Autore: Franz Russo

  • Italiani e Social Media, l’82% non sa riconoscere una notizia da una fake news

    Italiani e Social Media, l’82% non sa riconoscere una notizia da una fake news

    La recente ricerca Infosfera ci offre uno spaccato reale di quello che è l’atteggiamento degli Italiani in relazione al Digitale. Ormai il 95% degli italiani utilizza il web ogni giorno, ma c’è un dato che inquieta non poco: l’82% di esse non sa distinguere una notizia da una fake news. In aggiunta a questo dato, la ricerca rileva anche che l’87% non ritiene i social media fonti di notizie credibili.

    Sul nostro blog ogni giorno cerchiamo di raccontare il nostro paese dal punto di vista digitale e di come l’Italia sta cambiando da questo punto di vista. E lo facciamo offrendo ai nostri lettori dati che hanno lo scopo di disegnare un panorama quanto mai più vicino alla realtà di tutti i giorni. Per questo, abbiamo sempre sottolineato che c’è tanto, ma tanto da fare. Ebbene, oggi vi parliamo di una ricerca che nei giorni scorsi ha fatto molto discutere per via di alcuni dati che hanno confermato che quel “c’è tanto da fare” è molto attuale, purtroppo.

    La ricerca in questione è quella di Infosfera, la ricerca dell’Università Suor Orsola Benincasa, che ha indagato il mondo della comunicazione digitale, dei social media e i nuovi trend dell’informazione.

    Una ricerca molto interessante che potete consultare e scaricare da questo link.

    La ricerca, ricca e complessa, mette in risalto diversi punti interessanti, ma quello che su cui vogliamo, per un momento, soffermarci meglio oggi riguarda, all’interno del rapporto Italiani e Social Media, l’incapacità di riconoscere una notizia vera da una falsa. Piccolo preambolo, la ricerca mette in luce un fatto che ben si collega a questa incapacità. E cioè che gli italiani percepiscono la rete e i social media come un luogo senza limiti, nel senso che sentono di fare quello che vogliono, di informarsi “senza limiti” e di comunicare “senza limiti”. Questo è un passaggio importante che genera questa incapacità.

    italiani social media fake news facebook

    Il dato infatti è che il 65,46% non riesce a distinguere una fake news. Ma le percentuali crescono quando si tratta di identificare un sito web di bufale, infatti, il 78,75% non è in grado di farlo. L’82,83% non è in grado di identificare la pagina Facebook di un sito di fake news. E il 70,28% non sa distinguere un fake news su Twitter.

    Ma non è tutto, perchè per l’87% degli italiani sui social media non ci sono più opportunità di apprendere notizie credibili. Quindi i social media, per la gran parte degli italiani, non sono fonti attendibili.

    E su questo ci sarebbe tanto da ragionare. Prima di tutto, è sbagliato ritenere che sui social media e sulla rete sia possibile fare tutto “senza limiti”, è proprio questa percezione errata che crea poi una continua incapacità nel riconoscere il vero dal falso. Il tutto aggravato dal fatto che, essendo un luogo libero, non ci dovrebbe essere nessuno a dire come si fa. Altro grande errore. Da anni sosteniamo che è sempre necessaria una “educazione digitale” a tutti i livelli, a cominciare dalle scuole. Serve poi portare alla comprensione di tutti (che impresa) che la rete e i social media sono luoghi meravigliosi, pieni di opportunità alla portata di tutti, ma pieni di insidie. Ecco, servirebbe portare a conoscenza di tutti di che tipo di insidie si parla.

    Il dato relativo alle fake news ne è la dimostrazione. Tutto passa per vero perchè non abbiamo la capacità di riconoscerlo dal falso. Spesso ci si rifugia dietro spiegazioni come “siamo bombardati da notizie” ad una velocità tale da non saper controllare il flusso. Vero, ma in realtà è possibile, anche a velocità sostenute, basta usare un po’ di attenzione in più.

    In realtà gli italiani usano molto la rete: il 95% del campione, della ricerca Infosfera, sostiene di utilizzare quotidianamente internet, quasi il 70% lo fa per più di tre ore al giorno e il 32% per più di cinque ore. La metà di questo tempo è poi impiegata sui social media. Ma, come vediamo, la usano male. Senza dimenticare i risvolti negativi che questo uso massiccio della rete comporta. Non mancano gli stati d’ansia (8,68%), insonnia (16,84%), confusione e frustrazione (6,38%), dolori di stomaco e mal di testa (8,36%) e dimenticanze (9,93%).

    Di fronte a questi dati, il primo pensiero che viene in mente è quello espresso all’inizio e cioè che resta ancora molto ma molto da fare. E a noi resta quello di rimboccarci le maniche.

  • Ecco i libri su digital marketing, startup e social media da portare in vacanza

    Ecco i libri su digital marketing, startup e social media da portare in vacanza

    Vacanza è sinonimo di relax, di tempo libero, ma è anche un’occasione per dedicarsi alla lettura, alla quale forse non dedichiamo mai abbastanza tempo. E così come fatto in altre occasioni, abbiamo selezionato alcuni libri che possono arricchire le vostre conoscenze in ambito digital marketing, social media, digital pr e startup. Ecco la nostra lista.

