Tag: facebook

  • Il Facebook down è stato causato da un cambio di configurazione del server

    Il Facebook down è stato causato da un cambio di configurazione del server

    Quello di ieri è stato il Facebook down più lungo da quando esiste la piattaforma, ben 15 ore di malfunzionamento che hanno coinvolto tutte le maggiori applicazione dell’ecosistema Facebook. E, dopo un silenzio di 24 ore, da Menlo Park fanno sapere che tutto è stato causato da una configurazione del server.

    Più o meno intorno alle 18 di ieri, 13 marzo, si registrava quello che verrà ricordato come il Facebook down più lungo da quando esiste la piattaforma, cioè dal 2004. Si è trattato di un malfunzionamento di ben 15 ore che ha finito per coinvolgere tutte le maggiori applicazioni di quello che è oggi l’ecosistema Facebook. E quindi è andato giù Instagram, Facebook stessa, WhatsApp, Messenger e anche Oculus. Insomma, in tutto il mondo di registravano difficoltà ad accedere alle applicazioni o, in alcuni casi, un funzionamento a singhiozzo o parziale che non permetteva l’utilizzo pieno della piattaforma. Ma se in passato, in situazioni analoghe, tutto sembrava risolversi nel giro di poche ore, il tempo di arrivare più in alto nei trending topic di Twitter (è successo lo stesso anche ieri), quello che è successo nella serata del 13 marzo ha fatto pensare a tante ipotesi, compreso un attacco hacker.

    facebookdown

    In realtà, a distanza di 24 ore, è proprio Facebook a rompere il silenzio e a far sapere che la causa di tutto il malfunzionamento è stata un cambio di configurazione del server che ha finito per rendere inutilizzabili, o quasi, tutte le piattaforme collegate. La notizia è stata diffusa su Twitter dall’account ufficiale di Menlo Park:

    Facebook sostiene che tutti i problemi siano stati risolti, in realtà, come dimostra anche downdetector.com, la situazione non è ancora tornata alla normalità, certo non si registrano i problemi di ieri, ma in alcune zone in Europa, ad esempio Londra e Madrid oppure sulla costa orientale negli Usa, come pure a San Francisco, si registrano ancora dei problemi. Problemi che ancora attanagliano anche Instagram, si registrano infatti ancora problemi sulle due coste degli Stati Uniti e anche in Europa, specialmente a Londra, in Germania, in Olanda e, in parte, anche in Francia.

    Nella serata di ieri molti non riuscivano a usare neanche Spotify a causa del mancato login attraverso Facebook che era ancora down.

    Facebook ha tenuto a precisare, anche stavolta, che non si è trattato di un attacco hacker, non vi è stata alcuna violazione o bug di nessun natura, a differenza di quanto accadde lo scorso novembre, quando invece un bug aveva reso la piattaforma inutilizzabile.

    E’ ipotizzabile, ma resta solo una ipotesi, che questo malfunzionamento, e quindi questo cambio di configurazione del server, possa avere a che fare con quell’integrazione tra le varie applicazioni, annunciata nelle scorse settimane e confermata qualche giorno fa da Mark Zuckerberg.

    Da far notare che ieri la piattaforma che ha fatto un po’ da cassa di risonanza, da megafono, da diffusore di notizie in tempo reale su quello che stava succedendo nel mondo in tempo reale, relativamente a #instagramdown e a facebookdown era Twitter che ha dimostrato quello che è il suo vero valore, ossia luogo dove le persone scrivono notizie e si informano al tempo stesso. E’ questo il punto di forza di Twitter che ieri era sotto gli occhi di tutti, apprezzando il fatto che in quel momento ci fosse, senza problemi.

  • Facebook cresce ancora, nonostante un anno turbolento

    Facebook cresce ancora, nonostante un anno turbolento

    I dati dell’ultima trimestrale di Facebook ci dicono che l’azienda di Mark Zuckerberg è in salute. I ricavi fanno registrare un altro record a 16,9 miliardi di dollari, negli ultimi tre mesi dell’anno, e 55,8 miliardi nel 2018, con una crescita del 37%. Cresce anche la base utenti, ora 2,32 miliardi, in crescita del 9% in un anno. Tutto questo nonostante gli scandali legati alla privacy e alle fake news.

    In molto si aspettavano dei contraccolpi in relazione ai dati dell’ultima trimestrale di Facebook, quella relativa agli ultimi tre mesi del 2018, con un riepilogo di tutte le attività dello scorso anno. Eppure, nonostante lo scandalo Cambridge Analytica, nonostante il fenomeno delle fake news che ha tenuto banco anche tutto il 2018, gli investitori ancora credono in Facebook, e questo è un dato evidente. E anche gli utenti. Se si guardano i dati, è tutto più chiaro. Anche se adesso, come avrete certamente saputo, si accende un nuovo focolaio di polemiche legato all’app Facebook Research, per iOS e Android, che in pratica veniva utilizzata per sapere i dati degli utenti più giovani dietro il pagamento di 20 dollari. Apple si è affrettata ad eliminare subito l’app dal suo market, ma sembra che sia attiva ancora su Android (da una nostra verifica però non risulta).

    Dal punto di vista dei ricavi, Facebook fa registrare un altro record negli ultimi tre mesi del 2018 arrivando a realizzare 16,9 miliardi di dollari di ricavi, di cui 16,64 legati all’advertising, ovviamente il core business di tutta la piattaforma. E rispetto alla trimestrale precedente, il dato è in crescita di ben il 42%. Nel 2018 i ricavi sono stati 55,8 miliardi di dollari, in crescita del 37% rispetto all’anno precedente.

    facebook trimestrale 2018

    Gli utili realizzati da Facebook nell’ultima trimestrale ammontano a 6,88 miliardi, in crescita rispetto alla trimestrale precedente del 61%. E crescono quindi anche gli utili del 2018 arrivati ad essere 22,11 miliardi di dollari, in crescita, rispetto al 2017, del 39%. Sono numeri che battonno le attese degli analisti finanziari che in borsa producono un effetto molto positivo per il colosso di Menlo Park che arriva a chiudere con +4,3%, nel trending regolare, raggiungendo anche +11% nell’after hours.

