Tag: elon musk

  • Ecco come Elon Musk ha davvero acquisito Twitter, oggi X

    Ecco come Elon Musk ha davvero acquisito Twitter, oggi X

    Nei prossimi giorni arriverà nelle librerie la nuova biografia di Walter Isaacson su Elon Musk. E lo stesso Isaacson, dalle pagine del Wall Street Journal, si sofferma sul momento dell’acquisizione di Twitter. Situazione utile per capire meglio il personaggio.

    Come molti di voi sanno, sin dall’inizio della storia, ho cercato di raccontare qui, su InTime Blog, l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk. Questo perché da sempre Twitter è stato il canale che più di ogni altro mi ha permesso di far conoscere meglio i miei contenuti, grazie alle tantissime Relazioni che sono riuscito a creare, prima in 140 caratteri e poi in 280. E anche perché un personaggio come Musk, sempre dipinto come geniale, infallibile, visionario, stesse dimostrando, in realtà, un aspetto del suo personaggio che i più non conoscevano.

    Trovate ancora tutti gli articoli su questo blog dedicati a quasi tutte le fasi, dall’inizio fino all’acquisizione, conclusasi poi a fine ottobre del 2022.

    Ma, vorrei ritornare su questo argomento perché nei prossimi giorni, precisamente il 12 settembre in Italia, uscirà una nuova biografia dedicata a Elon Musk, dopo quella di Ashlee Vance del 2015 “Elon Musk – Tesla, SpaceX e la sfida per un futuro fantastico“. Questa volta porta la firma di Walter Isaacson, noto per le biografie dedicate a Steve Jobs, Einstein, Leonardo da Vinci. La biografia si intitolerà semplicemente “Elon Musk” e ci aiuta a capire molto del personaggio di oggi e, sicuramente, molto del progetto che riguarda l’acquisizione di Twitter, come tutti sappiamo oggi diventato X.

    Solo la frase iniziale della presentazione del libro, nella versione italiana, ci fa capire molte cose di Elon Musk: “Quando Elon Musk era ragazzino, in Sud Africa, veniva picchiato regolarmente dai bulli. Un giorno un gruppo lo spinse giù per una scalinata di cemento e lo prese a calci fino a ridurgli la faccia gonfia come un pallone“.

    Elon Musk X franzrusso.it 2023

    Due righe iniziali che ci fanno comprendere un aspetto della vita di Musk certamente noto, ma non a tutti, che finirà per plasmare tutta la sua vita, senza dimenticare l’influenza del padre. Sempre dalla presentazione del libro si legge del padre di Musk, “ingegnere, disonesto e carismatico. L’influenza del padre sarebbe durata a lungo. Musk è diventato un uomo-bambino duro e vulnerabile al tempo stesso, incline a bruschi sbalzi d’umore alla dottor Jekyll e mister Hyde, con un’elevata propensione al rischio e un senso epico per le missioni che intraprende e porta avanti con intensità maniacale e talvolta distruttiva“.

    Ora la biografia è molto interessante e vale la pena leggerla. Il motivo di questo articolo è che nei giorni scorsi proprio Isaacson sulle pagine del Wall Street Journal ha scritto una breve anticipazione del libro, soffermandosi proprio sul momento dell’acquisizione di Twitter.

    L’ho sempre pensato – ma sono sicuro di non essere il solo a pensarlo adesso – che l’acquisizione alla fine avesse come obiettivo quello di ristabilire un’idea che Musk aveva in testa ormai da anni. Musk si è visto privato della possibilità di poter nominare la sua prima creatura con X.com, quella che sarei poi diventata PayPal, proprio perché quel nome evocava sentimenti poco positivi (glielo dissero chiaramente i suoi ex soci), e ha deciso che Twitter, perché lui trovava l’app interessante e tra le cose da salvare per il suo disegno, dovesse essere tutto quello che non è stato X.com.

    Sempre avendo in mente la libertà di parola che, secondo lui, su Twitter non esisteva più. Per via di un sistema che a furia di essere “anti” ha finito per privare a tutti la possibilità di  esprimersi liberamente. Senza freni e senza regole.

    Elon Musk nell’aprile del 2022 stava vivendo un momento d’oro. Le sue aziende andavano bene e sentiva il bisogno di, mettiamola semplice, “levarsi uno sfizio”, ossia di provare a vedere se c’erano le condizioni, dopo aver verificato quelle finanziarie, per avere la sua creatura che più di ogni altra dovesse somigliare alla sua idea iniziale.

    Lo abbiamo sempre sostenuto, ma alla fine Musk gestisce Twitter in maniera “impulsiva e irriverente”.

    È un parco giochi che crea dipendenza per lui – scrive Isaacson su WSJ -. Ha molti degli attributi del cortile di una scuola, tra cui la provocazione e il bullismo. Ma nel caso di Twitter, i ragazzi intelligenti conquistano follower; non vengono spinti giù dai gradini e picchiati, come faceva Musk da bambino. Possederlo gli avrebbe permesso di diventare il re del cortile della scuola“.

    Isaacson racconta tutti i momenti che hanno portato all’acquisizione. Fondamentale il momento in cui il fratello gli disse che sarebbe stato meglio avere una nuova società social media che includesse i pagamenti. E quale società era proprio Twitter.

    Ricordate quando abbiamo commentato i tweet, a tratti deliranti, di Musk che erano a cavallo di un momento molto difficile per Twitter, sempre sul filo del fallimento. Ecco, quei tweet, sempre impulsivi e imprevedibili, servivano a Musk per rimettere ordine alle sue idee e lo faceva in pubblico.

    E poi ci sono personaggi che abbiamo intercettato in quei mesi frenetici. Come Larry Ellison, fondatore di Oracle, il primo tra gli investitori che risponde alla chiamata di Musk con 1 miliardi di dollari. O anche il mancato ruolo di Sam Bankman-Fried, il fondatore dell’exchange di criptovalute FTX, poi caduto in malora. Bankman-Fried avrebbe voluto investire 5 miliardi di dollari nella nuova avventura di Musk e si sarebbe dovuto occupare di sviluppare il progetto legato alla blockchain, così come Kimbal Musk aveva consigliato al fratello. Ma a Musk non piaceva l’idea della blockchain e non gli piaceva neanche Sam Bankman-Fried.

    Vi è poi un passaggio decisivo, fondamentale anch’esso per spiegare come ragiona Musk, ed è quando il capo della Tesla, ormai a capo di Twitter, entra nella sede della società co-fondata da Jack Dorsey e lì entra in contatto con la filosofia della società.

    Twitter era una società aperta, amichevole, inclusiva e molto attenta alle esigenze dei suoi collaboratori. All’interno dell’organizzazione del lavoro, c’era molta attenzione alla salute dei propri collaboratori. Era stata istituita la giornata del riposo mentale ogni mese e una delle parole chiavi di Twitter era proprio “sicurezza psicologica”. Parole che generarono in Musk una risata amara, come riporta Isaacson. “Le vacanze, l’equilibrio tra lavoro e vita privata e i giorni di “riposo mentale” non facevano per lui“.

