Tag: facebook

  • Ecco Facebook Portal, il social network fa il suo ingresso nel mondo hardware

    Ecco Facebook Portal, il social network fa il suo ingresso nel mondo hardware

    Facebook ha presentato ufficialmente Facebook Portal, il primo prodotto hardware commercializzato da Menlo Park. E’ un tentativo per lanciare la sfida ad Amazon Echo. Portal permette le video chat, ma anche chiamare gli utenti, riprodurre musica da Spotify. Portal ha un costo di 199 dollari e Portal+ ha un costo di 349 dollari. E la privacy?

    Facebook lancia ufficialmente Facebook Portal, il primo prodotto hardware interamente commercializzato da Menlo Park. Da questo punto di vista si tratta di un lancio non da poco, Facebook decide di sfidare Amazon Echo entrando anche nel modo degli smart speaker che si stanno diffondendo anche nel nostro paese. In realtà si tratta di un lancio atteso, e rimandato tra l’altro per via dei tanti dubbi che pone sotto il profilo della privacy. Il lancio era stato infatti ritardato per lo scandalo Cambridge Analytica. Il prodotto, per ora, verrà commercializzato da novembre e solo per gli Stati Uniti.

    Portal è quindi un dispositivo che può essere utilizzato per le video chat, per chiamare gli utenti Facebook e Facebook Messenger, ma è anche smart speaker, come dicevamo, potendo riprodurre musica da Spotify e da Pandora (non attivo in Italia).

    facebook portal

    Un elemento che è stato molto apprezzato del dispositivo è lo zoom automatico del dispositivo, nel senso che il dispositivo è dotato di una fotocamera grandangolare capace di identificare la corporatura corporea e quindi seguirvi in automatico anche se vi spostate nella stanza. Il dispositivo è in grado di gestire la video chiamata se fatta da una persona o da più persone, il grandangolo si auto gestisce in maniera intelligente.

    Portal supporta la realtà aumentata ma non vi è traccia ancora di Intelligenza Artificiale. Segno che il dispositivo, almeno per ora, verrà utilizzato per lo più per fare video chat con parenti e amici che abitano lontano. Un uso abituale potrebbe essere quella della telefonata della buona notte ai genitori che abitano lontano, solo che la telefonata avviene in video.

    Portal si presenta con due modalità e dispositivi diversi nelle dimensioni. Portal (display da 10″), appunto, più piccolo, sembra quasi la copia di Amazon Echo, che ha un costo di 199 dollari, e Portal+, dispositivo più grande con display da 15,6″, sembra un tablet messo in verticale, che ha un costo di 349 dollari. Ad occhio, Portal può andar bene in cucina e Portal+ anche in soggiorno.

    facebook portal+

    Il vero problema è la privacy, l’accoglienza negli Usa è stata abbastanza fredda perchè in molti ormai non hanno molta fiducia in Facebook. E non so tratta solo dello scandalo Cambridge Analytica. Portal permette di spegnere microfoni e fotocamera nel caso in cui non è attivo e si può apporre un cappuccio sopra la telecamera quando questa non è utilizzata in una chiamata vocale. Facebook sostiene che Porta non registra, ascolta o visualizza le chiamate e i suoi dati sono criptati. Però registra i meta dati, nel senso che registra chi ha effettuato la chiamata e per quanto tempo.

    https://www.facebook.com/facebook/videos/320275651886768/

    Inoltre, elemento non da poco che, forse non aiuterà a riconquistare la fiducia degli utenti americani, le conversazioni non hanno la crittografia E2E (end-to-end), di conseguenza qualsiasi autorità potrebbe richiedere a Facebook una conversazione e Facebook non potrebbe sottrarsi a questa richiesta.

    Insomma, Portal potrebbe no aiutare Facebook in un momento in cui serve davvero molta fiducia in termini di gestione della privacy. Anzi, lo stesso Portal potrebbe rivelarsi un problema.

  • Con l’addio dei due co-fondatori, ora Facebook si aggrappa a Instagram

    Con l’addio dei due co-fondatori, ora Facebook si aggrappa a Instagram

    I co-fondatori di Instagram, Kevin Systrom (CEO) e Mike Krieger (CTO), hanno annunciato che lasceranno la società nei prossimi giorni, senza indicare particolari motivazioni. Ma la ragione di questa decisione è che Facebook, nel corso degli ultimi tempi, ha ridotto l’indipendenza dell’azienda, quell’indipendenza che era alla base dell’accordo di acquisizione del 2012. Zuckerberg ha bisogno di rilanciare Facebook e lo fa aggrappandosi a Instagram.

    A sorpresa, ma non tanto per gli addetti ai lavori e per i conoscitori degli affari Facebook, Kevin Systrom e Mike Krieger, co-fondatori e, rispettivamente, CEO e CTO di Instagram, hanno annunciato che lasceranno la società, di proprietà di Facebook ormai da 6 anni. In un comunicato Systrom non indica particolari motivazioni, ma in tanti sanno che la vera motivazione è la ridotta indipendenza nella gestione della società, quell’indipendenza che era stata alla base dell’accordo di acquisizione nel 2012, per 1 miliardo di dollari.

