Tag: elon musk

  • X e la sfida di Elon Musk al Brasile per la libertà di parola

    X e la sfida di Elon Musk al Brasile per la libertà di parola

    La piattaforma di Elon Musk è al centro di una controversia in Brasile. Il giudice de Moraes ha ordinato la sospensione di alcuni account per la diffusione di disinformazione. Musk vuole ripristinarli e si è detto pronto a sfidare la giustizia brasiliana. Una vicenda che riaccende il dibattito sulla libertà di parola e il ruolo dei social media.

    La vicenda del Brasile che riguarda X, la piattaforma di proprietà di Elon Musk, e lo stesso CEO di Tesla può portare ad epiloghi imprevisti. Fino, addirittura, alla messa al bando della piattaforma.

    Si tratta di una vicenda che, in realtà, nella storia dei social media, è già avvenuta diverse volte. Già in passato magistrati che conducevano indagini particolari si sono rivolte alle piattaforme social media per la rimozione o l’accesso ad informazioni preziose per i loro accertamenti.

    Di casi che si potrebbero citare ne è pieno il web. Basterebbe citare la vicenda che riguardò WhatsApp, sempre in Brasile. Quando venne addirittura sospesa.

    sfida elon musk brasile libertà di parola franzrusso

    La vicenda di X, Elon Musk e il Brasile

    La vicenda di X e di Elon Musk ha delle caratteristiche che toccano nel vivo la sbandierata libertà di parola, voluta da Musk, e il limite verso cui si può andare.

    Ecco, quel limite, che è individuato dalla presenza di leggi da rispettare, è stato superato. Tutti devono potersi esprimere liberamente, nel rispetto delle leggi vigenti. Ed è questo ultimo elemento che Musk finisce per non accettare. Rischiando di provocare conseguenze impreviste.

    Veniamo alla vicenda.

    Il giudice Alexandre de Moraes, presidente della Corte Suprema Federale del Brasile, si rivolge a X con la richiesta di sospendere alcuni account di utenti brasiliani. Questa richiesta è motivata dall’esistenza di una vasta indagine contro la disinformazione operata attraverso il web e i canali social media.

    Account brasiliani sospesi per disinformazione

    Si tratta di account di ex deputati federali, imprenditori, giornalisti, blogger e influencer alleati dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Tutti sospettati di diffondere notizie false e attaccare le istituzioni brasiliane. Si tratta, secondo la magistratura brasiliana di persone facenti parte delle cosiddette “milizie digitali”.

    In un primo momento X dimostra di essere collaborativa, non senza un tono polemico. E infatti in un post del 6 aprile – dopo i “Twitter files – Brazil” di Shallenberger -, dall’account di X per gli Affari Globali si legge:

    X Corp. è stata costretta dalle decisioni del tribunale a bloccare alcuni account popolari in Brasile. Abbiamo informato questi account che abbiamo intrapreso questa azione. Non conosciamo le ragioni per cui sono stati emessi questi ordini di blocco. Non sappiamo quali post si presume violino la legge. Ci è vietato dire quale tribunale o giudice ha emesso l’ordinanza, o su quali basi. Ci è vietato dire quali account sono interessati. Siamo minacciati di multe giornaliere se non rispettiamo le norme (…)”.

    L’intervento di Elon Musk nella vicenda col Brasile

    Ma nel fine settimana la vicenda si è fatta rovente.

    Elon Musk decide di intervenire direttamente e scrive che X avrebbe ripristinato le attività degli account brasiliani. Una dichiarazione che va contro la richiesta del giudice de Moraes. Il quale, a questo punto, decide di allargare le indagini e di introdurre anche Elon Musk.

    La motivazione è che Elon Musk, con il suo atteggiamento, sta ostruendo le indagini e il corso della giustizia brasiliana.

    Musk ha anche scritto:

    Stiamo revocando tutte le restrizioni. Questo giudice (de Moraes, n.d.r.) ha applicato multe ingenti, ha minacciato di arrestare i nostri dipendenti e di interrompere l’accesso a X in Brasile. Di conseguenza, probabilmente perderemo tutte le entrate in Brasile e dovremo chiudere il nostro ufficio lì. Ma i principi contano più del profitto”.

    Il proprietario di X si dice quindi pronto a sfidare de Moraes e la giustizia brasiliana. Pur consapevole che X verrà multata di 100 mila real al giorno (oltre 18 mila euro) per ogni account ripristinato. Andando quindi contro la richiesta della giustizia brasiliana.

    Il suggerimento a usare una VPN

    In altri post, Musk ha incoraggiato gli utenti brasiliani a utilizzare un’app di rete privata virtuale (VPN) per l’accesso continuo alla piattaforma e ha definito le richieste della corte le “più draconiane” di qualsiasi paese.

    “I social non sono terra senza legge”

    Il giudice de Moraes ha scritto nella sua decisione che “i social network non sono una terra senza legge“. E ha poi affermato che le dichiarazioni di Elon Musk dimostrano che X “protegge coloro che promuovono attività criminali contro la democrazia del Brasile”.

    Sulla vicenda è intervenuto anche il governo brasiliano. Paolo Pimenta, ministro della Segreteria delle Comunicazioni Sociali, ha scritto sui suoi canali social media che “il Brasile è un Paese sovrano” e che non permetterà a “nessuno, indipendentemente dal denaro e da qualunque potere hai, affronti la nostra patria“.

    João Brant, segretario delle Politiche Digitali presso la Segreteria della Comunicazione della Presidenza della Repubblica, ha affermato che “Musk dimostra il suo disprezzo per la giustizia brasiliana”. Aggiungendo anche: “rimuginando vecchie decisioni e cogliendo l’occasione per portare avanti agitazioni di estrema destra e propaganda“.

    Come potete vedere, la vicenda è complicata e rischiosa, per X, allo stesso tempo.

    Il rischio che la piattaforma possa essere sospesa è molto concreto. E questo sarebbe un duro colpo per Elon Musk. Per la sua credibilità in Brasile e nel mondo.

     

     

  • Ecco la situazione di X: numero di utenti e engagement

    Ecco la situazione di X: numero di utenti e engagement

    Dopo un anno e mezzo dall’acquisizione di X da parte di Elon Musk, proviamo a fare il punto della situazione. Cerchiamo di capire quanti sono gli utenti e qual è il livello di coinvolgimento sulla piattaforma.

    Da quando è stata acquisita da Elon Musk non si è mai riuscito ad avere un quadro completo di X. La piattaforma, ricordiamolo, non è più pubblica come lo era Twitter. Il primo atto di Musk fu proprio quello di procedere al delisting di Twitter e trasformare la nascente società X Corp in una società privata.

    Tutto questo ha avuto effetti su quelli che sono i numeri reali della piattaforma. Numeri che fino all’arrivo di Musk venivano resi pubblici come parte della performance trimestrale del titolo in borsa.

    Riuscire ad ottenere un quadro completo e veritiero di X in questo momento è operazione ardua.

    In questa occasione provo a mettere insieme due letture dei dati che sono emerse nei giorni scorsi. La speranza è quella di riuscire ad offrire un quadro completo rispetto al numero di utenti, al tempo trascorso sulla piattaforma, quindi il coinvolgimento. Quello che si suole definire engagement.

    situazione X utenti coinvolgimento franzrusso

    Gli effetti dell’acquisizione di Elon Musk

    Prima di vedere qualche numero, è utile ricordare a chi legge che uno dei tanti problemi che affiggeva Twitter era proprio la crescita del numero degli utenti. Spesso uno dei motivi che impediva l’aumento di utenti era individuato nella “complessità” della piattaforma. Un altro era individuato nella scarsa innovazione della piattaforma.

