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  • Facebook rilascia uno strumento per scollegare i dati, non per cancellarli

    Facebook rilascia uno strumento per scollegare i dati, non per cancellarli

    Facebook sta per lanciare, solo in Irlanda, Corea del Sud e Spagna, uno strumento per gestire meglio i dati condivisi da app e siti. Ma mentre tutti hanno subito evidenziato che si potessero “cancellare” i dati, in realtà Facebook parla di “scollegare i dati. Cosa diversa, in questa fase.

    Si sta parlando molto del nuovo strumento che Facebook ha annunciato per dare la possibilità agli utenti di gestire meglio i dati condivisi con app e siti, giustamente, aggiungiamo. Ma, mentre ci si è buttati a dire che questa nuova funzionalità, denominata “Clear History“, servirà a cancellare i dati, in realtà, andando a leggere bene il post con cui gli ingegneri di Facebook hanno ufficializzato la notizia, si parla di “scollegare”, cosa ben diversa.

    Ci sembrava giusto fare un po’ di chiarezza perché questa non è una nostra interpretazione, ma è semplicemente riportare quello che dichiara Facebook, letteralmente, senza cambiare il senso delle cose.

    Intanto, c’è da dire che Facebook arriva a rilasciare questo strumento 18 mesi dopo averlo annunciato, lo fece proprio Mark Zuckerberg alla conferenza F8 (quella dedicata agli sviluppatori), a dimostrazione delle difficoltà e, anche, permettetecelo, la scarsa convenienza per Facebook ad operare una cancellazione completa. Quindi, senza fare attenzione a quello che c’è scritto nel post, ci si è lanciati a dire che questa funzionalità servirà a “cancellare” i dati, mentre, invece, servirà a “scollegare” i dati. Due concetti molto diversi in questa fase iniziale, poi spiegheremo anche il perché.

    facebook scollegare dati

    Al momento, la funzionalità verrà prevista solo in Irlanda, Corea del Sud e Spagna e con questa gli utenti potranno “scollegare i dati“, ossia separare i dati relativi alla navigazione dalle informazioni personali. Una operazione, certo, che aiuterà a limitare alcune pubblicità mirate, cosa che a molti, alla lunga, infastidisce non poco. Ma è ben mettere in evidenza che non c’è nessuna cancellazione, i dati rimarranno sempre all’interno dei server di Facebook. E, tantomeno, questo impedirà a Facebook di poter utilizzare questi dati.

    Se andiamo a leggere il post degli ingegneri di Facebook, si evince benissimo che la prima sfida è stata quella di trovare un modo per memorizzare i dati, e vi è una chiara spiegazione di come questo avverrà. Poi, alla sfida 2, si legge bene “Scollegare i dati“. In questo paragrafo gli ingegneri spiegano che il data warehouse (la collezione e l’aggregazione dei dati strutturati) “non è stato progettato per la cancellare o aggiornare singole righe“. E poi, più avanti, in maniera più esplicita, viene detto che:

    Il tentativo di cancellare informazioni da vari database attraverso molte tabelle e righe diverse richiederebbe tempo e potrebbe non funzionare in modo affidabile. Il metodo più rapido e affidabile sarebbe quello di scollegarlo direttamente dall’account di una persona. Non abbiamo la capacità di rimuovere facilmente i singoli elementi e ci affidiamo invece a metodi di disconnessione in blocco. Per questo motivo, abbiamo deciso di offrire la possibilità di disconnettere tutte le attuali informazioni sulle attività off-site in massa, piuttosto che consentire la rimozione granulare di attività specifiche“.

    Ora, queste parole sono molto chiare. E’ vero anche che, ed è bene sottolinearlo, la funzionalità non è male, non è da buttar via, per chiarezza. Solo che, forse bisognava meglio leggere cosa intendesse dire Facebook.

    Per essere ancora più chiari, restando su uno spettro molto ristretto, appunto Irlanda, Corea del Sud e Spagna, questa novità per ora darà effetti molto esigui. La maggior parte degli utenti non la userà infatti. Da considerare poi che non è prevista una imminente estensione della funzionalità in altri paesi, proprio per le difficoltà che gli ingegneri di Facebook hanno ammesso di avere. E non si sa, oggi, quando questa estensione avverrà.

    Resta quindi una buona intenzione, certamente, ma un po’ annacquata. Ci si aspettava ben altro.

  • Facebook continua ad influenzare le scelte d’acquisto degli utenti

    Facebook continua ad influenzare le scelte d’acquisto degli utenti

    Sembrerebbe banale, quasi scontato, affermarlo, ma a guardare gli ultimi due anni non lo è affatto: Facebook, nonostante tutto, continua ad influenzare le scelte d’acquisto degli utenti. E’ quanto emerge da una nuova recente indagine di The Manifest.

    A ben vedere, come abbiamo cercato di raccontare qui sul nostro blog, gli ultimi due anni per Facebook non sono stati certo facili. Prima tutte le fake news collegate all’elezione di Donald Trump e poi, ancora più grave, lo scandalo Cambridge Analytica, hanno minato seriamente Facebook e tutto il suo ecosistema. Ebbene, nonostante tutto questo, Facebook è ancora molto seguito, lo dimostra l’ultima trimestrale molto positiva, ed è ancora la piattaforma che più di altre è in grado di influenzare le scelte d’acquisto degli utenti, anche più di Instagram. E’ quanto emerge da una interessante indagine di The Manifest, che ormai ci ha abituato a questo tipo di ricerche.

    Prima che, giustamente, venga evidenziato, la ricerca è stata effettuata negli Usa su un gruppo di utenti non molto vasto, ma sufficiente per trarre significative indicazioni, ed è quello che ci interessa fare insieme a voi.

    Come detto, per Facebook non è stato un periodo florido visti i continui scandali, ma la piattaforma resiste ancora. Al punto che in Italia è ancora la più seguita e, secondo l’ultima trimestrale, la base utenti continua a crescere.

    facebook scelte acquisto utenti social media

    I social media, come abbiamo imparato, sono degli strumenti eccellenti che abilitano la conversazione e la facilitano molto quando si tratta di entrare in relazione con i brand, ad esempio. E la conversazione è il passaggio obbligato attraverso la quale dare vita alla Relazione, passaggio, anche questo, fondamentale.

    Il 74 percento degli utenti segue i brand sui social media e il 90 percento di essi usa proprio questi canali per interagire con essi. Senza contare il dato forse più importante e cioè che gli utenti si fidano dei social media, infatti il 67 percento dichiara di aver effettuato un acquisto dopo aver visualizzato un annuncio pubblicitario sui social.

    Da questa ricerca di The Manifest emerge anche che le donne effettuano più spesso acquisti dopo aver visionato annunci da Facebook o da Instagram, mentre gli uomini sono più propensi ad acquistare dopo aver visto annunci si YouTube o Twitter.

    Ovviamente, anche gli utenti più giovani vengono influenzati dai social media: il 77 percento dei Millennials ha maggiori probabilità di fare un acquisto dopo aver visto una pubblicità sui social media rispetto al 69 percento della Generation X e del 48 percento dei baby boomers.

