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  • Su Messenger arriva il supporto per Video HD e foto a 360 gradi, ma non in Italia

    Su Messenger arriva il supporto per Video HD e foto a 360 gradi, ma non in Italia

    Facebook introduce importanti novità su Messenger, sempre in chiave visual. Si tratta del supporto per i Video HD, sarà possibile condividere sull’app video a 720p, e la possibilità di condividere foto panoramiche a 360 gradi. Però queste novità non saranno disponibili da subito nel nostro paese.

    Il contenuto visual per Facebook assume sempre più importanza. Sappiamo che presto il contenuto per immagini costituirà la quasi totalità dei contenuti condivisi sulla piattaforma, la direzione è ormai quella. Allo stesso modo, Facebook sta cominciando ad attrezzare al meglio anche le sue app, ed è il caso di Messenger. Da oggi infatti su Messenger sarà possibile condividere Video HD a 720p e immagini a 360 gradi. E’ certamente un modo per rendere l’app un luogo anche per condividere contenuto visual.

    Dopo aver evidenziato che la condivisione di foto, immagini, video e GIF costituisce un’attività importante sull’app, adesso arriva il momento di fare un passo ulteriore, puntando su Video HD e immagini a 360 gradi. In tutti e due i casi, non sarà possibile utilizzare la camera dell’app per la condivisione di queste due modalità introdotte oggi, ma è possibile solo condividerle dall’esterno (quindi dal rullino della camera del vostro dispositivo) sull’app. Inoltre, queste due novità non saranno da subito disponibili in Italia, ma lo saranno da oggi in Australia, Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Hong Kong, Giappone, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Romania, Singapore, Corea del Sud, Svezia, Svizzera, Taiwan e Stati Uniti, sia su iOS che su Android.

    facebook messenger video hd foto 360 gradi

    Grazie al supporto per i video in 4K, introdotto alcuni mesi fa, gli utenti dell’app potranno quindi sfruttare le potenzialità dei moderni dispositivi. Per condividere un Video HD a 720p è molto semplice, basterà caricare in video direttamente dallo smartphone. La stessa cosa si dovrà fare per condividere un’immagine a 360 gradi. Prima bisognerà usare un’app per realizzarla e poi la si potrà condividere su Messenger. Queste due novità non sono supportate “in-app”.

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    Si tratta di due novità importanti in un momento in cui Facebook ha bisogno di respirare dopo lo scandalo Cambridge Analytica. Eppure questo potrebbe non bastare. Proprio Messenger in passato è stata al centro di problemi sulla privacy e questa app, in termini di gestione della privacy, non è tanto diversa da Facebook o da Instagram. Inoltre, altro tema di cui si è discusso molto in questi ultimi tempi è la “pesantezza” dell’app. Lo affermava a gennaio proprio David Marcus, responsabile di Messenger sostenendo che si doveva pensare a snellirla. Ma a quanto pare non è così al momento, anche con il lancio di queste due ultime novità.

  • Facebook non permetterà più l’uso dei dati di terze parti per gli annunci pubblicitari

    Facebook non permetterà più l’uso dei dati di terze parti per gli annunci pubblicitari

    Il caso Cambridge Analytica continua a generare conseguenze per Facebook. E dopo aver migliorato la sezione per la gestione della privacy, Facebook decide di non rendere più disponibili agli inserzionisti i dati di terze parti per gli annunci pubblicitari.

    Il caso Cambridge Analytica continua a tenere banco e genera ancora conseguenze, inevitabili per certi versi. E dopo aver migliorato la sezione per la gestione della privacy, riunendo gli strumenti in un unico cruscotto, Facebook decide di non rendere più disponibili agli inserzionisti i dati di terze parti per gli annunci pubblicitari. Una decisione che è proprio diretta conseguenza del caso Cambridge Analytica.

