Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Gli Osservatori aziendali strumenti di storytelling, l’esempio del Gruppo Unipol

    Gli Osservatori aziendali strumenti di storytelling, l’esempio del Gruppo Unipol

    All’International Journalism Festival 2019 di Perugia, il Gruppo Unipol ha presentato i dati di un’interessante ricerca sul ruolo degli Osservatori aziendali come strumenti di ricerca e di business, ma anche con strumenti di narrazione. Un esempio di come l’azienda oggi si racconta.

    Gli Osservatori aziendali possono essere considerati strumenti di narrazione rivolta ai consumatori di un’azienda e a tutti coloro che sono interessati ad un dato ambito? La risposta è certamente sì, proprio perchè le aziende oggi, nell’era del digitale e dei social media, si stanno trasformando anche in media: il dato aziendale diventa esso stesso parte di una narrazione orientata ai clienti, ai consumatori, ai partner. Un esempio è proprio quello portato avanti dal Gruppo Unipol che, in occasione dell’International Journalism Festival 2019 di Perugia, ha presentato una corposa ricerca sugli Osservatori che mostra quanto questi possano trasformarsi in strumenti attraverso i quali “raccontarsi”, fare quindi storytelling, fare una narrazione che si presenta sotto diverse forme ma che trova come comune denominatore il digitale.

    All’incontro, dal titolo “Gli Osservatori sono strategici per lo storytelling dell’azienda?”, che si è tenuto presso l’Hotel Brufani, hanno preso parte Fernando Vacarini, Responsabile Media Relations di Gruppo Unipol e Direttore Responsabile di Changes, Liliana Cavatorta, Responsabile Osservatorio Reputational & Emerging Risk di Gruppo Unipol, Fiammetta Fabris, Amministratore Delegato di UniSalute e Marco Lanzoni, Responsabile Mercato Finance di SCS Consulting e la moderazione di Giampaolo Colletti, Responsabile Comunicazione Digitale di Sanofi Italia e contributor per Il Sole24Ore, StartupItalia!, Millionaire e per la free press Metro.

    immagine osservatori unipol franzrusso.it

    L’incontro è stato un’occasione per presentare i risultati di una interessante ricerca, condotta dal Gruppo Unipol con SCS Consulting, sulle aziende italiane attualmente attive nella produzione di Osservatori dedicati all’approfondimento di tematiche di natura socio-economica e sulla loro diffusione. L’analisi ha riguardato 80 aziende italiane attraverso le fonti pubbliche (web), con particolare riferimento al periodo 2016-2019 ed un focus sugli Osservatori continuativi, escludendo dunque le iniziative una-tantum.

    Dalla ricerca emerge che sono 15 le imprese ad adottare oggi questo strumento di comunicazione, con 33 report prodotti nel periodo in esame di cui l’84% sono continuativi ed il 16% sono saltuari. Le tematiche trattate sono prevalentemente riconducibili al business in cui opera l’impresa (82%), mentre nel 9% dei casi riflettono su tematiche legate alla responsabilità sociale d’impresa e nel restante 9% di tematiche sociali. L’indagine evidenzia come gli Osservatori aziendali si stiano trasformando, sempre di più, in veri protagonisti dello storytelling aziendale, sebbene siano tendenzialmente percepiti con una portata ancora limitata.

    Interessante notare che le aziende diffondono i dati e le ricerche degli Osservatori per la gran parte attraverso articoli, newsletter. Ma assume una certa rilevanza il sito dedicato (73%) e i social media (67%).

    Tuttavia, agli Osservatori aziendali, sottolinea ancora l’analisi, viene riconosciuta una correlazione positiva tra impegno comunicativo delle aziende che li adottano e livello di fiducia espresso dall’opinione pubblica, nonostante siano ancora poche le realtà che adottano con successo questa pratica.

    Interessanti alcuni concetti espressi da Vacarini, il quale ha posto l’accento sul fatto che le aziende sono delle “media company per raccontare in maniera diretta la propria storia al pubblico. La scelta del Gruppo Unipol è frutto della mediazione tra strumenti di comunicazione tradizionale e innovativi, partendo dalla solida base degli Osservatori aziendali“.

    Altrettanto interessanti gli spunti dati da Liliana Cavatorta, Head of Reputational & Emerging Risk Observatory at Gruppo Unipol, che ha sottolineato come l’Osservatorio sia “una visione verso il futuro attraverso una mappa di interconnessioni“. La Cavatorta ha poi illustrato come “7 dei 14 macro trend nel radar del Gruppo hanno natura sociale e il ‘fattore umano’ in comune. L’obiettivo è contribuire a dare forma a un futuro che ponga al centro le persone“. Importante poi l’intervento di Fiammetta Fabris, CEO di UniSalute che ha ricordato come “l’osservatorio nato nel 2011 ci permette di fare informazione della salute in maniera scientifica e corretta” e ha posto l’accento sulla corretta informazione sull’alimentazione rivolta ai bambini, ricordando che “3 bambini su 10 in Italia hanno problemi di obesità, è necessaria una corretta informazione“.

    Ecco, questo del Gruppo Unipol rappresenta un grande esempio, che ci piaceva raccontarvi, di come le aziende possono sfruttare gli Osservatori per fare “narrazione” partendo ricerche e tematiche specifiche che possono restituire quella forma di contenuto che poi si tramuta in Relazione, concetto che ci sta molto a cuore.

    Questo il link dal quale scaricare la ricerca completa sugli Osservatori.

