In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo
Facebook presenta la sua criptovaluta, si chiama Libra ed è disponibile dal prossimo anno. A differenza dei bitcoin, questa è una valuta stabile che permetterà trasferimenti di denaro tra utenti e acquisti sui social network. A sostegno viene attivata una piattaforma alla quale parteciperanno 27 aziende, tra cui Visa, Mastercard, Vodafone, PayPal e eBay.
Se ne parlava da tempo e, per certi versi, era logico che un’azienda come Facebook ci arrivasse, per chiudere il cerchio, come si dice. Facebook lancia la sua criptovaluta, l’annuncio ufficiale ci sarà oggi, che sarà disponibile nel 2020, si chiama Libra. Si tratta, a differenza dei bitcoin, valuta speculativa, di una valuta stabile, detta proprio “stablecoin“, una criptovaluta creata allo scopo di mantenere stabile il suo valore grazie al supporto di banche e società di e-commerce. Infatti, tutto il progetto vedrà una serie di attività supportate da un consorzio di aziende, un’associazione senza scopo di lucro, ben 27, tra le quali figurano aziende come Visa, Mastercard, Vodafone, PayPal e eBay, solo per citarne alcune. E come le altre monete elettroniche, si baserà sulla tecnologia “blockchain”.
Obiettivo è quello di creare una vera e propria moneta tradizionale crittografata, vale a dire una forma di pagamento globale decentralizzata che è stabile come il dollaro, che può essere usata per comprare quasi tutto e che può supportare un’intera gamma di prodotti finanziari, come prestiti e altro.
Facebook, Libra come moneta alternativa
Facebook vuole quindi lanciare una moneta che, se avrà successo (difficile che non sia così, anche se gli analisti sono dubbiosi), potrebbe costituire davvero un’alternativa alla situazione bancaria di oggi. Un modo per legare, anche, la vita degli utenti sulla piattaforma. E’ chiaro che questa forma di moneta potrà avere grandi effetti sui paesi in via di sviluppo, o come si suole definirli oggi “economie emergenti”, ma alla lunga avrà grandi effetti su tutti gli altri paesi. Da un lato c’è il grande tema dell’inclusione finanziaria, ma dall’altro c’è un altro grande tema che è quello dell’abbattimento del contante a favore delle monete digitali.
Calibra, il digital wallet di Facebook
A completamente di tutto questo, Facebook ha messo su il suo “digital wallet” chiamato Calibra, a capo del quale si trova Kevin Weil, ex responsabile di prodotto Twitter e poi Instagram e oggi responsabile del progetto blockchain di Facebook Calibra per il momento vivrà all’interno di Facebook Messenger e WhatsApp, ma successivamente verrà lanciata anche un app stand-alone per iOS e Android. Sarà quindi possibile fare acquisti perché Calibra permetterà a chiunque di trasferire denaro in ogni parte del mondo in maniera semplice e istantanea, come si manda un messaggio, a costi tendenti a zero. I servizi finanziati che Facebook ha in programma di lanciare nei prossimi mesi avranno tutti come base proprio Calibra.
Solo la notizia ieri ha permesso al titolo FB a Wall Street di guadagnare oltre il 2%, in una giornata in cui anche i bitcoin avevano ripreso a volare.
Siamo di fronte ad un grande e importante passaggio, da non sottovalutare.
Instagram inizia a mettere in campo delle misure che permetteranno agli utenti di recuperare l’account hackerato. Per ora si tratta di un test, secondo quanto riferisce Motherboard, disponibile solo per iOS. L’invio di un codice a sei cifre permetterà all’utente di rientrare in possesso del proprio account.
Instagram ha avviato in questi giorni un test che renderà felici molto utenti, soprattutto quelli che hanno avuto la sventura di trovarsi di fronte alla violazione del proprio account e non sapere cosa fare per riappropriarsene. Quante volte è successo di persone che scrivevano di aver perso il proprio account perché violato e di non sapere come fare, situazione che, spesso, ha portato lo stesso utente a perdere tutto e riaprirne uno nuovo, complice anche un’assistenza non presente a dovere.
Ebbene, tutto questo sembra essere ormai alle spalle perché, secondo quanto riportato da Motherboard, Instagram ha messo in moto una funzionalità, per ora solo in fase di test su iOS, che permette di rientrare in possesso del proprio account e di tutto quanto si trovi al suo interno. E’ da considerarsi una risposta ai tanti, come dicevamo prima, che pur di riappropriarsi di quello che potrebbe essere un semplice account, ma che di fatto, per alcuni, rappresenta molto ma molto di più, si sono rivolti agli hacker “buoni”.
In pratica viene messo a disposizione degli utenti un tool che, una volta inserito il proprio numero di telefono o indirizzo e-mail, permetterà all’utente di ricevere un codice a sei cifre, codice che servirà ad entrare in possesso del proprio account. Instagram, sempre secondo quanto riporta Motherboard, rassicura che il processo sarà garantito anche nel caso in cui la mail o il numero telefono siano ancora appannaggio degli hacker, con l’aggiunta di strumenti aggiuntivi.