    In pratica, Facebook non permetterà più l’utilizzo dei dati messi a disposizione da “data broker” come Experian, Acxiom, Oracle Data Cloud, Datalogix, Epsilon e BlueKai agli inserzionisti all’interno delle Categorie Partner. Tanto per spiegare in parole povere di cosa si tratta, Facebook utilizza i dati di terze parti per intergrare il proprio set di dati, quando poi i marketer, quindi coloro che gestiscono una campagna di marketing, prendono in uso i dati di Facebook per le proprie attività e veicolari i propri annunci, Facebook riconosceva una parte degli introiti proprio a questi broker di dati. Un meccanismo che, come abbiamo visto per il caso Cambridge Analytica, potrebbe non essere sicuro. E infatti, da qui la decisione di Facebook.

    facebook dati terze parti

    Come spiegato da Kurt Wagner su Recode, Facebook permetteva agli inserzionisti l’utilizzo di dati provenienti da tre fonti:

    • Dati propri di Facebook, ossia i dati che il social network raccoglie dagli utenti;
    • Dati dell’inserzionista, cioè i dati che l’inserzionista possiede da sè, come gli indirizzi email dei clienti;
    • Dati provenienti da terze parti, i dati di Experian, ad esempio, con il meccanismo che abbiamo visto poco sopra;

    Proprio quest’ultima categoria di dati, quindi, non sarà più utilizzabile per gli annunci pubblicitari.

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    Facebook dunque corre ai ripari prendendo una decisione che, evidentemente, non ha grosse ricadute economiche. E anche se fosse, per Facebook è meglio agire in questa direzione che rischiare un nuovo caso Cambridge Analytica. Già, perchè se Facebook avesse agito in questo modo ancora prima del 2015, lo scandalo che abbiamo visto in questi giorni, con un’azienda che ha raccolto i dati di 50 milioni di persone, non sarebbe successo.

  • Facebook da oggi rende più facile per gli utenti la gestione della privacy

    Facebook da oggi rende più facile per gli utenti la gestione della privacy

    Facebook risponde al caso Cambridge Analytica rendendo più semplice e visibile per gli utenti la gestione della propria privacy. Adesso gli strumenti per gestire la privacy sono in un unico posto, è possibile cancellare vecchi post e scaricare l’archivio selezionando la categoria precisa che si vuole salvare. Una risposta positiva, ma, allo stesso tempo tardiva.

    Il caso Cambridge Analytica ha finito per rendere ancora più visibile quanto fosse difficile per gli utenti trovare gli strumenti adatti per proteggere e gestire al meglio la propria privacy. Tutto era molto frastagliato e poco chiaro. Ma oggi tutto questo sarà reso più semplice, come ha annunciato Facebook in un comunicato ufficiale. Le novità riguardano un nuovo schema più chiaro e visibile per gli utenti per gestire la privacy, viene introdotta la possibilità di cancellare vecchi post, reazioni, commenti e ricerche che non si desidera più avere sulla piattaforma, una possibilità che non era presente prima.

    Facebook decide quindi di affrontare il tema della gestione della privacy, rendendola più semplice per gli utenti, un passaggio obbligato per quanto successo in questi ultimi giorni e, in parte, annunciato proprio da Mark Zuckerberg nella sua prima uscita pubblica dopo lo scandalo Cambridge Analytica. Ma scopriamo meglio queste novità.

    facebook privacy cambridge analytica
    A sinistra, il vecchio menù di gestione della privacy; a destra come si presenta oggi

    I controlli adesso sono più facili da trovare, Facebook porta in un unico posto quello che prima si trovava in almeno 20 posti differenti. Sui dispositivi mobili l’intero menù viene ridisegnato. Si chiama Privacy Shortcut che offre adesso informazioni più chiare, da dove è possibile: rendere più sicuro il proprio profilo grazie anche all’autenticazione a 2 fattori; controllare i dati personali, nel senso che si può rivedere ciò che si è condiviso e anche cancellarlo, ma anche rivedere le richieste di amicizia e le ricerche effettuate; gestire gli annunci pubblicitari, quindi gestire le preferenze che significa scegliere che tipo di informazione rendere visibile.

    Vi è poi Access your information, “un modo sicuro per accedere e gestire le informazioni, come post, reazioni, commenti e ricerche che non si desidera più avere su Facebook”, con la possibilità di cancellare definitivamente tutto questo materiale dai server della piattaforma. Questa è, a differenza delle altre, una novità che prima non era presente. Si può eliminare ciò che si vuole dalla timeline o dalla propria bacheca.

