Tag: covid-19

  • Facebook pronta a riaprire i suoi uffici dal 10 maggio

    Facebook pronta a riaprire i suoi uffici dal 10 maggio

    Facebook riapre gradualmente i propri uffici. Inizieranno a riaprire il 10 maggio gli uffici della Bay Area per poi pro seguire a riattivare il 10% di Menlo Park. In ogni caso, niente cibo all’interno dei campus e niente autobus.

    Secondo quanto riporta di San Francisco Chronicle, Facebook è pronta a riaprire i suoi uffici, in maniera graduale, seguendo l’andamento positivo della fase post pandemia da Covid-19. Il 10 maggio 2021 apriranno gli uffici della Bay Area, per poi arrivare a riattivare il 10% delle attività di Menlo Park, il quartier generale del colosso fondato da Mark Zuckerberg.

    Le riaperture proseguiranno poi con gli uffici di Freemont, il 17 maggio, Sunnyvale la settimana successiva, il 24 maggio, per poi proseguire il 7 giugno, quando riapriranno le due torri che si trovano al centro di San Francisco. Si tratta quindi di un lento ritorno ad una nuova normalità e di un provvedimento che si affianca a quello che in precedenza prevedeva il ritorno degli uffici a partire dal 2 luglio 2021. Data, quest’ultima, che resta comunque ancora valida per tutti gli altri dipendenti che potranno continuare a lavorare da casa.

    facebook riapre uffici franzrusso.it

    In ogni caso, Facebook prevede di riaprire i siti più grandi entro il 7 settembre 2021.

    Si tratta di un segnale positivo che testimonia come la situazione negli Usa, e in particolar modo in California, stia lentamente migliorando.

    Ma in realtà le prime aperture di Facebook avverranno già nel mese di aprile, quando si riattiveranno le attività in presenza negli uffici di Seattle. In programma c’è anche la riattivazione degli uffici in Asia.

    Gli uffici riapriranno ma con alcune limitazioni. Infatti per i dipendenti non sarà possibile più approfittare del cibo gratis e non ci saranno più gli autobus che porteranno i dipendenti nei campus. Restrizioni che al momento vengono fissate senza limiti di tempo. Una situazione questa che, come annota il SFC, potrebbe aiutare i ristoranti della zona, duramente colpiti dalla crisi pandemica, come in tutto il mondo.

    Altra notizia importante, da sottolineare, è che ai dipendenti non verrà richiesto di vaccinarsi. Una decisione che farà discutere.

    C’è da dire, però, che in parallelo al lento ritorno in ufficio per gli oltre 58 mila dipendenti, Facebook sta comunque assumendo figure professionali che resteranno a lavorare sempre da casa, o comunque in remoto.

    Nell’are di San Francisco, Facebook è la prima grande azienda ad annunciare la riattivazione dei propri uffici. A San Francisco per ora è permesso la riapertura degli uffici solo fino a 25%.

    Ad oggi, i grandi colossi tecnologici, quelli che hanno di certo guadagnato più di altri dalla crisi pandemica, stanno cominciando a rivedere i propri programmi di riapertura delle proprie sedi, in modo graduale.

    Microsoft nei giorni scorsi ha fatto sapere che i dipendenti della sede di Redmond cominceranno a rientrare dal prossimo 29 marzo, lasciano comunque la scelta se lavorare in ufficio a tempo pieno, o da casa, oppure una scelta ibrida tra casa e ufficio.

    Tra gli altro colossi, Salesforce ancora non ha deciso nulla in merito, mentre Google ha fatto sapere che i propri dipendenti potranno lavorare da casa ancora fino a settembre di quest’anno, senza programmare una vera riapertura.

  • Nonostante il caso AstraZeneca, gli italiani si fidano dei Vaccini

    Nonostante il caso AstraZeneca, gli italiani si fidano dei Vaccini

    Nonostante il caso AstraZeneca, gli italiani si fidano dei vaccini anti Covid-19. È quanto emerge da una ricerca di Zwan, specializzata in analisi reputazionali. Il 74,7% degli italiani crede nell’efficacia dei vaccini.

    Sono ormai diversi i paesi europei che stanno provvedendo a sospendere le somministrazioni del vaccino anti Covid-19 AstraZeneca, ultimi paesi in ordine di tempo sono Olanda e Svezia. L’Italia, come Francia, Spagna, Germania ed altri paesi ha sospeso l’utilizzo del vaccino dopo alcuni casi che hanno portato alla morte di persone del giro di qualche ora dalla somministrazione del vaccino.

    Un caso, quello di AstraZeneca, che ha creato molte preoccupazioni tra i cittadini italiani che adesso chiedono maggiore chiarezza e garanzie sulla reale efficacia dei vaccini in circolazione, prima di tutto sul vaccino sviluppato presso il Jenner Institute dell’Università di Oxford, in collaborazione con la società AstraZeneca e l’italiana Irbm Science Park. Ed è lecito a questo punto chiedersi se gli italiani si fidano dei vaccini o meno.

    astrazeneca vaccini italiani franzrusso.it

    Una ricerca di Zwan, società specializzata in analisi reputazionali attraverso l’algoritmo del Reputation Rating, di cui ha depositato il brevetto presso il Mise, rileva che, nonostante il caso AstraZeneca, la fiducia aggregata degli italiani nei confronti dei vaccini non sembra essere stata intaccata.

    Bisogna dire che il racconto fatto dall’informazione non sempre è stato all’altezza della situazione e non sempre è stato fatto con le dovute competenze, e questo ha generato panico provocando le prime disdette degli appuntamenti già fissati per le somministrazioni, prima ancora che si procedesse alla sospensione da parte dellìAIFA. Una situazione complicata, quella che si è generata nel nostro paese, in aggiunta al fatto che il piano vaccini stenta ancora a decollare del tutto.

