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  • Il ritorno di X in Brasile, anche per Musk la legalità non è censura

    Il ritorno di X in Brasile, anche per Musk la legalità non è censura

    La Corte Suprema brasiliana riporta X online dopo che Elon Musk accetta le sue condizioni. Quindi rispetto delle leggi locali su disinformazione e incitamento all’odio. Questa vicenda, alla fine, mostra che anche per Musk il rispetto delle leggi non è censura.

    La vicenda che ha riguardato X in Brasile, con lo scontro diretto tra Elon Musk e Alexandre de Moraes, presidente della Corte Suprema Federale del Brasile, si è chiusa così come si doveva chiudere, sin dall’inizio.

    Elon Musk, dunque, accetta tutte le condizioni poste dalla Corte Suprema Federale del Brasile e paga una multa. In questo modo, X torna ad essere visibile in tutto il Paese.

    Le condizioni soddisfatte riguardano il blocco degli account finiti sotto inchiesta per diffusione di informazioni errate e incitamento all’odio, nonché la nomina di un rappresentante legale locale, richiesta dal tribunale per garantire il rispetto della legge brasiliana.

    Le condizioni accettate da X

    X ha anche provveduto a pagare la somma relativa alle multe comminate, ossia 5,24 milioni di dollari, sebbene la multa effettiva fosse di 3,28 milioni di dollari. Un errore di pagamento ha rallentato il ritorno online di X in Brasile, poiché l’importo era stato trasferito alla banca sbagliata. Alla fine, X ha spostato l’intera somma presso la banca corretta, risolvendo così la questione.

    Il ritorno di X in Brasile, anche per Musk la legalità non è censura

    Dunque, Musk, con un’inversione di tendenza, ha deciso di rispettare il volere della Corte Suprema Federale del Brasile, dopo un’estate trascorsa a condurre una campagna contro la stessa Corte, accusata inizialmente di censura di stato.

    Ora che le leggi sono state rispettate, sarà difficile convincere coloro che hanno sostenuto le tesi di Musk.

    I danni che ha subito X in Brasile

    Cosa ha prodotto questa vicenda per X in Brasile? Solo danni. Sia in termini di pubblicità e introiti mancati, sia dal punto di vista della reputazione. A questo si aggiunge il fatto che molti utenti sono migrati verso altre piattaforme. In queste settimane, Bluesky ha raggiunto il traguardo dei 10 milioni di utenti grazie al blocco di X in Brasile.

    Ma cosa ci insegna questa vicenda alla fine?

    Questa è una lezione importante su diversi fronti, in particolare riguardo al rispetto delle leggi nazionali e al concetto di libertà di espressione.

    Cosa insegna questa vicenda

    Nonostante la narrazione avversa portata avanti da Elon Musk, che ha denunciato pubblicamente le decisioni della Corte Suprema brasiliana come atti di “censura” e autoritarismo, la realtà dei fatti ci mostra che le autorità brasiliane stavano semplicemente cercando di far rispettare la legalità.

    La Corte Suprema, nella figura del giudice Alexandre de Moraes, ha agito in conformità con le leggi brasiliane, chiedendo che X si conformasse ai provvedimenti giudiziari riguardanti la moderazione dei contenuti e la lotta alla disinformazione.

    Questi requisiti, come la rimozione di account che diffondevano fake news e odio, non erano volti a censurare la libertà di espressione, ma piuttosto a salvaguardare l’integrità del discorso pubblico e a prevenire l’incitamento all’odio.

    Nessuna piattaforma è immune

    Questa storia ci insegna che nessuna piattaforma, neanche se posseduta da una figura di spicco come Elon Musk, può dichiararsi immune dalle leggi di un Paese.

    Anche X, alla fine, ha dovuto piegarsi alle richieste della Corte, accettando di rispettare le norme nazionali e pagando le sanzioni per le infrazioni precedenti.

    E dunque, il concetto di libertà di espressione non può essere utilizzato come pretesto per evitare la responsabilità legale o per diffondere disinformazione. Al contrario, il rispetto delle leggi è necessario proprio per garantire che tale libertà si svolga entro confini che tutelano i diritti di tutti.

    In sintesi, questa storia sottolinea come il rispetto delle leggi non equivalga a censura, ma rappresenti invece il tentativo di mantenere uno spazio di espressione pubblica che sia sicuro e conforme alle norme di una società democratica.

    [L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso con un modello di IA generativa]

  • Elon Musk cede alle richieste del Brasile, X presto online

    Elon Musk cede alle richieste del Brasile, X presto online

    Elon Musk alla fine ha ceduto alla Corte Suprema del Brasile. Ha così risolto lo scontro legale su X rimuovendo gli account che diffondevano disinformazione, pagato le multe e nominato un nuovo rappresentante legale.

    Alla fine Elon Musk ha fatto dietro-front. Dopo settimane di scontro con il giudice Alexandre de Moraes, presidente della Corte Suprema Federale del Brasile, culminato nella sospensione di X in Brasile, Musk ha ceduto.

    Il proprietario della piattaforma, attraverso i suoi avvocati, ha quindi ceduto alle richieste del STF (Supremo Tribunal Federal).

    Eppure il rifiuto di cedere alle richieste portate avanti da de Moraes era per Musk una questione di principio inossidabile. Al punto da mettere a repentaglio la stessa piattaforma in Brasile, dove ci sono oltre 22 milioni di utenti. Il quarto paese con il numero di utenti più alto.

    Evidentemente, lo stesso Musk, oltre la narrazione della censura, si deve essere reso conto che la situazione rischiava di diventare insostenibile. E certamente non un bel biglietto da visita in vista delle prossime elezioni presidenziali Usa.

    Elon Musk cede alle richieste del Brasile, X presto online

     

    Musk cede alle richieste di de Moraes

    Come riporta il New York Times, Musk ha eseguito quanto de Moraes richiedeva da mesi. E quindi: ha rimosso gli account che il giudice aveva individuato come minaccia alla democrazia in quanto come diffusori di disinformazione; ha eseguito il pagamento delle multe che nel frattempo si sono accumulate; ha nominato un nuovo rappresentante legale in Brasile.

    La Corte Suprema del Brasile, con un comunicato di sabato scorso, ha confermato tutte le azioni concilianti di X, ma ha affermato che la società non ha ancora depositato la documentazione corretta. La STF ha proceduto quindi a concedere a X altri cinque giorni per inviare la documentazione necessaria.

    Questo comporta il fatto che X non è ancora ritornato online, ma è probabile che ritorni ad essere utilizzabile dagli utenti brasiliani nel giro di qualche giorno.

    Uniformandosi alle richieste brasiliane, Musk mette fine ad un braccio di ferro che ha comportato perdite su diversi fronti.

    X bloccato in Brasile e Bluesky cresce

    Sul fronte degli utenti che hanno cominciato a frequentare altri lidi, nel frattempo Bluesky ha visto aumentare i propri utenti e superare il traguardo dei 10 milioni di utenti. Sul fronte dei ricavi, calati ulteriormente visto che la piattaforma era bloccata comportando per le aziende danni rilevanti.

