In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network
Come anticipato, X da oggi rivoluziona i pagamenti ai creator, puntando sull’engagement degli utenti Premium. Una mossa che potrebbe portare ad un notevole abbassamento della qualità dei contenuti. Oltre a scontentare i creator.
I pagamenti su X verranno riconosciuti sulla base delle interazioni che i creator riusciranno ad attrarre. Non si conosce il numero esatto di interazioni necessarie per ottenere i pagamenti, ma è noto che le condizioni di accesso devono essere sempre soddisfatte, come l’obbligo di essere abbonati a Premium.
È importante notare che l’engagement (risposte, repost e “like”) deve essere registrato nei 3 mesi e vale solo quello realizzato tra account Premium. Le interazioni tra account non abbonati non sono conteggiate.
Questa modifica avrà due conseguenze principali:
Riduzione del pubblico di riferimento: solo le interazioni da parte degli utenti Premium vengono considerate valide per il pagamento, restringendo così la platea potenziale dei creator.
Incentivo all’engagement di qualità: i creator sono spinti a pubblicare contenuti che stimolino discussioni attive anziché semplici visualizzazioni. Resta incerto se questo apporterà benefici alla qualità dei contenuti; molto probabilmente, la qualità potrebbe risultare inferiore.
È confermata la soglia minima di pagamento di 50 dollari.
Con questo aggiornamento del programma Creator Revenue Sharing, X sposta l’attenzione verso i contenuti. In passato, l’obiettivo era semplicemente ottenere visualizzazioni, trasformando ogni post in una sorta di annuncio. Ma con i cambiamenti attuali, questo potrebbe non bastare per migliorare la qualità dei contenuti.
Il rischio è che, per attrarre interazioni, si creino contenuti divisivi e polarizzanti. Infatti, l’algoritmo sembra sempre più orientato a incentivare questa direzione.
Inoltre, ricevere pagamenti sarà ora più complicato, poiché la platea su cui fare affidamento si restringe notevolmente. Parliamo infatti di engagement limitato agli account abbonati a Premium, che rappresentano appena lo 0,25% degli utenti totali, Vale a dire circa 1,4 milioni di utenti a livello globale.
X sembra quindi costretta a cambiare rotta per ridurre i pagamenti. La piattaforma è in difficoltà finanziaria, poiché molti inserzionisti rilevanti si sono allontanati da un anno.
Al contrario, tutte le altre piattaforme, come TikTok e quelle del gruppo Meta, continuano a remunerare i propri creator tenendo in considerazione le visualizzazioni.
Questa modifica rischia di scontentare molti creator, che speravano in un modello diverso. Il pericolo concreto è che la qualità dei contenuti diventi ancora più polarizzante.
Dopo aver portato Donald Trump a diventare nuovamente presidente degli Usa, Elon Musk adesso attende la sua ricompensa. E tra ambizioni per lo spazio, conflitti di interesse e politiche governative, si profila un’alleanza controversa.
Alla fine ce l’ha fatta, l’ha spuntata. Elon Musk, il miliardario che tanto aveva scommesso su Trump alla fine è riuscito nel suo intento. Del resto, chi lo conosce bene non aveva mai avuto dubbi che potesse esserci un esito diverso. Difficilmente Musk decide di impegnarsi a tal punto senza essere sicuro di raggiungere il suo obiettivo.
L’ha fatto diverse volte, sarebbe stato strano se fosse andata diversamente.
Il suo obiettivo era portare a vincere Trump, e così è stato.
Elon Musk ha investito ben 100 milioni di dollari per supportare Trump nella sua campagna presidenziale. E adesso potrebbe trovarsi in una posizione di grande influenza, aprendo la strada potenzialmente a un inedito conflitto d’interessi che potrebbe modellare il futuro del governo americano e delle sue relazioni con le aziende del mondo tech. Quel mondo che lui conosce benissimo.
Il miliardario visionario – da oggi “super genio“ – dietro Tesla e SpaceX, dovrà comunque affrontare un primo problema. E cioè, come bilanciare il suo coinvolgimento con un’amministrazione governativa che regola diversi aspetti del suo business, dai lanci spaziali alle auto a guida autonoma?
Il Dipartimento per l’Efficienza Governativa, una struttura che Trump avrebbe promesso al capo della Tesla, potrebbe aprire proprio a Musk un accesso diretto alle decisioni cruciali per i suoi interessi finanziari. E chi lo avrebbe mai detto?
L’impero di Musk e i rapporti con le agenzie federali
Per la cronaca, Elon Musk è a capo di un gruppo di aziende valutato oltre 1.000 miliardi di dollari, con Tesla e SpaceX in primo piano.
Queste sono spesso al centro di indagini federali da parte di agenzie come la Federal Trade Commission e la Securities and Exchange Commission, che monitorano la sicurezza dei dati degli utenti, la gestione della privacy su X (ex Twitter), e la sicurezza delle auto Tesla.
Durante la campagna elettorale, Trump ha espresso il suo supporto a Musk, definendolo un “genio” che merita protezione e celebrazione. Non era di questo parere qualche anno fa, anzi.
Il rapporto tra i due si è rafforzato anche su questioni che riguardano su questioni come diversità di genere e immigrazione. Musk ha appoggiato pubblicamente diverse posizioni conservatrici di Trump, diventando un simbolo della campagna elettorale. Lo abbiamo anche visto al fianco del 47° presidente degli Usa nella notte elettorale.
Musk e la sua rete internazionale
Come sappiamo, la rete di relazioni di Musk non si limita agli Usa. Musk ha costruito nel corso del tempo contatti con leader internazionali, che includono Vladimir Putin e funzionari cinesi; ha discusso di possibili progetti in India con il primo ministro Modi. L’appoggio di investitori stranieri come sauditi e qatarioti a X, inoltre, solleva domande sugli effetti di queste alleanze sulla politica estera dell’amministrazione Trump.
SpaceX, poi, potrebbe trarre grande vantaggio dall’amministrazione grazie a contratti governativi per miliardi di dollari. Le operazioni della società per la NASA e il Pentagono sono fondamentali. Infatti, SpaceX è attualmente l’unico provider di trasporto spaziale umano verso la Stazione Spaziale Internazionale e uno dei maggiori fornitori di servizi di lancio per il Dipartimento della Difesa.
Le ambizioni di Musk: dallo spazio alla connettività globale
Ma non è tutto. Tutti sanno che la grande ambizione di Musk è la colonizzazione di Marte, un progetto che considera cruciale per la sopravvivenza umana e che vorrebbe portare avanti con il supporto del governo.
Starship, il suo razzo di punta, rappresenta il cuore del progetto marziano, ma la Federal Aviation Administration pone limiti alla frequenza dei lanci, una questione che Musk ha più volte criticato. Ecco che a questo punto la vittoria di Trump potrebbe permettergli di esercitare una maggiore pressione per ridurre tali restrizioni.
Anche Starlink, il sistema di satelliti per l’accesso a Internet, potrebbe beneficiare dei progetti governativi per l’espansione della banda larga nelle aree rurali. Trump e il commissario della FCC Brendan Carr hanno sostenuto l’idea che Starlink possa offrire una connessione migliore in queste zone rispetto alle tradizionali linee in fibra ottica, e l’amministrazione potrebbe favorire questa espansione con sussidi mirati.
Tesla e la transizione verso i veicoli elettrici
E poi c’è Tesla. L’azienda di punta di Musk ha tratto grandi benefici dai crediti per l’aria pulita introdotti dal governo Biden. Tuttavia, con Trump, noto scettico della mobilità elettrica, Musk dovrà mediare per continuare a ottenere supporto.
Nonostante le posizioni iniziali, Trump ha recentemente dichiarato il suo sostegno ai veicoli elettrici, anche grazie all’influenza di Musk. La crescita di Tesla passa inoltre dalla regolamentazione dei veicoli autonomi. Su questo punto Musk ha richiesto un’accelerazione delle approvazioni federali per favorire l’adozione delle tecnologie di guida autonoma.