Il nuovo strumento, ricordiamo ancora una volta in fase di test, permette di recuperare il profilo anche se le informazioni, come ad esempio il nome utente, sono state modificate da un hacker. “L’obiettivo nei prossimi mesi – precisa Instagram – è quello di consentire agli utenti di recuperare l’account direttamente dall’applicazione, senza bisogno di ulteriore supporto da parte del nostro Community Operation team. Vogliamo assicurarci che l’username sia al sicuro per un determinato periodo di tempo dopo aver apportato modifiche all’account, il che significa che non può essere richiesto da qualcun altro se perdi l’accesso al tuo account”. Questo strumento è disponibile per tutti gli utenti Android ed è attualmente in fase di rilascio su iOS.
Insomma, se siete tra quelli che si sono disperati per aver perso il proprio account, perché violato da un hacker (basterebbe non cliccare su qualunque link che arrivi, ma questa è un’altra storia), da oggi potere tirare un bel sospiro di sollievo.
Nuova edizione della ricerca di Blogmeter, “Italiani e Social Media”, che ci offre uno spaccato su come gli italiani usano questi strumenti di comunicazione. Elemento molto interessante che emerge dalla survey è che più del 30% degli utenti guarda le stories su Facebook e su Instagram.
Sempre molto interessante la ricerca di Blogmeter, “Italiani e Social Media“, giunta alla terza edizione, che ci offre uno spaccato su come gli utenti italiani usano questi strumenti di comunicazione. Lo scorso anno avevamo evidenziato un elemento che ci aveva molto colpito, ossia quello relativo al fatto che gli italiani fanno fatica a distinguere la pubblicità dai contenuti. L’elemento interessante invece dell’edizione di quest’anno è che gli italiani amano le stories: più del 30 percento le guarda su Facebook e su Instagram. La ricerca tiene in considerazione i dati sulla survey racconti da 1.510 interviste ad utenti italiani iscritti ad almeno un social network.
Fatta la doverosa premessa, passiamo a vedere i risultati della ricerca.
Come abbiamo avuto già modo di vedere lo scorso anno, la ricerca distingue tra social di cittadinanza e social funzionali. Quelli di cittadinanza sono i più usati dagli utenti italiani più volte a settimana e che contribuiscono a definire le nostre identità di relazione. Sono quelli che hanno come rappresentante principale Facebook seguito da YouTube e Instagram. Pinterest oltre a confermare i propri trend di crescita in termini di diffusione si caratterizza sempre più come social di cittadinanza. Non solo i social propriamente detti, ma anche i servizi di messaggistica come WhatsApp, Messenger e Telegram rientrano in questa categoria, in quanto vengono utilizzati più volte al giorno dagli utenti.
I social funzionali, tra cui TripAdvisor e Skype sono quelli che vengono utilizzati saltuariamente poiché soddisfano un bisogno specifico. I social più orientati giovani come TikTok, Snapchat e WeChat, pur avendo una buona penetrazione nella popolazione generale, non hanno ancora una connotazione fortemente di cittadinanza o funzionale. Sarà interessante valutare la loro evoluzione nel tempo.
Italiani e Social Media, perchè li usano
Come già visto negli anni scorsi e come già avuto modo di osservare nel corso di altra analisi, la principale ragione che spinge gli italiani a utilizzare i social media è leggere i contenuti altrui: il 43% degli intervistati, infatti, dichiara di servirsi dei social unicamente per questo motivo, mentre il 12% li utilizza con il solo scopo di scrivere post originali. A sorprendere è la percentuale relativa alla fascia d’età: il 69% di coloro che si limitano a utilizzare i social per leggere contenuti scritti da altri rientra nella fascia di età 15-24 anni, ovvero la Generazione Z. Nello specifico Facebook, il più citato dagli intervistati, viene utilizzato prevalentemente per informarsi, condividere momenti e leggere o guardare recensioni; YouTube risulta essere il canale preferenziale per svago e per trovare stimoli e idee; mentre Instagram si conferma anche quest’anno il più amato per seguire le celebrities.
Nel 2018 Blogmeter ha introdotto nella survey un capitolo interamente dedicato all’advertising sui social, al fine di determinare quanto risulti utile o disturbante per gli utenti. Lo scenario dello scorso anno evidenziava quanto la pubblicità su YouTube risultasse interruttiva per il 75 percento degli intervistati, mentre neutra su Facebook e Instagram (rispettivamente per il 33 percento e il 34 percento).
A distanza di un anno la situazione risulta mutata: la percezione di utilità è cresciuta per tutti e tre i canali analizzati (+19 percento per Facebook, +7 percento per Instagram e +10 percento per YouTube) a dimostrazione che una targhettizzazione sempre più mirata risulta molto utile.
Italiani e e-commerce
Per il terzo anno consecutivo le abitudini di shopping online rimangono invariate, confermando una forte predisposizione degli italiani all’acquisto di prodotti e servizi tramite e-commerce: il 90 infatti dichiara di aver comprato online il 50% di voler acquistare di più l’anno prossimo.
I canali preferenziali per informarsi prima di effettuare un acquisto risultano essere i motori di ricerca e i siti di vendita online e anche i siti di recensioni e i forum specializzati. I canali emergenti, come Facebook, Instagram e YouTube sono utilizzati soprattutto dagli utenti “addicted”, cioè quelli che possiedono più di 7 profili social.
Italiani e le Stories
La novità della edizione 2019 di “Italiani e Social Media” è l’introduzione della sezione dedicata a stories su Facebook e Instagram. Dalla ricerca emerge che il 32 percento degli italiani preferisce guardare stories anziché leggere un post, percentuale ancora più alta nella fascia 15-24 anni, raggiungendo il 52 percento. Quando si parla di stories non si può fare non fare riferimento agli influencer, grandi utilizzatori di questa forma di contenuto effimero. Gli intervistati dichiarano di seguire le personalità social perché parlano di argomenti di loro interesse e perché sono simpatici e spontanei.