    Qui invece il video dell’evento, per ci se lo fosse perso:

    [In collaborazione con Gruppo Unipol]

    [L’immagine di copertina è di proprietà di @franzrusso; i loghi utilizzati appartengono ai legittimi proprietari; qualora i titolari dei loghi ritenessero l’immagine inopportuna, verrà rimossa immediatamente]

  • WhatsApp, ecco come evitare gli inviti ai gruppi indesiderati

    WhatsApp, ecco come evitare gli inviti ai gruppi indesiderati

    Era una delle funzionalità più richieste ed ora sta per arrivare. WhatsApp ha annunciato l’introduzione della funzionalità che permetterà agli utenti di evitare gli inviti a gruppi indesiderati. La funzionalità sarà a breve disponibile per tutti, in maniera graduale.

    Nell’ultimo mese se ne è parlato tanto, anche per via del fatto che su questa funzionalità si è registrato un interesse pressoché globale. Ovviamente stiamo parlando della funzionalità di cui ormai tutti parlano e cioè della possibilità di evitare gli inviti ai gruppi indesiderati su WhatsApp. A breve, quindi, tutti gli utenti potranno mettere fine a quella che è diventata ormai una delle cose più noiose e irritanti dell’app di messaggistica più usata, dagli italiani e non solo. A dire il vero, la motivazione per cui questa funzionalità viene introdotta è quella di evitare che l’invito continuo, senza possibilità di controllo, ai gruppi possa diventare anche uno strumento di diffusione di fake news, così come è già successo in Brasile, in occasione delle ultime elezioni presidenziali. Una misura che la società di proprietà del gruppo Facebook ha preso anche in vista delle prossime elezioni nazionali in India, molto delicate per il paese ad alta vocazione mobile, per motivi infrastrutturali, dove WhatsApp gioca un ruolo fondamentale.

    Ma come fare per bloccare gli inviti a gruppi su WhatsApp?

    whatsapp gruppi

    Come evitare gli inviti ai gruppi su WhatsApp

    La risposta è molto semplice, così come sarà semplice risolvere l’annoso problema che coinvolge più o meno tutti gli utenti di WhatsApp. A breve, anche se va detto che la propagazione della nuova funzionalità avverrà in maniera graduale, dal menù Impostazioni > Account > Privacy comparirà la voce Gruppi che permetterà agli utenti di decidere se evitare tutti gli inviti ai Gruppi, e quindi non riceverne alcuno, scegliendo la voce “Nessuno“; “Miei contatti“, e quindi decidere di accettare inviti a gruppi da contatti che conosciamo, senza tanti rischi; “Tutti“, scegliendo quindi di accettare qualsiasi tipo di invito ai gruppi, correndo il rischio di ricevere anche notizie false.

    Se ad esempio, voi decideste di aggiungere un account che a sua volta ha scelto l’opzione “Nessuno”, quindi non accetta inviti, sul vostro schermo comparirà infatti una finestra che vi informa che quell’account non accetta inviti. Una informazione importante. Gli utenti che scelgono l’opzione limitata, possono comunque essere aggiunti su invito privato. A quel punto, se non si aderisce entro le 72 ore, l’invito decade.

    Si tratta di un passo avanti enorme che risolve uno dei grandi problemi di WhatsApp che pone fine ad un fenomeno di spamming esagerato, al limite del sopportabile. Da oggi WhatsApp trasforma i gruppi, ridando loro il senso per cui dovrebbero esistere, ossia luoghi dove gli utenti si ritrovano per raccogliere informazioni di comune interesse, nient’altro.

     

  • Addio definitivo a Google+, ecco come salvare i dati

    Addio definitivo a Google+, ecco come salvare i dati

    Come annunciato alla fine dello scorso anno, Google ha deciso di anticipare la chiusura di Google+. Entro oggi, 2 aprile 2019, gli utenti hanno ancora un po’ di tempo per recuperare i propri dati, ecco come.

    Oggi, 2 aprile 2019, diamo il definitivo addio a Google+, quello che doveva essere il social network di casa Google che, in realtà, non è mai decollato. Il colosso di Mountain View a fine dello scorso anno aveva deciso di anticipare la chiusura della piattaforma a seguito della pesante violazione subito nel 2015, mettendo a rischio i dati di oltre mezzo milione di utenti. Il problema è stato che per oltre tre anni la piattaforma è rimasta violata, senza che nessuno prendesse i dovuti provvedimenti. Un caso gravissimo, non all’altezza del nome Google e che, per certi versi, dimostra quello che è stato il livello di attenzione che l’azienda ha osservato verso la sua stessa creatura.

    Dall’annuncio di Google sono passati appena tre mesi e dal 31 marzo Google ha cominciato a notificare agli utenti il fatto che il 2 aprile 2019, cioè oggi, fosse l’ultimo giorno di attività di Google+, e quindi il termine ultimo per poter salvare i propri dati, da domani non sarà più possibile.

    addio google + 2 aprile 2019 franzrusso.it

    Come salvare i propri dati su Google+

    Allora, se siete tra quelli, pochi o tanti che siano, che volessero mettere in salvo i propri dati dal proprio account Google +, non dovete fare altro che seguire dei semplici passaggi.