    Altra novità che viene introdotta da oggi riguarda la possibilità di scaricare il proprio archivio, opzione già possibile, ma, stavolta, scegliendo la categoria da salvare, quindi foto, post o contatti. Dell’archivio in questi giorni si parla molto a proposito del fatto che alcuni utenti, nel tentativo di cancellarsi da Facebook, scaricando il proprio archivio si sono accorti che la piattaforma tiene registrate le informazioni riguardanti le telefonate fatte e gli SMS inviati. Un caso che riguarda solo gli smartphone Android.

    E’ la risposta che si attendeva dopo Cambridge Analytica? In parte sì, in realtà si tratta di novità che Facebook avrebbe potuto organizzare e implementare ben prima che accadesse tutto quello che abbiamo scoperto dopo. Come si diceva poco più sopra, prima che accadesse tutto lo scandalo di questi giorni, per l’utente riuscire a trovare gli strumenti per la gestione della privacy era impresa quasi ardua, una situazione non ammissibile. Il fatto che adesso tutto venga reso più semplice è certamente un buon segnale, ma non ci voleva uno scandalo come quello di Cambridge Analytica per accorgersene.

  • Non c’è pace per Facebook: Elon Musk cancella la pagine di SpaceX e Tesla

    Non c’è pace per Facebook: Elon Musk cancella la pagine di SpaceX e Tesla

    Il momento negativo per Facebook sembra non finire, da quando è esploso il caso Cambridge Analytica. A coronare una settimana difficile, oggi Elon Musk, il fondatore di Tesla, istigato da un utente su Twitter, ha cancellato la pagina di SpaceX e poi anche quella di Tesla. Entrambe seguite da oltre 2,5 milioni di utenti.

    Se Mark Zuckerberg pensava di aver calmato un po’ le acque con il suo post e, subito dopo con la sua intervista alla CNN, allora è il caso che ci ripensi. Lo scandalo Cambridge Analytica sembra non dare pace all’aienda di Menlo Park. Ci mancava solo Elon Musk a coronare una delle settimane più difficili di Zuckerberg & Co.

    Cosa è successo? Il buon Elon Musk, molto attivo su Twitter per la verità, ha risposto questo pomeriggio al tweet di Brian Acton, il co-fondatore di WhatsApp che qualche giorno fa ha fatto molto discutere scrivendo “It’s time. #deletefacebook. La risposta di Musk al tweet è stata: “What’s Facebook?”, “Cos’è Facebook?”. Una sorta di “Facebook chi???”. Un tweet che non è passato certo inosservato.

    elon musk spacex tesla facebook
    Elon Musk, CEO SpaceX e Tesla

    Infatti, un attimo dopo è arrivato un utente che, con fare da troll, ne senso che voleva approfittare della situazione per prendere in giro Musk, gli scrive: “Cancella la pagina Facebook di SpaceX se sei un Uomo”. Era evidente che si trattasse di un troll, ma a quanto pare Musk lo ha preso sul serio, ma prima ha anche dichiarato di non sapere dell’esistenza della pagina. Aggiungendo poi: “Lo farò”. E lo ha fatto.

    Lo scambio ovviamente ha cominciato ad attrarre l’attenzione degli utenti su Twitter, in primis un giornalista di BuzzFeed, che hanno cominciato ad incalzare Elon Musk. Nel frattempo, arriva un altro utente che lo incalza per cancellare anche la pagina Facebook di Tesla. Stiamo parlando di due pagine molto frequentate con più 2,5 milioni di utenti ciascuna, con livelli di coinvolgimento altissimi. In poco tempo è stata cancellata anche la pagina di Tesla.

    Se provate a cliccare su facebook.com/SpaceX e su facebook.com/Tesla, vi renderete conto che non esistono più.

    I troll non si sono fatti sfuggire la presenza dei due brand su Instagram e per poco Musk non cancellava anche i due profili. Ma per il momento pare che siano ancora lì.

    Insomma, la situazione sta toccando punti mai visti prima e un caso come questo legato ad personaggio come Elon Musk rischia di alimentare davvero il fenomeno del #deletefacebook. Ma fa davvero strano che Elon Musk si sia comportato con una tale leggerezza senza il minimo rispetto dei team di social media manager che lavorano sui due brand. Si tratta di un danno notevole, un gesto forse troppo frettoloso, avventato. Il rischio è che qualcuno adesso imiti il suo gesto. E poi basta così poco per trollare Elon Musk?

