Autore: Franz Russo

  • Social Media e genitori: il 30% pubblica foto o video dei figli ogni giorno

    Social Media e genitori: il 30% pubblica foto o video dei figli ogni giorno

    Un’indagine di McAfee, “The Age of Consent”, dedicata alle problematiche relative alla pubblicazione online delle foto di bambini, ha rilevato che il 30% dei genitori pubblica sui social media una foto o un video del proprio bambino almeno una volta al giorno.

    L’indagine di McAfee, nota azienda specializzata nella sicurezza informatica, tocca un tema spesso al centro del dibattito sui social media, sulla opportunità o meno di pubblicare foto o video dei propri figli e delle conseguenze che ne conseguono. Dal titolo The Age of Consent, l’indagine è stata pubblicata qualche giorno fa, quando ormai manca pochissimo alle riaperture delle scuole per il nuovo anno scolastico nel nostro paese, proprio per sensibilizzare i genitori, e l’opinione pubblica, su quelli che possono essere i rischi che comporta la scelta di pubblicare liberamente foto e video dei propri figli. E’ anche utile per conoscere quale sia, ad oggi, l’atteggiamento dei genitori riguardo a questo tema. Nonostante l’indagine sia stata condotta negli Usa, crediamo che sia molto utile per i contenuti e i dati che sono emersi.

    Prima di tutto, crediamo che vada sottolineato il dato che dice che il 30% dei genitori pubblica sui social media una foto o un video del proprio bambino almeno una volta al giorno. Esiste poi un 12% di essi che pubblica addirittura più volte al giorno. Sono dati, questi ultimi che preoccupano circa la eccessiva esposizione di minori sui social media, mettendoli a grave rischio.

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    La maggior parte dei genitori ha identificato i seguenti problemi associati alla condivisione di immagini online, tra cui pedofilia (49%), stalking (48%), rapimento (45%) e cyberbullismo (31%). Ma molti genitori (58%) non considerano nemmeno se il figlio è d’accordo sulla pubblicazione online della propria immagine, altro tema molto importante. Infatti, il 22% dei genitori ritiene che il figlio sia troppo giovane per decidere se la propria immagine debba essere condivisa online, un altro 19% ritiene che debba sempre essere il genitore a decidere.

    Al di là di queste che sono le preoccupazioni che affliggono, in ogni caso i genitori, la ricerca evidenzia anche come le stesse preoccupazioni non portano i genitori ad agire di conseguenza, anzi. Molti, infatti, ammettono di includere ancora le informazioni personali e i dati personali dei bambini nelle immagini online.

    Ad esempio, la metà dei genitori intervistati ammette di avere o di voler condividere una foto del proprio figlio sui banchi di scuola, nonostante il rischio di esporre le informazioni personali. Conforta, però, vedere che la maggior parte dei genitori, il 70%, condivida foto di bambini solo su account di social media privati. Si tratta certamente di un buon primo passo, ma c’è ancora molto da fare affinché i genitori proteggano l’identità dei loro figli.

    La ricerca mette in rilievo come i genitori ritengano che le pubblicazioni di foto e video sui social media non comportino disagi emotivi per i propri figli. Solo il 23% dei genitori teme che la pubblicazione di un’immagine del proprio figlio online possa turbare o suscitare ansia nel minore, e solo il 30% ritiene che il proprio figlio possa essere imbarazzato dall’immagine. Gli effetti collaterali sull’emotività dei bambini non devono essere sottovalutati. Un sondaggio condotto da ComRes ha rilevato che più di un bambino su quattro tra i 10 e i 12 anni si sente imbarazzato, ansioso o preoccupato quando i genitori pubblicano le loro foto online. È interessante notare che le mamme sembrano considerare la possibilità di imbarazzare i bambini più dei papà, con il 45% di papà che ritiene che i loro figli passeranno sopra qualsiasi contenuto imbarazzante rispetto a solo il 14% delle mamme.

    Sono dati che destano una certa preoccupazione e che è necessario che si parli sempre di più dei rischi che questo tipo di pubblicazioni possa comportare per i nostri figli. Bisogna che siano proprio i genitori i primi a proteggerli e che siano ben consapevoli delle conseguenze. Ecco perchè abbiamo ritenuto necessario condividere con voi questa ricerca.

    The Age of Consent offre anche qualche suggerimento utile, come questi, che dovrebbero già essere applicati:

    Attenzione alla geolocalizzazione. Molti social network taggano la posizione di un utente quando viene caricata una foto. I genitori devono assicurarsi che questa funzione sia disattivata per evitare di rivelare la propria posizione. Questo è particolarmente importante quando si pubblicano le foto fuori casa.

    Impostare regole di riservatezza. I genitori devono condividere le foto e gli altri post sui social media solo con il pubblico a cui sono destinate. Anche se servizi come Facebook e Instagram hanno caratteristiche che permettono di condividere i messaggi solo con connessioni confermate, tutto ciò che viene postato su un social network deve essere trattato come se fosse pubblico.

    Stabilire regole di base con amici, familiari e bambini. Essere chiari con amici e familiari sulle linee guida quando si pubblicano le immagini dei minori. Queste regole possono aiutare a evitare situazioni indesiderate come se un parente che condivide le foto senza autorizzazione esplicita. Non dimenticate che queste regole di base dovrebbero applicarsi anche ai genitori per proteggere i bambini ritratti nelle immagini da imbarazzo, ansia e anche cyberbullismo.