    Nei giorni scorsi molte aziende si erano appellate a Musk al fine di considerare la situazione dannosa venutasi a creare in un paese che usa ancora molto la piattaforma.

    Anche Musk deve essersi reso conto che la situazione brasiliana avrebbe rischiato di travolgere la piattaforma in una situazione insostenibile.

    Il blocco di X in Brasile: impatto su utenti e piattaforme

    Musk e il Brasile, era una scelta obbligata

    Volendo guardare la situazione in maniera più diretta, Elon Musk comunque non aveva altra scelta. E questo era chiaro da settimane. I precedenti in India e in Turchia, dove la piattaforma ha seguito senza indugio le richieste dei due paesi, portavano a pensare che lo stesso sarebbe dovuto avvenire anche in Brasile.

    Così è stato, alla fine, ma con un prezzo molto alto.

    Se avesse fatto seguito alle richieste di de Moraes, Musk avrebbe evitato di attivare una campagna di insulti contro il giudice. Campagna che lo ha visto protagonista assoluto, in negativo.

    Pochi giorni prima di cambiare rotta, X era stata riattivata in modo “involontario” secondo la società di Musk. In realtà, molti sono portati a pensare che il passaggio ai server Cloudfare ha messo in difficoltà gli ISP brasiliani, incapaci quindi di procedere alla disattivazione. Una mossa che alla Corte Suprema brasiliana è sembrata deliberata e voluta. E per questo motivo ha comminato una multa di quasi 1 milione di dollari al giorno a partire dal 19 settembre in avanti.

    Ora tutto è sanato, Musk ha sotterrato l’ascia di guerra. Adesso il proprietario di X deve spiegare ai suoi, ai tanti politici e commentatori brasiliani, che lo avevano seguito il questa campagna brasiliana, cosa è cambiato.

    Perché i mugugni e le lamentele cominciano a farsi sentire. E c’è chi parla di resa e capitolazione.

    Resta il fatto che, al di là delle simpatie e nel rispetto delle posizioni di tutti, la libertà di espressione non deve mai essere confusa con la libertà di dire e fare ciò che si vuole, senza il rispetto delle regole. E questo caso ne è una dimostrazione chiara.

  • Su Bluesky aumentano gli utenti dopo il divieto di X in Brasile

    Su Bluesky aumentano gli utenti dopo il divieto di X in Brasile

    Il divieto di X in Brasile ha spinto circa 3 milioni di utenti verso Bluesky, che ha visto una crescita della base utenti del 50% in una settimana. Arrivando a superare i 9 milioni in totale.

    È una storia che si ripete. Ogni qual volta una piattaforma si trova in crisi, o in disservizio, o, addirittura, vietata da qualche parte, si presenta il fenomeno della migrazione. Vale a dire di uno spostamento degli utenti di quella piattaforma alla ricerca di altri lidi che possano soddisfare le loro esigenze di condivisione.

    In passato li abbiamo visti spesso fenomeni come questi, per lo più legati a momenti effimeri. Ma quello che sta accadendo in questi giorni non è effimero. E per alcune piattaforme potrebbe portare a qualcosa di più.

    Ovviamente il riferimento di tutto questo corollario è per ciò che sta accadendo a X in Brasile. Come raccontato, la piattaforma di Elon Musk è stata messa al bando nel paese guidato da Lula per non aver collaborato con le autorità.

    bluesky utenti brasile franz russo

    3 milioni di nuovi utenti su Bluesky

    Il divieto di utilizzo della piattaforma, reso ancora più rigido con multe salate per gli utenti che verranno trovati ad aggirare il divieto, sta provocando, appunto, il fenomeno della migrazione degli utenti brasiliani di X verso altre piattaforme più affini.

    Ebbene, da quello che si sa, alla giornata di venerdì scorso Bluesky ha visto crescere la sua piattaforma di altri nuovi 3 milioni di utenti. Portando così la piattaforma a superare i 9 milioni di utenti totali.

    this morning we crossed THREE MILLION new users!that brings our total size to over 9 million people. welcome everyone! we're so glad you're here 🫶 (and yes, video is coming soon)

    Bluesky (@bsky.app) 2024-09-06T22:14:04.605Z

    In sostanza, la base di utenti della piattaforma social è cresciuta di circa il 50% nella settimana, più o meno.

    E l’app che si era presentata come vera alternativa a Twitter ha fatto sapere che l’85% dei nuovi utenti proviene da Brasile.

    What a week! In the last few days, Bluesky has grown by more than 2.6 million users, over 85% of which are Brazilian.Welcome, we are so excited to have you here!Here are answers to some common questions about Bluesky:

    Bluesky (@bsky.app) 2024-09-04T17:26:11.424Z

    L’app presentata come alternativa a Twitter

    L’app nata come progetto decentralizzato, finanziato anche da Jack Dorsey con 13 miliardi di dollari, prima che Musk acquisisse Twitter per trasformarla in X, a novembre 2023 contava 2 milioni di utenti. Questo perché fino ad allora la possibilità di accedere sulla piattaforma era su invito.

    Da febbraio di quest’anno Bluesky è accessibile senza vincoli. A maggio di quest’anno gli utenti erano circa 6 milioni.

    Molti erano convinti che Bluesky potesse davvero rimpiazzare Twitter, e X. Ma, nei fatti questo non è successo, non lo è ancora.

    E sarà difficile che accada in tempi brevi. Certo, le difficoltà riscontrate da X in Brasile incentivano gli utenti alla ricerca di nuove piattaforme. Ma la migrazione verso Bluesky è stata ancora minima.

    Ma Bluesky è una vera alternativa?

    Gli utenti brasiliani su X pare siano circa 22 milioni. Ora, se dei 3 milioni l’85% arriva dal Brasile, vale a dire quindi oltre 2,5 milioni, c’è da chiedersi dove siano i restanti 19.450.000 utenti.

    Da quello che si sa buona parte di essi è traslocata verso Threads, l’app di Meta. Solo che al momento la società di Mark Zuckerberg non ha ufficializzato nulla in merito.

    Bluesky, dal canto suo, non vuole sprecare questa occasione. E ha promesso che presto si potranno caricare anche i video. Vedremo.

     

  • Su X pubblicità in calo, gli investitori continuano a fuggire

    Su X pubblicità in calo, gli investitori continuano a fuggire

    Il rapporto Media Reactions 2024 di Kantar mostra il continuo declino di X (ex Twitter) dal punto di vista dell’advertising. I marketer riducono la spesa pubblicitaria a causa di scarsa fiducia e sicurezza ormai compromessa.

    In un contesto relativo all’advertising digitale in crescita, in cui i consumatori ora sembrano essere più ricettivi, non sembra una vera notizia dire che X arranca.

    In effetti, questo è un dato che è stato già rilevato nei mesi scorsi, con la fuga dei grandi investitori in pubblicità dalla piattaforma oggi di proprietà di Elon Musk.

    Eppure, se ne torna a parlare. Infatti i dati rilevati da Kantar all’interno del suo Media Reactions 2024 segnano dati ancora più negativi per la piattaforma che una volta era Twitter.

