Tag: elon musk

  • Musk sotto accusa dalla SEC per il caso Twitter

    Musk sotto accusa dalla SEC per il caso Twitter

    La SEC accusa Elon Musk di aver ritardato la comunicazione sull’acquisto di Twitter, risparmiando 150 milioni di dollari. Ecco una breve considerazione sulle accuse, sulle tappe e sugli scenari futuri.

    La causa intentata dalla Securities and Exchange Commission (SEC, la Consob italiana per intenderci) contro Elon Musk ha riacceso i riflettori su una delle acquisizioni più controverse degli ultimi anni: quella di Twitter, oggi nota come X.

    La SEC accusa Musk di aver violato le leggi sui titoli per non aver comunicato tempestivamente l’acquisto di una quota significativa della società nel 2022, risparmiando così oltre 150 milioni di dollari e causando danni agli investitori.

    La causa della SEC contro Elon Musk

    Infatti, sempre secondo la SEC, Elon Musk avrebbe dovuto notificare la sua partecipazione all’interno della società Twitter entro il 24 marzo 2022, come previsto dalla legge Usa che impone la comunicazione entro dieci giorni dal superamento della soglia del 5% di azioni possedute.

    In quella occasione, Musk ha reso pubblica la sua quota solo il 4 aprile, con un ritardo di 11 giorni, durante i quali avrebbe acquistato ulteriori azioni per un valore superiore a 500 milioni di dollari.

    Questa tardiva comunicazione, sostiene la SEC, ha avuto un impatto significativo sugli investitori che hanno venduto le loro azioni tra il 25 marzo e il 1° aprile 2022, inconsapevoli della presenza di Musk.

    La causa punta a recuperare i guadagni ottenuti da Musk durante il periodo incriminato, imponendo sanzioni civili e altre misure punitive.

    Intanto lui non sembra preoccuparsene, come al solito.

    Musk sotto accusa dalla SEC per il caso Twitter
    Musk sotto accusa dalla SEC per il caso Twitter

    Musk e l’acquisizione di Twitter, le tappe in breve

    La vicenda Twitter/X inizia nel marzo 2022, quando Musk avvia l’acquisto di azioni della piattaforma di microblogging. Dopo la tardiva divulgazione della sua partecipazione, Musk annuncia l’intenzione di acquisire l’intera società per 44 miliardi di dollari, un’offerta che porta il valore delle azioni di Twitter a livelli record.

    Da quel momento, però, il percorso si complica.

    Musk prova a ritirarsi dall’accordo, citando presunte discrepanze nei dati sugli account falsi forniti da Twitter.

    Dopo una battaglia legale, un tribunale del Delaware lo costringe a completare l’acquisizione nell’ottobre 2022. La transazione si conclude, e Musk intraprende una trasformazione radicale della piattaforma, cambiandone il nome in X, nel luglio 2023, e spostandone il focus verso un’applicazione multifunzionale ispirata al modello cinese di WeChat.

    Non si sa se l’ispirazione resta ancora quella, ma di certo è che in questo 2025 X diventerà qualcosa di simile.

    La SEC, Musk e l’insediamento di Trump

    La causa della SEC contro Musk arriva in un momento molto particolare, come già più volte evidenziato. L’amministrazione Trump è sul punto di insediarsi (mancano pochi giorni al 20 gennaio), e ci sarà una nuova nomina in capo alla SEC.

    Questo cambio di leadership potrebbe influenzare il corso della causa. Infatti, la nomina di figure più indulgenti verso le grandi corporation, quindi verso Musk e X, potrebbe rallentare o persino annullare il procedimento legale.

    In aggiunta a tutto questo, sembra ormai certo che Musk stia per assumere un ruolo chiave nella nuova amministrazione (non solo a capo del DOGE), con un ufficio all’interno della Casa Bianca.

    Questa location così di alto livello potrebbe aumentare la sua influenza politica, aprendo interrogativi su possibili conflitti di interesse e sull’impatto che una tale vicinanza al governo potrebbe avere sulla regolamentazione dei mercati finanziari.

    Se Elon Musk acquistasse davvero TikTok Usa

    La causa della SEC rappresenta un nuovo colpo di scena all’interno di una storia che ha segnato la storia recente dei social media.

    Mentre Musk continua a ridefinire il futuro di X secondo il suo pensiero che passa attraverso l’algoritmo del proprietario, questa azione legale potrebbe avere ripercussioni evidenti, non solo per lui, ma anche per la fiducia degli investitori nei confronti delle istituzioni.

    La posta in gioco è alta, ed è abbastanza evidente.

    Rimane da vedere come si evolveranno le dinamiche legali e politiche nelle prossime settimane. Una cosa è certa. Il rapporto tra Musk, X e le istituzioni statunitensi è destinato a rimanere al centro del dibattito pubblico. Anche questo è altrettanto evidente.

    [Il primo piano di Elon Musk all’interno dell’immagine di copertina è stato realizzato usando Grok, l’IA generativa di xAI]

     

  • La METAmorfosi di Mark Zuckerberg, gli scenari

    La METAmorfosi di Mark Zuckerberg, gli scenari

    In questi giorni si sta compiendo la METAmorfosi di Mark Zuckerberg. Da promotore di valori progressisti a figura vicina al far right americano. Come e perché questa trasformazione potrebbe cambiare il suo posizionamento personale e di Meta.

    La rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, accompagnata dal consolidamento di figure come Elon Musk nel panorama tecnologico e politico, sembra aver segnato un punto di svolta per il CEO di Meta, Mark Zuckerberg.

    Un uomo che, fino a pochi anni fa, incarnava la visione di un futuro digitale progressista e moderato, sembra ora essere oggi in preda a una METAmorfosi sorprendente. E, per certi versi, inquietante.

    Per comprendere meglio la portata di questa mutazione, è utile fare un piccolo passo indietro.

    La trasformazione del leader, Mark Zuckerberg

    Mark Zuckerberg ha sempre rappresentato il polo opposto rispetto a Donald Trump e, in misura diversa, a Elon Musk. Durante la prima presidenza Trump, Meta (allora Facebook) aveva adottato una linea di moderazione dei contenuti che cercava di limitare la disinformazione e i discorsi d’odio.

    Questo approccio aveva attirato critiche feroci da parte dei conservatori, che accusavano l’azienda di censura e di parzialità politica.

    L’account di Trump, dopo i fatti di Capitol Hill venne sospeso anche su Facebook e su Instagram, su impulso proprio di Mark Zuckerberg.

    Sono tutti passaggi storici che, visti alla luce di cosa accade oggi, lasciano un po’ perplessi.

    La METAmorfosi di Mark Zuckerberg
    La METAmorfosi di Mark Zuckerberg

    Il rapporto conflittuale con Musk

    Il rapporto con Musk è stato spesso conflittuale, con visioni opposte su temi come l’intelligenza artificiale e la regolamentazione delle piattaforme.

    Ricordate quando i due stavano per organizzare un incontro per prendersi a botte. Si parlava anche del Colosseo. Sembra che si tratti di fatti di anni fa, ma in realtà sono episodi che si riferiscono allo scorso anno.

    Zuckerberg, nella sua veste di imprenditore, ha preferito presentarsi a lungo come un leader progressista. Un fautore della diversità e dell’inclusione. La sua azienda è stata spesso indicata come grande esempio di inclusività.

    Meta è sempre stata vista come un’azienda simbolo della Silicon Valley, attenta alle questioni sociali.

    La METAmorfosi personale di Zuckerberg

    Anche dal punto di vista personale, Zuckerberg si distingueva per il suo stile sobrio e uniforme. Sapete che era famoso per indossare sempre la stessa maglia grigia, che rifletteva una filosofia minimalista e una concentrazione totale sul lavoro.

    Disse che non aveva tempo “per pensare a cosa frivole”, come quella di vestirsi.

    Le maglie grigie di Zuckerberg nel 2024
    Le maglie grigie di Zuckerberg nel 2014

    Voleva distinguersi anche su questo in una chiave sempre progressista. E mai conservatrice.

    Una visione che cozza letteralmente con la sua immagine attuale, più spavalda, che si manifesta in un look più casual e accessori vistosi come catene al collo.

    È evidente che oggi il quadro è cambiato e con esso anche Zuckerberg, come ma prima d’ora.

    Nei giorni scorsi, Zuckerberg ha incontrato Donald Trump nella sua tenuta di Mar-a-Lago. Questo incontro, il secondo documentato dopo la vittoria elettorale del 2024, ha segnato un ulteriore avvicinamento tra i due.

    La chiusura dei programmi DEI all’interno di Meta

    Quasi contemporaneamente, Meta ha annunciato la chiusura dei programmi DEI, una mossa interpretata come un tentativo di rispondere alle critiche conservatrici che considerano queste iniziative divisive e orientate ideologicamente.

    E dopo aver incontrato Trump, Zuckerberg è comparso come ospite nel podcast di Joe Rogan, uno dei podcast più ascoltati al mondo sempre molto controverso.

    Qui il CEO di Meta ha espresso rammarico per non aver resistito maggiormente alle pressioni governative durante la pandemia. Ha ammesso che l’amministrazione Biden aveva richiesto interventi per censurare contenuti, anche satirici, sul COVID-19.

    Parole che indicano una presa di distanza dalle politiche di moderazione che avevano caratterizzato Meta negli anni precedenti. Non senza difficoltà, va detto.

    In un commento che ha generato ulteriori polemiche, Zuckerberg ha inoltre affermato che le politiche legate al DEI hanno finito per “castrare” le aziende, sottolineando la necessità di un ritorno a una maggiore “energia maschile” delle aziende. Anche questo cambio di retorica va compreso in questa trasformazione personale e aziendale.