    Una decisione che segue, a distanza di pochi mesi, quella di Jan Koum che, a fine aprile di quest’anno, lasciò WhatsApp, lui co-fondatore insieme a Brian Acton, che aveva già abbandonato la sua creatura, in seguito allo scandalo Cambridge Analytica. Quindi per evidenti contrasti con Facebook sulla gestione della privacy.

    Kevin Systrom Mike Krieger-co-fondatori Instagram Facebook
    Kevin Systrom e Mike Krieger

    Il perchè delle dimissioni di Kevin Systrom e Mike Krieger da Instagram potrebbe avere una motivazione precisa, non da poco. Nel mese di maggio ci fu un passaggio di pedine importanti da Instagram verso Facebook e viceversa. In pratica, il fedelissimo VP di Systrom, Kevin Weil, passava a Facebook e dalla società di Zuckerberg arrivava a prendere il suo post Adam Mosseri, fedelissimo di Zuckerberg e responsabile del News Feed di Facebook. E non è tutto, perchè un altro fedelissimo di Zuckerberg, Chris Cox, è diventato il supervisore di WhatsApp e Instagram.

    Insomma, Zuckerberg ha inserito le sue pedine importanti all’interno di Instagram con lo scopo di avere maggiore controllo sulle decisioni aziendali. Di fatto venendo meno a quell’accordo del 2012 che recitava più o meno così, da parte di Kevin Systrom e Mike Krieger: “Noi ti diamo la società, ma tu ci darai la massima libertà e indipendenza“. E’ durato sei anni.

    Mark Zuckerberg sa benissimo quale sia la potenza di Instagram, quest’anno si prevedono profitti per oltre 8 miliardi di dollari. E ha bisogno di avere maggiore controllo e zero contrasti sulle sue decisioni, per un motivo molto semplice: rilanciare Facebook dopo gli scandali degli ultimi mesi. Mantenere al suo interno persone che avrebbero ostacolato le sue decisioni avrebbe comportato lungaggini che Facebook potrebbe pagare care.

    Zuckerberg deve rilanciare Facebook grazie a Instagram, ha bisogno di dare ai suoi investitori quello che vogliono, ossia spazi pubblicitari sui video. E quindi anche sulle Instagram Stories e su IGTV, che ancora stenta.

    Di fronte agli scandali sulla privacy, sulle fake news, Zuckerberg sa bene che per uscirne deve usare quell’alternativa che ha costruito in questi anni, dal 2012 ad oggi, proprio per questa evenienza, in caso di bisogno. Ora Facebook ha bisogno, ma adesso comincia la parte più difficile, ossia quella di sfruttare Instagram senza snaturarla, altrimenti sarebbe la fine. Di Facebook.

  • Facebook apre a Roma lo spazio dedicato alle competenze digitali insieme a LVenture Group

    Facebook apre a Roma lo spazio dedicato alle competenze digitali insieme a LVenture Group

    Annunciato a gennaio di quest’anno, Facebook sigla l’accordo con LVenture Group per ospitare alla Stazione Termini il nuovo spazio dedicato allo sviluppo delle competenze digitali, Binario F. Lo spazio sarà messo a disposizione gratuitamente e verrà inaugurato il prossimo 9 ottobre 2018.

    Facebook all’inizio di quest’anno aveva annunciato di voler puntare sull’Europa, programmando l’apertura di 3 centri di formazione, “community skills hubs”. Ebbene, l’azienda fondata da Mark Zuckerberg ha scelto l’Hub di LVenture Group e LUISS EnLabs, presso la Stazione Termini di Roma, come sede del suo nuovo spazio dedicato allo sviluppo delle competenze digitali chiamato “Binario F”.

    Lo spazio sarà messo a disposizione gratuitamente per la comunità italiana. Binario F from Facebook aspira così a diventare il punto di riferimento di imprese, istituzioni e semplici cittadini che vogliono accrescere la propria preparazione sul digital, ma anche confrontarsi sui più moderni temi legati all’innovazione e alla tecnologia.

    facebook hub binario F LVenture

    Binario F, che in base all’accordo siglato tra Facebook e LVenture Group, verrà ospitato nell’Hub di LVenture Group e LUISS EnLabs, offrirà alle persone e alle aziende le competenze digitali necessarie per sviluppare nuova imprenditorialità, creare nuovi posti di lavoro e sostenere le comunità locali. Lo spazio verrà inaugurato il prossimo 9 ottobre 2018.