    Prendere il controllo delle proprie informazioni personali. Il numero di violazioni dei dati segnalate continua ad aumentare, così come la possibilità di furto di identità. Per i bambini che sono troppo piccoli per una carta di credito, i genitori dovrebbero bloccare il proprio accesso al conto per evitare qualsiasi uso non autorizzato. Una soluzione di protezione contro il furto d’identità come McAfee Identity Theft Protection può aiutare a proteggere in modo proattivo l’identità e i dati personali da un uso improprio.

    E voi che ne pensate di questa indagine? Siete anche voi tra quelli che pubblicano foto e video dei propri figli? Che regole vi siete dati? Raccontateci la vostra esperienza.

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  • Instagram, gli utenti complessivi in Italia sono 19 milioni

    Instagram, gli utenti complessivi in Italia sono 19 milioni

    Secondo i dati rilevati da Vincenzo Cosenza, gli italiani che usano Instagram sono 19 milioni, in crescita di 5 milioni rispetto allo scorso anno, +35,7%. Sarebbero poi stimati a 11 milioni gli utenti giornalieri. Dato ancora più interessante è che gli italiani amano le Stories: con questa modalità sono raggiungibili 14 milioni di utenti.

    Abbiamo più volte sostenuto quanto gli italiani amino Instagram e i nuovi dati elaborati da Vincenzo Cosenza ne sono una ulteriore conferma. Il tema Instagram nel nostro paese è sempre più al centro delle conversazioni che riguardano il social media marketing, è la piattaforma che gli italiani stanno apprezzando sempre di più. L’andamento dell’interesse, appunto, se osservato negli ultimi due anni, è sempre in grande crescita. I dati rilevati da Cosenza ci dicono che ad oggi gli italiani che usano Instagram sono 19 milioni, un dato in crescita rispetto ai 14 milioni rilevati a giugno del 2017. Si tratta di una crescita del 35,7% in un anno, un dato anche più alto di quello rilevato tra il 2016 e il 2017, quando la crescita fu del 27%. Le stime di Cosenza dicono anche che 11 milioni sono gli utenti che usano la piattaforma ogni giorno.

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    Prima di passare a vedere i dati più in dettaglio, conoscendo meglio l’utente Instagram italiano dal punto di vista demografico, è utile dire che Instagram Stories alla fine si è dimostrata una modalità utile. Dai dati rilevati, attraverso lo strumento advertising, emerge che gli italiani raggiungibili attraverso le Stories sono 14 milioni. Un dato che piacerà molto alle aziende.

    Ecco chi è l’utente italiano che usa Instagram

    Ma chi è l’utente Instagram italiano? Instagram in Italia è usato più dalle donne che dagli uomini, anche se non si registra un vero predominio. Infatti si tratta del 51% di donne contro il 49% di uomini, quasi parità. Instagram piace a tutti. Dal punto di vista dell’età, il 59%, quindi più della metà ha un’età non superiore ai 35 anni. Un dato che può essere messo in relazione con Facebook che, come abbiano visto di recente, sembra non essere più una piattaforma per giovani, come accadeva un tempo.

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    La fascia di età più rilevante su Instagram è quella 19-24 anni, il 20,6% del totale. La fascia 25-29 anni rappresenta circa il 16%, quella 30-35 anni circa il 13%, quella 36-45 anni il 18% e quella 46-55 anni il 14%. Solo il 9% la fascia di età degli over 56. Cosenza fa notare che, nell’ultimo anno, le fasce di età cresciute maggiormente sono quelle degli ultra 35 anni. In particolare le fasce 36-45 anni del 42%, 46-55 anni del 69% e degli over del 97%. E’ normale che anche Instagram venga sempre più usato da fasce di età più mature diventando sempre più popolare.

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    Leggi anche:

    Facebook in Italia non è più un social per giovani come un tempo

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    La fascia di età più giovane, quella che va dai 15 ai 24 anni, solitamente definita “Generazione Z”, resta comunque quella più affezionata alla piattaforma, usandolo almeno una volta al giorno.

    Sono dati quindi che da una parte ci offrono dettagli interessanti riguardo all’utente italiano che usa Instagram, ma sono anche dati che possono essere di grande aiuto per le aziende e ai marketer per meglio tarare le loro strategie di advertising, sempre tenuto conto degli obiettivi che ci si prefigge.

    E voi che ne pensate? Siete anche voi tra gli utilizzatori di Instagram? Raccontateci la vostra esperienza.

  • L’UE obbligherà Netflix e Amazon ad inserire il 30% di contenuti europei nei propri cataloghi

    L’UE obbligherà Netflix e Amazon ad inserire il 30% di contenuti europei nei propri cataloghi

    Una legge europea obbligherà Netflix e Amazon ad inserire nei propri cataloghi almeno il 30% di contenuti europei. Significa che una legge stabilirà che Netflix dovrà garantire in Italia almeno un terzo del suo catalogo a contenuti locali. Una quota che, a discrezione dei singoli stati, potrebbe arrivare al 40%.

    Preso verrà varata una norma europea che imporrà a società come Netflix e Amazon (Prime Video) di garantire all’interno dei propri cataloghi almeno il 30% di contenuti europei, made in Europe. Questo comporterà che, in Italia, Netflix dovrà dare più spazio a produzione italiane. Le società citate, ma tutte le altre similari, dovranno commissionare spettacoli e film di produzione europea, acquistarli o contribuire a fondi cinematografici nazionali. Inoltre, le società dovranno inoltre assicurarsi che i contenuti locali abbiano una adeguata visibilità nelle loro biblioteche.