    Zuckerberg chiede a Trump di intervenire

    Inoltre, Zuckerberg ha chiesto al presidente eletto Trump di intervenire presso l’Unione Europea per fermare le multe contro le aziende tecnologiche americane. Anche questo rappresenta un tentativo di costruire un rapporto più stretto con l’amministrazione statunitense per proteggere gli interessi di Meta. Ulteriore elemento dell’allineamento in atto.

    Come riportato anche qui sul nostro blog, tutto questo periodo di trasformazione comprende la decisione di terminare le collaborazioni con i fact-checker indipendenti negli Stati Uniti. Una mossa che introducendo, di fatto, un sistema di “Community Notes” ispirato alla linea di Elon Musk su X (ex Twitter).

    Si tratta di un pesante cambio di rotta giustificato dalla necessità di tutelare la libertà di espressione. Nella realtà delle cose, si tratta di un segnale di allineamento con la filosofia di Musk e con le posizioni del far right americano. Per cosa? Per compiacere e compiacersi.

    Le conseguenze della METAmorfosi

    Posto quindi che si tratta di una METAmorfosi, e che quindi coinvolge Zuckerberg da punto di vista personale e non solo, è evidente che tutto questo ha, e avrà delle conseguenze.

    Gli investitori hanno già espresso preoccupazioni sul rischio che Facebook e Instagram possano perdere il loro carattere distintivo per avvicinarsi a un modello simile a X, con una moderazione più permissiva che potrebbe alienare alcuni inserzionisti.

    Questa trasformazione potrebbe indebolire la fiducia nel brand Meta, con effetti negativi sulle entrate pubblicitarie, che costituiscono il pilastro economico dell’azienda.

    Stiamo parlando di 40 miliardi circa di fatturato a trimestre (dati 2024). Nel terzo trimestre i ricavi pubblicitari sono anche cresciuti del 19%, rispetto al 2023.

    Mark Zuckerberg, oggi
    Mark Zuckerberg, oggi

    Inoltre, l’allineamento di Zuckerberg con Trump solleva dubbi sul futuro delle relazioni internazionali di Meta, in particolare con l’Unione Europea.

    Le richieste di Zuckerberg al presidente eletto per mitigare le multe imposte dall’UE alle aziende tecnologiche americane rappresentano un tentativo evidente di rafforzare la protezione delle big tech, ma potrebbero anche intensificare le tensioni tra Stati Uniti ed Europa.

    Questa svolta, da un lato, potrebbe rappresentare una mossa per proteggere Meta dalle pressioni politiche, cercando di mantenere la propria posizione dominante.

    Meta e il suo nuovo posizionamento conservatore

    Dall’altro, potrebbe indicare una ridefinizione del ruolo di Meta come piattaforma, con un impatto significativo sulla moderazione dei contenuti e sulla libertà di espressione. E questo sembra abbastanza evidente.

    Avendo chiaro tutto questo scenario e questo cambiamento, la domanda da porsi ora è: ma quale sarà il prezzo di questa METAmorfosi?

    Domanda alla quale è difficile rispondere ora con precisione. Lo sforzo di questa riflessione è di provare a darne qualcuna e, magari, di provare a suscitare qualche riflessioni in più.

    Zuckerberg da eterno “ragazzo d’oro” con la maglietta grigia, da promotore di valori progressisti, si sta trasformando in una figura sempre più allineata con la linea di Trump e Musk. E non solo, il CEO di Meta sta riscrivendo il suo posizionamento personale e quello della sua azienda.

    Gli scenari a cui ci stiamo preparando sono del tutto inediti per il futuro delle piattaforme digitali. Una cosa è certa: la metamorfosi di Zuckerberg non passerà inosservata.

    Le dimissioni di Nick Clegg e la svolta politica di Meta

  • Se Elon Musk acquistasse davvero TikTok Usa

    Se Elon Musk acquistasse davvero TikTok Usa

    Cosa accadrebbe se davvero TikTok USA venisse venduta a Elon Musk? Ecco alcuni scenari e implicazioni di una mossa dal sapore geopolitico, che potrebbe rivoluzionare ancora il futuro delle piattaforme digitali.

    Partiamo subito dal fatto che, al momento, ci sono solo smentite. TikTok ha tenuto a precisare che per ora di tutto quello di cui si sta parlando nel mondo “è pura fiction”.

    Ok, va bene. Come commento può starci. Ma se davvero le cose andassero come ha scritto Bloomberg?

    Vero, ma di cosa si sta parlando? Ovvio, dell’ennesima notizia che riguarda Elon Musk. Stavolta il suo nome viene accostato a TikTok, come possibile acquirente delle attività Usa. Possibilità che sarebbe stata presa in considerazione direttamente da Pechino.

    Un’ipotesi che potrebbe sembrare azzardata, ma che in realtà si inserisce in un contesto geopolitico e tecnologico delicato, reso ancora più complesso dalle tensioni tra Stati Uniti e Cina.

    E, per giunta, tutto questo avviene a ridosso dell’insediamento di Donald Trump come nuovo presidente Usa.

    Andiamo per ordine.

    Se Musk acquistassa TikTok Usa cosa comporterebbe?

    Cosa potrebbe significare realmente questa mossa? E quali sarebbero le conseguenze per TikTok, per Elon Musk e per l’ecosistema globale dei social media?

    TikTok, con i suoi 170 milioni di utenti negli Stati Uniti, è da tempo al centro di un acceso dibattito politico. Già durante l’amministrazione Trump, l’app di ByteDance era stata minacciata di divieto per ragioni di sicurezza nazionale, con l’accusa di facilitare l’accesso del governo cinese ai dati degli utenti americani.

    se musk acquistasse titktok usa franzrusso 2025
    Se davvero musk acquistasse TikTok Usa

    L’amministrazione Biden, nonostante un approccio meno spettacolare, ha mantenuto alta l’attenzione sul tema, fino ad arrivare a una legge che impone la vendita delle operazioni statunitensi di TikTok entro il 19 gennaio 2025, pena un bando completo dell’app.

    Una data limite che è il giorno prima dell’insediamento di Trump.

    Le preoccupazioni della Cina

    La Cina, che ha sempre mantenuto una posizione di controllo su ByteDance, non ha mai nascosto le sue preoccupazioni su un’eventuale vendita a società americane.

    Ma con il tempo che stringe, Pechino ha la necessità di trovare una soluzione che si fa sempre più pressante.

    Ed è qui che emerge il nome di Elon Musk, una figura molto vicina all’amministrazione Trump. Prossimo co-titolare del dipartimento governativo denominato D.O.G.E.

    Perché la Cina sceglierebbe Elon Musk

    Perché Elon Musk?

    La scelta di Elon Musk come possibile acquirente non è casuale. Da una parte, Musk vanta una presenza consolidata nei settori spaziale, automobilistico e ora con X (ex Twitter).

    Dall’altra, il suo recente ruolo come uomo di fiducia nell’amministrazione Trump lo rende un candidato ideale per mediare tra interessi politici e tecnologici.

    Dal punto di vista cinese, Musk è da sempre una figura amichevole. Di sicuro non una figura ostile.

    Elon Musk, CEO di Tesla e SpaceX, ha sviluppato nel corso degli anni relazioni strette con la Cina, intrecciando legami economici, politici e tecnologici.

    Cosa rappresenta la Cina per Elon Musk

    La Cina rappresenta un mercato cruciale per Tesla. La Gigafactory di Shanghai, inaugurata nel 2019, è stata la prima fabbrica di Tesla al di fuori degli Stati Uniti, diventando rapidamente un pilastro dell’azienda.

    Questo stabilimento ha permesso a Tesla di entrare nel vasto mercato cinese dei veicoli elettrici e di beneficiare di costi di produzione più competitivi.

    Nel 2024, Musk ha compiuto una visita strategica in Cina, durante la quale ha ottenuto il via libera dalle autorità cinesi in termini di sicurezza dei dati e ha stretto un accordo con il gigante tecnologico Baidu.

    Questo accordo mira a implementare le funzioni di mappatura e navigazione per il sistema di guida autonoma Full-Self Driving (FSD) di Tesla nel paese.

    Del resto, Musk ha spesso elogiato la Cina per i suoi obiettivi economici e climatici, mantenendo una relazione stretta con il governo cinese.

    Ha partecipato a interviste e scritto articoli per pubblicazioni ufficiali cinesi, come “China Cyberspace”, l’organo della Cyberspace Administration of China, l’agenzia responsabile della censura su Internet. In queste occasioni, Musk ha discusso delle sue visioni sul futuro della tecnologia e dell’umanità, allineandosi con le narrative promosse dal governo cinese.

    Una vicinanza tra Musk e la Cina che potrebbe creare problemi

    Una vicinanza, tra Musk e la Cina, che ha sollevato preoccupazioni negli Stati Uniti. Nel dicembre 2024, la deputata dem, Rosa DeLauro, ha accusato Musk di aver esercitato pressioni sui repubblicani alla Camera per rimuovere una restrizione sugli investimenti in Cina da un disegno di legge sul finanziamento del governo, suggerendo che gli interessi economici di Musk in Cina potessero influenzare la politica statunitense

    Ma da questa vicenda, cosa ne guadagnerebbe TikTok?

    E cosa guadagnerebbe TikTok dalla vendita a Musk

    La vendita a Musk garantirebbe la continuità operativa di TikTok negli Stati Uniti, evitando il bando imminente. Con Musk al comando, TikTok potrebbe scrollarsi di dosso parte delle accuse di essere uno strumento del governo cinese, migliorando la percezione pubblica e rasserenando la politica. Anzi quella parte politica che sarà al governo Usa per i prossimi 4 anni.

