Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Il doodle di Google è per il primo giorno d’Estate

    Il doodle di Google è per il primo giorno d’Estate

    Oggi 21 Giugno 2013, Solstizio d’Estate, Google dedica un doodle davvero simpatico a questa giornata e alla bella stagione che inizia. Sulla  homepage troviamo un disegno animato di Christoph Niemann che raffigura una famiglia tra le onde del mare. Lo stesso disegnatore ha realizzato il doodle per l’Australia e la Nuova Zelanda dove oggi inizia l’Inverno

    L’ultima volta che Google aveva dedicato un doodle al Solstizio d’Estate era stato due anni fa e in quel caso il disegno era opera di Takashi Murakami che ritraeva appunto il Sole nel punto più alto, momento in cui raggiunge la sua massima inclinazione. Per quest’anno invece Google si affida a Christoph Niemann che realizza un doodle animato che rappresenta una famiglia tra le onde del mare. Eh si, l’Estate è dunque arrivata per davvero.

    google doodle primo giorno estate

    Lo stesso autore firma anche il doodle che in queste ore è online nei paesi nell’emisfero australe, quindi paesi dell’Oceania, del Sud America e dell’Africa Meridionale dove oggi inizia l’inverno. Anche in questo caso il doodle è animato, solo che rappresenta due mani che fanno a maglia un bel quanto di lana colorato che raffigura la scritta “Google”.

    google doodle inverno 2013

    Oggi il sole quindi viene a trovarsi nel punto più alto, quello che, appunto in gergo astronomico, si dice il valore massimo di inclinazione e prende il nome di solstizio boreale. Il Solstizio d’Estate, che cade il 21 giugno di ogni anno, si verifica, dunque,quando l’inclinazione assiale della Terra è più inclinato verso il sole, creando il giorno più lungo nell’emisfero settentrionale.

    Conosciuto anche come mezza estate, il Solstizio ha da sempre esercitato un forte significato spirituale per molti, basti citare il cerchio di pietre di Stonehenge, uno dei luoghi simbolo per la celebrazione di questa giornata.

    Christoph Niemann è un disegnatore e grafico tedesco, ma che ha vissuto tanti anni a New York. Tra le sue collaborazioni ci sono appunto il New Yorker, Atlantic Monthly, The New York Times Magazine e American Illustration.

  • Feedly, 12 milioni di utenti e nuova piattaforma Cloud

    Feedly, 12 milioni di utenti e nuova piattaforma Cloud

    Mancano pochi giorni al pensionamento definitivo di Google Reader, avverrà dal prossimo 1 Luglio, e oggi Feedly annuncia una grande novità. In pratica la piattaforma si trasforma in Feedly Cloud già da oggi con più di 25 milioni di feed ogni giorno e 12 milioni di utenti, 4 dei quali dal marzo scorso, proprio quando Google annunciò la chiusura del celebre reader

    L’annuncio della chiusura di Google Reader, se vi ricordate, arrivò di sorpresa. Google la inserì in quella che definì “pulizie di primavera” (un po’ anticipate visto come sono andate le vicende climatiche), decretando la chiusura del popolare lettore di feed, forse il più popolare e usato, dal prossimo 1° Luglio, cioè fra esattamente 12 giorni. Da quel giorno, gli utenti di Google Reader si misero alla ricerca di un possibile valido sostituto. Tra quelli che avevamo consigliato “a caldo” c’era anche Feedly.

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    E oggi Feedly fa un grosso annuncio, vista anche l’imminenza del pensionamento di Google Reader, che consiste nel lancio di una nuova piattaforma, disponibile da oggi stesso, Feedly Cloud. In pratica la piattaforma si trasforma e si riorganizza in Cloud con l’intento di offrire un servizio migliore. Pensate che ogni giorno sono più di 25 milioni i feed elaborati dalla piattaforma e con la nuova piattaforma in Cloud le API sono aperte disponibili per sviluppatori di terze-parti, già oltre 200. E sempre oggi Feedly annuncia le prime 9 cloud app disponibili e sono:

    • IFTT, con la possibilità di poter collegare il proprio account Feedly ad altri 63 servizi;
    • Sprout social, piattaforma di gestione per i social media; con l’account Feedluy è possibile leggere e pubblicare direttamente dalla piattaforma;
    • NextGen Reader per Windows 8 e Windows Phone, davvero una bella app che si sispira all’interfaccia Metro. Anche in questo caso si può usare l’account Feedly per leggere i propri feed su questi dispositivi;
    • gNewsReader per BlackBerry 10 e per Symbian / MeeGo, due lettori eleganti e versatili, ottimi per usare Feedly sui dispositivi BlackBerry e Symbian;
    • Press, un bel lettore per Android e include il supporto completo non in linea;
    • gReader, un semplice, veloce ed intuitivo lettore per Android, con bellissimi temi e anche in questo caso supporto completo non in linea;
    • Newsify: un lettore per iPhone o iPad, con un layout simile ad un giornale. Supporta la lettura offline, tra cui la memorizzazione nella cache dell’immagine e permette anche l’utilizzo di più account feedly;
    • Pure News Widget, un widget reader scorrevole e fruibile per Android, con tante skins;
    • Menerè, un client desktop di Windows utile per Feedly per visualizzare tutti gli elementi, filtrarli per stato di lettura.

    Ma le novità di Feedly non si fermano a queste. Infatti oggi viene rilasciata la versione “standalone” della app, ciò significa che da oggi Feedly è disponibile per qualsiasi browser, inclusi Opera e Internet Explorer.

    Dicevamo in apertura del post che Feedly ad oggi conta ben 12 milioni di utenti, 4 dei quali acquisiti proprio con l’annuncio della chiusura di Google Reader  e non vi è dubbio che aumenteranno nelle settimane successive.

