Autore: Franz Russo

  • I nostri tweet da mobile sono più egocentrici e negativi

    I nostri tweet da mobile sono più egocentrici e negativi

    Una recente ricerca della Goldsmith University di Londra, in collaborazione con il Bowdoin College e l’Università del Maine, pubblicata su Journal of Communication, ha rilevato che i nostri tweet sono più egocentrici e negativi da mobile, il 25% in più rispetto a quelli che mandiamo da desktop.

    E’ un dato che ognuno di noi ha una personalità ben definita e che questo si evidenzia anche attraverso i tweet. Ma quello che ha rilevato questa ricerca è qualcosa di più, sempre riferito al nostro modo di twittare. Una recente ricerca della Goldsmith University di Londra, in collaborazione con il Bowdoin College e l’Università del Maine, pubblicata su Journal of Communication, analizzando 235 milioni di tweet, raccolti in 6 settimane durante l’estate del 2013, ha evidenziato che i tweet inviati da mobile sono per il 25% più egocentrici e negativi di quelli che mandiamo da desktop. In pratica, non solo il contenuto che inviamo via tweet rispecchia quella che è la nostra personalità, ma la ricerca rileva, ed è il primo studio che evidenzia questa relazione, anche che ad influire sono anche i dispositivi che di solito utilizziamo proprio per twittare.

    tweet-egocentrici-negativi

    La ricerca poneva diverse domande, dal punto di vista del contenuto, sull’egocentrismo, sul linguaggio femminile/maschile, sui sentimenti negativi o positivi e, infine, da quali piattaforme usiamo twittare di solito.

    Le piattaforme non mobile che usiamo di solito sono web (21,6%), TweetDeck (1,5%; per quanto riguarda le piattaforme mobile di solito twittiamo da iPhone (25,2%), Android (19,2%), Blackberry (8,7%), iPad (2,1%), browser mobile (2,2%).

    Nell’analisi dei tweet, i ricercatori hanno rilevato che i tweet inviati da mobile non solo sono più egocentrici ma il rapporto tra egocentrismo e non egocentrismo è molto più alto per i tweet inviati da mobile rispetto a quelli inviati da altre piattaforme. I tweet inviati da mobile sono in media 2,5% più egocentrici di quelli inviati da piattaforme non mobile. E questa caratteristica la si evidenzia in particolari momenti della giornata. Ad esempio, i tweet sono meno egocentrici nelle ore del mattino, tra le 9 e le 10, mentre diventa più evidente delle ore pomeridiane e serali. In pratica, quando siamo pià concentrai sulle attività di lavoro o di studio tendiamo a restare concentrati su quello che facciamo, mentre nelle ore in cui siamo meno impegnati in attività, ecco che diventiamo più egocentrici e lo evidenziamo twittando da mobile. E se siamo fuori, tendiamo in generale a twittare di meno.

    La ricerca evidenzia anche che il contenuto dei tweet che inviamo da mobile è anche più negativo, siamo quindi più propensi ad usare parole negative nei nostri tweet. E questo, spiegano i ricercatori, potrebbe essere per il fatto che l’acceso immediato da mobile consente aggiornamenti in tempo reale, di conseguenza siamo portati ad un racconto delle nostre esperienze davvero in tempo reale, quindi dei nostri sentimenti. I tweet negativi sono in percentuale più alti da mobile rispetto a quelli inviati da altre piattaforme. La ricerca evidenzia anche come i tweet siano negativi, da mobile e da desktop, anche al sabato sera. Anche se poi i picchi di negatività si registrano nelle prime ore del mattino, nella tarda serata e, specialmente da mobile, nelle ore diurne del lunedì e del martedì.

    Insomma, la ricerca studia un aspetto che finora non era stato esplorato e cioè che i dispositivi che utilizziamo per comunicare online, da mobile o da desktop, possono influire sul modo in cui comunichiamo. L’accesso in tempo reale garantito dal mobile ci spinge ad un racconto dei nostri sentimenti ormai in tempo reale, di conseguenza raccontiamo ciò che davvero stiamo vivendo. Il fatto che il contenuto sia per la gran parte egocentrico è un aspetto che rispecchia l’utilizzo di strumenti di comunicazione diretta, come appunto è Twitter, usiamo di puù parlare con il “me” e con l’”Io”.

    Allora, sorpresi da questi dati, che ne pensate?

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  • Twitter lancia Moments, adesso è facile seguire le storie

    Twitter lancia Moments, adesso è facile seguire le storie

    Il tanto atteso Project Lightning è finalmente arrivato. Come avevamo anticipato oggi, a proposito della nomina definitiva di Jack Dorsey come CEO di Twitter, ecco che quasi in contemporanea avviene il lancio di Twitter Moments (solo negli Usa per ora), una sezione dedicata agli eventi della giornata che mostra tutti i relativi contenuti e i tweet più condivisi.