    E voi che ne pensate?

     

  • Mark Zuckerberg presto parlerà su Cambridge Analytica e Facebook recupera a Wall Street

    Mark Zuckerberg presto parlerà su Cambridge Analytica e Facebook recupera a Wall Street

    Da giorni Mark Zuckerberg è sparito dalla circolazione, precisamente da quando è esploso il caso Cambridge Analytica. Negli ultimi giorni era nato l’hashtag #WhereIsMark su Twitter. Ma un portavoce di Menlo Park ha fatto sapere che il CEO e fondatore di Facebook parlerà nelle prossime 24 ore e il titolo FB a Wall Street inverte la rotta e comincia a guadagnare di nuovo: +3%.

    In molti si sono chiesti in questi giorni in cui è esploso il caso Cambridge Analytica che fine avesse fatto Mark Zuckerberg, CEO e fondatore di Facebook, di solito sempre molto presente sul suo social network. Un silenzio comprensibile, fino ad un certo punto. Zuckerberg ha sicuramente sentito il bisogno di avere tempo per raccogliere le idee e presentarsi al mondo per dare la sua versione, insieme ad una soluzione convincente. Ma ora sembra che Zuckerberg sia pronto per rompere il silenzio, un portavoce oggi ha riferito alla NBC che il CEO parlerà nelle prossime 24 ore. Ovviamente dovrà dare qualche spiegazione su quanto accaduto e rispondere alle tante richieste di chiarimenti che arrivano da ogni parte del mondo. In particolare, deve dare risposta al parlamento di Londra e quello europeo che lo hanno convocato per chiarimenti.

    mark zuckerberg facebook cambridge analytica

    E, come avevamo previsto, è bastato che si diffondesse la notizia che Zuckerberg parlerà presto perchè il titolo FB in borsa invertisse la rotta. Infatti, il titolo dopo due giorni in cui ha ceduto circa 50 miliardi di capitazzazione, sta guadagnando adesso il 3%.

    facebook cambridge analytica wall-street

    Il silenzio di Zuckerberg, ma anche quello di alcuni dirigenti come Sheryl Sandberg, COO di Facebook, ha sicuramente pesato ulteriormente su una situazione ormai incandescente. Su Twitter in questi ultimi giorni, negli usa, impazza l’hashtag #WhereIsMark.

    Cosa dirà Mark Zuckerberg? Certamente dovrà cercare di riportare un clima di fiducia, operazione non facile, ma non impossibile. Dovrà per forza fornire qualche spiegazione ed essere convincente. Ricordiamo che in questi giorni Alex Stamos ha annunciato che abbandonerà Facebook entro agosto, è la prima testa che cade finora. serve riportare un clima di tranquillità e annunciare qualche operazione che sia di rottura con il passato. Zuckerberg deve farlo per far calare la pressione politica sulla sua azienda e per ridare fiato al titolo in borsa.

    Ovviamente riporteremo qui ciò che Zuckerberg dirà per commentarlo insieme a voi.

  • Secondo il co-fondatore di WhatsApp è tempo di cancellare Facebook

    Secondo il co-fondatore di WhatsApp è tempo di cancellare Facebook

    Brian Acton, che ha fondato WhatsApp insieme a Jan Koum, ha scritto in un tweet: “It’s time. #deletefacebook”. Secondo Acton, in seguito allo scandalo Cambridge Analytica che ha travolto il social network più usato al mondo, è arrivato il momento di cancellare Facebook.

    Lo scandalo Cambridge Analytica non accenna a rallentare la sua intensità, anzi. Ormai da giorni Facebook è nell’occhio del ciclone, è sufficiente ricordare quanto è successo a Wall Street in questi giorni dove il titolo ha perso, in termini di valore di capitalizzazione, quasi 50 miliardi di dollari. Il caso cresce sempre di più e ora il parlamento inglese e quello europeo convocano il fondatore Mark Zuckerberg perchè chiarisca meglio la vicenda. Da queste audizioni forse dipenderà l’esito di tutta la vicenda.