    E poi, sempre durante la prima visita al palazzo che ospitava Twitter, rimase negativamente impressionato dal fatto che tutti gli ambienti era tappezzati all’iconico logo di Twitter, dall’uccellino Larry. E di fronte a tutto questo, Musk disse la frase che era già nota ai più: “Tutti questi dannati uccelli devono andarsene“.

    In conclusione, l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk rappresenta, comunque la si pensi, un capitolo significativo nella storia dei social media. La sua decisione di “riprendersi” Twitter e trasformarlo in X sembra essere guidata da una missione personale di ripristinare la sua idea di libertà di espressione e di eliminare il caos che afferma di aver trovato sulla piattaforma. Una visione che rischierà di scontrarsi con la realtà dei fatti e cioè che esistono già regole chiare a cui lo stesso Musk deve adeguarsi.

    La biografia di Walter Isaacson offre uno sguardo approfondito sulla complessità di Musk come persona, dalle sue esperienze giovanili alle sue imprese imprenditoriali. Indipendentemente da come si possa valutare questa sua operazione, è ormai chiaro che Elon Musk continuerà a essere una figura fortemente polarizzante sulla scena dei social media e non solo.

    Una cosa è certa, Twitter è definitivamente morto e sarà difficile farlo rivivere da qualche altra parte. X diventerà una piattaforma sempre più estesa, ingloberà nuove funzionalità che poco hanno a che fare con l’idea originale della piattaforma.

    Ma forse, quello su cui bisognerà interrogarsi nei prossimi mesi, e nei prossimi anni, è il segno che lascerà una figura come Elon Musk all’interno dei social media e come influenzerà il panorama digitale.

  • Il traffico da Twitter/X è in continuo calo per gli editori

    Il traffico da Twitter/X è in continuo calo per gli editori

    Il nuovo Twitter/X di Elon Musk sta cambiando in maniera radicale la piattaforma con evidenti conseguenze per l’esperienza utente. E gli editori non ne sono immuni visto che il traffico in entrata dalla piattaforma vero i loro siti è in continuo calo.

    Il traffico verso gli editori che arriva da Twitter/X, oggi la piattaforma appunto X acquisita da Elon Musk, è in continuo calo. Un dato che viene rilevato in maggiore evidenza proprio in questo ultimo e, evidentemente, ha molto a che fare con il nuovo algoritmo che gestisce i contenuti sulla piattaforma.

    A rilevare questo calo è stata Automattic, l’azienda fondata da Matt Mullenweg e proprietaria, tra le altre, della piattaforma di blogging WordPress. L’azienda ha analizzato un insieme di 25 editori, tra grandi e piccoli, rilevando che il traffico proveniente da Twitter/X è diminuito, in media, del 24% dalla prima metà del 2022 alla prima metà del 2023.

    Ricorderete, qualche giorno fa, quando il Washington Post con un suo report scoprì quello che stava accadendo ormai da giorni, ossia che il traffico verso siti come il New York Times, su tutti, e di altre testate giornalistiche poco simpatiche a Musk, veniva rallentato di 5 secondi. Si tratta di un lasso di tempo enorme che può provocare danni economici rilevanti per il mancato traffico.

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    E, nonostante quanto successo, il New York Times, pur non avendo ricevuto alcuna informazione ufficiale da parte della società di Musk che è oggi proprietaria della piattaforma, X Corp., non ha nessuna intenzione di lasciare la piattaforma.

    Ma torniamo ai dati rilevati dall’indagine di Automattic.

    Il 75% degli editori presi in esame dall’indagine ha registrato un calo del traffico proveniente da X. L’intervallo della diminuzione di traffico per gli editori andava dall’1% fino al 60%.

    Un’analisi di Similarweb rileva che il traffico organico globale da Twitter/X è diminuito in maniera rilevante per 10 grandi editori, da mese di luglio 2022 al luglio 2023:

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    • BBC in calo del 20%
    • BuzzFeed in calo del 70%
    • CNN in calo del 41%
    • Fox News in calo del 39%
    • Il Guardian in calo del 29%
    • NBC News in calo del 38%
    • New York Times in calo del 35%
    • Reuters in calo del 67%
    • Wall Street Journal in calo del 42%
    • Washington Post in calo del 48%

    Ecco, questi sono numeri che spiegano che il problema tra la piattaforma e gli editori esiste.

    Ma, come qualcuno ha fatto notare, non si tratta solo di un fenomeno nato con la gestione di Elon Musk, che certamente ha contribuito ad acuire. Il fenomeno si è presentato già nel 2018.


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    Chartbeat, società molto attenta ad analisi dedicate agli editori, aveva rilevato che il traffico referral da Twitter, che rappresentava l’1,9% del traffico complessivo verso i 1.350 siti di editori analizzati nell’aprile 2018, era sceso all’1,2% nell’aprile di quest’anno. Un dato che comunque rileva una flessione verso il basso che, con la gestione di Elon Musk della piattaforma si è acuita.

    È quindi del tutto evidente che le continue modifiche alla piattaforma, volute da Musk, come quella di eliminare i titoli dai link condivisi nei tweet, rischiano di cambiare in maniera significativa l’esperienza degli utenti che sono sempre più portati, dall’algoritmo, a mantenere l’interazione dentro la piattaforma.

    Così come è evidente, alla luce di questi dati, che gli editori devono rivedere con attenzione le proprie strategie di diffusione dei contenuti. Valutare con attenzione Twitter/X certamente, anche solo per il fatto di non perdere quando realizzato in questi anni e per considerare il fatto che, comunque, secondo gli ultimi dati pubblici della fine del 2022, sulla piattaforma ci sono ancora 280 milioni di utenti giornalieri. E secondo Musk sarebbero addirittura 541,5 milioni di utenti.

    E gli editori devono prestare anche molta attenzione verso le altre piattaforme, specie in un momento di continuo cambiamento. Bisogna valutare bene questa fase per garantire da un lato la propria presenza online e la propria reputazione e, dall’altro, fare in modo che nuove strategie possa rendere stabile il traffico in entrata.

    Per gli editori è un momento non facile, senza dubbio, ma è anche un momento per cambiare e affrontare le sfide/opportunità che si presenteranno.

  • Elon Musk lancia xAI, la sua nuova società di intelligenza artificiale

    Elon Musk lancia xAI, la sua nuova società di intelligenza artificiale

    Elon Musk ha lanciato una nuova società di intelligenza artificiale chiamata xAI. La società si propone di rivaleggiare con OpenAI, Microsoft e Google. Musk ha previsto che un’IA più intelligente degli umani sarà realtà tra cinque o sei anni.