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    Allora, raccolte tutte queste informazioni, non vi resta che dire definitivamente addio a Google Reader, perchè sappiamo che tra voi ci sonno tanti, se non tutti, che lo hanno utilizzato in questi anni, e apprestarvi al definitivo passaggio.

    Ovviamente raccontateci le vostre impressioni su Feedly e sulla ormai imminente chiusura di Google Reader.

  • L’Innovazione delle aziende italiane è nel segno della Mobility

    L’Innovazione delle aziende italiane è nel segno della Mobility

    Nonostante il periodo di crisi economica in corso, le principali aziende italiane sempre di più investono e si innovano nel segno della Mobility. Le imprese che li ritengono fondamentali passano dal 37% del 2012 al 50% del 2013; diventeranno 2 su 3 nel 2014.E’ quanto emerge dalla ricerca presentata oggi dell’Osservatorio Mobile Device & Business App della School of Management del Politecnico di Milano

    Nonostante lo scenario di contrazione economica in corso, il ruolo della Mobility a supporto dei processi di Business conserva – e addirittura rafforza – la propria rilevanza nelle “agende dell’innovazione” delle principali imprese italiane: “Nel 2013 un’impresa su due del nostro campione la ritiene una priorità alta o medio alta; diventeranno due su tre nel 2014”, afferma Andrea Rangone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Mobile Device & Business App.

    Il 57% delle imprese ha già introdotto New Tablet per una o più famiglie professionali e il 35% utilizza già anche Business App, cioè applicazioni sviluppate specificatamente per i device mobili (tablet e smartphone in primis): nel breve-medio termine diventeranno, rispettivamente, il 90% e il 96%. Inoltre, il 58% delle imprese che hanno già introdotto delle Mobile Business App ha adottato anche una piattaforma di Enterprise Application Store, cioè un Application Store interno, aziendale, finalizzato alla gestione delle applicazioni e dei device mobili usati dal personale”.

    Le PMI sono restie a investire nell’IT ma 1 su 3 ha adottato i New Tablet, destinandoli nel 63% dei casi di adozione alla forza vendita. La penetrazione delle Mobile Business App si ferma però al 25% delle PMI e di queste solo un 46% ha adottato un Enterprise Application Store.

    È quanto emerge dalla fotografia scattata dall’Osservatorio Mobile Device & Business App della School of Management del Politecnico di Milano. I dati della Ricerca, presentata a Milano presso il Campus Bovisa in occasione del Convegno “Mobile Enterprise: tap your Business!”, illustrano il grado di adozione nelle grandi aziende e nelle PMI del trinomio composto dai nuovi Mobile Device, le Mobile Business App e gli Enterprise Application Store.

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    Le risposte fornite da 200 capi dei sistemi informativi (Chief Information Officer o CIO) di grandi aziende sopra i 250 dipendenti mostrano come già il 57% di loro abbia introdotto New Tablet e il 62% si dichiari soddisfatto della scelta effettuata.

    Nelle grandi aziende, l’utilizzo dei New Tablet si è diffuso tra il top management: nel 2012, il 64% dei CIO li ha forniti a Executive & C-level (CCO, CEO, CFO, CSO) e un altro 12% li introdurrà nel breve periodo. Anche il Personale di Vendita in parte li sta già utilizzando (41% delle aziende, in crescita rispetto al 29% dello scorso anno) o li utilizzerà in futuro (16% a breve e 25% a medio/lungo), e la velocità di adozione per questa figura professionale risulta, negli ultimi tre anni, molto elevata.

    Le Mobile Business App più adottate in azienda vanno infatti a supportare questa categoria.

    Le App di Sales Force Automation, sviluppate (o personalizzate) ad hoc per supportare specifici processi di vendita e merchandising, sono utilizzate dal 59% delle aziende; mentre le App di Field Force Automation, sviluppate per supportare specifici processi operativi sul campo (manutenzione, trasporto, ecc.), si attestano al secondo posto con il 41% di diffusione. Le App di Personal Productivity, che permettono di visualizzare informazioni e report aziendali e produrre documenti, sono tra le App che verranno maggiormente adottate in futuro.

    I CIO sono consapevoli dell’importanza di queste soluzioni: nel medio periodo il 96% avrà introdotto Mobile Business App in azienda: il 35% lo ha già fatto, ancorché siano destinate a una “piccola” parte dei dipendenti, e il 61% conta invece di introdurle in futuro (25% a breve e 36% a medio termine).

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    Per la pubblicazione, installazione e aggiornamento delle applicazioni, il 58% delle aziende che ha già introdotto Mobile Business App ha adottato anche una piattaforma di Enterprise Application Store, che consente di controllare gli accessi, gestire il licensing e profilare gli utenti per garantire la sicurezza dei dati delle App e tutelare il rispetto delle policy aziendali.

    Anche l’attenzione verso il paradigma del «Bring Your Own Device» cresce sensibilmente in tutti gli attori coinvolti nella Ricerca: è, infatti, raddoppiato il numero di Grandi Imprese che permettono l’utilizzo di dispositivi personali per attività lavorative, passando dal 20% del 2012 al 45% del 2013, nonostante nel 63% dei casi i CIO non abbiano definito puntualmente una policy che regoli l’uso dei dispositivi personali. Approfondendo ulteriormente il tema, emerge come al momento solo il 6% dei dipendenti (esclusivamente Executive & C-Level) può scegliere e acquistare in autonomia il dispositivo mobile; un ulteriore 34% (anche un questo caso si tratta di Executive & C-Level) può scegliere il dispositivo, che verrà in seguito acquistato dall’azienda (modello «Choose Your Own Device»).

