Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • TikTok, nel 2019 in Italia caricati 236 video al minuto

    TikTok, nel 2019 in Italia caricati 236 video al minuto

    Il 2019 è stato l’anno di TikTok, senza dubbio, e l’app ha riscosso molto successo anche nel nostro paese. Gli italiani si sono cimentati con un altro tipo di creatività e hanno condiviso ben 236 video al minuto. Ecco Trend, video e creator che hanno caratterizzato il 2019 di TikTok in Italia.

    Avevamo già parlato di TikTok e del suo primo anno di successo in Italia, mentre invece adesso scopriamo qualcosa in più facendo il classico resoconto di fine anno, giusto per non farci mancare nulla.

    Il primo dato che colpisce, e che ci offre la dimensione del successo dell’app del momento anche nel nostro paese, è quello che riguarda i ben 236 video al minuto caricati dagli utenti italiani durante questo anno che sta per concludersi, a base di danze, meme, creatività, video virali e celebrità. Agli italiani piace TikTok, non vi è dubbio. Le ore più creative per gli italiani? La pausa pranzo, dalle 12:30 alle 14:00, e la sera dopo le 20:00.

    Questa nuova passione degli utenti italiani di raccontarsi e fari conoscere in una veste molto creativa,  è passata attraverso la commedia, il beauty, il fashion, il mondo degli animali, la natura, i viaggi, lo sport, il food, l’arte e l’education. Tutto questo fatto con molta creatività, ma anche molto senso dell’umorismo, dell’ironia che agli italiani di certo non manca.

    Come molti di voi già molti sapranno, perché utilizzano già l’app, le “challenge” rappresentano la modalità attraverso la quale è possibile personalizzare il flusso di condivisione dei contenuti, con video a tema, una modalità che si presta molto per le aziende. Una challenge che merita una menzione speciale è #nowlookatme, la challenge globale in cui si mostra in modo spettacolare un cambio d’abito, altre sono nati proprio in Italia per poi diventare trend in tutto il mondo, come la hit “Senza Filtro” di Loomy o il trend #carote. E proprio il settore musicale è quello che ha visto la nascita di alcuni dei talenti più apprezzati di quest’anno tra cui Vago con la canzone “Io e Lei”, Random con “Chiasso” o Dandy Turner con “Troppi Sguardi”.

    tiktok italia 2019

    TikTok è l’app che sta riscuotendo molto successo specialmente tra gli utenti che appartengono alla Generazione Y o ai Millennals e tra i creator più amati che sono nati proprio sull’app troviamo Gabriele Vagnato, Cecilia Cantarano, e Daniele Davì ma non mancano i creator che parlano alle famiglie, come Vanessa Padovani, o quelli che realizzano i propri video con l’aiuto dei nonni, tra cui spicca Botteo, a conferma del fatto che sulla piattaforma chiunque può lasciare libera la creatività, esprimere il proprio talento e divertirsi ma anche e soprattutto trovare messaggi positivi come l’inclusione e l’accettazione di sé. Molte sono infatti state le campagne sociali promosse su TikTok tra cui ricordiamo le challenge #SaveOurOceans, #TheRealChallenge e #ForClimate.

    Nata nel 2017, anno in cui acquisisce Musical.ly, l’applicazione viene lanciata in tutto il mondo nel 2018 come TikTok, nome con cui è conosciuta e presente oggi in oltre 150 Paesi e tradotta in ben 75 lingue, e con il quale è diventata la piattaforma di intrattenimento e la destinazione preferita per la creazione e fruizione di brevi video direttamente dal proprio smartphone. La mission di TikTok è quella di ispirare la creatività e portare allegria, incoraggiando gli utenti a condividere le proprie passioni e momenti della loro vita reale attraverso video di 15 secondi e offrendo un Feed video personalizzato su ciò che gli utenti guardano, apprezzano e condividono.

    TikTok ha sviluppato nel corso di quest’anno una serie di risorse, policy e linee guida per la community per promuovere un ambiente positivo, invitando i propri utenti a rispettarle e utilizzarle. Per fornire ulteriore e continuo supporto ai creator della community è stato inoltre creato il Centro Sicurezza, sezione dedicata del sito e app che include numerose misure, strumenti di controllo e impostazioni di privacy che TikTok ha messo a punto specificamente per proteggere gli utenti da un uso improprio.

    Ma ecco il 2019 di TikTok in Italia. Questa la Top 10 dei video:

    1. [Comicità: Il sensore di parcheggio “umano] https://www.tiktok.com/@fabiolatte/video/6735044780063001861?enter_from=h5_
    2. [Comicità: la fidanzata virtuale] https://www.tiktok.com/@lapresatwins/video/6756639060325944582?enter_from=h5_m
    3. [Comicità: l’interpretazione comica del trend #iosonogiorgia] https://www.tiktok.com/@manuelspadea/video/6755809621920795909?enter_from=h5_m
    4. [Creatività & Glam: la giacca con la “presa d’aria”] https://www.tiktok.com/@not.your.alex/video/6753210616137272581?enter_from=h5_m
    5. [Cibo: gli gnocchi della nonna sono sempre i più buoni] https://www.tiktok.com/@chiaraclemot/video/6762846587728235782?enter_from=h5_m
    6. [Cibo: l’intepretazione stellare del trend #carote da chef Barbieri] https://www.tiktok.com/@bruno.barbieri/video/6742786385335422213
    7. [Celebrity: Chiara Ferragni si prepara per il red carpet] https://www.tiktok.com/@chiaraferragni/video/6761093091836382470?enter_from=h5_m
    8. [Animali: il citofono a quattro zampe] https://www.tiktok.com/@thelifeofyoda_/video/6760906472739048709?enter_from=h5_m
    9. [Animali: gatti e coccole] https://www.tiktok.com/@lyothecat/video/6749655661275073797?enter_from=h5_m
    10. [Cause sociali: puliamo il Pianeta] https://www.tiktok.com/@sespo/video/6729871045483891974

    tiktok italia 2019

    Questi sono i 5 Top Trend, questi i più popolari:

    1. #nowlookatme – la sfida basata sul cambio d’abito sulle note della hit “Absolutely Anything” di CG5 con 746 milioni di visualizzazioni
    2. #senzafiltro – la hit estiva Made in Italy di Loomy con 1.7 milioni di video caricati in tutto il mondo
    3. #solocarote e #carote – che ha fatto scoppiare nel mese di settembre una vera e propria “febbre da carote” con oltre 2.5 milioni di visualizzazioni
    4. #iosonogiorgia – il meme che ha ispirato la vena ironica dei TikToker italiani con migliaia di video pubblicati
    5. #forclimate e #salvailpianeta – le sfide che hanno mosso tantissimi giovani in tutto il mondo, animati dalla voglia di far sentire la propria voce per tutelare il Pianeta

    Questi i 5 Top Filtri più usati nel 2019 in Italia su TikTok:

    1. Senza Filtro per la naturalezza
    2. Double Split Screen per la dicotomia colore/bianco e nero
    3. 9 schermi per la moltiplicazione degli schermi
    4. Selfie_cavolo tra gli effetti speciali
    5. Italianodocquiz e Roulettemusicale tra le proposte interattive

    Questi la Top 10 dei Creator italiani per categoria:

    1.     Jessica Brugali 6.     Sespo
    2.     Rosalba 7.     Maryna
    3.     Gabriele Vagnato 8.     Elena Rossi
    4.     Daniele Davì 9.     Cecilia Cantarano
    5.     Vincenzo Tedesco 10.     Simone Vandelli

    Guardando invece al mondo delle celeb italiane e dei personaggi famosi troviamo:

    1.     Fiorello 6.     Fabio Rovazzi
    2.     Michelle Hunziker 7.     Chiara Ferragni
    3.     Aurora Ramazzotti 8.     Chef Barbieri
    4.     Marco Montemagno 9.     Elisabetta Canalis
    5.     Barbara D’Urso 10.  Paulo Dybala

     

    Su scala internazionale, tra le star più attive su TikTok più seguite in Italia figurano:

    1.     Will Smith 6.     Selena Gomez
    2.     Miley Cyrus 7.     Arnold Schwarzenegger
    3.     Dwayne “The Rock” Johnson 8.     Steve Harvey
    4.     Howie Mandel 9.     Post Malone
    5.     Terry Crews 10.  Shawn Johnson

    Questa invece la Top 5 della Musica

    1. Vago con “Io e Lei”
    2. Random con “Chiasso”
    3. Dandy Turner con “Troppi Sguardi”
    4. NDG con “Panamera”
    5. Ludwig con “Weekend”

    Non sono poi mancate le challenge musicali tra cui quelle che hanno generato il maggior numero di video:

    1. #doveequando di Benji e Fede
    2. #tijuanachallenge di Emis Killa
    3. #ognigiornoweekend di Ludwig
    4. #tivoglioberev di Lemandorle
    5. #thinkabout di Andrea Damante

    Le canzoni italiane più utilizzate come colonna sonora dei video dei creator sono state:

    1. “Io e Lei” di Vago
    2. “Chiasso” di Random
    3. “Uno Squillo” di Capo Plaza
    4. “Mancavi Tu” di Peppe Soks
    5. “Soldi” di Mahmood

    Quelle internazionali più usate in Italia sono invece:

    1. “Pookie” di Aya Nakamura feat. Capo Plaza
    2. “Pump It Up!” di Danzel
    3. “Wannabe” di Why Mona
    4. “Can We Kiss Forever?” di Kina
    5. “Love Songs” di Kaash Paige

    Ecco, con questo abbiamo visto per intero il resoconto di TikTok in Italia nel 2019 e siamo sicuri che per l’app il 2020 sarà un anno importante dove le dinamiche di influencer marketing saranno sempre più presenti. Noi saremo qui a raccontarvelo.