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Siamo orgogliosi di poter accogliere, all’interno del nostro Hub,Facebook, una delle aziende leader nel campo del digital” – afferma Luigi Capello, CEO di LVenture Group. – “Il nostro ecosistema si arricchisce di un partner strategico, con cui abbiamo un obiettivo comune: potenziare le competenze digitali delle persone e delle aziende che vogliono diventare protagonisti dell’economia del futuro, creando in questo modo nuove imprese di successo e opportunità di lavoro per i giovani talenti italiani”.[/box]

    Si tratta di una ottima notizia per lo sviluppo delle competenze digitali nel nostro paese, tenendo conto che il 35% delle aziende intervistate in Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Regno Unito dichiara di aver costruito il proprio business su Facebook; il 49% dichiara di aver assunto più personale grazie alla crescita derivata dalla presenza su Facebook; il 57% dichiara di aver incrementato le vendite e il 60% dichiara di aver venduto i propri prodotti in altri paesi e città. Inoltre, il 67% delle PMI intervistate dichiara che le competenze digitale e social media sono molto importanti.

    Il progetto europeo di Facebook prevede anche un piano di investimenti di 10 milioni di euro per incrementare i processi di innovazione attraverso l’Intelligenza Artificiale in Francia.

  • Facebook, più del 25% degli utenti Usa ha cancellato l’app dal proprio smartphone

    Facebook, più del 25% degli utenti Usa ha cancellato l’app dal proprio smartphone

    Gli effetti del caso Cambridge Analytica, l’esodo dei giovani, denotano per Facebook un periodo di difficoltà. A conferma di questo, l’ultima analisi del Pew Research Center, negli Usa, rileva che il 26% degli utenti ha cancellato l’app di Facebook dal proprio smartphone nell’ultimo anno. Il 54% dichiara di aver modificato le impostazioni della privacy.

    Il 2018 per Facebook non è certamente un bell’anno. Dall’esplosione dello scandalo Cambridge Analytica al Russiagate, dall’esodo degli utenti più giovani dalla piattaforma alle continue problematiche legate alla gestione della privacy degli utenti, non si può dire che per Mark Zuckerberg sia un periodo tranquillo. Per non parlare dei problemi a Wall Street con le perdite degli ultimi giorni che sono coincise con le audizioni di Sheryl Sandberg, COO di Facebook e di Jack Dorsey, CEO di Twitter, presso il Senato americano. La stessa Sandberg ha ammesso quanto sia difficile per Facebook individuare account con il solo scopo di “inquinare” la piattaforma.

    Questa doverosa premessa è stata fatta per introdurre quella che è poi la notizia in sè, ossia la pubblicazione dei dati dell’ultima analisi del Pew Research Center che delinea in maniera precisa quelle che possono essere indicate come dirette conseguenze di quello che abbiamo indicato in apertura di questo post.

    facebook addio

    L’analisi, effettuata nel periodo compreso tra il 29 maggio e l’11 giugno 2018 su un campione di utenti di età superiore ai 18 anni, rileva che il 26% degli utenti ha provveduto, nell’ultimo anno, ad eliminare l’app di Facebook dal proprio smartphone. Un dato che è molto significativo. Ma non è tutto.

    facebook cancella app smartohone pew research center

    Il 42% degli utenti intervistati, quindi più di 4 utenti su 10, hanno dichiarato di essersi presi una “pausa da Facebook”, per un periodo di diverse settimane. Il 54% degli utenti dichiara poi di aver modificato le impostazioni della privacy sulla piattaforma. Complessivamente, rileva il Pew Research Center, circa il 74% degli utenti Facebook dichiara di aver intrapreso almeno una di queste azioni appena descritte nell’ultimo anno.

    L’analisi poi mette in luce atteggiamenti diversi in relazione all’età degli utenti. E quindi, il 44% degli utenti 18-29 anni ha provveduto a cancellare l’app dal proprio dispositivo nell’ultimo anno, una percentuale quindi più alta tra i giovani che giustifica l’esodo in corso. E’ poi una percentuale più bassa quella rilevata tra gli over 65, infatti solo il 12% ha provveduto a cancellare l’app di Facebook.

    Come sapete, per affrontare lo scandalo Cambridge Analytica, nel pieno della sua potenza polemica, qualche mese fa Facebook ha ottimizzato in maniera notevole le impostazioni della privacy, rendendole più facilmente gestibili e rintracciabili. E ha anche reso più visibile la possibilità di poter scaricare i propri dati, effetti della GDPR. Ebbene, l’analisi rileva che solo il 9% degli utenti Usa ha provveduto a scaricare l’archivio dei propri dati. Il 47% di questi ha poi provveduto a cancellare Facebook dal proprio smartphone.

    Insomma, ribadiamo quanto detto in apertura, per Facebook non è un bel periodo. Ieri il titolo ha perso ancora il 2,33% a Wall Street. E, parlando di esodo dei più giovani, abbiamo visto quanto questo fenomeno stia dffondendosi anche nel nostro paese.

    [divider style=”solid” top=”20″ bottom=”20″]

    [L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso, si prega di citare l’autore nelle eventuali condivisioni; se i proprietari dei loghi la ritenessero inopportuna sarà modificata o eliminata all’occorrenza]

  • Facebook, test sulle cose in comune per suggerire nuovi amici tra i commenti

    Facebook, test sulle cose in comune per suggerire nuovi amici tra i commenti

    Secondo quanto riportato da CNET, Facebook starebbe testando negli Usa una modalità per suggerire nuove amicizie, tra i commenti, sulla base di ciò che si ha in comune. Infatti, commentando un post potrebbe capitare di conversare con qualche utente “non amico”. In questo modo Facebook farà apparire un’etichetta “cose in comune” che evidenzia ciò che è in comune, come la stessa città o la stessa scuola.

