Categoria: Intelligenza Artificiale

In questa categoria troverete articoli su Intelligenza Artificiale e Machine Learning, soprattutto su come queste tecnologie stanno evolvendosi, con esempi concreti

  • Su Internet si parla per lo più Inglese, un rischio per l′AI

    Su Internet si parla per lo più Inglese, un rischio per l′AI

    L’Inglese domina su Internet, ma molte lingue sono quasi assenti. Questo squilibrio potrebbe influenzare l’Intelligenza Artificiale, che rischia di favorire l’inglese, marginalizzando altri idiomi.

    Internet è diventato una parte integrante della vita di circa il 63% della popolazione mondiale, con oltre 5 miliardi di persone connesse digitalmente. Resta ancora, purtroppo, attuale il dato di circa il 37% della popolazione mondiale che non ha accesso a Internet.

    Ora, questa enorme massa di individui proviene da tutte le parti del mondo e parla migliaia di lingue diverse, molte delle quali si possono trovare online, dall’urdu al catalano.

    Ma di recente, uno studio condotto da Rest of World in collaborazione con W3Techs, azienda austriaca specializzata in web scanning, ci mostra un quadro diverso.

    I madrelingua inglese sono il 5% della popolazione globale

    Secondo i dati raccolti da questo studio, oltre la metà dei siti web utilizza l’inglese come lingua principale, una percentuale sorprendentemente alta considerando che i madrelingua inglesi costituiscono meno del 5% della popolazione globale.

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    Al contrario, le lingue più parlate nel mondo come il cinese e l’hindi, nonostante la loro vasta diffusione, sono rispettivamente presenti solo nell’1,4% e nello 0,07% dei domini. Lingue come il bengalese e l’urdu, parlate da centinaia di milioni di persone, sono quasi assenti online.

    Da quello che sappiamo, W3Techs monitora principalmente i linguaggi di programmazione utilizzati online. La società quindi scandisce regolarmente i domini pubblicamente accessibili, categorizzandoli per lingua e fornendo rapporti in tempo reale ai suoi clienti. I dati raccolti sono stati poi comparati con le statistiche sull’uso delle lingue a livello mondiale, fornite da Ethnologue, un’organizzazione no-profit riconosciuta come autorità mondiale in materia di lingue.

    Alcune lingue europee su Internet sono inesistenti

    La combinazione di questi due set di dati mostra un’evidente sovrarappresentazione e sottorappresentazione di alcune lingue sul web. L’inglese, il tedesco e il giapponese dominano l’internet molto più di quanto non facciano tra i parlanti nativi, mentre molte lingue non europee sono quasi inesistenti online.

    Le organizzazioni internazionali vedono questa discrepanza come un segnale preoccupante per il futuro. Già nel 2003, l’UNESCO esortava i settori pubblici e privati a mantenere contenuti online in tutte le lingue umane. Tuttavia, con l’espansione del web, il divario tra le lingue parlate e quelle utilizzate online non ha fatto che aumentare.

    Bhanu Neupane, manager presso l’UNESCO che si occupa di inequità linguistica, ha espresso la preoccupazione di un futuro in cui solo una manciata di lingue avrà una presenza significativa online. “Il mondo sta convergendo,” ha detto Neupane, “e tra 15 anni potrebbero esserci solo cinque o dieci lingue che vengono effettivamente utilizzate nelle attività commerciali e online.

    inglese lingua usata web

    Anche se i dati presentano delle limitazioni (ad esempio, non tengono conto dei contenuti non pubblicamente accessibili come le app e i social network), il messaggio di fondo è chiaro. Milioni di persone non madrelingua inglesi sono costrette a utilizzare il web in una lingua.

    Le indagini sulla questione variano, ma la valutazione dell’UNESCO è coerente con i risultati di W3Techs, che mostrano solo 14 lingue presenti in più dell’1% dei domini.

    Se vi state chiedendo quale sia la situazione dell’italiano, la risposta è nel grafico che vedete in alto e ci illustra che la nostra lingua sul web è usata per l’1,9%, a fronte di uno 0,81% di persone che la parlano a livello globale.

    In ogni caso, è importante considerare alcune limitazioni di questo set di dati. Le informazioni provengono da scansioni di siti web pubblicamente disponibili, quindi qualsiasi cosa si trovi dietro un login, come app e social network, non viene probabilmente conteggiata. Questo potrebbe implicare una sottostima particolare del web cinese, sebbene sia difficile determinare l’entità di questa discrepanza.

    Inglese e Internet, limiti per l’Intelligenza Artificiale Generativa

    Anche all’interno di social media accessibili al web, come Reddit, le scansioni non sono progettate per esaminare ogni pagina di un dominio, il che significa che potrebbero essere sottostimati anche le comunità non anglofone presenti su siti in lingua inglese.

    Nonostante queste considerazioni, l’immagine complessiva è difficile da ignorare.

    Milioni di persone, dunque, che non hanno l’inglese come lingua madre, o che non parlano affatto inglese, si trovano costrette a utilizzare il web in una lingua diversa da quella con la quale sono cresciuti.

    Questa realtà assume una rilevanza ancora più grande se consideriamo che i testi disponibili pubblicamente su Internet vengono spesso utilizzati per formare grandi modelli linguistici, come Bard e GPT-4.

    In pratica, il punto chiave è che se l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale generativa, come Bard e GPT-4, si basa in gran parte su testi disponibili in inglese, allora si rischia di creare programmi che favoriscono l’inglese e forse non riuscirebbero a comprendere o generare efficacemente contenuti in altre lingue.

    Tutto questo crea una sorta di squilibrio digitale, in cui l’intelligenza artificiale può finire per essere ottimizzata prevalentemente per coloro che parlano inglese, a discapito di coloro che parlano altre lingue.

  • Tech Vision 2023, l′AI guida il cambiamento del lavoro

    Tech Vision 2023, l′AI guida il cambiamento del lavoro

    La Tech Vision 2023 mette al centro l’Intelligenza Artificiale Generativa. Secondo lo studio di Accenture fino al 40% delle ore lavorative potrà essere potenziato dall’IA basata sul linguaggio. E l’AI porterà alla creazione di 2,5 milioni di nuovi lavori.

    L’ultima edizione del report Accenture Technology Vision 2023Quando gli atomi incontrano i bit” indaga le tendenze che caratterizzeranno il futuro dello sviluppo tecnologico. Questo studio si propone di anticipare i principali trend che avranno un impatto significativo sulle imprese e sui consumatori, nei prossimi anni. Uno dei principali punti di interesse di questo rapporto è l’ascesa dell’intelligenza artificiale generativa e le sue implicazioni per il mondo degli affari e della ricerca scientifica.

