Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • I Social Media alla ricerca di una nuova identità

    I Social Media alla ricerca di una nuova identità

    I Social Media sono alla ricerca di una nuova identità. Potrebbero cambiare per sempre e il ruolo della Generazione Z in questa fase è fondamentale. Del resto, questi devono essere considerati strumenti e non più contenitori delle nostre esistenze.

    Può darsi che i social media, per come li abbiamo imparati a conoscere in questi anni, possano cambiare per sempre. Quello che sta accadendo in questi giorni e in queste ultime settimane ne è la prova.

    Probabilmente questo cambiamento, va interpretata ancora la direzione, non è solo causato da un unico fattore, ma da un insieme di fattori. Tra i quali, certamente, dopo due anni di pandemia, fattore determinante è la crescente presenza della Generazione Z a guidare le decisioni delle aziende social media.

    Qualche giorno fa avevamo inquadrato uno dei motivi che sta sicuramente caratterizzando questo periodo per i colossi tech e social media ed è quello di una possibile recessione economica. Le trimestrali finora pubblicate hanno confermato che le aziende stanno attraversando un periodo piuttosto difficile, di grande incertezza dal punto di vista economico e finanziario.

    Avevamo anche anticipato ciò che poi è successo, e cioè che la trimestrale di Meta non sarebbe stata positiva. Infatti, per la prima volta la società di Mark Zuckerberg fa registrare un calo di oltre il 30% per i redditi netti e una perdita di 2,8 miliardi dal progetto Metaverso.

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    Social media, primi segnali di cambiamento

    Sono segnali che ci dicono che il cambiamento è in atto e che qualcosa sta cambiando per davvero.

    Nei giorni scorsi proprio Meta aveva annunciato delle importanti novità per quanto riguarda le due piattaforme principali: Facebook e Instagram.

    Per Facebook è stata annunciato un nuovo design del feed, per iOS e Android, che si dividerà in due parti, e cioè: in Home, dove i contenuti che saranno proposti proverranno anche da Creator che spesso usano il formato video, Reels per intenderci; in Feeds, la sezione dove invece trovare una i contenuti condivisi dagli amici, dai gruppi, in senso cronologico.

    Anche Facebook quindi rincorre TikTok.

    Per quanto riguarda Instagram l’annuncio ha riguardato il fatto che, entro le prossime settimane, i video condivisi, della durata inferiore ai 15 minuti (quindi la stragrande maggioranza) saranno tutti trasformati in Reels. Si tratta di una funzionalità che traccia in maniera evidente l’inseguimento a TikTok.

    Ma perché questo?

    La risposta parrebbe semplice, perché il fenomeno TikTok è stato capace di attrarre l’attenzione dei giovani più di quanto non abbiano saputo fare altri, Facebook e Instagram tra tutti.

    Il fatto vero è che la Generazione Z guarda ai social media in modo diverso dalle altre generazioni precedenti.

    La trasformazione dei Social Media: dagli amici agli argomenti

    Se guardiamo agli albori del fenomeno social media, vero fenomeno rivoluzionario databile tra il 2003 e il 2004, l’elemento in comune erano “gli amici”. La logica degli amici era alla base di Friendster (ce l’aveva anche nel nome) ed era anche alla base di Facebook. Ma c’era anche MySpace, come ricorderà certamente qualcuno. Tutti con quella stessa logica.

    Col tempo, i fatti hanno portato ad un progressivo cambiamento che, per certi versi, la pandemia ha finito per accelerare.

    La Generazione Z è stata quella che più ha pagato il fatto di essere rimasta chiusa, con la quasi impossibilità di poter interagire con i propri amici. In questo contesto si accelera il fenomeno di una maggiore attenzione alla privacy e di una maggiore attenzione agli strumenti più intimi.

    Ma soprattutto, la Generazione Z ha sempre usato questi strumenti per scoprire, provare a entrare in contatto con persone nuove, conoscere e scoprire nuovi argomenti. Tutto questo in maniera rapida, veloce e divertente.

    I Social Media cambiano pelle

    Ecco perché TikTok ha avuto questo grande successo che tutte le piattaforme adesso provano a copiare. Ecco perché Facebook e Instagram “cambiano pelle”. Adam Mosseri, CEO di Instagram, lo disse chiaramente già lo scorso anno che Instagram non sarebbe stato più lo stesso.

    Quello che interessa ai più giovani è quindi il tema non il contatto, quello viene dopo. La relazione si sviluppa come forma di scoperta generata da un tema su cui si registra l’interesse di altri, sconosciuti.

    Altro elemento di cambiamento è che per i giovani queste piattaforme sono, a differenza di come venivano percepite all’inizio, luoghi di intrattenimento. Come appunto si definisce TikTok.

    Le aziende tech e social media alla prova della recessione

    A dimostrazione di tutto questo, non sorprende la protesta su Instagram alimentata dalle sorelle Kardashian che chiedono a Instagram di ritornare ad essere come era. La petizione Make Instagram, Instagram again ha già superato le 220 mila adesioni. A fronte di questa stessa petizione, Mosseri è intervenuto per dire, sostanzialmente, che nonostante si tratti di un test, il cambiamento radicale di Instagram è in atto e bisogna prenderne atto.

    Ma allora, a questo punto, c’è da chiedersi davvero se i social media sono finiti? Se l’era del like è finita?

    I Social Media sono strumenti, non contenitori di esistenze

    Certamente i social media non sono finiti, cambieranno e noi tutti dovremo essere in grado di interpretare questo cambiamento diventando padroni delle nostre esistenze, senza essere più vittime di algoritmi. Ragion per cui ad essere finita, o comunque in declino, è la logica dei like, responsabile di aver esasperato fenomeni di condivisioni alteranti. Pensiamo al clickbaiting, ad esempio.

    Quindi, la logica che dovremmo tutti seguire è quella di usare questi strumenti, senza essere usati. Provare ad essere unici gestori delle nostre esistenze, senza depositarle presso strumenti che, per ragioni commerciali, possono cambiare la loro stessa ragione.

    Diamo più attenzione a ciò che facciamo e a come lo facciamo, senza abbandonarci a queste piattaforme, usandoli come strumenti. Perché di questo stiamo parlando.

