il core business di tutta la piattaforma. E rispetto alla trimestrale precedente, il dato è in crescita di ben il 42%. Nel 2018 i ricavi sono stati 55,8 miliardi di dollari, in crescita del 37% rispetto all’anno precedente.

    facebook trimestrale 2018

    Gli utili realizzati da Facebook nell’ultima trimestrale ammontano a 6,88 miliardi, in crescita rispetto alla trimestrale precedente del 61%. E crescono quindi anche gli utili del 2018 arrivati ad essere 22,11 miliardi di dollari, in crescita, rispetto al 2017, del 39%. Sono numeri che battonno le attese degli analisti finanziari che in borsa producono un effetto molto positivo per il colosso di Menlo Park che arriva a chiudere con +4,3%, nel trending regolare, raggiungendo anche +11% nell’after hours.

    I ricavi dal mobile advertising per Facebook rappresentano il 93% sul totale, in crescita dell’89% rispetto allo stesso periodo del 2017.

    Insomma, sembra che gli scandali del 2018 non abbiano minimamente scalfito il business di Facebook che va a gonfie vele.

    E cresce anche la base utenti, nonostante nel 2018, come raccontato anche qui sul nostro blog, si sia registrato il fenomeno di un lento e costante allontanamento della base utenti più giovane con un avvicendamento e una crescita della base utenti più matura. Nel complesso, la base utenti mensile di Facebook cresce del 9% in un anno, arrivando ad essere 2,32 miliardi. E cresce anche la base utenti giornaliera, +9% in un anno, anche in questo caso, 1,52 miliardi di utenti.

    https://twitter.com/jacknicas/status/1090724077143248897

    Facebook cresce nonostante tutto e niente sembra deviare la sua strada. Neanche le notizie sempre più insistenti dell’esistenza sulla piattaforma di 116 milioni di account fake e di 255 milioni di account duplicati, come affermato via Twitter da Jack Nicas del New York Times.

  • WhatsApp e Messenger, sono 100 miliardi i messaggi inviati al giorno

    WhatsApp e Messenger, sono 100 miliardi i messaggi inviati al giorno

    Durante l’audizione alla Camera sul 5G e i Big Data, Laura Bononcini, Responsabile Relazioni Istituzionali per il Sud Europa di Facebook, ha dichiarato che ogni giorno su WhatsApp e Messenger, le due app di messaggistica di casa Facebook, vengono inviati qualcosa come 100 miliardi di messaggi.

    WhatsApp e Messenger sono le due app di messaggistica tra le più usate, anche in Italia. Anzi, WhatsApp, come ricordavamo qualche giorno fa, è stata l’app più scaricata della famiglia Facebook nel 2018. Sembrano cose ovvie, ma c’è un dato che ci mostra come davvero queste due app siano sempre più apprezzate, anche dagli utenti italiani, che mostrano una certa preferenza per l’app verde. L’elemento in più che scopriamo oggi è che dalle due app vengono inviati 100 miliardi messaggi al giorno, una enormità. Stiamo parlando di 4.167 messaggi all’ora. A dare questo dato è stata Laura Bononcini, Responsabile Relazioni Istituzionali per il Sud Europa di Facebook, in occasione dell’audizione alla Camera sul 5G e sulla gestione dei Big Data, a cui era convocata anche Google.

    whatsapp messenger 100 mila messaggi

    “Abbiamo visto un trend negli ultimi mesi legato al fatto che la messaggistica è sempre più usata e sempre più al centro delle piattaforme”, ha dichiarato la Bononcini, riferendosi alle indiscrezioni riportate nei giorni scorsi dal New York Times riguardo un’integrazione tra Facebook e le altre app di sua proprietà, cioè Instagram, WhatsApp e Messenger. “Stiamo riflettendo sullo scambio potenziale e l’interoperabilità e stiamo studiando la possibilità di estendere la crittografia di WhatsApp a Messenger”, ha sottolineato.

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    Facebook prevede l’integrazione tra Instagram, WhatsApp e Messenger

    E proprio riguardo all’integrazione tra le app, in special modo riguardo a Facebook e WhatsApp, Laura Bononcini ha detto che “su ordine dei Garanti Ue abbiamo interrotto gli scambi e le informazioni ai fini di advertising”. Ricorderete quante polemiche generò lo scambio di informazioni tra le due app a scopo pubblicitario.