    La notizia è stata diffusa da Variety dopo una chiacchierata a Venezia, in occasione della 75°Mostra del Cinema, con Roberto Viola, responsabile del dipartimento della Commissione europea che regola le reti di comunicazione, contenuti e tecnologie. Secondo Viola la legge è ormai vicina all’approvazione finale, il voto dovrebbe arrivare a dicembre e dovrebbe trattarsi di una “mera formalità”.

    netflix

    Dal momento in cui la legge entrerà in vigore, come abbiamo detto entro dicembre 2018, i singoli stati membri hanno tempo 20 mesi per renderla efficace all’interno del proprio ordinamento. Ma c’è di più, perchè ogni singolo stato potrà anche elevare la quota dal 30% al 40%. Sarà, ancora, facoltà dei singoli stati decidere se le società come Netflix e Amazon debbano rispettare un minimo di produzione locale di film e spettacoli. Il contributo per i fondi cinematografici nazionali resta invece come opzione.

    A dire il vero, Netflix è già vicina al raggiungimento del 30% di titoli europei, all’interno del quale ci sono grandi produzioni, un nome si tutti “La Casa di Carta”. Il mese prossimo l’UE pubblicherà le quote europee attive delle società, in modo da comprendere meglio lo stato dell’arte in vista dell’approvazione della legge. In basso l’infografica che mostra lo stato dei cataloghi Netflix a livello mondiale.

    Ma non è tutto, perchè l’UE sta anche elaborando una norma che impone a società come YouTube di riconoscere diritti d’autore più elevati a registi e scrittori cinematografici e televisivi.

    E voi che ne pensate?

    netflix cataloghi 2018

  • Ecco DigiWomen 2018, le 15 donne più influenti nel Digitale in Italia

    Ecco DigiWomen 2018, le 15 donne più influenti nel Digitale in Italia

    Come ogni anno Digitalic, rivista mensile su digitale e innovazione, pubblica la lista delle 15 donne che si sono meglio distinte per capacità di influenza nel Digitale, DigiWomen 2018. Non si tratta quindi di un elenco o di un premio, la lista viene redatta sulla base delle segnalazioni dei lettori della rivista.

    Come ogni anno, Digitalic, rivista mensile su digitale e innovazione tra le più lette in Italia, fondata e diretta da Francesco Marino, pubblica la lista delle “15 donne più influenti e che si sono particolarmente distinte nell’ambito dell’innovazione, della comunicazione, dei social“, DigiWomen 2018. Sono donne che attraverso il proprio lavoro sono state in grado di ispirare altre donne, diventando esempio di “capacità, determinazione, umanità e volontà”. Ci teniamo in particolar modo a segnalare questa lista perchè crediamo sia fondamentale per estendere a far arrivare a tanti la cultura del digitale, di cui in Italia c’è veramente bisogno. Ed grandi esempi come questi sono di grande aiuto e stimolo.

    Altro elemento che teniamo a sottolineare è che questa lista di Digitalic non è un elenco, non è un premio. La lista si pone solo l’obiettivo di segnalare quelle donne, e le loro storie, capace di dar in grande contributo al digitale italiano. Come vedrete sono storie diverse unite da un comune denominatore, ossia quello di fornire un esempio su come riuscire a realizzarsi dal punto di vista personale e professionale.

    donne influenti digitale DigiWomen 2018 Digitalic

    Ed ecco la lista:

    ALESSANDRA ANTONETTI – Fondatrice di Aria Wearables

    ROSSANA BOLIS – Director Field Marketing CA Technologies per l’Europa del Sud

    SAMANTHA CRISTOFORETTI – Astronauta

    MARTINA FRANCESCA FERRACANE – Cofondatrice di Oral3D

    CAROLA FREDIANI – Giornalista, esperta di Cybersecurity

    MILENA GABANELLI – Giornalista Corriere della Sera

    CECILIA LASCHI – Professore di Bioingegneria, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa

    ESTER LIQUORI – Fondatrice e Ceo di You are my Guide (Yamgu)

    ELISA D’OSPINA – Modella, presentatrice TV, blogger

    SIMONA PANSERI – Direttore Comunicazione e Public Affairs per il sud Europa di Google

    FEDERICA PICCININI – Imprenditrice digitale, fondatrice di Sweet as a Candy e Glitterroom.it

    PAOLA PISANO – Docente di Gestione dell’Innovazione all’Università degli Studi di Torino Assessore all’innovazione comune di Torino

    TIZIANA SCANU – Responsabile PR Apple Italia

    SARAH VARETTO – Direttore Sky TG24

    CLIO ZAMMATTEO – Imprenditrice digitale, cofondatrice di CliomakeUp.

    Sul sito di Digitali oltre alla lista trovate un approfondimento su ognuna di questa donne davvero da esempio, vi invitiamo a consultare la pagina dedicata per conoscerle meglio.

  • The Ferragnez, ecco i numeri dell’evento sui social media

    The Ferragnez, ecco i numeri dell’evento sui social media

    Di sicuro sarà ricordato come il matrimonio social dell’anno, nonostante tutto, ma resta il fatto che “The Ferragnez” è stato un evento che ha coinvolto più di 9 milioni di utenti sui social media. In collaborazione con Talkwalker abbiamo rilevato quelli che sono i numeri dell’evento: 336 mila contenuti condivisi e quello più condiviso non poteva essere che di Chiara Ferragni.