Le funzioni avanzate come l’Autopilot e il Full Self-Driving sono sotto la lente d’ingrandimento della National Highway Traffic Safety Administration per la loro sicurezza. Indagini sui sistemi di guida assistita hanno rivelato incidenti attribuibili a problemi tecnici, mentre il Wall Street Journal ha raccolto dati su centinaia di collisioni, alimentando il dibattito sulla sicurezza delle auto Tesla.
X, la piattaforma ora megafono politico
Come non parlare di X, la piattaforma che un tempo era Twitter.
Nel 2022, Musk ha acquistato Twitter con l’intento dichiarato di contrastare la censura. Un intento mai del tutto chiaro, salvo poi esplicitarlo nei mesi successivi, che aveva una sua strategia. E cioè creare un canale che servisse a promuovere posizioni pro-Trump e per criticare regolatori e avversari politici.
Questa dinamica ha attirato l’attenzione della SEC e della FTC, con quest’ultima che ha avviato indagini sulla gestione della privacy e sulla sicurezza della piattaforma.
Musk non ha esitato a rispondere duramente: a fine ottobre, ha dichiarato che Lina Khan, presidente della FTC, “sarà licenziata presto”. Sarà interessante capire come Musk affronterà adesso, visto anche il suo ruolo istituzionale.
La SEC ha anche intrapreso azioni legali contro Musk per aver violato obblighi di trasparenza durante l’acquisto di Twitter.
Muske e le imprese “minori”
Poi ci sono le attività “minori” di Musk, come xAI e Neuralink. Anche queste potrebbero risentire di regolamentazioni federali.
Neuralink, ad esempio, sviluppa impianti cerebrali e necessita dell’approvazione della Food and Drug Administration per le sue sperimentazioni; mentre xAI potrebbe essere influenzata dalle nuove leggi sull’intelligenza artificiale.
Durante una diretta live elettorale su X, Musk ha annunciato l’intenzione di proseguire il proprio impegno politico anche dopo le elezioni, affermando che il suo comitato “America PAC” peserà sulle future elezioni, comprese le elezioni di medio termine.
Musk e Trump: allenza strategica e, forse, duratura
Si profila un’alleanza molto ampia tra Musk e Trump, su vari fronti.
Come accennato prima, Musk e Trump avevano già collaborato durante la precedente amministrazione, anche se l’accordo si era interrotto per divergenze sulle politiche ambientali.
Nonostante gli elogi reciproci e una comune passione per l’egocentrismo e protagonismo, le divergenze passate ricordano a loro che l’alleanza attuale potrebbe essere temporanea.
Lo stesso Musk, nel 2022, criticava Trump come un personaggio eccessivamente “drammatico”. Le circostanze attuali, però, sembrano aver portato i due a una convergenza di interessi, abbastanza evidente.
Questa sinergia tra un imprenditore – super genio – con la fissa dello spazio e di Marte, e un presidente dalle vedute dirompenti, potrebbe ridisegnare gli equilibri tra politica, tecnologia e industria, con effetti potenzialmente duraturi.
In ogni caso, resta da vedere fino a che punto questa alleanza saprà resistere alle pressioni politiche e alle sfide regolamentari dei prossimi anni.
ChatGPT Search di OpenAI finirà per cambiare il modo con cui fare ricerca online. La ricerca quindi si trasforma in un dialogo interattivo e personalizzato.
L’evoluzione dei motori di ricerca ha vissuto varie fasi. Dai primi tentativi negli anni ‘90 alla diffusione globale di Google, che ha ridefinito il concetto di rapidità e precisione nella ricerca di informazioni.
Sappiamo bene quanto la parola Google sia assolutamente legata, ormai, al concetto di ricerca. E sappiamo bene quanto la nostra vita sia associata, al tempo stesso, a Google.
Solo che tutto questo, nell’era dell’intelligenza artificiale, potrebbe cambiare. Completamente.
Cosa potrebbe succedere se non ci fosse più bisogno di digitare parole chiave generiche e scorrere pagine di risultati? Che è quello che ormai da decenni siamo abituati a fare?
Questo è il punto da cui partire per comprendere davvero la novità introdotta da OpenAI con ChatGPT Search. Una funzionalità – anche se è molto di più – che promette di rivoluzionare la nostra esperienza di ricerca online. L’aspetto interessante è l’introduzione del modello di interazione verso una vera e propria conversazione.
Ok, adesso diamo un’occhiata a ChatGPT Search, ai motori di ricerca basati su IA attualmente sul mercato. E poi cerchiamo di capire come l’uso dell’intelligenza artificiale nel search potrebbe trasformare l’intero ecosistema digitale.
Cos’è ChatGPT Search e come funziona
ChatGPT Search è una funzionalità lanciata da OpenAI, sviluppata per arricchire ChatGPT con l’accesso a dati aggiornati dal web.
Nel mese di maggio di quest’anno se ne era cominciato a parlare; per poi arrivare con l’annuncio definito a luglio, sempre di quest’anno. E ora, dopo settimane di uso sotto forma di test per alcuni utenti, arriva disponibile per gli utenti abbonati a Plus e per i Team.
Cosa si può fare con ChatGPT Search?
Attraverso questa integrazione, ChatGPT può effettuare ricerche in tempo reale; consultare siti affidabili per rispondere a domande che richiedono dati attuali, come aggiornamenti su notizie, cambiamenti di regolamenti, quotazioni di borsa; ricercare trend di costume e cultura.
Per gli utenti di ChatGPT, ciò significa non dover più affrontare risposte parziali o obsolete. Ma ricevere risposte contestualizzate e aggiornate.
ChatGPT Search è attualmente accessibile agli utenti con abbonamento Plus e Team. Ma OpenAI ha annunciato che presto sarà disponibile anche per gli utenti Enterprise e Edu. Nei prossimi mesi ci sarà una estensione verso il pubblico più ampio. Quindi sarà disponibile per tutti.
Chat GPT Search, attivazione automatica o manuale
L’accesso a ChatGPT Search è semplice. Quando una domanda richiede informazioni aggiornate, l’IA attiva automaticamente la funzionalità di ricerca web, consultando i risultati più recenti.
In ogni caso, si può sempre avviare manualmente una ricerca utilizzando l’icona dedicata. Questo permette di avere un controllo diretto sulla ricerca di informazioni, che possono poi essere verificate tramite i link alle fonti incluse nelle risposte.
La trasparenza come elemento cruciale
Per OpenAI, un elemento cruciale di ChatGPT Search è la trasparenza. Ogni risposta che sfrutta le ricerche online include citazioni delle fonti. E meno male.
In questo modo, l’utente ha modo di verificare la qualità e la veridicità delle informazioni, rendendo ChatGPT Search un’esperienza diversa rispetto ai motori di ricerca tradizionali. Sempre dal punto di vista della modalità di conversazione.
L’estensione Chrome che sostituisce l’uso di Google
Vi è poi un’altra particolarità che potrebbe avere una grande presa.
Come sapete, una volta impostato Google come motore di ricerca di base, qualsiasi cosa scriverete nello spazio dedicato all’url (dove si scrive l’indirizzo di una pagina all’interno del browser) automaticamente viene ricercata all’interno del motore più usato al mondo.
Insieme al lancio di ChatGPT Search, OpenAI ha lanciato anche una estensione per Chrome. Questa permette di impostare ChatGPT come motore di ricerca di base.
Quindi ogni qualvolta scriverete una parola, una frase o una combinazione di parole; oppure, ogni volta che effettuerete una ricerca online premendo il tasto destro del vostro mouse, ecco che si aprirà una finestra di ChatGPT Search fornendovi tutte le informazioni richieste.
Da provare, anche se non a tutti piacerà. L’impatto, da questo punto di vista, è notevole.