    L’occasione dell’audizione di Facebook non poteva non toccare anche il tema delle elezioni europee. Come sappiamo, Facebook ha intenzione di dare una stretta sulle regole che riguardano le inserzioni politiche in campagna elettorale, tra l’altro proprio ieri a annunciato il lancio di una serie di strumenti entro la fine di marzo. “Tutti gli annunci elettorali saranno raccolti in un archivio pubblico dove verranno conservati per 7 anni e per coordinare le attività apriremo a breve a Dublino un centro operativo dedicato all’integrità delle elezioni”, ha spiegato. “Tutti coloro  che vorranno promuovere pubblicità sul social relative ad un partito, candidato, o ad un tema rilevante per la campagna elettorale dovranno essere sottoposti ad una procedura di autorizzazione e sugli annunci stessi verrà evidenziato da chi sono stati finanziati”.

    Laura Bononcini ha poi dichiarato che Facebook “userà l’intelligenza artificiale in ambito elettorale per rimuovere i profili falsi”, un elemento che ci are altrettanto importante.

  • Apple FaceTime, un bug trasformava l’iPhone in una cimice

    Apple FaceTime, un bug trasformava l’iPhone in una cimice

    Sta facendo molto discutere il bug rilevato all’interno dell’app FaceTime, per iPhone, che trasformava il dispositivo in una vera e propria cimice. Dei cybercriminali potevano attivare una chiamata e avere subito accesso al microfono per ascoltare tutto, anche prima che la telefonata venisse effettuata. Apple ha annunciato un aggiornamento dell’app che dovrebbe risolvere il problema.

    Il bug rilevato al’interno dell’app FaceTime di Apple sta facendo molto discutere, anche per il fatto che il bug è molto inquietante. Attraverso questa vulnerabilità, il dispositivo si trasformava in una vera e propria cimice, senza che l’utente se ne accorgesse. Gli utenti Apple conoscono bene FaceTime, l’app di conferencing che permette di effettuare chiamate e video chiamate tra più utenti. Attraverso questo bug, ed è questo l’elemento che rende tutto più inquietante, dei cybercriminali potevano attivare una chiamata di gruppo a cui aggiungere poi nuovi utenti. In questo modo, si otteneva subito l’accesso al microfono del dispositivo e il cybercriminale, aggiungendo sè stesso, avrebbe potuto quindi ascoltare tutto. E anche la telecamera poteva essere attivata, senza che nessuno se ne accorgesse.

    Una volta scoperta la falla, Apple si è subito attivata per cercare di risolvere il problema, disattivando subito la funzionalità. Da Cupertino poi fanno sapere che nei prossimi giorni, presumibilmente entro la settimana, verrà rilasciato un aggiornamento dell’app che dovrebbe risolvere la falla. Momentaneamente gli utenti possono soltanto usufruire di chiamate uno-a-uno via FaceTime. Un servizio ad appannaggio esclusivo degli utenti Apple.

    apple facetime app

    “Apple tutela la connessione dati di FaceTime cifrandola”, ha spiegato Tim Berghoff, Security Evangelist di G DATA, azienda leader nella cybersecurity. “In questo caso però, la misura di sicurezza non offre protezione contro l’intercettazione.” Gli utenti posso quindi solamente attendere che Apple metta a disposizione l’aggiornamento. E, dato che il produttore ha sospeso la funzionalità oggetto di vulnerabilità, il rischio di intercettazioni al momento risulta minimo.

    E pensare che il bug è stato scoperto dopo il tweet di Tim Cook, CEO della Apple, in cui si poneva l’accento sulla necessità di agire e portare avanti riforme per tutelare la privacy. E gli utenti non hanno perso occasione per far notare l’incidente che, a molti, è suonato quasi come una beffa.

  • GDPR, ecco alcuni riscontri concreti a distanza di mesi

    GDPR, ecco alcuni riscontri concreti a distanza di mesi

    Cisco, in occasione del Data Privacy Day, rende pubblico lo studio “Data Privacy Benchmark 2019” che evidenzia come il GDPR abbia portato importanti benefici per le aziende che hanno investito per salvaguardare la privacy delle informazioni. Il 59% delle aziende ha dichiarato di aver soddisfatto tutti o la maggior parte dei requisiti; l’Italia tra le più pronte ad adeguarsi con il 72%, tra le più virtuose.