    Da qui i social media potrebbe dare vita ad una nuova identità. Ma molto dipenderà da noi e, intanto, altre piattaforme stanno emergendo come Twitch, Discord e anche BeReal.

  • Le aziende tech e social media alla prova della recessione

    Le aziende tech e social media alla prova della recessione

    I venti di una possibile recessione soffiano anche sulle aziende tech e social media. Il quadro economico è in cambiamento con licenziamenti estesi e ridimensionamento di progetti di assunzioni. Ma potrebbe essere l’occasione per dare vita a nuovi modelli.

    Questa settimana sarà per le aziende tech e social media molto importante, sotto il profilo economico e non solo. Ci sono stati molti segnali che preludono ad un periodo di possibile recessione che riguarda anche queste aziende e i dati del secondo trimestre delle grandi aziende come Meta, Google, Amazon, Microsoft e Apple assumono un nuovo significato.

    Stiamo parlando di aziende che nel periodo della pandemia hanno visto lievitare i loro profitti, vista la grande domanda di digitale che si era generata a livello globale. Quasi tutte le aziende si videro costrette a rivedere, in meglio, i propri progetti e a programmare massicce campagne di assunzioni. Basti solo l’esempio di Meta che nel 2021 è passata da 48 mila dipendenti del 2019 ai 77.800 di quell’anno, offrendo a tutti massima flessibilità e diversi bonus.

    Ora il vento è cambiato e i segnali, come dicevamo all’inizio, fanno pensare che anche queste aziende, che finora costituivano il grande traino economico, possano accusare il modificarsi del panorama economico a livello globale.

    Uno dei primi segnali lo si è visto la scorsa settimana con i dati finanziari di Snap, la società di Evan Spiegel proprietaria della piattaforma Snapchat. I dati, come era previsto, non sarebbero stati entusiasmanti, lo stesso Spiegel lo lo aveva annunciato in una conferenza di JP Morgan nel maggio scorso, ma i dati reali sono stai pure peggiori. Il titolo ha perso quasi il 40% rinunciando a fare qualsiasi previsione per i prossimi tre mesi.

    Le aziende tech e social media alla prova della recessione

    Altro dato i negativo è arrivato da Twitter confermando il quadro economico negativo su cui pesa la vicenda di acquisizione, poi rifiutata e per cui c’è una causa legale che verrà discussa nel prossimo mese di ottobre, da parte di Elon Musk.

    Le aziende tech e social media stanno cominciando a ripiegarsi su se stesse, dovendo affrontare un quadro economico non sorprendente per certi versi che, forse, si è presentato in dimensioni più pesanti. E le conseguenze sono notizie di licenziamenti che riguardano più o meno tutte, rallentamento o cancellazioni di nuovi piani di assunzioni. Un quadro che sta provocando non poche ansie ai lavoratori di queste aziende.

    Il quadro economico negativo, dicono gli esperti, non dovrebbe risparmiare nemmeno le aziende più grandi citate prima e cioè Meta (che presenterà i suoi dati domani 27 luglio), Google, Amazon, Microsoft e Apple.

    Qualche giorno fa ha fatto notizia la frase, inviata in una mail ai dipendenti, del CEO di Google, Sundar Pichai, il quale sottolineava come le giornate soleggiate fossero ormai alle spalle: “Dobbiamo essere più intraprendenti, lavorare con maggiore urgenza, più attenzione e più fame di quanta ne abbiamo mostrata nei giorni più soleggiati“. Una frase che ha fatto capire come questo momento negativo sia avvertito dal colosso di Mountain View, leader nel mercato dell’advertising. Ed è qui la vera questione su cui tutto si gioca.

    Il calo degli investimenti pubblicitari da parte delle aziende investitrici sta generando questo clima negativo. Un dato che non può essere messo in discussione. Se le aziende vedono calare la propria domanda sui loro prodotti/servizi ecco che diminuiscono gli investimenti pubblicitari. Ed è quello che sta accadendo.

    Per anni le aziende tech e social media hanno vissuto una fase di prosperità che sembrava interminabile, procedendo a mettere in atto ingenti campagne di assunzioni, come ricordavamo prima anche durante la pandemia. Solo che adesso il vento sta cambiando ed è un vento che soffia recessione.

    Nei giorni scorsi ha fatto anche molto discutere il cambio di passo che sta annunciando Meta. In pratica l’azienda di Mark Zuckerberg ha accusato il colpo del calo degli investimenti, situazione che è poi apparsa più anche dalla mossa di Apple, su iOS, per proteggere la privacy degli utenti. La modalità messa in pratica dal colosso di Cupertino permette all’utente di evitare la visualizzazione di annuncia pubblicitari grazie alla possibilità di  rifiutare il tracciamento cross-app.

    Una modalità che ha fatto infuriare non poco Zuckerberg e i suoi ma che adesso ha anche un valore economico preciso: 10 miliardi di dollari. Quanti ne sono serviti a Meta per mettere su il lab dedicato alla definizione del progetto sul metaverso.

    Il Metaverso che infatti appare adesso molto più lontano di quello che sarebbe dovuto essere. E pensare che il rebranding di Facebook avrebbe dovuto dare slancio al progetto. Per non parlare dei visori AR, dispositivi ancora molto lontani dall’essere in grado di sostituire gli smartphone, come sosteneva Zuckerberg.

    Per avere un’idea di quanto sta succedendo anche a livello finanziario, basta dare un’occhiata ai titoli in borsa dei colossi tech e social media. Nel momento in cui scriviamo sono tutti in rosso.

    Una parte degli esperti pensa che tutto questo fenomeno possa portare ad un ridimensionamento delle aziende che negli anni hanno investito anche su cose che adesso pesano non poco.

    Ma c’è anche da aspettarsi che questa possibile recessione possa accelerare un progressivo allontanamento dall’advertising dando vita a nuove formule come quelle, appunto di Snapchat, Twitter. Versioni premium, con pochi euro al mese, e dare nuove funzionalità. Un modello, questo, che potrebbe generare nuove possibilità.

    Ma va detto che anche questa possibilità, in un contesto di recessione, resta una forte incognita.

    Vedremo cosa succederà.