    L’intento di Facebook è quello di fare in modo che tutti gli oltre 2,2 miliardi di utenti, in qualche modo, sia in contatto diretto. Come sapete, siamo soliti raccontare a Facebook quello che ci piace fare, quello che ci piace mangiare, dove viviamo, tutte informazioni che Facebook usa per veicolare messaggi pubblicitari più accurati. Ma ora Facebook, proprio per fare in modo che tutti gli utenti siano in contatto, ha pensato bene di usare quelle stesse informazioni per fare in modo che utenti ” non amici” possano diventarlo, proprio sulla base di quelle informazioni.

    Secondo quanto riportato da CNET, che ha dato la notizia in esclusiva, Facebook negli Usa avrebbe iniziato un test per fare in modo che utenti “non amici” possano diventare “amici” sulla base delle informazioni condivise. Il test al momento prevede di far apparire un’etichetta “cose in comune” che metta in evidenza, appunto, le cose in comune. La sezione in cui avviene il test è quella dei commenti. Infatti, capita spesso di trovare a commentare un post e trovarsi a conversare con utenti con i quali non vi è un rapporto diretto, ma solo indiretto. Ecco, questa etichetta ha la funzione di far diventare quel rapporto da indiretto a diretto sulla base delle cose in comune, come ad esempio la città o la scuola che si frequenta.

    facebook cose in comune etichetta franzrusso.it 2018

    Quindi, se per caso state commentando un post insieme ad una persona con cui non avete rapporti di “amicizia”, ma siete entrambi di Bologna, Facebook farà apparire un’etichetta “Bologna” come città di provenienza in comune. Lo stesso avverrà se si fa parte dello stesso gruppo o se si lavora presso la stessa azienda.

    facebook etichetta cose in comune cnet

    Facebook ha confermato questo test, spiegando che si tratta di una modalità per fare in modo che nascono nuove connessioni tra gli utenti.

    Sembra che questa modalità abbia anche l’obiettivo di alimentare connessioni tra persone che condividono gli stessi interessi per dare vita ad un uso della piattaforma ” più civile”. Evidenziando le cose in comune potrebbe facilitare forse un uso più sano di Facebook. Sarebbe una modalità alternativa a quella già esistente “persone che potresti conoscere” che si basa essenzialmente sulle persone con cui si è contatto. E non sempre i suggerimenti sono perfetti, infatti.

    Al momento Facebook non ha fatto sapere se e quando questa etichetta “cose in comune” sarà in vigore sulla piattaforma a livello globale. Di certo, sarà un incentivo in più a commentare i post e quindi a vedere i cima al proprio feed i post più “discussi”, con l’obiettivo di mettere in contatto gli utenti. E il cerchio, in parte, si chiude.

    E voi che ne pensate?

    [divider style=”dotted” top=”20″ bottom=”20″]

    [L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso, si prega di citare l’autore nelle eventuali condivisioni; se i proprietari dei loghi la ritenessero inopportuna sarà modificata o eliminata all’occorrenza]

  • Facebook supera YouTube come piattaforma video preferita dagli utenti

    Facebook supera YouTube come piattaforma video preferita dagli utenti

    Il video è ormai la forma di contenuto più coinvolgente, tutti amano vedere video sui social media. Una recente indagine di Slidely ha rilevato che Facebook ha superato YouTube come piattaforma video più usata dagli utenti. Inoltre, sempre su Facebook, il 71% dichiara di trovare rilevanti gli annunci video.

    Non vale ripetere che il video sarà la forma di contenuto più usata, lo è già. Per la sua natura, per la sua grande capacità di coinvolgere e intrattenete, il video oggi è la forma di contenuto che tutte, quasi tutte, le aziende dovrebbero adottare. Anche perchè agli utenti i video piacciono. Da non dimenticare lo scenario video che da poco si è arricchito anche di Instagram TV. La ricerca di Slidely, che fra poco conosceremo più in dettaglio, ci dice proprio questo. E ci dà un altro elemento su cui riflettere e cioè che Facebook ha finito per sorpassare YouTube come piattaforma video preferita dagli utenti. E questa è la notizia principale che si ricava da questa ricerca. Se è vero che già tre anni fa la piattaforma di Zuckerberg era in grado di tallonare la piattaforma video di Google in termini di visualizzazioni, oggi si aggiunge l’elemento più importante, da questo punto di vista.