    Aggiungiamo a questo anche la scarsa leadership nel guidare la società e quindi la piattaforma.

    Per correttezza, iniziamo subito con quelli che sono i numeri diffusi proprio da X. Elon Musk sta continuamente alimentando la narrazione secondo la quale X è in costante crescita.

    Ecco un quadro dei numeri condivisi da X nei giorni scorsi.

    X ha 250 milioni di utenti attivi giornalieri

    X (ancora si chiamava Twitter, sotto la gestione Musk) aveva annunciato di aver già raggiunto 250 milioni di utenti attivi giornalieri nel novembre 2022. Quindi sembra che non si sia registrato alcun dato in crescita degli utenti giornalieri.

    Prima che arrivasse Musk, l’obiettivo per il 2023 era stato fissato a 315 milioni di utenti giornalieri.

    X ha 550 milioni utenti attivi mensili

    A marzo dello scorso anno, Musk aveva dichiarato che X aveva raggiunto un nuovo traguardo di 500 milioni di utenti mensili. Nell’ottobre dello stesso anno aveva poi riportato la stessa identica cifra.

    Adesso, marzo 2024, sono stati aggiunti altri 50 milioni, apparentemente tra ottobre e oggi. Una crescita che equivale a 10 milioni di nuovi utenti al mese.

    Gli utenti trascorrono su X 30 minuti al giorno

    Gli utenti trascorrono in media 30 minuti al giorno su X. In aggiunta, X registra in media oltre 8 miliardi di minuti riferito agli utenti attivi giornalieri nel 2024.

    Numeri particolarmente elevati.

    Nel mese di ottobre, X ha riferito che gli utenti trascorrevano 32 minuti al giorno nell’app. Nei giorni scorsi poi X ha riferito che questo valore è di 30 minuti. X sostiene che il tempo trascorso da mobile è cresciuto del 17%.

    Però, se si fanno conteggi precisi, in realtà i dati non corrispondono.

    Sono 1,7 milioni i nuovi utenti al giorno. Ma dove sono?

    X afferma che sono 1,7 milioni i nuovi utenti che si uniscono alla piattaforma ogni giorno. Considerando questi numeri, significherebbe che sono 51 milioni le persone che si aggiungono al mese.

    Come abbiamo visto prima, X non ha aggiunto alcun nuovo utente giornaliero. E sono solo 10 milioni gli utenti attivi mensili al mese, negli ultimi 5 mesi. Quindi questi nuovi utenti si registrano e poi escono immediatamente. Potrebbe essere una spiegazione.

    Cresce il coinvolgimento coi brand

    X sostiene che gli utenti interagiscono con i brand in maniera notevole. Si parla di +63% in più di Like; +20% di repost (quello che era retweet); +14% di visualizzazioni; +6% di impressioni in più in media.

    Dati che non possono essere confermati o smentiti. Ci sono però dati di applicazioni di terze parti che rilevano che il coinvolgimento su X è leggermente diminuito negli ultimi due anni.

    Crescono le ricerche su X, ma su Twitter erano più alte

    X dichiara che fino ad oggi, nel 2024, ci sono state oltre 59 miliardi di ricerche sulla piattaforma a livello globale.

    Nel 2016, su Twitter avvenivano 2,1 miliardi di ricerche al giorno. Significha che i dati di X non corrispondono.

    Posto che sono trascorsi appena 85 giorni, diviso 59 miliardi fa poco più di 694 milioni di ricerche al giorno. Un dato nettamente inferiore a quello che si verificava anni fa su Twitter.

    Gli spazi su X in realtà non aumentano 

    X dichiara che nel 2024 sono stati già creati più di 5 milioni di spazi. In realtà, anche in questo caso, la realtà ci dice che il numero è ben inferiore. A dicembre 2023 X sosteneva che gli spazi ospitati erano 560.000 a settimana.

    Ora, anche qui, 5 milioni diviso le 11 settimane di quest’anno, fanno 454.545 spazi a settimana. Dato quindi inferiore a pochi mesi fa.

    Questo è solo la parte più cospicua dei dati, la restante parte la potete trovare sull’account @XData.

    In aggiunta a tutto questo, val la pena riportare i dati rilevati da Sensor Tower e riportati da NBC News. Con tanto di contestazione da parte di X. E perché?

    situazione X utenti coinvolgimento 2024 franzrusso

    X e i dati di Sensor Tower

    I dati di Sensor Tower hanno rilevato che sono sempre meno le persone che usano X. E questo vale da quando X ha acquisito la piattaforma. Stiamo parlando da fine ottobre del 2022.

    La società di analisi, che ha sede a San Francisco, ha rilevato che a febbraio di quest’anno, X aveva negli Usa 27 milioni di utenti attivi giornalieri da mobile. Numero in calo del 18% rispetto all’anno precedente

    La base utenti Usa è quindi rimasta stabile o in calo, ogni mese a partire da novembre 2022. Ossia, il primo mese intero in cui Musk è proprietario dell’app. In totale è diminuita del 23% da allora.

    Sono numeri negativi che riguardano in ​​tutto il mondo, poiché gli utenti attivi giornalieri sull’app mobile sono scesi a 174 milioni a febbraio. In calo del 15% rispetto all’anno precedente.

    Numeri negativi a livello globale

    Le altre app social media hanno registrato, nello stesso periodo, aumenti modesti delle loro basi di utenti. Snapchat in crescita dell’8,8%; Instagram del 5,3%; Facebook dell’1,5% e TikTok dello 0,5%.

    C’è da dire che tutte queste app hanno subito un calo negli Usa, ma nessuna ha fatto registrare dati negativi come quelli di X.

    Ora, senza voler essere estremamente critici, ma meramente oggettivi, X non gode di ottima salute. E questo è un dato evidente.

    L’aver voluto forzare Twitter per trasformarla in X non è stata una ottima idea. Sia chiaro, azione assolutamente lecita e ci mancherebbe pure. Ma, vista la resa che ha avuto, forse bisognava agire in modo più rispettoso. Degli utenti e della piattaforma stessa.

    I dati che abbiamo visto ci mostrano il risultato di questa forzatura.

    E voi che ne pensate?

  • Il valore della libertà di parola e i social media nel 2024

    Il valore della libertà di parola e i social media nel 2024

    La libertà di parola è sempre più al centro del dibattito in rete e sui social media. Il caso che riguarda Don Lemon e Elon Musk è solo uno dei tanti esempi che rappresenta questo grande tema. Noi tutti dobbiamo impegnarci per un dialogo sempre costruttivo e rispettoso.

    Viviamo un momento storico in cui la libertà di parola è sempre più al centro di qualsiasi dibattito. Specialmente sui social media.

    Questo perché negli ultimi anni, in particolar modo negli ultimi due, ci siamo accorti che questi strumenti, i social media, possono essere strumenti di grande valore. Ma anche strumenti che, se adoperati nel modo sbagliato, possono ledere principi basilari. Come appunto la libertà di parola.

    Libertà di parola e social media oggi

    Con l’avvento del digitale e dei social media questo concetto si è ampliato. Siamo entrati in un territorio in cui le linee tra espressione personale, disinformazione, discorso d’odio e censura diventano nebulose.

    Il grande tema che abbiamo scoperto tutti con Internet è dove finisce la libertà di parola e dove inizia la censura.

    Come spesso ricordato, per libertà di parola non si intende, in maniera sintetica, libertà di poter dire qualsiasi cosa impunemente. Tutt’altro. La libertà di parola consente a chiunque di esprimersi liberamente nel rispetto delle norme vigenti. E questo vale anche sui social media e su Internet in generale.

    libertà parola social media franzrusso

     

    Di libertà di parola poi ne parla continuamente Elon Musk, ormai proprietario della piattaforma X, che prima era Twitter. Per Musk questo principio è basilare. Solo che lo interpreta nella sua accezione più estesa, ossia senza limiti. E spesso con una forte interpretazione personale. Vale a dire: “puoi esprimerti liberamente, ma solo se piace a me”.