    Come avevamo anticipato oggi, a proposito della nomina ufficiale di Jack Dorsey come CEO di Twitter, finalmente Twitter di è deciso a lanciare il tanto atteso Project Lightning. E così, solo negli Usa per ora, in modalità desktop e mobile (iOS e Android), da oggi è disponibile la sezione Moments, visibile tra le “Notifiche” e i “Messaggi”, dove verranno catalogati per argomento gli eventi della giornata. Una volta cliccata la sezione e cliccando su un argomento particolare, su un moment dunque, si aprirà una sezione con un titolo e una descrizione e andando più a fondo verranno visualizzati differenti tipi di contenuti relativi al moment come immagini, video, Gif e Vines. Con un singolo tweet si può mettere tra i preferiti, fare RT e altro, mentre con un doppio tap sul tweet lo si mette automaticamente tra i preferiti.

    twitter-moments

    I vari Moments verranno costantemente aggiornati in modo da vedere sempre come si sviluppa la notizia che è un po’ il senso di “See how the story unfolds“. E sapremo che la notizia ha subito aggiornamenti quando verrà visualizzato un puntino blu in alto a destra del moment stesso.

    https://twitter.com/twitter/status/651382235162001409?ref_src=twsrc%5Etfw

    Insomma, l’elemento che dovrebbe risollevare le sorti di Twitter è finalmente arrivato e attendiamo davvero di vederlo all’opera nel nostro paese. Moments è gestito direttamente da Twitter con due persone che fanno un lavoro di content curation, quindi non è ancora attiva una redazione. Ma è presumibile che ciò avverrà presto visto il lancio prossimo lancio globale. Con Moments Twitter punta ad attrarre tutte quelle persone che trovano difficoltà a seguire le notizie nella timeline, dove in effetti si assiste ad un fiume in piena di tweet dove è facile perdersi.

    Moments a questo punto effettua un lavoro di scrematura degli eventi e dei tweet più importanti, isolandoli da tutto il resto e mettendoli a disposizione degli utenti per una consultazione più ordinata. E’ come se fosse un’istantanea di ciò che di rilevante accade su Twitter, un fermo immagine di un evento attraverso il quale rendersi conto come in effetti si sta sviluppando la notizia.

    Moments arriva in un momento davvero particolare per Twitter e rappresenta davvero la grande occasione per risollevare le sorti della base utenti che ormai in due anni è cresciuta di appena 20 milioni.

    Sempre oggi è nato l’account ufficiale @TwitterMoments e noterete i palloncini che appaiono a celebrare la nascita del nuovo account.

    https://twitter.com/TwitterMoments/status/651382983895711744

    Vedremo quali saranno gli sviluppi e, ovviamente, attendiamo la versione per il nostro paese.

  • Jack Dorsey è il nuovo CEO di Twitter per il dopo Costolo

    Jack Dorsey è il nuovo CEO di Twitter per il dopo Costolo

    Alla fine, dopo più di 100 giorni dalle dimissioni di Dick Costolo, ieri è stato ufficializzato il nome di Jack Dorsey come nuovo CEO. Il già fondatore della piattaforma da 140 caratteri, pur non rinunciando al suo incarico di CEO di Square, società da lui fondata, ha di fronte a sè il compito di risollevare Twitter. Ci riuscirà?

    Alla fine l’attesa è finita. Jack Dorsey, già fondatore, è il nuovo CEO di Twitter che sostituirà Dick Costolo dimessosi lo scorso mese di giugno. La nomina di Dorsey per la verità era nell’aria anche perchè in questi mesi Twitter ha dimostrato di non voler cercare una via alternativa rispetto a quella rappresentata dal proprio fondatore. I nomi trapelati per la verità sono stati fatti dagli investitori, da quanti in realtà volevano che questa occasione si trasformasse in una vera opportunità di cambiamento. Ma a quanto pare così non è stato.

    jack-dorsey-twitter-ceo
    Jack Dorsey, CEO Twitter

    Il nome di Dorsey appare quindi quello più comodo per cercare di traghettare Twitter da una situazione di oggettiva difficoltà verso una situazione in cui ritrovare il vecchio smalto. E per fare questo serve un CEO che sia davvero una guida sicura e lungimirante. Al momento Dorsey sembra rispettare queste caratteristiche, ma resta comunque anche CEO, e fondatore, di Square che tra l’altro sta per prepararsi a sbarcare a Wall Street, quindi non un passaggio da poco. Dorsey, subito dopo l’ufficialità della sua nomina, dice di essere circondato dalle persone migliori per raggiungere grandi risultati, ma è evidente che questa duplice veste avrà delle ripercussioni non proprio positive.

    Con la nomina di Dorsey, Adam Bain è il nuovo COO e Costolo lascia il board di Twitter.

    https://twitter.com/dickc/status/651003322388889600

    https://twitter.com/dickc/status/651003992651137024

    https://twitter.com/dickc/status/651005366998732801

    Immediatamente dopo le dimissioni di Dick Costolo, uno degli investitori di Twitter, il principe Alwaleed bin Talal, uno dei primi investitori che detiene il 5%, si dimostrò contrario all’idea di avere Dorsey come CEO permanente. In un’intervista al Financial Times il principe riteneva che Dorsey dovesse occuparsi di Square piuttosto che di Twitter, proprio per il fatto che il CEO di Twitter dovesse essere un impegno a tempo pieno. Alwaleed bin Talal è un personaggio influente e potrebbe costituire un problema tra gli investitori, i veri delusi della situazione in cui versa Twitter, ed oggi è anche investitore in Apple (dal 1997); Saks Incorporated; eBay (dal 2000); Disneyland Paris (dal 1994); Time Warner; Mövenpick, Four Seasons, Fairmont Hotels; Citigroup.