    Mobility e PMI

    Nel 2013 solo il 30% delle PMI Italiane attribuisce una priorità Alta o Medio Alta ai progetti di Mobility; nel 2014 questa percentuale aumenta solo marginalmente (37%).

    Tuttavia è elevata la diffusione di New Tablet: 1 PMI italiana su 3 ha adottato i modelli da 7” e 1 su 4 quelli con display da 9-10”. Nel 63% delle PMI che li ha introdotti, i destinatari sono il Personale di Vendita, mentre Executive e C-level non passano il 30%.

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    Il fenomeno del “Bring Your Own Device” è accolto favorevolmente dalle PMI italiane come un metodo flessibile di gestione dei device nella relazione con dipendenti e collaboratori: il 56% delle PMI italiane consente infatti ai suoi dipendenti l’utilizzo dei propri dispositivi personali e, al contrario di quanto avviene nella Grandi Imprese, in molti casi (circa il 70%) sono state introdotte policy per regolare questo fenomeno.

    Risulta, invece, limitata l’adozione di Mobile Business App: solo il 25% delle PMI italiane le ha introdotte e il 6% lo farà a breve. Rispetto alle Grandi Imprese, la percentuale di “non interesse” aumenta, arrivando al 47% delle PMI.

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    Di conseguenza anche gli Enterprise Application Store riscontrano un tasso d’adozione inferiore rispetto a quello delle Grandi Imprese: tra le PMI che hanno già introdotto Mobile Business App, il 46% (pari al 14% delle PMI italiane) ha già adottato una piattaforma per la loro gestione.

    Mobility e Start-Up

    Tuttavia c’è un altro ambito in cui delle piccole imprese stanno mostrando elevata dinamicità”, afferma Andrea Rangone, Responsabile Scientifico Osservatorio Mobile Device & Business App. “Sono le 878 startup che, a livello internazionale, operano nel Mobile e che, negli ultimi due anni, hanno ricevuto finanziamenti da investitori istituzionali; di queste, circa il 10% opera nel mercato delle soluzioni a supporto della Mobility aziendale”.

    La maggior parte delle Startup si occupa, da un lato, dello sviluppo di piattaforme di Mobile Security, App Management e Mobile Device Management (MDM), che consentono alle imprese di gestire da remoto il parco di dispositivi mobili e la sicurezza dei dati utilizzati; dall’altro sviluppa le App più apprezzate dai CIO, come quelle di Sales Force Automation e di Work Force Automation, oppure di Pesonal Productivity.

  • In crescita nel 2013 l’advertising sui media digitali e social media

    In crescita nel 2013 l’advertising sui media digitali e social media

    Cresce l’advertising sui media digitali e cresce anche sui social media. Gli investimenti pubblicitari nel 2013 crescono del 3% e cresceranno del 6% nel 2014. E’ quanto risulta da un’analisi di Magna Global per gli investimenti pubblicitari a livello globale. In questo contesto la novità è l’aumento di investimenti in Sud America che supera anche l’Europa

    L’industria pubblicitaria sta per diventare ancora più importante con l’aumento della spesa complessiva. Secondo Magna Global, unità di supporto globale dei media strategici di Interpublic Group, durante l’anno 2013 si prevede una crescita degli investimenti del settore pubblicitario del 3%, mentre nel 2014 questa percentuale potrà raggiungere il 6%.

    La pubblicità è essenziale per far conoscere un’azienda e dotarla di una serie di strumenti per migliorare la notorietà di marca o, per esempio, il posizionamento online nella nuova era di Internet. Per questo motivo, la spesa pubblicitaria globale di quest’anno raggiungerà 486.000 milioni di euro e nel 2014 raggiungerà 515.000 milioni di euro.
    Gli Stati Uniti continuano a stare al di sopra di altri paesi mantenendo quasi un terzo della spesa. Mentre per l’America Latina è prevista una crescita del 12,5% nel 2013 e del 12,9% nel 2014 superando quindi l’Europa che ha raggiunto il 7,6% in Europa Centrale e Orientale.

    social-media advertising

    Come si suddividono questi investimenti?

    Nel 2013 aumenteranno di circa il 13,4%, fino a raggiungere i 113.600 milioni di dollari, gli investimenti nei nuovi media digitali, in particolare nella pubblicità online e su mobile.

    A seguire troviamo gli investimenti nei social media, con un aumento fino al 39,6%, fino a raggiungere gli 8.200 milioni di dollari, e nei video digitali con un incremento fino al 21% raggiungendo quasi i 6.600 milioni di dollari.

    Sicuramente la televisione continuerà a monopolizzare la maggior parte degli investimenti pubblicitari con un 40,4% complessivo.
    Infine spiccano giornali e riviste, per i quali si avrà invece una riduzione rispettivamente del 3,3% e 5,1%, e che insieme genereranno un fatturato di 110.000 milioni di dollari nel 2013.

    In questa panoramica globale dove si attesta fortemente la necessità farsi conoscere e quindi investire nel settore, nonostante la crisi, che posizione occuperà chi sta ancora pensando sul dafarsi?

  • Effetto Vine, Facebook lancia i video su Instagram?

    Effetto Vine, Facebook lancia i video su Instagram?

