Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • AI Act: l’UE pioniera nella regolamentazione della IA

    AI Act: l’UE pioniera nella regolamentazione della IA

    L’Unione Europea stabilisce un precedente globale con l’AI Act, un accordo rivoluzionario per regolamentare l’intelligenza artificiale. Protezione dei diritti di tutti e promozione dell’innovazione si uniscono in un quadro normativo equilibrato.

    L’intelligenza artificiale (AI) sta rivoluzionando il mondo in cui viviamo, offrendo soluzioni innovative e migliorando l’efficienza in vari settori. Va sottolineato, però, che questa rapida evoluzione pone questioni significative riguardanti la privacy, la sicurezza e l’etica.

    Secondo un rapporto di McKinsey del 2021, il valore economico generato dall’AI è stimato in trilioni di dollari. E con esso arrivano sfide senza precedenti in termini di responsabilità e regolamentazione.

    In questo contesto, l’Unione Europea ha preso un passo decisivo con l’accordo provvisorio sull’AI Act. Un atto normativo che punta a regolamentare l’uso dell’AI, proteggendo i diritti fondamentali e promuovendo l’innovazione. Questa iniziativa posiziona l’Europa come leader globale nella creazione di un quadro normativo per l’AI, che potrebbe servire da modello per altre nazioni.

    L’accordo a livello UE raggiunto ieri é un accordo provvisorio sull’AI Act, che mira a proteggere i diritti fondamentali, la democrazia, lo stato di diritto e la sostenibilità ambientale da AI ad alto rischio, promuovendo l’innovazione e posizionando l’Europa come leader in questo campo.

    AI Act, cosa prevede l’accordo UE

    L’accordo prevede la proibizione di sistemi che:

    • Categorizzano biometricamente in base a caratteristiche sensibili (come convinzioni politiche, religiose, orientamento sessuale, razza).
    • Raccolgono senza un obiettivo preciso immagini facciali da internet o da telecamere CCTV.
    • Riconoscono emozioni in contesti lavorativi ed educativi.
    • Effettuano “social scoring” basato su comportamenti sociali o caratteristiche personali.
    • Manipolano il comportamento umano o sfruttano vulnerabilità.

    L’accordo AI Act interviene sulla Sicurezza con eccezioni per l’Identificazione Biometrica. Quindi: verranno applicate misure di sicurezza e eccezioni strette per l’utilizzo di sistemi di identificazione biometrica in spazi pubblici a fini di legge, soggetti ad autorizzazione giudiziaria previa e per crimini specificamente definiti.

    L’AI Act e obblighi per AI ad Alto Rischio.

    Sono stati concordati obblighi chiari per sistemi AI classificati come ad alto rischio. Inclusa una valutazione obbligatoria dell’impatto sui diritti fondamentali.

    Questi i requisiti per AI di Uso Generale (GPAI).

    I sistemi GPAI dovranno aderire a requisiti di trasparenza, come documentazione tecnica e rispetto della legge sul copyright dell’UE. I modelli GPAI ad alto impatto dovranno effettuare valutazioni del modello, testare i rischi sistematici, assicurare la cybersicurezza e riferire sulla loro efficienza energetica.

    L’AI Act e supporto alle Piccole e Medie Imprese (PMI)

    L’accordo promuove “sandbox regolatori” e test reali, istituiti dalle autorità nazionali, per sviluppare e addestrare soluzioni AI innovative prima di immetterle sul mercato.

    AI Act dell’UE, le sanzioni

    E poi c’è l’aspetto delle Sanzioni per la Non Conformità.

    Le violazioni possono portare a multe che vanno da 35 milioni di euro o il 7% del fatturato globale a 7,5 milioni o l’1,5% del fatturato. Dipende dall’infrazione e dalla dimensione dell’azienda.

    AI Act e prossimi passi

    Il testo concordato dovrà essere formalmente adottato dal Parlamento e dal Consiglio per diventare legge dell’UE. I comitati del Mercato Interno e delle Libertà Civili del Parlamento voteranno sull’accordo in una prossima riunione. In ogni caso, si prevede una entrata in vigore dell’accordo come legge UE non prima di due anni.

    Come già accaduto rispetto ad altri provvedimenti, AI Act dell’UE potrebbe diventare un modello per altri governi. Offrendo così un’alternativa all’approccio, sin qui, tenuto da altri stati.

    L’AI Act dell’UE, come già ricordato all’inizio, rappresenta un importante traguardo nella storia della regolamentazione tecnologica. Con questo accordo, l’UE non solo dimostra il suo impegno a proteggere i propri cittadini e le loro libertà, ma stabilisce anche un precedente a livello mondiale per il trattamento etico e responsabile dell’AI.

    Impatto e Futuro dell’AI Act

    Questo sforzo di regolamentazione prova ad offrire un equilibrio tra la promozione dell’innovazione e la salvaguardia della sicurezza e dei diritti di tutti. Questa legislazione, al momento unica nel suo genere, potrebbe servire da faro per altri paesi nel loro cammino verso una regolamentazione equilibrata e orientata al futuro dell’intelligenza artificiale, assicurando che il suo sviluppo vada di pari passo con i principi etici e di sostenibilità.

    Come sempre, un compromesso lascia tanti contenti e molti scontenti. Vedremo nel suo percorso, tra Commissione e Parlamento, come AI Act manterrà la sua struttura integra o se verranno apportati cambiamenti.

  • IA, la sfida delle aziende è sull’energia e sui dati

    IA, la sfida delle aziende è sull’energia e sui dati

    Un report di Pure Storage evidenzia le sfide nell’adozione dell’IA nelle aziende. Sottolinea l’importanza di infrastrutture IT sostenibili e l’impatto sui consumi energetici.

    L’avvento dell’intelligenza artificiale (IA) ha aperto nuove frontiere nel mondo tecnologico, ma non senza sfide. Un recente report di Pure Storage, intitolato “Drivers of Change: Meeting the Energy and Data Challenges of AI Adoption“, mette in evidenza le difficoltà che le aziende stanno incontrando nell’adottare l’AI, in particolare per quanto riguarda la gestione dei consumi energetici e dei dati. 

    Le aziende, sempre più spinte verso l’innovazione digitale, stanno scoprendo che l’adozione dell’IA non è priva di ostacoli. L’infrastruttura IT esistente, spesso inadeguata, richiede significativi aggiornamenti per supportare le esigenze di calcolo e di storage richieste dall’IA. 