    Musk e la libertà di parola

    Questa considerazione non è campata in aria. Elon Musk ha un evidente problema con la libertà di parola. Appena insediatosi in quella che prima era Twitter si è adoperato molto a ripristinare account che erano stati banditi per contenuti d’odio. Un esempio su tutti Donald Trump o ancora il ripristino dell’account di Alex Jones.

    Musk sa benissimo che non sarà mai un paladino e strenue difensore della libertà di parola in senso esteso e nobile. Non lo sarà mai perché è a capo di una società privata e, questa condizione, lo porta a discernere in modo differente cosa è lecito condividere sulla sua piattaforma e cosa non lo è.

    Musk, come proprietario di X, ha il potere di decidere chi può e chi non può avere una voce sulla piattaforma. Questo evidenzia il crescente potere dei giganti dei social media e la necessità di una maggiore regolamentazione.

    Perché mi soffermo sul valore della libertà di parola e i social media?

    Il caso Don Lemon – Elon Musk

    Perché nei giorni scorsi è avvenuto un ennesimo esempio di ciò che si intende per potere dei giganti di queste piattaforme nel momento in cui decidono cosa può andar bene e cosa non deve andare bene.

    Il caso eclatante riguarda, ancora una volta, Elon Musk e l’ex giornalista della CNN, Don Lemon.

    libertà parola don lemon elon musk franzrusso 2024
    Sulla sinistra, Don Lemon | sulla destra, Elon Musk

    Come sapete, X sta cercando di posizionarsi anche come piattaforma video. E quindi sta estendendo ancora una volta la modalità di creazione di contenuti. Per alimentare nuovi video, ha pensato bene di coinvolgere giornalisti, intrattenitori, influencer a tenere i propri show sulla piattaforma.

    Uno dei primi show avviati su X è stato quello di Tucker Carlson, ex giornalista di Fox News, apertamente di destra. Per chi non lo conoscesse, lo avrete sicuramente sentito nominare di recente per la sua intervista a Vladimir Putin al Cremlino.

    E qualche mese fa Elon Musk, per cercare di equilibrare gli show, aveva invitato anche Don Lemon.

    Lo show di Lemon, “Don Lemon Show”, avrebbe dovuto prendere il via in questi giorni, proprio con un’intervista a Elon Musk. Avrebbe, perché proprio Elon Musk ha deciso che lo show non sarebbe stato più ospitato da X, così come era stato concepito inizialmente.

    E perché questa decisione? Semplice, Elon Musk annulla la messa in onda dello show perché non gli è piaciuta l’intervista.

    Censura o libertà di parola?

    L’intervista verteva su diversi temi di attualità e riguardava anche alcune considerazioni che Musk aveva condiviso sulla sua piattaforma.

    Lemon ha chiesto a Musk di commentare un tweet in cui definiva il capo dell’intelligence artificiale di Google, Blaise Agüera y Arcas, un “pazzo”.

     

    La risposta di Musk è stata stizzita: ha accusato Lemon di essere “un giornalista di parte” e di avergli rivolto domande “a senso unico”. Di lì a poco, ha annunciato la cancellazione della sua partecipazione al programma, previsto per il giorno successivo.

    “Mancava di autenticità”, ha aggiunto Musk. Sostenendo anche come Lemon rivolgesse le domande suggeritegli da Jeff Zucker, ex presidente della CNN. Questa considerazione è figlia del fatto che Musk considera la CNN “un media allo sbando”.

    L’equilibro e la libertà di parola

    Insomma, un brutto episodio che ci riporta a quello che sostenevo all’inizio. Ossia al fatto che Musk considera la libertà di espressione solo quando gli fa comodo. Più o meno è così.

    Questa vicenda ci mostra come i social media esercitano un ruolo fondamentale nell’esercizio della libertà di parola.

    La vicenda in questione ci pone di fronte a domande come queste:

      • Qual è il ruolo delle piattaforme social nel moderare i contenuti?
      • Come bilanciare libertà di parola e protezione da contenuti dannosi?
      • Come evitare che i social media dividano e polarizzino la società?

    La vicenda Lemon-Musk ci invita a riflettere su queste domande e a trovare soluzioni che tutelino la libertà di parola e favoriscano un dialogo costruttivo e rispettoso.

    Interventi sulla libertà di parola e conseguenze

    Ma oltre alle domande da porci, ci sono anche alcuni elementi da considerare. Questa vicenda in effetti ha:

      • danneggiato ulteriormente la reputazione di X, accusata di non tollerare il dissenso.
      • rafforzato la posizione di Musk come figura controversa e polarizzante.
      • contribuito ad accendere un nuovo dibattito pubblico sulla libertà di parola e sul ruolo dei social media nella società.

    Le conseguenze a lungo termine sono ancora incerte.

    Ma è evidente che la vicenda ha avuto, e avrà, un impatto considerevole sui social media e continuerà a far discutere.

    Teniamo anche in considerazione il fatto che questi luoghi non sono agorà pubbliche. Mi viene in mente, proprio adesso che lo scrivo, che a parlare di “agorà” fu addirittura un ex CEO di Twitter, Dick Costolo.

    Le piattaforme social sono proprietà privata e stabiliscono le proprie regole e come moderare i contenuti.

    Libertà di parola e controllo degli strumenti digitali

    Il tema della libertà di parola non è solo una questione di diritti individuali. È una questione anche di potere e controllo sui canali di comunicazione digitali.

    Inoltre, pone in risalto l’importanza della trasparenza e dell’equità da parte delle piattaforme che gestiscono questi strumenti.

    È di fondamentale importanza essere consapevoli dei propri pregiudizi e di come influenzano le nostre opinioni online.

    Tutti noi dobbiamo impegnarci a coltivare un dialogo costruttivo e rispettoso online, anche con persone che hanno opinioni diverse dalle nostre.

    La libertà di parola sui social media è un diritto prezioso che va difeso. È importante esercitarlo con Responsabilità e Consapevolezza, tenendo conto dei diritti e degli interessi degli altri.

    Solo così possiamo creare un ambiente online sicuro, inclusivo e democratico, dove tutti possono esprimersi liberamente e senza timore.

  • X, quella che era Twitter, vale oltre il 70% in meno

    X, quella che era Twitter, vale oltre il 70% in meno

    Il valore di X (precedentemente Twitter) cala del 71,5% in seguito all’acquisizione di Elon Musk. Lo rileva Fidelity che aveva investito 19,2 milioni di dollari nell’ottobre del 2022. Quali le conseguenze e le sfide impossibili della piattaforma di Musk.

    Comunque la si pensi, l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk, nell’ottobre 2022 ha rappresentato un punto di svolta significativo nel panorama dei social media. Ognuno poi, alla luce dei fatti, può formulare la sua opinione su questa svolta.

    Musk ha comprato Twitter per 44 miliardi di dollari, in parte grazie al finanziamento fornito, tra gli altri, da Fidelity​​. L’acquisizione di Twitter da parte di Musk ha segnato l’inizio di una serie di cambiamenti radicali. Sia nella gestione che nella strategia dell’azienda, che hanno avuto un impatto considerevole sul suo valore di mercato. E sulla percezione da parte degli utenti.

    X, oggi Twitter, e il calo del valore

    A proposito del valore di Twitter, divenuta ormai X, Fidelity ha ridotto drasticamente il valore stimato delle sue partecipazioni in X, posseduta da Elon Musk. La valutazione è stata ridotta del 71,5% rispetto al valore originale delle azioni.