    L’elemento è che il 47% degli utenti preferisce vedere video da Facebook, è quindi la piattaforma più popolare per la visualizzazione di video. Mentre gli utenti che preferiscono vedere video da YouTube sono il 41%. Come sappiamo Facebook dà molta rilevanza ai video nativi rispetto a quelli condivisi da altre piattaforme. E’ stato rilevato che i contenuti video nativi ricevono, in media, il 477% di condivisioni in più e il 530% in più di commenti, rispetto ai video inviati su Facebook da piattaforme esterne. La cosa che a questo punto conviene fare, e questo vale soprattutto per le aziende, è quella di caricare il video direttamente su Facebook, anziché caricarla su un’altra piattaforma per poi caricare il link.

    facebook video youtube

    Facebook genera 8 miliardi di visualizzazioni video al giorno. Ora considerando 3 secondi di visualizzazione per video, stiamo parlando dell’equivalente di 760 anni di visualizzazioni video al giorno.

    Oltre a questo, un dato che forse potrà risultare sorprendente, è che il 71% degli utenti dichiara di trovare rilevanti i contenuti video sponsorizzati su Facebook. Significa che l’operazione di trageting porta i suoi frutti e che quindi il pubblico individuato effettivamente approva. Un pubblico mirato ha una importanza enorme in un strategia di social video marketing e Facebook da questo punto di vista, insieme a Instagram, risulta vincente.

    Altro elemento che vogliamo portare alla vostra attenzione è quello secondo cui il 58% dichiara di compiere un’azione concreta in relazione alla visualizzazione del video. L’utente, quindi, risponde in maniera attiva dopo aver visto il video sponsorizzato. Musica per i marketers e per le aziende. Infatti, il 70% degli intervistati ha dichiarato di visitare più volte il sito web di un’azienda dopo aver visto un video online. Inoltre, un altro 60% visita la pagina o il profilo dopo aver visualizzato un video sui social. Altro elemento che potrà essere d’aiuto, l’89% dichiara di leggere la didascalia che accompagna i video.

    Il video quindi non è solo strumento per ottenere visualizzazioni, ma può aiutare ad ottenere risultati concreti.

    E se si parla di video, non si può non parlare di Stories. Il 68% degli intervistati dichiara di vedere spesso le Stories su Facebook o su Instagram; il 52% dichiara poi di pubblicarle. L’81% degli utenti sotto i 34 anni, millennials, dichiara di vedere sempre le Stories.

    Questi alcuni dati della ricerca in pillole:

    • il 44% degli intervistati guarda più di cinque video online al giorno;
    • il 56% trascorre più tempo su Facebook che su qualsiasi altra piattaforma social;
    • quando si guarda un video su Facebook, il 65% lo preferisce con l’audio acceso; gli uomini preferiscono guardarli con l’audio attivo più delle donne;
    • il 32% dei consumatori preferisce la “voce fuori campo” sui video che guardano;
    • il 60% visita la pagina Facebook di un editore dopo aver visto un video, mentre un altro 70% dichiara di visitare il sito web dell’azienda dopo aver visto il contenuto video.

    Allora, che ne pensate? In basso l’infografica associata alla ricerca.

    facebook video youtube social media infograifca

  • Facebook valuta anche l’affidabilità degli utenti per contrastare le fake news

    Facebook valuta anche l’affidabilità degli utenti per contrastare le fake news

    Facebook è sempre alla ricerca di un sistema che permetta di ridurre al minimo la diffusione delle fake news. Secondo quanto riporta il Washington Post, Facebook ha già iniziato a valutare l’affidabilità per contrastare la diffusione delle fake news. Facebook ha confermato l’implementazione di questo sistema.

    Facebook, a ragione e non potrebbe essere diversamente, vede ormai la diffusione delle fake news sulla piattaforma come una sfida da vincere. Come abbiamo visto in questi ultimi mesi, la diffusione delle notizie false e poi tutta una serie di scandali più o meno legati a questo filone, hanno finito per minare, in un certo senso, la stessa affidabilità della piattaforma. E se è vero, come è vero, che Facebook è a livello globale una delle principali fonti attraverso la quale gli utenti si informano, allora è il caso che il fenomeno delle bufale venga ridotto al minimo, infatti è difficile pensare di sradicarlo completamente.

    Negli ultimi mesi Facebook ha elaborato una serie di strumenti per contrastare le fake news, ma non adottati pienamente sulla piattaforma. Ultimo, in ordine di tempo, strumento, o meglio, sistema che Facebook ha iniziato ad adottare è quello relativo alla valutazione degli utenti in termini di affidabilità. Questo è quanto riporta il quotidiano, di proprietà di Jeff Bezos, Washington Post e Facebook ha confermato la notizia.

    In pratica, Facebook comincia a valutare l’affidabilità degli utenti per fare in modo che sulla piattaforma si sia in grado di riconoscere se una notizia condivisa è vera o falsa. Se fosse davvero così, allora sarebbe una buona idea. Ma è davvero così?

    Facebook utenti fake news

    Come funziona il sistema di valutazione degli utenti

    Secondo il WP, il sistema è già in vigore da un anno e il sistema si basa sulle valutazioni che forniscono gli utenti. Se un certo numero di persone segnala una notizia come falsa, a quel punto interverrà un membro del team che controlla appunto le segnalazioni. Ma controllare ogni storia segnalata come fake news sarebbe un’attività enorme da portare avanti, così Facebook usa altre informazioni per capire se si è di fronte ad una segnalazione oggettivamente veritiera.