    IA e aziende, le sfide sono su energia e Dati 

    Il report di Pure Storage, elaborato con la collaborazione di Wakefield Research, sottolinea che l’88% delle aziende che hanno adottato l’AI ha visto aumentare notevolmente la necessità di potenza di calcolo, con quasi la metà (47%) di esse che ha dovuto almeno raddoppiare la potenza di calcolo da quando ha introdotto l’IA. Ad ogni modo, il 73% delle aziende non era completamente preparato per i livelli di consumo energetico richiesti dall’AI.

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    IA e impatto sugli obiettivi ESG 

    Uno degli aspetti più critici rilevati è l’impatto che l’aggiornamento dell’infrastruttura IT per l’AI ha sugli obiettivi ambientali, sociali e di governance (ESG) delle aziende. L’89% degli intervistati ha incontrato difficoltà nel raggiungere gli obiettivi ESG a causa di questi aggiornamenti. Ciò mette in luce la necessità di un bilanciamento tra innovazione tecnologica e sostenibilità. 

    Infrastruttura IT e IA 

    L’adozione dell’IA richiede aggiornamenti infrastrutturali significativi. Il 96% degli intervistati ha già aggiornato o si prepara ad aggiornare l’infrastruttura IT, con il 29% che prevede una revisione completa dell’ambiente IT. Questi dati evidenziano l’importanza di un’infrastruttura IT adeguata per il successo nell’implementazione dell’IA. 

    Il Futuro dell’IA nelle Aziende 

    Le aziende stanno riconoscendo la necessità di infrastrutture più efficienti e smart. L’IA offre opportunità immense ma richiede che le infrastrutture IT siano all’altezza della sfida. Il 60% delle aziende che hanno già adottato l’AI sta investendo in hardware più efficiente dal punto di vista dei consumi per allinearsi agli obiettivi ESG. Questo riflette una crescente consapevolezza che l’efficienza energetica e la gestione dei dati sono cruciali per un’implementazione sostenibile dell’AI. 

    IA, aziende ed emissioni

    Quasi tutti i buyer IT, secondo il report, si trovano sotto pressione per ridurre la propria impronta di emissioni. Questa sfida si intensifica con la necessità di aggiornare le infrastrutture IT per supportare l’IA. La maggior parte riconosce che rispettare gli obiettivi IT è impossibile senza adeguare l’infrastruttura all’IA. 

    La crescita dell’IA in tutti i settori 

    L’AI sta trovando applicazioni in tutti i settori, ma le aziende spesso non possiedono l’infrastruttura necessaria per gestire le richieste di energia e dati ad alte prestazioni. Questa limitazione rappresenta una sfida significativa per coloro che desiderano implementare l’AI con successo in iniziative aziendali critiche. 

    IA e aziende, l’importanza dell’infrastruttura smart 

    L’esigenza di un’infrastruttura più smart è urgente. I sistemi legacy spesso non possono supportare le pipeline di dati AI necessarie per sfruttare al meglio il machine learning. La diffusione continua dell’AI richiede infrastrutture IT efficienti e affidabili per garantire un efficace deployment di questa tecnologia. 

    Il punto di vista di Pure Storage 

    Rob Lee, Chief Technology Officer di Pure Storage, sottolinea l’importanza di pianificare il cambiamento e garantire la flessibilità per adottare l’AI. “Con la crescita esponenziale dei requisiti di dati e di energia nell’era della AI, investire in un’infrastruttura dati AI-ready è essenziale per un deployment efficiente e per massimizzare il valore dei progetti IA“, afferma Lee. 

    Oltre la IA: un approccio olistico 

    La sfida di adottare l’IA non si limita alla sola tecnologia. Richiede un approccio olistico che consideri l’interazione tra le infrastrutture IT, le esigenze energetiche e gli obiettivi aziendali più ampi. Le aziende devono quindi considerare attentamente l’impatto ambientale delle loro scelte tecnologiche, soprattutto quando si tratta di innovazioni come l’IA, che possono avere un impatto significativo sui consumi energetici. 

    Un futuro AI-Ready 

    Il report evidenzia una tendenza chiara: l’era dell’IA è qui e sta crescendo rapidamente. Per rimanere competitivi e responsabili, le aziende devono non solo abbracciare l’IA, ma anche essere pronte ad affrontare e superare le sfide che essa comporta. Ciò implica investire in infrastrutture IT aggiornate, efficienti e sostenibili che possano supportare efficacemente le esigenze dell’AI. 

    Implicazioni per i leader IT 

    Per i leader IT, questo report fornisce un campanello d’allarme. Non basta semplicemente adottare l’AI; è essenziale comprendere e prepararsi per le sue implicazioni a tutto tondo. Da una parte, ci sono le promesse di efficienza e innovazione, ma dall’altra, ci sono importanti considerazioni infrastrutturali e ambientali che non possono essere ignorate. 

    Il report di Pure Storage offre una panoramica essenziale per i responsabili IT, evidenziando le conseguenze di una mancata pianificazione nell’implementazione dell’IA, così come i vantaggi di una preparazione adeguata.  

    In conclusione, l’adozione dell’AI sta trasformando rapidamente il panorama aziendale. Le imprese devono navigare in questo nuovo mondo con una strategia chiara e una visione olistica che tenga conto dell’impatto energetico, dei requisiti infrastrutturali e degli obiettivi di sostenibilità. Solo così potranno sfruttare appieno i benefici dell’AI, garantendo al contempo un futuro sostenibile e responsabile. 

  • Meta prevede il lancio di Threads in UE a dicembre

    Meta prevede il lancio di Threads in UE a dicembre

    Meta si prepara a lanciare Threads in UE a dicembre, secondo quanto riporta il Wall Street Journal. Threads è quindi alla prova delle regole e del mercato UE, per nulla facile. Sarà anche il modo per capire se davvero Meta ha le idee chiare.

    Avevamo scritto, appena 20 giorni fa, che il lancio di Thread di UE si sta avvicinando. E così sembra per davvero.

    Di Threads, sin dall’inizio, abbiamo detto tante cose. Dal lancio, avvenuto lo scorso luglio col blotto, la piattaforma di Meta ha introdotto diverse novità, tra cui anche gli hashtag. Ma abbiamo sempre sottolineato che per una migliore riuscita della piattaforma, soprattutto dopo l’avvio altalenante, e poi decadente, sarebbe servito estendere l’app in UE.

    Ora, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, sembra che Meta abbia in programma di lanciare Thread in UE nel mese di dicembre. A conferma del fatto che, come abbiamo riportato, il lancio sarebbe avvenuto entro la fine dell’anno.