    Come dicevamo, le polemiche non accennano a diminuire e a gettare benzina sul fuoco adesso arriva anche il co-fondatore di WhatsApp, Brian Acton. Ricordiamo che proprio Facebook comprò nel 2014 WhatsApp da lui e da Jan Koum per 16 miliardi di dollari. Acton oggi non fa più parte di WhatsApp, a differenza di Koum che ne è il CEO, e cura un progetto legato ad una sua fondazione. Possiede un patrimonio di 6,5 miliardi di dollari e il mese scorso ha investito 50 milioni di dollari su Signal, un’app che si presenta come alternativa a WhatsApp.

    delete facebook cancellare facebook

    Brian Acton ieri, dal suo profilo Twitter ha scritto: “It’s time. #deletefacebook“. Secondo Acton, questa vicenda sta facendo maturare i tempi per cui è il momento di cancellare Facebook.

    L’hashtag #deletefacebook ha cominciato a fare la sua comparsa nei primi giorni del caso Cambridge Analytica, diventando sempre più condiviso dal 19 marzo. Adesso il tweet di Acton è quello che ha ottenuto il livello più alto di interazioni e non vi è dubbio che verrà usato come “manifesto” legato a questa discussione.

    Acton scrivendo che è arrivato il momento di cancellare Facebook è ben consapevole che se ciò avvenisse, significherebbe anche la fine di WhatsApp, l’app che ha contribuito a far nascere. Non si capisce se si tratta di una opinione personale oppure se ritiene che sia arrivato il momento di superare il modello di social imposto da Facebook in questi anni. Al momento si possono fare solo delle ipotesi, non essendoci altre sue dichiarazioni chiarificatrici.

    Del resto, è ben nota la sua posizione a difesa della privacy che si è sempre manifestata ostacolando qualsiasi tipo di advertising su WhatsApp, all’epoca in cui operava al suo interno. Per il semplice motivo, come scrisse nel 2012 proprio sul blog di WhatsApp, “ricordate nel momento in cui prende piede la pubblicità, allora il prodotto siete voi“. Un principio che abbiamo ben compreso in questi anni, mettendo sempre in guardia gli utenti che i nostri dati sono preziosi, al punto da diventare “moneta di scambio”. Il “trucco” che abbiamo sempre consigliato era quello di far sapere agli altri solo ciò che noi vogliamo che si sappia, non tutto. Un modo per mantenere piena consapevolezza di ciò che si condivide sui social media.

    Il pensiero di Brian Acton per la verità non è solitario, da giorni negli Usa su tutti i network ci si interroga se questa vicenda, se questa crisi possa davvero portare alla distruzione di Facebook. Per non dimenticare Chamath Palihapitiya, ex digerente di Facebook che lo scorso anno affermò che Facebook ah contribuito a creare “strumenti che stanno lacerando il tessuto sociale che fa funzionare le nostre società”. Un’affermazione che fece davvero molto discutere.

    Facebook non scomparirà, almeno non con questa vicenda. E’ plausibile pensare che questa storia dovrà mettere fine ad un modello che va ripensato, che sia più rispettoso della privacy degli utenti. Questo sì.

    Ma voi che ne pensate? Pesante anche voi che sia arrivato il momento di cancellare Facebook?

  • Agcom chiede informazioni a Facebook sulla vicenda Cambridge Analytica

    Agcom chiede informazioni a Facebook sulla vicenda Cambridge Analytica

    Anche Agcom si muove per fare luce sulla vicenda Cambridge Analytica, lo scandalo dei dati che sta coinvolgendo Facebook ormai da giorni. L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha inviato a Facebook una specifica richiesta di informazioni per sapere se ci sia stato un uso di dati in occasione delle ultime elezioni politiche del 4 marzo.

    Anche Agcom si muove nella vicenda Cambridge Analytica che coinvolge Facebook ormai da giorni, con pesanti conseguenze a Wall Street. E’ notizia di oggi che il Parlamento Europeo ha inviato una convocazione al fondatore Mark Zuckerberg affinchè fornisca chiarimenti sui fatti.