    E qui entra il gioco l’affidabilità degli utenti come elemento discriminatorio. Se un utente segnala notizie false che poi, da un controllo del team, risultano effettivamente false, allora questo stesso utente vedrà crescere la sua affidabilità, il suo rating salirà. Se, invece, una persona segnala notizie false che, da un controllo, risultano vere, allora il livello di affidabilità di questo utente scenderà.

    Quindi Facebook con questo sistema conta di creare un livello di affidabilità più alto per rendere più “facile” il lavoro dei team che dovranno poi verificare la veridicità delle segnalazioni. In questo caso, forte elemento discriminatorio è proprio la segnalazione dell’utente.

    Il lavoro dei team preposti alla verifica delle notizie false in questi ultimi mesi si è rivelato il vero anello debole della struttura che Facebook ha messo insieme per contrastare le fake news. Per il semplice motivo che gli stessi controllori, spesse volte, non hanno ritenuto affidabile il sistema, segnalandolo come controverso. Ricordiamo che questa struttura anti fake new prevede l’implementazione di algoritmi che in molto casi si sono rivelati non proprio precisi.

    Ora, al netto di tutto, si tratta di un sistema che fa parte di questa struttura messa a punto da Facebook per contrastare le fake news. La valutazione è quindi solo una passaggio, certo non il più affidabile. Le considerazioni che si possono fare è che forse questo potrebbe non bastare. Il fenomeno è troppo diffuso e complesso e se le persone, come abbiamo visto, non riescono ancora a distinguere una notizia da una fake news, forse questo non aiuta del tutto. E’ chiaro che affidare tutto ad un team di verificatori è un lavoro immane, sarebbe meglio introdurre il giusto mix di intelligenza artificiale e machine learning insieme all’attività dei verificatori. Ma potrebbe non bastare neanche questo.

    Nel senso che Facebook ha permesso ad ognuno di costruirsi la propria echo-chamers, la propria “camera” all’interno della quale condividere notizie in cui crede prima di tutto, per il semplice fatto che condivide quello che vuole sentirsi dire. E su questo elemento molti siti di notizie false hanno avuto gioco facile, molto facile. Ecco perchè l’82% degli italiani non sa riconoscere una notizia da una bufala su Facebook. Il problema, come vedete, è molto più vasto.

  • Facebook in Italia non è più un social per giovani come un tempo

    Facebook in Italia non è più un social per giovani come un tempo

    Facebook non piace più ai giovani utenti italiani come un tempo. Lo dimostrano i dati che qualche giorno fa ha pubblicato Vincenzo Cosenza, evidenziando che, in un anno, gli utenti della fascia di età 13-29 anni diminuiscono di 2 milioni. Inoltre, la fascia di età 13-18 anni fa registrare un calo del 40%.

    Facebook, in Italia, non è più un social per giovani. E’ questo il titolo che viene naturale per questo post, parafrasando il titolo del film del 2017 di Giovanni Veronesi, “Non è un paese per giovani” (che a sua volta si rifaceva al film dei fratelli Cohen “Non è un paese per vecchi”, 2007). E non ci poteva essere titolo diverso guardando i dati che Vincenzo Cosenza ha pubblicato qualche giorno fa, evidenziando proprio come la fascia degli utenti più giovani abbia abbandonato Facebook nell’ultimo anno. E pensare che fino a qualche anno fa, dal 2011 al 2016 circa, le cose stavano diversamente. Nel 2011 la fascia 18-34 anni costituiva oltre il 50%, poi nel 2013 la fascia 19-45 costituiva il 39%, fino ad arrivare ai dati di oggi.

    Un movimento in uscita dei giovani dalla piattaforma, che resta comunque la più usata in Italia, che testimonia un cambio di passo notevole. Gli utenti più giovani hanno oggi più opportunità di condivisione rispetto a qualche anno fa, più dinamiche e più effimere, basti pensare al grande successo di Instagram Stories.

    facebook giovani italia 2018

    I dati, rilevati da Cosenza, ci dicono che gli italiani su Facebook sono 31 milioni, il 91% degli utenti complessivi che accedono a Internet, secondo quanto rileva Audiweb. Una percentuale che si è mantenuta comunque costante nel tempo. E sono 25 milioni gli utenti italiani che accedono su Facebook ogni giorno, sono poi 24 milioni gli utenti che accedono sulla piattaforma da Mobile. Nel 2013 erano 15 milioni ma una volta al mese.