    X perde valore oltre 70 percento franzrusso

    In particolare, Fidelity aveva investito 19,2 milioni di dollari in X nell’ottobre 2022. Ma ha poi ridotto la valutazione del 65% nell’ottobre 2023. E ulteriormente del 71,5% nel novembre 2023​​​​.

    Questo significa che la piattaforma vale circa 12 miliardi di dollari. Valeva circa 35 miliardi di dollari nell’aprile del 2022.

    La riduzione di valore di novembre 2023 fa seguito al famoso “go fu@ç yourself” indirizzato da Musk alle aziende che avevano deciso di non investire più in pubblicità sulla piattaforma.

    Come conseguenza, questo calo si traduce in una significativa perdita di fiducia nell’investimento di Fidelity in X.

    Le grande sfide quasi impossibili di X

    Come dicevamo, la piattaforma di Musk ha subito numerosi cambiamenti nell’ultimo anno. Inclusa la nomina di Linda Yaccarino, ex dirigente di NBCU, come CEO. Con l’obiettivo di rendere l’azienda profittevole entro il 2024​​.

    Nonostante ciò, X si trova di fronte a una sfida più che ardua per riconquistare la fiducia degli inserzionisti. Grandi aziende pubblicitarie come Apple, Comcast/NBCUniversal, Disney e Warner Bros si sono ritirate dalla piattaforma a seguito di commenti controversi di Elon Musk e di un suo sostegno a una teoria cospirazionista antisemita​​.

    Musk, inoltre, ha affrontato il boicottaggio pubblicitario con commenti controversi, esprimendo la sua frustrazione e attribuendo agli inserzionisti la responsabilità del declino di X​​.

    Al momento, la strategia di X per affrontare l’impatto del boicottaggio degli inserzionisti include l’attrazione di piccole e medie imprese sulla piattaforma​​. Musk ha inoltre preso decisioni discutibili riguardo al ripristino di utenti precedentemente bannati dalla piattaforma, scatenando ulteriori discussioni e indagini sulle politiche di moderazione dei contenuti di X​​.

    La drastica riduzione della valutazione di Fidelity ha sollevato interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine di X. Anche se va detto che forse non ha sorpreso tutti.

    La trasformazione e il futuro di X

    La trasformazione della piattaforma di Musk si inserisce in un panorama di generale cambiamento del settore. E, nelle difficoltà che incontra nel ristabilire la fiducia degli inserzionisti, possiamo dire che la proprietà non aiuta.

    Risulta essenziale un piano accurato per ristabilire la credibilità di X e riconquistare la fiducia degli inserzionisti, costruendo un solido e coinvolgente bacino di utenti e moderando efficacemente i contenuti​​​​.

    Una strategia che, anche alla luce delle ultime esternazioni di Musk sembra sempre più una chimera.

    In conclusione, la valutazione di Fidelity pone in evidenza le enormi difficoltà che X deve affrontare per dimostrare il suo impegno nel sostenere una comunità online davvero sana e sicura. Soprattutto in vista di un anno, come il 2024, che si presenta denso di insidie.

  • L’atteggiamento di Musk su X costa milioni in pubblicità

    L’atteggiamento di Musk su X costa milioni in pubblicità

    X rischia una perdita di 75 milioni di dollari in pubblicità dopo il post controverso di Musk. E i grandi marchi hanno sospeso le campagne su X. Intanto la visita in Israele non è senza polemiche.

    X, fu Twitter, continua a soffrire dal punto di vista delle entrate pubblicitarie. Ossia, la principale fonte di sostentamento, al momento, per la piattaforma di Elon Musk.

    E dopo il calo registrato a giugno di questo anno potrebbe subire una perdita significativa di entrate pubblicitarie. Si parla di 75 milioni di dollari. Questo a seguito del contraccolpo dovuto alla diffusione di contenuti antisemiti sulla piattaforma.

    Da evidenziare che questa situazione si verifica in un periodo cruciale dell’anno. Ossia il trimestre che porta al periodo natalizio, tradizionalmente è il più redditizio per la pubblicità. Negli ultimi tre mesi del 2021- quindi prima che arrivasse Musk – Twitter aveva registrato entrate per 1,57 miliardi di dollari, di cui quasi il 90 percento proveniva dalla pubblicità.

    X e calo della pubblicità: la reazione dei brand

    Secondo il New York Times, che ha visionato documenti interni dell’azienda, oltre 100 marchi, tra cui Airbnb, Netflix e Microsoft, hanno interrotto o stanno considerando di sospendere le loro campagne pubblicitarie su X. E la motivazione che ha portato a questa reazione deriva dal tweet di Elon Musk che appoggiava una teoria della cospirazione antisemita.

    atteggiamento musk calo milioni pubblicità X franzrusso

    Dopo la pubblicazione del tweet in questione, Media Matters ha pubblicato un report mostrando come contenuti antisemiti siano apparsi vicini a contenuti sponsorizzati. Proprio dei brand che hanno sospeso gli investimenti in advertising.

    La piattaforma X, in risposta al report, ha intentato una causa contro l’organizzazione. L’accusa è di aver fabbricato immagini che rappresentavano annunci di grandi brand a fianco di contenuti estremisti.

    Nonostante la difesa pubblica di X, aziende come IBM, Apple e Disney hanno prontamente ritirato i loro annunci. Anche Lionsgate e Ubisoft hanno sospeso le loro campagne. In riferimento al tweet di Musk come motivo, come già raccontato qui.

    X prova a difendersi

    Il NYT riporta che Airbnb ha sospeso oltre un milione di dollari in pubblicità. Netflix e le filiali di Microsoft hanno ritirato rispettivamente 3 e 4 milioni di dollari in campagne pubblicitarie. Anche Uber e Coca-Cola hanno messo in pausa le loro pubblicità su X.

    X, nella sua difesa, ha dichiarato che le cifre riportate erano obsolete o rappresentavano una valutazione interna del rischio. Secondo l’azienda, le entrate a rischio sarebbero solo di circa 11 milioni di dollari. Con la situazione in continua evoluzione man mano che alcuni inserzionisti ritornano o incrementano la loro spesa pubblicitaria.

    Musk e la visita in Israele, con polemiche

    E proprio in questi giorni Elon Musk si trova in visita in Israele, proprio in virtù delle polemiche sull’antisemitismo.

    Musk è proprietario anche di Starlink, che fornisce servizi Internet satellitari, attraverso la sua società SpaceX. E avrebbe raggiunto un accordo con il governo israeliano per limitare l’uso dell’ISP nella Striscia di Gaza e per implementarlo solo con il permesso del governo israeliano.

    Musk aveva precedentemente affermato che Starlink avrebbe offerto connettività a “organizzazioni umanitarie riconosciute a livello internazionale a Gaza“, dove si sono susseguiti continui blackout di Internet poiché i servizi dei principali operatori erano inattivi a causa della carenza di carburante.

    La visita di Elon Musk ha comunque generato polemiche in Israele. Alcuni media israeliani hanno criticato il primo ministro Benjamin Netanyahu per aver ospitato un uomo che considerano antisemita.

    Difficile da digerire l’accoglienza di qualcuno che solo pochi giorni fa ha sostenuto un luogo comune violentemente antisemita, che si è dilettato per anni nell’antisemitismo e ha trasformato questa piattaforma in un pozzo nero di odio“, ha scritto su X Amy Spiro, una giornalista del Times of Israel.

    Elon Musk “persona non grata in Israele”

    Il miliardario dovrebbe essere “persona non grata in Israele”, ha scritto il caporedattore di Haaretz, Esther Solomon, aggiungendo: “Invece, Netanyahu – esplorando nuove profondità di servilismo amorale – gli regala una visita di pubbliche relazioni nei kibbutz devastati da Hamas. Profani, venali, biliosi, tutti e due”.