Come appare ChatGPT Search
I motori di ricerca attuali che sfruttano l’IA
Come detto in apertura, il mondo della ricerca online, nell’era della IA, potrebbe cambiare radicalmente. E in parte già lo è.
Infatti, ChatGPT Search rappresenta un salto qualitativo notevole, ma non è la prima tecnologia di search basata su IA.
Diversi motori di ricerca hanno già introdotto sistemi di intelligenza artificiale. Per migliorare la qualità delle risposte e offrire un’esperienza personalizzata.
Google Search con Bard (ora noto come Gemini): Google ha aggiunto funzionalità di IA per potenziare i risultati di ricerca e renderli più intuitivi, attraverso la comprensione semantica delle query e la contestualizzazione dei risultati. L’obiettivo è fornire risposte dirette anziché una lista di link, accorciando i tempi di ricerca e rendendo l’esperienza di search più dinamica.
Bing con ChatGPT integrato: Microsoft ha integrato ChatGPT direttamente nel suo motore di ricerca Bing. La sinergia tra la capacità di ricerca di Bing e le capacità di conversazione di ChatGPT ha creato un modello in cui le risposte sono generate dinamicamente e possono essere esplorate in modo più conversazionale.
You.com: un motore di ricerca creato con una base di IA che permette una ricerca modulare. You.com utilizza algoritmi per personalizzare i risultati e consente all’utente di definire il tipo di fonti da cui desidera ricevere informazioni, trasformando la search in un’esperienza altamente personalizzabile.
Perplexity AI: considerato uno dei primi motori di ricerca basati su IA con un’interfaccia conversazionale, Perplexity AI offre risposte dirette e contestualizzate, citando le fonti per trasparenza. Con una struttura basata su modelli linguistici avanzati, Perplexity AI punta a rendere l’interazione intuitiva e affidabile, aiutando l’utente a trovare informazioni in modo efficiente senza bisogno di approfondimenti esterni.
La Rivoluzione della ricerca online: l’IA e il search interattivo
Con l’introduzione di ChatGPT Search e tecnologie simili, stiamo assistendo a un cambiamento che va oltre il semplice aggiornamento tecnologico.
I motori di ricerca tradizionali ci hanno abituati a pensare in termini di parole chiave. Ma l’IA ci permette di andare oltre, arrivando a una modalità di dialogo naturale e continuativo con il modello.
Per esempio, mentre i motori di ricerca tradizionali richiedono di formulare domande precise per ottenere risposte rilevanti, ChatGPT Search e gli altri modelli basati su IA comprendono la complessità delle domande, rispondendo con maggiore empatia e capacità di contestualizzazione.
In pratica, se in passato era l’utente a doversi adattare al motore di ricerca, oggi accade il contrario: è il sistema di IA che si adatta all’utente, costruendo risposte su misura in base al contesto e alla conversazione.
Come la ricerca online su IA cambia il futuro
Una delle caratteristiche più evidenti di un sistema come ChatGPT Search è la possibilità di avere risposte complete e dettagliate, abbattendo le barriere tra ricerca e risposta. Non si tratta solo di una ricerca più veloce, ma di un vero e proprio cambiamento del modo in cui interagiamo con l’informazione.
L’utente si trova a leggere una risposta unica e coerente, invece di frammenti di dati. L’esperienza è più immediata e naturale, quasi fosse una conversazione con qualcuno – che ne sa – che risponde alle nostre domande.
Con un’interazione basata su IA, il motore di ricerca diventa una sorta di assistente. Sì, un partner che sa anticipare le necessità, proponendo una nuova forma di apprendimento e informazione.
Inoltre, la possibilità di eseguire ricerche su più livelli e di citare le fonti introduce una maggiore trasparenza. E anche un senso di fiducia più alto. La possibilità di approfondire temi in modo più completo e verificabile, riducendo la disinformazione.
Se prima una richiesta da parte del bot GPT appariva non del tutto corretta e poco legata alla realtà, con la modalità search all’interno della conversazione tutto questo può essere verificato immediatamente. Sempre restando all’interno della conversazione aperta.
Un aspetto, questo, non di poco conto.
In conclusione
ChatGPT Search rappresenta senza dubbio un passo avanti significativo nella storia del search online. Non solo cambia il modo in cui riceviamo informazioni, ma rivoluziona anche le aspettative degli utenti, avvicinandoci a un futuro in cui la ricerca assomiglia sempre di più ad un dialogo.
Anche se siamo solo agli inizi, possiamo immaginare che questa nuova forma di interazione diventerà rapidamente lo standard, con un impatto simile a quello che l’introduzione di Google ebbe negli anni Duemila.
Per chi è meno esperto, ChatGPT Search e gli altri strumenti di IA promettono una ricerca più intuitiva e accessibile; mentre per chi è già abituato a utilizzare motori avanzati, queste novità aprono a possibilità di apprendimento e informazione mai viste prima.
Il futuro della ricerca online è in continua evoluzione e, con ChatGPT Search, questo futuro sembra ancora più vicino.
L’idea arriva da lontano, dal 2012, ma ora trova più concretezza. Meta punta al suo motore di ricerca basato su IA, integrato sulle piattaforme, per offrire risposte contestuali e personalizzate.
Sempre in quegli anni era diffusa, soprattutto negli Usa, che gli utenti stessero per sostituire Google con Facebook come piattaforma di riferimento. Questo perché era sempre più crescente il numero di persone che accedeva direttamente a Facebook, una volta aperto il proprio pc o laptop, invece che a Google. E questo era uno dei motivi che portava a pensare che Facebook prima o poi lo avrebbe realizzato il suo motore.
L’idea del motore di ricerca all’interno dell’ecosistema Meta
Passano ancora 4 anni e si arriva al 2016. Quando Facebook presenta il suo Ecosistema. Una sorta di roadmap che al suo interno, tra le varie tappe da raggiungere, c’era proprio quella dedicata al “Search”. Noterete che in quel grafico figura anche la IA.
Mettendo insieme le due tappe, ecco che, e arriviamo al 2024, le cose stanno prendendo forma. Forse con una modalità che non era stata prevista, ossia quella di mettere insieme search e IA. E invece.
Questa innovazione permetterebbe alla società di Mark Zuckerberg di competere con Google e Bing. Ma, soprattutto, permetterebbe alla società di Menlo Park di fornire una nuova esperienza di ricerca integrata e personalizzata, che si inserisce direttamente nelle piattaforme social di Meta come Facebook, Instagram e WhatsApp.
Con una strategia ben delineata, Meta sta investendo da mesi nella creazione di un motore di ricerca autonomo, riducendo la sua dipendenza dai motori di ricerca attuali per fornire informazioni agli utenti di Meta AI.
Dal chatbot a un motore di ricerca autonomo: la nuova esperienza di Meta
Meta, guidata dal suo team di ingegneri sotto la direzione di Xueyuan Su, lavora da circa otto mesi su questo progetto che ha come obiettivo quello di costruire una vasta banca dati e sviluppare web crawler proprietari.
Attualmente, il chatbot Meta AI si affida a Google e Bing per rispondere a domande sugli eventi recenti, ma con un motore di ricerca nativo, Meta punta a offrire risposte in modo più diretto e contestualizzato, adattando le informazioni ai social network.
Questa visione include risposte a domande che non si limitano alla pura ricerca di parole chiave, ma che forniscono invece conversazioni arricchite da contesto e approfondimento.
L’uso di un motore di ricerca basato su IA non è solo una novità tecnica ma una mossa strategica: Meta cerca di posizionarsi come indipendente dai principali attori del web, specialmente considerando che Google e Microsoft potrebbero limitare o interrompere l’accesso alle loro piattaforme.
Di fatto, il motore di Meta potrebbe diventare un nuovo standard, migliorando l’interazione sui social media e offrendo un sistema di ricerca più sicuro e allineato ai valori e agli obiettivi aziendali di Meta stessa.