    E’ stato l’evento di cui più si è discusso negli ultimi giorni, un evento che sui social media è stato più volte ricordato come matrimonio dell’anno. Senza esagerazione è così, The Ferragnez è stato un evento che ha coinvolto, in maniera diretta, oltre 9 milioni di utenti, quindi, è a pieno titolo uno degli eventi più seguiti dell’anno sui social media. Questo va detto qualsiasi siano le opinioni a riguardo, in maniera del tutto oggettiva. Per questo motivo, insieme a Talkwalker, nostro partner di social analytics ormai da anni, abbiamo voluto indagare meglio. Dalla nostra indagine ne viene fuori che si tratta di numeri elevati, considerando i tre giorni dell’evento matrimonio. Si è discusso molto in questi giorni dell’evento dal punto di vista della comunicazione, del marketing, delle sponsorizzazioni (opportune o meno) che evidentemente ci sono state. Questo nostro contributo, meramente analitico, vuole fornire qualche elemento in più a queste discussioni, vuole aggiungere quel qualcosa in più, senza pretesa ovviamente, che permette di fare un’analisi più accurata di tutto quello che è stato l’evento The Ferragnez.

    the ferragnez chiara ferragni fedez social media

    A questo proposito, vogliamo segnalare due contributi che possono aiutare a fare questa analisi. Il primo è il post di Insopportabile che nel suo blog fa un’analisi dal punto di vista della comunicazione, mettendo in chiaro come questo evento dimostri che “unica differenza è che l’esclusiva la gestiscono loro, i diritti li gestiscono loro, i contratti e gli introiti li gestiscono loro. Un modello di business applicato da manuale”. Il secondo contributo che vogliamo segnalarvi è la riflessione che fa Luca La Mesa mettendo in relazione l’elevata audience delle stories di Fedez, oltre 3 milioni vi visualizzazioni, rispetto a quelli che sono i dati Auditel dei principali canali televisivi. Un raffronto interessante che abbiamo ripreso nella nostra analisi, mostrandovi un ulteriore esempio che può aiutare nella riflessione di La Mesa.

    the ferragnez social media totale

    Detto questo, vediamo rapidamente i dati della nostra analisi. Nel nostro computo abbiamo considerato l’hashtag ufficiale #TheFerragnez insieme a quello che è stato poi a lungo in trending topic su Twitter, cioè #ferragnez. A questi, abbiamo poi aggiunto “Chiara Ferragni” e “Fedez“. Abbiamo quindi deciso di analizzare in maniera semplice quelli che sono stati i temi più condivisi. Da questa analisi è venuto fuori che i contenuti condiviso sono stati 336 mila, dove #TheFerragnez raccoglie il 33,4% delle condivisioni totali. Tra i due coniugi, Fedez è stato il più citato con il 27,9% rispetto al 15,2% di Chiara Ferragni. Notate, dalla grafica in alto come l’hashtag #ferragnez sia stato il più usato nella giornata di sabato 1° settembre. Gli utenti unici sono stati 69.600.

    the ferragnez social media tipi media

    Come vedete dal grafico qui sopra, Twitter è stato il canale social più utilizzato con il 92,1% dei contenuti condivisi. Instagram ha totalizzato il 4,4% dei contenuti condivisi, circa 11 mila, ma va detto, come vedremo più avanti, che la maggior parte dei contenuti più condivisi, e l’influencer in assoluto, provengano proprio da Instagram.

    The Ferragnez, il sentiment

    Il sentiment dell’evento è positivo, l’unico momento rosso rilevato dall’analisi riguarda le discussioni nate sulle sponsorizzazioni, in particolar modo su Alitalia.

    the ferragnez social media sentiment

    the ferragnez social media sentiment

    Come potete notare, in ogni caso, il 77,8% degli utenti ha espresso un sentimen prevalente sulla “gioia”.

    The Ferragnez, engagement e utenti

    Proseguendo con la nostra analisi, arriviamo forse al dato più importante, dopo quello del totale delle conversazioni. La nostra analisi ha rilevato un numero enorme di impressions, quindi il totale di tutte le persone che hanno visto i messaggi condivisi e di quelle potenzialmente raggiunte senza che abbiano espresso un’azione, che è in questo caso di 302,7 miliardi. Ma il numero davvero interessante, come diciamo sempre, è quello relativo all’engagement effettivo, al coinvolgimento netto, ossia al numero di persone che hanno espresso un’azione concreta. In questo caso gli utenti effettivamente coinvolti sono 9,3 milioni.

    the ferragnez social media engagement

    Nel solo giorno del matrimonio l’engagement è stato di 3,8 milioni.

    E questo invece è il dato riguardo a scoprire chi sono stati gli utenti che hanno seguito l’evento sui social media. Il 69,3% erano donne, mentre il 31,7% uomini. Notare come il grosso dell’audience avesse un’età compresa tra i 18 e i 34 anni; la fascia di età 18-24 anni è quella poi più presente.

    the ferragnez social media utenti

    Questi i temi più condivisi durante la tre giorni di evento:

    the ferragnez social media temi

    E questa è la “mappa di calore” delle condivisioni a livello globale, l’Europa ha partecipato molto attivamente. Ma non sono mancate condivisioni dagli Usa e dal Sud America.

    the ferragnez social media mappa di calore

    The Ferragnez, influencer e contenuti più condivisi

    Ora passiamo al tema contenuti più condivisi e infuencer dell’evento. Come già anticipato, l’influencer in assoluto è stata proprio Chiara Ferragni con il post del secondo abito del matrimonio pubblicato su Instagram domenica 2 settembre:

    https://www.instagram.com/p/BnO4Q6XHbYY/

    Oltre 1,2 milioni di like e questa è la virality map del post

    the ferragnez social media contenuto mappa viralità

    Questi poi gli altri influencer dell’evento, sempre da Instagram:

    https://www.instagram.com/p/BnMQ3SvlOQq/

    https://www.instagram.com/p/BnJCZCqBS3D/

    https://www.instagram.com/p/BnMWTrnAjVb/

    https://www.instagram.com/p/BnPXIDjDf7e/

    Questi invece sono gli influencer su Twitter con @supermodeldaily accoun più coinvolgente, seguito da @trash_italiano; terzo @Fedez:

    the ferragnez social media influencer twitter

    L’evento è stato molto seguito anche dai media, questa è la classifica di quelli più influenti dove si vede Vanity Fair come il più coinvolgente:

    the ferragnez influencer social media news

    The ferragnez, i tweet più condivisi

    E ora passiamo a vedere la solita nostra carrellata dei tweet più coinvolgenti relativi all’evento The Ferragnez. Quello più condiviso è proprio di @Fedez:

    https://twitter.com/supermodeldaiIy/status/1036003794356789249

    https://twitter.com/Valenteena_/status/1035513776878116865

    https://twitter.com/ElenaMTRP/status/1035442253626568705

    https://twitter.com/imdesperate91/status/1035474281516490752

    https://twitter.com/supermodeldaiIy/status/1035943850219659265

    https://twitter.com/jbowerslaugh/status/1035938438644740096

    https://twitter.com/__CrazyWoRlD__/status/1035478341392973826

    https://twitter.com/laspassosa/status/1035554119283613696

     

    Ecco, questo è il nostro resoconto dell’evento The Ferragnez, grazie al nostro partner Talkwalker. Sperando che questo possa contribuire ad arricchire le analisi che riguarderanno questo evento.

    E voi che ne pensate?

  • Twitter, test su indicatore di stato e risposte in stile Facebook. E il modifica tweet?

    Twitter, test su indicatore di stato e risposte in stile Facebook. E il modifica tweet?

    Twitter in questi giorni mostra di essere intenzionato a migliorare la piattaforma, per renderla più “colloquiale”. Alcuni blog americani hanno riportato un tweet condiviso da Sara Haider, product manager di Twitter, in cui mostrava l’indicatore di stato e le risposte ad un tweet in stile Facebook. E il modifica tweet che fine ha fatto?

    Twitter è sempre più alla ricerca di funzionalità e modalità che possano rendere la piattaforma sempre più interessante e coinvolgente. Se qualche giorno fa vi davamo notizia di un breve test effettuato sulla funzionalità di suggerire chi non seguire, ecco che nuove funzionalità vengono testate dai manager di Twitter chiedendo un feedback agli utenti.

    La notizia, riportata da diversi blog e siti americani, è che Sara Haider, product manager di Twitter, ha condiviso un tweet in cui mostra due funzionalità che hanno l’obiettivo di rendere Twitter più “conversational”, conversazionale, nel senso di rendere la piattaforma più colloquiale o discorsivo. Dovrebbe essere quindi un modo per coinvolgere gli utenti sulla piattaforma con modalità che spingono alla conversazione.

    twitter conversazionale indicatore stato commenti(Clicca per ingrandire)

    Nel tweet della Haider si vedono due finzionalità:

    • l’indicatore di stato, che indica la presenza dell’utente in tempo reale, indicata dal pallino verde in basso a destra della foto profilo. Identica a quella che si vede su Facebook
    • sempre in stile Facebook, l’altra funzionalità è quella di far vedere le risposte ad un tweet in modalità “diretta”, sequenziale insomma.

    L’indicatore di stato potrebbe essere una buona idea per spingere gli utenti ad entrare in contatto, sarebbe una buona soluzione. Molti utenti hanno criticato questa funzione, nel senso di non voler rendere pubblico quando sono online, ma dalle risposte della Haider sembra che questa possa essere gestita direttamente dagli utenti. Insomma, non sarebbe male come idea.

    E sembra una buona idea, anzi una ottima idea, la modalità di rendere le risposte in stile Facebook, cioè in linea con il tweet, in modo tale da seguire la conversazione con un certo ordine. A differenza di quanto succede oggi, in modo non tropo chiaro che spinge spesso gli utenti in confusione, nonostante: “no, non stavo rispondendo a te, ma all’altro”.

    Anche Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, ha ripreso il tweet della Haider per stimolare ancora di più gli utenti nella conversazione e a fornire feedback.

    Anche se non sono mancati gli utenti che gli ricordano il #modificatweet. Sono passati ormai due anni da quando lo stesso Dorsey disse che era una funzionalità da prendere in considerazione. E sono passati ormai quattro anni da quando lanciammo questa idea proprio qui dal nostro blog! E’ molto probabile che le due funzionalità che abbiamo appena descritto siano implementate a breve, anche se non ci sono conferme. Mentre per il modifica tweet bisognerà aspettare ancora, a quanto pare.

    Immaginate se implementassero tutte e tre le funzioni, Twitter sarebbe più interessante. Non trovate?

  • Firefox impedirà il tracciamento dei dati per la privacy degli utenti

    Firefox impedirà il tracciamento dei dati per la privacy degli utenti

    Mozilla, la community conosciuta per la realizzazione del browser Firefox, uno dei più popolari, ha annunciato che il browser, dalla versione 63, impedirà in maniera predefinita il tracciamento dei dati per proteggere la privacy degli utenti. Si tratta di una iniziativa che impedirà agli inserzionisti, e non solo, di conoscere di più sugli utenti online.

    Mozilla da sempre si batte per mantenere Internet una risorsa pubblica e per la privacy degli utenti. L’annuncio fatto direttamente sul sito della community famosa per la realizzazione del browser Firefox è assolutamente in linea con quei valori. L’annuncio fa notizia per il fatto che il browser impedirà in maniera automatica e predefinita il tracciamento dei dati degli utenti, proprio per proteggere la loro privacy. Non è la prima volta che viene adottata una misura come questa, anche Safari e Chrome hanno adottato misure in questa direzione. Quello che c’è di nuovo in questa iniziativa di Mozilla è che per la prima volta vengono bloccati i tracker che rallentano il caricamento delle pagine web.

    firefox privacy tracciamento dati

    Mozilla nel comunicato spiega che nei prossimi mesi saranno effettuati degli aggiornamenti, in questa direzione, per poi arrivare a realizzare la versione numero 63 di Firefox (al momento la più recente è la numero 61) con il blocco predefinito del tracciamento dei dati.