    Nei suoi tweet subito dopo la nomina Dorsey ricorda dei nuovi strumenti che la piattaforma sta per lanciare, come Project Lightning, che ha definito “incredibile”, anche se va detto che non è opera sua ma nasce quando era CEO Dick Costolo. E proprio Lightning, che potrebbe chiamarsi “Moments”, potrebbe essere rilasciato proprio oggi. Ricordiamo che Lightning è il progetto attraverso il quale Twitter rende rilevanti alcuni contenuti rendendoli condivisibili a tutti gli utenti.

    I problemi che dunque Dorsey deve dimostrare di risolvere subito, o almeno, restano sempre gli stessi. E quindi riportare la base utenti verso una crescita costante, di recente anche Instagram ha superato Twitter. Una crescita che deve derivare da una guida forte e da decisioni prese tempestivamente. Le ultime novità che verranno introdotte nell’immediato non sono certo farina del sacco di Dorsey. E poi, altro compito non meno importante, è quello di rilanciare il titolo in borsa. Nelle ultime settimane il titolo è sceso verso il valore dell’IPO del 2013. Va registrato che alla nomina di Dorsey il titolo ha guadagnato il 7%.

    Comunque sia, riuscirà Dorsey nella sua missione? Da quello che sembra, sarà una missione molto molto difficile. E voi che ne pensate?

  • Analytics 2015 per capire i numeri, a Roma 9-11 Novembre

    Analytics 2015 per capire i numeri, a Roma 9-11 Novembre

    Il mercato degli Analytics e dei Big data oggi vale 125 miliardi di dollari e, grazie alla crescita del fenomeno dell’IoT, è in continua evoluzione. E per questo serve continua formazione e aggiornamento delle competenze per meglio interpretare i numeri. Per questo SAS organizza a Roma, dal 9 all’11 novembre, “Analytics 2015”, evento formativo a tutti i livelli.

    Secondo i dati forniti ad inizio di quest’anno da IDC, il mercato degli Analytics e dei Big Data oggi vale 125 miliardi di dollari ed è un mercato in continua crescita ed evoluzione. Su questo influisce molto la crescita esponenziale del mercato dell’IoT (Internet of Things), si stima una crescita annua per i prossimi 5 anni del 30%, i cui dati necessitano di essere analizzati, studiati ed interpretati. E secondo Gartner, dal 2020, sempre grazie all’IoT, l’informazione verrà utilizzare per reinventare, digitalizzare o eliminare l’80% dei processi di business e prodotti realizzati nella decade precedente.

    analytics-2015-SAS_Roma

    Siamo quindi di fronte ad una rivoluzione, un dato che abbiamo già sottolineato altre volte, ma che oggi vogliamo ribadire perchè anche a distanza di pochi mesi il fenomeno della crescita del volume dei dati e la necessità di dare interpretazione e forma ai dati stessi, diventa sempre più necessaria.

    E’ dunque una rivoluzione che premierà chi si farà trovare pronto quando tutto questo verrà automatizzato e reso elemento imprescindibile all’interno di un processo. Ma allo stesso tempo, è una rivoluzione che non darà scampo a chi invece non sarà in grado di affrontare l’evoluzione. Di fronte alla crescita esponenziale dei dati, servono competenze tali da rendere gli stessi dati utilizzabili per intraprendere decisioni che altrimenti non sarebbe stato possibile prendere. Secondo Frost & Sullivan entro il 2025 verrà superata, a livello globale, la soglia dei 100 zettabytes, con un tasso di crescita (dal 2012) del 40%.

    Una occasione per migliorare le proprie competenze può essere “Analytics 2015“, l’evento formativo di SAS che si terrà a Roma dal 9 all’11 novembre. Tutti i partecipanti avranno la possibilità di imparare e conoscere nuove esperienze da casi di studio che verranno presentati durante la tre giorni di formazione, ma anche di assistere a presentazione di speakers davvero interessanti.

    L’evento è aperto a tutte le figure professionali che sono interessate ad approfondire il tema degli Analytics ed è quindi aperto da IT manager, dirigenti d’azienda, professionisti, accademici ed esperti in ogni settore.

    L’evento si terrà presso Parco dei Principi Grand Hotel & SPA a Roma, location che si affaccia su Villa Borghese e che si trova nella zona Parioli.

    Per conoscere tutte le modalità di iscrizione è sufficiente accedere a questo link, sas.com/analytics2015rome, e sono previste tariffe specili per gruppi e sconti per studenti, professori e ricercatori universitari.

    Insomma, per imparare a conoscere e analizzare i dati, questo è un evento da non perdere. E non dimenticate #analytics2015.