    Lo scorso maggio è entrato in vigore il GDPR e sappiamo quanto sia stato difficile per le aziende adeguarsi. Ma a distanza di mesi, e in occasione del Data Privacy Day, la Giornata della Privacy che sarà celebrata a Roma domani 29 gennaio con un evento organizzato dal Garante per la Privacy, ci offre elementi per valutare quali siano stati gli impatti reali dopo l’entrata in vigore della norma. Sappiamo bene quanto sia stato difficile per le aziende adeguarsi, anche dal punto di vista degli investimenti fatti per salvaguardare la privacy dei dati sensibili. Ma qual è stata la resa dopo quegli sforzi?

    In risposta a questa, e ad altre domande, arriva il nuovo studio di Cisco, Data Privacy Benchmark 2019, che evidenzia come il GDPR abbia portato importanti benefici per le aziende che hanno investito per salvaguardare la privacy delle informazioni. I risultati in termini di business sono tangibili

    Intanto, il 59% delle aziende ha dichiarato di aver soddisfatto tutti o la maggior parte dei requisiti, mentre il 29% prevede di farlo entro un anno mentre per il 9% ci vorrà oltre un anno.

    gdpr data privacy day franzusso.it 2019

    Ora un dato tangibile, rilevato dallo studio, è che l’87% delle aziende subisce ritardi nel ciclo di vendita a causa dei timori di clienti e potenziali clienti in ottica privacy rispetto al 66% dello scorso anno. Questo è dovuto ha una maggiore consapevolezza portata dal GDPR e alle frequenti notizie di violazioni dei dati. Se è vero che viene registrato un rallentamento, è comunque positivo registrare che questo avvenga per una maggiore consapevolezza verso la privacy, quindi in questo il GDPR è stato utile.

    I clienti vogliono sempre più che i prodotti e i servizi implementati forniscano l’adeguata salvaguardia della privacy. Le aziende, che hanno investito nella riservatezza dei dati per soddisfare i requisiti del GDPR, hanno subito minor ritardi nelle vendite ai clienti esistenti: 3,4 settimane rispetto a 5,4 settimane per le aziende meno pronte in ottica GDPR. Nel complesso, il ritardo medio nelle vendite ai clienti esistenti è stato di 3,9 settimane, in calo rispetto alle 7,8 settimane registrate un anno fa. Le aziende pronte per il GDPR hanno indicato una minor incidenza delle violazioni dei dati, un minor numero di record coinvolti in incidenti legati alla sicurezza e tempi inferiori di inattività del sistema. Inoltre, la probabilità di subire una perdita finanziaria significativa a causa di una violazione dei dati è stata molto inferiore.

    Inoltre, il 75% degli intervistati ha dichiarato di aver ottenuto diversi benefici dagli investimenti fatti nella salvaguardia della privacy, che includono maggiore agilità e innovazione derivanti da un adeguato controlli dei dati, nonché vantaggio competitivo e maggiore efficienza operativa grazie a una pronta organizzazione e classificazione dei dati.

    Lo studio ha visto coinvolti più di 3.200 professionisti della sicurezza e della privacy nei principali settori di 18 paesi che hanno risposto al sondaggio in merito alle pratiche di salvaguardia della privacy. I risultati più significativi dello studio includono, tra quelli che abbiamo in parte anticipato:

    • L’87% delle aziende subisce ritardi nel ciclo di vendita a causa dei timori di clienti e potenziali clienti in ottica privacy rispetto al 66% dello scorso anno. Ciò è dovuto ha una maggiore consapevolezza portata dal GDPR e alle frequenti notizie di violazioni dei dati.
    • I ritardi nelle vendite per paese variano da 2,2 a 5,5 settimane, con Italia (2,6 settimane), Turchia e Russia nella parte bassa della classifica, e Spagna, Brasile e Canada nella parte alta. I maggiori ritardi nelle vendite sono da attribuire ad aree in cui i requisiti di riservatezza sono elevati o in fase di transizione. Il ritardo nelle vendite può causare perdite di fatturato legate a indennizzi, finanziamenti e relazioni con gli investitori. Il ritardo nelle vendite può inoltre trasformarsi in una perdita se un potenziale cliente acquista da un concorrente o decide di non comprare affatto.
    • Le principali ragioni alla base dei ritardi nelle vendite citate dagli intervistati comprendono l‘analisi delle richieste dei clienti in relazione alle esigenze di privacy, la traduzione delle informazioni sulla privacy nelle lingue dei clienti, la formazione dei clienti in ottica salvaguardia della privacy o la riprogettazione dei prodotti per soddisfare le esigenze di privacy dei clienti.