    L’Intelligenza Artificiale Generativa, insieme ad altre tecnologie all’avanguardia, sta aprendo la strada a un nuovo futuro in cui la fusione tra digitale e fisico va oltre la creazione di nuovi prodotti e servizi. Questa convergenza si sta rivelando essere il traino di una nuova era di scoperte scientifiche. Sotto il focus principale del report, troviamo anche l’importanza dell’aggregazione e dell’utilizzo responsabile dei dati come driver fondamentale di questa nuova realtà.

    accenture tech vision 2023 AI lavoro

    Al centro dell’attenzione, come dicevamo in apertura, c’è l’Intelligenza Artificiale Generativa, poiché offre un potenziale notevole nell’aumentare le capacità umane.

    Secondo lo studio di Accenture, e qui arriviamo alla prima grande notizia che si desume dal rapporto, si stima che fino al 40% delle ore lavorative potrebbe essere supportato o potenziato dall’intelligenza artificiale basata sul linguaggio. I dirigenti aziendali sono consapevoli dello sviluppo di questo fenomeno e riconoscono che i modelli di base dell’AI avranno un ruolo significativo nelle strategie delle loro organizzazioni nei prossimi tre/cinque anni.

    Già di per sè, pensare che il 40% delle ore lavorate verrà gestito dall’intelligenza artificiale è uno dei dati più interessanti della ricerca. Ma non c’è solo questo, perché Mauro Macchi, amministratore delegato di Accenture Italia, nella conferenza di presentazione della ricerca tenutosi nell’ACIN di piazza Gae Aulenti a Milano, ha dichiarato che l’IA renderà necessario un percorso di upskill che coinvolgerà 9 milioni di lavoratori e la creazione di 2,5 milioni di nuovi lavori.

    Oggi l’Italia – dichiara Mauro Macchi, CEO di Accenture Italia – “ha la grande opportunità di raggiungere i livelli di produttività dei principali paesi accelerando l’adozione delle tre tecnologie che rappresentano il digital core delle organizzazioni contemporanee: cloud, dati e intelligenza artificiale. Ciò consentirà di mettere in pratica quella che in Accenture definiamo una reinvenzione totale, una trasformazione continua, consapevole e responsabile in cui la tecnologia gioca il ruolo di abilitatore del cambiamento. Questo, insieme ad un dialogo sempre più strutturale tra pubblico e privato, consentirà di aumentare la competitività e guidare la crescita. Il nostro Sistema Paese sarà in grado di vincere questa sfida solo se riuscirà a sincronizzare ed indirizzare opportunamente le trasformazioni nella tecnologia, nello sviluppo di nuove competenze e nei meccanismi organizzativi.

    L’Intelligenza Artificiale Generativa è senz’altro la tecnologia più promettente e la sua adozione renderà necessario formare non solo i nuovi talenti ma, soprattutto, la forza lavoro attuale con l’upskilling/reskilling di 9 milioni di lavoratori. Investire in formazione porterà anche alla creazione di 2,5 milioni di nuovi lavori direttamente collegati a questa tecnologia“.

    La Technology Vision 2023 di Accenture, che coinvolge 4.777 aziende in 34 paesi e 25 settori merceologici, identifica quattro tendenze fondamentali che caratterizzeranno il prossimo futuro. La prima tendenza è l’AI generativa, considerata dagli intervistati come il co-pilota dell’ingegno e delle capacità umane, stimolando creatività e innovazione. La seconda tendenza riguarda l’identità digitale e la sua importanza come punto di congiunzione tra il mondo digitale e quello fisico. La terza tendenza evidenzia la raccolta e l’utilizzo consapevole dei dati, riconoscendo che i dati sono diventati un fattore chiave di differenziazione competitiva per tutte le organizzazioni in tutti i settori. Infine, la quarta tendenza sottolinea la dialettica tra scienza e tecnologia, in cui l’una accelera il progresso dell’altra.

    La digital identity, la gestione consapevole dei dati e la stretta connessione tra scienza e tecnologia stanno ridefinendo il panorama dell’innovazione. Le aziende devono adattarsi a queste nuove sfide per rimanere competitive. La digital identity rappresenta un imperativo strategico per le organizzazioni, mentre il corretto utilizzo dei dati è considerato un fattore chiave di differenziazione competitiva. Inoltre, la sinergia tra scienza e tecnologia promette di affrontare le sfide più pressanti dell’umanità.

    La gestione delle identità digitali, in particolare, sta aprendo nuovi orizzonti, permettendo un’approccio radicalmente diverso alla condivisione e alla proprietà dei dati. Con l’introduzione di sistemi di core digital identity, l’ecosistema dei dati si basa sempre più sul consenso e sul valore, garantendo maggiore sicurezza e fiducia per le organizzazioni e i loro stakeholder.

    La raccolta e l’utilizzo consapevole dei dati sono diventati prioritari per le aziende, in quanto riconoscono che i dati sono diventati un’importante fonte di vantaggio competitivo. Attraverso l’intelligenza artificiale e l’analisi dei dati, le aziende possono trarre informazioni significative per migliorare l’efficienza operativa, rafforzare le relazioni con i clienti e affrontare le sfide chiave nel loro settore.

    Accenture, in risposta a queste tendenze, ha creato il Generative AI and Large Language Model (LLM) Center of Excellence, che riunisce un vasto team di esperti dedicati all’AI generativa. Con un investimento di 3 miliardi di dollari in tre anni, Accenture mira a rafforzare la propria divisione AI e a lanciare la piattaforma AI Navigator for Enterprise.

  • Accenture investe 3 mld di dollari sull′intelligenza artificiale

    Accenture investe 3 mld di dollari sull′intelligenza artificiale

    Accenture si impegna a investire 3 miliardi di dollari nell’IA nei prossimi tre anni. L’obiettivo è potenziare la divisione Data & AI, raddoppiando il numero di talenti e lanciando nuove piattaforme. Questo aiuterà le organizzazioni a progredire in modo rapido e responsabile nel campo dell’IA.

    Accenture, azienda globale di servizi professionali, ha deciso di investire fortemente nella divisione Data & AI, destinando ben 3 miliardi di dollari nei prossimi tre anni per potenziare il settore e contribuire a sviluppare nuove soluzioni e modelli. Si tratta di un imponente investimento che si prefigge l’obiettivo di sostenere le organizzazioni di 19 settori industriali nella creazione di un maggiore valore, aumentando la crescita, l’efficienza e la resilienza grazie all’Intelligenza Artificiale.

    Accenture investimento intelligenza artificiale

    Tra le iniziative previste dal colosso globale di consulenza, figura il lancio della piattaforma AI Navigator for Enterprise, dedicata a supportare lo sviluppo di strategie di Intelligenza Artificiale, e il Center for Advanced AI, creato per massimizzare il valore della Generative AI e di altre forme di IA. L’investimento prevede inoltre il raddoppio del numero di talenti attivi nella divisione IA, arrivando a coinvolgere 80.000 persone attraverso nuove assunzioni, acquisizioni e formazione specifica.

