Autore: Franz Russo

  • Ecco come gli italiani hanno vissuto il 2016 su Twitter

    Ecco come gli italiani hanno vissuto il 2016 su Twitter

    Per sapere se Twitter piace ancora agli italiani e per sapere cosa twittano, allora le risposte sono tutte in questo interessante report di  THE FOOL, realizzato per AGI, con la tecnologia di Crimson Hexagon. Su un campione di oltre 238 milioni di tweet, il più condiviso dell’anno è quello della Croce Rossa Italiana con oltre 22 mila interazioni.

    Dopo aver visto come è stato l’anno su Facebook e su Instagram, è arrivato il momento di vedere come è stato, per gli italiani, l’anno su Twitter. Certo, se vogliamo dirla proprio tutta, per la piattaforma a 140 caratteri il 2016 non è stato proprio un anno esaltante. Tanti, purtroppo, i momenti di difficoltà vissuti in questi dodici mesi, dalla scarsa crescita della base utenti, alle difficoltà riscontare sul prodotto (che è quello poi il vero problema da risolvere) fino alle voci di un possibile acquisto, senza dimenticare la chiusura della sede milanese. Ma Twitter, nonostante il sorpasso subito da Instagram in termini di utenti (9 milioni per la piattaforma di condivisione di immagini e 8 milioni per Twitter) agli italiani piace ancora. E la dimostrazione l’abbiamo con questo interessante studio che THE FOOL ha realizzato per AGI, con la tecnologia di Crimson Hexagon. Un viaggio lungo 12 mesi, tra oltre 238 milioni di tweet, tanti sono stati quelli condivisi nel nostro paese nel 2016, alla scoperta di cosa hanno scritto, rigorosamente in 140 caratteri, gli italiani in questi mesi.

    Per l’esattezza, il campione analizzato da THE FOOL è di 238.275.138, tra tweet e retweet, poco meno di 20 milioni di contenuti condivisi al mese.

    Il tweet più condiviso in Italia nel 2016 è della Croce Rossa Italiana

    E il tweet con il maggior numero di condivisioni è quello della Croce Rossa, postato all’alba del 24 agosto scorso, il giorno del terribile terremoto che ha colpito Amatrice e i comuni limitrofi. Le interazioni totali, tra RTs e preferiti, sono state oltre 22 mila:

    E’ la dimostrazione che Twitter per gli italiani è, sì fonte di informazione, come vedremo più avanti, ma è anche uno strumento utile, e questo tweet ne è la chiara dimostrazione.

    Gli hashtag più utilizzati in Italia su Twitter nel 2016

    Non è un caso che l’hashtag più utilizzato dagli italiani, con oltre 1,6 milioni di citazioni, è proprio #news. Segue poi #Sanremo2016 (oltre 1,1 milioni di citazioni), un dato questo che corrisponde all dato che qualche giorno fa Twitter aveva diffuso, alla voce “hashtag più usati in Italia nel 2016”. Sempre tra gli hashtag più usati, troviamo anche #Roma (oltre 1,1 milioni di citazioni).

    twitter italia 2016 the fool tweet hashtag

    Gli account più citati su Twitter in Italia nel 2016

    L’account più citato in assoluto dagli italiani su Twitter, nel 2016, secondo il rapporto di THE FOOL, è @YouTube con più di 2,7 milioni di citazioni, segno che la piattaforma in Italia è molto amata, sia per fatto che sono ormai tantissime le star della piattaforma video seguite su Twitter e sia perchè sono tantissimi i video condivisi a 140 caratteri. Segue poi @Benji_Mascolo (oltre 1,1 milioni di citazioni), del duo Benji&Fede, vedi idoli per i giovanissimi. Tant’è che il secondo del duo, @fedefederossi, è il quarto più citato con oltre 830 mila citazioni e l’account @BenjieFede, con più di 300 mila citazioni, è sesto. Matteo Renzi, oggi ex presidente del consiglio, è invece il terzo account più citato nel 2016 con più di 840 mila citazioni. Nella top ten figurano poi gli account di Repubblica, La Stampa, Il Fatto Quotidiano, anche questo è un segno che si lega alle #news che abbiamo visto poco fa.

    twitter italia 2016 the fool tweet account

    Il rapporto di THE FOOL, realizzato per Agi, ci dimostra che gli italiani usano Twitter prima di tutto per informarsi, ma esiste poi una grossa fetta di utenti fatta di giovanissimi che seguono i propri idoli, come appunto il duo Benji&Fede, un fenomeno musicale nato grazie a YouTube e sviluppatosi essenzialmente in rete, grazie anche a Twitter.

    Dai tweet che abbiamo visto in evidenza anche il fenomeno della social tv, con programmi molto seguiti sulla piattaforma come #GFVip (più di 970 mila citazioni), #Amici15 (oltre 870 mila citazioni), #uominiedonne (oltre 790 mila citazioni). Un fenomeno che è destinato ad aumentare insieme a quello del second screen.

    Twitter non è un social network “normale”, è molto di più

    E quindi, Twitter piace ancora agli italiani? La risposta è sì, anche se sono ancora pochi quelli che usano la piattaforma, un problema, questo, legato alla difficoltà nell’usare la piattaforma. Questo deriva anche da fatto che spesso, ed è questo l’errore che si commette di più, Twitter viene visto come un normale social network. Ma, come già sottolineato in altre occasioni, Twitter NON è un “normale” social network, è molto di più. E’ una finestra sul mondo dalla quale osservare tutto ciò che accade, è la piattaforma con cui costruire RELAZIONI, che nascono grazie ai vostri contenuti e, soprattutto, alla qualità dei contenuti stessi. Ma su questo torneremo ancora.

    Intanto Twitter non è finito, anzi, speriamo che il 2017 sia il suo anno. Cominciando con un bel rinnovamento nel management.

  • Vodafone Pay, il modo più semplice per effettuare acquisti da smartphone

    Vodafone Pay, il modo più semplice per effettuare acquisti da smartphone

    Vodafone Pay è l’app che permette agli utenti di effettuare acquisti semplicemente avvicinando lo smartphone al POS, senza aprire l’app. Vodafone Wallet è stata premiata tra i migliori sistemi di pagamento contactless e loyalty mobile dell’anno al Payment Awards 2016 di Londra. Ecco la nostra prova.

    Vodafone Pay è l’app che permette agli utenti di effettuare acquisti semplicemente avvicinando lo smartphone al POS. Detto così può sembrare un sogno, ma è davvero così. Il servizio fa parte dell’applicazione mobile Vodafone Wallet ora disponibile solo sul market Android, Google Play. Non è un caso che Vodafone Wallet, il portafoglio digitale, sia stata premiata tra i migliori sistemi di pagamento contactless e loyalty mobile dell’anno al Payment Awards 2016 di Londra.