    E l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni vuole fare luce sulla vicenda, a seguito dell’indagine dell’autorità indipendente britannica ICO – Information Commissioner’s Officer relativa ai rapporti tra partiti politici, “data companies” e piattaforme online per la profilazione degli utenti e la personalizzazione dei messaggi elettorali. Agcom nelle Comunicazioni che ha inviato a Facebook fa una specifica richiesta di informazioni riguardo l’impiego di “data analytics” per finalità di comunicazione politica da parte di soggetti terzi.

    facebook cambridge analytica agcom

    In particolare, riferisce Agcom, dal comunicato del 19 marzo pubblicato da Facebook, è emerso che la società mette a disposizione degli utenti applicazioni sviluppate da soggetti diversi dalla piattaforma. “Queste app permettono la raccolta di dati degli utenti tali da consentire la realizzazione di campagne mirate di comunicazione pubblicitaria a carattere politico-elettorale, in grado cioè di raggiungere audience profilate in base alle caratteristiche psico-sociali e di orientamento politico”. “Tali tecniche di profilazione degli utenti e di comunicazione elettorale “selettiva”, peraltro” – continua Agcom – “sembrerebbero essere state utilizzate nel 2012 anche su commissione di soggetti politici operanti in Italia”.

    Agcom ricorda che nell’ambito del Tavolo tecnico istituito dall’Autorità con la delibera n.423/17/CONS, è stato sviluppato un filone specifico di attività riguardante il monitoraggio sulla parità di accesso all’informazione e la comunicazione politica per le elezioni del 4 marzo (per cui l’Autorità ha adottato specifiche linee guida) e l’istituzione di gruppi di lavoro sulla tematica dell’utilizzo di dati e informazioni per finalità di comunicazione politica. Con una precedente comunicazione, sono state già richieste informazioni circa l’acquisizione di dati relativi a servizi e strumenti messi a disposizione da Facebook, sia per gli utenti sia per i soggetti politici, durante la campagna elettorale italiana per le scorse elezioni politiche 2018.

    La seconda richiesta inoltrata dall’Autorità si inserisce pertanto in continuità con le iniziative intraprese.

    Insomma, si cerca di capire se la vicenda abbia investito anche il nostro paese. A questo punto bisogna attendere la risposta di Facebook.

  • Facebook, nuovo crollo a Wall Street e il Parlamento UE convoca Mark Zuckerberg

    Facebook, nuovo crollo a Wall Street e il Parlamento UE convoca Mark Zuckerberg

    Facebook fa registrare un nuovo crollo a Wall Street anche oggi, perde adesso il 5,5%. E mentre il capo della sicurezza ha annunciato il suo addio entro agosto, il Parlamento Europeo convoca il CEO e fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, come annunciato dal presidente Antonio Tajani in un tweet.

    La giornata di ieri è stata nera per Facebook, che ha perso il 6,7% a Wall Street, e per quasi tutti i titoli tech che hanno chiuso in perdita, e la giornata odierna per l’azienda di Menlo Park non si annuncia tanto diversa. Il titolo FB apre a 167,47 dollari, dopo un massimo di 170, recuperando qualcosa, ha ripreso a scendere, facendo registrare adesso 163 dollari, con un calo del 5,5%. Si tratta quindi di un nuovo calo che riflette un’altra giornata difficile per Facebook iniziata con l’annuncio del prossimo addio di Alex Stamos, responsabile della sicurezza di Facebook, che abbandonerà del tutto l’azienda entro il prossimo mese di agosto, e dalla convocazione di Mark Zuckerberg da parte del Parlamento Europeo, come annunciato da un tweet del presidente Antonio Tajani.

    Un appunto per quanto riguarda gli altri titoli, buona parte fa registrare una lieve ripresa rispetto alla giornata di ieri, a parte un nuovo crollo di Twitter che perde l’8,2% (era arrivato a cedere anche 9,7%), vanificando quanto di buono aveva realizzato nelle scorse settimane. In calo ancora Snapchat che perde più del 3%.

    cambridge analytica facebook gate wall street calo

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    Come dicevamo all’inizio, Mark Zuckerberg è stato convocato dal Parlamento Europeo, lo riporta il tweet del presidente del parlamento, Antonio Tajani:

    https://twitter.com/EP_President/status/976119350112538629

    “Abbiamo invitato Mark Zuckerberg al Parlamento Europeo.” – scrive Tajani – “Facebook deve chiarire ai rappresentanti di 500 milioni di europei che i dati personali non vengono usati per manipolare la democrazia.”