    Threads pronto per l’UE

    Come sappiamo, Meta sin dal lancio ha preferito fa slittare lo sbarco in UE per il fatto che le regole comunitarie sono molto rigide. L’app che si poggia a Instagram richiede la condivisione di una serie di dati sensibili. Per questo motivo Meta aveva deciso di non lanciare subito l’app in UE.

    Infatti, il DSA dell’UE stabilisce una serie di nuovi requisiti per le grandi piattaforme tecnologiche. Riguardo termini di segnalazione, controllo dei dati degli utenti, normative sulla privacy, e altro ancora. Senza dimenticare il DMA.

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    Per essere in regola con i regolamenti dell’UE, Meta offrirà agli utenti dell’UE la possibilità di utilizzare Threads esclusivamente per il consumo senza un profilo che consenta loro di creare i propri post. Questo significa che gli utenti non dovranno necessariamente creare un profilo per visualizzare i post. Ma potrebbero doverne creare uno per la pubblicazione.

    Threads alla prova del mercato UE, reggerà?

    Tra le tante novità lanciate in questi mesi, nelle scorse settimane Meta ha dato la possibilità di cancellare il proprio account su Thread senza per forza cancellare anche quello Instagram. Su cui inizialmente era poggiato.

    Questa parrebbe, dunque, la soluzione trovata per poter portare Threads in UE. Anche se sarebbe interessante vedere come Meta intende realizzare un feed algoritmico per un utente senza alcun profilo. Inoltre, non è chiaro se saranno in grado di seguire altri profili.

    Vedremo come andrà.

    Restiamo dunque in attesa, anche se al momento si può fare una veloce considerazione. Lo sbarco in UE porterebbe sicuramente nuovi utenti, a fronte degli appena 100 milioni di oggi. Permetterebbe a Threads di attrarre qualcosa come 40 milioni di nuovi utenti. E sicuramente si troverebbe ad affrontare un banco di prova non da poco.

    Sarebbe l’occasione per capire se davvero Threads può sostituire Twitter, nel momento in cui X di Elon Musk deve far fronte ai continui sbalzi di umore del miliardario. E nel momento in cui le grandi aziende fuggono da X per portare gli investimenti pubblicitari altrove.

    Il problema però è che cosa vuole fare Meta di Threads . Questa è la vera domanda. E alla vigilia dello sbarco in un mercato così complesso e difficile, come quello UE, è doveroso avere le idee chiare.

    Il rischio è quello di perdere una grande occasione. E, purtroppo, non è un rischio ipotetico.

     

  • Come affrontano la IA le aziende e gli utenti italiani

    Come affrontano la IA le aziende e gli utenti italiani

     

    Una ricerca di Deloitte esplora il crescente fenomeno dell’Intelligenza Artificiale in Italia. I dati raccolti ci offrono uno sguardo su come utenti e aziende vedono questa tecnologia rivoluzionaria.

    Il tema dell’intelligenza artificiale si sta estendendo sempre di più in qualsiasi ambito. Sia personale che professionale. E parliamo soprattutto di IA generativa, dopo il boom di ChatGPT, esattamente un anno fa.

    Ed è proprio a distanza di un anno dalla IA di OpenAI che vale la pena dare un’occhiata alla ricerca di Deloitte sull’Intelligenza Artificiale in Italia. Ricerca che getta luce su un panorama in costante mutamento anche nel nostro paese. La gestione e l’implementazione dell’AI stanno diventando sempre più cruciali per le imprese e la società.

    Panorama sulla IA in Italia nel 2023

    Ma cosa ne pensano gli italiani?

    Le opinioni si dividono tra curiosità e timore. Gli italiani sperano che l’IA trovi applicazione soprattutto in campo medico (38%) e nella semplificazione burocratica (31%). C’è anche chi non esclude di “fare amicizia” con un’intelligenza artificiale (41%), mentre molti lo troverebbero “inquietante” (28%).

    Secondo il report, ben il 59% delle imprese italiane ha già sperimentato con l’IA. Il 40% prevede di aumentare gli investimenti nei prossimi tre anni. Questa crescita è spinta dall’esigenza di ottimizzare i processi, analizzare dati e gestire i rischi.

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    Il 35% delle aziende è pronto per l’implementazione dell’AI, mentre il 53% guarda al medio termine. Si punta alla riduzione dei costi di questa tecnologia, che attualmente rappresenta un ostacolo per la maggior parte delle imprese italiane (66%).

    L’IA e le aziende italiane

    Tra le soluzioni più comuni vi sono quelle per l’automazione, l’ottimizzazione e la gestione di processi (38%), l’analisi dei dati (16%), l’analisi e la gestione dei rischi (15%). Meno frequenti l’uso di chatbot (13%), l’impiego per la formazione dei dipendenti (8%) e le applicazioni per la produzione di testo e/o immagini, usate solo dal 3% delle aziende nonostante il grande clamore mediatico di cui sono state protagoniste negli ultimi mesi.

    Solo nel 41% dei casi le aziende non hanno mai fatto alcun utilizzo di applicazioni IA.

    Il fenomeno della Intelligenza Artificiale va guidato e gestito nel migliore dei modi, affinché si creino le opportunità e si riducano i rischi. E per fare questo c’è bisogno di competenze.

    La ricerca evidenzia quelle che sono le barriere che ostacolano l’implementazione aziendale di tecnologie AI. E sono: la mancanza di conoscenze e competenze tecniche (40%); l’incompatibilità tecnologica con i sistemi attuali (37%); la carenza di adeguate risorse finanziarie (31%), che nel caso delle aziende del Sud arriva al 47%.

    Aziende e IA, non senza difficoltà

    Altri ostacoli che vengono segnalati dalle aziende sono la difficoltà nella raccolta e gestione dei dati (27%); il grado di maturità del mercato/settore di riferimento (17%).

    E poi, il 71% delle aziende ritiene che l’orizzonte temporale per la diffusione dell’IA sia di lungo periodo. Il 66% fa notare come nel breve periodo la maggior parte delle tecnologie e innovazioni IA abbia un costo proibitivo. Come si ricordava all’inizio.

    7 aziende su 10 concordano sul fatto che la collaborazione fra pubblico e privato sarà imprescindibile per delineare un quadro normativo equo ed efficace sull’AI.

    Il 68% conviene che per garantire uno sviluppo etico e responsabile sarà fondamentale regolamentare la tecnologia AI fin dalle prime fasi della progettazione.