    Vodafone Pay è quindi il sistema di pagamento digitale che permette di associare tutte le carte di credito Visa e MasterCard e, da qualche mese e per la prima volta in Italia, anche il proprio account PayPal, per effettuare acquisti con lo smartphone in tutti i negozi e punti vendita dotati di POS contactless. Visto il nostro interesse per il mobile payment, che tanto piace agli italiani ed è un fenomeno in crescita, e visto anche il nostro interesse per verificare a che punto è la diffusione del contactless, tema di cui ci siamo occupati qui, abbiamo deciso di provare il servizio.

    vodafone pay nfc wallet

    Nell’intento di verificare l’utilità del servizio, abbiamo per prima cosa scaricato l’app Vodafone Wallet sul nostro dispositivo Android e abbiamo inserito le carte di credito, insieme al conto PayPal. Abbiamo voluto anche arricchire la dotazione inserendo all’interno dell’app anche le nostre carte fedeltà. Insomma, abbiamo dotato l’app al completo per iniziare il nostro test.

    Prima di tutto ci siamo dedicati alla sezione “trasporti” dell’app per l’acquisto dei biglietti dell’autobus, a Milano. Con Mobile Ticketing abbiamo scelto la città, ce ne sono già decine disponibili, e abbiamo a questo punto acquistato il nostro biglietto con il nostro credito telefonico. Niente di più facile e comodo allo stesso tempo, senza dover pensare di andare a fare il biglietto e quindi la fila, niente di tutto questo. Ma il bello dell’utilizzo di questa app in effetti dovevamo ancora scoprirlo.

    E quindi, dopo aver caricato i nostri metodi di pagamento, decidiamo di effettuare l’acquisto in un negozio. E’ bastato recarsi in un negozio, scegliere un prodotto e recarsi in cassa per effettuare il pagamento. Per questo, è stato sufficiente poggiare lo smartphone vicino al POS e il pagamento è stato effettuato in pochi secondi, tra l’altro, trattandosi di un pagamento al di sotto dei 25 euro, non è stato necessario inserire alcun PIN. Una situazione assolutamente comoda, non c’è che dire, lo stesso sarebbe stato anche se avessimo usato il nostro conto PayPal.

    L’app permette di avere il controllo di tutte le transazioni effettuate e, dal punto di vista della sicurezza non si corre alcun rischio. Con Vodafone Pay i dati non vengono salvati sul telefono, come accade nella maggior parte dei casi, ma restano tutti sulla SIM. Questo significa che in caso di furto o perdita dello smartphone, l’utente può limitarsi a bloccare la sola SIM card chiamando il servizio clienti Vodafone (190), senza intervenire sulle carte di credito. Non una cosa di poco conto, dunque.

    Ecco, dopo il nostro piccolo test, possiamo dire che effettuare pagamenti con Vodafone Pay è davvero sensazionale, senza sembrare esagerati. E siamo anche sicuri che proprio attraverso questa app la modalità di pagamento mobile attraverso NFC potrà diffondersi sempre di più. Tenuto conto che oggi i pagamenti attraverso dispositivi mobili valgono quasi 2 miliardi di dollari, con una crescita nel 2015 del 71% (dati Osservatorio Mobile Payment & Commerce della School of Management del Politecnico di Milano), sicuramente nei prossimi mesi questi dati saranno ancora più alti, grazie alla diffusione di app come Vodafone Pay che permettono davvero i pagamenti, senza complicare la vita, ma in vero stile #easylife.

    Il nostro invito è dunque quello di provare l’app di Vodafone e di verificare voi stessi la veridicità del nostro racconto.

  • La morte di George Michael raccontata sui Social Media

    La morte di George Michael raccontata sui Social Media

    La morte di George Michael è stata molto sentita sui Social Media e con la nostra analisi abbiamo osservato come gli utenti hanno raccontato le proprie emozioni e i propri ricordi legati all’artista. Sono stati 3,1 milioni le conversazioni globali e oltre 80 mila quelle in Italia.

    Il 2016 sta per chiudersi così come è iniziato. Pochi giorni dopo l’inizio dell’anno ci aveva lasciati David Bowie, il Duca Bianco, e ora, a pochi giorni dalla fine del 2016, nel giorno di Natale, se ne va un altro grande artista come George Michael. Per non dire di tutte le altre stelle del mondo della musica, dell’arte, dello spettacolo che proprio in questo anno sono scomparse, come Prince, Alan Rickman, Ettore Scola, Bud Spencer, Umberto Eco, Dario Fo. E la lista continua.

    george michael social media

    Ma, come quasi sempre facciamo, con l’aiuto di Talkwalker, abbiamo voluto osservare come gli utenti, i fan e gli appassionati, hanno voluto ricordare e celebrare sui Social Media l’artista britannico, celebre soprattutto negli anni ’80, con gli Wham, e negli anni ’90 con una brillanta carriera solista. Quello che ha sicuramente impressionato gli utenti è che George Michael sia morto il giorno di Natale, associando a questo triste evento una delle sue più celebri canzoni “Last Christmas“. Sono stati tantissimi, infatti, che hanno letto questa canzone come “ultimo Natale”, ma la traduzione corretta è “scorso Natale”. Comunque sia, se ne va un altro grande artista con una voce straordinaria, uno dei pochi a poter cantare una canzone dei Queen, ad esempio, senza rovinarla.

    Ma torniamo alla nostra analisi e a i risultati che abbiamo raccolto, dalle 22 del 25 dicembre fino alle 24 del 26 dicembre. In poco più di 24 ore le conversazioni sono state, a livello globale, 3,1 milioni (per David Bowie erano state quasi 4 milioni). Nella nostra analisi abbiamo considerato come chiavi di ricerca: “George Michael” (2,1 milioni); #georgemichael (336 mila); #RIPGeorgeMichael (171 mila); #RIPGeorge (92.400); #georgemicheal (con il cognome sbagliato, 11.800); “Last Christmas” (341.600); #LastChristmas (41.100).

    george michael LC media

    Come si può notare, Twitter (come sempre accade in questi casi) è il canale più usato con il 95,2%. Oltre ad essere il canale che offre la possibilità di reperire più risultati rispetto ad altri.

    La reach potenziale totale (quindi il totale di tutte le persone che hanno visto i messaggi condivisi e di quelle potenzialmente raggiunte senza che abbiano espresso un’azione) è di 547 miliardi; mentre quelle che di fatto hanno espresso un’azione, attraverso una reazione o un messaggio, sono state a livello globale 18,2 milioni.