    E poi, sotto la guida di Musk, TikTok potrebbe beneficiare di nuove sinergie tecnologiche, magari integrando funzioni innovative legate all’intelligenza artificiale e ai sistemi di pagamento digitali, come già visto su X.

    Una grande opportunità per Musk

    Per Musk, l’acquisizione di TikTok rappresenterebbe una nuova grande opportunità.

    Integrare TikTok nel suo ecosistema significherebbe espandere ulteriormente la sua influenza sui social media, creando un monopolio tecnologico in grado di competere con Meta e Google.

    Lo stesso Musk potrebbe coronare così il suo sogno di avere un’app interamente dedicata ai video.

    È evidente che con TikTok, Musk aumenterebbe ancora di più il suo potere. Ritrovandosi nella doppia veste di imprenditore e di eminente membro dell’amministrazione Trump.

    Ovvio che Musk non si lascerebbe sfuggire questa opportunità e sfruttare TikTok per promuovere progetti legati a X, SpaceX o Tesla.

    Inoltre, sembra abbastanza scontato, l’acquisizione rafforzerebbe il legame tra Musk e l’amministrazione Trump, consolidando il suo ruolo politico.

    Ma gestire TikTok potrebbe esporre Musk a ulteriori critiche per il suo ruolo politico sempre più evidente.

    Possibili problemi con l’antitrust

    L’acquisizione potrebbe attirare l’attenzione delle autorità antitrust, complicando ulteriormente il suo già vasto impero tecnologico. Senza considerare che un possibile passo falso nella gestione di TikTok potrebbe danneggiare la reputazione di Musk, già spesso sotto i riflettori per le sue decisioni controverse. Ma di questo Musk non se ne preoccuperebbe affatto.

    Se l’acquisizione si concretizzasse, il panorama dei social media potrebbe subire una scossa non da poco. In un momento molto particolare.

    X integrata a TikTok

    Con Musk alla guida, TikTok (ipotizzo) potrebbe integrarsi con X, creando una piattaforma multifunzionale che combina intrattenimento, comunicazione e transazioni economiche.

    C’è poi l’aspetto geopolitico. Una vendita a Musk potrebbe rappresentare un compromesso accettabile per Pechino e Washington, ma lascerebbe irrisolte molte delle tensioni di fondo.

    La Cina, pur preservando il mercato interno di TikTok, perderebbe una parte della sua capacità di influenza globale. Gli Stati Uniti, dall’altra parte, si troverebbero a fare i conti con un monopolio sempre più concentrato nelle mani di Musk.

    Non si tratta solo di business

    La possibile vendita di TikTok USA a Elon Musk non è solo una questione di business: è una partita geopolitica, tecnologica e culturale che potrebbe ridefinire lo scenario attuale delle piattaforme digitali e delle relazioni internazionali.

    La vicenda non è di facile gestione, perché da qui passa le gestione dell’amministrazione Trump per i prossimi quattro anni. Partire con il piede sbagliato nei confronti della Cina, significherebbe aggiungere ulteriori problemi.

    Ma la vera domanda è: un tale cambiamento sarebbe davvero nell’interesse degli utenti di TikTok? O rappresenterebbe solo l’ennesimo capitolo di una guerra di potere tra superpotenze e magnati tecnologici?

    Pero ora abbiamo provato a ragionare su quello che, al momento, sembra essere solo archiviabile come “voci di corridoio”. Ma se fosse così, allora gli effetti sarebbero davvero evidenti.

  • Meta, addio al fact checking e abbraccia il modello di X

    Meta, addio al fact checking e abbraccia il modello di X

    Meta elimina il fact-checking e adotta il modello delle Community Notes, ispirate a X di Elon Musk. Una svolta che potrebbe ampliare la libertà di espressione, ma aumentare il rischio di disinformazione.

    Le iniziative di Meta, mentre si avvicina all’insediamento di Donald Trump, come nuovo presidente Usa, continuano. E questa tempistica indica un progressivo allineamento da parte della società di Mark Zuckerberg verso la parte politica che sostiene Donald Trump.

    Se qualche giorno fa era chiara questa tendenza con la nomina di Joel Kaplan al posto del dimissionario Nick Clegg, quello che stiamo per vedere ne è solo la chiara conferma.

    Meta, l’azienda madre di Facebook e Instagram, ha annunciato di aver preso una decisione che potrebbe ridisegnare ancora di più il panorama della moderazione dei contenuti online, e dei social media in generale.

    Mark Zuckerberg, CEO e fondatore di Meta, ha dichiarato l’intenzione di smantellare il programma di fact-checking negli Stati Uniti, introducendo un nuovo modello che si rifà direttamente alla filosofia di libertà di espressione promossa da Elon Musk su X (ex Twitter). L’esempio è per rendere più chiaro il concetto di cosa si sta parlando.

    Una scelta che apre interrogativi su come verrà gestito il fenomeno della disinformazione e sulla strada che intende percorrere da oggi Meta.

    Meta, addio al fact checking e abbraccia il modello di X
    Meta, addio al fact checking e abbraccia il modello di X

    La fine di un modello: dal fact-checking al controllo delle community

    Introdotto nel 2016, il programma di fact-checking di Meta era stato pensato per contrastare la disinformazione attraverso la collaborazione con oltre 90 organizzazioni indipendenti in più di 60 lingue.

    Un modello che non è stato privo di casi eclatanti, ma che in realtà si affidava a realtà certificate.

    Zuckerberg ha invece evidenziato i limiti del sistema, criticandone l’inefficacia e l’eccessiva censura dei contenuti. La nuova strategia che Meta intende adottare prevede l’adozione di “Community Notes”, un sistema ispirato a quello di X, che consente agli utenti di aggiungere contesto ai post potenzialmente fuorvianti.

    Questa svolta è stata giustificata con la necessità di “tornare alle nostre radici sulla libertà di espressione”.

    L’obiettivo è ridurre le restrizioni su temi controversi come l’immigrazione e l’identità di genere, affidando alla comunità il compito di moderare e contestualizzare i contenuti. Ma può una strategia del genere garantire la creazione di un ambiente informativo affidabile?

    Il trasferimento in Texas: un cambio di prospettiva

    Parallelamente, Meta ha annunciato il trasferimento del team dedicato alla moderazione dei contenuti dalla California al Texas. Questo spostamento riflette una scelta non solo logistica, ma anche simbolica.

    La California, tradizionalmente associata a una cultura progressista e alla regolamentazione tecnologica, lascia il posto al Texas, uno stato noto per le sue posizioni più conservatrici.

    Zuckerberg mira a dissipare le percezioni di parzialità politica nella moderazione dei contenuti. Ma non solo.

    Questa mossa è stata interpretata da molti come un ulteriore passo verso un allineamento con l’approccio di Elon Musk, che ha trasformato X in una piattaforma più permissiva e meno vincolata da regole rigide. E, guarda caso, anche Musk ha trasferito i suoi team da San Francisco al Texas, proprio a sottolineare il contrasto alle politiche portate avanti dall’attuale governatore Gavin Newsom.

    Lo stesso Musk ha aspramente criticato Newsom la scorsa estate proprio su X.

    Libertà di espressione o disinformazione?

    L’allineamento con il modello di X porta inevitabilmente a un confronto.

    Da quando Musk ha adottato una filosofia di libertà di espressione pressoché illimitata su X, la piattaforma è stata oggetto di critiche per la diffusione di disinformazione e discorsi d’odio.

    Ora Meta sembra avviarsi su un percorso simile, cercando di bilanciare libertà di parola e responsabilità sociale.

    Il sistema “Community Notes” si propone come un’alternativa partecipativa al fact-checking tradizionale, ma presenta rischi molto elevati.

    Affidarsi soltanto a quella che possiamo definire “saggezza collettiva” potrebbe amplificare i bias e aprire la porta a manipolazioni, specialmente su argomenti politicamente divisivi. Che è praticamente quello che si vede su X, accompagnato da una corposa modifica dell’algoritmo in questo senso.

    Questo nuovo modello rappresenta una scommessa per Meta, che rischia di compromettere la fiducia degli utenti in nome di una libertà di espressione più ampia e, paradossalmente, poco garantita.

    Il video di Zuckerberg e il “ritorno alle radici”

    In un video pubblicato il 7 gennaio 2025, Zuckerberg ha dichiarato:

    • Ritorno alle radici della libertà di espressione: nel video Zuckerberg ha sottolineato l’intenzione di “tornare alle nostre radici e concentrarci sulla riduzione degli errori, semplificando le nostre politiche e ripristinando la libera espressione sulle nostre piattaforme”.
    • Sostituzione dei fact-checker con Community Notes: il CEO di Meta ha annunciato che i fact-checker saranno sostituiti con “Community Notes” simili a quelle utilizzate su X, a partire dagli Stati Uniti.
    • Critica ai fact-checker esistenti: Zuckerberg ha affermato che i fact-checker erano diventati “troppo politicamente di parte” e che c’erano “troppi errori e troppa censura”.
    • Riferimento al panorama politico: il fondatore di Facebook (il vecchio nome di Meta) ha menzionato le recenti elezioni, sostenendo che queste rappresentano un “punto di svolta culturale” verso una nuova libertà di parola.

    Questi cambiamenti riflettono un allineamento con l’approccio di Elon Musk su X, enfatizzando una maggiore libertà di espressione e riducendo le restrizioni sui contenuti.

    Una scelta che ha il sapore di strategia politica

    La nomina recente di Joel Kaplan, noto per le sue affiliazioni al Partito Repubblicano, a capo degli Affari Globali di Meta, offre ulteriori indizi sulla direzione strategica dell’azienda.