    I ricavi dal mobile advertising per Facebook rappresentano il 93% sul totale, in crescita dell’89% rispetto allo stesso periodo del 2017.

    Insomma, sembra che gli scandali del 2018 non abbiano minimamente scalfito il business di Facebook che va a gonfie vele.

    E cresce anche la base utenti, nonostante nel 2018, come raccontato anche qui sul nostro blog, si sia registrato il fenomeno di un lento e costante allontanamento della base utenti più giovane con un avvicendamento e una crescita della base utenti più matura. Nel complesso, la base utenti mensile di Facebook cresce del 9% in un anno, arrivando ad essere 2,32 miliardi. E cresce anche la base utenti giornaliera, +9% in un anno, anche in questo caso, 1,52 miliardi di utenti.

    https://twitter.com/jacknicas/status/1090724077143248897

    Facebook cresce nonostante tutto e niente sembra deviare la sua strada. Neanche le notizie sempre più insistenti dell’esistenza sulla piattaforma di 116 milioni di account fake e di 255 milioni di account duplicati, come affermato via Twitter da Jack Nicas del New York Times.

  • Facebook prevede l’integrazione tra Instagram, WhatsApp e Messenger

    Facebook prevede l’integrazione tra Instagram, WhatsApp e Messenger

    Come riportato dal New York Times, Facebook starebbe lavorando su una struttura tecnica che porterebbe all’integrazione di tutte le piattaforme di Menlo Park, vale a dire: Instagram, WhatsApp e Messenger. Ma prima di questo, Facebook sta lavorando sull’implementazione della crittografia anche su Instagram e Messenger.

    Quello che in tanti credevano adesso comincia a concretizzarsi, e cioè che tutte le piattaforma del colosso di Menlo Park vengano integrate all’interno di un’unica struttura. In questo modo, un utente potrebbe avviare delle conversazioni con altri anche su piattaforme diverse. A svelare questa intenzione di Facebook è stato per primo il New York Times, citando delle fonti interne. In pratica, Facebook arriva a questa soluzione, più volte ventilata in questi anni, perchè il vero intento di Mark Zuckerberg, CEO e fondatore di Facebook, è quello di portare la crittografia end-to-end (E2E) su tutte le piattaforme. Quindi, il primo passo per arrivare ad una piena integrazione tra tutte le piattaforme è quello di renderle omogenee dal punto di vista della tecnologia, altrimenti ciò non sarebbe possibile. Il primo passo è quindi quello di portare la crittografia anche su Instagram e Messenger, tecnologia già presente su WhatsApp.

    Al momento si sa che ognuna delle piattaforme continuerà ad essere attiva in maniera autonoma, ma, una volta completata la crittografia, queste permetteranno agli utenti di conversare su più piattaforme. Quindi sarà possibile avviare una conversazione da Instagram verso Messenger, per esempio, in quanto quell’utente con cui si vuole conversare utilizza solo Messenger, appunto.

    integrazione whtasapp messenger instagram

    “Vogliamo costruire esperienze di messaggistica sempre migliori; gli utenti vogliono che la messaggistica sia veloce, semplice, affidabile e privata“, ha dichiarato un portavoce di Facebook. “Stiamo lavorando per rendere i nostri prodotti di messaggistica crittografati end-to-end e stiamo valutando delle modalità per rendere più facile raggiungere amici e familiari attraverso le reti“.

    Se vi state chiedendo del perchè di questa integrazione, allora possiamo dirvi che la risposta è già molto semplice. L’intento di Facebook, da quando esiste, è sempre stato quello di riunire tutte le esperienze sotto un’unica piattaforma, per fare in modo che gli utenti siano sempre più coinvolti, avendo a portata di mano diverse possibilità e diversi servizi. E’ questa la logica che persegue Zuckerberg da sempre ormai e trova, dal punto di vista del colosso di Menlo Park, una motivazione ancora maggiore sapendo benissimo quanto gli utenti utilizzino i servizi di messaggistica istantanea. Pensiamo poi a quale potrebbe essere l’impatto di questa integrazione in termini di advertising, enorme.

    Dal punto di vista della tempistica, si sa che Zuckerberg vorrebbe portare a compimento l’integrazione delle piattaforme entro il 2019, essendo questa per il fondatore di Facebook una vera priorità.

  • FMCG su Facebook e Instagram: dati, insight e trend

    FMCG su Facebook e Instagram: dati, insight e trend

    Ecco una interessante ricerca che ci mostra l’evoluzione delle principali metriche su Facebook e Instagram in relazione al settore FMCG Food, i beni di largo consumo legati alla categoria alimentari e bevande.

    Di recente, sono stato ospite del gruppo Ferrero dove ho presentato una mia ricerca legata all’evoluzione delle principali metriche su Facebook e Instagram nel settore FMCG Food. Ovvero, i beni di largo consumo legati alla categoria alimentari e bevande.

    Personalmente trovo molto interessante la sinergia tra social media marketing e questo settore, in quanto le attività di marketing e comunicazione su questi canali posso dare risposta a nuove e tradizionali sfide del mondo fast-moving consumer goods:

    • segmentazione del posizionamento. Oggi, i beni di largo consumo alimentari stanno facendo esperienza di una crescente concorrenza proveniente da brand locali emergenti. Senza contare gli ottimi risultati, figli (anche) della crisi economica, delle private label (marca del distributore) che solo in Italia hanno aumentato la loro quota di mercato del 19%;
    • generare insight sui consumatori. Attività estremamente importante per comprendere quali linee di prodotto stanno ricevendo il miglior ritorno e in particolare in un periodo come questo caratterizzato da un’evoluzione dei modelli di consumo con una sempre maggiore attenzione da parte dei consumatori a tracciabilità, utilizzo delle materie prime, attenzione alla salute, etc.;
    • creazione di una brand equity distintiva. Non dobbiamo dimenticare che il settore FMCG è caratterizzato da una forte volatilità e una facile capacità di sostituzione nel carrello dei consumatori. Ergo, risulta fondamentale veicolare una conoscenza della marca e brand image (percezioni su una marca che determinano le associazioni di marca) differenziale per aumentare la loyalty;
    • innovare il product display. Per i beni di largo consumo, l’esposizione e riconoscibilità del prodotto risultano da sempre fondamentali per influenzare il processo d’acquisto. Basti pensare agli importanti investimenti sul packaging. Ragione per cui, i social possono diventare un canale chiave per il visual storytelling di marca.