  • Tik Tok compie un anno in Italia: i numeri del fenomeno del momento in infografica

    Tik Tok compie un anno in Italia: i numeri del fenomeno del momento in infografica

    Tik Tok, nato nel 2018 dall’unione con musical.ly, compie un anno in Italia e per l’occasione ha realizzato un’infografica con un po’ di dati interessanti.

    Tik Tok ultimamente è diventato il vero fenomeno del momento, infatti se ne parla ovunque. E oggi, dopo più di un anno, ne parliamo anche noi soprattutto perché Tik Tok compie un anno nel nostro paese e, per l’occasione, è stata creata un’infografica con dati interessanti.

    Nato dalla fusione con musical.ly, Tik Tok è ormai la piattaforma del momento. Parliamo della piattaforma per la creazione e condivisione di video di breve durata direttamente da mobile che ha ormai contagiato tutti. Non solo gli utenti più giovani, ma, come si vede in questi giorni, anche quello più adulti.

    TikTok è oggi in oltre 150 Paesi e tradotta in ben 75 lingue ed è diventata, in pochissimo tempo, la piattaforma preferita per chi vuole esprimersi attraverso brevi contenuti video, della durata di 15 secondi, direttamente dal proprio smartphone. A livello globale, conta già quasi 1 miliardo di utenti (la maggior parte in Cina, poi 100 mln negli Usa e 250 mln in India) e nel mese di settembre è risultata essere l’app più scaricata in assoluto.

    Ma adesso vediamo qualche numero che ci fornisce Tik Tok.

    tiktok italia

    In un anno sono state ben 280 le challenge lanciate nel nostro paese su TikTok, mentre gli hashtag più popolari hanno fatto registrare importanti numeri di visualizzazioni come #wasabisong che ne ha raggiunte ben 62 milioni, #backtoschool con 45 milioni e infine #greenscreen con 44 milioni.

    Gli effetti più utilizzati nell’editing dei video sono stati la naturalezza di Senza Filtro, l’effetto stroboscopico di Filtri Colorati e infine la dicotomia colore/bianco e nero di Double Split Screen. Tra i contenuti più amati, al primo posto c’è sicuramente Comedy mentre Fashion&Lifestyle è quello che ha fatto registrare la crescita più rapida in termini di apprezzamento da parte degli utenti e di nascita di nuovi creator.

    Tra i topic in ascesa troviamo invece Animali supportato dal creator @jessibrugali, Arte con @marco.grassi.painter, Famiglia con @missmammasorriso, Beauty con @beatricegherardini, Food con @chefincamicia, Sport con @doda.gledi e @_sg_soccer e infine Travel con @giuligartner.

    Analizzando invece i contenuti tematici, quello che ha appassionato di più è stato Environment, grazie al video di @sespo che ha ottenuto ben 232.000 visualizzazioni, seguito da Beauty con @marta.losito (225.000 visualizzazioni) e infine da Comedy con @zelig_official (201.000 visualizzazioni).

    La vera forza di TikTok, oltre all’aver messo a disposizione uno strumento di editing semplice e immediato, è però la sua community fatta di persone che hanno trovato nell’applicazione lo strumento per far esplodere la propria creatività ed emergere il proprio talento come ad esempio i creator Gabriele Vagnato, Cecilia Cantarano, Vincenzo Tedesco e Daniele Davì che sono nati artisticamente proprio sulla piattaforma. Tra gli altri talenti popolari su TikTok ci sono anche  Jessica Brugali, Maryna, Rosalba, Edoardo Esposito, Nuela, Patrizia & Micol, Tommaso Cassissa e Francesco Vigliotti.

    Lorenzo Antonelli, Cecilia Cantarano, Ludovica Olgiati e Gianmarco Rottaro sono stati invece i creator che hanno fatto registrare la crescita più rapida, mentre Giulia Mabe, Elena Rossi e Mattia Sacchetti quelli che si sono distinti per essere i più creativi.

    Inoltre, nell’ultimo anno, Tik Tok è stata scelta da diversi talent show, come: Italia’s Got Talent con la challegne #igtchallenge, che ha avuto ben 34 milioni di visualizzazioni, Zelig con #tiktokzelig (24 milioni di visualizzazioni) e infine Xfactor con #xf12inediti (20 milioni di visualizzazioni).

    Nike è stato uno dei primi brand a lanciare una challenge su TikTok e ad oggi ne ha veicolate ben tre: #theshadowboxer, #lightingfeet e #basketbeat. Non da meno è stata Vodafone con il progetto #shakeiteasy. Tra i profili professionali che hanno fatto registrare la crescita più rapida, non possiamo non ricordare @italiateam, @inter e @xfactor_italia.

    Guardando invece al mondo della musica i più seguiti sono stati Benji e Fede con #doveequando, Emis Killa con #tijuanachallenge e Sfera Ebbasta con #pablochallenge. TikTok ha attratto anche artisti, sportivi ma anche chef italiani e, tra i più popolari, troviamo Bruno Barbieri, Christian Vieri, Fiorello, Michelle Hunziker e la figlia Aurora Ramazzotti che, sulla scia di tanti artisti internazionali come Ed Sheeran, Will Smith, Jimmy Fallon o Mr Bean hanno aperto un profilo sulla piattaforma per condividere video e restare in contatto con i propri fan.

    Ecco, questo è stato il primo anno di Tik Tok in Italia, in basso trovate l’infografica. E voi lo usate? Raccontateci la vostra esperienza, anche sui social con #TikTokinItalia.

    Tik Tok un anno in Italia

  • Socialbakers Engage Parigi: i social media trend emersi

    Socialbakers Engage Parigi: i social media trend emersi

    L’evento internazionale di social media marketing Engage ha fatto emergere svariati trend con cui dovremo fare i conti nei prossimi mesi. Scopriamo i temi più rilevanti in merito a fiducia e influencer marketing, gestione del dato e tecnologie, privacy e trasparenza, content marketing e scalabilità.

    Anche quest’anno si è svolta la nuova edizione di Engage: la conferenza internazionale targata Socialbakers che copre le ultime tendenze legate a digital e social media marketing.

    Come durante le precedenti edizioni, si sono alternati diversi interventi, workshop e momenti di confronto che mi hanno permesso di portare a casa diversi spunti. Tuttavia, ho deciso di selezionare i temi più rilevanti in quanto reputo che avranno un impatto diretto sulla nostra strategia nei mesi a seguire:

    1. fiducia e influencer marketing;
    2. gestione del dato e tecnologie;
    3. trasparenza e privacy come nuovo paradigma.
    4. content marketing, scalabilità ed efficienza operazionale.

    1.La vera sfida dell’influencer marketing si chiama fiducia

    L’aumento esponenziale dell’investimento in influencer marketing è sotto gli occhi di tutti, basti citare che nel secondo trimestre del 2019 l’utilizzo dell’hashtag #ad è cresciuto di un più 33% rispetto al periodo precedente nel 2018.

    Evoluzione Utilizzo Hashtag #Ad Da Parte Degli Influencer

    Indubbiamente, si tratta di una buona notizia se parliamo di trasparenza nelle partnership tra brand ed influencer. Ad ogni modo, crescendo il numero di contenuti brandizzati una domanda sorge spontanea: dareste fiducia a qualcuno che su base settimanale vi consiglia tutto e il suo contrario in base alla proposta economica del momento?