    Elon Musk, già proprietario di Twitter e CEO di SpaceX e Tesla, ha ufficialmente lanciato la sua nuova impresa nel settore dell’intelligenza artificiale. Si chiama xAI e si presenta come potenziale competitor di colossi dell’IA come OpenAI, Microsoft e Google (proprio Bard arriva in Italia da oggi).

    xAI è qui per capire la realtà,” così Musk ha annunciato su Twitter, la piattaforma di social media di sua proprietà. Musk aveva costituito l’azienda di IA in Nevada a marzo, reclutando ricercatori nel tentativo di creare un rivale per OpenAI, la compagnia che ha lanciato ChatGPT. Musk ha criticato ChatGPT definendolo e ha avvertito che potrebbe portare l’IA a diventare troppo potente per essere controllata dagli umani.

    La rapida scalata di ChatGPT (100 milioni di utenti in 5 giorni) ha scatenato un vortice di interesse da parte degli investitori nel settore dell’IA. Microsoft, che aveva stretto una partnership con OpenAI, ha poi preferito andare a fondo con la partnership a gennaio con un investimento pluriennale di diversi miliardi di dollari. Google, parte del colosso Alphabet, ha cercato di tenere il passo, rilasciando il proprio chatbot, Bard che, come ricordavamo all’inizio, è finalmente disponibile anche in Italia.

    xAI intelligenza artificiale elon musk franzrusso.it

    La visione di Elon Musk per l’IA

    Durante un spazio live su Twitter, Elon Musk ha presentato la nuova società e la sua visione per l’IA, espremendo il suo sostegno alla regolamentazione governativa dell’IA. Ha, inoltre, suggerito l’idea di una cooperazione internazionale con il governo cinese sulla tecnologia dell’IA.

    Se potessi mettere in pausa l’IA o l’IA superintelligente, lo farei. Ma non sembra realistico,” ha detto Musk. E ancora, il CEO di Tesla crede sia possibile “far crescere” un’IA curiosa riguardo all’umanità e all’universo, e che non sia pericolosa. Musk ha previsto che un’IA più intelligente degli umani sarà realtà tra cinque o sei anni, una tempistica più breve rispetto a quella prevista dalla maggior parte dei ricercatori in Intelligenza Artificiale.

    Durante lo space, Musk ha accolto con favore la supervisione governativa e ha detto di aver avuto recentemente conversazioni con alti funzionari del governo cinese riguardo ai rischi dell’IA e alla regolamentazione.

    Il Futuro dell’Intelligenza Artificiale

    La competizione nell’IA è ora feroce. Google, Microsoft e altre grandi aziende tecnologiche hanno da anni investito miliardi di dollari nella ricerca sull’IA, integrando le loro scoperte in prodotti esistenti come Google Search o per rendere i loro data center più efficienti. L’anno scorso, OpenAI ha suscitato una nuova ondata di entusiasmo attorno alla tecnologia rilasciando ChatGPT direttamente ai consumatori, permettendo loro di vedere gli avanzamenti nell’IA.

    Durante l’evento Twitter Spaces, Musk ha affermato che ci vorrà del tempo prima che xAI raggiunga il livello di OpenAI e Google. Ha inoltre parlato a lungo del suo recente viaggio in Cina, dove ha incontrato alti funzionari governativi e leader aziendali. Ha affermato di credere che la Cina stia regolamentando aggressivamente la propria industria dell’IA e che abbia avvertito i funzionari governativi che un’IA super intelligente potrebbe sottrarre il controllo del paese al Partito Comunista Cinese.

    Il difficile problema di Taiwan una volta risolto, spero che ci saranno relazioni positive tra Cina e Stati Uniti,” ha detto Musk. “Probabilmente avremo una strada accidentata tra ora e allora.

    Curiosità. La storia di Musk con la lettera X risale a molto tempo fa. La sua ex startup di servizi bancari online, X.com, è poi diventata PayPal.

    Nonostante le sfide, Elon Musk rimane deciso a plasmare il futuro dell’intelligenza artificiale con la sua nuova compagnia, xAI, portando la competizione nel settore dell’IA a un nuovo livello.

    Vedremo se riuscirà. Certamente, se decidesse di occuparsi solo di IA e la smettesse di occuparsi di Twitter sarebbe pure meglio.

  • La minaccia di Twitter non è Threads, è Twitter stesso

    La minaccia di Twitter non è Threads, è Twitter stesso

    A differenza da quello che si può pensare, Twitter non è minacciato da Threads, ma da Twitter stesso. Elon Musk, TikTok e la perdita dell’essenza della piattaforma ne stanno segnando la sua fine.

    A leggere il titolo si pensa che il tema sia l’arrivo di Threads che mette a rischio Twitter. In realtà le cose sono un po’ diverse e un po’ più semplici. Twitter stesso ha firmato la sua fine.

    So che in molti (spero) che leggeranno questo articolo pensano che questo sarebbe dovuto essere il titolo, ma permettetemi un esercizio di retorica. Un altro titolo potrebbe essere: “L’attesa della fine di Twitter, è essa stessa la fine”.

    Insomma, ci siamo capiti dove si va a parare.

    Ma in tutto questo parlare di Twitter e di Threads, come se l’app di Meta avesse sferrato il colpo finale verso la piattaforma di Elon Musk, beh, permettetemi di non trovarmi d’accordo verso questa conclusione un po’, a mio modo di vedere, troppo frettolosa.

    twitter minaccia threads 2023 franzrusso.it

    Il punto è che è Twitter stesso ad aver firmato la sua fine e Threads non sortirà alcun effetto su questo esito. Vuoi perché l’app di Meta non è ancora disponibile in UE, un mercato cospicuo per riuscire ad attrarre un pubblico più esteso, vuoi perché Threads, al momento, non ha caratteristiche particolari da essere preferito a Twitter. Al momento.

    Gli utenti Threads sono già 100 milioni

    Intanto, è notizia di oggi che gli utenti su Threads sono già 100 milioni. Un record, se ci pensate. Ma, se ci pensiamo ancora meglio, è un dato che non desta particolare sorpresa, dato che gli utenti Instagram sono gli stessi che accedono a Threads. Se non tutti, lo sono nella maggior parte dei casi.

    La fine di Twitter, per come lo abbiamo sempre usato e conosciuto, e amato, risiede in altri momenti e qui cercherà, brevemente, di riportarli alla memoria di tutti.

    Come sapete, Twitter è sempre stato un social network un po’ atipico, spesso veniva definito un “non” social network, forse neanche un “microblogging”, appellativo molto amato ai media. Ma Twitter, da subito, è sempre stato altro.

    Anzi, nel panorama che si è poi trasformato, via via, in social media (per il fatto che oltre a condividere preferenze, luoghi più amati, piatti più amati, foto di parenti e amici, venivano condivide anche informazioni e notizie) Twitter è la piattaforma più rappresentativa di questo filone.

    Twitter ha segnato tanti momenti della storia recente

    La sua presenza è stata determinante in tanti momenti della nostra storia recente che ci ha permesso di apprezzarla, e lodarla in certi casi, come nel caso della Primavera Araba, nel caso dell’uccisione di Osama Bin Laden (lo si seppe prima via Twitter), nel caso del terremoto di Fukushima, unico moto per poter restare in contatto e attivare i soccorsi.