    Il commento della CEO Julie Sweet

    Julie Sweet CEO Accenture
    Julie Sweet CEO Accenture

    Oggi c’è un rinnovato e forte interesse verso tutte le aree dell’IA e l’importante investimento che stiamo per attuare nella practice Data & AI aiuterà i nostri clienti ad evolvere dall’interesse all’azione e infine alla creazione di valore in modo responsabile attraverso la condivisione di casi aziendali“, ha dichiarato Julie Sweet, Presidente e CEO di Accenture.

    Le organizzazioni che si creano una solida base di IA adottandola e scalandola adesso che la tecnologia è matura, godranno di un migliore posizionamento che le aiuterà a reinventarsi, competere e raggiungere nuovi livelli di performance. In un momento di vorticosi cambiamenti tecnologici come quello attuale, la nostra profonda conoscenza di soluzioni ci permette di aiutare i nostri clienti ad agire rapidamente per prendere le migliori decisioni.

    L’Intelligenza Artificiale rappresenta un mega-trend per il prossimo decennio, in grado di trasformare in maniera massiccia i settori industriali, le aziende e il modo di vivere e lavorare delle persone“, ha dichiarato Paul Daugherty, Group Chief Executive di Accenture Technology. Con queste parole Daugherty sottolinea l’importanza cruciale che l’IA ricoprirà nel prossimo futuro, aspetto su cui Accenture intende puntare con decisione.

    Accenture, oltre 1450 brevetti

    L’investimento di Accenture rafforza una posizione di leadership nel campo dell’IA maturata in decenni di lavoro. Con oltre 1.450 brevetti e richieste di brevetto in tutto il mondo, e centinaia di soluzioni su misura sviluppate per clienti di svariati settori, la società ha già una solida base da cui partire per rafforzare ulteriormente il suo ruolo di leader nel settore dell’IA.

    Accenture ha integrato l’IA nel suo intero approccio alla fornitura di servizi, offrendo efficienza e visione e accelerando la creazione di valore per migliaia di clienti attraverso piattaforme leader come myWizard, SynOps e MyNav.

    In un mondo in cui i cambiamenti tecnologici sono sempre più rapidi e incisivi, l’investimento di Accenture rappresenta un segnale forte di fiducia nel potenziale dell’IA. Questa mossa strategica conferma una volta di più come l’Intelligenza Artificiale sia destinata a giocare un ruolo sempre più rilevante nel panorama tecnologico e industriale globale.

  • Sam Altman (ri)promette che OpenAI non lascerà l’Europa

    Sam Altman (ri)promette che OpenAI non lascerà l’Europa

    Sam Altman, CEO di OpenAI, cerca di passare come paladino dell’etica dell’IA, una situazione di equilibrio non facile. Intanto è costretto, nel giro di poche ore a ritrattare le sue dichiarazioni, fatte a Londra, e a (ri)promettere che ChatGPT non lascerà l’UE.

    Nel giro di meno di 24 ore, si può affermare che è accaduto di tutto. Probabilmente, Sam Altman, CEO di OpenAI, pensava ancora di trovarsi di fronte alla Commissione del Congresso USA. Fatto sta che, nel giro di poco tempo, ha dovuto rivedere le sue dichiarazioni che stavano già infiammando il dibattito.

    Per cercare di capire cosa sia successo, ripercorriamo i fatti.

    Sam Altman, CEO di OpenAI, azienda che è diventata uno dei progetti più profittevoli per l’implementazione dell’intelligenza artificiale generativa, da qualche tempo si impegna a diventare uno dei nuovi volti della regolamentazione dell’IA.

    Si tratta di un equilibrio molto difficile da mantenere, ma lui è intenzionato ad andare avanti. E così, mentre è riuscito a far passare le sue idee al cospetto di un certo numero di parlamentari statunitensi, possiamo affermare che non ha riscontrato lo stesso successo in Europa. Tanto che è stato costretto a chiarire quali sono i piani della sua azienda per continuare a operare fuori dagli Stati Uniti.

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    Durante una tappa a Londra, mercoledì scorso, Altman ha dichiarato che se l’UE dovesse continuare sulla stessa linea riguardo alla regolamentazione sull’IA, potrebbe provocare non pochi problemi a OpenAI.

    Tra le sue dichiarazioni, Altman ha detto: “Se possiamo rispettare, lo faremo, e se non possiamo, smetteremo di operare… Ci proveremo. Ma ci sono limiti tecnici rispetto a ciò che è possibile“.

    Non è difficile immaginare le reazioni che queste parole hanno suscitato in Europa, e non solo. Ma Altman, resosi conto di non essere negli USA, ha cercato di correre ai ripari, ritrattando le sue affermazioni rese a Londra. Infatti, ha cambiato decisamente tono: “siamo entusiasti di continuare a operare (in Europa) e ovviamente non abbiamo intenzione di andarcene“. Ah, ok. Caso risolto, ma solo in parte.

    È vero che negli USA sta prendendo piede un dibattito serio riguardo alla regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale, ma bisogna dire che gli Stati Uniti sono ancora lontani dal mettere in pratica una seria regolamentazione.

    Si parla ancora della nuova Legge sulla responsabilità algoritmica, ormai da più di un anno, e più di recente con una proposta di “Task Force sull’IA“. Ma, a dispetto di tutto, non c’è ancora nulla di concretamente deciso.

    L’UE, d’altra parte, ha modificato una proposta di legge sull’IA per tener conto dell’Intelligenza Artificiale generativa moderna, come ChatGPT.

    Quel disegno di legge potrebbe avere enormi implicazioni per il modo in cui i grandi modelli di linguaggio come il GPT-4 di OpenAI vengono addestrati su una moltitudine di dati degli utenti prelevati da Internet. La legge proposta dalla commissione europea potrebbe etichettare i sistemi AI come “ad alto rischio” se dovessero essere utilizzati per influenzare le elezioni.

    OpenAI non è l’unica grande azienda tecnologica che sembra voler anticipare il dibattito sull’etica dell’IA. Nei giorni scorsi anche i dirigenti di Microsoft hanno intrapreso una campagna mediatica per spiegare cosa intendono fare in materia di regolamentazione dell’IA. Il presidente di Microsoft, Brad Smith, durante una diretta su LinkedIn, ha detto che gli Stati Uniti potrebbero utilizzare una nuova agenzia per gestire l’IA. Si tratta di un’idea avanzata anche da Altman, ma vedremo.

    Rispetto a Microsoft, bisogna dire che il colosso di Redmond è stato il più pronto a diffondere l’IA rispetto ai suoi rivali, in un tentativo di superare le grandi aziende tecnologiche come Google e Apple. Per non parlare del fatto che Microsoft è in una partnership multimiliardaria in corso con OpenAI.

    Sempre in merito a OpenAI, il giorno dopo le tanto discusse affermazioni di Altman a Londra, OpenAI ha rivelato di essere in procinto di creare un programma di sovvenzioni per finanziare gruppi che potrebbero decidere le regole attorno all’IA.