    Kaplan, vicino all’amministrazione Trump, potrebbe guidare Meta verso un’apertura alle posizioni conservatrici, rafforzando l’idea di una piattaforma meno regolamentata e più allineata alle dinamiche politiche statunitensi attuali.

    Quali saranno i nuovi scenari

    L’abbandono del fact-checking tradizionale da parte di Meta rappresenta un cambiamento che avrà ripercussioni non solo sull’ecosistema dei social media, ma anche sull’informazione digitale globale.

    In uno scenario in cui piattaforme come X e Meta si allontanano da politiche di moderazione stringenti, si rischia di assistere a un aumento della polarizzazione e della disinformazione, mettendo alla prova la capacità degli utenti di distinguere il vero dal falso.

    Molti sostengono che questa strategia potrebbe anche stimolare una maggiore partecipazione della comunità, spingendo gli utenti a diventare parte attiva del processo di moderazione.

    Ma resta da vedere se questa libertà di espressione ampliata sarà in grado di convivere con la necessità di garantire un ambiente digitale sano e informato.

    Ricordiamoci che Meta, a differenza di X, conta oltre 3 miliardi di utenti solo su Facebook e di oltre 2 miliardi di utenti su Instagram. Stiamo parlando di due delle piattaforme più usate al mondo, da giovani e da meno giovani. Si tratta di due piattaforme dalle quali gli utenti si informano su ciò che accade, tanto nel mondo quanto vicino casa.

    Conclusione

    La decisione di Meta di smantellare i team di fact-checking e abbracciare un modello simile a quello di X rappresenta una svolta che potremmo definire “epocale”, senza esagerazione.

    Tra promesse di maggiore libertà e rischi di disinformazione dilagante, il futuro dell’informazione sui social media si preannuncia quanto mai incerto.

    Zuckerberg ha scelto di percorrere una strada nuova, che lo pone in rotta di collisione con sfide enormi. Si intende sotto il profilo della fiducia da parte degli utenti e da parte delle aziende che investono sulle piattaforme. Elemento non da poco quest’ultimo.

     

  • Addio agli hashtag, il cancelletto su X non è più gradito

    Addio agli hashtag, il cancelletto su X non è più gradito

    Elon Musk decreta la fine degli hashtag su X. Ecco una breve analisi della loro storia e del loro impatto. In questo si decreta definitivamente l’addio a Twitter, dando vita ad una piattaforma in netto contrasto col passato.

    Elon Musk, proprietario di X (quella che un tempo era Twitter), ha dichiarato che gli hashtag sulla piattaforma non funzionano più. Li ha definiti “brutti” e inutili, segnando così – senza esagerazione – la fine di un’era.

    Si tratta, infatti, di una scelta che non è solo tecnica, ma rappresenta un cambiamento radicale nella filosofia stessa di una piattaforma che deve il suo successo proprio agli hashtag.

    La rivoluzione degli hashtag nel 2007

    La storia degli hashtag è parte integrante di quella di Twitter. Era il 23 agosto 2007 quando Chris Messina propose l’uso del simbolo “#” per raggruppare discussioni e conversazioni.

    Un’idea semplice, ma rivoluzionaria: offrire agli utenti un modo per creare connessioni tematiche immediate e aggregare conversazioni globali su eventi, movimenti sociali e interessi condivisi.

    Nel tempo, gli hashtag sono diventati un linguaggio universale. Dai grandi eventi sportivi come i Mondiali di calcio, alle battaglie sociali come #BlackLivesMatter, gli hashtag hanno avuto un ruolo centrale nella comunicazione online.

    Hanno permesso alle voci individuali di unirsi in coro, dando visibilità a temi spesso ignorati dai media tradizionali.

    Tutto su Twitter.

    Da Twitter a X, il passato in frantumi

    Con il rebranding di Twitter in X, Elon Musk ha intrapreso una trasformazione che mira a smantellare l’identità storica della piattaforma.

    La rimozione degli hashtag è solo l’ultimo tassello di una strategia che punta a ridefinire X come qualcosa di diverso da una piattaforma social media. La visione di Musk, come si è sempre detto, è quella di una “applicazione totale”, una super app che dovrebbe integrare funzionalità di pagamento, e-commerce e intrattenimento.

    Addio agli hashtag, il cancelletto su X non è più gradito
    Addio agli hashtag, il cancelletto su X non è più gradito

    In questa visione, gli strumenti storici di partecipazione e connessione sembrano essere considerati superflui o addirittura d’intralcio.

    Già ad agosto 2023, un mese dopo l’operazione di rebranding di X, avevo segnalato la progressiva opera di smantellamento degli hashtag. L’occasione per fare chiarezza su come lavora l’algoritmo di X.

    Cosa significa eliminare gli hashtag

    Ma cosa significa eliminare gli hashtag? Non si tratta solo di perdere una funzionalità tecnica. Gli hashtag rappresentavano un simbolo di partecipazione, uno strumento che permetteva a chiunque di contribuire a una conversazione globale.

    Un modo prezioso per seguire e risalire a conversazioni di interesse; per comprendere tanti eventi e tanti fatti.

    In un’ottica aziendale, come più volte ho sottolineato qui, gli hashtag erano elementi di personalizzazione della comunicazione di un’azienda.

    La loro scomparsa segna la fine di Twitter come lo conoscevamo: una piazza digitale dove ognuno poteva far sentire la propria voce.

    Ma segna anche la fine di un certo modo di intendere le piattaforme digitali.

    Vero, su altre piattaforme esistono ancora. Ma, per struttura e tipologia delle piattaforme diverse da quello che era Twitter, gli hashtag non troveranno mai lo stesso spazio.

    Le conversazioni cambiano su X

    Eliminare gli hashtag significa anche cambiare il modo in cui le conversazioni vengono scoperte e organizzate. La scoperta dei contenuti su X sarà sempre più affidata a algoritmi proprietari, togliendo agli utenti il controllo diretto sulla visibilità dei propri messaggi. Questo porta a una piattaforma più chiusa, dove le interazioni sono mediate da scelte proprietarie che privilegiano certi tipi di contenuti rispetto ad altri.

    E qui emerge un tema più ampio: Musk vuole che X diventi uno spazio chiuso dove le conversazioni sono animate da evidente polarizzazione senza mai sfociare in un confronto. L’idea di base è polarizzare, chiudere la piattaforma depotenziando i link verso l’esterno, e fare in modo che tutto rimanga all’interno di X.

    Obiettivo è quello, si spera, di incrementare il più possibile il tempo di permanenza sulla piattaforma.

    Questo approccio contrasta nettamente con la filosofia originale di Twitter, che puntava sulle conversazioni e sulla capacità degli utenti di creare trend. Puntava poi sulla condivisone di notizie e informazioni in modo organico.

    Ricordiamo che gli hashtag erano elementi essenziali per seguire le conversazioni in termini analitici. A questo mi riferivo quando ho scritto della personalizzazione della comunicazione.

    Gli hashtag venivano creati per fare in modo che tutte le conversazioni potessero aggregarsi dietro a quella parole preceduta dal simbolo “#”.

    Gli strumenti di analisi partendo da quel hashtag potevano risalire ad informazioni preziose. Sulle persone che condividevano, da dove condividevano, quante volte, e via dicendo.

    Prima di depotenziare gli hashtag ricordiamo che Musk ha riformulato gli accessi alle API, rendendo così complicata l’attività di analisi, ad esempio.

    Cosa perdiamo con la fine degli hashtag

    Perdiamo molto. Gli hashtag non erano solo strumenti tecnici: erano diventati simboli culturali.

    Rappresentavano la capacità della rete di connettere persone attraverso confini geografici, linguistici e culturali. Erano il cuore pulsante delle campagne sociali, e non. E dei grandi movimenti a livello globale, dalla Primavera Araba a #MeToo.

    Erano anche strumenti di leggerezza, capaci di unire milioni di persone in momenti di ironia collettiva.

    Senza gli hashtag, X perde una parte importante di quella che era l’anima della piattaforma precedente. Diventa una piattaforma che parla sempre meno il linguaggio degli utenti e sempre più quello delle strategie del suo proprietario.

    Mi permetto di ricordare qui quando diedi vita a #cinemavoto, l’hashtag che creai nel 2018 in occasione delle allora elezioni politiche. Un successo strepitoso che poi aprì la strada alle innumerevoli versioni fatte con #cinema. A dimostrazione di quanto fosse gli hashtag fossero utili per coinvolgere gli utenti.

    Addio hashtag, addio Twitter

    La fine degli hashtag segna anche la fine di Twitter.

    Quella piazza globale dove ogni hashtag rappresentava un’idea, un momento di condivisione, è ormai un ricordo.

    X si dirige verso un futuro diverso, in netta contrapposizione col passato.

    Cosa avrebbe fatto Elon Musk di Twitter era ormai cosa nota. Prendere una piattaforma esistente, con dati, utenti e relazioni attive per trasformarla in altro. In questo consiste la spesa di 44 miliardi di dollari, a volte giudicata spropositata.

    La fine dell’hashtag non è che il capitolo finale di una storia che ne decreta l’inizio di un’altra. E non per questo più interessante.

     

     

  • Social media, da luoghi di interazione a strumenti di potere

    Social media, da luoghi di interazione a strumenti di potere

    Elon Musk alla fine c’è riuscito: ha trasformato X in uno strumento di potere politico. Quelli che prima erano strumenti di interazione, da oggi diventano strumenti di potere. Una breve riflessione sul futuro dei social media e sul ruolo di noi utenti in questa trasformazione.