    Detto questo, di seguito trovi tutti i dati e le evidenze emerse dall’analisi.

    Facebook

    Contrariamente ad altri settori, che hanno reagito al cambio di algoritmo di Facebook e al conseguente calo della reach organica con un esponenziale aumento del budget in paid advertising, possiamo osservare una lieve diminuzione della spesa. In aggiunta, questo dato si accompagna ad una crescita del 2% della reach a pagamento. Insomma, dati che fanno sperare in una nuova maturità legata all’ottimizzazione del budget.

    FMCG: spesa advertising su facebook

    FMCG: dati reach a pagamento su Facebook

    Tuttavia, bisogna sempre mettere a confronto le metriche per poterle interpretare correttamente. Infatti, constatiamo un evidente declino del click through rate (il rapporto tra numero clic e visualizzazioni) che passa da 1.08 a 0.75 e viene accompagnato da un (seppur lieve) incremento del CPC (costo per click). Questi numeri confermano (purtroppo ancora una volta) come siamo ancora lontani da una performance legata a

    • segmentazione del pubblico a target;
    • parcellizzazione del retargeting;
    • personalizzazione delle leve di content marketing a seconda dell’audience coinvolta.

    Al contrario, ci troviamo davanti ad una comunicazione massiva, rivolta a un pubblico ampio e non ben definito, che porta fisiologicamente a un divario tra costi e risultati. Comunque su questo argomento, ti rimando a un mio articolo a riguardo.

    FMCG: i dati sul CTR su facebook

    FMCG: i dati sul CPC su facebook

    A tal proposito, è interessate notare come a livello mondiale i video siano diventati il formato più sponsorizzato nel 2018, raggiungendo le foto, ma per quanto riguarda i beni di consumo alimentari rappresentano soltanto il 20% dei contenuti complessivi pubblicati e sono caratterizzati da una chiara riduzione delle visualizzazioni a pagamento.

    i dati sui formati più sponsorizzati su facebook

    la tipologia di contenuti condivisi su facebook dai brand FMCG

    Nonostante le sirene dei marketing guru, i video non sono la panacea di tutti i mali. Esattamente come per gli altri formati, il punto centrale è la rilevanza di cosa proponiamo in relazione alle reali aspettative ed esigenze del pubblico. Quindi, bisogna fare una riflessione sui contenuti proposti. Ad esempio le video ricette e la mera esposizione del prodotto, leve che vanno per la maggiore, non sono dei differenziali che permettono di posizionarsi realmente in quanto vengono proposti da svariati profili. Per di più, il tema del posizionamento ha un impatto diretto e concreto sul targeting paid. Mi spiego meglio, le visualizzazioni di per sé sono delle vanity metrics ma se ottimizzate per generare un reale interesse permettono di definire un funnel profilato di retargeting.

    FMCG su Facebook: i dati delle visualizzazioni video

     

    Per concludere questa prima parte dell’articolo relativa a Facebook, osserviamo un crollo delle interazioni ancora più marcato rispetto all’esperienza di altre categorie merceologiche. Ad ogni modo, bisogna prendere in considerazione che stiamo analizzando l’evoluzione temporale. Viceversa, se ci spostiamo dalla tendenza ai totali, il settore FMCG Food resta nella lista dei leader per engagement grazie alla presenza al suo interno di molti lovemark. Ciò nonostante, i dati appena citati indicano con chiarezza come il vento stia cambiando.

    I settori con i migliori risultati per engagement su facebook e instagram

    Instagram

    Il settore FMCG non fa eccezione rispetto agli altri e assistiamo ad un trend positivo di crescita legato alle interazioni e visualizzazioni dei post sulla piattaforma. In ogni caso, questa luna di miele è destinata a finire nel medio periodo in quanto sta aumentando in modo vertiginoso l’investimento paid (qui tutti i dati) nel canale. Fisiologicamente, tutto questo andrà ad impattare i risultati organici.

    FMCG su Instagram: i dati relativi ad engagement e interazioni

    FMCG su Instagram: i dati relativi alle visualizzazioni dei post

    Nondimeno, assistiamo ad un’opportunità mancata legata alle Instagram Stories con un tasso di adozione nettamente inferiore rispetto alle medie globali (siamo passati dal 25% al 50%) di tutti gli altri settori.

    Evoluzione delle condivisioni legate alle Instagram Stories

    Di conseguenza, abbiamo un risultato (molto) più basso, legato alle visualizzazioni generate da questo formato, in relazione ai brand delle altre categorie. Ovviamente, in tutti i settori i post sono ancora il principale strumento per veicolare reach e impression, dato che andrà a cambiare vista l’esponenziale crescita dell’adozione relativa alle Instagram Stories tanto dal lato degli utenti quanto da quello dei brand, ma in questo caso osserviamo una forchetta decisamente più ampia.

    FMCG su Instagram: le visualizzazioni di post e Stories

    Reach e impression di post e stories su instagram

    Risulta quindi naturale aprire una discussione sulla connessione tra post e Stories, in quanto i dati evidenziano la sinergia dei due formati. Ovvero, i post agiscono da attivatori, grazie alla maggiore copertura, per indirizzare gli utenti sulle Stories che amplieranno lo storytelling del contenuto sul newsfeed, agiranno da asset conversazionale stimolando i direct message e promuoveranno il drive to website (swipe up).