L’evoluzione del mercato delle ricerche basate su IA
Negli ultimi due o tre anni, l’intelligenza artificiale ha spinto i motori di ricerca verso un’interazione sempre più fluida e intelligente, modificando radicalmente il modo in cui gli utenti trovano informazioni online.
Ad esempio, Google ha lanciato “multisearch”, un’esperienza che combina testo e immagini per consentire agli utenti di eseguire ricerche visive avanzate, e la funzione “Circle to Search” sul mobile (dispositivi Pixel e dispositivi Samsung), che permette di cercare con maggiore precisione evidenziando parti specifiche delle immagini.
Google, grazie a Gemini, continua ad esplorare tecnologie avanzate di linguaggio naturale per perfezionare i risultati di ricerca e renderli più intuitivi, rispondendo a domande sempre più complesse.
Dall’altro lato, Bing, supportato dalle tecnologie di OpenAI, ha integrato ChatGPT direttamente nel motore di ricerca, offrendo risposte interattive e più discorsive, simili a quelle di un assistente virtuale.
Questa collaborazione ha reso Bing più competitivo, proponendosi come un’alternativa a Google, grazie alla capacità di elaborare contenuti in tempo reale, interpretare il contesto delle domande e fornire risposte elaborate.
Alcuni altri motori di ricerca basati su IA, come Perplexity e You.com, sono riusciti ad attrarre una nicchia di utenti interessati a un’interazione di ricerca più dinamica e personalizzata.
You.com, ad esempio, consente all’utente di personalizzare le fonti dalle quali preferisce ricevere risposte.
Perplexity offre un’interfaccia che integra più fonti e sintetizza risposte contestuali per domande complesse. Questo approccio risulta particolarmente apprezzato da utenti che cercano rapidità ed efficienza senza sacrificare l’accuratezza dell’informazione.
Il potenziale del motore di ricerca di Meta
Il motore di ricerca di Meta rappresenta una novità poiché promette una sinergia tra social media e ricerca IA, rendendo l’esperienza di ricerca più integrata e coinvolgente. Questa caratteristica potrebbe facilitare l’accesso alle informazioni direttamente dall’interno dei social, favorendo una maggiore interazione tra utenti e piattaforme e riducendo il tempo necessario per passare da un’app all’altra.
Ad esempio, un utente potrebbe cercare informazioni su una tendenza osservata su Instagram; o su un argomento menzionato in un post di Facebook e ottenere risposte contestuali senza uscire dall’applicazione.
Meta, inoltre, punta a utilizzare il modello linguistico Llama per interpretare e rispondere a domande con un grado di comprensione semantica elevato, offrendo risposte personalizzate e in linea con le preferenze e gli interessi dell’utente. La creazione di un ambiente di ricerca contestuale e socialmente connesso potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo non indifferente, migliorando, e aumentando, il tempo di permanenza degli utenti all’interno dell’ecosistema Meta. Ecosistema, appunto, a cui facevo riferimento prima.
Le sfide per il futuro
Nonostante le grandi ambizioni, la costruzione di un motore di ricerca proprietario basato su IA non è priva di sfide e complessità. Il progetto richiede risorse considerevoli per raccogliere e analizzare dati su scala globale, senza contare i problemi di regolamentazione e privacy che potrebbero emergere soprattutto nei mercati più regolamentati, come l’Unione Europea.
Inoltre, Meta dovrà confrontarsi con la reputazione consolidata di Google e Microsoft, che continuano a investire per migliorare l’accuratezza e la qualità delle risposte.
In ogni caso, il progetto di Meta potrebbe – ma è tutto da vedere – aprire nuovi orizzonti per l’intero settore, mostrando come l’IA possa integrarsi con il social media per migliorare l’accesso all’informazione.
Il futuro della ricerca online, quindi, sta cambiando radicalmente proprio grazie all’IA. Sembra più orientato verso una maggiore personalizzazione e interazione, con la possibilità per gli utenti di accedere a risposte più accurate.
Tutto questo all’interno di in un panorama sempre più dominato da Intelligenze Artificiali sofisticate e capaci di adattarsi alle esigenze specifiche di ogni singolo utente.
I nuovi Termini di uso di X, che entreranno in vigore dal prossimo 15 novembre, permettono l’uso dei contenuti degli utenti per l’IA senza possibilità di scelta. Suscitando non poche preoccupazioni.
X ha annunciato i nuovi Termini di uso e condizioni. Già modificati lo scorso settembre, la nuova modifica sta facendo molto discutere soprattutto per un aspetto e riguarda la IA.
A molti non è sfuggito il fatto che, a partire dal prossimo 15 novembre 2024, tutti i contenuti condivisi sulla piattaforma possono essere utilizzati per addestrare modelli di intelligenza artificiale.
All’interno del documento infatti si legge che gli utenti che pubblicano, inviano o visualizzano contenuti sulla piattaforma X ora concedono automaticamente alla piattaforma una “licenza mondiale, non esclusiva e royalty-free“.
Concessione dei contenuti con licenza royalty free
Vuol dire che un contenuto può essere utilizzato da chi concede la licenza (in questo caso, X) e da altri. Senza che X riconosca alcun compenso all’utente per l’uso del contenuto. L’utente non riceve royalties, cioè percentuali sulle entrate o pagamenti periodici, per l’uso dei propri contenuti da parte di X.
Alle nuove condizioni, che partiranno dal prossimo 15 novembre, gli utenti concedono a X il diritto di “utilizzare, copiare, riprodurre, elaborare, adattare, modificare, pubblicare, trasmettere, visualizzare, caricare, scaricare e distribuire tali contenuti su tutti i media o metodi di distribuzione attualmente noti o sviluppati in seguito, per qualsiasi scopo“.
La cessione dei contenuti alla IA
A destare preoccupazione tra gli utenti è la parte dedicata alla Intelligenza Artificiale.
Sui Termini adesso si legge: “Accetti che questa licenza includa il diritto per noi di analizzare il testo e altre informazioni che fornisci e di fornire, promuovere e migliorare in altro modo i Servizi, incluso, ad esempio, per l’uso e la formazione dei nostri modelli di apprendimento automatico e intelligenza artificiale“.
Questa situazione include anche il diritto per X di cedere i contenuti della piattaforma in sublicenza. Significa che gli sviluppatori di intelligenza artificiale potrebbero acquistare i contenuti degli utenti da X. Ma gli utenti stessi non sapranno mai chi li sta utilizzando, e come.
Attualmente, la sezione “Privacy e sicurezza” nelle Impostazioni consente agli utenti di attivare o disattivare la condivisione dei dati con Grok di xAI e con altri “partner commerciali”.
Solo che i partner sono descritti come aziende con cui X potrebbe collaborare per “gestire e migliorare i propri prodotti”. Non come altri fornitori di IA.
Questo potrebbe far pensare all’aggiunta di una specifica a partire dal 15 novembre. Vedremo, anche se resta molto improbabile.
La questione dei Danni liquidati e la “multa”
E poi, c’è dell’altro.
Nella sezione che viene chiamata “Danni liquidati” si dichiara che qualsiasi organizzazione che estragga i suoi contenuti sarà ritenuta responsabile per i danni. Nello specifico, “per aver richiesto, visualizzato o avuto accesso a più di 1.000.000 (1 milione) di post (inclusi post di risposta, post video, post di immagini e qualsiasi altro post) in un periodo di 24 ore“, X afferma che all’organizzazione verranno addebitati 15 mila dollari (circa 13.800 euro – n.d.r.) per 1 milione di contenuti.
In pratica, la “multa” punta a scoraggiare l’accesso automatizzato non autorizzato ai dati della piattaforma. Pratica che può includere lo scraping di contenuti per vari scopi. Come l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale da parte di terze parti.