    Andare sulla pagina Scarica i tuoi dati, fare clic su Avanti e scegliere i dati da salvare. Fatto questo, cliccate su Scegli come vuoi ricevere i dati, subito dopo proseguite, e concludete, con la creazione dell’archivio. Potete anche scegliere di scaricare determinati dati da Google +. Se volete, potete poi sempre cancellare voi il vostro account, dopo aver salvato i dati: da impostazioni, proseguite fino in basso fino alla voce Elimina il tuo profilo Google+.

    Quindi, da oggi, 2 aprile 2019, Google+ inizierà a cancellare i dati degli account, operazione che dovrebbe durare qualche settimana.

    C’è da dire anche che l’Internet Archive e l’ArchiveTeam nelle scorse settimane hanno promesso per preservare i messaggi pubblici sulla piattaforma prima che svaniscano per sempre. In verità si tratta della conservazione delle conversazioni sotto fora di html statico e che le immagini comunque non saranno salvate in alta risoluzione. Niente di più che una traccia che non farà rimpiangere nulla di quello che infatti doveva essere e non è stato.

    Google + vede la luce nel 2011 e nel 2012 era già destinato ad essere il fenomeno social che avrebbe potuto scardinare il settore dei social media. Solo che dietro tutta quella struttura è sempre mancata l’anima social, non vi è mai stato l’appeal necessario per trattenere gli utenti in un luogo che invece altro non era che una “cattedrale ne deserto”. Pensate che gli ultimi dati relativi all’engagement dicevano che la sessione media per utente durava 5 secondi!

    Addio Google+, davvero non se ne sentirà la mancanza.

  • Facebook spiega le decisioni del News Feed, ma non il perchè

    Facebook spiega le decisioni del News Feed, ma non il perchè

    Facebook ha cominciato ad introdurre una nuova funzionalità sul news feed che aiuterà gli utenti a comprendere come vengono visualizzati i post. Su ogni post si potrà visualizzare una sezione “Perchè stai vedendo questo post?” che elencherà una serie di indicazioni utili, elaborate dall’algoritmo, per capire la provenienza, come amici, pagine o gruppi. Tutto chiaro, però non spiega il perchè.

    Comprendere il funzionamento dell’algoritmo che regola il News Feed di Facebook è da sempre il desiderio di tutti gli utenti. Il News Feed è, se vogliamo, la parte più interessante, quella che gli utenti vedono per prima una volta effettuato l’accesso sulla piattaforma, è quindi il primo approdo una volta che si entra sul più grande social network del web. Ebbene, Facebook, nel tentativo di rendere sempre più trasparente il funzionamento degli algoritmi (si in effetti sono più di uno), sta cominciando a diffondere in questi giorni, e lo sarà per tutti entro fine maggio di quest’anno, una nuova funzionalità che dovrebbe aiutare gli utenti a comprendere meglio la provenienza di quei post che l’algoritmo decide di piazzare più in alto di altri, posizione che a volte non corrisponde con quello che è l’interesse dell’utente stesso.

    Diciamo subito che i fattori che partecipano nella selezione effettuata dall’algoritmo sono tanti e diversi, come gli amici con cui si è in contatto, i gruppi a cui si è iscritti, il brand che si decide si seguire. Sono un insieme di fattori che sono alla base della scelta effettuata dall’algoritmo che, elaborando il livello di interazione dell’utente rispetto a tutti questi elementi, decide di volta in volta cosa far vedere più in alto e cosa, invece, decidere di abbassare.

    facebook perchè stai vedendo questo post

    Questa nuove funzionalità sarà visibile una volta cliccato, o fatto tap sullo smartphone, sul post, subito dopo comparirà una sezione intitolata “Perchè stai vedendo questo post” che elenca tutta una serie di motivazioni. Quindi, se il post proviene da un amico con cui si è in contatto o da un gruppo a cui si è iscritti, oppure da una pagina che si segue; il livello di interazione con un post di persone, gruppi o pagine; il livello di interazione rispetto ad una tipologia di contenuto, come immagine o video e quindi la stessa popolarità generata dal contenuti. La sezione offrirà agli utenti anche la possibilità di agire immediatamente per cercare di migliorare il proprio feed proprio in relazione a quelle informazioni, sarà quindi possibile migliorare il proprio news feed per renderlo più affine ai nostri interessi.

    Oltre a questa funzionalità, Facebook introduce anche il “Perchè vedo questo annuncio” che mostrerà come l’inserzionista ha caricato quelle informazioni e se l’inserzionista ha lavorato in partnership con qualche altra azienda.

    facebook perchè stai vedendo questo annuncio

    Ovviamente, questa funzionalità, che ripetiamo pian piano di propagherà per tutti gli utenti entro il mese di maggio di quest’anno, mostra soltanto una terzina di elementi, mentre non fa alcun cenno all’”argomento” che potrebbe spiegare anche la provenienza di un post che l’algoritmo piazza più in alto. Su questo punto Laura Rivera, responsabile di ricerca del progetto, al Telegraph dice che “l’argomento non è risultato tra i primi tre elementi principali dalla ricerca effettuata tra gli utenti”.

    Inoltre, questa funzionalità non spiega quale sia il peso di questi tre elementi tale da giustificare la selezione di questo o quel post, sarebbe stato utile, infatti comprendere anche, sulla base di quella terzina, quale dei tre ha avuto un peso maggiore. Altrimenti resta comunque, sebbene utile, un’informazione a metà. Quindi, possiamo affermare che questa nuova funzionalità, in realtà, mostra gli elementi che caratterizzano la posizione di un post sul news feed, ma non ne spiega il perchè.