Anche quest’anno è stato chiesto agli intervistati di nominare una persona divenuta famosa grazie ai social e di cui sono follower. Non sorprende che i più citati siano i protagonisti del matrimonio più social dell’anno: i Ferragnez, ovvero la coppia composta da Chiara Ferragni e Fedez. La fondatrice del blog The Blonde Salad stacca di parecchio il marito rapper che si posiziona secondo. Dopo di loro il calciatore della Juventus, Cristiano Ronaldo che strappa per un soffio la Top 3 a Clio Zammatteo (la famosa ClioMakeUp).
Quindi, dagli interessanti dati che emergono da questa ricerca viene fuori, soprattutto dagli ultimi relativi alle stories, che stiamo andando verso una direzione che ci porta sempre di più ad un contenuto istantaneo, sempre aggiornato e coinvolgente. Difficile mettere insieme un alto grado di coinvolgimento insieme alla velocità, vuol dire che la discriminate diventa la spontaneità.
Certo, i giovani leggono meno, attratti da una forma di contenuto sempre più effimera, questo è l’elemento su cui si dovrebbe aprire una riflessione più approfondita.
L’ex presidente degli Stati Uniti ha partecipato all’evento tecnologico a San Paolo e ha parlato di istruzione, delle nuove tecnologie e del futuro del mercato del lavoro.
VTEX DAY, la più grande manifestazione di tutto il Latam, e una delle più grandi al mondo, sul tema dell’innovazione digitale ha avuto quest’anno come Keynote Speaker d’eccezione il 44° Presidente americano Barack Obama.
L’evento è stato aperto da Viviane Senna, presidente della Fondazione Ayrton che ha sottolineato come la formazione sia la base di una società libera, democratica e prospera. Solo garantendo le possibilità di studio, investendo sulla scuola pubblica e sulle università si offre un futuro alle nuove generazioni. Si offre un futuro alla nazione.
Ecco perché VTEX , società tra le più innovative al mondo con la sua piattaforma di e-commerce in cloud ed organizzatrice dell’evento, ha voluto che le prime file, i posti d’onore dell’area VIP, fossero dedicate a tutti i professori presenti in sala, ai quali è stato chiesto di alzarsi per una prima significativa standing-ovation emozionante. 15.000 persone unite in un grande abbraccio a chi, con il proprio lavoro, contribuisce a rendere ogni paese un paese di opportunità! Solo una grande azienda riconosce che non può vivere di rendita di posizione, che solo grazie alla crescita di tutto l’ecosistema paese, attraverso l’educazione e formazione, ha la possibilità di continuare a prosperare.
Prima di chiamare in scena l’ex Presidente degli Stati Uniti, il co-fondatore di VTEX, Mariano Gomide, ha raccontato di come fosse nata l’idea dell’invito. Chi avrebbe potuto sostituire Richard Branson, fondatore di Virgin, ospite lo sorso anno? Chi poteva essere in egual misura di ispirazione per gli ospiti? Uscì il nome di Obama, perché non lui? Ecco come oggi ci troviamo a vivere questa incredibile possibilità.
Istruzione e leadership
Durante l’intervista condotta da Geraldo Thomaz, socio e cofondatore VTEX, l’ex Presidente ha parlato dell’importanza degli insegnanti e di quanto siano determinanti nel percorso verso il successo: “L’educazione non è carità, non è un favore per i poveri. Se investi in istruzione, stai dando opportunità e rendendo il tuo mercato più ricco e le tue aziende hanno più successo”, ecco perché la Cina ha sviluppato un grande programma di educazione che forma migliaia di matematici, scienziati e ingegneri ogni anno.
Ha parlato di empowerment dei giovani e del ruolo dei leader nella formazione delle nuove generazioni “Li incoraggio sempre a non avere paura. Provare qualcosa, anche se non è mai stato fatto prima, perché anche se non riescono, questo li preparerà per ciò che incontreranno lungo il loro viaggio”
Sempre a proposito di leadership per la crescita delle aziende e del mercato, ha sottolineato l’importanza della costruzione del team: “Sei bravo come la squadra che costruisci. A volte la gente pensa che essere un leader voglia dire conoscere tutte le risposte. Ciò che mi ha reso un buon leader è stato quello di avere le domande giuste e una buona squadra capace di trovare le risposte”
Parlando dello scenario politico-economico, Obama sottolinea che il populismo è “la via pericolosa”, ma resta ottimista riguardo al futuro nel mercato del lavoro. “Le macchine eseguiranno il lavoro in modo ripetitivo, ma solo le persone possono pensare e ispirare, quindi dobbiamo motivare i giovani a essere creativi, e i paesi che lo fanno nel modo migliore avranno il maggior successo”. Ha continuato, poi, portando l’attenzione sul tema della corruzione. “Se c’è corruzione, non ci sarà un buon mercato, per questo abbiamo bisogno di leggi, trasparenza, responsabilità, infrastrutture, investimenti nelle scuole, tutto questo genera buoni affari”. Il successo dipende dalle opportunità e dal talento, le opportunità sono spesso disuguali. La democrazia serve a questo, ad includere le persone, a generare opportunità a non lasciare per strada i talenti senza distinzioni di genere, provenienza, colore, ecc.