    Come poter garantire uno sviluppo etico dell’AI? Il 59% sottolinea l’importanza delle competenze delle persone all’interno delle imprese. Un 33% indica come prioritaria la formazione di ricercatori e sviluppatori di algoritmi AI su problematiche etiche. Il 31%, invece, pone l’accento sull’importanza di una maggiore trasparenza sui meccanismi di funzionamento dell’AI.

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    AI e Sostenibilità Ambientale

    Le aziende vedono nell’IA un potenziale enorme per la sostenibilità ambientale. In particolare, per l’efficienza energetica (70%); la riduzione dell’inquinamento (57%) e l’economia circolare. L’impiego dell’AI, invece, secondo il 20% potrebbe servire allo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. L’8% ne sottolinea il potenziale nella protezione della biodiversità.

    Cosa pensano gli italiani della IA

    Circa un quarto dei cittadini italiani ha già sperimentato applicazioni per la generazione di testi come ChatGPT e Bard. La traduzione simultanea, gli assistenti vocali e le previsioni del traffico in tempo reale emergono come le applicazioni di AI più utilizzate nella vita quotidiana.

    Molto utili anche le previsioni del traffico in tempo reale, che sono adottate dal 37% e continueranno a essere usate da un cittadino su tre.

    Come dicevamo, il 25% ha provato applicazioni per la generazione di testo, come ChatGPT e Bard, e il 15% continuerà a usarle. Tra le applicazioni ancora di “nicchia” la guida autonoma di veicoli (il 13% l’ha provata, il 4% continuerà), la creazione di contenuti artistici e multimediali (l’11% ha provato, il 5% continuerà) e quelle per i servizi finanziari (provati dal 10%, continueranno a essere usati dal 5%).

    Sorprendentemente, il 41% degli intervistati è aperto all’idea di fare amicizia con un’intelligenza artificiale (il 22% “possibilista se avesse connotati umani”; il 19% risponde di sì con entusiasmo); mentre il 28% lo trova “impossibile” e “inquietante”.

    Gli altri settori che gli italiani ritengono prioritari per lo sviluppo della IA siano in ambito medico (38%). E tra chi scommette sull’IA per il settore salute, il 57% immagina di utilizzarla per monitoraggio dello stato di salute e rilevamento di segnali di attenzione; il 52% pensa che sarà utile alla ricerca farmaceutica-sanitaria; il 47% ipotizza un miglior accesso a servizi di prevenzione o assistenza sanitaria personalizzata; mentre il 41% spera in un supporto alla diagnosi attraverso l’analisi di dati.

    Significativa anche l’indicazione sul settore dei servizi pubblici e l’interazione con la PA (31%), che grazie all’AI potrebbe essere migliorata tramite l’automazione e semplificazione burocratica. Segue l’indicazione di un possibile utilizzo applicato a “telecomunicazioni, media e intrattenimento” (30%).

    “Quanto conosci l’IA?”

    Ma gli italiani quanto ne sanno di IA? Allora, dalla ricerca emerge che gli italiani si suddividono in quattro categorie: i “grandi conoscitori” (17%) sono coloro che affermano di conoscere bene le applicazioni e i prodotti AI, nonché la tecnologia sottostante; il 19% si definirebbe come “grande utilizzatore”, cioè utilizza frequentemente prodotti e servizi AI nella vita quotidiana ed è interessato all’utilizzo di futuri sviluppi nel settore; i “non utilizzatori” sono il 22% e dichiarano uno scarso uso e interesse verso l’AI; il 42%, invece, esprime timore o preoccupazione per i futuri rischi che questa tecnologia pone.

  • L’atteggiamento di Musk su X costa milioni in pubblicità

    L’atteggiamento di Musk su X costa milioni in pubblicità

    X rischia una perdita di 75 milioni di dollari in pubblicità dopo il post controverso di Musk. E i grandi marchi hanno sospeso le campagne su X. Intanto la visita in Israele non è senza polemiche.

    X, fu Twitter, continua a soffrire dal punto di vista delle entrate pubblicitarie. Ossia, la principale fonte di sostentamento, al momento, per la piattaforma di Elon Musk.

    E dopo il calo registrato a giugno di questo anno potrebbe subire una perdita significativa di entrate pubblicitarie. Si parla di 75 milioni di dollari. Questo a seguito del contraccolpo dovuto alla diffusione di contenuti antisemiti sulla piattaforma.

    Da evidenziare che questa situazione si verifica in un periodo cruciale dell’anno. Ossia il trimestre che porta al periodo natalizio, tradizionalmente è il più redditizio per la pubblicità. Negli ultimi tre mesi del 2021- quindi prima che arrivasse Musk – Twitter aveva registrato entrate per 1,57 miliardi di dollari, di cui quasi il 90 percento proveniva dalla pubblicità.

    X e calo della pubblicità: la reazione dei brand

    Secondo il New York Times, che ha visionato documenti interni dell’azienda, oltre 100 marchi, tra cui Airbnb, Netflix e Microsoft, hanno interrotto o stanno considerando di sospendere le loro campagne pubblicitarie su X. E la motivazione che ha portato a questa reazione deriva dal tweet di Elon Musk che appoggiava una teoria della cospirazione antisemita.

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    Dopo la pubblicazione del tweet in questione, Media Matters ha pubblicato un report mostrando come contenuti antisemiti siano apparsi vicini a contenuti sponsorizzati. Proprio dei brand che hanno sospeso gli investimenti in advertising.

    La piattaforma X, in risposta al report, ha intentato una causa contro l’organizzazione. L’accusa è di aver fabbricato immagini che rappresentavano annunci di grandi brand a fianco di contenuti estremisti.

    Nonostante la difesa pubblica di X, aziende come IBM, Apple e Disney hanno prontamente ritirato i loro annunci. Anche Lionsgate e Ubisoft hanno sospeso le loro campagne. In riferimento al tweet di Musk come motivo, come già raccontato qui.

    X prova a difendersi

    Il NYT riporta che Airbnb ha sospeso oltre un milione di dollari in pubblicità. Netflix e le filiali di Microsoft hanno ritirato rispettivamente 3 e 4 milioni di dollari in campagne pubblicitarie. Anche Uber e Coca-Cola hanno messo in pausa le loro pubblicità su X.

    X, nella sua difesa, ha dichiarato che le cifre riportate erano obsolete o rappresentavano una valutazione interna del rischio. Secondo l’azienda, le entrate a rischio sarebbero solo di circa 11 milioni di dollari. Con la situazione in continua evoluzione man mano che alcuni inserzionisti ritornano o incrementano la loro spesa pubblicitaria.