    Detto questo, quali sono le piattaforme che influenzano meglio gli utenti?

    decisioni acquisto facebook social media

    Dalla ricerca emerge che Facebook gioca ancora un ruolo importante. Il 52 percento degli utenti ha maggiori possibilità di acquistare dopo aver visto un annuncio su Facebook, rispetto al 48 percento degli utenti che acquisterebbe dopo aver visualizzato annunci su altre piattaforme, e cioè:

    • Instagram, 16 percento;
    • YouTube, 11 percento;
    • Pinterest, 10 percento;
    • Twitter, 6 percento;
    • Snapchat e LinkedIn, 2 percento;
    • Reddit, 1%.

    Facebook resta ancora la piattaforma più seguita ed è quella che, meglio di tutte le altre, mostra una capacità di targeting molto accurata. Di conseguenza, resta ancora quella più capace di influenzare le decisioni di acquisto degli utenti. Spiegazione banale anche questa, ma molto realistica, visti i risultati.

    Parlavamo prima di conversazione e di relazione tra utenti e brand. E sappiamo bene quanto sia importante per le aziende che gli utenti interagiscano con gli utenti, cosa abbastanza difficile del resto, anche perché l’interazione poi si manifesta in modi diversi.

    utenti brand social media

    Ora, da questa ricerca emerge che il 51 percento degli utenti apprezza i post dei brand, il che non assicura una relazione; il 31 percento poi lascia una recensione, ecco sarebbe bello se l’azienda poi desse seguito alla stessa recensione perché è lì che si può sviluppare una relazione duratura; il 22 percento poi menziona il brand sul proprio profilo, anche qui, sarebbe bello dare un seguito e capire la motivazione; il 20 percento poi invia DM su Twitter e il 18 percento twitta direttamente alle aziende. Ecco, migliorare su questi punti sarebbe un grande passo, perché è vero che i social media sono eccellenti modi attraverso i quali comunicare, ma sono altrettanto eccellenti strumenti con cui fornire agli utenti assistenza.

    Ecco, proprio in relazione a questi ultimi dati, è bene sempre che l’azienda abbia ben chiara quale sia la piattaforma su cui investire, in modo tale da conoscere a fondo il pubblico di riferimento proprio per da vita alla Relazione con gli stessi utenti.

  • Facebook, 5 miliardi di dollari di multa e il titolo vola a Wall Street

    Facebook, 5 miliardi di dollari di multa e il titolo vola a Wall Street

    Secondo quando riferito dal Wall Street Journal, Facebook ha raggiunto un accordo con la FTC a proposito dell’inchiesta sullo scandalo Cambridge Analytica. L’accordo è stato raggiunto sulla base di 5 miliardi di dollari di multa e il titolo FB  a Wall Street vola.

    Fonti del Wall Street Journal riferiscono di un accordo raggiunto tra Facebook e FTC (Federal Trade Commission), la commissione federale per il commercio, sulla base di 5 miliardi di dollari per lo scandalo Cambridge Analytica. Se tutto venisse confermato, anche dal dipartimento di Giustizia americano, si tratterebbe della multa più salata mai pagata da una società. La più alta resta ancora quella pagata da Google alla FTC di 22,5 milioni di dollari.

    Per Facebook 5 miliardi di dollari non sono poi una cifra così salata. L’azienda di Mark Zuckerberg aveva fatto sapere nelle scorse settimane, proprio mentre la FTC si apprestava a terminare la fase di indagini iniziare nel 2018, di aver accantonato 3 miliardi di dollari per quella che era una multa certa. L’accordo transattivo si sarebbe quindi fermato a 5 miliardi di dollari, votato a favore da 3 commissari repubblicani, contrari sono stati i due commissari democratici.

    Si tratta quindi di un accordo, di una vera transazione, che passerà alla storia per due motivi. Il primo è che, come già ricordato, questa sarà ricordata come la multa più salata della storia, mai nessuna azienda aveva pagato un conto così salato. Il secondo è che questa multa non comporterà alcuna difficoltà finanziaria per Facebook. Prova ne è il fatto che appena diffusa la notizia dai media americani, a Wall Street il titolo FB è volato, chiudendo le contrattazioni ordinarie a +1,81%, crescendo poi dello 0,2% nell’after hours.

    facebook cambridge analytica-ftc

    Insomma, i mercati hanno esultato perché si è arrivati ad una soluzione che poteva essere davvero difficoltosa per il colosso Facebook, ma così non è stato e quindi il titolo non ne risente. I mercati sanno bene che Facebook non subirà alcuna conseguenza da questa multa, per il fatto che 5 miliardi sono appena un terzo dei profitti realizzati in un trimestre dal colosso di Menlo Park.

    Ed è proprio la cifra dei 5 miliardi di dollari a tenere banco negli Usa e anche nel nostro paese. Pensate che solo qualche settimana fa il Garante italiano aveva multato Facebook, per lo stesso motivo, per 1 milione di euro.

    Negli Usa la polemica si è fatta aspra nei confronti di questo accordo raggiunto tra le due parti. Quest multa ha finito per incrementare il patrimonio di Zuckerberg di 5 miliardi di dollari, senza dimenticare che Facebook, come già ricordato, ha realizzato più di 15 miliardi di dollari di entrate nell’ultimo trimestre e ben 22 miliardi di utili lo scorso anno.

    Pare che una condizione dell’accordo sia quella che Facebook, prima del lancio di un nuovo prodotto, dovrà dimostrare come intende utilizzare i dati degli utenti, promettendo di proteggere la privacy degli stessi. Si tratta di condizioni che, nei fatti, non impediranno a Facebook di agire come fatto finora. E tantomeno si tratta di condizioni che impediranno a Facebook di lanciare la sua valuta digitale, la Libra.

    La muta di 5 miliardi verso Facebook, per quando possa fare clamore la cifra, in realtà non rappresenta quella punizione esemplare che tutti aspettavano, tutt’altro. La sensazione, così come lamentato da più parti, è che questa situazione sia soltanto una panacea che non cambia la situazione, facendo passare il messaggio che “tanto non è successo nulla, stavolta“.

    Paradossalmente, Facebook ne esce meglio di quanto si potesse pensare. Chi pensava di voler “dare una lezione” a Facebook per aver violato la privacy degli utenti resterà fortemente deluso. Speriamo solo che qualcuno abbia imparato la lezione.

    Già, ma qual è la lezione in questa vicenda che chi ha violato la privacy degli utenti ne esce meglio di chi è stato invece danneggiato?

    [Image credits: Getty Images]

  • Garante Privacy, multa a Facebook da 1 mln di euro per Cambridge Analytica

    Garante Privacy, multa a Facebook da 1 mln di euro per Cambridge Analytica

    Lo scandalo Cambridge Analytica continua a tenere banco, per gli effetti e per la sua gravità. Il Garante per la Privacy italiano ha fatto sapere di aver comminato a Facebook una multa da 1 milione di euro “per gli illeciti compiuti nell’ambito del caso ‘Cambridge Analytica’”.