    In Italia abbiamo notato che, sulle chiavi che abbiamo monitorato, si sono totalizzati 83.523 risultati, di cui oltre 70 solo su Twitter.

    george michael total LC italy twitter

    La reach potenziale in Italia è stata di 518 milioni con una coinvolgimento totale di 118 mila utenti.

    Da notare che a livello globale gli utenti che hanno condiviso di più sono per il 51,1% uomini e per il 48,9% donne; mentre in Italia le donne sono 53,7% rispetto al 46,3% degli uomini.

    george michael genere total george michael genere twitter italy genere

    E ora vediamo quali sono stati gli account più influenti sia a livello globale che in Italia. A livello globale, abbiamo sia il dato totale che quello su Twitter.

    george michael influencer global

    george michael influencer global twitter

    In Italia, su Twitter notiamo che Repubblica risulta il più coinvolgente, seguito da Rudy Zerbi e da Laura Pausini.

    george michael influencer italy

    E ora vediamo i contenuti più condivisi sulle varie piattaforme, a livello globale e in Italia.

    Su Facebook, a livello globale, i più coinvolgenti sono i contenuti dei media:

    Su Instagram:

    https://www.instagram.com/p/BOdsYRMg3Ix/

    https://www.instagram.com/p/BOd6RcEBLID/

    https://www.instagram.com/p/BOdVu3WDAwQ/

    https://www.instagram.com/p/BOdWQqdghOu/

    E questi i contenuti più condivisi su Twitter a livello globale:

    https://twitter.com/Goldni/status/813172476418998276

    https://twitter.com/radiantgIow/status/813165219602202624

    https://twitter.com/EmilyneMondo/status/813319244242817025

    https://twitter.com/girlposts/status/813164749106085888

    https://twitter.com/Truman_Black/status/813163231351046144

    https://twitter.com/HistoricalPics/status/813158956457717760

    https://twitter.com/salihughes/status/813348024063852544

    E questi, invece, alcuni tra i contenuti più condivisi su Twitter in Italia:

    https://twitter.com/marionecomix/status/813289316780752896

    https://twitter.com/ArsenaleKappa/status/813181980812726272

    https://twitter.com/Iddio/status/813292965875564544

    Ecco, questo il nostro resoconto per ricordare un grande artista come George Michael. E voi come lo avete ricordato?

     

  • Digitale e Tecnologia, ecco le prime 10 aziende in Italia nel 2016

    Digitale e Tecnologia, ecco le prime 10 aziende in Italia nel 2016

    La “Technology Fast 500 EMEA” di Deloitte è una delle classifiche europee più autorevoli che ogni anno individua le aziende che sono cresciute di più in termini di ricavi negli ultimi 4 anni. E tra esse ci sono 10 aziende italiane: Beintoo, Marketing Arena, Caffeina, Afinna One, FiloBlu, MotorK Italia, Sardex, EiS, 01s e Crestoptics.

    Questo è un periodo dell’anno in cui si tirano, inevitabilmente le somme e, in tema di digitale e tecnologia, gli argomenti che solitamente trattiamo, è il caso di segnalarvi la “Technology Fast 500 EMEA” di Deloitte, una delle classifiche europee più autorevoli che ogni anno individua le aziende che sono cresciute di più in termini di ricavi negli ultimi 4 anni. E ci fa piacere sapere che all’interno di questa classifica ci sono 10 aziende italiane, quelle che a tutti gli effetti possiamo dire che sono la top ten delle aziende italiane che più di altre sono cresciute in questi ultimi anni. E quattro di queste sono nelle prime 100 posizioni.

    L’edizione 2016 si caratterizza per una crescita media delle aziende appartenenti all’area EMEA pari a 967 punti percentuali, in lieve calo rispetto all’edizione precedente (1.012 %). Le aziende in classifica rappresentano 28 Paesi europei e il ranking di quest’anno è dominato dal settore Software con 271 aziende. Le società con la percentuale di crescita cumulativa più alta appartengono ai settori Hardware (962%), Media (644%) e Clean Technology (471%).

    deloitte 500 emea

    Le aziende italiane presenti nella Technology Fast 500 EMEA di Deloitte sono

    1. Beintoo – con un tasso di crescita in 4 anni del 2.068%, si piazza al 45° posto, prima tra le italiane. Nata nel 2011, Beintoo è una mobile company che opera a livello globale specialmente in digital advertising.
    2. Marketing Arena – con un tasso di crescita del 1.088%, si piazza al 90° posto, la seconda in Italia. Fondata da Giorgio Soffiato nel 2007, oggi l’agenzia di Rovigo specializzata in digital marketing conta su un gruppo affiatato di 20 persone. L’azienda è cresciuta molto sul piano nazionale in questi anni, e l’obiettivo resta quello di provare ad andare oltre i confini.
    3. Caffeina – con un tasso di crescita del 1.083%, si piazza al 92° posto, la terza in Italia. E’ una delle agenzie creative più dinamiche sul panorama italiano.
    4. Afinna One –  con un tasso di crescita pari al 1.008%, si piazza al 100° posto, ed è la quarta a livello nazionale. Fondata nel 2010, è attiva a livello globale nel settore delle telecomunicazioni.
    5. FiloBlu – con un tasso di crescita del 977%, si piazza al 103° posto, la quinta a livello nazionale. L’azienda con sede a Santa Maria di Sala (Ve) crea e sviluppa canali di e-commerce con un approccio modulare e sartoriale per il comparto fashion, sportswear, design e beauty.
    6. MotorK Italia – con un tasso di crescita dell’858%, si piazza al 117° posto, la sesta a livello nazionale. Opera nel settore digital automotive. Ha sede a Milano, Londra, Madrid e Parigi.
    7. Sardex –  con un tasso di crescita del 333%, si piazza al 349° posto, la settima a livello nazionale. Nata nel 2009, è la società che ha dato vita al Circuito di Credito Commerciale Sardex.net.
    8. EiS – con un tasso di crescita del 291%, si piazza al 398° posto, l’ottava a livvelo italiano. L’azienda, nata nel 2011,  opera in ambito ICT come System Integrator.
    9. 01s – con un tasso di crescita del 244%, si piazza al 455° posto, la nona a livello nazionale. La Community Company fa dell’innovazione e della tecnologia la propria ragion d’essere.
    10. Crestoptics – con un tasso di crescita del 229%, si piazza la 477° posto, la decima in Italia. L’azienda ha creato un brevetto innovativo che permette di trasformare a basso costo un microscopio standard in uno confocale.

    A livello europeo è la Francia a dominare di nuovo la classifica dei paesi con il maggiore posizionamento tra i Top 500 per il sesto anno consecutivo; gli altri Paesi maggiormente rappresentati sono UK, Norvegia, Israele e Svezia. L’Italia si posiziona al 12° posto.