  • Twitter, i ricavi deludono anche per colpa di Musk

    Twitter, i ricavi deludono anche per colpa di Musk

    Twitter ha presentato i dati della sua trimestrale, la seconda del 2022 e non poteva essere diversamente. I ricavi sono in calo, per colpa anche di Elon Musk, spiega la società. Timido aumento del numeri degli utenti giornalieri.

    Comunque la vogliamo vedere, la trimestrale di Twitter, la seconda dell’anno, non ha certamente nulla di sorprendente. Era già abbastanza chiaro che i dati finanziari della società di San Francisco fossero influenzati dall’acquisizione, poi ritirata, da parte di Elon Musk. Sarebbe stata la stessa cosa per qualsiasi azienda, figurarsi per un’azienda come Twitter.

    Questo è il riassunto, in sintesi,, di ciò che è stato presentato oggi. Presentazione a cui non è seguita nessuna call e nessuna previsione per il prossimo trimestre, proprio per via della causa legale tra la società e Elon Musk, sulla mancata acquisizione da 44 miliardi di dollari, che sarà discussa a partire dal mese di ottobre presso la Corte del Delaware.

    I numeri sono in calo:

    • Utile per azione: in calo di 8 centesimi, rettificata, contro un utile previsto di 14 centesimi, secondo un sondaggio Refinitiv;
    • Entrate: 1,18 miliardi di dollari contro 1,32 miliardi di dollari;
    • Utenti attivi giornalieri monetizzabili (mDAU): 237,8 milioni contro i 238,08 milioni previsti, sempre secondo Refinitiv. Anche se Zack Consensus prevedeva 236 milioni.

    https://twitter.com/TwitterIR/status/1550450907384406017

    I ricavi sono in calo dell’1% rispetto allo steso periodo dello scorso anno, fermandosi, appunto, a 1,18 miliardi di dollari nel secondo trimestre 2022.

    Nello spiegare la situazione finanziaria che si è creata, Twitter ha imputato il calo dei ricavi in parte al calo generalizzato legato al settore pubblicitario, in parte al difficile contesto macroeconomico generale e, quindi, all’”incertezza legata all’acquisizione di Twitter da parte di un affiliato di Elon Musk“.

    La spiegazione non è lontana dalla realtà e non fugge da essa. Il complicato contesto economico a livello globale che stiamo vivendo, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina e i suoi effetti a livello mondiale influenzano la vita anche della grandi aziende tecnologiche. Un esempio è anche la trimestrale di Snap, la società proprietaria della piattaforma Snapchat che ha presentato risultati deludenti al punto da far crollare il titolo in borsa del 25%.

    E il tiolo Twitter non poteva reagire in maniera diversa anche oggi. Il TWTR è in calo dello 0,7% attestandosi intorno ai 39,2 dollari per azione.

    Twitter poi elenca come la società ha visto, nel secondo trimestre, aumentare i costi e le spese di ben il 31%, raggiungendo la cifra di 1,52 miliardi di dollari. I costi relativi ai licenziamenti, e qui la mano di Elon Musk è evidente, sono stati pari a 19 milioni di dollari. Ricordiamo che Twitter in questi tre mesi ha licenziato un terzo del team delle acquisizioni dei talenti.

    Twitter elon musk calo ricavi

    La perdita netta registrata da Twitter è di 270 milioni di dollari, in calo rispetto all’utile di 66 milioni di dollari rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso.

    Il dato relativo agli utenti giornalieri monetizzabili è in crescita rispetto ai 229 milioni dello scorso trimestre. Adesso sono 237,8 milioni. Un dato che Twitter spiega essere conseguenza dei “continui miglioramenti del prodotto”. Non si è riusciti ad agganciare la previsione degli analisti ma, comunque, si registra un timido aumento, anche se è +16% in un anno. Un segnale, sebbene piccolo, che dovrebbe essere messo in evidenza proprio a Elon Musk.

    Cosa ne sarà dei dati finanziari per i prossimi tre mesi? Davvero rispondere ad una domanda come questa, quando mancano poco meno di tre mesi all’inizio della discussione della causa a Elon Musk presso la Corte del Delaware, è quasi impossibile.

    Di certo, saranno tre mesi molto duri che coincideranno con l’avvicinarsi a questa data molto importante. E c’è da scommettere che la voce di Elon Musk su Twitter, forte dei suoi 102 milioni di follower, si farà sentire.

  • Su Instagram i nuovi video saranno trasformati in Reels

    Su Instagram i nuovi video saranno trasformati in Reels

    Su Instagram, entro poche settimane, tutti i nuovi video della durata inferiore ai 15 minuti saranno trasformati in Reels, con il vantaggio, a seconda dei punti di vista, di poter acceder ad una audience più estesa. Intanto Instagram da oggi, per davvero, non è più una app di photo-sharing.

    Se Facebook prova a rinnovarsi, arrivando a proporre un nuovo design del feed “splittandolo” in due parti, Home e Feeds, rincorrendo TikTok, possiamo dire che Instagram non è da meno. Anche perché sempre di Meta si parla, la loro casa comune.

    Allora, prima di vedere meglio la novità che è stata annunciata, sarebbe meglio, per comprenderla meglio, partire da una dichiarazione di Adam Mosseri di un anno fa quando, presentando il nuovo corso di Instagram disse, in maniera non molto celata, che Instagram non è più una app di photo-sharing come l’abbiamo imparata a conoscere e ad usare in questi anni. Non più. Disse, allora, che l’intenzione era quella di “abbracciare il formato video in maniera più estesa“.

    Alla luce di queste parole, si può comprendere meglio il senso dell’annuncio di ieri che trova, forse, la sua rilevanza proprio nel collegamento alle parole di Adam Mosseri.

    In pratica, per andare meglio a parlare della novità, Instagram ieri ha annunciato un po’ di novità tra cui quella che è la più interessante e che segna, per davvero, il nuovo cambio di passo.

    Instagram video Reels

    Entro le prossime settimane, il tempo che la possibilità sull’app si estenda a tutti, tutti i nuovi video inferiore ai 15 minuti di durata saranno automaticamente trasformati in Reels. Un annuncio questo che segue il test, avviato il mese scorso, che trasformava la condivisione di video su Instagram, appunto, in Reels.

    Si tratta di una novità che avrà un impatto notevole per gli utenti, quindi se non siete avvezzi all’utilizzo dei Reels, la cosa potrebbe non farvi piacere.