    Personalmente la risposta è no e non sono l’unico a pensarla in questo modo. Infatti, una recente ricerca effettuata dalla media agency UM mostra come soltanto il 4% degli utenti dichiari di aver fiducia negli influencer mettendo chiaramente autenticità e credibilità al centro del dibattito. Ragione per cui, in fase di selezione i brand devono inizare a lavorare maggiormente su una mappattura delle precedenti partnership per valutare: frequenza e tipologia di campagne (“sono coerenti rispetto al nostro posizionamento e valori?”), brand coinvolti (“può emergere la nostra identià di marca?”)  e contenuti (“ad hoc o in linea con la linea creativa dell’autore?”).  Inoltre, questa mancanza di fiducia non tocca soltanto i consumatori ma anche le marche stesse. Difatti, un’indagine realizzata dalla start-up svedese A Good Company stima come le frodi relative a fake followers e bot costino ai brand circa la metà dei loro investimenti in influencer marketing. Tradotto, i brand pagano cifre considerevoli e inviano gratuitamente prodotti nella speranza di entrare in connessione, attaraverso gli influencer, con persone reali ma dall’altro lato del ponte trovano bot che per ovvie ragioni non saranno mai interessati alla loro offerta.

    stime frodi influencer

    Ciò nonostante, i brand non sono esenti da colpe in quanto hanno indirettamente alimentato questo mercato delle vacche tramite una selezione prevalentemente focalizzata sul numero di follower non analizzando la reale capacità di un autore nello stimolare conversazioni e interazioni di valore. Ce lo dimostra la case study che è stata presentata realativa al brand Boohoo con il suo 30x ROI rispetto all’investimento. Si è trattato di una campagna abbastanza classica dove un gruppo eterogeneo di influencer (macro, micro e top tier) hanno avuto a disposizione un buono acquisto per i propri follower tramite dei link tracciati. Tuttavia, il vero dato interessante emerso durante la campagna è la totale mancanza di correlazione tra numero di follower e ROI. Al contrario, questa attivazione mostra una correlazione diretta tra l’alto tasso di engagement generato dagli influencer più performanti e le vendite sul sito.

    Questa case ci porta ad un altro punto cardine: la valutazione e pianificazione della spesa in influencer marketing. Ad oggi, la valutazione dei costi si basa prevalentemente su meri criteri di visibilità molto simili alla spesa media trazionale e di conseguenza ci si concentra su metriche come reach, numero di follower, cost per view, cost per engagement, etc. Ciononostante, pensare di acquistare soltanto della mera visibilità è riduttivo in quanto in realtà si sta comprando (o almeno si dovrebbe) endorsement, audience (un target profilato) e creatività. Ragione per cui, i brand dovrebbero valutare i seguenti criteri quando giudicano questa tipologia di spesa: caretteristiche dell’audience raggiungibile, engagement reale, medie del settore e tipologie di asset creativi offerti. All’interno di questo processo, tecnologie e tool ad hoc giocano un ruolo chiave nel promuovere un nuovo rapporto totalmente votato alla trasparenza tra creatori e marche. Per l’appunto, nel panorama dell’influencer marketing si affaccia prepotentemente la possibilità, ovviamente regolata tramite contratti, di condividere specifici insight privati di un profilo (generalmente legati alla propria audience e una selezione di post) in maniera temporanea e revocabile. In questo modo, chi non avrà niente da nascondere potrà posizionare al meglio la propria offerta creativa, le marche avranno tutti gli strumenti per ottimizzare il loro investimento e scremare la selezione. Si affaccia quindi uno scenario che (incrociando le dita) metterà fine a questa terra di mezzo fatta di screenshot (spesso) photoshoppati ed excel autocompilati. Senza girarci intorno, la partita si gioca attorno ad accessibilità e trasparenza del dato.

    2.Una maggiore mole di dati ci ha reso dei marketer migliori?

    La tendenza è piuttosto evidente agli adetti ai lavori: secondo i dati di Gartner (The CMO Spend Survey 2018-2019), cresce in maniera esponenziale (+29%) la spesa in tool e tecnologie di marketing e parallelamente diminuisce (-24%) l’investimento in forza lavoro. Quindi il settore del martech, non soltanto è in piena salute ma evidenzia picchi mai raggiunti. Eppure non è tutto oro quello che luccica e ve lo dice qualcuno che lavora in questo settore.

    Basti citare qualche dato per rendersi facilmente conto delle sfide in ballo:

    • il 71% dei professionisti intervistati da Deloitte giudica imprecisi i dati relativi al targeting delle DMP (data management platform);
    • soltanto il 23% delle aziende (State Of Marketing Report) è soddisfatta della loro capacità nell’utilizzare i dati dei consumatori/prospect per personalizzare l’esperienza;
    • uno scarno 2% dei marketer dichiara di aver integrato tutti i processi lungo le diverse fasi del funnel (Eliminating Friction in the Funnel 2019) e il 33% (la maggioranza) non ha una visione chiara del ROI a seconda del canale.

    Questa situazione è prevalentemente figlia dell’attuale sistema frammentario dei sistemi utilizzati che non comunicano tra di loro e creano dei veri e propri data silos. Ad oggi, abbiamo più di 7.000 tool recensiti sul mercato. Quindi, non ci troviamo realmente davanti (in media) ad una mancanza di qualità del dato quanto piuttosto a una mancanza di visibilità, accessibilità (la famosa governance), condivisione e correlazione dello stesso. Le stesse aziende hanno riconosciuto questa sfida, ad esempio il 36% degli intervistati (DemandGen survey report) indica i data silos come il principale ostacolo alla crescita, e stanno andando nella seguente direzione:

    1. utilizzo di piattaforme di marketing unificate, una scelta che provocherà nel lungo periodo non pochi scossoni nel mercato martech, e caratterizzate da set di dati omogenei;
    2. metriche e processi condivisi per non isolare i dati ad un solo dipartimento aziendale ma la contrario allineare tutta l’organizzazione, facilitare la collaborazione e gestire al meglio il customer journey;
    3. standardizzazione ed integrazione della reportistica aziendale. Per portare un esempio, i KPIs social dovranno essere affiancati da indicatori provenienti da altri dipartimenti come vendita, customer care e sviluppo di prodotto per poter risultare rilevanti. Social media trattati non come isole ma parte del più ampio piano aziendale.

    Insomma, una gestione organizzata e non bulimica del dato è e sarà sempre più centrale per mappare i bisogni dele audience a target.

    3.Il retargeting e il nuovo paradigma legato a privacy e trasparenza

    A breve i marketer andranno ad operare in uno nuovo scenario caratterizzato da un restringimento delle opzioni di targeting/retargeting figlio delle crescenti preoccupazioni legate alla privacy, The State Of Social Advertising di Forrester riporta come i consumatori classifichino i social media al terzultimo posto in affidabilità se si parla della sicurezza dei propri dati, e le conseguenti ondate regolatorie come la GDPR e il California Consumer Privacy Act. Questo sta portando i maggiori player del mercato a restringere in maniera considerevole il tracciamento:

    • Apple ha aggiornato per tutti gli utenti la sua anti-tracking feature (“ITP”) del browser Safari e adesso le informazioni raccolte scadranno dopo un giorno, rispetto ai sette della versione precedente;
    • Mozilla ha recentemente incluso di default un’opzione predefinita di blocco dei cookie di tracciamento su Firefox;
    • Google ha introdotto la possibilità di cancellare lo storico della navigazione mappata dai cookie su più siti;
    • Facebook sta effettuando i primi test sul nuovo strumento per scollegare i dati.

    Quindi, ci troviamo di fronte ad una serie di interventi in divenire che avranno un impatto concreto. La stessa Google ha stimato che le limitazioni del retargeting tramite i cookie porteranno ad un calo del 52% delle entrate dell’investimento media e David Baser (Product Management Director di Facebook) ha dichiarato di aspettarsi: “una diminuizione delle entrate come conseguenza di ad meno rilevanti e pertinenti”. Infatti osserviamo un vero e proprio paradosso, da un lato, gli utenti chiedono un maggiore controllo dei propri dati ma dall’altro vogliono una maggiore personalizzazione di contenuti, offerte e comunicazioni. In questo scenario, si affaccerà sempre di più un nuovo modello di retargeting basato meno sulla navigazione ma più sulle interazioni con i contenuti che diventeranno centrali per poter profilare gli utenti in base a bisogni, tipologie di prodotti e modalità d’acquisto. Una delle nostre priorità sarà quindi l’analisi e l’interpretazione dei feedback attorno alle diverse tipologie di contenuti (informativi, promozionali, ispirazionali, etc.) per creare segmenti di pubblico e contenuti ad hoc per muoverli nel percorso d’acquisto. Ne parlo maggiormente nel dettaglio in questo articolo dedicato agli ultimi dati su Facebook ads.