    Lo scandalo Cambridge Analytica continua a tenere banco, per gli effetti e per la sua gravità. Il Garante per la Privacy italiano ha fatto sapere di aver comminato a Facebook una multa da 1 milione di euro “per gli illeciti compiuti nell’ambito del caso ‘Cambridge Analytica’”. Lo scandalo, nato nel 2016 in occasione delle elezioni presidenziali Usa, venne scoperto nel 2017, quando Facebook ammise che i dati di 87 milioni di utenti vennero trafugati attraverso l’utilizzo di un’applicazione, scaricabile dal social network, “Thisisyourdigitallife“. La multa, in base al vecchio Codice Privacy, fa seguito al provvedimento del Garante del gennaio scorso con cui l’Autorità aveva vietato a Facebook di continuare a trattare i dati degli utenti italiani. Dalle indagini, in seguito alla scoperta dello scandalo, venne fuori che l’applicazione aveva poi acquisito i dati di ulteriori 214.077 utenti italiani, senza che questi l’avessero scaricata, mentre furono 57 gli utenti italiani che la scaricarono.

    Dopo la multa di mezzo milione di sterline da parte del Garante Privacy Uk a Facebook per lo scandalo Cambridge Analytica, comminata nell’ottobre del 2018, arriva anche la multa del Garante per la Privacy italiano. L’Autorità italiana ha reso noto in una nota di aver comminato la multa di 1 milione di euro alla società di Mark Zuckerberg “per gli illeciti compiuti nell’ambito del caso ‘Cambridge Analytica”.

    facebook multa garante privacy

    La multa fa seguito al provvedimento del Garante del gennaio di quest’anno con il quale l’Autorità aveva vietato a Facebook di continuare a trattare i dati degli utenti italiani. Il Garante aveva infatti accertato che 57 italiani avevano scaricato l’app “Thisisyourdigitallife” attraverso la funzione Facebook login e che, in base alla possibilità consentita da questa funzione di condividere i dati degli ‘amici’, l’applicazione aveva poi acquisito i dati di ulteriori 214.077 utenti italiani, senza che questi l’avessero scaricata, fossero stati informati della cessione dei loro dati e avessero espresso il proprio consenso a questa cessione. La comunicazione da parte di FB dei dati alla app ‘Thisisyourdigitallife’ era dunque avvenuta in maniera non conforme alla normativa sulla privacy. I dati non erano comunque stati trasmessi a Cambridge Analytica.

    Già nel mese di marzo di quest’anno il Garante aveva contestato a Facebook le violazioni della mancata informativa, della mancata acquisizione del consenso e del mancato idoneo riscontro ad una richiesta di informazioni ed esibizione di documenti. Per queste violazioni Facebook si è avvalsa della possibilità di estinguere il procedimento sanzionatorio mediante il pagamento in misura ridotta di una somma pari a 52.000 euro.

    La sanzione di 1 milione trova fondamento nel fatto che le violazioni su informativa e consenso erano state commesse in riferimento ad una banca dati di particolare rilevanza e dimensioni, situazione per cui non è ammesso il pagamento in misura ridotta. La somma tiene conto, oltre che della imponenza del database, anche delle condizioni economiche di Facebook e del numero di utenti mondiali e italiani della società.

  • Facebook Ads: gli ultimi dati su obiettivi, spesa, formati e interazioni

    Facebook Ads: gli ultimi dati su obiettivi, spesa, formati e interazioni

    Come migliorare e ottimizzare la pianificazione delle proprie campagne Facebook Ads? La risposta è semplice: isolando, numeri alla mano, variabili e tendenze. Ecco quindi un’analisi che copre gli ultimi dati legati a obiettivi, spesa, formati e interazioni.

    Ultimamente un mio cliente, il gruppo Affinity Petcare, mi ha chiesto un’analisi in merito agli ultimi trend relativi all’investimento in Facebook Ads. Ho quindi deciso di riportare in questo articolo le evidenze emerse, in quanto affiorano alcuni spunti interessanti per migliorare le future pianificazioni adv sulla piattaforma.

    In particolare, ho deciso di coprire i seguenti punti: obiettivi, spesa, formati e interazioni.

    A seguire, trovi tutti i risultati e gli insight emersi.

    Obiettivi e Facebook Ads

    Il mio cliente opera su più mercati e quindi ha richiesto un confronto tra il mercato americano e alcuni paesi europei a target come Italia, Francia, U.K., Spagna e Portogallo. Come prevedibile, questa comparativa mostra delle fisiologiche differenze ma anche delle tendenze in comune. Cominciamo dalle prime, tramite una panoramica sugli obiettivi scelti dai brand.

    Facebook ads: gli obiettivi dei brand negli USA

    Negli Stati Uniti possiamo osservare come il veicolare traffico al sito sia diventato il primo obiettivo, superando investimenti storici e maggiormente radicati legati ad engagement e reach. Anche in Europa, notiamo la stessa tendenza ma ci sono alcune specificità da prendere in considerazione:

    1. le interazioni sui post restano al primo posto in coabitazione con il traffico al sito;
    2. abbiamo un risultato inferiore relativo alle conversioni e specularmente un maggior utilizzo dell’obiettivo legato alla reach e ai like sulla pagina, variante del macro obiettivo engagement;
    3. in entrambi i casi, messaggi e lead ads stentano a prendere piede.

    Facebook Ads: gli obiettivi dei brand in europa

    Come abbiamo visto, generare traffico al sito è un obiettivo primario per entrambi i mercati ma ci sono alcune valutazioni da fare. Senza farsi prendere da catastrofismi (o piagnistei) di sorta, come avviene ad ondate per ogni cambio di algoritmo o restrizione delle opzioni di targeting, bisognerà prendere seriamente in considerazione l’adozione da parte degli utenti del nuovo strumento (attualmente in fase di sviluppo) chiamato  Clear History. In parole povere, la possibilità di rendere anonima la navigazione su siti ed app con conseguenze dirette sul retargeting restringendo le potenzialità del pixel di tracciamento. Compresa la creazione di pubblici personalizzati.

    Ovviamente questo intervento si inserisce nella serie di aggiustamenti votati alla privacy, figli dello scandalo Cambridge Analytica, ma fa anche parte di un più ampio piano d’azione per prevenire i bombardamenti pubblicitari, con forme di retargeting (più o meno) a freddo, che hanno caratterizzato la presenza di molti brand negli ultimi anni. Purtroppo, molte marche sono ancora convinte che la comunicazione di massa e non personalizzata sia il santo graal che stimola il brand recall. D’altro canto, Facebook deve garantire un’esperienza di valore agli utenti per continuare ad attrarre investimenti pubblicitari.

    Personalmente, penso che nei prossimi mesi il canale favorirà maggiormente forme di retargeting legate alle interazioni sulla piattaforma come le visualizzazioni video, engagement sui post, messaggi ricevuti, fan più attivi sulla pagina e/o nei gruppi,  etc. Si profila quindi un modello che punta a creare relazioni con le community a target, tramite un engagement qualificato e generando conversazioni di valore, prima di puntare alla conversione vera e propria. Di conseguenza, la capacità di fare networking con le diverse audience sarà più importante del volume complessivo di azioni. Per semplificare il concetto, meglio pochi (da reindirizzare sul sito) ma buoni e altamente profilati.