  • Telegram, da oggi gli utenti possono cancellare tutti i messaggi dalla chat

    Telegram, da oggi gli utenti possono cancellare tutti i messaggi dalla chat

    Telegram, piattaforma di messaggistica, e non solo, ha deciso di dare agli utenti il pieno controllo sui messaggi all’interno delle chat. In pratica, da oggi gli utenti possono cancellare dalla propria chat anche i messaggi ricevuti, senza limiti di tempo.

    Telegram, come molto di voi sapranno, è un’applicazione di messaggistica che in molti, sono più di 200 milioni di gli utenti globali, la preferiscono a WhatsApp per il livello di crittografia dei messaggi, rendendoli impenetrabili da chiunque. Anche se ormai dire che è “solo” un’applicazione di messaggistica è abbastanza riduttivo, è molto di più e offre anche funzionalità che non offre WhatsApp. Pensate che durante l’ultimo blackout di Facebook, l’applicazione ha guadagnato 3 milioni di nuovi utenti.

    Ma vi vogliamo parlare di questa applicazione per una nuova possibilità che viene data agli utenti e che, per ora, non ha eguali. In pratica da oggi gli utenti Telegram potranno cancellare dalle proprie chat anche i messaggi ricevuti, quindi non solo quelli inviati ad altri utenti (cosa che si poteva già fare) ma anche quelli, ripetiamo, ricevuti. La nuova funzionalità sarà attiva con l’ultimo aggiornamento dell’applicazione disponibile per iOS, Android e app Windows.

    telegram cancellazione messaggi inviati ricevuti

    Altra grande novità, che si aggiunge a questa, è che la possibilità di cancellare qualsiasi messaggio da una chat non ha limite di tempo, limite che invece era presente in precedenza nel caso di cancellazione dei messaggi inviati ad altri utenti. Si tratta di una misura che, per ora non ha pari, e la spiegazione che da della funzionalità il fondatore di Telegram, Pavel Durov, sicuramente convincerà molti a cominciare ad usare l’app:

    Un vecchio messaggio che hai già dimenticato può essere ripreso dal contesto e usato contro di te anche dopo decenni. Un testo scritto in maniera frettolosa che hai inviato a una ragazza a scuola può tornare a disturbarti nel 2030 quando deciderai di candidarti a sindaco della tua città. Dobbiamo ammettere che, nonostante tutti i nostri progressi nella crittografia e nella privacy, abbiamo pochissimo controllo effettivo dei nostri dati. (…) A partire da oggi, stiamo permettendo ad ogni utente Telegram di cancellare qualsiasi messaggio in una conversazione privata, da entrambe le parti. Non importa chi ha inviato il messaggio e quando – avete il controllo completo su di esso. Puoi anche cancellare l’intera conversazione da entrambe le parti, se lo desideri. Nessuna traccia verrà lasciata da entrambi i lati.

    Ecco, questo è il messaggio che Durov ha scritto su Telegram presentando la principale novità del nuovo aggiornamento.

    Ma, come in tutte le cose, anche in questa possibilità si può trovare un aspetto negativo che potrebbe, per certi versi, fa svanire l’intento principale. Mettiamo il fatto che un utente voglia far apparire una conversazione favorevole a lui per in una particolare disputa, è sufficiente andare ad eliminare i messaggi che servono a questo scopo per dare alla conversazione tutto un altro senso. E di esempi se ne potrebbero fare all’infinito. Certo è che, in ogni caso, si tratti di un passaggio quasi inevitabile per un’applicazione come Telegram.

    Per la cronaca, l’aggiornamento in questione riguarda anche un aggiornamento per il motore di ricerca di GIF ed emoji e l’aggiunta di nuovi adesivi con le sembianze tra gli altri di Putin, Snoop Dogg, Ryan Gosling e Borat.

    Allora, che ne pensate?

  • I Social Media sono la ‘casa’ della Generazione Z

    I Social Media sono la ‘casa’ della Generazione Z

    Una recente indagine di GlobalWebIndex ci illustra come i social media vengono oggi usati dalle generazioni, e cioè: Generazione Z, Millennials, Generazione X, Baby Boomers. Dall’indagine risulta che la Generazione Z è quella che in pratica tende a sostituire il web con questi strumenti, che oggi sono molto di più di semplice canali dove “restare in contatto con gli amici”.

    L’indagine che di recente ha pubblicato GlobalWebIndex, sempre molto utile per questa tipologia di dati, assume una certa rilevanza a questo punto del percorso dei social media, perchè se qualche anno fa venivano considerati una moda (fad), adesso per una intera generazione di persone diventano il web. I social media per queste persone, quelli della Generazione Z (i nati tra la fine degli anni ’90 e il 2010), rappresentano una sfera all’interno della quale non solo ritrovare contatti ma cercare prodotti, informarsi, imparare, insomma tutto. Per loro i social media sono l’essenza stessa del web, come vedremo tra poco nei dati.

    Dall’altra parte, cresce l’uso dei social media da parte dei Baby Boomers, ossia quella generazione di persone nata tra il 1945 e il 1965, specialmente per quel che riguarda Instagram e WhatsApp in particolare, facendo segnare tassi di crescita molto elevati.

    uso social media generazione z

    Possiamo dire quindi che se fino a poco tempo fa si parlava solo dei Millennials, oggi sicuramente è più logico parlare della Generazione Z, che diventano l’esempio stesso della generazione nativi digitali e anche le aziende cominciano ad accorgersene. Per inciso, anche se non è questa l’occasione Moise Kean, il giovane calciatore italiano, indicato erroneamente come Millennials, in effetti lui appartiene alla Genrazione Z, essendo nato nel 2000. Solo per fare un esempio popolare e concreto. Ma vediamo adesso qualche dato dalla ricerca di GlobalWebIndex, ricerca portata avanti attraverso un sondaggio online su un campione di 113.932 utenti.