  • Elon Musk vuole riattivare i titoli nelle anteprime con link

    Elon Musk vuole riattivare i titoli nelle anteprime con link

    Elon Musk cambia idea in continuazione. Nei giorni scorsi ha annunciato il ritorno dei titoli nelle anteprime con link su X. Solo che non saranno più visibili come prima, ma saranno inseriti nell’immagine che accompagna il contenuto.

    Solo qualche mese fa Elon Musk, oggi proprietario di X (fu Twitter), sosteneva che, per una migliore “estetica del contenuto”, sarebbe stato meglio eliminare i titoli nelle anteprime dei post con link. E così è stato. Infatti, attualmente sul web il link viene incorporato all’interno dell’immagine che accompagna il contenuto. Lo si vede in basso a sinistra sottoforma del dominio del link da cui proviene. Cliccandoci sopra si arriva a leggere il contenuto.

    Elon Musk ama cambiare idea, come sempre

    Ora, sappiamo bene che quando Elon Musk dice una cosa è sempre proprio poi a sostenere il contrario. O quasi.

    Infatti, l’altro giorno in un post ha scritto: “In una prossima release, X sovrapporrà nella posizione superiore dell’immagine di una card con link”. Senza dare ulteriori dettagli sulla tempistica. Musk ha poi confermato che il titolo che accompagna il contenuto apparrà all’interno della card.

    x link titoli immagine franzrusso.it

    Il titolo sarà all’interno della card

    Quindi avremo il link che apparirà in fondo a sinistra e il titolo in alto, sempre nella stessa immagine.

    Evidentemente, il fatto di aver eliminato i titoli all’interno del contenuto nell’anteprima ha cambiato notevolmente l’interazione degli utenti. Si è trattata di una modifica che ha cambiato l’esperienza degli utenti sulla piattaforma. E dato spazio anche a un po’ di confusione.

    Questo perché, non essendo immediata la visualizzazione del titolo, ad un primo sguardo non è facile individuare il link che viene adesso incorporato nell’immagine. E poi, come abbiamo imparato in questi mesi, l’algoritmo di X è impostato per dare sempre meno valore ai contenuti con link. Questo per evitare che gli utenti possano lasciare la piattaforma per approfondire il contenuto.

    Al momento anche i contenuti di questo blog seguono un po’ la tendenza di introdurre all’interno della card il titolo dell’articolo. In verità, è una pratica che veniva adottata anche prima. Ha trovato ancora più valore con le modifiche apportate dall’agosto scorso.

    Nel momento in cui dovesse entrare in vigore questa novità annunciata da Musk converrà attendere prima di decidere se abbandonare la card personalizzata. Ancora non è chiaro come tutto questo si concretizzerà graficamente. Ricordiamo che tutto questo, al momento, vale solo per il web e non per le condivisioni da mobile.

    E non sono mancate le critiche

    Insomma, ancora una volta Elon Musk non smentisce sè stesso. Continua a procedere allo stesso modo. E non sono mancati gli utenti che lo hanno criticato per aver messo mano ad una funzionalità che non avrebbe dovuto essere modificata.

    Da notare che l’annuncio di questa novità è arrivato dopo che lo stesso Musk, circa due ore prima, aveva condiviso un articolo di Reuters. Il post riportava l’immagine, che altro non era che il logo di OpenAI con il contenuto scritto da Musk “Estremamente preoccupante”.

    Senza titolo, senza alcun contesto o considerazione per chiarire il contenuto dell’articolo. Inavvertitamente lo stesso Musk ha dato dimostrazione come l’aver eliminato l’anteprima dei titoli è stata una sciocchezza.

    Vedremo cosa ne verrà fuori. Anche perché Musk al momento dovrebbe essere più preoccupato del fatto che le grandi aziende hanno sospeso gli investimenti in pubblicità sulla piattaforma a causa della diffusione di contenuti antisemiti. E anche a causa della sua recente uscita a sostegno del complotto della sostituzione bianca, del cosiddetto “Piano Kalergi”.

    Elon Musk, come abbiamo ricordato in un altro articolo, dovrebbe cominciare a preoccuparsi di prendere coscienza del proprio ruolo. Dovrebbe prestare attenzione al valore della sua influenza, delle sue parole. Perché ogni parola conta.


    L’immagine di copertina è stata generata da ChatGPT di OpenAI con DALL·E 3

  • Musk e la responsabilità sociale di essere a capo di X

    Musk e la responsabilità sociale di essere a capo di X

    Il recente post di Elon Musk su X, in risposta ad un utente, apre ancora una volta una riflessione sulle conseguenze etiche e commerciali, sull’importanza della responsabilità sociale che il ruolo determina. La reazione di IBM è la dimostrazione che tutto questo conta.

    Nell’era digitale, le figure pubbliche e i leader delle piattaforme social giocano un ruolo cruciale nel modellare le conversazioni pubbliche. Questa responsabilità si estende ben oltre la gestione aziendale. Perché influenza la cultura, l’etica e la società nel suo insieme. Di recente, Elon Musk, proprietario di X (fu Twitter), ha nuovamente catalizzato l’attenzione pubblica e suscitato controversie e pesanti critiche. Una situazione che riguarda l’importanza del suo ruolo nella società. E le sue conseguenze.

    Elon Musk e l’odio

    La situazione si è verificata quando Musk ha risposto a un post di un utente su X, accusando le comunità ebraiche di promuovere l’odio contro le persone bianche, dichiarando “Hai detto la vera verità“. Questa affermazione ha provocato un’ondata di critiche, e di sdegno, per la sua natura divisiva e potenzialmente dannosa. Evidenziando il potere e l’impatto delle parole di figure pubbliche di grande influenza come Musk.

    L’impatto di queste azioni va ben oltre la sfera di Musk. Influenzano la reputazione e l’integrità di X. In relazione a questo pesante episodio, IBM, uno dei principali inserzionisti sulla piattaforma, ha sospeso le proprie pubblicità in risposta a questi eventi, citando la tolleranza zero per l’odio e la discriminazione.

    La risposta di IBM e l’impatto sui brand

    Questa mossa di IBM non è solo una reazione alle parole di Musk. È un chiaro segnale dell’importanza che le aziende attribuiscono ai valori. Come inclusività e rispetto nel decidere dove investire i loro budget pubblicitari.

    musk ibm responsabilità sociale franzrusso

    Il caso di Musk e X solleva interrogativi significativi sulla responsabilità sociale delle piattaforme di social media. In un’epoca in cui la polarizzazione e l’odio online sono in aumento, la responsabilità di moderare e indirizzare il discorso pubblico in modo costruttivo diventa imperativa. Questo non riguarda solo la prevenzione di discorsi di odio o fake news. Ma anche la promozione di un ambiente in cui la diversità di opinioni possa essere espressa in modo rispettoso e produttivo. Paradossalmente è quello che voleva realizzare proprio Musk.

    La reazione delle aziende come IBM è sintomatica di un cambiamento più ampio nel panorama aziendale. Le aziende non sono più disposte a essere associate a piattaforme che non allineano i loro standard etici e valori con quelli dell’azienda. Questo non solo riguarda la responsabilità sociale delle aziende ma anche il crescente desiderio dei consumatori di sostenere marchi che riflettono i loro valori.

    Etica Digitale e Responsabilità Sociale

    D’altra parte, la diminuzione degli investimenti pubblicitari può avere ripercussioni significative sulle piattaforme social. E X, da questo punto di vista, ne sa qualcosa.