    mark zuckerberg facebook cambridge analytica wall street

    E si muove anche il Parlamento Uk, la Commissione parlamentare britannica sulla Cultura, i Media e il Digitale ha chiesto a Mark Zuckerberg di comparire per un’audizione sullo scandalo relativo all’abuso dei dati di milioni di utenti che coinvolge Facebook e la società di consulenza politica Cambridge Analytica. Lo ha reso noto il presidente della commissione, Damian Collins, citando una sua lettera al patron del colosso Usa del web in cui si accusa il management dell’azienda di aver “ingannato” l’organismo in precedenti audizioni (fonte: Ansa).

    Insomma, accuse esanti e una situazione molto difficile per Facebook che potrebbe sbloccarsi proprio con le prossime audizioni del fondatore Zuckerberg. Le sue dichiarazioni potrebbero risollevare la situazione. Staremo a vedere.

  • Giornata nera a Wall Street, in calo i titoli tech trainati dal crollo di Facebook

    Giornata nera a Wall Street, in calo i titoli tech trainati dal crollo di Facebook

    E’ una giornata nera a Wall Street per tutti i titoli tech, trainati dal calo di Facebook. Il titolo FB è in calo al momento del 7,5%, portandosi dietro Twitter (-2,3%), Alphabet (-3,65%), Apple (-1,70%), Microsoft (-2%), Amazon (-2,16%). Il caso Cambridge Analytica sta facendo sentire il suo peso anche sul mercato.

    Il Cambridge Analytica inevitabilmente sta facendo sentire i suoi effetti anche a Wall Street. Il titolo Facebook (FB) in questo momento sta perdendo il 7,5%, un calo pesante che sta finendo per portarsi dietro anche altri titoli tech. Infatti, per il settore, a Wall Street questa è una giornata nera. A far registrare perdite ci sono anche Twitter (-2,3%), Alphabet (-3,65%), Apple (-1,70%), Microsoft (-2%), Amazon (-2,16%); ma anche Snapchat (-3,6%), Netflix (-2%), Adobe (-1,9%), eBay (-1,06%), Akamai (-1,95%), Altaba (-2,23%), Salesforce (-1,5%), Alibaba (-1,4%). E l’elenco potrebbe continuare.

    La notizia del calo di Facebook ha cominciato a fare il giro del mondo quando era già a -4%, ma col passare dei minuti il titolo ha fatto registrare sempre più un calo pesante. Tutti gli indici Nasdaq e Dow Jones sono in calo.

    Da venerdì, da quando Facebook ha provveduto prima a oscurare Cambridge Analytica, l’attenzione è puntata su come Menlo Park intende spiegare il “furto” di dati di 50 milioni di americani, usati poi per spot politici mirati e per influenzare gli elettori. Da oggi le autorità Usa e quelle di Uk stanno mettendo pressione all’azienda Facebook perchè spieghi come è potuto accadere una situazione simile.

    facebook cambridge analytica wall street

    Facebook sospende Cambridge Analytica, società britannica che si occupa di analisi e big data, che avrebbe raccolto dati da 50 milioni di utenti con un sondaggio “tranello”, dati che sarebbe poi serviti per manipolare l’esito delle elezioni presidenziali vinte da Donald Trump. Ma Facebook sostiene di aver ricevuto rassicurazioni dall’azienda inglese che quei dati sarebbero stati cancellati. Ora, perchè sospendere l’azienda oggi e non nel 2015, quando l’azienda raccolse quei dati? E’ questa la domanda che al momento tutti si stanno facendo, sopratutto i parlamentari americani e inglesi, in grande pressing su Facebook.

    Un altro esempio di quanto si alta la pressione su Facebook e di come in realtà da Menlo Park facciano trasparire molto nervosismo. L’ultimo esempio lo segnala The Intercept, infatti Facebook ha cancellato la sezione dedicata alle storie politiche di successo, cioè quelle che grazie all’uso del social network sono riuscite ad emergere ed ottenere risultati elettorali. Anche in questo caso è stata data una spiegazione molto evasiva.