    Il fondo distribuirà 10 sovvenzioni da 100.000 dollari a gruppi disposti a fare il lavoro e a creare “prove di concetto per un processo democratico che potrebbe rispondere a domande su quali regole dovrebbero seguire i sistemi IA“. L’azienda ha detto che la scadenza per questo programma è solo di un mese, entro il 24 giugno.

    Ecco, questo è quanto è successo rispetto all’IA e alle dichiarazioni di Sam Altman. Ma siamo sicuri che non sarà l’unico momento di revisione delle proprie dichiarazioni. Nelle prossime settimane, e nei prossimi mesi, ne vedremo degli altri.

  • Il 51% degli italiani pensa che l′Intelligenza Artificiale ridurrà il lavoro

    Il 51% degli italiani pensa che l′Intelligenza Artificiale ridurrà il lavoro

    Un sondaggio condotto da YouTrend per la Fondazione Pensiero Solido ha rilevato che il 54% degli italiani ammette di non essere preparato sull’Intelligenza Artificiale; il 51% pensa poi che l’IA ridurrà il lavoro.

    YouTrend ha recentemente condotto un sondaggio su base nazionale per la Fondazione Pensiero Solido. L’indagine mirava a esplorare la comprensione e la percezione dell’intelligenza artificiale (IA) tra gli italiani, con un particolare interesse per l’impatto previsto sul mercato del lavoro.

    Comprensione dell’IA e richiesta di regolamentazione

    Secondo i risultati del sondaggio, oltre la metà (54%) degli italiani intervistati ammette una mancanza di preparazione sul tema dell’IA. Inoltre, una percentuale significativamente più alta (59%) ritiene che la politica e la legislazione dello Stato dovrebbero intervenire attivamente, regolamentando l’uso dell’IA o persino vietandolo, se necessario.

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    Percezioni sull’IA e il mercato del lavoro

    Quando si tratta dell’impatto dell’IA sul mondo del lavoro, la percezione dominante tra gli italiani è che l’IA porterà a una riduzione complessiva dei posti di lavoro. Questo è il pensiero del 51% degli intervistati, mentre solo il 10% ritiene che l’occupazione aumenterà e il 26% prevede che il numero di posti di lavoro rimarrà invariato, anche se le mansioni stesse potrebbero cambiare.

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    L’IA sul posto di lavoro: una questione di controllo e valutazione

    In termini di interazione diretta con l’IA sul posto di lavoro, oltre la metà (55%) dei lavoratori intervistati ha dichiarato di non essere disposto a ricevere istruzioni da un sistema di IA. Nonostante ciò, l’automazione del controllo e della valutazione è vista più come un vantaggio (47%) che come uno svantaggio (30%). Nota interessante, la percezione di vantaggio aumenta tra i gruppi più giovani e tra i laureati.

    Lavori più e meno a rischio di automatizzazione

    I sondati hanno individuato i lavori di impiegati (56%), operai (51%) e commessi (43%) come i più a rischio di essere sostituiti dall’IA. Queste sono tutte mansioni che in genere non richiedono livelli di istruzione avanzati. D’altra parte, artisti (24%), imprenditori (26%) e medici (27%) sono visti come i meno a rischio di sostituzione da parte dell’IA.

    Impatto personale dell’IA

    Quando gli occupati sono stati interrogati sul loro sentimento personale nei confronti delle nuove tecnologie, solo una minoranza si è detta aiutata (23%) o minacciata (21%) dai cambiamenti portati dall’IA. Sorprendentemente, la maggioranza (50%) non si sente né aiutata né minacciata.

    Il sondaggio di YouTrend offre una panoramica preziosa sulle attitudini e le percezioni degli italiani nei confronti dell’IA e del suo potenziale impatto sul mondo del lavoro.

  • Artifact, l’app di notizie su AI, è adesso aperta a tutti

    Artifact, l’app di notizie su AI, è adesso aperta a tutti

    Lanciata appena tre settimane fa Artifact, l’app di notizie alimentata dall’intelligenza artificiale è ora aperta a tutti.

    Lanciata appena tre settimane fa Artifact, l’app di notizie alimentata dall’intelligenza artificiale, realizzata dai cofondatori di Instagram, Kevin Systrom e Mike Krieger, è ora aperta a tutti.

    Dopo poche settimane dal lancio con una lista d’attesa, i due co-fondatori hanno deciso di aprire le porte dell’app a tutti gli utenti, rendendola scaricabile per iOS e per Android. Da oggi, quindi, non è più necessario inserire il proprio numero di telefono per utilizzare Artifact, a meno che non si voglia creare un account e passare a un altro dispositivo, mantenendo memorizzate le impostazioni.

    Come già saprete, Artifact ricorda molto i vecchi aggregatori di notizie, spariti da un bel po’, ma ha un caratteristica che la rende peculiare e interessante. Ed è il fatto che gli “articoli e i fatti” vengono aggregati dall’intelligenza artificiale. Si tratta di una modalità di selezione e visualizzazione dei contenuti che è molto simile a quella che è in uso su TikTok.

    Il feed è quindi alimentato dalla tecnologia machine learning che, mano a mano, selezione e propone i contenuti sulla base del tempo trascorso dell’utente, e non più sulla base dei click.

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    Una volta fatto l’accesso all’app, Artifact permette di selezionare gli argomenti di interesse, almeno 10, e poi i “publisher” di interesse. Una volta fatta questa operazione, l’app si apre con la sezione “For you”, la principale, dove comincerete a scorrere le notizie e a selezionare quelle di vostro interesse. L’intelligenza artificiale comincia a lavorare quando iniziate a leggere le notizie e, come dicevamo, comincia a considerare il tempo trascorso.

    Mano a mano che andrete avanti, vedrete che il feed comincia a portare alla vostra attenzione i contenuti interesse. Dopo le 10 letture, avrete sbloccate anche le statistiche e vedere quali argomenti avete letto di più e su quale testata/blog.

    artifact intelligenza artificiale franzrusso

    Nel mezzo della sezione “For you”, noterete le Headlines, ossia i titoli d maggiore interesse che a loro volta aggregano articoli su ciascun tema.

    La novità del lancio pubblico di oggi è l’aggiunta di un elemento social che può, per certi versi, portare a catalogare Artifact come un social delle notizie, come è stato già definito del resto. Si tratta della possibilità di sincronizzare la rubrica, quindi i contatti, per vedere se un articolo ottiene l’interesse da parte dei vostri contatti. Anche se non si saprà chi e quanti hanno visualizzato l’articolo, per ovvi motivi di privacy, resta comunque una funzionalità che non tutti attiveranno (chi scrive non lo ha fatto e non lo farà, appunto).

    E sotto ad ogni articolo compare il pollice verso, una modalità per far sapere all’intelligenza artificiale cosa ci piace, l’icona del segnalibro per salvare l’articolo e l’icona per condividere l’articolo.

    Ora, una piccola considerazione finale dopo aver usato l’app nella giornata di oggi.