    Le vacanze sono ormai alle porte per tutti, o quasi tutti, ed ecco che ci sembrava opportuno, come già fatto in altre occasioni, suggerirvi una lista di libri che trattano di digital marketing, digital pr, startup. Le vacanze sono sinonimo di relax, di tempo libero, ma anche un’occasione per dedicarsi alla lettura di quei testi che, per un motivo o per l’altro, spesso i tanti impegni di ciascuno, non si riesce mai ad approfondire del tutto. Allora, questo che sta per arrivare è il periodo giusto per colmare questa mancanza a arricchire le vostre conoscenze.

    libri estate 2018 digital marketing

    Di seguito una lista di testi che reputiamo interessanti da parte di autori di grande esperienza e capacità di osservazione, offrendo spunti e casi di studio che non possono mancare nel bagaglio culturale di un professionista del settore.

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    libri estate 2018 Marketing 4.0. Dal tradizionale al digitaleAllora partiamo con il più autorevole, non ce ne vogliano tutti gli altri autori selezionati per l’occasione, ma quando si fa il nome di Philip Kotler la sensazione è quella di stare a raccontare il grande saggio che indica la via maestra. La grande capacità di Kotler è quella di illuminare concetti che spiegano l’evoluzione digitale dei nostri tempi. Da avere e leggere no solo d’estate.

    Su Amazon: Marketing 4.0. Dal tradizionale al digitale

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    libri estate 2018 reputazione brandNon è da molto nelle librerie, ma è uno dei testi più interessanti che trattano il tema brand positioning. Il testo di Giovanni Cavaliere (Flaccovio Editore) tocca il grande tema della gestione del brand e, soprattutto, della reputazione, il vero valore che oggi le aziende e i professionisti devono imparare a salvaguardare. Tanti spunti ed esempi che vi saranno di grande aiuto.

    Su Amazon: Gestione del Brand e della Reputazione

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    libri estate 2018 digital marketing integrato de nobiliQuando si parla di digital marketing e di libri il primo pensiero va sempre a lui, a Francesco De Nobili, grande autore di testi del settore, sempre molto apprezzato. A marzo di quest’anno per Hoepli ha pubblicato l’ultima sua fatica, un vero manuale per ottimizzare il proprio business. Mettetelo subito nella vostra valigia.

    Su Amazon: Digital marketing integrato. Strumenti, strategie e tecniche per aumentare le vendite

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    libri estate 2018 digital marketing foodIl digital marketing è una branca del marketing che riguarda tutti i settori, compresi il food, la ristorazione, che grazie dal digitale possono abbracciare nuove opportunità. Di questo importante settore, fiore all’occhiello del nostro paese, ne parla in modo davvero interessante Nicoletta Polliotto che ha realizzato una vera guida da seguire e da avere. Il testo di rivolge agli attori del settore, ma si presta comunque ad essere letto dai professionisti del marketing digitale, per i tanti spunti che offre.

    Su Amazon: Digital food marketing. Guida pratica per ristoratori intraprendenti

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    libri estate 2018 grow hacking-gaitoNon poteva mancare in questa nostra lista quello che è uno dei più interessanti testi in lingua italiana su un tema ancora non esplorate del tutto del nostro paese. Raffaele Gaito con questo libro ha provato a spiegarlo, rendendo il concetto sempre molto chiaro ed esplicito. La prova della riuscita di questa fatica è il grande successo di pubblico che ha ottenuto e che continua a riscuotere. Da leggere anche sotto l’ombrellone.

    Su Amazon: Growth hacker. Mindset e strumenti per far crescere il tuo business

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    libri estate 2018 email marketing automationNonostante ci sia ancora qualcuno che crede poco all’email marketing e alla potenza delle newsletter, e i dati dicono infatti il contrario, il libro di Maura Cannaviello offre esempi, strumenti e techiche per sfruttare al massimo l’Email Marketing, ancora molto valido.

    Su Amazon: Email Marketing Automation: Il motore che accelera il rapporto con i clienti e le vendite

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    libri estate 2018digital pr francesca anzaloneSe parliamo di attività di ufficio stampa e di digital pr, allora uno dei testi più interessanti sul tema è quello di Francesca Anzalone, esperta del settore, che in questo libro ha voluto raccontare come questo settore sta cambiando nell’era del digitale. Un bel libro che spiega bene cosa significa consapevolezza digitale per un settore che diventa sempre più strategico.

     

    Su Amazon: Ufficio Stampa e digital PR. La nuova comunicazione

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    libri estate 2018 de stefani gdprAncora oggi, a distanza di quasi tre mesi dalla sua entrata in vigore, il GDPR, il nuovo regolamento sulla privacy a livello europeo, ancora non è molto chiaro. Allora, per avere un supporto valido e una guida sicura, il libro di Federica De Stefani si dimostra validissimo. Scritto in maniera chiara, grande pregio vista la complessità del tema, è uno di quelli da portarsi dietro anche al mare, ma va bene anche in montagna.

    Su Amazon: Le regole della privacy. Guida pratica al nuovo GDPR

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    brand positioning diotto

    E torniamo sul tema brand con il libro di Mariano Diotto per Flaccovio Editore con la prefazione di Rudy Bandiera. E’ un testo, da poco uscito, che espone le regole “di diamante” per arrivare ad applicare una strategia di brand positioning davvero efficace. Se siete un un creativo, un pubblicitario o un marketer, allora mettetelo nella vostra valigia perchè merita.

    Su Amazon: Brand positioning: applica le 15 Leggi di Diamante per diventare leader del tuo mercato

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    libri estate 2018 social media-marketing for dummies contiE chiudiamo questa nostra carrellata di testi con uno degli ultimi usciti sul tema, ad opera di Luca Conti. Un libro che porta il lettore alla conoscenza dei social media più popolari portandolo, in maniera semplice, ad usarli in maniera efficace.