    4.Non esiste content marketing (efficace) senza collaborazione

    Abbiamo già parlato della centralità della strategia di content marketing ma (se ce ne fosse bisogno) una recente ricerca effettuata da LinkedIn mette in risalto come la creazione di contenuti efficaci (58% degli intervistati) sia una delle priorità dei marketer nel 2019. Eppure persistono ancora delle barriere che bloccano gli addetti ai lavori e vanno ricercate, come emerso dall’ultimo studio di Adobe (Adobe’s State of Creative and Marketing Collaboration survey), nella mancata comunicazione tra team e la relativa ghettizzazione del content marketing al solo team creativo:

    • soltanto il 35% dichiara di avere un processo di creazione e distribuzione del contenuto ben coordinato;
    • solamente il 28% dei creativi affermi di essere coinvolto nella fase di reportistica e lamenta di conseguenza una mancata visibilità sulla performance dei contenuti;
    • il 71% vorrebbe coinvolgere maggiormente il team creativo nella fase di pianificazione.

    Ai dati appena riportati, vanno aggiunti altri due spunti: la mancanza di tempo viene indicata come la principale sfida nel processo di creazione e come diretta conseguenza il 90% dei contenuti dei brand è un copia e incolla/adattamento tra più canali social. Un dato interessante che apre uno spazio di riflessione su scalabilità, content intelligence ed efficienza operativa.

    Ad oggi, la principale sfida risiede nel superare gli steccati tra chi si occupa di analisi, creazione e pianificazione media. La ragione è presto detta: parliamo di team con flussi di lavoro diversi, linguaggi differenti e obiettivi specifici ma che giocano un ruolo complementare. Alcune linee guida che i brand possono mettere in campo per far fronte a queste sfide:

    • strategia – fuori dalle peculiarità di ogni team, bisogna definire obiettivi e KPIs comuni dando una visione condivisa che copra il medio e lungo periodo;
    • processi – andremo a coprire funzioni e tempistiche (chi si occupa di cosa e quando?), condivisione delle informazioni (procedure standardizzate su come redigere documenti di brief per gli altri team), organizzazione dei momenti di confronto tra i team, procedimenti chiari sui momenti di convalida, approvazione e revisione;
    • tool e infrastrutture – dotare i team di uno spazio di lavoro comune e dove sia possibile condividere agilmente l’informazione. Ovviamente, si tratta di un punto chiave ma assolutamente inutile se non si è agito a monte su strategia e processi.

    Questo era l’ultimo social media trend che volevo coprire ma se pensi che ci siano altre tendenze chiave da sviscerare, ti aspetto con piacere nei commenti.

  • Anche la Musica sposa le Stories, ecco come fare da Tidal e Spotify

    Anche la Musica sposa le Stories, ecco come fare da Tidal e Spotify

    La musica si affaccia sempre più prepotentemente sulle Stories. E così, a distanza di pochi giorni, Tidal, prima, e Spotify, dopo, annunciano la possibilità di condividere musica dalle app direttamente sulle stories. Tidal su entrambe le modalità e Spotify adesso anche sulle Facebook Stories.

    Se le Stories stanno diventando sempre più un canale attraverso cui gli utenti raccontano le proprie giornate, anche se in modalità effimera, allora la musica può essere un ulteriore elemento di narrazione, soprattutto delle emozioni e delle sensazioni. Ebbene, la musica può essere condivisa anche sulle Instagram e le Facebook Stories. In questi giorni sia Tidal, prima, che Spotify, dopo, hanno annunciato la possibilità di poter condividere la musica che si ascolta dalle app direttamente sulle Stories.

    E così, a distanza di pochi giorni, Tidal e Spotify hanno annunciato importanti novità che a molti potrebbere risultare molto interessante.

    musica stories tidal spotify franzrusso.it 2019

    La musica da Tidal verso le Instagram e Facebook Stories

    Il 21 agosto scorso Tidal, l’app di musica in streaming di proprietà della Project Panther Bidco Ltd. di Jay-Z dal 2015, ha annunciato la possibilità di condividere i brani che si ascoltano dall’app direttamente sulle Instagram e Facebook Stories. Interessante la possibilità di condividere anche 15 dei video musicali, la clip sarà visibile solo sulle Instagram Stories mentre sulle Facebook Stories comparirà un’immagine statica. La condivisione da Tidal è possibile sia dall’app iOS che da quella Android.

    Un aspetto importante questo per Tidal che punta a catturare l’attenzione di un pubblico molto attento alla musica, come è quello che usa le Stories. Una modalità utile per cercare di accrescere il numero degli utenti iscritti. L’app oggi conta quasi 4,5 milioni di utenti abbonati e il valore dell’azienda si avvicina ai 600 milioni di dollari. Tidal ha in catalogo licenze per oltre 60 milioni di brani e oltre 250 mila video musicali.

    Spotify permette la condivisione anche sulle Facebook Stories

    Diverso il discorso di Spotify che già da qualche mese permette agli utenti la condivisione di musica dall’app sulle Instagram Stories. La notizia è infatti che Spotify adesso estende la condivisione anche sulle Facebook Stories.

    In pratica, gli utenti hanno la possibilità di condividere anche sulle Facebook Stories 15 secondi del brano preferito in quel momento. A differenza di Tidal (che permette anche la condivisione delle playlist), solo i singoli brani possono essere condivisi.

    Ad aprile Spotify ha superato i 100 milioni di utenti abbonati, arrivando a 217 milioni di utenti attivi al mese.

  • Cosa succede sul web e sui social media ogni 60 secondi, nel 2019

    Cosa succede sul web e sui social media ogni 60 secondi, nel 2019

    Dare i numeri a volte è importante, sapete? E i numeri che ci fornisce, con una certa puntualità, Domo, con la consueta infografica “Data Never Sleeps”, giunta alla settima edizione, ci dicono che l’economia della condivisione oggi spazia ovunque, dalle piattaforme alle app, con numeri impressionanti che fotografano quello che facciamo ogni minuto.

    I numeri regnano sull’universo“, diceva Pitagora, certamente sono importanti, è evidente. Ci aiutano a quantificare fenomeni e, quindi, ad interpretarli, per meglio contestualizzarli. I numeri sono importanti anche nell’era del digitale che stiamo vivendo, l’era in cui tutto è tracciabile, quantificabile. Attraverso i numeri quindi riusciamo a comprendere l’evoluzione e l’importanza dei fenomeni stessi, e anche dalla comparsa di nuovi.

    Insomma, tutta questa premessa, che a tratti vi sembrerà noiosa, per dire che Domo, che negli anni abbiamo imparato a conoscere, ha pubblicato la settima edizione della celebre infografica “Data Never Sleeps”, i dati non dormono mai. Verrebbe da dire che anche quelli che lo tracciano e li analizzano non dormono mai, ma questa è un’altra storia.

    L’edizione 2019 di questa infografica ci mette di fronte al fatto che oggi l’economia della condivisione è presente ovunque e che spazia dalle piattaforme alle app. Se guardiamo le precedenti edizioni, prima di passare a conoscere meglio in dettaglio questa nuova versione, ci accorgiamo che oggi le persone condividono non solo per il gusto di farlo, come poteva apparire evidente nelle edizioni iniziali, ma per meglio definire la propria personalità digitale, “personas” dicono gli esperti. Quello che facciamo online dice molto di quello che siamo, sono dati che per le aziende oggi sono preziosi, proprio perché solo 20 anni fa, o anche meno, non erano disponibili.

    social media dati 60 secondi 2019 franzrusso.it

    Provate a pensare cosa sarà la versione di questa infografica nei prossimi anni, quando sarà più evidente il passaggio alla relazione sempre più stretta con gli oggetti connessi, sarà interessante sapere cosa ne verrà fuori ogni minuto.

    Già, perché la grande caratteristica di questa infografica è che ci offre un panorama di quello che facciamo online ogni minuto, cioè ogni 60 secondi, sul web, sui social media, sulle app. Ovunque.

    E allora, ecco i dati più aggiornati dalla settima edizione di “Data Never Sleeps”, versione 2019.

    Intanto partiamo da questa considerazione generale, nel mondo oggi le persone connesse sono 4,39 miliardi, vale a dire che il 56% della popolazione mondiale oggi è connessa alla rete, con un aumento di quasi il 10% rispetto allo scorso anno. Un dato che evidentemente crescerà ancora.