    Di fatti ce ne sarebbero tanti, ma come dimenticare la capacità di Twitter di smuovere le coscienze e invitare tutti a prendere una posizione, al di là di quello che può essere il perseguimento di un interesse commerciale. Un caso di storia, da questo punto di vista è stato il barbaro assassinio di George Floyd.

    Ma tutto questo è stato possibile grazie agli utenti, alle persone, prima ancora che all’algoritmo. Le scelte degli utenti, gli interessi, hanno fatto sì che la piattaforma venisse modellata dalle persone stesse. Twitter, per lungo tempo, ha rappresentato questo momento che, diciamolo pure, non è stato compreso fino in fondo. Ce ne stiamo accorgendo solo adesso.

    La grande innovazione di Twitter: l’hashtag

    Basti pensare alla geniale trovata degli hashtag, non deciso da Dorsey e compagni, ma dagli utenti e avallato da chi gestiva la piattaforma, cogliendo il fatto che quella potesse essere una caratteristica per far crescere la grande comunità di Twitter.

    Ricorderete, e qui su InTime Blog, è stato raccontato e riportato diverse volte, quante volte Twitter veniva indicata come “difficile da usare” rispetto alle altre piattaforme. Certamente, lo era per una parte, abituata ad altri meccanismi, ma non lo era per tutta quella grande comunità che, invece, aveva contribuito a svilupparla.

    Per anni Twitter è andata avanti così ed è stato quello il momento in cui sono iniziati i veri problemi.

    Anche questo aspetto abbiamo raccontato qui su questo blog, sottolineando come la scarsa capacità di innovare abbia complicato ancora di più la percezione della piattaforma.

    Jack Dorsey, l’unico dei fondatori a restare a lungo come CEO della società, salvo poi espletare le sue funzioni in modalità part-time, in quanto CEO, contemporaneamente, di Square, ha commesso uno e un solo errore. Non dedicarsi ad uno sviluppo concreto della piattaforma. Una situazione che ha finito per creare delle grosse crepe e, in una di queste, ci si è infilata proprio Elon Musk. E, una volta entrato, ha mandato all’aria tutto. Legittimamente, ma non si è fatto scrupoli e ha letteralmente ignorato cosa fosse Twitter al momento del suo arrivo.

    Ma il momento finale di Twitter non è stato proprio l’arrivo di Musk, la fine, o comunque il percorso verso la fine di Twitter, ripeto, per come lo abbiamo conosciuto e amato in questi anni, è stato il voler rincorrere TikTok e modellare l’algoritmo sulla scia dell’app di video.

    Quello è stato il momento in cui tutto si è rotto e Twitter ha smesso di essere Twitter.

    Mettere mano all’algoritmo significa ridisegnare tutti i nodi del grafo che ognuo di noi ha costruito nel corso degli anni. La prova tangibile la vediamo nella sezione “Per te” che mostra contenuti di account che non seguiamo e che, forse, non avremmo mai voluto vedere.

    Tutto questo ci allontana dai nostri nodi, dai nostri contatti, dai nostri follower, trasmettendoci una sensazione di sbandamento, di non riconoscere più il luogo che abbiamo tanto amato. Spingendoci ad usarlo di meno.

    Questo perché Twitter non è TikTok e, forse, non lo sarà mai.

    Altro momento è stato quello di voler spingere verso il livello a pagamento con Twitter Blue, tagliando via una fetta cospicua di persone che hanno avvertito ancora di più la sensazione di non essere più nel luogo dove erano soliti informarsi. Subendo un trattamento ancora meno rispettoso.

    Sono tanti gli episodi in cui Twitter targato Elon Musk ha dato una visione distorta di ciò che è libertà di parola e ciò che viene spacciato come libertà. L’odio, la violenza, il sessismo, il razzismo non può essere giustificato come libertà di dire ciò che si vuole, eppure Musk ha instillato questa sensazione. Non solo l’ha instillata, l’ha pure alimentata.

    Per non parlare degli insulti e delle espressioni poco consone al ruolo che ricopre che Elon Musk sta indirizzando da giorni a Meta e a Mark Zuckerberg. Uno spettacolo indecoroso e indegno. Un esempio di cose sia per lui la libertà di espressione, per chi non lo avesse ancora chiaro.

    Ora, per cercare anche di concludere, questo articolo non è contro Twitter o contro Musk. Musk, come scritto prima non è che una conseguenza di una gestione non brillante in un momento topico per la piattaforma. Forse è un po’ contro di noi utenti, non troppo consapevoli del fatto che siamo noi che contribuiamo al successo o meno di una piattaforma. E adesso ci ritroviamo in questa condizione.

    Il futuro non è Threads, per quanto possa rappresentare un esempio positivo, ma non è una novità e non determinerà la fine di Twitter.

    Certo, dobbiamo poi riflettere su cosa potrebbe significare relegare a Meta le varie diramazioni di che cosa siano oggi i social media, incorporando all’interno di essa tutte le caratteristiche principali di questa diversità, sempre più accentrata in una sola realtà.

    E poi, va detto che, come atto finale, anche il nome Twitter sparirà, forse a brevissimo, e, a quel punto, la fine di quell’app da 140 caratteri sarà segnata definitivamente.

    Tutta questa storia, un giorno, potrà servirci come monito, in qualche modo, avendo anche l’esperienza accumulata in questi anni a renderci un po’ più vigili e attenti. Forse non sarà così, ma solo la storia ce lo dimostrerà.

  • Twitter abbandona il Codice di condotta UE sulla disinformazione

    Twitter abbandona il Codice di condotta UE sulla disinformazione

    Twitter, targato Elon Musk, ha abbandonato il Codice di condotta UE sulla disinformazione, suscitando preoccupazioni sulla sicurezza della piattaforma. L’ultimo episodio di una serie di mosse controverse di Musk.

    L’era di Twitter sotto la guida di Elon Musk, indipendentemente dal punto di vista, è indubbiamente ricca di polemiche. È un dato incontrovertibile.

    Sin dall’acquisizione, abbiamo affermato, qui su InTime Blog, che il destino di Twitter fosse intrinsecamente legato a quello del suo nuovo proprietario, Elon Musk. A distanza di sette mesi, possiamo affermare con certezza che questa previsione si è avverata senza ombra di dubbio. Il Twitter che abbiamo conosciuto e utilizzato non esiste più. Ora abbiamo il Twitter 2.0, una versione della piattaforma sempre più distante da quella originale, secondo la visione di Musk.

    L’ultima polemica è scaturita da un fatto significativo che evidenzia la natura di questo nuovo Twitter 2.0.

    Infatti, Twitter ha deciso di lasciare il “Codice di condotta dell’UE sulla disinformazione“, un patto volontario che riunisce le principali piattaforme di social media. Nonostante questa mossa, “i suoi obblighi restano”, ha twittato sabato il Commissario per l’Industria dell’UE, Thierry Breton.