    Il Media Reactions di Kantar, una delle agenzie più conosciute e stimate al mondo, è sempre molto atteso dai marketers per dati su tendenze relative al mondo dell’advertising e del marketing. Un rapporto utile per capire in quale direzione vanno i consumatori e gli addetti ai lavori.

    Il rapporto ha visto coinvolti circa 18.000 consumatori in 27 mercati e 1.000 senior marketer a livello globale.

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    I marketers abbandonano X

    Ebbene, diciamo subito che per X il 2025 non sarà un anno positivo dal punto di vista delle entrate pubblicitarie. Questo perché, come rileva il rapporto di Kantar, il 26% dei marketers prevede di ridurre ulteriormente la spesa in pubblicità sulla piattaforma.

    Si tratta del dato più basso mai rilevato dal report rispetto a qualsiasi altra piattaforma digitale rilevante.

    Come già raccontato anche qui su InTime Blog, la fuga degli investitori si è intensificata con l’arrivo di Elon Musk. E, ad onor di cronaca, non a caso è scritto “intensificata”. La fuga era iniziata già da prima che arrivasse Musk, quando Twitter faticava ad attivare la crescita degli utenti. E, nonostante quell’annoso problema, i ricavi della piattaforma si aggiravano, a circa 5 miliardi di dollari nel 2021.

    Quest’anno i dati più rosei indicano ricavi per circa 1,2 miliardi di dollari.

    Elon Musk e la fuga degli investitori

    La fuga si è quindi intensificata con Musk e lo stesso proprietario ha fatto praticamente nulla per evitarlo. Anzi, ha lasciato che gli investitori fossero sempre più esposti a contenuti di odio e disinformazione non moderata.

    E quando questo era abbastanza evidente, lo stesso Musk si è preso la briga di mandare tutti gli investitori a quel paese. Lo ricorderete tutti.

    Atteggiamento che per un’azienda significa scarsa possibilità di poter investire per ottenere una riconoscibilità adeguata, e meno tossica, del proprio marchio. Le aziende si sentono poco al sicuro e non si riconoscono con il nuovo corso dettato da Elon Musk.

    La fiducia dei marketer riguardo a X, storicamente bassa, è ulteriormente diminuita sotto la guida di Elon Musk. Si è passati dal 22% rilevato nel 2022, al 12% del 2024.

    Solo il 4% dei marketer interpellati dal rapporto crede che le pubblicità su X forniscano sicurezza del marchio.

    X sempre più in basso per i marketers

    Google si piazza al primo posto per sicurezza del marchio con il 39%.

    E rispetto a tutto questo, X si colloca al di fuori della top ten globale in termini di fiducia e percezione. Un dato che contrasta con TikTok, quello che è ormai l’editore pubblicitario più innovativo per il quinto anno consecutivo. E YouTube, ritenuto dai marketer il più affidabile.

    x pubblicità calo 2024

    Questo significa che il 2025 per X, e per Elon Musk, sarà un vero banco di prova. I fatti recenti come il divieto in Brasile, il calo del valore dell’aziende rilevato nuovamente da Fidelity e ora l’addio di Nick Pickles, vicepresidente degli affari globali di X preparano il campo ad un anno difficile. E comunque, da superare, c’è lo scoglio delle prossime elezioni presidenziali americane di novembre.

    Come noto, Elon Musk è a capo di una lista di personaggi a sostegno di Donald Trump, garantendogli più di 40 milioni di dollari al mese.

    E poi, lo stesso Musk è ormai impegnato a condividere contenuti chiaramente falsi, spesso realizzati con la sua IA, per deridere e offendere Kamala Harris, candidata alle elezioni novembre per il partito democratico. Ma è impegnato a condividere, oltre alla disinformazione, anche teorie di suprematismo, razzismo, di gender.

    Insomma, Elon Musk fa di tutto per fare in modo che le aziende investitrici si sentano a disagio e insicure su X. Ed è per questo che fuggono.

     

     

  • Il blocco di X in Brasile: impatto su utenti e piattaforme

    Il blocco di X in Brasile: impatto su utenti e piattaforme

    Il blocco di X in Brasile, che dovrebbe completarsi in questi giorni, solleva questioni su disinformazione e libertà di espressione a livello globale. Un precedente rischioso per le piattaforme digitali e per Musk.

    La vicenda del Brasile che riguarda X può portare ad epiloghi imprevisti. Fino, addirittura, alla messa al bando della piattaforma“.

    Lo scrivevo in aprile e, in verità, non credevo che sarebbe poi successo. Ovviamente non lo scrissi solo io, ma pur avendo ipotizzato un epilogo estremo, credevo che fosse quasi impossibile.

    E invece è successo. Anzi, per la precisione, sta per completarsi in queste ore.

    La vicenda che riguarda X e il blocco in Brasile non nasce ovviamente questa estate, come avrete sicuramente modo di leggere ovunque. Inizia infatti qualche mese addietro e, per la sua evoluzione, rappresenta una situazione inedita. E un pericoloso precedente per la storia della piattaforma di Elon Musk.

    La vicenda sulla libertà di espressione

    Questa vicenda ci mostra chiaramente come non si possa più considerare X come un “semplice” social network. E come la libertà di espressione, sacrosanta all’interno di una democrazia, non debba sconfinare e legittimare il diritto a dire e fare tutto senza rispettare le regole. Perché questo è il punto su cui si discute e sui cui Elon Musk poggia, ormai, tutto il suo pensiero.

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    Come scritto anche qui su InTime Blog, la vicenda inizia ad aprile, giudice Alexandre de Moraes, presidente della Corte Suprema Federale del Brasile, si rivolge a X con la richiesta di sospendere alcuni account di utenti brasiliani. Questa richiesta è motivata dall’esistenza di una vasta indagine contro la disinformazione operata attraverso il web e i canali social media.

    Gli account coinvolti dal caso X in Brasile

    Gli account su cui si concentrava l’indagine del giudice de Moraes, la cui identità è stata rivelata nei giorni scorsi, riguardavano ex deputati federali, imprenditori, giornalisti, blogger e influencer alleati dell’ex presidente Jair Bolsonaro.

    Tutti sospettati di diffondere notizie false e attaccare le istituzioni brasiliane. Si tratta, secondo la magistratura brasiliana di persone facenti parte delle cosiddette “milizie digitali”.

    La situazione precipita con la richiesta di chiusura della sede brasiliana di X e la successiva richiesta di nominare un nuovo rappresentante.

    Elon Musk ha sempre definito la richiesta di sospendere gli account individuati come una violazione delle leggi brasiliane, e della libertà di espressione. E, dunque, si è sempre opposto di rispettare la richiesta del giudice de Moraes, verso il quale ha scatenato una campagna d’odio, senza mezzi termini.

    La mancata nomina di un rappresentante legale della sede brasiliana ha fatto scattare la messa al bando di X in Brasile.

    La messa al bando di X in Brasile

    Messa al bando che è stata confermata, all’unanimità, dalla Corte Suprema del Brasile, due giorni fa. E che adesso si appresta a diventare effettiva. Nel senso che la richiesta del giudice de Moraes deve essere osservata dalle aziende telefoniche operanti in Brasile nelle 24 ore successive, o al massimo entro giorni dal provvedimento.