Ora, ricordiamo tutti cosa combinò Musk lo scorso anno quando si scagliò contro lo scraping dei contenuti, riducendo la possibilità di visualizzare i contenuti a 600, poi a 800 contenuti; poi chi era premium e chi no. Una confusione che poi indusse X a ritornare sui suoi passi.
Le modifiche del blocco che allontanano gli utenti da X
Anche questa novità rischia di allontanare gli utenti dalla piattaforma. E non è affermazione tanto lontana da quello che sta già avvenendo.
Come sapete, qualche giorno fa X ha annunciato che gli utenti bloccati potranno avere accesso ai contenuti degli utenti senza però avere possibilità di interazione.
Una novità che ha spinto circa mezzo milione di utenti verso Bluesky, la piattaforma che ormai da mesi sta vivendo momenti di crescita ogni qual volta X apporta qualche modifica.
update: half a million new people in the last day 🤯welcome, いらっしゃいませ, 환영, bem-vindo! 🦋🎉
Una questione, quella del blocco, che non ha precedenti su altre piattaforme. Soprattutto per come è stata annunciata: “Novità per i bloccati”. E da quando una piattaforma decide di riservare novità e attenzione per gli utenti bloccati.
Il blocco di un account è sempre un’azione estrema per maggiore avere sicurezza. In questo modo, gli utenti possono proteggersi e condividere i propri contenuti in modo sicuro.
Una piattaforma, come X, ha la responsabilità di fornire agli utenti tutti gli strumenti necessari per proteggere la propria privacy e agire in modo sicuro. Servono più opzioni, non meno.
É evidente che Musk decide di rendere disponibili i contenuti anche ai bloccati per aumentare le visualizzazioni su X.
Ecco, tutto questo sta avvenendo su X. Di conseguenza non è da criticare la decisione di abbandonare la piattaforma. Specie, come abbiamo visto, la stessa piattaforma finisce per offrire sempre meno opzioni di scelta e sempre meno sicurezza.
La piattaforma in poco tempo ha attirato l’attenzione di tutti. Ma, col passare del tempo, l’algoritmo che ne regola i contenuti ha generato sia interesse che preoccupazioni. Soprattutto per quanto riguarda la promozione di contenuti polarizzanti, quello che viene definito “engagement bait”.
Emily Dalton Smith, VP di Product Management di Meta, su Business Insider ha fornito alcuni spunti per aiutare i creator a sfruttare al meglio la piattaforma, senza cadere nei meccanismi manipolativi dell’algoritmo. Vediamo insieme di cosa si tratta.
Come funziona l’algoritmo di Threads
Simile a molte altre piattaforme social, l’algoritmo di Threads, come già spiegato qui su InTime Blog, si basa su una serie di segnali che influenzano la visibilità dei contenuti nei feed degli utenti.
Alcuni di questi segnali includono il numero di like ricevuti da un post, le interazioni (come risposte e condivisioni). E anche il tempo trascorso dagli utenti su un particolare contenuto.
Uno dei problemi principali emersi su Threads è la tendenza dell’algoritmo a premiare contenuti che hanno come scopo quello di molte risposte. Indipendentemente dalla loro qualità o valore.
Nei giorni scorsi Adam Mosseri, CEO di Instagram, ha riconosciuto questa problematica e ha annunciato che Meta sta lavorando per migliorare il sistema di raccomandazione. I miglioramenti si indirizzeranno sul favorire la diffusione di contenuti autentici e rilevanti, piuttosto che quelli mirati solo a generare engagement superficiale.
Questo problema del “bait” è già emerso su altre piattaforme. Come Instagram e Facebook, ed è diventato una questione centrale anche su Threads.
Le considerazioni di Emily Dalton Smith
Emily Dalton Smith ha condiviso in una conversazione con Business Insider una serie di spunti su come i creatori possono migliorare la loro visibilità e interazione su Threads. Ma prima val la pena di riportare che: “La maggior parte dei contenuti verrà distribuita in poche ore nel corso della giornata“, ha detto Dalton Smith a BI. “Assicurarsi di parlare di cose che stanno accadendo ora e che sono davvero tempestive e rilevanti porterà lontano“.
Vuol dire che Threads tende al racconto di fatti ed eventi che accadono in tempo reale. Bisogna vedere però di che fatti ed eventi si parla.
Ecco i punti principali emersi dalla conversazione.
Coinvolgimento significa conversazioni attive
Meta incoraggia i creator a guidare le conversazioni nei loro thread. “I post che guidano le conversazioni hanno più probabilità di essere consigliati“, ha affermato Dalton Smith. La chiave del successo, secondo il suo punto di vista, è rispondere attivamente ai propri follower, ad altri creator e utenti occasionali. Questo per far sì che i post ricevano maggiore attenzione e attività. Rispondere alle interazioni non solo aumenta il coinvolgimento, ma è anche un segnale importante per l’algoritmo, che potrebbe dare priorità a tali contenuti.
Niente messaggi diretti, per ora
Un altro punto cruciale riguarda la messaggistica. Dalton Smith ha chiarito che Meta non ha attualmente in programma di introdurre una funzionalità di messaggistica nativa su Threads. “Non abbiamo in programma di offrire messaggistica nativa in Threads al momento“, ha dichiarato. Tuttavia, Meta sta esplorando modi per facilitare le connessioni tra le persone. Attualmente, gli utenti possono condividere contenuti tramite i messaggi diretti di Instagram. Ma non ci sono funzionalità di chat integrata in Threads.
Etichettare i contenuti generati dall’intelligenza artificiale
Un altro aspetto interessante riguarda i contenuti generati dall’intelligenza artificiale (IA). Smith ha spiegato che Meta incoraggia i creatori a etichettare i contenuti creati con l’ausilio dell’IA. La cosa importante da notare è che etichettare i post come generati dall’IA “non cambierà la distribuzione” di tali contenuti. Questo significa che, anche se i post sono creati con strumenti di IA, non saranno penalizzati dall’algoritmo, ma verranno trattati come qualsiasi altro contenuto.
Monetizzazione ancora in fase di sperimentazione
La monetizzazione su Threads è un tema su cui molti creatori si interrogano. Dalton Smith ha chiarito che, nonostante siano iniziati i primi test per la monetizzazione dei creatori, al momento Threads non sta “facendo nulla sugli annunci“. Questo significa che gli utenti non vedranno ancora pubblicità sulla piattaforma. Meta sta valutando attentamente come supportare i creatori a lungo termine, ma l’attuale focus è sul miglioramento dell’app stessa.
Pubblicare nei weekend per massimizzare l’engagement
Infine, uno dei consigli più pratici riguarda la frequenza e i tempi di pubblicazione. Secondo Dalton Smith, i contenuti pubblicati nei fine settimana tendono a generare maggiore coinvolgimento. “Scopriamo che i contenuti pubblicati nei weekend possono aiutare a generare un maggiore coinvolgimento, il che ha senso perché Threads è un’app in tempo reale“, ha affermato. Meta suggerisce ai creator di pubblicare regolarmente, idealmente tra le due e le cinque volte a settimana. Significa che la frequenza è correlata a una maggiore visibilità dei post.
Algoritmo e “engagement bait”: un equilibrio delicato
Il problema dell’engagement bait non è nuovo sui social media. Instagram, X (prima Twitter) e Facebook hanno già dovuto affrontare questo fenomeno, in cui i creator cercano di massimizzare l’interazione con contenuti polarizzanti che suscitano forti reazioni emotive.
Questo approccio, sebbene possa portare a una crescita rapida del coinvolgimento, rischia di compromettere la qualità generale delle conversazioni sulla piattaforma.
Dalton Smith ha riconosciuto che, attualmente, l’algoritmo di Threads premia in modo sproporzionato i post che ottengono molte risposte.
Ma, a fronte di tutto questo, Meta sta lavorando per migliorare la qualità delle raccomandazioni, in modo da dare più spazio ai contenuti di valore.