    Leggi anche

    Trasformare la passione in acquisti su Instagram: il case study La Redoute

    In conclusione, i dati ci mostrano come ci sia ancora da rimboccarsi le maniche ma allo stesso ampi spazi di manovra ed opportunità. In ogni caso, i brand FMCG non hanno molta scelta: il posizionamento è qualcosa di realmente chiave per non essere considerati intercambiabili e facilmente sostituibili con altri player della stessa categoria.

    Se vuoi segnalare brand FMCG che secondo te lavorano molto bene sui social, lascia un commento.

  • Social Media in Italia: Facebook sempre più leader, crescono Instagram e LinkedIn

    Social Media in Italia: Facebook sempre più leader, crescono Instagram e LinkedIn

    Facebook è sempre più leader tra i social media più seguiti dagli italiani con 35,7 milioni di utenti. E’ quanto rilevano i dati contenuti nel nuovo rapporto dell’Osservatorio delle Comunicazioni Agcom. Crescono anche Instagram con 22,3 milioni di utenti e LinkedIn con 15,3 milioni di utenti.

    I dati del nuovo report dell’Osservatorio delle Comunicazioni di Agcom, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ci danno una panoramica interessante rispetto a quello che riguardano internet e i social media in Italia. Se dai dati dell’ultimo rapporto avevamo notato, che accanto a Facebook, l’altra piattaforma molto amata dagli italiani era Instagram, da questi nuovi dati, relativi al mese di settembre dello scorso anno, troviamo sempre Facebook leader incontrastato, ma crescono quasi tutte le altre piattaforme, ad eccezione di Google +, ormai destinato alla chiusura in questo anno. Pinterest, invece, prosegue con il suo buon momento anche in Italia e sorpassa anche Twitter che, nonostante tutto, mostra qualche segnale di crescita anche in Italia.

    Prima di passare a vedere qualche dato in dettaglio sui social media più frequentati e seguiti in Italia, è utile sottolineare il dato relativo agli italiani che navigano in rete. Ebbene, Agcom rileva che a settembre gli italiani online sono stati 42,7 milioni per un totale di 70 ore di navigazione al mese per persona, quindi oltre 2 ore al giorno. Un fato molto interessante che trova riscontro con quanto rilevato da Audiweb, infatti gli ultimi dati relativi al mese di novembre dicono che gli italiani online sono stati 42,6 milioni con una penetrazione internet in Italia del 71,3%. Un dato molto interessante quest’ultimo, certo siamo lontani ancora da quanto viene rilevato dagli altri paesi europei tutti oltre l’80%, per non parlare dei paesi del nord Europa che viaggiamo ben oltre il 90%, però sono indice del fatto che qualcosa, negli ultimi tre/quattro anni, si muove anche nel nostro paese.

    social media italia 2018 franzrusso.it

    I social media in Italia, Facebook leader incontrastato

    Passiamo adesso a vedere insieme qualche dettaglio relativo a quelli che sono i social media più frequentati dagli italiani, sono dati molto interessanti che testimoniano, a fronte di una crescita degli italiani che navigano in Internet, una crescita che si registra più o meno su tutte le piattaforme.

    Come detto in apertura del post, Facebook resta leader tra i social media più frequentati dagli utenti italiani, nonostante tutto quello che è successo nel 2018 con lo scandalo Cambridge Analytica, con il fenomeno delle fake news e con un lento ma continuo abbandono da parte degli utenti più giovani, rimpiazzati dagli utenti più maturi. Il social network di Mark Zuckerberg in Italia fa registrare 35,7 milioni di utenti. Avevamo lasciato l piattaforma a marzo 2018 con 27,1 milioni di utenti e in sei mesi cresce del 32%, non male per una piattaforma in difficoltà.

    agcom social media italia settembre 2018

    Instagram è la piattaforma che cresce di più in Italia, bene anche LinkedIn

    A seguire, l’altra piattaforma che piace molto agli italiani, e cioè Instagram che fa registrare 22,3 milioni di utenti a settembre 2018. Anche la piattaforma di casa Facebook cresce nel nostro paese e, se notate dal grafico, cresce seguendo l’onda di Facebook. Infatti, Instagram in sei mesi cresce del 50% ed è la piattaforma che cresce più di tutte.

    Buona anche la performance di LinkedIn in Italia, piattaforma oggi di proprietà di Microsoft che sta assumendo sempre più le caratteristiche dei social media, rispetto alla classica etichetta di “social business network” . La piattaforma, oggi tra le più longeve rispetto a quelle in uso, essendo stata lanciata nel 2003, conta in Italia 15,3 milioni di utenti con una crescita nei sei mesi tra marzo e settembre 2018 del 39%.

    Cresce Pinterest che sorpassa anche Twitter

    Degno di nota è di nuovo Pinterest, la piattaforma di content curation che oggi sembra essere diventata un’isola presso cui rifugiarsi per difendersi da contenuti d’odio, bot e fake news. La piattaforma di Ben Silbermann, che nel frattempo nel 2018 ha raggiunto il traguardo globale dei 250 milioni di utenti, in Italia cresce ancora e arriva a contare 9 milioni di utenti a settembre 2018, dai 6.1 milioni di marzo dello stesso anno, con una crescita del 47%. Quindi seconda solo a Instagram, come tasso di crescita nei sei mesi.

    E non è tutto, perchè con questa performance Pinterest sorpassa Twitter a settembre 2018 conta 8,6 milioni di utenti con una crescita del 9%. Twitter, come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, sta provando a cambiare introducendo qualche nuova funzionalità che in questi giorni vengono testate da un ristretto gruppo di utenti, vedremo come e se queste novità potranno avere impatto sulla crescita degli utenti anche nel nostro paese.