    Finalmente un aggregatore di notizie molto utile e ce n’era bisogno. Per certi versi, richiama Nuzzel che qualcuno di voi ricorderà. Utile per salvare e condividere notizie e interessante osservare come l’intelligenza artificiale lavora.

    Solo che in alcuni casi non è molto preciso, perché, nonostante le notizie interessanti, spesso si tratta di notizie di diversi giorni addietro, se non settimane. Probabilmente servirà del tempo, ma il giudizio è molto positivo.

  • Italiani e Intelligenza Artificiale, mercato e opinioni nel 2023

    Italiani e Intelligenza Artificiale, mercato e opinioni nel 2023

    L’Intelligenza Artificiale è il tema del momento, grazie all’esplosione del fenomeno ChatGPT. In Italia il mercato è in crescita, vale 500 milioni di euro; gli italiani conoscono l’AI e il 79% la ritiene positiva.

    Il 2022 per il mercato dell’intelligenza artificiale è stato un anno da record, caratterizzato dai continui progressi nelle capacità delle macchine e dagli exploit di Dall-E2 e, soprattutto, ChatGPT che in poche settimane hanno coinvolto decine di milioni di utenti e mostrato al grande pubblico le potenzialità di questa tecnologia.

    Per la precisione, ChatGPT dopo aver raggiunto 1 milione di utenti in soli 5 giorni, ha raggiunto poi nel mese di gennaio il traguardo di 100 milioni di utenti attivi.

    E il 2023 sarà, molto probabilmente, all’insegna dell’AI con i progressi che ne seguiranno. Microsoft nei giorni scorsi ha lanciato la nuova versione di Bing, il motore di ricerca di casa Redmond, basato sull’intelligenza artificiale, con l’impegno di “offrire una ricerca migliore, risposte più complete, una nuova esperienza di chat e la capacità di generare contenuti”.

    intelligenza artificiale italiani 2023

    Una sollecitazione, quella di creare sempre più strette sinergie tra i motori di ricerca e l’intelligenza artificiale, alla quale non si è sottratta Google, l’azienda madre del motore di ricerca più usato nel web. Infatti, nei giorni scorsi è stato lanciato Bard il cui lancio non è stato così fortunato: un errore nella ricerca dimostrativa ha finito per provocare la perdita di 100 miliardi di valore a Wall Street per Alphabet, l’azienda madre di Google.

    Fatta questa breve panoramica, veniamo all’Italia e al suo rapporto con l’Intelligenza Artificiale.

    In Italia, il mercato dell’Intelligenza Artificiale nel 2022 ha raggiunto il valore di 500 milioni di euro, con una crescita di ben il 32% in un solo anno, di cui il 73% commissionato da imprese italiane (365 milioni di euro) e il 27% rappresentato da export di progetti (135 milioni di euro).

    A dimostrazione dell’ormai ampia diffusione di questa tecnologia, oggi il 61% delle grandi imprese italiane ha già avviato almeno un progetto di AI, 10 punti percentuali in più rispetto a cinque anni fa. E tra queste, il 42% ne ha più di uno operativo. Tra le PMI, invece, il 15% ha almeno un progetto di AI avviato (nel 2021 era il 6%), quasi sempre uno solo, ma una su tre ha in programma di avviarne di nuovi nei prossimi due anni.

    Elemento significativo è che il 93% degli italiani ha già sentito parlare di “Intelligenza Artificiale”; il 55% afferma che l’AI è molto presente nella quotidianità e circa 4 su 10 (37%) nella vita lavorativa. Non mancano però le perplessità: il 73% nutre dei timori, soprattutto sugli impatti sul mondo del lavoro, anche se solo il 19% della popolazione è fermamente contrario all’ingresso dell’Intelligenza Artificiale nelle attività professionali.

    Osservando meglio, si nota che il 96% degli italiani con età compresa tra 18-34 anni conosce l’AI e poi l’89% degli italiani disoccupati.

    intelligenza artificiale italiani

    Il 79% degli italiani ritiene, comunque, che l’Intelligenza Artificiale sia positiva, dato che cresce all’84% tra gli utenti consapevoli. Mentre solo il 5% la giudica, complessivamente, negativa. Infine, il 16% degli italiani si ritiene del tutto indifferente a questo fenomeno.

    In ogni caso, la gran parte degli utenti deve ancora sperimentarne le reali potenzialità. L’esperienza quotidiana degli italiani si concentra sugli assistenti virtuali e sui sistemi di Recommendation. In particolare, i chatbot, già utilizzati dall’81%, sono ormai diffusi quasi come gli assistenti vocali (83%). Cresce l’interesse verso le raccomandazioni ricevute da motori di AI per l’e-commerce e un utente su quattro ha realizzato un nuovo acquisto online dopo averli utilizzati. 

    Sono dati, questi, della ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, presentata nei giorni scorsi.

    Intelligenza Artificiale e mercato italiano

    La quota più significativa del mercato dell’Intelligenza Artificiale italiano (34%) è legata a soluzioni per analizzare ed estrarre informazioni dai dati (Intelligent Data Processing), soprattutto per realizzare previsioni in ambiti come la pianificazione aziendale, la gestione degli investimenti e le attività di budgeting. Ma è importante anche l’area di interpretazione del linguaggio, scritto o parlato, la cosiddetta Language AI (28%) a cui afferiscono le classi di soluzioni NLP e Chatbot. In quest’area vi sono, ad esempio, le applicazioni di Generative AI come ChatGPT o DALL-E2, che consentono di estrarre ed elaborare automaticamente informazioni anche da documenti come atti giudiziari, contratti o polizze, o per analizzare le comunicazioni interne o esterne (es. mail, social network, web).

    intelligenza artificiale mercato italia

    Al 19% si segnala poi l’area degli algoritmi che suggeriscono ai clienti contenuti in linea con le singole preferenze (Recommendation System). Infine, il 10% del mercato va alle iniziative di Computer Vision, che analizzano il contenuto di un’immagine in contesti come la sorveglianza in luoghi pubblici o il monitoraggio di una linea di produzione, e il 9% alle soluzioni con cui l’AI automatizza alcune attività di un progetto e ne governa le varie fasi (Intelligent Robotic Process Automation).

    Dal punto di vista del livello di adozione dell’Intelligenza Artificiale da parte delle aziende italiane, i dati dell’Osservatorio Artificial Intelligence rilevano che più di un terzo delle grandi aziende, vale a dire il 34%, si trova nell’era dell’implementazione, ossia dispone delle risorse tecnologiche e delle competenze necessarie per sviluppare e portare in produzione le iniziative di AI.

    Nel restante 66% vi sono situazioni eterogenee, a partire dalle organizzazioni definite In cammino (33%), ovvero già dotate degli elementi abilitanti, ma anche aziende che non percepiscono il tema dell’Intelligenza Artificiale come rilevante, e non dispongono di un’infrastruttura tecnologica adeguata.