    Twitter abbandona Codice condotta UE disinformazione franzrusso.it

    Il Codice di Condotta, uno sforzo per stabilire standard di autoregolamentazione per le aziende tecnologiche al fine di mitigare la disinformazione, è stato concordato da Twitter, Facebook, Google e altri partner del settore nel 2018 e successivamente rivisto e rafforzato nel 2022.

    I firmatari del Codice si impegnano a prendere varie misure per contrastare la diffusione di informazioni false. Queste misure comprendono la demonetizzazione della disinformazione, interventi sulla pubblicità politica, standard di trasparenza e integrità, sforzi per migliorare l’alfabetizzazione mediatica e aiutare gli utenti a identificare la disinformazione, potenziare la comunità di ricerca e cooperare con i fact-checkers.

    A febbraio di quest’anno, Twitter è stata l’unica grande piattaforma a non presentare un rapporto completo sulla sua attuazione del Codice, non rispettando così questo requisito fondamentale.

    Ad agosto, Twitter sarà soggetta ai requisiti del Digital Services Act (DSA) dell’UE, che trasforma molti degli obblighi del Codice in legge. Poiché Twitter è riconosciuta come una piattaforma online di grandi dimensioni dalla Commissione Europea, sarà soggetta a un attento esame se desidera operare nel mercato europeo.

    Thierry Breton ha twittato una frase che è destinata a diventare iconica in questa vicenda: “Si può scappare, ma non ci si può nascondere”.

    Lotta alla disinformazione diventerà un obbligo legale sotto la DSA (legge sui servizi digitali, n.d.r.) a partire dal 25 agosto” ha scritto ancora Breton. “Le nostre squadre saranno pronte per far rispettare la legge” ha avvertito.

    La decisione di abbandonare l’impegno a combattere le false informazioni sembra essere l’ultima mossa di Elon Musk per allentare le redini della piattaforma dopo averla acquistata l’anno scorso.

    In questi mesi, Musk ha mitigato le precedenti regole anti-disinformazione e ha gettato nel caos il sistema di verifica e le politiche di moderazione dei contenuti, nel tentativo di trasformare Twitter in una piazza digitale dove ciascuno è libero di esprimersi. Ha inoltre licenziato il 75% dei dipendenti, causando una serie di disservizi e malfunzionamenti sulla piattaforma e riducendo in maniera considerevole il team dedicato alla sicurezza della stessa.

    Resta da vedere come si evolverà la situazione. Di certo, Elon Musk ha un numero limitato di opzioni a disposizione, e il tempo stringe.

  • Twitter è ormai parte della X Holding voluta da Elon Musk

    Twitter è ormai parte della X Holding voluta da Elon Musk

    Twitter Inc. non esiste più. Documenti giudiziari dimostrano che oggi l’azienda co-fondata da Jack Dorsey si chiama X Corp. e fa parte della X Holding voluta da Elon Musk. Il progetto di Musk della “X app” è ormai ad un passo, sempre che si realizzi.

    Ormai è diventato noto, Twitter Inc. la società che era stata fondata per gestire la piattaforma e che era stata acquisita da Elon Musk, in pratica on esiste più. La società è stata inglobata dalla X Holding con il nome X Corp.

    Tutto questo non è stato ancora reso pubblico e a far affiorare questa fusione è stata la causa che vede coinvolti Laura Loomer e Twitter Inc. colpevole, secondo la Loomer di aver bloccato il suo account nel 2019 per aver violato le leggi sul racket, come sostenuto dall’allora società guidata da Jack Dorsey.

    Ebbene, questa vicenda giudiziaria ha fatto emergere il fatto che ormai Twitter Inc. non esiste più e lo hanno spiegato bene Nitish Pahwa e Mark Joseph Stern su The Slate.

    Nel presentare le carte, come si dice, in tribunale e per certificare lo stato della società è venuto fuori, appunto che adesso, in qualità di “successore nell’interesse di Twitter Inc.” la posizione è gestita da X Corp., la società in cui è stata fusa, in tutto e per tutto, Twitter Inc..

    twitter inc parte X Holding franzrusso

    Non è un caso che si parli di X, ricorderete che lo stesso Elon Musk tre settimane prima sosteneva che questa sarebbe diventata l’app per fare tutto e si sapeva che sarebbe successo. In pratica X sarebbe una sorta di WeChat americano, un contenitore di società e applicazioni di Musk che dovrebbe, con funzionalità diverse, essere utili “per qualsiasi cosa”.

    La notizia ormai si sta diffondendo, non è semplice da decifrare i vari passaggi che su The Slate sono spiegati benissimo.

    Nel riassumerle, possiamo dire che inizialmente, nell’aprile del 2022, era stata creata la X Holding che era stata divisa in tre parti, I, II e III. Nella seconda era stata posta Twitter Inc, acquisita nell’ottobre del 2022, e la terza tranche della holding serviva a Musk per accollarsi il prestito dei 13 miliardi di dollari per l’acquisizione.


    Questo account aveva anticipato tutti qualche giorno fa:


    Ad arrivare a marzo 2023, dopo diverse operazioni finanziarie, esistono la H Xolding che fa da società madre alle aziende di Musk e la X Corp. che altro non è che la seconda parte iniziale, quella contenente Twitter Inc.. Nei fatti, X Corp. è oggi l’azienda che sostituisce Twitter che, per questo motivo, non esiste più.

    Sicuramente vi sarete chiesti che cosa volesse dire Elon Musk quando ha twittato X. Ecco spiegato il significato.

    Ora, Twitter Inc. continuerà ad esiste ancora nelle varie cause in cui è coinvolta e anche nelle diverse cause che i dipendenti di Twitter hanno intentato per il modo in cui sono stati licenziati.

    Ma nei fatti Twitter, per come l’abbiamo conosciuta in tutti questi anni, non esiste più.

    Per ora non cambia nulla, Twitter resta ancora la piattaforma e l’app che conosciamo, ma dopo questo passaggio è facile attendersi qualcosa che vada a sostituire la forma stessa della piattaforma.

    Abbiamo visto nei giorni scorsi cosa è accaduto con il cambio del logo Twitter sostituito da Doge meme.


    Se Elon Musk fa di Twitter un uso personale


    Ecco, potrebbe darsi che il prossimo cambio sarà definitivo.

    Intanto, sulla pagina Wikipedia di Twitter si legge che “una dichiarazione del tribunale ha rivelato che Twitter, Inc. è stata fusa in X Corp.“.

  • Se Elon Musk fa di Twitter un uso personale

    Se Elon Musk fa di Twitter un uso personale

    Elon Musk ha cambiato il logo di Twitter con il Doge meme. Uno scherzo che ha fatto schizzare dogecoin a +25%. Un gesto che mostra la mancanza di rispetto di Musk nei confronti degli utenti e che crede di usare Twitter a scopo personale.