    Fatto salvo il fatto che nonostante i suoi problemi Tumblr continui a guadagnare terreno in Italia con 2,8 milioni di utenti in Italia, si comincia a delineare il lento declino di Google + che quest’anno verrà definitivamente chiuso. Snapchat che in Italia non ha ottenuto il successo che riesce ad ottenere in Francia o in Germania, tanto per citare due paesi europei in cui è forte, cresce anche se di poco, passando adesso a 1,8 milioni di utenti.

    Ecco, questo un po’ la situazione dei social media in Italia con gli ultimi dati aggiornati.

    E voi cosa ne pensate?

  • Faceboook, al via il test delle Stories per gli Eventi

    Faceboook, al via il test delle Stories per gli Eventi

    Facebook fa sapere che sta per avviare un test sulle Stories per promuovere gli Eventi. Il test sarà avviato per ora soli negli Stati Uniti, Brasile e Messico. Per quanto possa sembrare bizzarra, in realtà questa potrebbe essere una valida funzionalità.

    Come abbiamo più volte ricordato, per Facebook l’anno appena trascorso non è stato certo un buon, tanti gli scandali che hanno minato la fiducia degli utenti verso la piattaforma, al punto che in tanti, soprattutto i più giovani la stanno abbandonando. Ma, nonostante tutto, Facebook resta ancora una piattaforma con oltre 2,3 miliardi di utenti, e 1,5 miliardi attivi al giorno, e deve trovare quindi le modalità giuste per rendere la piattaforma sempre appetibile. E, questo va riconosciuto senza difficoltà, se c’è una funzionalità che resta ancora valida per le sue caratteristiche, questa è proprio quella degli Eventi.

    Ora, tutto questo per dire che Facebook ha fatto sapere di aver lanciato un test sulle Stories per gli Eventi. Già, Facebook decide di mettere insieme una modalità che piace molto soprattutto agli utenti più giovani insieme ad una delle poche  funzionalità, come dicevamo prima, che ancora funzionano bene sulla piattaforma come gli Eventi. Ed ecco spiegate le Stories per gli Eventi.

    facebook stories eventi

    Vero si tratta di una modalità effimera, ma resta comunque un potenziale strumento creativo per cercare di coinvolgere più utenti possibili sugli Eventi, e solo chi ha a che fare con questa modalità di coinvolgimento sa quanto è difficile promuovere un Evento. Quindi ben vengano modalità anche effimere che possano creare interesse e coinvolgimento. Pensate, la buttiamo lì, a delle Stories per creare attesa attorno ad un evento, un promemoria raccontato con contenuti effimeri ma che creano coinvolgimento.

    facebook stories eventi franzrusso.it 2019
    Da: Engadget

    Le Stories per Eventi permetteranno l’uso degli adesivi, degli stickers, in modo tale che gli utenti, interagendo, possano manifestare il loro interesse a partecipare a questo o quell’evento. Sarà possibile avere anche un link diretto alla pagina dell’evento.

    Il test per il momento sarà valido solo negli Stati Uniti, in Brasile e in Messico. Al momento non si conosco altri dettagli su una possibile espansione del test e su un possibile lancio ufficiale della funzionalità.

    Ora, per quanto possa sembrare bizzarra, ma questa, dopo tanto ma tanto tempo, ci sembra una mossa intelligente da parte di Facebook.

    E voi che ne pensate?

  • L’Antitrust multa Facebook per 10 milioni di euro: ha violato il Codice del Consumo

    L’Antitrust multa Facebook per 10 milioni di euro: ha violato il Codice del Consumo

    L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso l’istruttoria contro Facebook avviata un mese fa, il risultato è una multa di 10 milioni di euro per aver violato il Codice del Consumo. In pratica, l’Antitrust contesta alla società di Mark Zuckerberg di aver usato i dati degli utenti per scopi commerciali senza dichiararlo chiaramente.

    Pesante multa da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ai danni di Facebook: 10 milioni di euro. E’ questo l’esito della chiusura dell’istruttoria che l’Autorità aveva avviato un mese fa nei confronti di Facebook Ireland Ltd. e della sua controllante Facebook Inc. per presunte violazioni del Codice del Consumo. La multa è comminata alle due società e il valore è complessivo.

    Nella nota diffusa dall’Autorità si legge che è stato accertato che Facebook, in violazione degli artt. 21 e 22 del Codice del Consumo, induce ingannevolmente gli utenti consumatori a registrarsi nella piattaforma Facebook, non informandoli adeguatamente e immediatamente, in fase di attivazione dell’account, dell’attività di raccolta, con intento commerciale, dei dati da loro forniti, e, più in generale, delle finalità remunerative che sottendono la fornitura del servizio di social network, enfatizzandone la sola gratuità; in tal modo, gli utenti consumatori hanno assunto una decisione di natura commerciale che non avrebbero altrimenti preso (registrazione al social network e permanenza nel medesimo). Le informazioni fornite risultano, infatti, generiche e incomplete senza adeguatamente distinguere tra l’utilizzo dei dati necessario per la personalizzazione del servizio (con l’obiettivo di facilitare la socializzazione con altri utenti “consumatori”) e l’utilizzo dei dati per realizzare campagne pubblicitarie mirate.

    antitrust facebook multa 10-milioni

    L’Autorità ha inoltre accertato che Facebook, in violazione degli artt. 24 e 25 del Codice del Consumo, attua una pratica aggressiva in quanto esercita un indebito condizionamento nei confronti dei consumatori registrati, i quali subiscono, senza espresso e preventivo consenso – quindi in modo inconsapevole e automatico- la trasmissione dei propri dati da Facebook a siti web/app di terzi, e viceversa, per finalità commerciali. L’indebito condizionamento deriva dall’applicazione di un meccanismo di preselezione del più ampio consenso alla condivisione di dati. La decisione dell’utente di limitare il proprio consenso comporta, infatti, la prospettazione di rilevanti limitazioni alla fruibilità del social network e dei siti web/app di terzi; ciò condiziona gli utenti a mantenere la scelta pre-impostata da Facebook.