    L’impatto sta nel fatto che se un video, dopo questa novità, verrà condiviso su Instagram, e che dura meno di 15 minuti, se il profilo dell’utente è pubblico, il contenuto verrà visualizzato sull’app in modalità estesa. Questo significa anche da utenti che non vi seguono. Questo perché l’algoritmo proporrà il contenuto in formato Reels a tutti gli utenti sulla piattaforma che potrebbero essere interessanti, indipendentemente se si  è seguiti o meno.

    Se, invece, il profilo di utente è privato, i video non verranno trasformati in Reel e solo le persone che seguono quell’account li vedranno sulla loro timeline. Ma, oltre a vederli, quei contenuti video potranno essere remixati e condivisi con i propri follower, amplificando la portata del video originale.

    Ma attenzione, se tutto questo non rientra più nel vostro modo di intendere Instagram, non vi preoccupate. I video già presenti sull’app non saranno trasformati in Reels, lo saranno, come dicevamo prima, solo i nuovi video che saranno condivisi dopo che questa modalità sarà attiva, nel giro di qualche settimana.

    E se qualcuno potrà trovare poco interessante questa modalità, ci saranno tanti utenti, influencer o meno, che avranno enorme piacere a sapere che i propri video saranno trasformati in Reel e che potranno incontrare una audience più estesa.

    A fronte di tutto questo, Instagram fa sapere che questa modalità porterà all’unione dei video e dei Reels sotto una unica sezione. E, aggiungiamo, non poteva essere diversamente.

    Facebook rincorre TikTok e propone un nuovo design del feed

    E tra le novità più interessanti, segnaliamo anche quella di creare Reels utilizzando le foto dal proprio rullino.

    Insomma, Instagram non è più quella di una volta dove il vero contenuto era caratterizzato dalle foto. Del resto, la motivazione che aveva portato alla sua nascita nel 2010 era proprio questa.

    Adesso Instagram va verso una strada che mette al centro sempre di più i video. Questo per poter meglio contrastare la concorrenza di TikTok e per poter dare ai propri utenti, e ai propri creator, nuovi strumenti per coinvolgere gli utenti.

  • Facebook rincorre TikTok e propone un nuovo design del feed

    Facebook rincorre TikTok e propone un nuovo design del feed

    Facebook abbandona il newsfeed e propone un nuovo design del feed: Home e Feeds. Rincorre TikTok, da una parte, e accentra l’attenzione su cosa vogliono gli utenti.

    Facebook è una piattaforma che ormai, raggiunta la maggiore età, deve decidere cosa fare: se abbandonarsi a sè stessa o se provare a stare ancora al passo, guardando a cosa fanno gli altri. L’abbiamo sintetizzata così, ma nei fatti la principale app di Meta, con l’annuncio di oggi, sta agendo proprio in questo modo, optando, ovviamente, per la seconda ipotesi. E quindi, guardando cosa fanno gli altri, quelli più bravi al momento, e provando a migliorare e aggiornare la propria piattaforma.

    Nulla da eccepire da questo punto di vista e, come ci racconta la breve storia dei social media, non si tratta nulla di nuovo. Tra l’altro, sempre guardando un po’ indietro nel tempo di queste piattaforme lanciate a mille (già guardare indietro sembra una contraddizione in un contesto come questo) era già successa una cosa simile, proprio in casa Meta (quando allora si chiamava Facebook) con Instagram che ad un certo punto per provare ad essere più competitiva fu “costretta” a guardare a Snapchat e provare a fare di meglio. A distanza di sei anni quella strategia è risultata vincente.

    Perdonate questo allungo e torniamo all’annuncio di oggi.

    Come cambia il feed di Facebook: Home e Feeds

    Oggi, 21 luglio 2022, Meta nella persona del suo CEO Mark Zuckerberg, sempre più uomo degli annunci ha fatto sapere che il feed di Facebook verrà rivisto e “splittato”, come si dice in gergo.

    In pratica, quello che è il feed principale verrà denominato “Home” che resterà il luogo dove scorrono i contenuti dei “creator”. Infatti, è qui che verranno mostrati i post provenienti da creator e sempre da qui sarà più facile accedere ai Reels, il servizio di video brevi di Facebook, e alle Stories.

    Quindi vedremo questa sezione principale con contenuti “suggeriti” provenienti, appunto, da creator dove la visualizzazione degli stessi sarà per lo più in verticale. Molti riscontreranno una grande similitudine con quanto avviene già su Instagram che da poco ha introdotto il feed in senso cronologico.

    L’altra sezione si chiama Feeds si tratta di una sezione, in senso cronologico, in cui gli utenti troveranno i contenuti condivisi da amici, parenti e gruppi. In pratica è una sezione che può essere “filtrata” tenendo conto di queste variabili.

    L’app continuerà ad aprirsi con un feed personalizzato nella scheda Home, dove il nostro motore di scoperta consiglierà i contenuti che riteniamo più interessanti per voi“, ha dichiarato Mark Zuckerberg nel suo post. “Ma la scheda Feed vi darà la possibilità di personalizzare e controllare ulteriormente la vostra esperienza“.

    facebook home feed design

    Ora, di fronte a questo “rinnovamento” c’è da fare alcune veloci considerazioni che dimostrano quanto Facebook stia cambiando e come la strategia da adesso in poi muterà completamente.

    Perché Facebook cambia il feed e va verso TikTok

    Facebook rincorre TikTok seguendo quanto sostenuto da Zuckerberg nei mesi scorsi, ossia l’intenzione di investire sempre di più nei Reels nei prossimi anni. E questo ormai è sotto gli occhi di tutti. Così come è evidente la concorrenza serrata di TikTok verso Meta in generale. Facebook vuole provare ad agganciare l’attenzione dei giovani. E non è detto che ci riesca, essendo ormai Facebook percepito dai giovani come piattaforma “vecchia”.

    Altra considerazione da fare. Facebook procede con questa modifica per “dare maggiore controllo agli utenti“. Negli Usa si sta discutendo molto sul fatto che continuare a proporre una sola modalità di feed gestita da un algoritmo ponga al centro la privacy. Discorso un po’ lungo da fare adesso, ma Facebook è costretta ad uniformarsi. Ed ecco spiegata la separazione del feed.