    Su Amazon: Social media marketing For Dummies

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    Special mention per Paolo Iabichino e Riccardo Scandellari 

    libri estate 2018 scripta manent-iabichinoCome già capitato altre volte, alla fine della nostra carrellata di libri da leggere, ci permettiamo di consigliarvi quelli che sono davvero dei libri “must” che non solo vanno bene in estate, ma vanno bene sempre. E si tratta dell’ultimo libro di Paolo Iabichino, vero maestro pubblicitario, che ha molto a cuore il saper scrivere e comunicare bene, oggi.

    Su Amazon: Scripta volant. Un nuovo alfabeto per scrivere (e leggere) la pubblicità oggi

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    scandellari rock blog libri estate 2018L’ultimo libro di Riccardo Scandellari è stata una nostra gradita anteprima e oggi vogliamo riproporvelo perchè si tratta di un testo che aiuta a comunicare bene come una vera rock star. Non scordatelo, mi raccomando.

    Su Amazon: Rock’n’blog. Diventa una rockstar della comunicazione digitale

     

     

  • Facebook, ecco la funzione Mentorship per alcuni Gruppi

    Facebook, ecco la funzione Mentorship per alcuni Gruppi

    Facebook continua a spingere l’attività e la condivisione verso i Gruppi, arricchendoli di nuove funzionalità. L’ultima annunciata è “Mentorship” per aiutare gli utenti a sviluppare le proprie competenze e raggiungere i propri obiettivi. I Gruppi su cui la funzionalità sarà attiva saranno quelli a tema “genitori”, sviluppo professionale e personale.

    Facebook continua a spingere le attività e la condivisione sui Gruppi che ormai vedono attivi oltre 1 miliardo di utenti. Si tratta quindi di una componente importante che Facebook vuole alimentare e arricchire con nuove funzionalità L’ultima annunciata proprio da Menlo Park è Mentorship, una funzionalità lanciata lo scorso anno e ora attiva su alcuni Gruppi, non su tutti quindi. Lo scopo è quello di aiutare le persone a trovare il proprio mentore, all’interno del gruppo di appartenenza, per migliorare le proprie competenze, le proprie esperienze al fine di poter raggiungere i propri obiettivi. Si tratta quindi di un rapporto di mentorship classico, one-to-one, che viene a svilupparsi un una sezione protetta e sicura all’interno de gruppo, nel senso che la conversazione con il proprio mentore non sarà mai pubblica.

    Con l’attivazione di Mentorship lo scopo di Facebook, come scrive Gabriel Cohen, Product Manager di Mentorship, è quello di aiutare oltre 200 milioni di utenti che ritengono significativa la partecipazione ai gruppi a cui sono iscritti. L’idea è quindi quella di sviluppare attività e condivisioni “positive”, spingendo gli utenti a rivolgersi a Facebook anche per sviluppare il proprio percorso professionale e avere un supporto attivo per questo.

    facebook gruppi mentorship

    La funzionalità Mentorship al momento non è attiva per tutti i Gruppi, ma lo è solo per quelli a tema “genitori”, sviluppo professionale e personale.

    Come funziona Mentorship per i Gruppi di Facebook

    Intanto l’attivazione della funzione Mentorship spetta agli amministratori dei Gruppi interessati. Per attivarla, gli stessi amministratori devono prima creare il programma Mentorshhip, utilizzando uno dei modelli forniti con la nuova funzionalità. Questi programmi modello consentono agli amministratori di selezionare un tipo di programma, tra cui l’avanzamento di carriera, lo sviluppo delle competenze e l’incoraggiamento.

    Una volta creato un programma di Mentorship, gli utenti all’interno di quel gruppo possono iscriversi e indicare se vogliono essere mentori o se vogliono fare attività di mentor per altri utenti. L’amministratore del gruppo è responsabile della creazione delle coppie di mentore e utente.

    facebook mentorship gruppi

    Le conversazioni tra il mentore e l’utente possono svilupparsi all’interno di una pagina del programma di Mentorship o all’interno di Messenger. All’interno di ogni programma Facebook ha introdotto delle guide, tra cui incoraggiare la coppia a fare il check-in tra di loro almeno una volta alla settimana. Il programma elenca una serie di passaggi e mostra i progressi compiuti all’interno di tale processo. All’interno della pagina Mentorship sono contenute anche informazioni che riguardano l’utente che ha scelto di essere affiancato da un mentore.

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    Leggi anche:

    Facebook, al via i test per i Gruppi in abbonamento per contenuti esclusivi

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    La conversazione al’interno del programma Mentorship, come già detto, non è pubblica e non è visibile all’amministratore del gruppo, ma lo è solo per le due persone che partecipano al programma. Mentorship non è disponibile per gli utenti sotto i 18 anni e offre gli stessi strumenti che gli utenti hanno per i messaggi, come il blocco e altro.

    Nell’annunciate la nuova funzionalità, Facebook presenta anche due esempi concreti. Come quello di due madri di Mama Dragons, un gruppo che ha lo scopo di aiutare e sostenere le madri con bambini LGBTQIA, che si aiutano a vicenda nel viaggio di crescita di un bambino transgender. Inoltre, una donna è stata accoppiata con un mentore di “Soap-making and Business Coaching” che l’ha aiutata a trasformare in lavoro il suo hobby nel fare il sapone.

  • Addio musical.ly: ecco Tik Tok, piattaforma video da 700 milioni di utenti

    Addio musical.ly: ecco Tik Tok, piattaforma video da 700 milioni di utenti

    Se vuoi competere per un obiettivo comune allora è meglio mettersi insieme. Con questo spirito Bytedance, azienda cinese che sviluppa piattaforme video, ha pensato bene di unire la controllata musical.ly, piattaforma molto usata dai giovanissimi con 200 milioni di utenti, insieme a Tik Tok, altra piattaforma di video musicali, dello stesso gruppo, con 500 milioni di utenti. La nascente piattaforma mantiene il nome Tik Tok.