    Facebook si sta apprestando ad un nuovo lancio, questa è l’unica notizia certa riguardo al prossimo evento del 20 Giugno, di cui si sa veramente poco. Poco fa TechCrunch, sulla base di alcune fonti, svela che il lancio riguarderebbe una nuova feature di Instagram, ossia la possibilità di poter condividere non solo le immagini ma anche i video. E intanto Vine su Android in Italia non spopola

    Lo chiamiamo effetto Vine? A quanto pare si. In un momento in cui si assiste a continui colpi che altro non sono che la risposta al diretto concorrente, e lo abbiamo visto con la recente introduzione dell’hashtag anche da parte di Facebook, pare da fonti riportate da TechCrunch pochi minuti fa che il prossimo evento, conferenza stampa, Facebook del 20 Giugno riguarderebbe il rilascio di una nuova funzionalità di Instagram. Il servizio di condivisione di immagini acquisito da Facebook nell’aprile 2012 per 1 miliardo di dollari, sembrerebbe, condizionale d’obbligo, prepararsi alla possibilità di poter condividere sulla piattaforma anche i video. La notizia, vista in un altro contesto, potrebbe sembrare la diretta conseguenza del servizio, una evoluzione naturale, ma così non è. Dopo il lancio di Vine da parte di Twitter, prima su iOS e poi, molto di recente, su Android, se fosse vera questa notizia, allora non è altro che la diretta risposta di Zuckerberg a Vine di Costolo & Co.

    Da Gennaio a Giugno Vine ha conosciuto una grande popolarità su iOS. La possibilità di poter caricare un video, sebbene di soli sei secondi, in un tweet, è piaciuta a tal punto che nei mesi citati ha superato, in fatto di sharing, anche Instagram, nonostante Twitter non permetta più di vedere le foto condivise proprio da questa piattaforma.

    Perchè Facebook /Instagram avrebbe vantaggio a introdurre i video?

    Certamente per arricchire le possibilità di condivisione e far crescere ancora di più Instagram. Ma anche perchè questa potrebbe essere una nuova possibilità per i marketer e quindi aprirebbe la strada all’advertising su Instagram. Se è vero, come ha sostenuto Mark Zuckerberg in occasione del Q1 2013 che molti investitori hanno manifestato molto interesse per Instagram, nonostante l’assenza di formule per fare pubblicità, allora questa potrebbe essere la giusta occasione. Staremo a vedere.

    Intanto occhi puntati al 20 di Giugno per verificare se questa notizia avrà, come crediamo, conferma.

    Due parole su Vine in Italia.

    Come detto, Vine all’inizio di giugno è stato rilasciato anche su Android. Allora ci siam permessi, grazie a Distimo, di vedere, a distanza di qualche giorno, che accoglienza avesse avuto nel nostro paese. Ebbene, come detto all’inizio, in Italia Vine non spopola.

    vine ranking daily android - distimo vine ranking weekly android - distimo

    Infatti nella classifica generale settimanale, Vine si piazza come new entry in 335esima posizione. Mentre nella classifica “Social” settimanale si piazza in 11° posizione. Nella classifica, sempre “Social”, ma quotidiana le cose non vanno meglio, infatti Vine si piazza in 14° posizione. L’app è stata scaricata, in generale, 27.745 volte e ha una valutazione media su Google Play di 2,8.

  • Social Business, ecco i 4 miti da sfatare

    Vi proponiamo oggi una bella riflessione di Richard Hughes, Director Social Strategist di Broadvision, sul Social Business e quelli che sono secondo lui i “miti” da sfatare. Hughes analizza tutti i punti essenziali su cui si fonda il fare business con i social media, evidenziando quella che di fatto è la realtà. Per questo vi invitiamo a leggerlo

    Se siete interessati a quali potrebbero essere i vantaggi di utilizzare un social network all’interno dell’azienda, avrete probabilmente letto vari articoli durante tutto il 2012 che affermavano che il social business  può rendere più felici, collaborativi  e produttivi i dipendenti. Probabilmente uno degli articoli che avete letto faceva riferimento all’indagine pubblicata a Luglio 2012 da McKinsey Global Institute. Dallo studio risultava che le tecnologie sociali utilizzate all’interno dell’azienda sono potenzialmente due volte più efficaci rispetto alle attività sui social media rivolte verso l’esterno, e che inoltre possono migliorare del 20-25% la produttività dei cosiddetti Knowledge Workers.

    Al contrario, nella prima metà del 2013, sono stati pubblicati diversi articoli che “dichiaravano morto” il social business o che quanto meno consideravano esagerati i suoi benefici. I sostenitori del social business potrebbero essere un po’ preoccupati da queste notizie, ma non è il caso di esserlo: nel ciclo di vita delle nuove tecnologie punti di vista contrastanti sono all’ordine del giorno.

    Gartner descrive accuratamente questo fenomeno nel suo modello chiamato hype cycle“. Il modello spiega che nel ciclo di vita delle tecnologie emergenti esiste

    • una prima fase in cui l’elemento di innovazione tecnologica spinge all’adozione (technology trigger), in seguito si verifica
    • un rapido picco generato da forti aspettative spesso esagerate (peak of inflated expectations), per poi
    • ridiscendere altrettanto bruscamente quando si realizza che i benefici promessi erano “gonfiati” o quanto meno difficili da raggiungere (trough of disillusionment).

    Questa è la situazione attuale del social networking per le aziende, infatti tutte le tecnologie emergenti passano attraverso questa fase negativa. Nell’hype cycle, dopo questo periodo di disincanto vengono  le fasi più significative (slope of enlightenment e plateau of productivity) quando finalmente l’uso abituale della tecnologia inizia a dare veri risultati di business. Per raggiungere questa terra promessa di produttività bisogna superare la fase iniziale di eccessivo entusiasmo e l’inevitabile effetto negativo che ne consegue. Il modo migliore per arrivare rapidamente ad ottenere risultati di business è di imparare a riconoscere il picco iniziale e il conseguente contraccolpo.

    Ecco dunque quattro miti del social business spesso sfatati dalla realtà.