    A proposito di numeri, in un minuto, nel 2019, tanto per citare realtà che solo fino a qualche anno fa non c’erano, sono state effettuate 1.389 prenotazioni attraverso Airbnb. Netflix è passato da 97.222 ore a 694.444 ore di visualizzazioni al minuto nel 2019, con un incremento del 614%. Nel 2017 erano 69.444, un decimo di quelle di quest’anno. Su YouTube le visualizzazioni di video sono passate da 4.333.560 video visti al minuto a oltre 4.500.000.

    Per parlare dell’amato Twitter, che ha attraversato tanti problemi negli ultimi due anni e che adesso sta cercando di recuperare terreno, ha visto crescere il numero di tweet inviati al minuto. Si è passati dai 473 mila ogni 60 secondi nel 2017 ai 511.200 nel 2019. 

    Val la pena di segnalare Instagram per due motivi. Il primo è perché ogni 60 secondi sono gli utenti condividono 277.777 stories; il secondo perché passano da 49.380 a 55.140 foto condivise al minuto, con un aumento di quasi il 12%.

    C’è poi da evidenziare che ogni minuto vengono scaricate oltre 390 mila app; Tinder continua ad essere la dating app più usata con 1,4 milioni di swipe, erano 1,1 milioni lo scorso anno.

    Ma di dati interessanti ce ne sono tanti altri che potete visualizzare nell’infografica in basso.

    E voi che ne pensate?

    ogni minuto social media web app 2019

  • Facebook Ads: gli ultimi dati su obiettivi, spesa, formati e interazioni

    Facebook Ads: gli ultimi dati su obiettivi, spesa, formati e interazioni

    Come migliorare e ottimizzare la pianificazione delle proprie campagne Facebook Ads? La risposta è semplice: isolando, numeri alla mano, variabili e tendenze. Ecco quindi un’analisi che copre gli ultimi dati legati a obiettivi, spesa, formati e interazioni.

    Ultimamente un mio cliente, il gruppo Affinity Petcare, mi ha chiesto un’analisi in merito agli ultimi trend relativi all’investimento in Facebook Ads. Ho quindi deciso di riportare in questo articolo le evidenze emerse, in quanto affiorano alcuni spunti interessanti per migliorare le future pianificazioni adv sulla piattaforma.

    In particolare, ho deciso di coprire i seguenti punti: obiettivi, spesa, formati e interazioni.

    A seguire, trovi tutti i risultati e gli insight emersi.

    Obiettivi e Facebook Ads

    Il mio cliente opera su più mercati e quindi ha richiesto un confronto tra il mercato americano e alcuni paesi europei a target come Italia, Francia, U.K., Spagna e Portogallo. Come prevedibile, questa comparativa mostra delle fisiologiche differenze ma anche delle tendenze in comune. Cominciamo dalle prime, tramite una panoramica sugli obiettivi scelti dai brand.

    Facebook ads: gli obiettivi dei brand negli USA

    Negli Stati Uniti possiamo osservare come il veicolare traffico al sito sia diventato il primo obiettivo, superando investimenti storici e maggiormente radicati legati ad engagement e reach. Anche in Europa, notiamo la stessa tendenza ma ci sono alcune specificità da prendere in considerazione:

    1. le interazioni sui post restano al primo posto in coabitazione con il traffico al sito;
    2. abbiamo un risultato inferiore relativo alle conversioni e specularmente un maggior utilizzo dell’obiettivo legato alla reach e ai like sulla pagina, variante del macro obiettivo engagement;
    3. in entrambi i casi, messaggi e lead ads stentano a prendere piede.

    Facebook Ads: gli obiettivi dei brand in europa

    Come abbiamo visto, generare traffico al sito è un obiettivo primario per entrambi i mercati ma ci sono alcune valutazioni da fare. Senza farsi prendere da catastrofismi (o piagnistei) di sorta, come avviene ad ondate per ogni cambio di algoritmo o restrizione delle opzioni di targeting, bisognerà prendere seriamente in considerazione l’adozione da parte degli utenti del nuovo strumento (attualmente in fase di sviluppo) chiamato  Clear History. In parole povere, la possibilità di rendere anonima la navigazione su siti ed app con conseguenze dirette sul retargeting restringendo le potenzialità del pixel di tracciamento. Compresa la creazione di pubblici personalizzati.

    Ovviamente questo intervento si inserisce nella serie di aggiustamenti votati alla privacy, figli dello scandalo Cambridge Analytica, ma fa anche parte di un più ampio piano d’azione per prevenire i bombardamenti pubblicitari, con forme di retargeting (più o meno) a freddo, che hanno caratterizzato la presenza di molti brand negli ultimi anni. Purtroppo, molte marche sono ancora convinte che la comunicazione di massa e non personalizzata sia il santo graal che stimola il brand recall. D’altro canto, Facebook deve garantire un’esperienza di valore agli utenti per continuare ad attrarre investimenti pubblicitari.

    Personalmente, penso che nei prossimi mesi il canale favorirà maggiormente forme di retargeting legate alle interazioni sulla piattaforma come le visualizzazioni video, engagement sui post, messaggi ricevuti, fan più attivi sulla pagina e/o nei gruppi,  etc. Si profila quindi un modello che punta a creare relazioni con le community a target, tramite un engagement qualificato e generando conversazioni di valore, prima di puntare alla conversione vera e propria. Di conseguenza, la capacità di fare networking con le diverse audience sarà più importante del volume complessivo di azioni. Per semplificare il concetto, meglio pochi (da reindirizzare sul sito) ma buoni e altamente profilati.

    In questo modo, Facebook puo’ raggiungere un duplice scopo:

    1. limitare lo spam e pertanto migliorare la fruizione da parte del pubblico;
    2. aumentare il tempo speso sulla piattaforma, limitando i redirect all’indispensabile, andando ad incidere su un dato che influenza fortemente gli investimenti sul canale.

    Una volta che abbiamo una panoramica sugli obiettivi, è arrivato il momento di valutare la spesa attuale su Facebook Ads.

    La spesa su Facebook Ads

    Innanzitutto, abbiamo una media relativa alla spesa che varia tra 3.065k (mercato europeo) e 5.0144k (USA). Ad ogni modo, fuori dall’ovvia maggiore capacità di investimento del mercato americano, abbiamo una tendenza in comune che attraversa i due segmenti.

    La spesa su Facebook Ads in Europa e USA

    Entrambi i mercati, prendendo anche in considerazione i mesi precedenti e a seguire, sono (come prevedibile) fortemente influenzati dalla stagionalità. Ovvero, la spesa è concentrata nei mesi che vanno da ottobre a dicembre. Questo dato deve farci riflettere in quanto, a mio avviso, i brand devono cominciare a ragionare ad una pianificazione always on abbandonando definitivamente l’ottica dell’investimento one-shot ed una tantum.

    Piuttosto che bombardare l’utente per un periodo limitato dell’anno, bisogna mettere in campo attività di nurturing coerenti e sequenziali verso le audience a target prima di interfacciarsi tramite la vendita diretta. Il targeting va a passi consequenziali, muovendo l’utente lungo il funnel e raggiungendo nuove audience per ogni fase, saltare le tappe raramente paga. Infatti, questo esercizio è possibile soltanto se abbiamo mappato correttamente i diversi momenti del processo d’acquisto dei consumatori che vogliamo raggiungere. Inoltre, ciò ci permetterà di pianificare al meglio le integrazioni con gli altri canali e leve. Ad esempio, come e quando generare lead su Facebook per azioni di retargeting tramite mail o eventi profilati in-store. Non dobbiamo mai dimenticare che i social media non sono degli asset isolati ma si inseriscono all’interno del complessivo ecosistema di marketing.

    Facebook Ads: i dati del CPC in europa e usa

    Facebook Ads: i risultati del CTR in Europa e USA

    Partendo dal presupposto che il drive to website è l’obiettivo principale in entrambi i mercati, chiudo questo blocco con una panoramica legata a CPC e CTR. La media in Europa oscilla tra 0.14 (costo per click) e 1.48 (click through rate), mentre negli Stati Uniti abbiamo un risultato che varia tra 0.46 (costo per click) e 1.59 (click through rate). Chiaramente, tanto il CPC quanto il CTR variano sensibilmente a seconda del settore e business.

    Facebook Ads_il CPC per settore
    CPC: il dato globale per settore.

    Anche in questo caso, l’ottimizzazione del rapporto costi – risultati non passa certamente da una comunicazione di massa ma dal sapere interagire con gli utenti giusti, al momento opportuno in base alla relazione (conoscenza, valutazione, conversione) e tramite i contenuti più adatti per ogni fase. Per poterlo fare, come precedentemente accennato,  risulta indispensabile mappare le nostre target personas e le diverse tappe che caratterizzano il loro processo d’acquisto. Un tema su cui si dibatte tanto su LinkedIn ma su cui non si lavora concretamente abbastanza…

    Adesso che abbiamo coperto il tema della spesa, diamo un’occhiata ai formati maggiromente utilizzati dai brand.