    Anatel, l’agenzia governativa che sovrintende alle telecomunicazioni in Brasile, ha il compito di far rispettare il blocco su scala nazionale. E alla richiesta si associa anche Starlink, la società di Musk che offre servizi internet, i cui beni brasiliani sono stati congelati in virtù della stessa richiesta di messa al bando di X.

    La stessa società di Musk si sta appellando ad un tribunale Usa, dove l’azienda ha la sua sede, per fare ricorso contro la decisione di de Moraes.

    Questa la vicenda in estrema sintesi, e non è facile davvero riassumerla in questo modo. Spero sia una sintesi chiara per tutti.

    In tutto questo, il dibattito il Brasile è molto accesso.

    X e la sfida di Elon Musk al Brasile per la libertà di parola

    Dibattito acceso in Brasile e multe salate

    Va aggiunto che la richiesta di messa al bando di X viene affiancata dal divieto di usare qualsiasi sistema VPN per aggirare il divieto di usare X. La multa è pesante: circa 8 mila euro per gli utenti che violeranno la regola.

    Il presidente del Brasile, Lula, si schiera a favore di de Moraes e aggiunge che “non siamo obbligati a tollerare tutto ciò che fa Musk solo perchè molto ricco“.

    La destra brasiliana è un subbuglio. L’ex presidente Bolsonaro attacca de Moraes e la Corte brasiliana, parlando di “dittatura” (come fa lo stesso Musk). E ha indetto una grande manifestazione per il 7 settembre a San Paolo.

    Il dibattito in Brasile resta accesso e nonostante il vasto sostegno alla decisione di de Moraes c’è chi sostiene che comunque sia stata una scelta estrema presa troppo velocemente.

    X in Brasile, l’impatto su utenti e imprese

    È evidente che tutto questo avrà effetti sugli utenti e sulle imprese brasiliane.

    Musk a fronte di tutto questo decide di dire addio a oltre 22 milioni di utenti, un numero enorme in momenti particolarmente difficile per X. Il Brasile è il quarto paese con il numero di utenti più alto.

    Per non parlare delle conseguenze che questa decisione avrà sulle imprese del brasile.

    E pensare che solo qualche anno fa gli utenti brasiliani di Twitter erano quasi 40 milioni. La fuga degli utenti, come altrove, è poi iniziata ad essere più sostenuta con l’arrivo di Musk. E ora rischia di intensificarsi.

    Situazione che avvantaggia Bluesky e Threads

    Le piattaforme che al momento stanno giovando di questo divieto su X in Brasile sono Bluesky con +2 milioni di nuovi utenti e Threads, di cui non si conoscono numeri in dettaglio.

    X non è quindi più il luogo che rappresentava Twitter, con tutti i suoi limiti per carità.

    Twitter era il luogo rappresentato per lo più da politici, giornalisti, celebrity. Era il luogo dell’informazione in tempo reale anche per il Brasile. Adesso resta un luogo dove le opinioni accese, estreme fino alla condivisione di teorie razziste, suprematiste e negazioniste vengono spacciate per libertà di espressione.

    Quello che ormai da giorni, mesi, fa Elon Musk dal suo profilo. Tengo a precisare che questo non è un giudizio soggettivo, ma una constatazione oggettiva.

    Prima di chiudere, vale la pena soffermarsi un attimo su un ultimo aspetto.

    X, che prima era Twitter, viene bloccato in un paese universalmente riconosciuto come democratico. Ed è questo un tassello enorme che caratterizza questo come un precedente che peserà sulla storia stessa di X.

    I paesi dove X è già bloccato

    E va anche ricordato che X, nel recente passato, ha invece rispettato le richieste governative che venivano mosse, ad esempio, dall’India per citarne uno.

    Ma va ricordato che X è tuttora vietato in: Russia; Cina; Iran; Corea del Nord; Turkmenistan; Myanmar; Pakistan; Venezuela.

    Rispetto a questi divieti, Elon Musk non ha mai parlato di censura e dittatura.

    Una seria riflessione sulle piattaforme e digital governance

    Questa vicenda deve necessariamente aprire una seria riflessione sul ruolo che oggi hanno le piattaforme digitali, perché di questo si parla. Piattaforme utilizzate per veicolare messaggi e influenzare l’opinione pubblica senza alcuna moderazione, se non di parte, aumentata da un algoritmo proprietario, realizzato per alimentare polarizzazione.

    Il caso del Brasile potrebbe presto verificarsi altrove. Basti pensare all’UE e alla sfida di Musk contro un sistema di regole europee chiare e salde.

    E nella seria riflessione sulle piattaforme non dimentichiamo quindi il grande tema della governance digitale. Tema mai affrontato seriamente e adesso se ne vedono le conseguenze.

     

     

  • Musk ha deciso di finanziare Trump, quali effetti su X

    Musk ha deciso di finanziare Trump, quali effetti su X

    Elon Musk, nonostante precedenti dichiarazioni, ha deciso di donare 45 milioni di dollari al mese all’America PAC per sostenere la campagna di Donald Trump. Una scelta che avrà ripercussioni anche su X.

    Il Wall Street Journal sostiene, citando fonti, che Elon Musk è ormai pronto a donare 45 milioni di dollari al mese al “America PAC”, un comitato politico che sostiene la candidatura presidenziale di Donald Trump.

    Si tratta di una cifra considerevole, la più alta promessa fino ad ora. Anche se al momento non si trova nella lista ufficiale dei donatori, tra questi figurano: Joe Lonsdale, fondatore di Palantir; i gemelli Winklevoss (Cameron e Tyler); Antonio Gracias, attuale direttore del consiglio di amministrazione di SpaceX ed ex Tesla; Ken Howery, uno dei co-fondatori di PayPal.

    La donazione è degna di nota perché solo quattro mesi fa Musk sosteneva che non avrebbe donato denaro alla campagna di Trump né a nessun altro candidato presidenziale.

    Da rilevare che, a suo modo, Musk ha cercato di smentire le notizie riportate dal WSJ.

    Elon Musk e le donazioni ai candidati

    Forse non tutti sanno che in realtà Musk ha sempre fatto donazioni ai candidati presidenziali, sia che fossero repubblicani sia che fossero democratici.

    Di fatto non è mai stato un sostenitore dei finanziamenti elettorali, anche se in più di un’occasione in passato ha dichiarato che qualora lo avesse fatto sarebbe stato per avere un chiaro tornaconto.

    musk campagna trump x franz russo

    Ed evidentemente per lui il 2024 è l’anno giusto.

    Proprio perché è considerato uno degli uomini più ricchi al mondo, e alla guida di aziende come Tesla e SpaceX, solo per citarne un paio, le sue posizioni politiche hanno un certo peso. E lui ne è consapevole. Forse in passato non tanto, ma adesso ne è assolutamente consapevole.

    In passato Musk ha donato anche ai democratici

    Come detto, in passato Musk ha donato soldi a repubblicani e democratici. Ha finanziato Barack Obama, nel 2007. Anche se poi non ha effettuato donazioni  a Trump o a Hillary Clinton nella campagna presidenziale del 2016.