    Facebook Italia utenti 2018

    Qualche settimana fa avevamo riportato i dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom che riportava Facebook come la piattaforma più usata dagli italiani, con la grande crescita di Instagram che si piazzava come seconda. I dati dell’Osservatorio rilevavano un calo nelle ore di navigazione di Facebook: oltre 25 ore mensili al mese, ma, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si evidenziava una flessione pari a 2 ore in meno. Il dato che aveva appassionato tutti era quello legato alla crescita dell’audience: +11% in anno. Un dato che ha fatto discutere i nostri lettori sui social media, facendo notare, la maggior parte, che mancava il dato analitico della composizione dell’audience, ossia età, sesso, posizione geografica. Ma oggi possiamo, in parte, spiegare quel +11% grazie a questi dati.

    Cosenza ha rilevato che la fascia di età 13-29 anni ha subito un calo, in un anno, di 2 milioni di utenti. La fascia 13-18 anni ha poi fatto registrare un calo del 40%, un vero esodo. Più contenuti i cali rilevati nelle altre fasci di età: 19-24 anni in calo del 17%; 25-29 in calo del 12%. E quindi, a crescere sono le fasce più mature: quella dei 46-55 anni e quella degli ultra 55enni che fa un salto del 17%.

    Facebook Italia età 2018

    Ecco, forse questi dati ci spiegano la crescita, in un contesto di calo a livello globale, sebbene minimo, della piattaforma. Escono gli utenti più giovani ed entrano gli utenti più maturi. Escono i figli ed entrano i genitori, se vogliamo usare questa immagine non tanto lontano dalla realtà. Sta accadendo che gli utenti giovani italiani non trovano più interessante Facebook come un tempo, preferendo altre piattaforme più dinamiche ed effimere, dove ancora la presenza di utenti più maturi è minima.

    Non scordiamoci che questo dato spiega anche perchè Facebook sia in Italia la piattaforma social più consultata attraverso cui informarsi. Ora, prendiamo questi dati, degli utenti maturi che cercano informazioni per lo più su Facebook, e raffrontiamoli con i dati di Infosfera, che abbiamo pubblicato qualche giorno fa qui sul nostro blog. Quei dati ci dicono che l’82,83% non è in grado di identificare la pagina Facebook di un sito di fake news. E il 70,28% non sa distinguere un fake news su Twitter. Ma non è tutto, perchè per l’87% degli italiani sui social media non ci sono più opportunità di apprendere notizie credibili. Quindi i social media, per la gran parte degli italiani, non sono fonti attendibili.

    Insomma, Facebook non è più un social per giovani, ma bisogna lavorare e vigilare molto perchè non diventi un social per fake news.

    [divider style=”solid” top=”20″ bottom=”20″]

  • Facebook, ecco la funzione Mentorship per alcuni Gruppi

    Facebook, ecco la funzione Mentorship per alcuni Gruppi

    Facebook continua a spingere l’attività e la condivisione verso i Gruppi, arricchendoli di nuove funzionalità. L’ultima annunciata è “Mentorship” per aiutare gli utenti a sviluppare le proprie competenze e raggiungere i propri obiettivi. I Gruppi su cui la funzionalità sarà attiva saranno quelli a tema “genitori”, sviluppo professionale e personale.

    Facebook continua a spingere le attività e la condivisione sui Gruppi che ormai vedono attivi oltre 1 miliardo di utenti. Si tratta quindi di una componente importante che Facebook vuole alimentare e arricchire con nuove funzionalità L’ultima annunciata proprio da Menlo Park è Mentorship, una funzionalità lanciata lo scorso anno e ora attiva su alcuni Gruppi, non su tutti quindi. Lo scopo è quello di aiutare le persone a trovare il proprio mentore, all’interno del gruppo di appartenenza, per migliorare le proprie competenze, le proprie esperienze al fine di poter raggiungere i propri obiettivi. Si tratta quindi di un rapporto di mentorship classico, one-to-one, che viene a svilupparsi un una sezione protetta e sicura all’interno de gruppo, nel senso che la conversazione con il proprio mentore non sarà mai pubblica.

    Con l’attivazione di Mentorship lo scopo di Facebook, come scrive Gabriel Cohen, Product Manager di Mentorship, è quello di aiutare oltre 200 milioni di utenti che ritengono significativa la partecipazione ai gruppi a cui sono iscritti. L’idea è quindi quella di sviluppare attività e condivisioni “positive”, spingendo gli utenti a rivolgersi a Facebook anche per sviluppare il proprio percorso professionale e avere un supporto attivo per questo.

    facebook gruppi mentorship

    La funzionalità Mentorship al momento non è attiva per tutti i Gruppi, ma lo è solo per quelli a tema “genitori”, sviluppo professionale e personale.

    Come funziona Mentorship per i Gruppi di Facebook

    Intanto l’attivazione della funzione Mentorship spetta agli amministratori dei Gruppi interessati. Per attivarla, gli stessi amministratori devono prima creare il programma Mentorshhip, utilizzando uno dei modelli forniti con la nuova funzionalità. Questi programmi modello consentono agli amministratori di selezionare un tipo di programma, tra cui l’avanzamento di carriera, lo sviluppo delle competenze e l’incoraggiamento.