    Inoltre, questo nuovo design è di enorme importanza per Facebook che imposta una nuova strategia.

    Se prima l’algoritmo gestiva i contenuti in base al tempo trascorso e poi, dal 2018, sulla base del coinvolgimento, alimentandolo, adesso viene messo al centro in maniera più concreta ciò che gli utenti desiderano.

    Questo permetterà a Facebook di provare ad incentivare l’advertising su questo parametro, avendo ormai cambiato la strategia che, tra l’altro, non si basa più sulle notizie. Notate che il nuovo feed non si chiama più “newsfeed”. E questo è molto indicativo.

    Facebook quindi prova a cambiare e cercare di far valere la sua esperienza da fratello maggiore rispetto alle piattaforme più giovani che stanno navigando in mezzo ad un coinvolgimento sempre più crescente. Vedremo se, come già successo in passato, saprà farsi valere o se sarà costretto a soccombere perché ormai “vecchio”.

  • Twitter, ecco come evitare le mention indesiderate

    Twitter, ecco come evitare le mention indesiderate

    Una delle funzionalità più attese di Twitter è finalmente attiva da qualche giorno. Ecco come evitare quindi le mention indesiderate.

    La funzionalità, tanto desiderata dagli utenti (tra le tante), era stata annunciata da Twitter a febbraio di quest’anno, ma ora a distanza di mesi diventa effettiva per tutti. Stiamo parlando della possibilità di evitare le mention indesiderate.

    Da qualche giorno, infatti, è possibile annullare una mention all’interno di un tweet in cui si è citati, quando si tratta di una mention poco gradita. Se non per altro, per il fatto che poi quella citazione all’interno di un tweet finisce per intasare la sezione delle notifiche relative a quel tweet. Fino a qualche giorno fa non era possibile, se non silenziare la conversazione o silenziare l’utente autore del tweet, peggio in extremis, bloccare l’utente autore. Azione quest’ultima in effetti esagerata.

    Allora, ecco che si accoglie con favore l’introduzione di questa funzionalità che viene definita “Unmentionig“, cioè la possibilità di “Abbandonare la conversazione“.

    twitter mention indesiderate

    Come funziona Abbandona la Conversazione su Twitter

    Mettiamo il caso che vi rendiate conto di essere stati citati, menzionati, in un tweet e che vi infastidisce l’essere stato citato e anche le relative notifiche che vi arrivano in seguito alle azioni, come commenti, like e retweet. Adesso, per evitare questo fastidio, si può cliccare i tre pallini in alto a destra che compaiono nel tweet e arrivare alla voce “Abbandona la conversazione”.

    Una volta fatto questo passaggio comparirà la sezione che vedete nell’immagine che abbiamo realizzato in basso. E cioè cosa accade se andate avanti.

    twitter mention indesiderate

    Quindi, viene annullato il tag all’interno del tweet. In questo caso @nomeutente comparirà nel tweet senza link, in questo modo non vedrete più alcuna notifica relativa al tweet in cui eravate citati. E quindi, ancora, nessuno anche rispondendo al tweet potrà citarvi. Il vostro tag è, appunto, annullato.

    A quel punto, prima di procedere, si presentano due opzioni:

    • Abbandona la conversazione, con tutto quello che abbiamo visto;
    • Come non detto resto, ci ripensate e tornate indietro.

    Per chi non fosse abituato con questa funzionalità, vale la pena di ricordare che si tratta più o meno di un’altra funzionalità che va sotto il nome “Rimuovi il tag”, quando volete annullare il tag all’interno di una immagine condivisa in un tweet per gli stessi motivi.

    Forse questa funzionalità viene vista come un modo per evitare critiche o altro. In effetti, è un modo invece per avere più controllo rispetto ad un tagging spesso indesiderato da cui è difficile liberarsi, se non procedendo come abbiamo descritto sopra.

  • Elon Musk e Twitter, adesso è battaglia legale

    Elon Musk e Twitter, adesso è battaglia legale

    Tra Elon Musk e Twitter adesso è davvero battaglia legale. Inizia oggi con la prima udienza e Twitter chiede un processo rapido: inizierà ad ottobre. In mezzo ci sono le banche e gli azionisti.

    Quello che si paventava alla fine è successo. Non che si tratti di una sorpresa, ma, vista la situazione, la speranza che tutto si potesse risolvere in un altro modo era davvero debole. E allora, eccola la battaglia legale tra Elon Musk e Twitter. E pensare che il patron della Tesla, solo qualche mese fa, aveva promesso il meglio per Twitter, liberando la piattaforma da spam bot, da fake news, facendola diventare una piazza dove ognuno potesse esprimersi liberamente. E invece adesso volano gli stracci.

    Come vi abbiamo raccontato in questi mesi, l’amore tra Elon Musk e Twitter non è mai esploso del tutto. Sin dall’inizio si registrava nella società di San Francisco una certa diffidenza, manifestata anche dai dipendenti della società che non hanno mai gradito l’arrivo di Elon Musk.

    Ora, con la vicenda del fenomeno spam bot che Elon Musk sostiene essere molto più rilevante di quello che invece Twitter sostiene, si è arrivati a parlare per mezzo degli avvocati. E adesso c’è il tira e molla sulla prima udienza e sull’inizio dell’apertura della causa legale avviata da Twitter, presso la Corte del Delaware, per fare in modo che Elon Musk dia seguito all’accordo sottoscritto ad aprile scorso. Ossia l’accordo che prevede l’acquisto di Twitter da parte di Elon Musk al prezzo di 44 miliardi di dollari, 54,2 dollari per azione.

    Elon Musk Twitter battaglia legale

    La situazione è complicata per Elon Musk, il quale non potrà uscire facilmente da questa situazione. Certamente non come crede lui, ossia sbattendo i piedi dicendo che Twitter non gli ha permesso di vedere come stanno veramente le cose. Certamente no. Anche se continua a dire di avere il diritto di farlo perché l’azienda non gli avrebbe fornito tutte le informazioni necessarie a fare chiarezza.

    In ballo gli attori sono diversi. Oltre a Elon Musk e Twitter ci sono le banche che hanno prestato i soldi, una parte, a Musk per comprare Twitter e ci sono anche gli azionisti che devono essere pagati a 54,2 dollari azioni. In pratica, si tratta di altre potenziali cause ai danni di Elon Musk, oltre a quella intentata da Twitter. Un bel quadro.