    Nel 2015 Musk in realtà si diceva molto scettico su Trump. Addirittura nell’ottobre 2015 sosteneva che sarebbe stato “imbarazzante” se Trump avesse vinto la nomination del GOP.

    Ma poi c’è stato un cambio di rotta notevole.

    Nel 2017 Musk ha cominciato a dirottare le sue donazioni verso i repubblicani, anche se le sue posizioni rispetto al clima era molto più vicine a quelle della Clinton e in contrasto con Trump.

    Elon Musk e l’avvicinamento ai repubblicani

    La convinzione di Musk verso il partito repubblicano arriva poi nel 2022, quando dichiara di aver votato per la prima volta un candidato repubblicano in Texas. Arrivò anche a dichiarare che sarebbe stato pronto a sostenere Ron DeSantis come futuro candidato presidenziale.

    E sempre nel 2022 Musk decide di iniziare la scalata verso Twitter, la piattaforma che lui ha sempre apprezzato e che in quel momento, da tempo ormai, versava in una condizione complicata e vulnerabile.

    La storia recente ci dice che dopo un lungo tira e molla, fatto di accuse reciproche, di tribunali e sentenze, Musk acquisisce Twitter. Poi la trasforma in X, la piattaforma attuale.

    Ma forse vale la pena sottolineare una motivazione che ha spinto Musk a fare quel passo.

    E in questo c’entra anche Twitter

    Ovviamente, meglio acquisire una piattaforma come Twitter che pensare di costruirne una da zero. Poi con tutti i dati che quella piattaforma conteneva (e contiene ancora) rappresentava una vera occasione per Musk.

    Ma forse c’è di più. Si tratta di un pensiero che ho già espresso ma che è necessario ribadire oggi.

    Acquisendo Twitter, Musk voleva dimostrare al mondo il suo peso. Voleva sedersi al tavolo dei grandi media e far sentire la sua voce e far valere la sua influenza.

    La donazione cospicua a Trump è la dimostrazione che X diventa un media a servizio di un pensiero politico dichiarato.

    E questo può avere un duplice effetto.

    Gli effetti della donazione su X

    Da un lato attrarre ancora di più gli indecisi, quelli che sono affascinati da Musk e che lo seguirebbero anche rispetto alle sue idee politiche. Questo ovviamente a tutto vantaggio di Trump. E ovviamente a vantaggio suo (il tornaconto a cui ci si riferiva prima).

    Dall’altro lato potrebbe allontanare chi non si ritrova nelle idee della destra americana, e dell’estrema destra che spesso Musk cavalca liberamente.

    In tutto questo, nel mezzo ci sono gli investitori della piattaforma. Solitamente un indirizzo politico netto può allontanare le aziende che vogliono investire su una piattaforma, proprio perché il tema politico di per sé è divisivo. Quindi un rischio per le aziende che vogliono tenersi lontane dalla politica.

    Di fronte a questo scenario, gli utenti potrebbero perdere fiducia verso una piattaforma schierata e di parte. E questo potrebbe portare ad un calo degli utenti.

    A proposito di questo, qualche segnale già c’è.

    Il tempo medio giornaliero che non torna

    Come sapete, X non è più un’azienda quotata in borsa (come era Twitter), di conseguenza non è più obbligata a fornire informazioni dettagliate sul numero degli utenti.

    Quindi ci si affida ad una narrazione che spesso cade in contraddizione. Ed è il caso degli ultimi dati diffusi da Musk.

    Elon Musk nelle scorse ore dando notizia dell’aumento di utilizzo della piattaforma che si è registrato nei giorni scorsi, ha parlato di “417 miliardi di secondi utente a livello globale”. Un numero che messo così fa decisamente impressione. Ma, a guardar bene, si tratta di un calo rispetto a quello che sosteneva qualche mese fa.

    A marzo di quest’anno Musk sosteneva che la durata media per utente di permanenza su X era di 30 minuti. Ebbene 417 miliardi di secondi utente corrispondono a 27,5 minuti. E questo tempo viene registrato nonostante i grandi eventi che su X vengono comunque raccontati e discussi.

    Inoltre, 417 miliardi di secondi utente corrispondono a 6,95 miliardi di minuti, un dato inferiore a quello di marzo quando i minuti giornalieri di utilizzo erano 8 miliardi.

    Forse si è trattato di un errore e comunque non si tratta di un record.

    Il fatto è che evidentemente i dati relativi agli utenti e al tempo di utilizzo non sono così elevati come si vuol far credere. Ed è per questo che vuole dare enfasi prima ai minuti di utilizzo e adesso anche ai secondi.

    È indubbio che X stia godendo di quella che era la caratteristica principale di Twitter. Ossia di una piattaforma sulla quale raccontare in tempo reale gli eventi e condividere notizie di prima mano. Ma i dati che vengono diffusi, seppure ancora elevati, denotano che qualcosa sta cambiando.

    E, dopo questa cospicua donazione potrà cambiare ancora.

    Tra gli effetti, una maggiore polarizzazione

    Perché un altro effetto che provocherà questa donazione sarà una maggiore polarizzazione della piattaforma. Più di quanto non lo sia adesso.

    Ora, tutto questo per dire che, al netto del fatto che Musk può legittimamente fare ciò che crede, le piattaforme non sono isole poco frequentate. Ma sono luoghi di condivisione dove tutti cercano, attraverso la condivisione di contenuti, di costruire qualcosa.

    Come il proprio spazio digitale, il proprio spazio professionale, dove condividere notizie informazioni in diversi ambiti. E proprio perché molto frequentate, sarebbe opportuno fare in modo che restino neutrali per dare modo a tutti di esprimersi e confrontarsi liberamente. Sempre nel rispetto delle regole.

    Le scelte politiche si possono condividere o meno, possono dare luogo a conversazioni accese. Ma non devono mai trasformarsi in pretesto per creare spazi che abbandonano il confronto civile, per fare spazio alle offese, a contenuti d’odio, alle minacce.

    Ci auguriamo che X resti comunque un luogo dove sia ancora possibile condividere e conversare in modo civile. Un augurio che al momento sembra quasi un miraggio, ma speriamo diventi concreto.

  • X tra Like privati e nuove regole per i contenuti per adulti

    X tra Like privati e nuove regole per i contenuti per adulti

    Le trasformazioni su X, quella che prima era Twitter, continuano. Presto i Like saranno privati per tutti gli utenti; al momento lo sono solo per gli utenti Premium. E, in tutto questo, cambiano le regole rispetto alla condivisione di contenuti pornografici.

    Le trasformazioni della piattaforma che una volta si chiamava Twitter, e oggi si chiama X, proseguono ormai senza sosta. Questa di cui stiamo per parlare si presta a più di una considerazione. Di base, si tratta di una funzionalità che interessa in maniera diretta il nuovo proprietario Elon Musk. E questo è un dato, neanche tanto celato.

    Iniziamo col dire che si tratta di una funzionalità che è già presente tra le opzioni per gli utenti abbonati Premium. E che presto sarà disponibile per tutti.

    Si tratta della possibilità di rendere i “Like” privati, quindi non più visibili.