    In contrapposizione al sentimento ‘no vax’ in crescita fino ad appena un anno fa, la reputazione nei vaccini e la fiducia nel sistema farmaceutico crescono di circa 30 punti percentuali. Le persone vedono i vaccini come la sola via di uscita dal tunnel del Coronavirus. – Ha dichiarato Davide Ippolito, co-fondatore di Reputation RatingCresce, però, anche un sentimento di sfiducia nelle comunicazioni ufficiali e scientifiche. È dunque il sistema di comunicazione connesso al mondo vaccinale ad essere sotto la luce dei riflettori. Per quanto concerne questo aspetto, il 64,8% dei cittadini dello Stivale si reputa insoddisfatto delle informazioni ricevute“.

    Poca chiarezza e confusione riguardo ai vaccini

    La rilevazione in questione è stata effettuata nelle prime due settimane di marzo 2021 e questi sono i punti più rilevanti:

    • poca chiarezza circa il significato concreto delle percentuali di protezione dei singoli marchi, ancora non correttamente compresi;
    • confusione circa il caso AstraZeneca con, da un lato, una percentuale di persone (oltre il 70%, disposte a vaccinarsi ma non con quel vaccino, e dall’altro, un 27,5% diffidente rispetto al valore scientifico di casi così isolati;
    • generale diffidenza in merito alle prime proiezioni di dosi effettivamente somministrate in Italia;
    • incoerenza nella gestione dei piani vaccinali a livello Regionale, che sembrano ognuno seguire un modus operandi e delle priorità differenti;
    • generale propensione all’orientamento al profitto delle case farmaceutiche, che macchia la percezione reputazionale dei Cittadini nei confronti del sistema vaccinale.

    Gli italiani si fidano dei vaccini

    Nonostante questo quadro orientato a sottolineare diffidenza e confusione, gli italiani si fidano dei vaccini. Il 74,7% pensa che i vaccini che siano efficaci e non mette in discussione l’efficacia. Ad essere messi in discussione è il sistema approntato che avrebbe dovuto gestire un piano con maggiore chiarezza e organizzazione.

    Se guardiamo i dati che riguardano l’aspetto della Reputazione dei soggetti chiamati a gestire le operazioni per i vaccini anti Covid-19 in Italia, è l’autorevolezza dei soggetti stessi ad essere messa in discussione dagli italiani, in calo del 31% rispetto a febbraio di quest’anno. In calo, per quanto riguarda sempre gli italiani, anche l’autorevolezza delle istituzioni internazionali con -14,2%.

  • Facebook lancia lo strumento per scoprire dove vaccinarsi

    Facebook lancia lo strumento per scoprire dove vaccinarsi

    Facebook lancia ha lanciato uno strumento che mostrerà “quando e dove” ci si potrà vaccinare contro il Covid-19, fornendo un link sul quale effettuare la propria prenotazione per l’appuntamento.

    Durante la pandemica da Covid-19 i social media hanno giocato un ruolo importante, e qui sul nostro blog lo abbiamo raccontato. E ora che ci troviamo nella fase che riguarda i vaccini, il ruolo degli strumenti digitali può rivelarsi ancora prezioso. E un buon esempio ce lo offre il sempre bistrattato Facebook che resta comunque la piattaforma social media che più di altre ci conosce meglio.

    E infatti, l’annuncio di oggi va segue proprio questa caratteristica.

    La piattaforma di Mark Zuckerberg, e l’annuncio lo ha dato proprio lui, ha lanciato uno strumento che mostrerà “quando e dove” ci si potrà vaccinare contro il Covid-19, fornendo, addirittura, un link sul quale effettuare la propria prenotazione per l’appuntamento.

    facebook strumento vaccinazione franzrusso.it

    Uno strumento che arriva in un momento cruciale che è quello della vaccinazione e sappiamo quanto queste tema sia molto sentito nel nostro paese, alle prese con un nuovo, parziale, lockdown a distanza di un anno e con una campagna di vaccini che stenta ancora a decollare.

    Oggi stiamo lanciando una campagna globale per aiutare a portare 50 milioni di persone un passo più vicino a ottenere i vaccini Covid-19“, ha scritto oggi Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook.

    Lo strumento verrà visualizzato dagli utenti nella sezione “Centro Informazioni COVID-19“, e lo stesso avverrà su Instagram, quella che appare nella parte alta del feed. Nato in collaborazione con il Boston Children’s Hospital, lo strumento orari, informazioni di contatto e link che sarà utile per fissare l’appuntamento per la vaccinazione. Sarà disponibile da subito in 71 lingue, ma la previsione è di estenderlo già nei prossimi giorni.

    Lo strumento disponibile anche su Instagram

    Come detto prima, lo stesso strumento comparirà anche su Instagram, con le informazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, come accade ormai dallo scorso anno, insieme a nuovi stickers che, se usate in maniera opportuna, potranno essere di aiuto e “spingere” altri a vaccinarsi.

    instagram vaccini stickers

    E si prevede anche di coinvolgere WhatsApp, l’app di messaggistica di casa Facebook, con l’utilizzo di bot che avranno come scopo di spingere gli utenti a prenotare la vaccinazione. “Più di 3 miliardi di messaggi relativi a Covid sono già stati inviati da governi, organizzazioni non profit e organizzazioni internazionali ai cittadini attraverso i chatbot ufficiali di WhatsApp, quindi questo aggiornamento aiuterà anche per quanto riguarda la fase della vaccinazione“, ha scritto Zuckerberg.

    L’obiettivo è poi quello di raccogliere questi dati derivanti dalle prenotazioni attraverso questo strumento e renderli disponibili nella sezione “Data for Good“, in modo tale che tutti coloro che operano nel mondo dell’informazione possano avere accesso ai dati stessi e raccontarne l’evoluzione.

    In un momento in cui il nostro paese fatica a partire in maniera efficace, questo strumento di Facebook potrebbe rivelarsi molto utile, vista la diffusione capillare di questa piattaforma nel nostro paese.

    Per una volta questa potrebbe essere un strada da percorrere, e speriamo anche in fretta.

    E voi che ne pensate?