    Bytedance, popolare azienda cinese specializzata nello sviluppo di piattaforme video e proprietaria di diversi brand, ha pensato bene di unire i due prodotti principali della casa, con l’obiettivo di poter competere meglio sul mercato. Una posizione condivisibile. In pratica, l’idea è stata quella di dire addio a musical.ly, piattaforma di video musicali molto conosciuta anche dai giovanissimi italiani, con 200 milioni di utenti, e farla confluire in Tik Tok, altra piattaforma di video musicali, molto conosciuta in Asia, con 500 milioni di utenti, per far nascere una piattaforma unica che mantiene sempre il nome Tik Tok. Quindi un nuovo logo e una nuova interfaccia, offrendo maggiori possibilità nella creazione dei video e prendendo il meglio delle due piattaforme. TikTok si appresta quindi a diventare la app numero uno al mondo per la creazione e fruizione di video, con un bacino di utenti di circa 700 milioni.

    tik tok

    La nuova app unificata offrirà agli utenti un’esperienza di visione semplice, coinvolgente e personalizzata. I profili dei creatori già esistenti, i contenuti e le fanbase saranno automaticamente trasportate nella nuova app TikTok, dove gli autori conserveranno tutti i contenuti preesistenti e i fan, avendo però la possibilità di raggiungere un pubblico globale più vasto e più variegato che mai.

    TikTok incorpora gli elementi più popolari di entrambe le applicazioni con un feed che evidenzia la comunità di utenti, oltre al feed “For You” che fornisce in modo esclusivo una raccolta di video raccomandati personalizzati secondo le preferenze di visione.

    Tik Tok

    La app introduce anche nuove interessanti funzionalità tra cui:

    • una “reazione” che permette all’utente di reagire ai video degli amici direttamente dal telefono;
    • strumenti creativi migliorati come i filtri di movimento che coinvolgono il corpo intero e sbloccano funzioni come l’effetto “specchio deformante” della video/fotocamera
    • i filtri VR-Type che possono essere sbloccati con il semplice battito delle palpebre;
    • effetti greenscreen per gli sfondi.

    https://www.youtube.com/watch?v=njunDO_RACs

    C’è quindi tutto per essere pronti ad affrontare a concorrenza di Facebook e in particolare di Instagram che da pochi giorni ha rilasciato a livello globale Instagram Music, una funzionalità che permette agli utenti di inserire musica all’interno delle Stories, per una durata massima di 15 secondi. Nell’annunciare, qualche settimana, che presto la funzionalità sarebbe stata resa disponibile, avevamo ipotizzato che Instagram, ma si legge Facebook, con questa funzionalità entrava in diretta competizione proprio con musical.ly. Infatti non è strano pensare di realizzare una storia su Instagram mimando sulle note della canzone preferita. E, a distanza di poco tempo, arriva la risposta di Bytedance di unificare le due piattaforme e resistere all’attacco di Facebook.

    Va ricordato che Tik Tok ha il primato dell’app più scaricata nel primo trimestre di quest’anno con quasi 46 milioni di download e ha 150 milioni di utenti attivi al giorno. 

    Si apre quindi uno scenario nuovo di video a colpi di musica che seguiremo con molto interesse.

    La nuova app è disponibile per iOS e Android.

  • FakesApp, la falla di WhatsApp che permetterebbe di manipolare i messaggi

    FakesApp, la falla di WhatsApp che permetterebbe di manipolare i messaggi

    Check Point Software Technologies ha scoperto una nuova falla di WhatsApp, denominata FakesApp, che permetterebbe a un criminale informatico di intercettare e manipolare i messaggi inviati all’interno dei gruppi di discussione o delle chat private. Potrebbe diventare un potente strumento per diffondere fake news.

    Se già Skygofree, il malware che permetterebbe la lettura dei messaggi inviati su WhatsApp, ci aveva spaventato, allora quello di cui stiamo per parlarvi potrebbe allarmarvi ancora di più. Ed è meglio che sia così, nel senso di non dare sempre tutto per scontato, un modo che rischia sempre di far abbassare la nostra attenzione esponendoci a grossi rischi, come quello che stiamo per descrivere.

    I messaggi di WhatsApp potrebbero essere manipolati, in modo da cambiare radicalmente il messaggio stesso, inviando informazioni false. Questo potrebbe essere davvero un rischio concreto ed è grazie alla scoperta di Check Point Software Technologies se adesso ne siamo a conoscenza. Check Point Software, uno dei principali fornitori mondiali di soluzioni di cybersecurity, ha scoperto una nuova falla di WhatsApp, denominata FakesApp, che permetterebbe a un criminale informatico di intercettare e manipolare i messaggi inviati all’interno dei gruppi di discussione o delle chat private. Gli hacker potrebbero sfruttare questa vulnerabilità non solo dirottando la conversazione a loro vantaggio, ma anche creando e diffondendo fake news, assumendo così un potere immenso.

    fakesapp falla whatsapp fake news

    Questa vulnerabilità potrebbe causare tre possibili azioni criminali:

    1. sostituire la vera risposta di un utente con un’altra puramente inventata;
    2. citare un messaggio mentre si risponde in un gruppo così da farlo apparire come se provenisse da una persona che non fa nemmeno parte del gruppo;
    3. inviare un messaggio a un membro di un gruppo, sotto forma di un messaggio di gruppo, ma che di fatto viene inviato solo a un destinatario. Il messaggio di risposta arriverà, invece, all’intero gruppo.