    In questo modo, Facebook puo’ raggiungere un duplice scopo:

    1. limitare lo spam e pertanto migliorare la fruizione da parte del pubblico;
    2. aumentare il tempo speso sulla piattaforma, limitando i redirect all’indispensabile, andando ad incidere su un dato che influenza fortemente gli investimenti sul canale.

    Una volta che abbiamo una panoramica sugli obiettivi, è arrivato il momento di valutare la spesa attuale su Facebook Ads.

    La spesa su Facebook Ads

    Innanzitutto, abbiamo una media relativa alla spesa che varia tra 3.065k (mercato europeo) e 5.0144k (USA). Ad ogni modo, fuori dall’ovvia maggiore capacità di investimento del mercato americano, abbiamo una tendenza in comune che attraversa i due segmenti.

    La spesa su Facebook Ads in Europa e USA

    Entrambi i mercati, prendendo anche in considerazione i mesi precedenti e a seguire, sono (come prevedibile) fortemente influenzati dalla stagionalità. Ovvero, la spesa è concentrata nei mesi che vanno da ottobre a dicembre. Questo dato deve farci riflettere in quanto, a mio avviso, i brand devono cominciare a ragionare ad una pianificazione always on abbandonando definitivamente l’ottica dell’investimento one-shot ed una tantum.

    Piuttosto che bombardare l’utente per un periodo limitato dell’anno, bisogna mettere in campo attività di nurturing coerenti e sequenziali verso le audience a target prima di interfacciarsi tramite la vendita diretta. Il targeting va a passi consequenziali, muovendo l’utente lungo il funnel e raggiungendo nuove audience per ogni fase, saltare le tappe raramente paga. Infatti, questo esercizio è possibile soltanto se abbiamo mappato correttamente i diversi momenti del processo d’acquisto dei consumatori che vogliamo raggiungere. Inoltre, ciò ci permetterà di pianificare al meglio le integrazioni con gli altri canali e leve. Ad esempio, come e quando generare lead su Facebook per azioni di retargeting tramite mail o eventi profilati in-store. Non dobbiamo mai dimenticare che i social media non sono degli asset isolati ma si inseriscono all’interno del complessivo ecosistema di marketing.

    Facebook Ads: i dati del CPC in europa e usa

    Facebook Ads: i risultati del CTR in Europa e USA

    Partendo dal presupposto che il drive to website è l’obiettivo principale in entrambi i mercati, chiudo questo blocco con una panoramica legata a CPC e CTR. La media in Europa oscilla tra 0.14 (costo per click) e 1.48 (click through rate), mentre negli Stati Uniti abbiamo un risultato che varia tra 0.46 (costo per click) e 1.59 (click through rate). Chiaramente, tanto il CPC quanto il CTR variano sensibilmente a seconda del settore e business.

    Facebook Ads_il CPC per settore
    CPC: il dato globale per settore.

    Anche in questo caso, l’ottimizzazione del rapporto costi – risultati non passa certamente da una comunicazione di massa ma dal sapere interagire con gli utenti giusti, al momento opportuno in base alla relazione (conoscenza, valutazione, conversione) e tramite i contenuti più adatti per ogni fase. Per poterlo fare, come precedentemente accennato,  risulta indispensabile mappare le nostre target personas e le diverse tappe che caratterizzano il loro processo d’acquisto. Un tema su cui si dibatte tanto su LinkedIn ma su cui non si lavora concretamente abbastanza…

    Adesso che abbiamo coperto il tema della spesa, diamo un’occhiata ai formati maggiromente utilizzati dai brand.

    Formati e Facebook Ads

    Ad una prima analisi dei contenuti totali condivisi dalle pagine, notiamo come la strategia di content marketing sia principalmente foto centrica. Un’evidenza che non stupisce vista la maggiore complessità richiesta dai video in termini di budget, progettazione, risorse coinvolte e sviluppo del concept creativo.

    Distribuzione della tipologia di contenuti condivisi su Facebook negli USA

    Distribuzione della tipologia di contenuti condivisi su Facebook in Europa

     

    Difatti, ritroviamo la stessa tendenza se orientiamo lo sguardo verso la tipologia di contenuti sponsorizzati con i video che rappresentano il 20%/22% in media dei post promossi. Fuori dalle sirene degli autoproclamati guru, per cui i video sono da alcuni anni la panacea di tutti i mali, questo risultato porta ad alcune riflessioni:

    1. constatiamo una controtendenza rispetto al dato globale dove a settembre 2018 i video avevano raggiunto le foto come formato più sponsorizzato;
    2. come anticipavo prima, il targeting legato alle azioni sulla piattaforma diventerà centrale e conseguentemente bisognerà (anche) migliorare la retention dei video per definire un funnel di retargeting basato sulle visualizzazioni. In questo articolo, trovi alcuni consigli su come sfruttare al meglio questo formato;
    3. in uno scenario paid quasi monopolizzato dalle foto, i video posso diventare un ottimo strumento per posizionarsi e differenziarsi. Chiaramente, a patto di profilare e diversificare i contenuti proposti in base alle esigenze dei diversi pubblici.

     

    Per concludere, non ci resta che guardare al dettaglio riguardante le interazioni.

    Interazioni e Facebook Ads

    Come per il CPC, il costo per engagement mostra un certo divario tra i due mercati: 0.11$ in Europa e 0.27$ negli Stati Uniti. Tuttavia, visto che come per il costo per click il CPE varia sensibilmente a seconda del settore, bisogna andare maggiormente in profondità di questo dato.

    Facebook Ads: il costo per engagement in europa e usa

    I brand ad oggi sono ancora dei raccoglitori di like e le conversazioni come le condivisioni stentano a decollare. Tovo molto interessante questo punto in relazione ai cambiamenti in itinere dell’algoritmo di Facebook. La piattaforma ha recentemente iniziato a mettere in relazione i risultati dei questionari proposti agli utenti, in merito alle loro preferenze, alle azioni intraprese sul canale per identificare quali contenuti condividono, commentano e mettono like. L’obiettivo evidente è quello di ridurre il numero dei post non rilevanti dal news feed di ciascun utente. Infatti, dal comunicato ufficiale emerge una dimensioni chiave da prendere fortemente in considerazione: il grado della relazione, l’algoritmo mostrerà in primis i contenuti di pagine e amici con cui abbiamo una relazione più stretta.

    Ovvero, oltre ai feedback direttamente richiesti agli utenti, la piattaforma valuterà il grado della relazione (anche) grazie a segnali come la regolarità e frequenza nell’interagire con un dato brand e/o tipologia di contenuto. In termini pratici, generare conversazioni di valore diventerà sempre più importante per fidelizzare il pubblico, rendere più solida la relazione e (come precedentemente riportato) profilare il retargeting legato alle azioni sul canale.

    tipologie di interazioni su facebook negli stati uniti

    tipologie di interazioni su facebook in europa

     

    Questo era il mio ultimo grafico ma se hai domande, commenti o vuoi aggiungere spunti alla discussione, ti aspetto nei commenti. Invece, se oltre a Facebook sei alla ricerca degli ultimi trend su Instagram, qui trovi il mio ultimo articolo a riguardo.