    Ebbene, il primo dato da rilevare è che proprio la Generazione Z è quella che trascorre più tempo sui social media, cioè 2 ore e 55 minuti al giorno (+18% in un anno), a fronte di una media di 2 ore e 18 minuti. Subito dopo ci sono i Millennials con 2 ore e 38 minuti, con un incremento di soli 7 minuti in un anno. Utile osservare che dal punto di vista della collocazione geografica, gli utenti LatAm, quelli dell’America Latina, arrivano a 3 ore e 27 minuti al giorno.

    Dal punto di vista degli account attivi sui social media a testa, non sono gli utenti della Generazione Z ad averne di più, ma sono i Millennials, infatti questi ultimi ne hanno in media, a testa, 10,1, mentre quella della GZ ne hanno 9,9. Se guardiamo il dato dal punto di vista geografico, notiamo che la Generazione Z ha il primato di account di Nord America, Sud America ed Europa, mentre i Millennials primeggiano in Asia e Africa (Mena e Apac). In America Latina poi troviamo il primato dei Baby Boomers che hanno attivi 7,7 account a testa; in Europa è di 4,7; il più basso lo troviamo nel Nord America con meno di 4 a testa.

    Ma quali sono le piattaforme social media che le generazioni di utenti usano a livello globale? Ecco, la Generazioni Z usa molto YouTube (89%) e Instagram (74%) e su questo non ci potevano essere dei dubbi. Quelli della Generazione Z usano poi Facebook come quelli della Generazione X; Facebook che insieme a Twitter è poi la piattaforma più usata dai Millennials. Gli utenti della GZ usano anche molto WhatsApp, 65% contro il 66% dei Millennials.

    Ma se è vero che su Instagram si nota un aumento del 17% degli utenti della Generazione Z o un aumento del 63% dei Millennials, è anche vero, dato molto interessante, l’aumento degli utenti Baby Boomers del 60%, il dato più alto. E il dato più alto i Baby Boomer lo fanno registrare anche su WhatsApp, +44%, anche qui il più alto. Quella dei Baby Boomers è la generazione che ha sempre guardato con diffidenza al digitale e al web in generale, ritenendo che non fosse utile, se non dannoso. Poi, pian piano, col passare degli anni si è verificato un lento avvicinamento, inevitabile per certi versi, e ora si verifica un avvicinamento più rapido e consapevole. E’ utile notare che questa categoria di persone in Italia è il 28,7% sul totale, un dato da non sottovalutare.

    Ed ora veniamo a quello che rappresenta il dato più interessante della ricerca che riguarda il futuro dei social media e di come cambiano le abitudini di utilizzo degli utenti. Come sappiamo, i social network (l’appellativo social media viene usato perchè su queste piattaforme si ci informa anche, diventando luoghi di condivisione di notizie) sono nati come luoghi online per favorire il contatto tra persone, soprattutto con quelle persone lontane, specialmente ex-compagni di scuola, di università, persone di cui si erano perse le tracce nel corso del tempo. Era questa la motivazione per cui nel 2004 nasceva Facebook. Nel corso degli anni queste piattaforme sono cresciute, moltiplicando i servizi e, come nel caso di Facebook, diventando un vero e proprio ecosistema di servizi e di esperienze, soprattutto. Tutto questo fino a qualche anno fa veniva considerato “a lato” del web, una conseguenza di quella che è la vera “casa” online per tanti.

    Dai dati della ricerca non possiamo dire che lo stesso oggi valga peer gli utenti della Generazione Z che vedono i social media come la loro “casa”. Infatti, sui social media cercano i prodotti da acquistare e hanno sostituito con questi strumenti anche i motori di ricerca. Siamo di fronte ad una generazione di utenti che è nata osservando prima i social media, quasi sempre YouTube, e poi il web, quasi sempre Google. Non che il web smetta di essere la casa in generale, ma per una generazione di utenti questo è in secondo piano.

    E parlando di futuro, oggi gli utenti a livello globale non usano più i social media solo per restare in contatto con gli amici (dato in decrescita) ma lo fanno per cercare prodotti da acquistare (dato in crescita del 30% in tre anni).

    Ed è in questo contesto, molto orientato alla Generazione Z che il fenomeno dell’Influencer Marketing crescerà ancora, visto il crescente interesse che vi ripone questa generazione.

    social media generazione z generazioni infografica franzrusso.it

  • Il mercato Digitale in Italia vale il 3,7% del PIL e occupa 285 mila persone

    Il mercato Digitale in Italia vale il 3,7% del PIL e occupa 285 mila persone

    Quante volte ci siamo chiesti “ma quanto vale il mercato digitale il Italia?”. E a questa domanda risponde la nuova Federazione Digitale, organismo nato da Netcomm e IAB Italia, con i dati IAB Italia e EY che rilevano che il Digitale in Italia vale il 3,7% del PIL con un valore di 65 miliardi di euro.