    L’intera classifica è consultabile a questo link  www.deloitte.com/fast500emea.

    Nel congratularci con tutte le aziende che sono riuscite a raggiungere questo importante risultato, lasciateci fare un grande complimento a Marketing Arena, azienda con cui ormai collaboriamo da anni, avendo la certezza che questo raggiunto non è altro che uno dei tanti successi che raccoglierà nel suo ambizioso progetto di crescita. E noi glielo auguriamo davvero.

    [l’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, chiunque volesse riutilizzarla è pregato di menzionare l’autore; nel caso in cui i proprietari dei loghi la ritenessero inopportuna, l’immagine verrà rimossa immediatamente]

  • I Caratteri di Personalità più comuni sui Social Network e sul Web

    I Caratteri di Personalità più comuni sui Social Network e sul Web

    Nessun essere umano può definirsi tale senza un Carattere di Personalità: distintivo, riconoscibile, caratteristico e difficilmente mutabile. Alcuni di questi Caratteri risultano ancora più evidenti sui Social Network e sul Web, poiché – nell’Era dell’Iperconnessione – ogni comunicazione avviene in tempo reale e, al tempo stesso, rimane tracciabile. Quali sono i più comuni?

    Senza voler entrare nel campo della Psicopatologia, ci sono indubbiamente dei tratti distintivi più o meno diffusi tra il popolo del Web e tra chi si confronta quotidianamente sui Social Network.
    In psicologia vengono definiti Caratteri di Personalità e sono propri di ogni essere umano.
    Anche chi non è esperto di tutto questo, non può che riconoscerli e – fondamentalmente – prenderne atto.
    Perché non cambiano.
    E se cambiano lo possono fare solo parzialmente dopo un lunghissimo percorso di crescita individuale.

    La Comunicazione in Rete – come tante volte si è detto – amplifica le caratteristiche umane. E non solo: le trasmette in tempo reale ad un pubblico talmente grande da non essere quantificabile.
    I Social Network – e anche questo si è ripetuto più volte – sono solo strumenti di comunicazione: né buoni né cattivi in se stessi.
    E’ unicamente il nostro modo di usarli che li rende fonte di innovazione, creazione di relazioni vere oppure qualcosa di potenzialmente pericoloso.
    E’ inevitabile, quindi, che anche questi Caratteri di Personalità specifici degli individui emergano più visibilmente per chi lavora e frequenta Web e Social Media.
    Naturalmente – e qui è necessaria una precisazione – i grandi professionisti sanno benissimo come mascherarli: non per fingere, ma perché le caratteristiche interiori psicologiche, di gran lunga prettamente emotive, non possano in alcun modo minare il proprio Personal Branding.
    Gli Influencer sanno, in altre parole, perfettamente che l’attenzione all’immagine che si da di sé non è puramente una facciata.
    E sono, quindi, molto attenti ad essere coerenti con se stessi e col proprio ruolo lavorativo.
    Eppure, nessun essere umano può definirsi tale senza un Carattere di Personalità: distintivo, riconoscibile, caratteristico e difficilmente mutabile.

    social media caratteri personalità

    Si è già scritto che l’Era che stiamo vivendo attualmente è l’Epoca della Personalità Narcisistica, eppure non si può certo affermare che sul Web siamo tutti Narcisisti, difficilmente capaci di provare Empatia e concentrati essenzialmente sul proprio Ego.
    Altrettanto frequentemente, infatti – e all’opposto -, regna l’Insicurezza in se stessi, e ne è prova la quantità di articoli che hanno lo scopo di Motivare e Innalzare l’Autostima del professionista del Web.
    Provare insicurezza è esperienza quotidiana di tutti, eppure quando persiste nel tempo e arriva a danneggiare la qualità del lavoro e della vita, rientra in un Carattere di Personalità predominato dall’Ansia Sociale.
    Il profondo timore di non essere all’altezza delle aspettative altrui e, anche, all’origine la paura di non riuscire ad essere amati e apprezzati per quello che siamo.
    Una paura che ha certamente radici molto lontane nella storia di un individuo.
    E’ un’inquietudine, tuttavia, che rischia di minare fortemente fino a bloccare del tutto la propria spontaneità, la propria creatività, la capacità di coltivare relazioni serene sul Web e sui Social Network.
    Si parla tanto del coraggio di uscire dalla propria Comfort Zone, eppure le persone con questa Caratteristica di Personalità difficilmente riusciranno mai a farlo, se non avendo prima affrontato e portato a termine un percorso interiore che possa efficacemente contrastare l’Insicurezza.

    Un altro Carattere di Personalità diffuso e riconoscibile tra chi lavora in Rete è quello della Diffidenza.
    La tendenza costante a interpretare come malevoli le comunicazioni altrui e il timore ingiustificato di essere ingannevolmente al centro delle conversazioni dei colleghi o degli amici.
    E’ Sospettosità. E’ fortissima incapacità di fidarsi.
    Indubbiamente – dicendoci la verità – ognuno di noi si è trovato almeno una volta, nel suo lavoro online, a postare commenti negativi generici, ma in realtà ben indirizzati ad una persona in particolare. Si tratta, tuttavia, un comportamento assai più raro di quello che si possa temere, proprio perché l’esigenza dei professionisti del Web è la coerenza della propria immagine e l’attendibilità delle sue comunicazioni.
    Le motivazioni all’origine, dunque, sono altre.
    Esiste un Rancore represso che si proietta sul comportamento del prossimo.
    Esiste una grossa quota d’Invidia. Per il successo altrui, per quanto potente ci si immagina che sia la persona dietro allo schermo.
    E questo, purtroppo, è un Carattere di Personalità che emerge frequentemente sul Web e sui Social Network perché in essi non esiste la Comunicazione Non Verbale.
    Perché la fiducia si conquista con la presenza, con lo sguardo, con la vicinanza fisica tra le persone.
    E certo possiamo benissimo imparare a fidarci di un collega senza conoscerlo dal vivo, ma rimarrà sempre dentro di noi un dubbio interrogativo che mina qualsiasi comunicazione e rapporto.

    Simile, ma non certo uguale, al Narcisismo troviamo il Carattere di Personalità Istrionica.
    Gli individui che ne sono contraddistinti sono, per natura, persone molto cordiali e simpatiche. Pronte a mettere sul ridere qualsiasi cosa con intelligenza.
    Tendono, sicuramente, a sdrammatizzare ogni contrasto e ogni difficoltà nel modo più brillante possibile.
    Di frequente sono le persone che sui Social Network e sul Web riscontrano un forte successo e hanno un grosso seguito.
    Tuttavia, esiste come sempre l’altro lato della medaglia: la Personalità Istrionica è sostanzialmente interessata ad essere messa al centro.
    La sua seduttività, la sua grande capacità di eloquio e la sua simpatia consistono, in realtà, in “strumenti” per rassicurare se stessi del proprio valore. Sono individui estremamente emotivi e la maschera istrionica è la forma che più è utile per nascondere la loro reale Debolezza.