    Vi invitiamo a visualizzare questo video demo diffuso da Check Point Softwareche spiega bene cosa potrebbe succedere.

    Nel primo caso, il malintenzionato manipola il testo di una risposta così da fornire una risposta che potrebbe essere di grande beneficio per lui.

    Nel secondo caso, i criminali informatici potrebbero diffondere informazioni errate su un determinato prodotto e causare così gravi danni anche d’immagine a un’azienda.

    Nel terzo caso, invece, gli hacker potrebbero trarre in inganno le persone che potrebbero svelare segreti a loro insaputa.

    Attualmente, WhatsApp conta più di 1,5 miliardi di utenti, oltre un miliardo di gruppi e 65 miliardi di messaggi inviati ogni giorno. Inoltre, l’app di messaggistica, di proprietà di Facebook, prevede di aggiungere funzionalità business per supportare le aziende nella vendita dei loro prodotti e nella gestione del servizio di customer care attraverso l’app.  È facilmente intuibile come una falla di questo tipo, se sfruttata, potrebbe causare danni a un’azienda dal valore non quantificabile. Un ulteriore esempio di diffusione di fake news.

    Senza dimenticare come proprio l’app di instant messagging più usata, anche in Italia, sia quasi ogni giorno al centro della cronaca per via della diffusione, attraverso l’app, di messaggi fraudolenti. In Brasile, per esempio, sono state diffuse su WhatsApp indiscrezioni che sottolineavano quanto fosse rischioso un vaccino contro la febbre gialla – la verità era che quello stesso vaccino avrebbe potuto fermare un’epidemia che ha infettato 1.500 persone e ne ha uccise quasi 500, nel 2016.

    WhatsApp, inoltre, assume un ruolo sempre più centrale in periodo di elezioni, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. All’inizio di quest’anno, in India, WhatsApp è stato utilizzato per inviare messaggi, alcuni dei quali erano completamente falsi.

    Tramite le tecniche di social engineering, l’hacker riesce a importunare l’utente inducendolo a compiere azioni di cui poi si pentirà. Grazie alla possibilità di manipolare le risposte, inventare dichiarazioni o inviare messaggi privati sotto forma di messaggi di gruppo, i criminali hanno maggiori possibilità di successo e un’altra arma da utilizzare.

    È bene quindi applicare sempre le regole del buon senso, incluso quella di non credere a notizie che appaiono da subito abbastanza insolite e quella di controllare i fatti, verificando che la storia che si legge sui social sia presente anche nel web.

    Questo tipo di manipolazione non è altro che un nuovo potente mezzo per la diffusione di informazioni false e fake news. Al momento questo sembra trattarsi sono di una scoperta ad alto valore tecnico che non ha riscontri concreti. WhatsApp ha infatti fatto sapere che nessun episodio è riconducibile a FakesApp. Ma potrebbe davvero esserlo.

  • Contenuti B2B: fondamentali la SEO, i Social Media e i Blog

    Contenuti B2B: fondamentali la SEO, i Social Media e i Blog

    Il search ormai supera i social media per quanto riguarda la ricerca dei contenuti. Ergo, la SEO non è mai morta, anche se qualcuno ha provato a soffocarla in questi ultimi anni. E questo viene anche confermato da una recente ricerca di Clutch che rileva come i contenuti B2B necessitino della SEO, dei Social Media e dei Blog. Ma vediamo più in dettaglio.

    Molti di voi ricorderanno quando ad un certo punto si era data per spacciata la SEO, la Search Engine Optimization, sostenendo che i Social Media avrebbero sostituito la ricerca organica dei contenuti attraverso i motori di ricerca. Ma dopo qualche anno abbiamo scoperto che non è così, anzi, forse non lo è mai stato del tutto. La SEO ha sempre fatto la sua strada, solo che ad un certo punto qualcuno ha smesso di seguirla. E i dati emersi in questi ultimi due anni, e più recentemente, negli ultimi mesi, ci dicono che la SEO ricopre ancora un ruolo rilevante per la gestione dei nostri contenuti. Qualche mese fa, nel febbraio di questo anno, avevamo pubblicato i dati di Shareaholic che ci dicevano che il search aveva superato i social media, in termini di referral, quindi di traino del traffico verso i siti e i blog. Un calo che ha determinato una strada da seguire per la creazione dei contenuti, che è quella maestra della qualità.

    Ma, fatta questa doverosa premessa di apertura, oggi tutto questo trova una nuova conferma anche per quanto riguarda i contenuti B2B, i contenuti aziendali. Non parliamo quindi di contenuti generalisti, ma di contenuti più specifici. Ebbene, la ricerca che è stata condotta da Clutch rileva che la SEO è ancora importante, infatti l’87% degli intervistati dichiara di cercare contenuti che afferiscono alla propria attività attraverso i motori di ricerca. A seguire, l‘85% dichiara di fare questa ricerca attraverso i social media. Due elementi importanti.