    E poi:

    • In base al paese, il grado di prontezza in ottica GDPR varia dal 42% al 75%. Spagna, Italia (72%), Regno Unito e Francia si collocano ai vertici della classifica, mentre Cina, Giappone e Australia si collocano ai livelli più bassi.
    • Solo il 37% delle aziende pronte per il GDPR ha subito una violazione dei dati che è costata più di 500.000 dollari, rispetto al 64% delle aziende meno pronte per il GDPR.

    Sono dati molto interessanti che ci offrono spunti per riflessioni più approfondite e, è il caso di dire, l’occasione per aver un riscontro concreto di cosa sia stato adeguarsi ad un regolamento che per buona parte delle aziende è risultato ostico.

    Per leggere, consultare e scaricare il report potete farlo da questo link: Data Privacy Benchmark Study 2019.

    cisco indagine gdpr data privacy infografica

  • Facebook prevede l’integrazione tra Instagram, WhatsApp e Messenger

    Facebook prevede l’integrazione tra Instagram, WhatsApp e Messenger

    Come riportato dal New York Times, Facebook starebbe lavorando su una struttura tecnica che porterebbe all’integrazione di tutte le piattaforme di Menlo Park, vale a dire: Instagram, WhatsApp e Messenger. Ma prima di questo, Facebook sta lavorando sull’implementazione della crittografia anche su Instagram e Messenger.

    Quello che in tanti credevano adesso comincia a concretizzarsi, e cioè che tutte le piattaforma del colosso di Menlo Park vengano integrate all’interno di un’unica struttura. In questo modo, un utente potrebbe avviare delle conversazioni con altri anche su piattaforme diverse. A svelare questa intenzione di Facebook è stato per primo il New York Times, citando delle fonti interne. In pratica, Facebook arriva a questa soluzione, più volte ventilata in questi anni, perchè il vero intento di Mark Zuckerberg, CEO e fondatore di Facebook, è quello di portare la crittografia end-to-end (E2E) su tutte le piattaforme. Quindi, il primo passo per arrivare ad una piena integrazione tra tutte le piattaforme è quello di renderle omogenee dal punto di vista della tecnologia, altrimenti ciò non sarebbe possibile. Il primo passo è quindi quello di portare la crittografia anche su Instagram e Messenger, tecnologia già presente su WhatsApp.

    Al momento si sa che ognuna delle piattaforme continuerà ad essere attiva in maniera autonoma, ma, una volta completata la crittografia, queste permetteranno agli utenti di conversare su più piattaforme. Quindi sarà possibile avviare una conversazione da Instagram verso Messenger, per esempio, in quanto quell’utente con cui si vuole conversare utilizza solo Messenger, appunto.

    integrazione whtasapp messenger instagram

    “Vogliamo costruire esperienze di messaggistica sempre migliori; gli utenti vogliono che la messaggistica sia veloce, semplice, affidabile e privata“, ha dichiarato un portavoce di Facebook. “Stiamo lavorando per rendere i nostri prodotti di messaggistica crittografati end-to-end e stiamo valutando delle modalità per rendere più facile raggiungere amici e familiari attraverso le reti“.

    Se vi state chiedendo del perchè di questa integrazione, allora possiamo dirvi che la risposta è già molto semplice. L’intento di Facebook, da quando esiste, è sempre stato quello di riunire tutte le esperienze sotto un’unica piattaforma, per fare in modo che gli utenti siano sempre più coinvolti, avendo a portata di mano diverse possibilità e diversi servizi. E’ questa la logica che persegue Zuckerberg da sempre ormai e trova, dal punto di vista del colosso di Menlo Park, una motivazione ancora maggiore sapendo benissimo quanto gli utenti utilizzino i servizi di messaggistica istantanea. Pensiamo poi a quale potrebbe essere l’impatto di questa integrazione in termini di advertising, enorme.