    Formati e Facebook Ads

    Ad una prima analisi dei contenuti totali condivisi dalle pagine, notiamo come la strategia di content marketing sia principalmente foto centrica. Un’evidenza che non stupisce vista la maggiore complessità richiesta dai video in termini di budget, progettazione, risorse coinvolte e sviluppo del concept creativo.

    Distribuzione della tipologia di contenuti condivisi su Facebook negli USA

    Distribuzione della tipologia di contenuti condivisi su Facebook in Europa

     

    Difatti, ritroviamo la stessa tendenza se orientiamo lo sguardo verso la tipologia di contenuti sponsorizzati con i video che rappresentano il 20%/22% in media dei post promossi. Fuori dalle sirene degli autoproclamati guru, per cui i video sono da alcuni anni la panacea di tutti i mali, questo risultato porta ad alcune riflessioni:

    1. constatiamo una controtendenza rispetto al dato globale dove a settembre 2018 i video avevano raggiunto le foto come formato più sponsorizzato;
    2. come anticipavo prima, il targeting legato alle azioni sulla piattaforma diventerà centrale e conseguentemente bisognerà (anche) migliorare la retention dei video per definire un funnel di retargeting basato sulle visualizzazioni. In questo articolo, trovi alcuni consigli su come sfruttare al meglio questo formato;
    3. in uno scenario paid quasi monopolizzato dalle foto, i video posso diventare un ottimo strumento per posizionarsi e differenziarsi. Chiaramente, a patto di profilare e diversificare i contenuti proposti in base alle esigenze dei diversi pubblici.

     

    Per concludere, non ci resta che guardare al dettaglio riguardante le interazioni.

    Interazioni e Facebook Ads

    Come per il CPC, il costo per engagement mostra un certo divario tra i due mercati: 0.11$ in Europa e 0.27$ negli Stati Uniti. Tuttavia, visto che come per il costo per click il CPE varia sensibilmente a seconda del settore, bisogna andare maggiormente in profondità di questo dato.

    Facebook Ads: il costo per engagement in europa e usa

    I brand ad oggi sono ancora dei raccoglitori di like e le conversazioni come le condivisioni stentano a decollare. Tovo molto interessante questo punto in relazione ai cambiamenti in itinere dell’algoritmo di Facebook. La piattaforma ha recentemente iniziato a mettere in relazione i risultati dei questionari proposti agli utenti, in merito alle loro preferenze, alle azioni intraprese sul canale per identificare quali contenuti condividono, commentano e mettono like. L’obiettivo evidente è quello di ridurre il numero dei post non rilevanti dal news feed di ciascun utente. Infatti, dal comunicato ufficiale emerge una dimensioni chiave da prendere fortemente in considerazione: il grado della relazione, l’algoritmo mostrerà in primis i contenuti di pagine e amici con cui abbiamo una relazione più stretta.

    Ovvero, oltre ai feedback direttamente richiesti agli utenti, la piattaforma valuterà il grado della relazione (anche) grazie a segnali come la regolarità e frequenza nell’interagire con un dato brand e/o tipologia di contenuto. In termini pratici, generare conversazioni di valore diventerà sempre più importante per fidelizzare il pubblico, rendere più solida la relazione e (come precedentemente riportato) profilare il retargeting legato alle azioni sul canale.

    tipologie di interazioni su facebook negli stati uniti

    tipologie di interazioni su facebook in europa

     

    Questo era il mio ultimo grafico ma se hai domande, commenti o vuoi aggiungere spunti alla discussione, ti aspetto nei commenti. Invece, se oltre a Facebook sei alla ricerca degli ultimi trend su Instagram, qui trovi il mio ultimo articolo a riguardo.

  • FMCG su Facebook e Instagram: dati, insight e trend

    FMCG su Facebook e Instagram: dati, insight e trend

    Ecco una interessante ricerca che ci mostra l’evoluzione delle principali metriche su Facebook e Instagram in relazione al settore FMCG Food, i beni di largo consumo legati alla categoria alimentari e bevande.

    Di recente, sono stato ospite del gruppo Ferrero dove ho presentato una mia ricerca legata all’evoluzione delle principali metriche su Facebook e Instagram nel settore FMCG Food. Ovvero, i beni di largo consumo legati alla categoria alimentari e bevande.

    Personalmente trovo molto interessante la sinergia tra social media marketing e questo settore, in quanto le attività di marketing e comunicazione su questi canali posso dare risposta a nuove e tradizionali sfide del mondo fast-moving consumer goods:

    • segmentazione del posizionamento. Oggi, i beni di largo consumo alimentari stanno facendo esperienza di una crescente concorrenza proveniente da brand locali emergenti. Senza contare gli ottimi risultati, figli (anche) della crisi economica, delle private label (marca del distributore) che solo in Italia hanno aumentato la loro quota di mercato del 19%;
    • generare insight sui consumatori. Attività estremamente importante per comprendere quali linee di prodotto stanno ricevendo il miglior ritorno e in particolare in un periodo come questo caratterizzato da un’evoluzione dei modelli di consumo con una sempre maggiore attenzione da parte dei consumatori a tracciabilità, utilizzo delle materie prime, attenzione alla salute, etc.;
    • creazione di una brand equity distintiva. Non dobbiamo dimenticare che il settore FMCG è caratterizzato da una forte volatilità e una facile capacità di sostituzione nel carrello dei consumatori. Ergo, risulta fondamentale veicolare una conoscenza della marca e brand image (percezioni su una marca che determinano le associazioni di marca) differenziale per aumentare la loyalty;
    • innovare il product display. Per i beni di largo consumo, l’esposizione e riconoscibilità del prodotto risultano da sempre fondamentali per influenzare il processo d’acquisto. Basti pensare agli importanti investimenti sul packaging. Ragione per cui, i social possono diventare un canale chiave per il visual storytelling di marca.

    Detto questo, di seguito trovi tutti i dati e le evidenze emerse dall’analisi.

    Facebook

    Contrariamente ad altri settori, che hanno reagito al cambio di algoritmo di Facebook e al conseguente calo della reach organica con un esponenziale aumento del budget in paid advertising, possiamo osservare una lieve diminuzione della spesa. In aggiunta, questo dato si accompagna ad una crescita del 2% della reach a pagamento. Insomma, dati che fanno sperare in una nuova maturità legata all’ottimizzazione del budget.

    FMCG: spesa advertising su facebook

    FMCG: dati reach a pagamento su Facebook

    Tuttavia, bisogna sempre mettere a confronto le metriche per poterle interpretare correttamente. Infatti, constatiamo un evidente declino del click through rate (il rapporto tra numero clic e visualizzazioni) che passa da 1.08 a 0.75 e viene accompagnato da un (seppur lieve) incremento del CPC (costo per click). Questi numeri confermano (purtroppo ancora una volta) come siamo ancora lontani da una performance legata a

    • segmentazione del pubblico a target;
    • parcellizzazione del retargeting;
    • personalizzazione delle leve di content marketing a seconda dell’audience coinvolta.

    Al contrario, ci troviamo davanti ad una comunicazione massiva, rivolta a un pubblico ampio e non ben definito, che porta fisiologicamente a un divario tra costi e risultati. Comunque su questo argomento, ti rimando a un mio articolo a riguardo.

    FMCG: i dati sul CTR su facebook

    FMCG: i dati sul CPC su facebook

    A tal proposito, è interessate notare come a livello mondiale i video siano diventati il formato più sponsorizzato nel 2018, raggiungendo le foto, ma per quanto riguarda i beni di consumo alimentari rappresentano soltanto il 20% dei contenuti complessivi pubblicati e sono caratterizzati da una chiara riduzione delle visualizzazioni a pagamento.

    i dati sui formati più sponsorizzati su facebook

    la tipologia di contenuti condivisi su facebook dai brand FMCG

    Nonostante le sirene dei marketing guru, i video non sono la panacea di tutti i mali. Esattamente come per gli altri formati, il punto centrale è la rilevanza di cosa proponiamo in relazione alle reali aspettative ed esigenze del pubblico. Quindi, bisogna fare una riflessione sui contenuti proposti. Ad esempio le video ricette e la mera esposizione del prodotto, leve che vanno per la maggiore, non sono dei differenziali che permettono di posizionarsi realmente in quanto vengono proposti da svariati profili. Per di più, il tema del posizionamento ha un impatto diretto e concreto sul targeting paid. Mi spiego meglio, le visualizzazioni di per sé sono delle vanity metrics ma se ottimizzate per generare un reale interesse permettono di definire un funnel profilato di retargeting.