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    Quindi, la SEO è ancora importante e lo è anche per i contenuti B2B che fanno leva su questa strategia per dare visibilità ai propri contenuti. E questo è l’aspetto principale che emerge dalla ricerca. Ma viene messo in evidenza un ulteriore aspetto che riguarda i social media proprio in relazione al B2B. Spesso si è portati a ragionare su strategie di social media marketing in ottica quasi esclusiva di B2C, ma questa ricerca ci dimostra chiaramente che i social media possono essere efficaci anche in ottica B2B. Un concetto spesso difficile da far passare e speriamo che questo dato possa convincere qualcuno che ancora mostra qualche riserva.

    contenuti b2b blog contenuti b2b seo social media

    Il terzo elemento che vogliamo mettere in evidenza da questa ricerca è che le persone che operano nel B2B trovano le informazioni che necessitano sui blog, lo dichiara più di un terzo degli intervistati, il 33% (il 42% li legge, guardando all’imbuto di conversione, trovandosi nella parte “awarness”, consapevolezza) . Anche qui, piccola postilla, qualche anno fa si diceva che i Blog erano morti e che gli restava poco da vivere, bene, non è così, neanche per quel che riguarda il B2B. Il blog è la fonte preferita.

    imbuto di conversione b2b contenuti social media seo

    Se guardiamo all’imbuto di conversione, quel percorso che una persone compie prima di procedere ad un acquisto, notiamo che nella fase “awarness” le persone che operano nel B2B per il 45% leggono i blog, per essere informato o per imparare ad affrontare nuove sfide. Nella fase dell’”interesse” ci si concentra di più sulle descrizioni dei prodotti (28%) e sulle recensioni (27%). Nella fase “decisione” e “azione”, si preferisce leggere le recensioni (32%) per verificare se quei prodotti possano essere idonei per la propria azienda.

    Ecco, questo è un po’ il sunto di questa interessante ricerca, mettendo in evidenza gli elementi che ci sembravano più rilevanti. Di certo, la SEO non è morta e i social media servono in una ottica di distribuzione dei contenuti e di conversazione diretta. Per questo i Blog sono ancora così importanti.

    E voi che ne pensate?

  • Sono Facebook e Instagram le piattaforme social preferite dagli italiani

    Sono Facebook e Instagram le piattaforme social preferite dagli italiani

    Facebook è ormai da tempo la piattaforma social preferita dagli italiani che cresce sempre di più. L’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom rileva una crescita continua di Facebook che ormai supera le 25 ore mensili. Inoltre, restando sempre in casa di Mark Zuckerberg, cresce, tra le piattaforme, anche Instagram: +2,7 milioni di utenti in un anno. Cresce anche Twitter: + 700 mila utenti in un anno.

    L’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ha diramato una bella panoramica contenuta nel secondo rapporto che considera il periodo tra marzo 2017 e marzo 2018. E, ovviamente, la sezione su cui ci concentriamo è quella dedicata al web e ai social media. Inutile dire che il rapporto incorona, ancora una volta Facebook come piattaforma leader. Vediamo meglio in dettaglio i dati del report relativi alla sezione Internet e social network.

    Dal punto di vista dell’utilizzo di Internet, i leader sono Google e Facebook (compreso anche WhatsApp) con performance sempre positive. Crescono anche Microsoft e Amazon, molto più distaccate. L’Osservatorio rileva anche che nel mese di marzo 2018, gli italiani hanno navigato in Internet per oltre 55 ore dedicandovi meno tempo (-2 ore su base annua), in gran parte riconducibile ad una minore fruizione di Facebook. Quindi è vero che la piattaforma di Zuckerberg resta sempre leader con oltre 25 ore mensili al mese, ma, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mostra una flessione pari a 2 ore in meno.

    social network facebook instagram osservatorio agcom

    Google, guadagna qualcosina avvicinandosi alle 10 ore mensili, e poi via via tutti gli altri. Sono dati molto interessanti perchè ci dicono che gli italiani guardano a Facebook non solo come piattaforma su cui conversare e condividere, ma è anche la principale piattaforma web che utilizzano.

    facebook instagram osservatorio agcom marzo 2018

    Dal punto di vista squisitamente social, Facebook, che conta ormai più di 2,2 miliardi di utenti a livello globale, nel nostro paese, in un anno, cresce dell’11% in termini di audience. Una crescita a doppia cifra. E, restando sempre in casa Facebook, l’Osservatorio rileva che, dopo Facebook, in Italia la piattaforma che cresce di più è Instagram con un bel 22%, ossia + 2,7 milioni di utenti che in totale diventano 15 milioni. Un risultato niente male che non ci sorprende del tutto.

    Cresce anche LinkedIn che raggiunge 11 milioni di utenti unici medi, con +1,6 milioni di utenti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (marzo 2017). E cresce anche Twitter (sì, avete letto bene) che fa registrare in un anno una crescita di 700 mila utenti arrivando, complessivamente a quasi 8 milioni di utenti (7,9 milioni). Bene anche Pinterest che passa in un anno da 4,5 milioni di utenti a 6,1 milioni di utenti.

    Si riduce l’audience di Google+ e di Tumblr. In calo anche Snapchat che perde 100 mila utenti, in totale adesso gli utenti italiani sulla piattaforma di video effimeri sono 1 milione e 600 mila, visitando la piattaforma almeno una volta al mese

  • Il doodle di Google celebra il grande Gino Bartali, campione dal cuore grande

    Il doodle di Google celebra il grande Gino Bartali, campione dal cuore grande

    Gino Bartali, indimenticabile ciclista che ha fatto la storia del ciclismo, oggi avrebbe compiuto 104 anni e Google lo celebra con un doodle. Oltre ad essere un grande sportivo, era un uomo generoso. Durante la guerra, tra il ’43 e il ’44, fece il “corriere” tra Firenze e Assisi, nascondendo nel manubrio documenti che diedero una nuova identità a circa 800 ebrei perseguitati. Nel 2013 è stato dichiarato “Giusto tra le Nazioni”.