    Non si tratta solo di proteggere gli utenti, ma anche di dare loro una voce.

    Come sapete, tracciare i dati degli utenti è una pratica ormai molto diffusa e vitale per gli inserzionisti che vogliono sapere di più sugli utenti, in modo da creare campagne pubblicitarie sempre più mirate, e per conoscere il percorso che l’utente compie per arrivare su una data pagina. Sono informazioni che in realtà dicono tanto sull’utente, ed è per questo motivo che da qualche anno il dibattito circa questa tema è sempre più acceso.

    Il fenomento dell’ad blocking

    Alcuni dati per comprendere meglio un argomento molto complesso, ha fatto bene Nick Nguyen di Mozzilla a dire, in apertura del comunicato, che si tratta di un argomento difficile da spiegare a chi non è esperto della materia. Secondo alcuni dati, recenti, pubblicati da Statista, negli Usa il 30% degli utenti utilizza l’ad blocking, cioè naviga e consulta pagine web senza visualizzare annunci pubblicitari. Si tratta di un terzo degli utenti online, nel 2018. Non sono pochi. In genere si usa bloccare gli annunci pubblicitari non solo per non vedere gli annunci, ma anche, e soprattutto, per non “lasciare traccia” e permettere quindi il tracciamento dei propri dati. Sperando che queste brevi nozioni sia state chiare, torniamo alla notizia di Mozilla.

    firefox fenomeno ad blocking

    E’ chiaro quindi che, adottando il blocco di default, la privacy degli utenti viene preservata maggiormente nella navigazione della pagine web, ma costituisce un duro colpo agli inserzionisti e a tutti coloro che costruiscono strategie e campagne su questi dati.

    Mozilla specifica, ed è bene sottolinearlo per chiarezza, che dalla versione numero 63 del browser (il lancio è previsto per il prossimo mese di ottobre) il blocco sarà predefinito, lasciando però all’utente diversi strumenti per decidere quali informazioni condividere.

    Il blocco predefinito del tracciamento dei dati in 3 fasi

    Le fasi che Mozilla prevede per il blocco predefinito del tracciamento dei dati sono 3:

    1 – Blocco dei trackers che rallentano il caricamento delle pagine. Questa funzione sarà attiva già nelle prossime settimane; sarà, salvo imprevisti, inserito di default nella prossima versione numero 63.

    2- Eliminazione del “cross-site tracking“, quella azione che permette di “seguire” gli utenti lungo tutto il percorso di navigazione online. Questa funzione rimuove i cookies e blocca l’accesso ai dati ai tracciatori di terze parti. Se tutto andrà bene, questa funzionalità entrerà in vigore con la prossima versione numero 65, prevista per gennaio 2019.

    3 – Ridurre al minimo quelle pratiche, come i tracker delle impronte digitali, che identificano gli utenti in base alla proprietà del dispositivo o gli script che sfruttano la forza dei dispositivi per il mining delle criptovalute.

    firefox nightly franzrusso.it

    Questa che vedete in alto è uno screenshot prelevato da Firefox Nightly, la versione beta della numero 63. Mostra già le prime due fasi che Mozilla vuole attivare sul browser.

    Quota di mercato di Firefox, in Italia e nel mondo, nel 2018

    firefox italia 2018

    Per finire, è utile, forse, sapere anche di cosa stiamo parlando dando un’occhiata alla quota di mercato di Firefox, in Italia e nel mondo, nel 2018. Se guardiamo i dati di StatCounter relativi a quest’anno, considerando tutti i dispositivi fissi e mobili, Firefox ha uno quota del 5,02%, mentre Chrome risulta essere il browser più usato con il 59,69%. I dati relativi al nostro paese ci dicono che Firefox ha uno quota dell’8,44%; Chrome è sempre il più usato con una quota del 61,82%.

  • Twitter vorrebbe suggerire anche chi non seguire. Ma è solo un test

    Twitter vorrebbe suggerire anche chi non seguire. Ma è solo un test

    Twitter ha effettuato un test per pochi giorni, e su pochi account, che propone una lista di account da non seguire più. Suona quasi un contro senso, visto che Twitter ha sempre invitato a seguire nuovi utenti per scoprire cosa succede nel mondo. Il testo di questa nuova funzione sarebbe “non è necessario seguire tutti per sapere cosa sta succedendo”. Per ora è solo un test, che Twitter ha confermato, e non si conoscono altri sviluppi.

    Twitter ha tanti problemi, lo sappiamo e ne scriviamo spesso qui sul nostro blog. Una delle caratteristiche più identificative della piattaforma è sempre stata quella che compare sulla destra Chi seguire, con suggerimenti degli account da seguire in base a quelli che sono i nostri interessi in termini di conversazioni, almeno così dovrebbe essere. Ma ora Twitter è alla ricerca di modalità che possano accrescere il livello di engagement degli utenti anche suggerendo chi NON seguire.

    twitter non seguire unfollow

    Negli ultimi giorni Twitter ha effettuato un test per pochi giorni, infatti, e su pochi account, facendo comparire una lista di utenti da non seguire. La funzione si presenta con “Controlla cosa succede qui” e poi un testo in cui si legge anche “non è necessario seguire tutti per sapere cosa sta succedendo“.