  • Ecco Libra, la criptovaluta di Facebook da usare su WhatsApp e Messenger

    Ecco Libra, la criptovaluta di Facebook da usare su WhatsApp e Messenger

    Facebook presenta la sua criptovaluta, si chiama Libra ed è disponibile dal prossimo anno. A differenza dei bitcoin, questa è una valuta stabile che permetterà trasferimenti di denaro tra utenti e acquisti sui social network. A sostegno viene attivata una piattaforma alla quale parteciperanno 27 aziende, tra cui Visa, Mastercard, Vodafone, PayPal e eBay.

    Se ne parlava da tempo e, per certi versi, era logico che un’azienda come Facebook ci arrivasse, per chiudere il cerchio, come si dice. Facebook lancia la sua criptovaluta, l’annuncio ufficiale ci sarà oggi, che sarà disponibile nel 2020, si chiama Libra. Si tratta, a differenza dei bitcoin, valuta speculativa, di una valuta stabile, detta proprio “stablecoin, una criptovaluta creata allo scopo di mantenere stabile il suo valore grazie al supporto di banche e società di e-commerce. Infatti, tutto il progetto vedrà una serie di attività supportate da un consorzio di aziende, un’associazione senza scopo di lucro, ben 27, tra le quali figurano aziende come Visa, Mastercard, Vodafone, PayPal e eBay, solo per citarne alcune. E come le altre monete elettroniche, si baserà sulla tecnologia “blockchain”.

    Obiettivo è quello di creare una vera e propria moneta tradizionale crittografata, vale a dire una forma di pagamento globale decentralizzata che è stabile come il dollaro, che può essere usata per comprare quasi tutto e che può supportare un’intera gamma di prodotti finanziari, come prestiti e altro.

    libra facebook criptovaluta

    Facebook, Libra come moneta alternativa

    Facebook vuole quindi lanciare una moneta che, se avrà successo (difficile che non sia così, anche se gli analisti sono dubbiosi), potrebbe costituire davvero un’alternativa alla situazione bancaria di oggi. Un modo per legare, anche, la vita degli utenti sulla piattaforma. E’ chiaro che questa forma di moneta potrà avere grandi effetti sui paesi in via di sviluppo, o come si suole definirli oggi “economie emergenti”, ma alla lunga avrà grandi effetti su tutti gli altri paesi. Da un lato c’è il grande tema dell’inclusione finanziaria, ma dall’altro c’è un altro grande tema che è quello dell’abbattimento del contante a favore delle monete digitali.

    Calibra, il digital wallet di Facebook

    A completamente di tutto questo, Facebook ha messo su il suo “digital wallet” chiamato Calibra, a capo del quale si trova Kevin Weil, ex responsabile di prodotto Twitter e poi Instagram e oggi responsabile del progetto blockchain di Facebook Calibra per il momento vivrà all’interno di Facebook Messenger e WhatsApp, ma successivamente verrà lanciata anche un app stand-alone per iOS e Android. Sarà quindi possibile fare acquisti perché Calibra permetterà a chiunque di trasferire denaro in ogni parte del mondo in maniera semplice e istantanea, come si manda un messaggio, a costi tendenti a zero. I servizi finanziati che Facebook ha in programma di lanciare nei prossimi mesi avranno tutti come base proprio Calibra.

    Solo la notizia ieri ha permesso al titolo FB a Wall Street di guadagnare oltre il 2%, in una giornata in cui anche i bitcoin avevano ripreso a volare.

    Siamo di fronte ad un grande e importante passaggio, da non sottovalutare.

  • Facebook, con Film l’esperienza del Cinema diventa social

    Facebook, con Film l’esperienza del Cinema diventa social

    Arriva anche in Italia la nuova funzionalità di Facebook, Film. Warner Bros. Entertainment Italia è una delle prime case cinematografiche a sperimentare la nuova funzionalità in occasione dell’uscita italiana di “Godzilla II, King of the Monsters”. E’ l’esempio di come l’esperienza del Cinema diventa “social”.

    Se ne parla da tempo ormai ed ora è attiva anche in Italia. Stiamo parlando di Film, la nuova funzionalità di Facebook che rende l’esperienza Cinema sempre più “social”. Lanciata per la prima volta negli Stati Uniti e più recentemente nel Regno Unito e in Canada, Film consente di visualizzare tutti gli spettacoli cinematografici nelle vicinanze, ovunque ci si trovi, e di condividere quest’esperienza con i propri amici grazie ai molti contenuti a portata di clic.

    Per provare Film è sufficiente accedere al menu generale di Facebook e selezionare l’icona con l’immagine di una bobina cinematografica. A quel punto appariranno due sezioni:

    • Film”, con l’elenco degli spettacoli in programmazione, la descrizione, il trailer, tutte le informazioni su cast e regista
    • Cinema”, con la lista delle sale, gli orari degli spettacoli e i link per acquistare il biglietto online.

    facebook film

    Una volta selezionati film e sala, i biglietti possono essere acquistati con un solo clic direttamente sul sito del cinema, dove disponibile l’e-commerce, sul quale viene effettuato il pagamento e completata la transazione. A fine procedura, il cinema invia all’acquirente una conferma via email con il codice a barre o il QR code dell’e-ticket, a seconda di quanto previsto dal sistema di e-commerce utilizzato.

    Al lancio di Film in Italia si accompagna una serie di nuove opzioni che, a partire dal 3 giugno, saranno a disposizione di tutte le major per rendere ancora più interattiva l’esperienza cinematografica per ciascuno dei loro titoli.

    facebook film

    Per le persone che faranno like alla pagina del film in uscita o in programmazione, saranno disponibili i pulsanti “Mi interessa” e “Controlla Orari”, che permettono di rimanere aggiornati sull’uscita del film nelle sale, nel primo caso, e di acquistare il biglietto  con un solo clic direttamente sul sito del cinema.

    Warner Bros. Entertainment Italia è una delle prime major a testare da subito queste nuove funzionalità in occasione dell’uscita nelle sale italiane di Godzilla II King of the Monsters – nuovo capitolo dell’universo MonsterVerse – il prossimo 30 maggio.

  • UniCredit lascia Facebook, ma resta su Twitter e su LinkedIn

    UniCredit lascia Facebook, ma resta su Twitter e su LinkedIn

    UniCredit abbandona Facebook. Con un post sulla propria pagina, il gruppo bancario milanese annuncia che dal 1° giugno di quest’anno “non sarà più su Facebook, Messenger e Instagram” per “valorizzare i canali digitali proprietari”. Abbiamo chiesto alla banca quale sia stata la motivazione alla base, confermandoci che resteranno aperti i profili su Twitter e LinkedIn.

    UniCredit abbandona Facebook. Una notizia che non sta passando inosservata sui social media e su Facebook in particolare. Una decisione che, come vedremo, non arriva a sorpresa, ma, come è normale pensare, è una scelta che arriva dopo un certo periodo di tempo. Per cercare di capirne di più, abbiamo raggiunto la banca milanese che ha cordialmente risposto alla nostra richiesta di delucidazioni su una scelta come questa e chiedendo anche quali fossero questi canali digitali che la banca adotterà una volta dichiarata chiusa l’esperienza su Facebook.