    Quante volte ci si chiede “ma quanto vale il mercato digitale in Italia?”, ecco a questa domanda oggi si può rispondere con i dati di IAB Italia e EY recentemente presentati dalla nascente Federazione Digitale, organismo nato da Netcomm e IAB Italia. Ebbene, il Digitale in Italia vale il 3,7% del PIL, con un valore di 65 miliardi di euro, in crescita dell’11,6% rispetto al 2017 e del 22% rispetto al 2016. A trainare questa crescita ci sono l’e-commerce, che vanta una crescita anno su anno del 14%, e l’online advertising, con una crescita del 13%, due comparti che contribuiscono maggiormente alla crescita, che genera un incremento anche in termini di occupazione: il numero di lavoratori del settore è passato dai 253.000 del 2017 ai 285.000 del 2018 (+12,7% anno su anno).

    Secondo una ricerca svolta da PageGroup, il mercato digitale degli ultimi anni ha offerto nuove opportunità professionali a migliaia di persone distribuite in settori differenti. In particolare, PMI e grandi gruppi multinazionali incrementano costantemente le assunzioni nell’advertising, settore che registra la maggiore crescita (61% del totale degli inserimenti digitali), seguito da e-commerce (21%) e brand (19%).

    mercato digitale italia 2018

    mercato digitale italia 2018 occupazione

    Gli altri comparti, tutti in crescita, sono: Digital Marketing (+8%), Tecnologia (+8%), Servizi Professionali (+7%), altri (+10%).

    Altro elemento che questi dati ci danno è quello dell’indotto che il mercato Digitale in Italia riesce ad attivare, ossia la capacità del mercato e delle aziende che vi operano di estendere ancora di più le opportunità ad altre aziende che hanno l’opportunità di entrare in un mercato in crescita. E anche qui i numeri sono interessanti.

    mercato digitale italia 2018 indotto

    Se, come abbiamo visto prima, il mercato digital in Italia vale 65 miliardi di euro, considerando l’indotto si arriva a 89 miliardi di euro. Gli effetti dell’indotto si rilevano anche in termini occupazionali. Infatti, il numero degli occupati cresce fino a 675 mila unità.

    Insomma, il mercato Digital in Italia ha una sua entità ben delineata che genera profitti ed occupazione. Certo, bisognerebbe rendersene più conto e investire di più in questo senso

  • 10 anni di Mediolanum Corporate University, l’educazione e la formazione per emergere

    10 anni di Mediolanum Corporate University, l’educazione e la formazione per emergere

    Banca Mediolanum ha celebrato i 10 anni della sua Mediolanum Corporate University, l’istituto di educazione e formazione permanente, inaugurato il 18 marzo del 2009. E nel corso di questi anni sono state oltre 500 mila le ore di formazione all’anno, per un totale di oltre 5 milioni in dieci anni. Oscar di Montigny: “Quella che era pura immaginazione a quel tempo si è rivelata una grande avventura, nella convinzione, come diceva Mandela, che l’educazione sia la vera arma per cambiare il mondo”.

    Banca Mediolanum ha celebrato i 10 anni della sua Mediolanum Corporate University, l’istituto di educazione e formazione permanente, inaugurato il 18 marzo del 2009, concepito con l’obiettivo di trasferire il valore in cui l’Azienda crede da sempre: l’individuo al centro, nella sua totalità, per la crescita personale e professionale.

    Questi alcuni numeri dei primi 10 anni di MCU:

    • un investimento complessivo nel decennio superiore ai 60 milioni di euro;
    • 500.000 ore di formazione erogate all’anno e un totale che supera i 5 milioni di ore nel decennio;
    • oltre cento tra professori universitari, consulenti d’azienda e formatori interni coinvolti;
    • partnership con tutte le più prestigiose università italiane.

    mediolanum corporate university 10 anni

    Mediolanum Corporate University fornisce a Family Banker® e dipendenti della banca: corsi di formazione destinati a potenziare le competenze tecniche-specialistiche; percorsi mirati a rafforzare gli skills commerciali, quelli comunicativi e relazionali e strumenti per l’ampliamento e consolidamento delle competenze manageriali.

    Sotto l’egida di MCU si inserisce dal 2014 “Centodieci”, una piattaforma culturale che esula da un puro contesto economico-finanziario per aprirsi a una prospettiva sempre più ampia di condivisione di valori, di ispirazione e inclusiva di altre discipline: l’arte, la scienza, la filosofia. Le celebrazioni dei 10 anni della MCU sono poi proseguire al Teatro Nuovo di Milano con “EDUcanDO: l’educazione può fare”, evento celebrativo di Centodieci con personalità della cultura, dell’imprenditoria e dell’arte che ci hanno accompagnato nel corso di questi anni. Tra gli altri: Giusy Versace, Michele Placido, Oscar Farinetti, Patrizio Paoletti, Simona Atzori. Ognuno dei personaggi ha declinato sul palco il significato dell’educazione, del sapere, della cultura come strumenti per emergere e ri-emergere nella vita.

    mediolanum corporate university 10 anni
    Ennio Doris, Massimo Doris e Oscar Di Montigny

    L’occasione delle celebrazioni di MCU è stata anche quella di poter fare una breve intervista a Oscar Di Montigny, Chief Innovation, Sustainability & Value Strategy Officer di BancaMediolanum e fondatore della Mediolanum Corporate University.

    Come è nata questa avventura, questa idea di puntare sull’educazione?