Fino a quando questi cambiamenti non verranno implementati, i creator dovranno trovare un equilibrio tra il generare engagement e l’evitare tattiche che potrebbero risultare chiaramente manipolative.
Personalizzare l’esperienza su Threads
Un aspetto interessante di Threads è la possibilità per gli utenti di personalizzare il proprio feed. Gli utenti possono silenziare, nascondere o segnalare post e account, influenzando in piccola parte i contenuti che vedranno in futuro.
Questo livello di controllo può aiutare a filtrare contenuti indesiderati e a migliorare l’esperienza generale.
Per i creator, è fondamentale capire come queste interazioni influiscano sulla visibilità dei contenuti. Essere troppo insistenti o invadenti con tattiche di “engagement bait” potrebbe portare a silenziamenti o segnalazioni da parte degli utenti, riducendo la portata dei propri post.
In chiusura, Threads si trova adesso ad un bivio nel suo percorso di crescita. L’algoritmo è ancora in fase di perfezionamento e Meta è impegnata a migliorare l’esperienza generale. Nel tentativo di bilanciare il desiderio di engagement con la qualità delle conversazioni..
Le considerazioni di Emily Dalton Smith offrono spunti preziosi per i creator e gli utenti in generale. Ma è sempre importante ricordare che queste strategie dovranno essere testate e verificate nel tempo.
Intanto che tutto questo entri in circolo, sarebbe opportuno concentrarsi su contenuti di qualità evitando di trasformare la piattaforma in un luogo banale. Come spesso appare, purtroppo.
X cambia il modo di riconoscere i pagamenti ai Creator. Il nuovo metodo, annunciato da poco, si baserà sull’engagement, e solo quello generato tra gli account abbonati a Premium. Un cambiamento che potrà avere effetti, al ribasso, sulla qualità dei contenuti condivisi.
I pagamenti si baseranno sull’engagement generato dai contenuti, in particolare da parte degli utenti Premium. Un cambiamento notevole, appunto, che sta suscitando molte discussioni tra i creator. Una situazione che di fatto rivede al ribasso le aspettative di guadagni maggiori e preoccupazioni sulla qualità dei contenuti e sul futuro del programma di monetizzazione.
Ma vediamo nel dettaglio cosa comporta questo nuovo sistema e come potrebbe impattare i creator.
Come funziona il nuovo sistema di pagamento
Il cambiamento chiave introdotto da X riguarda il passaggio da un modello di guadagno basato sulle visualizzazioni degli annunci a uno che si concentra sulle interazioni con i contenuti da parte degli utenti Premium.
Questo significa che i creator guadagneranno in base al numero di risposte, repost e “like” che i loro post ricevono. Ma solo se queste interazioni provengono da utenti abbonati a X Premium.
Gli utenti che sottoscrivono X Premium costituiscono, però, solo una parte della base utenti complessiva della piattaforma. Per i creator, ciò significa che il potenziale pubblico da cui possono generare ricavi è ridotto, poiché solo le interazioni provenienti dagli abbonati Premium saranno considerate valide per il pagamento.
Inoltre, per ricevere il pagamento, i creator dovranno accumulare almeno 50 dollari di guadagni. Questo rappresenta la soglia minima prima che X proceda con l’accredito, che potrebbe richiedere fino a 90 giorni.
Per inciso, ad oggi, da quello che si riesce a capire sulla base delle fonti in circolazione, la percentuale degli abbonati su X è pari allo 0,2% sul totale degli iscritti alla piattaforma.
Si sta parlando di una porzione di utenti abbonati pari a 1 milioni di utenti circa.
Cosa cambia rispetto al passato
Il sistema precedente era più semplice (si fa per dire) e si basava su un modello di guadagno legato alle visualizzazioni degli annunci pubblicitari.
Quando un utente visualizzava un annuncio nelle risposte a un post di un creator, parte dei ricavi pubblicitari generati da quell’annuncio veniva distribuita ai creator. Per poter accedere a questo sistema, i creator dovevano superare le 5 milioni di impressioni a trimestre.
Questo significava che anche con una base di utenti ampia, i creator potevano ottenere guadagni grazie alle visualizzazioni, indipendentemente dall’effettivo engagement dei contenuti.
Il nuovo modello, invece, abbandona del tutto la dipendenza dalle visualizzazioni degli annunci, concentrandosi esclusivamente sulle interazioni degli utenti Premium.
In cambiamento radicale della dinamica dei guadagni sulla piattaforma, che sposta l’attenzione dalla quantità alla qualità (ove ce ne fosse) dell’interazione, ma solo per una fascia ristretta di utenti.
Cosa comporta questo cambiamento
Con il nuovo sistema, i creator potrebbero trovarsi nella posizione di dover modificare la loro strategia di creazione di contenuti per massimizzare l’engagement e ottenere guadagni.
Un approccio che potrebbe incentivare la pubblicazione di contenuti polarizzanti, provocatori o sensazionalistici, che sono notoriamente più efficaci nel generare interazioni. Specie su una piattaforma come è oggi X.
Il rischio è che i creator, nel tentativo di ottenere più risposte e “like”, si allontanino dalla produzione di contenuti di valore o riflessivi. Inoltre, poiché il pubblico da cui possono generare guadagni è limitato agli abbonati Premium, potrebbe esserci una corsa a soddisfare le aspettative di questa fascia specifica di utenti, escludendo la maggioranza della base utenti di X.
Questa situazione favorisce i creator che già dispongono di un vasto seguito di utenti Premium, mentre coloro che non hanno accesso a questo pubblico potrebbero trovare più difficile ottenere ricavi sostanziali.
In altre parole, i grandi creator, che già possiedono un numero significativo di abbonati Premium, potrebbero trarre maggiori vantaggi dal nuovo sistema, mentre i creator più piccoli o emergenti potrebbero vedere una diminuzione dei loro guadagni complessivi.
Molte aziende stanno riducendo le loro spese pubblicitarie sulla piattaforma a causa delle crescenti preoccupazioni legate a contenuti problematici e all’aumento dell’hate speech.
In questo contesto, X sta cercando di spostare la sua attenzione verso gli abbonamenti Premium come fonte principale di entrate.
Eliminare la dipendenza dagli annunci pubblicitari potrebbe anche permettere a X di offrire un’esperienza utente più pulita e meno invasa da contenuti sponsorizzati. Ma questo potrebbe non essere sufficiente per garantire una base di utenti Premium sufficientemente ampia da sostenere i creator in modo equo e significativo.
In soldoni, si sarebbe passato dai 44 miliardi di dollari, la cifra pagata da Musk per acquisire Twitter, ai 9,4 miliardi di dollari attuali.
Un sistema di pagamento che solleva dubbi
Questo cambiamento solleva alcune preoccupazioni, come abbiamo visto sinora.
Innanzitutto, ci si chiede se il nuovo sistema di pagamento possa davvero essere sostenibile per la maggior parte dei creator. Poiché i guadagni saranno limitati alle interazioni provenienti dagli utenti Premium, che sono una piccola frazione degli iscritti totali, molti creator – come si diceva prima – potrebbero vedere una diminuzione dei ricavi complessivi.
Inoltre, c’è il rischio di un aumento significativo di contenuti di bassa qualità o polarizzanti. Aspetto, questo, molto preoccupante. Se i creator sono spinti a creare contenuti che generano interazioni a tutti i costi, la piattaforma potrebbe diventare un ambiente meno sano e più conflittuale.
Significa, in parole povere, traghettare la piattaforma verso a una perdita di valore percepito della piattaforma stessa. Con il risultato di allontanare sia gli utenti che i creator che cercano un’esperienza di qualità.
Infine, resta da vedere se X riuscirà a far crescere il numero di abbonati Premium abbastanza da rendere il sistema remunerativo per un’ampia gamma di creator. Senza una base di utenti Premium sostanziale, il rischio è che solo pochi creator riescano a trarre vantaggio dal nuovo modello, mentre la maggior parte faticherà a raggiungere la soglia di pagamento.