    Come detto, abbiamo chiesto a UniCredit quale sia stata la motivazione alla base della decisione di abbandonare Facebook, Messenger e Instagram, come si legge nel post pubblicato oggi. Abbiamo chiesto cosa non avesse funzionato rispetto a quelle che erano le aspettative e quali saranno i canali digitali che resteranno “aperti”. Dal post pubblicato sulla pagina si legge: “Valorizzare i canali digitali proprietari per garantire un dialogo riservato e di alta qualità. In linea con questo impegno, UniCredit annuncia che a partire dal 1° giugno non sarà più su Facebook, Messenger e Instagram“.

    UniCredit abbandona Facebook franzrusso.it 2019

    E questa è la risposta che abbiamo ottenuto dalla banca milanese:

    UniCredit aveva sospeso tutte le attività pubblicitarie su Facebook a partire da Marzo 2018, a causa delle preoccupazioni emerse sulla gestione di alcuni episodi da parte dell’azienda americana riportati dai media. Tali questioni sono rimaste irrisolte, pertanto UniCredit ha deciso, a partire dal 1 giugno 2019, di disattivare tutti i suoi profili su Facebook e sui canali social di proprietà dello stesso (Facebook, Messenger e Instagram).

    UniCredit ritiene che i canali di contatto presenti nelle piattaforme di proprietà, coordinati attraverso un modello di servizio che offre assistenza a 360 gradi, rappresentino la miglior modalità di fornire un servizio adeguato ai propri clienti e manterrà attivi a livello di gruppo i propri profili su altri social media, come ad esempio Twitter e LinkedIn.

    Quando UniCredit “dialogo riservato e di qualità“, intende un dialogo che sia orientato al servizio da offrire ai propri clienti, un servizio a “360 gradi”. La motivazione di chiudere la propria presenza su Facebook è data dal fatto che UniCredit non ha ottenuto da Meno Park quello che chiedeva, ossia dei chiarimenti su “alcuni episodi”. Il trascorrere del tempo senza che nulla accedesse nel frattempo, ha spinto il gruppo milanese alla decisione di chiudere, a partire dal prossimo mese, tutti i profili che fanno riferimento a Facebook, quindi la pagina, Messenger e Instagram.

    E restano aperti i canali Twitter e LinkedIn. Proprio la piattaforma a 280 caratteri resta congeniale per questa nuovo corso social che UniCredit vuole intraprendere.

    UniCredit non è la prima azienda che abbandona Facebook, il mese scorso aveva fatto molto discutere la decisione di Lush, brand molto conosciuto del settore beauty.

    E’ senza dubbio una decisione che farà discutere, perché mette al centro un tema da non sottovalutare. La banca abbandona la piattaforma dopo aver atteso che l’azienda di Mark Zuckerberg intervenisse per risolvere delle questioni che avevano destato qualche preoccupazione nel gruppo. E’ questo l’elemento su cui bisognerà riflettere, e intervenire, prima che qualche altra azienda decida di seguire UniCredit.

  • Il nuovo Facebook sarà più privato, ecco i pareri degli esperti

    Il nuovo Facebook sarà più privato, ecco i pareri degli esperti

    Mark Zuckerberg alla F8, la conferenza di Facebook per gli sviluppatori, ha delineato quello che sarà il futuro di Facebook, molto più “privato”. Il social network dopo 15 anni cambia rotta, offrendo agli utenti uno spazio più “intimo”. Per cercare di capirne di più, abbiamo chiesto un parere ad esperti della comunicazione online tra i più conosciuti in Italia.

    Il nuovo corso di Facebook sarà sempre più “privato”. Mark Zuckerberg alla F8, la conferenza annuale di Facebook dedicata agli sviluppatori, ha dato seguito a quello che aveva già in qualche modo anticipato nel mese di marzo di quest’anno, quando aveva annunciato un cambio di passo, d’obbligo per certi versi dopo gli ultimi due anni in cui la piattaforma è stata travolta da scandali, su tutti Cambridge Analytica, e difficoltà a gestire la privacy degli utenti. Durante il suo discorso, è comparso alle sue spalle quello che rappresenta il nuovo “claim” di Facebook: “The Future is Private“. Il futuro di Facebook è quindi sempre più privato, sempre più orientato ad offrire agli utenti spazi più ridotti e gestibili, all’interno dei quali dare seguito alle relazioni nate proprio sulla piattaforma in base agli interessi condivisi. Ad alcuni, visti i recenti trascorsi, è sembrata anche una visione quasi “paradossale”. Se osserviamo questo cambio di passo, per certi versi rappresenta un ritorno al passato, all’epoca di mIRC, il client che permetteva di chattare proprio con un utente in delle stanze contraddistinte dal “cancelletto” #, quello che è poi diventato celebre su Twitter per individuare un tema specifico da seguire. Un ritorno al passato di quasi 20 anni.

    mark zuckerberg facebook privato

    Ma per cercare di capirne di più, abbiamo chiesto ad illustri personaggi, professionisti della comunicazione online con esperienze diverse, di darci il loro parere, la loro opinione a riguardo, cercando di rispondere a questa domanda: “E‘ questa la strada di Facebook per superare i problemi legati alla privacy sulla piattaforma, per come li abbiamo visti in questi ultimi due anni?“. Ne è nata una “tavola rotonda” con opinioni che potrebbero in apparenza sembrare simili, ma proprio grazie alle esperienze diverse, questi professionisti hanno offerto spunti diversi tra loro. Scopriamo insieme quali.

    vincenzo cosenzaLe idee che Zuckerberg ha portato alla F8 erano già state anticipate lo scorso mese di marzo quando in un suo post aveva delineato il nuovo corso, orientato a: Interazioni private, Sicurezza e cifratura end-to-end, Permanenza ridotta, Interoperabilità, con l’obiettivo di riunire le app di messaggistica sotto un unico cappello, Conservazione di cura dei Dati. Si tratta di una mossa necessaria e coraggiosa. Questi buoni propositi, infatti, comportano diverse sfide, non solo tecnologiche, che sono finalizzate a due obiettivi principali: riconquistare la fiducia delle persone e permettere la costruzione di nuovi servizi al di sopra di questa nuova infrastruttura di comunicazione, quelli legati all’ecommerce e alle transazioni finanziarie. Vincenzo Cosenza