    Ancora, tra i Caratteri di Personalità più riconoscibili in rete, vi è quello del Perfezionista.
    Il suo modo di comunicare e di lavorare è sostanzialmente legato all’esigenza maniacale del controllo. Di tutto ciò che si scrive – quindi un proprio post viene letto e riletto, corretto in continuazione – e di tutto ciò che si comunica sui Social Network.
    Che l’essere umano abbia come obiettivo principale nella vita un continuo miglioramento di sé è una realtà bellissima. Tuttavia, è una realtà molto lontana dall’ossessione di queste persone che – potenzialmente – saranno sempre insoddisfatte.
    Insoddisfatte di sé, di tutto ciò che fanno e che faranno, di tutto ciò che le circonda.

    Infine, fra i Caratteri di Personalità più frequenti in Rete va considerata indubbiamente la capacità o incapacità di Adattamento.
    Nel mondo in cui – tra soli tre anni, come dicono le previsioni entro il 2020 – l’Internet of Think prenderà il sopravvento nelle nostre case e nel nostro lavoro, l’individuo oggi si trova di fronte ad una sfida particolarmente difficile: quella di mantenere il più alto livello possibile di elasticità mentale.
    Per natura, una persona poco adattabile conserva, invece, nonostante i mutamenti esterni un atteggiamento rigido e poco incline all’estroversione. E’ una persona abbastanza solitaria.
    Sicuramente non è capace di vivere i cambiamenti come sfide positive, per se stessa e per il proprio lavoro.
    Per questi Caratteri, sapersi davvero rimettersi in gioco è utopistico e la modalità cognitiva è quella ferma e ostinata di chi, comunque, va avanti per la sua strada.
    Anche qui, purtroppo, il prezzo da pagare è molto alto: si parla di solitudine, di insuccesso assicurato e perfino di forme depressive.

    Meno diffusi eppure presenti sia sui Social Network che sul Web sono altri Caratteri di Personalità.
    Quello di tipo Dipendente è quello classico di chi lavora in Rete, ma ha bisogno di una costante approvazione, individuale o sociale. Si parla di individui che non hanno raggiunto un sufficiente grado di autonomia nel pensare e nel sentire, e tuttavia sono presenti sempre. Perché il loro bisogno di “esserci” e di “essere riconosciuti” è più importante di ogni altra cosa.

    La parola a voi: quali altri Caratteri di Personalità riscontrate frequentemente in Rete?

  • Karaoke One, il social network per gli appassionati della musica

    Karaoke One, il social network per gli appassionati della musica

    Karaoke One è l’applicazione che permette a tutti di cantare i brani preferiti, registrare le proprie performance e condividerle con la propria community. Ed è questo che lo rende un social network, grazie anche alla reaction “You Rock”. Il progetto startup, nato tre anni fa, è stato inserito nel programma di accelerazione di LUISS ENLABS, una volta terminato hanno ricevuto un finanziamento di 450 mila euro. E ora si guarda già all’estero per crescere ancora.

    Come sapete siamo sempre alla ricerca di progetti e idee interessanti da raccontarvi, all’interno di questa sezione del nostro blog, che guarda con grande attenzione al mondo delle startup. E oggi vogliamo raccontarvi di un progetto tutto italiano nato da un gruppo di ragazzi pugliesi che qualche anno fa hanno deciso di reinventarsi il proprio futuro. L’idea si chiama Karaoke One e nasce dall’idea di Giovanni Parato, Antonio Vecchio, Marco Grasso, Chiara Parato e Domenico Rosito che, circa tre anni fa, analizzando i trend topics delle app più ricercate in rete, si sono resi conto che quelle sul Karaoke andavano per la maggiore, ma che non esisteva un vero leader sul mercato. Fatte tutte le analisi e le valutazioni del caso, i ragazzi decidono di presentare il progetto la loro idea a Roma ed entrano subito nel programma di accelerazione di LUISS ENLABS, l’acceleratore di startup più grande d’Europa.

    Il primo passo è stato quello di ricevere un primo investimento di capitale di 60 mila euro da LVenture Group per superare i 6 mesi di accelerazione, da agosto 2015 a gennaio 2016, seguiti da altri 450 mila al primo round dopo la fine del programma di accelerazione, così ripartiti: 150 mila euro da LVenture e 300 mila euro da Business Angel.

    karaoke one app mobile

    Karaoke One è un’app disponibile per tutti i dispositivi, Apple, Android e Windows, e permette agli utenti registrati, una volta effettuato l’accesso alla sezione Be Rock dell’app, di cantare, registrare e condividere video e audio delle proprie performance e interagire con la community degli amanti della musica lasciando commenti, seguendo gli altri utenti e mostrando il proprio apprezzamento con la reaction “You Rock”. Di recente Karaoke One ha dato vita alla partnership con X Factor, dando modo agli utenti di cimentarsi nella veste di cantanti, con la possibilità di vedere le migliori perfomance, in video, sul sito ufficiale della manifestazione.

    Karaoke One sta crescendo, oggi sono già in 15 le persone che lavorano al progetto e il prossimo passo è quello di guardare all’estero, soprattutto verso il mercato asiatico, dove il karaoke è molto amato dai più giovani.

  • Il doodle di Google è per il primo giorno dell’Inverno 2016

    Il doodle di Google è per il primo giorno dell’Inverno 2016

    Il doodle che vediamo oggi, 21 dicembre 2016, è, come da tradizione ormai, dedicato al primo giorno di Inverno. Infatti. dalle 10:44 siamo nella stagione più fredda. Ma oggi Google ha realizzato anche il doodle per il primo giorno d’Estate, nell’emisfero sud, e anche il doodle per i 69 anni dalla nascita di Paco de Lucìa.

    Come ormai accade da anni, Google dedica il doodle al primo giorno di Inverno (lo scorso anno capitò il 22 dicembre). Vuol dire che il Sole oggi raggiungerà, nel suo movimento apparente lungo l’eclittica, la massima distanza angolare rispetto al piano dell’equatore terrestre. E ciò significa massimo valore di declinazione negativa e corrisponde, appunto, all’inverno boreale, sarà quindi estate nell’Emisfero Sud.