    Musk e la visita in Israele, con polemiche

    E proprio in questi giorni Elon Musk si trova in visita in Israele, proprio in virtù delle polemiche sull’antisemitismo.

    Musk è proprietario anche di Starlink, che fornisce servizi Internet satellitari, attraverso la sua società SpaceX. E avrebbe raggiunto un accordo con il governo israeliano per limitare l’uso dell’ISP nella Striscia di Gaza e per implementarlo solo con il permesso del governo israeliano.

    Musk aveva precedentemente affermato che Starlink avrebbe offerto connettività a “organizzazioni umanitarie riconosciute a livello internazionale a Gaza“, dove si sono susseguiti continui blackout di Internet poiché i servizi dei principali operatori erano inattivi a causa della carenza di carburante.

    La visita di Elon Musk ha comunque generato polemiche in Israele. Alcuni media israeliani hanno criticato il primo ministro Benjamin Netanyahu per aver ospitato un uomo che considerano antisemita.

    Difficile da digerire l’accoglienza di qualcuno che solo pochi giorni fa ha sostenuto un luogo comune violentemente antisemita, che si è dilettato per anni nell’antisemitismo e ha trasformato questa piattaforma in un pozzo nero di odio“, ha scritto su X Amy Spiro, una giornalista del Times of Israel.

    Elon Musk “persona non grata in Israele”

    Il miliardario dovrebbe essere “persona non grata in Israele”, ha scritto il caporedattore di Haaretz, Esther Solomon, aggiungendo: “Invece, Netanyahu – esplorando nuove profondità di servilismo amorale – gli regala una visita di pubbliche relazioni nei kibbutz devastati da Hamas. Profani, venali, biliosi, tutti e due”.

  • Elon Musk vuole riattivare i titoli nelle anteprime con link

    Elon Musk vuole riattivare i titoli nelle anteprime con link

    Elon Musk cambia idea in continuazione. Nei giorni scorsi ha annunciato il ritorno dei titoli nelle anteprime con link su X. Solo che non saranno più visibili come prima, ma saranno inseriti nell’immagine che accompagna il contenuto.

    Solo qualche mese fa Elon Musk, oggi proprietario di X (fu Twitter), sosteneva che, per una migliore “estetica del contenuto”, sarebbe stato meglio eliminare i titoli nelle anteprime dei post con link. E così è stato. Infatti, attualmente sul web il link viene incorporato all’interno dell’immagine che accompagna il contenuto. Lo si vede in basso a sinistra sottoforma del dominio del link da cui proviene. Cliccandoci sopra si arriva a leggere il contenuto.

    Elon Musk ama cambiare idea, come sempre

    Ora, sappiamo bene che quando Elon Musk dice una cosa è sempre proprio poi a sostenere il contrario. O quasi.

    Infatti, l’altro giorno in un post ha scritto: “In una prossima release, X sovrapporrà nella posizione superiore dell’immagine di una card con link”. Senza dare ulteriori dettagli sulla tempistica. Musk ha poi confermato che il titolo che accompagna il contenuto apparrà all’interno della card.

    x link titoli immagine franzrusso.it

    Il titolo sarà all’interno della card

    Quindi avremo il link che apparirà in fondo a sinistra e il titolo in alto, sempre nella stessa immagine.

    Evidentemente, il fatto di aver eliminato i titoli all’interno del contenuto nell’anteprima ha cambiato notevolmente l’interazione degli utenti. Si è trattata di una modifica che ha cambiato l’esperienza degli utenti sulla piattaforma. E dato spazio anche a un po’ di confusione.

    Questo perché, non essendo immediata la visualizzazione del titolo, ad un primo sguardo non è facile individuare il link che viene adesso incorporato nell’immagine. E poi, come abbiamo imparato in questi mesi, l’algoritmo di X è impostato per dare sempre meno valore ai contenuti con link. Questo per evitare che gli utenti possano lasciare la piattaforma per approfondire il contenuto.

    Al momento anche i contenuti di questo blog seguono un po’ la tendenza di introdurre all’interno della card il titolo dell’articolo. In verità, è una pratica che veniva adottata anche prima. Ha trovato ancora più valore con le modifiche apportate dall’agosto scorso.

    Nel momento in cui dovesse entrare in vigore questa novità annunciata da Musk converrà attendere prima di decidere se abbandonare la card personalizzata. Ancora non è chiaro come tutto questo si concretizzerà graficamente. Ricordiamo che tutto questo, al momento, vale solo per il web e non per le condivisioni da mobile.

    E non sono mancate le critiche

    Insomma, ancora una volta Elon Musk non smentisce sè stesso. Continua a procedere allo stesso modo. E non sono mancati gli utenti che lo hanno criticato per aver messo mano ad una funzionalità che non avrebbe dovuto essere modificata.

    Da notare che l’annuncio di questa novità è arrivato dopo che lo stesso Musk, circa due ore prima, aveva condiviso un articolo di Reuters. Il post riportava l’immagine, che altro non era che il logo di OpenAI con il contenuto scritto da Musk “Estremamente preoccupante”.

    Senza titolo, senza alcun contesto o considerazione per chiarire il contenuto dell’articolo. Inavvertitamente lo stesso Musk ha dato dimostrazione come l’aver eliminato l’anteprima dei titoli è stata una sciocchezza.

    Vedremo cosa ne verrà fuori. Anche perché Musk al momento dovrebbe essere più preoccupato del fatto che le grandi aziende hanno sospeso gli investimenti in pubblicità sulla piattaforma a causa della diffusione di contenuti antisemiti. E anche a causa della sua recente uscita a sostegno del complotto della sostituzione bianca, del cosiddetto “Piano Kalergi”.

    Elon Musk, come abbiamo ricordato in un altro articolo, dovrebbe cominciare a preoccuparsi di prendere coscienza del proprio ruolo. Dovrebbe prestare attenzione al valore della sua influenza, delle sue parole. Perché ogni parola conta.


    L’immagine di copertina è stata generata da ChatGPT di OpenAI con DALL·E 3

  • Instagram, adesso si possono scaricare i Reel pubblici

    Instagram, adesso si possono scaricare i Reel pubblici

    Instagram introduce la possibilità di scaricare i Reels pubblici, migliorando così l’esperienza utente e stimolando la creatività.