  • E-commerce e PMI: c’è ancora tanta tanta strada da fare

    E-commerce e PMI: c’è ancora tanta tanta strada da fare

    Una ricerca condotta da TNS per eBay e Confcommercio ha messo in evidenza che esiste ancora una gran parte delle PMI che non crede nell’E-commerce. Ben il 92% delle piccole e medie aziende italiane non considera proprio il commercio online. L’88% ritiene poi che l’e-commerce sia poco o per nulla utile.

    Non è la prima volta che sottolineamo questo dato e cioè che esiste ancora una certa resistenza da parte delle PMI italiane, come sappiamo il cuore della nostra economia. E quello che emerge da questa nuova indagine condotta da TNS per Confcommercio e eBay, purtroppo ne è ancora una prova. Solo che stavolta i numeri sono molto più pesanti. Nel senso che, mentre in Italia il fenomeno E-commerce è in continua crescita, e quindi ci sono sempre più persone che acquistano online, dall’altro, invece, c’è un numero enorme di aziende, piccole e medie, che non crede che il commercio online possa essere un fattore di crescita per la propria azienda. E’ evidente il forte contrasto che constatiamo, come è altrettanto evidente che in questo modo di perde, senza esagerare, una grande opportunità. Ed è per questo motivo, come tra l’altro evidenziato dalla stessa ricerca di TNS, l’e-commerce in Italia ha una penetrazione del 4%, in altri paesi si parla di numeri a doppia cifra: in Francia, Germania e Inghilterra le percentuali vanno dal 12 al 16%.

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    Qualche dato della ricerca di TNS

    L’indagine è stata condotta su un campione di 202 PMI che non fanno commercio online provenienti da tutta Italia. I settori di provenienza delle aziende sono alimentare; salute e bellezza; casa, arredamento, giardino e bricolage; auto/moto – ricambi e accessori; abbigliamento e accessori – moda; elettronica.

    Dal punto di vista della “dotazione digitale”:

    • il 95% delle aziende ha una connessione a internet (quindi neanche la totalità);
    • l’80% dei dipendenti di queste aziende ha un computer o device mobile;
    • il 52% dichiara di avere un sito internet ma non lo utilizza per vendere online.

    Detto questo, vediamo che la ricerca ha rilevato.

    Ebbene, il 92% delle aziende che hanno partecipato a questa ricerca sostiene di  non aver mai preso in considerazione di utilizzare l’e-commerce. Se siete rimasti impressionati da questa affermazioni, allora potete stare tranquilli perchè ce ne sono degli altri.

    Infatti, l’88% delle aziende intervistate ritiene l’e-commerce poco o per nulla utile. E su questa affermazione si comprende facilmente lo sconforto di quanti di voi fanno divulgazione, formazione proprio sul tema e-commerce. Ed è facile comprendere che a questo punto bisogna fare leva sul tema culturale relativo alle nostre aziende. Queste affermazioni sono figlie di una continua ritrosia verso il digitale, in generale. E’ necessario fare leva sul concetto che è in atto un cambiamento che non significa buttare via tutto quello che si è fatto o che da un giorno all’altro nulla sia più utile. Il cambiamento è un fattore determinante per la crescita di un’azienda, specie per un’azienda medio-piccola. Il cambiamento comporta un rinnovamento del proprio modo di fare business. E, come questa ricerca ci conferma, la vera paura sta proprio in questo.

    Esiste poi un 26% di aziende che teme che il il commercio elettronico possa essere rischioso per il proprio commercio tradizionale, quando invece potrebbe essere i contrario. Il 69% è poi convinto che l’e-commerce non porti a un aumento di fatturato;  72% pensa che l’e-commerce sia un canale complesso;  il 56% ritiene che necessiti di investimenti considerevoli (vero fino ad un certo punto); il 43% è convinto che l’e-commerce sia adatto solo alle grandi aziende, ma niente di più falso ovviamente; il 21%, infine, ritiene che i propri prodotti non siano adatti alla vendita online e questa percezione raggiunge il suo picco tra le aziende del settore alimentare (il 44%).

    Insomma, tra E-commerce e PMI c’è ancora tanta, ma tanta, tanta strada da fare.

    E voi che ne pensate?

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  • Il doodle di Google è per la Festa dei Nonni

    Il doodle di Google è per la Festa dei Nonni

    Il doodle che vediamo oggi online, nella sola versione italiana del sito del motore di ricerca più usato, è dedicato alla Festa dei Nonni, ricorrenza civile sancita con la legge 159 del 2005: “quale momento per celebrare l’importanza del ruolo svolto dai nonni all’interno delle famiglie e della società in generale”.

    Anche Google oggi celebra la Festa dei Nonni con un doodle visibile solo nella versione italiana del sito del motore di ricerca più usato sul web. I doodle che vediamo oggi sono due, visibili a rotazione, che rappresentano una nonna con dei nipotini che danno cibo alle anatre e un nonno coi i nipotino che pescano. Entrambi i doodle sono stati realizzati dalla doodler Olivia Huynh.