    FMCG su Facebook: i dati delle visualizzazioni video

     

    Per concludere questa prima parte dell’articolo relativa a Facebook, osserviamo un crollo delle interazioni ancora più marcato rispetto all’esperienza di altre categorie merceologiche. Ad ogni modo, bisogna prendere in considerazione che stiamo analizzando l’evoluzione temporale. Viceversa, se ci spostiamo dalla tendenza ai totali, il settore FMCG Food resta nella lista dei leader per engagement grazie alla presenza al suo interno di molti lovemark. Ciò nonostante, i dati appena citati indicano con chiarezza come il vento stia cambiando.

    I settori con i migliori risultati per engagement su facebook e instagram

    Instagram

    Il settore FMCG non fa eccezione rispetto agli altri e assistiamo ad un trend positivo di crescita legato alle interazioni e visualizzazioni dei post sulla piattaforma. In ogni caso, questa luna di miele è destinata a finire nel medio periodo in quanto sta aumentando in modo vertiginoso l’investimento paid (qui tutti i dati) nel canale. Fisiologicamente, tutto questo andrà ad impattare i risultati organici.

    FMCG su Instagram: i dati relativi ad engagement e interazioni

    FMCG su Instagram: i dati relativi alle visualizzazioni dei post

    Nondimeno, assistiamo ad un’opportunità mancata legata alle Instagram Stories con un tasso di adozione nettamente inferiore rispetto alle medie globali (siamo passati dal 25% al 50%) di tutti gli altri settori.

    Evoluzione delle condivisioni legate alle Instagram Stories

    Di conseguenza, abbiamo un risultato (molto) più basso, legato alle visualizzazioni generate da questo formato, in relazione ai brand delle altre categorie. Ovviamente, in tutti i settori i post sono ancora il principale strumento per veicolare reach e impression, dato che andrà a cambiare vista l’esponenziale crescita dell’adozione relativa alle Instagram Stories tanto dal lato degli utenti quanto da quello dei brand, ma in questo caso osserviamo una forchetta decisamente più ampia.

    FMCG su Instagram: le visualizzazioni di post e Stories

    Reach e impression di post e stories su instagram

    Risulta quindi naturale aprire una discussione sulla connessione tra post e Stories, in quanto i dati evidenziano la sinergia dei due formati. Ovvero, i post agiscono da attivatori, grazie alla maggiore copertura, per indirizzare gli utenti sulle Stories che amplieranno lo storytelling del contenuto sul newsfeed, agiranno da asset conversazionale stimolando i direct message e promuoveranno il drive to website (swipe up).

    Leggi anche

    Trasformare la passione in acquisti su Instagram: il case study La Redoute

    In conclusione, i dati ci mostrano come ci sia ancora da rimboccarsi le maniche ma allo stesso ampi spazi di manovra ed opportunità. In ogni caso, i brand FMCG non hanno molta scelta: il posizionamento è qualcosa di realmente chiave per non essere considerati intercambiabili e facilmente sostituibili con altri player della stessa categoria.

    Se vuoi segnalare brand FMCG che secondo te lavorano molto bene sui social, lascia un commento.

  • Twitter, è anche su Android la scintilla per la timeline cronologica

    Twitter, è anche su Android la scintilla per la timeline cronologica

    A distanza di poco meno di un mese, dopo essere stata lanciata per prima su iOS, Twitter porta la scintilla per impostare la timeline cronologica anche sui dispositivi Android. Premendo il tasto in alto a destra si potrà facilmente passare dalla timeline rilevante a quella cronologica.

    Da oggi la scintilla per impostare facilmente la propria timeline su Twitter è disponibile anche su Android, e questa è una buona notizia. A distanza di poco meno di un mese dal lancio su iOS, la piattaforma da 280 caratteri rilascia il bottone, che compare sempre in alto a destra sulla “home”, che permette di passare dalla timeline rilevante, quella che mette in evidenza i contenuti più interessanti per gli utenti, a quella cronologica, quella che permette una visualizzazione dei tweet dal più nuovo al più vecchio in ordine di tempo.

    twitter scintilla timeline android

    Come già ricordato, Twitter quattro anni fa decise di seguire la tendenza nel proporre i contenuti più rilevanti, quelli che secondo le indicazioni dell’algoritmo potevano risultare più interessanti per gli utenti. Una scelta che col tempo non si è rivelata azzeccata, tutt’altro. Twitter, per sua natura, è portato al “tempo reale”, la maggior parte degli utenti infatti trovava molta difficoltà a risalire all’ultimo tweet pubblicato. Ecco perchè, dopo molte lamentele, Twitter ha deciso di introdurre un tasto, a scintilla appunto, che permette con un solo tocco di effettua immediatamente questo passaggio. Resta a questo punto eliminare quella voce “Nel caso te li fossi persi“, quasi un non senso nel momento in cui l’utente decidesse di utilizzare la timeline rilevante visualizzando in alto i tweet più popolari.

    https://twitter.com/Twitter/status/1085265146644058112

    Come già anticipato, Twitter sta lavorando, in questa inizio d’anno, per dare una ventata di novità sulla piattaforma, nel tentativo di rendere la piattaforma più coinvolgente. E ha deciso di farlo attraverso un test pubblico invitando gli utenti, un ristretto gruppo, ad usare nuove funzionalità che potrebbero essere implementate sulla piattaforma.

    Ecco come sarà Twitter con le nuove funzionalità

    Di certo, la scintilla su Android va nella direzione di rendere Twitter più facile da usare, uno dei veri obiettivi da raggiungere. L’auspicio è che Twitter riesca ad implementare subito le novità annunciate in modo da verificare subito se la base utenti, ferma ormai a 330 milioni di utenti, possa ricominciare a crescere.

  • Ecco come sarà Twitter con le nuove funzionalità

    Ecco come sarà Twitter con le nuove funzionalità

    Qualche giorno fa avevamo anticipato che Twitter sta avviando un test pubblico tra gli utenti per testare nuove funzionalità, come l’indicatore di presenza e i “tweet rompighiaccio”. Ma, grazie ad un report di TechCrunch, abbiamo modo di vedere come potrebbe essere graficamente Twitter con queste nuove funzioni e non mancano i colori.

    Come anticipato qualche giorno fa, Twitter sta lavorando molto su come rendere la piattaforma più coinvolgente e interessante. Avevamo visto infatti che in una intervista a Engadget la responsabile di prodotto di Twitter, Sara Haider, aveva dato notizia dell’avvio di un test pubblico rivolto agli utenti per testare in anteprima, e migliorare con i propri feedback, delle nuove funzionalità che potrebbero essere presto implementate sulla piattaforma. Tra queste avevamo indicato l’indicatore di presenza e i nuovi “tweet rompighiaccio”, contenuti da fissare sulla propria bacheca per cercare di stimolare nuove conversazioni su temi specifici. Ma ora, grazie ad un report di TechCrunch, abbiamo la possibilità di vedere come potrebbe essere Twitter con l’introduzione di queste e altre funzioni, e non mancano i colori. Il gruppo di utenti resta comunque limitato.

    La prima cosa da annotare è che Twitter vuole migliorare il modo in cui si sviluppano le conversazioni, anche da un punto di vista grafico. In pratica le risposte ad un tweet saranno segnalate da colori diversi, a seconda che si tratti di una risposta che arriva da un follower o se si tratti di una risposta da parte di un utente che non è follower dell’autore del tweet. Si avrà quindi una conversazione molto colorata, anche se la Haider ha tenuto a precisare che i colori definitivi saranno meno accesi di quelli visti in questa anteprima. Vista così, con colori come verde e blu, non entusiasma molto per la verità, sembra troppo simile ad uno stile da messaggistica istantanea.

    twitter nuove funzioni
    Credits: TechCrunch

    Altra novità che viene testata è a possibilità di poter aggiungere un tag al tweet. Si tratta di un’etichetta, anche in questo caso, molto simile a quella che di vede già su Facebook, ossia “Sto guardando Netflix” o altro.

    Twitter sta inoltre testando una nuova modalità per non far comparire da subito i tasti di interazione, ossia il tasto per i retweet e il cuoricino. Si è discusso a lungo in questi ultimi mesi sulla possibilità di eliminare del tutto i tasti e il numero relativo, e si è discusso anche molto di recente dell’idea di eliminare del tutto il cuoricino. In realtà, sembra che in questa fase di test si sia arrivati ad una soluzione di compromesso. Infatti, una volta pubblicato il tweet non compariranno i tasti di interazione, i quali compariranno solo quando si clicca (o tocca) sul contenuto stesso. L’idea che ha sempre avuto Jack Dorsey è quella di rendere la timeline più elegante eliminando proprio i tasti di reazione. Vedremo come sarà il risultato finale.