  • PeperoniAI, ecco l’intelligenza artificiale empatica

    PeperoniAI, ecco l’intelligenza artificiale empatica

    Arriva da Ferrara l’app di intelligenza artificiale empatica. Si chiama PeperoniAI, sviluppata dalla tech company ferrarese 22HBG, e ambisce a migliorare la vita delle persone. Già disponibile per iOS, presto lo sarà anche per Android.

    È un momento in cui non si parla d’altro che di intelligenza artificiale generativa, ossia quella in grado di generare nuovi contenuti o di modificare quelli esistenti. Esempio eclatante di queste settimane è rappresentato da ChatGPT, sviluppato da OpenAI che ha portato l’attenzione di tutti verso questo fenomeno che si stat ormai diffondendo a macchia d’olio.

    E propri da questa esperienza, in molto hanno notato che in effetti, accanto alla capacità di rispondere alle varie richieste in maniera, più o meno, esaustiva, mancava l’empatia, ossia quella capacità di coinvolgere l’interlocutore facendo leva anche sulle emozioni.

    Ebbene, abbiamo scritto “mancava” appositamente, perché da oggi, anzi da ieri, l’intelligenza artificiale empatica esiste e arriva da Ferrara.

    Si chiama PeperoniAI, dal nome della piattaforma di gestione contenuti da cui deriva. L’app di intelligenza artificiale , on line su iOS e presto sarà disponibile anche per Android, lanciata dalla 22HBG, tech company ferrarese fondata da Gianluca Busi. Partner di aziende internazionali leader nel campo della tecnologia e delle telecomunicazioni (recente l’apertura di una sede in Senegal), 22HBG promuove soluzioni digitali configurandosi come una Hub che “ambisce a migliorare la qualità della vita delle persone“, ‘umanizzando’, con la nuova App, la ‘freddezza’ dell’intelligenza artificiale.

    PeperoniAI intelligenza artificla empatia

    L’App, già scaricabile dall’App Store e tra le primissime in Italia, precede il bisogno dei clienti di potersi relazionare ad altri, per iscritto, con parole adeguate. Il modello di riferimento è OpenAi, dalla quale si differenzia per un’impronta empatica. Al testo si combina infatti l’umore, lo stato d’animo, i sentimenti che animano chi la utilizza, senza snaturarlo, con un tono che può essere formale o informale.

    Come funziona e a chi si rivolge PeperoniAI

    Come ci conferma lo sviluppatore, Renzo Marrazzo, “si è voluto rendere il risultato il più aderente possibile all’identità del fruitore/autore“. Diverse le categorie cui accedere: Media, Education, Writing, Marketing, suddivise a loro volta in tipologie di messaggio. E se per l’Education, ad esempio, si può chiedere di scrivere tanto il riassunto di un libro quanto una poesia, per il marketing si ottengono prevalentemente contenuti di copywriting. Un percorso intuitivo che conduce all’utilizzo di una semplice chat, che in pochi secondi dà riscontro.

    PeperoniAI, è rivolto a chi non ha dimestichezza con la parola scritta ma ha necessità di farsi comprendere; ai social media manager che devono realizzare post; ad utenti che vogliono soddisfare curiosità. Grazie a tutti gli elementi introdotti, il wizard fornisce anche idee. Categorie e tipologie di contenuti saranno potenziati nei mesi, automaticamente.

    Tra le implementazioni previste, cosa non da poco, il codice di programmazione per immagini e grafiche. Un approdo, quello dell’App, in linea con la filosofia dell’azienda, che ha dedicato il 2022 allo studio delle opportunità del Web 3, della Blockchain e del Metaverso, fino ad arrivare a Peperoni, Digital Content Manager che riduce i tempi di gestione dei contenuti aziendali e snellisce processi di archiviazione, catalogazione, distribuzione, misurazione.

    Un’esigenza sentita dai brand che puntano su una strategia di comunicazione che non sia solo social e che vogliono mettere ordine nell’accumulo di contenuti di diverso formato, quindi testi, video, audio, app e podcast.

    Allora Ferrara è pronta a diventare la nuova Silicon Valley?

    La Silicon Valley rimane un importante centro per l’innovazione tecnologica e l’imprenditorialità, ci sono anche opportunità per l’innovazione e l’imprenditorialità in altre parti del mondo. Anche una città come Ferrara, con le giuste condizioni e incentivi, può diventare un centro per l’innovazione tecnologica e l’imprenditorialità. Ciò potrebbe includere investimenti in infrastrutture, formazione e programmi di supporto per le start-up, e la creazione di un ecosistema favorevole per l’innovazione e l’imprenditorialità“. 

    intelligenza artificiale empatica

    AI tra lavoro, sicurezza e privacy

    Il lancio di ChatGPT, e di altri modelli di intelligenza artificiale generativa, hanno sollevato non poche preoccupazioni per le diverse implicazioni che un uso eccessivo e poco controllato può generare. Ma secondo 22HBG , le AppAI, possono migliorare la qualità della vita delle persone in svariati modi: fornendo assistenza nella gestione del tempo, nell’organizzazione delle attività quotidiane, nella comunicazione con gli altri, nell’apprendimento di nuove competenze e nell’accesso a informazioni utili. Su questo aspetto Renzo Marrazzo ci ha risposto:

    “Ci sono AppAI che possono aiutare le persone con disabilità a comunicare utilizzando la voce o il linguaggio dei segni; ad apprendere nuove competenze, come lingue straniere, matematica, scienze e molto altro ancora. Altre che possono fornire informazioni utili su una vasta gamma di argomenti, come la salute, il benessere, le notizie, la cultura, lo sport e molto altro ancora”.

    E rispetto al mondo del lavoro?

    «Da una parte si teme che l’adozione di tecnologie AI possa causare la perdita di posti di lavoro, soprattutto per le professioni automatizzate, anche se ci sono studi che indicano come l’adozione di tecnologie AI potrebbe creare nuovi posti di lavoro e migliorare la produttività. Dall’altra parte, c’è la preoccupazione che le tecnologie AI possano perpetuare o addirittura amplificare le disuguaglianze esistenti, come la discriminazione basata sull’età, il genere o la razza».

    E ancora, Marrazzo aggiunge la sua opinione anche su quello che riguarda altri due temi spinosi, legati all’intelligenza artificiale, come la sicurezza e la privacy.

    In generale, è importante considerare sia i benefici che i rischi delle tecnologie AI nel mondo del lavoro e adottare misure per mitigare i rischi e sfruttare al meglio i benefici. Ciò può includere la formazione e la riqualificazione per le professioni che potrebbero essere colpite dall’automazione, nonché la creazione di standard etici e di protezione dei dati per garantire che le tecnologie AI siano utilizzate in modo responsabile e rispettoso dei diritti umani“.

    Ecco, a questo punto non vi resta che andare sull’App Store e scaricare l’app PeperoniAI e metterla alla prova. E poi, se volete, fateci sapere cosa ne pensate.