    Ormai non è più solo e soltanto una questione di proprietà, è diventata una questione di reputazione. Sembra quasi che Elon Musk si diverta con Twitter e, di conseguenza, alla luce di quello che sta accadendo, non era tanto lontana ipotesi avanzata da molti che per il proprietario della Tesla la piattaforma più influente per le informazioni e le notizie dovesse diventare un giocattolo. Sì. Un giocattolo da 44 miliardi di dollari.

    Quello che sta accadendo ormi da diverse ore ne è la dimostrazione.

    Il tutto è iniziato proprio un anno fa, quando Elon Musk, in piena trattativa per acquisire la piattaforma, chiedeva su Twitter cosa fosse necessario fare perché tutti potessero esprimersi liberamente, come in qualsiasi democrazia. Ebbene, tra i tanti tweet di risposta che proponevano idee concrete, ci fu @WSBChairman che, probabilmente per scherzo, scrisse rispondendo a Musk, che aveva scritto “serve una nuova piattaforma?”, due tweet. In uno scrisse “compra Twitter” e nel secondo scrisse “e cambia l’uccello del logo con Doge”.

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    E, come dicevamo prima, a distanza di un anno Elon Musk fa proprio questo, cambia il logo di Larry con il Doge meme. Questo cambio è visibile per lo più da web e soprattutto in Usa e in Europa.

    Ora, quello che si sa per certo, lo scrive su Twitter un ingegnere della società di Elon Musk, è che si tratta di uno scherzo. Doveva essere il pesce d’aprile di Musk agli utenti Twitter ma, siccome il proprietario bombarda di email i suoi collaboratori, lo scherzo è andato online con due giorni di ritardo. E questo la dice lunga sullo stato in cui lavorano i dipendenti di Twitter.

    Il problema è che tutto questo ricade sulla reputazione di Twitter e dello stesso Elon Musk, ove mai lui si fosse posto il problema.

    Per chi non conoscesse l’icona di Doge meme, si tratta dell’icona associata alla criptovaluta dogecoin che lo stesso Musk usa molto. Ricorderete quando su Twitter punzecchiò McDonald’s per il fatto di non poter pagare in dogecoin.


    Cosa rappresenta il Doge meme

    Doge è un meme diventato popolare nel 2013. Il meme consiste tipicamente in un’immagine di Kabosu, un cane Shiba Inu, accompagnata da testo multicolore in carattere Comic Sans in primo piano. Il testo, che rappresenta una sorta di monologo interno, è volutamente scritto in una forma di inglese scritto male.

    Il meme è basato su una fotografia del 2010 ed è diventato popolare alla fine del 2013, essendo stato nominato il ‘top meme’ di Know Your Meme di quell’anno. Lo Shiba Inu ha avuto una notevole presenza nella cultura popolare alla fine del 2013, inclusa la criptovaluta basata su Doge, il Dogecoin, lanciato nel dicembre dello stesso anno. Diversi sondaggi online e media hanno riconosciuto Doge come uno dei migliori memi degli anni 2010.


    Se volessimo guardare questo gesto con un occhio diverso, allora si potrebbe dire che si tratta di una bella operazione di Musk per far salire le quotazioni della valuta elettronica. E in effetti così è, visto che il balzo è stato +25%. O ancora che Musk voglia spingere questa criptovaluta come moneta da usare su Twitter, ci sta. Ma i metodi per farlo sarebbero altri.

    La motivazione sarebbe, e si tratta di un’ipotesi, che alla base di tutto c’è una causa miliardaria.

    Come detto, dogecoin è la criptovaluta che Elon Musk ha fortemente promosso negli ultimi anni. La valuta ha raggiunto i massimi storici il 9 maggio 2021, giorno in cui Musk è stato ospite del Saturday Night Live. La criptovaluta salì a 0,74 dollari quando Musk menzionò Dogecoin in diretta e crollò rapidamente quando gli investitori hanno iniziato a vendere le loro partecipazioni, lasciando molti investitori nei guai.

    Lo scorso anno gli investitori hanno intentato una causa contro Musk per 258 miliardi di dollari per il suo presunto ruolo, non molto chiaro (da qui la causa) al fine di sostenere Dogecoin. Venerdì scorso gli avvocati di Musk hanno chiesto di archiviare la causa, definendo le accuse una ‘fantasiosa opera di finzione‘.

    Non molto tempo dopo che Twitter ha sostituito il logo dell’uccello blu con doge oggi, i prezzi di Dogecoin sono aumentati da 0,07 a 0,10 dollari.

    Ora, non si era mai visto che qualcuno usasse una piattaforma come Twitter per questioni personali. Vuol dire che l’attuale proprietario non si pone neanche per l’anticamera del cervello il problema della reputazione della piattaforma e, tanto meno, della propria.

    Questo è un dato evidente e disarmante allo stesso tempo.

    Tutti gli utenti oggi, paganti e non, sono in balìa degli umori e delle decisioni personali di una persona che non ha a cuore proprio le persone che usano la parte integrante della piattaforma per come è diventata nel corso degli anni.

    Elon Musk sfida chiunque senza alcun rispetto, questa è la verità. Fosse anche uno scherzo, al netto di tutto questo, sarebbe pure durato troppo e di fatto diventato fastidioso.

    Non ci sembra che Jezz Bezos, fondatore di Amazon e proprietario del Washington Post abbia sfogato sul giornale tutto il suo malessere quando le prestazioni della sua azienda non sono state all’altezza delle attese. Non ci sembra che abbia cambiato il logo del giornale per mettere la sua faccia arrabbiata, per dire.

    È sempre e solo una questione di rispetto e reputazione.

    Abbiamo capito che Elon Musk non è preoccupato da tutto questo, forse per troppo ego o forse per incapacità di rendersene conto. Ma se fosse vera la seconda ipotesi ci sarebbe da chiedersi come abbiamo fatto noi tutti a ritenere che fosse un genio, visionario e capace uomo d’affari.

    Per uno come lui, gestire Twitter avrebbe dovuto essere “quasi” una passeggiata. Un esercizio di libertà e di rispetto verso la piattaforma, la società, verso i dipendenti e verso tutte le persone che rappresentano Twitter usandola ogni giorno. Avrebbe potuto essere l’occasione per mostrare al mondo che davvero Elon Musk è sinonimo di genialità.

    E invece…

  • Twitter targato Elon Musk, tra disagi e mancati pagamenti

    Twitter targato Elon Musk, tra disagi e mancati pagamenti

    Il malfunzionamento dell’altro giorno ha messo in evidenza, se ce ne fosse ancora bisogno, che Twitter ha serie difficoltà alle proprie infrastrutture. E forse qualcosa dipende anche dai mancati pagamenti ad Amazon.