  • SapereSalute compie 10 anni e lancia un chatbot sul Covid-19

    SapereSalute compie 10 anni e lancia un chatbot sul Covid-19

    SapereSalute.it è il portale di Bayer che ha da poco compiuto 10 e in questi anni è riuscito a diventare un punto di riferimento per gli italiani che vogliono tenersi informati sul tema Salute. E per l’anniversario, il portale ha lanciato anche un chatbot per avere informazioni sul Covid-19.

    Il tema Salute per gli italiani è sempre stato di grande interesse, soprattutto in questo periodo. E, sicuramente, uno dei punti di riferimento online è da considerarsi SapereSalute.it, il portale di Bayer, lanciato nel 2010, che ha da poco, infatti, compiuto 10 anni. Nato inizialmente come rivista nel 1994, SapereSalute ha sicuramente saputo affrontare, con competenza e autorevolezza, il crescente interesse da parte degli italiani verso il tema della Salute. Il fatto che sia arrivato a spegnere le prime 10 candeline è un segnale di quanto gli italiani abbiano continuato in questi anni a ritenere il sito un punto di riferimento.

    E, oggi, quasi un milione e mezzo di persone visitano ogni mese il portale d’informazione, che per l’occasione si è trasformato in vero e proprio ecosistema di servizi digitali per gli utenti.

    SapereSalute.it 10 anni

    A conferma di quanto sia sempre molto alto l’interesse degli italiani verso la propria salute e il proprio benessere, c’è da registrare che il 79% si informa in rete sui corretti stili di vita, il 74% sulle malattie e il 73% sui farmaci. E il periodo del lockdown della scorsa primavera, e si prevede che lo stesso capiterà in questo periodo con i lockdown regionali di questi giorni, fatto registrare un boom di interesse per la telemedicina (fonte: Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità – Politecnico di Milano).

    Per rispondere alla grande esigenza di informazione da parte degli italiani, SapereSalute deciso di aggiungere una serie di servizi, con un accesso semplice e unico. Tra quelli già attivi, lanciati per questo primo grande traguardo, ci sono un chatbot per i sintomi da Coronavius, “Chiedi all’esperto”, “Prenota una visita” e la più recente “Video visita”.

    Il nostro obiettivo è garantire un’offerta sempre più completa per aiutare i nostri utenti nella gestione della propria salute. Abbiamo in piano di integrare ancora più servizi con interessanti novità, grazie a partnership con startup e aziende innovative che operano nel settore healthcare. Un’ulteriore occasione per festeggiare insieme questo traguardo guardando al futuro e alla trasformazione digitale della salute, iniziata già da tempo” ha commentato Mariarosaria Colazzo, Head of Trade, Bayer Consumer Health.

    Il chatbot per informare sul Covid-19

    Il chatbot per informare sul Covid-19 è stato possibile grazie alla collaborazione con Paginemediche, già pensata prima che scoppiasse la pandemia, allo scopo di sviluppare nuovi servizi per gli utenti. E in piena emergenza sanitaria il chatbot ha fornito informazioni in oltre 25 mila chat. Sicuramente, anche in questa nuova fase dell’emergenza sanitaria in Italia, con l’avvio di lockdown regionali (dal 6 novembre in Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle D’Aosta), il chatbot si dimostrerà ancora una volta utile per dare il supporto necessario.

    Il consiglio che vi diamo è quello di visitare il portare SapereSalute.it, dove in unico luogo potrete ottenere tutte le risposte che cercate.

  • Welfare Index PMI 2020, il welfare aziendale come leva per crescere

    Welfare Index PMI 2020, il welfare aziendale come leva per crescere

    Il Welfare Index PMI 2020 ci ha mostrato come il welfare aziendale è oggi per le aziende una grande leva per crescere e durante la pandemia si è trasformato in un aiuto concreto per i collaboratori delle aziende per le loro famiglie e per tutta la collettività.

    Il Welfare Index PMI è stato l’occasione per conoscere tutte quelle imprese, aziende e PMI, che nel periodo della pandemia hanno saputo sfruttare il welfare aziendale come occasione di crescita e come momento per rafforzare il welfare aziendale e farlo diventare un aiuto concreto per i propri collaboratori, per le loro famiglie e per tutta la collettività.

    Le PMI, come sappiamo da sempre, sono il cuore pulsante della nostra economia, ma lo sono anche dal punto di vista sociale. Mi ha molto colpito una frase ascoltata durante la premiazione dei 78 “Welfare Champion 2020”, e cioè: “Le comunità nelle difficoltà si uniscono. Ci si salva insieme“. Queste poche parole dimostrano la resilienza che le PMI hanno saputo dimostrare durante la più grande crisi che l’Italia abbia mai conosciuto, dal dopoguerra ad oggi, caratteristica colta anche dal presidente Giuseppe COnte durante il suo intervento finale.

    welfare index pmi 2020

    Il Rapporto Welfare Index PMI 2020 ha voluto analizzare quale sia stato l’impatto del Covid sulle imprese e sul welfare aziendale. Quello che emerge è che le aziende hanno compreso che il welfare è un fattore di crescita economico e sociale. Due sono i fattori principali emersi: le imprese sono diventate un punto di riferimento per le collettività; le politiche messe in atto si sono concentrate sulla salute e la sicurezza dei propri collaboratori e sui giovani, la loro formazione e sulla mobilità sociale.

    Le imprese sono state un punto di riferimento nel momento di grande crisi. Nel 95,8% dei casi, le iniziative messe in atto hanno riguardato la salute e la sicurezza dei collaboratori e nel 78,7% hanno riguardato i cambiamenti all’interno dell’organizzazione del lavoro per soddisfare le esigenze di vita familiare dei dipendenti e di sostegni economici.

    A proposito dell’organizzazione del lavoro, nel 40,5% dei casi le aziende hanno esteso la flessibilità degli orari e aumentato l’erogazione di permessi. Nel momento in cui è scoppiato la grande crisi, a seguito del lockdown, nel nostro paese lo smart working non era molto diffuso. Ebbene, 4 aziende su 10 lo hanno introdotto per la prima volta e un altro 8,8%, di quelle che già lo praticavano, lo hanno potenziato.