Il valore della diversità
Obama, che è stato il primo presidente nero negli Stati Uniti, ha tenuto a sottolineare l’importanza della diversità nei luoghi di potere e decisione. “Sapevo che avrei preso buone decisioni se avessi avuto persone nella mia squadra con le quali non ero d’accordo”, ha evidenziato l’importanza delle donne come decision-maker “Se ci sono solo uomini che la pensano allo stesso modo, i leader perdono una parte importante, una chiave di lettura, utile per le informazioni”, ha concluso.
Sostenibilità per il futuro
Obama ha espresso preoccupazione per il futuro del pianeta, richiamando l’attenzione sulla protezione dell’ambiente. “Abbiamo bisogno di crescere ed essere sostenibili, è inutile avere una realtà virtuale perfetta e un mondo reale devastato”.
Combattere le disuguaglianze
Per Obama, l’attuale modello sociale potrebbe essere sull’orlo dell’esaurimento. “Quando raggiungi una certa stabilità finanziaria (case, figli e lavoro) più denaro del necessario per mantenerlo non ti renderà più felice“, ha affermato. Ha assicurato che le persone più ricche, che non possono nemmeno spendere tutti i soldi che hanno, devono “ridisegnare la mente” e usare il loro potere d’influenza per aiutare e incoraggiare gli altri.
Sono state due ore davvero intense e di ispirazione per tutti gli ospiti. Personalmente mi è molto piaciuto sentire parlare di idee, che non siano legate alle nazioni ma che corrano più veloci dei confini.
“Wherever you are, if you have access to the net, you can be part of this revolution”
Barack Obama.
Ed è stato solo l’inizio, del resto The future starts here. #VTEXDAY
Stay tuned.
L’Osservatorio Influencer Marketing (OIM) di Ipsos e Flu ha diffuso un interessante report che fa il punto su un aspetto molto interessante, rilevando che il 62% delle persone intervistate ha acquistato ciò che ha visto consigliato sui social network dagli influencer.
Il tema Influencer Marketing è un tema molto sentito nel nostro paese, spesso, anche qui sul nostro blog, cerchiamo di trattarlo da un punto di vista più concreto, ben sapendo che questa nuova branca del Marketing sta rafforzandosi sempre di più. Ed è per questo che vogliamo presentarvi questo interessante report a cura dell’Osservatorio Influencer Marketing (OIM) di Ipsos, società leader nelle ricerche di mercato, e FLU, agenzia italiana parte di ALL Communication Group Holding, specializzata in influencer marketing, che fa il punto su un aspetto molto interessante, ossia il rapporto tra consumatore e social media. Partiamo da un punto che anche qui abbiamo sottolineato spesso e cioè che quando si parla di influencer non si intende , come tale, la celebrità o il personaggio famoso, no. Per influencer si intende una persona che, nel suo raggio di competenza e di interesse, è stato in grado di costruire attorno una community fidata che segue le sue indicazioni e i suoi interessi. Forse i dati del rapporto saranno più utili per chiarire questo aspetto.
Il 68% degli utenti social media in Italia ha tra i propri interessi quello di seguire influencer e celebrity, un dato che sale all’82% tra i più giovani (16-24 anni), per i quali gli influencer sono una vera e propria fonte d’ispirazione, non solo nei comportamenti ma anche per gli acquisti. Questo è il dato più importante rilevato dal report.
[pinterest-image message=”L’Osservatorio #InfluencerMarketing (OIM) di Ipsos e Flu ha diffuso un interessante report che fa il punto su un aspetto molto interessante, rilevando che il 62% delle persone intervistate ha acquistato ciò che ha visto consigliato sui social network dagli influencer.” image=”https://www.franzrusso.it/wp-content/uploads/2019/06/influencer-marketing-OIM.jpg”]
Gli italiani e i social media
Come sappiamo, il rapporto tra gli utenti italiani e i social media è molto stretto, gli ultimi dati di Agcom ci confermano questa stretta relazione con Facebook che resta ancora la piattaforma più gradita, nonostante tutto. Il rapporto dell’OIM ci dice che il 40% degli utenti social media in Italia condivide abitualmente contenuti pubblicati da altri; il 38% commenta foto, video e post, fino all’azione più personale dello scrivere o pubblicare un proprio contenuto foto o video (36%). Tra questi sono le donne (74%) gli utenti più attivi e più predisposti a seguire i canali ufficiali dei brand e dei personaggi celebri sui social.
Instagram, che conferma la sua crescita, non solo è il social network preferito dalla fascia più giovane di intervistati (66%), ma è il regno degli influencer e delle loro storie. Le Instagram Stories permettono di seguire le persone nei vari momenti della giornata, conoscendone così più aspetti della vita personale di quanto si possa fare attraverso un semplice post. Sono, infatti, uno strumento effimero e più coinvolgente che permette ai follower un’interazione più immediata grazie alla possibilità di rispondere con rapidissime reazioni/emoticon e messaggi privati nonché prendendo parte a veloci sondaggi.
Se da un lato gli utenti interagiscono con gli influencer attraverso brevi opinioni (35%), dall’altro tendono a non rivolgersi agli stessi per procacciarsi informazioni precise e maggiori dettagli sui prodotti mostrati perché per questo, l’OIM di IPSOS e Flu, rileva come questi preferiscano rivolgersi altrove quando desiderano maggiori dettagli in vista magari di un eventuale acquisto o prenotazione.