    Twitter, al via nei prossimi giorni un test pubblico per nuove funzionalità

    Dei nuovi tweet “rompi ghiaccio” abbiamo già parlato, si tratta di un contenuto che può essere fissato sulla propria bacheca per avviare delle conversazioni su temi specifici. Una modalità su cui al momento sospendiamo qualsiasi considerazione, in attesa di vederla attiva.

    Gli utenti che avranno la possibilità di prendere parte al test dovranno utilizzare una versione beta della piattaforma, quindi separata dall’applicazione attualmente in uso, e usare le nuove funzionalità. Inoltre è possibile condividerle con i propri utenti.

    Avevamo già sottolineato la volta scorsa che del modifica tweet non c’era l’ombra, ora con questo nuovo report ne abbiamo la certezza.

    Vedremo quale sarà il risultato finale, anche perchè è probabile che alcune funzionalità potrebbero essere poi bocciare dagli utenti.

    [Image credits: TechCrunch]

  • Social Media, alcuni consigli (speriamo graditi) per affrontare il 2019

    Social Media, alcuni consigli (speriamo graditi) per affrontare il 2019

    I Social Media sono ormai strumenti fondamentali per comunicare oggi e di questo ormai ne siamo tutti, più o meno convinti. Ma ci sono alcune considerazioni da fare e alcuni consigli da valutare per usarli al meglio in questo 2019, anche per evitare di commettere sempre gli stessi errori. E speriamo che questi consigli siano graditi.

    Il 2019 sarà l’anno dei Social Media. No, questa la si diceva già nel 2012, quando, da circa un anno, si era unito anche Google + nel panorama degli strumenti digitali da utilizzare, e abbiamo visto tutti come è finita, anzi, come finirà. Questa vuole essere solo una considerazione ad ampio raggio, chiamiamoli anche “consigli“, speriamo graditi, ma che potranno tornare utili per affrontare questo nuovo anno appena iniziato evitando di ripetere gli stessi errori. Sono alcuni consigli rivolti a chi usa questi strumenti per comunicare, quindi professionisti e aziende, ma valgono anche in generale. E sono anche considerazioni sul fatto che ormai i Social Media stanno avviandosi verso una sorta di “maturazione”, anche se una vera e propria maturazione non è stata ancora raggiunta. Nonostante l’emergere, negli ultimi due anni soprattutto, dei contenuti effimeri, è vero anche che si va sempre più verso una modalità di contenuto che vira verso la narrazione (leggi “storytelling”) e verso più qualità e meno quantità, quindi, razionalizzazione e ottimizzazione degli sforzi, più contenuti emozionali, che è quello che chiedono gli utenti.

    Le piattaforme devono recuperare la fiducia degli utenti

    Partiamo però da un primo punto, le piattaforme, quindi Facebook (prima di tutte), Twitter, LinkedIn, Instagram, nel 2019 devono lavorare per riconquistare la fiducia degli utenti. Il 2018 è stato l’anno delle continue violazioni della privacy, lo scandalo Cambridge Analytica che ha travolto Facebook ha segnato tutti. Ma non è solo un tema legato solo alla piattaforma di Mark Zuckerberg, certo è la più grande e la più usata, ma quel senso di insicurezza e di sfiducia ha via via influenzato anche le altre piattaforme. Quello che devono fare le aziende e i professionisti è quindi usare una comunicazione quanto più orientata ad una maggiore consapevolezza verso questi temi e, ovviamente, attendersi che anche le piattaforme facciano la loro parte.

    social media consigli 2019

    Quando comunicazione fa rima con narrazione

    I Social Media ha dimostrato in questi ultimi tre/quattro anni di essere strumenti adatti per “narrare”, raccontare storie, coinvolgere, emozionare, tutti sinonimi di narrazione che trovano casa comune in un termine che va sotto il nome di “storytelling“. Definizione fin troppo abusata, certo, ma nel 2019 sentiremo parlare forse più del suo senso che non del termine stesso. Si è giunti quindi al momento in cui le aziende devono trovare il modo di sapersi raccontare, aprirsi verso il proprio pubblico coinvolgendoli con quello che è già in loro possesso, ossia la loro storia fatta di fatica, soddisfazioni, emozioni. Meglio quindi orientarsi verso una narrazione più personale, più umana, fatta di tante storie in cui lo stesso utente ha la possibilità di riconoscersi, creando quella bella empatia che è sempre difficile da creare.

    Di conseguenza, è opportuno concentrarsi sulla narrazione della propria azienda, del proprio marchio attraverso i Social Media. Badate, tutte le aziende hanno una storia da raccontare, bisogna “solo” (si fa per dire) trovare la modalità giusta e la piattaforma adatta, bisogna lavorare sulla community che si è creata in questi anni e comprendere come veicolare al meglio questo tipo di contenuti. E’ un lavoro duro, ma, per “emergere” dal frastuono dei contenuti che ogni giorno viene condiviso sui social media, è meglio dedicarsi in questo 2019 su una modalità che è più stimolante per il proprio pubblico.

    Ecco le novità tech e digital che vedremo nel 2019

    Nel 2019 la qualità supererà la quantità

    E’ forse giunto il tempo di rendersi conto che la quantità non può essere più la sola motivazione per condividere contenuti, una modalità che spesso si traduce in una comunicazione poco appagante e ridondante, senza capacità di coinvolgimento. Allora, meglio lavorare su contenuti di qualità. E vi starete chiedendo, “ma dove la vado a prendere questa qualità?”. Semplice, iniziamo a usare più creatività per i nostri contenuti, iniziamo a creare contenuti che sappiano davvero ispirare e coinvolgere. La creatività è la chiave per riuscire a creare una comunicazione di qualità ed efficace, solo che ha bisogno di impegno, ecco perchè spesso manca. Ci si è ormai assuefatti ad una comunicazione ormai standardizzata, sempre uguale, sempre con quel sapore del “già visto da qualche parte”. Allora, meglio osare più creatività che omologarsi ad una comunicazione che non coinvolge.

    Gli influencer saranno sempre più coinvolti

    Il 2019 sarà l’anno in cui il fenomeno degli influencer e dell’influencer marketing sarà sempre più fondamentale. Già si è scritto tanto su questo tema e, in tempi non sospetti, qui sul nostro blog, era più o meno il 2012, avevamo già parlato di “micro influencer” che sembra essere oggi il trend del momento. In realtà, il tema dell’influencer marketing nel 2019 sarà più maturo e sarà sempre più usato perchè le aziende cominciano a comprendere, non solo la sua efficacia, ma soprattutto il suo aspetto non diretto, quello che spesso non è stato facilmente compreso. Nel senso che le aziende quando decidevano di abbracciare una strategia di influencer marketing “forzavano” sempre la mano verso un legame e una comunicazione sempre più diretta. Invece non deve essere così. L’influencer marketing differisce dalle altre forme di marketing proprio per questa caratteristica. Nel 2019 vedremo quindi maggiore consapevolezza da questo punto di vista ed influencer sempre più efficaci.

    Scegliere le piattaforme giuste

    Ad alcuni sembrerà banale, qualcosa di scontato, ma in realtà non è proprio così. Il 2019 è l’anno della narrazione sui social media, di una comunicazione più creativa, originale, di qualità, come abbiamo già detto. Di conseguenza, le aziende e i professionisti devono lavorare sulla scelta delle piattaforme più adatte. Il che significa, conoscerle bene, conoscere gli utenti che le frequentano e da lì considerare le stesse in virtù della propria azienda, quindi del proprio marchio, della propria comunicazione. Significa quindi prestare più attenzione alla conoscenza delle piattaforme e decidere di parlare a pubblici sempre più segmentati, sempre più specifici per esprimere una comunicazione sempre più mirata. E’ il momento di rendersi conto che è finito il tempo in cui valeva dire di essere su “ogni piattaforma”. No, in virtù di quello che abbiamo fin qui detto, è arrivato il momento di essere più specifici, più diretti verso il proprio pubblico.

    Ma attenzione, questo pubblico è sempre più preparato. Allora, meglio lavorare su piattaforme che possono aiutare a veicolare meglio questo tipo di comunicazione, facendoci aiutare da una forte dose di creatività che darà vita ad una comunicazione più originale, personale e coinvolgente.

Benvenuto nella newsletter di InTime Blog!

Iscriviti per ricevere contenuti nella tua casella di posta. Senza essere invadenti ;)

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.