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    Christopher Wylie

    L’attenzione di tutti i media e bloggers del settore è anche sulla figura che ha rivelato tutto il meccanismo che aveva messo in campo Cambridge Analytica, è cioè Christopher Wylie, ex dipendente dell’azienda inglese, l’uomo che materialmente ha escogitato il meccanismo, personaggio di cui si sentirà parlare ancora.

    Ma adesso l’attenzione è tutta su Facebook e su come supererà questa crisi. Le pressioni di Usa e Uk puntano ad una nuova regolamentazione, ipotesi che gli analisti finanziari vedono come un ulteriore segnale di “problemi sistemici” di Facebook.

    Staremo a vedere come Facebook supererà questa crisi, di certo non è la fine del social network, è senza dubbio un momento importante in cui valutare una nuova fase. Questo sì.

  • Facebook sfida LinkedIn, il lavoro lo si potrà cercare anche sul social network

    Facebook sfida LinkedIn, il lavoro lo si potrà cercare anche sul social network

    Facebook ha ormai deciso di sfidare LinkedIn per quanto riguarda gli annunci di lavoro. Dopo aver avviato Facebook Jobs in Usa e Canada più di un anno fa, da oggi sarà possibile inserire e consultare annunci di lavoro in altri 40 paesi, Italia compresa.

    Facebook è diventato ormai non solo un grande social network con più di 2 miliardi di utenti, ma, come abbiamo già sottolineato in altre occasioni, è diventato un moltiplicatore di esperienze, sempre con l’obiettivo di intrattenere l’utente all’interno del social network. E oggi si aggiunge un nuovo tassello che renderà Facebook un luogo sempre più completo, dove l’utente può davvero cercare tutto, anche il lavoro.

    E’ infatti di oggi la notizia che Facebook ha esteso ad altri 40 paesi il servizio Facebook Jobs, facebook.com/jobs, attivato verso la fine del 2016 solo in Usa e in Canada. E tra questi 40 paesi vi è anche l’Italia. Si tratta di una vera sfida a LinkedIn, il social business network per antonomasia, da sempre luogo dove aziende, professionisti e utenti postano e consultano annunci di lavoro.

    facebook jobs annunci lavoro-italia

    Il servizio è quindi di interesse per tutti coloro che cercano lavoro, potranno infatti consultare gli annunci dalla sezione “Esplora” alla voce “Jobs” anche dal proprio smartphone (il servizio è anche disponibile per Android e iOS). Una volta trovate l’annuncio di interesse, si potrà compilare una scheda, sempre su Facebook, per candidarsi e, successivamente, sarà possibile avere un contatto diretto con l’azienda che sta cercando, direttamente su Messenger. Le aziende vedranno le informazioni che il candidato ha indicato e tutto ciò che è reso pubblico sul proprio profilo.

    https://www.facebook.com/facebook/videos/10157147675716729/

    Le aziende possono poi creare annunci direttamente sulla pagina aziendale con tutti i dettagli e gli annunci appariranno su Jobs, sul Marketplace e anche sul news feed. Avranno anche la possibilità di intervenire sulle modalità con cui entrare in contatto con i candidati, sempre attraverso Messenger.

    https://www.facebook.com/facebook/videos/10157147673511729/

    Presto anche nel nostro paese potremo quindi consultare annunci di lavoro dalla barra laterale di Facebook oppure dall’applicazione mobile, cercando il luogo di lavoro, il tipo di contratto ecc…

    Facebook quindi decide di sfidare LinkedIn sul suo campo e su larga scala, prima o poi doveva accadere. Sarà interessante vedere come questo servizio evolverà anche nel nostro paese. Certo che il fatto che ci siano aziende e agenzie di lavoro che “indagano” anche i profili Facebook dei candidati è cosa nota. Ma ora Facebook offre un servizio completo, dando la possibilità agli utenti di trovare lavoro direttamente sulla piattaforma che usano tutti i giorni (già 1 utente su 4 negli Usa lo fa) e dando la possibilità ad aziende e agenzie di poter cercare candidati anche guardando il proprio profilo pubblico.

    E voi che ne pensate?