    Instagram continua a sviluppare la forma dei contenuti in formato breve, permettendo ora a tutti gli utenti di scaricare i Reels pubblici. Questa mossa, annunciata inizialmente per gli utenti statunitensi a giugno, è ora disponibile a livello globale, aprendo così nuove vie per la condivisione e l’interazione dei contenuti.

    La possibilità di scaricare Reels pubblici rappresenta dunque una nuova evoluzione per la piattaforma. Fino ad ora, gli utenti potevano solo visualizzare i Reels all’interno dell’app. Con questa nuova funzionalità, Instagram permette agli utenti di salvare i loro Reels preferiti e di accedervi offline. In questo modo si ha un maggiore controllo sui contenuti e una maggiore flessibilità nell’uso.

    Alimentare la creatività coi Reel

    Instagram, con questa novità, prevede un incremento nell’uso e nella condivisione di questi contenuti. Sia all’interno dell’app che in altri contesti. Potenzialmente potrebbe alimentare la creatività degli utenti, incentivando la produzione di contenuti ancora più coinvolgenti e innovativi.

    Come Scaricare i Reel da Instagram

    Con l’ultimo aggiornamento di Instagram, scaricare i Reel pubblici è davvero semplice e diretto. Ecco i passaggi per salvare i Reel preferiti:

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    1. Trova il Reel: naviga all’interno di Instagram e trova il Reel che desideri scaricare.
    2. Menu delle Opzioni: clicca sui tre punti verticali situati nell’angolo in alto a destra del Reel per aprire il menu delle opzioni.
    3. Scarica il Reel: seleziona l’opzione “Scarica” o “Salva” nel menu. Il Reel verrà scaricato e salvato all’interno del dispositivo.
    4. Accedi ai Reel Salvati: una volta scaricato, puoi trovare il Reel nella galleria del tuo smartphone o nella cartella dei download.
    5. Guarda Offline: i Reel scaricati possono essere visualizzati offline, anche senza una connessione internet.

    La visione di Instagram

    Adam Mosseri, il capo di Instagram, ha sottolineato l’importanza di questa funzionalità come un nuovo modo per condividere i contenuti di Reels. Sembra evidente che Instagram, con questa mossa, punta a consolidare ulteriormente la sua posizione come leader nel settore dei contenuti brevi, competendo con piattaforme come TikTok.

    Quindi, questo aggiornamento è per Instagram un momento significativo. Individua un nuovo approccio ai contenuti video brevi. Offre così maggiore flessibilità e controllo, migliorando l’esperienza utente. Ma apre anche la strada a nuove forme di interazione e creatività.

  • Musk e la responsabilità sociale di essere a capo di X

    Musk e la responsabilità sociale di essere a capo di X

    Il recente post di Elon Musk su X, in risposta ad un utente, apre ancora una volta una riflessione sulle conseguenze etiche e commerciali, sull’importanza della responsabilità sociale che il ruolo determina. La reazione di IBM è la dimostrazione che tutto questo conta.

    Nell’era digitale, le figure pubbliche e i leader delle piattaforme social giocano un ruolo cruciale nel modellare le conversazioni pubbliche. Questa responsabilità si estende ben oltre la gestione aziendale. Perché influenza la cultura, l’etica e la società nel suo insieme. Di recente, Elon Musk, proprietario di X (fu Twitter), ha nuovamente catalizzato l’attenzione pubblica e suscitato controversie e pesanti critiche. Una situazione che riguarda l’importanza del suo ruolo nella società. E le sue conseguenze.

    Elon Musk e l’odio

    La situazione si è verificata quando Musk ha risposto a un post di un utente su X, accusando le comunità ebraiche di promuovere l’odio contro le persone bianche, dichiarando “Hai detto la vera verità“. Questa affermazione ha provocato un’ondata di critiche, e di sdegno, per la sua natura divisiva e potenzialmente dannosa. Evidenziando il potere e l’impatto delle parole di figure pubbliche di grande influenza come Musk.

    L’impatto di queste azioni va ben oltre la sfera di Musk. Influenzano la reputazione e l’integrità di X. In relazione a questo pesante episodio, IBM, uno dei principali inserzionisti sulla piattaforma, ha sospeso le proprie pubblicità in risposta a questi eventi, citando la tolleranza zero per l’odio e la discriminazione.

    La risposta di IBM e l’impatto sui brand

    Questa mossa di IBM non è solo una reazione alle parole di Musk. È un chiaro segnale dell’importanza che le aziende attribuiscono ai valori. Come inclusività e rispetto nel decidere dove investire i loro budget pubblicitari.

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    Il caso di Musk e X solleva interrogativi significativi sulla responsabilità sociale delle piattaforme di social media. In un’epoca in cui la polarizzazione e l’odio online sono in aumento, la responsabilità di moderare e indirizzare il discorso pubblico in modo costruttivo diventa imperativa. Questo non riguarda solo la prevenzione di discorsi di odio o fake news. Ma anche la promozione di un ambiente in cui la diversità di opinioni possa essere espressa in modo rispettoso e produttivo. Paradossalmente è quello che voleva realizzare proprio Musk.

    La reazione delle aziende come IBM è sintomatica di un cambiamento più ampio nel panorama aziendale. Le aziende non sono più disposte a essere associate a piattaforme che non allineano i loro standard etici e valori con quelli dell’azienda. Questo non solo riguarda la responsabilità sociale delle aziende ma anche il crescente desiderio dei consumatori di sostenere marchi che riflettono i loro valori.

    Etica Digitale e Responsabilità Sociale

    D’altra parte, la diminuzione degli investimenti pubblicitari può avere ripercussioni significative sulle piattaforme social. E X, da questo punto di vista, ne sa qualcosa.

    Una riduzione del finanziamento pubblicitario può limitare la capacità delle piattaforme di innovare e migliorare i loro servizi. Può portare a una diminuzione dell’engagement e della crescita dell’utente. Inoltre, può influenzare la percezione pubblica della piattaforma, portando a una possibile diminuzione della fiducia degli utenti e, di conseguenza, a una riduzione dell’uso della piattaforma stessa. Tutte condizioni che si stanno verificando su X.

    Infine, le recenti azioni di Musk sottolineano l’importanza del linguaggio e della rappresentazione sui social media. Le piattaforme social hanno il potere di unire o dividere, di elevare discorsi costruttivi o di alimentare divisioni. La gestione responsabile di queste piattaforme richiede un equilibrio delicato tra libertà di espressione e responsabilità sociale. La direzione futura di X e la sua gestione del discorso pubblico saranno aspetti cruciali, da monitorare.