Essere influencer
Il report di OIM rileva che il 62% degli utenti segue, sui social network, non tanto i profili ufficiali dei personaggi famosi per il solo fatto della loro notorietà, ma persone o personaggi che trattino tematiche specifiche di proprio interesse. Il 49% degli intervistati conferma, infatti, di considerare come veri influencer, persone meno conosciute al largo pubblico ma famose per la loro attività sui social network. Di questi ultimi seguono indistintamente sia contenuti personali in cui raccontano la loro quotidianità, sia contenuti di natura più commerciale in cui promuovono o consigliano specifici prodotti o servizi.
Ma se per gli utenti over 25 anni le stories e i post degli influencer soddisfano la curiosità, per i giovani tra i 16 e i 24 anni, gli influencer incarnano un punto di riferimento per le proprie passioni (32%); infine per il 23% degli utenti di questa fascia d’età gli influencer sono più di un punto di riferimento, costituiscono un vero e proprio modello da seguire, il 16% instaura con loro un vero e proprio rapporto di fiducia.
Gli infuencer e gli acquisti sui social media
CI si è sempre chiesti quale sia l’effetto dell’attività degli influencer sugli acquisti da parte degli utenti. Ma sono davvero così bravi ad “influenzare”? Il report di OIM ci dice che un italiano su tre ha comprato più volte qualcosa che è stato promosso dagli influencer che segue. Il 62% delle persone intervistate ha acquistato ciò che ha visto consigliato sui social network degli influencer che segue.
Non si tratta però di acquisti d’impulso. Nonostante gli ultimi aggiornamenti dei social permettano sempre più di finalizzare un acquisto in pochi istanti senza neanche uscire dal social network, tra chi ha acquistato il 76% degli intervistati impiega un po’ di tempo per decidere di procedere all’acquisto. L’utente preferisce prendersi alcuni momenti per cercare, su canali diversi, ulteriori informazioni per poi terminare l’acquisto sempre online ma su store digitali come Amazon (45%), dove si può trovare anche il prodotto più raro consigliato da influencer stranieri, o sul sito ufficiale del prodotto (25%) o direttamente presso un negozio fisico (16%). Solo il 14% degli intervistati utilizza i link presenti nelle stories o nei post per comprare il prodotto o servizio sponsorizzato.
L’indagine è stata eseguita su un campione rappresentativo di 1.000 italiani, con un’età compresa tra i 16 e i 54 anni, che in questo caso si è focalizzata sull’osservazione dei comportamenti del consumatore e sull’effettivo impatto dell’influencer marketing sulle proprie scelte d’acquisto.
Anche Flipboard è stata presa di mira dagli hacker e, dopo aver scoperto la violazione della piattaforma che conta oltre 145 milioni di utenti, ha provveduto in automatico ad impostare una nuova password. La violazione è avvenuta tra 2 giugno 2018 e il 23 marzo 2019 e tra il 21 e 22 aprile 2019. I dati rubati sono nomi e cognomi degli utenti e indirizzi e-mail.
Anche Flipboard è finita nel mirino degli hacker. Nei giorni scorsi la società che gestisce la piattaforma di aggregazione di notizie, che permette di creare dei veri e propri magazine social, ha comunicato di aver subito una violazione da parte di criminali informatici in due diversi momenti. Il primo tra il 2 giugno 2018 e il 23 marzo 2019 e, il secondo molto più recente, tra il 21 e 22 aprile 2019. Flipboard è un aggregatore molto usato, la sua community conta oltre 145 milioni di utenti a livello globale. I dati trafugati dagli hacker sono i nomi e cognomi degli utenti e, ovviamente, gli indirizzi e-mail. La società, che ha sede a Palo Alto, in California, ha comunicato di aver allertato le autorità locali e anche un’azienda di investigazioni la quale ha riscontrato il periodo in cui sono avvenute le violazioni e il fatto che gli hacker hanno avuto accesso a database “contenenti informazioni sugli utenti“.
L’aziena, in misura eccezionale e per adottare una prima misura contro questa violazione, ha provveduto ad impostare in modo automatico una nuova password a tutti gli utenti. In un comunicato Flipboard spiega che, tra i dati rubati, ci sono anche le “password protette cripto-graficamente”.
“Flipboard ha sempre protetto le password cripto-graficamente usando una tecnica conosciuta da esperti della sicurezza come ‘salted hashing’. Il vantaggio di fare l’hashing delle password consiste nel non dover mai salvare le password in formato di testo. Inoltre, usare un sale esclusivo per ogni password in combinazione con gli algoritmi di hashing, rende molto difficile e richiede significative risorse informatiche per craccare le password crittate. Se avete creato o cambiato la password dopo il 14 marzo 2012, questa è stata criptata con una funzione che si chiama bcrypt. Se non è stata cambiata la password dopo tale data, era stata criptata con sale SHA-1.“.
Il problema, in realtà, è se avete usato la piattaforma loggandovi con account di terze parti, come Facebook, ad esempio, anche se su questo Flipboard rassicura di non aver riscontrato nulla di particolare. “I database possono aver contenuto token digitali usati per connettere il proprio account Flipboard a tale account di terzi. Non abbiamo riscontrato nessuna prova che la persona non autorizzata abbia avuto accesso all’account di terzi connesso al vostro account Flipboard. Come precauzione, abbiamo sostituito e cancellato tutti i token digitali“.