    Un altro elemento che coglie il rapporto e quello della formazione a distanza: il 22,5% delle imprese hanno gestito webinar e sviluppato progetti formativi a distanza.

    marco sesana generali italia

    Marco Sesana, Country Manager & Ceo Generali Italia e Global Business Lines:

    In questo nuovo contesto del Covid-19, attraverso Welfare Index PMI, abbiamo osservato come le imprese hanno agito come soggetto sociale, oltre che economico e di mercato, per la loro diffusione nel territorio e per la vicinanza ai lavoratori e alle famiglie, dando vita a un nuovo welfare di sussidiarietà. Sono straordinarie storie di resilienza delle nostre PMI e ringrazio il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, e il Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le Politiche Sociali, Stanislao Di Piazza, per aver premiato le 78 imprese Welfare Champion 2020. Le imprese con un welfare più maturo sono state punto di riferimento delle comunità e hanno avuto maggiore capacità di reazione durante l’emergenza Covid”.

    lucia sciacca welfare index-pmi 2020 generali italia

    Lucia Sciacca, Direttore Comunicazione e Social Responsibility Generali Italia e Global Business Lines e membro del Comitato Scientifico di Welfare Index PMI:

    “Quello che abbiamo notato nel Rapporto Welfare Index PMI 2020 è che il Covid ha accelerato il salto di qualità del welfare e ha fatto sì che molte aziende si siano messe al centro della comunità applicando iniziative di welfare aziendale. Quest’anno sono 78 le welfare champion, una crescita evidente rispetto al primo anno con 11. Fattore principe per la vincita è l’attenzione ai bisogni reali per affrontare il momento. Quest’anno abbiamo rilevato che le imprese che applicano il welfare aziendale hanno risultati di bilancio in termini di produttività e occupazioni superiori alla media”.

    Come dicevamo, un altro dei caratteri evidenziati dal rapporto è quello della consapevolezza del ruolo sociale delle aziende. Le iniziative messe in atto per dare sostegno ai propri dipendenti, alle famiglie e alla collettività in generale sono state molteplici. Si è trattato di donazioni monetarie, donazione di beni o erogazione di servizi, di iniziative a sostegno del sistema sanitario, di formazione.

    Insomma, le aziende italiane di fronte ad un momento di grande crisi hanno dimostrato grande resilienza e capacità di guardare sempre avanti, con una grande attenzione agli altri.

    La presentazione del Rapporto Welfare Index PMI 2020, promosso da Generali Italia insieme a Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato Imprese, Confprofessioni e Confcommercio, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha visto la partecipazione del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte che, insieme a Marco Sesana, Country Manager & Ceo Generali Italia e Global Business Lines, ha premiato i 78 Welfare Champion 2020, aziende di tutta Italia che si sono adoperate per far crescere le loro organizzazioni puntando sul welfare aziendale.

    Ecco, il rapporto fotografa L’Italia che più ci piace, quella che non si abbatte mai.

    [In collaborazione con Generali Italia]

  • Le nuove frontiere dei tour virtuali live e del turismo 2.0

    Le nuove frontiere dei tour virtuali live e del turismo 2.0

    Durante il lockdown, grazie all’ausilio di Instagram, Facebook, Google Street view e VR Gaming, stanno nascendo nuove originali soluzioni per organizzare tour virtuali in tempo reale e dirette live che consentano ai visitatori da casa di avere un ruolo attivo e partecipativo.

    Qualunque attività e professione turistica, pubblica o privata, che organizzi abitualmente visite guidate, ha dovuto fronteggiare il momento di emergenza sanitaria e di impossibilità di viaggiare ideando nuove offerte di tour virtuali. Diverse di queste realtà si è infatti trovata costretta a riformulare il proprio modello di business proponendo nuovi format di esplorazioni a distanza di luoghi, siti archeologici, parchi e quartieri basati su dirette digitali e in tempo reale, gratis o a pagamento.

    Per questi addetti ai lavori la vera sfida, però, non è stata solo quella di garantire ai viaggiatori 2.0 di poter continuare a vivere entusiasmanti percorsi turistici e culturali restando comodamente a casa, ma bensì quella di rendere questa esperienza sempre più unica, interattiva e partecipativa.

    nuove frontiere turismo 2.0

    Insomma, non si sta più puntando solo a navigazioni a 360 gradi o itinerari creati con la realtà virtuale, ma a soluzioni innovative di tour virtuali “live”, più o meno personalizzati, che consentono al visitatore di poter avere un ruolo attivo. Chi intraprende questa nuova tipologia di visite guidate virtuali, sempre più spesso disponibili sui social network, è infatti in grado di porre domande alla guida, condividere con gli altri partecipanti un contenuto o un feedback e, in alcuni casi, addirittura di prendere decisioni in tempo reale sul percorso.

    Tra tour privati, istituzionali e altri sperimentali ideati da guide turistiche, andiamo a scoprire quelle che possono essere le nuove frontiere del turismo 2.0.

    Tour virtuali e dirette live per vivere luoghi all’aperto

    Come può una guida turistica trasformare temporaneamente il suo lavoro abituale in passeggiate virtuali in giro per la città? L’idea è venuta a Katie Wignall, fondatrice della compagnia Look Up London, che ha ideato una serie di appuntamenti in diretta su Instagram, ciascuno dedicato a un’attrazione turistica o a un quartiere londinese. Nel corso delle sue dirette, gratuite e accessibili a tutti, Katie conduce i suoi follower per le vie di Londra utilizzando la vista stradale su Google Maps, le sue foto d’archivio e naturalmente aneddoti e racconti sulla storia della città. Il suo esperimento ha riscosso un successo tale da richiamare l’attenzione mediatica nazionale e da fruttarle, ne siamo sicuri, una grande visibilità e pubblicità.