    Il caso di Musk e IBM offre un importante promemoria. Nella società digitale odierna, i leader delle piattaforme social e le figure pubbliche devono esercitare un elevato grado di responsabilità sociale. Le loro azioni e parole hanno un impatto diretto non solo sulle comunità online. Ma anche sulle relazioni aziendali e sul clima sociale più ampio.

    Le piattaforme come X non sono altro che semplici strumenti di comunicazione. Nel tempo, sono diventate arene pubbliche dove si svolgono dibattiti cruciali per la nostra società. La gestione di tali spazi richiede una comprensione profonda e un rispetto per la diversità e l’inclusività.

    La responsabilità di creare un ambiente sicuro e rispettoso per tutti gli utenti non è solo una questione etica. Diventa anche un imperativo commerciale. Come dimostra la reazione di IBM.

    La reputazione è un bene prezioso nel mondo digitale, costruita con cura e facilmente vulnerabile a danni rapidi e diffusi. Le parole di una figura influente come Musk possono avere ripercussioni immediate non solo sulla sua immagine, ma anche su quella della sua azienda e, in un contesto più ampio, sull’intero ecosistema digitale.

    Le aziende che scelgono di associarsi a piattaforme e figure pubbliche devono essere sempre più consapevoli dell’importanza della responsabilità sociale e della gestione dell’immagine.

    La Governance del futuro digitale

    Il caso di Musk mette in luce il bisogno urgente di una governance più efficace nelle piattaforme di social media. La moderazione dei contenuti e la gestione delle community richiedono un approccio bilanciato. Per proteggere la libertà di espressione pur garantendo un ambiente sicuro e rispettoso per tutti gli utenti.

    Le piattaforme che non riescono a mantenere questo equilibrio possono trovarsi rapidamente isolate. Sia dalla comunità degli utenti, sia dal supporto aziendale.

    Guardando al futuro, è chiaro che il successo delle piattaforme di social media dipenderà sempre più dalla loro capacità di navigare nelle acque complesse della responsabilità sociale. L’esempio di X e la reazione di IBM illustrano perfettamente come le decisioni di leadership possano avere effetti a catena sull’intero ecosistema digitale. Le piattaforme che privilegiano l’etica e la responsabilità sociale saranno quelle che prospereranno, attraendo sia utenti che investitori che condividono questi valori.

    Ogni parola conta

    In conclusione, l’episodio di Musk e IBM sottolinea una verità fondamentale dell’era digitale: nel mondo interconnesso di oggi, ogni parola conta e ogni azione ha un impatto. La responsabilità sociale è più che un obbligo etico. È una necessità strategica per qualsiasi azienda che vuole prosperare nell’ecosistema digitale in rapida evoluzione.

    Le piattaforme e i loro leader devono essere consapevoli dell’importanza della loro voce e della loro influenza, e agire con un senso di responsabilità che rispecchia l’importanza del loro ruolo nella società.

  • Threads, potrebbe essere più vicino il lancio in UE

    Threads, potrebbe essere più vicino il lancio in UE

    Threads di Meta potrebbe essere lanciato presto in UE. Tra le implicazioni normative e le strategie, a pagamento, di Meta, potrebbe aprirsi presto uno spiraglio.

    Qualche giorno fa Alessandro Paluzzi, non nuovo a questo genere di scoperte, ha condiviso uno screenshot. Nell’immagine si vede, dal backend di Threads, la scritta “Threads EU launch. Questo potrebbe preludere a un rilascio dell’app imminente. Ma potrebbe trattarsi anche solo di una sorta di reminder interno.

    Di fatto, esiste la possibilità che Threads venga rilasciata in UE. Lo stesso Mosseri si è augurato nelle scorse settimane che questo possa avvenire in tempi brevi. Ma non è detto che il tutto possa sbloccarsi in tempi relativamente brevi. Già in agosto c’era stata qualche avvisaglia.

    Meta, Threads e il contesto normativo UE

    Per essere più precisi, Threads in UE non è stata mai rilasciata. Per il semplice fatto che l’app, poggiandosi su Instagram, richiede una serie di dati che potrebbe incorrere in un possibile blocco da parte della Commissione UE. Di fatto, da parte delle istituzioni UE non c’è mai stato alcun intervento diretto sulla questione.

    Al lancio, il capo di Instagram, Adam Mosseri, disse che Threads non sarebbe stato disponibile per gli utenti europei a causa dell’implementazione del nuovo Digital Markets Act (DMA) dell’UE.

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    Il DSA stabilisce una serie di nuovi requisiti per le grandi piattaforme tecnologiche. Riguardo termini di segnalazione, controllo dei dati degli utenti, normative sulla privacy, e altro ancora.

    Questa è la situazione ad oggi ed è bene specificarla. A scanso di equivoci e per aver ben chiari quelli che sono i fatti.

    Tornando a quanto rilevato da Paluzzi nel suo screenshot, è necessario fare qualche considerazione, alla luce anche delle ultime mosse di Meta.

    Meta, l’UE e le versioni a pagamento di Facebook e Instagram

    Come sapete, la società di Mark Zuckerberg ha lanciato una modalità a pagamento, che riguarda Facebook e Instagram, in modo tale da non visualizzare annunci pubblicitari. Si tratta di una sorta di scappatoia rispetto a quelle che sono le norme vigenti in UE

    La versione a pagamento è quindi una reazione alle norme UE, come si diceva prima. Si tratta di norme che regolano la modalità di raccolta e utilizzo dei dati degli utenti nei paesi dell’Unione Europea.

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    Meta, all’interno del suo comunicato, ha citato la decisione, del luglio scorso, della Corte di giustizia dell’UE. Sentenza che le ha dato torto. La Corte, in quella occasione, affermò che le aziende dovrebbero prendere in considerazione l’offerta di un servizio alternativo per i clienti che non vogliono che i loro dati vengano raccolti e venduti agli inserzionisti.

    Cosa dice la sentenza della Corte UE contro Meta

    Nella sentenza della Corte del 4 luglio scorso, che ha visto di fronte Meta e il Bundeskartellamt, il garante per la concorrenza tedesco, si legge:

    Pertanto, tali utenti devono disporre della libertà di rifiutare individualmente, nell’ambito della procedura contrattuale, di prestare il loro consenso a operazioni particolari di trattamento di dati non necessarie all’esecuzione del contratto, senza essere per questo tenuti a rinunciare integralmente alla fruizione del servizio offerto dall’operatore del social network online, il che implica che a detti utenti venga proposta, se del caso a fronte di un adeguato corrispettivo, un’alternativa equivalente non accompagnata da simili operazioni di trattamento di dati“.