    vera ghenoA me quella sulla privatezza di Facebook non è sembrata per niente un’affermazione quasi paradossale. Io penso che se ne possa dare una lettura meramente utilitaristica (questo è il modo pensato da Zuckerberg per superare i molti scandali legati all’apparente incapacità di FB di gestire i dati degli iscritti in maniera rigorosa), oppure una lettura più “relazionale”, se così si può dire. Ossia: i social network sono sempre più specchio della nostra realtà, anzi, sono in continuità con essa; vivono in una relazione di permeabilità reciproca (una cosa che faccio in rete ha conseguenze nella vita reale; una cosa che faccio nella vita reale ha conseguenze in rete), e sempre di più dobbiamo imparare a gestirli come parte integrante e organica delle nostre vite; d’altro canto, come offline viviamo in spazi pubblici e privati, è giusto che anche la nostra vita online si strutturi in queste due modalità differenti. Faccio notare due cose: da anni parlo di cosiddetto “effetto-tinello”, cioè dell’incapacità di molti utenti di rendersi conto del fatto che stare in rete equivale a stare in pubblico, per cui si comportano sui social come se fossero nel salotto di casa loro, con tutte le conseguenze nefaste del caso (“Ho mandato Laura Boldrini a quel paese sul suo profilo, ma non pensavo che così tante persone mi avrebbero letto”). Una delle prime diapositive proiettate da Zuckerberg raffigurava, se non ricordo male, una situazione pubblica all’aria aperta da una parte e un salotto con le persone sedute sui divani dall’altra, mentre faceva notare come nella nostra vita reale ci muoviamo tra spazi pubblici e privati. Se una maggiore differenziazione tra pubblico e privato venisse implementata anche su Facebook, questo forse porterebbe al miglioramento delle interazioni social delle persone, che con il tempo potrebbero imparare a “relegare” a contesti “più privati” certi tipi di dichiarazioni (ovviamente sempre cum grano salis, che comunque io su Facebook eviterei di mettere, anche in un contesto privato, i miei pensieri più intimi). Insomma, questo aspetto delle novità presentate da Zuckerberg mi sembra in linea con i tempi e anche con le attese dei suoi “clienti”. Vera Gheno

    stefano epifaniChe il futuro di Facebook sia negli scambi privati Zuckerberg lo ha già detto più volte. Ribadirlo durante la F8 Conference conferisce a questa affermazione una dimensione “programmatica” più forte, ma non è esattamente una novità (basta guardare a questo post del 6 marzo, dove spiega meglio di quanto abbia fatto sia palco il suo punto di vista sul futuro dei social media. E d’altro canto questa “svolta” – se così può definirsi – risponde a due grandi motivazioni: da una parte è un tentativo di reazione a due anni di fatti, eventi e scandali che hanno minato la credibilità del social network site sul fronte della privacy (lo ammette Zuckerberg stesso). Dall’altra è in qualche modo una naturale evoluzione del percorso di sviluppo del sistema: una volta ritrovati tutti i vecchi amici delle elementari è evidente che il focus debba essere farli parlare tra di loro! Può sembrare una battuta, ma non lo è del tutto: nella continua ricerca di modi attraverso i quali aumentare il tempo in piattaforma, enfatizzare le dinamiche di gruppo e quelle private è un buon modo per rendere sempre più fitto il grafo delle relazioni degli utenti, rispondendo inoltre alla naturale tendenza degli utenti a relazionarsi tra loro al di fuori del flusso pubblico. È inoltre, quello di incrementare gli scambi privati, anche un buon modo per abbattere il carico di lavoro sul fronte delle interazioni pubbliche (anche in questo caso, le recenti evoluzioni sul fronte del copyright e delle responsabilità delle piattaforme non sono certo secondarie). Facebook deve riacquistare credibilità e fiducia da parte degli utenti, per questo viene evidenziato come le conversazioni saranno private (e codificate) ed i dati saranno conservati per meno tempo. Deve inoltre creare un contesto più fluido – a tendere probabilmente del tutto seamless – tra i diversi mondi che gestisce (primi tra tutti Messenger e Whatsapp che, per inciso, aveva promesso di non fondere mai) per creare un contesto ove l’utente possa muoversi in libertà avendo la consapevolezza (o l’impressione) che la sua privacy non venga violata. Sarà interessante vedere tanto quanto questo impatterà sul modello di business (con la comparsa degli add su whatsapp, ad esempio), tanto quanto modificherà le abitudini degli utenti anche se, è il caso di evidenziarlo, in molte situazioni una larga parte dell’utenza non si rende pienamente conto della pubblicità degli scambi che sviluppa: l’esempio dei dati e delle dichiarazioni fornite nei messaggi pubblici della pagina “INPS per la Famiglia” penso sia particolarmente istruttivo in tal senso. Non so (e nessuno può saperlo con certezza) quale sarà il punto di caduta di questa nuova fase del Social Network: certo è che il tema della privacy e quello della gestione del patrimonio di informazioni degli utenti – non solo per quanto riguarda Facebook – saranno al centro del dibattito pubblico dei prossimi anni. La sfida è quella di sviluppare una società in cui gli utenti saranno sempre più consapevoli delle questioni in gioco. Stefano Epifani

    veronica gentiliIl vero vantaggio di Facebook, quello che ne ha fatto l’ecosistema social più abitato al mondo, è sempre stato quello di adattarsi ai desideri/bisogni degli utenti se non anticiparli e con gli annunci dell’F8 continua a mostrarlo. Stiamo entrando in una nuova era dei Social Network, in cui dopo anni passati a raccontarci, informarci e relazionarci “in piazza” sentiamo il bisogno di ritornare alla dimensione più intima e autentica delle relazioni e a un racconto di noi stessi che non lasci tracce, trasformandosi in ciò che le persone chiedono di più: un ambiente sicuro e protetto. Sicuramente non sarà una transizione semplice e le aziende dovranno imparare a comprendere e valorizzare il prima possibile il nuovo ruolo che avranno, ma una cosa è sicura: Facebook inc. ha preso molto seriamente i problemi che si sono verificati negli ultimi anni e sta facendo il possibile per recuperare la fiducia degli utenti. Veronica Gentili

    giovanni boccia artieriLe dichiarazioni di Zuckerberg assecondano strategicamente due tendenze sociali e culturali in atto: la percezione di Facebook come luogo problematico per la privacy (nel post Cambridge Analytica) e la crescita di uso da parte degli utenti di quegli spazi che sono da considerare più privati, come chat, DM, ecc. Ci troviamo cioè in una condizione in cui gli utenti dei social media – in particolare le nuove generazioni – producono più contenuti in (e dedicano più tempo a) spazi privati (anche collettivi, come chat multiutente e gruppi chiusi) che nella costruzione della loro immagine pubblica. Il futuro sarà privato vuol dire, per citare la conferenza che stiamo organizzando a Urbino, che avremo a che fare con realtà online sempre più fatte di gruppi privati, piattaforme chiuse e contenuti effimeri. Giovanni Boccia Artieri

    Domitilla FerrariCredo che a Facebook siano state imputate alcune colpe che, in realtà, non sono sue. Mi spiego meglio. E’ vero, Facebook è stata accusata di leggere più dati sulla piattaforma e, di conseguenza, manipolare l’opinione pubblica, indirizzando l’advertising verso persone specifiche di cui, praticamente, sapeva tutto. Ma il punto qual è? Il punto è che siamo noi che condividiamo qualunque cosa. Quindi Facebook sta facendo una considerazione come questa: “Visto che voi non siete capaci, e noi poi usiamo la vostra incapacità, dobbiamo rendere questa piattaforma, in qualche modo, più “privacy based”, perché voi non ce la potete fare”. Si tratta quindi di un’operazione che, per certi versi, toglie a Facebook delle possibilità, come quella di utilizzare altri dati, pur di continuare a restare sul mercato. Perché altrimenti, se l’analisi sul sentiment di Facebook continua ad essere negativa, potrebbe continuare a non diffondersene l’uso, cosa che nei fatti è. La piattaforma è cresciuta tantissimo tra gli utenti over 50, ma i ragazzi la usano sempre meno. Facebook è ormai considerata la piattaforma in cui ci sono i genitori, non ci sono i figli. Quindi, Facebook in questo modo evidenzia questa capacità degli utenti di discernere cosa è pubblico e cosa è privato, facendo un passo indietro permettendo agli utenti di continuare ad usare la piattaforma. Domitilla Ferrari