  • Il futuro della stampa 3D passa dall’Italia

    Il futuro della stampa 3D passa dall’Italia

    La stampa 3D sta diventando una delle tecnologie più innovative in grado di dare vita alla Fabbrica 4.0. Ne abbiamo parlato con Lucio Ferranti, presidente e CEO di Energy Group, azienda specializzata nella stampa 3D del gruppo SolidWorld Group.

    La stampa 3D sta rapidamente diventando una delle tecnologie più innovative e rivoluzionarie nell’industria manifatturiera. Con la sua capacità di produrre componenti e prodotti su richiesta, sta cambiando il modo in cui le aziende producono e forniscono i loro beni. In questo contesto, il nostro paese vanta una realtà ormai proiettata a livello internazionale, in grado, in questi ultimi anni, di porsi sul mercato con competenza, visione e, ovviamente, tecnologie.

    In queste ultime settimane, abbiamo avuto modo di conoscere, e raccontare qui sul nostro blog, il gruppo che meglio di altri sta interpretando questo momento di grande innovazione per le aziende, sempre più proiettate a realizzare il modello di Fabbrica 4.0. Quel modello di cui ci aveva parlato Roberto Rizzo, fondatore di SolidWorld Group.

    SolidWorld Group è un’azienda leader settore nel settore della stampa 3D professionale che offre soluzioni complete di produzione additiva (additive manufacturing) e automazione industriale. Il Gruppo aiuta le aziende a migliorare l’efficienza e la flessibilità della produzione, riducendo i costi e i tempi di consegna. E quindi, l’integrazione di tecnologie come la stampa 3D e la robotica consente a SolidWorld Group di fornire soluzioni uniche e altamente personalizzate per ogni cliente.

    Energy Group stampa 3D solidworld franzrusso.it

    In questo percorso di conoscenza del Gruppo, ci siamo resi conto che SoliWorld Group oggi sta contribuendo, in maniera significativa, a costruire il futuro della stampa 3D e questo passa proprio dall’Italia.

    Per comprendere meglio questo aspetto, siamo andati a Bentivoglio, comune a nord di Bologna, dove ha sede Energy Group, società fondata nel 1995 oggi parte di SolidWorld Group. Ad accoglierci è Lucio Ferranti, presidente e AD di Energy Group.

    Energy Group è oggi una divisione di SolidWorld Group che si concentra sulle soluzioni di produzione additiva. Offre servizi di stampa 3D e produzione di componenti per l’industria energetica, automotive, aerospaziale, medicale e non solo. La loro offerta è progettata per aiutare le aziende ad aumentare l’efficienza e la sostenibilità delle loro attività, riducendo i costi e i tempi di consegna.

    L’azienda nasce nel 1995 specializzandosi nei software CAD” – ci racconta Lucio Ferranti. “Nel 2005 siamo entrati in contatto con chi in Italia stava costruendo un network di rivenditori di prodotti Stratasys e ci piaceva l’idea di offrire ai nostri clienti l’opportunità di poter migliorare la prototipazione dei loro prodotti riducendo di molto tempi e costi. La stampa 3D da quel momento ci ha permesso di entrare in mercati per noi conosciuti ed entrare in contatto con aziende prestigiose del comparto Motor Valley. Da quel momento abbiamo compreso le enormi potenzialità della stampa 3D e abbiamo deciso di dedicarci completamente a questo ambito“.

    Energy Group oggi è in grado di coprire le esigenze di tutti i settori industriali e la relazione con i grandi produttori di stampanti 3D, come appunto Stratasys (leader mondiale con una quota di mercato di circa il 30% a livello globale), ha permesso all’azienda di crescere e specializzarsi, diventando sempre più un punto di riferimento.

    All’interno di SolidWorld Group siamo cresciuti ulteriormente, diventando un pilastro del gruppo per quanto riguarda la stampa 3D. Il percorso di crescita fatto in questi anni e la recente quotazione in borsa del Gruppo ci permettono di poter incentivare investimenti in ricerca e sviluppo su soluzioni che vanno verso la connessione di macchine stampanti 3D che comprendono anche robot al controllo dei pezzi realizzati. Si tratta quindi di soluzioni che vanno sempre più nella direzione della Fabbrica 4.0“.

    Come abbiamo avuto modo di vedere nella nostra visita alla Energy Group a Bentivoglio, il futuro della stampa 3D, che vede il nostro paese giocare un ruolo sempre più da protagonista, va ben oltre la semplice produzione di parti e prodotti. La tecnologia si evolve sempre più rapidamente, aprendo la strada a una nuova era di produzione industriale. Pensiamo alla stampa 3D in metalli sta diventando sempre più diffusa, consentendo la produzione di componenti metallici resistenti e leggeri per una vasta gamma di settori, tra cui aerospaziale, automobilistico e medicina, come ci ha spiegato Lucio Ferranti.

    I Gruppo di recente è sbarcata in Medio Oriente aprendo una sede commerciale a Dubai. “Si tratta di un passaggio quasi naturale per il nostro Gruppo che da anni già opera nella zona degli Emirati Arabi. Con questa sede commerciale vogliamo dare continuità di business e la possibilità di avviare relazioni sempre più continue con le aziende. Nella zona” – continua Ferranti – “abbiamo registrato una grande richiesta di competenze tecniche per avviare un business solido e noi siamo lì per questo. Siamo agli inizi ma ci sono già segnali positivi e, per questi motivi, siamo soddisfatti“.

    In conclusione, dopo la nostra visita a Energy Group di Bentivoglio, possiamo dire che oggi la stampa 3D sta diventando sempre più accessibile, con nuove tecnologie che rendono possibile la produzione di parti e prodotti a costi relativamente bassi. Questo sta aprendo la strada a una maggiore personalizzazione e a una maggiore flessibilità nella produzione, con le aziende in grado di produrre parti e prodotti su richiesta, in tempo reale.

    Il futuro della stampa 3D è quindi promettente con l’Italia protagonista e SolidWorld Group sta giocando un ruolo chiave nella sua realizzazione. Con la loro esperienza e le loro soluzioni complete, l’azienda sta aiutando le altre organizzazioni a sfruttare appieno il potenziale della stampa 3D, per creare un futuro più efficiente, personalizzato e anche sostenibile.

    [In collaborazione con SolidWorld Group]

  • ChatGPT, ecco come viene impiegato con intenti malevoli

    ChatGPT, ecco come viene impiegato con intenti malevoli

    Ormai ChatGPT, il chatbot di Intelligenza Artificiale creato da OpenAI, è diventato virale e tutti ne parlano. Ma oltre alle grandi opportunità che si presentano, come sempre, ci sono anche dei grandi rischi. Eccone alcuni.

    Ormai non si parla d’altro, da circa un mese, se non di Intelligenza Artificiale e ChatGPT. E questo perché il software, realizzato da Open AI, l’organizzazione fondata da Elon Musk e Sam Altman, ha lanciato il software che permette una interazione diretta con l’essere umano, rispondendo per iscritto a esigenze concrete. Da quel momento il fenomeno è diventato virale e tutti ne parlano.