    Per noi è stata davvero pura immaginazione, nel senso nobile del termine. Dieci anni fa abbiamo immaginato che l’Educazione potesse diventare, e lo dico senza vergogna, una leva commerciale, dove con questo termine si vuole intendere uno strumento per relazionarmi con il mio mercato di riferimento. E’ iniziato 10 anni fa, ci siamo addentrati in un territorio dove nessuno poi è riuscito a seguirci. Dopo un anno e mezzo di lavoro, era marzo del 2009, abbiamo dato vita alla nostra Corporate University e, a distanza di quatto anni, da una organizzazione internazionale è stata riconosciuta come la seconda miglior corporate university al mondo, per il modo in cui siamo riusciti a mettere la nostra dimensione valoriale con quella del nostro business. Da allora è iniziata una grande avventura attraverso la formazione e l’addestramento che ci ha permesso di fare un salto evolutivo importante. E’ stata quindi una grande occasione che ci ha premesso di comprendere l’importanza di occuparsi del proprio percorso educativo, ma anche di quello degli altri.

    Come sono stati i primi dieci anni?

    Oscar Di Montigny Banca Mediolanum
    Oscar Di Montigny

    Nel corso di questi anni abbiamo fatto in giro per l’Italia oltre un migliaio di eventi, ci siamo dotati di una piattaforma online, centodieci.it, che oggi ha oltre 1,5 milioni di lettori, di cui solo 4% nostri clienti. Abbiamo fatto tutto questo nella convinzione di quello che diceva Nelson Mandela e cioè che l’educazione potesse essere l’arma più potente per cambiare il mondo. Ci stiamo provando, è un bell’impegno, però ci da molta gioia lavorare con questi scopi. Credo molto nell’idea che oggi la vera competizione non sia più per diventare la migliore azienda del mondo, ma conta invece diventare la migliore azienda “per” il mondo e su questo bisogna investire per poi raccogliere i frutti.

    La nostra avventura è poi iniziata in un momento terribile, come quello della crisi di Lehman Brothers, un periodo dove tutti tagliavano tutti, noi invece siamo andati controcorrente, investendo 34 milioni di euro che sono diventati quasi 100 in dieci anni.

    E per i prossimi dieci anni?

    Sicuramente vivere in maniera molto intensa questo grande impegno in cui credo molto. Certamente la dimensione digitale e comunicativa ci permette di attivare dei moltiplicatori. Non so ancora prefigurarmi il come, ma sono sicuro che se agiremo bene come abbiamo fatto il moltiplicatore attorno a tutto questo sarà davvero tanto.

  • Ecco il primo doodle di Google con l’Intelligenza Artificiale, in onore di Johann Sebastian Bach

    Ecco il primo doodle di Google con l’Intelligenza Artificiale, in onore di Johann Sebastian Bach

    Il doodle che vediamo oggi sulla home di Google, in onore del grande compositore Johann Sebastian Bach, è diverso dagli altri: è il primo doodle che il colosso di Mountain View realizza con l’Intelligenza Artificiale. Una volta avviato e impostata una propria melodia, ecco che interviene l’AI per armonizzare il tutto, regalandovi una musica degna di un grande compositore che potete anche scaricare.

    I doodle di Google sono sempre stati un grande esempio di intrattenimento, un grande format che, come abbiamo spesso sottolineato, riesce, a suo modo, a fare cultura intrattenendo e divertendo. E tutti questi ingredienti oggi li ritroviamo in un nuovo doodle, dopo quello di ieri dedicato all’arrivo della Primavera, dedicato al grande compositore Johann Sebastian Bach per i suoi 334 anni dalla nascita, interattivo, divertente, ma che ha qualcosa di più rispetto agli altri. E’, infatti, il primo doodle che il colosso di Mountain View realizza con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale. Come avrete certamente notato, una volta cliccato sull’avvio del doodle, vedrete una breve dimostrazione su come nasce una melodia a due battute. Una volta finita la dimostrazione, ecco che inizia il bello del doodle: è il vostro turno per comporre la vostra melodia.

    Una volta realizzata quella che secondo voi potrebbe essere qualcosa di orecchiabile, ecco che interviene l’Intelligenza Artificiale ad “armonizzare” il tutto, rendendo la vostra composizione degna di un grande musicista.

    google doodle bach 2019

    Il doodle è stato realizzato attraverso un processo di Machine Learning, un processo di apprendimento attraverso il quale la macchina impara tutte le risposte possibili rispetto ad una data richiesta. In pratica la macchina risponde utilizzando tutte quelle che ha a sua volta imparato in precedenza, invece che rispondere secondo il metodo delle regole.

    Ecco, il doodle che vediamo oggi è stato realizzato grazie ai team di Google Magenta e Google PAIR, due team fortemente focalizzati sull’Intelligenza Artificiale, che hanno, per l’occasione, realizzato un modello di ML che potrebbe essere replicato per imparare a fare musica, nel senso di come armonizzare le melodie e imparare a comporre partendo da zero. In particolare Coconet, il modello di Machine Learning che sta dietro la realizzazione del doodle, ha utilizzato 306 melodie corali di Bach, da qui è iniziato l’addestramento sulla macchina al fine di generare musica polifonica in stile “Bach”.