Flipboard tiene anche a precisare di non “raccogliere dagli utenti i numeri di codice previdenziale o altri mezzi di identificazione emessi dal governo, numeri di conti bancari, carte di credito, o altre informazioni finanziarie, né questi sono stati coinvolti nell’incidente“.
Al momento la situazione è sotto controllo e una volta che effettuerete l’accesso a Flipboard vi accorgerete che la piattaforma richiederà di aggiornare la password. A questo punto, tanto per essere più sicuri, se avete effettuato l’accesso con account di terze parti, sarebbe meglio impostare una nuova password anche sulla piattaforma che avete utilizzato. Se avete effettuato l’accesso con Facebook, allora sarebbe il caso di cambiarla anche lì.
In ogni caso, Flipboard ha approntato una pagina di supporto con tutte le informazioni del caso.
Arriva anche in Italia la nuova funzionalità di Facebook, Film. Warner Bros. Entertainment Italia è una delle prime case cinematografiche a sperimentare la nuova funzionalità in occasione dell’uscita italiana di “Godzilla II, King of the Monsters”. E’ l’esempio di come l’esperienza del Cinema diventa “social”.
Se ne parla da tempo ormai ed ora è attiva anche in Italia. Stiamo parlando di Film, la nuova funzionalità di Facebook che rende l’esperienza Cinema sempre più “social”. Lanciata per la prima volta negli Stati Uniti e più recentemente nel Regno Unito e in Canada, Film consente di visualizzare tutti gli spettacoli cinematografici nelle vicinanze, ovunque ci si trovi, e di condividere quest’esperienza con i propri amici grazie ai molti contenuti a portata di clic.
Per provare Film è sufficiente accedere al menu generale di Facebook e selezionare l’icona con l’immagine di una bobina cinematografica. A quel punto appariranno due sezioni:
“Film”, con l’elenco degli spettacoli in programmazione, la descrizione, il trailer, tutte le informazioni su cast e regista
“Cinema”, con la lista delle sale, gli orari degli spettacoli e i link per acquistare il biglietto online.
Una volta selezionati film e sala, i biglietti possono essere acquistati con un solo clic direttamente sul sito del cinema, dove disponibile l’e-commerce, sul quale viene effettuato il pagamento e completata la transazione. A fine procedura, il cinema invia all’acquirente una conferma via email con il codice a barre o il QR code dell’e-ticket, a seconda di quanto previsto dal sistema di e-commerce utilizzato.
Al lancio di Film in Italia si accompagna una serie di nuove opzioni che, a partire dal 3 giugno, saranno a disposizione di tutte le major per rendere ancora più interattiva l’esperienza cinematografica per ciascuno dei loro titoli.
Per le persone che faranno like alla pagina del film in uscita o in programmazione, saranno disponibili i pulsanti “Mi interessa” e “Controlla Orari”, che permettono di rimanere aggiornati sull’uscita del film nelle sale, nel primo caso, e di acquistare il biglietto con un solo clic direttamente sul sito del cinema.
Warner Bros. Entertainment Italia è una delle prime major a testare da subito queste nuove funzionalità in occasione dell’uscita nelle sale italiane di Godzilla II King of the Monsters – nuovo capitolo dell’universo MonsterVerse – il prossimo 30 maggio.
Il titolo è già tutto un programma, “Marketing Agenda, Strategie e strumenti per il manager nell’era digitale”. E’ il nuovo libro di Giorgio Soffiato, founder di Marketing Arena, che rappresenta un “viaggio” verso un nuovo modo di fare business oggi, dove il digitale non è solo un contesto. Ne abbiamo parlato con l’autore in questa breve intervista.
Sono in molti a chiedersi quali siano le competenze adeguate ad affrontare l’era digitale che stiamo vivendo. Ci troviamo in una fase di trasformazione dove, per certi versi, quello che valeva prima oggi non vale più. Una visione che non va vista come una sconfitta, piuttosto va letta ed interpretata come una nuova opportunità, perchè di quello di stratta. Quando si parla di trasformazione si parla di futuro, di parla di cambiamento che Alvin Toffler, grande studioso dei mezzi di comunicazione, definiva come “il processo con il quale il futuro invade le nostre vite“. Quel futuro lì è già presente, è già oggi.
Il cambiamento, la trasformazione, che fa tanto rima con il futuro, come abbiamo visto, è già oggi anche per le aziende e per i manager che le guidano, i quali sono chiamati ad uno sforzo ulteriore per far si che questo cambiamento sia davvero una opportunità. Il tutto questo scenario il digitale non è solo un contesto, ma è anche il terreno sul quale coltivare nuovi strumenti per raccogliere nuove strategie. E questi strumenti li troviamo in “Marketing Agenda, Strategie e strumenti per il manager nell’era digitale“, un manuale, anzi no, un viaggio vero e proprio da fare di fianco all’autore, Giorgio Soffiato, fondatore di Marketing Arena, una delle agenzia digital più brillanti in Italia, che alle spalle ha accumulato anni di esperienza da consulente, quell’esperienza che oggi, in parte, viene racchiusa nelle pagine di questo libro, che vi consigliamo.
Sul libro e sullo scenario che ci apprestiamo ad affrontare, abbiamo fatto una piccola chiacchierata con l’autore, che trovate qui di seguito.