    Dalle 10:44 di questa mattina, del 21 dicembre 2016, siamo a tutti gli effetti in Inverno, la stagione più fredda. Da oggi le giornate cominceranno ad allungarsi, uno dei vantaggi che provoca questa giornata. Il giorno oggi sarà di circa 9 ore e a partire da oggi si allungherà gradualmente fino a raggiungere il suo massimo nel Solstizio d’Estate.

    google doodle inverno 2016

    Ma oggi, dall’altra parte del mondo, nell’emisfero sud, è il primo giorno d’Estate e Google ha voluto celebrare anche questa giornata mostrando questo doodle sulla home dei paesi dove, appunto, da oggi inizia la bella stagione. Il doodlee, per entrambi i doodler è Nate Swinehart.

    google doodle estate australe 2016

    Nella giornata di oggi si celebra anche un grande artista, Paco de Lucìa e Google lo celebra con un doodle ad opera di Sophie Diao, autrice, tra gli altri, del recente doodle dedicato a Louisa May Alcott, l’autrice di Piccole Donne. Il doodle dedicato al grande chitarrista spagnolo, scomparso il 25 febbraio del 2014 a Cancùn, è visibile in Spagna ma anche in Messico, Repubblica Dominicana, Colombia, Venezuela, Perù, Cile e Argentina.

    google doodle paco de lucìa

    De Lucìa è stato uno dei più importanti chitarristi al mondo e molti ricorderanno la sua collaborazione con altri due grandi come John McLaughlin e Al Di Meola, il loro album “Friday Night in San Francisco” a tutt’oggi ha venduto più di cinque milioni di copie.

  • L’impatto dell’IoT entro il 2020, tra rischi e nuove sfide

    L’impatto dell’IoT entro il 2020, tra rischi e nuove sfide

    Quale sarà l’impatto dell’IoT nei prossimi anni? A questa domanda possiamo rispondere con una interessante ricerca di SAS “Internet of Things, Visualise the Impact” che ha chiesto a 75 organizzazioni quale fosse la loro opinione in merito. Ebbene, oltre il 40% ritiene che l’IoT migliorerà l’efficienza operativa e per il 36% contribuirà a una migliore esperienza utente.

    L’IoT (Internet Of Things), l’Internet delle Cose, la tecnologia che sfrutta la connettività degli oggetti per abilitare una migliore gestione dei processi produttivi, grazie a dati sempre più preziosi, sta certamente facendo sempre più parte della nostra vita. Basti pensare che solo in Italia si parla già di un volume di affari di oltre 2 miliardi di euro con oltre 10 milioni di oggetti connessi. Oggi torniamo a parlare di IoT grazie ad una interessante ricerca, “Internet of Things, Visualise the Impact”, che potete scaricare qui in formato ebook. Realizzata da SAS, raccoglie l’esperienza di 75 organizzazioni che hanno raccontato come l’IoT impatterà sulle loro aziende da diversi punti di vista, entro il 2020.

    impatto iot SAS 2016

    Il dato che va subito evidenziato, come riportato anche dall’infografica che trovate in basso, è quello secondo il quale il 43% delle organizzazioni ritiene che l’IoT sarà un elemento essenziale per migliorare l’efficienza organizzativa, mentre il 36%, quindi più di un terzo, ritiene che l’IoT contribuirà ad una migliore esperienza utente. Sono dati assolutamente rilevanti che evidenziano quanto l’IoT stia cambiando il mondo delle aziende, ma che sottolinea anche, quanto ancora ci sia da fare perché questo fenomeno possa crescere ulteriormente. Secondo altri interessanti dati, il 29% delle organizzazioni intervistate vede l’IoT come la tecnologia necessaria a migliorare i propri prodotti e servizi, aspetto fondamentale questo, e il 25% che vede l’IoT come miglioramento per il proprio management. Tutte aspettative e sfide che sono reali e che delineano quanto il fenomeno sia importante per le aziende.

    Per quanto riguarda il tema delle aspettative, e quindi priorità nei prossimi anni, c’è da rilevare come le aziende mettano al primo posto, con il 22%, il “cliente connesso”. Poco distaccato è il tema dell’autodiagnostica (17%) e del tracciamento degli asset (16%).

    In tema di sfide da affrontare nei prossimi anni, in relazione all’IoT, le organizzazioni interpellate dallo studio dichiarano che si concentreranno sul “real time data analytics” (22%), un elemento che assume sempre più un valore strategico e che permetterà alle aziende di poter affrontare qualsiasi tipo di situazione in tempo reale. Altra sfida è quella legata alla sicurezza (16%) e alla fase di gestione delle situazioni a rischio che ne deriveranno. Altro dato molto interessante che rileva la ricerca, è quello che mostra come il 20% delle organizzazioni veda come vera sfida quella della gestione del cambiamento culturale che ne deriva e che è necessario per affrontare, in generale, tutte le sfide future.

    Anche perché, non guardare all’IoT come elemento di crescita significa, per le organizzazioni, perdere quote di mercato; significa perdere efficienza operativa e la capacità di offrire prodotti e servizi all’avanguardia. Rischi che le aziende e le organizzazioni non possono, oggi, permettersi di correre.

    Ma per guardare all’IoT con fiducia è necessario sì un cambiamento culturale, ma che coinvolga l’azienda anche in termini di risorse interne. Parliamo quindi ci competenze che devono assolutamente essere considerate per affrontare le sfide del futuro. È quindi necessario scommettere su nuove competenze e nuove figure come il Data Scientist. La ricerca rileva che, in assenza di questa figura, le aziende sono ricorse a consulenti esterni, nel 15% dei casi, e all’automazione dei processi nel 13% dei casi.

    Vi invitiamo a scaricare gratuitamente questo interessantissimo ebook, per comprendere il fenomeno dell’IoT dal punto di vista delle aziende e di come questa tecnologia oggi stia cambiando le organizzazioni.

    E poi se volete, fateci sapere cosa ne pensate per estendere il dibattito su questo grande tema anche con la vostra opinione.

    impatto iot infografica SAS 2016

     

  • L’evoluzione del Live Streaming e le soluzioni di oggi

    L’evoluzione del Live Streaming e le soluzioni di oggi

    Il fenomeno del live streaming non nasce certamente oggi, ma l’evolversi delle tecnologie e delle piattaforme ha contribuito ad alimentarlo trasformandolo in una realtà che sta cambiando il modo di fruire i media, in particolar modo sta modificando il concetto di “guardare la televisione“. Vediamo insieme l’evoluzione e anche qualche soluzione interessante.

    Il fenomeno del live streaming non nasce certamente oggi, ma l’evolversi delle tecnologie e delle piattaforme ha contribuito ad alimentarlo trasformandolo in una realtà che sta cambiando il modo di fruire i media, in particolar modo sta modificando il concetto di “guardare la televisione“.