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    La Festa dei Nonni in Italia è una ricorrenza civile sancita per legge, la 159 del 2005, da intendersi, come recita l’articolo 1 della legge, “quale momento per celebrare l’importanza del ruolo svolto dai nonni all’interno delle famiglie e della società in generale”. E infatti i nonni, colonna portante delle famiglie italiane, giocano ancora oggi un ruolo fondamentale. Non è un caso che la festa cada proprio il 2 ottobre, giorno in cui la chiesa cattolica ricorda gli “Angeli custodi“, perchè anche i nonni in effetti lo sono.

    La Festa dei Nonni, come riportato da Wikipedia, è stata introdotta negli Stati Uniti nel 1978 durante la presidenza di Jimmy Carter su proposta di Marian McQuade, una casalinga del West Virginia, madre di quindici figli e nonna di quaranta nipoti. La McQuade iniziò a promuovere l’idea di una giornata nazionale dedicata ai nonni nel 1970, lavorando con gli anziani già dal 1956. Riteneva, infatti, obiettivo fondamentale per l’educazione delle giovani generazioni la relazione con i loro nonni, portatori di conoscenza ed esperienza. Negli Stati Uniti la festa nazionale dei nonni (National Grandparents Day) viene celebrata ogni anno la prima domenica di settembre dopo il Labor Day.

    In Italia nasce per volontà di Franco Locatelli (Presidente dell’Unione Nazionale Florovivaisti – Unaflor), Arturo Croci, Wim Van Meeuwen e Walter Pironi del comitato ufficiale della Festa dei Nonni 1997.

    Nel Regno Unito, introdotta nel 1990, dal 2008 viene celebrata la prima domenica di ottobre. In Canada viene celebrata dal 1995 il 25 ottobre. In Francia, i nonni e le nonne sono festeggiati ogni anno separatamente. La Festa della Nonna già dal 1987, la prima domenica di marzo. Dal 2008 è stata introdotta la Festa del Nonno la prima domenica di ottobre.

    E allora buona Festa dei Nonni a tutti voi.

  • Quanto siamo Attenti sui Social Network?

    Quanto siamo Attenti sui Social Network?

    L’Attenzione è un aspetto particolare della nostra Percezione. E’ quel processo grazie al quale si mette a fuoco e si coglie solo una parte del mondo intorno a noi, trascurando gli stimoli che non risultano importanti. Nella Comunicazione sul Web e sui Social Network questa caratteristica del nostro Sistema Cognitivo comporta grandissime difficoltà di gestione, dal momento che siamo ogni giorno sottoposti a un’Information Overload quotidiana e irrefrenabile.

    Chi lavora sul Web e sui Social Network sa molto bene quanto grande sia il rischio quotidiano di un Overload di Informazioni. 
    Internet è nato proprio per questo: fornire uno strumento di comunicazione immediato, interattivo, rapido e accessibile a tutti. Gestire al meglio e trarre profitto da questo Sovraccarico Cognitivo è, tuttavia, una sfida quotidiana tutt’altro che facile.

    Innanzi tutto, essere immersi fin dal primo mattino da un flusso di notizie che scorrono velocissime, e sembrano tutte necessarie da leggere e imparare, crea inevitabilmente una quota d’ansia interiore di cui spesso non siamo neppure coscienti.
    Lavorare con la Rete significa – lo sappiamo bene – restare per ore in uno stato di continua allerta, e questo fa sì che sia facilissimo arrivare a fine giornata con un senso di tensione nervosa superiore alla soglia normale.
    Non solo.
    Si arriva spesso ad avere la sera un’esigenza “strana”, considerando che magari non ci si è confrontati dal vivo con nessun interlocutore. Un vero e proprio bisogno di silenzio.
    L’Overload di Informazioni viene registrata nel nostro Cervello, infatti, come un Affaticamento tale da risultare uguale al Rumore.

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    Il nostro Sistema Cognitivo ha bisogno, sostanzialmente, di più tempo di quanto gli lasciamo per poter “digerire” e metabolizzare la massa di novità in continuo cambiamento e la doccia di emozioni che ne consegue.
    E’ impossibile, infatti, che il Sistema Cognitivo non invii messaggi puramente Emotivi quando non ha il tempo di assimilare e comprendere nuove informazioni e nuovi dati.
    Possono essere messaggi negativi, come un eccesso di affaticamento, un senso di fame d’aria e la sensazione di essere incapaci e inadatti.
    Possono, tuttavia, essere anche messaggi positivi: l’Adreanalina è il miglior eccitante che esista in natura ed è capace di sprigionare in noi una carica che, magari, non pensavamo neppure di avere.
    E’ così che si reggono ritmi e tensioni quotidiane col desiderio sempre nuovo di cavalcare l’onda.
    Ricordiamo, tuttavia, che anche il neurotrasmettitore dell’Adrenalina provoca un aumento del consumo di ossigeno nel nostro organismo, con il conseguente aumento del metabolisco e della pressione arteriosa

    Conseguentemente agli effetti del flusso massiccio di informazioni cui siamo sottoposti, esiste un altro aspetto molto importante da prendere in considerazione.
    Certo, ognuno di noi ha le sue preferenze – che siano per nicchia di competenza o per partenership – ma la velocità con cui le notizie scorrono e con cui i post vengono pubblicati rende difficile discernere quello che veramente ci interessa e si vuole approfondire, e soprattutto fare delle distinzioni sufficientemente buone da riconoscere le fonti e la loro attendibilità.