    Nello specifico, Facebook, attraverso la pre-selezione della funzione “Piattaforma attiva”, preimposta l’abilitazione ad accedere a siti web e app esterni con il proprio account Facebook, predisponendo la trasmissione dei dati dell’utente ai singoli siti web/app, in assenza di un consenso espresso da parte dello stesso. Facebook reitera, poi, il meccanismo della pre-selezione in opt out, rispetto ai dati che vengono condivisi, nella fase in cui l’utente accede con il proprio account Facebook a ciascun sito web/app di terzi, inclusi i giochi. L’utente può, infatti, anche in questo caso, solo deselezionare la pre-impostazione sui dati operata da Facebook, senza poter attuare in ordine agli stessi una scelta attiva, libera e consapevole .

    In considerazione dei rilevanti effetti della pratica sui consumatori, l’Autorità ha altresì imposto al professionista, ai sensi dell’art. 27, comma 8, del Codice del Consumo, l’obbligo di pubblicare una dichiarazione rettificativa sul sito internet e sull’App per informare i consumatori.

    E Facebook ha risposto:

    “Stiamo esaminando la decisione e speriamo di poter lavorare con loro per fare chiarezza in merito a quanto contestato – commenta un portavoce di Facebook -. Quest’anno abbiamo reso più chiare le nostre Condizioni d’uso e le nostre normative, in modo da aiutare le persone a capire meglio come utilizziamo i dati e come funziona il nostro business. Abbiamo anche reso le nostre impostazioni sulla privacy più facili da trovare e utilizzare e lavoriamo costantemente per migliorarle. Le persone hanno il possesso e il controllo delle loro informazioni personali su Facebook“.

    Non è la prima volta che l’Antitrust italiana multa Facebook, lo aveva già fatto nel 2017 quando aveva comminato una multa da tre milioni di euro per non aver reso chiari le condizioni di utilizzo, e poi ad inizio di quest’anno, sempre WhatsApp, con una multa da 50 mila euro.

    E’ evidente che questa di oggi solleverà forti polemiche.

  • Rapporto Censis 2018: Facebook in calo come mezzo di informazione

    Rapporto Censis 2018: Facebook in calo come mezzo di informazione

    Il 52° Rapporto Censis è sempre un momento per fare il punto sul capitolo “Comunicazione e media”, su come gli italiani usano gli strumenti di informazione. Facebook in calo del 9% come strumento di informazione, ma resta, insieme a YouTube, il social network più usato dagli italiani. Cresce Instagram, 26,7% e 55,2% tra i giovani. Twitter è in calo al 12,3%.

    Continuiamo la nostra rassegna per fare il punto sul 2018, sempre dal punto di vista della comunicazione e da come gli italiani hanno usato i social media per comunicare e informarsi. Ed oggi è la volta del 52° Rapporto Censis relativamente al capitolo “Comunicazione e media”, un momento in cui si fa il punto sul modo in cui gli italiani hanno usato i mezzi di informazione per tenersi informati. Noi, come sempre, cercheremo di dare più spazio su quello che è il nostro ambito di interesse, cioè internet e i social media, ma non mancheremo di dare altri spunti che il prezioso rapporto di quest’anno fornisce.

    Facebook in calo come strumento per informarsi

    Il Rapporto Censis ci mette di fronte al fatto che Facebook, come strumento di informazione, è in calo: in un anno perde il 9%, anche se resta comunque uno degli strumenti più usati. In particolare, Facebook perde il 15,8% degli utenti a scopi informativi tra gli under 30 (dal 48,8% al 33%). Non è stato certamente un anno facile per la piattaforma di Mark Zuckerberg, lo scandalo di Cambridge Analytica ha sicuramente influito su questo dato. E Facebook resta ancora uno degli strumenti principali attraverso cui gli italiani si informano, insieme a ai telegiornali che crescono del 5% in un anno (dal 60 al 65%). Su questo tema torneremo poi più avanti.

    Gli italiani che usano internet passano dal 75,2% al 78,4%, con una crescita del 3,2% rispetto al 2017 e del 33,1% dal 2007. Gl italiani che utilizzano gli smartphone salgono dal 69,6% al 73,8% (con una crescita annua del 4,2%, mentre ancora nel 2009 li usava solo il 15% della popolazione). Gli utenti dei social network aumentano dal 67,3% al 72,5% della popolazione. Continuano ad aumentare gli utenti di WhatsApp (il 67,5% degli italiani, l’81,6% degli under 30), mentre più della metà della popolazione fa ricorso ai due social network più popolari: Facebook (56%) e YouTube (51,8%).

    rapporto censis facebook social media 2018

    Cresce in maniera notevole Instagram, che arriva al 26,7% di utenza (e al 55,2% tra i giovani), mentre Twitter scende al 12,3%.

    La televisione, nell’anno che ormai sta volgendo al termine, ha registrato una leggera flessione dei telespettatori, determinata dal calo delle sue forme di diffusione più tradizionali (la tv digitale terrestre e la tv satellitare si attestano, rispettivamente, all’89,9% e al 41,2% di utenza tra gli italiani: entrambe cedono il 2,3% di pubblico nell’ultimo anno), mentre continuano a crescere la tv via internet (web tv e smart tv possono contare su una utenza del 30,1%, +3,3% in un anno) e la mobile tv (che è passata dall’1% del 2007 all’attuale 25,9% di spettatori, con un aumento del 3,8% nell’ultimo anno).

    La radio continua a rivelarsi all’avanguardia all’interno dei processi di ibridazione del sistema dei media: complessivamente, i radioascoltatori sono il 79,3% degli italiani. Ma se la radio tradizionale perde 2,9 punti percentuali di utenza (oggi al 56,2%), come l’autoradio (il 67,7% di utenza, -2,5% rispetto allo scorso anno), la flessione è compensata però dall’ascolto delle trasmissioni radiofoniche via internet con il pc (lo fa il 17% degli italiani) e soprattutto attraverso lo smartphone (con una utenza al 20,7%, +1,6% rispetto allo scorso anno).