A fronte di tutto questo, questo cambiamento dimostra la seria difficoltà in cui versa X.
Ultima annotazione, tutto questo avviene a poche settimane dalle elezioni presidenziali americane.
Sebbene l’intento sia quello di incentivare un maggiore engagement e ridurre la dipendenza dalla pubblicità, restano dubbi sull’efficacia e l’equità di questo modello. Con una base di utenti Premium ridotta e il rischio di un calo della qualità dei contenuti, il futuro del programma di monetizzazione di X appare incerto. Sarà interessante vedere come, e se, i creator adatteranno le loro strategie e come la piattaforma affronterà le sfide che emergeranno da queste nuove dinamiche.
La Corte Suprema brasiliana riporta X online dopo che Elon Musk accetta le sue condizioni. Quindi rispetto delle leggi locali su disinformazione e incitamento all’odio. Questa vicenda, alla fine, mostra che anche per Musk il rispetto delle leggi non è censura.
Le condizioni soddisfatte riguardano il blocco degli account finiti sotto inchiesta per diffusione di informazioni errate e incitamento all’odio, nonché la nomina di un rappresentante legale locale, richiesta dal tribunale per garantire il rispetto della legge brasiliana.
Le condizioni accettate da X
X ha anche provveduto a pagare la somma relativa alle multe comminate, ossia 5,24 milioni di dollari, sebbene la multa effettiva fosse di 3,28 milioni di dollari. Un errore di pagamento ha rallentato il ritorno online di X in Brasile, poiché l’importo era stato trasferito alla banca sbagliata. Alla fine, X ha spostato l’intera somma presso la banca corretta, risolvendo così la questione.
Dunque, Musk, con un’inversione di tendenza, ha deciso di rispettare il volere della Corte Suprema Federale del Brasile, dopo un’estate trascorsa a condurre una campagna contro la stessa Corte, accusata inizialmente di censura di stato.
Ora che le leggi sono state rispettate, sarà difficile convincere coloro che hanno sostenuto le tesi di Musk.
I danni che ha subito X in Brasile
Cosa ha prodotto questa vicenda per X in Brasile? Solo danni. Sia in termini di pubblicità e introiti mancati, sia dal punto di vista della reputazione. A questo si aggiunge il fatto che molti utenti sono migrati verso altre piattaforme. In queste settimane, Bluesky ha raggiunto il traguardo dei 10 milioni di utenti grazie al blocco di X in Brasile.
Ma cosa ci insegna questa vicenda alla fine?
Questa è una lezione importante su diversi fronti, in particolare riguardo al rispetto delle leggi nazionali e al concetto di libertà di espressione.
Cosa insegna questa vicenda
Nonostante la narrazione avversa portata avanti da Elon Musk, che ha denunciato pubblicamente le decisioni della Corte Suprema brasiliana come atti di “censura” e autoritarismo, la realtà dei fatti ci mostra che le autorità brasiliane stavano semplicemente cercando di far rispettare la legalità.
La Corte Suprema, nella figura del giudice Alexandre de Moraes, ha agito in conformità con le leggi brasiliane, chiedendo che X si conformasse ai provvedimenti giudiziari riguardanti la moderazione dei contenuti e la lotta alla disinformazione.
Questi requisiti, come la rimozione di account che diffondevano fake news e odio, non erano volti a censurare la libertà di espressione, ma piuttosto a salvaguardare l’integrità del discorso pubblico e a prevenire l’incitamento all’odio.
Nessuna piattaforma è immune
Questa storia ci insegna che nessuna piattaforma, neanche se posseduta da una figura di spicco come Elon Musk, può dichiararsi immune dalle leggi di un Paese.
Anche X, alla fine, ha dovuto piegarsi alle richieste della Corte, accettando di rispettare le norme nazionali e pagando le sanzioni per le infrazioni precedenti.
E dunque, il concetto di libertà di espressione non può essere utilizzato come pretesto per evitare la responsabilità legale o per diffondere disinformazione. Al contrario, il rispetto delle leggi è necessario proprio per garantire che tale libertà si svolga entro confini che tutelano i diritti di tutti.
In sintesi, questa storia sottolinea come il rispetto delle leggi non equivalga a censura, ma rappresenti invece il tentativo di mantenere uno spazio di espressione pubblica che sia sicuro e conforme alle norme di una società democratica.
[L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso con un modello di IA generativa]
Meta presenta Movie Gen, un modello di IA per la creazione automatica di video. Una novità che apre nuove possibilità creative, ma solleva anche dubbi sulla disinformazione.
A distanza di pochi mesi la concorrenza si concentra sui video generati con l’intelligenza artificiale.
Dopo OpenAI che aveva presentato SORA, non ancora rilasciato a tutti, ecco la proposta di Meta. Che potrebbe rivoluzionare la generazione di contenuti video e condividerla anche sui social media.
E questo può essere un fatto positivo, ma anche negativo. Basti pensare alla diffusione di disinformazione. E di esempi come questi, anche senza le proposte più recenti, non ne mancano.
Basterà quindi digitare qualche riga di testo per generare in maniera automatica nuovi video. Oltre a modificare filmati e immagini esistenti.
Come riporta il New York Times, raccontando della presentazione di questa nuova modalità di Meta, anche l’audio che viene associato ai video può essere generato attraverso la IA.
I formati video possono essere differenti, prestandosi quindi a diverse modalità di condivisione. E, come detto, si possono creare video ex novo, ma anche modificare quelli esistenti. Aspetto non da poco questo per la verità.
Tante possibilità per generare e modificare video con la IA
Un esempio che è stato mostrato alla presentazione fa vedere la generazione di un video in cui si deve una che sorseggia una bibita in un campo di zucche. Tutto partendo da una foto della donna che, appunto, diventa protagonista del video.
Ma le varianti che si possono realizzare modificando video, immagini, aggiungendo audio sono davvero infinite.
Non è ancora un prodotto finito.
Come si racconta sul NYT, il modello genera video a 16 fotogrammi al secondo che durano fino a 16 secondi. In certi casi questi video sono difettosi.
Durante la dimostrazione, quando è stato chiesto a Movie Gen di generare un video di un cane in un parco che parlava al cellulare, il modello IA ha erroneamente inserito una mano umana sul telefono.
Qualità video con la IA sempre più elevata
In ogni caso, si resta impressionati dal livello qualitativo che si è raggiunto in così poco tempo. Circa due anni, ormai.
Due anni di ricerca e sviluppo. Ma l’accelerazione in termini di rilascio di nuove soluzioni possiamo dire che si è avuta negli ultimi sei mesi. O giù di lì.
Come detto in apertura, abbiamo assistito alla presentazione di SORA, non ancora disponibile a tutti. Ma OpenAI in questi mesi non è stata certa ferma.
E c’è anche Google che a maggio ha presentato il suo modello per la generazione di video con la IA che si chiama Veo.
Per ora è solo un annuncio
Come per OpenAI, anche per Meta questo si tratta di un annuncio.
Come ha spiegato Chris Cox, responsabile dei prodotti di Meta, su Threads, “Meta non è ancora pronta a rilasciarlo come prodotto a breve”. Si tratta ancora di un modello costoso e i tempi di generazione sono ancora troppo lunghi.
Tutto questo è meraviglioso, ma pone comunque dei quesiti e delle perplessità.
In primo luogo il pensiero va alla velocità con cui sarà possibile realizzare video. Una possibilità che avremo a portata di mano.
Video e IA, a rischio creatività e disinformazione
Da sempre i video sono la forma più complessa e affascinate per generare contenuti coinvolgenti. Si tratta di una forma di contenuto che mette in gioco un elevato livello di creatività. Basti pensare ai registi, ai videomaker, a tutte quelle persone che lavorano per generare racconti attraverso i video.
Tutto questo può essere messo a repentaglio, se non altro sotto il profilo creativo e qualitativo.