    X e i like privati

    Parliamo di quei contenuti a cui spesso mettiamo “Like” e che possono, in alcuni casi, essere lontani da ciò che ci interessa abitualmente, al punto da suscitare perplessità e critiche, anche feroci.

    A dare conferma di questa nuova modifica è l’ingegnere di X, Haofei, in un post: “Sì, stiamo rendendo i ‘Mi piace’ privati.

    I ‘Mi piace’ pubblici stanno incentivando un comportamento sbagliato. Ad esempio, molte persone si sentono scoraggiate dal mettere ‘like’ a contenuti che potrebbero essere ‘taglienti’ per paura di ritorsioni da parte dei troll o per proteggere la propria immagine pubblica.

    Presto potrai mettere ‘Like’ senza preoccuparti di chi potrebbe vederlo. Ti ricordiamo inoltre che più post ti piacciono, migliore sarà il tuo algoritmo ‘Per te’.

    x like privati contenuti per adulti 2024 franz russo

    Per X la privacy è al centro di tutto

    Quindi questa modifica è parte di un’operazione di X che mette al centro la privacy degli utenti, garantendo la sicurezza di potersi muovere sulla piattaforma senza dover subire ritorsioni, che possono derivare dai contenuti apprezzati.

    Di questa modifica si è parlato dopo che era stata scoperta sull’app iOS. E presto sarà disponibile per tutti gli utenti, quindi non solo per gli utenti abbonati.

    Cosa comporta rendere i Like privati

    Nel tentativo di chiarire meglio cosa comporterà questa modifica, sull’argomento è intervenuto anche Enrique Barragan, ingegnere di X, il quale ha chiarito che:

    • si potrà vedere a chi sono piaciuti i propri post;
    • si potrà vedere il numero di “Like” per tutti i post/risposte/commenti;
    • non si vedranno le persone a cui è piaciuto il post di qualcun altro;
    • scomparirà la scheda “Mi piace” degli altri sul loro profilo.

    La sezione “Mi piace” sul proprio profilo ci sarà ancora, ma in alto apparirà una scritta: “I tuoi Mi piace sono privati. Solo tu puoi vederli”. Quindi, come ricordato prima, non sarà più visibile la sezione “Mi piace” all’interno dei profili altrui.

    Sono tantissimi i casi in cui i “Like” hanno destato stupore e perplessità.

    X e alcuni casi di “Mi piace” ad insaputa

    Negli USA, a questo proposito, si ricorda il caso del senatore Ted Cruz che mise “Mi piace” su un video pornografico. In quel caso, il senatore disse che era stato uno dei suoi collaboratori.

    Anche Samuel L. Jackson fu sorpreso ad apprezzare video pornografici. Ammi poi tutti una volta che i suoi follower lo avvertirono che i suoi “Like” erano pubblici.

    E anche lo stesso Musk è stato “sorpreso”. Infatti, il proprietario di X nel 2022 mise “like” a un tweet (allora si potevano chiamare ancora così) ostinatamente transfobico.

    Ora, chiunque si è trovato, in molte situazioni, nella condizione di limitare una sua azione rispetto a un contenuto. Sarà capitato almeno una volta, anche solo per evitare di accendere polemiche o discussioni che, purtroppo, spesso finiscono per aumentare le distanze.

    Ma se davvero qualcuno ha bisogno di sentirsi al riparo con una funzionalità del genere, allora, forse, X non è la piattaforma giusta. O, comunque, non è questo il modo di usare questi strumenti.

    Un’altra considerazione da fare è che questa funzionalità rischia di invalidare lo stesso utilizzo della piattaforma.

    X, i Like e le conseguenze sull’algoritmo

    Non dobbiamo mai dimenticare che l’algoritmo enfatizza anche i contenuti sui quali mettiamo il nostro “like”. Di conseguenza, la sezione “Per te” presenterà contenuti che ci piacciono man mano che aumenta la nostra reazione verso quel tipo di contenuti.

    Se si è alla ricerca di un modo per mettersi al riparo e sentirsi liberi di mettere “like” su contenuti che possono intaccare anche la vostra reputazione, sappiate che poi tutta la vostra timeline sarà piena proprio di quei contenuti.

    Questo per mettere le cose in chiaro.

    X, nuove regole per la condivisione di contenuti pornografici

    E a proposito di questo tema, c’è da rilevare che da poco X permette di pubblicare contenuti per adulti, a “condizione che siano adeguatamente etichettati e non visualizzati in maniera chiara”.

    Secondo le nuove regole di X, gli utenti potranno creare e distribuire materiale relativo a temi sessuali purché sia prodotto e distribuito consensualmente.

    Secondo X, è contenuto per adulti:

    qualsiasi materiale prodotto e distribuito consensualmente che raffigura nudità o comportamenti sessuali di adulti che siano pornografici o destinati a provocare eccitazione sessuale. Ciò vale anche per contenuti generati dall’intelligenza artificiale, fotografici o animati come cartoni animati, hentai o anime. Gli esempi includono raffigurazioni di:

    nudità totale o parziale, compresi primi piani di genitali, glutei o seni;
    comportamento sessuale esplicito o implicito o atti simulati come rapporti sessuali e altri atti sessuali“.

    Tutto questo nonostante le crescenti preoccupazioni riguardo al proliferare di contenuti pornografici sulla piattaforma.

    Contenuti per adulti destinati ad aumentare

    Secondo Reuters, nel 2022 i contenuti a sfondo sessuale sulla piattaforma rappresentavano il 22%. Adesso la percentuale è sicuramente più alta. E, di fronte alle nuove regole, c’è da attendersi che crescerà ancora.

    Ricorderete tutti quando, ad ottobre 2023, l’Australia multò X per non aver fornito informazioni sui contenuti pedopornografici. Più o meno in quello stesso periodo, l’India notificò a diversi social media, incluso X, di rimuovere materiale pedopornografico dalle loro piattaforme.

    Ah, bei tempi quelli in cui al posto del cuore c’era la stella e “stellinare” era sinonimo di segnalibro. Un modo per dire “me lo segno per leggerlo più avanti”. Quello era il vero valore di quell’azione.

    Dimenticavo, il prossimo passaggio è quello di mandare in soffitta i conteggi delle interazioni.

  • Il passaggio a X.com è effettuato, addio a Twitter

    Il passaggio a X.com è effettuato, addio a Twitter

    Elon Musk completa la transizione di Twitter a X, ora su X.com. Si realizza così la sua visione originaria di X.com, con l’obiettivo di renderla una piattaforma in stile WeChat. È l’addio definitivo a Twitter.

    Dopo 10 mesi dal giorno in cui iniziò la fase di rebranding da Twitter a X, oggi la piattaforma di Elon Musk completa la transizione. Da oggi, infatti, il nome Twitter non verrà più visualizzato in alcun URL ancora rimanente.

    Tutti gli URL da Twitter.com adesso sono stati indirizzati a X.com. Si chiude definitivamente la storia di Twitter.

    Sebbene la fine di Twitter fosse già segnata dall’acquisizione di fine ottobre 2022, oggi viene definitivamente sancita con la scomparsa del nome “Twitter” dalla piattaforma.