    Oggi tutto questo è cambiato e le tante piattaforme che esistono permettono agli utenti di seguire le informazioni in tempo reale e, al contempo, di costruirsi un proprio palinsesto, un vero e proprio live broadcasting. E da questo punto di vista si parla ormai di applicazioni come Periscope, nato nel 2015, e Facebook Live, servizio offerto dal 2016, che permettono agli utenti di essere nello stesso tempo creatori e spettatori di eventi, coinvolgendo anche tutto il proprio network.

    Quello che ci interessa oggi è il fenomeno Live Streaming come strumento, la piattaforma dalla quale trasmettere eventi di ogni tipo, dall’evento sportivo, all’evento musicale, dai corsi online, agli eventi aziendali. Sta cambiando lo scenario e nasce sempre di più l’esigenza di avere piattaforme che garantiscano la trasmissione e, soprattutto, l’interattività con gli utenti, valore, oggi, di fondamentale importanza.

    live streaming franzrusso.it 2016

    Live Streaming, alcuni cenni storici

    Il live streaming, dal punto di vista concettuale, prende vita con la radio. Siamo verso la fine degli anni ’90 quando il canale sportivo ESPN trasmette per la prima volta un evento live in audio sulla rete e un anno dopo, sempre la stessa rete, trasmette il primo evento live in video. Sono anni in cui la velocità della rete non era ai livelli di oggi e, nonostante la compressione delle immagini, il risultato non era il massimo.

    Sapete qual è ad oggi l’evento più seguito in live streaming? E’ il concerto del 25 ottobre 2009 degli U2 su YouTube da Pasadena, in California, U2 360° at the Rose Bowl, che fece registrare ben 2,5 milioni di utenti unici e quasi 10 milioni di connessioni al flusso della diretta.

    u2 360 live-streaming

    Se guardiamo il nostro paese, l’evento più seguito in live streaming è “Rai per una notte”, del 25 marzo 2010, di Michele Santoro con 400 mila utenti contemporanei, seguito dalla trasmissione “Servizio pubblico”, sempre di Santoro, che ha avuto una media 100 mila utenti contemporanei, nella puntata del 10 gennaio 2013 con la partecipazione di Silvio Berlusconi.

    Live streaming, l’evoluzione del fenomeno nel futuro e soluzioni

    Il fenomeno del live streaming è destinato ad aumentare e questa affermazione è stata confermata anche da Cisco che ha fatto qualche mese fa, prevedendo che entro il 2020 il contenuto online sarà composto per l’80% da video. Il valore del “live” è destinato quindi ad avere sempre più importanza nella comunicazione.

    Per questo motivo, guardando alle possibili soluzioni che si possono fornire in questo ambito, oggi vogliamo segnalarvene una in particolare che ci piace molto. Si tratta della soluzione che propone SHAA, azienda milanese fondata nel 2011 da Luca Sepe, oggi CEO dell’azienda, molto intuitiva e veloce.

    Come funziona? Una volta pronto il codice embed, sarà sufficiente inserirlo sul proprio sito, iniziare a trasmettere sull’entry point di SHAA e si è automaticamente live, il tutto in un solo giorno grazie ad un’infrastruttura dedicata e scalabile in grado di sostenere fino a 1 milione di utenti contemporanei e un’alta qualità garantita da best in class partner (Rackspace, Wonza e Akamai). Da non sottovalutare, un supporto dedicato sempre al suo fianco.

    Gli input da inviare sono i più diffusi protocolli inbound: RTMP – RTSP/RTP MPEG-TS – ICY e la gestione del servizio avviene attraverso un’infrastruttura dedicata Cloud con uno o più canali playlist. La delivery del servizio viene applicata su RTMP/RTSP/RTP HDS (Adobe Flash HTTP Dynamic Streaming), HLS (Apple® HTTP Live Streaming) o MPEG-DASH Microsoft® Smooth Streaming. Inoltre, è possibile aggiungere le funzionalità di nDVR per un’esperienza televisiva completa e di DRM & AES 128 encryption per proteggere i propri contenuti live.

    Questo servizio proposto da SHAA è altamente interattivo, una caratteristica che come dicevamo prima avrà sempre più importanza, e rende possibile l’attivazione di “social wall live” dove tweet e post degli spettatori appaiono in diretta e permettono agli utenti di interagire direttamente con il video.

    La soluzione offerta da SHAA ci sembra quella più idonea e più innovativa, riuscendo ad offrire, in un colpo solo, alta qualità del servizio, supporto adeguato e, ovviamente, elevato livello di interazione con i contenuti video. In un’unica soluzione sono presenti tutte le caratteristiche all’avanguardia.

  • SAS University Edition, la community per il lavoro del futuro

    SAS University Edition, la community per il lavoro del futuro

    SAS University Edition è il software che SAS ha realizzato per tutti coloro che desiderano imparare ad usare gli strumenti dell’ analisi dati per meglio prepararsi al futuro. Lo abbiamo conosciuto meglio grazie a professor Simone Borra, dell’Università Tor Vergata di Roma, che lo ha inserito nel suo metodo didattico, e a Sara Facchi, studentessa della Bocconi, che lo usa per i suoi studi e per prepararsi al lavoro del futuro.

    SAS University Edition è il software che SAS ha realizzato per tutti coloro che desiderano imparare ad usare gli strumenti dell’analisi dei dati per meglio prepararsi al futuro. E’ quindi una soluzione che segue la direzione che il colosso americano sta intraprendendo ormai da qualche anno, ossia quella che porta a formare i giovani mettendoli in condizione di saper sfruttare al meglio le occasioni del futuro. E, come abbiamo raccontato spesso anche qui sul nostro blog, il futuro è nei Big Data e, soprattutto, nell’analisi Dati. Grazie a questa tecnica è possibile estrarre tutta una serie di elementi che permette alle aziende di meglio interpretare i dati, vera miniera di informazioni per il business. E per fare questo, occorre che ci siano figure che sappiano maneggiare i dati. In questo contesto, si parla di figure emergenti come i Data Scientist, veri professionisti del  dato, che sono in grado di estrarli ed elaborarli al meglio per cogliere tutte le preziose informazioni che essi contengono al loro interno.

    Questa era una premessa dovuta per meglio inquadrare SAS University Edition, un software di analisi che prepara i giovani studenti universitari, a prepararsi verso il futuro, neanche tanto lontano, che abbiamo appena descritto. Questo strumento, in realtà, non è solo da avviare, va davvero oltre questa logica ormai non più moderna del semplice software da avviare per eseguire. No, SAS University Edition è una vera e propria palestra per la conoscenza della statistica e dell’analisi, ma è anche di più. E’ una vera e propria community, ed è questo uno degli elementi che ci ha incuriosito. SAS University Edition mette insieme il meglio che uno studente può attendere oggi dall’utilizzo di un software, quindi:

    • facilità d’uso;
    • possibilità di sperimentare soluzioni ad-hoc.