    In realtà, l’Attenzione è un aspetto particolare della Percezione.
    E’ definita, infatti, come quel processo grazie al quale si mette a fuoco e si coglie solo una parte del nostro mondo percettivo, trascurando gli stimoli che, per il momento, non hanno importanza.
    Riportando questa definizione teorica al nostro lavoro sul Web, ci rendiamo subito conto di quanto questo sia difficile, ma soprattutto di quanto sia necessario imparare ad avere un’Attenzione Selettiva per ottimizzare il proprio lavoro e i propri guadagni.

    Uno studioso inglese ha definito l’Attenzione Selettiva come il “Fenomeno del Cocktail Party”, dal momento che lo si può osservare facilmente in questa situazione, nella vita reale.
    Immaginate di trovarvi in una stanza gremita di persone, con suoni di voci e di musica tutt’intorno. Mentre siete immersi in una conversazione con altre persone, il vostro interesse viene improvvisamente attirato da quello che sta dicendo qualcun altro, un po’ più distante, soprattutto se quella persona parla di voi.
    E’ molto probabile che, a questo punto, prestiate attenzione in modo maggiore a quest’altra conversazione, le cui parole chiave hanno favorito la vostra Percezione.

    Per nostra indole, il Sistema Cognitivo è incapace di rispondere adeguatamene a più di uno stimolo per volta. 
    L’Attenzione si sposta, infatti, alternativamente su ciascuna delle diverse fonti di informazioni.
    E’ un po’ come se si possedesse una limitata capacità di canali: tutti i dati devono passare attraverso uno – e un solo – canale affinché la nostra Attenzione possa essere completa, adeguata e capace di rispondere allo stimolo in modo efficace.
    Il nostro Sistema Nervoso contiene un filtro selettivo altamente specializzato, tale da accettare solo il messaggio al quale si presta la maggior Attenzione – ovvero l’Attenzione Selettiva – e a respingere tutti gli altri stimoli.
    Siamo in grado, quindi, di mettere in atto dei processi di elaborazione inconsci estremamente sofisticati.

    Il messaggio cui non prestiamo attenzione viene valutato per l’importanza che gli si attribuisce e successivamente memorizzato o dimenticato.

    E – se come capita regolarmente nel nostro lavoro sul Web e sui Social Network – la nostra Attenzione è sottoposta a messaggi pronunciati o letti simultaneamente?
    Entrambi i messaggi vengono registrati, ma inviati uno all’orecchio destro e uno all’orecchio sinistro del soggetto.
    Si parla allora di Ascolto Dicotomico, che tuttavia non ha la stessa efficacia nella comprensione dell’informazione ascoltata.
    Il rischio maggiore è che avvenga una paralisi nei pensieri, nella creatività, nell’apprendimento delle informazioni esterne, dal momento che non siamo predisposti a gestire questa inflazione di dati.

    E’ evidente che nel modo di comunicare odierno si tratta di un problema non da poco.
    Luca De Biase, nel suo articolo “Ecologia dell’Attenzione” scrive: <<Risulta necessaria l’elaborazione di nuovi strumenti concettuali e pratici per affrontare il sovraccarico di messaggi. Le ricerche nate intorno al concetto di “Economia dell’Attenzione” sono un fecondo spunto di riflessione. E’ una ricerca teorica.
    Ma è anche, in un certo senso, una questione di sopravvivenza culturale. Perché, probabilmente, l’Information Overload non è una 
    novità di per sé: è nuova l’ansia che viene associata al fenomeno>>.

    Di fatto, la conseguenza inevitabile è un peggioramento massiccio della nostra Concentrazione.
    Per non parlare del rischio di una vera e propria Dipendenza da Internet, per “stare dietro” a tutte le novità e le notizie in continuo divenire, rinunciando alla vita al di là della Connessione Online.

    Fateci sapere la vostra esperienza: come vivete voi l’Overload di Informazioni e l’Attenzione sui Social Network?

  • Ecco l’occasione per la tua grande idea #Appathon2015

    Ecco l’occasione per la tua grande idea #Appathon2015

    Al via la seconda edizione di Appathon, l’hackaday che amplia ancora i suoi confini. Infatti questa edizione di terrà in Italia, Germania e Austria. Due giorni, il 7 e 8 novembre prossimi, durante i quali web developer, designer e marketing specialist si cimenteranno ad ideare app e soluzioni. Montepremi da 50 mila euro.

    Parliamo spesso di startup, di idee innovative, di provare a realizzare qualcosa di concreto mettendosi in gioco. E’ uno degli argomenti che ci interessa soprattutto perchè la tecnologia, l’innovazione e il digitale offrono occasioni e opportunità a tutti per provare a realizzare il proprio progetto e la propria idea. Ma proprio perchè si tratta di progetti iniziali, in cui spesso esiste una grande idea, un grande progetto, ma poi manca anche la stessa capacità di comunicare, di raccontare, elemento essenziale affinchè altri si accorgano dell’idea e possano aiutare a fare crescere quel progetto. Ecco che a questo punto vale la pena fare proprio quel passo ulteriore per cercare di farsi valere.