    Lo si vede bene nel tweet di Matt Navarra:

    E anche bel tweet di Tim Fernholz di Quartz:

    In un comunicato Twitter scrive:

    [box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]”Sappiamo che la gente vuole la timeline di Twitter rilevante. Un modo per farlo è non seguire più quelle persone con cui non ci si relaziona regolarmente. Abbiamo effettuato un test molto limitato per selezionare quelle persone con sui non c’è coinvolgimento per verificare se volessero non seguirle più“.[/box]

    L’intento di Twitter, quindi, non sarebbe quello “esprimere un giudizio sulle persone”, quanto aiutare le persone ad avere una timeline fatta di account con cui esistono già relazioni, cessando di seguire quegli account che non sono più interessanti e con i quali non c’è un livello alto di interazione e coinvolgimento.

    Twitter non ha rivelato i risultati di questo test, ora non più attivo, e non ha neanche fornito ulteriori informazioni su un eventuale lancio della funzionalità a livello globale.

    Se così fosse davvero, suggerire chi non seguire potrebbe essere un aiuto per tutti quegli utenti che vorrebbero entrare più in confidenza con Twitter, perchè lo trovano complicato da usare, di non facile comprensione. Una lista di persone da non seguire potrebbe aiutare a mantenere un line più omogenea rispetto ai contenuti da seguire e da far emergere meglio. Sarebbe anche un grosso aiuto a rendere più “pulite” le liste che ormai si allungano a dismisura facendo, spesso, perdere il senso della lista stessa.

    Ma c’è un però, non da poco, sottolineato soprattutto dai media e dai blog americani, visto il clima elettorale che si respira per le prossime elezioni di medio termine di novembre. E anche alla luce delle recenti, forti, critiche e accuse lanciate dal presidente Donald Trump, da sempre grande utilizzatore ed estimatore della piattaforma, che ha accusato Twitter di shadow banning e anche di mettere in evidenza contenuti non veritieri ai danni dei conservatori. Immaginate cosa succederebbe se tra gli account da non seguire comparissero anche account di politici conservatori.

    Twitter è anche stata minacciata, sempre da Donald Trump, insieme a Google e a Facebook, di trovarsi su “un terreno pericolante, meglio stare attenti“. Un avvertimento che non è piaciuto e che suona come una vera minaccia di pessime regole per controllarle meglio. Speriamo che questo non accada ed è forse anche uno dei motivi per cui Twitter attenda un po’ prima di lanciare a livello globale un nuova funzionalità che suggerisce chi non seguire più.

    E vi che ne pensate? Potrebbe rivelarsi utile per Twitter una funzionalità del genere?

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    [L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso, si prega di citare l’autore nelle eventuali condivisioni; se i proprietari dei loghi la ritenessero inopportuna sarà modificata o eliminata all’occorrenza]

  • Con Tinaba puoi trasferire, condividere e aggregare il denaro. Anche in vacanza

    Con Tinaba puoi trasferire, condividere e aggregare il denaro. Anche in vacanza

    Tinaba, l’acronimo di “This Is Not A BAnk”, è l’app che permette di gestire in libertà il proprio denaro, creare raccolte di fondi comuni, utili per comprare un regalo ad un amico o per andare in vacanza, e molto altro, come l’invio e la ricezione di denaro. Scaricala subito e inserisci il codice per avere subito 5 euro di credito.

    I pagamenti digitali, specialmente da mobile stanno diffondendosi sempre di più anche nel nostro paese e questo grazie ad applicazioni sempre più utili e innovative, come quella di cui stiamo per parlarvi. L’app si chiama Tinaba (con l’accento sulla “i”) e definirla un’applicazione per i pagamenti è davvero riduttivo. Diciamo subito che il nome è un acronimo di “This Is Not A BAnk” e sta ad indicare un vero ecosistema digitale che mira a rivoluzionare il mondo “fintech”.

    Tinaba rende la banca accessibile a tutti, e detta così sembra un’affermazione generica ma non lo è. L’applicazione, disponibile per Android e iOS, permette all’utente di gestire in libertà il proprio denaro, creare raccolte di fondi comuni, utili per comprare un regalo ad un amico o per andare in vacanza, e molto altro, come l’invio e la ricezione di denaro. Tinaba si presenta quindi come un sistema digitale gratuito, infatti anche un solo centesimo può essere trasferito senza alcun tipo di commissione, né per chi lo invia, né per chi lo riceve. Tutti, inoltre, possono avere il controllo diretto del proprio denaro e accedere a servizi dedicati, in pochi passaggi.

    Tinaba

    Per essere più chiari, non siamo di fronte ad un semplice wallett, Tinaba è un ecosistema digitale che trasferisce le modalità social di condivisione nella sfera del denaro: scambiare denaro con i propri contatti, condividere le spese con un conto condiviso, raccogliere fondi per realizzare i propri progetti o per una giusta causa, risparmiare in automatico con i Salvadanai sono solo alcune delle funzioni da provare.

    Per fare un esempio pratico, immaginate un gruppo di amici che va in vacanza tutti insieme, con Tinaba la gestione del denaro che servirà per le prenotazioni, gli spostamenti è semplice e può essere davvero utile a far “quadrare i conti”. Una gestione aggregata che viene fatta grazie ad un’unica applicazione. La funzione “cassa comune” dell’app consente di caricare la quota stabilita, di scegliere la durata della raccolta e indica l’importo da raggiungere. Tutti vi possono accedere e, nel caso avanzasse del denaro, Tinaba restituisce in automatico le quote rimanenti dividendole equamente fra i partecipanti.