    Il passaggio a X.com è effettuato, addio a Twitter

    Si compie il disegno di Musk con X.com

    Si compie il grande disegno X.com che Musk avrebbe voluto portare avanti prima che nascesse PayPal.

    X.com nasce nel 1999 come una società di servizi finanziari online e di pagamenti via email. L’obiettivo di Musk era quello di creare una piattaforma bancaria completa su internet. Già allora, Musk aveva una visione chiara: dare vita a un progetto legato a servizi finanziari, simile a quello che è oggi la piattaforma cinese WeChat.

    Dopo la fusione di X.com e Confinity, che in seguito divenne PayPal, Musk continuò a credere nel marchio X.com, anche se la società fu rinominata PayPal nel 2001.

    PayPal è stato acquisito da eBay nel 2002 per 1,5 miliardi di dollari in azioni.

    https://x.com/X/status/1791399086182031741

    Elon Musk e la sua idea di X.com

    La storia ci dice che allora Musk venne estromesso come CEO di X.com nel 2000, ma il concetto di X.com ha continuato a ricoprire una parte significativa della sua visione.

    Nel 2017, Musk ha riacquistato il dominio X.com da PayPal, citando il grande “valore sentimentale”. La mossa di acquistare il dominio dimostrava che Musk aveva un legame particolare con X.com, non solo aziendale, ma anche personale.

    A dimostrazione di questo attaccamento, quando si è posta la possibilità di cambiare nome a Twitter, Musk non ha esitato a imporre X. Perché quel disegno di allora doveva concretizzarsi. E Twitter è servito anche a questo.

    https://x.com/elonmusk/status/1791351500217754008

    Il redirect e qualche problema SEO

    Con il reindirizzamento temporaneo (302) degli URL su X.com si compie l’operazione di trasferimento. Anche se alcuni esperti SEO segnalano che si tratta di un passaggio ancora temporaneo, il successivo passaggio a un reindirizzamento permanente (301) potrebbe causare problemi nel posizionamento dei link. Google potrebbe infatti interrompere la visualizzazione di alcuni link, con un impatto negativo sul traffico verso X.

    Accedendo oggi su X, avrete notato questo banner che trovate qui in basso.

    passaggio da Twitter a X.com franz russo

    Si ricorda infatti che il passaggio a X.com non cambia nulla rispetto alla privacy e alla protezione dei dati che restano immutate.

    Non c’è molto altro da aggiungere. Si chiude definitivamente la storia di Twitter.

    Addio definitivo a Twitter

    X.com continuerà ancora a vivere di rendita, come si dice. Resta ancora un luogo dove gli utenti condividono notizie e informazioni. Ma quella attuale non è minimamente paragonabile alla versione con tanti problemi di Twitter.

    La percezione è che l’algoritmo è attualmente in linea con le idee del suo proprietario che si nasconde dietro il principio della libertà di parola. Ma che in effetti così non è.

    L’algoritmo tende a polarizzare e a evidenziare informazioni e notizie che spesso valicano i già deboli controlli sulla sicurezza dei contenuti. Con il risultato che la piattaforma veicola contenuti legati a disinformazione e malinformazione con estrema facilità.

    Demandare questo ruolo di controllo non è di fatto garanzia di efficacia e imparzialità. E questo è un dato di fatto.

    Ma l’idea di Musk è un’altra. È sempre quella di fare di X.com una sorta di WeChat. E lo farà.

     

  • Grok debutta in UE su X, ecco cosa c’è da aspettarsi

    Grok debutta in UE su X, ecco cosa c’è da aspettarsi

    Grok, l’IA di xAI, è ora disponibile in UE su X, solo per gli utenti Premium. L’IA di Elon Musk fornisce risposte in tempo reale basate su tweet (post) condivisi sulla piattaforma, ma la sua affidabilità è limitata.

    Dopo lo sbarco in Uk, Grok fa il suo debutto anche in UE. Da oggi è disponibile anche in Italia, e negli altri 26 paesi che compongono l’Unione Europea, solo per gli abbonati Premium su X.

    Grok è l’intelligenza artificiale di xAI, la società di IA lanciata da Elon Musk a luglio dello scorso anno.

    Grok e il suo sbarco in UE, senza stories

    Da quel poco che si sa, non ci sono grandi limiti di utilizzo, non è stato diramato alcun comunicato che spieghi nel dettaglio. Ma dai post condivisi su X, si sa che Grok può essere usato dagli utenti UE senza particolari restrizioni. Quello che manca in realtà sono le “Grok stories”. Vale a dire i riassunti delle notizie da parte di Grok.

    Pare che questa funzionalità verrà estesa in UE solo dopo le imminenti elezioni europee. E questo perché, evidentemente, la capacità di elaborazione dei contenuti da parte di Grok non appare molto affidabile al momento.

    E perché questo?

    grok sbarca in ue franz russo

    Grok si alimenta con in contenuti di X

    Semplicemente perché, a differenza di altri modelli di IA Generativa, Grok non reperisce dati e informazioni dall’esterno. Infatti, l’IA di Elon Musk risponde alle varie richieste sulla base di ciò che elabora da X. Si alimenta dei contenuti condivisi sulla piattaforma di Elon Musk.

    E questo rappresenta un grande limite e un grande rischio, in termini di affidabilità e sicurezza delle informazioni.

    Esempio di affidabilità discutibile

    Vi porto un esempio concreto. Nel tentativo di testare le sue potenzialità, ho chiesto a Grok di spiegarmi meglio cosa potesse fare, e cosa no, l’utente UE. La risposta è stata molto generica, con un tono smaccatamente “amichevole”. Ma i link che mi ha fornito per approfondire erano dei link a tweet (post).

    Link a tweet di account, verificati, con appena 60 follower, che presentano una timeline di contenuti condivisi da far venire i brividi, per volgarità e inaffidabilità.

    Se questi sono i riferimenti di Grok allora c’è da stare davvero molto attenti.

    Grok è diverso dagli altri modelli

    Grok fa quindi quello che non fa, ad esempio, ChatGPT di OpenAI. Ha la possibilità, questa si che sarebbe una grande forza, di rispondere fornendo informazioni in temo reale.

    Certo, effettua ricerca attraverso link, ma va più a fondo fornendo informazioni sempre fresche. Solo che queste informazioni non sono il massimo dell’affidabilità in gran parte dei casi.

    Altra cosa che Grok fa, e che ChatGPT non farebbe mai, è usare un modo di rispondere apparentemente scanzonato, ma che spesso lo porta ad usare espressioni non proprio auliche.

    Grok e il suo tono “divertente”

    Grok infatti al momento offre due modalità di conversazione: standard, con un tono più professionale e informativo; divertente (predefinita), con un tono decisamente più ironico.

    La versione attuale è Grok 1.5, rilasciato a marzo di quest’anno.

    Il modello presenta grandi passi in avanti nelle capacità di ragionamento e di risoluzione dei problemi, rispetto al suo predecessore Grok-1.

    Ecco Grok 1.5, la versione attuale

    Grok 1.5 ha ottenuto risultati molto buoni nei benchmark progettati per testare queste sue capacità. Tra cui la matematica (benchmark MATH) e la generazione di codice (benchmark HumanEval).