    https://www.instagram.com/tv/B_5eKPXHhiF/

    Un tour virtuale decisamente più avventuroso e naturalistico è quello organizzato ogni lunedì dalla Virgin Limited Edition sul suo account Instagram. In questo caso, la società turistica del colosso Virgin che gestisce rifugi in tutto il mondo, trasmette addirittura un safari in diretta dalla riserva privata di Ulusaba in Sud Africa. Questa trasmissione interattiva, chiamata #SofaSafari, è un’occasione unica per vedere i ranger girare tra leoni ed elefanti, per ascoltare le loro storie e per interagire con loro. Tutti i video trasmessi su Instagram vengono poi pubblicati anche sul canale YouTube:

    Direttamente dalla Giamaica, e in particolare dall’iconico resort di lusso Jamaica Inn, la direzione e il personale hanno deciso di pianificare un fitto programma di tour virtuali contrassegnati dall’hashtag #JIvirtualexperiences, a cui è possibile partecipare tramite Facebook e Instagram. Durante questi tempi difficili di pandemia globale queste esperienze interattive sono state pensate per intrattenere il pubblico ma soprattutto per prendersi cura del loro benessere; si passa quindi da sessioni di yoga a pochi passi dall’oceano a lezioni sulla cura del corpo, fino alla visita del giardino biologico e alla “beach therapy”. Attraverso queste esperienze gli spettatori possono, quindi, non solo scoprire le bellezze del resort e avere la sensazione di essere realmente in vacanza, ma anche intervenire con suggerimenti, domande e richieste dal vivo.

    https://www.facebook.com/jamaicainnresort/videos/308587950108093/

    Ancora più suggestiva è la visita guidata delle Isole Faroe, diciotto incantevoli e incontaminate isole a metà strada tra la Norvegia e l’Islanda. In questo caso l’iniziativa parte dall’ufficio turistico locale che, per l’occasione, ha creato una piattaforma di tour virtuali dal nome Remote Tourism. Quella che possono vivere i partecipanti è un’esperienza unica al mondo; gli isolani che collaborano al progetto, infatti, girando a piedi, in barca o addirittura in elicottero, mostrano i loro luoghi preferiti muniti di go-pro, mentre il visitatore, munito di joypad virtuale, ne può direzionare i movimenti, esattamente come se stesse giocando a un videogioco (VR gaming). I video più belli sono disponibili sulle piattaforme social Vimeo, Facebook e Instagram.

    Visite guidate interattive e “indoor”

    Come abbiamo visto, le potenzialità interattive, tecnologiche e virtuali dei social network, e di internet in generale, stanno consentendo di aprire le porte di luoghi attualmente chiusi al pubblico e di raccontarli, commentarli e viverli in diretta; quindi non solo passeggiate virtuali “all’aria aperta”, ma anche visite di luoghi d’arte e cultura, di aziende e di attività commerciali al chiuso. Questa tipologia di visite guidate possono avere molteplici obiettivi, da quelli business dei tour a pagamento, a quelli puramente esperienziali fino a quelli didattici.

    Rientrano in quest’ultima categoria le dirette live broadcast su YouTube organizzate dal Museo di Storia Naturale a Londra, vere e proprie chiacchierate interattive in compagnia di scienziati, naturalisti ed ecologisti. Gli esperti in questione, in diretta da casa, affrontano ogni volta tematiche diverse, dalle curiosità riguardanti i dinosauri a quelle sugli squali, in compagnia di uno dei membri dello staff del Museo, e rispondono alle domande del pubblico, il tutto con il supporto di immagini dei reperti del museo.

    Un altro esempio recente di talk interattivo che ha visto la partecipazione di esperti, ma con visita guidata virtuale annessa, è stata la diretta ospitata dalla pagina Facebook della Fondazione Italiana Sommelier e dal canale YouTube Bibenda Editore. In questo caso il tour virtuale e amatoriale della distilleria storica e a gestione familiare Villa de Varda (Trentino Alto Adige) è accompagnata dall’intervento (da casa) di alcuni esperti di enologia e nel corso della diretta si parla, tra le altre cose, di come abbinare questa grappa a sigari e a un dolce cucinato live dallo Chef Gegé Mangano.

    Non resta ora che vedere cosa riserva il futuro dei tour e delle visite guidate virtuali dopo il periodo della pandemia, sperando che si faccia tesoro di queste e altre case studies e che si continui a sperimentare e a cercare nuovi modi per poterli arricchire di funzioni e contenuti e per renderli sempre più “social” e partecipativi.

     

  • COVID-19, le aziende non erano preparate allo smart working

    COVID-19, le aziende non erano preparate allo smart working

    Una recente analisi di Check Point Software ha rivelato che le aziende non erano preparate alla modalità smart working e che per il 95% di esse questo potrebbe comportare una “pandemia digitale”.

    Come abbiamo visto in questi ultimi due mesi, a causa della pandemia da Covid-19, la modalità smart working è quella che si è resa necessaria, ovunque, per permettere alle persone di poter comunque continuare a lavorare. Un tema, quello dello smart working, che in queste settimane abbiamo toccato, e approfondito, qui sul nostro blog, proprio per cercare di raccontare come le aziende italiane hanno affrontato questo momento.

    Come già detto, le aziende italiane si sono trovate da un giorno all’altro a dover considerare in maniera decisa questa modalità. Era il 24 febbraio quando il governo, a seguito della creazione di due “zone rosse”, nel lodigiano e in Veneto, indicava nel primo dpcm la modalità del lavoro da remoto. Tutti lo abbiamo definito “smart working”, anche se, come ci ha spiegato Stefano Epifani nel nostro InTime Podcast, si tratta per lo più di telelavoro.

    Ecco, da quel momento, molte aziende si sono trovate in difficoltà, soprattutto quelle medio-piccole che non avevano mai considerato prima quella modalità.

    smart working aziende non preparate franzrusso.it 2020

    Ebbene, oggi Check Point Software certifica che quel livello di difficoltà, quel livello di impreparazione ha riguardato la stragrande maggioranza delle aziende è reale. Una difficoltà di gestione che può diventare una seria minaccia per la sicurezza delle aziende.