    I social network aziendali riscuotono più successo dove si lavora grazie alla condivisione di informazioni e dove i collaboratori, geograficamente dislocati, desiderano più apertura e trasparenza nel modo di lavorare. Certamente è possibile che il social networking possa decollare in aziende che hanno solo una o due di queste caratteristiche, ma è molto più difficile. Se tutti i collaboratori si trovano nello stesso ambito geografico, è molto probabile che le informazioni vengano scambiate verbalmente piuttosto che online. Per avere successo nell’uso del social networking, non è necessario che un’azienda abbia già impostato una cultura lavorativa più aperta e trasparente, ma se la stessa non è disposta a condividere le conoscenze tra i collaboratori, fallirà nel suo obiettivo.

    Mito: I social network per le aziende sostituiranno le email.

    Realtà: Questa affermazione è parzialmente vera, ma in modo diverso da quanto ci si aspetterebbe.

    Per molti sostenitori del social business, le email rappresentano “il male che deve essere sconfitto“, quindi c’è poco da meravigliarsi se gli scettici fanno notare che i social network generano un numero non indifferente di notifiche email. Tuttavia non è questo il punto. L’obiettivo è di spostare le discussioni tra collaboratori (per le quali le email sono poco adatte), e tutto ciò che riguarda la conoscenza aziendale, fuori dalle inbox verso i social network, garantendo una maggiore accessibilità. Di conseguenza, le email diventano un meccanismo di notifica e non più un archivio di conoscenze; per questo diventa irrilevante il numero di email inviate e ricevute.  

    Mito: Facebook (o Twitter) serve al business.

    Realtà: Non è così, ed è giusto che non lo sia.

    L’etichetta “Facebook per l’azienda” è inappropriata e pericolosa. Richiama immediatamente alla mente la condivisione di foto divertenti del proprio gatto e di scambi di battute spiritose tra collaboratori – è ovvio che, con queste premesse, i dirigenti di un’azienda difficilmente promuoveranno progetti “Social” sul luogo di lavoro. Le interazioni in Facebook e in Twitter sono, in genere, più estemporanee rispetto a quelle che avvengono tra collaboratori. Se vi perdete l’ultima foto di rito o la battuta di turno potete anche sopravvivere, se invece perdete istruzioni importanti su una scadenza da parte del vostro capo potreste subirne le conseguenze. Quindi il modo in cui sono costruite le relazioni tra utenti di un social network aziendale e il modo in cui i contenuti sono trasmessi e ricercati, deve essere molto diverso che su Facebook e Twitter.

    Mito: L’adozione del social business è virale.

    Realtà: Forse sì, ma non per molto tempo.

    Diversi anni fa, molti sostenitori del social business pensavano che i collaboratori di un’azienda avrebbero adottato gli strumenti di social business in modo virale: pochi individui avrebbero incominciato, gli altri avrebbero seguito il loro esempio e, come per magia, tutti sarebbero diventati utenti collaborativi e produttivi. E’ vero che in alcuni casi di successo è andata proprio così, ma per la maggior parte delle aziende è andata diversamente. In genere, quando una rete collaborativa parte dal modello “bottom up”, dopo un iniziale periodo di entusiasmo il suo utilizzo diminuisce o si trasforma  in un “Facebook aziendale” (irrilevante per il business). Perchè la piattaforma sociale possa dare i risultati sperati e possa realmente essere utilizzata per lavorare, la direzione aziendale deve inizialmente implementare una strategia ben precisa  che permetta di sfruttare al meglio la piattaforma tecnologica con dei chiari obiettivi aziendali.

    Allora, quali sono le vostre considerazioni? Quali altri miti a proposito di Social Business secondo voi andrebbero sfatati?

  • #TwitterAcademy, ecco come Twitter gestisce l’Advertising

    #TwitterAcademy, ecco come Twitter gestisce l’Advertising

    Il #TwitterAcademy di qualche giorno fa è stata l’occasione per comprendere meglio la gestione degli Ads su Twitter. Un’occasione dunque aperta agli addetti ai lavori ma contenente anche qualche informazione di carattere generale. Ad oggi, sono 200 milioni gli utenti attivi su Twitter con 400 milioni di tweets al giorno

    Qualche giorno fa c’è stato il #TwitterAcademy un webcast su come migliorare la visibilità del proprio brand su Twitter. Innanzitutto una considerazione sul titolo: il fatto di doverla migliorare implica che si abbia già un account attivo e funzionante, considerazione che può sembrare scontata ma di cui si comprenderà maggiormente il senso una volta approdati alle conclusioni infondo a questo articolo.

    Il webcast parte con la definizione di Twitter come piattaforma aperta, real-time e conversazionale che mette in stretto contatto le persone con i propri interessi per poi passare a snocciolare i tanto attesi dati ufficiali sull’uso della piattaforma: gli argomenti più trattati nelle conversazioni sono Telco, Finance e Travel che vanno da 20 a 30 milioni di tweet per settimana con un picco per Telco che arriva a 40 milioni nel settembre 2012, i dati si riferiscono al periodo Gennaio 2012- Gennaio 2013 ed all’intero patrimonio di utenti Twitter.
    Si registrano inoltre 200 milioni di utenti attivi al mese di cui circa 909.000 europei che per l’80% accede anche da dispositivi mobile. Gli utenti mensili determinano una crescita del 100% su base annua e un flusso di 400 milioni di tweet al giorno.

    TwitterAcademy-crescita-globale

    Una volta delineato il quadro operativo in cui ci troviamo in termini numerici, si è passati ad esaminare le possibilità di business che questo strumento offre e che avranno quindi a disposizione il potenziale delineato dai suddetti dati.