    Basta dare un piccolo monitoraggio con Google Trends per sincerarsi di quanto sia cresciuto l’interesse verso ChatGPT.

    Per non parlare delle notizie più recenti che parlano di Microsoft pronta ad investire 10 miliardi di dollari in Open AI per non mancare la grande occasione di implementare l’intelligenza artificiale all’interno di Bing, il suo motore di ricerca.

    Eppure, il grande fisico e matematico Stephen Hawking sosteneva che una intelligenza artificiale molto evoluta avrebbe potuto mettere a rischio la stessa esistenza umana, “dobbiamo far fare all’AI quello che vogliamo che faccia“.

    E sulla base di questo monito Elon Musk e Sam Altman hanno dato vita ad Open AI nel tentativo di dare vita ad una Intelligenza Artificiale più controllabile e gestibile.

    Un grande intento, non c’è che dire, ma, come ogni cosa, anche questa modalità presenta dei rischi e dei pericoli, oltre ai grandi vantaggi.

    chatgpt openai usi malevoli franzrusso.it

    Ci soffermiamo proprio su alcuni pericoli che iniziano ad essere rilevati, perché al momento ChatGPT può essere usato da chiunque. Pensate che a dicembre, al suo lancio, in soli 5 giorni sono stati registrati oltre 1 milioni di utenti, un risultato straordinario. Tanto straordinario se pensate che Facebook ci ha impiegato 10 mesi prima di arrivare al milione di utenti e Netflix, invece, tre anni. Certo, sembrano esempi lontani, ma era giusto per dare la dimensione del clamore mediatico che si è creato attorno a Chat GPT.

    Ora, questo tipo di modalità di scrittura automatizzata, attraverso una intelligenza artificiale, come ChatGPT sta interessando proprio tutti, inclusi hacker e cyber criminali in generale.

    Un aspetto, questo, che comincia ad essere monitorato dalle agenzie che si occupano di cybersecurity perché sono già in atto azioni malevoli che potrebbero, più di quanto non lo sia già, trarre l’utente in inganno.

    Gli esempi sono già attivi attraverso trolling sui social media, la società WithSecure durante una sua indagine ha creato un account di un’azienda inventata, con relativo account del CEO Kenneth White, istruendo l’intelligenza artificiale a scrivere post sui social media al fine di attaccare il CEO a livello personale, minacce incluse.

    Ma questo non è che un piccolo esempio di ciò che i criminali digitali potrebbero creare usando un software come Chat GPT. Basti pensare a truffe sulle criptovalute organizzate in maniera da sembrare credibili, con account fake che, grazie all’IA, presentano contenuti persuasivi e convincenti.

    Anche Check Point Research (CPR), la divisione Threat Intelligence di Check Point Software, sta osservando i primi casi di criminali informatici e utenti che utilizzano ChatGPT per sviluppare tool pericolosi. E i ricercatori di Check Point Software segnalano che gli hacker potrebbero utilizzare ChatGPT e Codex di OpenAI per eseguire attacchi mirati. Per dimostrarlo, CPR ha utilizzato ChatGPT e Codex per produrre e-mail e codici malevoli e una catena di infezione in grado di colpire i computer degli utenti.

    Con questa modalità, CPR è stato in grado di creare una e-mail, con un documento Excel allegato, contenente codice dannoso in grado di scaricare reverse shell. Gli attacchi di reverse shell puntano a connettersi a un computer e a reindirizzare le connessioni di input e output della shell del sistema di destinazione, in modo che l’aggressore possa accedervi da remoto.

    Questi gli step eseguiti dai i ricercatori di CPR:

    • Chiedere a ChatGPT di impersonare una società di hosting

    chatgpt email webhosting CPR franzrusso.it

    • Chiedere a ChatGPT di ripetere la procedura, creando un’e-mail di phishing con un allegato Excel malevolo

    chatgpt email phishing CPR franzrusso.it

    • Chiedere a ChatGPT di creare un codice VBA dannoso in un documento Excel

    chatgpt codice vba dannoso CPR franzrusso.it

    Codice di Open AI

    CPR è stato anche in grado di generare codice malevolo utilizzando Codex, ponendo richieste come:

    • Eseguire uno script di shell inversa su una macchina Windows e connettersi a un indirizzo IP specifico.
    • Verificare se l’URL è vulnerabile a SQL injection accedendovi come amministratore.
    • Scrivere uno script python che esegua una scansione completa della porta sul computer di destinazione.
    • Conseguentemente il codice dannoso è stato generato da Codex.

    ChatGPT può alterare significativamente il panorama delle minacce informatiche“, dice Sergey Shykevich, Threat Intelligence Group Manager at Check Point Software. “Ora chiunque abbia risorse minime e zero conoscenze nel codice, può facilmente sfruttarlo a scapito della sua immaginazione. Per mettere in guardia il pubblico, abbiamo dimostrato quanto sia facile utilizzare la combinazione di ChatGPT e Codex per creare e-mail e codice dannosi. Credo che queste tecnologie AI rappresentino un altro passo avanti nella pericolosa evoluzione di capacità informatiche sempre più sofisticate ed efficaci“.

    E ancora, i ricercatori CPR hanno scoperto che il 29 dicembre 2022, su un popolare forum di hacking clandestino, è apparso un thread intitolato “ChatGPT – Benefits of Malware“. L’autore del thread ha rivelato che stava sperimentando ChatGPT per ricreare dei malware e le tecniche descritte nelle pubblicazioni di ricerca e negli articoli sui malware più comuni.

    In realtà, anche se questo individuo potrebbe essere un aggressore molto tech, questi post sembravano dimostrare ai criminali informatici meno capaci tecnicamente come utilizzare ChatGPT per scopi dannosi, con esempi reali che possono utilizzare immediatamente.

    Il 21 dicembre 2022, un aggressore soprannominato USDoD ha pubblicato uno script Python, che ha sottolineato essere il “primo script che abbia mai creato“. Quando un altro criminale informatico ha commentato che lo stile del codice assomiglia a quello di OpenAI, USDoD ha confermato che OpenAI gli ha dato una “bella mano a finire lo script con una bella portata“.

    Ciò potrebbe significare che i potenziali criminali informatici che hanno poche o nessuna capacità di sviluppo potrebbero sfruttare ChatGPT per sviluppare tool dannosi e diventare nuovi criminali informatici a tutti gli effetti con capacità tecniche.

    Ecco, questo lo scenario, pericoloso, che non va assolutamente sottovalutato. Val la pena quindi abbracciare queste nuove innovazioni, sapendo però che le stesse possono nascondere pericoli poco conosciuti o, addirittura, amplificarli, rendendo tutto molto più complicato da gestire.

    Ovviamente, questa non è che una parte e ci ritorneremo sicuramente più avanti.

    Immagine di copertina: ChatGPT su schermo pc, foto di @rokas91 - Depositphotos