    L’azienda, fornitore leader mondiale specializzato nella sicurezza informatica, ha analizzato i dati e gli eventi di sicurezza informatica relativi a questa pandemia e, secondo una ricerca condotta con Dimensional Research, emerge che il 95% delle aziende ha sperimentato problemi di sicurezza legati allo smart working. La ricerca rivela anche che il 61% delle aziende si preoccupa dei rischi per la sicurezza e dei cambiamenti necessari per facilitare lo smart working, il 55% cerca come migliorare la sicurezza dell’accesso da remoto e il 49% richiede più sicurezza anche per gli endpoint.

    Smart Working o Telelavoro? Intervista a Stefano Epifani

    La situazione rischia anche di complicarsi se l’accesso ai file avviene da infrastrutture personali, proprio perchè si lavora da casa, magari non aggiornate all’ultima release o non protette adeguatamente tramite sistemi antivirus completi. Oltre a queste minacce legate all’hardware, in queste settimane sono aumentati notevolmente i rischi legati all’interazione umana e a phishing.

    Come visto in tante situazioni purtroppo, gli hacker sanno riposizionarsi molto in fretta e hanno cominciato prima a creare siti legati al Coronavirus, con oltre 4.000 domini nuovi riconducibili al virus in poche settimane, l’8% di cui è sospetto o malevolo, poi hanno iniziato ad attaccare direttamente le persone inviando un’enorme mole di e-mail phishing a tema Covid-19.

    Il picco è stato raggiunto il 28 marzo con 5.000 attacchi riconducibili al virus. Un’analisi di Check Point svolta in Italia ha dimostrato che più di un sito su dieci registrato negli ultimi 30 giorni e legato ai temi della “salute” è malevolo. Ora che si sta parlando della Fase 2, e dell’attivazione degli aiuti di Stato, gli hacker stanno diffondendo domini ingannevoli e inviando e-mail che diffondono malware per approfittare di questo nuovo tema d’interesse.

    Coronavirus, le aziende italiane alle prese con lo Smart Working

    Nel solo mese di nel marzo 2020 sono stati registrati 2.081 nuovi domini legati a sussidi, fondi e supporti statali (di cui 38 malevoli e 583 sospetti).

    Insomma, anche questo è un tema che va considerato. Lo smart working deve essere applicato tenendo a mente tutte quelle che sono le implicazioni, incluse quelle legate alla sicurezza che, come abbiamo visto, se trascurate, posso generare problemi gravi.

  • Nuove strategie digital e modi di comunicare al tempo del Covid-19

    Nuove strategie digital e modi di comunicare al tempo del Covid-19

    Con l’arrivo del Covid-19 le aziende in Italia hanno dovuto riformulare le loro strategie di social media marketing, puntando a un diverso tono di voce, a nuove tipologie di contenuti ma anche all’introduzione o l’utilizzo creativo di strumenti e piattaforme online. Youtube, Spotify, Issuu e Telegram sono alcuni validi esempi, ecco qualche suggerimento.

    Un’efficace strategia di social media marketing deve sempre essere mirata al raggiungimento di un obiettivo specifico, misurabile e raggiungibile e deve essere limitata a un circoscritto arco di tempo, sempre tenendo conto di eventuali imprevisti che possano costringere a doverla affinare o riformulare. Non c’è ente pubblico o privato, attività commerciale o azienda, infatti, che in questo periodo di emergenza sanitaria non si sia trovato costretto a pianificare da zero una nuova strategia digital, mirando a un nuovo tono di voce e a nuove tipologie di contenuti e che tenesse conto dei limiti ma anche delle opportunità della situazione attuale.

    Strumenti a supporto di una comunicazione digital attuale e innovativa

    Come ogni imprevisto, anche quello del Covid-19 rappresenta un’occasione per reinventarsi e una sfida per lanciare nuovi progetti e nuovi contenuti. Per farlo, molte aziende hanno deciso di puntare a una comunicazione digital multicanale e a una strategia che includesse l’introduzione o l’impiego creativo di strumenti di comunicazione e piattaforme che possano fungere da utile supporto informativo e contenutistico. Andiamo allora a scoprire alcune iniziative particolarmente interessanti, che possono rappresentare un nuovo trend o uno spunto utile da tener presente per future attività di strategic planning.

    nuove strategie marketing franzrusso.it 2020

     

    1) Canali YouTube e gamification per le visite virtuali di luoghi

    L’impossibilità di viaggiare, con l’avvicinarsi della stagione estiva, è uno dei temi caldi del lockdown e sta avendo non poche ripercussioni da un punto di visto turistico. Sul fronte del social media marketing questo periodo di pausa sul fronte degli spostamenti ha acceso però, ancora di più, la volontà da parte delle aziende di raccontare le bellezze del territorio ricorrendo a contenuti visivi emozionali e a tour virtuali sempre più in chiave social. Nell’ambito del visual storytelling del settore viaggi hanno infatti preso vita alcune interessanti iniziative, quali ad esempio il nuovo canale YouTube del MIBACT e il suo progetto #Italiamimanchi. Questo palinsesto è curato dal Fondo Ambiente Italiano e ha come scopo quello di svelare, attraverso immagini suggestive e aneddoti, luoghi d’arte e cultura.

    Simile e altrettanto suggestiva l’iniziativa #CIAndremo della Confederazione Italiana Archeologi, per la quale l’ente ha rispolverato il suo account YouTube per proporre una serie di video con cui mostrare e divulgare le bellezze archeologiche italiane.

    Accanto a YouTube, piattaforma già ampiamente utilizzata in chiave strategica per contenuti del settore viaggi e cultura anche prima del Covid-19, hanno preso il via anche altri innovativi progetti digital. In alcune regioni d’Italia si è deciso di optare per la gamification come strumento esperienziale di viaggio virtuale, ne sono un esempio una serie di videogiochi sviluppati da enti di promozione turistica per giocare visitando alcuni dei musei più belli d’Italia. Uno di questi è Beyond Our Lives, un’app con relativi account Facebook e Twitter che consiste in una caccia al tesoro nella Toscana etrusca.