    Twitter vuole costringere Elon Musk a comprare l’azienda, così coma da accorsi; Musk, a sua volta, non ne vuole più sapere e si è stancato. Restano, come dicevamo, le banche.

    Elon Musk, per arrivare all’acquisizione, ha firmato due accordi con banche come Morgan Stanley, Bank of America e Barclays per un prestito totale di 25,5 miliardi di dollari. Ha poi messo a disposizione una parte significativa del suo patrimonio, sotto forma di azioni Tesla come garanzia, nel caso in cui non fosse in grado di rimborsare i prestiti. Il resto dell’operazione doveva essere finanziato in contanti, suddiviso tra lo stesso Musk e un consorzio di hedge fund e altri fondi che hanno accettato di aiutarlo ad acquistare l’azienda e, in caso di successo, sarebbero diventati comproprietari.

    Il perché le banche non si siano ancora mosse è perché il loro danaro viene messo a disposizione solo una volta che l’operazione di acquisizione si conclude. Certo, c’è un problema di reputazione in questa fase, da giorni le banche in questione non si pronunciano in attesa di nuovi sviluppi. Non è il caso quindi di rompere del tutto con uno degli uomini più ricchi al mondo.

    Elon Musk e Twitter, i possibili scenari

    Resta molto probabile che alla fine la Corte del Delaware arrivi ad imporre ai due litiganti un compromesso, costringendo Elon Musk a pagare una grande somma di denaro come risarcimento del mancato accordo, permettendo quindi a Elon Musk di liberarsi da quello che doveva essere un affare. Scenario questo che molti esperti danno come il più probabile.

    A questo punto le banche riceveranno una parte dei soldi per il loro disturbo e amici come prima con Elon Musk.

    Twitter, dal canto suo, vuole che l’accordo di concluda a tutti i costi. Perché sa bene che permettendo a Elon Musk di andarsene via questo comporterebbe un grande problema con gli azionisti che vedrebbero il loro ritorno ben al di sotto dei 54,2 dollari concordati con Musk (adesso è più meno 38 dollari per azione). E questi stessi azionisti potrebbero, a loro volta, fare causa alla società per i mancati guadagni in seguito al fallimento dell’accordo. Una situazione che Twitter vuole allontanare il più possibile.

    Intanto, Twitter, dopo la prima udienza preliminare del 19 luglio, cioè domani, vorrebbe che la causa venisse discussa a partire dal mese di settembre. Questo anche per rispettare i tempi che erano previsti dall’accordo. Mentre Elon Musk vuole allontanare questa ipotesi puntando ad allungare i tempi arrivando a febbraio del prossimo anno. Tempi che un’azienda come Twitter non può permettersi.

    Twitter ottiene l’inizio del processo a ottobre

    Alla fine Twitter ha ottenuto il processo più rapido. Inizierà il prossimo ottobre di quest’anno. Così è stato deciso oggi dal giudice Kathaleen McCormick della Corte del Delaware. E il titolo TWTR in borsa a Wall Street sta guadagnando il 4% oltre i 40 dollari per azione. Alla fine chiude con +2,8% a 39,49 dollari.

  • Anche Snapchat ha la sua versione web e desktop

    Anche Snapchat ha la sua versione web e desktop

    Snapchat lancia la sua versione web e desktop. Ma non per tutti, questo primo lancio è disponile per gli utenti abbonati a Snapchat Plus, la versione premium dell’app in fase di test in pochi paesi.

    In Italia Snapchat non ha mai del tutto convinto, anche se ad oggi poco meno del 10% degli utenti social media italiani sostiene di usarla. Eppure, conta 332 milioni di utenti giornalieri con una strategia che è sempre più oriente alla realtà aumentata.

    Ma perché parliamo di Snapchat? Perché la piattaforma di Evan Spiegel ha lanciato oggi la sua versione web, quindi utilizzabile anche da desktop. Si tratta, nel contesto, di qualcosa di straordinario, quasi impensabile solo qualche mese fa. Sarà quindi possibile accedere con il proprio account Snapchat, da desktop, e inviare messaggi privati o chiamare i propri contatti.

    Intanto, c’è da dire che la versione web e desktop di Snapchat non sarà disponibile per tutti. Questa prima fase di lancio è disponibile solo per gli utenti che sottoscrivono la versione premium, Snapchat Plus. Annunciata il mese scorso, Snapchat Plus è disponibile negli Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Gli utenti abbonati di questi paesi saranno i primi ad usare la versione web e desktop di Snapchat.

    Ma cosa c’entra una versione web e desktop per una app, come Snapchat, che ha il mobile come suo terreno nativo? Secondo quanto afferma Nathan Boyd, responsabile della messagistica di Snapchat, offrire una versione web ai suoi utenti ha senso perché spesso gli utenti Snapchat usano anche i computer. Questo è vero per chiunque, per la verità.

    snapchat web desktop

    Secondo Snapchat, sempre nella figura di Nathan Boyd, questa versione di Snapchat vuole permettere agli utenti di usare il proprio desktop anche per chattare e telefonare, usando sempre la propria app preferita.

    Snapchat, ad esempio negli Usa, ma come negli altri paesi in cui è molto usata, ha utenti molto giovani, una media molto vicina a quella degli utenti TikTok. E molti di questi usano l’app proprio per inviare messaggi e fare telefonate.

    Obiettivo di Snapchat è quindi quello di approdare sul web e sul desktop per contrastare non tanto Instagram, che ha già la sua versione desktop, ma mettersi in concorrenza con WhatsApp, l’app di Meta per la messagistica istantanea.

    100 milioni di utenti usano Snapchat per telefonare, in media per 30 minuti

    Infatti, sempre Nathan Boyd ha affermato che Boyd afferma che sono 100 milioni le persone che si chiamano su Snapchat ogni mese, trascorrendo in media più di 30 minuti al giorno, e che la chat è in genere l’ultima cosa che le persone fanno prima di chiudere l’applicazione.