    Modelli di Twitter ADS

    Account sponsorizzato: da utilizzare prevalentemente per aumentare la massa critica e la brand awareness utilizzando un targeting per utenti simili (verranno inseriti nella campagna i follower degli account segnalati e account simili a quelli segnalati), area geografica (solo a livello di Nazione per ora in Italia), interessi e genere; modello di pricing è “costo per follower” CPF;

    Tweet sponsorizzato in timeline: promuove verso i follower e i non follower e permette di incrementare la reach dei tweet, generare più conversazioni e promuovere un’offerta o un prodotto verso una determinata audience. Due tipologie di targeting, una basata su utenti simili ed una su parole chiave che permette di catturare in tempo reale gli utenti che scrivono tweet con determinate parole o che interagiscono con tweet contenenti determinate parole. Al targeting qui si aggiungono i followers, il dispositivo e le parole chiave. In questo caso il costo è generato dal momento in cui un utente compie un’azione qualsiasi sul tweet in questione, “costo per engagement” CPE. I tweet di questo tipo ottengono un indice di engagement del’1-3% rispetto allo 0,07% dei tweet non sponsorizzati.

    Tweet sponsorizzati in-search: differiscono dai precedenti perché visualizzati nei risultati di ricerca, hanno pertanto un targeting leggermente diverso e sono interessanti perché si inseriscono in una ricerca intenzionale sull’argomento. Anche questi tweet hanno un costo per engagement e hanno lo stesso tasso di interazione superiore agli altri, ed anche questa tipologia di sponsorizzazione è da utilizzarsi per estendere il proprio pubblico aumentando le conversazioni su un dato argomento oppure per proteggere il brand su parole chiave relative al brand stesso o all’industria di appartenenza.

    Trend sponsorizzato: ha la potenzialità di generare conversazioni su un determinato hashtag, di generare quindi il trend nelle 24 ore in cui è possibile usufruire di questo tipo di sponsorizzazioni. Viene visualizzato in prima posizione nella pagina di ricerca di quel trend durante le 24 ore. Il targeting in questo caso è relativo solo al Paese di pertinenza e il costo è fissato a quota 5000 euro in Italia. Le impressions stimate per questa operazione in Italia ammontano a 3,5 milioni in un giorno. Da notare anche l’effetto di coda nei giorni successivi al trend.

    TwitterAcademy-formati-ads

    E’ importante a mio avviso notare che il tweet può essere generato ad-hoc per la campagna di riferimento e nascere e morire con essa. Questo consente anche di tracciare più facilmente l’operazione per il calcolo del ROI. Inoltre il tweet può contenere più di 140 caratteri grazie alla possibilità di inserirvi foto o video e, per gli advertiser, di metterlo in evidenza agganciandolo alla prima posizione (pinned tweet) oppure di utilizzare le card per la generazione di lead che permettono anche la raccolta dati dell’utente senza form da compilare o siti da navigare, semplicemente inserendoli nella card allegata al tweet!

    TwitterAcademy-leads-card

    E’ altrettanto fondamentale comprendere bene l’esigenza del brand per poter scegliere l’adv migliore in termini di performance ed il targeting più adeguato. Altra nota a favore di questo tipo di adv è l’assenza di tempi di approvazione, a differenza di Facebook gli annunci così creati andranno online immediatamente, fatta eccezione per lo “sponsored trend” che necessita di approvazione.

    TwitterAcademy-audience

    Ciascuna di queste tipologie di advertising si fonda su una base che è il profilo del brand, pertanto questa base darà importanza a tutte le operazioni che saranno realizzate attraverso questo account ed è quindi fondamentale che sia curato ogni suo aspetto, grafico e testuale e che vi siano i link corretti.

    Per comprendere come utilizzare queste opportunità di advertising si sono affrontate tre principali strategie utilizzate di frequente da grandi brand aventi la caratteristica comune di aver integrato il canale Twitter all’ecosistema di comunicazioni aziendali comunicando in maniera perfettamente integrata con le altre componenti del marketing mix aziendale:

    Contenuti esclusivi: anteprime, dietro le quinte, trailer, caratteristiche nascoste…il 52% degli utenti segue un brand su twitter per sentirsi parte di un elite ricevendo contenuti esclusivi.

    Contest e concorsi: da promuovere con tweet sponsorizzati, il concorso a premi rende felici il 62% degli utenti che seguono un brand per accedere ad offerte gratuite, per ricevere il famigerato “gift” di cui si è parlato anni fa in termini di social media marketing.

    Flock to unlock: da promuovere con tweet sponsorizzati, questa strategia propone ai follower di compiere un’azione per sbloccare un obbiettivo e ottenere un risultato, il gift ci di cui sopra viene qui legato non solo alla soddisfazione dell’utente ma anche a quella determinata azione,a d esempio il retweet, strettamente legata invece all’obbiettivo dell’azienda in questione.

    Infine si sono visti brevemente alcuni case studies di successo come Audi #WantAnR8, P&G #thakyoumom, MCDonald’s #sharmrockshake che potete trovare qui insieme ad altri.