    2) Issuu per scaricare fumetti e riviste

    La cultura, però, non passa solo attraverso le immagini e lo dimostra il fatto che, in questo periodo, alcuni enti turistici e case editrici abbiano deciso di inserire all’interno delle loro strategie uno strumento web di cui si parla poco da un punto di vista digitale, ovvero la piattaforma di publishing Issuu. Per chi non lo conoscesse, si tratta di una sorta di edicola virtuale, con contenuti gratis e a pagamento, su cui è possibile caricare documenti quali riviste o pubblicazioni che possono essere sfogliate, scaricate o condivise dagli utenti. La Coconino Press, ad esempio, ha lanciato #QuarantenaAFumetti, una serie di titoli messi a disposizione gratis e a cadenza settimanale, o sulla pagina Facebook della casa editrice o sull’account Issuu.

    3) Spotify per podcast educativi e di intrattenimento

    I podcast, ovvero i file audio digitali che possono essere caricati online o ascoltati in diretta, sono un altro contenuto facilmente fruibile e particolarmente adatto a intrattenere gli utenti in quarantena. Per questo tipo di contenuto molti account business hanno puntato a Spotify, servizio musicale digitale famoso in tutto il mondo, in cui stanno gradualmente prendendo piede anche i contenuti non musicali tra cui appunto i podcast. La Lysoform, ad esempio, ha pensato alle famiglie e sul proprio canale Spotify ha da poco lanciato una serie di podcast con favole e storie pensate per educare, intrattenere o far addormentare bambini di diverse fasce d’età.

    Il boom dei podcast sta riguardando però anche molte altre categorie, tra cui salute e lifestyle, psicologia, giochi, formazione, politica e naturalmente informazione. Insomma, Spotify e il suo hub di pillole audio rappresentano per le aziende italiane una valida e strategica alternativa, presente e futura, al social network YouTube.

    4) Telegram e open data per news istituzionali sul Covid-19

    Il canale di messaggistica istantanea Telegram rappresenta da molto tempo un valido strumento di marketing che può essere utilizzato a supporto delle attività aziendali con caratteristiche e finalità diverse. In questo momento di emergenza Coronavirus in cui le breaking news e gli aggiornamenti in tempo reale hanno un ruolo fondamentale, alcuni Comuni e Regioni hanno deciso di inaugurare nuovi canali pubblici, anche per contrastare il sempre più diffuso fenomeno delle fake news. Ne è un esempio la Regione Piemonte che attraverso il suo nuovo canale Telegram condivide con i cittadini notizie locali di rilievo e provenienti da fonti istituzionali certificate.

    Sempre a supporto delle esigenze informative di questo momento, anche le banche dati aggiornate e verificate rappresentano un prezioso strumento digitale. La Protezione Civile, ad esempio, mette a disposizione una mappa-open data sull’andamento nazionale dei contagi basata sui dati dati forniti giornalmente dal Ministero della Salute; gli utenti possono accedere a questa applicazione web sia da desktop che da mobile.

    Covid-19 e strategie digital: non solo dirette su Instagram e Facebook

    Queste case history sono la dimostrazione di quanto ampia e diversificata possa essere la scelta di contenuti, canali e piattaforme in funzione per una vincente strategia di marketing e di quali soluzioni originali possano essere adottate. Insomma, è ora che le aziende guardino oltre le dirette su Instagram e Facebook per sfidare, informare, coinvolgere e intrattenere la community costretta a casa, ma che considerino quindi anche l’implementazione o l’uso diversificato di altri mezzi di comunicazione online.

  • COVID-19, Spotify è il brand con cui gli utenti sono più in sintonia

    COVID-19, Spotify è il brand con cui gli utenti sono più in sintonia

    La distanza sociale e il lockdown da Coronavirus possono avere delle conseguenze anche per ciò che riguarda l’intimità col brand. È quello che viene fuori dalla nuova edizione del Brand Intimacy Study di MBLM, al primo posto tra i brand “App & Social Platforms” troviamo Spotify.

    La distanza sociale e il lockdown, esperienze che abbiamo imparato a conoscere con la diffusione del Coronavirus possono avere conseguenze anche sulla relazione con brand, sulla familiarità e, quindi, sulla intimità. Sta avvenendo un cambiamento a livello generale, ci troviamo di fronte ad una situazione mai vissuta prima e, come tale, capace di cambiare e influenzare la nostra vita più di quanto si potesse immaginare.

    Un chiaro esempio lo possiamo vedere con il nuovo Brand Intimacy Study 2020 di MBLM (Emblem), agenzia che analizza la relazione brand/consumatore dal punto di vista delle emozioni. E, in effetti, i risultati che emergono nella sezione “App & Social Platforms“, sebbene riferiti agli Usa, ci danno la dimensione che qualcosa sta in effetti cambiando.

    spotify sintonia brand franzrusso.it 2020

    È evidente che le applicazioni e i social media stanno giocando un ruolo fondamentale in questa fase storica. Lo hanno sempre avuto da quando esistono, ma in questa fase questo ruolo di relazione è fondamentale, al punto da modificare i comportamenti dei consumatori.

    Ed ecco che in prima posizione, in questa sezione, troviamo Spotify al primo posto (era secondo lo scorso anno), seguito da Pinterest (che era primo lo scorso anno) e da Apple Music. Nel cercare di interpretare questo podio, si potrebbe dire che in effetti queste tre aziende rispecchiano il ruolo dei brand in questa fase, ruolo che viene premiato dai consumatori, alla ricerca di marchi che aiutino ad affrontare questa fase nel modo più congeniale.

    spotify brand intimacy 2020

    L’intimità e la familiarità è quindi data dal fatto che i consumatori si “affidano” a marchi verso i quali sentono più vicinanza in questo momento. Spotify,in questa fase, riesce ad esprimere al meglio il suo valore e ad intercettare meglio di altri l’esigenza degli utenti, sapendo che in questo momento il consumo di musica aumenta in modo esponenziale. Gli utenti vogliono restare impegnati e la musica è un modo ideale per farlo.