    Creare un profilo su Tinaba è molto semplice, basta scaricare l’app da Google Play o dall’App Store e in pochi e semplici passaggi viene creato un portafoglio digitale, il cui funzionamento ricorda molto quello della ricaricabile. Ma non è tutto perchè con Tinaba è possibile creare un profilo business che consente di gestire le entrate e le uscite della propria attività commerciale e offrire ai propri clienti un’esperienza d’acquisto completamente diversa e personalizzata.

    Se vi state ponendo il problema della sicurezza, uno dei primi argomenti che viene in mente quando si parla di denaro e app, Tinaba sfrutta una tecnologia proprietaria che offre un sistema di sicurezza di altissimo livello, molto simile a quello utilizzato dalle banche online più diffuse al mondo.

    Insomma, il consiglio è quello di scaricare subito Tinaba sul vostro smartphone, anche perchè da qualche giorno con l’app è possibile anche pagare il taxi. Da pochi mesi Tinaba è disponibile su oltre 5 mila vetture di 40 città d’Italia, tra cui Bologna, Firenze, Genova, Brescia, Trieste e Palermo.

    tinaba codice 5 euro franzrusso.it 2018

    Questo che vedete qui sopra, VD8BJT, è il codice che, una volta scaricata l’app, dovrete inserire per ricevere subito un credito di 5 euro da spendere tramite app. Allora, che state aspettando? Scaricatela subito da Google Play e da App Store.

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    [In collaborazione con Tinaba]

  • Instagram, ecco come chiedere la spunta blu e nuovi strumenti per la sicurezza

    Instagram, ecco come chiedere la spunta blu e nuovi strumenti per la sicurezza

    Instagram ha deciso di introdurre nuovi strumenti per rendere l’applicazione più sicura. Ora è possibile anche effettuare l’autenticazione a due fattori con Google Authenticator e Duo Mobile. Ma la notizia che interesserà molti è che da oggi è possibile richiedere la spunta blu, simile a quella di Twitter.

    Sicuramente la notizia più importante, e forse quella che tanti utenti Instagram stavano aspettando, è quella relativa alla possibilità di poter richiedere la spunta blu, una possibilità che prima non era concessa, essendo una prerogativa dell’azienda concederla. Ma oggi, con la presentazione di un nuovo programma volto a rendere Instagram un luogo più sicuro, questa possibilità è aperta a tutti coloro che hanno una grossa audience e che posseggono i requisiti richiesti. Quindi tutti quegli account che detengono un vasto numero di followers, anzichè attendere che Instagram indichi loro come utenti verificati, possono richiederla visitando prima la pagina Help Center per verificare il possesso dei requisiti.

    Come richiedere la spunta blu di verifica su Instagram

    Una volta verificati i requisiti, basta accedere all’app, andare su Impostazioni nella parte in basso a destra e dal menù accedere da Richiesta di Verifica. Una volta entrati nella sezione di richiesta, sarà sufficiente fornire il nome utente, il nome completo e una copia del documento di riconoscimento. Instagram specifica che “Tali informazioni non saranno condivise pubblicamente“. La possibilità di richiesta di verifica sarà rilasciata nelle prossime settimane.

    instagram verifica spunta blu

    Si tratta quindi di un processo molto simile a quello che Twitter aveva attivato nel 2016, quando tutti gli utenti potevano richiedere la spunta blu per essere verificati. Ma Instagram, come allora Twitter, ha attivato questo strumento di verifica per fare in modo che più persone siano verificate, per contrastare meglio il fenomeno degli account fake e dei bot che attanagliano l’app. E’ la stessa filosofia che guida il pensiero di Jask Dorsey, il fondatore di Twitter, che qualche me fa disse di voler estendere a tutti la spunta blu, proprio per fare in modo che tutti siano individuabili come utenti verificati e non come fake o bot. E’ questa il motivo per cui Instagram oggi introduce questa possibilità diventata invece un coefficiente di vanità. Come se possederlo desse chissà quali potere speciali, niente di vero. Ovviamente, vedremo aumentare in maniera notevole gli account con la spunta blu, come è giusto che sia, ma vedremo crescere notevole l’elemento vanity. Attenzione, però, non tutti potranno comunque averla, ma solo quelli con una grande audience. Infatti, effettuare la richiesta non significa che si otterrà la spunta.

    Oltre a questa possibilità che, come dicevamo in apertura, è la notizia che interessa di più a tutti, Instagram introduce nuovi strumenti per incrementare la sicurezza sull’app, anche in questo caso di ispirazione Twitter (vuoi vedere che allora qualcosa si buono l’hanno combinata?).

    Da settembre, aumentano le informazioni sugli account, Instagram infatti renderà visibile la data di iscrizione dell’account sulla piattaforma, il luogo in cui si trova, gli account in comune con altri (già visibile da tempo), eventuali modifiche all’account e anche gli annunci pubblicitari in programma sull’account, funzionalità da poco resa pubblica anche su Facebook. Nelle prossime settimane vedremo infatti tutte queste informazioni sotto l’etichetta About this account.

    instagram autenticazione due fattori app

    E poi, Instagram incrementa la funzionalità dell’autenticazione a due fattori, seguendo le orme della casa madre Facebook. Infatti, sarà possibile effettuarla anche con app di terze parti come Google Authenticator e DUO Mobile. Per attivarla, cose che vi consigliamo di fare magari proprio con Google Authenticator (in modo da avere tutte le app in uno stesso luogo), è sufficiente andare su Impostazioni e da lì accedere al menù Autenticazione a due fattori. Da qui seleziona l’app con cui effettuarla. Associata, ad esempio con Google Authenticator, vi basterà accedere a quest’ultima app per trovare il codice che vi permetterà di accedere a Instagram all’occorrenza. Il sistema sarà attivo entro le prossime settimane.