    Continueremo a sostenere un Internet supportato dalla pubblicità, anche con la nostra nuova offerta di abbonamento nell’UE, nel SEE e in Svizzera”, ha dichiarato la società nel suo comunicato. “Ma rispettiamo lo spirito e lo scopo di queste normative europee in evoluzione e ci impegniamo a rispettarle”.

    Vi starete chiedendo il perché di tutto questo. E una risposta, per certi versi, c’è. Meta è ben consapevole che da questa formula a pagamento ricaverà ben poco, se non nulla. Resta comunque una modalità attraverso la quale gli utenti esprimeranno una opinione chiara.

    In poche parole, questo consentirà all’azienda di continuare a tracciare i dati degli utenti, non paganti, che visualizzano la pubblicità. Tecnicamente ora gli utenti hanno un modo per rifiutare l’opzione e continuare a utilizzare le app in maniera gratuita. Come sempre, del resto. Diverso il caso in cui l’utente decide di pagare, i suoi dati non possono essere tracciati.

    Meta e il lancio di Threads in UE: un’ipotesi

    Si tratta quindi di una condizione che permetterebbe a Meta di poter rilasciare Threads nella UE. Attraverso l’opzione a pagamento per evitare gli annunci pubblicitari, Meta potrebbe provare a lanciare la sua app, da sempre presentata come alternativa a quella che fu Twitter.

    La nuova app, specie nelle ultime settimane, ha vissuto un percorso molto complicato. Si è assistito ad un lancio da record – 100 milioni di utenti in soli 5 giorni -, per poi vedere il tutto sgonfiarsi nel giro di poche settimane.

    Al momento, il lancio di Thread in UE potrebbe essere per Meta una boccata di ossigeno dal punto di vista degli utenti. Per poi provare, sul serio, a diventare davvero una app per le notizie e le informazioni.

    Il momento è propizio. Perché ogni qual volta Musk annuncia una novità su X o esplicita qualche sua considerazione, questo si traduce in un allontanamento degli utenti dalla piattaforma. Threads potrebbe approfittarne.

    Sappiamo anche che Zuckerberg crede molto nelle potenzialità di Threads.

    Potrebbe essere che quello screenshot non significhi nulla. Ma potrebbe anche essere che Meta si sta preparando al lancio di Threads in UE, a fronte di queste considerazioni. L’aggiornamento è assolutamente dovuto.

  • Il lavoro e le competenze nell’era dell’Intelligenza Artificiale

    Il lavoro e le competenze nell’era dell’Intelligenza Artificiale

    Una recente ricerca analizza l’effetto dell’Intelligenza Artificiale sul mondo del lavoro, con focus su professioni emergenti, necessità di upskilling e crescita dei green jobs entro il 2030.

    Ormai da un po’ di tempo ci stiamo dedicano a comprendere quanto l’Intelligenza Artificiale stia cambiando la nostra società. E, soprattutto, il nostro modo di lavorare e interagire. Una ricerca molto interessante, condotta da ManpowerGroup, EY e Sanoma, ci svela come, entro il 2030, 8 professioni su 10 subiranno cambiamenti rilevanti, con un’ascesa delle professioni informatiche e tecnologiche parallela a quella dei servizi di cura e assistenza alla persona.

    Secondo il modello predittivo elaborato dalla ricerca, grazie a tecniche di Intelligenza Artificiale (IA) e algoritmi di machine learning, la domanda di lavoro in Italia continuerà a crescere, anche se con un rallentamento atteso a partire dal 2024, che diverrà più marcato dal 2027. Questo rallentamento è correlato all’adozione crescente di soluzioni IA e robotica avanzata nelle aziende.

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    Crescita e declino: professioni rimodellate dall’IA

    L’IA influenzerà in modo differenziato i diversi settori: da un lato aumenterà la domanda in settori tecnologicamente maturi (9 su 23) e in quelli legati alla trasformazione dei servizi e delle competenze; dall’altro, ridurrà la domanda in settori come banche e assicurazioni, già impegnati in percorsi di ristrutturazione tecnologica.

    Le previsioni dettagliate mostrano una crescita della domanda legata all’IA per professioni eterogenee, dai profili ingegneristici e fisici (+7%) a quelli creativi e manageriali. I dati specifici evidenziano ad esempio:

    • Ingegneri industriali e gestionali: +68%
    • Registi: +59%
    • Specialisti nella commercializzazione di beni e servizi: +46%
    • Fisici: +45%
    • Imprenditori e amministratori di grandi aziende nei servizi alle imprese e alle persone: +45%
    • Direttori e dirigenti del dipartimento finanza ed amministrazione: +32%
    • Specialisti dell’organizzazione del lavoro: +30%
    • Specialisti dell’economia aziendale: +29%
    • Specialisti dei sistemi economici: +29%
    • Analisti di mercato e psicologi dello sviluppo e dell’educazione: +27%
    • Architetti e pianificatori paesaggisti: +24%

    In parallelo, alcune professioni vedranno una significativa decrescita:

    • Intervistatori e rilevatori professionali: -64%
    • Venditori a distanza: -63%
    • Centralinisti: -60%
    • Croupiers: -58%
    • Personale non qualificato nei servizi di ristorazione: -52%

    Implicazioni sul Lavoro, enfasi sulla Sostenibilità

    Queste tendenze implicano una transizione verso lavori che richiedono un alto livello di qualifica e competenze ibride, sia tecnologiche che di settore, come nella ricerca e sviluppo e nel marketing.

    Emergerà una maggiore enfasi sulla sostenibilità, con una crescita dei green jobs e una domanda trasversale di green skills, essenziali per il miglioramento dell’impatto ambientale delle aziende.


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    Il 51% degli italiani pensa che l′Intelligenza Artificiale ridurrà il lavoro


    L’upskilling e il reskilling diventano quindi critici per preparare la forza lavoro attuale e futura. Le aziende e i sistemi educativi dovranno collaborare per allineare le offerte formative con le esigenze del mercato, evitando squilibri e talent shortage.

    Il modello predittivo utilizzato dalla ricerca stima anche il mismatch in uscita dai percorsi universitari italiani. Si verificherà un significativo disallineamento tra le competenze dei neolaureati italiani e i lavori di primo impiego nel corso del decennio, soprattutto in uscita dai percorsi STEM.

    Si può consultare, e scaricare, l’intera ricerca da questo link su www.competenze2030.it.

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