    Pinterest, altro brand molto amato, in questo periodo, considerato il momento, ha lanciato un nuovo programma per vendere online chiamato Verified Merchant che rende possibile la possibilità di realizzare delle Boards con la possibilità di acquistare direttamente.

    Apple Music ha realizzato un fondo di garanzia di 50 milioni di dollari da destinare a tutti i musicisti “indie”, in modo da permettergli di non perdere guadagni durante questa fase difficile.

    Ecco, in questo momento il brand comunica non tanto il proprio prodotto, quanto i propri valori e il proprio modo di affrontare questa crisi da Coronavirus. Il consumatore si sente più legato quindi su una scala di valori emozionali. Da qui nasce una relazione ancora più diretta e ancora più intima.

    Qualche considerazione che ci offre MLBM a corollario di quanto evidenziato fino ad ora:

    • Apple Music è preferito dagli uomini, mentre le donne, i Millennials e coloro che guadagnano intorno ai 100 mila dollari l’anno preferiscono Spotify.
    • Gli intervistati di età superiore ai 35 anni e coloro che guadagnano più di 100 mila dollari l’anno indicano Pinterest come loro brand preferito.
    • Anche Facebook ha guadagnato preferenze in questo anno, nonostante sia lontana dal podio (lo scorso anno era in sesta posizione).
    • Il miglioramento attraverso l’udo del marchio è un valore molto sentito e anche quest’anno Pinterest vene premiato da questo punto di vista.

    Ecco, questo il nostro resoconto su questo interessante report che potete trovare, completo, a questo indirizzo: mblm.com/lab/brandintimacy-study.

  • COVID-19, i fondatori di Instagram lanciano il loro sito web di monitoraggio

    COVID-19, i fondatori di Instagram lanciano il loro sito web di monitoraggio

    Si chiama Rt.live ed è un sito web per monitorare la diffusione del Covid-19 negli Usa. A lanciarlo sono i fondatori di Instagram, Mike Krieger e Kevin Systrom.

    Il Coronavirus, quello che ormai conosciamo tutti come COVID-19, sta allentando la sua morsa un po’ ovunque, nel nostro paese, uno dei primi in Europa ad essere colpito, e nel resto del mondo. Negli ultimi due mesi, tra i vari numeri che ci sono stati raccontati in merito alla diffusione del virus, abbiamo sentito parlare spesso di sigle come R0 (R con zero), ossia il dato relativo alla capacità del virus di diffondersi in assenza di misure di contenimento, e forse meno di RT (R con t), cioè il parametro che indica l’indice di riproducibilità del virus in un dato momento in presenza di misure (fonte: Ministero della Salute). Mentre ci stiamo avviando sempre più, ogni giorno che passa, verso una diffusione del virus sempre più tendente allo zero (anche se ci vorrà ancora qualche settimana) è forse utile concentrarsi sul dato Rt, quello che fotografa meglio la situazione.

    coronavirus app covid 19 rt live

    Tutta questa premessa, doverosa vista anche la complessità dell’argomento, per segnalarvi la nascita, negli Usa, del sito Rt.live, un sito che si propone di offrire il monitoraggio live della diffusione del virus tenendo conto proprio del dato Rt.

    La notizia diventa ancora più interessante per il fatto che a lanciare questo sito sono i due fondatori di Instagram, ossia Mike Krieger e Kevin Systrom, che si imbattono in una nuova iniziativa per la prima volta dopo aver abbandonato Instagram nel settembre del 2018.

    I dati che vengono mostrati su Rt.live si basano su quelli elaborati dal COVID Tracking Project, lanciato nel mese di marzo su The Atlantic, che si propone di offrire dati un po’ diversi da quelli elaborati dalla Johns Hopkins University, che abbiamo imparato a conoscere bene in questi ultimi mesi. Infatti, il progetto vuole colmare le lacune dei dati considerando il numero di persone infette, testate e identificate, aggiungendo anche quando e dove sono stati effettuati i test.

    rt live app coivid 19 coronavirus

    Ecco, sulla base di questi dati, Kevin Systrom dal 19 marzo ha cominciato a studiare i dati e a studiare come calcolare l’Rt su base giornaliera. Obiettivo era quello di realizzare un lavoro che permettesse la visualizzazione grafica della diffusione del virus, stato per stato.

    Il sito, secondo Mike Krieger e Kevin Systrom, permetterà alle autorità governative che stanno gestendo l’emergenza, di prendere decisioni più puntuali circa la ripartenza delle città e dei vari stati. I dati possono aiutare le autorità a convincere le persone a stare in casa, shelter-in-place, dimostrando coi numeri l’efficacia di questa strategia che, insieme alla distanza sociale, sembra essere quella più adatta ad affrontare questa emergenza. E potrebbe anche tornare utile per stabilire dove e quando iniziare la riapertura delle aziende in sicurezza.

    Dal sito si accede alle informazioni stato per stato, come dicevamo, dalle quali si evince che in Georgia è ancora alto con Rt 1,1, mentre a New York è a 1, dopo che il 13 aprile era arrivata a 0,77. E ancora, il Texas è a Rt 1,2 e la California 1,3, il Nord Dakota invece è a 1,7, quindi molto alto.

    Caso di studio è la Louisiana. Nel giro di una settimana, dal 4 all’11 aprile, è passata da Rt 1,1 a Rt 0,045, quasi zero. Salvo poi ricominciare a salire, arrivando alla data del 17 aprile con Rt 0,90.

    Il grafico che mostra l’andamento del dato Rt, stato per stato, negli Usa ci illustra una situazione, seppur in miglioramento, lo si vede dal dato temporale, ancora in emergenza.

    Il progetto in effetti aiuta molto a capire come sta evolvendo il virus dal punto di vista dei contagi, negli Usa. In attesa che si faccia un progetto simile anche in Italia.

    E voi che ne pensate?

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