    C’era forse qualcuno che immaginava che la completa capitolazione di Twitter sarebbe arrivata con in grandi eventi, come la Coppa del Mondo dello scorso dicembre, e invece. È bastato un semplice errore di aggiornamento di codice in un banale lunedì per farci rendere conto che ormai Twitter sta navigano nel mare di Internet senza motore, per inerzia. Pronto a fermarsi completamente al primo grande scoglio che ne determinerà la fine.

    Guardate, non è una ricostruzione sintetica o magari legata al sentimentalismo facile, perché a Twitter ci teniamo tutti, ma è la semplice verità. A meno che le cose non cambino, e in fretta.

    Ma giusto per dare un contesto più preciso, nei giorni scorsi si è scoperto che, in realtà, Twitter ha seri problemi alle proprie infrastrutture, quelle che permettono di mandare avanti la piattaforma così come la vediamo.

    Nei giorni scorsi le cronache riportano lo scontro con il gigante Amazon che è fornitore di una parte dei servizi cloud di cui Twitter deve usufruire. Ebbene, Amazon chiede che venga rispettato l’accordo firmato nel dicembre 2020, che avrebbe dovuto essere strategico (c’era ancora Jack Dorsey) per Twitter, lamentando mancati pagamenti per un totale di 70 milioni di dollari.

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    Come ritorsione, il gigante fondato da Jeff Bezos minaccia di non pagare 1 milione di dollari di pubblicità, per il primo trimestre del 2023.

    Il malfunzionamento che si verifica ormai di sovente sulla piattaforma è ormai da riferirsi ad una infrastruttura tecnica sempre più precaria e debole. Un risultato che è la conseguenza del licenziamento di quasi l’80 percento della forza lavoro di Twitter.

    Qualche giorno fa, uno dei tanti ingegneri licenziati da Elon Musk descriveva Twitter come un’azienda che ormai si muove sulla base di quello che è stato fatto prima, quasi per inerzia, pronta a fermarsi definitivamente alla prima grande difficoltà.


    Ascolta qui:


     

    Curioso rilevare come in realtà Twitter sfrutti davvero poco i servizi cloud di Amazon, su cui si poggiano Twitter Spaces e poco altro. C’è da dire anche che Twitter aveva proposto ad Amazon di rivedere gli accordi, revisione che da Seattle hanno rifiutato.

    Ma Twitter usa invece Google Cloud su cui poggia la quasi totalità della piattaforma, in virtù di un accordo da 1 miliardo di dollari per 5 anni. Su questo Twitter non ha chiesto revisioni e i pagamenti sono puntuali. Forse perché Google resta comunque un investitore importante e conviene mantenere buoni rapporti anche per l’indicizzazione sul motore di ricerca.

    Ora, di fronte a questa situazione il commento di Elon Musk conferma che, strano a dirsi per uno come lui, di non sapere di cosa si sta parlando. Risolvere tutto con “bisogna riscrivere il codice”, vuol dire non aver idea di come sia strutturata la piattaforma. E dopo 5 mesi comincia, in effetti, a destare ben più di una preoccupazione.

    Senza dimenticare che, a conti fatti, il calo dei ricavi dalla pubblicità nel 2022 è stato del 40% e non si conoscono dati oggettivi per i primi mesi di quest’anno. Ma visto l’andazzo, è facile pensare che il trend negativo sia proseguito ed è sempre più lontano il traguardo dei 3 miliardi di dollari per la fine dell’anno.

  • Elon Musk ci tiene a farci sapere che Twitter è tutto per sè

    Elon Musk ci tiene a farci sapere che Twitter è tutto per sè

    Nei giorni scorsi gli utenti su Twitter hanno notato che i tweet di Elon Musk sovraesposti, un’anomalia che trova spiegazione nel fatto che il CEO ha preteso un sistema per fare in modo che i suoi contenuti siano sempre visibili.

    Da mesi ci si interroga sul futuro di Twitter sotto la guida di Elon Musk. Abbiamo raccontato qui su nostro blog, e anche in audio nei vari Twitter Spaces, che in realtà il disegno di Elon Musk fosse piuttosto vago. Partendo da valori e principi alti, come la libertà di espressione, alla lunga l’idea “Twitter 2.0” sta prendendo sempre più forma.

    E, nonostante tutto quello che si è visto in queste ultime settimane, il ritorno di Donald Trump, la riattivazione di account dichiaratamente fascisti, razzisti e antisemiti, oltre al propagarsi della versione premium di Twitter, vale a dire Twitter Blue, l’essenza vera di tutta questa operazione costata 44 miliardi di dollari non è ancora chiara.

    Ma, forse, in queste ultime ore abbiamo avuto qualche segnale più chiaro di che cosa voglia fare Elon Musk con Twitter.

    Elon Musk vuole Twitter tutto per sè, è il suo giocattolo e nessuno glielo deve toccare. Questa è la verità riassunta in queste poche parole, perché è quello che emerge dalle notizie che si susseguono ormai da domenica sera, per la precisione dalla finale del Super Bowl, grande momento da sempre per Twitter per dimostrare la sua importanza in momenti come questi.

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    Ebbene, stando a quello che sta venendo fuori, riportato da Platfprmer, Elon Musk avrebbe chiesto ai suoi ingegneri di trovare un modo per rendere i suoi tweet visibili a tutti, follower o meno, e di fatto più coinvolgenti in assoluto. Inoltre, pare che il proprietario della Tesla abbia minacciato agli sventurati ingegneri che sarebbero stati licenziati se non ci fossero riusciti in tempi brevi. Ma perché questo?

    Ora ci arriviamo. Lunedì mattina su Twitter in tanti segnalavano di continuare a visualizzare, sempre in cima, nella sezione “Per te“, tweet di Elon Musk, in continuazione e anche da quelli che non lo seguivano. Una presenza massiccia senza che ci fosse alla base un reale interesse.

    E ora, da quanto raccontato da Platformer, la newsletter di Zoë Schiffer e Casey Newton, si riesce a comprendere la motivazione di questa esposizione massiccia. Ed è una spiegazione legata esclusivamente al super ego di Elon Musk.

    In pratica, come tutti sapete, domenica scorsa si è tenuta la già citata finale del Super Bowl, un momento molto importante per Twitter visto la grande condivisione live di contenuti che avviene durante tutto il match. Si trattava della prima finale per Elon Musk nelle vesti di CEO di Twitter. Lo stesso Musk aveva messo in guardia il team di introdurre meno novità durante il fine settimana per rendere la piattaforma più stabile per evitare qualche problema indesiderato, come è avvenuto nei giorni precedenti in occasione dell’introduzione dei 4 mila caratteri di lunghezza dei tweet per gli abbonati a Twitter Blue negli Usa.

    Ora sia Elon Musk che il presidente Usa, Joe Biden, hanno tifato per i Philadelphia Eagles, che hanno poi perso contro i Kansas City Chiefs. Una situazione insolita per Musk e che ha vissuto male, per il fatto che, secondo lui, Biden ostacoli la Tesla.