    In conclusione abbiamo visto quanto sia importante il contenuto anche in termini di impostazione della pagina del brand, abbiamo compreso come effettuare la scelta della sponsorizzazione più adeguata ai nostri obbiettivi di business, abbiamo visto che se non si attiva una campagna non si è advertiser e pertanto non si può ottenere un account verificato, ma dobbiamo sottolineare che tutto è possibile se si verificano tre fondamentali variabili di base:

    • il profilo è correttamente impostato, contiene tutte le informazioni utili al contatto e un’immagine in linea con il brand;
    • la fase di crescita del proprio account è già stata superata e si dispone quindi di una base follower adeguata a supportare eventuali investimenti sia in termini di engagement, quindi di qualità di follower, che in termini di targeting;
    • budget ammonta ad un minimo di 5000 euro per una durata di minimo 3 mesi

    twitteracademy

    Come si accede al tool di advertising? Scrivendo un’email a Twitter per sottoporre a verifica la propria campagna ed il proprio budget, una volta approvata si attiverà nel menù lo strumento di advertising per impostare la o le campagne e monitorare i risultati ed i costi in tempo reale.

    twitteracademy-regole-budget

    In ultima analisi mi chiedo e vi chiedo: l’intenzione di Twitter di posizionare l’offerta minima ad un costo di 15000 euro per un impegno minimo trimestrale, a quale target è riferita nel nostro Paese? Si punta solo ai grandi brand? Se si, il voler tralasciare le imprese di media levatura può essere indicativo del fatto che Twitter non abbia piena fiducia nel proprio programma di adv e lo affidi pertanto solo a grandi audience? (piccola provocazione ;) )

    Se siete arrivati fin qui avete letto tutto l’articolo, vi ringrazio quindi e attendo le vostre considerazioni ;)

  • Twitter apre gli analytics (non) a tutti dal pannello Inserzioni

    Twitter apre gli analytics (non) a tutti dal pannello Inserzioni

    Twitter da qualche giorno consente a tutti di vedere gli analytics relativi ai propri tweets direttamente dal pannello Inserzioni. Al momento il pannello funziona solo per inserzionisti Usa e che scrivono in inglese. Ma tutti, e in maniera gratuita, possono vedere quante volte il proprio tweets è stato retwittato o preferito

    Twitter da oggi permette a tutti, utenti e brand, di monitorare le performances dei propri tweets consentendo l’accesso agli analytics in maniera gratuita. TNW riporta la notizia sostenendo che ad accorgersi di questa nuova possibilità sono stati Christopher Penn, vice presidente in Marketing Technology di SHIFT Communications, e Danny Olson, digital strategist di Weber Shandwick.  Questo il link per accedervi: https://ads.twitter.com.

    twitter-advertising-analytics

    C’è da dire subito che l’accesso a questo nuovo strumento di analisi dei tweets e accessibile dalla piattaforma Twitters Ads aperta solo ad inserzionisti Usa che scrivono tweets in inglese. Per tutti gli altri utenti è comunque possibile accedere alla piattaforma con il proprio user e la propria password di Twitter. Una volta dentro, è possibile dal menù Statistiche accedere all’”Attività sulla cronologia”, dalla quale è possibile vedere in modo analitico i vostri tweets. La schermata vi mostra quante volte i vostri tweets sono stati ritwittati, messi tra i preferiti e quante risposte hanno ricevuto. Vi mostra anche i tweets migliori e quelli che sono andati bene. Sempre dal menù Statistiche vedete un’altra voce, Followers, al momento in cui accediamo ci segnala che non vi sono abbastanza dati per procedere all’analisi. Eventualmente, segnalateci cosa visualizzate voi.

    Altro aspetto che ci sembra importante segnalarvi è che tutti i dati sono asportabili in CSV e potete scaricare dati fino a un periodo di 90 giorni o comunque fino ad un massimo di 500 tweets.

    Vi sarete sicuramente accorti che i dati che sono forniti non aggiungono nulla di nuovo rispetto a quelli forniti da strumenti di terze parti che abitualmente usiamo. Ma la vera novità sta proprio in questo, ossia nel fatto che ora questi dati sono accessibili proprio all’interno della stessa piattaforma Twitter.

    Allora non vi resta che provarlo e poi raccontateci le vostre impressioni!

    Update

    Solo un piccolo aggiornamento per inserire lo screenshot che vedete in basso (cliccare per ingrandire) per mostrare quello che dovrebbe vedersi una volta effettuato l’accesso sulla piattaforma dal menù Statistiche => Attività sulla cronologia. Dai commenti e dalle considerazioni che stanno arrivando, non tutti riescono a vedere il menù.

    twitter analytics

    Continuate a raccontarci la vostra esperienza.

  • Coca-Cola, la nuova campagna per credere in un mondo migliore

    Coca-Cola, la nuova campagna per credere in un mondo migliore

    Coca-Cola ha lanciato da qualche giorno, sulle principali tv, nei cinema e online dal 9 giugno al 10 luglio 2013, la nuova campagna video, firmata Mc Cann, uno spot in cui si invita tutti a guardare ad un mondo migliore. Un inno alla felicità e all’ottimismo. Il tutto condito dalla felicità di condividere. Lo spot ha come soundtrack “Whatever”, forse la canzone più conosciuta degli Oasis

    Avete mai provato a guardare il mondo con occhi diversi? E’ ciò che Coca-Cola invita tutti a fare, con una nuova campagna pubblicitaria: un inno all’ottimismo e alla positività, capace di farci riflettere sul significato delle nostre azioni quotidiane e di farci guardare al mondo con rinnovata fiducia.

    La campagna è on air sulle principali reti televisive, nei cinema italiani e online dal 9 giugno al 10 luglio 2013. Firmato dall’agenzia Mc Cann, lo spot è un emozionante appello a credere in un mondo migliore, in linea con la storica missione di Coca-Cola: creare momenti di gioia, ottimismo e condivisione per i propri consumatori.