Dopo tanti anni di consulenza sul campo, come nasce l’idea e cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
L’dea di Marketing Agenda nasce da quello che, a mio parere, era un buco di mercato. Ed era, incredibilmente in un mondo di continui libri anche legati al titolo della strategia digitale, un buco di mercato sull’unire un po’ i puntini del tema strategico però con un background e track-record di chi ha visto questo mestiere in alcuni contesti particolari (come le PMI e il B2B che io ho presidiato di più).
Questo libro nasce dall’esigenza e dalla volontà di unire i puntini anche per chi non è un brand multinazionale, quelli che alcuni hanno definito i settori “garbage”, i settori un pochino strutturati, un po’ particolari dove in realtà ci si può divertire anche tanto. Quindi è un libro per il tessuto industriale e commerciale italiano, non per le aziende più belle del mondo. É un libro anche per le “aziende brutte”.
Perchè, secondo te, un marketing manager oggi dovrebbe leggere questo libro? La trasformazione digitale di un’azienda coinvolge anche il suo lavoro?
Nella foto: Giorgio Soffiato
Probabilmente il lavoro di marketing manager è quello che può cambiare di più o di meno, dipende dall’attitudine dell’azienda e di chi è il responsabile del tema della trasformazione digitale che molto spesso viene rimbalzato dall’ IT al marketing, dal marketing al CIO, dipende ovviamente dalla dimensione. Io credo in realtà che più che per la digital trasformation (per la quale consiglierei il libro di Alessio Semoli sulla intelligenza artificiale nel marketing), il mio libro credo vada letto per capire come applicare nei prossimi due anni una strategia di marketing ai tempi del digitale, strutturata, che oscilla tra lead generation e brand awareness (come obiettivi).
Nell’era delle “digital skills”, qual è, secondo te, la caratteristica/competenza che oggi un buon manager deve avere?
Non dirò la capacità di adattarsi o la gestione del cambiamento, che a mio parere sono delle un pochino abusate, il tema è l’attitudine. L’attitudine a imparare e a mettere in discussione le proprie convinzioni con occhio critico. Noi molto spesso incontriamo dei manager che si sentono in qualche modo arrivati all’interno di un contesto in cui invece è ancora tutto da dimostrare. Quindi sì direi l’attitudine a mettere in discussioni anche le proprie convinzioni.
Quanto è importante oggi il dato e l’analisi del dato in una strategia di marketing?
Sono molto importanti, ma diversamente da quanto si potrebbe credere. A mio parere non è tanto la competenza di analisi ma è la competenza dell’avere una data strategy, cioè ci sono troppi dati e c’è troppa confusione attorno ai dati. Quello che invece torni interessante è l’organizzare meno dati, ma in una struttura, una dashboard che permetta di prendere decisioni. Quindi in realtà, è banale, ma non è l’economia del dato per me, è l’economia dell’informazione che se ne ricava. Non è così scontato passare da dati a informazioni, i dati li hanno tutti le informazioni le hanno in pochi, le decisioni giuste in base ai dati e le informazioni le prendono in pochissimi.
Come spieghi bene nel tuo libro, oggi c’è ancora forse troppa concentrazione, da parte dei manager, sul prodotto che non sull’esperienza, che dovrebbe essere il punto focale. Non è così?
Dipende. Dipende dall’obiettivo della strategia e dal meaning/il significato che l’azienda e il prodotto che la stessa offre hanno per il consumatore. L’esperienza è una parola estremamente abusata, ne parlavano Pine e Gilmore in un libro che ha non meno di 10 anni, quindi, non è una novità, la novità è la costumer experience (non è proprio una novità, ma è poco compresa). Parte della costumer experience è anche tutto il tema del costumer caring che non ha nulla di fantastico o esperienzale nel senso base del termine, ma in realtà è una tema comunque di esperienza relazionale. Quindi mi sta l’esperienza se intendiamo tutto il vissuto di ogni touchpoint tra un’azienda e un utente. Se invece l’esperienza è l’emozione, l’heritage, che un brand genera probabilmente quel tipo di esperienza lì è meno importante di quanto al-cuni fanno pensare. Sicuramente il prodotto è sempre meno centrale perché il prodotto è anche il contenuto che lo racconta, la delivery del contenuto che lo racconta. Quindi il prodotto è come il pilone nel rugby: lo senti quando manca, non lo senti quando c’è poi c’è tutta la comunicazione del marketing on top di questa attività.
Se ne parla tanto, con ipotesi molto diverse tra loro, ma come vedi l’evoluzione del web e dei social media, i chiave marketing, da qui a 10 anni? Cosa dovremo aspettarci secondo te?
Possiamo aspettarci un cambiamento di alcune tecnologie di base, come il tema del mobile piuttosto che il tema di come usano e come fruiscono i contenuti alcune tipologie di utenti come la generazione Z. L’altro giorno vedevo come ScuolaZoo, che è un brand importante, fa 600.000 mila view su IGTV. Probabilmente il cambiamento dei device e non sappiamo cosa sforneranno Apple e Samsung o i cinesi nei prossimi anni, ha colpito molto la piattaforma di Google per il gaming. Sarà il cambiamento dell’accesso ai contenuti e all’accesso ai canali a fare la differenza piuttosto che la prossima grande innovazione di marketing.