    Festeggiamenti in onore di Johann Sebastian Bach

    Grande caratteristica di Coconet è che questo modello riesce a generare melodie non in senso cronologico, come quasi tutti i modelli, ma riesce a iniziare a sviluppare musica da qualsiasi punto di voglia iniziare. Dopo Coconet, il team di Google Pair hanno usato TensorFlow.js per fare in modo che l’apprendimento automatico avvenisse interamente all’interno del browser web.

    google doodle bach 2019 intelligenza artificiale

    google doodle bach 2019 intelligenza artificiale

    Ecco, anche un doodle è stato utile a spiegare come funziona l’Intelligenza Artificiale attraverso un modello di Machine Learning che, come in questo caso, potrebbe essere replicato in tanti altre situazioni.

    Due piccole annotazione, doverose a questo punto, su chi era Johann Sebastian Bach, uno dei più importanti compositori di tutti i tempi, il più importante compositore di musica secondo quanto affermato dal New York Times nel 2011. Nato ad Eisenach, in Turingia, il 21 marzo del 1685, Johann Sebastian Bach apparteneva ad una famiglia di musicisti, infatti suo padre suonava diversi strumenti e era stato anche direttore d’orchestra della città. Dopo la morte del padre fu suo fratello maggiore a prendersi cura di lui. Da subito Johann Sebastian Bach impara a conoscere, a costruire e a riparare i complessi meccanismi interni degli organi a canne che si trovano all’interno del doodle di oggi.

    La sua musica era caratterizzata dalla complessità dell’armonia, ecco il perchè del doodle, ed era poi riconosciuto come grande organista e compositore attraverso il clavicembalo, l’antenato del pianoforte. Tra i musicisti che si ispirarono a lui va menzionato certamente Beethoven e anche Mozart. Una curiosità che forse molti di voi conosceranno già, ma tre composizioni di Bach sono state incluse nel “Voyager Golden Record”, un disco inserito nelle prime due navicelle del Programma Voyager, lanciato nello spazio nel 1977 e contenente suoni e immagini della Terra al fine di portare a eventuali altre civiltà la conoscenza della nostra cultura.

  • Il Facebook down è stato causato da un cambio di configurazione del server

    Il Facebook down è stato causato da un cambio di configurazione del server

    Quello di ieri è stato il Facebook down più lungo da quando esiste la piattaforma, ben 15 ore di malfunzionamento che hanno coinvolto tutte le maggiori applicazione dell’ecosistema Facebook. E, dopo un silenzio di 24 ore, da Menlo Park fanno sapere che tutto è stato causato da una configurazione del server.

    Più o meno intorno alle 18 di ieri, 13 marzo, si registrava quello che verrà ricordato come il Facebook down più lungo da quando esiste la piattaforma, cioè dal 2004. Si è trattato di un malfunzionamento di ben 15 ore che ha finito per coinvolgere tutte le maggiori applicazioni di quello che è oggi l’ecosistema Facebook. E quindi è andato giù Instagram, Facebook stessa, WhatsApp, Messenger e anche Oculus. Insomma, in tutto il mondo di registravano difficoltà ad accedere alle applicazioni o, in alcuni casi, un funzionamento a singhiozzo o parziale che non permetteva l’utilizzo pieno della piattaforma. Ma se in passato, in situazioni analoghe, tutto sembrava risolversi nel giro di poche ore, il tempo di arrivare più in alto nei trending topic di Twitter (è successo lo stesso anche ieri), quello che è successo nella serata del 13 marzo ha fatto pensare a tante ipotesi, compreso un attacco hacker.

    facebookdown

    In realtà, a distanza di 24 ore, è proprio Facebook a rompere il silenzio e a far sapere che la causa di tutto il malfunzionamento è stata un cambio di configurazione del server che ha finito per rendere inutilizzabili, o quasi, tutte le piattaforme collegate. La notizia è stata diffusa su Twitter dall’account ufficiale di Menlo Park:

    Facebook sostiene che tutti i problemi siano stati risolti, in realtà, come dimostra anche downdetector.com, la situazione non è ancora tornata alla normalità, certo non si registrano i problemi di ieri, ma in alcune zone in Europa, ad esempio Londra e Madrid oppure sulla costa orientale negli Usa, come pure a San Francisco, si registrano ancora dei problemi. Problemi che ancora attanagliano anche Instagram, si registrano infatti ancora problemi sulle due coste degli Stati Uniti e anche in Europa, specialmente a Londra, in Germania, in Olanda e, in parte, anche in Francia.

    Nella serata di ieri molti non riuscivano a usare neanche Spotify a causa del mancato login attraverso Facebook che era ancora down.

    Facebook ha tenuto a precisare, anche stavolta, che non si è trattato di un attacco hacker, non vi è stata alcuna violazione o bug di nessun natura, a differenza di quanto accadde lo scorso novembre, quando invece un bug aveva reso la piattaforma inutilizzabile.

    E’ ipotizzabile, ma resta solo una ipotesi, che questo malfunzionamento, e quindi questo cambio di configurazione del server, possa avere a che fare con quell’integrazione tra le varie applicazioni, annunciata nelle scorse settimane e confermata qualche giorno fa da Mark Zuckerberg.

    Da far notare che ieri la piattaforma che ha fatto un po’ da cassa di risonanza, da megafono, da diffusore di notizie in tempo reale su quello che stava succedendo nel mondo in tempo reale, relativamente a #instagramdown e a facebookdown era Twitter che ha dimostrato quello che è il suo vero valore, ossia luogo dove le persone scrivono notizie e si informano al tempo stesso. E’ questo il punto di forza di Twitter che ieri era sotto gli occhi di tutti, apprezzando il fatto che in quel momento ci fosse, senza problemi.

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