    Una riduzione del finanziamento pubblicitario può limitare la capacità delle piattaforme di innovare e migliorare i loro servizi. Può portare a una diminuzione dell’engagement e della crescita dell’utente. Inoltre, può influenzare la percezione pubblica della piattaforma, portando a una possibile diminuzione della fiducia degli utenti e, di conseguenza, a una riduzione dell’uso della piattaforma stessa. Tutte condizioni che si stanno verificando su X.

    Infine, le recenti azioni di Musk sottolineano l’importanza del linguaggio e della rappresentazione sui social media. Le piattaforme social hanno il potere di unire o dividere, di elevare discorsi costruttivi o di alimentare divisioni. La gestione responsabile di queste piattaforme richiede un equilibrio delicato tra libertà di espressione e responsabilità sociale. La direzione futura di X e la sua gestione del discorso pubblico saranno aspetti cruciali, da monitorare.

    Il caso di Musk e IBM offre un importante promemoria. Nella società digitale odierna, i leader delle piattaforme social e le figure pubbliche devono esercitare un elevato grado di responsabilità sociale. Le loro azioni e parole hanno un impatto diretto non solo sulle comunità online. Ma anche sulle relazioni aziendali e sul clima sociale più ampio.

    Le piattaforme come X non sono altro che semplici strumenti di comunicazione. Nel tempo, sono diventate arene pubbliche dove si svolgono dibattiti cruciali per la nostra società. La gestione di tali spazi richiede una comprensione profonda e un rispetto per la diversità e l’inclusività.

    La responsabilità di creare un ambiente sicuro e rispettoso per tutti gli utenti non è solo una questione etica. Diventa anche un imperativo commerciale. Come dimostra la reazione di IBM.

    La reputazione è un bene prezioso nel mondo digitale, costruita con cura e facilmente vulnerabile a danni rapidi e diffusi. Le parole di una figura influente come Musk possono avere ripercussioni immediate non solo sulla sua immagine, ma anche su quella della sua azienda e, in un contesto più ampio, sull’intero ecosistema digitale.

    Le aziende che scelgono di associarsi a piattaforme e figure pubbliche devono essere sempre più consapevoli dell’importanza della responsabilità sociale e della gestione dell’immagine.

    La Governance del futuro digitale

    Il caso di Musk mette in luce il bisogno urgente di una governance più efficace nelle piattaforme di social media. La moderazione dei contenuti e la gestione delle community richiedono un approccio bilanciato. Per proteggere la libertà di espressione pur garantendo un ambiente sicuro e rispettoso per tutti gli utenti.

    Le piattaforme che non riescono a mantenere questo equilibrio possono trovarsi rapidamente isolate. Sia dalla comunità degli utenti, sia dal supporto aziendale.

    Guardando al futuro, è chiaro che il successo delle piattaforme di social media dipenderà sempre più dalla loro capacità di navigare nelle acque complesse della responsabilità sociale. L’esempio di X e la reazione di IBM illustrano perfettamente come le decisioni di leadership possano avere effetti a catena sull’intero ecosistema digitale. Le piattaforme che privilegiano l’etica e la responsabilità sociale saranno quelle che prospereranno, attraendo sia utenti che investitori che condividono questi valori.

    Ogni parola conta

    In conclusione, l’episodio di Musk e IBM sottolinea una verità fondamentale dell’era digitale: nel mondo interconnesso di oggi, ogni parola conta e ogni azione ha un impatto. La responsabilità sociale è più che un obbligo etico. È una necessità strategica per qualsiasi azienda che vuole prosperare nell’ecosistema digitale in rapida evoluzione.

    Le piattaforme e i loro leader devono essere consapevoli dell’importanza della loro voce e della loro influenza, e agire con un senso di responsabilità che rispecchia l’importanza del loro ruolo nella società.

  • X e i numeri in calo dopo un anno con la gestione di Elon Musk

    X e i numeri in calo dopo un anno con la gestione di Elon Musk

    Da quando Elon Musk ha acquisito Twitter, trasformandola in X, la piattaforma ha subito trasformazioni profonde. E la trasformazione ha portato ad un calo del numero degli utenti e dell’utilizzo della piattaforma.

    È passato un anno da quando Elon Musk ha completato l’acquisizione di Twitter, poi trasformata in X a luglio di quest’anno. Eppure, è stato un anno complicato per la piattaforma che, di fatto, ha cancellato definitivamente Twitter, introducendo funzionalità che ne hanno trasformato la forma e la sostanza. E il cambiamento vero lo si nota nel nuovo algoritmo, quello cha ha dato forma alla nuova piattaforma voluta da Elon Musk.

    Questa vuole essere l’occasione per fare qualche considerazione su ciò che è oggi X, la sua percezione, i numeri oggettivi (cioè forniti da società terze) in modo tale da avere una informazione oggettiva, senza pregiudizi o critiche.

    Per inciso, chi scrive non ha mai fatto mancare le sue critiche, a volte anche pesanti, su Twitter che non è mai stata una società perfetta e senza problemi. Per chi volesse, è tutto raccontato qui, su questo blog.

    Ma andiamo avanti.

    L’evoluzione di X sotto il controllo di Musk

    L’anno che X sta festeggiando, giustamente, non è stato tutto rose e fiori. Sono stati 12 mesi molto turbolenti, come turbolento è Elon Musk, l’uomo-impresa che incarca da solo la società, lasciando a Linda Yaccarino il compito di tenere buoni gli investitori. Impresa, come vedremo, assai ardua.

    Di sicuro avrete notato che i festeggiamenti del primo anno della nuova piattaforma X sono coincisi con l’annuncio dell’arrivo delle videochiamate via messaggi diretti. Significa che ormai l’app va sempre più nella direzione tracciata da Musk proprio un anno fa, ossia quella dell’app per qualsiasi cosa.

    X numeri in calo dopo un anno gestione Elon Musk franzrusso.it

    Tempo un anno, o forse meno, e l’app implementerà il sistema di pagamenti. A quel punto il cerchio si chiude e X rappresenterà quello che abbiamo già evidenziato. Diventerà una sorta di WeChat con poche possibilità di poter operare nei paesi UE.

    I numeri di X ad un anno dall’acquisizione

    I numeri diffusi da X, con il post a firma proprio della Yaccarino, dicono questo:

    • X ha oltre 500 milioni di utenti attivi mensili;
    • gli utenti X trascorrono 7,8 miliardi di minuti su X al giorno;
    • l’utente medio trascorre su X più di 32 minuti al giorno;
    • ogni giorno si registrano circa 1,5 milioni di nuovi account;
    • tutte le principali agenzie pubblicitarie ritornano a fare pubblicità su X;
    • 90 dei 100 principali investitori pubblicitari di X di un anno fa hanno ora ripreso le campagne.

    Molti di questi dati sono confutati da analisi di terze parti.

    Ora, se guardassimo i numeri di X, rispetto a quella che è la narrazione fiorente di Musk (senza fornire alcuna fonte dei dati che menziona), ci si accorgerebbe che la realtà sarebbe un’altra. E infatti…

    X ha dichiarato a settembre di avere 245 milioni di utenti attivi giornalieri, un numero inferiore rispetto ai 259,4 milioni del novembre 2022, ma superiore ai 237,8 milioni che l’allora Twitter aveva divulgato per il secondo trimestre del 2022, l’ultima volta che ha presentato pubblicamente i risultati finanziari, prima che Musk rendesse privata la società.

    I dati forniti da società di terze parti, in realtà appunto, sono meno ottimisti. Secondo i dati di Sensor Tower, gli utenti attivi giornalieri di X tramite app mobile sono diminuiti del 16% a settembre rispetto a quando Musk ha assunto il controllo della piattaforma. Si tratta del peggiore dato rispetto alle altre piattaforme “competitor”. Snapchat, ad esempio, cresce più di tutte le altre facendo registra +11%.