Non è un caso che proprio le professionalità che operano e lavorano con i video hanno mosso serie perplessità rispetto a tutto quello che sta per arrivare.
Il fatto che questo poi sia a portata di mano sulle piattaforme digitali pone anche un serio rischio di qualità dell’informazione che viene veicolata anche in forma video.
E mi riferisco alle possibili manipolazioni per diffondere disinformazione e deepafake.
Threads è ancora alla ricerca di una sua identità chiara. La piattaforma con 175 milioni di utenti, al momento sembra quasi una sorta di Quora o Yahoo Answers. Ecco alcune considerazioni.
Threads, l’app di Meta che da dicembre dello scorso anno è anche in UE, è ancora alla ricerca della sua identità. Pur avendo da poco raggiunto i 175 milioni di utenti, ancora è da comprendere se davvero questa piattaforma può competere, o sostituire, quella che una volta era Twitter, oggi X.
Come sapete già, l’app inizialmente è stata proposta come vera alternativa, in mezzo alle altre, a Twitter nel momento in cui Elon Musk concludeva il passaggio a X.
Solo che, a distanza di mesi, e con le dichiarazioni di Mark Zuckerberg riguardo a Threads, non si è ancora compreso fino in fondo quale sentiero social voglia intraprendere l’app. Senza dimenticare il percorso, già iniziato, verso il Fediverso. Uno degli elementi più interessanti che riguardano la piattaforma.
Di seguito alcune considerazioni – magari potrebbero rivelarsi errate – per spiegare quale sia la percezione attuale che trasmette Threads e quale possa essere la motivazione.
Threads tra algoritmo e IA
Threads, come tutte le piattaforme digitali, viene gestita da un algoritmo. Il quale entra in gioco soprattutto nella sezione “Per te”, quella dove lo stesso algoritmo propone, o meglio spinge, contenuti da account che non si seguono.
Per inciso, non sarebbe del tutto corretto parlare di algoritmo, poiché i contenuti sono gestiti da un complesso sistema di Intelligenza Artificiale. Vi ricorda qualcosa? Sì, esattamente: ricorda proprio TikTok.
La proposta dei contenuti da account che non si seguono avviene attraverso diversi elementi che la IA tiene a considerare.
Come lavora la IA su Threads
L’IA considera quanto un contenuto possa piacere a un utente, in quanto l’obiettivo rimane (o dovrebbe rimanere) quello di proporre contenuti di suo interesse
A seguire, la IA considera anche la probabilità che un utente clicchi su un contenuto per visualizzare le risposte.
Attenzione, teniamo a mente le risposte perché è questo l’elemento davvero discriminante per il posizionamento di un contenuto su Threads. Questo ci sarà più seguendo queste considerazioni.
Gli elementi considerati alla IA su Threads
Dicevamo. L’IA di Threads considera anche la probabilità che un account possa seguire l’autore di un post. Questo sulla base di quante volte un utente abbia visto i contenuti di quel dato autore che comunque non si segue. Questo viene interpretato dalla IA come una forma di interesse.
E restando sulla scia dell’ultima considerazione, la IA calcola anche la probabilità che un utente possa visualizzare il profilo di quell’autore.
Altri segnali che la IA considera, quindi è quante volte un utente si sofferma su un contenuto, ci clicca sopra, anche se condiviso da un utente che non si segue, e considera anche quante volte l’utente invece decida di passare oltre, quindi di fare scrolling.
Ora questi sono, in sintesi, i segnali che la IA considera per discernere e proporre i contenuti all’interno del feed “Per te”. L’altra sezione, “Seguiti”, si muove attraverso dinamiche più classiche in modalità cronologica.
Ma quali sono i contenuti che possono essere più considerati dalla IA?
I contenuti favoriti dalla IA su Threads
Certamente quei contenuti che raccolgono più coinvolgimento, engagement. So bene che questa risposta possa sembrare banale e scontata, ma in realtà va considerata all’interno del contesto Threads.
É vero che la IA ha come obiettivo quello di proporre contenuti che trasmettano valore agli utenti, anche da account che non si seguono. E questo accade perché diversi utenti, che seguiamo, interagiscono con quei contenuti.
E di quali contenuti stiamo parlando?
Ecco, questa è la domanda delle domande.
Perché guardando Threads allo stato dei fatti, si potrebbe pensare che di qualità e valore dei contenuti proposti ce ne sia ben poca. Mentre, invece, viene premiata soltanto la variabile coinvolgimento. E per coinvolgimento intendo, nella maniera più esclusiva, le risposte ad un dato contenuto condiviso.
Il valore delle risposte su Threads
Sono le risposte ad un post che portano i contenuti ad essere meglio considerati dalla IA di Threads. E questo, spesso, senza trasmettere alcun valore e alcuna qualità all’utente.
In effetti, seguendo questa logica, possiamo dire che attualmente Threads somigli molto a Quora o a Yahoo Answers dei vecchi tempi. Attraverso questa logica, Threads è diventato un luogo dove si è inondati di contenuti che altro non sono che domande, spesso banali (senza offesa eh!), condivisi con il solo scopo di raccogliere risposte e quindi collezionare coinvolgimento.
Senza trasmettere valore.
Sembra quasi che attraverso questa modalità l’algoritmo, anzi la IA, dimostri di considerare soltanto gli impulsi che arrivano dai post, senza badare al valore e alla qualità.
Sono infatti molti utenti che hanno capito questa modalità e la sfruttano. Non è una colpa, è solo una constatazione.
Cosa caratterizza i contenuti su Threads
Infatti, se andiamo a vedere cosa poi considera la IA per meglio spingere verso l’alto i contenuti, troviamo:
suggerire o insegnare qualcosa di nuovo all’interno della propria area di competenza. Questa modalità viene spesso usata iniziando con una domanda con qualche considerazione. O anche, il contrario, breve considerazione e poi domanda aperta del tipo “e tu come faresti?”;
aiutare a risolvere un problema. Questa è una modalità che viene completamente ribaltata. Il problema viene proposto agli utenti attraverso esempi banali e semplici, ponendo domande altrettanto semplici. Da qui si scatena la ridda di risposte;
iniziare una conversazione di temi molto semplici, in stile Yahoo Answers, appunto, e poi condividere la propria esperienza. Si chiude con la classica domanda “io ho fatto così, ma al posto mio come vi comportereste?”;
iniziare una conversazione con il solo scopo di generare like e risposte. Questa è la modalità classica che vede la condivisione di temi più disparati del tipo “sono di Milano ma mi piace la cucina romana, e a voi?”. E via di seguito con risposte che arrivano a misurare anche chilometri.
Il rischio di rimanere spiazzati
Tutto questo finisce per spiazzare chi ha sperato che Threads potesse nel tempo diventare in realtà un vero luogo di approfondimento, di condivisione di notizie e di informazioni. E perchè no, anche di considerazioni più vaste, ma che avessero alla base la condivisione di contenuti che portassero alla costruzione di Relazioni.
Per non parlare della scarsa considerazione dei link. Anche Threads, come tutte le piattaforme Meta, tende a mortificare la condivisione con lo scopo di mantenere all’interno le conversazioni con le considerazioni trattare poco sopra.
Threads, opportunità ancora inespressa
Threads resta ancora una grande opportunità, mostra di avere, nonostante tutto, un potenziale enorme ancora del tutto inespresso.
Al momento, però, Threads appare privo di un’identità chiara, dimostrando come l’IA che regola queste piattaforme non sia necessariamente sinonimo di qualità condivisa.
Mi rendo conto benissimo che queste mie considerazioni possano non trovare d’accordo molti ed è questo il bello del confronto. Se avete considerazioni da aggiungere o se avete voglia di dire che queste considerazioni sono tutte sballate, potete scrivere nei commenti qui sotto o sui miei canali social dove rispondo sempre molto volentieri.
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