    Ora, a livello di strategia aziendale, offrendo questa opportunità agli utenti abbonati alla versione premium, Snapchat vorrebbe puntare ad aumentare i suoi introiti che sono sempre più arroccati negli Usa. Tutta la crescita economica, seppure non fortissima, è allocata negli Usa e non in altri paesi dove l’app continua a crescere dal punto di vista degli utenti, come in India ad esempio.

    È quindi molto probabile che Snapchat proverà ad estendere il lancio della versione web e desktop anche in altri paesi proprio per cercare di provare ad aumentare gli introiti provandoli a renderli sempre più distaccati dall’advertising che, visti i numeri, produce relativamente poco.

  • Elon Musk e Twitter, i possibili scenari

    Elon Musk e Twitter, i possibili scenari

    Elon Musk ha manifestato l’intenzione di abbandonare l’accordo di acquisizione di Twitter a causa del fenomeno spam/bot. Una mossa che si tradurrà in una lunga battaglia legale dalla quale, comunque, Twitter ne uscirà con le ossa rotte.

    Sin dall’inizio (abbiamo già iniziato con questo incipit su questo tema, non se ne trovano altri visto il contesto), abbiamo sempre guardato con scetticismo all’accordo di acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk. Anzi, lo scetticismo è cominciato con la scalata alle azioni della società, poi trasformatasi in una proposta di acquisizione ad un prezzo di 44 miliardi di dollari, un’offerta a 54,2 dollari per azione.

    Ecco, non siamo qui a dire “l’avevamo detto!“, no. Anzi. Continuiamo a raccontare questa saga, quasi “triste, solitaria e finale” (per citare un grande scrittore come Osvaldo Soriano) perché davvero triste e solitaria rischia di essere Twitter. La società che non seppe dire di no alla maxi offerta, a fine aprile di quest’anno, proposta dal miliardario e fondatore, tra l’altro, della Tesla, adesso, tra gli scenari possibili, rischia davvero grosso. Da qualsiasi punto si guardi questa vicenda.

    Ecco perché, di seguito proviamo a delineare, brevemente, quelli che sono gli scenari possibili dopo che Elon Musk, con una lettera al CdA di Twitter e alla SEC (l’equivalente della Consob italiana), ha comunicato l’intenzione di abbandonare la proposta di acquisizione di Twitter per 44 miliardi.

    Ma prima, breve recap dell’ultimo episodio che ha portato a questo triste epilogo, anche se la fine è ancora lontana. Elon Musk a maggio di quest’anno ha contestato, dopo diversi giorni, il report di Twitter che riportava la presenza di spam e bot sulla piattaforma come un fenomeno al di sotto del 5%. Il fondatore della Tesla è, e resta, convinto che il fenomeno spam/bot su Twitter sia almeno 4 volte tanto. E lo fece notare pubblicamente a Parag Agrawal, l’attuale CEO di Twitter, con tanto di emoji raffigurante la cacca. Già questo basterebbe a definire il profilo del miliardario in procinto di acquisire una società con una acquisizione che resterebbe tra la più alte mai viste nel panorama dei social media.

    Elon Musk e Twitter scenari

    A seguito di questo, Elon Musk ha chiesto di verificare la veridicità di quei dati e di voler esaminare direttamente, attraverso un team di tecnici esterni, se quei dati fossero reali o meno. Pena la validità dell’accordo.

    Ora, persino uno meno avvezzo alla materia economica sa bene che una verifica di tutto quello che riguarda la compravendita di beni e servizi di fa ben prima di procedere ad un accordo. Ben prima, non dopo. Infatti, come molti analisti hanno già notato, il buon miliardario non ha provveduto ad applicare quella che in gergo viene chiamata due diligence, ossia una operazione di verifica dei benefici e dei rischi che comporta una acquisizione come questa.

    Questo è uno dei punti che verrà esaminato in sede legale. Perché se Elon Musk fosse andato a fondo prima della proposta, avrebbe potuto avanzare i suoi dubbi e quindi decidere, legittimamente, di non procedere all’acquisizione. Non ci sarebbe stato nulla da eccepire, sotto il profilo legale.

    Ma Twitter, dopo la richiesta, ha provveduto a dare a Elon Musk e ai suoi esperti tutti i dati necessari accompagnati da una etichetta che recitava più o meno così: data la enorme massa di dati e data la privacy degli utenti che va sempre protetta, di più non possiamo fare, anche perché sarebbe impossibile quantificare con certezza il fenomeno.

    Alla fine dell’analisi operata dagli esperti di Elon Musk, gli stessi esperti sono arrivati alla stessa conclusione, e cioè che non è possibile riuscire ad avere un quadro più chiaro e definitivo di quello fornito da Twitter, ossia il dato inferiore al 5% relativo a spam/bot.

    Twitter giovedì ha ribadito il dato del 5% e ha anche aggiunto che ogni giorno viene eliminato qualcosa come 1 milione di account spam. A quando pare tutto questo non è bastato perché il giorno dopo Elon Musk ha fatto partire la sua missiva indirizzata a Twitter e alla SEC.

    Ora, gli scenari dicevamo.

    Tutti gli scenari sono comunque nefasti per Twitter.

    Elon Musk e Twitter, accordo in bilico su spam e bot

    Di fronte alla lettera, il CdA di Twitter ha emanato un breve comunicato, riportato poi su Twitter da Bret Taylor, il presidente, in cui c’è scritto:

    Siamo impegnati a chiudere la transazione al prezzo e alle condizioni concordate con il signor Musk e intendiamo intraprendere un’azione legale per far rispettare l’accordo di fusione. Siamo fiduciosi di poter prevalere presso la Corte della Cancelleria del Delaware“.

    Un’azione legale contro Elon Musk che potrà avere, essenzialmente, due esiti.

    Il primo è che il giudice costringerà, sulla base delle leggi americane, Elon Musk a procedere all’acquisizione così come era stata concordata, ossia alla cifra di 44 miliardi di dollari. Quindi quella fatta a 54,2 dollari per azione. Una mazzata per Musk che intanto, con le sue “picconate”, ha trascinato il prezzo attuale a circa 37 dollari per azione. Prezzo che potrebbe continuare a scendere nei prossimi giorni anche al di sotto dei 30 dollari. Possibilità concreta già entro la prossima settimana a meno di colpi di scena.