    C’è qualcosa di profondamente diverso in ciò che sta accadendo a X, la piattaforma che conoscevamo come Twitter. Non si tratta solo di un cambio di gestione, né di un semplice “fallimento” economico o di un adattamento tecnologico.

    Si tratta di un passaggio che segna la fine di un’era dei social media. Quella in cui abbiamo sempre creduto in quegli strumenti nati per connettere le persone e dare vita a Relazioni. Oggi la realtà ci mostra il loro lato rimasto in ombra: il potere.

    Elon Musk sta portando avanti un suo progetto che nulla ha a che fare con i profitti finanziari. Un disegno che ruota intorno all’influenza politica e sociale. E che potrebbe ridefinire per sempre ciò che intendiamo per piattaforma digitale.

    Ma che ruolo abbiamo noi utenti in tutto questo?

    Il piano di Elon Musk

    Quando Musk ha acquistato Twitter per 44 miliardi di dollari, molti hanno pensato che fosse un investimento destinato a rilanciare una piattaforma in difficoltà.

    In realtà, quei miliardi non sono mai stati un investimento, ma il prezzo da pagare per qualcosa di molto più grande: l’accesso a una leva di potere che va oltre il mondo economico.

    Musk non ha mai avuto intenzione di recuperare quella cifra, e poco gli importa del caos che ha generato sulla piattaforma.

    Social media, da luoghi di interazione a strumenti di potere

    Il suo vero obiettivo non è costruire un social media migliore, ma trasformarlo in uno strumento che potesse offrirgli l’occasione di esercitare la sua influenza politica e sociale. L’allineamento con Trump e i suoi adepti ne è la dimostrazione più lampante.

    X, (o meglio, Twitter) un tempo luogo di dibattito e di confronto aperto, è diventato un megafono per un racconto sempre più distorto della realtà. La disinformazione non è un effetto collaterale, ma uno strumento ben inserito all’interno di una strategia.

    Ogni decisione, dalla moderazione dei contenuti al restyling della piattaforma, risponde a un solo obiettivo: consolidare un potere che non si misura in denaro, ma in capacità di influenzare il discorso pubblico.

    L’effetto sugli utenti e il panorama dei social media

    Personaggi come Stephen King, con i suoi milioni di follower, hanno abbandonato X, insieme a molti altri utenti, organizzazioni e aziende.

    Ma Musk non sembra preoccupato. Per lui, ogni utente che se ne va rappresenta un passo avanti verso una nuova identità della piattaforma.

    X non sarà mai più Twitter, ma una sorta di “Truth Social” su scala globale, dove la disinformazione trova terreno fertile e il dibattito aperto e civile viene progressivamente soppiantato dalla polarizzazione estrema dei contenuti.

    Questa trasformazione sta spingendo molti utenti a cercare alternative come Threads o Bluesky, piattaforme che cercano di ricreare quell’atmosfera di conversazione e confronto che un tempo era il cuore pulsante di Twitter.

    Ma queste piattaforme, per quanto promettenti, hanno ancora limiti evidenti. E, soprattutto, non risolvono la questione di fondo: cosa stiamo cercando davvero nei social media?

    La fuga da X e crescita delle altre app: come chiudere l’account in sicurezza

    Cosa erano i social media e cosa sono oggi

    Quando ho iniziato ad usare Twitter nel 2009, non avrei mai immaginato che una piattaforma digitale potesse cambiare così tanto la mia vita. Mi ha permesso di conoscere persone straordinarie, di condividere idee, di creare relazioni autentiche. Era uno spazio che favoriva la crescita personale e professionale, un luogo dove le connessioni avevano un valore reale.

    Oggi, questo sembra quasi un ricordo lontano.

    Passiamo da una piattaforma all’altra senza fermarci a riflettere su cosa significhi davvero condividere i nostri dati, il nostro tempo, la nostra attenzione.

    E in questo continuo migrare, rischiamo di dimenticare una verità fondamentale: i social media non sono altro che uno specchio di ciò che siamo.

    Se li riempiamo di disinformazione, paura e rabbia, questo è ciò che rifletteranno.

    Elon Musk ha dimostrato che una piattaforma digitale può diventare molto più di un semplice luogo di interazione sociale: può essere uno strumento per esercitare il potere.

    Ma questo non significa che dobbiamo accettare passivamente questa realtà. Al contrario, è un richiamo a riflettere su come utilizziamo questi strumenti e su cosa possiamo fare per preservarne il valore.

    Non possiamo più illuderci che il prossimo social media sarà la soluzione perfetta.

    Bluesky, Threads, o qualsiasi altra piattaforma emergente avrà i suoi pregi e difetti. Ma la vera soluzione siamo noi.

    Siamo noi a decidere che tipo di contenuti condividere, che tipo di conversazioni alimentare, che tipo di comunità costruire.

    I social media siamo noi, non il contrario. E se non lo capiamo oggi, rischiamo di trovarci di nuovo, tra qualche anno, al punto di partenza.

  • La fuga da X e crescita delle altre app: come chiudere l’account in sicurezza

    La fuga da X e crescita delle altre app: come chiudere l’account in sicurezza

    E la strada di X è segnata e segue quella di Elon Musk. Aumentano gli utenti che abbandonano la piattaforma verso altre app in particolare verso Bluesky ma anche verso Mastodon e Threads.

    Il recente ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, rieletto il 5 novembre 2024, ha avuto un impatto anche sui social media. Si potrebbe dire quasi inevitabile.

    X, quella che una volta era conosciuta come Twitter, ha visto aumentare in modo evidente l’abbandono da parte degli utenti. Un fenomeno che era già iniziato sotto la gestione di Elon Musk. Che ora sembra aver preso un’accelerazione senza precedenti.

    Fenomeno che poi si è sempre verificato in conseguenza di azioni o di affermazioni da parte del proprietario. Basti pensare al “caso Brasile”.

    X: da luogo di conversazione a luogo di scontro

    Da luogo d’aggregazione e conversazione, Twitter si è trasformato con la nuova gestione di Musk in un ambiente che amplifica, e talvolta incoraggia, contenuti estremi. Per molti utenti, X è diventato un simbolo di forte polarizzazione e continua tensione, dove problemi già noti di disinformazione, discorsi d’odio e teorie complottiste sono stati elevati quasi a nuovi “valori” della piattaforma.

    Quello che prima era una debolezza di Twitter è diventato per X una sorta di “caratteristica”: un luogo dove le regole appaiono più fluide, i confini tra libertà d’espressione e incitamento all’odio più sottili.

    La gestione di Musk, con il suo stile provocatorio e irriverente, ha contribuito a fare di X un ambiente che attira e amplifica contenuti controversi. Fino a costituire un vero terreno fertile per la diffusione di ideologie estremiste.

    Molti di voi che seguono questo blog (che da poco ha compiuto 16 anni), e che ringrazio, sanno quante volte è stato raccontato qui delle difficoltà di Twitter. Piattaforma che ha saputo costruire un forte rapporto con le notizie in tempo reale, al punto da diventare punto di riferimento per le informazioni.

    La fuga da X e crescita delle altre app: come chiudere l’account in sicurezza

    Quando Twitter era il centro delle notizie

    Sono tantissimi i casi in cui le notizie sono arrivate prima da Twitter e poi altrove. Su tutti, la morte di Osama Bin Laden.

    Ma, al tempo stesso, la piattaforma nel corso degli anni si è trovata spesso di fronte a contenuti di odio, di razzismo, di violenza. E di non saperli affrontare in maniera adeguata.

    Questo per non voler risolvere il dilemma relativo alla libertà di parola per evitare di scontentare qualcuno.

    Alla fine, con Jack Dorsey che ha saputo cucinare per bene il piatto, Elon Musk si è trovato di fronte la tavola bandita e un’occasione da non lasciarsi sfuggire. Per portare a compimento il suo disegno.

    Musk è stato scaltro quindi ad approfittare dei tanti problemi lasciati in sospeso su Twitter. E trasformarli in funzionalità vitali su X. La libertà di espressione, il free speech, a copertura e giustificazione di tutto.

    Ed è quello che abbiamo sotto gli occhi ormai.

    Solo che, di fronte a tutto questo, di fronte ad una piattaforma che somiglia sempre più a 4chan o a Truth (e lo diventerà chiaramente ormai), molti utenti iniziano a guardarsi intorno, per cercare di fuggire a questa piattaforma sempre più intrisa di contenuti violenti e di disinformazione.

    È in questo contesto che molti utenti stanno cercando nuove alternative, approdando su piattaforme come Mastodon, Bluesky e Threads.

    La crescita di Mastodon, Bluesky e Threads

    Mastodon

    Con l’esodo da X, Mastodon è riuscito a distinguersi per un modello che non risponde alla logica centralizzata tipica dei social media per come li conosciamo.

    Passata da 3,5 milioni di utenti nel 2022 a quasi 9 milioni nel 2024, Mastodon attrae utenti alla ricerca di una piattaforma davvero decentralizzata. Su Mastodon, l’assenza di un algoritmo centralizzato evita che i contenuti vengano promossi in modo artificiale: ciò permette agli utenti di costruire le proprie reti senza pressioni, stabilendo connessioni che privilegiano affinità reali.

    Questa modalità, pur richiedendo un piccolo investimento iniziale per comprendere il sistema delle “istanze” (i diversi server che compongono Mastodon), rappresenta per molti un ritorno all’essenza stessa della socialità online.

    Bluesky

    L’app fenomeno del momento –  ora è accessibile a tutti, si sta posizionando come una piattaforma pubblica completa e pronta ad accogliere gli utenti alla ricerca di un’alternativa a X.