    X utenti in calo 2023 WSJ franzrusso

     

    A settembre 2023, X ha 183 milioni di utenti attivi sulla piattaforma, un numero assai inferiore rispetto a quando vuole la narrazione di Musk. Addirittura ben al di sotto dei 315 milioni di utenti attivi giornalieri “monetizzabili” che Twitter si era impegnata a raggiungere entro la fine di quest’anno, prima che intervenisse l’acquisizione di Musk.

    X dopo un anno in calo utenti e download

    Snapchat, visto da Twitter come elemento di comparazione per quanto riguarda il numero di utenti attivi al giorno, ha ormai raggiunto la soglia dei 400 milioni di utenti attivi giornalieri. Sono invece sempre più distaccate da X piattaforme come YouTube, con oltre 2 miliardi di utenti attivi al giorno, e Facebook, con oltre 1,4 miliardi di utenti attivi al giorno.

    Ancora, i dati che offre Sensor Tower rispetto ai download delle app riflettono questo trend al ribasso di X. I download sono calati dopo che Musk ha improvvisamente rinominato la piattaforma X, come dicevamo a luglio di quest’anno. Questo perché le persone in cerca di “Twitter” non sapevano che l’app avesse cambiato nome. Un piccolo pasticcio possiamo dire, dettato dalla fretta di anticipare i tempi per stare al passo con Threads. Stiamo parlando dei tempi del famoso incontro tra Musk e Zuckerberg, quello che si sarebbe dovuto tenere al Colosseo.

    Qualche settimana fa avevamo riportato che il 69% degli utenti statunitensi si riferisce ancora alla piattaforma con il nome “Twitter”.

    X in queste settimane ha affermato di avere registrato uno slancio, segnalando questo mese i propri dati che mostrano che 1,5 milioni di persone si iscrivono a X ogni giorno, in crescita del 4% rispetto allo scorso anno. Dato riportato sopra.

    L’evoluzione di X e il rapporto con gli inserzionisti

    I numeri degli utenti sono importanti per attrarre inserzionisti che vogliano investire in advertising su X. E il compito di attirare nuovi inserzionisti e trattenere quelli attuali è affidato alla CEO di X, Linda Yaccarino. Ebbene, come parte del suo progetto che comprende uno scenario ben più positivo dello stato del business, affermando che il 90% dei primi 100 inserzionisti dello scorso anno sia ritornato, in realtà le cose stanno in modo un po’ diverso. Ricordiamo che la pubblicità fornisce a X la maggior parte delle entrate dell’azienda, sebbene la società di Musk abbia lavorato sulla crescita di entrate da altre fonti, come gli abbonamenti.

    Ma i segnali che arrivano sono molto più deboli, in particolare per quando riguarda mercato pubblicitario degli Stati Uniti, quello più importante per X. Sono tante le agenzie di pubblicità che affermano di dover ancora vedere un ritorno su larga scala a X e che alcuni marchi stanno, davvero, tornando sulla piattaforma, ma spendendo molto meno. Musk ha dichiarato il mese scorso che le entrate pubblicitarie statunitensi di X sono diminuite del 60% dall’acquisizione.

    E poi, c’è un altro tema che in questi mesi ha tenuto banco, e cioè il valore di X rispetto a quello reale. Se è vero che Elon Musk ha chiuso una acquisizione da 44 miliardi di dollari, è però vero che il valore reale si aggira al di sotto della metà. Si parla infatti di un valore di 20 miliardi di dollari rilevato a marzo di quest’anno.

    Ma anche su questo fronte Musk alimenta ottimismo. Si è addirittura sbilanciato a dire che un giorno, senza specificare di quale anno, X potrebbe valere addirittura più di 250 miliardi di dollari.

    Il futuro di X passa anche dall’UE

    Questa è solo una parte del resoconto. Ci sarebbe poi da considerare, i maniera sostanziale, che questi 12 mesi hanno cambiato in maniera basilare l’esperienza utente sulla piattaforma. E questo è un dato evidente che si evince anche dai dati riportati qui.

    Ci sarebbe poi da aggiungere le polemiche che Musk ha alimentato con l’UE a proposito dell’aumento di disinformazione. Ci sarebbe da aggiungere le modifiche apportate che finiscono per danneggiare gli editori, con cui Musk è in polemica quotidianamente.

    Di recente si è paventata la possibilità di eliminare X dall’UE, ipotesi poi smentita ma che in realtà potrebbe verificarsi. Si tratta di uno scenario non proprio lontano dalla realtà.

    Per non parlare del taglio del personale, -75%, taglio che ha finito per coinvolgere anche i dipartimenti legati alla sicurezza della piattaforma. Non sono opinioni queste, sono dati di fatto.

    In conclusione, l’evoluzione di Twitter/X sotto la guida di Elon Musk ha portato a cambiamenti significativi, sia in termini di gestione aziendale che di esperienza utente. Mentre alcune delle decisioni di Musk hanno suscitato polemiche e preoccupazioni, è innegabile che la piattaforma stia attraversando una fase di profonda trasformazione.

    Sarà interessante osservare come X si svilupperà nei prossimi mesi e se riuscirà a realizzare le ambiziose visioni del suo controverso leader. Ciò che è certo è che, indipendentemente dalla direzione in cui si muoverà, X continuerà a essere al centro dell’attenzione, alimentando dibattiti e discussioni nel mondo dei social media e oltre.

  • X, per gli utenti il nome della piattaforma è ancora Twitter

    X, per gli utenti il nome della piattaforma è ancora Twitter

    Sono ancora tanti gli utenti che continuano a riferirsi a X chiamandola con il vecchio nome Twitter. Non è solo una sensazione ma è un dato che emerge da un sondaggio di Ad Age negli Usa.

    A quasi un anno di distanza dal passaggio della piattaforma nelle mani di Elon Musk, e a due mesi dal cambio del nome, sono ancora tantissimi gli utenti che si riferiscono alla piattaforma con il vecchio nome “Twitter” e non X, quello voluto appunto da Musk.

    Sono tanti gli account celebri che ancora riportano “Twitter” all’interno della propria bio, come Louis Vuitton, Warner Bros, FBI, l’account di Chrome, ma anche l’account della Biennale di Venezia, della squadra di calcio del Napoli, del Milan e di tanti altri.

    Persino l’account @potus del presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, ha ancora nella sua bio la parola “tweet”.

    Difficile staccarsi da una piattaforma che per 16 anni ha caratterizzato un certo modo di usare i social media, introducendo anche vocaboli diventati, col tempo, parte del lessico quotidiano.

    Al momento, questa non è soltanto una sensazione ma è una impressione supportata anche da dati.

    Gli utenti la chiamano ancora Twitter

    Un recente sondaggio rileva che il 69% degli utenti statunitensi si riferisce ancora alla piattaforma con il nome “Twitter” e ai post come “tweet”. Il sondaggio, che ha coinvolto 1.047 adulti statunitensi di età superiore ai 18 anni, è stato condotto online negli Stati Uniti da The Harris Poll e Ad Age Research dal 6 al 7 settembre.

    Sono sicuro che questo dato troverebbe risultati molto simili anche se fosse condotto in Italia. Risulta ancora molto difficile usare il termine X o usare una definizione anonima come post, già molto usata in generale sui social media, e non solo. Quando, invece, tweet risultava essere un modo autentico e unico per invitare alla brevità e alla sintesi.

    Diciamo che l’operazione di rebranding (perché di questo si tratta, a differenza di ciò che continua a pensare qualcuno) risulta difficile da digerire per molti utenti. La sensazione è che i modi usati da Elon Musk rischiano di allontanare invece di avvicinare gli utenti.