    Come sapete, e come ormai abbiamo imparato in questi anni, il doodle di Google non è sempre prevedibile, anzi, non lo è quasi mai, a parte giornate di celebrazione nazionale. Ecco perchè oggi il doodle che vediamo online in Italia, e non solo, ci rende orgogliosi, perchè è dedicato ad un grande italiano, un grande sportivo e, soprattutto, un grande uomo. Lui è Gino Bartali, celebre ciclista italiano, che oggi avrebbe compiuto 104 anni, conosciuto per lo più per la sfida storica tra lui e l’altro grande del ciclista italiano, Fausto Coppi, è rimasta impressa nella storia la foto che li ritrae mentre si passano una bottiglietta d’acqua durante l’ascesa al Col du Galibier al Tour de France 1952, un gesto quasi poetico.

    Ma “Ginettaccio“, come era soprannominato, viene celebrato da Google, non solo per il suo compleanno, ma, soprattutto, per la sua grande umanità.

    gino bartali google doodle

    Gino Bartali da ciclista vinse tre Giri d’Italia (1936, 1937, 1946) e due Tour de France (1938, 1948), oltre a numerose altre corse tra gli anni trenta e cinquanta, tra le quali spiccano quattro Milano-Sanremo e tre Giri di Lombardia. Chi ama questo sport da cosa significa vincere queste competizioni. Ma Gino Bartali vince forse una corsa più importante, che era quella verso l’umanità.

    gino bartali google doodle gif

    Come molti di voi già sapranno, Bartali si rese protagonista, in maniera del tutto segreta e silenziosa, di un grande gesto di umanità. Tra il 1943 e il 1944, come membro dell’organizzazione clandestina DELASEM, fece da “corriere” tra l’arcivescovado di Firenze e il convento francescano di Assisi. Trasportava, nascondendoli all’interno del telaio della sua bicicletta, i documenti necessari per fornire una nuova identità ai perseguitati, per consentire loro di espatriare. Con questa sua impresa, Bartali salvò circa 800 ebrei.

    Nel 2006, l’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, gli conferì la medaglia d’oro al merito civile per aver salvato “circa 800 cittadini ebrei”. E nel 2013 è stato dichiarato “Giusto tra le Nazioni” dallo Yad Vashem, il memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell’olocausto fondato nel 1953, riconoscimento per i non ebrei che hanno rischiato la vita per salvare quella anche di un solo ebreo durante le persecuzioni naziste.

    Celebre la sua frase che, in un certo senso, racchiude il senso della sua impresa e della sua persona:

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Gino BartaliIl bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca.” [/box]

  • World Emoji Day, ecco le emoji più condivise in Italia su Twitter nel 2018

    World Emoji Day, ecco le emoji più condivise in Italia su Twitter nel 2018

    Le emoji, simboli grafici nati verso la fine degli anni ’90, sono oggi diffusissime sui social media. Solo su Twitter ogni giorno ne vengono condivise 250 milioni. In occasione del World Emoji Day, vediamo allora quelle speciali, quelle più condivise in Italia nel 2018 e anche quelle più usate durante gli ultimi Mondiali di Calcio di Russia 2018.

    Le emoji sono diventate ormai parte integrante del contenuto condiviso sui social media, non sostituendolo ma integrandolo. E’ forse questo il grande successo di questi simboli grafici nati in Giappone verso la fine degli anni ’90 e ormai utilizzati da chiunque sui social media, nessuno escluso. Solo su Twitter ne vengono condivise 250 milioni ogni giorno, vale a dire qualche decina di migliaia ogni anno.

    L’utilizzo delle emoji su Twitter corrisponde ancora all’idea di base dell’inventore Shigetaka Kurita che sviluppò le prime 176 emoji nel 1998 per esprimere sentimenti ed emozioni in un carattere, risparmiando così spazio negli SMS (che avevano un limite simile a quello iniziale di Twitter). Ad oggi, le emoji sono 2.800.

    La popolarità delle emoji è esplosa nel 2015, quando l’Oxford Dictionaries incoronò “emoji” come parola dell’anno e fu sempre nel 2015 che emoji divenne prima nei trending topics su Twitter, ecco perchè si festeggia il 17 luglio la giornata mondiale degli Emoji, World Emoji Day.

    world emoji day 2018 giornata mondiale

    Negli ultimi tempi ha preso piede anche il trend di legare una emoji ad un hashtag speciale, di esempi ne abbiamo visti tantissimi sulla piattaforma a 280 caratteri (una volta si diceva a 140 caratteri). E tra queste ce ne sono alcune uniche che non si conoscono in molti paesi, ma che sono ancora disponibili. Ecco quelle delle speciali emoji tra le più divertenti e uniche:

    emoji day speciali

    E restando sul tema delle emoji speciali, basta dare un’occhiata a quanto visto nell’ultimo anno con emoji che hanno caratterizzato storie ed eventi particolari in qualsiasi ambito. Basti pensare all’hashtag #MeToo, usato dagli utenti di tutto il mondo per discutere e portare all’attenzione di tutti gli episodi di violenza sessuale con il simbolo delle mani alzate e unite. Questa campagna ha avuto una diffusione incredibile su Twitter che ha creato questa emoji speciale per rendere la discussione ancora più visibile e per incoraggiare gli utenti a prendere parte e discuterne. A #MarchForOurLives, persone raffigurate vicine che affrontano insieme una minaccia. Quello che era cominciato con una dimostrazione, enfatizzato dal discorso carico di emozione di Emma Gonzalez è cresciuto rapidamente in un movimento di dimensioni impressionanti. Migliaia di persone hanno portato avanti una campagna nelle strade per opporsi alla minaccia delle armi e in particolare alla lobby delle armi. In modo simbolico Twitter ha aggiunto il potere delle masse all’hashtag.