    La seconda è che il giudice possa condannare Elon Musk a pagare un risarcimento danni per aver diffamato Twitter e aver detto il falso. Il falso sarebbe riferito al fenomeno spam/bot. Uno scenario che, tra le righe, evoca anche il CdA di Twitter perché, in qualche modo, restituirebbe un po’ di dignità alla società. Infatti Twitter da questa vicenda ha interesse a che le sue affermazioni sia riconosciute come vere e non avere questa “macchia” di aver diffuso dati diversi e sottostimati.

    Ecco, di fronte a questi due esiti, Twitter comunque ne uscirebbe male, molto male.

    La battaglia legale sarà lunga, ma la pazienza degli investitori non è infinita e i mercati, si sa, non aspettano.

    Twitter rischia di vedere il proprio valore crollare e con esso tutto quello di buono fatto in questi anni. Soprattutto in questi ultimi due-tre anni, quando un processo vero di innovazione stava per prendere piede.

    Per evitare tutto questo, sarebbe stato meglio non accettare la proposta di Elon Musk ad aprile. Questa non è la solita frase ex-post “è facile dirlo adesso“. No. Le condizioni per dire di no c’erano tutte. E ora è difficile uscire da questo pantano.

    Resta comunque il forte dubbio di quale fosse il reale obiettivo di Elon Musk acquisendo Twitter. Chiunque al posto suo, anche di fronte ad una situazione come questa, avrebbe fatto di tutto per migliorare le cose, non per peggiorarle, proprio per difendere i suoi interessi. Invece no. Il suo intento non era garantire la libertà di parola, come ha detto per settimane. Il suo intento non era, a questo punto, nemmeno quello di sedersi al tavolo dei grandi con un social media tutto suo. Neanche questo.

  • Elon Musk e Twitter, accordo in bilico su spam e bot

    Elon Musk e Twitter, accordo in bilico su spam e bot

    Il Washington Post, secondo alcune fonti, riporta che l’accordo di acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk sarebbe ormai in pericolo. Il destino di Twitter è sempre più legato al fondatore della Tesla.

    Proprio ieri pomeriggio, ora italiana, quando negli Usa stavano aprendo i mercati, Twitter aveva ribadito che gli account spam/bot sulla piattaforma fossero “ben al di sotto del 5%“. Una dichiarazione che aveva provocato un balzo in avanti del titolo TWTR a Wall Street. Tutto faceva pensare che sarebbe stata una buona giornata. E invece…

    Invece a tarda sera, sempre ora italiana, è arrivata la soffiata del Washington Post, giornale di proprietà di Jeff Bezos, il quale citando alcune fonti vicine al team di Elon Musk, riportava che l’accordo di acquisizione di Twitter da parte del fondatore della Tesla è ormai in bilico. Sempre sulla questione degli account spam/bot.

    Come sapete, dopo aver dichiarato di voler andare a fondo sulla vicenda dei bot sulla piattaforma da 280 caratteri, Elon Musk si era preso del tempo per vederci chiaro. In qualità di acquirente, sulla base dell’accordo di acquisizione della società di San Francisco per 44 miliardi di dollari, aveva dato incarico ad un team ai dati che Twitter, poi, gli aveva fatto avere per fare le sue verifiche. Ricordiamoci che Elon Musk sostiene che gli account spam/bot su Twitter siano al di sopra del 20%. In pratica l’intendo del suo team era quello di dimostrare che gli spa/bot fossero di più, in modo tale da tirare sul prezzo dei 44 miliardi oppure far saltare direttamente il banco.

    elon musk twitter accordo bilico

    E cosa è successo ieri?

    Come dicevamo prima, il WP citando fonti vicine al team di Musk scrive che l’accordo sarebbe ormai in pericolo.

    Il team che ha valutato i dati mandati da Twitter ha preso atto di ciò che Twitter stessa ha sostenuto proprio di fronte alla richiesta dei dati. E cioè che gli stessi dati non possono essere verificati, il processo non potrebbe “avvenire in modo sicuro”.

    Questa conclusione ha quindi spento “l’entusiasmo” di Elon Musk e dei suoi creditori, ossia Larry Ellison, Andreessen Horowitz (società di venture capital), Binance (borsa di criptovalute), Fidelity e la società di investimento statale del Qatar. Le trattative e i colloqui sui finanziamenti si sono fermati, uno stop che potrebbe portare, come sostengono le fonti citate dal WP, “ad una drastica inversione” sull’accordo.

    Quello che si prospettava solo un mese fa, adesso sta diventando sempre più concreto. E cioè che lo scopo vero di Elon Musk è quello di far saltare il banco perché, nel frattempo, e grazie alle sue “picconate”, il titolo ha progressivamente perso valore in borsa provocando maggiore esborso per le tasche del miliardario.

    A complicare il tutto, Twitter deve fari conti anche con la situazione che si sta creando in questo limbo. La società ha licenziato il 30% del personale addetto al Recruiting. Una situazione complicata legata a quella del personale dell’intera azienda, preoccupato sin dall’arrivo di Elon Musk come azionista della propria situazione. E non sono stati pochi i manager che sono stati convinti dal CEO di Twitter, Parag Agrawal, tra cui Keyvon Beykpour e il leader dei prodotti Bruce Falck.

    Ma anche appellandosi al caso della presenza di spam/bot sulla piattaforma, non sarebbe così facile per Elon Musk abbandonare l’accordo e venire meno agli impegni presi.

    Certo, resta la penale da 1 miliardo di dollari che una parta deve all’altra in caso di rottura. Ma le possibilità che Elon Musk possa riuscire a fare saltare il banco per davvero sono davvero poche. Potrebbe venirne fuori una battaglia legale interminabile.

    Ecco perché i suoi avvocati sono al lavoro per cercare di trovare un appiglio su cui poggiarsi, una clausola adesso negativa per il miliardario, in modo da permettere a Musk di poter lasciare Twitter al suo destino.

    Già, perché come abbiamo sempre sostenuto, sin dall’inizio di questa vicenda, a perdere è sempre Twitter. Un eventuale uscita dall’accordo di acquisizione da parte di Elon Musk, sarebbe per Twitter un duro colpo. Ne uscirebbe con le ossa rotte, più debole e con meno valore. Adesso, la società è ben consapevole che il proprio destino è legato a quello di Elon Musk. Una triste verità.

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