    Bluesky ha registrato un incremento impressionante di 700.000 nuovi utenti in una settimana, raggiungendo un totale di 14,5 milioni di iscritti subito dopo l’elezione di Trump.

    Bluesky punta su un ambiente trasparente e su strumenti che consentono agli utenti di personalizzare la loro esperienza. Le funzionalità di Bluesky riflettono questa visione: non una piattaforma unica, ma un ambiente dove ogni utente ha un controllo diretto e la possibilità di plasmare il proprio spazio digitale. E speriamo sia così.

    Threads

    Anche Threads, l’app di Meta, ha registrato una crescita rilevante, posizionandosi come un’opzione intuitiva per chi vuole migrare da X ma desidera un ambiente più accessibile rispetto alle logiche decentralizzate di Mastodon. Nell’ultimo mese ha superato il traguardo dei 275 milioni di utenti a livello globale.

    Threads ha costruito un modello che richiama le dinamiche di X, con un’interfaccia familiare. La piattaforma è rapidamente diventata un approdo per chi cerca stabilità, gestita da un colosso come Meta. Solo che, al momento, continua ad evitare il contenuto politico proprio per non essere polarizzante, dando, però, spazio a contenuti che latitano dal punto di vista del valore.

    Le motivazione della fuga da X

    La fuga da X è molto più di una scelta pratica; riflette una profonda insoddisfazione verso la direzione che la piattaforma ha preso.

    Per molti, X non è più uno spazio di discussione aperta, ma un luogo in cui le voci moderate e i contenuti equilibrati rischiano di essere sepolti sotto il peso di continue ed estenuanti narrazioni polarizzate.

    Come riportato da altri, la piattaforma non solo permette la diffusione di contenuti estremi, ma sembra addirittura incoraggiarli, trasformando quelli che una volta erano considerati “problemi” in elementi distintivi della sua identità.

    In un ambiente in cui l’incitamento alla violenza e la disinformazione trovano una visibilità crescente, molti utenti, incluse figure pubbliche e professionisti, sentono di non poter più restare. La scelta di abbandonare X è quindi una ricerca di coerenza, il desiderio di essere presenti su piattaforme che rispettino principi etici condivisi e che riflettano una visione positiva del confronto e della socialità online.

    Ma l’uscita da X ha tuttavia anche le sue sfide: ricostruire le reti sociali, adattarsi a nuove interfacce e comprendere i meccanismi delle diverse piattaforme richiede impegno. Va detto anche che molti utenti considerano questo passaggio come un investimento per un futuro digitale più in linea con i loro valori.

    E allora come fare per lasciare X? E farlo in maniera adeguata? Certo, non basta cancellare tutto e andare via. Di seguito, vediamo alcuni semplici passaggi da compiere prima.

    Guida pratica alla chiusura sicura dell’account X

    Se hai deciso di abbandonare X, è importante fare questo passaggio in modo sicuro, evitando di rivelare a tutte le persone, anche a quelle a cui non lo vorresti far sapere, dove ti trasferirai. Ecco i passaggi chiave:

    Impostare l’account come privato

    Prima di chiudere definitivamente l’account, è necessario passare alla modalità privata. In questo modo, solo i tuoi follower potranno vedere i contenuti e potrai avvisare i contatti di fiducia senza esporre pubblicamente i tuoi nuovi riferimenti. Certo, se sei un account con un seguito molto ampio, l’operazione diventa quasi superflua. Forse meglio prima fare una bella selezione e poi passare alla modalità privata. Impostazioni e Privacy > Privacy e sicurezza > Pubblico, media e tag > Proteggi i tuoi post.

    Scaricare l’archivio dei propri dati

    Nelle impostazioni di X è possibile richiedere una copia dei propri dati, un passaggio essenziale per conservare tweet, messaggi e altre informazioni utili. Questo ti permetterà di mantenere una memoria del tuo tempo sulla piattaforma e, se necessario, di recuperare i tuoi contatti. Impostazioni e privacy > Il tuo account > Scarica un archivio dei tuoi dati>Richiedi Archivio

    Procedere alla disattivazione

    Attraverso la sezione “Account” delle impostazioni, troverai l’opzione per disattivare il profilo. La disattivazione completa avviene dopo 30 giorni, durante i quali è possibile riattivare l’account. Questo periodo di transizione può essere utile per riflettere e valutare la scelta definitiva. Impostazioni e privacy Il tuo account > Disattiva account

    Evitare di annunciare pubblicamente la migrazione

    Per proteggerti da attenzioni indesiderate, evita di condividere su X il nome della piattaforma verso cui ti sposterai. Comunica i tuoi nuovi riferimenti soltanto a persone fidate, magari tramite messaggi diretti o altri canali privati.

    Come già accaduto in passato, pensiamo ad apps toriche come MySpace o a FriendFeed, anche stavolta gli utenti si trovano a dover fronteggiare un cambiamento importante. Un cambiamento indotto, non voluto, e ancora più complesso da affrontare.

    Questo per il fatto che orma sono trascorsi 20 da quando i social media hanno fatto la loro apparizione e le dinamiche sono molto più chiare e concrete.

    Passare da X (Twitter) a un’altra piattaforma non è solo cambiare app. Significa abbandonare dinamiche costruite nel tempo che adesso si è costretti ad abbandonare. Forse ad alcuni tutto questo sembrerà anche eccessivo, ma per chi ha dedicato tempo a queste piattaforme per la costruzione di un proprio spazio digitale, vi assicuro che non lo è.

    Ben vengano altre piattaforme, altre esperienze, sapendo però che tutto sarà più frastagliato e complesso.

     

  • Elon Musk porta a vincere Trump: alleanza controversa

    Elon Musk porta a vincere Trump: alleanza controversa

    Dopo aver portato Donald Trump a diventare nuovamente presidente degli Usa, Elon Musk adesso attende la sua ricompensa. E tra ambizioni per lo spazio, conflitti di interesse e politiche governative, si profila un’alleanza controversa.

    Alla fine ce l’ha fatta, l’ha spuntata. Elon Musk, il miliardario che tanto aveva scommesso su Trump alla fine è riuscito nel suo intento. Del resto, chi lo conosce bene non aveva mai avuto dubbi che potesse esserci un esito diverso. Difficilmente Musk decide di impegnarsi a tal punto senza essere sicuro di raggiungere il suo obiettivo.

    L’ha fatto diverse volte, sarebbe stato strano se fosse andata diversamente.

    Il suo obiettivo era portare a vincere Trump, e così è stato.

    Elon Musk ha investito ben 100 milioni di dollari per supportare Trump nella sua campagna presidenziale. E adesso potrebbe trovarsi in una posizione di grande influenza, aprendo la strada potenzialmente a un inedito conflitto d’interessi che potrebbe modellare il futuro del governo americano e delle sue relazioni con le aziende del mondo tech. Quel mondo che lui conosce benissimo.

    Il miliardario visionario – da oggi “super genio – dietro Tesla e SpaceX, dovrà comunque affrontare un primo problema. E cioè, come bilanciare il suo coinvolgimento con un’amministrazione governativa che regola diversi aspetti del suo business, dai lanci spaziali alle auto a guida autonoma?

    Il Dipartimento per l’Efficienza Governativa, una struttura che Trump avrebbe promesso al capo della Tesla, potrebbe aprire proprio a Musk un accesso diretto alle decisioni cruciali per i suoi interessi finanziari. E chi lo avrebbe mai detto?

    Elon Musk porta a vincere Trump, adesso attende la ricompensa

    L’impero di Musk e i rapporti con le agenzie federali

    Per la cronaca, Elon Musk è a capo di un gruppo di aziende valutato oltre 1.000 miliardi di dollari, con Tesla e SpaceX in primo piano.

    Queste sono spesso al centro di indagini federali da parte di agenzie come la Federal Trade Commission e la Securities and Exchange Commission, che monitorano la sicurezza dei dati degli utenti, la gestione della privacy su X (ex Twitter), e la sicurezza delle auto Tesla.

    Durante la campagna elettorale, Trump ha espresso il suo supporto a Musk, definendolo un “genio” che merita protezione e celebrazione. Non era di questo parere qualche anno fa, anzi.

    Il rapporto tra i due si è rafforzato anche su questioni che riguardano su questioni come diversità di genere e immigrazione. Musk ha appoggiato pubblicamente diverse posizioni conservatrici di Trump, diventando un simbolo della campagna elettorale. Lo abbiamo anche visto al fianco del 47° presidente degli Usa nella notte elettorale.

    Musk e la sua rete internazionale

    Come sappiamo, la rete di relazioni di Musk non si limita agli Usa. Musk ha costruito nel corso del tempo contatti con leader internazionali, che includono Vladimir Putin e funzionari cinesi; ha discusso di possibili progetti in India con il primo ministro Modi. L’appoggio di investitori stranieri come sauditi e qatarioti a X, inoltre, solleva domande sugli effetti di queste alleanze sulla politica estera dell’amministrazione Trump.

    Come primo effetto post elezione, le azioni Tesla oggi hanno raggiunto il loro massimo annuale, mostrando la fiducia degli investitori in una potenziale era di crescita sotto la nuova presidenza Trump.

    SpaceX, poi, potrebbe trarre grande vantaggio dall’amministrazione grazie a contratti governativi per miliardi di dollari. Le operazioni della società per la NASA e il Pentagono sono fondamentali. Infatti, SpaceX è attualmente l’unico provider di trasporto spaziale umano verso la Stazione Spaziale Internazionale e uno dei maggiori fornitori di servizi di lancio per il Dipartimento della Difesa.

    Le ambizioni di Musk: dallo spazio alla connettività globale

    Ma non è tutto. Tutti sanno che la grande ambizione di Musk è la colonizzazione di Marte, un progetto che considera cruciale per la sopravvivenza umana e che vorrebbe portare avanti con il supporto del governo.