    Tantissime cose belle accadono ogni giorno e sono molte di più di quelle negative: questa l’idea al centro della campagna, che  invita a cambiare il proprio punto di vista, per vedere ciò che di positivo circonda la nostra vita e rendersi conto che il mondo è un posto migliore di quanto si sia spesso portati a pensare. Ogni giorno migliaia di atti di generosità incondizionata verso il prossimo, gesti di affetto e amore e istanti di allegria colorano il mondo in cui viviamo e controbilanciano i fatti negativi. Una sorta di “indice” della felicità, che ci fa scoprire, ad esempio, come per ogni coro razzista, 80.000 italiani cantano sotto la doccia! Pochi sanno che, per ogni persona corrotta, 8.000 persone donano il sangue, o che, mentre si progetta una nuova arma, ben 1 milione di mamme sta preparando una torta.   

    coca-cola-spot-pubblicitario

    La campagna pubblicitaria punta su quelli che sono da sempre i valori chiave del brand Coca-Cola, in Italia e nel mondo la positività e l’ottimismo, come spiega Fabrizio Nucifora, Direttore Marketing di Coca-Cola Italia: 

    In un momento di difficoltà, specialmente economica, come quello che stiamo vivendo, Coca-Cola vuole dare una forte iniezione di fiducia, raccontando alcune delle tantissime belle storie che accadono ogni giorno intorno a noi. Un marchio iconico come quello di Coca-Cola, che da sempre interpreta i valori di ottimismo, felicità e condivisione, vuole stare vicino in diversi modi a chi la ama: condividere la propria genuina positività e visione del mondo è uno di questi.”

    Il segreto sta proprio nel saper vedere e cogliere questi momenti di gioia e semplicità: tra questi, conclude lo spot, la felicità di condividere una Coca-Cola.

    CREDITS ADATTAMENTO ITALIANO

    Creative agency: McCann

    Direttore Creativo Esecutivo: Alex Brunori

    Art Director: Andrea Vercellino

    Copywriter: Paolo Chiabrando

    Account Director: Enrica Ricci

    ORIGINAL TVC CREDITS

    Creative agency: Santo

    Production House: Blue Productora

    Music track author: Noel Gallagher, Neil Innes – “Whatever”

    Media Agency:  Starcom Italia

    Executive Director: Boaz Rosenberg

    Media Director: Elena Bianchi

  • Groupon e Wwf insieme per il coupon solidale

    Groupon e Wwf insieme per il coupon solidale

    Groupon e Wwf stringono una partnership a livello mondiale per raccogliere fondi a favore della tutela dell’ambiente. E da oggi parte il coupon solidale per sostenere le Oasi e la Natura del nostro Paese. Tutti gli utenti iscritti su Groupon potranno donare tra i 3 e i 30 euro a sostegno dell’“Oasi per l’orso” tra le montagne dell’Adamello-Brenta, in Trentino e della “Spiaggia di Scivu” ad Arbus, in Sardegna

    Al via da oggi la prima raccolta fondi promossa da Groupon Italia, leader nel settore dei gruppi d’acquisto online, a favore delle Oasi WWF e della Natura d’Italia. La campagna solidale, online dal 10 giugno al 7 luglio 2013, rientra in una collaborazione internazionale tra 24 Paesi Groupon e le sedi internazionali WWF, allineate tutte nel lancio di diverse campagne locali con l’obiettivo di raccogliere fondi per la salvaguardia del territorio e sensibilizzare alla tutela dell’ambiente.

    Con un semplice click sul deal solidale gli utenti iscritti al sito Groupon.it potranno donare tra i 3 e i 30€ a favore di WWF per sostenere la causa.  Il 100% del ricavato andrà interamente devoluto al WWF e indirizzato su due progetti di conservazione e protezione: “Oasi per l’orso” tra le montagne dell’Adamello-Brenta, in Trentino e “Spiaggia di Scivu” ad Arbus, in Sardegna.

    Inoltre ogni coupon acquistato del valore uguale o superiore a 10€, dà diritto all’ingresso gratuito in una delle 13 Oasi selezionate da WWF che aderiscono all’iniziativa. Maggiori informazioni su www.wwf.it/groupon.

    [overlayer effect=”bottom” image=”https://www.franzrusso.it/wp-content/uploads/2013/06/groupon-wwf-coupon-solidale.jpg” easing=”easeInElastic”]Groupon Wwf coupon solidale[/overlayer]

    La natura italiana richiede uno sforzo comune in questo momento storico, ed è per questo che Groupon ha scelto di sostenere la causa attraverso la realizzazione di un deal solidale per le Oasi WWF, che sono il progetto di conservazione della natura più importante realizzato dal WWF in Italia. In Trentino, tra le montagne dell’Adamello-Brenta, il WWF promuove una nuova “Oasi per l’orso”, per favorire la presenza degli orsi, simbolo delle nostre montagne – ne restano circa 50 sulle Alpi, meno di 100 in tutta Italia – dove potranno trovare frutti e spazi sicuri evitando incontri con l’uomo e gli allevamenti che spesso gli sono fatali.

    In Sardegna, invece, nel 2012 il WWF ha creato un’oasi nella spiaggia di Scivu ad Arbus, dove vivono ginepri secolari, il cervo sardo e la tartaruga marina, con l’obiettivo di aprirla ad un turismo responsabile, prevede la pulizia delle dune dai rifiuti, il monitoraggio dell’ambiente e delle specie animali  e vegetali che ci vivono e la collocazione di segnaletica informativa lungo percorsi di visita.

    Il deal solidale promosso da Groupon Italia per il WWF prosegue un progetto già avviato da tempo, a favore di organizzazioni no profit italiane con lo scopo di sostenere, con un semplice click, progetti sul territorio italiano legati alle comunità locali come: Save the Children, Fondazione Banco Alimentare, Fondazione ANT Italia Onlus, Associazione Dire Donne in rete contro la violenza, Telethon, il cui ricavato è interamente devoluto alle associazioni. Da febbraio 2013 ad oggi Groupon Italia, grazie al contributo dei suoi iscritti, ha raccolto più di 50.000€ a favore di associazioni no profit italiane.

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