    Ritornando per un momento sugli strumenti che gli italiani usano per informarsi, il rapporto Censis rileva che il calo coinvolge anche altre piattaforme, quindi YouTube (-5,3%), Twitter (-3%) e la rete in generale (i motori di ricerca hanno perso il 7,8% di utenza a fini informativi). Nello specifico, abbiamo già visto Facebook, i motori di ricerca passano dal 25,7% al 16,5% (-9,2%), YouTube dal 20,7% al 17,6% (-3,1%), Twitter dal 10,6% al 3,9% (-6,7%). 

    Politica e social media, il giudizio degli italiani è positivo

    Non manca, all’interno del Rapporto Censis, un accenno al grande tema attuale dell’uso dei social media da parte dei politici. Ebbene, il 47,1% reputa l’uso che ne fanno i politici come positivo. Il 16,8% ritiene che siano preziosi, perché così i politici possono parlare direttamente, senza filtri, ai cittadini. Il 30,3% pensa che siano utili, perché in questo modo i cittadini possono dire la loro rivolgendosi direttamente ai politici. Invece, il 23,7% crede che siano inutili, perché le notizie importanti si trovano nei giornali e in tv, il resto è gossip. Infine, il 29,2% è convinto che siano dannosi, perché favoriscono il populismo attraverso le semplificazioni, gli slogan e gli insulti rivolti agli avversari.

    Gli italiani e lo smartphone

    Interessante momento dedicato poi al grande tema dell’uso dello smartphone da parte degli italiani, tema che qui ci limitiamo ad accennare ma che meriterebbe un serio approfondimento. Il Censis rileva che il 59,4% degli italiani che possiedono un cellulare evoluto dichiara che, invece di telefonare, preferisce inviare messaggi per comunicare. Il 50,9% controlla le notifiche del telefono come prima cosa al risveglio o come ultima prima di andare a dormire. Il 48,4% controlla le previsioni meteo nel corso della giornata. Il 30,1%, invece di digitare sulla tastiera, invia messaggi vocali. Un’altra piccola ossessione quotidiana riguarda il rapporto con la memoria. Il cellulare diventa una «protesi» utile ai nostri ricordi e alle nostre conoscenze, al punto che il 37,9% degli utenti, quando non ricorda un nome, una data o un evento, si affida alle risposte della rete per fugare ogni dubbio. E il 25,8% non esce di casa senza portare con sé il caricabatteria del cellulare.

    Gli italiani e i problemi dell’era digitale

    Altro spunto interessate del Rapporto è quello relativo a quale tipo di problemi possa dare vita l’era digitale che stiamo vivendo. E questo comporta l’uso che si fanno degli strumenti digitali che non sono diretti responsabili, come spesso si crede, dell’insorgere di problematiche. La classifica dei principali problemi dell’era digitale secondo gli italiani riflette una visione molto individualistica, prevalentemente centrata su di sé e sull’impatto negativo che le tecnologie digitali possono eventualmente avere sul proprio vissuto quotidiano. Per il 42,5% il problema numero uno è la diffusione di comportamenti violenti, dal cyber-bullismo alle diffamazioni e intimidazioni online. Al secondo posto, il 41,5% colloca il tema della protezione della privacy. Segue il rischio della manipolazione delle informazioni attraverso le fake news (40,4%) e poi la possibilità di imbattersi in reati digitali, come le frodi telematiche (35,5%). Solo a grande distanza vengono citati problemi di sistema, come l’arretratezza delle infrastrutture digitali del nostro Paese e l’inadeguatezza dei servizi online della pubblica amministrazione (14,9%), oppure le minacce all’occupazione che possono venire da algoritmi, intelligenza artificiale e robotica (10,5%).

  • Facebook: in vendita messaggi privati di oltre 80 mila utenti, secondo BBC

    Facebook: in vendita messaggi privati di oltre 80 mila utenti, secondo BBC

    Il servizio russo della BBC ha diffuso la notizia che un gruppo di hackers avrebbe violato Facebook nel mese di settembre 257 mila account e messo in vendita messaggi privati di oltre 80 mila utenti, molti dei quali in Ucraina e in Russia. Gli stessi hacker hanno affermato all’emittente inglese di avere dettagli di oltre 120 milioni di utenti, anche se non ci sono certezze su questa cifra. I dati potrebbero essere stati prelevati da estensioni malevoli per browser.

    Come se non bastasse, dopo lo scandalo Cambridge Analytica, che ha di fatto sollevato una grave problema su come Facebook ha gestito i dati privati degli utenti, e dopo solo la violazione di qualche settimana fa, operata direttamente sulla piattaforma, l’azienda di Mark Zuckerberg si trova oggi ad affrontare una nuova pesante violazione dei dati degli utenti.

    Secondo quanto riportato dalla BBC, il servizio russo dell’emittente inglese sarebbe venuto a conoscenza di una violazione ad opera di hacker che, nel mese di settembre, avrebbe portato alla violazione di 257 mila account alla pubblicazione di messaggi privati di oltre 80 mila utenti. Il problema è che questa cifra potrebbe essere molto più alta. La società informatica Digital Shadows ha rilevato che 12.000 dei 257.000 utenti hanno detto di risiedere in Russia, 47.000 hanno dichiarato di essere originari dell’Ucraina.

    facebook vendita dati hacking

    L’emittente infatti fa sapere che questi hacker affermano di avere i dettagli di oltre 120 milioni di utenti, un dato molto preoccupante se fosse confermato, anche se, come precisa la stessa BBC, non ci sono conferme reali su questa cifra.

    Il servizio russo della BBC manda avanti la sua indagine e scopre che gran parte degli utenti violati hanno sede in Ucraina e in Russia, e poi ci sono anche dati che provengono da altri paesi come Regno Unito, Stati Uniti, Brasile e altri. La violazione dei dati sarebbe avvenuta tramite estensioni malevoli per browser, quelle che usiamo all’interno di Chrome, Opera o Firefox. Gli hacker stavano per mettere sul mercato questi dati per 10 centesimi l’uno.