    Starship, il suo razzo di punta, rappresenta il cuore del progetto marziano, ma la Federal Aviation Administration pone limiti alla frequenza dei lanci, una questione che Musk ha più volte criticato. Ecco che a questo punto la vittoria di Trump potrebbe permettergli di esercitare una maggiore pressione per ridurre tali restrizioni.

    Il successo di Starship proietta l’uomo verso Marte

    Anche Starlink, il sistema di satelliti per l’accesso a Internet, potrebbe beneficiare dei progetti governativi per l’espansione della banda larga nelle aree rurali. Trump e il commissario della FCC Brendan Carr hanno sostenuto l’idea che Starlink possa offrire una connessione migliore in queste zone rispetto alle tradizionali linee in fibra ottica, e l’amministrazione potrebbe favorire questa espansione con sussidi mirati.

    Tesla e la transizione verso i veicoli elettrici

    E poi c’è Tesla. L’azienda di punta di Musk ha tratto grandi benefici dai crediti per l’aria pulita introdotti dal governo Biden. Tuttavia, con Trump, noto scettico della mobilità elettrica, Musk dovrà mediare per continuare a ottenere supporto.

    Nonostante le posizioni iniziali, Trump ha recentemente dichiarato il suo sostegno ai veicoli elettrici, anche grazie all’influenza di Musk. La crescita di Tesla passa inoltre dalla regolamentazione dei veicoli autonomi. Su questo punto Musk ha richiesto un’accelerazione delle approvazioni federali per favorire l’adozione delle tecnologie di guida autonoma.

    Le funzioni avanzate come l’Autopilot e il Full Self-Driving sono sotto la lente d’ingrandimento della National Highway Traffic Safety Administration per la loro sicurezza. Indagini sui sistemi di guida assistita hanno rivelato incidenti attribuibili a problemi tecnici, mentre il Wall Street Journal ha raccolto dati su centinaia di collisioni, alimentando il dibattito sulla sicurezza delle auto Tesla.

    X, la piattaforma ora megafono politico

    Come non parlare di X, la piattaforma che un tempo era Twitter.

    Nel 2022, Musk ha acquistato Twitter con l’intento dichiarato di contrastare la censura. Un intento mai del tutto chiaro, salvo poi esplicitarlo nei mesi successivi, che aveva una sua strategia. E cioè creare un canale che servisse a promuovere posizioni pro-Trump e per criticare regolatori e avversari politici.

    Questa dinamica ha attirato l’attenzione della SEC e della FTC, con quest’ultima che ha avviato indagini sulla gestione della privacy e sulla sicurezza della piattaforma.

    Musk non ha esitato a rispondere duramente: a fine ottobre, ha dichiarato che Lina Khan, presidente della FTC, “sarà licenziata presto”. Sarà interessante capire come Musk affronterà adesso, visto anche il suo ruolo istituzionale.

    La SEC ha anche intrapreso azioni legali contro Musk per aver violato obblighi di trasparenza durante l’acquisto di Twitter.

    Muske e le imprese “minori”

    Poi ci sono le attività “minori” di Musk, come xAI e Neuralink. Anche queste potrebbero risentire di regolamentazioni federali.

    Neuralink, ad esempio, sviluppa impianti cerebrali e necessita dell’approvazione della Food and Drug Administration per le sue sperimentazioni; mentre xAI potrebbe essere influenzata dalle nuove leggi sull’intelligenza artificiale.

    Durante una diretta live elettorale su X, Musk ha annunciato l’intenzione di proseguire il proprio impegno politico anche dopo le elezioni, affermando che il suo comitato “America PAC” peserà sulle future elezioni, comprese le elezioni di medio termine.

    Musk e Trump: allenza strategica e, forse, duratura

    Si profila un’alleanza molto ampia tra Musk e Trump, su vari fronti.

    Come accennato prima, Musk e Trump avevano già collaborato durante la precedente amministrazione, anche se l’accordo si era interrotto per divergenze sulle politiche ambientali.

    Nonostante gli elogi reciproci e una comune passione per l’egocentrismo e protagonismo, le divergenze passate ricordano a loro che l’alleanza attuale potrebbe essere temporanea.

    Lo stesso Musk, nel 2022, criticava Trump come un personaggio eccessivamente “drammatico”. Le circostanze attuali, però, sembrano aver portato i due a una convergenza di interessi, abbastanza evidente.

    Questa sinergia tra un imprenditore – super genio – con la fissa dello spazio e di Marte, e un presidente dalle vedute dirompenti, potrebbe ridisegnare gli equilibri tra politica, tecnologia e industria, con effetti potenzialmente duraturi.

    In ogni caso, resta da vedere fino a che punto questa alleanza saprà resistere alle pressioni politiche e alle sfide regolamentari dei prossimi anni.

    [L’immagine di copertina è di Justin Merriman | Bloomberg Copyright: © 2024 Bloomberg Finance LP]

  • Il successo di Starship proietta l’uomo verso Marte

    Il successo di Starship proietta l’uomo verso Marte

    Il successo di Starship con il recupero di Space Heavy ha dimostrato la riutilizzabilità del razzo. Un traguardo che avvicina l’esplorazione aerospaziale verso la Luna e anche verso Marte.

    Il 13 ottobre 2024 sarà una data che verrà ricordata a lungo nella storia aerospaziale. SpaceX, la società fondata da Elon Musk, ha compiuto un’impresa che segna un passo decisivo verso il futuro dell’esplorazione spaziale.

    Durante il quinto test di volo del sistema Starship, l’azienda ha dimostrato la capacità di recuperare il gigantesco razzo Super Heavy utilizzando un complesso sistema di braccia meccaniche.

    Questo test, condotto presso la base di lancio di SpaceX a Boca Chica, Texas, ha attirato l’attenzione mondiale, non solo per il successo tecnico, ma anche per le ambizioni che rappresenta per il futuro del volo aerospaziale.

    Le origini di SpaceX con una visione ambizione

    SpaceX, fondata nel 2002, ha da subito puntato alla riduzione dei costi del volo spaziale attraverso la riutilizzabilità dei razzi. Un obiettivo che sembrava ambizioso, ma che è diventato la base dei progressi dell’azienda.

    Il programma Falcon 1, avviato nel 2006, ha segnato l’inizio di questa visione.

    Nonostante i primi fallimenti, ha aperto la strada al Falcon 9, il primo razzo a tornare sulla Terra per essere riutilizzato. Questo successo ha posto le basi per il futuro sviluppo di Starship, il veicolo spaziale destinato alle missioni interplanetarie.

    Il successo di Starship proietta l'uomo verso Marte

    Super Heavy e Starship: la vera innovazione per il futuro

    Il sistema Starship si compone di due elementi: Super Heavy, il primo stadio del razzo, e Starship, il secondo stadio, progettato per trasportare carichi e equipaggi nello spazio.

    Questo sistema rappresenta la chiave per future missioni verso la Luna e Marte, grazie alla sua capacità di trasportare fino a 150 tonnellate di carico.

    Starship non è solo uno strumento per esplorare lo spazio profondo, ma un’innovazione che potrebbe rivoluzionare il modo in cui concepiamo le missioni spaziali.

    Il test del 13 Ottobre 2024 è stato un trionfo

    Il test di ieri, 13 ottobre 2024, chiamato Flight 5, aveva l’obiettivo di dimostrare la capacità di recuperare il razzo Super Heavy utilizzando un sistema di braccia meccaniche chiamato Chopsticks.

    Questo sistema elimina la necessità di far atterrare il razzo in mare, riducendo significativamente i tempi e i costi di recupero e manutenzione.

    Sette minuti dopo il lancio, il razzo, spinto da 33 motori Raptor, è tornato verso la base ed è stato catturato con precisione dalle braccia meccaniche montate sulla torre di lancio.

    Questo successo rappresenta un traguardo cruciale per SpaceX, dimostrando che il recupero dei razzi è ormai una realtà concreta.

    La separazione tra Super Heavy e Starship è avvenuta senza intoppi, permettendo alla navicella di raggiungere un’altitudine di 212 chilometri.

    Il successo e le prospettive per il futuro

    Il successo di questo test segna una svolta per SpaceX e per l’industria spaziale nel suo complesso. La capacità di recuperare i razzi rappresenta una riduzione significativa dei costi operativi, rendendo il volo spaziale più accessibile e sostenibile nel lungo termine.

    Ma il vero significato di questa impresa va oltre l’aspetto economico. La visione di SpaceX di una civiltà multiplanetaria, con missioni verso Marte, si avvicina sempre di più.

    La riutilizzabilità dei razzi è un passo essenziale per garantire che queste missioni diventino una realtà praticabile.

    La Corsa verso la Luna e… Marte

    Il successo del test del 13 ottobre pone SpaceX in una posizione di leadership nel programma Artemis della NASA, che prevede il ritorno dell’uomo sulla Luna entro il 2026.

    Starship è stato scelto come veicolo di atterraggio per gli astronauti, grazie alla sua capacità di trasportare carichi pesanti e sostenere missioni di lunga durata.

    In ogni caso, l’obiettivo finale rimane Marte. Elon Musk ha sempre considerato Starship il veicolo chiave per l’esplorazione e la colonizzazione del pianeta rosso. La possibilità di lanciare e recuperare il veicolo ripetutamente è necessaria per stabilire una presenza umana permanente su Marte.

    SpaceX e i prossimi passi da fare

    Nonostante i successi, SpaceX dovrà affrontare diverse tematiche.