    Oltre a questi due elementi c’è poi la community a cui potersi rivolgere per confrontarsi con altri utenti e per meglio conoscere la piattaforma. Nel nostro modo di vedere le cose, sempre attenti a parlare di social media, di condivisione, di interazioni, SAS University Edition è una vera e propria community, un “social network del dato”, definizione data per rendere l’idea di quello che vi stiamo presentando oggi.

    sas university edition

    Per meglio conoscere il software abbiamo avuto modo di confrontarci con Simone Borra, professore associato in Statistica presso l’Università Tor Vergata di Roma, e anche con Sara Facchi, studentessa dell’Università Bocconi di Milano che utilizza già SAS University Edition. Obiettivo di questo confronto era capire come questo strumento può essere utile nella didattica universitaria, tradizionalmente lontana o comunque, per tanti motivi, ancora non pronta ad un’impostazione nuova come quella che propone SAS University Edition. E invece, il professor Borra, pur ammettendo i limiti didattici universitari, ha inserito gli strumenti SAS e in particolare SAS University Edition all’interno dei suoi programmi riuscendo nell’intento “insegnare la statistica in un modo moderno“, come ci dice. Con questo strumento oggi gli studenti “hanno più voglia di imparare, grazie al fatto che hanno un proprio device che gli permette di apprendere e di personalizzare anche lo studio“.

    Il crescente fenomeno dell’analisi sui social media, della sentiment analysis, ha sicuramente contribuito a far crescere l’interesse dei ragazzi verso i numeri, verso l’analisi e verso la statistica”.

    Ma come funziona Sas University Edition? Il professor Borra ci spiega che in realtà è uno strumento semplice all’uso ma che permette di realizzare analisi anche di livello avanzato, perché montato sull’impianto base dei software SAS:

    E’ sufficiente caricare dati di diverso formato e in pochi passi si possono effettuare analisi avanzate: è un giusto compromesso tra una console che prevede già analisi di base ma che dà anche la possibilità di programmare, quindi fare codice. Questo è un elemento molto importante per gli studenti che possono dare spazio alla loro creatività”.

    La grande forza di questo software è proprio quella di dare la possibilità agli studenti di passare dalla teoria alla pratica velocemente, potendo da subito creare codici per personalizzare al meglio lo studio. E’ quindi uno strumento che si adatta a chi vuole iniziare questo tipo di studi ma anche ai più esperti.

    Il concetto che mette in evidenza l’uso di SAS University Edition, che apprezziamo molto, è quello di portare lo studente, in maniera più veloce e agevole, “dalla teoria alla pratica”. Uno strumento come questo mette nelle condizioni gli studenti, sin da subito, di mettere in pratica ciò che apprendono e di provare a creare. Un aspetto non di poco conto in un contesto universitario, che per fortuna comincia a cambiare, quasi sempre concentrato sulla teoria e poco sulla pratica. E su questa scia ci piace l’impostazione che il professor Borra dà rispetto a questo nuovo modo di insegnare la statistica e questo nuovo modo di avvicinare gli studenti ai dati e alla loro analisi. Un modo, come dice il professor Borra, che “prepara gli studenti a diventare cittadini del futuro“. Cresce l’interesse degli studenti verso i dati per il fatto che oggi l’analisi dei dati invade tutti gli aspetti della nostra vita.

    Sotto l’aspetto della community, elemento portante di SAS University Edition, abbiamo chiesto al professor Borra come introduce questo elemento all’interno delle sue lezioni, sapendo bene che oggi i ragazzi hanno bene in mente questo concetto.

    “Oggi i ragazzi sono molto più imbevuti di statistica, più di quanto non lo fossero qualche anno fa“, ci risponde il professor Borra.

    La statistica oggi è un elemento che appare in ogni ambiente e quindi questo aiuta sicuramente i ragazzi ad interessarsi alla materia. Basti pensare a come è cambiato anche il linguaggio dei giornali che oggi propongono spesso analisi ed infografiche. Oggi non è più possibile pensare di insegnare la statistica in modo tradizionale, è necessario che il modulo didattico sia agganciato alla realtà, perché questo aiuta gli stessi ragazzi ad interessarsi alla materia. L’elemento della community è sicuramente importante perché i ragazzi già condividono tra di loro soluzioni ai problemi, modi di presentazione, valutazioni. La community internazionale di SAS University Edition serve proprio per avere informazioni, pareri e opinioni sull’utilizzo del programma. Da questi punti di vista, poi, i ragazzi hanno tantissimi stimoli. Vedo la community come una sorta di apprendimento vivo, attivo, dove il modello di apprendimento tradizionale, quello che vede il docente che spiega e i ragazzi ascoltano, viene ribaltato. Ed è interessante, poi, vedere come loro già con pochi elementi sono in grado di tirar fuori valutazioni e analisi interessanti. Un grande risultato per loro. Questo si inserisce nell’antico tema su quanto siano informatizzati i ragazzi che si affacciano per la prima volta ad un software statistico. Sono ancora pochi quelli che usano software da ufficio e molti quelli che usano social media e chat. In questa fase si avvicinano per la prima volta a questo tipo di software, ed è un grande risultato, quindi, quello che si riesce ad ottenete con SAS University Edition”.

    Come detto all’inizio abbiamo avuto l’occasione di conoscere anche l’opinione di una studentessa, Sara Facchi, che utilizza SAS University Edition, e che lo ritiene uno strumento essenziale per lo studio e per prepararsi al mondo del lavoro. Anche a Sara abbiamo chiesto il valore della community all’interno di uno strumento come SAS University Edition e ci ha risposto sottolineando come questo sia un mezzo per apprendere l’utilizzo del software, anche per chi non si è mai avvicinato a soluzioni come queste. “I corsi all’interno della piattaforma sono esaustivi per chiunque volesse approcciare questo software“.

    A proposito del mondo del lavoro, a cui inevitabilmente Sara ha fatto riferimento, ci ha colpito il suo pensiero, focalizzato sul fatto che oggi è importante riuscire a sviluppare qualche competenza in più, che vada quindi oltre lo stesso piano di studi. E’ necessario coltivare quell’elemento “extra”, come lo ha chiamato Sara, per entrare nel mondo del lavoro sapendo bene che nel proprio background formativo questo tipo di competenze saranno sempre più ricercate.

    SAS University Edition si presenta come uno strumento capace di andare incontro alle esigenze didattiche delle Università, che devono sempre di più garantire ai propri studenti strumenti per guardare al mondo del lavoro, quanto agli stessi studenti che possono in questo modo cominciare da subito ad essere operativi.