    Capace di interpretare bene il contesto della richiesta (prompt), Grok può elaborare informazioni da documenti fino a 16 volte più lunghi rispetto alle versioni precedenti.

    Questo è, appunto, dovuto alla sua capacità di contesto estesa di 128.000 token. Il che gli consente di comprendere meglio istruzioni complesse e mantenere il rispetto delle istruzioni anche con un ampio inserimento di dati.

    Grok-1.5 è costruito su un framework di formazione personalizzato basato su JAX, Rust e Kubernetes.

    Grok, IA Generativa di solo testo

    A differenza di altri modelli, Grok è un modello IA generativo di solo testo. Non è in grado di comprendere il contenuto di immagini, audio o video, ad esempio. Anche se xAI ha affermato che l’intenzione è quella di migliorare il modello guardando a queste modalità.

    Ecco questo era un quadro su Grok, senza scendere in dettagli tecnici e tantomeno polemici.

    Si tratta di un modello molto particolare di IAG, questo possiamo dirlo. Non è come tutti gli altri.

    È in fase di sviluppo e al momento non si presta a tanti utilizzi. Questo per via di questo tono volutamente colloquiale che rischia, in alcuni casi, di frenare la conversazione.

    Vedremo come si svilupperà e come cambierà dopo le elezioni europee.

    Intanto se lo state usando, fatemi sapere quali sono le vostre impressioni. Qui tra i commenti oppure anche attraverso i canali sui social media.

  • Su X i nuovi utenti dovranno pagare per scrivere

    Su X i nuovi utenti dovranno pagare per scrivere

    Elon Musk ha proposto una piccola tariffa annuale per i nuovi utenti di X per contrastare i bot. Iniziativa che ha suscitato polemiche e perplessità rispetto alle continue contraddizioni di Musk.

    Sta facendo molto discutere l’ultima uscita di Elon Musk, il proprietario di X. Anche se la cosa era già nell’aria da un po’. In pratica, in risposta a @xDaily, che il post di un account bot sulla possibilità per i nuovi utenti di pagare per scrivere, Musk ha confermato e rilanciato.

    Secondo il proprietario di Xuna piccola tariffa per l’accesso in scrittura dei nuovi utenti è l’unico modo per frenare l’implacabile assalto dei bot. L’attuale intelligenza artificiale (e le fattorie di troll) possono passare facilmente ‘sei un bot’“.

    Musk, in buona sostanza, sostiene che aggiungendo una tariffa minima – più o meno 1 dollaro l’anno – sarebbe l’unico modo per difendersi dall’assalto dei bot.

    1 dollaro l’anno su X per i nuovi utenti

    L’iniziativa, in verità, era stata lanciata qualche mese fa in Nuova Zelanda e Filippine. I nuovi utenti pagando 1 dollaro l’anno possono quindi pubblicare contenuti, mettere “mi piace”, ripubblicare, rispondere, aggiungere ai segnalibri e citare i post. Se non si paga, appena effettuata l’iscrizione, si può soltanto leggere e seguire account.

    In un altro post, Musk specifica che questa iniziativa di pagare 1 dollaro l’anno (anche se la cifra non è stata confermata) svanisce una volta trascorsi 3 mesi.

    Quindi, per evitare di pagare sarebbe sufficiente restare a guardare, quindi leggere, e seguire gli account che si preferiscono per la durata di 90 giorni. Dopo di che, trascorsi i 3 mesi, si potranno effettuare tutte le azioni consentite di base, senza pagare nulla.

    Teniamo in considerazione il fatto che al momento questa è una ricostruzione senza alcuna conferma. Anche se molto vicino a quello che potrebbe effettivamente essere. Situazione che è quasi la normalità tutte le volte che si parla di X.

    Iniziativa contrastante

    Ovviamente tutto questo ha creato molte polemiche. Il dibattito tra gli utenti si è acceso.

    Anche perché, molti di voi forse lo ricorderanno, Musk stava per mandare all’aria l’acquisizione di Twitter proprio perché riteneva che la piattaforma fosse invasa da bot.

    All’epoca Musk riteneva che la quota di bot fosse superiore al 5% del totale degli utenti iscritti su Twitter. E per questo stava per mandare all’aria tutto.

    x nuovi utenti pagamento elon musk franzrusso 2024

    Ricorderete anche quando i risposta ad una serie di tweet di Parag Agrawal, allora CEO, Musk rispose con la emoji della cacca (💩).

    Alla fine, Musk acquisisce comunque Twitter, sapendo bene che la quota di bot era inferiore ma, oltretutto, completa l’acquisizione senza la due diligence.

    X, i bot e l’acquisizione di Musk

    Significa che Musk ha acquisito Twitter senza effettuare una valutazione chiara di quelli che sono i rischi e i benefici che comporta una operazione come quella comportava.

    Ora, da quando Musk è diventato proprietario della piattaforma il fenomeno dei bot è aumentato a dismisura.

    E si tratta di bot che nella maggior parte dei casi hanno la spunta blu. Significa che sono account che hanno aderito ad una tariffa Premium. Di fatto sfruttando tutte le opzioni che lo status consente. Quindi anche maggiore visibilità, soprattutto nelle risposte a post.

    Sembra davvero singolare che Musk credi di contrastare questo fenomeno aggiungendo una piccola tariffa per i nuovi utenti.

    Ci sarebbe da aggiungere anche che buona parte di questi bot sono usati da una parte politica molto vicina allo stesso Musk, e questo non è certamente un mistero.

    Musk e le sue posizioni contraddittorie

    Vuol dire quindi che ora Musk intende guadagnare anche su questo fenomeno?

    E poi, era stato lo stesso Musk a dire, dieci giorni prima, che uno dei modi per contrastare il fenomeno dei bot era proprio l’utilizzo della IA.

    Di certo, da qualsiasi punto si guardi questa vicenda, l’evidenza è chiara a tutti. Nonostante la narrazione esaltante, ed esaltata, dei grandi successi raggiunti dalla piattaforma – che non trovano conferma – la piattaforma naviga in acque non tranquille.

    Non esiste un adeguato controllo sui bot. Non esiste perché X non ha mezzi a sufficienza per contrastare questo fenomeno, avendo licenziato quasi l’80% dei dipendenti della vecchia società.


    Leggi anche:

    Ecco la situazione di X: numero di utenti e engagement

     

    E questo è un dato di fatto, non un’opinione.

    A tutto questo va aggiunto che nei giorni scorsi gli utenti Premium avranno a disposizione Grok, la IA generativa di xAI (altra società di Musk) che presto potrebbe essere usato per realizzare post.

    In UE l’uso di Grok non è ancora abilitato. X stessa ha avanzato la richiesta alle autorità e ancora non ci è alcuna risposta. Probabile che non sarà possibile.

    Ecco, questa vicenda mostra anche i continui capovolgimenti di opinione da parte di Musk. Capace di passare da un parere ad un altro, senza considerare tutto ciò che c’è stato in precedenza. Una modalità che mira a creare confusione invece di aiutare a comprendere meglio.

     

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