    Dal punto di vista della tempistica, si sa che Zuckerberg vorrebbe portare a compimento l’integrazione delle piattaforme entro il 2019, essendo questa per il fondatore di Facebook una vera priorità.

  • Twitter adesso sembra un cantiere: migliora ancora l’interfaccia web

    Twitter adesso sembra un cantiere: migliora ancora l’interfaccia web

    Nel mese di settembre dello scorso anno, Twitter lanciò una versione web più aggiornata, l’idea è quella di renderla più simile a quella mobile per avere una sorta di omogeneità nella navigazione. E ieri sono state aggiunte altre piccole migliorie e la possibilità di avere il bottone per le emoji nel box di composizione del tweet. Però, tra tutte le novità annunciate di poteva procedere per gradi, altrimenti si genera confusione.

    Saranno almeno tre/quattro anni che chiediamo a Twitter di innovare la piattaforma per cercare di dare una ventata di novità utili per creare maggiore coinvolgimento, sperando che questo possa essere di aiuto per far crescere la base utenti. Ma passare dall’immobilismo puro, come quello che abbiamo visto negli ultimi anni, a volere rinnovare “tutto e subito” forse è un po’ troppo, anche perchè poi ci si mette la confusione di mezzo e non è mai una cosa buona. Andiamo per ordine con le ultime notizie.

    Come certamente ricorderete, Twitter a settembre dello scorso anno Twitter lanciò una versione web (quella da twitter.com) più aggiornata, con delle novità interessanti, anche dal punto di vista grafico, ma solo per pochi utenti. Nel corso di questi mesi, Twitter ha continuato a rilasciare la versione ad un numero sempre maggiore di utenti, ma non per tutti, continuando a migliorarla. A renderla ancora temporanea è il fatto che nella barra delle impostazioni resta sempre attivo il tasto per ritornare alla vecchia versione, ossia quella attuale.

    tweet versione web twitter

    Ieri dall’account ufficiale di Twitter sono state annunciate altre piccole novità, piccole migliorie, e la più importante, quella più evidente, che non compariva nella versione che aveva recensito appunto a settembre, è il bottone per le emoji che compare all’interno del box di composizione del tweet. Vi è anche un motore di ricerca delle emoji. Tra le novità che possiamo segnalare, che non compariva nella prima versione, è la possibilità di poter taggare gli utenti in un’immagine.

    Per tutte le novità che avevamo individuato vi invitiamo a leggere il nostro post, di cui trovate il link qui in basso:

    Twitter al lavoro su una nuova versione desktop, il test per pochi utenti

    E’ bene fare attenzione, proprio per evitare la confusione a cui facevamo riferimento prima, che non stiamo parlando della stessa versione di cui avevamo parlato qualche giorno fa, ossia di quella nuova versione di Twitter che sta prendendo forma in questi giorni con l’avvio di un test pubblico aperto ad un ristretto numero di utenti, i quali stanno testando delle funzionalità che potrebbero effettivamente rivelarsi utili.

    Ora, i primi ad essere felici che Twiter si stia muovendo nella giusta direzione simo noi e siamo sicuri tutti, o quasi, quelli che amano questa piattaforma. Ma forse sarebbe stato meglio procedere per gradi, senza avviare in contemporanea tutta una serie di novità che potrebbero, ripetiamo ancora una volta, portare solo confusione. Proprio quello di cui non vi è bisogno.

    https://twitter.com/Twitter/status/1087791357756956680?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1087791357756956680&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.engadget.com%2F2019%2F01%2F22%2Ftwitter-web-redesign-rolls-out%2F

    In ogni caso, visto che siete in tanti a chiederlo, ribadiamo, tra l’altro lo ha dichiarato proprio qualche giorno fa l’artefice di questo nuovo corso di innovazione della piattaforma, Sara Haider, responsabile di prodotto, del modifica tweet non vi è traccia tra tutte queste novità annunciate. Eppure questa è la funzionalità che quasi tutti gli utenti chiedono ormai a gran voce. Vedremo se prima po poi la adotteranno.

    E voi, diteci, siete tra gli utenti a cui è stata resa disponibile la nuova versione web? Fateci sapere cosa ne pensate.