    Rudy BandieraQuesto nuovo corso di Facebook si sapeva da tempo, come si sapeva da tempo che il futuro dei social, sarebbe stato privato. Proprio un paio di mesi fa, come è stato già ricordato, Zuckerberg aveva detto che lo scambio di informazioni e di conversazioni sulle app di messaggistica come Messenger o WhatsApp superava di gran lunga quello che avveniva in pubblico. Secondo me si sta andando nella direzione di creare ambienti grandi, ma sempre lasciando il controllo di chi entra ed esce e di chi dice cosa. E non è male questa cosa. Resta da capire, dal punto di vista comunicativo, come sarà questo nuovo corso. E poi c’è un dato di fatto ed è che la gente si è abbastanza stufata della socialità totale, vuole parlare con tanta gente ma in ambienti protetti. Facebook quindi gli da questo. Privato inteso quindi come spazi dove poter parlare con altri serenamente senza intromissioni esterne. E’ vero quello che dicevi all’inizio, si sta tornando indietro a quel tempo in cui l’utente poteva, appunto, controllare chi diceva cosa e dove, anche se si usavano dei nick, ma si era in pochi e ci si conosceva. Si torna a quella forma in una veste se vuoi più attinente ai tempi che viviamo. Rudy Bandiera

    Fjona CakalliNon mi sembra un “abbiano capito che la privacy è il futuro” quanto un correre ai ripari dopo i pesanti avvenimenti dopo Cambridge analytica in poi. Insomma si sono accorti che c’erano delle voragini nel sistema della privacy dei contenuti e questo a mio avviso li ha obbligati a cambiare rotta. Una rotta che stava già cambiando visto il tipo di pubblico nuovo che popola Facebook e visto anche il fuggi fuggi di giovani e giovanissimi che sono migrati verso Instagram. Probabilmente è più sensato tracciare una rotta con un cambiamento così drastico di facebook piuttosto che rimanere in balia di ciò in cui Facebook si stava trasformando. Diciamo che come un essere vivente, Facebook si è autoplasmato, adattato, evoluto sfuggendo un po’ al controllo. Questa soluzione probabilmente sarà impopolare ma forse è l’unica soluzione per riportare in porto una nave ormai alla deriva. Fjona Cakalli

    Ecco questa la nostra tavola rotonda con tanti pareri e tanti spunti interessanti che meriterebbero un approfondimento maggiore. E’ evidente che tutti hanno colto un elemento comune che questo passaggio per Facebook resta obbligato e che non ci resta da vedere come verrà gestito. E noi seguiremo a farlo.

    Ringraziamo davvero tutti gli amici e i professionisti che hanno dedicato parte del loro tempo per partecipare, non per nulla scontato, grazie davvero a tutti per aver arricchito al conversazione nel tentativo di capire meglio.

  • Facebook spiega le decisioni del News Feed, ma non il perchè

    Facebook spiega le decisioni del News Feed, ma non il perchè

    Facebook ha cominciato ad introdurre una nuova funzionalità sul news feed che aiuterà gli utenti a comprendere come vengono visualizzati i post. Su ogni post si potrà visualizzare una sezione “Perchè stai vedendo questo post?” che elencherà una serie di indicazioni utili, elaborate dall’algoritmo, per capire la provenienza, come amici, pagine o gruppi. Tutto chiaro, però non spiega il perchè.

    Comprendere il funzionamento dell’algoritmo che regola il News Feed di Facebook è da sempre il desiderio di tutti gli utenti. Il News Feed è, se vogliamo, la parte più interessante, quella che gli utenti vedono per prima una volta effettuato l’accesso sulla piattaforma, è quindi il primo approdo una volta che si entra sul più grande social network del web. Ebbene, Facebook, nel tentativo di rendere sempre più trasparente il funzionamento degli algoritmi (si in effetti sono più di uno), sta cominciando a diffondere in questi giorni, e lo sarà per tutti entro fine maggio di quest’anno, una nuova funzionalità che dovrebbe aiutare gli utenti a comprendere meglio la provenienza di quei post che l’algoritmo decide di piazzare più in alto di altri, posizione che a volte non corrisponde con quello che è l’interesse dell’utente stesso.

    Diciamo subito che i fattori che partecipano nella selezione effettuata dall’algoritmo sono tanti e diversi, come gli amici con cui si è in contatto, i gruppi a cui si è iscritti, il brand che si decide si seguire. Sono un insieme di fattori che sono alla base della scelta effettuata dall’algoritmo che, elaborando il livello di interazione dell’utente rispetto a tutti questi elementi, decide di volta in volta cosa far vedere più in alto e cosa, invece, decidere di abbassare.

    facebook perchè stai vedendo questo post

    Questa nuove funzionalità sarà visibile una volta cliccato, o fatto tap sullo smartphone, sul post, subito dopo comparirà una sezione intitolata “Perchè stai vedendo questo post” che elenca tutta una serie di motivazioni. Quindi, se il post proviene da un amico con cui si è in contatto o da un gruppo a cui si è iscritti, oppure da una pagina che si segue; il livello di interazione con un post di persone, gruppi o pagine; il livello di interazione rispetto ad una tipologia di contenuto, come immagine o video e quindi la stessa popolarità generata dal contenuti. La sezione offrirà agli utenti anche la possibilità di agire immediatamente per cercare di migliorare il proprio feed proprio in relazione a quelle informazioni, sarà quindi possibile migliorare il proprio news feed per renderlo più affine ai nostri interessi.

    Oltre a questa funzionalità, Facebook introduce anche il “Perchè vedo questo annuncio” che mostrerà come l’inserzionista ha caricato quelle informazioni e se l’inserzionista ha lavorato in partnership con qualche altra azienda.

    facebook perchè stai vedendo questo annuncio

    Ovviamente, questa funzionalità, che ripetiamo pian piano di propagherà per tutti gli utenti entro il mese di maggio di quest’anno, mostra soltanto una terzina di elementi, mentre non fa alcun cenno all’”argomento” che potrebbe spiegare anche la provenienza di un post che l’algoritmo piazza più in alto. Su questo punto Laura Rivera, responsabile di ricerca del progetto, al Telegraph dice che “l’argomento non è risultato tra i primi tre elementi principali dalla ricerca effettuata tra gli utenti”.

    Inoltre, questa funzionalità non spiega quale sia il peso di questi tre elementi tale da giustificare la selezione di questo o quel post, sarebbe stato utile, infatti comprendere anche, sulla base di quella terzina, quale dei tre ha avuto un peso maggiore. Altrimenti resta comunque, sebbene utile, un’informazione a metà. Quindi, possiamo affermare che questa nuova funzionalità, in realtà, mostra gli elementi che caratterizzano la posizione di un post sul news feed, ma non ne spiega il perchè.

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