I social media sicuramente muteranno, Facebook sta andando verso l’estremo del messaging anche se in realtà credo le cose cambieranno più come fruizione di accesso non tanto perché nascerà il nuovo prossimo grande canale. Chi farà marketing dovrà semplicemente stare con gli occhi aperti perché, io dico sempre, sono 10 anni che è l’anno delle Converse ma comunque mi aspetto innovazione incrementale e non innovazione radicale in questo mestiere perché alla fine l’insieme di tante innovazioni radicali è una piccola innovazione incrementale.
Lanciata un anno fa, IGTV aveva provato a fare quello che nessuno aveva mai fatto, ossia lanciare un’app video di lunga durata solo nel formato verticale. Dopo dodici mesi, Instagram abbandona la peculiare dell’app stand alone, abbracciando il formato orizzontale.
Appena dodici mesi dopo, è stata lanciata nel giugno dello scorso anno, IGTV abbraccia il formato orizzontale, abbandonando quella che era una peculiarità dell’app di video di lunga durata: l’esclusività del formato verticale. La notizia viene data da Instagram, annunciando che il formato panoramico, quello orizzontale, è in aggiunta a quello verticale. Eppure, solo un anno fa, Kevin Systrom, co-fondatore dell’app che nel frattempo ha abbandonato Instagram a settembre del 2018, sosteneva che quella fosse la vera caratteristica interessante di IGV, “semplicemente perché nessuno ce l’ha“.
E’ evidente che questa scelta riflette l’esigenza di rilanciare un’app che, per la verità, non è riuscita a soddisfare tutte le aspettative. Forse perché il video poteva essere caricato, e visto, solo nel formato verticale? Certo, questo alla lunga, dopo l’entusiasmo iniziale, ha finito per trasformarsi in un limite alla creatività. In effetti risulta difficile sbizzarrirsi quando a disposizione hai un solo formato molto limitativo.
Ma forse, un altro limite è rappresentato dal fatto che i video di lunga durata non fanno proprio per Instagram, potrebbe anche essere. Pensare a video su Instagram fa pensare ormai a brevità, immediatezza, velocità, mentre un video di lunga durata fa pensare ad altro e ad altre piattaforme che riescono a soddisfare meglio questa esigenza (ogni riferimento a YouTube è puramente voluto).
E i numeri parlano chiaro. I download dell’app non sono entusiasmanti, Sensor Tower riporta che l’app in Italia è al 131° posto tra le app più scaricate su iOS nella categoria “Foto e Video”, andazzo simile anche negli Usa. E Facebook ancora non ha mai rilasciato numeri ufficiali sull’app.
Instagram fa sapere di aver deciso questo importante aggiornamento dopo aver dato ascolto ai tanti utenti che chiedevano il formato orizzontale. In realtà, quello che chiede la stragrande maggioranza degli utenti di IGTV è adottare un sistema che permetta loro di monetizzare. Questa sarebbe la vera motivazione per rilanciare IGTV, offrendo ai tanti utenti creators, infuencer che finora hanno cercato di fare del loro meglio nel formato verticale, sapendo benissimo che altrove era fora più facile avviare un canale per farsi conoscere.
Qualche giorno fa è comparso un messaggio all’interno di Instagram Direct che avvisa gli utenti della disattivazione dal mese prossimo. Probabile che la decisione sia dettata dall’intento di Facebook di semplificare e integrare i servizi di messaggistica e anche dalla scarsa diffusione dell’app.
Dal prossimo mese Instagram Direct, l’app stand alone di messaggistica di Instagram non funzionerà più e tutti i messaggi torneranno ad essere parte di Instagram. Dopo averla rilasciata come app autonoma nel 2017 in diversi paesi, anche se non si è mai capito del tutto se fosse disponibile a livello globale, Instagram fa un passo indietro tornando al 2013, quando i messaggi apparvero per la prima volta in quella sezione che prendeva il nome, appunto, di Instagram Direct.
Sono state tante le segnalazioni, negli ultimi giorni, da parte di utenti dell’app di un messaggio in cui Instagram avvisa che dal mese di giugno, senza specificare una data precisa, l’app smetterà di funzionare e che i messaggi torneranno ad essere di nuovo nell’app principale.
Ora, c’è da specificare che stiamo parlando di un’app che non ha ottenuto il successo sperato, tanto è vero che l’app, seppur cresciuta in termini di funzionalità nel corso di questi due anni, è rimasta sempre nello stato di “beta”. Instagram non ha mai fatto lo sforzo di arrivare ad una versione definitiva anche per l’esiguità degli utenti che la utilizzano. Quindi se eventualmente il nome Instagram Direct come app autonoma di messaggistica dovesse risultarvi nuovo, non sarebbe un problema, anzi. Sarebbe la dimostrazione che Instagram, in realtà, non ci ha mai creduto del tutto.
Instagram Direct nasceva nel 2013, come ricordavamo prima, quando ancora WhatsApp non faceva ancora parte della grande famiglia Facebook, è quindi lecito pensare che i programmi fossero altri.
Per dare qualche numero circa la diffusione dell’app, in realtà non vi è molto, salvo sapere che l’app era molto usata in Sud America, specialmente in Uruguay e che, in totale, contava circa 375 milioni di utenti. Davvero pochi se paragonati agli utenti della app cugine.
Al momento non si conosce la vera motivazione di questa decisione, ma è probabile che, all’interno di un progetto di semplificazione e di integrazione della app di messaggistica della famiglia Facebook, insieme anche agli scarsi numeri di utilizzo, Facebook abbia pensato di disattivare l’app, concentrando tutte le energie sul grande piano di integrazione
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