    Quello di cui vi parliamo oggi è proprio un’occasione per tutti coloro che vogliono fare questo percorso. E allora è il caso di prendere nota.

    Dopo il grande successo ottenuto con la prima edizione, prende il via Appathon 2015, l’hackathon che si terrà il 7 e 8 novembre prossimo che quest’anno avrà ancora di più una dimensione internazionale. Hackathon è l’unione di due parole che sono hacker e marathon. E’ quindi un termine con cui indicare il virtuosismo dell’hacker e il fatti che questa fase ha una durata che va da un giorno ad una settimana.

    In questa nuova edizione di Appathon 75 team di web developer, designer e marketing specialist si cimenteranno ad ideare applicazioni e idee. Parliamo quindi di un evento che unisce diversi ambiti e quindi diversi elementi che vanno considerati quando ci si cimenta in un progetto che non vuole essere solo ragionare sull’idea tecnologica, ma trovare anche soluzioni di marketing e comunicazione. Aspetti questi ultimi che spesso mancano.

    appathon-2015-big-idea startup

    Come dicevamo, Appathon 2015 avrà una dimensione ancora più internazionale e quindi in Italia e Austria si ragionerà sui pagamenti digitali con una sfida sul Customer Centric Wallet, e poi ogni Paese avrà due temi specifici:

    • in Italia i team si affronteranno su social media customer services e servizi a valore aggiunto;
    • in Austria saranno impegnati su advisory e wealth planning;
    • in Germania lavoreranno su wearables & mobile banking, digital private banking e servizi premium.

    Il tempo a disposizione è di 24 ore.

    Le migliori APP verranno premiate con un montepremi complessivo di oltre 50.000 euro e numerosi premi speciali come stage, licenze software e partecipazioni a corsi di digital innovation.

    Ma c’è di più, perchè oltre al contesto internazionale e all’ampio spettro dei temi toccati, la capacità creativa e innovativa dei concorrenti sarà chiamata a confrontarsi con due ulteriori livelli di profondità:

    • Alcune delle app dovranno poter essere utilizzate su wearable device, in particolare Apple Watch e Samsung Gear
    • In Italia e Germania, le app potranno essere sviluppate con l’utilizzo delle cosiddette API (Application Programming Interface) ovvero dei codici di programmazione che consentono di sviluppare un vero e proprio prototipo dell’app.

    Allora, a questo unto non vi resta che recarvi sul sito appathon.eu/it/applynow e registrarvi. Noi continueremo a tenervi aggiornati sugli sviluppi e sulle novità.

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  • Italia, ancora indietro per velocità di connessione e banda larga

    Italia, ancora indietro per velocità di connessione e banda larga

    Akamai ha presentato i dati relativi al secondo trimestre del “Rapporto sullo Stato di Internet”, il rapporto con cui elabora lo stato della rete a livello globale. Per quanto riguarda il nostro paese, nonostante qualche progresso, è ancora indietro per velocità di connessione. Per la banda larga, siamo al 70% di adozione; ancora lontana la banda ultra larga.

    Nuova edizione del “Rapporto sullo Stato di Internet” che Akamai elabora ogni trimestre per dare uno spaccato di quale sia lo stato di Internet a livello globale. Sono stati diffusi quindi i dati relativi al secondo trimestre del 2015, il Q2 2015, e come sempre cerchiamo di dare prima qualche dato importante che riguarda direttamente il nostro paese e poi qualche dato a livello globale per fare un veloce raffronto.

    Velocità di connessione, Italia ancora indietro

    Cominciamo subito col dire che nonostante i dati siano in crescita, l’Italia ancora non riesce a risollevarsi dal punto di vista della velocità di connessione, piazzandosi alla 54esima posizione a livello mondiale e 23esima tra i paesi EMEA. Nel secondo trimestre la velocità si attesta intorno a 6,4 Mbps, facendo registrare un aumento del 4,1% rispetto al trimestre precedente, il Q1 2015, e del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, Q2 2014. Il picco di velocità media di connessione in Italia raggiunto nel trimestre in esame è pari al 30,2% ed è penultima a livello EMEA (in discesa dal 68° al 69° posto a livello mondiale), nonostante una crescita del 12% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

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    Banda larga e banda ultra larga, Italia in ritardo

    Capitolo banda larga e banda ultra larga. Di banda larga e, soprattutto di banda ultra larga si parla ormai sempre più spesso nel nostro paese, specie in relazione a questo grande progetto infrastrutturale che il governo si appresta a lanciare questo autunno, del valore di 12 miliardi di euro. Speriamo che questa serva a risollevare le sorti dell’Italia da questo punto di vista, anche perchè, al di là dei numeri, ne va della crescita del paese intero.

    Per quel che riguarda la banda larga (>4 Mbps) ci sono buone notizie: in Italia, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, le connessioni a banda larga sono cresciute del 13%, raggiungendo una copertura del 70%. Rispetto al trimestre precedente, però, si registra un aumento di solo 1,5%.