    E ancora #Pride con il simbolo dell’arcobaleno, a testimoniare il fatto che Twitter è un luogo d’inclusione,  dando la possibilità a voci diverse e a comunità in tutto il mondo di esprimersi e entrare in contatto. Ma ce ne sono state tantissime altre, tutte caratterizzate dal grande valore della discussione e del confronto a 280 caratteri.

    E in occasione di questa giornata, vediamo quali sono le prime 10 emoji più usate in Italia nel 2018:

    Emoji Italia Top 10 2018

    • la faccina che ride, l’emoji più usata al mondo, “Face with Tears of Joy”, è stata usata in questi primi sei mesi dell’anno, fino ad oggi, 592.184;
    • il cuore è stato usato dagli utenti italiani su Twitter 384.459
    • la faccina con gli occhi a cuore è stata usata 253.192

    Questi invece, allacciandoci agli ultimi Mondiali di Calcio di Russia 2018, molto seguiti su Twitter, le emoji più usate sempre dagli utenti italiani:

    Emoji Mondiali Top10 Italia

    • il pallone è stato usato 8.465 volte
    • le mani che applaudono 7.444
    • la bandiera della Croazia 7.408
    • la bandiera della Francia 4.360

    Di recente il consorzio Unicode, preposto all’approvazione, ne ha riconosciute 157 nuove che a valanga stanno per arrivare su chat e tastiere degli smartphone. Fanno il loro ingresso le emoji con le persone ricciolute, maschere da supereroi, l’aragosta, la zanzara e persino il microbo. In cucina le new entry sono il mango, la foglia d’insalata, bagel e cupcake. Non mancano la cassetta del pronto soccorso e anche la carta igienica.

    Insomma, le emoji le useremo sempre di più. E voi quale usate di più?

     

  • Telefonia mobile, l’avvento dei second brand garantisce trasparenza?

    Telefonia mobile, l’avvento dei second brand garantisce trasparenza?

    L’avvento di Iliad sul mercato della telefonia mobile ha sicuramente innescato un processo di rinnovamento, soprattutto dal punto di vista dell’offerta. Una prima conseguenza è stata quella dell’emergere dei second brand, come Kena Mobile e HO. Ma siamo sicuri che questa direzione del mercato garantisca la trasparenza che è alla base del rapporto azienda-cliente? La risposta, per ora, sembra essere negativa.

    Avrete certamente notato che il mercato della telefonia mobile sta vivendo una rivoluzione che in molto hanno definito “low cost”. L’avvento di Iliad, brand francese, sul mercato italiano dalla fine di maggio di quest’anno, con un’offerta aggressiva, ha innescato questo processo, provocando, come prima conseguenza, l’emergere dei “second brand” sotto una chiara “second brand strategy”. Stiamo parlando dei recenti secod brand come Kena Mobile (TIM) e HO (Vodafone) che hanno risposto con proposte commerciali altrettanto aggressive.

    Ma perchè un’azienda decide di affrontare il mercato con un second brand? E, soprattutto, il second brand è in grado di garantire quella trasparenza che è alla base del rapporto azienda-cliente? Vediamo intanto che cosa si intende per “second brand strategy”.

    telefonia mobile trasparenza wind tre franzrusso.it 2018

    La second brand strategy viene messa in atto quando un’azienda, di fronte ad un cambiamento del mercato, decide di affrontarlo con un secondo marchio, invece di “estendere” il brand esistente alle condizioni attuali. Di casi “second brand” ne è pieno il mondo fashion (Levi’s=>Docker’s), il mondo automotive (Toyota=>Lexus), o il mondo degli strumenti di lavoro (Black & Decker=>Dewalt). Tutti secondi marchi che sono nati di fronte ad un cambiamento preciso del mercato di riferimento.

    Una situazione di cambiamento, come dicevamo, si sta manifestando anche nel mondo della telefonia mobile nel nostro paese. I brand che citavamo prima come Kena Mobile e HO nascono con il preciso scopo di affrontare in maniera aggressiva il mercato con proposte allettanti, per contrastare la concorrenza di Iliad, e la loro comunicazione da questo punto di vista è molto efficace. Ma siamo sicuri che è altrettanto efficace la comunicazione verso i consumatori? Al momento la risposta sembra essere negativa.

    Di fronte a questo cambiamento, il consumatore è più portato ad abbandonare l’operatore tradizionale per abbracciare proposte commerciali più convenienti, credendo che il nuovo brand “low cost” possa offrire lo stesso servizio, pagando meno. Ma in realtà non è così. Il servizio di fatto non è lo stesso e non sono mancati casi che lo hanno dimostrato. Basti pensare ai casi di poca trasparenza sollevati dalle associazioni dei consumatori come racconta l’attualità di questi giorni?

    Allora la domanda che ci poniamo è questa: quanto è sostenibile una strategia “second brand”? Inoltre, siamo davvero sicuri che, in uno scenario di mercato tra chi paga di più e chi paga meno con l’illusione di avere lo stesso servizio, questa strategia sia in grado di garantire completezza di informazione e trasparenza verso il consumatore?

    Per fare un esempio pratico, il brand Wind-Tre al momento non risponde a questo cambiamento di mercato con una strategia di “second brand”, ma preferisce mettere in pratica azioni commerciali per contrastarlo, pur mantenendo sempre salvo il principio della corretta comunicazione e della chiara trasparenza. Una terza alternativa che si aggiunge a quelle che indicavamo prima. E al momento sembra essere quella che, dal punto di vista qualitativo, paga di più.

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