    Una volta creato un programma di Mentorship, gli utenti all’interno di quel gruppo possono iscriversi e indicare se vogliono essere mentori o se vogliono fare attività di mentor per altri utenti. L’amministratore del gruppo è responsabile della creazione delle coppie di mentore e utente.

    facebook mentorship gruppi

    Le conversazioni tra il mentore e l’utente possono svilupparsi all’interno di una pagina del programma di Mentorship o all’interno di Messenger. All’interno di ogni programma Facebook ha introdotto delle guide, tra cui incoraggiare la coppia a fare il check-in tra di loro almeno una volta alla settimana. Il programma elenca una serie di passaggi e mostra i progressi compiuti all’interno di tale processo. All’interno della pagina Mentorship sono contenute anche informazioni che riguardano l’utente che ha scelto di essere affiancato da un mentore.

    [divider style=”solid” top=”40″ bottom=”40″]

    Leggi anche:

    Facebook, al via i test per i Gruppi in abbonamento per contenuti esclusivi

    [divider style=”solid” top=”40″ bottom=”40″]

    La conversazione al’interno del programma Mentorship, come già detto, non è pubblica e non è visibile all’amministratore del gruppo, ma lo è solo per le due persone che partecipano al programma. Mentorship non è disponibile per gli utenti sotto i 18 anni e offre gli stessi strumenti che gli utenti hanno per i messaggi, come il blocco e altro.

    Nell’annunciate la nuova funzionalità, Facebook presenta anche due esempi concreti. Come quello di due madri di Mama Dragons, un gruppo che ha lo scopo di aiutare e sostenere le madri con bambini LGBTQIA, che si aiutano a vicenda nel viaggio di crescita di un bambino transgender. Inoltre, una donna è stata accoppiata con un mentore di “Soap-making and Business Coaching” che l’ha aiutata a trasformare in lavoro il suo hobby nel fare il sapone.

  • Sono Facebook e Instagram le piattaforme social preferite dagli italiani

    Sono Facebook e Instagram le piattaforme social preferite dagli italiani

    Facebook è ormai da tempo la piattaforma social preferita dagli italiani che cresce sempre di più. L’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom rileva una crescita continua di Facebook che ormai supera le 25 ore mensili. Inoltre, restando sempre in casa di Mark Zuckerberg, cresce, tra le piattaforme, anche Instagram: +2,7 milioni di utenti in un anno. Cresce anche Twitter: + 700 mila utenti in un anno.

    L’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ha diramato una bella panoramica contenuta nel secondo rapporto che considera il periodo tra marzo 2017 e marzo 2018. E, ovviamente, la sezione su cui ci concentriamo è quella dedicata al web e ai social media. Inutile dire che il rapporto incorona, ancora una volta Facebook come piattaforma leader. Vediamo meglio in dettaglio i dati del report relativi alla sezione Internet e social network.

    Dal punto di vista dell’utilizzo di Internet, i leader sono Google e Facebook (compreso anche WhatsApp) con performance sempre positive. Crescono anche Microsoft e Amazon, molto più distaccate. L’Osservatorio rileva anche che nel mese di marzo 2018, gli italiani hanno navigato in Internet per oltre 55 ore dedicandovi meno tempo (-2 ore su base annua), in gran parte riconducibile ad una minore fruizione di Facebook. Quindi è vero che la piattaforma di Zuckerberg resta sempre leader con oltre 25 ore mensili al mese, ma, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mostra una flessione pari a 2 ore in meno.

    social network facebook instagram osservatorio agcom

    Google, guadagna qualcosina avvicinandosi alle 10 ore mensili, e poi via via tutti gli altri. Sono dati molto interessanti perchè ci dicono che gli italiani guardano a Facebook non solo come piattaforma su cui conversare e condividere, ma è anche la principale piattaforma web che utilizzano.

    facebook instagram osservatorio agcom marzo 2018

    Dal punto di vista squisitamente social, Facebook, che conta ormai più di 2,2 miliardi di utenti a livello globale, nel nostro paese, in un anno, cresce dell’11% in termini di audience. Una crescita a doppia cifra. E, restando sempre in casa Facebook, l’Osservatorio rileva che, dopo Facebook, in Italia la piattaforma che cresce di più è Instagram con un bel 22%, ossia + 2,7 milioni di utenti che in totale diventano 15 milioni. Un risultato niente male che non ci sorprende del tutto.

    Cresce anche LinkedIn che raggiunge 11 milioni di utenti unici medi, con +1,6 milioni di utenti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (marzo 2017). E cresce anche Twitter (sì, avete letto bene) che fa registrare in un anno una crescita di 700 mila utenti arrivando, complessivamente a quasi 8 milioni di utenti (7,9 milioni). Bene anche Pinterest che passa in un anno da 4,5 milioni di utenti a 6,1 milioni di utenti.

    Si riduce l’audience di Google+ e di Tumblr. In calo anche Snapchat che perde 100 mila utenti, in totale adesso gli utenti italiani sulla piattaforma di video effimeri sono 1 milione e 600 mila, visitando la piattaforma almeno una volta al mese