    Per quel che riguarda la banda ultra larga (>10 Mbps), invece, anche per il secondo trimestre del 2015, l’Italia, la Turchia e il Sud Africa restano gli unici paesi EMEA a non registrare tassi di adozione dell’high broadband al di sopra del 10%. E, nonostante un lieve miglioramento, il nostro paese si assesta su un valore di adozione dell’8,7%, facendo registrare +35% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e una crescita del 19%, rispetto al trimestre precedente.

    Se guardiamo ai dati relativi alla banda a 15 Mbps, vediamo l’Italia registra solo il 3% delle connessioni uguali o superiori ai 15 Mbps, nonostante un aumento del 17%, rispetto allo stesso periodo del 2014, e del 20% rispetto al primo trimestre 2015. Ed è al 44esimo posto a livello mondiale.

    Questo il quadro italiano e come potete vedere c’è ancora tanto, ma tanto da fare.

    Vediamo velocemente qualche dato a livello globale.

    Nelle prime dieci posizione per velocità di connessione ci sono ben 7 paesi europei: Svezia, Svizzera, Paesi Bassi, Norvegia, Lettonia, Finlandia e Repubblica Ceca rispettivamente nelle posizioni dalla quarta alla decima. Tutti i Paesi europei considerati hanno, anche in questo periodo, superato la soglia convenzionale dei 4 Mbps di velocità di connessione media, mentre 17 hanno superato la soglia dei 10 Mbps, e sono: Svezia, Svizzera, Paesi Bassi, Norvegia, Finlandia, Rep. Ceca, Danimarca, Romania, Belgio, Regno Unito, Irlanda, Austria, Germania, Portogallo, Slovacchia, Ungheria e Polonia.

    Per quanto riguarda la banda larga, la Corea del Sud è ancora il primo paese al mondo nella penetrazione dei 25 Mbps. In Europa, la Svezia è prima con una penetrazione del 15%.

    Per quanto riguarda il Mobile, il numero di abbonati ai servizi dati mobili è cresciuto rapidamente determinando un aumento del traffico dati insieme ad un aumento continuo del volume medio di dati scambiati per abbonato. In base ai dati di traffico raccolti da Ericsson, il volume di traffico dati mobile è cresciuto del 15% tra il primo e il secondo trimestre 2015 e del 55% rispetto al secondo trimestre dell’anno passato. I dati relativi alla velocità di connessione mobile e sull’uso dei browser non sono stati inclusi in questo report a causa dei cambiamenti man mano apportati per rifinire ulteriormente gli algoritmi Akamai per l’identificazione delle reti mobili.

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  • E Google ci ricorda l’arrivo dell’Autunno con un doodle

    E Google ci ricorda l’arrivo dell’Autunno con un doodle

    Da poche ore siamo ufficialmente in Autunno, l’Equinozio d’Autunno cade infatti oggi 23 settembre 2015, nell’emisfero boreale. E Google ci ricorda l’inizio della nuova stagione con un doodle sulla home. E vediamo come l’Arte ha raccontato l’autunno.

    Che sia iniziato l’autunno oggi non ci vuole poi molto, basta guardare fuori e accorgersi che l’estate è ormai alle spalle. E infatti, da qualche ora siamo ufficialmente nella nuova stazione. Infatti L’Equinozio d’Autunno cade nella giornata di oggi, 23 settembre 2015. Di conseguenza il giorno e la notte avranno la stessa durata e cominceremo a notare una progressiva riduzione della luce nelle ore diurne.

    google-doodle-autunno-2015

    E questa giornata ce la ricorda anche Google che, come ormai fa da tempo, celebra l’evento con un doodle in cui si vedono delle zucche di diverse forme che rappresentano la scritta “Google” e uno scoiattolo che vi gironzola.

    E se lo scorso anno avevamo dato un’occhiata all’Autunno nella letteratura, italiana e mondiale, quest’anno vediamo qualcosa insieme su come l’Arte ha rappresentato l’Autunno.

    E come non iniziare da Giuseppe Arcimboldo, note per le sue “teste composte”. Qui vediamo un duo dipinto che rappresenta al meglio i frutti dell’Autunno.

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    E proseguiamo con Gustave Courbet, pittore francese, rappresentante del realismo del diciannovesimo secolo. Qui vediamo “La foresta in autunno“.

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    E poi abbiamo anche Salvador Dalì, celebre pittore surrealista, con il suo dipinto del 1937, “Cannibalismo autunnale“.

    dali_cannibalismo-autunno

    Continuiamo questa nostra scoperta con un altro grande artista, Paul Gauguin, famoso pittore impressionista. E vediamo il suo dipinto del 1888, “Donna bretone con una brocca“.

    Paul-Gauguin-donna-bretone-brocca-autunno

    E non poteva mancare in questa carrellata anche Vincent van Gogh, celebre pittore olandese, con questo quadro “Les Alyscamps in autunno” del 1888.

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    Questo è “Autunno in Baviera” di Vassilij Kandinsky.

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    E chiudiamo con un quadro di “Spirit of Autumn” di George Inness, uno di più famosi pittori americani, definito spesso come “the father of American landscape painting“.

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    Speriamo che questa nostra associazione vi sia piaciuta e se volete segnalarne altri sarebbe fantastico.