    Dato a margine. Senza fornire alcuna fonte, qualche giorno fa account vicini alla narrazione dei fatti voluta e imposta da Elon Musk condividevano la notizia che sulla piattaforma si è raggiunti il numero di 550 milioni di utenti attivi mensili.

    Operazione di rebranding gestita male

    L’operazione di rebranding poteva essere gestita diversamente, e meglio. Un esempio da citare, restando nel mondo dei social media, è quello di LinkedIn. Microsoft, una volta acquisita la piattaforma, non smantella nulla, anzi. Lascia che la piattaforma resti con la sua impostazione originale, con il suo nome riconosciuto e riconoscibile, realizzando un programma per farla crescere. E così è stato.

    Ma Elon Musk non ha in mente nulla di tutto questo, vuole solo smantellare per non lasciare più alcuna traccia di Twitter. Dal prossimo 29 settembre entreranno in vigore i nuovi termini d’uso che abbandoneranno il nome Twitter e la definizione tweet. Il fatto è che ancora oggi ci sono molte pagine denominate “Twitter” e che riportano ancora la parola tweet.

    Provate a scrivere su Google “linee guida x” e noterete che tra i risultati in prima pagina c’è un link che riporta ad una pagina intestata ancora con “Twitter”.

    Tra l’altro, la stessa descrizione dell’app X, nell’App Store contiene ancora la forma “ex Twitter”.

    Difficile abbandonare Twitter

    Alla luce di tutto questo, risulta difficile per gli utenti abbandonare un logo aperto e amichevole come quello di Twitter e adottare X che, nella maggior parte dei casi, viene associato proprio al senso di chiudere qualcosa. Pensate solo a quando chiudete una pagina del browser, lo fate cliccando su una X. Per niente amichevole o positivo.

    Certo è che Elon Musk e il suo team, nella sua opera di trasformazione della piattaforma verso una “app per qualsiasi cosa“, sta cercando di far passare come nuova metrica di successo quella del tempo trascorso “non angosciato” sulla piattaforma. L’intento è quindi quello di dimostrare che più persone sono soddisfatte mentre usano la piattaforma, per contrastare le affermazioni secondo cui è aumentata la negatività da quando Musk lìha acquistata.

    Da questo punto di vista, anche il sondaggio Harris Poll/Ad Age fornisce alcuni spunti: il 59% degli intervistati che utilizzano X concordano sul fatto che si tratta di “tempo ben speso“. E, allo stesso tempo, il 49% degli utenti di X concorda sul fatto che i contenuti sulla piattaforma sono “generalmente più negativi ora rispetto a prima dell’acquisizione di Elon Musk“.

    Insomma, quasi la metà comunque considera che i contenuti negativi sono più rilevanti rispetto a prima e, di questo passo, sarà davvero difficile far dimenticare Twitter.

  • X aggiorna i termini di servizio e ricorda che i tweet sono post

    X aggiorna i termini di servizio e ricorda che i tweet sono post

    I nuovi Termini di Servizio di X (ex Twitter), che entreranno in vigore il 29 settembre, introducono cambiamenti importanti. Sparisce la parola tweet che viene sostituita da post. E poi ci sono restrizioni sullo scraping e l’ampliamento della raccolta dati. La distanza da Twitter è ormai evidente.

    Chiunque sia entrato oggi all’interno dell’app Twitter/X – che da oggi chiameremo solo X – avrà visto il messaggio in basso che invitata a consultare i nuovi Termini di Servizio (TOS, Terms of Service) che entreranno in vigore dal prossimo 29 settembre.

    Al di là di tutte le cose importanti che questo documento contiene, il messaggio di fondo è che con questi nuovi termini X vuole davvero far dimenticare Twitter. Già all’interno del documento quasi mai viene menzionato Twitter, in luogo di X. Quindi il messaggio è chiaro.

    Anche se esistono ancora link di sottodomini che riportano “twitter.com”.

    Ma X ora punta a cambiare completamente il lessico che Twitter aveva creato nel corso dei 16 anni di vita (intendiamo, dal 2006 fino alla cessione a Elon Musk nel 2022).

    X aggiorna i termini di servizio e ricorda che i tweet sono post

    Nuovi termini di servizio di X, addio al tweet

    Infatti, Twitter era stata l’unica piattaforma social media a creare un insieme di parole che presto sarebbero entrate a far parte del linguaggio comune. Come “tweet”, il contenuto che veniva condiviso sulla piattaforma, prima da 140 e poi da 280 caratteri, usato spesso come un invito ad intervenire brevemente: “dai, dimmelo in un tweet”.

    Dal prossimo 29 settembre tweet non esisterà più, in via ufficiale, esisterà solo l’anonimo “post”, termine usato ormai ovunque sulle diverse piattaforme e diventato di uso comune per “contenuto online”.

    E oltre a tweet cambierà anche la celebre forma “retweet”, che adesso diventa “repost”.

    E poi c’è tutta la parte dedicata allo scraping. Ricordate certamente quando un paio di mesi fa Elon Musk ordinò la limitazione sulle visualizzazioni dei tweet perché sosteneva che la piattaforma era presa d’assalto dai robot crawler dei servizi di intelligenza artificiale generativa. In pratica questi bot visitano diversi siti per poi riportare all’interno del software principale per alimentare i contenuti dell’intelligenza artificiale.

    Adesso è scritto nei TOS di X:

    La scansione dei Servizi è consentita se eseguita in conformità con le disposizioni del file robots.txt, tuttavia, la scansione dei Servizi senza il nostro previo consenso è espressamente vietata“.

    Nelle ultime settimane, X ha anche modificato il suo file robots.txt per rimuovere le istruzioni per tutti i bot crawler, tranne Google.

    Nel 2015, Twitter aveva confermato di avere un accordo con Google per far emergere i tweet nei risultati di ricerca. Adesso non è chiaro se la natura o i termini dell’accordo siano cambiati con la nuova gestione di X.

    X ha anche modificato il file robots.txt per impedire ai crawler di ottenere informazioni come “Mi piace” e “retweet” (quando si chiamavano ancora così) relativi a contenuti specifici. Inoltre, impedisce ai bot di guardare i “Mi piace”, i media e le foto di un account.

    Cos’è il file robots.txt

    Per chi non è avvezzo a termini un po’ più tecnici, un file robots.txt è un piccolo documento utilizzato dai siti web per comunicare con i motori di ricerca e altri robot che esplorano il web, come quelli utilizzati da social media e motori di ricerca.

    Questo file dice a questi robot quali parti del sito possono essere esplorate e indicizzate (rese disponibili nei risultati di ricerca) e quali parti dovrebbero essere evitate. In poche parole, è come una “mappa” che dice ai robot dove sono consentiti e dove non sono benvenuti sul tuo sito web. Questo aiuta a controllare quali pagine di un sito vengono mostrate nei risultati di ricerca e protegge le informazioni sensibili o private, se dovesse essere necessario.

    Tornando allo scraping che X non permetterà più sulla propria piattaforma, sarà difficile ottenere il consenso richiesto, sempre qualche settimana fa, all’interno di uno spazio live, uno Spaces, Elon Musk disse che xAI, società di intelligenza artificiale da lui fondata a luglio, utilizzerà dati pubblici come i post della piattaforma per addestrare i suoi modelli. Ecco spiegato il divieto per le altre piattaforme di intelligenza artificiale generativa.

    Inoltre, aspetto certamente non secondario, la nuova versione dei termini di servizio afferma che X amplierà il volume di dati raccolti sugli utenti, inclusi dati biometrici e anche la storia lavorativa.

    Insomma, X vuole farci dimenticare Twitter e mai come adesso, con questi nuovi termini, la distanza tra le due piattaforme è così ampia.

    Se preferite, potete consultare e scaricare i nuovi termini di servizio di X anche in pdf.

Contatti