    Le regolamentazioni governative, in particolare quelle della Federal Aviation Administration (FAA), hanno rallentato alcuni test, richiedendo autorizzazioni complesse e lunghe revisioni ambientali. Superare questi “ostacoli” sarà essenziale per accelerare lo sviluppo di Starship.

    Inoltre, SpaceX dovrà continuare a perfezionare il sistema di protezione termica e la gestione del rientro atmosferico, affinché il veicolo sia in grado di supportare missioni umane in sicurezza.

    Verso un futuro nello spazio

    Con il test del 13 ottobre, SpaceX ha dimostrato che il futuro del volo spaziale è riutilizzabile. Il successo di Super Heavy e Starship apre la strada a missioni più accessibili e frequenti, avvicinando l’umanità al sogno di esplorare altri mondi.

    La visione di Elon Musk, al di là di quello che si può pensare del personaggio, di una civiltà multiplanetaria è più vicina che mai. E con ogni test SpaceX dimostra che questa strada è sempre più alla portata.

    L’era del volo aerospaziale più sostenibile è iniziata, e le possibilità per il futuro dell’umanità nello spazio sono più concrete.

  • X, i pagamenti ai Creator si baseranno sull’engagement invece che sulle visualizzazioni

    X, i pagamenti ai Creator si baseranno sull’engagement invece che sulle visualizzazioni

    X cambia il modo di riconoscere i pagamenti ai Creator. Il nuovo metodo, annunciato da poco, si baserà sull’engagement, e solo quello generato tra gli account abbonati a Premium. Un cambiamento che potrà avere effetti, al ribasso, sulla qualità dei contenuti condivisi.

    X, la piattaforma di cui Elon Musk è proprietario, ha da poco annunciato un notevole cambiamento nel modo in cui i creator saranno pagati sulla piattaforma.

    A partire dall’8 novembre 2024, i pagamenti non si baseranno più sulle visualizzazioni pubblicitarie, come è accaduto fino ad ora.

    I pagamenti si baseranno sull’engagement generato dai contenuti, in particolare da parte degli utenti Premium. Un cambiamento notevole, appunto, che sta suscitando molte discussioni tra i creator. Una situazione che di fatto rivede al ribasso le aspettative di guadagni maggiori e preoccupazioni sulla qualità dei contenuti e sul futuro del programma di monetizzazione.

    Ma vediamo nel dettaglio cosa comporta questo nuovo sistema e come potrebbe impattare i creator.

    Come funziona il nuovo sistema di pagamento

    Il cambiamento chiave introdotto da X riguarda il passaggio da un modello di guadagno basato sulle visualizzazioni degli annunci a uno che si concentra sulle interazioni con i contenuti da parte degli utenti Premium.

    Questo significa che i creator guadagneranno in base al numero di risposte, repost e “like” che i loro post ricevono. Ma solo se queste interazioni provengono da utenti abbonati a X Premium.

    X, i pagamenti ai Creator si baseranno sull'engagement invece che sulle visualizzazioni

    X Premium è il livello di abbonamento più alto della piattaforma, che offre vari vantaggi, tra cui un miglior posizionamento dei contenuti nelle risposte e altre funzionalità esclusive.

    Gli utenti che sottoscrivono X Premium costituiscono, però, solo una parte della base utenti complessiva della piattaforma. Per i creator, ciò significa che il potenziale pubblico da cui possono generare ricavi è ridotto, poiché solo le interazioni provenienti dagli abbonati Premium saranno considerate valide per il pagamento.

    Inoltre, per ricevere il pagamento, i creator dovranno accumulare almeno 50 dollari di guadagni. Questo rappresenta la soglia minima prima che X proceda con l’accredito, che potrebbe richiedere fino a 90 giorni.

    Per inciso, ad oggi, da quello che si riesce a capire sulla base delle fonti in circolazione, la percentuale degli abbonati su X è pari allo 0,2% sul totale degli iscritti alla piattaforma.

    Si sta parlando di una porzione di utenti abbonati pari a 1 milioni di utenti circa.

    Cosa cambia rispetto al passato

    Il sistema precedente era più semplice (si fa per dire) e si basava su un modello di guadagno legato alle visualizzazioni degli annunci pubblicitari.

    Quando un utente visualizzava un annuncio nelle risposte a un post di un creator, parte dei ricavi pubblicitari generati da quell’annuncio veniva distribuita ai creator. Per poter accedere a questo sistema, i creator dovevano superare le 5 milioni di impressioni a trimestre.

    Questo significava che anche con una base di utenti ampia, i creator potevano ottenere guadagni grazie alle visualizzazioni, indipendentemente dall’effettivo engagement dei contenuti.

    Il nuovo modello, invece, abbandona del tutto la dipendenza dalle visualizzazioni degli annunci, concentrandosi esclusivamente sulle interazioni degli utenti Premium.

    In cambiamento radicale della dinamica dei guadagni sulla piattaforma, che sposta l’attenzione dalla quantità alla qualità (ove ce ne fosse) dell’interazione, ma solo per una fascia ristretta di utenti.

    Cosa comporta questo cambiamento

    Con il nuovo sistema, i creator potrebbero trovarsi nella posizione di dover modificare la loro strategia di creazione di contenuti per massimizzare l’engagement e ottenere guadagni.

    Un approccio che potrebbe incentivare la pubblicazione di contenuti polarizzanti, provocatori o sensazionalistici, che sono notoriamente più efficaci nel generare interazioni. Specie su una piattaforma come è oggi X.

    Tutto ciò potrebbe avere un impatto negativo sulla qualità complessiva dei contenuti sulla piattaforma.

    Il rischio è che i creator, nel tentativo di ottenere più risposte e “like”, si allontanino dalla produzione di contenuti di valore o riflessivi. Inoltre, poiché il pubblico da cui possono generare guadagni è limitato agli abbonati Premium, potrebbe esserci una corsa a soddisfare le aspettative di questa fascia specifica di utenti, escludendo la maggioranza della base utenti di X.

    Questa situazione favorisce i creator che già dispongono di un vasto seguito di utenti Premium, mentre coloro che non hanno accesso a questo pubblico potrebbero trovare più difficile ottenere ricavi sostanziali.

    In altre parole, i grandi creator, che già possiedono un numero significativo di abbonati Premium, potrebbero trarre maggiori vantaggi dal nuovo sistema, mentre i creator più piccoli o emergenti potrebbero vedere una diminuzione dei loro guadagni complessivi.

    Le motivazioni che hanno portato al nuovo sistema

    Dietro questa decisione c’è probabilmente l’intento di X di ridurre la dipendenza dalla pubblicità, che ha subito un forte calo negli ultimi anni. I ricavi pubblicitari di X sono diminuiti drasticamente, con un calo previsto del 40% su base annua.

    Molte aziende stanno riducendo le loro spese pubblicitarie sulla piattaforma a causa delle crescenti preoccupazioni legate a contenuti problematici e all’aumento dell’hate speech.

    In questo contesto, X sta cercando di spostare la sua attenzione verso gli abbonamenti Premium come fonte principale di entrate.

    Eliminare la dipendenza dagli annunci pubblicitari potrebbe anche permettere a X di offrire un’esperienza utente più pulita e meno invasa da contenuti sponsorizzati. Ma questo potrebbe non essere sufficiente per garantire una base di utenti Premium sufficientemente ampia da sostenere i creator in modo equo e significativo.

    C’è da aggiungere anche il fatto che di recente la società di investimenti Fidelity ha dichiarato che il valore della piattaforma è calato dell’80%.

    In soldoni, si sarebbe passato dai 44 miliardi di dollari, la cifra pagata da Musk per acquisire Twitter, ai 9,4 miliardi di dollari attuali.

    Un sistema di pagamento che solleva dubbi

    Questo cambiamento solleva alcune preoccupazioni, come abbiamo visto sinora.

    Innanzitutto, ci si chiede se il nuovo sistema di pagamento possa davvero essere sostenibile per la maggior parte dei creator. Poiché i guadagni saranno limitati alle interazioni provenienti dagli utenti Premium, che sono una piccola frazione degli iscritti totali, molti creator – come si diceva prima – potrebbero vedere una diminuzione dei ricavi complessivi.

    Inoltre, c’è il rischio di un aumento significativo di contenuti di bassa qualità o polarizzanti. Aspetto, questo, molto preoccupante. Se i creator sono spinti a creare contenuti che generano interazioni a tutti i costi, la piattaforma potrebbe diventare un ambiente meno sano e più conflittuale.

    Significa, in parole povere, traghettare la piattaforma verso a una perdita di valore percepito della piattaforma stessa. Con il risultato di allontanare sia gli utenti che i creator che cercano un’esperienza di qualità.

    Infine, resta da vedere se X riuscirà a far crescere il numero di abbonati Premium abbastanza da rendere il sistema remunerativo per un’ampia gamma di creator. Senza una base di utenti Premium sostanziale, il rischio è che solo pochi creator riescano a trarre vantaggio dal nuovo modello, mentre la maggior parte faticherà a raggiungere la soglia di pagamento.

    A fronte di tutto questo, questo cambiamento dimostra la seria difficoltà in cui versa X.

    Ultima annotazione, tutto questo avviene a poche settimane dalle elezioni presidenziali americane.

    Sebbene l’intento sia quello di incentivare un maggiore engagement e ridurre la dipendenza dalla pubblicità, restano dubbi sull’efficacia e l’equità di questo modello. Con una base di utenti Premium ridotta e il rischio di un calo della qualità dei contenuti, il futuro del programma di monetizzazione di X appare incerto. Sarà interessante vedere come, e se, i creator adatteranno le loro strategie e come la piattaforma affronterà le sfide che emergeranno da queste nuove dinamiche.

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