    Tutto è iniziato, appunto a settembre, quando in un forum è comparso “FBSaler” che scrisse, in inglese, di vendere informazioni private di Facebook, aggiungendo che il loro database aveva in serbo 120 milioni di account violati.

    Un sito su cui sono stati pubblicati i dati è stato rintracciato a San Pietroburgo, ma il vero problema sarebbero le estensioni dei browser. Facebook ha fatto sapere, attraverso un suo portavoce, di aver contatto tutti i produttori delle estensioni per eliminare subito quelle malevoli, senza però indicare quali siano le estensioni nel mirino. Inoltre, alcuni esperti affermano che in questo caso non sarebbe tutta responsabilità di Facebook, in parte sarebbe anche dei produttori delle estensioni che non hanno vigilato a dovere.

    In ogni caso però, tutto questo rischia di avere nuove ripercussioni su Facebook. Il servizio russo della BBC ha contattato gli hacker ponendosi come acquirente dei dati. E’ stato chiesto agli hacker se questi dati avessero in qualche modo a che fare con lo scandalo Cambridge Analytica. La risposta è stata negativa, si tratterebbe quindi di un’altra pesante violazione.

    Si tratta di un caso da analizzare bene e poi di sono i dubbi degli esperti che dichiarano che sia improbabile che Facebook non abbia parlato ancora di una violazione così pesante. La risposta agli esperti potrebbe essere di vedere come Facebook ha trattato il caso Cambridge Analytica, omettendo di informare gli utenti per ben tre anni.

  • Facebook rallenta, cresce sempre meno e potrebbe diventare un problema

    Facebook rallenta, cresce sempre meno e potrebbe diventare un problema

    Gli ultimi dati della trimestrale di Facebook ci dicono chiaramente che Facebook sta rallentando, la crescita è sotto le attese. I ricavi crescono del 33% realizzando 13,73 miliardi di dollari, poco sotto le attese. Dal punto di vista degli utenti, quelli mensili crescono in un anno del 10%, sono oggi 2,27 miliardi; in Europa, anche per effetto del GDPR, perde 1 milione di utenti.

    Se ricordate, a inizio di questo anno, Mark Zuckerberg scrisse che in questo anno si sarebbe dedicato a risolvere i problemi di Facebook. Era la chiara ammissione che qualcosa su Facebook ormai non andava, specie dopo il polverone sollevatosi sulle fake news l’anno precedente. Ebbene, quel post in realtà non gli ha portato gran bene, perché di lì a poco scoppiò lo scandalo Cambridge Analytica che ha segnato duramente il 2018 di Facebook, e ora gli effetti cominciano a vedersi.

    Piccola premessa per spiegare che Facebook ormai da un po’ di tempo non naviga più alla velocità di prima, tutto il sistema Facebook sta rallentando, nel senso che cresce sì ma meno del previsto, e che questo va collegato a tutta una serie di fattori. Fattori che sono strettamente legati a quei problemi che Zuckerberg aveva detto che avrebbe risolto, ma che invece sono esplosi in maniera ancora più evidente.

    facebook crescita rallenta

    Gli ultimi dati della trimestrale di Facebook possono essere spiegati solo guardando a questo scenario. A quei fattori aggiungiamo che negli Usa più di un quarto degli utenti ha cancellato l’app dal proprio smartphone, percentuale che sale al 44% tra gli utenti di età 18-29 anni. E che Facebook comincia a non essere più il social per giovani anche nel nostro paese.

    Facebook fa registrare ricavi trimestrali pari a 13,73 miliardi di dollari, poco sotto le attese degli analisti; il fatturato pubblicitario cresce ma “solo” del 33%. La situazione finanziaria di Facebook non va più a gonfie vele come prima, l’azienda fondata da Mark Zuckerberg dall’inizio dell’anno ha ceduto a Wall Street il 20% e dall’inizio di luglio il 34%.

    Facebook vede crescere la sua base utenti, ma non più ai ritmi di prima e questo risulta essere abbastanza fisiologico. Gli utenti attivi al giorno crescono del 9%, essendo adesso 1,47 miliardi, e cresce del 10% in un anno la base utenti mensili, adesso 2,27 miliardi di utenti. Ma resta stabile a 185 milioni in Usa e Canada e perde un milione di utenti in Europa, passando da 279 milioni di utenti a 278. Quest’ultimo dato riflette senza dubbio l’effetto del GDPR.

    La piattaforma non cresce più nei paesi più ricchi e le motivazioni sono tante. Anche il fatto che Facebook ha perso progressivamente appeal specialmente verso le categorie di utenti più giovani, i quali usano altre piattaforme più adeguate alle loro esigenze. Se mettiamo insieme una crescita sempre più lenta, un lento abbandono da parte degli tenti più giovani, le ricadute che questi dati possono avere in termini di pubblicità, allora è il caso che da Menlo Park facciano qualche considerazione in più sul futuro.

    Zuckerberg vuole fare di Facebook il luogo delle Stories, una modalità che finirà poi, sempre secondo il fondatore di Facebook, per fare spazio ad una conversazione sempre più privata. Il news feed sarà sempre più il luogo dedicato alle pagine, ai gruppi, a Facebook Watch. Un obiettivo che finirebbe per dare un nuovo volto a Facebook, del resto la capacità di innovare non è mai mancata.

    In questo periodo però ha molto senso che Facebook investa sempre di più su Instagram e su WhatsApp per dare un forte traino all’ecosistema Facebook. Ma anche qui c’è un problema che ormai tutti vedono. E cioè che per fare tutto questo, per realizzare una evoluzione di Facebook, bisogna che ci siano gli utenti. Il vero problema che Facebook si troverà ad affrontare, nel breve periodo, è proprio la “fuga” degli utenti.