    La cosa che ha fatto infuriare letteralmente Elon Musk è stata che il suo tweet, a sostegno degli Eagles, ha ottenuto meno visualizzazioni di quello di Biden. In pratica, oltre 29 milioni di visualizzazioni per il tweet del presidente Biden e circa 9 milioni per il tweet di Musk (poi cancellato). Apriti cielo! Elon Musk, come raccontato su Platformer, è andato su tutte le furie e ha preteso che i suoi tweet avessero più visibilità e che dovessero arrivare a tutti.

    Da notare che Elon Musk ha oltre 128 milioni di follower e l’account del presidente Usa nel ha circa 29 milioni.

    Gli ingegneri di Twitter, un team di 80 persone, ha quindi lavorato per mettere a punto un sistema che permetta a Elon Musk di superare qualsiasi tipo di algoritmo e di avere una strada, come dire, “preferenziale”. I suoi tweet “dovranno” essere visti da tutti.

    Ecco spiegato del perché i tweet di Elon Musk sia visibili a chiunque. Ricorderete quando qualche giorno fa un ingegnere di Twitter aveva esposto la sua idea alla richiesta di spiegazioni, da parte di Musk, sul perché i suoi tweet fossero sempre meno coinvolgenti, dicendo semplicemente che era perché stava calando l’interesse verso quello che lo riguardava, portando a supporto della sua tesi un grafico di Google Trends che tracciava le ricerche di “Elon Musk”. Risposta: licenziato.

    Per spiegare le modifiche ieri fa Musk aveva twittato: “Portate pazienza, stiamo apportando modifiche all’algoritmo”.

    Ed è notizia di oggi che Elon Musk sia pronto a farsi da parte e a nominare un nuovo CEO entro fine di quest’anno, quando secondo lui “Twitter sarà più stabile”. Se lo dice lui.

    Insomma, questa vicenda ci racconta, se ce ne fosse bisogno, che Twitter per Elon Musk è soltanto uno strumento da maneggiare a piacimento. E chi non è d’accordo con questa visione, deve farsi da parte.

    Una visione, la sua, che manca di rispetto agli utenti, quelli che di fatto hanno resto Twitter lo strumento fondamentale per condividere e informarsi che è, nonostante tutto, ancora oggi; che manca di rispetto a coloro che ci lavorano che nella fase di transizione hanno pagato un duro prezzo; che manca di rispetto a chi ancora oggi investe su Twitter in visibilità, convinti che sia ancora uno strumento valido.

    Elon Musk ha comprato Twitter per potersi definire anche proprietario di un media, senza sapere che cosa questo comportasse.

    Sarà pure un visionario, innovativo, geniale, ma la vicenda Twitter sta mostrando a tutti anche un altro aspetto del suo carattere, quella di perdente. Speriamo bene per Twitter.

  • Twitter, ricavi in calo: giù del 35% negli ultimi tre mesi

    Twitter, ricavi in calo: giù del 35% negli ultimi tre mesi

    Secondo quanto riporta The Information, Twitter ha chiuso l’ultimo trimestre del 2022 con una perdita dei ricavi del 35%. Intanto oltre 500 investitori hanno smesso di fare advertising sulla piattaforma.

    Twitter ha chiuso l’ultimo trimestre del 2022 con i ricavi in calo. Si tratta proprio del periodo di gestione di Elon Musk che ha acquisito in maniera formale la società il 27 ottobre dello scorso anno. Come sapete, Twitter è ormai una società privata e i conti trimestrali non sono resi più pubblici. Questi dati sono stati riportati da The Information dopo aver avuto modo di visualizzare i report e di leggere le annotazioni di Chris Riedy, Sales e Marketing di Twitter.

    E i numeri dicono che nell’ultimo trimestre del 2022 Twitter ha fatto registrare un calo dei ricavi del 35% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un calo evidente che ci mostra quale sia l’esito della gestione da parte di Elon Musk dell’azienda Twitter.

    Twitter, in pratica, ha registrato entrate per 1,025 miliardi di dollari, pari ad appena il 72% dell’obiettivo interno dell’azienda per l’ultimo trimestre targato 2022. Informazioni che sono state estrapolate da una diapositiva mostrata da Riedy ai suoi collaboratori.

    Secondo quanto riporta The Information, prima che Musk assumesse la direzione di Twitter nell’ottobre 2022, le entrate dell’azienda erano pari al 98% delle proiezioni iniziali, come ha dichiarato lo stesso Riedy durante la riunione di presentazione dei risultati.

    Twitter calo entrate 2023 franzrusso.it

    Volendo fare un minimo di paragone, l’ultima trimestrale pubblica, quella di fine luglio 2022, le entrate erano state di 1,18 miliardi di dollari contro 1,32 miliardi di dollari.

    Ora, martedì scorso, e se ne è parlato moltissimo sui social media e non solo, le entrate giornaliere di Twitter erano inferiori del 40% rispetto allo stesso giorno di un anno fa.

    Una tendenza, questa, che se dovesse essere confermata, il fatturato del primo trimestre dell’azienda potrebbe scendere a circa 720 milioni di dollari. E, a quanto pare, i numeri forniti da Riedy sembrano confermare questo andamento. Anche se, secondo le previsioni interne, si ambisce ad arrivare a 732 milioni di dollari.

    Le previsioni, purtroppo, per Twitter non sono rosee. Infatti, sono ormai più di 500 gli inserzionisti di Twitter che hanno smesso investire in advertising sulla piattaforma da quando Elon Musk ha preso il controllo della società.

    A questo bisogna aggiungere che anche gli editori americani stanno rivedendo la propria posizione su Twitter. L’American Press Institute ha recentemente intervistato 50 redazioni giornalistiche e da queste interviste è derivato che il 67% non intende pagare per mantenere o aggiungere account verificati su Twitter; il 28,3% ha dichiarato di non essere sicuro della nuova gestione e solo il 4,3% ha detto che avrebbe pagato.

    Alla domanda se intendessero continuare ad usare Twitter come piattaforma di distribuzione, il 59% ha risposto che lo userà più o meno allo stesso modo, mentre il 20,5% ha detto che prevede di usarlo meno.

    Insomma, da quello che si intravede, lo scenario economico-finanziario di Twitter è tutt’altro che roseo e, per certi versi, si tratta di dati che non sorprendono, anzi. Si tratta di dati che confermano quello che era abbastanza facile da prevedere.

    In questa situazione, pensare che Twitter Blue, di cui si comincia ad offrire addirittura l’abbonamento annuo a 84 dollari, possa risollevare le sorti dell’azienda è un pensiero abbastanza arduo.

    Al momento, pe quelle che sono le condizioni reali, è difficile pensare che la modalità a pagamento attraverso Twitter Blue possa spingere gli utenti ad abbonarsi. Molto difficile per come oggi la piattaforma viene percepita e per come è stata gestita.

    Twitter non è arrivata alla fine dei suoi giorni, ma di certo è necessario un modello chiaro, inclusivo e sicuro per provare seriamente a crescere.

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